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Categoria: Qui Italia

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  • L’Europa nega 220 milioni: Sicilia sotto accusa

    Martedì, 7 febbraio 2012

    Italia / Ue / Mezzogiorno / Sicilia / Fondi Europei / Monti / Lombardo

    L’Europa nega 220 milioni: Sicilia sotto accusa

    L'Ue striglia Lombardo

    Bruxelles – L’Unione Europea ha fatto una solenne sgridata alla Regione Sicilia. E a sua volta, il presidente del Consiglio Monti ha rincarato la dose, richiamando ai suoi doveri il presidente della Regione, Lombardo. Motivo delle accuse, i fondi Ue non utilizzati, e i finanziamenti non più avuti a causa dei mancati controlli.In soli quattro giorni di lavoro, dieci ispettori europei hanno spulciato in tutti gli incartamenti Sicilia – Ue: molte pratiche sono risultate insufficienti, soprattutto per mancanza dei “requisiti chiave” di ammissibilità. In particolare, è stato incriminato il settore della Sanità, per il quale molti progetti avrebbero potuto essere messi in opera, ma le inadempienze li hanno fatti saltare.  Così, sono stati bloccati 220 milioni di euro, destinati ai fondi Por. Si tratta di finanziamenti a fondo perduto, erogati ogni sette anni, di cui una parte è anticipata dal richiedente, e poi rimborsata. Ma i fondi Por destinati alla regione Sicilia sono stati “bocciati”. Una situazione irrimediabile? Non proprio. I severi funzionari Ue hanno diramato una nota, datata 31 gennaio 2012, che intima di porre fine a tale situazione “entro due mesi”, pena un grave taglio alle risorse. Viste le premesse, non sarà certo facile sanare questo grave esempio di mala – burocrazia. Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)       

     

  • Nucleare: si rispetti la volontà popolare!

    Martedì, Febbraio 7th / 2012

    Italia / Commissione Europea / Commissione Industria / Nucleare / Tajani / Intervista / Green Economy / Rifiuti / Smaltimento / Referendum 

    Nucleare: si rispetti la volontà popolare!

    Sull’energia atomica non si discuta più!

    Milano – Il Vicepresidente della Commissione Ue, Antonio Tajani, intervistato dal sole 24 ore, avrebbe affermato che si intende “riaprire all’energia nucleare”. Questo è quanto si evince dal titolo della sua intervista. Però le parole di Tajani suonano poi abbastanza diverse. Egli, infatti, da un lato afferma che il dibattito sul nucleare sia stato “chiuso troppo in fretta”, dall’altro parla anche di diversificazione delle fonti di energia e di apertura alla Green Economy. L’obiettivo sarebbe quello di avere un mercato unico europeo dell’energia entro il 2014. Questo senza dubbio non farebbe male all’Italia, che attualmente paga prezzi molto alti per l’energia, più degli altri partner europei. Al tempo stesso la Cina ha prezzi energetici più bassi del 200% rispetto alla Ue. In ogni caso la Commissione Europea, a detta di Tajani, ha una posizione “neutrale” sul nucleare, in quanto sono i singoli stati a dover decidere in materia. E ci mancherebbe altro! Come imporre una scelta di tale portata? In un Paese nel quale è un problema lo smaltimento dei rifiuti domestici, si può pensare di poter avere a che fare con le scorie nucleari? Gli italiani hanno scelto votando in massa contro il nucleare. E questa volta la volontà popolare non può essere in alcun modo ignorata. Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Italia: i costi dell’ondata di gelo

