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  • Shock politics: oligarchia finanziaria e potere reale

    Shock politics: oligarchia finanziaria e potere reale

    Giovedì, 16 novembre 2017

    di Matteo Mazzariol / Movimento Distributista Italiano

     Redazione Quieuropa, Movimento Distributista, Chesterton, Matteo Mazzariol, Isis, Berlusconi 

    Shock politics: oligarchia finanziaria e potere reale

    Gli stessi copioni che si ripetono stancamente da secoli

     

    di Matteo Mazzariol / Movimento Distributista Italiano

    SHOCK POLITICS

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Shock Politics e dialettica hegeliana                      

    Roma – di Matteo Mazzariol – È sempre la stessa storia, la famosa dialettica hegeliana con cui i poteri forti (oligarchia finanziaria) si perpetuano, rafforzandosi:

             tesi, antitesi, sintesi, attraverso il meccanismo dello shock politics.

    Prima la grande finanza, con il suo apparato mondialista, crea il mostro (5Stelle, ISIS, Osama Bin Laden, Saddam Hussein, Hitler, Mussolini, Lenin, Marx, Cavour, Mazzini, Napoleone), poi crea la reazione ad esso e poi da la soluzione per superarlo e per affermare in maniera sempre più pervasiva il proprio potere

                         la riesumazione di Berlusconi, la sconfitta dell’ISIS,

          la morte di Bin Laden, Saddam Hussein, Gheddafi, Hitler, Mussolini,

             la fine del comunismo, le sconfitte politiche di Cavour e Mazzini,

                                              la Waterloo di Napoleone

    Il meccanismo continuerà in eterno, fino al momento in cui non verrà smascherato nelle sue linee di fondo per quello che è: la gestione del potere reale da parte di una élite ristretta di banchieri e grandi capitalisti.

    Matteo Mazzariol (Copyright © 2017 Qui Europa)

    Presidente Movimento Distributista Italiano

    in collaborazione con "Sete di Giustizia" / Associazione Nazionale Auritiana

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  • Dalla parte del torto. La polizia del pensiero e  le forbici sulla libertà

    Dalla parte del torto. La polizia del pensiero e le forbici sulla libertà

    Lunedì, 26 giugno/ 2017  

    Roberto Pecchioli

     Redazione Quieuropa,  Roberto Pecchioli, dalla parte del torto, Fedro, Cirinnà, Padre Livio, Voltaire, Chesterton, Locke, nuovi moralisti, cerchio magico 

    Dalla parte del torto. La polizia del pensiero e

    le forbici sulla libertà

    L'ipocrisia del cerchio magico e le armi dei nuovi moralisti

     

    di Roberto Pecchioli

    LE FORBICI SULLA LIBERTA’

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Ci siamo seduti dalla parte del torto…                  

                                     Ci siamo seduti dalla parte del torto

                                perché tutti gli altri posti erano occupati

    Roma – di Roberto Pecchioli – La frase è attribuita a Bertolt Brecht, il drammaturgo tedesco campione della Germania Est, comunista ma assai attento al portafogli, reso celebre in Italia dal Piccolo Teatro di Giorgio Strehler. Prendiamolo in parola, l’autore dell’Opera da tre soldi, rilevando che la sua osservazione sembra la storia di chi, in Italia ed in Occidente, non condivide idee, luoghi comuni, superstizioni dell’ampia galassia progressista sostenuta dalle oligarchie di potere. La cronaca è sempre più ricca di esempi sconcertanti:  la denuncia dinanzi all’ordine professionale della stessa categoria di un medico accusato, udite, udite, di aver affermato che i bambini hanno bisogno di un padre e di una madre. Potremmo continuare con il pubblico ludibrio di chi non è convinto dell’utilità di alcune vaccinazioni obbligatorie, con tanto di sanzioni pesantissime ai genitori “renitenti”, minacciati della privazione della potestà genitoriale, e radiazione dall’Ordine professionale per i medici refrattari.  E poiché sia più evidente la manifesta inutilità degli ordini: ci viene adesso la notizia dei sei mesi di sospensione dall’Ordine dei Giornalisti comminata a Padre Livio Fanzaga, il dominus di Radio Maria, la più ascoltata emittente cattolica. Il prete bergamasco ha pagato per un’accusa surreale:

                    ha infatti affermato di temere per il destino eterno dell’anima

                           della molto onorevole e democratica signora Cirinnà,

           la madre della legge che ha autorizzato in Italia le cosiddette unioni civili

                                             tra persone dello stesso sesso,

                                          ovvero le simil nozze omosessuali.

    La stampa italiana, con il consueto coro sguaiato, superficiale e conformista disinforma i lettori asserendo che Don Livio “ha augurato la morte “alla povera vittima. Falso: nella piena ortodossia della sua fede (quella della chiesa di rito romano, non argentino), il prete ha rammentato alla riccioluta onorevole – madre, tra l’altro, di figli non umani, come afferma orgogliosa sul suo sito personale – che dopo la morte (il più tardi possibile, si affrettò a chiarire) affronterà il giudizio di Dio. Nulla di strano per chi crede, e neppure per gli altri, che potrebbero tutt’al più sorridere per le curiose convinzioni del fondatore di Radio Maria. Niente da fare, sei mesi di sospensione dall’Ordine, peraltro già scontati.

     Chi sono gli intolleranti?                                      

    Sarebbe facile quanto sciocco o sterile ricordare a Padre Livio che chi di censura ferisce, di censura perisce, giacché nel 2014 un noto intellettuale cattolico, Roberto De Mattei venne sbrigativamente escluso da Radio Maria per un articolo su un’agenzia di stampa, Motus in fine velocior, in cui esprimeva perplessità sull’operato di Jorge Mario Bergoglio. Beghe interne, tutto sommato, di cui merita occuparsi per un unico motivo, quello del nostro titolo: la parte del torto così scomoda, eppure così affollata da chi non si piega al corso del politicamente corretto, e tanto pericolosa nonostante le continue attestazioni di libertà, democrazia, tolleranza della sedicente società aperta. La libertà, nella società aperta, la tagliano a fettine con le forbici. Vediamo allora di usare nei suoi stessi confronti, rovesciandoli, gli argomenti di cui si ammanta. Karl Popper, suo gran teorico, scriveva che la società aperta deve essere ben chiusa ai suoi nemici, i violenti e gli intolleranti. Magnifico programma, a patto di definire le due categorie. Per i violenti sembra tutto facile, è ovvia la repulsione nei confronti di chi esercita coazione fisica, terrorismo e simili. Ma chi sono gli “intolleranti”? Potremmo ricordare John Locke, l’autore del libello Lettera sulla tolleranza, filosofo inglese della “gloriosa rivoluzione” protestante (filo giudeo-massonica – Ndr) di fine Seicento, in cui proclama la massima apertura verso tutte le idee e fedi tranne una, la cattolica.

      Il "venerabile" Voltaire e l'intollerante vero    

    Circa un secolo dopo, ci fu un altro venerato maestro, Voltaire, noto avversario intransigente della Chiesa di Roma, l’infame da schiacciare, a cui viene comunemente attribuita un’affermazione che non fece mai: non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire. Con enfasi crescente, la mano sul cuore ed una furtiva lacrima, liberali, progressisti e democratici autonominati in servizio permanente la ripetono spesso: le parole non costano granché, quando sono approvate dal Gran Consiglio del Politicamente Corretto… Dunque, cari democratici a tassametro, pensosi, moralisti e riflessivi come possono esserlo solo gli esponenti di una civilizzazione estenuata, perché mai non difendete la libertà di parola, di pensiero e di espressione di cui siete fierissimi sostenitori? O sono liberi solo alcuni, a vostro insindacabile giudizio? Chi sono gli “intolleranti “, forse l’aggettivo è sinonimo di oppositore, dissenziente, eretico, o magari può essere attribuito a chiunque non condivida le linee guida – chiamiamole così- della società contemporanea. Un piccolissimo appunto, per ricordare che il verbo tollerare significa innanzitutto accettare, per convinzione, quieto vivere, opportunità, attitudini o idee che non ci piacciono. Pertanto, intolleranti siete voi, che negate ai non conformisti le libertà fondamentali, e amate, invocate la psicopolizia, quella che George Orwell inventò a sostegno del Grande Fratello.

    LE FORBICI SULLA LIBERTA’

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Nel recinto del sistema                                            

    Un pilastro del pensiero “liberal”, l’americano Noam Chomsky, campione di tutti i progressismi dell’universo, enunciò con grande sagacia un decalogo di comportamenti illiberali del potere, una vera strategia della manipolazione attraverso i mezzi di comunicazione. Ci piace elencarli senza commento. 1-La strategia della distrazione 2- Creare problemi e poi offrire le soluzioni. 3- La strategia della gradualità. 4- La strategia del differire. 5- Rivolgersi al pubblico come ai bambini. 6- Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione.7 – Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità. 8 – Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità. 9 – Rafforzare l’auto-colpevolezza. 10 – Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscono. Il fatto è che impiegati di concetto e banditori del pensiero dominante si sono convinti, nel tempo, che le loro siano le uniche posizioni “morali”. Chi esprime pensieri difformi è quindi un empio, un soggetto malvagio da colpire con i rigori della legge e non da sconfiggere sul terreno delle idee. Le sue, infatti, sono non-idee. Il primo colpevole è proprio Popper, che ha fornito loro un perfetto arsenale concettuale multiuso. Basta affermare, di un’idea, un gruppo, una persona, che è portatrice di intolleranza o violenza, e scatta l’interdetto. Dario Antiseri, massimo interprete italiano del pensiero di Popper, lo ha scritto a tutte lettere: “la società aperta è aperta ma non spalancata. E siccome sappiamo che la libertà non si perde tutta in una volta, il prezzo della libertà è l’eterna vigilanza. “Sembrerebbero sante parole, senonché, in un altro passo, egli afferma che “i nemici (della società aperta n.d.r.) credono di avere la Verità”. La lettera maiuscola respinge evidentemente nel campo degli intolleranti tutti coloro che hanno convinzioni nette. Ma l’obiezione più semplice è la seguente: se la nuova forma della verità, sia pure travestita come libertà, è l’insussistenza della Verità, siamo dinanzi ad un forma ben più pervasiva e sofisticata di oppressione, che, ovviamente, in nome del Giusto, del Morale, dell’Aperto, vieta ogni alternativa con il marchio d’infamia, la lettera scarlatta dell’Intolleranza. Le alate parole di Locke, dello pseudo Voltaire, di Brecht, di Popper e di Chomsky sono valide solo entro il recinto del sistema, del politicamente corretto, della polifonia su una nota unica.

      L'ipocrisia del cerchio magico                            

    Il cerchio magico si chiude inesorabilmente, ed espelle chi non si conforma. Vale la pena di continuare con le citazioni dei Buoni e dei Giusti. Un pastore luterano, Martin Niemoeller, negli anni quaranta, pronunciò un sermone divenuto famoso, ripreso in varie forme dallo stesso Brecht e dalla controcultura radicale, ai due lati dell’Oceano Atlantico. Eccone il brano essenziale: “Prima vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente perché io non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare." Mutano i tempi, si invertono gli obiettivi e le scale dei valori, ma l’attitudine del potere, evidentemente, non cambia, esattamente come uguale è l’ipocrisia, il conformismo, l’omertà, la vigliaccheria dei più, soprattutto di chi conta. Un caso recente, a proposito di violenza e società aperta: il grave ferimento di un deputato repubblicano americano da parte di un uomo risultato essere un sostenitore di Bernie Sanders è stato rapidamente rimosso dalla stampa internazionale. Le vittime dei bombardamenti americani o israeliani valgono zero, esattamente come gli iraniani uccisi nell’assalto degli islamisti sunniti al parlamento di Teheran. I bimbi morti di Aleppo hanno onore di pianti, vittime attribuite al bieco Assad, quelli di Gaza ignorati. Al contrario, lacrime obbligatorie a catinelle, melassa, retorica a fiumi, moralismo a tonnellate quando i caduti sono occidentali. Neanche la morte, con buona pace di Totò e della sua “Livella”, è uguale per tutti. 

