“Spiritualità contro psicoterapia. La Vera Pace dell’anima” – di Don Curzio Nitoglia

Domenica, 25 giugno / 2017  

 – di  Don Curzio Nitoglia / introduzione di Antonio De Angelis

 Redazione Quieuropa, Don Curzio Nitoglia, Pace dell'anima, Gesù Cristo, Spiritualità, Psicoanalisi, Confessione, Sacramenti, Jung, Freud 

"Spiritualità contro psicoterapia. La Vera Pace dell'anima" 

di Don Curzio Nitoglia

Introduzione a cura di Antonio De Angelis

 

L’editore Effedieffe ha pubblicato recentemente

il libro di don Curzio Nitoglia

intitolato Spiritualità contro psicoterapia.

La vera pace dell’anima (Proceno di Viterbo)

 

di  Don Curzio Nitoglia / Introduzione di Antonio De Angelis

La pace dell'anima - Freud e Jung contro Gesù Cristo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Cristo contro Jung e Freud                                     

Roma – di Don Curzio Nitoglia / introduzione di Antonio De Angelis Don Curzio Nitoglia in questo libro confronta gli insegnamenti della psicoterapia freudiana e junghiana con i princìpi della teologia ascetica e mistica per dimostrare che solo quest’ultima può aiutare, con la grazia soprannaturale, l’uomo a guarire dalle sue “malattie spirituali”, ossia dai peccati; mentre

                                                   la prima (psicoterapia)

    al massimo aiuta l’uomo a prendere coscienza delle sue patologie psichiche,

                               ma non può far nulla perché ne esca fuori,

                     anzi spesso non solo insegna ad accettarsi come si è

                  ma addirittura spinge l’uomo a praticare il male morale

                                          per liberarsi dalle sue patologie.

Occorre distinguere lo psichico, che ha come oggetto le malattie nervose o mentali, dallo spirituale, che ha come oggetto la virtù da praticare e il peccato da fuggire. Purtroppo oggi si confondono i due campi così che lo psicoterapeuta si mette a fare il prete con risultati paradossali (accettazione del male morale o vizio se non la pratica parossistica di esso) e il prete si mette a fare lo psicologo riducendo il peccato ad una sorta di malattia da curare con mezzi umani, naturali e psicologici, invece che mediante la grazia di Dio e l’aiuto della sana spiritualità cristiana.

  Freudismo e negazione dell'esistenza di Dio    

L’epoca attuale è dominata dal freudismo che nega l’esistenza di Dio, ritiene la religione fonte di patologie psichiche e fa del piacere sessuale disordinato, ovvero non ordinato alla procreazione e quindi a Dio, il fine ultimo della vita umana. La concezione cristiana è diametralmente opposta: crede in Dio e ritiene che la facoltà sessuale è stata data da Dio all’uomo per perpetuare la specie umana su questa terra conformemente al piano di Dio e va quindi utilizzata in ordine alla natura e alla Legge di Dio.

                       L’ascetica, perciò, tende a far riacquistare all’uomo

                               l’ordine perduto col peccato adamitico

                     e finalizza la facoltà spirituale alla natura e a Dio

                              e la rende subordinata all’amore di Dio.

Rinunziare al piacere sessuale (fuori dal matrimonio – Ndr) per amor di Dio è una sublimazione di esso ed è fonte di salute fisica e spirituale, non di disturbi psichici. In breve il vero male spirituale, ben distinto da quello psichico, viene dalla ferita del peccato originale chiamata dis-integrità la quale ci inclina più al male morale che al bene e ci rende difficile volere il bene e fuggire il male. Quindi l’uomo tende a ciò che gli procura piacere fisico e rifugge da ciò che gli procura dolore o fatica. Questa forte attrazione al piacere e repulsione alla fatica o al dolore è alla fonte di ogni disordine spirituale o morale e ci porta al peccato che è l’unica vera malattia spirituale. Perciò la vera terapia spirituale è quella che raddrizza le malvagie tendenze umane e le porta al loro ordine primordiale, ossia alla piena sottomissione a Dio.

  Psicanalisi o confessione riparatrice?                  

Rimembranza psicanalitica o confessione riparatrice? La differenza tra spiritualità e psicoterapia è totale.

         Infatti la psicoterapia vuol far riaffiorare nella mente del paziente

                       tutti i ricordi del passato nei minimi dettagli,

                 mentre la spiritualità ci insegna che il male morale,

            una volta confessato e vinto, non deve più tormentarci,

      è cancellato dal Sangue di Gesù e sarebbe pericoloso ripensarvi

                      poiché farebbe rinascere in noi le tentazioni e

               potrebbe riportarci al “vomito” o all’antica sporcizia.