    Martedì, Febbraio 7th / 2012

     Italia / Crisi Ue / Gelo / Gas / Imprese / Tagli / Costi / Economia 

    I costi dell’ondata di gelo sull'Italia

    Da giovedì tagli del gas per alcune imprese

    Roma – Per una volta il governo decide di fare qualcosa in favore dei cittadini e delle famiglie… Niente di eclatante: si tratta di garantire il gas alle utenze private, a causa del caos causato dall’attuale ondata di gelo sull’Italia. I consumi di gas, infatti, sono alle stelle. E la Russia ha tagliato i rifornimenti all’Italia di 149 metri cubi di gas. Anche i flussi provenienti dalla Francia hanno subito una riduzione. Il ministro Passera assicura che resta sempre possibile importare gas dall’Algeria e dall’Europa del Nord. Sembra tuttavia che un po’ di “tagli” ai consumi di gas saranno necessari. E, questa volta, a farne le spese saranno alcune imprese. Le famiglie, ovviamente, non possono essere abbandonate al gelo. Gli imprenditori, più che protestare, si passino una mano per la coscienza e si prendano un paio di giorni di vacanza! Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • I senatori rinunciano agli aumenti

    Mercoledì, Febbraio 1th / 2012

    Italia / Tagli / Senato / Risparmio / Portaborse

    I senatori rinunciano agli aumenti?

    Sei milioni di euro risparmiati per lo Stato italiano, tranne sorprese

    Roma – I senatori in Italia sono 315. È bastato tagliare di poco i loro vertiginosi stipendi per far risparmiare allo Stato ben 6 milioni di euro. Avranno 1300 euro lordi in meno nelle loro buste paga. Sembra tanto, ma questa cifra rappresenta solo il 13% del loro attuale “stipendio”. E parte di questa cifra è una rinuncia all’aumento che ci sarebbe stato con il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo. Vi è poi un ulteriore taglio del 10% a tutte le indennità dei vertici politici del Senato ed ex presidenti. Non si può non riconoscere una predisposizione positiva al “cambio di rotta” ai senatori, perché queste rinunce sono pur sempre un piccolo segno di “ravvedimento” da parte loro. Tuttavia non si può neppure fare a meno di notare, anche in questo caso, che si tratta di una casta estremamente lontana dalla realtà dei comuni cittadini, molti dei quali devono ingegnarsi per riuscire a fare la spesa e pagare le bollette.  Intanto, però, i portaborse protestano, perché nessuno si è preoccupato di istituzionalizzare la loro professione: non hanno un’univoca tipologia di contratto, non viene fissato per loro alcun reddito minimo. Tali collaboratori carlamentari, in una nota affermano di vivere “forme e condizioni di lavoro non sempre dignitose”. Chissà, magari anche loro potrebbero tentare uno sciopero a oltranza? Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • La critica popolar-marxista al governo Monti: rimandato!

    Mercoledì, Febbraio 1th / 2012

    – di Franco De Domenico –

    Italia / Crisi Ue / Sinistra  / Capitalismo / Monti / Berlusconi 

    La critica popolar-marxista al governo

    Monti: rimandato!

    Democrazia sospesa, golpe dei tecnocrati

    o commedia all’italiana?

    Roma – C’è stata perfino una continuità tra Berlusconi e Monti: lo ha scritto sul Manifesto Rossana Rossanda, storica voce della sinistra italiana. I due governi sarebbero solo due forme diverse di una stessa politica. Ma Alberto Leiss, sempre dalle colonne del Manifesto, risponde ricordando che, per l’esecutivo in carica, la democrazia non è stata affatto sospesa. Ricorda che il precedente governo aveva perso la maggioranza 3 volte, e Monti ha comunque ottenuto il voto dei partiti. Le vicende “private” di Berlusconi, poi,  ne avevano già compromesso l’immagine. La sinistra, secondo Leiss, ha avuto il torto di non saper proporre più un mondo alternativo a quello di Berlusconi, che comunque diceva la verità su se stesso e sul modello di società “da lui spettacolarmente incarnato”, compreso il mito del mercato che si auto-regolamenta. Leiss propone due indirizzi per il cambiamento: l’Europa e il movimento delle donne. La destra, dice, è sempre stata tiepida sull’europeismo, che si è storicamente realizzato nella “struttura” economica, non nella “sovrastruttura” politica: è giunto il tempo della politica, di un nuovo europeismo senza cui le nazioni sono lasciate a se stesse. E il movimento femminista sembra l’unico, per Leiss, a indicare le vie di uscita dalla centralità del lavoro, dal patriarcato, da questo “capitalismo impazzito”. Ma i fatti danno ragione a quanti parlano di golpe antidemocratico: la Costituzione non prevede avvicendamenti tecnici imposti da Bce o Ue. E Giorgio Napolitano dovrebbe saperlo bene, quale “garante della Costituzione”.

    Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Non e’ un paese per gli investimenti.

    Mercoledì, Febbraio 1th / 2012

    Italia / Capitali Esteri  / Burocrazia / Investimenti

    Non e’ un paese per gli investimenti

    Burocrazia e veti: la fuga degli investitori esteri

    Roma – Troppi veti, troppa burocrazia. Così, gli insediamenti da parte di investitori esteri, spesso, vanno in fumo. E’ il caso dell’Ikea di Pisa, vero esempio di mala – burocrazia: il colosso svedese voleva impiantare una nuova sede, capace di 20 mila metri quadrati, 70 milioni di investimenti, 350 nuovi posti di lavoro. Ebbene, dopo 6 anni di sforzi, ha abbandonato il progetto. In Cina sarebbero bastati sei mesi, afferma il Presidente della Commissione europea. Il paradosso è che la burocrazia nostrana non fa scappare solo gli industriali stranieri, ma perfino quelli italiani doc. Non ultimo, il celebre Beretta, brianzolo, specializzato nei salumi. Voleva creare un nuovo punto di produzione vicino Lecco. Dal 2008, tutto è ancora fermo. “Abbiamo avuto meno problemi in Cina e negli Stati Uniti”, spiega Beretta.  A volte, perfino le leggi ambientali e i vincoli ecologici si rivelano un boomerang per l’economia. Gli impianti a biomassa di Monreale, quelli eolici del foggiano, hanno dovuto aspettare anni per il visto ambientale. E la danese Maersk, numero uno per il trasporto containers, ha abbandonato il porto di Gioia Tauro: aveva chiesto di snellire le procedure, ma Malta e il Nordafrica sono risultati più produttivi. Siamo all’80° posto, penultimi in Europa davanti alla Grecia. Ecco lo sviluppo italiano: da Nord a Sud, stessa solfa, stessa burocrazia.  Franco De Domenico(Copyright © 2012 Qui Europa)              

  • Istat: disoccupazione giovanile al 31%

    Mercoledì, Febbraio 1st / 2012

    – di Mirella Fuccella –

    Italia / Istat / Disoccupazione / Giovani / Fondi Europei / Incentivi

    Istat: disoccupazione giovanile al 31%

    8 miliardi di fondi europei per incentivare

    il lavoro dei giovani

     

    Roma – La disoccupazione in Italia è salita al 9% e questo elemento, per molti, già rappresenta un allarme. Quella giovanile, però è del 31%: dato “medio” che riguarda tutto il Paese. Se analizziamo i dati regione per regione, si scopre – ad esempio – che in Campania è regolarmente occupato solo il 40% della popolazione attiva. Naturalmente tutto ciò non considera tutte quelle occupazioni che fanno parte “dell’arte di arrangiarsi” tipica del popolo campano. La buona notizia è che, però, il 31% per cento di disoccupazione giovanile ha finalmente iniziato a preoccupare i politici, primo fra tutti il Presidente del Consiglio, che ha deciso di destinare 8 miliardi di fondi europei agli incentivi per il lavoro giovanile. Si tratta di fondi già assegnati, ma che finora non sono stati spesi. E mentre impazza la polemica sull’articolo 18, c’è da chiedersi: come si può sperare di dare un futuro ai giovani se, al tempo stesso, gli si toglie ogni certezza? Otto miliardi non sono pochi, e magari si riuscirà finalmente a spenderli nel modo giusto. Ma la sicurezza psicologica di sapere che non avrai per tutta la vita un lavoro da schiavo precario, sarebbe un incentivo molti miliardi di volte più “consistente” per i giovani in cerca di occupazione. Un’alternativa reale al precariato, che poi al Sud significa arrangiarsi, insomma!

