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  • Basic Law: Israele Stato-Nazione – Preoccupazioni del Patriarcato latino

    Basic Law: Israele Stato-Nazione – Preoccupazioni del Patriarcato latino

    Mercoledì, 1 agosto / 2018

    Dichiarazione del Patriarcato latino di Gerusalemme

     Redazione Quieuropa,  Israele, Patriarcato latino di Gerusalemme, Basic Law, Israele stato-nazione  

    Basic Law: Israele Stato-Nazione – Le preoccupazioni del

    Patriarcato latino di Gerusalemme

    La nuova legge israeliana non offre nessuna garanzia costituzionale

    per i diritti degli autoctoni: palestinesi ignorati

     

    Dichiarazione del Patriarcato latino di Gerusalemme

    patriarcato latino di gerusalemme - basic law

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Basic Law: Preoccupazioni del Patriarcato latino 

    Gerusalemme – Dichiarazione del Patriarcato latino di GerusalemmeLa recente promulgazione della Legge Fondamentale (Basic Law) che dichiara “Israele Stato –Nazione del Popolo Ebraico” è causa di grande preoccupazione. Promulgata in apparenza per motivi politici interni, mentre

                      definisce Israele come lo Stato-nazionale del popolo ebraico,

              non offre nessuna garanzia costituzionale per i diritti degli autoctoni

                                 e delle altre minoranze che vivono nel Paese.

          I cittadini palestinesi di Israele, che costituiscono il 20% della popolazione,

                                restano totalmente ignorati da questa legge.

                                È inconcepibile che una Legge costituzionale

                                  ignori un intero segmento di popolazione,

                              come se i suoi membri non fossero mai esistiti.

    Anche nel caso in cui tale legge non abbia effetti concreti, essa manda un segnale inequivocabile ai cittadini Palestinesi di Israele, comunicando loro che in questo Paese non sono a casa loro. La lingua araba è stata degradata da lingua ufficiale a lingua “a statuto speciale”, e ci si è assunti l’impegno di lavorare per lo sviluppo dell’insediamento degli Ebrei sul territorio, senza nessuna menzione allo sviluppo del paese per il resto dei suoi abitanti. La Basic Law è esclusiva piuttosto che inclusiva, contestata più che consensuale, politicizzata più che fondata sulle norme fondamentali comuni e accettabili per tutte le componenti della popolazione.

                   Questa legge discriminatoria contravviene esplicitamente

             alla Risoluzione 181 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite,

            così come alla Dichiarazione di Indipendenza dello stesso Israele.

    La prima garantiva l’istituzione di uno Stato Ebraico assicurando pieni diritti civili agli Arabi che abitano in esso, e nella seconda i Fondatori del Paese chiaramente ed inequivocabilmente si preoccupavano di incoraggiare il suo sviluppo per il bene di tutti i suoi abitanti e di assicurare la completa eguaglianza dei diritti sociali e politici a tutti, indipendentemente dalla religione, dalla etnia o dal sesso di appartenenza.

                         Infine, questa legge contravviene e contraddice

      la Legge Fondamentale “Dignità umana e Libertà” promulgata nel 1995

                    che garantisce il rispetto della dignità di ogni persona.

                              Dove c’è discriminazione, non c’è dignità.

                                    In altre parole, la legge dice che

                         gli Ebrei non hanno gli stessi diritti degli Arabi

                                 e rifiuta di riconoscerne l’esistenza.

    Non è sufficiente avere e garantire diritti individuali. Ogni Stato con larghe minoranze dovrebbe riconoscere i diritti collettivi di queste minoranze, e garantire la difesa della loro identità collettiva, comprese le tradizioni religiose, etniche e sociali. I cittadini cristiani di Israele hanno la stessa preoccupazione di ogni altra comunità non-ebraica nei confronti di questa legge. Fanno appello a tutti gli appartenenti allo Stato di Israele che ancora credono nel concetto fondamentale dell’eguaglianza tra i cittadini di una stessa nazione, perché esprimano la loro obiezione a questa legge e ai pericoli derivanti da essa per il futuro di questo Paese.

    Dichiarazione del Patriarcato Latino di Gerusalemme / 30 luglio 2018

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  • Clotilde Bersone – L’Eletta del Dragone: testimonianza di una settimana santa satanica

    Clotilde Bersone – L’Eletta del Dragone: testimonianza di una settimana santa satanica

    Mercoledì, 1 agosto / 2018

    – Tratto da "L'Eletta del Dragone", memorie di Clotilde Bersone

     Redazione Quieuropa,  L'eletta del dragone, Clotilde Bersone,  Venerdì Santo,  Riti, omidicio  

    Clotilde Bersone – L’Eletta del Dragone: testimonianza

    di una settimana santa satanica

    Tratto dalle memorie di Clotilde Bersone (1877-1880), amante del

    presidente Usa J.A. Garfield (1880), capo segreto dell'Alta Loggia

    degli Illuminati di Francia (assassinato nel 1881)

     

    “Questi hanno un unico intento: consegnare la loro forza e il loro potere alla bestia.

                    Essi combatteranno contro l’Agnello, ma l’Agnello li vincerà,

                                perchè è il Signore dei signori e il Re dei re,

                            e quelli con lui sono chiamati gli eletti e i fedeli”.

                                                   Apocalisse XVII, 13

     

    Tratto da "L'Eletta del Dragone", memorie di Clotilde Bersone

    L’ELETTA DEL DRAGONE  — DALLE  MEMORIE  DI  CLOTILDE BERSONE

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Premessa                                                                     

    Premessa (continua da qui Clotilde Bersone – L’Eletta del Dragone: il primo incontro e qui l’affiliazione e la camera delle torture) Lo scritto che segue (terza parte) è un estratto delle “Memorie” di Clotilde Bersone, che a Parigi – dal 1877 al 1880 – fu l’amante di J.A. Garfield, eletto, poi nel 1880, Presidente degli Stati Uniti e assassinato nel 1881. Garfield all'epoca era, clandestinamente, il capo dell’alta Loggia degli Illuminati della Francia, e la Bersone, sempre secondo le sue “Memorie”, di tal Loggia dapprima fu affiliata, poi iniziata e infine l’ispirata.

                                  L'intento di questa pubblicazione sulla Massoneria

                        è quello di indurre il lettore,  ad una maggior presa di coscienza

           intorno alla vera realtà rappresentata da questa società segreta (setta) satanica.

    Il traduttore delle “Memorie”, scritte originariamente in francese, fu Monsignor Augusto Moglioni; mentre l’Imprimatur all’edizione italiana venne dato a voce dal Vescovo di Pescara a Monsignor Brandano, Abate di Pescara.

     Una settimana santa satanica                                  

    Parigi – Dalle memorie di Clotilde BersoneFui convocata alla Loggia il Martedì Santo; e vi ricevetti l’ordine di portare, per il Giovedì Santo, per parte mia, quindici ostie consacrate. Questa commissione non mi piacque affatto e non era quello che io mi aspettavo. Ma gli ordini della Loggia non si discutono, si eseguono. Debbo confessare che mi ripugnava questa colletta sacrilega; non era né per rispetto per le cose sante, né per paura della dannazione. Ho corso tutta la mattinata, dal Mercoledì al Giovedì Santo, da un santuario all’altro; mi inginocchiavo al momento voluto a tutte le balaustre che trovavo. Per evitare di spezzare o di deformare l’ostia, se si fosse incollata sulla lingua, m’avevano insegnato a sciacquarmi la bocca con aceto forte, che secca le mucose. Appena il prete aveva deposto il sacramento sulla mia lingua, fingevo d’inchinare piamente il capo e riponevo l’ostia consacrata tra le pagine di un libro provvisto di carta asciugante. Però avevo proprio fretta di finirla con questa bassa corvé, e mi domandavo con impazienza se, per caso, avrebbero continuato per molto tempo ancora a costringermi a simili sconcezze; mi sosteneva il pensiero che il Venerdì Santo mi avrebbe portato novità.

    Il Venerdì Santo, la Bersone, recatasi in Loggia, partecipa alla “celebrazione” della Settimana Santa.

    Confondendomi deliberatamente all’afflusso degli Affiliati, che in silenzio si recavano al piano superiore, mi trovai nella Camera Verde, ove aspettammo gli Iniziati e gli Adepti: appena giunti, si iniziò, se così si può osar dire, la festa, con una cerimonia comune. Al muro della sala, dal lato del Posto di vigilanza, è addossato un altare di marmo bianco, il cui centro é scavato in forma di cunetta. Al di sopra, giace un agnello, anch’esso di marmo; la sua testa è coronata di spine e le zampe trafitte da chiodi, il cuore trapassato da una lancia. Non c’è bisogno di spiegare questo simbolismo.

     Il rito blasfemo dell'agnello                                      

    Il Dragone e l’Agnello; il Cristo e l’Anticristo: tutto il vero segreto della Massoneria universale era là, schiacciando i miei occhi che non volevano vedere. Ed é per questo che questa festa della crocifissione è la Pasqua trionfale delle Logge; per questo tutte le Logge, in luogo della domenica dei cristiani, sognano, un pò dappertutto sulla terra, di fare del venerdì il loro giorno di riposo e di baldoria per commemorare la loro vittoria. Quando furono tutti riuniti e disposti dinanzi questo apparato,

           un Fratello postulante, salendo l’altare, afferra un agnello vivo, lo scanna,

              e, metodicamente, lo trafigge con tutti gli strumenti della Passione,

                                          come nell’Agnello di marmo.

    Ne distaccò poi la testa, i piedi e il cuore, cinicamente e sapientemente seviziati dalle sue mani, e questi pezzi gettò, come per purificar tutto col fuoco, nel braciere di bronzo, dove fu immerso nella coppa di marmo, come per purificare tutto con l’acqua. Il sacrificatore, allora, si lavò le mani nel sangue che riempiva la cunetta in mezzo all’altare; afferrò il ciborio, ne consumò l’Ostia consacrata, stritolò e insozzò a suo piacimento le altre ostie, recitando in ebraico la parodia di un testo sacro: “Non sei più tu che vivi, ma io che vivo in te, e t’immolo con le tue stesse mani”! Discese dall’altare, si scoprì il collo, immerse il capo nel bacino, si lavò lebraccia e uscì. Gli Affiliati, afferrando i rami di olivo, li gettarono sul suo passaggio e lo seguirono in processione, le braccia incrociate sul petto. Questi riti blasfemi non rivoltavano, ahimè! la mia coscienza, perchè riti sacrileghi o criminali; ma io li trovavo assurdi e disgustanti, e pensai di manifestare questa mia impressione almeno con l’espressione di disprezzo del mio viso. All’uscita, i diversi gruppi d’Illuminati si separarono.

     Un nuovo agghiacciante sacrificio umano            

    Gli Adepti e Affiliati inferiori si recarono alla Biblioteca e fu servito loro alla rinfusa carne e pesce, affinché trasgredissero così doppiamente, di Venerdì Santo, la legge ecclesiastica dell’astinenza. Gli altri discesero nel sotto suolo, lungo la Sala del festino, ma senza entrarci: perchè là il gruppo, di nuovo, si separò in due. Soltanto gli Iniziati, seguendo il lungo corridoio, entrarono nella Gnosi. Quanto agli Affiliati superiori, ai quali io appartenevo, risalirono alla Loggia quadrata, dove un’altra parodia accasciante e nauseante cominciò. Un Crocefisso d’ebano era posto in mezzo al Tavolino emiciclare. Al centro della sala, in fondo, un “mannequin” con la tiara in testa e la veste bianca; al lato un tripode, sul quale riposava un libro sormontato da undici candele. Altri due tripodi erano sormontati, ognuno, da altrettante candele: disposti in triangolo rappresentavano in quel modo, a tre, il delta sacro, mentre le 33 candele figuravano i trentatré gradi o gradini della misteriosa scala che mena all’Alta Massoneria. Un canto orribile si levò allora, e un’atmosfera di demenza agitò la sala. T*** afferrò una accetta; un clamore formidabile risuonò, mentre egli con un colpo vigoroso si scaraventò al collo del “manichino” dove pareva essere racchiuso un cadavere….. A quel colpo la vittima, questo è il nome rituale, gettò un grido stridente, e i suoi occhi uscirono dalle orbite. Un secondo colpo fece ruzzolare la testa per terra. Un silenzio subitaneo succedette a quella specie di delirio.

