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  • Ponte di Genova e Nave Diciotti: lo squarcio del velo

    Ponte di Genova e Nave Diciotti: lo squarcio del velo

    Giovedì, 30 agosto / 2018

    – di Roberto Pecchioli

     Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli,  Genova,  Ponte Morandi,  Nave Diciotti, Comunismo 

    Ponte di Genova e Nave Diciotti: lo squarcio del velo

    Italia parafulmine d'Europa senza sovranità monetaria

     

    di Roberto Pecchioli 

    DICIOTTI PONTE GENOVA

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Corre la storia                                                            

    Genova – di Roberto Pecchioli Corre la storia. Esistono periodi in cui tutto sembra fermo, altri dove il movimento pare precedere il tempo e sfuggire alla comprensione. Le ultime settimane, in piene vacanze agostane, hanno prodotto un’accelerazione profonda, lasciato un solco significativo, segnato un prima e un dopo. Poco sarà come prima nel giudizio comune dopo il crollo del Ponte Morandi di Genova e la vicenda della nave Diciotti della nostra Marina.  I fatti sono noti. Nel primo caso, un ponte costruito da soli 50 anni, unico mezzo di comunicazione tra le due parti della Liguria, proteso verso la Francia, si spezza e lascia sul terreno, dopo un volo spaventoso, oltre quaranta vittime, seicento sfollati, giacché quella struttura autostradale, gestita dal gruppo privato Benetton, posava direttamente sopra un quartiere popolare della città e minaccia di infliggere un colpo mortale all’economia di una regione che vive di turismo e di logistica dei trasporti.  Nel secondo, una nave italiana che incrociava nel Mediterraneo ha raccolto circa 180 eritrei i quali, all’arrivo a Catania, non sono stati sbarcati per ragioni di salute, sicurezza pubblica e per dare un ulteriore segnale di cambiamento nella politica nazionale dinanzi all’invasione di finti profughi provenienti dall’Africa con l’aiuto di imbarcazioni private ( le cosiddette Organizzazioni Non Governative) finanziate da chi organizza il traffico di esseri umani sotto la copertura di ragioni umanitarie. A seguito degli eventi catanesi, il ministro degli Interni in carica è indagato per sequestro di persona, abuso d’ufficio e arresto illegale. Marcello Veneziani ha intitolato un suo magistrale intervento “difendere gli italiani è reato”.

     Il paradigma piddiota                                             

    Il maggiore partito di opposizione, il PD architrave del sistema da 25 anni sotto diversi nomi, ha mobilitato i propri dirigenti a Catania a favore degli stranieri, ma ha brillato per la sua assenza a Genova dinanzi alla tragedia di una grande città italiana che, per inciso, ha sgovernato per oltre 40 anni, come PCI prima, PDS, DS e PD poi. I pochi esponenti visti ai funerali sono stati accolti da salve di fischi impressionanti, che hanno lasciato sotto choc la povera (si fa per dire) deputata Pinotti, fascinosa signora del partito in città, ex ministro della Difesa, dunque responsabile diretta per anni dei movimenti della Marina Militare nelle acque del Mediterraneo meridionale. Un osservatore del calibro del professor Meluzzi, ex uomo politico, ha tuonato contro l’alleanza di fatto tra il potere mediatico (tutto dalla parte del vecchio sistema), l’apparato tecnologico di dominazione (il mondo della rete, di Facebook, Google, Silicon Valley) e le oligarchie finanziarie. Ha dimenticato, per l’Italia, il grumo di potere giudiziario che da un quarto di secolo tiene in scacco la politica, cercando attivamente non solo di influire sulle scelte generali, ma addirittura di riscrivere la storia della nazione degli ultimi 75 anni. In questa calda estate italiana, tuttavia, non solo i ponti crollano, ma si vanno sgretolando i muri di menzogne e falsificazioni innalzati dall’inizio degli anni 90, allorché, finito il comunismo (almeno così sostengono gli storici: in realtà il modello comunista sulle ali della globalizzazione si è intrecciato all'unisono con il liberal-capitalismo – sua fratello  speculare e monocefalo –   che ha invaso come un morbo tutte le nazioni, secondo quanto predetto dalla Madonna a Fatima – Ndr), gli Usa abbandonarono al loro destino il sistema potere basato sulla DC, il PSI, le partecipazioni statali, alcune grandi industrie e alcune banche d’affari (Mediobanca). L’esito è stato la svendita di gran parte della ricchezza nazionale attraverso privatizzazioni pilotate da un gruppo di potere interno legato a centrali estere anglo americane e francesi. I gioielli dell’economia, dell’industria, della ricerca, della finanza sono stati svenduti e solo oggi, dopo 25 anni si squarcia il velo, dopo la caduta di un ponte pagato con il denaro di tutti e affidato in concessione a un privato, Autostrade della famiglia Benetton, che ha guadagnato miliardi e reinvestito spiccioli nella manutenzione, senza alcun interesse per un piano infrastrutturale. Le condizioni della concessione stanno emergendo come scandalosamente contrarie all’interesse erariale e nazionale, una specie di patto leonino alla rovescia, in cui tutti gli oneri stanno dalla parte pubblica (la proprietaria!), tutti i vantaggi da quella privata. Sta venendo a galla un groviglio di interessi e di meccanismi, a partire del finanziamento dell’operazione, che sanno di tradimento del popolo italiano. Il governo ha finalmente battuto un colpo, impegnandosi a sottrarre la concessione al gruppo Autostrade. Lo stuolo di legali di alto livello messo in campo da lorsignori è capitanato da personaggi della politica e delle istituzioni di lunghissimo corso come Paola Severino e Giovanni Maria Flick. Ex ministri, ex membri della Corte Costituzionale giunti al rango di presidente, ex dirigenti di tutto. Personalità di altissima professionalità, ovviamente, ma, guarda caso, membri di quei centri di potere riuniti attorno a Romano Prodi, protagonisti delle privatizzazioni, delle modalità di adesione all’unione europea e di tutti gli eventi che hanno segnato la storia recente.