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

  • Ventotto anni per una “lauretta” nella “Repubblica della sfiga”

    Mercoledì, Febbraio 1st / 2012

    – di Sergio Basile –

    Italia / Istruzione / laurea / universitari / Sfigati / Valore titoli di studio / Martone / Monti  

    Ventotto anni per una “lauretta” nella

    "Repubblica della sfiga"

    Minacce di annullamento del valore legale

    delle lauree

    Roma  – Nelle scorse è giunto il monito da parte della VII commissione al Senato sui dubbi relativi alle “minacce di annullamento” del valore legale della laurea, successiva – tra l’altro – alla gravissima e clamorosa gaffe del viceministro “tecnico” al Lavoro Michel Martone (foto) che lo scorso 24 gennaio ha bollato senza mezze misure come “sfigati” coloro i quali si laureano dopo i 28 anni di età.  Secondo la commissione medesima, quella perpetrata dal governo Monti sarebbe – in effetti – un’ennesima ingerenza: il tentativo antistorico di imporre “un modello liberista anglo-americano, in una realtà come quella Italiana che ha una forte tradizione statalista”. Malgrado tutto il Thatcheriano premier Mario Monti ha dichiarato in merito l’avvio di una pubblica consultazione sul sito del MIUR. Propenso, tuttavia, a dare attuazione alla suddetta abolizione che probabilmente spetterebbe ad un governo politico, diretta espressione della volontà popolare. Infatti secondo Mario Monti (Dalle pagine de “La Repubblica”) “l’abolizione del valore legale del titolo di studio poggerà tutta sul sistema di valutazione delle università che sta mettendo a punto il Ministro Profumo”. Speriamo che non annullino anche la laurea del Premier: anche se in effetti  i tecnici nominati dall’alto non dovrebbero correre pericoli di sorta.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Che fine ha fatto l’accordo Governo-Regioni?

    Che fine ha fatto l’accordo Governo-Regioni?

    Mercoledì, Febbraio 1st / 2012

    – di Sergio Basile –

    Italia / Sviluppo / Regioni / Sud / Fondi  europei / Imprese / Decreto Sviluppo 

    Che fine ha fatto l’accordo

    Governo-Regioni?

    Prorogato il termine per le

    assunzioni agevolate

    Roma – Nel maggio 2011 nasceva il decreto “Sviluppo”, che ricordava i «notevoli ritardi accumulati» nell'impiego dei fondi strutturali europei, e decideva di dirottare queste risorse agli incentivi fiscali per le imprese del Sud che assumono. L'Europa, a ottobre, aveva dato il via libera al bonus, sotto forma di credito d'imposta. Il decreto «semplificazioni» approvato venerdì scorso dal Consiglio dei ministri ha poi prorogato l'incentivo fino al maggio 2013. C'è solo un piccolo problema: per partire davvero, l'incentivo ha bisogno di un accordo fra Governo e Regioni per individuare la quota di fondi strutturali (circa 500 milioni secondo la Ragioneria dello Stato) da dedicare alle assunzioni al Sud, e decidere quanto assegnare in ogni Regione. Ma in otto mesi il tema in Conferenza Stato-Regioni non si è mai affacciato. Nel frattempo negli ordini del giorno della Conferenza, scritti dal Governo, si è visto di tutto: dal «riconoscimento dei panel di assaggiatori per l'olio d'oliva» alle nomine della «Commissione consultiva per lo spettacolo dal vivo». Ma del bonus assunzioni nemmeno l'ombra, nonostante il peggioramento continuo dei dati Istat sull'occupazione. Peccato, perché l'aiuto è rivolto alle Regioni del Sud e, al loro interno, alle categorie più in difficoltà. L'incentivo permetterebbe la creazione di 42.300 nuovi posti di lavoro. L'aiuto è un credito d'imposta: 50% dei costi salariali del primo anno, o dei primi due anni nel caso di lavoratori «particolarmente svantaggiati» in base alle regole comunitarie. A questo punto il termine per le assunzioni «agevolate» scade a maggio 2013 e non più a maggio 2012: resta comunque l'urgenza di trovare il prima possibile regole certe per far partire davvero l'aiuto.

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)