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  • Turchia, La Rivoluzione va avanti. Il popolo chiede le dimissioni di Erdogan. Morti e oltre 6000 feriti

    Turchia, La Rivoluzione va avanti. Il popolo chiede le dimissioni di Erdogan. Morti e oltre 6000 feriti

    Mercoledì, Giugno 12nd/ 2013

    – di Maria Laura Barbuto – 

    Europa, Unione Europea, Medioriente, Turchia, Ankara, Istanbul, Proteste, Violenze, Forze dell'ordine, Governo Turco, Autoritarismo, Deriva islamista, Nuovo Ordine Mondiale, Silenzio mediatico, Arresti, Erdogan 

    Turchia: tra mezze verità e bugie

    Proteste punite con  violenze e soprusi da parte

    delle forze dell'ordine

    Il premier Erdogan non fa marcia indietro. 6000 feriti.

    Arrestati intellettuali e avvocati. Minacce e censure per

    i blogger e gli attivisti dei social network

     

    di Maria Laura Barbuto

    Scontri in Turchia - Morti e Feriti

     Infuria Ancora la Rivoluzione Turca – Oltre 6000 feriti                               

    Ankara, Istanbul – L’effetto domino della guerra e delle rivolte da oltre una settimana ormai ha varcato anche i confini della Turchia: dall’inizio delle proteste si contano morti e feriti. Questi ultimi circa 6000. L’idea della distruzione e della morte sta contagiando  l’intera area del Medioriente  e, questa volta, si è spinta anche più a Nord, lì oltre il confine siriano in città come Ankara ed Istanbul , cuori pulsanti delle proteste avviate contro il Governo di Recep Tyyip Erdogan, accusato di autoritarismo e di una deriva islamista e filo-USA-NATO del paese.  Ad una prima analisi tutto ciò appare chiaro e, nella mentalità comune, ognuno di noi sarebbe portato a sostenere, quanto meno nell’ideologia, la popolazione turca vittima di soprusi e violenze. Ma quanto c’è di vero dietro questa situazione drammatica? A sentire molti media di regime quasi nulla!

     Parlano solo del taglio degli alberi a Gezi Park                                                

    Si continua a parlare solo ed esclusivamente del "taglio degli alberi a Gezi Park". Nulla di più falso! La concentrazione dei media nel veicolare informazioni falsate, ambigue e di parte è una tendenza ormai nota. Fatto sta che le strategie Usa e Nato (dell'Occidente in primis e dell’Unione Europea in seconda battuta) sembrano profondamente correlate a quanto avviene oggi in Turchia. Le responsabilità di quanto sta accadendo in tutto il mondo sono da ricercare, infatti, in un operato aberrante delle cosiddette potenze industrializzate e civilizzate che hanno la pretesa di dettare legge in paesi stranieri attraverso un assolutismo di potere finanziario con  l’obiettivo esclusivo di sorvegliare l’intero pianeta. Ultima vittima di questo sistema creato ad hoc è stata, appunto, la Turchia.

     Arresti, Torture, Minacce e Censura                                                                   

    Tante le testimonianze dirette di alcuni insorti, costretti a subire violenze ed angherie da parte delle forze dell’ordine locali mobilitate per contenere i disastri della rivolta. “Mi trovavo a Besiktas, intorno alle 9 di sera, non facevo nulla – racconta un giovane studente dell’Università del Bosforo di nome Erkan – Per me è cominciato l’inferno: i poliziotti mi hanno afferrato e mi hanno picchiato, così, senza alcun motivo. Mi hanno portato dietro un bus ed hanno infierito ancora su di me perché lì dietro non c’era alcuna telecamera. Minacciavano di violentare una ragazza della quale ho sentito la voce ed insieme ad altri ragazzi arrestati ci costringevano a gridare "Amo la Polizia, amo il mio Paese". Poi ci hanno accompagnato in commissariato e, solo lì, hanno cominciato a rivolgersi a noi in modo educato”. Ma tra le ultime notizia giunte in redazione dalla Turchia, sicuramente tra gli atti più deplorevoli sicuramente quelle relative agli arresti di intellettuali ed avvovìcati; nonché le minacce volte dal governo verso bloggers e attivisti dei vari social network. Tra le spine nel fianco più temute dal regime.

     I Manifestanti continuano a chiedere le dimissioni di Erdogan                 

    Questo è l’inferno che, ogni giorno, migliaia e migliaia di innocenti sono costretti ad affrontare per “scontare” la propria innocenza ed il fatto di essere nati in questi posti e tutto avviene nel costante silenzio, ormai troppo comune e diffuso, di tutti i media internazionali che, sempre più spesso, regalano verità di parte. In piazza, i manifestanti continuano a chiedere le dimissioni immediate di Erdogan il quale, a sua volta, non sembra disposto a cedere ed intensifica il pugno di ferro da parte del proprio governo.  “Possiamo essere contestati solo dal popolo turco – ha dichiarato il capo del governo – e non da questi gruppi marginali di estremisti. E possiamo essere contestati solo nelle urne”. Ma a monte di tutto ciò c’è un malcontento popolare dovuto soprattutto all’apertura neo-liberista a cui il Governo di Erdogan ha dato vita negli ultimi anni a seguito della politica basata sulle  numerose privatizzazioni avviate nel paese, che hanno creato nuove ed evidenti disuguaglianze sociali. E questo, di certo, non merita il silenzio; al contrario, bisogna dare voce a quanto sta accadendo sotto i nostri occhi e tutti dobbiamo essere capaci di guardare al di là dei nostri orizzonti o di quelli che ci propongono e ci impongono per una presa di posizione che fa parte di un gioco e di un intreccio internazionale. C’è in gioco la vita di migliaia di persone, c’è in gioco la nostra libertà, la nostra società. Domani potremmo cadere anche noi nel tranello organizzato a puntino dai potenti di tutto il mondo: non rendiamoci prede facili e vittime sacrificali di carnefici senza scrupolo ma ribelliamoci diffondendo la verità… quella VERA!

    Maria Laura Barbuto  (Copyright © 2013 Qui Europa)

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     Video e Articoli Allegati – Approfondimenti                                                                              

    Rivoluzione Turca – Ecco cosa c’è dietro

    Rivoluzione Turca – Ecco cosa c’è dietro

    Mercoledì, Giugno 5th/ 2013 – L'Inchiesta di Sergio Basile e Angelo Iervolino  – Turchia, Erdogan, Europa, Rivoluzione, proteste, Guerra, sionismo, libertà di stampa, Siria, Regime liberticida, Popolo turco in Piazza, Istanbul, Ankara, Arresti e feriti, Morti, Rivoluzione popolare, Amnesty International, Piazza Taksim, Taksim Gezi Park, Mustafa Kemal Ataturk, Inonu Park, Islamizzazione della Turchia, Ismat Inonu, morti e feriti, […]

    La Rivoluzione del Popolo Turco contro Sionismo e Regime Erdogan – Morti e Feriti

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    Mertedì, Giugno 4th/ 2013 – di Angelo Iervolino e Sergio Basile – Turchia, Erdogan, Europa, Rivoluzione, proteste, Guerra, sionismo, libertà di stampa, Siria, Regime liberticida, Popolo turco in Piazza, Istanbul, Arresti e feriti, Morti, Rivoluzione popolare in Turchia, Silenzio dei media di regime italiani, Imperialismo Usa-Nato, Angelo Iervolino, Qui Europa  La Rivoluzione del Popolo Turco contro […]

    Il Caso Siria e le pressioni dell’Imperatore Ottomano, Erdogan, per la Guerra coloniale

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    Martedì,  Novembre 13th/ 2012 – di Maria Laura Barbuto –  Siria e Turchia: Guerra e Persecuzioni / Il Caso Siria e le pressioni dell'Imperatore Ottomano, Erdogan, per la Guerra coloniale / Esteri / Siria / Turchia / Israele / Europa / Unione Europea / Guerra / Occidente / Economia / Regime / Ribelli / Armi / […]

    Turchia – contro la Siria, anche atti di Pirateria Aerea – All’Ue un incredibile ed immeritato Nobel per la Pace

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    Venerdì, Ottobre 12th/ 2012 – di Sergio Basile –  Esteri / Italia / Unione europea / Europa / Siria / Guerra / Turchia / Nato / Pace / Guerra / Libertà / Manipolazione mediatica / Armi / Controllo del territorio / Russia / Erdogan / Ankara / Damasco / Vladimir Putin / Coinvolgimento di Mosca […]

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    Venerdì, Ottobre 5th/ 2012 – di Tony Cartalucci –  Esteri / Europa / Siria / Guerra / Turchia / Stati Uniti d'AMerica / Esercito siriano / Nato / Al Qaeda / CIA / Media / Pace / Guerra / Libertà / Diritti fondamentali /  Distruzione / Crimini / Manipolazione mediatica / Ribelli / Armi / […]

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    Giovedì, Maggio 23rd/2013 – di Ulisse Scintu – Europa, Qui Europa, Unione Europea, Costituzione, Corte costituzionale, Ulisse Scintu, Stati Uniti D'America, high frequency trading, H.F.T., EHMS, economic hitman, corporatocrazia, strategia egemonica imperialista, EHEM, EHM, Otpor, NWO    Corporatocrazia Made in Usa – L'Altra Faccia del Nuovo Ordine Mondiale Utilizzo dell’High Frequency Trading e degli EHMs quali strumenti di accelerazione della strategia […]

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    Venerdì,  Aprile 12nd/ 2013 – di Maria Laura Barbuto –  Esteri, Siria, Aleppo, Guerra Civile, Bambini soldato, Persecuzioni, il volto della guerra, Povertà, Morte, Distruzion, Caritas Siria, Agenzia vaticana Fides, Cristiani perseguitati, Monsignor Antoine Audo  Aleppo: Bambini Soldato e Cristiani in Fuga. Una città sfigurata La denuncia straziante del vescovo della città: "Qui si muore di […]

  • Allargamento Ue – Erdogan e Barroso premono per ingresso Turchia

    Allargamento Ue – Erdogan e Barroso premono per ingresso Turchia

    Venerdì, Maggio 18th / 2012

    – di Domenico Apicella –

    Unione europea / Allargamento Ue / Commissione europea / Consiglio europeo / Turchia / Erdogan / Barroso / Sarkozy / Hollande / Monti / Francia / Armenia / Nodo armeno / Crimine di genocidio / Interessi economici forti / Commercio e trasporti / Strategia doganale / Liberismo / Geopolitica / Matrimonio difficile / Cultura / Divergenze culturali   / Minareti / Casa comune  / Nuova potenza economica / G20 / Ocse  

    Allargamento – Erdogan e Barroso spingono

    per l'ingresso della Turchia nell'Ue

    L'Europa divisa, gli Europei ancor di più!

    Alla fine prevarranno gli interessi economici Ue o le

    differenze culturali?

    Per Hollande Re dell'Eliseo, felicità tra i minareti, oltre

    le mura della "casa comune"

    Ankara, Istanbul, Bruxelles – I “prossimi fratelli”turchi infatti hanno gioito- più che della vittoria del socialista- della sconfitta dell’uomo dei veti Sarkò,che ha reso impossibili,per tutta la durata del suo mandato, i colloqui e le convergenze di vedute tra le popolazioni dell’Ue ed il suddetto paese. La stampa turca scommette in una ripresa delle trattative che verosimilmente si riattiveranno vista la particolare congiuntura che interseca inesorabilmente gli interessi dell’Ue  e quelli della Turchia:l’una,afflitta dai colpi sempre più insistenti di una speculazione inarrestabile,spinge per l’annessione di un forte partner economico(necessità più che reale volontà);l’altra,in linea con i parametri di Maastricht,spinge da sempre verso un’integrazione totale nell’Ue. Superato il mancato requisito geografico,che non consentirebbe alla Turchia- vista la sua doppia natura per metà europea e per metà asiatica- l’annessione all’UE,gli altri sono meri vizi politici-ideologici,ed uno su tutti emerge come un fulmine a ciel sereno: i crimini di genocidio ai danni degli Armeni.