                                 Ciascuno degli Affiliati, uno dopo l’altro,

                   andò a temprare la sua mano nel sangue del decapitato;

            ma io indietreggiavo spaventata davanti a questo nuovo delitto.

    Un Affiliato più umano toccò la mia mano con le sue dita sanguinolenti, sussurrandomi all’orecchio: “Coraggio, sorella mia! Se la tua mano non è macchiata come le nostre, la si potrebbe reputare tiepida o complice: ora il nemico della Loggia deve essere il nemico di noi tutti.” Io udii appena, ancora agghiacciata d’orrore. La vittima era veramente viva? O io ero stata lo zimbello di una odiosa fantasmagoria? Ma già la cerimonia seguitava il suo corso e mi trascinava, mio malgrado. Avevano posto la testa su un piatto d’argento; noi processionalmente passammo alla Camera rossa, destinata, come si è detto, alle prove del sangue: quella testa fu deposta sul delta sacro: è un grande triangolo rovesciato fatto con un trasparente illuminato. Sui muri ci sono spade, sciabole, fioretti, lance lucenti: la camera ne è completamente tappezzata. Sono armi che brandiscono gli Iniziati quando un postulante esita, come me il giorno dell’Affiliazione, a pugnalare l’uno o l’altro “manichino”, pontificale o regale, oppure il cadavere imbalsamato.

     E' proprio il tempio dell'assassino                             

    Quindi, lo lasciai con vero sollievo per ritornare giù alla Sala del festino, dove questa volta si poté metterci a tavola dopo esserci lavate le mani. Per conto mio, mi fu impossibile mangiare checchessia, bevetti soltanto un goccio di vino: ero divorata dalla febbre. Alla frutta, lunghi brindisi alla libertà della nazione, alla morte del Papa, all’annientamento del cattolicesimo.

    E a ogni brindisi, il secondo Grand’Oriente scagliava un pò di vino in faccia al Crocifisso,

                    e, infine, ognuno scagliò contro il Crocifisso metà della coppa,

            bevendo il resto alla maniera massonica, in piedi e con la mano sul cuore.

    Il Cristo dislocato, spezzato, cadeva membro a membro dalla croce sulla tovaglia, tra i rimasugli dell’orgia; e ognuno, per disprezzo, si sforzava ancora di ridurre in pezzettini i pezzetti del Cristo caduti sulla tovaglia. Non bastasse questo, su un’Ostia consacrata furon inflitte delle incisioni, e poila s’inchiodò, o piuttosto la s’incollò sulla croce di ebano. Certi sozzoni scatarravano anche contro l’Ostia. Finirono poi per gettarla in quell’acqua rossa di sangue, in quell’acqua dove c’eravamo lavate le mani intrise di sangue. Rimasero parecchie altre Ostie, e parve che si aspettasse qualcuno o qualcosa per profanarle. D’improvviso, vennero a bussare alla porta, e dovemmo risalire su, alla Camera del Noviziato, dove avevano preparato altre pietanze e altri vini. Una dozzina di femmine, della più bassa moralità, vere meretrici, truccate e dal linguaggio osceno, aspettavano là. Come già me n’ero accorta parecchie altre volte, l’orgia, alla Loggia, finiva sempre in lussuria bestiale; e, questa volta, non si risparmiava neppure più la promiscuità di quei porci e di quelle meretrici! Durante quel tempo, l’ho saputo più tardi, quella gente si è divertita a profanare con toccamenti ignobili… le altre Ostie; e aveva finito di inebriarsi in raffinamenti di empietà e di impurità, inconcepibili e impossibili a descrivere.. (continua…)

    Tratto da "L'Eletta del Dragone", memorie di Clotilde Bersone (1877-1880)

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     Prima e Seconda parte                                               

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    21 luglio 2018Commenti disabilitati

  • Sessualità biologica o immaginaria? Siamo alla follia!

    Sessualità biologica o immaginaria? Siamo alla follia!

    Martedì, 31 luglio / 2018

    – di Patrizia Stella

     Redazione Quieuropa, Patrizia Stella, Disforia di genere, Comitato Nazionale per la Bioetica, Gender  

    Sessualità biologica o immaginaria? Siamo alla follia!

    L'ultima trovata dei profeti della teoria gender: "curare" la

    "disforia di genere" (patologia inventata)

     

    di Patrizia Stella

    disforia di genere

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Premessa                                                                     

    Verona – di Patrizia Stella In un periodo di ferie come quello estivo dove la gente vorrebbe pensare solo positivo per potersi ritemprare dalle varie preoccupazioni, non è stata data sufficiente importanza a

                     uno dei provvedimenti più gravi e pericolosi di sempre,

                         voluti dal Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB)

            riguardo la liberalizzazione dell’uso di un farmaco dagli effetti devastanti

              che è la triptorelina, ormone che ha la possibilità di bloccare la pubertà

      in preadolescenti cui sarebbe stata diagnosticata la cosiddetta “disforia di genere”,

                            cioè l’incertezza riguardo alla propria sessualità,

    per metterli poi in grado di decidere “con cognizione di causa!” a quale sesso o categoria appartenere! (no comment!) – (1). Ancor meno risonanza è stata data dai media alla voce del Centro Studi Livatino, formato da illustri magistrati, docenti universitari, avvocati e notai che mettono in guarda dalle conseguenze devastanti che potrebbe avere l’uso di questo farmaco come da loro dichiarazione ufficiale: “I pareri del CNB si sono sempre distinti per rigore scientifico e sono stati un riferimento autorevole per le tematiche bioetiche. In questo caso invece il CNB ha avallato un farmaco che non ha evidenze scientifiche a sostegno (l’astensione dei due rappresentanti dell’Istituto Superiore di Sanità e del Consiglio Superiore di Sanità è significativa al riguardo), e mostra una serie di gravi controindicazioni e potenziali pericoli per la salute fisica e psichica dei minori coinvolti. (…)"

    (1) Presidenza del Consiglio dei Ministri

     Disforia di genere: pura idiozia criminale!          

    Tutto ciò premesso: 1) Visto che non esistono assolutamente dimostrazioni scientifiche a supporto della esistenza di questa malattia immaginaria definita “disforia di genere”, dal momento che tutti gli esseri viventi, sia umani, che animali, vegetali, ecc.,  si sono da sempre e chiaramente distinti in “maschi e femmmine", tranne pochissimi casi da “Cottolengo” che sono semmai da curare e non certo da proporre come modelli culturali; 2) vista la gravità delle conseguenze psico-fisiche di questo farmaco che interviene a bloccare in modo devastante una delle fasi più complesse e delicate dello sviluppo della persona che è l’adolescenza maschile o femminile per lasciare i ragazzini in una specie di mondo neutrale, assurdo, virtuale, immaginario e pericoloso…

                     è indispensabile parlare chiaro facendo leva sul buon senso,

                                   vale a dire sul cosiddetto “senso comune”,

             prerogativa di tutti gli uomini, almeno di quelli che non hanno voluto

                                               perdere il “ben dell’intelletto”.

    Pensare che pediatri o genitori di un preadolescente di 7/8 anni abbiano la certezza o il dubbio che il loro figlioletto sia affetto da "disforia di genere", vale a dire individuare in lui l'incertezza circa il suo essere maschio o femmina, è pura idiozia criminale. Lo sappiamo tutti quanto la psiche, soprattutto di un bambino, sia influenzabile, al punto che, se qualcuno vuole insinuare che tu, o lui, o lei, sono affetti da una tale forma di “disforia” da pensare di poter diventare o assomigliare un giorno… (che so!) a un cane o tigre o scimpanzé… si finisce col crederci per davvero, o per lo meno dubitare di sé a tal punto da

      creare nella psiche della persona e di chi la segue con troppa superficialità,

                       squilibri psichici, idiosincrasie o schizofrenie pericolose

                                                che portano anche al suicidio.

      Le trappole del gender                                                

    La mente può essere offuscata mille volte da mille dubbi su tutto, ma abbiamo una certezza che non smentisce mai: il DNA. Fidiamoci del DNA, dell'aspetto biologico eterno che combacia perfettamente con la struttura interna e cominciamo a smontare queste pure idiozie campate su falsità distruttive dell'uomo, mettendole anche in ridicolo proprio attraverso quella scienza che loro pretendono di usare ignobilmente perché ci considerano poveri imbecilli da manipolare a loro uso e consumo. Purtroppo è talmente martellante questa propaganda pro gender in tutto il mondo, che affermare ciò che è stato creduto da sempre dall’umanità, ovvero che il sesso è determinato sin dalla nascita irreversibilmente, espone ad attacchi feroci, come accaduto al dott. David Mackereth (foto in copertina: la prima grande da sinistra) il quale è stato licenziato dall’ospedale di Londra dove lavorava, per aver affermato questo.

                                                  La propria indentità è unica,

                       sola, irripetibile, esclusiva, come l'impronta digitale di ciascuno!

                  E' quella che è uscita dal grembo materno e che, per nostra fortuna,

                                                    ci identifica fino alla morte.

    Cadere nelle trappole del gender è come vivere la fiaba di Alice quando viene catapultata nel paese delle meraviglie: si vive in un mondo immaginario, fantasioso, fiabesco o brutale, però sempre molto pericoloso per tutti perché, negando la propria identità sessuale, si finisce col negare anche i rapporti parentali, sociali e perfino spirituali con lo stesso Dio che con assoluta certezza "maschio o femmina li creò" dice la Bibbia. Adesso che le ragazzine vestono peggio dei maschi, non piu con graziose gonnelline a fiori ma con disgustosi pantaloncini-slip a giro gluteo, tutte uguali come pecore nude, si è perso perfino il gusto del bello, dell'eleganza, della raffinatezza femminile. Godiamo invece della nostra chiara identità sessuale biologica, evidente fin dalla nascita, pienamente maschio o pienamente femmina, totalmente e felicemente “maschio o femmina”, tutte le altre fantasie immaginarie sono solo sinonimo di grandi sofferenze. Purtroppo, mentre i Vescovi e la chiesa in genere fanno campagne roboanti in favore dell’immigrazione selvaggia, non c’è una sola voce autorevole, o assai poche e deboli per la verità, che si alzi a tuonare contro la criminale teoria del gender, rovina delle future generazioni.  E' ora di dire basta!

    Patrizia Stella (Copyright © 2018 Qui Europa)

    patrizia@patriziastella.com

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    15 febbr

  • Corporativismo, Moneta e attuazione della Dottrina Sociale della Chiesa

    Corporativismo, Moneta e attuazione della Dottrina Sociale della Chiesa

    Lunedì, 30 giugno / 2018

    – di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano 

     Redazione Quieuropa,  Matteo Mazzariol, Corporativismo, Dottrina Sociale della Chiesa, Moneta  

    Corporativismo, Moneta e attuazione della Dottrina

    Sociale della Chiesa

    Dalla nefasta eredità della DC e del sistema partitocratico alla

    concreta realizzazione delle premesse essenziali della

    Dottrina Sociale della Chiesa

     

    di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano

    corporativismo e dottrina sociale della chiesa

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     La nefasta eredità della DC                                     

    Roma – di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano – “L’elaborazione del pensiero democratico cristiano (direi piuttosto sociale cristiano), quale appare inconfutabile negli scritti degli uomini più qualificati e rappresentativi, sbocca e si concreta nella corporazione e nel corporativismo”. Con queste sintetiche parole, Alberto Canaletti Guadenti, professore presso la Pontificia Università Lateranense e l’Università Internazionale “Pro Deo”, nel 1950, su un articolo de “Il Giornale d’Italia”, entrava nel vivo di una polemica che si era sviluppata in quegli anni all’interno del mondo cattolico. La questione era incentrata sull’identità dottrinale e culturale del partito Democrazia Cristiana, a cui un nutrito numero di intellettuali imputava il

         difetto di essersi impadronita del monopolio della rappresentanza cattolica

    senza portare avanti con coerenza e serietà una visione economico-sociale chiara

                                  ispirata alla Dottrina Sociale della Chiesa.

