Reddito e lavoro – Tesi di Bergoglio e antitesi della Dottrina Sociale della Chiesa

Domenica 28 maggio/ 2017   

di Sergio Basile e Rocco Carbone / Sete di Giustizia

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Reddito e lavoro – La tesi di Bergoglio e la

divergente tesi della Dottrina Sociale

della Chiesa

La nota stonata di Bergoglio a Genova:  
 
"Dev’essere chiaro che l’obiettivo vero da raggiungere
 
non è il “reddito per tutti”, ma il “lavoro per tutti”! 
 

 

di Sergio Basile e Rocco Carbone / Sete di Giustizia

il reddito secondo la dottrina sociale della chiesa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Bergoglio: si al lavoro… E il reddito per tutti?    

Roma - di Sergio Basile e Rocco Carbone/ Sete di Giustizia –  Nella visita pastorale all’arcidiocesi di Genova, Papa  Bergoglio ha incontrato un folto gruppo di rappresetanti del mondo del lavoro nello stabilimento dell'Ilva, dedicando un pensiero a quanti soffrono la piaga della disoccupazione, paradossale morbo dell'era della globalizzazione: catastrofe mondiale, tra l'altro, benedetta dai "grandi della Terra" nell'ultimo, inutile, G7 di Taormina. Il suo discorso d'esordio per certi versi era apparso incoraggiante, almeno nelle prime battute, in quanto recante l'invito a 

               "…non rassegnarsi all’ideologia che sta prendendo piede ovunque, 

che immagina un mondo dove solo metà o forse due terzi dei lavoratori lavoreranno, 

                         e gli altri saranno mantenuti da un assegno sociale. 

                                                      Papa Bergoglio

Meno incoraggianti, per contro, le battute finali della sua "denuncia", apparsa nel complesso piuttosto sui generis, se rapportata al fulcro del messaggio socio-economico espresso dalla Dottrina Sociale della Chiesa:

  Dev’essere chiaro che l’obiettivo vero da raggiungere non è il “reddito per tutti”, 

                                              ma il “lavoro per tutti”! 

        Perché senza lavoro, senza lavoro per tutti, non ci sarà dignità per tutti" 

                                                      Papa Bergoglio 

A tal proposito, pur riconoscendo a certi livelli il lavoro come biblico e indiscusso mezzo di nobilitazione della condizione umana, dissentiamo in toto da questa curiosa conclusione e, a scanso di equivoci, vi proponiamo di seguito una illuminante riflessione estratta da un video del Professor Giacint Auriti, del 25 ottobre 2002, sulla Dottrina Sociale della Chiesa, riconducibile al pensiero e agli scritti di Papa Leone XIII.

 Dacci il nostro pane quotidiano (e il ns. reddito)

Giacinto Auriti: "Le parole essenziali del Pater Noster, la preghiera che ha insegnato Gesu', sono 

                                dacci oggi il nostro pane quotidiano…

in questa frase sta l'essenza, il cuore della Dottrina Sociale della Chiesa: visione universale di diritto sociale che riguarda la collettivita' di tutti gli stati. A questo punto dobbiamo fare una riflessione: per dare ad ognuno il pane quotidiano gli dobbiamo dare il denaro per comprarlo perche' altrimenti la Dottrina Sociale della Chiesa rimane relegata nel mondo delle grandi utopie, come fino ad oggi e'! Il cuore (del problema socio-economico – Ndr) e' garantire ad ognuno il denaro per comprare pane. Infatti quello che manca, oggi, non e' il pane da mangiare ma il denaro per comprarlo

                   50 milioni di uomini muoiono di fame ogni anno 

  pur se si ditruggono gli eccessi di produzione di generi alimentari, 

                              i surplus agricoli vanno distrutti 

                       perche' non c'e' nessuno che li compra 

                    anche se se c'e' gente che muore di fame.