      Il nodo armeno  

    Analizziamo nel dettaglio la situazione e ragioniamo insieme – a prescindere dai  vantaggi economici “certi”che l’Ue trarrebbe da questo matrimonio – la ragione delle ragioni per la quale la Turchia è stata lasciata sull’uscio della porta europea: il crimine di genocidio ai danni della popolazione armena;è un crimine deprecabile tanto quanto i crimini commessi dalla Germania nazista  o dall’Italia fascista,riconosciuti tali dal celeberrimo “processo di Norimberga”;ecco allora che se si concede la “redenzione” ad un popolo,per analogia dovrebbe essere estesa anche ad altri,e se si supera il mero problema geografico cosa osterebbe questa annessione?

      La Commissione e il solito liberismo  

    Intanto:“I negoziati sono ufficialmente ripresi”,ad annunciarlo è il commissario europeo all’allargamento Stefan Fule e la Turchia ha concordato,dal canto suo, la creazione di otto gruppi di lavoro, legati ai parametri delle regole comunitarie previsti nei negoziati. Fule ha auspicato un risultato ottimale in termini di commerci ed investimenti e su un unione doganale da modernizzare ed espandere. Anche il commissario Ue ai trasporti Kallas si è dimostrato entusiasta alla prospettiva di allargamento,visto l’apertura a più ampi collegamenti aerei sia per i cittadini dell’UE  che per quelli della Turchia, e per questi ultimi un’ulteriore diminuzione dei costi con una maggiore e garantita sicurezza. Nei suoi colloqui Kallas,ha discusso della creazione di una roadmap ad hoc, che includa riunioni regolari di alto livello e l'avvio di un dialogo specifico con le autorita' turche. ''Nei colloqui – afferma il commissario Ue – ci siamo occupati del futuro della nostra partnership nei trasporti''.

     Foto di una nuova super-potenza  

    L'economia turca, in effetti,  ha conosciuto una sensibile espansione negli ultimi anni facendo guadagnare al paese – già membro fondatore dell'Ocse (nel 1961) e del G20 (nel 1999) la top ten dei paesi più sviluppati al mondo.  Motore di questo sviluppo, sicuramente politiche di stampo keynesiano, che hanno favorito interventi statali massicci in settori strategici e tali da garantire un ammodernamento del Paese graduale e costante, nonché un benessere piuttosto diffuso. C’è da sottolineare come i vari governi succedutisi negli ultimi decenni hanno favorito una politica sana di “golden share” statali, all’interno delle maggiori aziende private, incrementando sia gli scambi che gli investimenti all'estero. Dagli anni Ottanta in poi l'economia di mercato ha avuto la meglio: il Paese ha continuato a crescere, ma – contestualmente – si sono verificati periodi di recessione, specie dal 1994 al 1999, dovuto anche alla crescita di fenomeni corruttivi e collusivi, tra imprenditoria e politica. Ciò ha causato sconquassi nel settore bancario di carattere macro, e microeconomico.

      Un matrimonio molto chiacchierato  

    L’Unione europea, dunque, è davanti ad un bivio che segnerà il suo futuro o la sua fine; non saremo noi a suggerire quale delle due ipotesi paventate sia più congeniale ad un sistema in “stallo” ma di certo non possiamo permettere che i tentativi possibili non siano perseguiti per volere di alcuni o per sistematici veti non motivati o motivati in maniera sommaria ed indefinita. Attendiamo con ansia gli sviluppi e ci auguriamo che il buonsenso prevalga sulla partizione politica. Ah, quasi dimenticavo: Monti,dopo un incontro con Erdogan(primo ministro della repubblica turca) a roma,ha dichiarato: “il matrimonio tra Ue e Turchia,potrà portare un valore aggiunto economico, geopolitico, strategico, culturale a una Europa anziana demograficamente, stanca, e non piena di impulso economicamente''. Analisi impeccabile,peccato che l’autore è uno dei principali fautori della politica dell’austerità e del rigore,che questo impulso di certo non lo favorisce.

    Domenico Apicella (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Turchia – Le Lunghe Ombre Nere oltre gli Alberi di Gezi Park

    Turchia – Le Lunghe Ombre Nere oltre gli Alberi di Gezi Park

    Lunedì, Giugno 17th/2013

    – di C.Alessandro Mauceri  e Sergio Basile – 

    Turchia, presidente del Consiglio di Stato turco, Huseyin Karakullukcu, Hurriyet, Gezi, Istanbul, Recep Tayyip Erdogan, Bosforo, Sulim I, Çhd (Associazione degli avvocati progressisti), Caglayan, Akp, vicesegretario generale del Consiglio d'Europa, Gabriella Battaini Dragoni, agenzia Anadolu, Amnesty International, Casa Bianca, ministro degli Esteri, Emma Bonino, Abdullah Gül, Fethullah Gülen, Zaman, Berlino, Salonicco 

     

    Le Lunghe Ombre Nere oltre gli Alberi di

    Gezi Park

    Turchia – Spuntano le ombre nere di Otpor e Soros

    A poche settimane dal saldo dell'ultima rata di debito

    all'FMI, Erdogan mollato dai suoi colleghi atlantisti. 

    Come mai? Che si profila all'orizzonte?

    L'Analisi di Qui Europa

    Il Premier chiama a raccolta i suoi e ammonisce: "Paese 

    sotto attacco di una banda di sediziosi golpisti!"

     

    di C.Alessandro Mauceri e Sergio Basile

    Otpor - Erdogan - Turkey

    Istanbul, Ankara, Salonicco – Nelle ultime ore, il premier Erdogan rispolverando l'inconsueta "divisa" di paladino della democrazia e della giustizia (che aveva completamente e clamorosamente dismesso nei rapporti di "buon vicinato con la vicina Siria) ha invitato i manifestanti – che da due settimane protestato in centinaia di piazze turche – a rientrare nei ranghi, rilanciando precise accuse verso quella che ha bollato come una minoranza di sediziosi golpisti. Lo ha fatto chiamando a raccolta migliaia di fedelissimi dell'Akp, accorsi tempestivamente da tutto il Paese. Il premier ha parlato letteralmente di "golpe" ai danni del suo esecutivo,  esortando la popolazione:  “non lasciatevi ingannare, non cascate nella loro trappola se io sono qui è per servire il Paese!". Ma c'è evidentememte di più! Qualcosa che sfugge all'indiscreto occhio digitale dei media occidentali. Vediamo!

     Strani Movimenti in Turchia… Olezzo di Primavera Turca…                       

    Nei giorni scorsi le prime pagine di quasi tutti i notiziari sono state riempite di articoli circa gli scontri tra manifestanti e forse dell’ordine in Turchia. Si è parlato anche del presunto uso di armi chimiche non convenzionali… Qui Europa ha seguito da vicino gli eventi, con ampi reportage e foto. Come al solito, però, in molti TG e quotidiani (di regime) poche volte si è andati al di là della notizia da copertina per approfondire la vicenda. Sarebbe bene, invece, cercare di comprendere quali siano le reali cause della protesta almeno ora le il puzzle appare più chiaro. Che senso avrebbe una sommossa popolare iniziata il 27 maggio solo per difendere un centinaio di alberi e ancora in corso dopo due settimane e per di più con ripercussioni internazionali non indifferenti? Se così fosse sarebbero poco giustificate le frasi bellicose pronunciate da Erdoğan di fronte al suo gruppo parlamentare: «Taglieremo gli alberi di quel parco, saranno ripiantati in un altro posto». E, per farlo, per far sgombrare la piazza perché mandare forze dell’ordine che, come visto nei filmati, sparano ad altezza d’uomo? Se oggetto del contendere fosse stato solo il parco (come dimostrato nei pregressi articoli: vedi allegati) sarebbe strana la durezza del premier. Specie in considerazione del fatto (riportato da pochi media, ma determinante in questa situazione) che il presidente del Consiglio di Stato turco, Huseyin Karakullukcu, citato dal quotidiano Hurriyet, ha affermato che esiste già una sentenza del 31 maggio che boccia il progetto del governo per le modifiche al parco!  

    Otpor - Erdogan - Turkey

     L'orizzonte al di là degli alberi…                                                                             

    In realtà, probabilmente, la ragione di una simile ostinazione da entrambe le parti è da cercare altrove. Forse nello stato di estremo disagio della popolazione non solo di Istanbul, ma di tutte le grandi città turche, che ha fatto da detonatore ad una diffusa insoddisfazione per un potere islamico che non nasconde la voglia di trasformare l’egemonia politica in egemonia culturale contro la forte opinione pubblica laica turca. Il parco di Gezi, che si trova nella parte “europea” di Istanbul, al centro di un distretto turistico famoso per i suoi ristoranti e negozi sarebbe  solo il centro della protesta. E l’abbattimento degli alberi doveva servire non a migliorare il parco, ma a realizzare (come visto) edifici pubblici e centri commerciali, la “giusta causa”. Forse quindi, a ben vedere, la protesta dei partecipanti è diretta contro politiche sempre più autoritarie del governo guidato dal primo ministro Recep Tayyip Erdogan, che la settimana scorsa ha fatto approvare due leggi: la prima vieta i baci in pubblico, la seconda la vendita di alcool all'aperto e in assoluto dopo le 22 e, al tempo stesso, varava iniziative come la costruzione del terzo ponte sul Bosforo (che comporterà la distruzione di molte delle poche zone verdi nella città) dedicandolo al sultano ottomano Sulim I, passato alla storia per aver ordinato un massacro di membri di una minoranza sciita. Per tacere sulle politiche imperialiste e coloniali filo-Nato perseguite in Siria.

     L'involuzione                                                                                                                

    Anche l’atteggiamento del premier è apparso strano quando dopo aver affermato (1) che "i piani per la distruzione del Gezi Park andranno avanti. e (2) "Segheremo gli alberi di quel parco e li ripianteremo in un altro posto", ha aggiunto  (3) riferendosi ai manifestanti, che si procederà "indipendentemente da quello che loro faranno". E, infatti, la polizia turca non solo ha arrestato numerosi manifestanti, ma anche almeno 73 avvocati che si erano messi a disposizione per difendere i loro diritti. Lo riferisce la Çhd (Associazione degli avvocati progressisti). I legali sono stati fermati dall'unità speciale della polizia nel tribunale di Caglayan. Anche dei giornalisti (della CNN) pare siano stati colpiti durante le azioni della polizia. In totale – come visto – sarebbero oltre 1.000 i feriti durante gli scontri: a riferirlo è l'Associazione dei medici turchi, che ha sottolineato la durezza delle azioni portate avanti dalle forze antisommossa affermando che almeno 4 persone hanno perso la vista dopo essere stati centrati dai candelotti lacrimogeni sparati dagli agenti mentre altri 4 sono curati per fratture al cranio. Ma altre fonti (come visto – vedi articolo in allegato) asseriscono addrittura che i feriti sarebbero oltre 6000. E questo solo per un centinaio di alberi?