    Riprendendo gli insegnamenti di grandi pensatori del cattolicesimo sociale quali  Emanuel Von Ketteler (1811-1877) in Germania, Renè de La Tour Du Pin (1834-1924) in Francia e Giuseppe Toniolo (1845-1918) in Italia e riprendendo i principali contenuti delle encicliche sociali Rerum Novarum (1891) e Quadrigesimo Anno (1931), una parte del mondo cattolico italiano aveva infatti maturato la consapevolezza che la democrazia cristiana, una visione cioè democratica e non aristocratica, monarchica od autoritaria dello Stato, poteva concretamente realizzarsi attraverso il corporativismo.

            Netta e lucida era, da questo punto di vista anche la critica verso

                      il tentativo corporativo portato avanti dal fascismo,

               accusato di aver tradito la natura stessa del corporativismo,

             impedendo e soffocando l’autonomia reale delle corporazioni,

                       trasformate in strumento di controllo verticistico.

     Ordine socio-economico ispirato al Cattolicesimo 

    Questa visione era molto simile a quella che, qualche decennio prima, cioè a partire dall’inizio del XX secolo, sugli stessi presupposti filosofici e culturali, avevano sviluppato G.K.Chesterton, H.Belloc e padre McNabb, dando vita al distributismo. A differenza però dei vari contributi italiani degli anni ’50, condizionati dalle drammatiche recenti vicende storiche, i distributisti inglesi, ispirati esplicitamente ai principi del senso comune e della ragionevolezza della tradizione tomistica ed immersi in un contesto economico-sociale di capitalismo e socialismo avanzati, riuscirono con maggior chiarezza a delineare con precisione e profondità intellettuali quali fossero i grandi paradigmi, le

    grandi direttive che separavano e separano la visione economico-sociale cattolica

                                da quella liberal-capitalista e social-comunista.

    Non ebbero quindi alcun dubbio nell’individuare nel corporativismo, ben prima del tentativo maldestro del fascismo, un elemento indispensabile, necessario ed insostituibile per realizzare un ordine sociale ispirato al cattolicesimo. Giunsero a questa conclusione non sulla base di un’astratta elaborazione concettuale ma come risultato della tenace adesione ai molteplici dati che avevano raccolto dallo studio della filosofia, della storia, dell’economia, della sociologia, dati che, nel corso dei decenni successivi, si sarebbero poi accresciuti per diventare ancora più cogenti. Allo stesso modo in cui il senso comune spingeva i distributisti a considerare il possesso della proprietà produttiva requisito insostituibile per garantire la vera libertà economica, così

       essi ritenevano che tutti coloro che condividono uno stesso ambito lavorativo

       abbiano il diritto/dovere di ritrovarsi assieme a decidere le principali questioni

                                          della loro vita socio-professionale,

    tanto più che questo era ciò che era avvenuto storicamente in tutta Europa a partire dal medioevo, da quando cioè l’”ora et labora” benedettino aveva trasformato il lavoro da attività servile in strumento di partecipazione all’attività divina e di riscatto umano.

     Corporativismo contro sistema partitocratico      

    Purtroppo però, sia in Inghilterra, sia in Italia ed in Europa, queste proposte, radicate sull’adesione al reale e la ragionevolezza, furono spazzate via dalle violenze di una guerra mondiale e dai venti ideologici che dopo di essa, con l’appoggio sostanziale dell’oligarchia economico-finanziaria al potere, hanno imperversato. Il risultato è purtroppo davanti agli occhi di tutti. Liberalismo e social-comunismo, come avevano brillantemente e lucidamente indicato la maggior parte dei pensatori cattolici in Europa, ed in particolare il distributismo in Inghilterra, hanno miseramente fallito nella loro pretesa di migliorare la condizione umana ed apportare equità e prosperità. Dal punto di vista politico, inoltre, oggi il cittadino medio si chiede amaramente in quale forma di democrazia stia vivendo, visto che è stato praticamente spossessato di tutti i poteri reali (a partire dalla sovranità monetaria: prerogativa fondamentale, poiché capace di condizionare le altre sovranità e sfere economico-sociali – Ndr – Essa trovò in Giacinto Auriti il suo massimo profeta ed ispiratore, verso la concreta attuazione dei capisaldi della Dottrina Sociale della Chiesa – Ndr), a parte quello di inserire un foglio dentro un’urna una volta ogni 4 o 5 anni, con la conseguenza che il partito al momento più rappresentato è quello del non voto. I vari Chesterton, La Tour du Pin e Toniolo già ai loro tempi non avevano dubbi:

           il sistema partitocratico è solo uno strumento di controllo dell’attività legislativa

                     da parte della minoranza economico-finanziaria che lo controlla;

                              la democrazia, quella vera, o è corporativa o non è!

    I fatti indubbiamente gli hanno dato ragione e dobbiamo quindi prendere piena consapevolezza che su questa strada, la strada della ragionevolezza e del senso comune, dobbiamo continuare se vogliano operare davvero in favore del bene comune e finalmente soddisfare le sacrosante richieste di giustizia sociale, equità e benessere che ci giungono, oggi come sempre, dalla popolazione.

     

    Matteo Mazzariol (Copyright © 2018 Qui Europa)

    Presidente Movimento Distributista Italiano

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  • La moneta, la nave Italia e l’armatore disonesto

    La moneta, la nave Italia e l’armatore disonesto

    Domenica, 29 luglio / 2018

    – di Nicola Arena, Sete di Giustizia  

     Redazione Quieuropa, Auriti, Nicola Arena, moneta-debito, Nave Italia,  armatore disonesto     

    La moneta, la nave Italia e l'armatore disonesto

    La proprietà popolare della moneta è l'unica rotta percorribile

    dalla nave Italia, per evitare l'affondamento programmato

     

    di Nicola Arena / Sete di Giustizia

     Redazione Quieuropa, Auriti, Nicola Arena, moneta-debito, Nave Italia,  armatore disonesto

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     L'armatore disonesto                                                

    Roma – di Nicola Arena / Sete di Giustizia In una società organica ogni membro della collettività deve svolgere un ruolo al servizio degli altri, affinché tutti ne traggano beneficio, realizzando il cosiddetto "bene comune". Possiamo paragonare quindi una nazione a una nave che, per navigare, ha bisogno del comandante e del suo equipaggio. Ognuno deve svolgere il proprio lavoro con responsabilità, impegno e determinazione, sapendo che da questo dipende il buon funzionamento di tutta la nave e il raggiungimento dell’approdo desiderato.  A volte si è costretti a navigare attraversando il mare in burrasca con onde alte, dove i più forti sono costretti a compiere estenuanti turni di lavoro per sopperire alla mancanza di aiuto di quelli che non sono in grado di sopportare il mal di mare. Altre volte invece durante i periodi di bonaccia, le giornate scorrono in tranquillità e ritorna fra la gente il sorriso; la quiete dopo la tempesta. A bordo le difficoltà non mancano, ma con l’aiuto di tutti e l’intento comune di mantenere la giusta rotta si vive nella speranza e consapevolezza di riuscire a vincere le difficoltà e raggiungere l’approdo.

           Il sistema del debito genera in una nazione gli stessi effetti devastanti

    per una nave messa appositamente, dal proprio armatore sotto una cascata,

                    rischiandone l’affondamento con tutto il suo equipaggio.

    Per comprendere la portata negativa della realtà descritta, possiamo immaginare un armatore disonesto e senza scrupoli e paragonarlo al sistema bancario mondiale che decide arbitrariamente le sorti d’intere nazioni. L’armatore disonesto mette in atto un crimine servendosi di mercenari loschi, creando nello scafo  tante falle; poi ordina al comandante di far correre l’equipaggio da prora a poppa per cercare di turarle, svuotado l'acqua che nel frattempo ha allagato i piani bassi della nave.  Così i marinai sono costretti a fare turni estenuanti con i secchi per esaurire l’acqua imbarcata, onde evitare l’affondamento della nave. Alcuni marinai sotto coperta si accusano a vicenda d’inefficienza. Intanto il livello dell’acqua sale… I marinai che si trovano nei ponti in alto hanno invece un atteggiamento più rilassato e disinteressato, nella falsa consapevolezza che l’acqua non arriverà mai al loro livello: molti di loro non si accorgono nemmeno di quello che sta accadendo ai piani inferiori. Il comandante e gli ufficiali di guardia in plancia, servitori malvagi e fedeli all'armatore, certamente sanno quello che accade perché conoscono i piani diabolici del loro oscuro superiore. Essi vivono però serenamente, certi che se la nave dovesse affondare, arriverà tempestivamente un elicottero a prelevarli. Intanto il livello è già salito oltremisura ed è prossimo ormai al ponte di coperta, quando già si vedono le prime vittime.

     Verso porti sicuri                                                        

    Eppure la soluzione per evitare l’affondamento esiste ed è semplice, cioè quella di togliere la nave da sotto le cascate e indirizzarla nel bacino più vicino per effettuare le necessarie riparazioni. Nessuno però vuole suggerire al comandante e agli alti ufficiali di intraprendere queste giuste azioni. L’armatore intanto se la ride dal salotto di casa perché, avendo scommesso sull’affondamento della nave, riceverà un enorme premio assicurativo. Non importa quante siano le vittime, anzi spesso sono necessarie per rendere il crimine come un accadimento imprevedibile e dovuto a circostanze inspiegabili o a problemi tecnici contingenti.

    Nella vita reale è chiaro che le cosiddette crisi economiche sono create dai grandi usurai,

                     che dominano il sistema politico-economico-finanziario mondiale,

                                   solo per generare malessere e controllo sociale

                                                  (sia materiale che spirituale).

    Non esisterebbe alcuna crisi economica se ogni popolo fosse proprietario della propria moneta e potesse disporre e attuare a proprio grado e piacimento le scelte politiche, monetarie ed economiche del proprio paese. Nel mondo in cui chi comanda è il banchiere non esistono regole morali ma solo programmi ben studiati per far crescere negli uomini la sete di denaro e di potere.. e quindi per legare la società con il debito indotto dall'emissione monetaria (senza riserva aurea). La carenza di mezzi monetari spesso genera conflitti sanguinosi fra la povera gente costretta ad aggredire i propri simili per riuscire a sopravvivere, come in una giungla.

                         E’ giunto il momento che i rappresentanti del popolo,

                                   attraverso una nuova presa di coscienza,

             comprendano finalmente la centralità e l'urgenza dell'applicazione

                   della teoria auritiana della proprietà popolare della moneta

         e, così facendo, prendano in mano il timone di questa bella nave Italia

    oltraggiata e ferita nella sua struttura socio economica, approdando a porti sicuri e acque tranquille: il più lontano possbile dalla mortale cascata del debito non dovuto. Occorreranno tanti anni per riparare il danno subito ma, ne siamo certi, il popolo italiano (e non solo) saprà ritrovare la forza e l’onore per sconfiggere l’armatore disonesto (il grande usuraio) e navigare finalmente in acque tranquille nel mare della giustizia e dell’amore reciproco.