     Lo squarcio del velo                                                       

    Per la prima volta il velo si sta squarciando e una parte maggioritaria degli italiani comincia ad aprire gli occhi. Doveva cadere un ponte, uccidere innocenti, ferire a morte una regione intera, affinché diventasse patrimonio di verità la parola inascoltata dei pochi che hanno gridato per anni, vox clamantis in deserto, voce di chi urla nel deserto, come Giovanni il Battista. Complottisti, mentitori, estremisti per un quarto di secolo, adesso risulta che avessero ragione. Un’inchiesta di questi giorni, a proposito della privatizzazione delle banche pubbliche che controllavano tra l’altro Bankitalia, ipotizza che siano state cedute a un decimo del valore reale. Dovremmo citare la Sme, la chimica, l’Enel, l’agroalimentare, l’abbandono folle della siderurgia (chi fornirà i materiali per il nuovo ponte in acciaio?), un elenco talmente lungo da occupare pagine intere. A cose fatte, a Italia fatta a brandelli, venduta, regalata, offerta al minor offerente, veniamo a sapere che i protagonisti sono ancora in sella, alcuni ai vertici delle società private che hanno smantellato da boiardi pubblici e da politici infedeli. Eppure Mani Pulite venne fatta passare come una benefica operazione contro la corruzione, che c’era, eccome e chi la denunciava anche allora era sbeffeggiato, perseguitato, deriso. I corruttori- l’industria, l’economia, la finanza – vennero fatti passare per vittime, sia pure ben disposte ad aprire il portafogli. Il popolo applaudì, voltando le spalle al sistema che, pur tra mille difetti e gravissime ombre, aveva comunque accompagnato la ricostruzione dopo la tragedia del 1945. Ebbero un sacco di colpe, ma non smantellarono il buono costruito prima di loro (l’Iri e il sistema bancario) e, attraverso uomini come Enrico Mattei – ucciso nel 1962 – Adriano Olivetti e tanti altri, portarono l’Italia all’avanguardia. Ciò che lascia la classe dirigente dell’ultimo quarto di secolo è un cumulo di macerie il cui simbolo è il ponte spezzato che scavalcava la valle del Polcevera, un’opera che in mezzo secolo è stata muta testimone della penosa deindustrializzazione di una delle città simbolo della storia nazionale. Non abbiamo idea se le cose cambieranno nella sostanza, il sistema è fortissimo e, come ci ha spiegato Alessandro Meluzzi, ha in mano l’apparato mediatico, quello tecnologico e controlla il denaro. Per la prima volta, però, è chiaro che non ha il favore della gente, la cui collera non è ancora esplosa, siamo piuttosto allo sconcerto e all’indignazione, ma adesso il bimbo della fiaba che rivela la nudità del re viene creduto.

