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  • Europeismo, Federalismo e Mondialismo: facce della stessa medaglia

    Europeismo, Federalismo e Mondialismo: facce della stessa medaglia

    Sabato, Maggio 10th/ 2014 

    – di Sergio Basile –

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    Il vero volto dell'Unione Europea

    Europeismo, Federalismo e Mondialismo: facce

    della stessa medaglia

    L'identikit e l'ideologia europeista di Guy Verhofstadt: candidato

    alla guida della Commissione UE, del gruppo ALDE

    e dei federalisti europei

    Gli emblematici discorsi del leader del gruppo ALDEl il progetto UE e la

    legittimazione del disegno mondialista del Nuovo Ordine Mondiale

     

    di Sergio Basile 

    europeismo - federalismo - nuovo ordine mondiale - commonwealth - europee 2014

     UE – Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei!                                                             

    Bruxelles – di Sergio Basile – Due vecchi proverbi recitano: "dimmi con chi vai e ti dirò chi sei" (versione inglese, europeizzata: "A man is known by the company he keeps") e "Il pesce puzza dalla testa". Sarà vero nell'Europa unita e paneuropeizzata? Varrà  – mi chiedo con vena ironica – questa saggezza popolare per l'Europa targata UE? In uno dei miei ultimi articoli esternavo nettamente la mia posizione anti-europeista, riesaminando ancora una volta figure chiave poste quali architrave del progetto comunitario, come Jacque Delors e  Richard Coudenhove Kalergi (vedi qui – Europa, alzati e Cammina, ma fuori dall’UE!). Ma, sulla questione, accendiamo nuovi riflettori, alla luce degli ultimi sviluppi pre-elettorali e sulla scia dei nuovi forti venti federalisti che soffiano su Bruxelles! Oggi il termine "europeismo" fa sempre più rima con "federalismo" e, anche se non vi è alcuna assonanza metrica, con "Stati Uniti d'Europa". Non è un mistero più per nessuno! Ad eccezione di qualche mosca bianca, di qualche falso dissenziente (controllato) o pseudo-indipendentista di comodo, alla Margaret Thatcher, per intenderci (vedi qui Margaret Thatcher: il Pugno di Ferro nemico della Gran Bretagna – e qui Margaret Thatcher – Il Pugno di Ferro della Sacerdotessa del Liberismo). Infatti, tutti, ma proprio tutti tifano per una unione federale di stati quale unica salvezza dal disfacimento indotto dell'Europa, ovvero per l'accentramento politico e la contestuale dissoluzione degli stati nazione in un grande "contenitore mondialista per  omogeneizzati" made in Commonwealth. Un impero che – senza alcun mandato popolare – si appresta a governare un "non-popolo" sempre più variegato e multiforme, grazie alla globalizzazione ideologica ed al meltinpot razziale figlio dell'iper immigrazione indotta, che ormai da oltre un decennio ha assunto un carattere di disarmante "normalità".

     Welcome in Europe!                                                                                                 ​

    Lo scorso 6 Maggio, il Partito Federalista Europeo (PFE) – probabilmente la massima espressione, quella più pura, dell'ideale filo-imperialista incarnato del piano denominato "Stati Uniti d'Europa" – ha presentato a Bruxelles i propri candidati in vista dell'appuntamento elettorale di fine mese. Eccezionale prova del nove per carpire – qualora esistessero ancora dubbi in merito – la veridicità ed il valore assoluto dei nostri "proverbi popolari" di cui sopra. Lo slogan scelto per l'occasione (Fonte ANSA) è stato in linea con i pilastri ideologici dell'europeismo contemporaneo: "siamo l'alternativa al crescente euroscetticismo, nella convinzione che l'unico modo per affrontare le attuali sfide sia costruire un'Europa più forte!". Ricordiamo che candidati federalisti sono presenti, oltre che in Italia anche in Austria, Belgio, Francia, Grecia e Portogallo.

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     Europeismo e Mondialismo                                                                                   

    Va inoltre rammentato come gli "Stati Uniti d'Europa", che in molti – ed il sottoscritto tra questi – identificano nella celeberrima "Terza Roma" degli illuminati, di mazziniana memoria (la Roma masso-sionista, dei "new romans", che ha surrogato la Roma degli imperatori e dei papi, delegittimando ogni espressione di potere-carismatico spirituale e/o temporale precedente all'attuale status quo) oggi rappresentano un tassello chiave del piano mondialista proteso alla realizzazione di un nuovo ordine, collocandosi a livello storico-concettuale come un modello estremo nato sulla falsa riga di altre realtà mondialiste e di accentramento planetario, che superano ed in un certo senso delegittimano il concetto stesso di nazione. Si pensi al NAFTA (Usa-Canada-Messico); all'UNASUR (paesi dell'America latina); alla lega asiatica dell'EAU e del SAARC; alla Lega Araba; alla Lega Africana dell'AU. O ancora a realtà poco indagate dalla stampa nazional-popolare come GCC (che ingloba i paesi cuscinetto posizionati tra due aree di alto interesse strategico e geopolitico, come Medioriente e Asia Sud-Occidentale); PIF (Australia); Lega dell'estremo Oriente  ASEAN. Ovviamente su tutte domina la realtà imperial-mondialista per eccellenza, denominata Commonwealth: l'impero più vasto e totalizzante mai esistito nella storia. "Tutto il mondo è Commonwealth!" diceva Giacinto Auriti. (vedi qui – Auriti, il Commonwealth e la Moneta Debito ).

     USA + UE + URSS = EURSS                                                                                 

    Ma il modello di riferimento più vicino all'attuale piano mondialista e federalista denominato "Stati Uniti d'Europa", resta l'URSS. Ricordiamo, in merito, come il primo a coniare e sdoganare il concetto di "commissione", dal quale possiamo far derivare le origini dell'attuale istituzione comunitaria che si arroga senza alcuna legittimità popolare il potere esecutivo, fu Lenin (vedi "Lenin e Stalin hanno fatto scuola"giù nell'appendice in allegato – paragrafo tratto da un mio articolo del 20 dicembre 2012, "L'UE come l'URSS"). Alla luce di ciò, una domanda sorge spontanea: chi sono i nuovi paladini del federalismo europeista?

     Il Partito più europeista che c'è!                                                                           

    In Italia l'uomo di punta di turno (anzi la donna) dei federalisti è Stefania Schipani, candidata a Sud nella lista "Scelta europea" dell'Alleanza dei Liberali e Democratici per l'Europa (Alde). L'ALDE è probabilmanete il partito più europeista che c'è. Anche un finto dissidente come Beppe Grillo, in merito, ne sa qualcosa, visto che vi ha aderito in occasione dell'imminete tornata elettorale europea (vedi qui Eurodissidenti ed Eurosimpatie – Grillo chiama ALDE ) e oggi – di conseguenza – sostiene la candidatura del capogruppo dello stesso ALDE, On. Guy Verhofstadt, al trono della presidenza della Commissione Ue.  Scranno oggi occupato da Manuel Barroso. Ma chi è Guy Verhofstadt per aspirare a tanto? Capirlo è essenziale, se è vero il detto della premessa: "dimmi con chi vai e ti dirò chi sei!".

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     Chi è Guy Verhofstadt?                                                                                            

    Già 47° Primo Ministro del Belgio, dal 1999 al 2008, il complesso e misterioso personaggio è stato anche presidente del Consiglio europeo. Per comprendere meglio lo spessore e il profilo del candidato, capace di attirare e sé così tanti consensi, è utile andare a ripercorrere i suoi trascorsi, e specie i discorsi pronunciati in occasioni solenni, all'interno dei luoghi simbolo delle istituzioni europee.  Analizzando attentamente alcune delle sue più celebri ed eloquenti "dichiarazioni" si scopre davvero un universo per molti ignoto. Nell'estate del 2012, mente Mario Monti si apprestava a dettare le sue ricette europeiste per "curare l'Italia" (cioè svenderla per salvare la moneta imperiale) Verhofstadt dichiarava tutto il suo amore per la stessa moneta unica, "avvertendo" la Commissione Ue del fatto che avrebbe rischiato di perdere il sostegno del Parlamento europeo se non avesse prodotto in tempi brevi un piano per salvare l'Euro, rifacendosi al modello federale di altre realtà mondializzate. "Affermare strenuamente che non abbiamo nulla da imparare – dichiarò – equivale a non capire qual é il punto. Immaginare che l'Unione europea non abbia nulla da imparare dagli Stati Uniti, dal Giappone, dal Brasile o dal Canada è chiaramente sbagliato" (vedi qui – Verhofstadt a Barroso sul G20).