    Nicola Arena (Copyright © 2018 Qui Europa)

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     Video correlato – B.A.R. e sovranità monetaria   

    Intervista B.A.R. Sergio Basile e Nicola Arena – YouTube

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    – di Sergio Basile, Presidente "Sete di Giustizia" – Redazione Quieuropa,  Sergio Basile, Madonna di Fatima, 13 Maggio, Guardiagrele, Giacinto Auriti, Supplica alla Madonna di Fatima, Approvazione eclesiastica, Sete di Giustizia, Guardiagrele, Padre Colombano, Codice Civile Greco, Nuovo Testamento, scontro finale tra bene e male di cui parla l'Apocalisse, citazione di Gesù, San Bernardino da Siena, usurai medievali ebrei, Sant’Eusanio del Sangro, testimonianza di […]

    Pasqua: il cuore del presupposto auritiano

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    Mercoledì,  Aprile 8th/ 2015 – di Sergio Basile e Rocco Carbone – "Sete di Giustizia" – su una Testimonianza del Professor Giacinto Auriti Redazione Quieuropa, Giacinto Auriti, Gesù Cristo, Dio vero, Pasqua, centro del presupposto auritiano, Dio dice la verità per finire in croce, battagia sulla moneta, la più coraggiosa ed eroica battaglia della sua vita, l'uomo che denunciò i crimini del sistema bancario […]

    Perchè Gesù Cristo è il Dio Vero – Riflessione del Prof. Giacinto Auriti

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    Mercoledì,  Settembre 3rd/ 2014 – di Giacinto Auriti – Testimonianza tratta da uno scritto del 2001 Redazione Quieuropa, Giacinto Auriti, Gesù Cristo, Dio vero, Vangelo secondo Giovanni, Vangelo secondo Matteo, il Corano afferma ma non dimostra la divinità di allah, il Vangelo afferma e dimostra la divinità di Gesù, Due ipotesi, due alternative, prove inconfutabili della divinità […]

    Chieti inaugura la “Scalinata Giacinto Auriti”: genio della teoria monetaria, padre della proprietà popolare della moneta

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    Domenica, 25 Settembre/ 2016    di Sergio Basile, Presidente "Sete di Giustizia"  Redazione Quieuropa, Scalinata Giacinto Auriti, Chieti, Sovranità dignità e Moneta, Moneta debito, sistema bancario, Sergio Basile, Giacinto Auriti, SIMEC, Brecciaio, Antonio Pimpini, Umberto Di Primio, Madonna di Fatima  Chieti inaugura la "Scalinata Giacinto Auriti":  genio della teoria monetaria, padre della proprietà popolare della moneta […]

    10 Ottobre – Un compleanno davvero particolare

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    Venerdì, Ottobre 10th/2015  – di Sergio Basile –  Direttore "Qui Europa", Presidente "Sete di Giustizia"  Redazione Quieuropa,  Sete di Giustizia, Sergio Basile, Giacinto Auriti, Un giorno particolare, un compleanno particolare, Lotta all'usura, Santa Vergine di Fatima, Il Prezzo della Libertà  Giacinto Auriti / 10 Ottobre, un giorno dal sapore particolare 10 Ottobre – Un compleanno davvero […]

    Sant’Eusanio dedica al Prof. Auriti la Piazza dinanzi la Chiesa della Madonna di Fatima

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    – di Gino Di Tizio – Redazione Quieuropa,  Giacinto Auriti, Gino Di Tizio, Sergio Basile, Madonna di Fatima, 13 Maggio, Sant'Eusanio del Sangro, Guardiagrele, Giacinto Auriti, Supplica alla Madonna di Fatima, Mamma Rosa, Filippo Auriti, Michela Auriti, Mamma Rosa, sogno, pranzo offerto, un sogno particolare  13 Maggio – Una piazza dedicata al Professor Giacinto Auriti Sant'Eusanio dedica al Prof. Auriti la […]

    Blockchain, un nome nuovo per attuare i vecchi paradigmi del Socialismo

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    Moneta elettronica: l’apoteosi del nulla, la perfetta moneta satanica

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    Lunedì, 23 Gennaio/ 2017    di Nicola Arena e Sergio Basile / Sete di Giustizia  Redazione Quieuropa, sistema bancario, Nicola Arena, Sergio Basile, Sete di Giustizia, moneta, Bit-coin  Bit-coin: l'apoteosi dell'astrazione e del nulla, la perfetta moneta satanica L'ultima frontiera della schiavitù monetaria passa per l'impulso di un computer                […]

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    Venerdì, 22 giugno / 2018  – di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano  –    con integrazioni e note a cura di Sergio Basile  Redazione Quieuropa,  Matteo Mazzariol, Distributismo, Divisione tra capitale e lavoro,  proprietà  Libertà socio-economica: moneta-proprietà e unione capitale-lavoro L'allargamento della proprietà a tutti e il benessere reale secondo la prospettiva cattolica e […]

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  • Casaleggio, la Rete e il Nuovo Ordine Democratico

    Casaleggio, la Rete e il Nuovo Ordine Democratico

    Sabato, 28 luglio / 2018

    – di Roberto Pecchioli e Sergio Basile

     Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, Casaleggio,  Movimento, M5S,  Jean Jacques Rousseau  

    Casaleggio, la Rete e il Nuovo Ordine Democratico

    L'ultima fase della rivoluzione "democratica", sotto il marchio

    del solito Rousseau

    di Roberto Pecchioli e Sergio Basile

     

    Premessa a cura di Sergio Basile

    CASALEGGIO, LA RETE E IL “NUOVO ORDINE  DEMOCRATICO

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Premessa                                                                     

    Catanzaro – di Sergio Basile Lo schema triadico destra-sinistra-centro, inventato in Francia dalle forze sovversive anti-monarchiche e giudeo-massoniche, e funzionale all'avvio dell'era del parlamentarismo rivoluzionario, non è altro che un costrutto d'origine cabalistica e quindi diabolica, che ha nell'idealismo settecentesco il suo punto di Cournot. I parlamenti storicamente trovarono genesi in ambiente massonico, anti-cattolico, e furono gli oscuri laboratori del "progresso" degli stati liberali, istituzioni borghesi ed élitarie nascenti sulle ceneri delle monarchie cattoliche, distrutte a loro volta dall'usura e dall'azione coordinata e devastante dei banchieri centrali: primi veri macchinisti delle guerre religiose giudeo-protestanti, nonché scaltri maghi dispensatori della mortale alchimia chiamata moneta-debito (sterco ed essenza di satana). L'oppio dei popoli del mito utopico della "democrazia giacobina", cioé della legittimazione del potere esecutivo dei governi sulla base della formazione "spontanea e naturale" di un consenso popolare maggioritario è stato l'alibi ideale per mandare avanti la "rivoluzione" anti-cattolica in tutta Europa e – di seguito – fino agli estremi confini della Terra. Sul piano esoterico, lo schema destra-sinistra-centro non è altro che il riflesso dell'archetipo cabalistico dell'albero della vita, dell'Adam Kadmon (o uomo primordiale della Cabala) nonché il "passaggio verso l'ignoto" dello schema del tempio massonico, che muove magicamente ed alchemicamente dalla colonna di destra (Jachin) a quella di sinistra (Boaz) e trova sintesi nel mezzo (luogo intermedio che nel tempio è rappresentato dal pavimento a scacchi bicolore bianco-nero: simbolo per eccellenza del dualismo massonico). La rivoluzione del parlamentarismo, divampata nella Francia della reazione termidoriana e sigillata dalla Costituzione del 1795, segue dunque questo schema filosofico-religioso-esoterico di derivazione calalistica che – sfuggendo all'analisi sommaria ed acritica delle masse – procede seguendo l'onda di eterne e pianificate tesi, antitesi e sintesi,  trasmigrando dalla religione alla filosofia, e da quest'ultima alla politica.

                                       Secondo l'idea di "progresso massonico",

           la sintesi che chiude la fase precedente, diventa la nuova tesi da cui ripartire

                                  ed alla quale si opporranno speculari antitesi,

             tali da favorire la soluzione del "processo rivoluzionario" in nuove sintesi.

     L'eterna strategia dei "rivoluzionari"                     

    Cavalcando l'onda tragi-comica della falsa contrapposizione partitica – concepita e plasmata nelle incubatrici delle logge – si è giunti all'approvazione delle leggi più scellerate: dal divorzio all'aborto, dall'eutanasia al matrimonio sodomitico, e così via… Piccoli, lenti ma decisi passi vero il "pogresso", verso le "riforme", verso la decadenza! Ciò operando, se necessario, anche strategici "passi indietro" funzionali a improvvisi sprint in avanti. Il modello partitico destra-sinistra-centro è lo specchio della strategia rivoluzionaria triadica tesi-antitesi-sintesi: derivazioni poste entrambi – nettamente ed insanabilmente – in antitesi alla visione cristiana diatica, nella quale tutto ciò che è vero non può essere falso e tutto ciò che è male non può essere bene e viceversa, nel rispetto del principio di non contraddizione. E', dunque, dovere di ogni uomo davvero libero combattere la "Rivoluzione" ed opporsi a questo status quo; lo è ancor di più per un Cristiano autentico: è la sua missione di vita, la strada per l'Eternità.

                "Sia invece il vostro parlare sì, sì, no, no; il di più viene dal maligno"

                                       ( Vangelo secondo San Matteo, 5,37 )

      Combattere la Rivoluzione                                    

                                                    Combattere la Rivoluzione,

                         vuol dire quindi combattere il suo schema filosofico-religioso

                  impregnato di esoterismo, relativismo, nichilismo e idealismo massonico.

                               Combattere la Rivoluzione vuol dire, in ultima istanza

                   non uniformarsi e/o lasciarsi condizionare o ammaliare dal mito magico

                           del Parlamentarismo e del partitismo politico, riconoscendo

                            – come amavano ricordare Ezra Pound e Giacinto Auriti –

                   che in una società di stampo hegeliano, dominata dalla grande usura,

                             i politici non possono che essere i camerieri dei banchieri.

                                         Non sarà una rondine spuria a far Primavera!

                        Ecco perché – per rinascere davvero – è necessario che i politici

                 tornino ad essere i servitori del popolo: realtà possibile solo attraverso

                              la nascita di un regime di proprietà popolare della moneta

     L'ultima frontiera della Rivoluzione                      

    Oggi, nell'era della tecnologia totalizzante, invadente ed onnipresente – che sembra confiscare all'uomo l'ultima briciola di sovranità spirituale rimasta – lo schema "rivoluzionario" caro a Rousseau sembra rivivere, corroborato da una nuova linfa vitale "all'altezza dei tempi e delle mode"; sembra conoscere nuovi profili evolutivi, nuovi orizzonti sperimentali. Nulla sembra però cambiato nella sostanza. Anzi! Qualcuno sostiene che i tempi siano maturi per far entrare l'umanità nell'era della democrazia digitale, l'era del transumanesimo della rappresentanza, l'ultima frontiera del Nuovo Ordine "democratico", dove addirittura basta un clic di una piattaforma anonima (chiamata con profetica ironia e scarsa fantasia proprio "Piattaforma Rousseau": già il nome è tutto un programma…) per creare il consenso. Davvero inquietante! Alla luce di quanto detto, la fine del parlamentarismo tradizionale prospettata con trionfale compiacimento nelle ultime imbarazzanti dichiarazioni di Davide Casaleggioil nuovo guru del Movimento 5 Stelle caro a Grillo e Sassoon – non può essere altro che l'emblema, il presagio e/o la "minaccia" dell'avvio di un nuovo pericoloso ciclo rivoluzionario, ancor più subdolo e degenerato del primo. Se fossi un grillino inizierei con preoccupazione a farmi qualche domanda! Rousseau permettendo!

    Sergio Basile (Copyright © 2018 Qui Europa)

     

    di Roberto Pecchioli

    CASALEGGIO, LA RETE E IL “NUOVO ORDINE  DEMOCRATICO

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Casaleggio e quell'intervista rivelatoria                

    Roma – di Roberto Pecchioli L’intervista di Davide Casaleggio alla Verità dà ragione, una volta di più, all’intuizione di Carl Schmitt secondo cui le categorie del politico sono concetti teologici secolarizzati. Il pensiero del figlio ed erede di Gianroberto, ideatore del Movimento 5 Stelle, prima forza politica italiana, ne è la conferma. Un misto di utopismo, ambiguità, confusione, silenzi e banalità con al centro un concetto fuorviante e molto post moderno: la politica è un fatto tecnico, anzi un problema tecnico, che può essere risolto con appositi algoritmi. Il suo pensiero è articolato, ma si è tentati di dare ragione a Carlo Calenda, il rampante oligarca in quota PD, che a proposito di Casaleggio junior, conosciuto nell’evento semi riservato tenuto a Ivrea, ha commentato che gli è parso più “un ragazzino sprovveduto che un Darth Vader”. Premesso – ad uso di chi ignora la saga di Guerre Stellari – che Darth Vader è l’eroe negativo dal mantello nero, i giudizi liquidatori sono in genere frutto di arroganza. Il nuovo titolare della Casaleggio & Associati ci appare piuttosto una persona priva di cultura politica, dunque assai pericolosa, tenuto conto del suo ruolo e del controllo che esercita, attraverso la piattaforma informatica Rousseau, sul primo partito italiano.

     Superamento della democrazia rappresemtativa 

    Il brano dell’intervista che ha suscitato le reazioni più negative è quello in cui teorizza il superamento della democrazia rappresentativa (già di per sé non priva di contraddizioni e ambiguità – Ndr) a favore, addirittura, di quella partecipativa incardinata nella Rete e per questo ancor più grottesca. In merito va ricordato un celebre aforisma di Mark Twain:

                      Se votare facesse qualche differenza non ce lo lascerebbero fare.