     La strana reazione dell'atlantista Ue                                                                 

    Intanto è venuto fuori che quattro persone, tre manifestanti e un poliziotto, sarebbero morte nelle proteste antigovernative iniziate pochi giorni fa. A renderlo noto è stato proprio il premier Recep Tayyip Erdoğan. Eppure uno dei motivi che aveva portato Erdoğan a essere eletto era stato il fatto che il suo partito, l’Akp, fosse stato da sempre considerato "storicamente" un partito (per così dire) "moderato". E allora perché questa improvvisa durezza? Durezza che non poteva passare inosservata e che non poteva essere accettata da un Paese democratico. Infatti, sono arrivate da più parti, in Europa, forti condanne nei confronti della Turchia. "E' chiaro che una polizia che interviene in modo così violento per noi è totalmente inaccettabile, che avvenga in Turchia o in qualsiasi altro Paese". A sostenerlo è stato il vicesegretario generale del Consiglio d'Europa, Gabriella Battaini Dragoni, manifestando preoccupazione per una reazione "che viene fatta contro il cittadino che vuole legittimamente esprimersi e non per oltraggiare i beni pubblici e privati. Bisogna lasciare che la gente manifesti". La risposta del premier turco è stata netta: “Non riconosco alcuna decisione presa sulla Turchia dall’ Europarlamento”. Citato dall’agenzia Anadolu, Erdoğan ha anche aggiunto che “coloro che hanno approvato questa risoluzione dovrebbero guardare alla Grecia, alle proteste e alla risposta della polizia lì”. Amnesty International ha parlato di "violenza brutale e vergognosa". Anche la Casa Bianca (???) ha espresso preoccupazione per quanto sta accadendo, esigendo il rispetto della libertà di espressione, di assemblea e di associazione, e di avere (da che pulpito) “una stampa libera e indipendente” (certo che, dopo quello che è venuto alla luce in America circa la libertà di stampa e il rispetto dei diritti dei cittadini le parole di Obama suonano a dir poco strane). Ma come mai questo improvviso distacco dal "fedelissimo" Erdogan?

    Otpor - Erdogan - Turkey

     Anche il partner italiano stranamente storce il naso …                                 

    Pure in Italia si sono levate voci di protesta. Per  questo motivo il ministro degli Esteri, Emma Bonino, in una informativa alla Camera ha riferito che "Piazza Taksim non è piazza Tahrir. E i turchi non sono arabi", precisando che le manifestazioni di Istanbul ricordano più le piazze italiane o quelle di Occupy Wall Street che quelle che furono centro, in Egitto, della rivolta contro il presidente Mubarak quando, il 25 gennaio del 2011, i manifestanti occuparono la piazza. In breve però il loro numero crebbe e arrivò a 1 milione fino a quando, il 2 febbraio,  non esplose la violenza fra i sostenitori di Mubarak e gli oppositori del regime. Sarà, certo è che, stranamente, i segnali che provengono dalla Turchia diventano di giorno in giorno più chiari. Drammaticamente più chiari…

     Il Silenzio del "Presidente Turco" verso il "Primo Ministro" Erdogan     

    A molti è sembrato strano che il presidente Abdullah Gül, da quando Erdogan è rientrato ad Ankara, abbia mantenuto un silenzio impenetrabile. E ancora più strano è parso essere il silenzio di Fethullah Gülen, uno dei principali protagonisti degli ultimi decenni della politica in Turchia. Gülen è stato ed è tuttora uno degli attori principali della scena politica turca e della direzione dell’Akp. Multimiliardario (in dollari), considerato da Time tra i 100 uomini più influenti del pianeta, dalla Pennsylvania, dove vive da anni, controlla centinaia di moschee in Turchia e nel mondo e, attraverso una complessa rete di finanziarie, è proprietario di un grande impero mediatico (il quotidiano Zaman e varie emittenti radio e televisive) che gli permette di giocare un ruolo cruciale nelle campagne elettorali (Erdogan gli è debitore per i suoi straordinari successi) e quindi di avere una enorme influenza sull’Akp. Eppure tace dopo la violenza degli scontri.

    Otpor - Erdogan - Turkey

     Open Society Foundation – Lo zampino del mondialista George Soros  

    Pochi hanno notato l’atteggiamento in questi giorni del magnate (mondialista per eccellenza e padre di Otpor) George Soros, fondatore di numerosi progetti (per così dire) "filantropici" e dichiarato sostenitore e finanziatore di gruppi "pro-democrazia" (gli stessi che hanno iniziato le manifestazioni antigovernative in Turchia: gli stessi che hanno fomentato le cosiddette falsissime e celeberrime Primavere Colorate e Primavere Arabe). Già nel 2011, Lisa Graas del David Horowitz Freedom Center evidenziava “l’influenza manifesta” di Soros in Turchia tramite la sua Open Society Foundation. Secondo il giornalista e scrittore Richard Poe, ogni volta che Soros cerca di destabilizzare un’area applica lo stesso schema, composto da sette punti. E il sesto punto è l’occupazione delle strade (se è vero che si sta adottando questo schema, il prossimo passo saranno le dimissioni di Erdoğan per timore di un intervento NATO). Se ciò dovesse verificarsi, ciò equivarrebbe allo "scaricamento" ufficiale dei membri del club mondial-colonialista (Usa-Nato) ai danni di un loro stesso carissimo e fidato "collega".

     Il ritiro dei capitali investiti in Turchia                                                               

    Ma più di ogni altra cosa dovrebbe essere sintomatico il forte ritiro di capitali esteri investiti in Turchia. La borsa di Istanbul ha perso più del 10% la settimana scorsa (-20% per indice Bist 100 dai massimi dello scorso 22 maggio), bruciando miliardi di dollari e la banca centrale ha dovuto intervenire per sostenere la moneta turca, la lira, caduta ai livelli più bassi rispetto al dollaro dall'ottobre 2011. E la protesta si sta estendendo ad altre città, da Berlino a Salonicco (che è proprio al confine con la Turchia) dove migliaia di persone hanno marciato verso l’ambasciata turca. Altre 7mila persone hanno manifestato ad Ankara, dove ci sono stati scontri tra i dimostranti che tentavano di raggiungere gli uffici del primo ministro e la Polizia. I primi hanno alzato barricate con materiale raccolto in strada e lanciato bombe incendiarie, gli agenti hanno risposto con gas lacrimogeni. E questo solo per un centinaio di alberi? Sarà, ma, a ben guardare i fatti, è difficile da credere.

     Dalle stanze dell'FMI a quelle di Washington                                                 

    Specie dopo la notizia bomba trapelata nelle ultime settimane, secondo la quale la Turchia di Erdogan avrebbe da pochissimo finito di corrispondere l'ultima rata di debito al Fondo Monetario Internazionale. Una cosa è certa amici: Erdogan è l'incarnazione dell'imperialismo ottomano più estremo e buio (vedi caso Siria), ma qualcuno sta cercando di pilotare la sua roccambolesca uscita di scena a proprio favore, magari favorendo la salita al trono di un'altra testa di legno, stile Italia o Grecia, per continuare ad esercitare il proprio monopolio su siffatti prototipi (o modelli) coloniali. La risposta forse potrebbe trovarsi proprio a Washington, tra le austere e "eteree" stanze della White House. E' un'ipotesi… Che dite? Ma soprattutto – c'è da chiedersi – chi sarà il prossimo fortunato, post-rottamazione? Di sicuro un pezzo da Novanta! Almeno a giudicare dalla tabella di marcia del New World Order in quella strategica e particolarissima scacchiera che è il Medioriente e nel luogo nel quale un tempo crebbe l'oscura fama  dell'imperatrice Teodora e dei suoi apocalittici retaggi.

    C. Alessandro Mauceri, Sergio Basile (Copyright © 2013 Qui Europa)

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    Sabato,  Marzo 23rd/ 2013  – Iniziativa di libero confronto, Pensa e Scrivi di Qui Europa –   di Patrizio Ricci e Redazione Ora Pro-Siria Siria, Damasco, morte nei luoghi sacri, Colonialismo, Esteri, Siria, Jihadisti, Imperialismo Occidentale, Disinformazione mediatica, Integralismo islamico, Piano contro Bashar Al-Assad, Propaganda occidentale Filo Nato, occultamento della Verità, Ora Pro Siria, Amici della Siria, […]

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  • Così Francia e Turchia tentano di Incastrare la Siria: le balle sulle armi chimiche

    Così Francia e Turchia tentano di Incastrare la Siria: le balle sulle armi chimiche

    Mercoledì, Giugno 5th/ 2013

    – Redazione Qui Europa  

    Siria, Hezbollah, Governo Siriano, Ribelli Nato, Nato, Integralismi islamici, Armi chimiche, Turchia, ONU, Italia, Laurent Fabious, Zaman, Francia, Bilderberg Club, Milano, Bruxelles, Ambasciata Israeliana, Consolato degli Stati Uniti, Nuovo Ordine Mondiale 

    Così Francia e Turchia tentano di Incastrare

    la Siria: le balle sulle armi chimiche

    Le strategiche bugie sul gas sarin e le diaboliche

    mosse dei nemici della Siria

    Le Manifestazioni per La Pace in Siria del 6 ed 8 Giugno

    di Bruxelles e Milano, presso l'Ambasciata Israeliana

    e il Consolato USA. Fermiamo l'imperialismo del NWO

     
    Redazione Qui Europa 
     
    Le Balle sulle Armi chimiche per incastare Assad e la Siria
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     La Francia, i Signori della Guerra e le Balle sulle Armi chimiche               
     

    Milano Parigi, Ankara, Damasco, Bruxelles – "Oltre ogni ragionevole dubbio. Il regime siriano ha fatto uso di gas Sarin". E' la curiosa dichiarazione del Ministro degli Esteri francese Laurent Fabius che ha citato, in merito dei presunti risultati delle analisi effettuate da Parigi su – pare – campioni di materia organica prelevata in Siria, presso la città si Saraqab. “Da un lato il vostro collega di Le Monde a cui vanno i nostri complimenti – ha continuato il fedelissimo del Bilderberg-Man Hollande, Laurent Fabiousci ha fornito dei campioni che abbiamo fatto analizzare (…) la conclusione del laboratorio è chiara: c’era del gas Sarin". Gas cui utilizzo l'Eliseo ha attribuito al governo Bashar Al-Assad. Anche l'ONU nelle ultime ore ci ha messo del suo, parlando di “fondati motivi per ritenere che nel conflitto si sia fatto uso di armi chimiche". Medesima – guarda un pò! – la conclusione  del magistrato ONU incaricato, Carla Del Ponte, resa nota lo scorso 5 maggio, per la gioia del guerrafondaio Barack Obama e dei suoi complici NATO. Francia, Regno Unito ed Italia in testa. Almeno è questa la posizione che lascia intendere la Bilderberg-Woman Emma Bonino (vedi articolo in allegato).  Ma qualcosa davvero non quadra. vediamo perchè!

    Le Balle sulle Armi chimiche per incastare Assad e la Siria

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Turchia – Armi chimiche: le strategie per infangare Damasco                   

    Il giornale Turco “Zaman” (anche, tra l'altro, pro-regime) mercoledì scorso ha annunciato una scoperta alquanto imbarazzante e scomoda per i signori occidentali e gli integralisti islamici del Nuovo Ordine Mondiale in chiave anti-Siriana ed anti-cristiana. La polizia ha infatti trovato 4 kg di gas  Sarin con i guerrieri di Al Nousra in Adana (Sud Turchia) intenzionati evidentemente ad entrare con questo gas in Siria per commettere attentati e/o altre strategie per inasprire gli animi e fomentare la guerra, dando il pretesto per attaccare ad ONU, Nato, Usa e alleati. Un assist perfetto per fomentare insomma una Terza Guerra Mondiale, con Russia, Iran e Cina che di certo non starebbero a guardare in caso di illegittimo attacco alla Siria.