Asceticamente dobbiamo far morire il vecchio uomo con i suoi vizi e far crescere il nuovo uomo con le sue virtù scagliando lontano da sé, con la confessione sacramentale, tutto ciò che non è conforme alla Legge naturale e divina. Oggi non ci si vuol confessare più, si nega il valore del sacramento della confessione istituito da Gesù, ma resta il bisogno di aprirsi e allora si va in televisione o dallo psicoterapeuta pagandolo profumatamente e si dicono le cose più segrete che non si vogliono dire al prete, che agisce gratis et in persona Christi e che non solo non deve ricordarsele più, ma ha il potere soprannaturale di cancellarle e di portarci pian piano alla guarigione dello spirito individuando il difetto che ci opprime e poi dandoci i rimedi spirituali e soprannaturali che ci aiuteranno a guarire dalle nostre infermità morali e spirituali.

 Maria: rifugio dei peccatori, speranza dei disperati  

La Madonna “rifugio dei peccatori” e “speranza dei disperati” – Per quanto miserabili siamo, per quanto disperato possa essere lo stato della nostra anima, se ci rifugiamo sotto la protezione di Maria, lei ci accoglierà come suoi figlioli malati, e siccome non esistono, su questa terra, malattie spirituali che siano incurabili e Maria è onnipotente per grazia, nessuna piaga spirituale potrà resisterle, e, una volta guariti, Maria ci otterrà la santa perseveranza. Preghiamo dunque la Madonna, dicendole:

                         “Ricordatevi, o piissima Vergine Maria, 

      che non si è mai sentito dire che qualcuno che è ricorso a voi

                                     sia stato abbandonato; 

                 animato da tale confidenza, io ricorro a voi, 

       non vogliate disprezzare le mie preghiere ma ascoltatele

                            propizia ed esauditele. Così sia”.

 Occorre dare un senso alla vita                                  

Ricordiamoci che siamo figli di Dio, “creati a sua immagine e somiglianza” (Genesi), che abbiamo un fine ben preciso, quindi non dobbiamo essere schiavi di falsi idoli, che possono distruggerci. Ad esempio il rispetto umano (o “timore dei mondani”) che vorrebbe impedirci di diventare in atto ciò che siamo in potenza: un beato per tutta l’eternità.

                               L’uomo, intelligente e libero,

            se è cosciente della sua natura e del suo ruolo,

                    non deve sminuirsi né vergognarsi mai;

   solo chi non conosce se stesso ed è schiavo di pregiudizi

                  può provare vergogna di un “fantasma”

che esiste solo nella sua immaginazione ma non nella realtà.

È l’immaginazione che “crea” fantasmi che possono condizionare il comportamento in bene o in male a seconda che le immagini o idee siano positive o negative. Cerchiamo di vivere spiritualmente, ossia facendo discendere le nostre immagini o idee, decisioni, comportamenti e scelte dalla nostra spiritualità di uomo creato da Dio per la felicità eterna ed infinita del Paradiso.

                            Le creature sono solo mezzi utili

     al conseguimento del fine ultimo, onde se ne deve usare

         “tanto quanto aiutano ad arrivarvi, né più né meno”

                                              (S. Ignazio)

e si deve essere “indifferente nella volontà” di fronte ad esse. Ciò non significa essere fatalisti o pigri, ma scegliere o accettare – se la vita ce le impone – quelle creature che sono più utili al raggiungimento del fine ultimo, e spesso sono proprio quelle che amiamo di meno, anzi che temiamo, a portarci, dopo la sofferenza affrontata, alla felicità. La sola psicologia (come si vorrebbe oggi) non basta a risolvere ivostri problemi, poiché non siamo solo un ente razionale fornito di pensiero (o “psiche”), ma siamo chiamati a partecipare alla vita divina, tramite la grazia santificante. Per vivere bene è necessario sapere chi siamo, avere uno scopo di vita, cercare di raggiungerlo, anche se è arduo, senza scoraggiarci di fronte alle nostre deficienze che sono coessenziali all’essere umano limitato, finito e defettibile per natura.

                   Non sono i problemi e le difficoltà o gli scacchi ed i fallimenti

                                      a rendere pesante la nostra vita,

                                ma il significato che noi diamo ad essi.

