Un anticristiano inno all’occupazione dell’Europa

Martedì, 17 Gennaio/ 2017  

di Roberto Pecchioli

 Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, Germania, Merkel, popolazione europea  

La mia patria? Si chiama Quilandia

Un anticristiano inno all'occupazione dell'Europa

 

di Roberto Pecchioli

Un anticristiano inno all'occupazione dell'Europa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 La grande sostituzione                                             

Berlino, Roma  di Roberto Pecchioli – Ci sono notizie che destano preoccupazione, altre che lasciano l’amaro in bocca, o fastidio, incredulità, sino all’orrore dinanzi a troppi eventi drammatici o efferati. Ce ne sono altre che non si vorrebbero avere mai letto ed ascoltato, e fanno venire voglia di passare oltre, fare come se non se ne sapesse nulla o se fosse meglio l’oblio. Follie senza importanza, ed invece no: quella che intendiamo riferire è una di queste. In Germania, la nazione più grande ed importante dell’Europa, il primo ministro, anzi la cancelliera federale Angela Merkel, una delle donne più potenti del globo, ha chiamato i suoi (ex ?) connazionali tedeschi “quelli che vivono qui da più tempo”. Un osservatore ha commentato che

                 è forse la prima volta che un responsabile politico

                        nasconde, cancella, lascia nel non detto

                       il nome etnico e storico del suo popolo.

Vi è un’unica “grande sostituzione” di quel che resta delle popolazioni bianche cristiane europee, ma vi sono molti meccanismi attraverso cui opera

                          l’immensa macchina di distruzione

              della più antica e complessa civiltà del pianeta.

Dispersa e ridicolizzata qualsiasi coscienza etnica, derubricata a razzismo tout court ed iscritta tra i titoli di reato nelle legislazioni “democratiche”, espunta la comune ascendenza cristiana delle popolazioni del continente, due millenni trascorsi per caso, le cattedrali edificate per passatempo, la pittura, la letteratura, la filosofia, la scienza, il senso della vita e la quotidianità di decine di nazioni e centinaia di milioni di esseri umani sorte dal nulla, come il panorama gelido e disabitato scrutato nel dipinto romantico Il  Viandante sul Mare di nebbia di Kaspar David Friedrich . Il pittore tedesco, o di nazionalità germanica, descrisse la civiltà esclusivamente negli abiti, nel cappello e nel bastone del viandante, dipinto di schiena, senza volto, ma abbigliato con vestiti da città, da uomo perfettamente inserito nel suo secolo. Davanti, una nebbia inospitale, un grigio paesaggio indistinto e boreale. Chissà se Frau Merkel considera tedesco il Friedrich, nativo di una cittadina della Pomerania svedese, o Immanuel Kant, che era di Konigsberg, oggi la russa Kaliningrad, o Herder, baltico dei dintorni di Riga, oggi Lettonia, ed i milioni e milioni  di connazionali, tra i quali migliaia di grandi della scienza, della musica, dell’arte, delle lettere che erano “biodeutschen”, tedeschi biologici, come usa dire con lassù con un imbarazzante neologismo che rammenta fin troppo passate ubriacature pangermaniche, ma non di cittadinanza e di passaporto. Moltissimi non furono e non sono neppure “passdeutschen”, il neologismo che indica i nuovi tedeschi per documenti di cittadinanza, facilmente concessa dal Quarto Reich produttivo e multietnico a moltissimi di “quelli arrivati da poco”.

 "Anti-cristiano" inno all'occupazione dell'Europa 

            Ciò che atterrisce, dell’odio di sé e dell’autorazzismo europeo,

                               è la sua capillare diffusione presso

                        tutte le agenzie di consenso che contano.

Prendiamo la Chiesa, quella cattolica, poiché dei luterani non vale parlare: lasciamo che i morti seppelliscano i morti, a cinquecento anni dalla protesta del monaco di Wittenberg. La giusta fraternità è ormai oltrepassata:

                  l’intera catechesi e pastorale della neo-chiesa

       è un inno all’occupazione dell’Europa da parte di altri popoli.