    Le Balle sulle Armi chimiche per incastare Assad e la Siria

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Forza Siria – Fermiamo l'imperialismo: le manifestazioni di Bruxelles e Milano    

    D'altra parte un collegamento a questo punto è doveroso: le suore di San Giuseppe dell’ospedale San Luigi in Aleppo avevano allertato e paventato questa strategia già da tempo. Da mesi , secondo le sorelle, dalla Turchia venivano esportate (introdotte illegittimamente) ed usate armi chimiche in Siria. Ma la realtà dipinta dai giornali e dalle TV di regime e totalmente diversa ed irreale: essi continuano ad accusare la Siria di usare armi chimiche! Fatto sta che per quanti ancora credono alle favolette sulla "Democrazia Occidentale" e si ostinano a nascondersi dietro una benda sarebbe meglio domani, fare un giro a Bruxelles e portarsi per le ore 14,00 all'altezza dell'Ambasciata Israeliana dove avrà luogo una dimostrazione di protesta dal titolo molto emblematico: Israele, l’Esercito Libero Siriano e al Nousra sono una sola cosa (= una sola forza armata). probabilmente in quest'occasione saranno fornite tutte le informazioni ed i documenti necessari a chiarirsi le idee una volta per tutte. Un altro appuntamento da annotare in agenda è la manifestazione che si terrà a Milano il prossimo 8 giugno contro l’aggressione alla Siria: ore 17.00, presso Largo Donegani, davanti al Consolato degli Stati Uniti. Una manifestazione contro l' aggressione alla Siria da parte della Nato e dei suoi alleati, organizzata dal Comitato contro la Guerra di Milano.  L'appello è disponibile in forma integrale sul sito http://comitatocontrolaguerramilano.wordpress.com/Intanto, sul fronte siriano, giunge notizia secondo cui le forze fedeli a Bashar al Assad, con il sostegno determinante degli Hezbollah libanesi, hanno rovesciato i rapporti di forza e costretto gli insorti alla ritirata. Centinaia sarebbero i morti rimasti sul campo nelle ultime 24 ore. Qusair – secondo i maggiori esperti di geopolitica e strategia militare – è una città strategica e può cambiare il destino del conflitto. 

    Redazione Qui Europa (Copyright © 2013 Qui Europa)

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    Siria – Gruppi armati anti Assad: attori per procura di potenze esterne

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  • La Rivoluzione del Popolo Turco contro Sionismo e Regime Erdogan – Morti e Feriti

    La Rivoluzione del Popolo Turco contro Sionismo e Regime Erdogan – Morti e Feriti

    Mertedì, Giugno 4th/ 2013

    – di Angelo Iervolino e Sergio Basile 

    Turchia, Erdogan, Europa, Rivoluzione, proteste, Guerra, sionismo, libertà di stampa, Siria, Regime liberticida, Popolo turco in Piazza, Istanbul, Arresti e feriti, Morti, Rivoluzione popolare in Turchia, Silenzio dei media di regime italiani, Imperialismo Usa-Nato, Angelo Iervolino, Qui Europa 

    La Rivoluzione del Popolo Turco contro

    Sionismo e Regime Erdogan

    Bagno di sangue, la polizia spara e uccide i

    manifestanti: in milioni nelle piazze in 

    tutto il Paese

    Il Solito vergognoso silenzio dei Media Italiani

    Solidarietà al popolo della vicina Siria. No alla Guerra

    No al Nuovo Ordine Mondiale e all'imperialismo 

    Usa-Nato e al sionismo

     
    di Angelo Iervolino e Sergio Basile
     
    Turkey Insurrection - Freedom
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     Turchia – L'intera Nazione in Piazza per la Libertà                                        
     
    Istanbul, Ankara, Smirne – In Turchia – Paese oggi dominato da un governo filo-Usa e filo-Nato, a trazione spiccatamente sionista –  scoppia la rivoluzione, tra il silenzio generale dei media di regime  italiani e di molti media occidentali. Oltre i limiti della vergogna insomma! Dopo i silenzi su Siria, Grecia, Spagna, Portogallo, iraq, Afghanistan, Africa, Libia, ec… Milioni di cittadini si sono riversati nelle piazze e durissimi sono stati scontri con l'esercito e la polizia. Ciò anche in prospettiva di una guerra contro la Siria da scongiurare per il bene dell'intera umanità. Guerra che il Governo Erdogan vorrebbe portare avanti. Anche morti e feriti nella dura repressione delle forze armate (vedi foto e video in allegato).
     
    Scontri in Turchia - Morti e Feriti
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     Documenti schoccanti  – oltre 235 manifestazioni di protesta                   
     
    Le foto e i video che provengono dalla Turchia sono impressionanti. Dalle informazioni che mi sono arrivate ci sono stati minimo 2 morti e 4 persone hanno perso la vista dopo essere stati centrati dai candelotti lacrimogeni e dai proiettili di gomma sparati dagli agenti, mentre altri 5 sono in pericolo di vita per fratture al cranio. Ma evidentemente questi dati sono in crescita, visto che le proteste in tutto il Paese non esitano a calare, ma incalzano. Oltre 1700 gli arresti e più di 1000 i feriti. La polizia è intervenuta con i gas lacrimogeni, lanciati anche dagli elicotteri, ha usato idranti e ha anche fatto ricorso a bastoni elettrificati, che colpiscono con scariche anche di 40.000 volt le persone, stordendole.  Le contestazioni si sono susseguite a ritmi crescenti in ben 67 città Turche . In particolare secondo il ministro Guler negli ultimi 4 giorni ci sono state addirittura 235 manifestazioni di protesta in tutta la Turchia. Ma in Italia questi pseudo-giornalisti che infestano le redazioni dei giornali al soldo dei padroni di questo disumano regime non hanno aperto minimamente la bocca. Vergognoso!
     
    Morti e Feriti in Turchia - Rivoluzione contro Erdogan
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     La protesta nella città maggiori                                                                              

    Oltre a Istanbul e Smirne, nella Capitale Ankara, centinaia di migliaia di Turchi hanno marciato per le vie e le piazze del centro tentando di raggiungere il palazzo del Parlamento. Nel centrale quartiere di Kizilay fitta sassaiola di pietre e fionde contro la polizia. Blocchi parziali si sono registrati all'interno dei sistemi dei social network più diffusi e noti: Twitter e Facebook. Inoltre il principale provider turco TTNET ha impedito l’accesso a Twitter e Facebook. Non c'è che dire la libertà è una chimera per tutti! Non solo in Italia a quanto pare!

    Turkey Insurrection - Freedom

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Il sussulto del popolo turco contro un regime oppressivo                            

    Il presidente turco Abdullah Gul ha lanciato un appello al “buon senso e alla calma”, ritenendo che le proteste abbiano raggiunto “un livello preoccupante”, ma a questi appelli di comodo ormai non sembra crederci più nessuno! La gente è davvero stanca di violenze e soprusi. Contestualmente il premier  Recep Tayyp Erdogan – la persona al momento più odiata di Turchia, a giudicare dai cori – ha annunciato "il ricorso ad azioni estreme dalla polizia contro i facinorosi”. Detto ciò Erdogan non ha fermato la mano dura della polizia contro il "proprio popolo" e gli scontri sono continuati col massacro dei manifestanti. Migliaia le bandiere sventolate sotto il cielo della Turchia,  unanimi i cori di dimissioni contro Erdogan. In alcune zone di Istanbul – vedi video in allegato –  i Turchi del TKP sono riusciti nell'impresa di far arretrare la polizia. Ormai in Turchia  la repressione violenta sembra non poter più fermare la voglia di giustizia e pace della popolazione.

    Angelo iervolino, Sergio Basile  (Copyright © 2013 Qui Europa)

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    Qui Europa – I CRIMINI DI ERDOGAN CHE RAIFININVEST ECC… FINGONO DI NON VEDERE… ECCO LA DEMOCRAZIA DEL GOVERNO ERDOGAN, GRANDE ALLEATO USA…https://www.facebook.com/photo.php?v=546806192054026&set=vb.217514361649879&type=2&theater

    1. Qui Europa – L'ORGOGLIO DELA POPOLO TURCO, STANCO DI SUBIRE PASSIVAMENTE GUERRE CONTRO POPOLI SOVRANI (VEDI SIRIA E MEDIORIENTE)… STANCO DELL'IMPERIALISMO USA-NATO CHE STA ANNIENTANDO I POPOLI – ANCHE SE LA TV DI REGIME IN ITALIA NON DICE NULLA 

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

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    Giovedì, Maggio 23rd/2013 – di Ulisse Scintu – Europa, Qui Europa, Unione Europea, Costituzione, Corte costituzionale, Ulisse Scintu, Stati Uniti D'America, high frequency trading, H.F.T., EHMS, economic hitman, corporatocrazia, strategia egemonica imperialista, EHEM, EHM, Otpor, NWO    Corporatocrazia Made in Usa – L'Altra Faccia del Nuovo Ordine Mondiale Utilizzo dell’High Frequency Trading e degli EHMs quali strumenti di accelerazione della strategia […]

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    Venerdì,  Aprile 12nd/ 2013 – di Maria Laura Barbuto –  Esteri, Siria, Aleppo, Guerra Civile, Bambini soldato, Persecuzioni, il volto della guerra, Povertà, Morte, Distruzion, Caritas Siria, Agenzia vaticana Fides, Cristiani perseguitati, Monsignor Antoine Audo  Aleppo: Bambini Soldato e Cristiani in Fuga. Una città sfigurata La denuncia straziante del vescovo della città: "Qui si muore di […]

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    Venerdì, Febbraio 1st/ 2013 – di Suor Annunciata Dordoni e amici di "Ora Pro Siria"  –  Siria / SOS Siria / Damasco / Homs / Raid Israeliani / Sionisti / Preghiera / Solidarietà / Bugie dei Media /  Siria / profughi / Damasco / Aleppo / Terrorismo / Signori della Guerra / Germania / Olanda / Turchia […]

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    Venerdì, Gennaio 11th/ 2013 – Discorso in Forma integrale del Presidente Bashar Al-Assad –  – President Bashar Al-Assad's Speech in Full Form – – Traduzione di Sergio Basile – Qui Europa (www.quieuropa.it) Cristiani / Bashar Al-Assad / Discorso in Forma Integrale / Traduzione in Italiano / Damasco / Teatro dell'Opera di Damasco / Desiderio di Pace […]

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    Martedì, Dicembre 11th/ 2012 –  di Marinella Correggia, Maria Laura Barbuto, Sergio Basile – Siria – Mobilitazione Internazionale contro la Guerra / Siria / Mobilitazione Internazionale per la Pace / Sibialiria / Marinella Correggia / Qui Europa / Sergio Basile / Maria Laura Barbuto / Osservatorio Nazionale sulle politiche dell'Unione europea / Esteri / Siria / Stati Uniti […]

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    Martedì, Dicembre 11th/ 2012 – Appello Nazionale per il Disarmo di "Tavolo della pace" –      Qui Europa aderisce e promuove l'Appello    Di Paola e l'incremento delle "spese militari" dell'Italia  / Esteri / Guerra / Articolo 11 della Costituzione / Armamenti / Dimissioni del ministro Di Paola / F-35 / Ordigni di morte / […]

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    Lunedì, Dicembre 10th/ 2012  – Lettera Aperta di Bülent Demiral  –  Cari lettori, nell'ambito dell'iniziativa di pubblico confronto, "Pensa e Scrivi", promossa dall'Osservatorio Nazionale Indipendente "Qui Europa" – posta in essere in collaborazione e su richiesta di enti, […]

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  • Siria,Turchia, Israele: Gli interventisti sono dietro l’angolo

    Siria,Turchia, Israele: Gli interventisti sono dietro l’angolo

    Martedì, Novembre 27th/ 2012 

    – di Maria Laura Barbuto – 

    Siria, Turchia, Israele: Gli interventisti sono dietro l'angolo / è solo calma apparente / Esteri / Siria / Turchia / Israele / Ankara / Damasco / Teheran / Guerra / Morti / Vittime / Patriot / Missili / Negoziati di pace / Potenziale militare / Ribelli / Misure difensive /  Assad / Erdogan / Lavrov /

    Siria, Turchia, Israele: Gli interventisti

    sono dietro l'angolo

    In Iran un seminario per scongiurare la guerra

    in Siria e aprire alla speranza

    Intanto regna un silenzio da brividi tra i media

    "interventisti" occidentali

    Damasco, Ankara, Teheran –  Scongiurare la guerra in Siria ed aprie alla speranza ed alla Pace duratura: questo l’obiettivo portato avanti dal seminario che si è tenuto in Iran il 19 ed il 20 novembre scorsi, al quale hanno preso parte tutti i gruppi religiosi ed etnici della Siria, varie delegazioni del Tajikistan, Libano, Egitto, America Latina, Iraq e Russia. Tutti uniti per dire “no” a quanto sta accadendo a Damasco e dintorni, per dire no alla morte di civili innocenti, donne e bambini, per gridare il proprio dissenso alle bombe ed ai carri armati. Ma frattanto, però, in Siria continua lo scempio e la guerra non accenna a fermarsi: ogni giorno il numero delle vittime non fa altro che aumentare così come il numero degli sfollati e di coloro che fuggono dal proprio paese per scampare ad una morte certa. Specie tra i cristiani. Ad accendere il dibattito la solita nota dolente che riguarda il rapporto tra Damasco ed Ankara: “Per ripristinare la pace in Siria, è necessario che la Turchia rimanga fuori da ogni affare interno del paese” – è stato affermato da molti rappresentanti – “Il primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan non dovrebbe prendere parte ai negoziati di pace”.