     Se li vediamo come qualcosa di insuperabile, di irrimediabile e definitivo,

                         ci condanniamo da soli a vivere da disperati,

                                                come Caino o Giuda;

 invece, se li vediamo come elementi coessenziali alla caducità della nostra natura,

                 possiamo affrontarli con fiducia e sormontarli serenamente

            con l’aiuto di Dio che ci conduce, passo dopo passo, per mano,

                                       verso il fine per cui ci ha creati.

 La vera personalità                                                 

Ogni uomo, finito e ferito dal peccato originale, ha una personalità non perfetta, deficiente. La personalità umana perfetta non esiste, tuttavia possiamo sforzarci di acquistarla, combattendo i nostri lati negativi (che con l’esame di coscienza dobbiamo mettere a nudo, come anche i ricordi depositati nella memoria [oggi chiamata – erroneamente – “subconscio o inconscio”] di cui non abbiamo più coscienza esplicita) e

             chiedere a Dio di far morire la nostra vecchia indole inferma

           perché possa vivere in noi la personalità del Verbo Incarnato,

                               Gesù Cristo vero Dio e vero uomo,

                                     con tutta la sua perfezione.

Questo è stato il segreto della vita eroica dei santi. Se non esistono uomini perfetti, vi sono uomini più o meno normali a seconda del significato e dello scopo che danno alla loro vita e del lavoro che svolgono per migliorare se stessi, togliendo da sé ogni disordine con l’aiuto di Dio. Essi si sforzano di avere in ogni loro azione uno scopo, che li nobiliti e li motivi, cosicché non è impossibile per loro di usare bene della loro libertà che è la facoltà che sceglie i mezzi più atti a cogliere il fine, di agire subito e con coraggio dopo aver preso una risoluzione ben ponderata, di essere costanti, disciplinati, con volontà ferma e virile, senza dimenticare che “nihil violentum durat”, non si può avere tutto e subito, ma poco a poco si può acquistare qualcosa di importante e non superficiale. Le deficienze di carattere, più che ereditarie, sono effetto di una falsa lettura che noi stessi abbiamo fatto di episodi soprattutto della nostra infanzia, ed anche della nostra vita adulta (la morte di un familiare, ad esempio). Certo il codice genetico ha la sua importanza, ma il nostro modo di interpretare gli avvenimenti, le circostanze del nostro passato, dell’ambiente in cui siamo vissuti, sono ancora più importanti per lo sviluppo di una personalità distorta e di una mentalità errata, che rendono difficile il progresso spirituale.

  Maturità: necessaria per crescere in spirito      

La maturità è necessaria per crescere spiritualmente.

  La vita spirituale, come ogni vita, implica crescita, sviluppo, maturazione,

   e ciò è frutto di un incontro continuo tra grazia divina (soprannaturale)

          e risposta umana (offerta e prodotta da intelletto e volontà).

Occorre non disgiungere senza confonderle l’antropologia o psicologia dalla spiritualità, dacché la grazia divina perfeziona la razionalità e la libertà dell’uomo (S. Tommaso). In un certo senso la santità consiste nel recuperare lo stato di “giustizia originale”, in cui si raggiunge l’integrità o rapporto pieno e maturo tra corpo e anima e la piena sottomissione del corpo allo spirito. Tuttavia non bisogna idealizzare troppo ed esagerare (sarebbe l’errore per eccesso, una sorta di naturalismo pelagiano) asserendo che solo le persone psicologicamente e fisicamente perfette possono svilupparsi spiritualmente. Si correrebbe il rischio di demoralizzare, nel cammino spirituale, i soggetti psicologicamente limitati, mentre abbiamo esempi di santi affetti da anomalie psicologiche (S. Teresina, Pio IX, Liebermann, S. Paolo Apostolo) subentrare con l’aiuto di Dio e l’impegno ascetico. “Il mondo è bello perché è vario” e “lo Spirito soffia dove vuole” (Vangelo), “ogni spirito loda il Signore”. Non mi sembra neppure di poter dire che solo i “deboli” sono privilegiati da Dio perché significherebbe confondere l’eccezione con la regola (è l’errore per difetto, una sorta di religione dei deboli per essenza, che conduce ad un soprannaturalismo esagerato e falso). La verità si trova in medio et culmine tra queste due concezioni che non si escludono a vicenda, ma debbono integrarsi, dacché una sola teoria spiega solo parzialmente il problema e quindi non lo risolve.