     Federazioni compiute con una moneta unica                                                  

    "Questi paesi sono federazioni compiute con una moneta unica, una sola politica economica, un'unica politica di bilancio e un unico mercato obbligazionario. L'Unione ha ancora molto da imparare in questo campo così come alcuni dei suoi leaders (…) È solo attraverso un profondo cambiamento di rotta nell'evoluzione dell'Unione che riusciremo a superare la crisi…" (vedi qui – Verhofstadt a Barroso sul G20). In un altro articolo, pubblicato nello stesso periodo,  dichiarò ancora: "solo un salto in avanti politico in direzione di un'unione federale tra cui un mercato obbligazionario comune può salvare l'euro. Tuttavia, i vari vertici europei hanno dimostrato che i leader politici nazionali non sono in grado di giungere ad un comune piano atto a salvare l' euro". E ancora: "Ora, è responsabilità della Commissione europea di Barroso definire un pacchetto globale e completo sul tavolo europeo, proteso all''istituzione di un Fondo europeo di redenzione collettiva (Redemption Found – ovviamente a debito dei cittadini europei) con una dimensione stimata di 2,3 miliardi di euro, come richiesto dal Parlamento europeo nella sua risoluzione sulla crisi durante la sua ultima sessione di luglio (dichiarazione ANSA, estate – 2012)".

     I pezzi di maggior pregio – Bruxelles 2000 / Varsavia 2001                       

    Ma i pezzi di scuola europeista di maggior "pregio" Verhofstadt li ha regalati il 21 settembre del 2000, a Bruxelles, presso il think tank EPC ("European Policy Centre: an indipendent think tank, at the cutting edge of EU affairs" ovvero "centro di pensiero indipendente all'avanguardia sugli affari europei" – come ama definirsi sulla home page del suo sito: vedi qui  EPC – European Policy Centre – Independent think tank) e il 17 Ottobre del 2001, a Varsavia, a poco più di un mese dall'attentato alle Twin Towers di New York.

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     Verso l'abolizione delle sovranità nazionali – Bruxelles 2000                   

    Il 21 settembre del 2000,  Verhofstadt – allora primo ministro belga – descrisse candidamente il sotterfugio adottato per giungere all'impostazione embrionale dell'UE (vedi in allegato il discorso integrale in lingua inglese dal sito dell' CVCE: "Speech by Guy Verhofstadt at the European Policy Centre on September 21, 2000" – http://www.cvce.eu/content/publication.). "Con la CECA (Comunità Europea Carbone e Acciaio) – leggiamo, traducendo dall'inglese – i semi dell'Unione europea di oggi sono stati seminati (in effetti, come ribadito in diversi articoli, la CECA servì sostanzialmente a commissariare ed accentrare il carbone e l'acciaio: elementi essenziali all'industria pesante, che vennero sottratti alla libera gestione delle nazioni e dei popoli europei – vedi qui Europa, alzati e Cammina, ma fuori dall’UE!). "E 'stato l'impulso iniziale allo sviluppo di un approccio comunitario – continua il politico – ad aver forgiato passo dopo passo l'integrazione europea, unendo e talvolta anche abolendo la sovranità nazionale in un approccio comune".

     Varsavia 2001 – A qualche giorno dalla tragedia dell'11 Settembre          

    Ma la perla più rara, quanto a  megalomania e spirito assolutizzante, è quella regalata all'umanità il 17 Ottobre del 2001, dinanzi alla platea polacca del "Colleggio d'Europa" e dinanzi a cittadini europei scossi per "l'attacco terroristico" (fu spacciato come tale) di New York. Il titolo dell'intervento fu già tutto un programma: "Il Nuovo Ordine Mondiale dopo l'11 Settembre" (vedi qui l'originale in PDF – https://www.coleurope.eu/speeches – "The New World Order since 11 September" – Speech by Guy Verhofstadt , Prime Minister of Belgium at the opening of the academic year at the College of Europe, Natolin (Warsaw) campus , 23 October 2001 del quale vi riproponiamo, di seguito, i passaggi più inquietanti e disarmanti).

     Discorso sul Nuovo Ordine Mondiale dopo l'11 Settembre                         

    "Signor Rettore , Signor Vice Rettore , Ospiti , Signore e Signori (…) in questa speciale cerimonia che segna l'inizio dell'anno accademico nella capitale del più grande dei 12 paesi europei con i quali l'Unione europea sta attualmente negoziando l'adesione . (…) Ho scelto di intitolare il mio intervento : " Il Nuovo Ordine Mondiale dopo l'11 settembre ", e ciò ad appena sei settimane dagli attacchi terroristici contro il World Trade Center di New York e il Pentagono a Washington (…). Questi attacchi – esordì Verhofstadt – sono stati i primi massacri ad essere mai stati trasmessi dal vivo e per intero in televisione. E 'difficile razionalizzare tali eventi di massa, ma l'unica cosa che veramente colpisce è il contrasto evidente tra il piccolo numero di attaccanti e l'enorme impatto delle loro azioni (…)." Poi ovviamente emerse la verità sugli attacchi e sulla reale identità dei mandanti degli stessi. Una verità ben diversa da quella dipinta da Verhofstadt  (vedi qui 11/9 – Oltre il Sonno della Menzogna e l’Ira del Nemico e qui 11/9 – Nessun aereo contro le torri gemelle? Lo dicono la Boeing e numerosi piloti).

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     Gli attacchi e il Grande Bluff                                                                                  

    "Gli attentati dell'11 Settembre – sostenne ancora – possono legittimamente essere descritti come attacchi militari. Sei o sette mila persone, tutti civili, sono morti nel giro di 90 minuti a New York e a Washington , nel cuore degli Stati Uniti. Nessun generale americano o un politico – aggiunse a torto… – avrebbe osato suggerire una tale operazione militare prima dell'11 settembre. In precedenza avremmo pensato che solo un'altra superpotenza, l'Unione Sovietica prima del 1989 o forse la Cina nel giro di poche generazioni, sarebbero stati in grado di minacciare gli Stati Uniti". Smentiamo tale ricostruzione storica, ricordando ai nostri lettori che la stessa Guerra Fredda, fu un grande bluff, come ci ricorda Auriti in "Il Danaro: Dio o Mammona?" (vedi qui Governo Occulto e Nuovo Ordine Mondiale)".

     La legittimazione della "cura democratica" degli USA                                  

    "Ma nulla – asserì l'europeista Verhofstadt – potrebbe essere più lontano dalla verità. Ci sono voluti solo 40 uomini, una dozzina dei quali erano pronti a soddisfare la loro morte. Certo, erano fanatici… (…) Se fossero qui in questa stanza oggi, probabilmente, non si distinguerebbero dal resto di noi… Quaranta uomini e un leader del male, Osama bin Laden" (?)". Beh, un cosa è certa, un leader del male ci fu davvero, Verhofstadt qualcosa di giusto, suo malgrado, la disse, ma il suo nome è ed era ben più altisonante. Non trovate? (…) "Ma saremo in grado di catturare i terroristi-talebani?" Non saremo obbligati a dar loro la caccia per anni a venire? Dovremo sopportare diversi anni di una maggiore vigilanza?" domandò in un altro passaggio successivo l'europeista, legittimando evidentemente le "missioni di pace democratiche" degli Usa, che di lì a poco avrebbero ancor di più travolto il pianeta.