Sarà il rancore verso chi ha messo da parte fede e religiosità, ma di tutti i problemi del mondo uno solo pare interessare gli uomini in tonaca: l’immigrazione nel nostro piccolo continente, l’accoglienza obbligata, nell’indifferenza , tra l’altro, delle tradizioni religiose dei nuovi arrivati. Del resto, chi parla più di Dio tra i consacrati, questo indicibile convitato di pietra che disturba la “scelta antropologica” e obbliga a definire una volta per tutte il bene ed il male? Poi ci sono le benemerite ONG, organizzazioni non governative, carrozzoni miliardari finanziati da potentati privati per conto di ben individuati centri di potere per disfare la civiltà e imporne un’altra, all’insegna della produzione, del consumo, dell’intercambiabilità dei popoli, della distruzione di ogni tradizione civile e spirituale.

  Quilandia – Ben oltre lo ius soli                                

La Germania è ovviamente all’avanguardia, ovvero più vicina al baratro finale, ed i peggiori spropositi sull’immigrazione provengono da politici che si definiscono cristiani, e militano in partiti catalogati nel centrodestra in base alle scelte di politica economica, l’ordoliberismo mercatista che ha sostituito la vecchia economia sociale di mercato. Da noi spicca tra i conversi il cardinale Scola, titolare della diocesi più grande ed importante, la Milano che fu di Ambrogio, San Carlo Borromeo ed Ildefonso Schuster.

                               “Grazie, immigrati !

           Dalla mescolanza nascerà un’Italia migliore.” 

                                Card. Angelo Scola

ha recentemente dichiarato. Se sarà migliore, chi vivrà vedrà, ma certamente non sarà cristiana – ai porporati la cosa dovrebbe premere un tantino più dell’ otto per mille – e assai probabilmente non sarà Italia. Come non sarà, anzi già non è più tale la Germania, che i detrattori della Merkel hanno cominciato a chiamare Hierland, Quilandia. Tedeschi, dunque, sono tutti coloro che si trovano sul territorio, pertanto, se le conseguenze delle parole sono i fatti concreti, un bimbo figlio di “biodeutschen”,tedeschi biologici, secondo il lessico da bestiario o consorzio zootecnico che non è, purtroppo, una novità nella storia del popolo di Bach, Max Planck e Goethe, è molto meno tedesco di un mongolo residente che, Merkel dixit, è a Berlino da molto tempo, diciamo vent’anni.  Siamo ben oltre lo ius soli: la cittadinanza, la qualifica giuridica di tedesco non viene neppure più legata alla nascita, ma alla semplice permanenza, al trovarsi lì e non altrove in un dato momento.

Un anticristiano inno all'occupazione dell'Europa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 La filosofia di Schauble  & fratelli                          

Wolfgang Schauble è il potentissimo ministro delle Finanze del Reich democratico e multiculturale, guardiano dell’ortodossia economica e finanziaria dell’Unione Europea, grande avversario del Sud Europa pasticcione e dissipatore. Sta in parlamento da circa 45 anni, alla faccia del ricambio generazionale che, evidentemente, non è un problema limitato al sud della Alpi, ha scritto molti libri per difendere la sua idea di Germania ed Europa ed è dell’Unione Cristiano Democratica, il partito che fu di Adenauer ed Helmuth Kohl, erede del famoso “Zentrum” cattolico nato ai tempi di Bismarck, er difendere la fede cattolica dalla kulturkampf prussiana. Alcuni mesi fa ha rilasciato un’intervista al settimanale Die Zeit ( Il Tempo, se le testate significano qualcosa) in cui ha pronunciato alcune frasi che riportiamo per intero. Una è la seguente: “L’isolamento è quello che ci manderà in rovina e che ci farà degenerare nell’endogamia e nell’incesto“. Eccone un’altra:

                “I mussulmani sono una possibilità di arricchimento

                                della nostra apertura e pluralità.

                          Guardate la terza generazione di turchi.