  Crescita spirituale: presupposti                          

Come lo sviluppo umano comporta una crescita fisica ed un progresso cosciente e libero così la crescita spirituale presuppone: a) lo sviluppo conoscitivo: che permette al soggetto di conoscere sempre meglio il sovrannaturale per amarlo sempre di più (“nihil volitum nisi praecognitum”, Aristotele); b) lo sviluppo morale: la fede senza le opere è morta; c) lo sviluppo affettivo-emotivo, che risente dell’infanzia e del rapporto coi genitori del soggetto. I parenti psicologicamente maturi e forti possono favorire nel soggetto l’ottimismo, il realismo, il buonsenso, la fiducia, l’altruismo, il coraggio di agire, che, pur non essendo di per sé qualità spirituali, favoriscono comunque una sana vita spirituale; mentre i genitori immaturi normalmente trasferiscono le loro problematiche ed insicurezze affettivo-emozionali sui figli, i quali, però, possono correggersi con lo sforzo ascetico e la grazia divina perché non sono determinati o necessitati ma solo inclinati ad un comportamento non completo dal quale possono uscire se vogliono; d) lo sviluppo sociale.

                                               Lo sviluppo sociale

    non è adattamento passivo all’ambiente, alla moda, al conformismo,

                       ma apertura intelligente, saggia e prudente,

                                 al riconoscimento del valore altrui,

              alla comprensione dei difetti e pregi di ogni creatura e

                    alla possibilità di redenzione insita in chiunque

           non si ostini a vivere nel passato e a resistere alla grazia.

  Fasi dello sviluppo                                                 

«La prima via purgativa dello sviluppo spirituale o vita ascetica, corrisponde – grosso modo – alla pubertà, i 12-14 anni, in cui l’essere umano comincia a svilupparsi fisiologicamente e psicologicamente, ed inizia a diventare un uomo atto a generare cessando di essere un bambino; la seconda via illuminativa o mistica iniziale corrisponde all’adolescenza, in cui si continua a crescere dalla pubertà e si tende alla maturità, dai 15 ai 20 anni; la terza via unitiva o mistica perfetta corrisponde alla maturità dell’adulto, che ha completato lo sviluppo e si trova nella maturità fisiologica e psicologica; è cresciuto negli anni, possiede un certo grado di discernimento, di prudenza, di giudizio e di equilibrio, ossia è giunto al pieno sviluppo delle potenze intellettuali e morali, al compimento e perfezione. Essa è imperfetta dai 21 ai 35 anni e perfetta dopo i 35 anni» (Garrigou-Lagrange). La spiritualità comporta tutti questi elementi (conoscenza e amore di Dio, di sé e del prossimo, ossia sana vita morale individuale e sociale). È errato misconoscere il sano sviluppo della sfera affettiva nel cammino spirituale, che è acquisito nelle prime esperienze familiari e che ci permette di controllare più facilmente le nostre reazioni, modificare e correggere i sentimenti negativi (sfiducia, disistima, vergogna, senso di colpa, paura). Questi sentimenti negativi hanno origini lontane, sono sepolti nella nostra memoria anche se non ne abbiamo piena coscienza attuale ed esplicita, e possono influire sulla nostra vita individuale e sociale.

                      I difetti dovuti ad una carente sfera affettiva

                 possono essere corretti con la direzione spirituale,

           l’esame di coscienza, la meditazione, la conoscenza di sé

                                  e soprattutto la fiducia in Dio.

  Accettarsi per migliorarsi con la Grazia di Dio 

Bisogna accettarsi per migliorarsi con la grazia di Dio – Spesso abbiamo difficoltà ad accettare la volontà di Dio e vorremmo fare ciò che piace a noi, ma alcune circostanze che non ci aggradano si presentano alla nostra porta e allora bisogna fare i conti con esse. L’ideale è rinunciare ai nostri gusti e inclinazioni, che sono deviati dal peccato originale, per uniformare la nostra volontà a quella divina che è perfettissima in sé anche se a noi può apparire incomprensibile e perfino sgradevole. Non sempre ci riusciamo e certe volte cerchiamo una scappatoia. Ma ciò lungi dall’appagarci ci rende insoddisfatti, perché realmente disordinati anche se ci sembra di aver ottenuto ciò che ci piaceva. Cerchiamo, nel corso di questa seconda parte, di vedere ogni avvenimento con l’occhio della Fede per poter abbracciare con amore ciò che avremmo voluto evitare. Soltanto così troveremo la vera pace interiore.