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     "Terrorismo" e Delegittimazione degli stati-nazione                                     

    Ma ecco giungere subito dopo, puntuale, la sua marzulliana auto-risposta al fine di legittimare lo status quo del nuovo ordine – sorretto dall'alibi del terrorismo – e delegittimare sempre più il senso ed il ruolo degli stati nazionali: "Qualunque sia l'esito del conflitto in corso – continuò Verhofstadt – dovremo affrontare le conseguenze degli attentati perpetrati a New York e Washington. I confini nazionali continuano a diventare sempre meno rilevanti. (…) Gli stati deboli o impoveriti possono facilmente diventare basi per o addirittura cadere nelle mani degli estremisti e delle organizzazioni terroristiche".

     Legittimazione di uno stato di polizia                                                                  

    "Come risultato – concluse –  abbiamo bisogno di stabilire una rete di polizia e di intelligence in alcuni paesi, attraverso la quale essi saranno meglio informati di ciò che sta accadendo rispetto alle autorità locali. Gli eventi dell'11 settembre hanno reso la questione della polizia e della sicurezza interna una questione politica urgente per il mondo intero". Alla luce di queste chiarissime affermazioni forse qualcuno inizierà a comprendere meglio un'altra sfaccettatura dell'espressione "europeismo", dando ad esso un significato più disincantato e realistico.

     Le Primavere di Verhofstadt                                                                                   

    "La stessa logica si applica agli affari militari. (…) Dopo l'ultima guerra condotta contro Saddam Hussein, il mondo – osservò – ha avuto a che fare con guerre intra-nazionali eccessivamente complesse,  dal Ruanda (…) alla Jugoslavia. Ora il nemico ha colpito con estrema violenza il cuore delle due città in Occidente (New York e Washington). Questo nemico – continuò – non rispetta i confini nazionali, e non ha nemmeno il coraggio di rivendicare la responsabilità per le proprie azioni…".

     Il disegno dietro l'attacco all'Iraq                                                                          

    Prima di continuare rarebbe interessante guardare il seguente video nel quale, in una intervista, Saddam Hussein spiega a Bruno Vespa i magheggi imperialistici dell'Occidente e i diktat del "Nuovo Ordine Mondiale" targato Usa-Nato-Israele. (vedi qui in basso). "Questo tipo di conflitto – continuò il pupillo del gruppo ALDE e dei federalisti-europeisti – richiede sempre l'impegno di piccole unità militari che combinano flessibilità ad elevata mobilità". L'ovvio riferimento è alle cosiddette "Missioni di Pace" di Usa, Nato e alleati. Chiaro!

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Necessario ruolo dell'UE nel nuovo disordine mondiale                           

    "La prima importante conclusione che possiamo trarre in questo contesto  – asserì –  è che nessuno può semplicemente ignorare ciò che sta accadendo nel resto del mondo. Questa è certamente una lezione per gli Stati Uniti che negli ultimi tempi hanno mostrato segni di voler andare da soli, prersentando una visione più introspettiva…. Eppure – aggiunge provvidenzialmente – era George Bush padre che nel 1991, due anni dopo la caduta del muro di Berlino e poco dopo la vittoria contro Saddam Hussein ha lanciato un appello per un Nuovo Ordine Mondiale (…) Un Nuovo Ordine Mondiale costruito o protetto con soli Stati Uniti si è rivelata un'illusione..". Quindi questo nuovo dis-ordine mondiale evidentemente nella visione del politico europeista si sarebbe dovuto realizzare con l'aiuto della stessa colonia sionista ed anglo-americana denominata UE…. 

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     Necessità del nuovo Ordine mondiale e leadership USA                             

    "Eppure – riprese – ora abbiamo bisogno di un Nuovo Ordine Mondiale più che mai! Un ordine mondiale in cui la leadership americana rimarrà ovviamente un elemento chiave, se non altro perché rimarrà l'unico paese con una forza militare globale fino al momento in cui l'Europa svilupperà una capacità di difesa (unica) propria (vedi qui Difesa Europea Unica – e qui Eurogendfor: l’esercito comune Ue contro i disperati ). Ma gli altri continenti e in particolare l'Europa – ribadì – devono dare un contributo importante alla costruzione di questo Nuovo Ordine Mondiale. (…) Nessuno – meno di tutti l'Unione europea – vuole vedere una continuazione degli eventi recenti, in cui i paesi più poveri in Africa, America Latina e nei Balcani sono stati dilaniati e diventare un rifugio per i criminali e pirati moderni capaci di colpire in qualunque modo essi scelgono, dove e quando vogliono". Sarebbe interessante – col senno di poi – chiedere a Verhofstadt, come giudicherebbe oggi, a telecamere spente, gli effetti disumani degli embarghi UE contro Siria e Iran (vedi qui ONU, Siria, Iran – Tra Diplomazia e Doppiopesismo e qui Bruxelles Affama Teheran – Nuova Stretta ).

    Siria, Ribelli Massacrano Civili Curdi. Gli “Amici della Siria” Tacciono! Vergogna UE

    Siria, Ribelli Massacrano Civili Curdi. Gli “Amici della Siria” Tacciono! Vergogna UE

    Martedì, Agosto 6th/ 2013 

     

     

     

     Non populismo, ma solo Antieuropeismo consapevole!                             

    Ma – ci chiediamo – Verhofstadt ha reale contezza della gravità di quel che dice? Conosce i veri mandanti delle guerre nel mondo? (vedi qui – Corporatocrazia e Imperialismo Usa – High Frequency Trading ed Economic Hitman); Conosce le dinamiche perverse ingenerate dal mondialismo attraverso organizzazioni sovversive e filo-Usa come Otpor, ed il loro ruolo nel fomentare le falsissime "rivoluzioni arabe" e le altrettanto false ed abominevoli "rivoluzioni colorate" in tutto il mondo? (vedi qui – Un Inganno Chiamato “Primavera Araba” – Seconda Parte ). Beh crediamo proprio di si! Ed è proprio questo che ci inquieta, spingendoci a gridare il nostro convinto, profondo e consapevole "antieuropeismo". E' questo dunque l'uomo che dovrebbe e potrebbe essere presto chiamato alla guida della Commissione europea e che meglio incarna il "nobile e pacifico" sentimento europeista, del quale si va predicando? Beh, evidentemente si, almeno per i profeti degli Stati Uniti d'Europa. (continua…)

    Sergio Basile (Copyright © 2014 Qui Europa)

    Partecipa al pubblico dibattito – infounicz.europa@gmail.com

     Appendice 1 – Lenin e Stalin hanno fatto scuola                                     

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    (Da "Quieuropa" del 20/12/2012 – di Sergio Basile) D'altra parte si chiamavano "Commissioni" e "Commissari" le stesse strutture totalitarie di contollo ideate da Lenin durante il primo governo rivoluzionario russo. Anche all'ora, come oggi nell'Ue, i suddetti commissari non venivano assolutamente eletti, ma nominati dall'alto. Da una strettissima cerchia di oligarchi. In tal modello analogie anche tra Europarlamento e Duma: entrambi – a quanto pare – organi di facciata, protesi a garantire lo status quo e ad eludere le masse, fornendo interpretazioni fantasiose su fatti gravissimi e cruenti come l'attuale crisi dell'euro e della moneta-debito. La moneta imperiale. Se così non fosse davvero non ci spieghiamo come possa resistere ancora il regime delle private e plurindagate agenzie di rating in Europa; e come la frottola dello spread continui a mietere vittime tra l'indifferenza generale. Per tacere sul credit crunch e sulle politiche della Bce e di Basilea 3: altra grande analogie copiata questa volta dal vecchio Stalin. Il primo – guardacaso – a privatizzare la Banca Centrale dell'Unione Sovietica (Gosbank), sottraendola al controllo del popolo: l'origine di tutti gli imbrogli dell'economia moderna.