     Il caso Diciotti                                                                    

    Negli stessi giorni, è esploso fragorosamente il caso dei migranti eritrei portati in Sicilia non da una nave delle ONG, ma dalla nostra Marina. In un suo modo rozzo ma efficace, Matteo Salvini ha dimostrato nelle settimane scorse che l’invasione non è un dato di natura cui non ci si può opporre. Orrore e fastidio di chi comanda e dei fiancheggiatori prezzolati (stampa, TV, clero, membri della cupola culturale). Silenzio e orecchie da mercante da parte delle istituzioni europoidi, i cui gerarchi sono indifferenti a tutto fuorché agli interessi delle lobby che li hanno scelti e garantiscono loro privilegi e reddito da nababbi. E’ chiaro anche ai ciechi che nessuno vuole gli africani ma tutti si vergognano a dirlo. Si rifugiano allora nelle frasi umanitarie, nell’indignazione a tariffa, nella retorica di maniera. L’Italia si arrangi, colpa sua se è uno stivale incastrato in mezzo al Mediterraneo. Maggiore comprensione merita la Spagna, che getta fuori con le spicce migliaia di persone, e ne ha pieno diritto, ma può farlo senza suscitare l’ira di Bruxelles perché i suoi governi da anni eseguono i compiti finanziari assegnati dall’oligarchia per salvare le banche esposte con la zoppicante economia iberica. Può chiudere la frontiera Emmanuel Macron, il socio di minoranza della Germania & Francia spa, caro a Jacques Attali, ai Rothschild e al mondo bancario. Può anche sforare il comico parametro del 3 per cento perché la Francia non va, fare un piano per mandare a casa 50 mila statali e continuare a spendere il 54 per cento del PIL nel settore pubblico.  Una Francia che sarebbe letteralmente in braghe di tela, nonostante gli acquisti in Italia a prezzo di saldo, se non contasse con la rendita da signoraggio dell’emissione e del controllo del Franco dell’Africa Centrale, valuta di ben 14 stati, saldamente nelle mani di Parigi. Noi no, non possiamo fare nulla, e se tentiamo di difendere i confini, a mali estremi, estremi rimedi. Entra in scena un altro pezzo dell’Italia di potere, l’inquirente che indaga Salvini, probabilmente nella speranza di far saltare il patto di governo giallo blu tanto inviso ai “superiori”. Comunque vada l’iniziativa giudiziaria, è un enorme sasso in piccionaia. Un politico esperto, Gianni Alemanno, reagisce denunciando la procura agrigentina per attentato alle libertà politiche. Anche in questo caso, almeno si è fatta chiarezza. Gli schieramenti sono più netti, nessun vacanziero può dire di non aver visto e di non aver capito. Falliscono uno dopo l’altro i vertici europei sull’immigrazione per varie ragioni. Due ci sembrano decisive: l’oligarchia non può ammettere apertamente di essere dalla parte dell’invasione per timore di reazioni popolari; i governi non vogliono accogliere altri immigrati per l’ottimo motivo che non possono. Mancano le risorse, è sfumato il consenso sociale, lo dimostra la Germania e la stessa Svezia che sta per attribuire un grande successo elettorale ai partiti anti immigrazione ed euroscettici, la Francia in cui Macron è in difficoltà serie dove ogni giorno avvengono mille aggressioni, per lo più da parte di immigrati o di “nuovi francesi”.