                               Il segreto è quello di lasciar agire Dio

                          e di agire in subordinazione con il suo piano.

Purtroppo alcune volte ci intestardiamo a voler far noi e così impediamo la realizzazione del progetto divino e ci mettiamo in uno stato di disordine, di disarmonia, di de-finalizzazione che ci rende scontenti, fuori posto, senza vera pace. Una delle condizioni per permettere alla grazia divina di agire in noi e a noi di cooperare con essa è quella di accettarci per quel che siamo con tutte le nostre caratteristiche, le qualità e i difetti.

             Se ci incaponiamo a non voler accettare un difetto che abbiamo,

                                   un avvenimento che si è prodotto,

                                            allora perdiamo la pace.

 Fortezza, superomismo, eroismo soprannaturale

Forza e fortezza, superomismo ed eroismo soprannaturale – Oggi si ritiene comunemente che il Cristianesimo svirilizzi l’uomo, lo indebolisca o lo droghi (come dicevano nell’antichità Proclo, Porfirio e Giàmblico, nella modernità Machiavelli e poi nella post-modernità Nietzsche, Freud e Marx). Il neopaganesimo e il naturalismo post-moderni e attuali (Scuola di Francoforte e Strutturalismo francese sessantottino) riprendono tale accusa dell’antichità pagana e della modernità immanentistica e vedono nell’umiltà cristiana una degradazione di sé e un atteggiamento senza coraggio né forza. Alla fonte di queste polemiche vi sono due concezioni diametralmente opposte della vita: 1°) quella dell’antico paganesimo (come religiosità popolare degenerata, orgiastico/politeistica, ben distinta dalla filosofia classica pre-cristiana), dell’immanentismo naturalista moderno e del nichilismo postmoderno o contemporaneo e 2°) quella della metafisica perenne e del cristianesimo. La prima (paganesimo/immanentismo/nichilismo) concepisce l’uomo come un assoluto, completamente autonomo e senza nessuna relazione con un Dio personale e trascendente: egli è sottomesso ad un destino cieco che lo determina e che deve affrontare impassibilmente.

                   Il Cristianesimo, invece, crede in un Dio personale,

                               trascendente, creatore e provvido,

   di cui l’uomo è una creatura limitata e finita ma intelligente e libera,

         in rapporto con Dio che ha un piano provvidenziale su di lui;

                     pertanto l’uomo deve accettare con fortezza

                              le circostanze più dure della vita,

nella fiducia che Dio si serve di esse per affinare la sua anima,

                             e nello stesso tempo deve essere

                    fortissimamente risoluto ad essere fedele,

                 a qualsiasi costo, alla legge naturale e divina,

                      che è inscritta nell’animo di ogni uomo,

anche del pagano, e quindi è nota a tutti (anche all’uomo di oggi), tranne a chi non vuole ammetterla perché non gli fa comodo. Come si vede, queste due concezioni sono inconciliabili e quindi era inevitabile che si accusassero vicendevolmente di essere una storpiatura della fortezza. Il paganesimo come religiosità popolare (poiché come filosofia ha toccato i più alti vertici della speculazione teoretica e morale: vedi Socrate, Platone, Aristotele, Cicerone e Seneca), il neopaganesimo moderno immanentista e il nichilismo contemporaneo apostatico fanno consistere la fortezza soprattutto nella forza fisica, nel coraggio spietato, nella volontà di potenza, nella durezza crudele e nell’impassibilità di fronte alle difficoltà e nel far mostra della propria superiorità sino ad umiliare e distruggere il concorrente. Il Cristianesimo, invece, ci presenta la forza umana come partecipazione dell’onnipotenza divina, la quale si degna di comunicare o partecipare all’uomo una porzione della sua forza. Quindi è in Dio che l’uomo acquista una sicurezza invincibile: conscio dei suoi limiti, l’uomo sa, tuttavia, che “può tutto in Colui che gli dà forza” (S. Paolo).

 Conclusione                                                               

In questo libricino l’Autore aiuta il lettore a percorrere le tappe che lo conducono alla felicità soprannaturale ancora imperfetta in terra e pienamente completa in cielo. Che il lettore possa, con l’aiuto di Dio e della Corredentrice percorre passo dopo passo questa via che sola porta alla beatitudine eterna contro le lusinghe della psicanalisi, che è un avangusto delle pene eterne dell’inferno.

di  Don Curzio Nitoglia / Introduzione di Antonio De Angelis

partecipa al dibattito – infounicz.europa@gmail.com

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