     Chesterton e il nemico del sistema                  

    Semplicemente ripugnante, un paio di mesi fa, fu il comportamento della stampa nazionale in occasione della terribile morte di tre zingarelle, carbonizzate in un incendio doloso. Tutti, ventre a terra, a gareggiare in indignazione e cordoglio, nella malcelata speranza che l’efferato delitto avesse risvolti razziali, salvo tacere all’unisono, come ad un segnale convenuto, allorché fu chiaro il movente di squallida vendetta interna da parte di gruppi rivali. Capì tutto con largo anticipo sul presente bastardo Emil Cioran. Reso ipersensibile dal suo stesso pessimismo radicale di esule deraciné, parlò di “bavaglio intriso nel miele.” Siamo, in tanti, dalla parte del torto. Nel 2000, un cantautore politico bolognese, Claudio Lolli, scrisse un brano con quel titolo, ed ebbe successo, come al tempo di Ho conosciuto anche zingari felici. Protetto dall’appartenenza politico- culturale, poté pronunciare senza divieti il termine zingaro, una delle “parole del gatto”, come si dice a Genova, impronunciabili, proibite per scorrettezza politica. Chi sostiene l’ordine naturale è il più odiato nemico del sistema, specie se ha il coraggio di fare ciò che Chesterton riteneva inevitabile, sguainare la spada (delle idee, delle idee, signori psicopoliziotti) per affermare che l’erba è verde in primavera. A proposito del caso di Padre Livio, e delle intimidazioni intrise nel codice penale dei negatori LGBT dell’etica naturale, un sito molto attivo ha parlato di “gaystapo”. Parole forti, probabilmente esacerbate o eccessive, che ci limitiamo a registrare senza farle nostre per autotutela, ovvero per schietta autocensura, ma il problema c’è.

     Le armi dei nuovi moralisti                            

    Il clima è questo, e chi difende una fede, o l’identità della propria gente, o nega valore a principi che reputa antiumani (aborto, matrimonio gay, utero in affitto, eugenetica mascherata, eutanasia, precarietà esistenziale), chi non è schierato con il Mercato misura di tutte le cose, o ancora chi ha della storia d’Italia un’idea diversa dalla verità ufficiale, anzi dalla Verità, caro professore Antiseri così aperto e liberale, è il nuovo proscritto, simile ai disperati di Von Solomon.

                                                        Le armi abbondano,

                             giacché i nuovi moralisti impugnano il codice penale

                     stabilendo nuovi divieti in nome della libertà, della tolleranza,

                           del progresso e, ça va sans dire, della democrazia.

    Inutile citare il sermone di cui sopra: esistono nuovi torti e nuove ragioni. In altri tempi, i soprusi erano in nome di principi tramontati o sconfitti, oggi abbiamo il dubbio piacere di essere perseguiti in nome dell’Umanità e dell’Uguaglianza. Sempre paroloni svuotati di significato, pronunciati con finta solennità e trascritti rigorosamente in lettere maiuscole. Ma il nostro è il tempo del mercante e della ragione calcolante. Come è facile e comodo, allora, trascinare gli avversari (nemici no, quelli li abbiamo noi, loro, i Buoni, hanno solo avversari!) davanti al tribunale civile, dirsi diffamati, chiedere – ed in genere ottenere – cospicui risarcimenti. Che bel modo di distruggere l’Altro, quello di rovinarlo economicamente. Il gioco è semplice: tu hai leso la mia “immagine”, cioè l’idea che io stesso diffondo della mia persona, dunque tutt’altro che la verità. Pagami, versa sul mio conto i tuoi averi; ma sono magnanimo, chiedimi pubblicamente scusa e ci accorderemo sulla somma da trasferire con bonifico. Ricorda tanto quelle guerre vigliacche combattute con il sistema odioso delle sanzioni. Non ti bombardo, sono contro la violenza, io; però ti affamo, ti impedisco di vendere i tuoi prodotti e ti vieto di acquistare ciò che ti serve. Oh, gran bontà delli cavalieri antiqui, scrisse l’Ariosto nel primo canto dell’Orlando, a proposito di Rinaldo e Ferraù che smisero di duellare per seguire la bella Angelica.  Tutto finito, nessun rispetto, non si fanno prigionieri tra chi deve essere abbattuto in quanto indegno di appartenere allo spazio pubblico, piccola o grande incarnazione del male assoluto. Leo Strauss la chiamò “reductio ad Hitlerum” e colpisce ormai indistintamente una vasto ventaglio di idee, personalità, visioni della vita. Sempre, beninteso, in nome della società aperta, che non è spalancata, e dalla quale vanno espulsi o silenziati i dissidenti, con applauso fragoroso ed unanime della folla convenuta, munita di tessera del tifoso.

     C'era una volta l'Articolo 21                         

    E l’articolo 21 della nostra Costituzione di incomparabile bellezza, quello che proclama il diritto per tutti “di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”? Vale per tutti, ma, Popper insegna, non per i violenti – ed è sacrosanto – né per gli intolleranti, qualità che può essere facilmente attribuita a chiunque non piaccia al potere, o lo critichi, o si proponga di cambiarlo, sia pure con metodi pacifici.   Ultimamente, con la fattiva complicità dei nuovi superpadroni, quelli di Silicon Valley detentori delle tecnoscienze, come Mark Zuckerberg Sire di Facebook, ne hanno inventata un’altra. Notizie e commenti sgraditi dovranno essere rimossi e perseguiti da nuovi tribunali della Santa Inquisizione Globale con l’accusa di essere fake news, in english, oh, yes, notizie false. Chi possiede le parole, è padrone del presente e del futuro.

                               Falso è ciò che lorsignori dichiarano tale,

          con l’approvazione delle masse riflessive e un tantino decerebrate,

                               quelle che studiano solo ciò che “serve”

    gli eterni fellah di ogni tempo sotto qualsiasi cielo di cui parlò Oswald Spengler. E intanto i codici si riempiono di nuovi virtuosi divieti, omofobia, discriminazione, xenofobia, sessismo; l’officina di Vulcano è sempre attiva, e innumerevoli pifferai come quello di Hamelin che annegò per vendetta i bambini di Hamelin, affogano la verità in nome della Verità, affilano le forbici di raffinate censure.

      Chi si fa pecora, il lupo se la mangia        

    Roberto De Mattei, nell’articolo che provocò l’ira di padre Livio, a sua volta colpito per lesa Cirinnà, scrisse che vengono momenti in cui bisogna schierarsi. E’ così, per quanto costi caro, fino al cartellino rosso dell’espulsione dal consesso civile (civile?).  Chi si fa pecora il lupo se la mangia: costringiamolo almeno a fare fatica, il lupo globale, smascheriamolo, non lasciamogli l’esclusiva della parola e dell’azione. Non è nuovo il tempo dei lupi che si fingono vittime. Ci pensò già Fedro, oltre due millenni or sono a descrivere la favola, o la triste realtà. Trascriviamola una volta ancora, a futura memoria, affinché qualcuno si schieri, o almeno rifletta. “Un lupo e un agnello, spinti dalla sete, vanno allo stesso ruscello. Il lupo sta più in alto e, un po’ più lontano, in basso, l’agnello. Allora il malvagio, incitato dalla gola insaziabile, cerca una causa di litigio. “Perché dice- mi hai fatto diventare torbida l’acqua che sto bevendo? E l’agnello, tremando: “Come posso – dice- fare ciò che lamenti, lupo? L’acqua scorre da te alle mie sorsate!” Quello, respinto dalla forza della verità: “sei mesi fa- aggiunge- hai parlato male di me!” Risponde l’agnello: Ma veramente… non ero ancora nato! Per Ercole, Tuo padre –dice- ha parlato male di me”. E così lo afferra e lo uccide dandogli una morte ingiusta. Questa favola è scritta per quegli uomini che opprimono gli innocenti con falsi pretesti.”

                                                   Nihil sub sole novi,

                                          niente di nuovo sotto il sole.

                                              (Qoelet, o l’Ecclesiaste).

    Roberto Pecchioli (Copyright © 2017 Qui Europa)

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    Venerdì,  Aprile 10th/ 2015 – di Arrigo Muscio, Presidente Associazione "Genitori Cattolici" – Redazione Quieuropa, Arrigo Muscio, Genitori Cattolici, Massoneria, Usa, fratello Barack Obama, Omosessualità, memorie di un ex-massone, piano massonico, liberalizzazione droghe leggere, contraccezione, relativismo sessuale  Barack Obama – No alle teorie riparative verso gli omosessuali Il Fratello Obama e il piano massonico sull'omosessualità Ecco perchè […]

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    Lunedì, 25th Febbraio/ 2013 – di Maria Laura Barbuto e Sergio Basile – Famiglia Tradizionale / Unione Europea / Corte dei diritti umani / Strasburgo / Vienna / Coppie gay / Adozioni / Rispetto diritti umani / Discriminazione ed uguaglianza / Sentenza / Stati europei / Vita / Natura / madre e padre / Sionismo […]

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    Domenica,  Settembre 28th/ 2014  – di Sergio Basile – Redazione Quieuropa, Cambiamento di cognome del monire, Ok della Camera, Camera dei deputati, nome del padre, identità familiare, parentela, Corte di giustizia europea, gender, Lunacek, ennesimo attacco alla famiglia  Giù le mani dal Cognome familiare: no alla relativizzazione dello status di appartenenza! Ok della Camera al cambiamento del […]

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    Giovedì,  Marzo 12th/ 2015  – di Arrigo Muscio, Presidente "Genitori Cattolici" e Redazione QE – Redazione Quieuropa, Arrigo Muscio, Gran Bretagna, Kyle Casson, rivolta contro il piano creativo del Signore, Comodato d'uso, donatrice di ovulo, scelta di colore di occhi, chi sono io per giudicare?, diritto ad essere genitore, legge inglese, Satana, incestuoso episodio  Regno Unito – Utero […]

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    Giovedì,  Giugno 19th/ 2014  – di Chiara Comini  – Redazione quieuropa, Unione europea, Chiara Comini, Onu, Pedofilia, Kinsey Institute for Research in Sex, Gender and Reproduction, Indiana University, Special Category, James Jones, Alfred Kinsey, Sexual Behavior, Ecosoc, Roster, abusi perpetrati tra il 1917 e il 1948, Si registra il numero di “orgasmi” in determinati periodi di tempo da parte di bambini a partire da appena […]

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  • Liberal-Capitalismo e Social-Comunismo: il patto segreto per la dissoluzione della società civile

    Liberal-Capitalismo e Social-Comunismo: il patto segreto per la dissoluzione della società civile

    Sabato, 7 Gennaio/ 2017  

    Matteo Mazzariol

     Redazione Quieuropa, Movimento Distributista, Chesterton, Matteo Mazzariol, Liberalismo, Capitalismo, Marxismo 

    Liberal-Capitalismo e Social-Comunismo: il patto

    segreto per la dissoluzione della società civile

    Quello che il sistema partititco ci propina è il tipico doppio

    messaggio (insostenibile) caratteristico del funzionamento

    mentale schizofrenico. Quali soluzioni adottare?

     

    di Matteo Mazzariol

    Liberal-Capitalismo e Social-Comunismo: il patto segreto per la dissoluzione della società

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Schizofrenia sistemica: 2 facce, 1 medaglia         

    Roma – di Matteo Mazzariol – Chiunque abbia occhi per vedere non può non constatare quanto sta avvenendo: progressiva dissoluzione della famiglia con crescita esponenziale della conflittualità e dell'isolamento sociale, progressiva perdita di potere dell'individuo rispetto alla sua vita economico-sociale, progressiva perdita della sovranità nazionale a favore di poteri sovranazionali di prevalente natura economico-finanziaria. Una tendenza inesorabile, continua, costante nei confronti della quale l'uomo comune non può provare che una cosa sola: un'istintiva ripugnanza ed un senso vago ed indefinito di nausea e malessere, che trovano espressione nella crescita inarrestabile dell'astensione elettorale. Il paradosso è che una tale condizione si verifichi in concomitanza con quello che viene universalmente definito dai mass-media come il 

                                "miglior sistema politico esistente"

    quello della democrazia rappresentativa parlamentare basata sul sistema dei partiti. Il risultato è la diffusione di un vissuto generalizzato di paralisi e di impotenza che congela ed imbriglia tutte le energie sane della nazione, un meccanismo psicotico collettivo con cui si vorrebbe fare convivere la peggiore delle situazioni possibili con la migliore, in un 

                             tipico doppio messaggio insostenibile 

              caratteristico del funzionamento mentale schizofrenico. 

     Due facce della stessa medaglia                          

    Come si può superare questa impasse? In un solo modo: facendo chiarezza, ricontattando il reale e liberandoci dai lacci e dai fumi dell'ideologia. Alcuni semplici punti dovrebbero risultare evidenti per tutti. Questa situazione non è frutto del caso ma logica conseguenza dell'alleanza di due modelli che, lungi dall'essere opposti, sono due facce della stessa medaglia, il capitalismo ed il social-comunismo. 

                Ciò che accumuna questi due sistemi è infatti considerare 

                       che sia buono e giusto che il potere e la proprietà 

                                    siano concentrati in poche mani, 

         l'oligarchia finanziario-economica nel caso del liberal-capitalismo, 

            l'apparato burocratico statale nel caso del social-comunismo. 