     Parafulmine Italia                                                               

    L’Italia diventa così, per motivi geografici e per antica subalternità, il parafulmine di tutto. Il capo del governo ha fatto balenare l’ipotesi di non votare il bilancio dell’Unione e si sono aperte nuove cateratte. La voce dell’Italia interessa solo quando è accompagnata da assegni di decine di miliardi, quelli che conferiamo al bilancio comunitario e gli altri che regaliamo al Meccanismo Europeo di Solidarietà. Se poi il ministro Di Maio ipotizza di bloccare i pagamenti, apriti cielo. Un commissario europoide, un signore non eletto da alcuno, ma catapultato ai vertici per la sua appartenenza a certi ambienti, Guenther Oettinger, tedesco non per caso, ci rammenta che pagare è obbligatorio e tacere assai apprezzato. Contesta anche le cifre, non sarebbero 20 i miliardi (nostri) in ballo, ma 16 o 17. Chissà se ha messo nel conto quanto versiamo quasi quotidianamente per dazi all’importazione, che si chiamano “risorse proprie dell’Unione”, di cui possiamo trattenere solo il 20 per cento come aggio per le spese di riscossione e mantenimento della struttura tributaria, nonché la parte di IVA – che pure è un’imposta nazionale – che versiamo ai signori di Bruxelles. La storia corre, però, nulla è immodificabile, neppure l’Unione Europea, neanche i suoi trattati fatti apposta per sottrarre sovranità a popoli e Stati e impedire azioni di revoca. Corre anche nell’ambito dell’immigrazione, che è percepita come invasione e non è più un tabù. Marcia veloce anche nell’economia, ove la parola nazionalizzazione non è più vietata dai sacri testi liberisti e diventa un’opzione da discutere in libertà. Un piccolissimo esempio riguarda il ponte Morandi: per il concessionario privato la manutenzione è un costo, per lo Stato proprietario dell’infrastruttura sarebbe un investimento. Con il ponte stanno cadendo molti calcinacci. Il muro del mercato è il più resistente. L’impegno del governo dovrà essere quello di mostrare volontà di sviluppo, equilibrio e capacità di controllo del paese, decisione nella discussione del bilancio UE. Se ci riuscirà, gli “spiriti animali” si acquieteranno, anzi si schiereranno dalla parte di chi, in un modo o nell’altro, può farli guadagnare. Spezzare i monopoli privati potrebbe essere operazione gradita a settori ampi del mondo affaristico. Non sono pochi i soggetti tagliati fuori dal monopolismo dominante dagli anni 90 che potrebbero essere indotti a investire in Italia; esiste già il piano di Paolo Savona sugli attivi di bilancio al netto degli interessi sul debito. Quanto all’immigrazione, la voce assordante che sale da gran parte dell’opinione pubblica chiede che sia regolata, ricondotta alle necessità reali, ove esistano, venga ripristinata la legalità nei buchi neri in cui troppi ospiti sgraditi e non richiesti la fanno da padroni. Se esiste un clima sfavorevole agli stranieri, la migliore soluzione è ripulire l’immigrazione da due piaghe, la clandestinità e la malvivenza. Ce ne saranno grati per primi i tanti stranieri per bene che non vogliono essere confusi con i farabutti e meritano il nostro rispetto. L’operazione giudiziaria conto Salvini sembra un ballon d’essai, un tentativo proveniente dagli stessi ambienti interessati alla riscrittura giudiziaria della storia nazionale. In questi giorni tocca rivalutare persino Silvio Berlusconi, che poco ha fatto per cambiare le cose, finendo per diventare un elemento di stabilizzazione del sistema, ma che ha subito un attacco giudiziario ben al di là dei demeriti suoi – molti- e di chiunque altro. Come ha fatto questa nostra Patria a ridursi così? La storia corre, ma dovrebbe andare alla velocità della luce per recuperare trenta, quarant’anni devastanti. Da oggi, però, dopo il crollo del ponte e la paradossale vicenda della nave Diciotti, gli italiani sanno molto più di prima, alcuni hanno capito. Tocca a loro, tocca a noi, se vogliamo tornare protagonisti. Nella corsa, chi si ferma ha perduto.

                        Necessita impadronirsi delle nostre sovranità,

    ma senza sovranità monetaria e proprietà popolare dei valori monetari,

          nessun'altra sovranità sarà mai possibile, perché tutte sono

         subordinate e collegate alla prima, come in un grande domino

                                                            (Ndr)

     

    Roberto Pecchioli (Copyright © 2018 Qui Europa)

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    – di Roberto Pecchioli

     Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli,  Genova,  Ponte Morandi,  Crollo, tragedia, usura, Pound  

    Genova e la tragedia del Ponte Morandi: aveva ragione

    Ezra Pound

    Un'opera così non può crollare dopo soli 50 anni…

    Senza sovranità  monetaria assistiamo, ogni giorno che passa,

    alla demolizione programmata della Nazione

     

    di Roberto Pecchioli 

    con integrazioni a cura di Sergio Basile

    Crollo Ponte Morandi Genova

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Non volevamo crederci…                                         

    Genova – di Roberto Pecchioli Non volevamo crederci. Il crollo del Ponte Morandi, che noi genovesi, con una punta di provincialismo da colonizzati chiamavamo ponte di Brooklyn, è una tragedia sconvolgente, per il suo carico di vittime, dolore, distruzione e per le conseguenze terribili che si trascineranno per anni. Non è il tempo degli sciacalli, ma dei soccorsi, del cordoglio, dell’aiuto, della collaborazione. Tuttavia, non si può tacere, tenere a freno la collera per un’altra tragedia sinistramente italiana:

                un’opera di quell’importanza non può crollare dopo soli 50 anni.