     I timori di Mosca e la risposta della Nato 

    Si è detto preoccupato della situazione e del sempre più probabile dispiegamento dei missili Patriot della Nato in Turchia, lungo il confine siriano, il Ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, che ha esternato i dubbi che Mosca ha in relazione alla crescita del potenziale militare nella regione, direttamente al Segretario generale dell’Alleanza Atlantica, Anders Fogh Rasmussen. “Misure puramente difensive”  è stata la risposta da parte di Rasmussen, unitamente alla controbattuta del ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu. Rassicurazioni che non bastano a Damasco, le cui autorità temono che questa non sia nient’altro che una scusa bella e buona per creare una no fly zone, che si estenderebbe per circa 60 chilometri all’interno del proprio territorio.

     Il monito di Assad  

    Anche Bashar al Assad, capo di stato siriano, ha espresso la sua personale condanna nei confronti dei gesti provocatori della vicina Turchia di Erdogan. “La Siria continuerà a combattere il terrorismo e a lavorare per il dialogo nazionale per preservare la stabilità del paese e dell’intera regione”  ha detto Assad in occasione dell’incontro avvenuto qualche giorno fa con il presidente del parlamento iraniano, Ali Larijani. Le parole del leader di Damasco arrivano dopo la barbara uccisione di un giornalista della tv di Stato siriana, Bassel Tawfiq Yussef, che per lo svolgimento della propria attività è stato considerato un “fedele” del governo ed ha pagato il suo lavoro con la propria vita.

     L'ambiguità dell'Occidente 

    Diritti umani calpestati in pieno, schiacciati dal peso delle imposizioni che non conoscono libertà: tutto accade sotto lo sguardo complice e silenzioso dell’Europa (Ue in testa) e degli Stati Uniti, come al solito del resto.  Intanto la situazione dei curdi in Siria, di cui abbiamo spesso riportato notizia, diventa sempre più drammatica: non solo essi vengono attaccati dall’esercito turco, ma addirittura dagli stessi ribelli armati; vengono minacciati ed emarginati ed il più delle volte, anche ammazzati. Eppure c’è una tregua apparente: la stessa che ha permesso ad Hillary Clinton di lodare l’impegno del presidente egiziano Mohammed Morsi come mediatore in una tale situazione di crisi. L’elogio non è piaciuto al turco Erdogan, che nelle scorse ore ci ha tenuto a precisare che il merito della tregua è anche di Ankara, accanto a quello riconosciuto all’Egitto ed al Qatar.

     Questa volta la Pace e la Speranza devono trionfare 

    Ma più che delle lodi pubbliche, bisognerebbe preoccuparsi di trovare una soluzione che non sarebbe neanche tanto lontana o complicata… se dietro non fossero nascosti (neanche più di tanto) così tanti interessi economici e sociali portati avanti dalle “democratiche e libertarie” potenze occidentali. Ma questa volta la speranza e la Pace devono trionfare! E da parte nostra e dell'Osservatorio Nazionale Indipendente "Qui Europa" cecheremo di fare di tutto per riuscirvi: assieme a migliaia di uomini di buona volontà e di associazioni cattoliche e laiche di tutto il mondo, unite per la Pace. Lo dobbiamo a noi stessi e a milioni di civili e uomini oggi risucchiati in un oblio infernale.

    Maria Laura Barbuto(Copyright © 2012 Qui Europa)

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    Bugie Mediatiche sulla Siria – Testimonianza di un Ingegnere Siriano

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    Lunedì, Ottobre 8th/ 2012 – Testimonianza di Iyad Khuder –  Siria / Guerra / Testimonianza / Iyad Khunder / Esteri / Europa / Esercito siriano / Media / Pace / Guerra / Libertà / Diritti fondamentali /  Distruzione / Crimini / Manipolazione mediatica / Ribelli / Armi / Controllo del territorio / Jihadisti / Terrorismo / Homs […]

    La Turchia tenta di provocare una Guerra contro la Siria

    La Turchia tenta di provocare una Guerra contro la Siria

    Venerdì, Ottobre 5th/ 2012 – di Tony Cartalucci –  Esteri / Europa / Siria / Guerra / Turchia / Stati Uniti d'AMerica / Esercito siriano / Nato / Al Qaeda / CIA / Media / Pace / Guerra / Libertà / Diritti fondamentali /  Distruzione / Crimini / Manipolazione mediatica / Ribelli / Armi / […]

    Il Paradosso dell’Italia in Crisi, Disinformata ma ben Armata

    Il Paradosso dell’Italia in Crisi, Disinformata ma ben Armata

    Martedì, Ottobre 2nd/ 2012 – di Mario Luongo – Italia / Costi politica / Paradosso / Italia in Crisi / Disinformata ma ben armata / Sprechi statali / Tavola della Pace / Guerra Afghanistan / Diritti umani / Rai / Sedi estere Rai / Flavio Liotti / Dipartimento Politiche Globali Cgil / F- 35 / […]

    Siria, il regalo degli Stati Uniti ad Al Qaeda e vice versa

    Siria, il regalo degli Stati Uniti ad Al Qaeda e vice versa

    Martedì, Ottobre 2nd/ 2012 – di Bahar Kimyongur, traduzione di Curzio Bettio – Esteri / Europa /Siria / Stati Uniti d'AMerica / Vietnam / Hiroshima / Iraq / Palestina / Libia / Afghanistan / Nicaragua /Guatemala / Ambasciata statunitense / Bruxelles / Esercito siriano / Nato / Al Qaeda / CIA / basi militari Usa […]

    L’Orrore Siriano e la Terza Guerra Mondiale

    L’Orrore Siriano e la Terza Guerra Mondiale

    Lunedì, Ottobre 1st/ 2012  – Reportage-Inchiesta di Fida Dakroub e Sergio Basile –  Europa / Medioriente / Italia / Giulio Terzi di Sant'Agata / Siria /  Canada / Iran / Qatar / Turchia / Arabia Saudita / Damasco / Teheran / Ottawa / Aleppo / Guerra / Regime / Incubo Siria / Democrazia / Diritti Umani […]

    ONU – Il cordiale Barack e la Pax da Primavera Araba

    ONU – Il cordiale Barack e la Pax da Primavera Araba

    Lunedì, Ottobre 1st/ 2012  – di Thierry Meyssan –  Mondo / Siria /Libia / Stati Uniti d'America /  Francia / Iran / Libano / Libia / New York /  Bengasi / Onu / Assemblea Generale Nazioni Unite /  Nato / Consiglio di Cooperazione del Golfo / Oscurantismo /Al Qaeda /  Primavera araba / Islamici / […]

    L’ONU Approva il discusso Rapporto Siria: racconti di Fonti di Parte spacciati per Prove

    L’ONU Approva il discusso Rapporto Siria: racconti di Fonti di Parte spacciati per Prove

    Sabato, Settembre 29th/ 2012  – di Marinella Correggia –  Siria /  Parlamento europeo / Consiglio ONU / Guerra / Regime / Incubo Siria / Democrazia / Conclusioni senza prove / Rapporto Commissione CoI / Consiglio dei Diritti Umani / Popolazione Siriana / Assad / Marinella Correggia / Prove inconsistenti / Damasco / Ginevra / Commissioni […]

    Le guerre create dagli Usa, la piaga del XXI Secolo

    Le guerre create dagli Usa, la piaga del XXI Secolo

    Giovedì, Settembre  27th / 2012 –  di Maria Laura Barbuto – Mondo  / Piaga del XXI Secolo / NWO / Stati Uniti d’America / Libia / Iraq / Afghanistan / Yemen / Siria / Egitto / Guerra / Dittatura / Ribelli / Armi nucleari / Regimi / Diritti umani / Libertà / Media / Dignità […]

    Siria, Conclusioni del Rapporto Onu senza Prove

    Siria, Conclusioni del Rapporto Onu senza Prove

    Giovedì, Settembre 27th/ 2012 – di Marinella Correggia –  Siria /  Guerra / Regime / Incubo Siria / Democrazia / Conclusioni senza prove / Rapporto Commissione CoI / Consiglio dei Diritti Umani / Popolazione Siriana / Assad / Marinella Correggia / Prove inconsistenti / Damasco / Ginevra / Commissioni ONG / Local Coordination Committees / […]

    Le chiamano Missioni di Pace

    Le chiamano Missioni di Pace

    Lunedì, Settembre 24th/ 2012  – L'editoriae del Lunedì, di Maria Laura Barbuto –  Missioni di Pace / Mondo / Guerra / Norberto Bobbio / Missione di Pace / Noam Chomsky / Europa / Unione Europea /  Italia / Stati Uniti d’America / Guerra / Dittatura / Ribelli / Iraq / Libia / Siria / Libano / Armi […]

     

  • Il Caso Siria e le pressioni dell’Imperatore Ottomano, Erdogan, per la Guerra coloniale

    Il Caso Siria e le pressioni dell’Imperatore Ottomano, Erdogan, per la Guerra coloniale

    Martedì,  Novembre 13th/ 2012

    – di Maria Laura Barbuto – 

    Siria e Turchia: Guerra e Persecuzioni / Il Caso Siria e le pressioni dell'Imperatore Ottomano, Erdogan, per la Guerra coloniale / Esteri / Siria / Turchia / Israele / Europa / Unione Europea / Guerra / Occidente / Economia / Regime / Ribelli / Armi / Terroristi / Nemici /Curdi / Bombe / Diritti umani / Russia Today / Bashar al Assad / Erdogan / Gheddafi / Sheikh  

     Siria e Turchia: guerra e persecuzioni

    in un Silenzio che Uccide

    Bashar al Assad accusa la Turchia: “ Appoggia

    il traffico di armi e terroristi

    Erdogan minaccia il ripristino della pena capitale.

    Damasco, Ankara, Bani Walid –  Vento di guerra tra Siria e Turchia che continua ad alzare polvere tra i due paesi ed ad infiammare gli animi: una Siria, messa in ginocchio dagli interessi delle potenze occidentali, stretta ormai sul ring della guerriglia organizzata. Una guerra in fotocopia, come abbiamo sempre ribadito noi di Qui Europa. Una guerra "mondialista" In cui gli unici vincitori sono la morte e il delirio di onnipotenza da parte degli esseri umani. Torna a far parlare di sé la Siria. Emergono verità  che vengono tuttavia – prontamente ed in modo organizzato e sistematico – celate dietro il silenzio occidentale. Siria e Turchia, insomma, si sfidano a parole ( per il momento ), a colpi di reciproche minacce oltre confine. Lo sa bene il capo di Stato siriano, Bashar al Assad, che di certo non si è risparmiato in una intervista rilasciata all’emittente televisiva “Russia Today”, alla quale ha apertamente dichiarato: “la Turchia appoggia il traffico di armi e di terroristi più di qualsiasi altro Stato, ed i miei nemici sono proprio i terroristi. L’Occidente si crea sempre dei nemici, e adesso vogliono un nemico nuovo, rappresentato da Bashar al Assad”.