     Il bluff del sistema partitico                                  

    Il sistema partitico non è una vera democrazia ma lo strumento privilegiato usato dal sistema capitalista per controllare l'attività legislativa. L'esempio più eclatante è costituito dagli Stati Uniti, in cui viene dato per scontato, come se fosse una cosa normale, che le grandi banche mondiali, finanziando sistematicamente la campagna elettorale di entrambi i candidati presidenti, si assicurino l'appoggio incondizionato di entrambi.

      la politica oggi non conta nulla ed è stata ridotta al ruolo di cameriere

                        dell'oligarchia economico-finanziaria imperante.

     Rifiuto netto e deciso dei due grandi mostri      

    Che fare dunque? Semplicissimo: marciare con determinazione in direzione opposta, supportati dalle armi del senso comune e della ragionevolezza e puntare al rifiuto netto e deciso del capitalismo e del social-comunismo per 
     
                                                1
                  aprirsi ad un modello che contempli 
     l'equa distribuzione del potere e della proprietà produttiva
                      secondo un principio di equità 
                                  (distributismo)
     
                                                2
             il rifiuto netto e deciso del sistema partitico, 
                    per aprirsi ad un modello basato sul 
         ritorno dei poteri reali ai vari comparti lavorativi, 
                   aggregati liberamente sul territorio 
      secondo criteri partecipativi basati sulle competenze
                             (principio corporativo) 
     
                                                3
       Il rifiuto netto e deciso del dominio della finanza sulla politica, 
                abolendo il sistema del denaro-debito bancario e
      sostituendolo con una moneta che nasca di proprietà dei cittadini.
    (proprietà popolare della moneta  e reddito di cittadinanza a credito)
     

     Uscire dalla follia collettiva non è utopia!             

    Utopistico? Irrealistico? Impossibile? Assolutamente no! Si può e di deve fare, considerando che la forza per dare attuazione a tale programma sta nella singola presa di coscienza da parte di tutti noi. Si tratterebbe solamente di una sano ritorno al reale, di un'uscita dalla follia collettiva chiamata capitalismo e social-comunismo, non certo per costruire un paradiso in terra ma per dare vita ad una società in cui l'uomo possa essere messo nelle condizioni di sviluppare al massimo le sue pur limitate capacità, una società che si possa definire veramente civile. Il Movimento Distibutista Italiano (distributismomovimento.blogspot.com) si è incamminato su questa strada, che è la strada di tutti gli uomini di buona volontà. L'associazione auritiana "Sete di Giustizia" condivide questa linea, che poi è la stessa tracciata dal Prof. Giacinto Auriti, l'unica capace di realizzare la Dottrina Sociale della Chiesa e di ridonare vera dignità ad ogni uomo, padrone della sua moneta e protagonista della propria vita.
     

    Matteo Mazzariol (Copyright © 2017 Qui Europa)

    Presidente Movimento Distributista Italiano

    distributismomovimento.blogspot.com

    partecipa al dibattito – infounicz.europa@gmail.com

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    NOI  SIAMO  PER LA PROPRIETÀ  POPOLARE DELLA   MONETA.

    Oggi la moneta nasce di proprietà della banca che la emette prestandola ai cittadini.

    Noi vogliamo che nasca di proprietà dei cittadini e che sia accreditata 

    ad ognuno come " REDDITO di CITTADINANZA ".

    DISEGNO DI LEGGE N°1282 SENATO XII LEGISLATURA 

    DIS. LEGGE N°1889 SENATO XIII LEGISLATURA

    Disegno di Legge proposto dal Sindacato Anti USura 

    Segretario Generale  avv. prof. Giacinto Auriti

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    Vedi anche  www.simec.org e Sete di Giustizia

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    che dura da secoli. E i fessi ci cascano ancora!!

     

    di Sergio Basile e Matteo Mazzariol

    Liberalismo, anello di congiunzione tra capitalismo, statalismo e permissivismo morale

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Premessa – La subdola alleanza                             

    Roma – premessa di Sergio Basile – "Infuria" su tutti i canali televisivi e i giornali, nelle tribune politiche e i talk show – da Porta a Porta a La Gabbia, ecc.. – l'alterco sul referemdum del 4 Dicembre, con passerelle infinite e spesso patetiche di "critici" e "paladini della costituzione". Eppure, rintracciando le coordinate cartesiane del paradigma hegeliano, il tutto ha il sapore amarognolo della farsa mediatica, dell'ennesima scaramuccia rivoluzionaria – falsa e costruita – per mandare avanti problemi importanti, certo, ma secondari (e soprattutto causati da qualcosa di più grande e nascosto che non traspare assolutamente dai media di regime). Secondari a cosa? Semplice! Rispetto all'intreccio mostruoso che sta a monte dei "contrasti partitici" e di cui nessuno parla: l'alleanza tra grandi capitalisti, liberali e comunisti, ovvero la 

                              convergenza tra liberal-capitalismo e social-comunismo

    cioé – in estrema sistesi – la sottile convergenza tra Von Mises/Von Hayek e Karl Marx, ma anche tra Smith, Marx, Weber e  Keynes. Giusto per capirci! Tutti contestualmente intrisi di veleno hegeliano, ovvero 

                  straordinari interpreti della diabolica e vorticosa dialettica hegeliana 

                               che orbita attorno allo schema tesi-antitesi-sintesi, 

                       in aperto contrasto con la dialettica o logica classica, lineare:

                                                   causa/effetto-soluzione. 

     I figli di Hegel in tv                                                

                           Obiettivo della dialettica hegeliana è oggi quello di 

                   nascondere il vero obiettivo della democrazia e del cosiddetto 

                                                   "processo democratico": 

                               imprigionare i popoli e schiavizzarli lentamente, 

                                           dando loro l'illusione della libertà. 

    Ovviamente il parteggiare delle masse e lo scienfitico dividersi di queste ultime tra socialismo e liberismo, destra e sinistra, bianchi o neri, torna utilissimo all'élite che regge i giochi, poiché non permette di focalizzare l'attenzione sull'iganno epocale di un'alleanza sottile tra capitale, sistema bancario e social-comunismo. La divisione sarebbe piuttosto tra uomini liberi e uomini schiavi delle ideologie!

    Schema della Dialettica Hegeliana

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Sincretismo massonico e logica hegeliana                

                                                          La logica hegeliana

         non è altro che l'essenza del sincretismo massonico e cabalistico-giudaico,

        trasposto alla politica ed infine all'economia e al sociale nel suo complesso

    Si tratta di uno schema rivoluzionario che la tv ci ripropone con imbarazzante monotonia, destinato a schiacciare gli uomini allontanandoli da Dio e dai suoi simili, in perenne contrasto, in perenne rivoluzione contro gli altri e se stessi:

                             ecco perché Marx concepì lo scorrere della storia come

                           un contituo divenire di processi rivoluzionari senza fine…

                                                 Un conflitto a lui utilissimo!

    Esiste dunque un'alleanza segreta – o almeno poco nota – tra marxismo e capitalismo! Inutile illudersi… Come oggi e da sempre esistono alleanze segrete tra logge e partiti, indipendentemente dal voto del 4 Novembre. L'europeismo e la tecnocrazia bancaria – ma anche i suoi falsi oppositori difensori di Hegel e Marx – sono il risultato moderno di questa aberrazione: la nuova ricetta dell'élite per l'Europa dei popoli ingannati e creduloni! Popoli che plasmano la propria forma mentis davanti alla tv o presso le università/scuole di regime

      Cose che in tv non sentirete mai!!                        

    Le prove sono molteplici! Ad ammetterlo personaggi del calibro di William Boyce Thompson, tra i direttori della Federal Reserve di New York e azionista della Chase Bank (made in Rockefeller), che sostenne di aver contribuito personalmente con 1 milione di dollari alla ben oleata macchina di propaganda giudaico-massonico-bolscevica in Russia. Da citare anche John Reed, membro statunitense del Comitato Esecutivo della Terza Internazionale, che ammise di essere stato finanziato e sostenuto da Eugene Boissevain, banchiere newyorkese. Ma la confessione più emblematica e diretta fu probabilmente quella dello stesso Lenin, dissolutore del Cristianesimo, della famiglia e della proprietà privata, che – rifacendosi, evidentemente, ancora una volta agli schemi della dialettica hegeliana – dichiarò con "candida" fierezza: 

                                        “Esiste anche un’altra alleanza 

                               – a prima vista strana e sorprendente – 

             ma se ci pensate sopra è in effetti ben fondata e semplice da capire. 

               Questa è l’alleanza tra i nostri capi comunisti e i vostri capitalisti”. 

                                                            Lenin

    D'altronde, per quanto paradossale possa apparire, un ruolo nella Rivoluzione Bolscevica lo ebbero persino i capitalisti e banchieri britannici e – soprattutto – statunitensi: Jacob Schiff in testa (vero burattinaio di Lenin & compagni di partito e loggia: fu Schiff infatti a dare l'ordine per attaccare il Palazzo d'Inverno e sterminare i Romanov – vedi qui per approfondimenti Comunismo Occulto – Terza Parte – Qui Europa).

                                    “Se si riconosce che il comunismo 

              non è un programma per la condivisione del benessere, 

                                 bensì un metodo per il suo controllo, 

    allora l’apparente paradosso del super-ricco che promuove il comunismo

                                                      non è più tale. 

    Diventa il logico, persino il perfetto strumento per megalomani in cerca di potere. 

                       Il comunismo non è il movimento delle masse oppresse, 

                                            ma dell’élite economica”.

                                                         Gary Allen

     

     Sergio Basile (Copyright © 2016 Qui Europa)

     

    Liberalismo: l'anello di congiunzione tra

    forze sovversive "opposte"

    Una tipica e tragica applicazione della dialettica hegeliana

     

    di Matteo Mazzariol

    Liberalismo, anello di congiunzione tra capitalismo, statalismo e permissivismo morale

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Logica e cogente convergenza                                

    Roma – di Matteo Mazzariol – La nostra Emma Bonino, non dissimile in questo per certi versi dal libertino Silvio Berlusconi, con il quale non ha disdegnato di allearsi, può essere considerata il simbolo umano e vivente di un processo in corso da decenni ed in stadio di già avanzata attuazione nei paesi anglosassoni: 

                           la logica e cogente convergenza tra capitalismo, 

                                      statalismo e permessivismo morale.  

    La Bonino, campione delle battaglie pro-aborto, è sempre stata forte propugnatrice del liberismo più estremo, trovandosi in perfetta sintonia con le oligarchie economiche che reggono il mondo. In Inghilterra fu Tony Blair il primo ad incarnare questo modello, portando avanti una politica insieme liberista – massima libertà di iniziativa per il grande capitale – e statalista – massima centralizzazione burocratica nei settori della salute pubblica, dell'educazione, del controllo sociale – insieme ad una sempre più intensa opera di appoggio al liberalismo morale: marginalizzazione della famiglia tradizionale. La brutta copia di Blair in Italia, a tutti gli effetti, può considerarsi Renzi: 

                                 un mix anche lui di liberismo economico  

              – abolizione dell'articolo 18, job act, alleanza con la grande finanza –

                                                        statalismo 

                – rafforzamento del centralismo dell'amministrazione pubblica – 

                                             e liberalismo morale 

          (legge Cirinnà sulle unioni civili ed appoggio ai matrimoni omosessuali). 

     5 Stelle, nel recinto della demagogia                        

    Purtroppo anche i 5 Stelle sembrano non gravitare lontano da queste latitudini, essendo incapaci di proporre dei contenuti organici e coerenti in grado di costituire una reale alternativa al sistema attuale ma limitandosi ad invocare demagogiche ed insignificanti iniziative moraleggianti quali la restituzione degli stipendi da parlamentari. Tra parentesi: è evidente a tutti che senza stipendi ai parlamentari la politica diventerebbe ancora di più quello che già è: 

                            il regno incontrastato della plutocrazia

    In altri termini: dobbiamo prendere atto che si è creata nel tempo – ed oggi è ancora più evidente – un'alleanza perversa tra capitalismo e statalismo centralista, dal punto di vista sociale – e permissivismo morale – dal punto di vista delle scelte personali. Liberalizziamo tutto – il sesso, le relazioni e l'economia – imponiamo questa liberalizzazione dall'alto attraverso uno Stato centralista e staremo tutti meglio. Peccato che non si siano fatti i conti con la realtà.

     Destinati al fallimento                                              

                    L'alleanza tra capitalismo, statalismo e permissivismo morale 

                è destinata infatti inesorabilmente al fallimento per varie ragioni: 

    perchè il capitalismo, separando capitale e lavoro, ha dimostrato di non saper mantenere le sue promesse di prosperità globale; perchè lo statalismo, di marcata impronta social-comunista (e quidi marxista – Ndr), imponendo uno Stato burocratico e centralista, ha dimostrato di non sapere mantenere le sue promesse di eliminazione del problema della povertà e dell'emarginazione; perchè il permissivismo morale ha dimostrato di non sapere mantenere le sue promesse di felicità universale, rendendo fragili e vulnerabili i legami tra l'uomo e la donna e tra la donna e la sua creatura ed incrementando notevolmente il tasso di malessere individuale e la disgregazione sociale.