    Per chi scrive c’è un che di personale, quasi di intimo nel dolore di queste ore. Bambini, partecipammo nel 1967 all’inaugurazione del ponte con tutte le scolaresche di Genova. Muniti di bandierina tricolore, appostati di fronte al palco, seguimmo la cerimonia, vedemmo con la meraviglia dell’età il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat attorniato da uomini in alta uniforme e dall’imponente figura del grande cardinale Siri, storico arcivescovo della città. Abbiamo percorso migliaia di volte quel ponte lunghissimo, settanta metri sopra la vallata del torrente Polcevera piena di case popolari e capannoni industriali della ex Superba, ogni giorno per decenni lo abbiamo visto e sfiorato andando al lavoro. Non c’è più ed è colpa di qualcuno. Parlano di fulmini, di un intenso nubifragio e di cedimento strutturale. Aspettiamo a tranciare giudizi, ma nel mattino della vigilia di ferragosto pioveva e basta. Nessuna alluvione, dagli anni 70 ne ricordiamo almeno sei, devastanti, nella città di Genova. Non sappiamo quanti fulmini si siano abbattuti in mezzo secolo sul manufatto dell’ingegner Morandi (pochi sapevano che a lui fosse intitolata l’opera), né quanta pioggia abbia bagnato da allora le imponenti strutture. Non accettiamo, non riconosceremo mai come valida la sbrigativa giustificazione di queste ore. Sarà qualunquismo da Bar Sport,

                   ma ci risulta che ponti romani siano in piedi da due millenni

    e non crediamo nell’incapacità dei progettisti. Però, negli ultimi decenni i crolli sono stati tantissimi, come le tragedie dovute all’incuria, all’insipienza, alla corruzione diffusa.

     L'infrastruttura di base verso la Francia             

    Il ponte (lungo 1182 metri e alto 90) con la strada sopraelevata che corre a mare nella zona centrale della città (gemello del Ponte General Rafael Urdaneta, in Venezuela – foto piccola in alto a destra – e in parte del più vecchio "Ponte Morandi di Catanzaro": ponte ad arcata unica, inaugurato nel 1962, alto 112 metri e lungo poco meno di 500 – foto piccola in basso a destra – Ndr), è l’ultima grande opera di una ex grande città. Nel 1967, Genova era un polo industriale con centinaia di fabbriche, importanti compagnie navali (l’armatore Angelo Costa fu per decenni presidente di Confindustria) la sede europea di multinazionali come Shell, Mobil, Esso, i cantieri navali, il gruppo Ansaldo, il porto più importante del Mediterraneo. Dopo la strada “camionale” del 1935 verso l’appennino, per realizzare la quale con sbocco sul porto fu spianata la montagna di San Benigno che divideva Genova dal suo ponente, il ponte rappresentava l’infrastruttura base per collegare finalmente la Liguria e l’Italia con la Francia. Mezzo secolo dopo, non abbiamo quasi più industrie, Genova ha perso un quarto dei suoi abitanti, è unita al Norditalia, pardon divisa dall’area più produttiva del paese dalla stessa strada degli anni 30, mentre la ferrovia per la Francia ha ancora un lungo tratto a binario unico. Identica sorte per i collegamenti tra i porti di Savona e La Spezia e l’entroterra.