                                       Prof. Giacinto Auriti

 Reddito: diritto di pretendere il pane quotidiano 

Continua Auriti – "Quando parla Cristo e dice: "dacci il nostro pane quotidiano"…che vuol dire nostro? Signfica non solo avere il pane, ma anche il diritto di pretenderlo! La proprieta' del pane, il principio del "tutti proprietari" che fu  valorizzato da Papa Leone  XIII nella enciclica Rerum Novarum, e' il cuore del diritto sociale, il cuore della Dottrina Sociale della ChiesaQuando si nega il diritto si nega il godimento giuridico. Dunque, 

             per dare ad ogni persona il diritto di pretendere 

       dobbiamo dargli la moneta, strumento di costo nullo. 

Infatti il valore e' una dimensione del tempo, cioe' una previsione: in base a ciò, basta che noi ci mettiamo d'accordo per dare ad un simbolo valore monetario e quel pezzo di carta diventa moneta…oro fatto di carta, perche' basta la convenzione. 

La moneta e' una fattispecie giuridica e chi crea il valore della moneta 

                         non e' chi la emette ma chi l'accetta…"

                                                      Prof. Giacinto Auriti

il reddito secondo la dottrina sociale della chiesa

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 Bergoglio conosce il problema del reddito…        

Dunque, le parole di Bergoglio,

                                   "Dev’essere chiaro che 

        l’obiettivo vero da raggiungere non è il “reddito per tutti”, 

                                   ma il “lavoro per tutti”!"…

                                           Papa Bergoglio

ci stupiscono e non poco, specie in ragione della lettera che i sottoscritti (Sergio Basile e Rocco Carbone) inviarono allo stesso in data 13 ottobre 2013 - qualche settimana prima della pubblicazione dell'esortazione apostolica Evangelii Gaudium - con lo scopo di porre alla Sua attenzione il problema che soprassiede a tutti gli altri drammi socio-economici del nostro tempo: l'usura da emissione monetaria; l'usura da moneta-debito. Bergoglio qualche settimana dopo ci inviò una lettera di risposta (vedi foto in copertina), nella quale ringraziava gli scriventi, corredando la stessa di una foto autografa (vedi foto in copertina). Quello scritto – vedi articolo in allegato – rimase, tuttavia, sostanzialmente, lettera morta: il pontefice non è, di fatto, mai entrato nel cuore del problema nei termini sopracitati, pur conoscendo il nocciolo della questione monetaria che soprassiede a tutti i problemi di disoccupazione, tagli ai servizi sociali e ipertassazione. Oggi, alla luce di quest'ultima curiosa e spiazzante dichiarazione sulla non necessarietà di un reddito per tutti (e contestuale riconoscimento della necessità di un lavoro per tutti: utopia, favola irrealizzabile nell'era della robotica e dell'iper automazione dei processi, considerate anche le ultime dichiarazioni emerse dal G7, allineatosi palesemente su posizioni anti-protezionistiche) un senso di disorientamento ci assale.

 Reddito di cittadinanza, patrimonio dell'umanità 

In attesa di eventuali – provvidenziali – rettifiche di Bergoglio (se mai arriveranno…: illudersi non costa nulla!) non ci resta che prendere le distanze da queste sue conclusioni, auspicando che presto la proprietà popolare della moneta e il reddito di cittadinanza a credito, possano diventare patrimonio dell'umanità, in quanto espressioni più prossime dei diritti umani e della libertà conquistata da tutti i popoli della terra.

                                      La moneta è infatti, in ultima istanza, 

uno strumento di compressione o riconoscimento dei diritti e delle libertà personali: 

     non garantire un reddito a tutti significa, per estensione, schiavizzare l'umanità… 

Ne è esempio lampante la condizione cinese o meglio il fenomeno della cinesizzazione delle masse dei lavoratori (ormai status di "normalità" in quasi tutti i paesi del mondo): miliardi di uomini costretti dai rispettivi governi a lavorare come schiavi per produrre extra-redditi protesi per lo più a ripagare debiti indotti e non dovuti. Il lavoro, dunque, non può essere, in se stesso, la soluzione ai mali socio-economici del mondo… Piuttosto, nell'ottica dell'usurocrazia dominante, diviene strumento principe di serrato controllo sociale e schiavitù.