     Un nuovo nemico ad hoc – Bashar Assad  

    Colpito ed affondato: come dare torto? Assad ha colto nel segno l’interesse delle potenze occidentali che si sono impegnate nel peggioramento drastico della realtà siriana, armando i ribelli ed addestrandoli per insorgere contro il regime motivandoli con le “scuse”, prontamente organizzate, dell’instaurazione della democrazia e del ripristino dei diritti umani. Ed è proprio con questi temi che l’Occidente si fa beffa di tutti: proclama il trionfo della persona nel momento stesso in cui la calapesta e la priva della dignità. Assad di certo non le manda a dire alla vicina Turchia ed al suo primo Ministro, Recep Tayyp Erdogan, del quale ha dichiarato che “si sente un califfo. Crede di essere il nuovo sultano dell’Impero Ottomano e di poter controllare la regione proprio come ai tempi dell’impero”.  Pertabnto, non ci stupisce come tra i media serpeggi l'ipotesi che ad Assad tocchi in sorte l'analogo trattamento riservato a Gheddafi. A tal proposito, lo stesso Assad si è detto disposto a mettere a repentaglio la sua stessa vita, pur di rimanere nel proprio paese.

     L'Occidente vuole un nuovo Gheddafi 

    I ribelli armati sono convinti, infatti, di poter capovolgere il regime di Assad e di “condannarlo a morte” proprio come è accaduto In Libia: “Non posso credere che Bashar al Assad non abbia imparato la lezione dalla fine che ha fatto Gheddafi” – ha dichiarato  il responsabile del Consiglio militare a capo del Libero esercito siriano, Mustafa Sheikh – “Gheddafi è stato sconfitto dalla sua arroganza e dalla sua negazione della ribellione libica”. Lo stesso Sheikh ha poi parlato dell’intenzione da parte della Gran Bretagna di stabilire un dialogo con i ribelli su argomenti che riguardano la fornitura di armi: legame che noi di "Qui Europa" abbiamo sempre denunciato ( anche in tempi non sospetti ) e che continuiamo a condannare nella convinzione che la pace non si costruisca di certo con le armi, né che possa essere il frutto di interessi economici. Primi fra tutti i “democraticissimi” Stati Uniti del rieletto presidente Nobel per la pace Barack Obama, impegnati da aprile 2011 nel sostegno della guerra in Siria, e da ancor prima, nel sostegno della “distruzione” in generale. La Siria e la Turchia si affrontano a frecciatine mediatiche e, nonostante il presidente siriano abbia rassicurato sul fatto che – almeno da parte sua – non ci sarà una guerra, le parole rimangono sempre molto blande, visti i tempi che corrono, e visti e considerati i grandissimi interessi che si muovono intorno alla Siria: la zona del pianeta più ricca di gas.

     Sulle alture del Golan, le minacce di Israele 

    Intanto sulle alture del Golan, altopiano montuoso ai confini di Israele, Siria, Libano e Giordania, nelle ultime ore altri colpi di mortaio sono piovuti, e con essi anche le parole del vicepremier israeliano, Moshe Yaalon “Considereremo il regime siriano responsabile di tutto ciò che accade lungo il confine. Questo stato di cose può durare ancora a lungo e può allargare ulteriormente lo spargimento di sangue: se vedremo che ciò si estenderà verso di noi, sapremo come rispondere per difendere i cittadini e la nostra sovranità”. Una sovranità autoproclamata però, visto che Israele occupa le alture del Golan in modo del tutto illegale.

     Il barbaro Erdogan vuol ripristinare la "pena dimorte" strategica 

    Sul fronte turco, invece – come detto – Erdogan, fa sentire la sua voce, minacciando addirittura di poter ripristinare la pena di morte in Turchia: essa potrebbe “tornargli utile” per sbarazzarsi letteralmente del movimento curdo, che si oppone alla sua politica in difesa dei diritti umani e civili. Nove parlamentari sono finiti dietro le sbarre accanto a centinaia di cittadini comuni  e professionisti di vario tipo con accuse diverse  che riguardano sempre e comunque una velata o più aperta opposizione al governo. L’idea di ripristinare la pena di morte, abolita in Turchia sin dal 2004 , ha scatenato reazioni di ogni genere ed infiammato numerosi animi, e potrebbe essere una vera e propria provocazione che Erdogan ha volutamente lanciato all’Unione europea: i negoziati per l’ingresso del paese turco nell’Ue sono in fase di stallo proprio a causa delle violazioni dei diritti civili nei confronti delle opposizioni e della comunità curda.

     Lo sciopero della fame dei Curdi 

    Intanto più di 700 detenuti curdi rispondono alla “persecuzione” turca, con lo sciopero della fame che va avanti dal 12 settembre, per ottenere il diritto di difendersi in lingua curda nelle aule di tribunale e per ottenere migliori condizioni carcerarie.  Siamo nel 2012 e ancora si parla di questi argomenti e si calpestano le persone, motore trainante di qualsiasi società: non saremmo costretti a convincerci che la fine del mondo prevista per il prossimo dicembre 2012 dai Maya, sia l’unica soluzione possibile? Intanto assistiamo sicuramente ad alcune delle pagine più cruente e spavebtose dell'apocalisse.

     Da Damasco a Bani Walid – Il complice silenzio dei media 

    Oltre 30.000 i morti ammazzati in Siria, fino a questo momento, e tra di essi moltissimi cristiani e frequentatori di chiese ed oratori. Perla gioia dei nuovi poadroni del mondo e di Al Qaeda, che regge il moccolo della distruzione. In Siria, come in Libia. Damasco, Aleppo e Bani Walid ne sono gli esempi di emblematici. Una vergogna senza limiti per l'Occidente, celata dietro uno spesso velo di ipocrisia e silenzio mediatico.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

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     Leggi Articoli Correlati – Approfondimenti                                         

      Comunicato Stampa  

     

    Speakers and Musicians at the Gates of

    Fort Benning, Georgia

    Dal 16 al 18 novembre miles de activistas

    pediran cierre escuela de las Americas 

    Dal 16 al 18 novembre 2012, migliaia di attivisti dei diritti umani, sopravvisuti alla tortura, i veterani contro la guerra, studenti, famiglie, sindicalisti, monache, artisti e altri si riuniránno alle porte di Fort Benning, Georgia, per chiedere all' amministrazióne di Obama porre fine alla militarizazióne degli USA  delle Amériche, e per chiudere la Scuola delle Amériche (SOA / WHINSEC) ( Per maggiori informazióni visita SOAW.org )

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     Avviso Ugrente – Si chiede la massima diffusione sul Web              

    SI RICHIEDE LA MASSIMA DIFFUSIONE

    CAMPAGNA DI RACCOLTA  DI  MEDICINALI

    SOS: CONTINUA IL GENOCIDIO A  BANI WALID! (LIBIA)

    Si deve cercare dove possiamo: farmacie, distributori farmaceutici,

    ospedali, ambulatori, sindacati della sanità, etc. 

    ________________________________________________ 

    SE RUEGA MASSIMA DIFUSIÓN

     CAMPAÑA DE RECOGIDA DE MEDICAMENTOS

    SOS: ¡DETENED EL GENOCIDIO EN BENI WALIT! (LIBIA)

    Hay que buscarlos donde podamos: farmacias, distribuidores

    farmacéuticos, hospitales, ambulatorios, sindicatos de la sanidad, etc.

    ________________________________________________

    Durante le últime settimane presso il sito Ojos para la Paz/ Plataforma Global contra las Guerras  abbiamo ricevuto contínue richieste e solleciti di aiuto da Bani Walid, una città libica i cui  abitanti appartengono alla tribù Warfala,  che è sotto assedio e sotto bombardamento, con armi pesanti…e perfino con napalm, gas sarín, e altre armi proibite dalla convenzióne di Ginevra

     Obiettivo – Distruggere, massacrare l'intera tribù Warfala 

    L' obbiettivo del governo mercenario imposto in Libia dalla autonominata “Comunità Internazionale” è distruggere questa città, come già si fece con Sirte, e sterminare questa tribùGli  ospedali continúano pieni di feriti e persone in asfissia, a causa dei gas impiegati, e ci hanno passato liste di medicinali che necessitano con urgenza. La nostra disperazione e la nostra impotenza è enorme.

     L'indifferenza dei media occidentali 

    Per quante gestioni abbiamo fatto abbiamo poturo contare solo su  "Russia Today"  e su "Más Voces", a causa del blocco mediático, nè purtroppo abbiamo potuto  pubblicare le liste di medicinali di cui questa povera gente necessita. Il mondo si gira dall'altro lato mentre si consuma il genocidio a Beni Walit. 

     La Raccolta di medicinali alla quale vi chiediamo di aderire 

    Per tutto ciò  stiamo iniziando una raccolta di medicinali.

    LISTA DI MEDICINALI CHE SERVONO CON URGENZA A BANI WALID (LIBIA) 

     

    LISTADO DE MEDICAMENTOS QUE PRECISAN CON URGENCIA EN BENI WALIT 

    1-Promethazine …………………………..…..6000

    2-Paracetamol infusio…………………..…….6000

    3-Cloxamethasone…………..…………………6.000

    4-Diclofenac na……………………….……….12.000

    5-Metodopramide……………………………..12.000

    6-Ranisitidine…………….………………………6.000

    7-Heparin sodium……………………………….5000 i.u.

    B. Brun …………………………..………………..6000

    8-Metrodinazolo…………………………………12.000

    9-Hydralazine……………..………………………..200

    10- Coffnaxone…………….iv..………………….1200

    11- Nifedipine, 10 mg……………………….……6000

    12-Jelonex roll……………………..……………….3000

    13-Canula Gr-20…………………….……………20.000

    14- Canula Gr 22……………………….………….30.000

    15 -Canula Gr 24……………………….……………6000

    16- Canula Gr 26……………………….……………1.000

    17-Examisaton groves Non Sterile

    -S-…………………………………………60.000

    -M-………………………………………..60.000

    -L-…………………………………………60.000

    18-Vac. Drain nº 14……………………….…………….300

    19-Vac Drain nº 16……………………….………………300

    20- Opsite, 25x 10 cm……………………….………10.000

    21-Umblical clamp…………………….…………………3000

    22-Central venoces catheter 3 way……………………500

    23- ventolin mask. Adult…………………….………….2000

    24- Ventolin Mask paed……………………..…………….500

    25- Oxigen mask adult…………………….………………2000

    26- Oxigen mask paed……………………..……………….500

    27- Lary ugoal mask

    (re- usable) 3……………10 pcs

    4.    4-…………..10 pcs

    5…………….10 pcs

    28- Central venous catheter………..10 pcs

    3 way-paediatric

    29- Trackeostomy tube:

     

    -7……………………….……..200pcs

    -8……………………….………200 pcs

    -9……………………….……….200 pcs

    30- Face mask for anesthesia:

    -o……………………….………5 pcs

    -1……………………….………5 pcs

    -2……………………….……….5 pcs

    -3……………………….……….5 pcs

    -4……………………….……….5 pcs

    -5……………………….………..5 pcs

    31-Sodatine CO2 absorbont…………………………………………..50 pcs

    32- Alcohol 96,5 %………………………..……………………………..600 Lit

    33- Catheter for suction…………………F-14………………………1000 pcs

    34- Minor surgical 501……………………………………………………..50 set

    35- Nasal Pronge Adult…………………….…………………………………100

    36- Nasal pronge paed……………………..…………………………………100

    37- Nasal pronge -Neonates………………………………………………….50

    38-Scisor- All types…………………….………………………………………200

    39- Sphygmomanometer. Adult…………………….……………………….50

    40- Sphygmomanometr paed……………………..………………………….20

    41- Plastir paper roll……………………..……………………………………..500

    (for sterilization)

    42-Merisilk-o-cutting………………………………………………………….30 box

    43-Mrisilk-1- ctting…………………………………………………………….30 box

    44-Merisilk-210 cutting…………………..…………………………………..30 box

    45-Merisilk-310 cuting………………………………………………………..30 box

    46-Merisilk-410 cutting…………………..…………………………………..20 box

     

     Spagnolo – Versione Originale del comunicato 
     

    Durante las últimas semanas en Ojos para la Paz/ Plataforma Global contra las Guerras se han venido recibiendo contínuos llamamientos y solicitudes de ayuda desde Beni Walit, una ciudad libia cuyos habitantes pertenecen a la tribu Warfala,  que está siendo asediada y bombardeada, con armamento pesado…y también con napalm, gas sarín, y otras armas prohibidas por la convención de Ginebra. El objetivo del gobierno mercenario impuesto en Libia por la autodenominada “Comunidad Internacional” es destruir esta ciudad, como ya hiciera con Sirte, y exterminar a esta tribu Los hospitales continúan llenos de heridos y personas que se asfixian, a causa de los gases empleados, y nos han pasado listados de medicamentos que necesitan con urgencia. Nuestra desesperanza y nuestra impotencia es monumental. Por muchas gestiones que hemos realizado solo hemos contado con Russia Today* y con Más Voces, a causa del bloqueo mediático, ni siquiera hemos podido hacer públicos los listados de medicamentos que estas pobres gentes necesitan. El mundo mira para otro lado mientras se consuma el genocidio en Beni Walit. Por todo ello estamos iniciando una recogida de medicamentos.