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     Link, Video e Articoli allegati                                                            

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

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     PDF – Discorso di Guy Verhofstadt – Bruxelles 21/9/2000 EPC      

    http://www.cvce.eu/content/publication

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     PDF – Discorso di Guy Verhofstadt – Varsavia 23/10/2001                 iscorso di Guy Verhofstadt – Bruxelles 21/9/2000 EPC      

    Discorso sul Nuovo Ordine Mondiale del 23/10/2001 – https://www.coleurope.eu/speeches

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

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    Venerdì,  Marzo 8th/ 2013 – L'editoriale di Giovanni Antonio Fois e Sergio Basile –  Il Piano Kalergi, Unione Europea, Ue, Richard Coudenhove Kalergi, Politiche europeiste, Nuovo Ordine Mondiale, Mondialismo, Messia, Capitalismo internazionale, Multiculturaismo, Premio Carlo Magno, Gli Stati uniti e l'Unità Europea, Wiston Crurchill, Loggia B'nai B'rith, Usa, Stati uniti, Teoria delle Razze, Teorie dei […]

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    Sabato,  Marzo 9th/ 2013 – L'editoriale Sergio Basile e Giovanni Antonio Fois –  Il Piano Kalergi, Unione Europea, Ue, Richard Coudenhove Kalergi, Politiche europeiste, Multiculturalismo, Premio Carlo Magno, Premio Kalergi, Mescolanza razziale, Terzomondializzazione dell'Europa, Gerd Honsik, Mondialismo, NWO, Angela Merkel, Herman van Rompuy, Denuncia, Coppia tedesca, Crimini contro l'umanità, primavera araba, Robert Schuman, Mediterraneo, G.Brock Chisholm, OMS, […]

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    Domenica di Pasqua, Aprile 20th/ 2014  – Lettera Pasquale di Sua Beatitudine Gregorios III, Patriarca  di Antiochia e di tutto l'Oriente, di Alessandria e di Gerusalemme – Damasco, Cristianesimo, Lettera del Patriarca Gregorios III , Appello al mondo del Patriarca di antiochia, Verso la Pasqua, Siria, I figli della Risurrezione,  appello della Chiesa di Damasco, ci rivolgiamo a tutti: il Presidente del […]

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    Walesa crede nella Famiglia: Le critiche dei Media controllati dall’élite mondialista

    Martedì, Marzo 26th/ 2013

    – di Maria Laura Barbuto e Sergio Basile – 

    Unione Europea / Polonia / Varsavia / Parlamento polacco / Orientamento sessuale / Identità sessuale / Omosessuali / Famiglia / Ordine naturale / Cattolicesimo / Fede Cristiana / Minoranza / Maggioranza / Tvn 24 / Comunismo / Nobel per la Pace / Lech Walesa 

    Walesa: Bersaglio facile dei Media Europeisti

    difensori del Relativismo Sessuale

    Le dichiarazioni del Premio Nobel per la Pace

    gettate in pasto al sistema mediatico 

    "La minoranza cammina sulla testa della maggioranza,

    anzicchè adeguarsi". E' Polemica!

     

    di Maria Laura Barbuto e Sergio Basile

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Varsavia – Notizie davvero singolari giungono dalla cattolicissima Polonia, con Spagna ed Italia probabilmente il Paese che ha regalato nei secoli più santi all'Europa, oggi divenuta roccaforte di un europeismo progressista dissacrante e laicizzante che strizza l'occhio alle politiche europee e all'eurocasta di Bruxelles, pur guardandosi bene dall'entrare nella trappola infernale dell'Eurozona. Un pò come accade al Regno Unito (indipendente per copione) pronto a speculare sulla moneta unica ma nel contempo – ovviamente – a difendere la sua posizione di terzietà rispetto all'eurozona, pur detenendo (attraverso la Bank of England) il pacchetto di maggioranza relativa e controllo delle quote della privata BCE.

     Polonia – Una Doverosa Premessa Storica 

    Ma prima dell'avvento della sinistra filo-europeista (da sempre vicina alle politiche di Barroso, Van Rompuy, Merkel & C.) ben lontana dalle lotte "popolari ed operaie" di Solidarnosc contro il distruttivo regime comunista-stalinista che voleva cancellare la presenza cristiana dalla Polonia, mediante l'edificazione forzata di città senza chiese, la storia europea "dei popoli" in un certo senso fu scritta proprio dalla Polonia. Infatti, prima della distruttiva presenza del regime comunista (imperante fin dal tempo dell'ingresso di Stalin a Varsavia: del qual grande testimone ed oppositore fu il grande Giovanni Paolo II, all'epoca coraggioso seminarista di provincia) la storia si sviluppò secondo altre linee. La Polonia fu protagonista assoluta della scena continentale, difendendo l'intera Cristianità dagli attacchi esterni.

     Polonia – Baluardo Medioevale della Cristianità in Europa 

    Ci sembra doveroso sottolineare, dunque, come fin dal Secolo XI il popolo polacco percepì la priorità di difendere la propria cultura, le proprie tradizioni e la propria identità religiosa e territoriale dalle orde provenienti da oriente. La Polonia, nel Medioevo, fu dunque il baluardo dell'Occidente cristiano contro le aggressioni ed i numerosi e cruenti tentativi di colonialismo di arabi e musulmani. La storia si ripeté dopo l'invasione stalinista ed ancor prima con l'avvento di Hitler (cui macchina bellica – ricordiamolo – fu finanziata dallo stesso Stalin).

     La Concezione Antemurale 

    Tale atteggiamento, fin dal Medioevo, passò alla storia col termine di "concezione antemurale": un fenomeno proteso alla difesa della comunità cristiana, ma anche della civiltà europea classica e dei valori democratici. In effetti tutti noi – indistintamente – dobbiamo considerarsi oggi grandi debitori della Polonia. Ma i media ovviamente si guardano bene dal presentare e fornire queste chiavi di lettura, impegnati come sono alla creazione di una cultura dell'omologazione ed all'accelerazione di un fenomeno di "paneuropeizzazione" (e terzomondializzazione) del Continente (vedi articoli in allegato sul "Piano Kalergi") mirante a distruggere usi, costumi, tradizioni e spirito religioso, al fine di omologare e massificare i popoli. Fase essenziale per la realizzazione dell'ormai ben noto ed inconfutabile "Nuovo Ordine Mondiale" massonico e mondialista. Piano perseguito da secoli dalla setta degli Illuminati. (Vedi articolo in allegato).

     La Provocazione di Walesa in Difesa della "Famiglia Tradizionale" 

    Il tal distruttiva direzione rema oggi la Polonia – o meglio il governo polacco – sulle ali dei falsi profeti di un neo-liberismo selvaggio, che dietro i copiosi finanziamenti girati dalla Commissione europea e dall'Europa dei tecnocrati, nasconde – tuttavia – un terribile tranello. In tal direzione rema il premier polacco liberale ed europeista Donald Tusk, protagonista di un forte boom economico agganciato a quello tedesco,  in cambio pare di un "tacito compromesso" proteso a indebolire la millenaria presenza cristiana nel Paese. Ed ecco che allora – complici i soliti media di regime – dichiarare pubblicamente ed apertamente la propria contrarietà alla deriva laicista ed al relativismo sessuale sembra essere, oggi, un grande peccato ed un grande reato. Lo sa bene l’ex presidente polacco, Premio Nobel per la Pace, Lech Walesa, attaccato da tutti i media nazionali e non,  sostanzialmente, per aver riconosciuto e mantenuto saldissima nel tempo la propria fede cattolica e aver esposto il suo pensiero contrario alla minoranza gay presente nel Parlamento di Varsavia. Le parole di Walesa sono divenute immediatamente facile preda per il sistema mediatico che ha divulgato una nuova immagine dell’ex Presidente come persona "intollerante ed omofoba" (bollano così ormai tutti i cristiani che non si piegano alla logica del trasformismo sessuale dilagante).  Galeotta sarebbe stata l’intervista che Walesa ha rilasciato al canale televisivo Tvn24, nella quale ha  provocatoriamente dichiarato, “i Gay sono una minoranza che non mi piace ed in Parlamento dovrebbero avere posto solo nell’ultima fila prima del muro o magari dietro il muro”.  Detta così, appare certamente una di posizione "anomala" da parte del leader di Solidarnosc, ma l’analisi della dietrologia delle cose aiuta a capire meglio le situazioni ed i contesti.

     Walesa – "Non possono pretendere di imporre la loro diversità" 

    Infatti, Walesa, al suo intervento ha aggiunto che “per contribuire al raggiungimento del bene comune, sarebbe compito di chi rappresenta la minoranza adattarsi agli usi della maggioranza vecchia di secoli”, senza tentare di imporre la propria diversità.  A queste parole, è immediatamente seguita la denuncia nei confronti del Nobel per la Pace con l’accusa di “incitamento all’odio contro una minoranza sessuale”, sottoscritta da alcune associazioni di omosessuali.