 Preambolo della lettera a Bergoglio del 2013

Concludiamo presentandovi il preambolo alla lettera inviata dai sottoscritti al Papa il 13 ottobre del 2013. Lo scritto per intero potrà essere letto nel link in allegato. "Santità, visto l'inesorabile, irrefrenabile e gravissimo processo di disintegrazione sociale ed economica della nostra amata società italiana al quale stiamo assistendo spesso, nostro malgrado, da meri spettatori, ma anche in riferimento e piena solidarietà alle tragiche situazioni che stanno oggi vivendo i nostri carissimi fratelli spagnoli, greci, portoghesi, irlandesi, ciprioti ed europei in generale, ci permettiamo di rivolgerLe queste brevi ed accorate righe.  Lei Santità, nei giorni scorsi ha dichiarato:

     "Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia!" 

Reputiamo questa affermazione importantissima perché riconosce che c'è stata, ed è ancora in corso una battaglia, e noi sappiamo che essa è iniziata storicamente e si è incancrenita con l'avvento della moneta-debito avvenuta oltre tre secoli fa. Con l'avvento di essa, infatti, l'usurocrazia internazionale ha conquistato il mondo,

    sostituendo ai termini e concetti cristiani e di rilievo assoluto come

                         "gratuità, amore al prossimo e libertà",

                                      termini e concetti come 

"debito usurocratico"; "egoismo sistemico"; "schiavitù da moneta-debito". 

Occorre ricordare sempre ed in ogni sede (come Lei, Santità, fa quotidianamente) che tutti i soprusi, le vessazioni, le persecuzioni, le miserie e i patimenti oggi indotti e perpetrati a danno dei popoli, riconducono a piccoli gruppi élitari di potere - più o meno occulti – dei quali abbiamo ampliamente parlato in centinaia di articoli e conferenze in giro per l'Italia e dei quali ci occupiamo quotidianamente dalle colonne dei nostri giornali e sul web. Gruppi che hanno il controllo della moneta e delle fonti di energia: quindi teoricamente invincibili! Ma solo teoricamente!"

 Missione della Chiesa libera…                          

La Missione della Chiesa e di tutti gli uomini davvero liberi e onesti / "Santità, riteniamo, pertanto, che per rimanere coerente al Vangelo di Cristo, la Chiesa Cattolica (intesa come "popolo di battezzati" e prelati) ma anche tutti gli Italiani onesti e di buona volontà (che non covano diaboliche e distruttive strategie di doppiogioco ispirate e pilotate da regie occulte) devono comprendere il senso assoluto delle Sue parole, ma anche andare oltre la funzione e l'immagine “dell'ospedale da campo” da Lei evocata, individuando e facendo conoscere la causa prima e reale delle battaglie e sostenendo strategie che portano a vincere definitivamente la guerra contro l'Usura nazionale ed internazionale, causa di tutti i mali, causa prima delle vergognose sacche di povertà esistenti nel mondo e di tutte le cosiddette "crisi economiche" e sperequazioni sociali". 

 Moneta-debito e usura                                        

"Santità, con questa nostra lettera aperta vogliamo portare alla Sua benevola attenzione il problema della moneta-debito e dire fermamente che "noi siamo per la proprietà popolare della moneta!". Oggi la moneta nasce di "proprietà" della banca che la emette prestandola ai cittadini. Noi – d'intesa con tutti gli enti ed organizzazioni nazionali ed internazionali, che ogni giorno interagiscono con le nostre redazioni - vogliamo che la moneta nasca di proprietà dei cittadinie – come sosteneva il grande ed indimenticato Prof. Giacinto Auriti, nostro comune riferimento – vogliamo, nell'interesse dei popoli, che sia accreditata ad ognuno come "Reddito di Cittadinanza"…(continua qui Lettera a Papa Francesco – Uniti contro la Grande Usura Internazionale)"

Sergio Basile, Rocco Carbone

Lettera a Papa Francesco / Roma, Città del Vaticano, 13 ottobre 2013

 

Sergio Basile, Rocco Carbone / Sete di Giustizia (Copyright © 2016 Qui Europa)

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 Video correlato – Prof. Giacinto Auriti                

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