                          E’ un potenziale enorme ed innovativo"

                                          Wolfgang Schauble

Sarebbe bello poter evitare ogni commento e magari far passare ogni sera, nei telegiornali, le dichiarazioni dell’uomo forte della Grande Germania, al termine dei notiziari politici, economici e delle cronache sull’immigrazione dei “rifugiati”, che tali sono, lo dicono le fonti ufficiali, le “loro” fonti, nel cinque per cento dei casi. Tocca invece commentare, e formulare insieme diagnosi e prognosi: siamo finiti, perché questa è la volontà di Lorsignori, certificata e pacificamente espressa dal loro migliore e più abile maggiordomo d’Europa, uno dei pochissimi politici che discuta da pari a pari con i veri padroni del mondo. Eppure, sembra di ascoltare un eccentrico da trattamento psichiatrico proveniente dal pianeta Plutone, non dalla Germania, Hierland, Quilandia, anzi da Friburgo in Brisgovia, sede di un’importante università dei gesuiti, centro primario di studi filosofici ed antico bastione cattolico. Schauble, che peraltro è luterano, sa assai bene di non vivere in una remota isola in mezzo all’oceano, o in una vallata circondata da altissime cime. Sa perfettamente che la Germania è tutt’altro che isolata, irraggiungibile e chiusa al mondo. Conosce meglio di noi la storia del territorio in cui “vive da molto tempo” ( ha circa 75 anni) , ed in cui erano stabiliti anche i suoi antenati, che la chiamavano Vaterland, terra dei padri.

  "mini jobs" e denatalità                                              

Mai i tedeschi sono stati un popolo “isolato”, tanto meno dopo il 1945, allorché la tragedia epocale della "sconfitta" portò con sé mutilazioni territoriali, la controspinta ad ovest di dieci milioni almeno di tedeschi, i “biodeutschen” scacciati dalla Slesia, dalla Pomerania, dalla Prussia Centrale ed orientale, dai Sudeti, un milione dei quali morirono di stenti o furono uccisi nel viaggio.   Comprendiamo il trauma epocale dei connazionali di Schauble ed il desiderio di allontanare da sé le accuse di coltivare, in un angolo nascosto dello spirito del popolo, il mito di blut und boden, sangue e suolo, ma, dottor Schauble, le sue tremende frasi fanno capire non solo quali decisioni siano state prese da tempo nelle segrete stanze, ma anche per chi suona la campana. Suona per prima per quello che fu il grande popolo tedesco, che deve essere punito e  disperso per sempre per le colpe di un periodo storico tragico, eppure breve, trapassato ed impossibile da rifare o semplicemente immaginare.

                            Le donne tedesche condividono con le italiane

                                il poco invidiabile primato della infertilità,

ma ad un membro di lunghissimo corso del potere teutonico non viene neanche in mente di organizzare campagne a favore della natalità, o quanto meno di organizzare la vita sociale di Quilandia ex Germania diffondendo valori a favore della vita. Non lo ha fatto e non lo farà, ridendo allegramente dell’aggettivo cristiano nella denominazione del suo partito. Che poi l’endogamia e l’incesto siano il principale problema del Reich di Frau Angela Merkel è francamente ridicolo, né sussiste il rischio di generazioni di Gioppini con il gozzo come nelle alti valli bergamasche del passato remoto. Milioni di residenti della Germania ( continuiamo a chiamarla così per brevità) vivono di “mini jobs”, lavoretti istituzionalizzati dal governo socialdemocratico di Schroeder, destra e sinistra pari sono, pagati pochissimo, ma con il vantaggio di non essere tassati. Ampliare la platea dei mini lavoratori interessa il sistema economico, naturalmente, e gli stranieri, o rifugiati, o “coloro che sono qui da meno tempo” assolvono molto bene allo scopo. Più precariato, meno lavori sicuri, schiaffoni ai sindacati alla faccia della mitbestimmung, la cogestione aziendale scritta nella costituzione, chi si lamenta potrà sempre essere zittito con l’accusa di nazismo e tratto in carcere. Sono già molti, nella libera e liberale terra di Schauble. Quanto all’arricchimento ed alla pluralità recate dalle masse mussulmane, è sin troppo evidente che un uomo del livello del Superministro mente sapendo di mentire. Innanzitutto, egli conosce perfettamente i dati sull’esistenza ( e la tolleranza, da parte del governo di cui è magna pars !) di centinaia di tribunali islamici che applicano la legge islamica (sharia), in barba al sigillo sassone, alla scuola storica del diritto ed ai tribunali dello Stato chiamato per ora Repubblica Federale di Germania. Per il pluralismo, chiedere a quelle cittadine di “genere” femminile molestate a migliaia a Colonia ed altrove, ma contro i colpevoli non si scagliano le Boldrini di turno e neppure i teologi cristiani, che sono quasi tutti tedeschi.