    Non sappiamo se sia stata una scelta dell’abile intervistatore, Mario Giordano, ma scrivere rete con la maiuscola ci ha colpito. Sostiene Casaleggio che “Internet che deve essere inteso come un diritto essenziale a cui tutti i cittadini devono avere accesso.” La portata epocale di Internet non sfugge ad alcuno, ma uno strumento non può essere un diritto essenziale.  Grazie alla Rete e alle tecnologie – prosegue Casaleggio – possediamo strumenti di partecipazione più efficaci in termini di rappresentatività del volere popolare di qualunque modello di governo novecentesco. Il superamento della democrazia rappresentativa è quindi inevitabile". Il giovanotto si spinge a profetizzare che tra qualche lustro il parlamento non esisterà più.

     La formazione del consenso tecnico                          

            Per lui, dunque, la formazione del consenso e la conseguente decisione politica

                                    si risolvono in un fatto essenzialmente tecnico.

    La democrazia partecipativa è migliore non in sé, ma in quanto più facilmente in grado, grazie alla connessione informatica, di fondare la volontà generale. Non è per caso che l’invenzione dei Casaleggio, la piattaforma Rousseau, ha questo nome. Noi consideriamo il pensatore ginevrino uno dei personaggi più negativi della filosofia politica moderna. La sua influenza resta uno degli elementi degenerativi più insidiosi da due secoli e mezzo.

         I capisaldi del pensiero di Jean Jacques Rousseau passati per osmosi a Casaleggio

                   sono il mito dell’uguaglianza naturale, l’utopia della democrazia diretta

                                                e l’inganno della volontà generale.

    La volontà generale russoviana non coincide con la decisione maggioritaria, ma è la realizzazione dell’ambiguo “io comune”, ovvero il volere collettivo degli individui suppostamente costituiti in corpo unico, senza garanzia alcuna per il dissenso e le minoranze. Una teoria dell’acclamazione (eterodiretta). Per contro va ricordato che la stessa "decisione maggioritaria pura" è un mito facilmente smascherabile; è un costrutto plasmabile dal potere corruttivo della moneta-debito e dai gruppi di pressione/potere (Ndr). Nella realtà, la volontà generale si trasforma facilmente nella legge del più forte, o con le parole di Roberto Michels, del più organizzato. “La legge sociologica fondamentale (…) può suonare così: l’organizzazione è la madre del predominio degli eletti sugli elettori, dei mandatari sui mandanti, dei delegati sui deleganti. Chi dice organizzazione dice oligarchia.” La tanto decantata rete, nel Casaleggio pensiero è il luogo nel quale “non servono baroni dell’intellighenzia che dicono cosa fare, ma persone competenti nei vari ambiti che ci chiedano verso quali obiettivi vogliamo andare e propongano un percorso per raggiungerli”. Dunque, tornano “i competenti”, gli illuminati, color che sanno, specialisti non nella soluzione dei problemi, ma nella formulazione delle domande giuste, la cui risposta è già nel quesito. Una tecnocrazia di tipo nuovo, tutt’altro che una presa del potere da parte del popolo.

     Rivoluzionario?!                                                           

    Ci si chiede se Casaleggio abbia una scarsa cultura politica (la tesi estremizzata di Calenda) o sia il consapevole banditore di un’era post politica e post ideologica fondata sulla tecnica, non diversa dalle premesse poste da Bernays o Lippman, con mezzi più pervasivi, la rete appunto. Tutto diventa questione tecnica da risolvere tecnicamente, come aveva compreso Martin Heidegger (falso profeta, espressione della degenerazione nichilista assieme a Nietzsche – Ndr) definendo gestell, impianto, ossatura essenziale della società contemporanea, l’imposizione della tecnica ancella della scienza, strumento di potere, mezzo di dominazione. Casaleggio è tutt’altro che un "rivoluzionario" (prendendo per buona l'accezione positiva del termine; o meglio è un rivoluzionario, se consideriamo per "rivoluzione" la guerra alla tradizione cristiana occidentale e al modello della società organica incarnato dalla Scolastica – Ndr). Nessuna messa in discussione del sistema socio economico vigente, nessuna analisi critica del neoliberismo tecnologico, accolto come fatto compiuto, indubitabile datità unica del secolo XXI. Quali sarebbero dunque i compiti della democrazia partecipativa a base di clic, se non si discute l’” impianto”, base del sistema? Su questo punto, l’imprenditore tecnologico, piccolo Mark Zuckerberg de noantri, tace. In compenso, interrogato sul ruolo futuro dei robot e sull’intelligenza artificiale che minaccia, insieme con milioni di posti di lavoro, l’umanità come l’abbiamo conosciuta finora, la risposta non è diversa da quella di ogni progressista e materialista: è un’opportunità, né vede o coglie controindicazioni, in termini morali, antropologici e politici.

     Transumanesimo light                                                 

    Al contrario, sembra inclinare verso un transumanesimo light, giacché “stiamo assistendo a un’evoluzione incredibile sul fronte della computazione dei processori e nello studio del cervello umano. Credo più in un’estensione delle capacità umane (…) che nella creazione di robot umanoidi come quelli che vediamo nei film”. Le preoccupazioni non sono che indici di arretratezza culturale, incapacità di antivedere, tanto da fargli affermare che “l’innovazione tecnologica consentirà la nascita di un nuovo umanesimo”. Nessuna critica ai giganti della new economy, i suoi modelli. Essi sono diventati tali per essere stati i più lesti a cogliere le opportunità, generando, udite udite, “profitti e lavoro diretto e indotto per milioni di persone. “Nessun accenno al lavoro distrutto e alla qualità infima di quello nuovo, la triste gig economy. Anche rispetto ai social media, Casaleggio non vede problemi o controindicazioni: basta saper scegliere.

        Ma quale pensiero critico insegna a distinguere tra vero e falso, giusto e sbagliato,

                          se tutte le carte sono in mano ai colossi della tecnologia,

                                      che controllano ormai il nostro cervello,

                sanno letteralmente a che stiamo pensando in questo momento?

    Il buon giorno dato da Cristiano Ronaldo via Internet scatena in pochi minuti quattro milioni di “like”. L’intera popolazione della Croazia cui “piace” il saluto di un calciatore e lo dimostra con il gesto dell’invio sulla tastiera. Casaleggio addirittura nega che le nuove tecnologie ci rendano più controllabili. Taglia corto con un infastidito “direi che il tema risieda altrove”, un luogo che si guarda bene dall’identificare. Del resto, non si può chiedere a un attore dell’economia tecnologica di andare contro i propri interessi. Preoccupa molto, tuttavia, poiché la piattaforma Rousseau forma, determina e mette a tema il pensiero politico del maggiore partito italiano, peraltro con poche decine di migliaia di partecipanti attivi, smentendo la narrazione sulla democrazia diretta.

     L'arte di non dire…                                                       

    Casaleggio ha imparato dai politici di vecchio stampo la capacità di non dire, di rimanere nel vago su temi decisivi. Alla domanda se abbia paura di un mondo in cui la tecnologia permetterà di cambiare i geni dell’uomo con un clic, ci fa sapere che “il metodo Crispr di editing (!!!) del DNA è sicuramente rivoluzionario e le sue applicazioni dovranno essere valutate dal punto di vista bioetico come altre innovazioni mediche del passato.” Non è così, giacché le vecchie scoperte mediche non ambivano a mutare l’essenza umana, ma si limitavano a curare specifiche patologie. Desta turbamento che non prenda posizione su questioni centrali: ciò che si può fare tecnicamente fare, si faccia, sembra concludere, magari dopo l’opportuna convocazione della piazza informatica, a cui i “competenti” avranno formulato la domanda nella forma più adatta per ottenere la risposta voluta, con il corollario, forse, delle consuete FAQ (le domande più frequenti) predisposte da chi controlla il sistema e fornisce, chiavi in mano, domanda e risposta.

     Intelligenza collettiva: demagogia organizzata       

    Il rischio più grande, nel sistema di pensiero di Davide Casaleggio, è avere ridotto tutto a questione tecnica, la cui soluzione sta nel pensiero semplificato, binario tipico della tecnologia informatica, gestell, impianto, contenitore e contenuto. La risposta è sì o no, apertura o chiusura, a reazione immediata, in “tempo reale”. Non è questo l’uomo, con le sue variabili, i chiaroscuri, le complessità che non si possono risolvere nel “mi piace, non mi piace” inventato da Mark Zuckerberg, né è sostenibile un individualismo senza principi condivisi, o banalmente quantitativo, fondato sulla figura del consumatore/ elettore/ decisore perennemente connesso. Bontà sua,

                     Casaleggio ammette che il famoso “uno vale uno” teorizzato dal padre

                     non significa uno vale l’altro, ma la dichiarazione d’intenti non va oltre,

                                naufraga nel fumo di un contratto sociale alla Rousseau

         in cui prevale l’umore immediato, la facile demagogia, l’egalitarismo programmatico,

                        l’indistinta volontà generale da giacobini fuori tempo massimo,

                            per cui “dal momento che la purezza è un valore positivo,

                                    ben vengano i più puri che epurano i meno puri.

    “Sotto le mentite spoglie della volontà generale del visionario di Ginevra, risorge una forma corriva di società etica che dovrebbe fare orrore innanzitutto al pensiero liberale. Inoltre, la questione della piattaforma. Casaleggio la considera una comunità (virtuale, dunque non comunità…) che “attraverso strumenti di intelligenza collettiva e di democrazia diretta, sia in grado di definire e condividere il concetto di cittadinanza digitale”. Su questo punto ci arrendiamo senza combattere, poiché l’oscurità del concetto è superiore alle nostre forze di uomini del millennio passato. Ci spaventa l’accenno all’intelligenza collettiva, ci pare un sinonimo pericoloso di demagogia organizzata dai padroni degli strumenti tecnici su cui si basa. Quanto alla cittadinanza digitale, somiglia ai tanti concetti vaghi, retorici di facile suggestione ad uso delle masse “digitali” per celare una dominazione di tipo nuovo, realizzata attraverso meccanismi più potenti e totalizzanti di quelli di ieri.

     Dalla padella alla brace                                             

    La domanda resta la solita: quis custodiet custodes? chi ci garantisce un uso corretto, imparziale e volto al bene comune della Rete (maiuscola, per fare contento Casaleggio), se l’idea di Stato, di potere pubblico, sovranità resta indeterminata, un fondale rimovibile nel quale sguazzano i colossi transnazionali deterritorializzati? Chi sceglie i soggetti autorizzati a formulare le domande su cui i nuovi liberi cittadini digitali dovranno pronunciarsi, con un sì o un no perentorio entro il termine prefissato per la chiusura del sistema? I parlamenti, le assemblee reali, le discussioni concrete di uomini e donne in carne e ossa, pur con tutti i loro limiti, difetti e espedienti di potere, restano il mezzo meno puzzolente (poiché comunque voluto e imposto dai rivoluzionari della Cabala (1)) per "alimentare il dibattito" e come disse Luigi Einaudi (l'uomo imposto dai poteri forti anglofoni alla guida della neo-Italia – Ndr) per “conoscere per deliberare".