    Purificación Gonzalez de la Blanca

    Ojos para la Paz/ Plataforma Global contra las Guerras

    www.ojosparalapaz.org

    *http://actualidad.rt.com/actualidad/view/41665-libia-libre-siguen-enfrentamientos-ano-muerte-gaddafi

      http://www.youtube.com/watch?v=RicrSVsHoyI

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     Leggi Articoli Correlati – Approfondimenti                                                

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      Leggi Articoli in Allegato – Approfondimenti  sul tema                          

    VIDEO YUOTUBE – ( https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=RicrSVsHoyI )

    MANIFESTAZIONE PER LA RICHIESTA DELLA FINE DELL'ASSEDIO SU BANI WALID ( LIBIA ) 

     

    Orrore Siria – Padre Paolo Dall’Oglio: Chi Rappresenta?

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    Martedì, Ottobre 23th/ 2012  – di Marinella Correggia, Sibialiria –  Sibialiria / Bombe a Grappolo / Human Rights Watch dopo misurata fa il bis in Siria / Esteri / Siria / Washington / Assad / Obama / Piano Imperialista / New York Times / Damasco / Neocolonialismo / Europa / Human Rights Watch / Amnesty International / […]

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    Venerdì, Ottobre 19th/ 2012 –  di Maria Laura Barbuto – Esteri / Africa / Medioriente / Mali / Iran / Francia / Guerra / Nazioni Unite / Regimi / Shari’ a / Romano Prodi / Barack obama / Stati uniti / Unione europea / Pacchetto di sanzioni  Mali: il terrore della guerriglia varcherà i confini […]

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    Terzi nega Visto a Delegazione Siriana per incontro istituzionale sulla Pace

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    Bugie Mediatiche sulla Siria – Testimonianza di un Ingegnere Siriano

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    Lunedì, Ottobre 8th/ 2012 – Testimonianza di Iyad Khuder –  Siria / Guerra / Testimonianza / Iyad Khunder / Esteri / Europa / Esercito siriano / Media / Pace / Guerra / Libertà / Diritti fondamentali /  Distruzione / Crimini / Manipolazione mediatica / Ribelli / Armi / Controllo del territorio / Jihadisti / Terrorismo / Homs […]

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    Siria, il regalo degli Stati Uniti ad Al Qaeda e vice versa

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    Lunedì, Ottobre 1st/ 2012  – Reportage-Inchiesta di Fida Dakroub e Sergio Basile –  Europa / Medioriente / Italia / Giulio Terzi di Sant'Agata / Siria /  Canada / Iran / Qatar / Turchia / Arabia Saudita / Damasco / Teheran / Ottawa / Aleppo / Guerra / Regime / Incubo Siria / Democrazia / Diritti Umani […]

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    Lunedì, Ottobre 1st/ 2012  – di Thierry Meyssan –  Mondo / Siria /Libia / Stati Uniti d'America /  Francia / Iran / Libano / Libia / New York /  Bengasi / Onu / Assemblea Generale Nazioni Unite /  Nato / Consiglio di Cooperazione del Golfo / Oscurantismo /Al Qaeda /  Primavera araba / Islamici / […]

    L’ONU Approva il discusso Rapporto Siria: racconti di Fonti di Parte spacciati per Prove

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    Sabato, Settembre 29th/ 2012  – di Marinella Correggia –  Siria /  Parlamento europeo / Consiglio ONU / Guerra / Regime / Incubo Siria / Democrazia / Conclusioni senza prove / Rapporto Commissione CoI / Consiglio dei Diritti Umani / Popolazione Siriana / Assad / Marinella Correggia / Prove inconsistenti / Damasco / Ginevra / Commissioni […]

    Le guerre create dagli Usa, la piaga del XXI Secolo

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    Giovedì, Settembre  27th / 2012 –  di Maria Laura Barbuto – Mondo  / Piaga del XXI Secolo / NWO / Stati Uniti d’America / Libia / Iraq / Afghanistan / Yemen / Siria / Egitto / Guerra / Dittatura / Ribelli / Armi nucleari / Regimi / Diritti umani / Libertà / Media / Dignità […]

    Siria, Conclusioni del Rapporto Onu senza Prove

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    Giovedì, Settembre 27th/ 2012 – di Marinella Correggia –  Siria /  Guerra / Regime / Incubo Siria / Democrazia / Conclusioni senza prove / Rapporto Commissione CoI / Consiglio dei Diritti Umani / Popolazione Siriana / Assad / Marinella Correggia / Prove inconsistenti / Damasco / Ginevra / Commissioni ONG / Local Coordination Committees / […]

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    Giovedì, Agosto 30th/ 2012  – Reportage-Dossier di "Qui Europa" –  Ue / Esteri / Siria / Guerra / Strategia del terrore / Assad / Obama / Reagan / Nato / Consiglio di Sicurezza dell'Onu / Disastro umanitario / Dittatura dell'Occidente / Mistificazioni mediatiche / Propaganda Occidentale / Occupazione forzata / Morte / Usa / Damasco […]

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    16 agosto 2012No CommentRead More#

     

    Reportage Siria – La vile e menzognera guerra per il Gas

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    Venerdì, Agosto 3rd/ 2012 – L'Editoriale di Sergio Basile –   Ue / Esteri / Siria / Guerra / Strategia del terrore / Assad / Obama / Putin / Georgieva / Consiglio di Sicurezza dell'Onu / Disastro umanitario / Dittatura dell'Occidente / Mistificazioni mediatiche / Propaganda Occidentale / Occupazione forzata / Morte / Nuovo Ordine […]

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    Martedì, Luglio 31th/ 2012 – di Silvia Laporta e Sergio Basile –    Esteri / Siria / Usa / Ue / Italia / Sanzioni / Giulio Terzi / Barack Obama / Francia / Inghilterra / Alleati / Primavera araba / Assad / Aleppo / Conflitti / Radio francese / Testimonianze civili siriani / Ribelli controllati / esercito Libero […]

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    Mercoledì, Luglio 18th / 2012 – di Maria Laura Barbuto – Esteri / Siria / Russia / Stati Uniti / Francia / Inghilterra / Damasco / Trimse / Hama / Vittime / Stragi / Esercito / Scontri / Ribelli / Stampa internazionale / Terrorismo / Al Qaida / Elicotteri da battaglia / Attentati / Attacchi […]

    La Gabbia Sociale e la Nostra Rivoluzione – Aderisci alla Campagna “Pensa e Scrivi” di “Qui Europa”

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    Venerdì, Settembre 7th/ 2012 – di Serena Spagnolo e Sergio Basile – Unione europea / Bruxelles / ICE / Iniziativa Europea dei Cittadini / Liberismo / Neoliberismo / Privatizzazioni / Capitalismo / Noam Chomsky / Duccio Cavalieri / Università di firenze / Dio / Fede / Uomini liberi / Libertà / Rivoluzione / TG / […]

     

  • Turchia – contro la Siria, anche atti di Pirateria Aerea – All’Ue un incredibile ed immeritato Nobel per la Pace

    Turchia – contro la Siria, anche atti di Pirateria Aerea – All’Ue un incredibile ed immeritato Nobel per la Pace

    Venerdì, Ottobre 12th/ 2012

    – di Sergio Basile – 

    Esteri / Italia / Unione europea / Europa / Siria / Guerra / Turchia / Nato / Pace / Guerra / Libertà / Manipolazione mediatica / Armi / Controllo del territorio / Russia / Erdogan / Ankara / Damasco / Vladimir Putin / Coinvolgimento di Mosca / Visita di Putin ad Ankara / Dirottamento aereo / Syrian Air / Rasmussen / Ghaida Abdullatif / Dmitri Peskov / Assad / Governo siriano / Manuel Barroso / Herman van Rompuy / Premio Nobel per la Pace 

    Erdogan – contro la Siria, anche atti di

    pirateria aerea. All'indifferente Ue

    il Nobel per la Pace

    L'Appello di Qui Europa: "Fermate i pirati di Erdogan" 

    Anche Mosca chiamata in ballo: immediata la risposta

    stizzita di Putin che annuncia visita ad Ankara

    Bruxelles – All'Ue, intanto, un clamoroso ed immeritato

    Premio Nobel per la Pace

    Ankara, Mosca, Damasco, Bruxelles – S'infittisce ancor di più la controversia tra Turchia e Siria, una questione spinosa che sembra coinvolgere sempre più la stessa Russia di Putin, sulla scorta degi ultimi sconcertanti colpi di testa del premier turco Erdogan, il "guerrafondaio" grande amico di Obama. Un Erdogan che sembra voler continuare spedito con la sue politiche d'ingerenza – bellica e non solo – verso la martoriata e dimenticata Siria di Assad, emulo delle gesta più vergognose dello stesso ex premier francese Nicolas Sakzozy, nei confronti della Libia di Gheddafi. Alla base di tutto, come già denunciato dal nostro Osservatorio Nazionale Indipendente – malgrado i tentativi di confondere le acque da parte dei media occidentali, appiattiti sulle posizioni ufficiali di Usa e Nato – ci sarebbe la guerra, commerciale e non solo, per il controllo dell'ambito gas siriano, e l'antagonismo (quasi da guerra fredda) tra gli Usa del Progetto Nabucco e la Russia di Gazprom.

     Lo zampino di Washington? 

    Allora non ci stupisce affatto la notizia diramata nelle scorse ore dalle agenzie di stampa turche, secondo la quale Ankara avrebbe letteralmente costretto all'atterraggio – in un vero e proprio atto di pirateria aerea – un volo della compagnia Syryan Air, trattenuto per ore presso l'aeroporto della capitale turca, la notte dello scorso giovedì. E ciò con l'infondato pretesto di urgenti controlli di sicurezza. Ankara, pare su consiglio di Washington, avrebbe fiutato presunte armi russe nascoste sul volo in questione, destinate a supportare la causa siriana, in difesa all’Esercito governativo di Assad. 

     Fermate i "Pirati" di Erdogan!  

    Immediate sono state le proteste del governo siriano che ha parlato senza mezzi termini di un gravissimo “atto di pirateria” che va a peggiorare l'immagine di una Turchia bellicista e al servizio dell'imperialismo Usa. M a acreare ulteriore imbarazzo ad Erdogan, a livello internazionale, anche le indiscrezioni (poi confermate da prove fotografiche) dei maltrattamenti subiti dall'equipaggio: tra i quali figuravano anche numerosi cittadini di nazionalità russa.  Pare 17.