  La "patria" dalle porte girevoli                                 

Infine, la “terza generazione di turchi”: qui casca l’asino insieme con il ministro, e non ci riferiamo certo alla sua condizione di paraplegico, dovuta ad un infame attentato del 1990.  Se alla terza generazione ci sono ancora i turchi, benché cittadini tedeschi o “passdeutschen”, significa che le politiche dell’accoglienza e dell’apertura sono fallite clamorosamente. Dovrebbero, a rigore, esserci solo dei cittadini germanici di lontana ascendenza anatolica, non diversi dai concittadini bavaresi, baltici o dell’Europa del Sud, presenti nel territorio deetnicizzato in cui convivono mille gruppi che non condividono un destino comune, né, orrore, una medesima razza, ma semplicemente uno spazio comune denominato storicamente e provvisoriamente Germania.

                              Forse tutto risale alla gelida accoglienza

                della famosa lectio magistralis di Benedetto XVI,

           il discorso di Ratisbona del 2008 in cui Joseph Ratzinger,

                               il primo biodeutsch diventato papa,

mise in guardia l’Europa dal relativismo e dall’abbandono delle sue radici,

 e poi la sua patria terrena in un altro memorabile discorso al Bundestag,

                                         il parlamento di Berlino.

Sul frontone di quel palazzo sta da cent’anni, posta dal grande architetto Peter Behrens, la frase “zum deutschen volke”, al popolo tedesco, che segnaliamo, per la cancellazione, alla ditta Schauble & Merkel AG. I popoli di Hierland , Quilandia, gradiranno, e certamente tra loro i lettori dello Zeit, il prestigioso settimanale che ha ospitato le esternazioni del ministro disabile. Ha importanza infatti anche a chi si affidano certe dichiarazioni. . Die Zeit è una sorta di Repubblica al cubo, l’organo più ascoltato della locale borghesia progressista e liberal, l’oracolo dei ceti alti e riflessivi, laicissimi ma devoti alla religione dei listini di borsa e della globalizzazioneResta da capire se la rigenerazione del sangue germanico sarà lasciata alla natura ed al caso, ovvero se, come è nell’indole ordinata, razionale e metodica dei tedeschi di ieri, torneranno di moda il progetto “lebensborn”, sorgente di vita, già messo a punto da Himmler al tempo del nazionalsocialismo. All’epoca, si voleva realizzare un’eugenetica ariana, attraverso una rete di cliniche e luoghi di incontro per la nascita di “biodeutschen”. Non sarà difficile ricostruire il tutto, con un nome più accattivante e multietnico . Nasceranno tanti splendidi “hierlaender” , abitanti di Quilandia, la nuova Patria dalle porte girevoli. Chissà, forse potrà rimanere, con qualche aggiustamento, il motto del progetto lebensborn del feldmaresciallo Himmler: “per noi sia sacra una madre di buon sangue “, meglio se turca credente di terza generazione. Almeno, conserverà alcuni saldi principi morali e spirituali, quelli smarriti dai tedeschi, dagli europei, da noi stessi.

Roberto Pecchioli (Copyright © 2017 Qui Europa)

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