    (1) Cabala, Sessualità e natura demoniaca dello schema partitico

     Un altro lato della medaglia mondialista               

    Davide Casaleggio ci appare come un volto in più del sistema dominante, dall’ approccio benevolo, mite, un tecnocrate dal volto umano, un simil Zuckerberg senza maglietta grigia, ma con le stesse convinzioni, identica visione della vita e del futuro. Persino rispetto allo scandalo della compravendita dei dati personali, egli difende a spada tratta Facebook ed il sistema di cui è parte integrante. La vendita fu indiretta, perbacco, e alla domanda se condivida i timori sulla possibilità di influenzare in modo subdolo le elezioni o il pensiero di massa, il silenzio vale più di qualsiasi acrobazia verbale. Non intendiamo coinvolgere tutta la popolazione che sta dietro un intero partito nel giudizio negativo, ma Casaleggio figlio di Gianroberto e proprietario della piattaforma Rousseau, la cui sede coincide con i suoi uffici privati, ma solo perché, ribadisce seccato, i tempi non sono all’altezza della tecnologia e costringono a indicare un luogo fisico, ci sembra un esempio pericoloso di un mondo nuovo che assomiglia sinistramente a quello vecchio: potere smisurato a chi lo ha già ( i protagonisti della rivoluzione digitale), un giudizio positivo sul mondo che hanno creato, una democrazia diretta che sa tanto di finta o di rinnovata presa in giro per gli utenti digitali di “mi piace-non mi piace”. Il neoliberismo tecnocratico imperante può dormire sonni tranquilli, la rivoluzione non arriverà da Casaleggio, né verranno poste domande di senso, indicati progetti che cambino la direzione di marcia. Un nuovo elemento di stabilizzazione del sistema è in pista. I suoi sostenitori potrebbero non gradire e pretendere davvero il cambiamento, a partire dal modello di società. Ma “i competenti” permetteranno che la domanda venga posta? Più semplice, sicuro e innocuo lo sfogatoio della Rete, il nuovo diritto offerto graziosamente dai dominatori.   Alla fine, un bel referendum a base di clic incontrollabili non si nega a nessuno. Temiamo di dover rimpiangere persino i pessimi parlamenti partitocratici della fallita democrazia rappresentativa, se l’alternativa è una piattaforma Rousseau generalizzata, gestita da un’azienda privata che tira i fili del primo partito postmoderno. Non avranno il nostro “like”, la nostra Patria non sarà mai la Rete.  Casaleggio ci sembra la declinazione postmoderna dei pilastri della società di Ibsen, banditori del nuovo per convenienza. Ci vuole ben altro per opporsi al modello tecno-liberista nemico (e socialista – Ndr). Stabilizzatore del sistema, teso a cambiare qualcosa perché poco cambi ai piani alti, come il Tancredi del Gattopardo, al secondo Casaleggio si attaglia il commento sprezzante di un monatto al povero Renzo Tramaglino, scambiato per untore della peste.” Va, va, povero untorello, non sarai tu quello che spianti Milano”. Purtroppo.

    Roberto Pecchioli (Copyright © 2018 Qui Europa)

     

    di Roberto Pecchioli e Sergio Basile

    partecipa al dibattito: infounicz.europa@gmail.com 

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    «Famiglia Cristiana» non è più una rivista cattolica. I fedeli la evitino!

    Giovedì, 26 luglio/ 2018

     di Don Floriano Pellegrini – 

     Redazione Quieuropa, Don Floriano Pellegrini, Famiglia Cristiana,  massoneria,  Salvini           

    «Famiglia Cristiana» non è più una rivista cattolica.

    I fedeli la evitino!

    L'esaltazione dell'élite al servizio della mentalità massonica

    e delle strategie globaliste e mondialiste ( anti-cattoliche )

     

    di Don Floriano Pellegrini

    famiglia cristiana mondialismo massonico

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Famiglia Cristiana?                                                   

    Belluno – di Don Floriano Pellegrini – Sono ormai diversi anni che «Famiglia Cristiana» (?) ha cambiato impostazione, sposando sempre più la filosofia massonica della fraternità naturalista e mondiale, del globalismo e mondialismo politico ed economico, accodandosi al declino spirituale forzato di altri innumerevoli giornali cosiddetti "cattolici". Ormai è evidente! Non è più schierata contro la Massoneria e la globalizzazione, nuovo nome del comunismo mondiale, la quale trova sempre più esponenti anche tra le alte gerarchie cattoliche; tra ecclesiastici che per coerenza dobbiamo considerare dei veri e propri traditori (se non addirittura infiltrati dalla massoneria, fin da giovani, al fine di destabilizzare la Santa Chiesa: strategia non nuova della sinagoga di satana). La prova – una delle tante – è data dall’ultimo suo numero in edicola, nel quale il ministro Salvini viene paragonato, già sulla copertina, al demonio e gli vengono rivolte le parole che Cristo disse a Satana; insomma Satana sarebbe Salvini? Un’indecenza! Senza per questo beatificare Salvini (non è questo il nostro intento) suona strano vedere acclamati coloro i quali sono dalla parte delle strategie mondialiste in maniera sfacciata e aperta.. Delle ONG, dell'immigrazionismo di massa, dell'economia che uccide, ecc.. E che dire, infatti, delle copertine pro-Monti e pro-Napolitano? E della copertina sulla Boldrini "donna dell'anno"? Insomma la realtà è sotto gli occhi di tutti… Ci manca solo che la prossima copertina di "Famiglia (s)cristiana" venga dedicata al Bilderberg Club (Ndr). Invito pertanto i fedeli cattolici tutti, di ogni parte d’Italia, che volessero leggere dei contenuti realmente "cattolici", senza ambiguità, a prendere le più complete distanze da «Famiglia Cristiana» e a sapere che, se la seguono, concorrono all’abbandono e al tradimento della Fede autentica. Chi sta con Gesù Cristo non può stare con la massoneria e quindi con satana. Che Dio abbia pietà del direttore e della redazione di un giornale che, sfruttando il nome cristiano, porta avanti e diffonde nel corpo sociale, come un tumore, le idee massoniche, sempre condannate dalla Chiesa!   

    Don Floriano Pellegrini / partecipa al dibattito:

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  • Per Trent’anni a colloquio con il Professor Giacinto Auriti

    Per Trent’anni a colloquio con il Professor Giacinto Auriti

    Giovedì, 26 luglio / 2018 

    – Prof. Francesco Cianciarelli

    Amico di una vita, docente universitario e stretto collaboratore del Prof. Auriti.

    Tratto da (Presentazione) "Il Prezzo della Libertà – di Sergio Basile, Ed. Solfanelli

     Redazione Quieuropa, Francesco Cianciarelli,  Giacito Auriti,  Testimonianza, Maestro                   

    Per Trent'anni a colloquio con il Professor Auriti

    Testimonianza di vita vissuta accanto a un gigante,

    figlio del secolo, abruzzese del millennio

     

    di Francesco Cianciarelli

    Amico di una vita, docente universitario e stretto collaboratore del Prof. Auriti.

    Tratto da (Presentazione) "Il Prezzo della Libertà – di Sergio Basile, Ed. Solfanelli

    Francesco Cianciarelli, Giacinto Auriti

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Per trent'anni a colloquio con il Prof. Auriti        

     Teramo, Guardiagrele  di Francesco Cianciarelli, docente universitario, collaboratore e assistente del Prof. Giacinto Auriti dal 1983 al 2006, amico di una vita –  Mentre saluto con affetto e rispetto la moglie Rachele e i figli Michela, Clelia, Francesca, Raffaella e Filippo – tutti laureati, se ben ricordo con 110 e lode all'Università di Roma – al Professor Auriti cosa posso dire? Che è stato per tutti noi un maestro saggio e insostituibile.

                         Egr. Prof. non Le diamo l'Addio perchè La incontreremo

            tutte le volte che denunceremo le banche centrali, i signori del denaro,

                                      l'oligarchia finanziaria Internazionale.

    Sembra ieri il giorno in cui fondò l'Università Abruzzese divenendo pro rettore prima e preside per ben due volte alla Facoltà di Giurisprudenza, nonché Decano per tanti anni. Ricordo le sue espressioni sui politici, soleva definirli camerieri dei banchieri, in una società non più dei valori ma dei favori. Lei che si onorava di essere un figlio devoto della Chiesa. Con Lei ho organizzato tantissimi convegni in Tutta Italia. Da Torino a Genova, da Chiavari a Milano e Brescia, da Trento a Treviso, da Bologna a Rimini, da Ferrara a Forlì, Ancona, Fermo, Ascoli, Pescara, Teramo, Chieti, L'Aquila, Roma, Rieti, Napoli, Termoli, Bari, Barletta, Melfi, Lecce, Crotone, Messina. Senza poi menzionare tantissimi altri paesi e cittadine dislocate nell'italica penisola.

     Il Maestro, l'anticonformista                                    

    Cari amici, per me Giacinto Auriti non è stato un grande maestro, ma è stato il Maestro, il Faro, un sicuro riferimento. Non è stato un bravo professore ma il Professore. L'Anticonformista per eccellenza. Non un giusto contestatore, ma il Contestatore delle cause giuste. I suoi Convegni non erano soltanto culturalmente alti, ma soprattutto erano sentiti, sofferti, emotivi perchè promossi da chi capiva perfettamente come stavano le cose, da chi sapeva di avere davanti a sé un obbligo, un dovere morale e religioso, una missione da portare avanti contro i Giganti della Malavita, per il Bene Comune, per il Bene di Tutti! A volte soffriva nel vedere l'indifferenza della gente, l'inconsapevolezza di essere sfruttati: cosa più dannosa del Male stesso creato dai banchieri. Il Professor Auriti è stato molto amato, ma nel tempo sarà sempre di più ricordato perchè a tutti ha inculcato la fiamma della Libertà e della Giustizia. La "Sete di Giustizia"  che rivive in noi! Ha inculcato la Sua Fede nei nostri Cuori, il suo Coraggio nelle nostre azioni, la sua Bontà nei nostri occhi, le sue denunce e la Certezza di vittoria nel nostro Spirito! Auriti amava ripetere:

                         I banchieri sono forti, ma Dio è Onnipotente.

           L'uomo d'oggi impara di tutto: a nuotare, a guidare, a volare,

            ma non ha ancora imparato a capire che le Banche Centrali

       si prendono i nostri Soldi e che ce li dobbiamo quindi Riprendere.

     Imperterriti per la nostra strada                               

       La franchezza, l'intelligenza, la genialità, la fede, il coraggio e l'incoscienza

                             sono state le sue gemme più preziose!

    Con lui ho diviso momenti difficili nell'incomprensione degli altri, momenti di derisione anche da parte di alcuni docenti, ma noi siamo andati sempre per la nostra strada, imperterriti. E, come conviene all'umana esistenza, abbiamo trascorso altresì momenti piacevoli, goliardici, attorno a tavolate di amici che condividevano i nostri desideri, i nostri sogni e le nostre speranze. La storia saprà giudicare, il futuro ci darà ragione, le denunce si affermeranno, anche se oggi siamo irrisi ed inascoltati. E' sempre difficile che la Verità si imponga subito e facilmente. Il seme è stato gettato e ha preparato alla vita migliaia e migliaia di giovani. Sicuramente germoglierà! Perchè a tutti noi qui presenti: Amor Veritatis Nos Unit! Rendiamo quindi omaggio a questo Figlio del Secolo, abruzzese del millennio. Il suo nome è stato consegnato alla storia.

                   Ciò che Auriti ha fatto già riecheggia d'eternità,

           nella cui porta principale ha fatto il suo glorioso ingresso.

    Quante volte ci ha dato Coraggio! Ha saputo raccogliere i drammi, i sacrifici e la disperazione degli italiani, perchè ben sapeva qual era la causa di tanti mali. Comprendeva perfettamente che la moneta che avremmo riscosso non si chiamava lira, euro, dollaro, ma fatica, sudore, lacrime e talvolta sangue. La Moneta nelle mani di chi la crea, invece, si chiama solo "carta con un po' di inchiostro". Il Professore era conscio di doversi impegnare, sapeva che il tempo è sempre poco, è sempre avaro; che doveva prodigarsi, in quanto

                           Nihil Sine Magno Labore Vita Dedit Mortalibus

      (La vita non ha mai dato nulla agli uomini senza un grande impegno).

    Francesco Cianciarelli, Giacinto Auriti

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Genio nipote di un genio, miniera dello spirito  

    Il Signore aveva donato una Ars Oratoria a questo Spirito Eccelso, quest'anima illustre di Guardiagrele, figlio libero appassionato della cultura, nonché nipote materno di un altro immortale inventore, di nome Corradino D'Ascanio (vedi foto a destra) al quale sono legate la Vespa e l'Elicottero (1). Il Professore Auriti ha coperto, invece, un grande vuoto Legislativo in campo monetario; ma oggi è proprio lui a lasciare un vuoto nella Battaglia Monetaria oltreché nei nostri Cuori. Tuttavia le sue idee continueranno a camminare e la sua Voce continuerà a scuotere le nostre coscienze. Perché questo sistema è antropofago. Mangia l' uomo, la sua dignità, il suo pensiero. Don Giacinto mi diceva che preferiva il Buon Senso di un ignorante che la cultura universitaria di certi docenti. E, con i "colpi d'ala" della sua genialità ogni giorno coniava ed aggiungeva nuovi "tasselli" alle sue Teorie.

              E' stato davvero una miniera dello spirito, una mente brillante

           in questo progresso del niente impostato sulla ricchezza del nulla.