     Walesa – C'è una Minoranza che cammina sulla testa della Maggioranza 

    Apprezzabilissima la reazione di Walesa, che non ha in alcun modo ritrattato o fatto un mea culpa come gli era stato richiesto, ma ha ribadito: “Oggi c’è una minoranza che cammina sulla testa della maggioranza. Io sono della vecchia scuola e non credo di cambiare. Ci sono persone diverse – ha poi aggiunto – con diversi orientamenti che hanno diritto alla loro identità, ma mi auguro che non cambino l’ordine stabilito da secoli”. L’ordine Naturale, aggiungeremmo noi, quello che non può essere sovvertito per forza di cose. Walesa sarà stato sì duro nelle sue dichiarazioni, ma efficace nelle spiegazioni che ha fornito. Crediamo, piuttosto, che i media abbiano colto la palla al balzo per tentare di distruggere, in pochi minuti, l’idea e l’immagine di un uomo che combattuto contro il comunismo che aveva messo in ginocchio il suo Paese. Un eroe nazionale attaccato per  aver espresso pubblicamente un parere controcorrente rispetto alla società "mondialista e progressista" in cui viviamo, pilotata (come ormai ben noto) da logge, lobby ed élite dissacranti e atee. Un uomo che ha paura che i propri figli vengano influenzati dalle trasgressioni di una società trasformista e relativista. Questo, secondo noi, non è un peccato, anzi… è una fortuna che ci siano ancora oggi persone che si dichiarino apertamente cattoliche, cristiane, credenti e che abbiamo come valore supremo quello della famiglia. Ovviamente quella naturale. 

    Maria Laura Barbuto, Sergio Basile (Copyright © 2013 Qui Europa)

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    Francia – Tradizionalisti Cattolici Monitorati per “Patologia Religiosa” – Credere diventa una Malattia

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    Domenica, Gennaio 6th/ 2013 – di Franciscus Petragrammuli – – Associazione Culturale La Torre – – Iniziativa di Libero Confronto, Pensa e Scrivi – Francia cattolici discriminati / Francia / Unione europea / cattolici / Civitas / francia / ministro / Omosessualità / patologia religiosa / persecuzione cattolici / rivoluzione francese / tradizionalisti / Manuel Valls / […]

    Siria – Sorgete o Popolo Nuovo, di Vergini Nate dal Sangue – Lettera Aperta ad Hollande

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    Lunedì, Ottobre 8th/ 2012  –  di Maria Laura Barbuto –  Europa / Unione Europea / Ungheria / Budapest / Aborto /  Diritto alla vita / Famiglia / Concepimento / Vittime / Genocidio / Madri / Figli / Genitori / Costituzione / Uno di Noi / Movimento per la vita / Antonio Socci / Madre Teresa […]

    Ecco perché evadere le tasse può essere Lecito e Doveroso

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    Mercoledì, Settembre 5th/ 2012 – L'Editoriale di Sergio Basile –  Ue / Italia / crisi eurozona / Mario Monti / Casta parlamentare / MES / Evasione Fiscale / Faccenda notarile / San Tommaso d'Aquino / Sant'Agostino / Morale cattolica / Padri della Chiesa / Debito illegale / Legge iniqua / Abuso di potere / Tasse giuste […]

    Siria – Il Discorso di Assad alla Nazione e al Mondo: Riconciliazione, Pace, Dignità e senso di Patria – Il vero volto della Siria che i Falsi Profeti dell’Imperialismo Occidentale e del Terrorismo non cercano

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    Venerdì, Gennaio 11th/ 2013 – Discorso in Forma integrale del Presidente Bashar Al-Assad –  – President Bashar Al-Assad's Speech in Full Form – – Traduzione di Sergio Basile – Qui Europa (www.quieuropa.it) Cristiani / Bashar Al-Assad / Discorso in Forma Integrale / Traduzione in Italiano / Damasco / Teatro dell'Opera di Damasco / Desiderio di Pace […]

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  • La Polonia ci ripensa: Euro? No Grazie! Per ora non ci riguarda!

    La Polonia ci ripensa: Euro? No Grazie! Per ora non ci riguarda!

    Mercoledì,  Marzo 20th/ 2013

     

    – di Sergio Basile e Giuseppe Sacco – 

    Polonia, Euro, Eurozona a rischio collasso, Bruxelles, Varsavia, Donald Tusk, Bronislaw Komorowski, Jacek Rostowsky, Austerity, Presidente Polacco, Premier Polacco, Banche centrali privatizzate, Sistema Target2, Varsavia, Pil polacco, Conti Pubblici, Contagio fittizio, Norvegia, Italia, Eurozona, Euro, Cenerentola, Regina d'Europa, Industria pesante tedesca, Deutsche Bundesbank, Bruxelles, Sistema d'impresa italiano, BCE 

    La Polonia ci ripensa: Euro? No Grazie!

    Per ora non ci riguarda!

    La ricca Polonia, senza euro vola: rinviato al 2015

    il dibattito sulla moneta unica

    Dal 2002 ad oggi la Cenerentola d'Europa (senza euro)

    trasformata in Regina: la strada inversa dell'Italia e dei

    Paesi Pigs umiliati dalla moneta unica e dal Target2

     

    di Sergio Basile e Giuseppe Sacco

    La fregatura EuroPolonia, Varsavia – Euro? Per il momento pare non interessare per nulla alla Polonia, che sembra tornare clamorosamente suoi suoi passi. Ma d'altra parte quale leader sano di mente e illuminato da un sia pur pallido raggio di lungimiranza oggi si prenderebbe la briga di entrare nell'Eurozona (decidendo per i suoi connazionali) senza rattristare il proprio Paese e dover fare i conti con i vulcanici e discordanti umori dei propri connazionali? “Dobbiamo valutare costi e benefici”: è stata questa la diplomatica risposta tirata fuori nelle scorse ore dal cilindro del Presidente polacco Bronisław Komorowski alla stampa che incalzava. L’Europa made in Bruxelles, infatti,  non è proprio quella che si dice una meta ambita (per usare un eufemismo) ma ha per contro l'immagine di una gabbia asfissiante sia pur ben mimetizzata. Una sorta di specchietto per le allodole, destinato a fare la fortuna di pochi leader compiacenti e la fame dei popoli. I detrattori di questa sia pur incontrovertibile tesi lamentano (senza alcuna prova oggettiva) che non entrare nell'euro sarebbe controproducente, in quanto i Paesi resterebbero in tal modo tagliati fuori dal mondo. Nulla di più falso! Questa è la stessa filastrocca che ci ripetevano nel 2001 a pochi mesi dall'ingresso dell'Italia nell'euro, imbonendoci con frottole e con false promesse: "con l'Euro – dicevano i falsi profeti dell'europeismo – aumenteranno i posti di lavoro e l'Europa sarà la macroerea più concorrenziale e dinamica del mondo". E' accaduto tutto il contrario! E chi non vuol vedere o è cieco o è in mala fede!

     La Diplomatica Riluttanza Polacca alla Venerazione del "dio euro" 
     
    "Perché dobbiamo adottare l’euro adesso? Non c’è alcuna fretta! È chiaro, nonché importante e fondamentale, che ci sia un ampio sostegno pubblico. Bisogna convincere il popolo polacco che l’adesione all’euro è una buona cosa per il Paese”. Queste, in aggiunta, le parole "smarcanti" e "strategiche" pronunciate da Bronisław Komorowski alcuni giorni fa. Sicuramente i vertici di Bruxelles avranno disapprovato, ma questa decisione sostanzialmente era già nell’aria. Infatti già un anno fa il ministro delle finanze Jacek Rostowski  aveva palesato i primi dubbi sulla questione. E' stato quindi stabilito – anche in tal sede – che la Polonia prenderà una decisione sul proprio futuro solo dopo le elezioni presidenziali e politiche che si svolgeranno tra due anni. Ma per il momento dietro l'espressione "dobbiamo convincere il popolo…" si nasconde tutta la disapprovazione dei Polacchi verso il catastrofico progetto euro. Nel tentativo si salvare capre e cavoli (cioè di tutelare la tenuta dell'opinione pubblica e di non attirarsi contro i dissapori o le minacce – stile Ungheria – di Bruxelles) anche l’intervento del premier Donald Tusk  ha avuto il medesimo tenore. "Solo così – ha replicato Tusk alle parole del Presidente – la Polonia potrà avere tutti gli elementi che gli permetteranno di scegliere la migliore opzione, al fine di garantire la sicurezza dell’economia polacca e mantenere la propria competitività, anche dopo l’entrata nell’eurozona”. Ma per il momento – sembra dire tra le righe Tusk – "che Dio ce ne scampi e liberi!".
     