     Un Dirottamento gravissimo  

    Tra l'altro nell'azione di dirottamento non sarebbero state rispettate neppure le tradizionali misure di sicurezza, ed i jet militari turchi sarebbero entrati nella sfera di volo dell'aereo della Syrian Air, compagnia che ha già annunciato pesanti conseguenze legali, parlando di "tentativo di inasprire i rapporti tra i governi al fine di fomentare ed ingenerare altri disordini militari e bellici". Brusca anche la replica del Cremlino – mediante il portavoce Alexander Lukashevich – che ha parlato di aperta ed espressa provocazione anche verso Mosca. Una provocazione dietro la quale ci sarebbe lo zampino della CIA. Un atto di violenza che si è poi perpetrato anche verso un'équipe di diplomatici russi recatisi sul posto per prestare soccorso ai propri connazionali spauriti e maltrattati. Prevista – secondo le ultime agenzie russe – una imminente visita di Putin an Ankara, al fine ci chiarire l'accaduto. Un Vladimir Putin che, pertanto, potrebbe anticipare la sua visita ufficiale in Turchia precedentemente fissata per il 3 dicembre, in occasione della terza edizione del Consiglio superiore di cooperazione turco-russo.

     Il Premio Nobel per la Pace all'Unione europea  

    Intanto a Damasco ed Aleppo si continua a morire, mentre in queste ore è giunta notizia del Nobel per la Pace inaspettatamente e clamorosamente assegnato all'Unione europea, per il suo impegno dimostrato sia in Europa che nelle controversie internazionali. Francamente un premio che giudichiamo insensato e farlocco. Una pagliacciata senza precedenti. Un atto propagandistico e di cattivo gusto. L'Ue, infatti, oltre a non far nulla di concreto per bloccare la speculazione nell'Eurozona (che sta mietendo migliaia di vittime) sta facendo di tutto per inasprire la crudele austerity. Inoltre la stessa Ue si sta rivelando un vero e proprio fantasma in materia di politica estera in Medioriente. Nulla ha fatto per cercare di fermare le barbarie occidentali in Siria; né tantomeno per cercare di arrestare i disumani atti di terrorismo a Bani Walid, in Libia, perpetrati ai danni di migliaia di civili, che da giorni sarebbero stati fatti oggetto del lancio di bombe e gas velenosi. Centinaia o addirittura migliaia sarebbero le vittime, solo nell'ultima settimana. Altro che Nobel per la Pace. Bisognerebbe assegnare a Manuel Barroso, Herman van Rompuy e compagnia bella un nuovo paio di occhiali.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

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    – di Tony Cartalucci – 

    Esteri / Europa / Siria / Guerra / Turchia / Stati Uniti d'AMerica / Esercito siriano / Nato / Al Qaeda / CIA / Media / Pace / Guerra / Libertà / Diritti fondamentali /  Distruzione / Crimini / Manipolazione mediatica / Ribelli / Armi / Controllo del territorio / Jihadisti / Terrorismo / MEK / Diritto alla vita / Profughi / Turchia / Guerra / Erdogan / Ankara / Aleppo / Damasco / Ammissioni del New York Times / Brookings Institution / Diritti Umani / Nato / Russia / Cina 

    La Turchia tenta di provocare una

    Guerra contro la Siria 

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    sconosciuti hanno attaccato una città di

    confine turca 

     

     

     

     

     

    Ankara, Damasco, Aleppo – Dopo aver ospitato terroristi stranieri e sostenuto le loro operazioni lungo tutto il confine siriano-turco per oltre un anno, la Turchia, membro della NATO, ha sostenuto di aver risposto militarmente contro “obiettivi” in Siria, per un presunto attacco al territorio turco che essa attribuisce al governo siriano. Nonostante le organizzazioni terroristiche pesantemente armate che operano in gran numero su entrambi i lati del confine turco, con l’esplicita approvazione e il supporto logistico della Turchia, il governo di Ankara sembra aver escluso la possibilità che queste forze terroristiche, non l’esercito siriano, siano responsabili dell’attacco con dei colpi di mortaio, che i militanti armati sono noti usare ampiamenteIl New York Times, nel suo articolo intitolato L’artiglieria della Turchia spara su obiettivi siriani in rappresaglia per la morte di civili”, ammette che: “Non si sa se i proiettili di mortaio siano stati sparati dalle forze governative siriane o dai ribelli che combattono per rovesciare il governo del presidente Bashar al-Assad. La risposta turca sembrava dare per scontato che il governo siriano ne sia responsabile”. L’immediato atto ingiustificato di aggressione militare della Turchia, insieme all’istintiva condanna degli Stati Uniti, ha tutte le caratteristiche di un evento orchestrato, o per lo meno, di un tentativo di cogliere opportunisticamente un caso isolato per far avanzare in modo infido l’agenda geopolitica collettiva dell’Occidente. La Siria non ha evidentemente alcun interesse a minacciare la sicurezza della Turchia, né alcun motivo di attaccare il territorio turco, cosa che fonirebbe sicuramente la scusa che si cerca per poter intervenire direttamente a fianco dei fallimentari terroristi fantocci della NATO.

     Il Pretesto della Turchia per la guerra alla Siria 

    E’ stato precedentemente riportato che la Turchia è stata designata dalla NATO e, più specificamente, da Wall Street e Londra, a guidare gli sforzi per ritagliare “zone franche” nel nord della Siria, e di farlo tramite una falsa forza“umanitaria” o un falso pretesto per la “sicurezza”. Ciò è stato confermato dal Brookings Institution, un think-tank sulla politica estera degli Stati Uniti, finanziato daFortune-500, che ha stilato i progetti per il cambiamento di regime in Libia così come in Siria e Iran. Nella sua relazione Valutazione delle opzioni di un cambio di regime si afferma: “Un’alternativa agli sforzi diplomatici su come concentrarsi per porre fine alle violenze e avere accesso umanitario,come si sta facendo sotto la guida di Annan. Ciò potrebbe portare alla creazione di zone franche e corridoi umanitari che dovrebbero essere sostenuti da un limitato potere militare. Ciò, naturalmente, non raggiunge gli obiettivi degli Stati Uniti per la Siria, in cui Assad potrebbe conservare il potere. Da questo punto di partenza, però, è possibile che una vasta coalizione con un mandato internazionale possa aggiungere ulteriori azioni coercitive ai suoi sforzi“. Pagina 4, ‘Valutazione delle opzioni per il cambiamento di regime’, Brookings Institution. Il Brookings continua descrivendo come la Turchia potrebbe allineare grandi quantità di armi e truppe lungo il confine, in coordinamento con gli sforzi israeliani nel sud della Siria, che potrebbe contribuire a un violento cambiamento del regime vigente in Siria: “Inoltre, i servizi di intelligence d’Israele hanno una forte conoscenza della Siria, così come delle attività nel regime siriano, che potrebbero essere utilizzate per sovvertire la base di potere del regime e avviare la rimozione di Assad. Israele potrebbe inviare truppe su o vicino le alture del Golan e, in tal modo, potrebbe distogliere le forze del regime dal reprimere l’opposizione. Questa posizione può evocare la paura nel regime di Assad di una guerra su vari fronti, in particolare se la Turchia è disposta a fare lo stesso sul suo confine, e se l’opposizione siriana è alimentata continuamente con armi e addestramento. Una tale mobilitazione potrebbe, forse, convincere la leadership militare della Siria a cacciare Assad al fine di preservare se stessa. I sostenitori argomentano che questa pressione supplementare potrebbe far pendere la bilancia contro Assad in Siria, se altre forze vi si allineano correttamente”.Pagina 6, ‘Valutazione delle opzioni per il cambiamento di regime’, Brookings Institution.

     Aleppo e il ruolo dei Turchi 

    I leader turchi hanno chiaramente passato molto tempo a fabbricare scuse varie per soddisfare le richieste di Washington, fabbricando o approfittando delle violenze che la stessa Turchia promuove lungo il confine con la Siria. La relazione menzionerebbe anche il ruolo della Turchia nel contribuire a minare, sovvertire e staccare l’antica città settentrionale di Aleppo“Poiché la creazione di un’opposizione nazionale unificata è un progetto a lungo termine che non avrà probabilmente mai pieno successo, il gruppo di contatto, pur non abbandonando questo sforzo, può chiedere obiettivi più realistici. Ad esempio, potrebbe concentrare il massimo sforzo per l’attesa frattura tra Assad e, diciamo, l’elite di Aleppo, la capitale commerciale e città in cui la Turchia ha il maggior effetto leva. Se Aleppo dovesse cadere in mao all’opposizione, l’effetto demoralizzante sul regime sarebbe notevole. Se questa opzione fallisce, gli Stati Uniti potrebbero semplicemente accettare una pessima situazione in Siria o intensificare una delle seguenti opzioni militari”. Pagina 6, ‘Valutazione delle opzioni per il cambiamento di regime’, Brookings Institution.

     La nota del Brookings Institution e i "Diritti Umani" 

    Le opzioni militari comprendono tutto ciò che serve a perpetuare le violenze, secondo la Brookings, “facendolo sanguinare, si mantene un avversario regionale debole, evitando i costi dell’intervento diretto“, dalla “no-fly zone” in stile ad libico a una vera invasione militare. E’ chiaro, leggendo la nota della Brookings, che la cospirazione ha avuto inizio fin dalla sua redazione; con varie opzioni militari in fase di preparazione e vari cospiratori che si posizionano per eseguirle. Per la Brookings Institution le “zone franche” e i “corridoi umanitari” sono destinati ad essere creati dal membro della NATO, la Turchia, che per mesi ha minacciato di invadere parzialmente la Siria, al fine di raggiungere questo obiettivo. E mentre la Turchia sostiene che tutto ciò si basa su “questioni umanitarie”, esaminando la situazione abissale dei diritti umani in Turchia, oltre alle proprie attuali campagne di genocidio contro il popolo curdo, sia all’interno che all’esterno delle sue frontiere, è chiaro che sta semplicemente adempiendo agli ordini dettati dai suoi padroni occidentali di Wall Street e della City di Londra.

     Le implicite ammissioni del New York Times 

    Questo ultimo scambio a fuoco tra la Turchia e la Siria non è il primo. La Turchia ha fabbricato storie su pretesi ‘attacchi’ delle truppe siriane oltre il confine turco-siriano. The New York Times ha pubblicato queste accuse in grassetto, prima di ammettere, in fondo pagina, che “non è chiaro che tipo di armi hanno causato danni, domenica, a circa sei miglia all’interno del territorio turco“, e che “ci sono resoconti contrastanti circa l’incidente“. Come lo sono tutte le accuse fatte dalla NATO, dall’ONU e dai singoli Stati membri per giustificare l’ingerenza negli affari della Siria, questi resoconti comprendo le voci sparse dagli stessi ribelliE’ chiaro che la Turchia, la NATO e le Nazioni Unite tentano continuamente di inventarsi un pretesto per la creazione di “zone franche” e “corridoi umanitari” destinati ad aggirare il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che ha visto i tentativi di via libero all’intervento militare bloccati dal veto multiplo posto da Russia e Cina. Che le Nazioni Unite non siano riuscite del tutto a condannare le provocazioni combinate e l’ingerenza negli affari della Siria, illustra il fallimento assoluto della sovranazionalità, per non parlare della governance globale.

    Articolo di Tony Cartalucci – Land Destroyer Report

    ( Traduzione di Alessandro Lattanzio )

    in collaborazione con www.silviacattori.net e www.quieuropa.it

    di Silvia Cattori e Sergio Basile

     

    Testo originale in inglese 
    http://landdestroyer.blogspot.ch/2012/10/turkey-attempts-to-trigger-war-vs-syria.html

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