     Conseguenza? Perdita delle libertà reali            

    Qual'è quindi il risultato di tutto ciò? Paradossalmente la perdita delle libertà umane, quelle vere, concrete, tangibili: 

                            la libertà di vivere in una famiglia solida e stabile, 

    di poter discutere e decidere le questioni pratiche della propria vita socio-lavorativa, 

         di essere detentori di una sostenibile e sostentante proprietà produttiva. 

                                In una parola la perdita della società civile, 

                  della rete di vincoli e rapporti umani partecipativi e solidali, 

                          legati ad un territorio ed ad un contesto specifico. 

    La singola persona si trova infatti ad essere sempre più sola ed isolata, schiacciata tra uno Stato invadente  ed inefficiente perché rigidamente centralizzato, ed un capitalismo arrogante e monopolizzante che non ha più freni; la singola persona non può più contare sul supporto della famiglia ed è stata spossessata di ogni potere e proprietà significative. 

           Gli è rimasto solo quel simulacro di democrazia che si chiama voto 

                              e l'incessante compulsione a consumare, 

                            a costo di indebitare se e tutti i famigliari: 

                 sta ricadendo inesorabilmente in una condizione servile.

     Le uniche ricette possibili                                      

    Contro tutto questo – contro l'insana alleanza tra capitalismo, statalismo e permissivismo morale – si erge la ragionevolezza ed il senso comune del distributismo (e della proposta auritiana di socializzazione dello strumento monetario: proprietà popolare della moneta – Ndr) , che, ripartendo dai fondamenti, propone semplicemente una società in cui la famiglia economicamente indipendente ed autonoma ed un'equa diffusione della proprietà produttiva e dei vari poteri siano fattori prevalenti e costitutivi delle varie comunità, che solo allora potranno dirsi veramente civili. 

                  Famiglia, massima distribuzione della proprietà produttiva,

          massima distribuzione dei poteri decisionali per comparto lavorativo

                             con relativo superamento della partitocrazia,

              denaro emesso di proprietà dei cittadini e non delle banche:

                sono queste le quattro proposte "forti" del distributismo.

              Nonché anello di congiunzione tra Auriti e chesterton (Ndr)

    Quattro proposte sostenibili, concrete e praticabili che aspettano solo di essere attuate per ottenere finalmente una società in cui l'equità e la giustizia non siano più un'utopia ma le forme caratterizzanti del vivere in comune, mettendo ai margini definitivamente il liberalismo e tutte le sue nefaste appendici.

    Matteo Mazzariol (Copyright © 2016 Qui Europa)

    Presidente Movimento Distributista Italiano

    distributismomovimento.blogspot.com

    in collaborazione con "Sete di Giustizia" / Associazione Nazionale Auritiana

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    NOI  SIAMO  PER LA PROPRIETÀ  POPOLARE DELLA   MONETA.

    Oggi la moneta nasce di proprietà della banca che la emette prestandola ai cittadini.

    Noi vogliamo che nasca di proprietà dei cittadini e che sia accreditata 

    ad ognuno come " REDDITO di CITTADINANZA ".

    DISEGNO DI LEGGE N°1282 SENATO XII LEGISLATURA 

    DIS. LEGGE N°1889 SENATO XIII LEGISLATURA

    Disegno di Legge proposto dal Sindacato Anti USura 

    Segretario Generale  avv. prof. Giacinto Auriti

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    Vedi anche  www.simec.org e Sete di Giustizia

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    di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano

     Redazione Quieuropa, Movimento Distributista, Chesterton, Matteo Mazzariol, corporazioni 

    La svolta distributista: la necessità di restituire

    il potere reale alla gente 

    Il bluff delle moderne democrazie: cosa lo regge in piedi

     

    di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano

    in collaborazione con "Sete di Giustizia" / Associazione Nazionale Auritiana

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Stato di Democrazia fasulla                                    

    Roma – di Matteo Mazzariol – Ormai è un dato che tutti considerano scontato: quella in cui viviamo non è una vera democrazia, ma una democrazia fasulla, in cui il potere reale è ben lungi dall'essere posseduto dal popolo ma si trova saldamente nelle mani di un ristretta oligarchia economico-finanziaria. Questa oligarchia finanziaria non è una realtà fumosa e vaga ma ha un volto ben preciso: secondo la rivista Fortune la famiglia Rotschild, per esempio, possiede il patrimonio di maggioranza delle 500 multinazionali mondiali (1). Il cittadino medio quindi assiste impotente ad un processo di cui è vittima sacrificale designata: la costante perdita di potere sia in termini economici sia in termini politici. Impotente, perchè 

                      ciò che gli viene ripetuto come un mantra 

                                      è che il sistema partitico 

                è il migliore sistema possibile di rappresentanza,

                l'unico che possa realizzare una vera democrazia: 

                                       altri non ce ne sono (??).

    La realtà è ben diversa. Come avevano brillantemente fatto notare nel 1913 i distributisti inglesi Belloc e Chesterton nel libro “Partitocrazia” (“Partitocrazia”, ed Rubbettino, 2014), 

                         il sistema partitico costituisce invece 

    lo strumento ideale di controllo pressochè totale della politica 

                                da parte della grande finanza. 

    (1) Cfr.: Le famiglie più potenti del mondo: patrimoni, storie e curiosità

     Un sistema elusivo e corrotto                      

    Il rapporto tra il singolo cittadino ed il parlamentare eletto è infatti quanto di più elusivo possa esistere, mentre le illimitate somme di denaro possedute dall'oligarchia finanziaria si rivelano immancabilmente una forza corruttiva ed cogente in grado di aprire praticamente ogni porta e di vincere ogni resistenza. Basti fare un semplice ragionamento: 

                          ogni campagna elettorale ha un costo.

    Negli Stati Uniti le grandi banche internazionali rappresentano il principale donatore di fondi ai candidati di entrambi i partiti repubblicani e democratici (2). Saranno in grado pertanto i candidati, una volta eletti, di tutelare gli interessi dei cittadini rispetto a quelli delle banche? Ognuno tragga le debite conclusioni. Questo spiega perché le legittime attese di un cambiamento reale negli ultimi 70 anni siano andate regolarmente deluse. Che fare dunque? Un'analisi della situazione basata sul buon senso e sulla ragionevolezza, al di là di ogni sterile divisione ideologica, impone la presa di coscienza che quello che non funziona non è questo o quel partito, questo o quel presidente del consiglio, questo o quel sistema elettorale ma il sistema partitico stesso. Il distributismo (3) afferma in maniera molto netta che

                                       è ora di invertire marcia

              e dar vita ad un sistema in cui i cittadini, le famiglie

               ridiventino i principali depositari del potere reale.

    (2) Cfr.: Duello Trump-Clinton: la Grande Farsa; (3) Cfr.: Distributismo – Wikipedia

     Chi ha davvero potere?                                              

    Per far questo c'è un unico modo: seguire appunto il senso comune e la ragionevolezza e mettere da parte le inutili ideologie. Il senso comune ci dice che ha potere non chi, una volta ogni 5 anni, infila in un'urna un foglietto bianco con una crocetta, ma

                            ha potere chi può partecipare alle decisioni 

                              di tutte le concrete questioni importanti

                        che riguardano la propria sfera socio-lavorativa;

    ha potere non chi dipende per il proprio sostentamento economico da scelte prese da oscuri burocrati ma

                                                      ha potere

                           chi è in grado di mantenersi da solo, 

             grazie alla propria capacità lavorativa e d'iniziativa.

     Distributismo e sistema corporativo                  

    Questo sistema, che tutte le persone di buona volontà riconoscono come il più naturale ed il più confacente al desiderio di libertà della natura umana, si chiama in un solo nome: sistema corporativo. 

           Il sistema corporativo si basa su un assunto molto semplice: 

                      aggregare le persone per comparto lavorativo 

              e dare ad esse la massima autonomia e libertà di gestire 

                   nei vari territori la propria vita economico-sociale, 

    stabilendo regole condivise finalizzate alla stabilità e prosperità generale. 

    La visione corporativa proposta dal distributismo ha alla sua radice una visione dell'uomo che non è l“homo hominis lupus” di hobbesiana memoria. Per il distributismo l'uomo è un essere per natura sociale e gli scambi e le relazioni virtuose che ha con il prossimo rappresentano un importantissimo, se non il principale strumento della sua realizzazione. Ciò di cui quindi abbiamo disperatamente bisogno oggi è una decisa e risoluta svolta corporativa, che incominci a stabilire forti legami solidari nei vari territori tra persone che condividono gli stessi ambiti lavorativi. Non importa quale sia il nome di tali aggregazioni: possiamo chiamarle corporazioni o gilde o sodalizi occupazionali. L'importante è che esse si costituiscano ed incomincino a ridare al lavoro ed alla capacità dei singoli quella forza rappresentativa che è andata persa nei secoli.

     Corporazioni, non sindacati!                                  

    Le corporazioni si distinguono dai sindacati perchè il loro scopo non è la mera rivendicazione di diritti nei confronti del “padrone” di turno ma l'incontro di tanti piccoli “padroni” che intendono tenacemente mantenere la proprietà dei mezzi di produzione e discutere insieme tutti gli aspetti della loro attività socio-lavorativa: la qualità dei prodotti o servizi forniti, le questioni deontologiche, previdenziali, assistenziali, fiscali, formative e quant'altro. 

                  La corporazione non è il luogo di riunione di una classe sociale 

                ma l'incontro di diverse classi sociali che condividono tra di loro

           la stessa funzione lavorativa, se pur con ruoli e responsabilità diversi. 

    Il legame tra i membri della corporazione non è la mera rivendicazione settoriale ma la comune partecipazione ad un'opera, ad un lavoro, ad una funzione sociale. In sintesi: 

                          la corporazione è la strada obbligata da seguire 

    per pervenire insieme ad una piena umanizzazione dell'attività lavorativa 

                  ed al ristabilirsi di un livello adeguato di giustizia sociale. 

    Purtroppo oggi nell'immaginario collettivo il termine “corporazione” viene associato ad una serie di fenomeni sociali negativi, a circoli chiusi avidamente votati al perseguimento dell'interesse di casta, siano essi dei corpi professionali o delle associazioni di multinazionali. La “corporazione” dal sistema capitalista viene così intesa come il nemico giurato della libertà economica e d'iniziativa, un "residuo di Medioevo" da abbattere e sulle cui ceneri costruire le “magnifiche sorti e progressive dell'umanità”. Anche qui, niente di più falso. In realtà 

                                       il sistema corporativo costituisce 

               la più granitica garanzia della libertà economica e d'iniziativa, 

        perchè per definizione previene e combatte la tendenza monopolistica 

                              della grande finanza e del grande business, 

                stabilendo regole e codici comportamentali che consentano 

                 la massima possibile diffusione della proprietà produttiva 

                                     e quindi del benessere economico. 

     Corporazioni, non capitalismo!                                

    All'opposto, è proprio invece il capitalismo, dove 

                                          per capitalismo si intende quel 

                 sistema che favorisce la separazione tra capitale e lavoro, 

                  a sfociare, come possiamo osservare con i nostri occhi, 

                   in un sistema fortemente monopolistico e squilibrato, 

              in cui la libertà dei singoli non trova più via di espressione. 

    La mancanza di regole del liberal-capitalismo non rappresenta altro che l'affermazione della legge del più forte e la perdita della libertà dei più. Non a caso i due sistemi che hanno dominato gli ultimi 70 anni 

                  capitalismo e social-comunismo, lungi dal contrapporsi, 

       hanno entrambi favorito un modello di società in cui il potere reale 

                                      confluisce nelle mani di pochi: 

                  l'elite economico-finaziaria nel caso del capitalismo, 

         l'apparato burocratico di partito nel caso del social-comunismo.

     Stato Servile: la diabolica convergenza                 

    Ultimamente (negli ultimi decenni – Ndr) stiamo assistendo alla perversa alleanza di questi due sistemi: il capitalismo, attraverso il monopolio assoluto della produzione di denaro-debito, utilizza lo Stato come braccio armato per la riscossione dei propri crediti ed in cambio fornisce una lauta ricompensa alla casta dei burocrati statali (d'ispirazione social-comunista, ma anche repubblicana, federalista, radicale, europeista in genere, ecc.. – Ndr) .