     I Motivi della Convenienza Polacca a non entrare nell'euro-Gabbia 
     
    Alcuni tra i dubbi polacchi che costituiscono il corollario di tali dichiarazioni e prese di posizione (ma che costituiscono anche la stessa causa portante di questa prospettiva) possono ricondirsi con molta concretezza ad elementi economici ben precisi: Il PIL polacco (cresciuto del 4,3% nel 2011 e del 2% nel 2012); i conti pubblici (equilibrati, con un rapporto deficit/Pil del 3,4%, in calo rispetto agli anni passati: ricordiamo che la soglia fissata dal Fiscal Compact è del 3%); ma, cosa ancora più importante,  la Polonia non ha subito il cosiddetto "contagio" della crisi che ha afflitto l’intera Eurozona. Anche se di "contagio" non sitratta affatto, ma è qualcosa di ben architettato in tempi non sospetti. La parola "contagio" non è altro che un artifizio mediatico per rincretinire il popolino, sostenendo che gli asini volino.
     
     La frode dell'Euro e il "Deficitario" tranello del Target2 
     
    Cioè, per dirla meglio, la Polonia non è incappata nella frode dell'euro e del Sistema Target2 (vedi articolo in allegato) che per statuto costringe tutti i Paesi – attraverso un bizzarro sistema di regolamentazione interbancaria tra banche centrali – ad essere succubi della Germania e ad accumulare deficit, mentre i teutonici navigano a vele spiegate in un mare di surplus. Cosa impossibile fino al 2007: anno nel quale è stato inaugurato il dittatoriale Sistema Target2, sagomato a puntino sulla silouette di Angela Merkel, della Deutsche Bundesbank e dell'industria pesante tedesca. D'altronde basta vedere la ricca Norvegia per capire che l'euro è una fregatura, come la stessa privatizzazione delle banche centrali legate – con un iniquo filo, color "rosso sangue" – alla BCE. Una banca privata posta a decidere le sorti di 500 milioni di cittadini. Semplicemente una Follia!
     
     Polonia: senza euro, da Cenerentola a Regina 
     
    Per restare in tema di banche, queste sono le parole che si possono leggere addirittura in uno studio di PKO Bank, la più importante banca del Paese: "Il più grande timore percepito è quello di un peggioramento delle condizioni economiche e di una più elevata vulnerabilità. Non sempre l’euro è visto come un’opportunità, specie in periodi di estrema sofferenza come questi.” Persino loro, le banche, ammettono tra le righe l'inconfutabile: cioè che la Polonia non ha bisogno dell'euro. D'altra parte senza euro, in pochi anni, quella che fino a qualche tempo fa era considerata la Cenerentola d'Europa, oggi siede tra i reali a banchettare lautamente con le casse piene, mentre le aziende italiane – grazie all'euro e allo strapotere delle impresentabili agenzie di rating complici del sistema – chiudono ad una media di 600/1000 al giorno! Apocalittico è dir poco! Segno che la tanto propagandata crescita non potrà mai più esserci, almeno se non si esce da questa bestiale moneta unica. Chi darà da mangiare a un padre di famiglia che a 50 anni si trova su un marciapiede? Chi, dopo il fallimento di un intero tessuto economico-aziendale nazionale? Un sistema di rete d'impresa, qual è quello italiano, fino al 2011 considerato leader a lvello continentale. Non dimentichiamolo mai! Ma a parte tutto anche i sondaggi pubblici ammettono senza giri di parole l'evidente: secondo un recente studio di PKO Bank, infatti, solo il 41% della popolazione vorrebbe l’euro al posto dello zloty. E' tempo che anche in Italia si torni alla lira, e alla svelta! Senza se e senza ma! 

    Sergio Basile, Giuseppe Sacco (Copyright © 2013 Qui Europa)

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    L’Europa è un “Continente Vecchio” – Ieri, il monito da Milano

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    Venerdì, Marzo 30th / 2012 Italia / Milano / Unione Europea / Commissione Europea / Europa / Danimarca / Grecia / Polonia / Germania / Invecchiamento popolazione / Anziani / Pensionamento / Progetti /  Demografia     L’Europa è un “Continente Vecchio”   Preparazione all’invecchiamento?   l’obiettivo "retorico ed antistorico" del progetto Ue    Coinvolte Danimarca, […]

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    Lunedì, Aprile  30th / 2012 – di Sergio Basile – Unione Europea / Commissione europea / Manuel Barroso / Commissione al Mercato Interno / Crescita / Recessione / Fiscal compact / Crisi / Governi Ue / Lettera / Ricette / Liberismo / Deregulation / Linea liberista / Bilderberg Club / Trilateral Commission / Mario Monti / Francoise […]

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    Risiko Ue: “Progetto nato per fallire”

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    Mercoledì, Maggio 30th / 2012 – di Domenico Apicella e Sergio Basile – Unione europea / Fallimento / Eurozona / Euro / Piigs / Bruxelles / Crisi / Portogallo / Irlanda / Italia / Grecia / Spagna / Sovranità monetaria persa / Sovranità nazionale smarrita / Nato / Usa / Europa / Russia / Risiko […]

     

  • Germania-Italia: “esaltante scontro calcistico” e “finto scontro politico”

    Germania-Italia: “esaltante scontro calcistico” e “finto scontro politico”

    Venerdì, Giugno 29th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Unione Europea / Consiglio europeo / Bruxelles / Berlino / Roma / Varsavia / Europei 2012/ Vertice europeo / Calcio / Italia – Germania / Spread / Crescita / Economia / Politica / Bilancio / Crisi europea / Tobin Tax / Esm / Banca Centrale Europea / Mario Monti / Angela Merkel / Alexander Stubb / Mario Balotelli 

    Germania – Italia: scontro calcistico e politico

    Mario Monti Vs Angela Merkel – Balotelli contro la

    corazzata tedesca. Ma in campo c'è solo il SuperMario

    del calcio

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Roma, Berlino, Bruxelles – Lo avevamo detto proprio ieri che l’Unica “Italia” che ci regala un sorriso è la Nazionale di calcio che sta disputando gli Europei e che ha conquistato la finale contro la Spagna. L’attesissimo incontro tra Germania ed Italia è terminato, come tutti sappiamo, 2 a 1 per gli azzurri che hanno portato a spasso per il campo i tedeschi, facendo loro un pò di “lezioni private” di buon calcio. Se Mario Balotelli ha permesso a tutti gli Italiani di gioire per i gol segnati, l’altro “Mario Nazionale” non ha seguito la strada del primo. L’altra partita tra tedeschi e italiani si è giocata, ieri stesso, a Bruxelles in occasione della riunione del Consiglio Europeo: Monti “contro” la Merkel per chiedere nuove misure affinchè l’Italia non soffochi nel debito e lo spread si abbassi notevolmente.

      Italia-Germania – Una doppia vittoria?  