     Da metropoli a cimitero                                          

    Da oggi, dobbiamo sopportare anche la tragedia del crollo della più importante infrastruttura in esercizio, piangere decine di morti e accettare la spiegazione che trattasi di tragica fatalità, pioggia, fulmini e saette. Non ci crediamo perché abbiamo visto all’opera la classe dirigente che ha trasformato in una quarantina d’anni una metropoli in un cimitero. Clientelismo sfacciato, una politica da curatori fallimentari o da necrofori, la grande bruttezza che ha sfigurato il mare e la collina, interi quartieri indegni di una nazione civile, il Diamante, le Lavatrici, il Cep, lo stesso Biscione, parte di Begato, palazzi costruiti esattamente sull’alveo di torrenti pericolosi, con le ricorrenti tragedie di cui siamo stati testimoni. I genovesi, o quel che ne resta, hanno affidato per decenni città, provincia e regione a una classe politica di livello infimo, che ha trascinato in basso il ceto economico e finanziario. E’ crollata l’industria pubblica, la vecchia Cassa di Risparmio, ora Carige, tanto importante da detenere il 4 per cento di Bankitalia, è nella bufera da anni per affari vergognosi, deficit mostruosi e dirigenti condannati in sede penale. La vecchia Italsider, ora Ilva, in gran parte è stata smantellata e quel che resta è sotto minaccia di chiusura. Al suo posto abbiamo una strada a scorrimento (relativamente) veloce, un piccolo sollievo ora che non c’è più il ponte. Il cosiddetto Terzo Valico, ovvero la linea veloce per Milano, in ritardo di almeno 30 anni, va avanti piano, tra polemiche e denari che vanno e vengono. La multinazionale Ericsson ha suonato la ritirata, distruggendo le speranze di un’ “industria pensante” che a Nizza, 190 chilometri da qui, è realtà da decenni ( Sophie Antipolis).

     Una tragedia italiana                                                

    Madamina, il catalogo è questo. Su tutto ciò si abbatte un evento funesto e terribile come il crollo del nostro ponte di Brooklyn. L’autostrada che porta alle luci di Sanremo e all’inferno migrante di Ventimiglia era considerata la più cara d’Italia. Un dubbio privilegio.

                  Ma dov’erano i politici liguri il cui compito era imporre la manutenzione,

           sorvegliare le infrastrutture di una terra che vive essenzialmente di due attività,

                                                      il turismo e i trasporti?

    Abbiamo quattro porti mercantili, raggiungere i quali sino a oggi era difficile, adesso è un’impresa da premio Nobel; alcune delle nostre località sono mete turistiche internazionali, Portofino, le Cinqueterre, Alassio, la Riviera dei Fiori. Ma, dicono le autorità preposte, è bastato un fulmine durante un temporale estivo ad abbattere per duecento metri, esattamente al centro, un ponte costruito decenni dopo il vero ponte di Brooklyn e molti secoli dopo la Lanterna, che guarda dall’alto, illumina le vergogne e ne ha viste tante. Una tragedia italiana, metafora e paradigma di una decadenza iniziata giusto pochi anni dopo la trionfale inaugurazione del ponte. Una città, Genova, che ha anticipato storicamente eventi di portata nazionale. I primi a volere l’unificazione della Patria, i primi nell’industria e nel commercio, ma poi i pionieri della denatalità, del degrado dei centri storici (con Genova, Ventimiglia), della deindustrializzazione, i settentrionali assistiti quasi quanto certe aree del Sud, l’arretratezza delle infrastrutture, i giovani che scappano. Fummo anche tra i primi ad affidarci politicamente alla sinistra: si trattava di una sinistra in gran parte comunista, astiosa, dogmatica, chiusa, testarda.

     Con Usura nessuno ha una solida casa…            

    Hanno regnato su un giardino e lo hanno trasformato in cimitero. Non diciamo e non pensiamo che buttino giù i ponti, ma sta di fatto che le pochissime opere realizzate nell’ultimo mezzo secolo sono le bonifiche delle aree industriali dismesse, al posto delle quali sono sorti poli commerciali legati ai soliti noti (Coop e affini) e varie colate di cemento per erigere imponenti centri direzionali in buona parte deserti, poiché c’è davvero poco da dirigere, da queste parti.  Le opere del passato sono obsolete, come l’invecchiata camionale e la ferrovia, l’autostrada che sbocca in porto è un budello pericoloso con code quotidiane di mezzi pesanti, accedere all’aeroporto è impresa acrobatica, nonostante la vicinanza alla città e la possibilità di costruire una bretella ferroviaria di un chilometro o poco più. Della metropolitana genovese il tacere è bello, poiché non solo è tra le più corte dell’universo, ma le sue stazioni sono soggette a frequenti allagamenti. Il ponte che univa le due parti della Liguria da oggi non c’è più. Viene il magone al pensiero di ciò che era, visto e vissuto con i nostri occhi, e ciò che è, ma ancor più fa tremare la certezza che da molte parti d’Italia altri possano descrivere situazioni analoghe o peggiori. Per questo fa tanto soffrire la tragedia del Ponte Morandi, orgoglioso simbolo caduto della nostra infanzia. Oltre il lutto di tante famiglie, è il segnale, un altro, di una nazione che, lei sì, è ormai preda del cedimento strutturale. Se anche fosse vero che un manufatto di migliaia di tonnellate è crollato per un fulmine e un po’ d’acqua, disgraziato davvero il paese dove accadono, giorno dopo giorno, da Nord a Sud, eventi di questo tipo. La tragedia è del 14 agosto. Mezza Italia è chiusa per ferie, l’altra metà implode, si accartoccia su se stessa: cedimento strutturale. Insieme, dichiarano fallimento; bancarotta fraudolenta.