                                 Belloc e Chesterton, circa un secolo fa,

                      già profeticamente indicavano nello Stato Servile

                       l'esito ultimo di capitalismo e social-comunismo.

    Per non ripetere gli errori del passato, si impone quindi, oggi più che mai, una svolta corporativa, una svolta che consenta di restituire alla gente il potere che gli spetta. Tale svolta è assolutamente necessaria e si integra perfettamente con gli altri tre fondamentali punti della proposta distributista: 1) il ritorno ad una reale indipendenza economica dell'istituzione familiare; 2) la riunione tra capitale e lavoro; 3) il ritorno della proprietà del denaro al momento dell'emissione direttamente ai cittadini (vedi proposta auritiana della Proprietà Popolare della Moneta e del Reddito di cittadinanza a credito – Ndr)

    Matteo Mazzariol (Copyright © 2016 Qui Europa)

    Presidente Movimento Distributista Italiano

    distributismomovimento.blogspot.com

    in collaborazione con "Sete di Giustizia" / Associazione Nazionale Auritiana

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    NOI  SIAMO  PER LA PROPRIETÀ  POPOLARE DELLA   MONETA.

    Oggi la moneta nasce di proprietà della banca che la emette prestandola ai cittadini.

    Noi vogliamo che nasca di proprietà dei cittadini e che sia accreditata 

    ad ognuno come " REDDITO di CITTADINANZA ".

    DISEGNO DI LEGGE N°1282 SENATO XII LEGISLATURA 

    DIS. LEGGE N°1889 SENATO XIII LEGISLATURA

    Disegno di Legge proposto dal Sindacato Anti USura 

    Segretario Generale  avv. prof. Giacinto Auriti

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    Vedi anche  www.simec.org e Sete di Giustizia

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    Denaro-debito e Cabala: il maledetto trucco per schiavizzare i popoli

    Mercoledì, 2 Novembre/ 2016   

    di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano

     Redazione Quieuropa, Movimento Distributista, Chesterton, Matteo Mazzariol, banchieri, Cabala, Moneta Debito, satanismo, magia, schiavitù 

    Denaro-debito e Cabala: il maledetto trucco

    per schiavizzare i popoli

    Il nesso fondamentale tra cabala e pane quotidiano

    è costituito dal denaro ed in particolare dal

    meccanismo di creazione del denaro

     

    di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano

    Moneta-debito e Cabala

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     I misteri dietro la moneta-debito                           

    Roma – di Matteo Mazzariol – Il termine “cabala” affiora ogni tanto nelle cronache giornalistiche come l’ultima moda fatta proprio dal vip di turno – la rockstar Madonna ne è uno dei tanti esempi. La gente comune sostanzialmente non ne sa nulla, troppo occupata ad occuparsi di portare a casa il pane quotidiano. Errore gravissimo, perché, contrariamente ad ogni apparenza, cabala e pane quotidiano sono strettamente collegati. Vediamo di spiegare il perché. Il nesso fondamentale tra cabala e pane quotidiano è costituito dal denaro ed in particolare dal meccanismo di creazione del denaro. La cabala, in estrema sintesi, è una dottrina iniziatica plurisecolare, nata in ambiente ebraico, che, rigettando ogni fondamento del senso comune, propone all’uomo la salvezza al di là di ogni relazione con il divino oggettivamente inteso: 

                                     "nella cabala l’uomo si salva da solo, 

               attraverso una serie di riti, simbolismi e percorsi spirituali. 

                               Nella cabala l’uomo si sostituisce a Dio, 

        come artefice della morale ed anche come creatore ultimo delle cose, 

                  ed è per questo che essa in molti casi sconfina nella magia". 

     Moneta-Debito: essenza satanista della Cabala  

    La cabala abbraccia totalmente il “non serviam” di Lucifero ed è per questo che si pone su posizioni sataniste. Cosa c’entra il denaro con tutto ciò? C’entra, perché la modalità con cui oggi viene creato il denaro segue proprio questi procedimenti. 

             Il denaro infatti viene prodotto dal nulla, è oggi “fiat money”, 

                          in sostituzione del famoso “fiat lux” divino, 

    da una casta ristretta di “iniziati” o “sacerdoti” chiamati banchieri, 

           secondo un procedimento “magico” di creazione dal nulla, 

                                     proprio della visione cabalistica. 

     Il gran segreto dei seguaci del male                       

    Proprio come la cabala, questo procedimento, malgrado sia oggettivamente constatabile da tutti, viene tenuto religiosamente segreto, tanto che la maggioranza della popolazione ne è totalmente all’oscuro. Proprio come la cabala, esso promette ai propri “adepti” la salvezza ed il potere sulla realtà ed un controllo totale sui non iniziati, che vengono lasciati vivere nell’oscurità dell’ignoranza. Le banche centrali e le banche commerciali, proprietà di privati, hanno infatti il potere assoluto e monopolistico di creare moneta dal nulla, che imprestano poi a Stati e cittadini, i quali nella totale inconsapevolezza si ritrovano poi con il falso obbligo morale di ripagare questi debiti, principalmente attraverso le tasse. Che fare, quindi?

     Che fare?                                                                      

    Primo: tutti i cittadini, prima di assoggettarsi ad una vita di stenti e di debiti, dovrebbero almeno andare a verificare quale sia il meccanismo attraverso cui il denaro viene creato, per poi

                                           liberarsi definitivamente

                        dall’obbligo morale di ripagare un debito

       che si basa su una truffa ed un inganno del tutto immorale.  

    Secondo: per comprendere a fondo il meccanismo attraverso cui il denaro viene creato i cittadini dovrebbero almeno avere un’infarinatura del pensiero magico alla base della cabala, pensiero che cozza profondamente con i principi di identità e non contraddizione su cui è basata la nostra civiltà e la cui logica perversa di per sé sfugge a chi ragiona e pensa secondo i sani principi del senso comune e della ragionevolezza. Terzo; la questione monetaria, lungi dall’essere meramente un’arida questione economica, è fondamentalmente una questione di etica e morale sociale, e tutti coloro che si occupano a vario titolo di queste discipline dovrebbero essere i primi a prendere posizione contro quello che si può definire a tutti gli effetti una truffa colossale ai danni dei cittadini: questo infatti rappresenta oggi il denaro-debito bancario, che sta trascinando in una crisi profonda l’umanità intera, attraverso un trucco monetaria in perfetto stile Harry Potter.

    Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano

    distributismomovimento.blogspot.com

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  • III Cerchio VII Girone infernale: è questo il posto più adeguato per i banchieri?

    III Cerchio VII Girone infernale: è questo il posto più adeguato per i banchieri?

    Lunedì, 31 Ottobre/ 2016   

    di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano

     Redazione Quieuropa, Movimento Distributista, Chesterton, Matteo Mazzariol, banchieri, Medici, San Tommaso d'Aquino, Dante Alighieri 

    III Cerchio VII Girone infernale: è questo

    il posto più adeguato per i banchieri?

    Lo snaturamento dello strumento denaro: origini e cause

    dell'usura in San Tommaso d'Aquino e Dante

     

    di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano

    Lo snaturamento del denaro e l’Inferno - origini e cause dell'usura in S. Tommaso e Dante

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Lo snaturamento del denaro (contro-natura)    

    Roma – di Matteo Mazzariol – Il denaro è uno strumento finalizzato a permettere gli scambi di beni e servizi. Non è una merce tra le altre merci ma un simbolo che consente lo scambio di merci. Nel momento stesso in cui il denaro diviene invece una merce, con un costo (interesse) ed un suo “mercato”, esso immediatamente viene “snaturato”, perde cioè la sua natura e si trasforma in qualcosa di diverso, appunto “contro-natura”, fonte di gravi malesseri sociali ed economici. Questo snaturamento è cioè che percepiamo tutti noi quando ci rendiamo conto che lavoro ed intraprendenza produttiva individuale e collettiva soccombono oggi al potere del denaro, con tutte le conseguenze negative della disoccupazione, della precarietà lavorativa, della perdita del potere di acquisto, della cronica instabilità economica, cioè con una sostanziale inversione di quello che il nostro senso comune ci indica come l'ordine naturale della cose. Chi produce (senza alcuna riserva aurea – Ndr) denaro dal nulla (i banchieri) detiene oggi un potere reale immensamente superiore a chi produce beni e servizi reali e concentra nelle proprie mani la maggior parte delle risorse della terra. Quello sopra esposto è il pensiero che ha caratterizzato la tradizione del pensiero occidentale, a cominciare da Aristotele, per continuare con Cicerone e Seneca, ed approfondirsi ulteriormente con l'avvento del cristianesimo ed i padri della Chiesa.

     San Tommaso e Dante su sodomia e usura          

    San Tommaso d'Aquino e Dante Alighieri sulla stessa linea concepiscono sodomia ed usura, intesa quest'ultima come ogni minimo prestito ad interesse, come due aspetti diversi di un unico “peccato mortale”: l'opposizione gravissima sia alla legge naturale sia alla legge divina. Entrambe infatti si oppongono alla realtà delle cose, pretendendo la sodomia di trasformare ciò che è naturalmente fecondo in qualcosa di sterile e l'usura di trasformare ciò che è naturalmente sterile – il denaro di per sé non produce nulla – in qualcosa di magicamente fecondo (l'usura). In entrambi i casi, sostengono San Tommaso d'Aquino e Dante Alighieri, le conseguenze per il bene comune , cioè per l'equità e la giustizia dell'ordine sociale, oltre che per l'anima dei singoli, sono appunto mortali. Nella Divina Commedia ritroviamo così i sodomiti e chi presta denaro ad interesse (usurai) nello stesso girone infernale (il III cerchio del VII girone), dove si trovano i violenti contro la natura. Così si esprime Dante:

                                 “l’usuriere altra via tene,

                per sé natura e per la sua seguace dispregia,

                              poi ch’in altro pon la spene”

    (“l'usuraio percorre un'altra strada, egli disprezza la natura in quanto tale e riguardo all'operosità, dal momento che ripone in altro (e non nel lavoro) la sua speranza”. L'usura, quindi, come perdita del senso di realtà e quindi estrema “ubris” luciferina e necrofila. Interessante anche notare come usura e sodomia sembrano essere stranamente anche oggi accoppiate, non nell'essere allocate in qualche girone infernale ma nell'essere entrambe particolarmente foraggiate e supportate dalle centrali finanziarie internazionali che reggono il mondo.

      La ricchezza del pensiero aristotelico-tomista   

    Se osserviamo la società in cui viviamo, il ruolo perverso ed invasivo che la finanza ed il denaro in genere hanno assunto rispetto all'economia reale, grazie alla diffusione pervasiva ed alla legalizzazione del prestito ad interesse, la visione del pensiero aristotelico-tomista appare alquanto illuminante ed in grado di aiutarci a comprendere le radici della crisi attuale ed anche ad indicarci una strada per una sua possibile soluzione. Come mai invece oggi, anche in ambiente cattolico, il prestito ad interesse viene considerato lecito ed il termine “usura” viene relegato solo ad una richiesta “eccessiva” di interessi? Che cosa è successo dai tempi di Dante ad oggi? Il fatto che fu Leone X, nel XVI secolo, appartenente alla famosa famiglia dei banchieri fiorentini Medici, uno dei primi papi che incominciò ad annacquare la posizione tradizionale della Chiesa Cattolica, ci può dare qualche indizio. La questione comunque è di rilevante importanza e merita di essere approfondita.

    Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano

    distributismomovimento.blogspot.com

    Lo snaturamento del denaro e l’Inferno - origini e cause dell'usura in S. Tommaso e Dante

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

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  • 5 Stelle, il diversivo utile ai poteri forti

    5 Stelle, il diversivo utile ai poteri forti

    Domenica, 30 ottobre/ 2016   

    di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano

     Redazione Quieuropa, Movimento Distributista, Chesterton, Matteo Mazzariol, Hilaire Belloc, capitalismo e socialismo, Beppe Grillo, Movimento 5 Stelle, Famiglia, Proprietà popolare della moneta, Capitale e lavoro, superamento della partitocrazia, rete sovrana, bluff della democrazia in rete 

    5 Stelle, il diversivo utile ai poteri forti

    "Tutto deve cambiare perchè tutto rimanga come prima"

     

    di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano

    M5S - il diversivo utile ai poteri forti

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Il "cambiamento" del M5S e l'oscura alleanza    

    Roma – di Matteo Mazzariol – Le cose vanno male. Non ci vuole un genio per capirlo. Tutti quindi, naturalmente, sono per il cambiamento. Chi oggi in Italia sembra incarnare la possibilità di un cambiamento reale? Il Movimento 5 Stelle. Si percepisce che, per varie ragioni, Beppe Grillo ed i suoi accoliti potrebbero infatti presto giungere al governo. La questione che si pone è molto semplice: un cambiamento in questa direzione sarebbe un vero cambiamento od un cambiamento per non cambiare niente? Il Movimento DIstributista Italiano ritiene che la crisi attuale abbia radici profonde e ben precise: l'affermazione dell'alleanza perversa tra capitalismo e social-comunismo con il progressivo spossessamento di potere reale del cittadino medio. L'oligarchia finanziaria ed l'oligarchia burocratico-amministrativa statale stanno realizzando quello "Stato servile" che Hilaire Belloc preconizzò nel lontano 1913 e che si attua attraverso la sempre maggiore concentrazione di potere e proprietà nelle mani di pochi.