    Nonostante si parli di una doppia vittoria, calcistica e politica, sulla seconda ci permettiamo di sollevare dei dubbi: la stampa nazionale ed internazionale ha parlato di un premier, Mario Monti, deciso a mettere alle strette la collega tedesca Angela Merkel ma, nonostante le sterili parole propagandistiche, dubitiamo fortemente del passo indietro a cui la Cancelliera si è vista costretta come dubitiamo della buona fede dello stesso premer, che ad oggi ha fatto di tutto per esporre l'Italia a rating e spread, e quindi di tutto per far esplodere il debito, lasciando mano libera – come visto in centinaia di articoli – ai suoi amici banchieri. Il professore ha chiesto (dopo mesi di gravissimo immobilismo e cecità estrema) misure anti-spread e per la crescita ed ha esordito affermando di non voler chiedere aiuto, ma soltanto capire se Italia (e Spagna) dovranno vedersela da sole oppure tutta l’Europa decida di mettere una toppa ed evitare la crisi totale. Vista così dovremmo quasi ringraziare il professore. Al pari di super-Mario Balotelli. Ma le cose non stanno come  propagandato dalla stampa vicina ed asservita alla casta.

      Italia-Germania – Una doppia vittoria?  

    Dall’altro lato, però, la Merkel è decisa a portare acqua al suo mulino e a difendere i risparmi dei tedeschi e non si è ben capito se noi Italiani, dopo l’exploit del “nostro caro" professore, dovremmo addirittura ringraziarlo  per essersi ricordato di essere a capo del Bel Paese. Come se non bastasse, a rincarare la dose ci pensa il Ministro per le Politiche Europee finlandese, Alexander Stubb, che si schiera accanto alla Germania sposando la politica del rigore e la mancata solidarietà con i paesi più deboli.

      Italia-Germania – Una doppia vittoria?  

     I lavori dei 27 capi di Stato e di Governo europei riuniti in Consiglio a Bruxelles hanno toccato diversi punti: dal bilancio comunitario alle risorse di cui potrà godere l’Ue nel periodo dal 2014 al 2020, dalla politica agricola comunitaria, all’unione bancaria, argomento che sarà ripreso sicuramente anche oggi. Monti minaccia anche di bloccare la Tobin Tax qualora la Cancelliera tedesca non si mostri più morbida nei confronti, non solo dell’Italia, ma di tutta l’Europa. Che il destino dello scacchiere internazionale sia affidato alle decisioni della Germania non è cosa nuova: peccato che Monti abbia cominciato a fingere di fare la voce grossa solo adesso dopo essere stato complice – né più némeno della Merkel – del disastro dell'Italia in primis e della stessa Eurozona. Ma d'altra parte – recite e chiacchiere a parte – la strada tracciata da Monti e Merkel è la stessa tracciata dai colleghi non eletti di Bruxelles: quella dell'accentramento e del MES. Quindi non ci resta che ringraziare – per ora e per sempre – un solo SuperMario, e non di certo quello della politica, ma quello del calcio: capace con due prodezze di piegare la Germania. Cosa che non è riuscita (ammesso che ci avesse mai provato davvero) al mario "delle banche". 

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

     

  • Euro 2012: Iniziano le partite dei Diritti – L’appello di Abete

    Euro 2012: Iniziano le partite dei Diritti – L’appello di Abete

    Domenica, Giugno 10th / 2012

    – di Federica Santoro –

     Polonia / Ucraina / Varsavia / Kiev / Europei 2012 / Calcio / Odio / Razzismo / Prostituzione / Diritti Umani / Democrazia / Arresto Timoschenko / Ucraina – Russia /  Yulja Timoschenko / Giancarlo Abete / Figc / Civiltà / Federica Santoro / Europa / Qui Europa 

    Europei 2012:  Iniziano le partite dei Diritti

    e del calcio, oggi in campo l'Italia

    L'appello del Presidente Figc, Giancarlo Abete:

    "Forza Italia, ma si accendano i riflettori anche

    sui diritti umani"

    Europei 2012: Iniziano le partite dei Diritti e del calcio – L’appello del Presidente Figc, Giancarlo Abete

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Kiev, Varsavia – Campionati Europei 2012 in Polonia e Ucraina. Ma ci siamo chiesti se questa sia solo una vicenda sportiva o anche politica? Oramai la questione è discussa giorno dopo giorno. Perché politica? Beh..mi riferisco alla detenzione dell’ex premier Yulia Tymoshenko, attuale capo dell’opposizione ed ex primo ministro ucraino,c ondannata a 7 anni per abuso d’ufficio. Il caso scoppia il 24 aprile – come ampliamente trattato nelle settimane scorse da noi di "Qui Europa" – quando la Tymoshenko mostra le foto dei lividi nel suo corpo per le percosse delle guardie carcerarie. La sua denuncia ha convinto molti leader politici a boicottare i campionati Europei di calcio "Euro 2012".  

      Paradosso Merkel: il panzer ora "difende" i diritti umani  

    A prendere una posizione ferma e decisa, anche la Germania – curiosamente interessata, per bocca della sua leader, Angela Merkel, i diritti umani dei paesi extra-Ue, meno evidentemente quelli dei paesi dell'Unione ai quali è spata propinata una crisi "impacchettata ad arte" e indorata con la "pillola" di iniqui "cosiddetti aiuti" della Troika (Ue, Bce, Fmi) – dichiarando che se la Tymoscenko non sarà scarcerata, nessun politico tedesco prenderà parte a manifestazioni sportive in Ucraina. Fortunatamente l'ambigua Germania merkeliana non è l’unica a sostenere tale tesi. Il resto d’Europa appoggia fermamente tale posizione, lasciando di fatto l’attuale primo ministro ucraino Viktor Yanukovich in un isolamento sempre più marcato, il quale – tuttavia – nonostante tutto (Caso Tymoshenko, strage di cani, prostituzione dilagante, ecc.. ) continua a ribadire con spavalderia e arroganza che gli europei saranno semplicemente un grande successo infatti afferma: "Perchè pensate che non venga nessuno? Tutti i biglietti sono stati venduti, l'eccitazione è alle stelle… Euro 2012 si giocherà e ci saranno i tifosi!"  

      L'appello del Presidente FIGC Giancarlo Abete  

    Su questo argomento il Presidente della Figc Giancarlo Abete ha affermato "Il calcio aiuterà a far parlare del caso di Iulia Timoshenko: è sempre così, in occasione dei grandi eventi sportivi si accendono i riflettori anche sulle tematiche sociali dei Paesi che li ospitano. E la Figc e il calcio sono sempre sensibili alla difesa dei diritti umani". Quindi a mio modesto parere sarebbe lecito e corretto non prendere questo campionato come momento per  prestare attenzione solamente su  chi sarà la miglior squadra in campo o il miglior campione, cerchiamo semplicemente di vedere sul lato umano se questa partita politica e d altre "partite umane" aperte, possano chiudersi in nome della giustizia e non soltanto con un semplice accenno a quanto sta accadendo. Ciò magari finendo per dimenticare il tutto, semplicemente, sentendo il fischio di inizio dell’arbitro. Ne va del futuro della nostra civiltà!

    Federica Santoro (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Europei 2012: un calcio a Democrazia e Diritti?

    Europei 2012: un calcio a Democrazia e Diritti?

    Venerdì, Giugno 8th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Unione europea / Polonia / Ucraina / Varsavia / Kiev / Kharkiv / Europei 2012 / Calcio / Odio / Razzismo / Prostituzione / Diritti Umani / Rischio aids / Democrazia / Commissione Ue / Gas / Arresto Timoschenko / Mattanza di cani / Ucraina – Russia / Stadi dell’odio / Hiv / BBc / Chris Roger / Barroso / Timoschenko 

    Europei 2012:  un calcio alla democrazia

    e al rispetto dei diritti umani?

    Euro 2012 – Polonia e Ucraina pronte per il fischio

    di inizio, ma sono in molti a storcere il naso

    Odio, razzismo e prostituzione accompagnano lo sport

    Autogol – Euro 2012: un calcio alla democrazia e al rispetto dei diritti umani

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Kiev, Varsavia – Si parte, si accendono le luci su Ucraina e Polonia per l’inizio dei campionati Europei di calcio: bandiere di ogni nazione sventolano e le città si colorano di tifosi, si animano di spirito sportivo e di giusto agonismo. Tutto il rumore che avvolge gli stati ospitanti serve a coprire, però, il silenzio calato su situazioni più drammatiche e pesanti. Il salto di qualità dal punto di vista delle infrastrutture e delle vie di comunicazione compiuto da Kiev e Varsavia, grazie all’organizzazione del Campionato Europeo di calcio 2012, è di certo lodevole: meno lo è stata la vergognosa e crudele mattanza di migliaia di cani che ha preceduto tutto il resto, al fine – dichiarato – di voler "bonificare la zona".