                      Eppure i fondi per far fronte alle manutenzioni straordinarie di questo

              e di altre dozzine di ponti crollati negli ultimi anni, c'erano e ci sarebbero stati!

                              Ci sarebbero in abbondanza: basterebbe stamparli dal nulla,

                  come fa ogni giorno la BCE con il denaro-debito che si annida minaccioso

             nelle nostre tasche e che viene creato senza alcuna riserva aurea a copertura.

                     La moneta infatti, essendo uno strumento puramente convenzionale,

    deve essere stampata in quantità tale da ottimizzare il livello dei beni e servizi di un Paese,

    creando altresì esternalità positive in maniera tale da rendere davvero fruibili i servizi creati

                                                        ed i beni posti sul mercato.

           Ad esempio la manutenzione di un ponte rientra nelle cosiddette esternalità positive:

       infatti non basta costruire una infrastruttura: lo Stato, o meglio il popolo di una nazione,

                              deve anche dotarsi della moneta sufficiente a garantire

                    la sicurezza ed il corretto utilizzo e funzionamento dell'opera creata.

                   Aveva ragione Ezra Pound: "Con usura nessuno ha una solida casa".

           In tempo d'usura programmata (demolizione programmata di una nazione)

    succede questo ed altro! Allora chiediamoci tutti con un briciolo di onestà intellettuale:

                                         se non ora la sovranità monetaria quando?

                                                             (Ndr / Sergio Basile).

     

    Roberto Pecchioli (Copyright © 2018 Qui Europa)

    con integrazioni a cura di Sergio Basile

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     Il video del crollo del Ponte Morandi a Genova   

    Il video del crollo in diretta del ponte Morandi a Genova

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     28 – 4 – 2016: Interrogazione sul Ponte Morandi 

    ShowDoc – Interrogazione sullo stato del "Ponte Morandi" – Senato

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      Con Usura – Ezra Pound – Testo e video               

    CANTO XLV, “Contro l’usura” – Ezra Loomis Pound

     

     

     

    Con usura

    Con usura nessuno ha una solida casa
    di pietra squadrata e liscia
    per istoriarne la facciata,
    con usura
    non v’è chiesa con affreschi di paradiso
    harpes et luz
    e l’Annunciazione dell’Angelo
    con le aureole sbalzate,
    con usura
    nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine
    non si dipinge per tenersi arte
    in casa, ma per vendere e vendere
    presto e con profitto, peccato contro natura,
    il tuo pane sarà staccio vieto
    arido come carta,
    senza segala né farina di grano duro,
    usura appesantisce il tratto,
    falsa i confini, con usura
    nessuno trova residenza amena.
    Si priva lo scalpellino della pietra,
    il tessitore del telaio
    CON USURA
    la lana non giunge al mercato
    e le pecore non rendono
    peggio della peste è l’usura, spunta
    l’ago in mano alle fanciulle
    e confonde chi fila. Pietro Lombardo

    non si fe’ con usura
    Duccio non si fe’ con usura
    né Piero della Francesca o Zuan Bellini
    né fu «La Calunnia» dipinta con usura.
    L’Angelico non si fe’ con usura, né Ambrogio de Praedis,
    Nessuna chiesa di pietra viva firmata: Adamo me fecit.
    Con usura non sorsero
    Saint Trophine e Saint Hilaire,
    Usura arrugginisce il cesello
    arrugginisce arte ed artigiano
    tarla la tela nel telaio, nessuno
    apprende l ‘arte d’intessere oro nell’ordito;
    l’azzurro s’incancrena con usura; non si ricama
    in cremisi, smeraldo non trova il suo Memling
    Usura soffoca il figlio nel ventre
    arresta il giovane drudo,
    cede il letto a vecchi decrepiti,
    si frappone tra giovani sposi
                                  CONTRO NATURA
    Ad Eleusi han portato puttane
    Carogne crapulano
    ospiti d’usura.