    Se non c’è una ragione per vivere

      Le 4 direttive del distributismo                             

    Vero cambiamento ci potrà quindi essere quando si invertirà questa direzione di marcia e si incomincierà a puntare ad una società distributista, in cui la proprietà produttiva ed il potere decisionale reale verranno "distribuiti" sempre più equamente nel corpo sociale. In concreto 4 sono le direttive da seguire: 1) ridare alla famiglia una sostanziale indipendenza e capacità di autosostentamento 2) unire capitale e lavoro, per garantire prosperità, ottimizzazione dellla produzione e quindi massima creazione della ricchezza reale (beni e servizi utili) 3) superare la partitocrazia e ridare ai cittadini, divisi per comparto lavorativo, il potere di decidere 4) abolire il denaro-debito bancario e creare uno strumento monetario che nasca di proprietà dei cittadini e si metta al servizio del lavoro (prerogativa che si sposa, unitamente alle altre. alle teorie auritiane e alla Dottrina Sociale della Chiesa, condensata in mariera mirabile nelle encicliche Quadragesimo Anno e Rerum Novarum – Ndr).

      L'ingannevole e inconsistente proposta M5S      

    Purtroppo nulla o quasi nulla di tutto ciò nel programma dei 5 Stelle. Nulla sulla famiglia, nulla sull necessità di riunire capitale e lavoro, nulla sulla necessità di superare con l'istituzione di nuove forme di rappresentanza la macchina dei partiti, nulla, soprattutto, sulla necessità di abbattere al più presto il denaro-debito. Prevalgono invece una serie di proposte che sembrano emesse dall'ufficio tecnico della BCE piuttosto che da paladini della vera giustizia sociale: risparmi, taglio delle spese, diminuzione degli stipendi dei politici mentre ancora una volta nulla, per esempio, sugli stipendi miliardari dei manager delle multinazionali o delle banche, nulla o quasi nulla su una riforma seria e strutturale di quello stesso sistema finanziario che ci ha condotto sull'orlo del baratro, sistema finanziario che ha accumulato immense ricchezze a spese della popolazione.

     Vuota ossessione per la "democrazia in rete"       

    Prevale invece un'ossessiva insistenza sui possibili benefici della rete, in perfetto stile tecnocratico, dimenticando che essa al massimo può costituire solo uno dei vari strumenti al servizio del bene comune e come tutti i mezzi può anche essere asservita a fini poco positivi, quali il controllo sociale ed il totalitarismo. Sono queste le motivate argomentazioni e le evidenze che, al di là di ogni sterile preconcetto, ci spingono a ritenere che il Movimento 5 Stelle, come Podemos in Spagna e Syriza in Grecia, rappresenti solo un diversivo, utile ai poteri forti, per convegliare la sacrosanta protesta della gente verso un binario morto e perpetuare l'antico motto gattopardesco:

                                               "tutto deve cambiare

                                perchè tutto rimanga come prima".

     

    Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano

    distributismomovimento.blogspot.com

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    Mercoledì, 13 Aprile/ 2016    – di Roberto Pecchioli – Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, Gianroberto Casaleggio, morte, illusionista, burattinaio, Beppe Grillo, Movimento 5 Stelle, Democrazia eterodiretta, reddito di cittadinanza,  M5S, Stampella del governo, critica del Professor Becchi, Sovranità economica e monetaria, bizzarra parabola di Gianroberto Casaleggio  In morte di Casaleggio, l'abile illusionista – Uno non vale uno La morte di Gianroberto Casaleggio […]

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    Venerdì,  24 Giugno/ 2016  – di Roberto Pecchioli – Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, comunali, elezioni, Raggi e Grillo, M5S, Virginia Raggi, De Magistris, onestà, usura  Italia. Il piacere dell'onestà. Ma non è una cosa seria L'onestà dei grandi architetti dell'universo: gli "onesti"  che se ne fregano delle stragi Usa e dell'usura BCE     di Roberto Pecchioli  I […]

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    M5S, Kalergi & Co – In Italia non esisterà più il Reato di Immigrazione Clandestina

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    Mercoledì,  Gennaio 15th/ 2014 – di QE e Vincenzo Mannello – Iniziativa di libero Confronto, pensa e Scrivi di "Qui Europa" Roma, Sicilia, Italia, Abolizione del reato di immigrazione clandestina, Piano Kalergi, Movimento 5 Stelle, Vincenzo Mannello, Libero Confronto, genocidio indotto della Nazione Italiana  M5S, Kalergi & Co – In Italia non esisterà più il reato di immigrazione clandestina […]

    Moneta – Limiti dei sindacati e crimini moderni della società strumentale

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    Sabato,  Marzo 28th/ 2015 – di Sergio Basile, Presidente "Sete di Giustizia"-  Redazione Quieuropa, Sete di Giustizia, Giacinto Auriti, Sergio Basile, Maurizio Landini, logiche di partito, società organica e società Strumentale, sistema bancario, ruolo dei sindacati, surplus, Banca d'Inghilterra, logica tomista, San Tommaso d'Aquino, Hegel, Jobs Act, proprietà popolare della moneta, massoneria, uomini schiavi della moneta  San Tommaso d'Aquino […]

     

    L’uomo Moderno ha perduto se stesso perché ha Sostituito Dio con il Ciarpame

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    Lunedì,  Gennaio 27th/ 2014 – di  Cinzia Casalino / Grupponovelty – Cinzia Casalino, Grupponovelty, Giacinto Auriti, Monismo, immanentismo, soggettivismo, relativismo, L’uomo moderno ha perduto se stesso, L'uomo ha sostituito Dio con il ciarpame, Giacinto Auriti, La morale è immutabile,  Trasgredendo la legge morale si trasgredisce alla legge naturale, L'Errore di Hegel, Soggettivismo che annienta la Verità, L'ispirazione illuminista e sciamanica, Istituzionalizzazione Banca d'Inghilterra, Liberi Muratori, Il […]

    Giacinto Auriti: l’uomo che surclassò liberismo e socialismo

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    Venerdì, 22 Aprile/ 2016    – di Sergio Basile – Redazione Quieuropa, Sergio Basile, Giacinto Auriti, Nuovo Ordine Mondiale, Benedetto XVI, Cardinal Ratzinger, Nuovo Disordine Mondiale", social-comunismo, liberal-capitalismo, contrapposizioni fittizie, Giudeo-Massoneria e Socialismo anglo-americano,  Bretton Woods, Masters of Wisdom, Round Table, John Maynard Keynes, deficit spending, debito pubblico, moltiplicatore economico della ricchezza nazionale, moneta-debito,Von Mises e Von Hayek, privatizzazioni e libero mercato, Patto di Bilancio, credito pubblico, moneta-credito, inutile contrapposizione tra profeti del liberismo […]

    10 Ottobre 1923 – Nasceva Giacinto Auriti: il ricordo di un amico

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    Lunedì, 10 Ottobre/ 2016    di Redazione Qui Europa  Redazione Quieuropa, Giacinto Auriti, Moneta, Marino Solfanelli, Antonio Pimpini, compleanno  10 Ottobre 1923 – Nasceva Giacinto Auriti: il ricordo di un amico Il Professor Giacinto Auriti nel ricordo di Marino Solfanelli e Antonio Pimpini   di Marino Solfanelli / abbruzzopress.it               […]

    Chieti inaugura la “Scalinata Giacinto Auriti”: genio della teoria monetaria, padre della proprietà popolare della moneta

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    Domenica, 25 Settembre/ 2016    di Sergio Basile, Presidente "Sete di Giustizia"  Redazione Quieuropa, Scalinata Giacinto Auriti, Chieti, Sovranità dignità e Moneta, Moneta debito, sistema bancario, Sergio Basile, Giacinto Auriti, SIMEC, Brecciaio, Antonio Pimpini, Umberto Di Primio, Madonna di Fatima  Chieti inaugura la "Scalinata Giacinto Auriti":  genio della teoria monetaria, padre della proprietà popolare della moneta […]

    Convegno (Gela) – Dignità, Sovranità e Moneta: presentazione del B.A.R., prototipo di nuova moneta-locale

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    Venerdì, 16 Settembre/ 2016    Redazione Qui Europa  Redazione Quieuropa, Gela, Sovranità dignità e Moneta, Moneta debito, sistema bancario, Sergio Basile, Nicola Arena, BAR, Giacinto Auriti, Rocco Pardo, Casa del Volontariato, dal Cesvop, dalle associazioni “Formica Operosa”, “Servirti”, “Fenice del Sud”, “Gela Famiglia, Centro di Cultura e Spiritualità Cristiana Salvatore Zuppardo, Buono Comunale di Agevolazione Reddituale, Domenico Messinese, […]

    Moneta Debito – Come il giorno e la notte… Contraddizioni dei profeti del nulla

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    Martedì,  Settembre 23rd/ 2014  – di Sergio Basile – Redazione Quieuropa, Sergio Basile, Libero Confronto, Paolo Barnard, Warren Mosler, MMT, sovranisti, Matteo Salvini, Claudio Borghi, Paolo Barnard, Beppe Grillo, Giulietto Chiesa, Alain Parguez , San Francesco d'Assisi, San Bernardino da Siena, Maurice Allais, Padre Quirino Salomone, Giacinto Auriti, Capitalismo e sistema bancario, come il giorno e la notte, dissenso controllato, falsi dissidenti e […]

    Barnard fuori da La Gabbia? Tutti i Limiti di Mister MMT

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    Mercoledì, Marzo 5th/ 2014  – di Daniele Di Luciano  – Daniele Di Luciano, Losai.eu, Signoraggio, Banche Centrali, Moneta Debito, BCE, FED, Kennedy, Lincoln, Ezra Pound, Giacinto Auriti, Paolo Barnard,  La Gabbia, MMT, Mosler, Banchieri made in Usa, Gianluigi Paragone, Daniele Pace, Milena Gabanelli, LA7, Marren Mosler, Cruciani e la Zanzara, Secondo Barnard le banche non hanno grosse colpe, […]

    Comprendere l’importanza della Proprietà Popolare della Moneta in Auriti: ciò che Marra non coglie

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    Domenica,  Luglio 12nd/ 2015       – Premessa di Sergio Basile, Presidente Sete di Giustizia –   Video di Elia Menta e Matteo Perna Redazione Quieuropa, Sete di giustizia, Giacinto Auriti, Sistema -bancario, Deflazione, Elia Menta, Matteo Perna, stagflazione monetaria, inflazione, esproprio, moneta debito, rastrellamento, 1694, esproprio dei beni reali, padroni assoluti del mondo, Rarità Monetaria, […]

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     Lunedì, Marzo  9th / 2015       –  di Giacinto Auriti – Postfazione al libro di Bruno Tarquini: La Banca, la Moneta el'Usura – La Costituzione tradita Redazione Quieuropa, Debito, Risparmio, Giacinto Auriti, Auriti, Bruno Tarquini, Moneta Debito, Interessi passivi, tentazioni nel deserto, Banca d'Inghilterra, Costituzione tradita, commonwealth britannico, tutto il mondo è colonia monetaria, abolizione della transustanziazione, moneta di […]

    La Contro-Rivoluzione di Giacinto Auriti: l’era del Credito Pubblico

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    Mercoledì,  Aprile 8th/ 2015 – di Nicola Arena – "Sete di Giustizia" – Redazione Quieuropa, Giacinto Auriti, Nicola Arena, credito pubblico, debito pubblico, Teoria del Valore indotto della Moneta, adoratori del dio denaro, Banca d’Inghilterra, lavoro infinito e gratuito, potere di espropriare la gente del proprio valore, Tutte le persone nascono con un debito, Dottrina Sociale della Chiesa, tutto il denaro emesso dalle banche centrali è debito  […]

    La più maestosa opera satanica della storia: la moneta-debito

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    Lunedì,  Gennaio 18st/ 2016  – di Nicola Arena, Sete di Giustizia / introduzione di Sergio Basile – Redazione Quieuropa, Sete di Giustizia, Nicola arena, Giacinto Auriti, moneta, moneta debito, confusione tra soggetto e oggetto, la più maestosa opera satanica della storia  Storia ed Economia – Moneta-Debito: la più grande truffa contro i popoli La più maestosa opera […]