      Diritti umani da "cani"?  

    Purtroppo non si può dire altrettanto del mondo politico e della democrazia: la condanna a 7 anni di carcere dell’ex premier, Yulia Timoschenko, per abuso di potere, piomba come un macigno sull’Ucraina e accende forti polemiche, destinate comunque ad essere considerate di secondo piano rispetto all’evento sportivo dell’anno. Come abbiamo già riportato noi di "Qui Europa" in articoli precedenti, la Timoschenko è stata condannata, nell’ottobre scorso,  per un presunto e controverso accordo stipulato, nel 2009, con la Russia di Putin, senza preventiva consultazione del governo ucraino, e riguardante importanti forniture di gas acquistate, secondo gli oppositori politici dell’ex primo ministro, a prezzi svantaggiosi per Kiev. E’ proprio la questione del gas ad accendere gli animi: il paese ucraino acquista le forniture dagli Stati Uniti, che offrono prezzi inferiori rispetto a Mosca, probabilmente anche per evitare di sentirsi ancora un’appendice della Russia. “Ma l’Ucraina – come abbiamo sottolineato più volte – nella detenzione della rappresentante politica ha sbagliato tutto: sono stati denunciati, infatti, maltrattamenti e percosse che la Timoschenko avrebbe subìto in cella, terminati con il trasferimento della donna presso l’ospedale di Kharkiv, avvenuto il 9 maggio scorso.

      Euro 2012 – Barroso e i suoi non ci saranno  

    Ucraina, quindi, indisciplinata per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani, obiettivo da sempre rincorso – almeno stando ai proclami ed ai milioni di euro spesi in vari progetti finanziati da Barroso & Co – da tutta l’Unione europea e, per altro, sottoscritto anche da Kiev”. Per questo motivo, né lo stesso presidente della Commissione europea, Manuel Barroso, né i commissari, né i ministri dei governi francese e britannico saranno presenti alle partite e alle cerimonie ufficiali che si terranno in Ucraina.

     Euro 2012 tra razzismo, malcostume, prostituzione e rischio aids 

    Ma, evidentemente, Timoschenko a parte, i problemi di Kiev e, questa volta, anche di Varsavia, non finiscono qui: razzismo e sfruttamento della prostituzione sembrano essere fenomeni all’ordine del giorno per i paesi che ospiteranno, a partire da oggi, i “colleghi” di tutta Europa. Un reporter della Bbc, Chris Roger, ha denunciato quanto accaduto in quelli che lui stesso ha definito “stadi dell’odio”: saluti nazisti e versi scimmieschi nei confronti di calciatori di colore, pestaggi di studenti asiatici avvenuti a Kharkiv e, come se non bastasse, molte associazioni hanno lanciato l’allarme “prostituzione”. Secondo le voci pervenute nelle scorse ore dal teatro dei fatti, riportate da molteplici osservatori internazionali, tra le 52.000 e 83.000 donne si rendono protagoniste della mercificazione del corpo e lavorano per “l’industria del sesso a pagamento” e tra loro il 24% risulta sieropositivo.

      Euro 2012 – Attenzione agli autogol!  

    Dati allarmanti che rivelano la concretizzazione di un mancato e nullo rispetto della dignità della persona. Nello spettacolo sportivo del calcio, che richiama milioni e milioni di tifosi da ogni angolo del Vecchio Continente e non solo, ci auguriamo che a siglare il gol più bello siano la democrazia, il rispetto dei diritti umani e della dignità della persona e che l’unica bandiera che possa sventolare sia quella della libertà, la sola che non ha colori sociali ma che accomuna tutti! In bocca al lupo a tutta l’Europa, ma attenzione agli autogol!

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Polonia: sesta economia in Europa, niente Euro e niente crisi

    Polonia: sesta economia in Europa, niente Euro e niente crisi

    Mercoledì, Marzo 28th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Unione Europea / Economia / Polonia / Varsavia / Crisi / Boom Economico / Zloty / Loszewki / Halesiak / Stanczac 

    Polonia – Sesta economia in Europa:

    niente Euro e niente crisi

    Una Nazione che cambia volto:

    il miracolo polacco

    Varsavia –  Una voce fuori dal coro quella della Polonia che, in un momento di crisi globale come quello che stiamo attraversando, ha chiuso il 2011 con una crescita del 4,3% andando controcorrente rispetto agli altri paesi europei. Alla faccia di chi argomento sui progressi dell'Euro e sulla natura debitoria della crisi. Va ricordato infatti che l'avanzo primario italiano è di gran linga maggiore a quello polacco. Cioè noi in teoria "stiamo meglio dei nostri cugini dell'est", avendo un miglior saldo tra entrate fiscali e spesa pubblica. Ma a parte ciò, tornando alla Polonia, va detto che Varsavia sorprende tutti perché, ormai lasciati alle spalle gli anni Ottanta, oggi rappresenta la sesta economia dell’Unione Europea e accanto alla Germania, quello polacco è l’unico Stato caratterizzato da forte dinamismo. Una Polonia che cambia faccia, dunque, che ha evitato la recessione mondiale nel 2008 e non ha avuto problemi di debito pubblico ma, al contrario, si è resa protagonista di progressi notevoli ed è riuscita a garantire un benessere diffuso tra i suoi cittadini. Secondo i dati raccolti e resi noti dal Ministero delle Finanze, il prodotto interno lordo polacco è cresciuto di circa il 16% negli ultimi 4 anni e le spese destinate alle infrastrutture, lo scorso anno, hanno registrato un +7%. Grattacieli, ristoranti, bar, centri commerciali e negozi di lusso si ritrovano, ormai, in ogni angolo delle città anche se ancora c’è molto da fare: strade e ferrovie sono, infatti, le stesse degli anni ’80 e risulta, ovviamente, necessaria ed urgente una modernizzazione delle stesse. “Tra le ragioni del boom economico polacco – secondo il direttore generale del Ministero delle Finanze, Patryk Loszewski – rientra il fattore psicologico, ovvero la predisposizione della nostra forza lavoro ed imprenditoriale ad affrontare le difficoltà senza scoraggiarsi”. Loszewki è tornato indietro nel tempo parlando della pesante eredità lasciata dal comunismo che ha abituato il popolo polacco al sacrificio e lo ha portato a credere nel libero mercato, tanto è vero che se, nel 2004, quando la Polonia è entrata a far parte dell’Ue, sono stati 2 milioni i giovani che hanno lasciato il Paese per cercare fortuna altrove, la maggior parte di loro, a distanza di tempo, è tornata in Polonia e ha investito i propri guadagni per avviare numerose attività. Il capo degli analisti macroeconomici di Pekao, Andrzej Halesiak, ha rintracciato le motivazioni della costante crescita polacca nel cambio fluttuante della moneta nazionale, lo zloty, che ha sempre garantito alla nazione grande competitività anche quando le esportazioni erano minacciate dalla crisi, e nel fatto che solo il 40% del prodotto polacco è destinato all’estero, di cui il 26% raggiunge la Germania, della quale la Polonia, è partner commerciale di estrema importanza. Ma Varsavia, a causa della crisi, ha deciso di rinviare di qualche tempo (fortunatamente per loro) l’adozione della moneta unica prevista per quest’anno, garantendo la sua partecipazione ad una politica monetaria comune a partire dal 2015, nel pieno rispetto dei parametri di Maastricht. “I problemi, ovviamente, ci sono – per come afferma la direttrice della sede locale della Banca Europea per la ricostruzione  e lo sviluppo, Lucyna Stanczak – in quanto la disoccupazione resta alta, intorno al 13%. Ma, secondo quanto riportato nel suo ultimo rapporto dalla Commissione Europea , “investimenti e consumi privati continueranno  a crescere”. Pertanto, ci serva da insegnamento il cammino di sacrificio della Polonia che ha preferito “arricchire” i suoi cittadini e non le banche di tutta Europa. Che non sia questa la via da seguire? Mgari senza euro? 

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)