    Spesso per infondere carica soleva ripetere:

              Bisogna Sperare nel Soprannaturale ed Operare nel Naturale.

    (1) Corradino D'Ascanio (Popoli, 1° febbraio 1891 – Pisa, 5 agosto 1981) è stato un ingegnere italiano, inventore del primo prototipo di elicottero moderno, nonché il proggettista della Vespa Piaggio, la moto-scooter più famosa al mondo. Corradino d'Ascanio fu lo zio del Prof. Giacinto Auriti, da parte di madre. Quando si dice"una famiglia di geni". Da notare (vedi foto sopra) anche la notevole somiglianza tra Corradino d'Ascanio e Giacinto Auriti (Ndr).

     Euro: E' Una Rapina Organizzata                             

    Nulla al mondo mi farà dimenticare il mio passato, questa figura gigante che ho avuto l'onore di conoscere nel lontano 1975 (una conoscenza lunga oltre 30 anni – Ndr) e di collaborare più strettamente con lui, continuativamente, dal 1983 (per oltre 20 anni – Ndr). Ricordo che dopo l'uscita dell'euro, egli trovò il nome della nuova moneta unica molto appropriato, perchè le iniziali dell'acronimo E.U.R.O. stavano a significare:

                                         E' Una Rapina Organizzata.

    O quando, ironicamente mi diceva che: l'attività più fallimentare di questo secolo l'hanno registrata i cappellifici, in quanto la gente oggi nasce senza la testa. Oppure quando affermava:

                 Chi non vive come pensa, finirà per pensare come vive.

    O quando ricordava suo nonno Giuseppe Auriti che definiva (già allora) il Parlamento come 

                          "Una Mefitica Fabbrica di Veleni e Cataplasmi"

     Ho affermato che siete ladri!                                       

    Ma bello era assistere ai suoi convegni, quando un invitato qualificò i banchieri "filantropi e Benefattori", il Professore replicò:

               Noi invece li chiamiamo semplicemente Ladri, e spiego il perchè…

    O a Rieti, quando in sala prese la parola il direttore della Banca d'Italia della Sede Locale, volendolo far ritrattare o metterlo in difficoltà, gli disse:

    Professore, Lei avrebbe insinuato che la Banca d'Italia ruberebbe ai Cittadini?

        Auriti (sferrando un deciso pugno contro il tavolo e facendolo tremare):

                         "No, no, Non ho Insinuato, non mi permetterei mai:

                                       Ho Affermato che Siete dei Ladri!"

    Tutte parole preziose le sue, provenienti da un crogiuolo di oro puro, oro vivo. A proposito dello Stato, lo definiva un moderno Esaù che vende la primogenitura per un piatto di lenticchie; l'Italia odierna la vedeva più distrutta di quella del '45: perche – sosteneva – "non si tratta di macerie di case e costruzioni, ma di distruzione di valori umani, spirituali tradizionali e religiosi".

                       Soleva rammentare le "tre" categorie di persone:

                          una molto piccola che fa produrre gli eventi;

    un gruppo un po' più importante che si incarica della loro esecuzione;

     ed una grossa maggioranza, che non saprà mai che cosa è successo.

                 Rispettivamente: i Banchieri, i Lacché e gli Utili Idioti.

        In Italia purtroppo si contano 100 Agnelli e 60 milioni di pecore.

    C'è un proverbio arabo che dice: "Se qualcuno dice la verità, donagli un cavallo, ne avrà bisogno per fuggire". Noi, pur essendo dei Cavalieri non abbiamo mai seguito questo proverbio. Quanto Coraggio è finito con lui!? Quanta Onestà è morta con lui!? Quanti Insegnamenti sono andati via con lui!? Con colui che amava ripetere che:

                         la Moneta è la Boccia che abbatte Tutti i Birilli.

       Infatti sulle lapidi dei banchieri andrebbe scritto a caratteri cubitali:

                                 "Nocquero da quando Nacquero"

     Ora abbiamo tutti un obbligo in più!                         

    Ma una cosa è certa: la truffa monetaria come ha avuto un Inizio, avrà una Fine. Bisogna vincere lo scetticismo dell'opinione pubblica, la disinformazione della stampa, la malafede di alcuni governanti, asserviti al sistema bancario. Ora abbiamo un obbligo in più! Dipenderà da tutti noi, da ognuno di noi! Siamo tutti per il Trionfo della Verità! Per il Ritorno ad una Società Organica! Ora abbiamo un obbligo in più! Non è più tollerabile che le banche siano le esperte dispensatrici della povertà, della fame e elle ingiustizie da loro pianificate.

        Auriti, aveva capito dove stava l'Intoppo, Come Rimuovere le Cause.

    In tutta Italia si era costituita una rete di contatti e basi, riattiviamole dunque, Riattiviamole! Con la sua assenza, ci ha lasciato un grande esempio ed una grande eredità che dobbiamo proseguire. Non solo noi, ma tutti debbono, dobbiamo sentirci riconoscenti verso quest'uomo. Chi gli era amico, chi gli era finto amico o amico interessato a qualcosa, anche chi gli ha sottratto dei beni, perchè lui, con la Riforma Monetaria auspicava una vita più dignitosa per Tutti. Pur soffrendo in silenzio, negli ultimi tempi poi, non gli sono mancate le tribolazioni, la malattia, le operazioni, i dolori, a conseguenza delle ben note e tristi vicende giudiziarie.

     Così come Ami il Bene, odia il Male                             

    A me mancherà moltissimo: era un amico sicuro, una persona fidata, un consigliere leale, una mente nobile ed elevata, ispirata ai sani principi cristiani. A volte eravamo davvero un solo pensiero.

                Una luminosa spada lo ha separato dalla sua vita terrena

                    ed ora sono privato di ciò che c'era di meglio in me.

    Non dimenticherò mai la sua Persona: poco accomodante, non incline ed inchinato a simpatie di calcolo verso il suo interlocutore. Mentre nelle sue Conferenze bastava nominasse i Signori del Denaro per accalorarsi, sbattere i pugni sul tavolo. Egli diceva:

               Così come bisogna Amare il Bene, bisogna Odiare il Male.

    Chi mi conosce sa che difficilmente mi arrabbio. Ma al menzionare i Vampiri della Moneta, a me succede la stessa cosa: Mi altero, perdo quasi le staffe. Mi mancherà molto! Ci mancherà a tutti noi. Il suo ultimo martedì al telefono, con l'ultimo sottile filo di voce rimastagli, mi disse soltanto: Francesco!? Un modo brevissimo per dirmi Addio.

     Un grande educatore, un'incommensurabile eredità 

    Così è uscito di scena dal teatro terreno un uomo davvero straordinario,

           "un contadino che per hobby ha fatto il Professore Universitario"

                                   (come lui stesso amava definirsi).

    Ma adesso sappiamo perchè: doveva stare in mezzo ai giovani, inculcare loro l'amore del sapere, arricchire la loro mente, sviluppare il loro intelletto, guidarli sulla giusta strada, farli diventare uomini responsabili e consapevoli delle difficoltà e delle ingiustizie della vita. E stato un autentico Maestro dell'insegnamento, ma soprattutto un grande Educatore, un gigante del pensiero in un mondo accademico di pigmei, come ben l'ha descritto l'amico Marino Solfanelli sul suo "Abruzzo press". Auriti, si compiaceva più di aver salvato la vita ad uno studente che voleva suicidarsi, farla finita, che non se gli avessero dato il Premio Nobel per l'Economia, che in tanti hanno proposto, in primis l'insigne economista americano, Jerry Jobdill, dell'Università della California, perché

                       considerava il "Valore Indotto della Moneta"

         la più importante scoperta monetaria degli ultimi "tre" secoli,

       ovvero dalla nascita della Banca d'Inghilterra, fondata nel 1694.

    Ma va ricordato inoltre, come la Sua denuncia contro la Banca d'Italia fu l'unica al mondo, l'unica mai fatta contro una Banca Centrale.  Così come unica al mondo è stata la nostra "Scuola di Teramo", con il "Corso di Perfezionamento Monetario" post Lauream. Unica al mondo è stata la preghiera contro l'usura, con l'approvazione ecclesiastica e  contestuale e seguente edificazione della Chiesa in onore alla Madonna di Fatima, in Sant'Eusanio del Sangro (Chieti). Il Prof. Giacinto Auriti, infine, fu il fondatore delle riviste: "La Rivolta del Popolo" negli Anni '60 e "L'Alternativa" negli Anni '70-'80, che potrebbero/dovrebbero essere riproposte per la loro Attualità e Veridicità al vasto pubblico. Cambieranno alcuni suonatori, ma la musica e gli spartiti sono sempre gli stessi. Per Tutti questi motivi, continuerò a seguire la tua strada! Ho voluto rammentare così il Ch.mo Prof. Giacinto Auriti, in apertura di questo articolatissimo e documentato lavoro, in gran parte a lui dedicato – in quanto mi è stato chiesto dall’autore stesso, dott. Sergio Basile, di tracciarne un profilo “umano”, ricordando alcune sue vicende, iniziative ed aneddoti, per non averlo egli conosciuto personalmente. Anche se si sta cimentando relativamente da poco – cioé da poco più di 10 anni – nell'affrontare certi tipi di tematiche di così difficile comprensione, qual sono quelle auritiane (trattandosi di argomenti la cui comprensione generale richiede proverbialmente "una vita", e dove si cammina spesso su un terreno minato non privo di ostacoli ed informazioni fuorvianti) con il presente suo lavoro, Sergio Basile sta certamente dimostrando di avere coraggio da vendere e di saper affrontare con competenza e a viso aperto questo sistema retto sulla menzogna e sulla truffa e che si nasconde e si muove dietro la cosiddetta globalizzazione, seguendo una precisa strategia occulta protesa ad un controllo dell'individuo sempre più asfissiante, totale. Perciò manifesto apertamente tutto il mio appoggio, la mia stima ed il mio incoraggiamento a questo spirito libero, audace e pugnace, difensore dei valori etici eterni ed immutabili della Tradizione, del Buon Senso e del Bene Comune!

    Prof. Francesco Cianciarelli (Copyright Qui Europa © 2018 )

    Presentazione al libro di Sergio Basile,

    "Il Prezzo della Libertà – La Truffa della Moneta in cinque mosse", Ed. Solfanelli

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  • Marchionne: la scomparsa di un uomo, la permanenza di un sistema

    Marchionne: la scomparsa di un uomo, la permanenza di un sistema

    Mercoledì, 25 giugno / 2018

    – di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano 

     Redazione Quieuropa,  Matteo Mazzariol, Distributismo,  Sergio Marchionne, Fiat,  Finanza 

    Marchionne: la scomparsa di un uomo, la

    permanenza di un sistema

    Breve storia della FIAT e di un sistema perverso che

    incentiva la società servile

     

    di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano

    MARCHIONNE/FIAT

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Storia del "Modello FIAT"                                       

    Torino – di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano Sergio Marchionne, l’amministratore delegato di FCA, ex FIAT, è vivo ma le sue condizioni, a quanto risulta dai bollettini medici, sono molto gravi ed irreversibili, tanto da escludere al 100% la possibilità di un suo ritorno. I giornali e gli opinionisti si stanno sbizzarrendo in questo momento in un pot-pourri di esternazioni e giudizi sull’uomo e la sua opera, cosa che non intendiamo fare. Ciò che vogliamo invece fare sono alcune considerazioni generali di fondo sul ruolo delle grandi industrie nel sistema economico-sociale contemporaneo, con particolare riferimento alla FIAT. La storia della FIAT rappresenta infatti la versione italiana di un fenomeno mondiale: il rapporto tra grandi aziende o multinazionali da una parte e Stato, lavoratori e cittadini dall’altra. Il modello è molto semplice e si può condensare in una frase già nota a tutti:

                           privatizzazione degli utili e socializzazione delle perdite.

    La FIAT non nasce infatti con la famiglia Agnelli ma dall’ingegno di un meccanico cuneense che costruiva velocipedi, tale Giovanni Battista Ceirano (foto piccola in alto a destra), che l’11 luglio 1899 a Torino riuscì a radunare intorno alla sua iniziativa un gruppo di una decina di persone, tra nobili, aristocratici ed imprenditori, che, grazie all’aiuto finanziario del conte Emanuele Cacherano di Bricherasio, fondarono la Società Anonima Fabbrica di Italiana di Automobili – Torino (F.I.A.T).