    Spinti a far Debiti dal mitico Stato-Apparato

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    Martedì, Marzo 17th/ 2015 – di Nicola Arena e Sergio Basile / "Sete di Giustizia" –  Redazione Qui Europa, Nicola Arena, Sergio Basile, Sete di Giustizia, spinti a far debiti, rating, spread, titoli di stato del debito pubblico, Giacinto Auriti, Moneta Debito  Retroscena – Dietro l'iper emissione di titoli del debito pubblico Spinti a far Debiti dal mitico […]

    L’essenza della truffa monetaria da Signoraggio – Il Denaro non ha Costi di Produzione

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    Venerdì, Maggio 9th/ 2014  – di Nicola Arena e Sergio Basile – Redazione Quieuropa, Nicola Arena, Sergio Basile, professor Giacinto Auriti, Stampa del denaro a costo nullo, trucco tipografico, Teoria del Valore Indotto della Moneta,  Valore Indotto, simbolo di costo nullo, reddito di cittadinanza, sopravvivenza propria, male autoprodotto, giustificabili agli occhi di Dio, signoraggio bancario, banconota di 100 euro, simbolo di costo nullo, conferiamo il […]

    Moneta-debito e Debito pubblico: siamo vittime di un ciclopico plagio culturale

    Moneta-debito e Debito pubblico: siamo vittime di un ciclopico plagio culturale

    Venerdì, 1 Aprile 2016  – Redazione Qui Europa – Redazione Quieuropa, Sete di Giustizia, Prof. Giacinto Auriti, moneta-debito, crisi economica, truffa del debito pubblico, censura, teoria auritiana, buon senso del contadino  Moneta-debito e Debito pubblico: siamo vittime di un ciclopico plagio culturale Non è una questione di sprechi! Il debito è un fenomeno indotto e studiato per schiavizzare e controllare le nazioni e i […]

    Il messaggio di Fatima e la rivoluzione monetaria di Giacinto Auriti

    Il messaggio di Fatima e la rivoluzione monetaria di Giacinto Auriti

    – di Sergio Basile, Presidente "Sete di Giustizia" – Redazione Quieuropa,  Sergio Basile, Madonna di Fatima, 13 Maggio, Guardiagrele, Giacinto Auriti, Supplica alla Madonna di Fatima, Approvazione eclesiastica, Sete di Giustizia, Guardiagrele, Padre Colombano, Codice Civile Greco, Nuovo Testamento, scontro finale tra bene e male di cui parla l'Apocalisse, citazione di Gesù, San Bernardino da Siena, usurai medievali ebrei, Sant’Eusanio del Sangro, testimonianza di […]

    Moneta e Giustizia – Giacinto Auriti: “ci vuole una fabbrica di scarpe per calci in culo”

    Moneta e Giustizia – Giacinto Auriti: “ci vuole una fabbrica di scarpe per calci in culo”

     Sabato, 27 Agosto/ 2016    di Giacinto Auriti – Premessa di Sergio Basileria  Redazione Quieuropa, Sergio Basile,  Sete di Giustizia, Giacinto Auriti, fabbrica di calci in culo, moneta debito, principio di giustizia, corruzione, tribunali   Moneta e Giustizia – Giacinto Auriti: "ci vuole una fabbrica di scarpe per calci in culo" La ricetta auritiana – Proprietà della moneta […]

  • L’ignoranza sul Mondialismo – Il Fenomeno Bergoglio come sintomo del declino del Mondo Moderno

    L’ignoranza sul Mondialismo – Il Fenomeno Bergoglio come sintomo del declino del Mondo Moderno

    Sabato, 30 Luglio/ 2016   

     – di Don Curzio Nitoglia e Sergio Basile –

    Redazione quieuropa, guerra di religione, Polonia, GMG, Don Curzio Nitoglia, Sergio Basile, Mario Palmaro e Alessandro Gnocchi, Chesterton, Papa Bergoglio, Rivoluzione culturale, Richard Wagner, Francesco I, John Lennon, gesto del dio cornuto, musica pop, musica rock, Scuola di Francoforte,Yellow Submarine, Adorno, Marcuse, Sant'Ambrogio, Albert Pike, moneta debito, Rivoluzione Francese 

    L'ignoranza sul Mondialismo – Il Fenomeno Bergoglio

    come sintomo del declino del Mondo Moderno

    Siamo nel bel mezzo di una spietata e occulta guerra di religione

    e ideologico-culturale. I reali mandanti restano nell'oscurità… 

    ma qualcuno non se ne accorge…

     

    di Don Curzio Nitoglia e Sergio Basile

    Fenomeno Bergoglio - Guerra di Religione

     Siamo in una profonda, occulta e spietata guerra di religione                 

    Roma, Cracovia – di Sergio Basile – Nei giorni scorsi, in apertura del suo viaggio in Polonia, ad oggi ancora in corso, in occasione della GMG, papa Bergoglio ha dichiarato che il mondo non si troverebbe all'interno di una guerra di religione, pur trovandosi in "guerra". Ci sentiamo di dissentire da questa interpretazione, in quanto l'attuale rivoluzione culturale ed ideologia, prim'ancora che militare, economica, monetaria, ecc.., è innanzitutto religiosa, mandata avanti da poteri occulti e mondialisti, al fine di disintegrare il cattolicesimo, in primis, ed instaurare una nuova Repubblica Universale di stampo luciferino (1). Le motivazioni di questa guerra in atto, sono dunque religiose.

    (1)  Cfr.: La Mano Nascosta – Perchè la Civiltà Cristiana è in mortale pericolo

     Bergoglio non conosce lo spirito ideologico-religioso del mondialismo? 

    Ma Bergoglio, stranamente, non sembra conoscere il mondialismo (ed i suoi padri) pur essendo vicino a certi ambienti protestanti e cabalistico-talmudici (con frequentazioni e amicizie particolari, sin troppo strette, probabilmente inopportune, per un uomo che riveste tali responsabilità in seno alla Chiesa Cattolica) e pur essendo il mondialismo giudeo-massonico, notoriamente, il fermento primo di tutte le grandi rivoluzioni anticristiane della storia, a partire dalla "Riforma Protestante o Luterana" d'inizio Cinquecento, alla "Rivoluzione Bancaria" della moneta-debito (made in Rothschild) del 1717 (anno della Fondazione ufficiale della Banca d'Inghilterra, nata in ambienti giudeo-massonico-protestanti); dalla "Rivoluzione Francese"(2) alla "Rivoluzione Boscevica" (3); dalle Guerre Mondiali (profetizzate sia dal conte-generale dei Romanov, Cherep Spiridovich (4), che dal gran pontefice della massoneria, Albert Pike – 5) alle numerose, contemporanee, "Primavere Arabe" e "Rivoluzioni Colorate".

    (2)  Cfr.: Libertà, Uguaglianza e Fratellanza: significato occulto secondo lo spirito massonico 

                        Schema temporale di scristianizzazione della società

    (3)  Cfr.: Comunismo Occulto

    (4)  Cfr.: La Mano Nascosta: La guerra è uno sterminio di massa pianificato 

                         La Mano Nascosta – 2 – Perchè la Civiltà Cristiana è in mortale pericolo

    (5)  Cfr.:  Scontro tra civiltà – Pike e la Pianificazione Massonica del terzo caos mondiale

     Terza Guerra Mondiale: guerra di religione totale                                           

    Evidentemente quella in corso è una guerra di religione a trecentosessanta gradi, che i potentati luciferini giocano innanzitutto attraverso l'utilizzo improprio della loro arma più potente: la moneta debito (6): stampata dal nulla, senza alcuna riserva aurea, e utilizzata per corrompere e trovare nuove alleanze; usata per finanziare il terrorismo internazionale e conquistare il "nuovo regno". Ma Bergoglio sembra ignorare, incredibilmente/strategicamente questi fenomeni e – tra l'altro – non riesce assolutamente a collegarli tra loro. Perché? Ultimo segno, questo, di un pontificato sin qui sui generis e profondamente al di fuori della storia. Pontificato che molti autori – da Mario Palmaro, ad alessandro Gnocchi a Don Curzio Nitoglia –  come vedremo, non esitano, giustamente, a definire "pop-modernista": faccia secolarizzata e "moderna" di una chiesa post-conciliare che auspichiamo possa, con l'intervento Divino, tornare sui giusti binari. Ogni guerra di religione, infatti, necessita di interventi celesti e di manifestazioni spirituali straordinarie, specie dinanzi alle impari forze frapposte in campo: non a caso, ad esempio, Dio suscitò San Francesco d'Assisi e Santa Chiara, in un passaggio particolarmente delicato della vita della Chiesa.

    (6)  Cfr.: La più maestosa opera satanica della storia: la moneta-debito

    Sergio Basile  (Copyright © 2016 Qui Europa)

    Partecipa al dibattito – Redazione Quieuropa – infounicz.europa@gmail.com

     

    di Don Curzio Nitoglia

    Fenomeno Bergoglio - Guerra di Religione

     Gnocchi & Palmaro                                                                                            

    Roma – di Don Curzio Nitoglia – Mario Palmaro e Alessandro Gnocchi (in "Questo Papa piace troppo", Milano, Piemme, 2014) paragonano il pontificato di Francesco I (vedi foto: gesto luciferico/rock del "dio cornuto" (1) fatto assieme al cardinal Luis antonio Tagle, nelle filippine) alla musica pop, la quale “non è altro che esercitare a vuoto l’intelligenza” (op. cit., p. 41), e citano Luciano Spaziante (Sociosemiotica del pop), il quale scrive:

    «“la cultura pop si contraddistingue come una cultura del fare piuttosto che del sapere, dove per lasciare spazio alla spontaneità si preferisce non sapere, dove la pratica conta più che la teoria. […]. Il pop riesce e sfondare, in Italia come altrove, nonostante la barriera linguistica dell’inglese. Il motivo risiede probabilmente nel fatto che il significato della parola è l’ultima cosa che si coglie”.

    Questa dismissione del significato della parola – continuano i due autori –

    “spiega quel desiderio di identificarsi nella pop star di turno che domina attualmente nel mondo cattolico [Jorge Mario Bergoglio]. Il collante di questa grande ola è un vago sentimento, molto, troppo, anteriore a fede, dottrina e morale. Eppure la pratica del cattolicesimo ha sempre richiesto l’esercizio dell’intelletto e della volontà”» (op. cit., p. 42).

    (1) La mano cornuta è uno dei segni di riconoscimento del satanismo, molto utilizzato sia in ambienti sataico-esoterici che nella musica rock: John Lennon (1940-1980), ad esempio, fa il "gesto del dio cornuto"  sulla copertina del 33 giri Yellow Submarine (Apple Records 1969 – vedi foto in copertina). "L’uscita dell’album era stata preceduta dall’omonimo lungometraggio animato della durata di 01:26 girato nel 1968, ma uscito nelle sale cinematografiche l’anno successivo. I lbooklet del CD-ROM contiene diverse immagini estratte da questo cartoon in cui il personaggio Lennon ripete lo stesso gesto. Il cantante si è ripetuto in alcune fotografie promozionali scattate per il lancio sul mercato mondiale di questo album (vedi foto in copertina)". Cfr.: il gesto delle corna è satanico? – Centro Culturale San Giorgio

     Modernismo, esperienza e sentimento religioso                          

    L’esperienza religiosa e il sentimento religioso sono due concetti tipicamente modernisti, che contrastano diametralmente con la dottrina cattolica. Infatti il genuino sentimento religioso nasce dalla conoscenza e dall’amore di Dio. Secondo il cattolicesimo il sentimento e l’esperienza religiosi non precedono, ma accompagnano e seguono la conoscenza di Dio, ma dal luteranesimo al modernismo il sentimentalismo e l’esperienza subconscia del divino son diventate la principale se non l’unica fonte della vita religiosa ridotta a esperienza psicologica individuale, che si può definire anarchia e smarrimento dello spirito, il quale si avvia inconsciamente verso il panteismo e l’ateismo. Ma senza dottrina, teologia, studio della fede non si diventa buoni cristiani. Se i preti non studiano teologia nei minimi dettagli molte anime si perdono, come se i dottori non studiano approfonditamente la scienza medica molti uomini muoiono.

    «Non passa omelia, non passa intervista, non passa bagno di folla in cui il Papa non scrolli le spalle a una fede che si oggettiva nel rigoroso rapporto con la ragione. “Nomina nuda tenemus / conosciamo solo i nomi e non la natura delle cose”, sembra questo il messaggio di Francesco I, lo stesso del francescano Guglielmo Occam. […]. La fede non cerca più un intelletto che ritiene inabile a conoscere veramente, produttore di oggettivazioni che rischiano di divenire un ostacolo all’incontro con Cristo. […]. Portato nel perimetro della Chiesa, tutto questo produce un cattolicesimo senza dottrina, emotivo, empatico, pneumatico […] ciò segna la nascita di un cattolicesimo liquido» (M. Palmaro – A. Gnocchi, op. cit., pp. 66-70).

    Fenomeno Bergoglio - Guerra di Religione

     Scuola di Francoforte e Rivoluzione Culturale                                            ​

    La Scuola di Francoforte (2) ha studiato attentamente la musica e ha capito che, togliendo l’armonia dalla musica e immettendovi solo il ritmo ossessivo, essa diventa un ottimo strumento di depravazione mentale e morale, perché scatena le passioni dell’appetito concupiscibile a discapito dell’irascibile (musica marziale) e della razionalità (musica armonica, gregoriana e classica). Dagli Usa Herbert Marcuse, negli anni Sessanta, ha lanciato una campagna ideologica di diffusione massiccia di musichette e canzonette pop, ritmate e sincopate. L’uomo è diventato interiormente schiavo delle sue fantasie, dei ritmi ossessionanti e ha perso la libertà psicologica. Il quotidiano torinese La Stampa (29 giugno 1965) intitolava:

    «Estate 1965, i Beatles in Italia. Isteria collettiva» e continuava:«assistiamo alla degenerazione dei comportamenti giovanili, sembrano tanti automi, simili ad epilettici o indemoniati». 

    (2) Cfr.: La Scuola di Francoforte: la congiura della corruzione – Prima Parte 

                  La Scuola di Francoforte: dalle droghe al gender – Seconda Parte

     I veri obiettivi della musica rock-pop e la "rivoluzione silenziosa"         

    L’effetto della musica rock e pop era quello di liberare i giovani da ogni “inibizione” o meglio senso del pudore, per tagliare i ponti colla propria famiglia e vivere da sradicati. La musica pop era vissuta come protesta contro la generazione anteriore. Le parole di essa ridicolizzano l’autorità, la Chiesa, la morale, il maestro, il marito e la tradizione. L’unica vergogna è il pudore. Il genere rock (derivato dal boogie-woogie) si basa su motivi afro-americani, ripresi da antiche usanze tribali, atte a liberare dai freni inibitori o meglio dalla padronanza di sé. Molti complessi musicali (Beatles, Rolling Stones, Pink Floyd) sono stati la testa d’ariete per animalizzare l’uomo europeo, onde il darwinismo si è avverato ma all’incontrario: dall’uomo è derivata la “scimmia”. La musica è stata – anche nello Strutturalismo francese degli anni Sessanta – l’elemento dirompente e dissolutore dell’armonia e dell’equilibrio umano (sensibilità sottomessa a intelletto e volontà). A partire da Richard Wagner e Schönberg, con cui inizia il predominio della variazione, la dissonanza, l’accavallamento dei temi, si è giunti alla musica leggera o pop moderna, madre del Sessantotto, che è la radicalizzazione della disarmonia per squilibrare e diseducare attraverso l’udito la mente delle giovani generazioni.

     Dal pop e dalla Scuola di Francoforte al fenomeno Bergoglio                 

    Purtroppo il fenomeno Bergoglio (nato dal Concilio Vaticano II) è analogo a quello della musica pop: il primato del fare, il disprezzo della ragione e della dottrina. Francesco I stesso ha definito il Vaticano II come “una rilettura del Vangelo alla luce della cultura contemporanea” (M. Palmaro – A. Gnocchi, op. cit., p. 48) e la cultura contemporanea è quella post-moderna e nichilistica, ben peggiore della cultura moderna o idealistica: Bergoglio peggiora Roncalli e Montini (coloro i quali hanno permesso l'ingresso del modernismo – Ndr) Wojtyla e Ratzinger (anche loro, sia pur in parte, succubi di alcune influenza moderniste – Ndr) come il nichilismo di Nietzsche, Marx e Freud peggiora l’idealismo di Cartesio, Kant e Hegel. Il “Vangelo” di Bergoglio è quello deformato dalla cultura del mondo moderno e contemporaneo e non è più quello di Gesù e degli Apostoli. Ma in San Paolo è rivelato divinamente: “Se io stesso o un angelo vi annunziassimo un Vangelo diverso da questo [di Cristo e degli Apostoli] sia anatema” (Gal., I, 8 ss.).

    “La riforma liturgica, ha spiegato papa Bergoglio, è il frutto principale dell’adattamento della Chiesa alla modernità voluto dal Vaticano II. Una sciagurata iniziativa – commentano i due autori – in fondo alla quale l’uomo finisce per celebrare se stesso ” (M. Palmaro – A. Gnocchi, op. cit., p. 63).

    Ora,

    “la persecuzione del mondo nei confronti della Chiesa è ingiusta, ma non irragionevole. Anzi, è proprio la pacificazione [tra mondo moderno e Chiesa] a risultare impossibile. Non fosse altro per la […] richiesta di uniformarsi all’uomo della croce: un affronto imperdonabile e una richiesta incomprensibile per l’orgoglioso mondo moderno” (op. cit., p. 81). (…) «Solo il cristiano che accetti il conflitto con lo spirito mondano può permettersi di essere misericordioso. “Amare davvero il mondo, desiderare la sua salvezza, diceva Gilbert Keith Chesterton, equivale a combatterlo. […]. Ogni secolo ha bisogno di Santi che lo contraddicano”» (op. cit., p. 89 e 100).

     Gli strani insegnamenti sulla SS. Eucaristia in "Amoris Laetitia"        

    L’Esortazione Amoris laetitia (19 marzo 2016) di Francesco I ammette che si possa dare l’Eucarestia ai divorziati risposati che vogliono perseverare nel loro stato oggettivamente peccaminoso, ma la condizione dell’anima in peccato mortale davanti a Dio resta tale e quale anche se il Papa, in un documento non infallibile, cerca di “ridarle” la grazia santificante. Pio XII lamentava il fatto che nel mondo moderno si fosse perso il senso del peccato. Oggi è il Papa che non solo lo ha perso, ma esalta il peccato ponendo la convivenza addirittura ad uno livello superiore a quello del matrimonio non ben preparato (Intervista durante il ritorno da Ankara, 27 giugno 2016). Non solo ci si rassegna davanti all’avanzata del male morale, ma lo si accetta e lo si esalta diabolicamente. Questo modo di agire non è conforme alla Legge divina e il potere del Papa, che su questa terra non ha superiori, è limitato proprio dalla divina Volontà. Non è umanamente né ecclesialmente possibile deporre il Papa, ma l’unico rimedio è il ricorso a Dio onnipotente e giusto, che “deposuit potentes de sede et exaltavit humiles / depose i potenti dal loro seggio ed esaltò gli umili”(Lc., I, 46-55). Giustamente Palmaro e Gnocchi scrivono:

    “Oggi gli uomini di Chiesa appaiono intimiditi davanti al mondo al pari dell’uomo kantiano davanti al noumeno […] ci si considera incapaci di conoscerlo e, quindi, si rinuncia a insegnare e a convertire: si tenta solo di interpretare” (op. cit., p. 105-106).

    Fenomeno Bergoglio - Guerra di Religione

     Conclusione – Non dobbiamo perderci di coraggio                                     

    Non perdiamoci di coraggio. Gesù ha promesso solennemente:

    “Le porte degli inferi non prevarranno” (Mt., XVI, 18) e la Madonna a Fatima ha detto: “Alla fine il mio Cuore immacolato trionferà!”.

    I Padri hanno parlato delle crisi che la Chiesa avrebbe patito nel corso dei secoli, ma ci hanno rassicurato. San Beda il venerabile e Sant’Ambrogio di Milano hanno scritto rispettivamente:

    «In questo passo del Vangelo di Marco (VI, 47-56) è scritto giustamente che la Nave (ossia la Chiesa) si trovava nel mezzo del mare, mentre Gesù stava da solo sulla terra ferma: poiché la Chiesa non solo è tormentata ed oppressa da tante persecuzioni da parte del mondo, ma talvolta è anche sporcata e contaminata di modo che, se fosse possibile, il suo Redentore in queste circostanze, sembrerebbe averla abbandonata completamente» (S. Beda – In Marcum, cap. VI, lib. II, cap. XXVIII, tomo 4)

    «La Chiesa è simile a una nave che viene continuamente agitata dalle onde e dalle tempeste, ma non potrà mai naufragare perché il suo albero maestro è la Croce di Gesù, il suo timoniere è Dio Padre, il custode della sua prua lo Spirito Santo, i suoi rematori gli Apostoli» (S. Ambrogio – Liber de Salomone, c. 4).

    La conclusione, quindi, mi pare ovvia:

    «il rimedio ad un male così grande come “un Papa scellerato” e la crisi nella Chiesa in tempi di caos è la preghiera e il ricorso all’onnipotente assistenza divina su Pietro, che Gesù ha promesso solennemente» (Gaetano, Apologia de Comparata Auctoritate Papae et Concilii, Roma, Angelicum ed. Pollet, 1936, p. 112 ss.).

     E' lecito non ubbidire nelle cose cattive, non adulare i malvagi prelati 

    Nella situazione odierna occorre non adulare i cattivi Pastori né aver paura di essere disprezzati, ma riconoscere:  1°) che delle “novità” si sono infiltrate nella pastorale della Gerarchia ecclesiastica a partire da Giovanni XXIII (“contra factum non valet argumentum”) e perciò è lecito “non ubbidire nelle cose cattive e non adulare i malvagi prelati”; 2°) che, tuttavia, i Papi “conciliari”, pur avendo mal usato del loro sommo Potere, lo hanno conservato. Pertanto bisogna, come consigliava il cardinal Tommaso de Vio, ricorrere alla preghiera e alla riforma di se stessi perché negli uomini di Chiesa ritorni l’ordine, che solo Dio, tramite il Papa e col concorso delle cause seconde, può restaurare nella Chiesa. In breve l’aiuto di Dio è assolutamente necessario alla Sua Chiesa ed esso non manca mai; purtroppo è la non corrispondenza degli uomini alla grazia di Dio che vanifica il buon risultato della vera riforma della Chiesa in capite et in membris. Quindi occorre un Papa che ribadisca la verità nella sua purezza e soprattutto che la cali in pratica con una riforma dei costumi e della vita cristiana. Inoltre occorre un Episcopato che collabori col Papa, altrimenti il Papa da solo può soltanto definire la verità ma non farla vivere a chi la rifiuta con ostinazione. Allora i fedeli, aiutati dai buoni Pastori nella dottrina e nelle opere, potranno ritornare alla piena pratica della vita liturgica, spirituale, morale e contribuire alla restaurazione dello spirito cristiano all’interno della Chiesa. Oggi purtroppo si riscontra una deficienza di sana dottrina: 1°) nel Papa (Francesco I); 2°) nell’Episcopato (compresa quella parte che combatte per il mantenimento della Legge naturale, ma neglige la questione dogmatica sulla continuità reale o solo verbale tra Vaticano II e Tradizione apostolica); 3°) nei fedeli così mal guidati da cattivi Pastori. Ora tale situazione richiede un intervento straordinario della onnipotenza divina che, dopo averci chiamato con Misericordia, dovrà intervenire con la correzione e con il castigo. A mali estremi, estremi rimedi.

    “Quel che temo, in questi tempi, è più una seduzione che una persecuzione. I nemici della Chiesa, oggi, si credono e si dicono cristiani, ma favoriscono l’eresia e lo scisma. Ciò che li rende molto pericolosi è la generale debolezza della fede presso i cattolici, l’amore sregolato dei piaceri mondani, la licenza immorale generalizzata. La maggior parte dei cristiani è cristiana solo di nome. Gesù non è conosciuto né amato soprannaturalmente. Quindi mi sembra necessario che per guarire una società così gravemente ammalata Dio castighi duramente, ma assieme misericordiosamente: infatti Dio colpisce soprattutto per guarire”. (Le Très Révérend Père Marie-Théodore Ratisbonne. D’après sa correspondance et les documents contemporains, Parigi, Poussielgue, 1903, tomo II, p. 488).


    Don Curzio Nitoglia / doncurzionitoglia.net

    Partecipa al dibattito – infounicz.europa@gmail.com

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    Lunedì,  Febbraio 29th/ 2016 – di Danilo Quinto – Redazione Quieuropa, Danilo Quinto, Cirinnà, Matrimonio sodomitico, porte aperte alle adozioni gay, Alfano, Renzi, Corte Europea, Corte Costituzionale, Festival di San Remo   Oltre il matrimonio sodomitico – Porte aperte alle adozioni gay  Verso le adozioni gay?  Un esito quasi inevitabile, viste le  preesistenti pronunce di Corte europea e Corte Costituzionale…   di Danilo […]