     Fiat, Ford e Alfa Romeo: un pò di storia                 

    Lo stesso Ceirano fu subito estromesso per questioni di rango e di risorse ed al suo posto fu chiamato un imprenditore agricolo non nobile ma con grande disponibilità di denaro: Giovanni Agnelli senior (prima foto grande da sinistra).

                                                  Negli anni successivi Giovanni Agnelli senior

                                 riuscì progressivamente ad estromettere ogni concorrente

                                                  nella gestione della nascente impresa, con

                     azioni spregiudicate che richiamarono anche l’attenzione della magistratura.

                  Le accuse di aggiotaggio e truffa ed alcune morti di competitori più che sospette

                                 portano nel 1911 ad un processo e solo la forte pressione

                     del massone Vittorio Emanuele Orlando, allora ministro di Grazia e Giustizia,

                               riuscì ad evitare il peggio per il fondatore della dinastia Agnelli.

    Eliminata la concorrenza degli altri pretendenti al controllo della FIAT, gli Agnelli si concentrarono anche nell’acquisire il consenso, acquistando nel 1926 il giornale la Stampa di Torino, dalle cui pagine in precedenza erano partiti i principali

                             attacchi contro i comportamenti poco trasparenti della famiglia.

    Si dimostrarono inoltre abili diplomatici nell’intessere rapporti con il potere politico e sposarono per interesse la causa fascista.

                      Fu proprio Giovanni Agnelli senior a fare enormi pressioni su Mussolini

                                per eliminare la temibile concorrenza americana della FORD,

                                       che riusciva a pagare quattro volte tanto gli operai

                                  ed a produrre automobili di buona qualità a minor costo.

    La FIAT sopravvisse quindi a tale concorrenza solo perché il regime stabilì fortissimi dazi sulle importazioni di automobili dall’estero ed alla fine impose la chiusura delle fabbriche FORD in Italia. Continuando sulla strada della collusione con il potere politico, Giovanni Agnelli senior si oppose fortemente al rilancio delle infrastrutture ferroviarie e spinse per la costruzione, con soldi pubblici, dei grandi assi autostradali: nel 1932 fu così inaugurata la Torino-Milano. Di più: lo stesso Giovanni Agnelli senior riuscì ad ottenere i favori del fascismo, chiamando tra l’altro la sua vettura popolare Balilla (foto in basso a destra), come il nome di un grado della gioventù fascista, ma richiese ed ottenne in cambio la concessione di una massiccia agevolazione fiscale, senza la quale non sarebbe stato in grado di produrre tale autovettura. Rimaneva l’ultimo grande problema della concorrenza interna: l’Alfa Romeo, frutto dell’ingegno dell’ingegnere napoletano Romeo, sfornava veicoli altamente competitivi e molto apprezzati sul mercato nazionale ed internazionale, ma non era riuscita, a differenza della FIAT, a godere di altrettanti privilegi da parte del governo. Quando sopravvenne la crisi del ’29 e dovette fare fronte agli ingenti debiti causati dal crollo dei fatturati, l’Alfa Romeo fu rilevata dall’IRI e divenne pubblica.

     Cambi di casacca e avvicendamenti di leadership 

    La crisi del regime segnò il passaggio di casacca da parte della famiglia Agnelli, che incominciò ad intessere rapporti con gli americani ed i partigiani. Alla fine della guerra, cambiati gli scenari politici, Giovanni Agnelli junior partecipò nel 1952 alla fondazione del Gruppo Bilderberg, avviando un fruttuoso rapporto di collaborazione, fatto anche di parentele familiari, con vari gruppi finanziari internazionali, tra cui la famiglia Rothschild ed Elkann. Continuando su questa linea, si arrivò al 2004, anno in cui, dopo alterne vicende, la FIAT si ritrovò in una condizione pre-fallimentare e Sergio Marchionne, divenuto amministratore delegato, iniziò un’intensa attività volta a "salvarne i capitali", internazionalizzando ulteriormente l’azienda fondendosi con Chrysler, trasferendone le sedi legali a Londra ed ad Amsterdam ed operando una serie di azioni discutibili (molto discutibili – Ndr) dal punto di vista sindacale-lavorativo. Nel 2014 la FIAT si trasforma quindi in FCA (Fiat-Chrysler Automobile) (1).

    (1) Cfr.: Storia (poco narrata) degli Agnelli

    MARCHIONNE/FIAT

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Inconsistenza teorica del capitalismo                   

    I proprietari di maggioranza di FCA rimangono comunque i membri della famiglia Agnelli, ormai parte di un’estesa rete di famiglie di super-ricchi, la maggior parte delle quali imparentate tra di loro.  Gli Agnelli posseggono il 30.7% delle azioni della FCA tramite la compagnia Exor, con sede legale in Olanda. Sono loro che hanno eletto ed eleggono gli amministratori delegati, i vari Romiti, Morchio, Marchionne, sono loro che detengono la carica della presidenza e la maggioranza del consiglio di amministrazione. Sono loro, in una parola, che detengono il potere di decidere. Questo breve, sintetico e per forza di cose incompleto quadretto storico, che si riferisce alla nostra piccola Italia ma che potrebbe essere esteso ai grandi paesi in cui si è sviluppato il capitalismo, è comunque sufficiente a far chiarezza sulla

                         totale inconsistenza teorica e pratica del capitalismo stesso,

                       che si basa sul presupposto che la mano invisibile del mercato

             sia la precondizione sufficiente e necessaria per raggiungere il benessere

                                                        e la prosperità economica.

    Come abbiamo visto invece, la mano invisibile del mercato consente solo ai più furbi, ai più scaltri, ai più ammanigliati con lo Stato e con il potere politico (e le varie consorterie massoniche – Ndr) di imporsi sugli altri e sulle loro competenze reali, accumulando ricchezze enormi sfruttando il lavoro e le capacità produttive dei lavoratori. La FIAT sarebbe già scomparsa più volte nel corso della sua relativamente breve vita, circa 119 anni, se non ci fosse stato in numerose circostanze l’intervento statale a salvarla o tutelarla.

     Visione perversa e distorta del mondo lavorativo 

    Lo stesso vale per la maggior parte delle grandi aziende e multinazionali in giro per il mondo: senza l’intervento statale o l’utilizzo di escamotage contabili, finanziari e fiscali che rappresentano una vera e propria concorrenza sleale nei confronti delle tante piccole imprese che non possono goderne, queste grandi imprese sarebbero destinate al tracollo, incapaci come sono, per la loro mole, di adattarsi agevolmente ai cambiamenti del mercato e delle condizioni economiche. Né vale il ragionamento che sia buono e giusto salvare tale grandi aziende perché da esse dipende il destino lavorativo di milioni di persone. Tale ragionamento infatti sottende una visione distorta e perversa del mondo lavorativo, secondo cui chi lavora è per necessità sempre e comunque “dipendente” da qualcun altro che fornisce il capitale per poter esercitare la propria azione produttiva,

                                  una visione che da cioè per scontato ed ineluttabile

    la separazione tra capitale e lavoro e tutte le nefaste conseguenze che da esse derivano,

                                  tra cui la perdita sostanziale della libertà d’iniziativa,

                                            la limitazione della creatività individuale,

                    la perdita del diritto a godere pienamente dei frutti del proprio lavoro,

                   tutte caratteristiche che distinguono il lavoro umano da quello servile.

    Dalla FIAT non dipende il destino di migliori di lavoratori ma il profitto che una minoranza di persone, molto spesso incapaci e poco preparate, traggono dal lavoro di centinaia di migliaia di uomini. Non è equo e giusto che le capacità lavorative di tutti gli operai, i tecnici, i professionisti che nel corso di diverse generazioni, trasferendosi spesso da città e paesi lontani, hanno dedicato la loro intera attività lavorativa alla FIAT siano andate a riempire le casse di un pugno ristretto di oligarchi, lasciando spossessati, privi della proprietà dei mezzi di produzione ed esposti ad una precarietà continua la massa dei lavoratori stessi.

     Ragionevolezza del bene comune                                

    Qual è dunque la soluzione? Il Distributismo non ha dubbi. Si tratta di tornare alla ragionevolezza ed al senso comune. Di fronte alla numerose crisi della FIAT un governo illuminato ed ispirato davvero al bene comune avrebbe dovuto non finanziare i pochi capitalisti ma finanziare le tante persone che vi lavoravano, trasformandole da “dipendenti” in protagonisti responsabili ed attivi dei destini dell’azienda, cioè in proprietari, introducendo un’organizzazione del lavoro basata sulla compartecipazione in base alle competenze e favorendo una giusta ripartizione degli utili, rispettando le capacità e l’impegno con una remunerazione adeguata in base ai meriti reali ed

                                      abolendo al tempo stesso le assurdità

                  secondo cui un amministratore delegato riceve uno stipendio

                          pari a più di duemila volte quello di un impiegato (2).  

    Unire capitale e lavoro (accanto alla improcastinabile attuazione della socializzazione della strumento monetario: prospettiva auritiana – Ndr)  è l’unica strada per ricomporre le aporie di un sistema folle, che, concentrando le ricchezze e la libertà nelle mani di pochi, condanna la maggioranza ad un destino servile, e l’intera comunità all’impossibilità di sperimentare una prosperità solida e duratura. Le condizioni sopra prospettate sono le uniche strade per riportare equità la dove il capitale tende a trarre un iniquo vantaggio dal lavoro. Dall’equità nasce poi la massima possibile distribuzione dal basso della proprietà produttiva e delle ricchezze e quindi la vera prosperità di una società.

    (2) Cfr.: Stipendi dei manager, Sergio Marchionne guida la classifica

     L'inganno, il consenso e il vero oppio dei popoli        

                Nulla di tutto ciò è invece purtroppo è successo nella storia della FIAT

                      e l’unico tentativo di tutelare i sacrosanti interessi dei lavoratori

                  si è basato sul vicolo cieco del pensiero di sinistra e social-comunista,

                                che non ha mai osato proporre il vero cambiamento,

                          cioè la trasformazione dei lavoratori in proprietari-lavoratori

                      ma ha solo eventualmente proposto, per fortuna senza successo,

                       il passaggio della proprietà da una casta di capitalisti – gli Agnelli –

           ad una casta di burocrati statali figli della partitocrazia incompetente e corrotta:

                non il ritorno ad un mercato davvero libero basato sulle pari opportunità

                                     e la corresponsabilità dei lavoratori-proprietari,

    ma l’utopia di un guadagno assicurato indipendentemente dalle reali capacità produttive.

    Del tutto grottesco e cinico è poi il tentativo di questa casta famigliare di conquistare il consenso della popolazione non soddisfacendo i bisogni reali delle persone, e cioè diffondendo la proprietà produttiva ed il relativo miglioramento della qualità di vita, ma infiammando gli animi con lo pseudo-conquiste calcistiche, in modo che gli umili operai ed i modesti lavoratori nei loro monolocali claustrofobici possano vivere un’esperienza inconsistente ed illusoria di esaltazione di fronte alle imprese dei vari Higuain, Ronaldo e Dybala: parlo ovviamente della Juventus,

               vero e proprio oppio dei popoli gestito sapientemente dalla famiglia Agnelli.

    Il nostro povero Marchionne non è stato quindi altro che un piccolo soldatino, pagato a peso d’oro, che ha fatto probabilmente il suo dovere di tutelare il capitale, per definizione apolide, nel modo migliore che le circostanze potessero consentire. La sfida che il distributismo pone agli uomini come lui ed a tutti coloro che sono animati da buona volontà è di ripensare al senso del proprio agire sociale, alla necessità di rimettere l’uomo e la famiglia al centro dell’economia. Non abbiamo altra scelta: o ricominciamo a riunire capitale e lavoro (affermando, altresì, una reale sovranità monetaria in seno a ciascun cittadino-proprietario del proprio danaro – Ndr) o saremo condannati ad una società barbara e servile che potrà consolarsi solo sperando nelle vittorie di Champions League.

     

    Matteo Mazzariol (Copyright © 2018 Qui Europa)

    Presidente Movimento Distributista Italiano

    Per informazioni ed adesioni distributismomovimento.blogspot.com

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    Prof. Giacinto Auriti & la proprietà della moneta

    NON VOTO SENZA PROPRIETÀ' POPOLARE della MONETA

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