    (Ezra Loomis Pound)

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  • Senza Cristo nessuna Pace, altro che incontri interreligiosi!

    Senza Cristo nessuna Pace, altro che incontri interreligiosi!

    Giovedì, 22 Settembre/ 2016   

    di Patrizia Stella

     Redazione Quieuropa, Patrizia Stella, Congresso Eucaristico, Genova, Bergoglio, Genova, Eucaristia sommo bene  

    Senza Cristo nessuna Pace, altro che incontri

    interreligiosi! 

    Gesù Cristo è l'unico e sommo bene! Eppure c'è chi salta

    il Congresso Eucaristico… Bergoglio.

     

    di Patrizia Stella

    Il Primato dell’Eucaristia

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Bergoglio salta il Congresso Eucaristico              

    Genova  – Si è concluso domenica 18 settembre il Congresso Eucaristico a Genova presieduto dal card. Bagnasco, Presidente della Cei, con l’arrivo dal mare del Santissimo Sacramento posto in un prezioso Ostensorio, al centro di una motovedetta, sulla quale erano stati soccorsi anche molti migranti quasi a significare che l’amore che ci spinge a soccorrere il prossimo ci deriva dalla forza che ci dà Gesù.  Alla presenza di molti Sacerdoti, Vescovi, religiosi e fedeli laici, l’Ostensorio con l’Ostia Santa prima è stato collocato su un altare all’interno del porto per la pubblica adorazione, poi è stato trasferito in una preziosa urna d’argento e portato a spalle in processione da alcuni operai del porto lungo le vie di Genova tra canti, invocazioni e momenti di silenzio orante fino alla Basilica di San Lorenzo, dove il card. Bagnasco ha concluso il Congresso con S. Messa e omelia, invocando alla fine la benedizione di Dio su tutta la città di Genova e sull’Italia intera, e ribadendo che non c’è lavoro per quanto duro e faticoso come quello in un porto navale, che non possa essere sostenuto dalla presenza viva e vera di Gesù che sempre soccorre chi si affida a Lui. Quale media ha parlato di questo evento straordinario e commovente della nostra fede cristiana che ha visto un’altissima partecipazione di fedeli molto raccolti e commossi? Tranne due pagine su Avvenire, tutto è passato sotto il più rigoroso silenzio anche per la decisione sconcertante di Bergoglio di non partecipare a tale Congresso Eucaristico, a differenza degli altri Papi che erano soliti concluderlo con la loro presenza, omelia e benedizione, sottovalutando con questa sua assenza tutto l’evento che dovrebbe essere invece il primo e più grande impegno per i Pastori della Chiesa cattolica, a maggior ragione per un Papa che deve segnare “il tono” della vita spirituale di tutta la Chiesa. Invece solo un brevissimo cenno alla fine dell’Angelus di mezzogiorno a S. Pietro, come fosse un argomento di secondaria o decima importanza.

     Leggere i segni dei tempi                                          

    Ma che cos’è alla fine il Congresso Eucaristico? Dicono! Che cosa ha di tanto importante il Santissimo Sacramento da venire esposto all’adorazione pubblica e portato perfino in processione, (come al giorno del Corpus Domini a Roma, pure disertato da Bergoglio) col rischio di oscurare l’importanza di altri incontri interreligiosi con autorità a livello mondiale che possono decidere le sorti dell’umanità? Come possiamo pensare di risolvere i problemi grossi che attanagliano l’Italia e il mondo a forza di adorazioni eucaristiche? Roba di altri tempi, dicono. Adesso abbiamo altre soluzioni, più consone con la nostra epoca storica che è uscita dall’oscurantismo religioso per entrare nella modernità sotto la guida di un papa eccezionale come Francesco!!! Infatti adesso ciò che sta a cuore ai cattolici adulti e vaccinati sotto l’egida di Bergoglio è solo trovare la soluzione per vivere nella “PACE” senza l’incubo delle bombe o del coltello sotto la gola. Di tutto il resto (preghiera, Messa, Sacramenti, Gesù Cristo, vita eterna, peccato, grazia, Inferno, Paradiso, ecc.).ai cattolici della Chiesa della modernità non gliene può importar di meno. Trovato l’accordo per la pace internazionale e le giuste soluzioni per lavoro, casa e passatempi, del resto non sappiamo che farcene, affermano, almeno così traspare molto chiaramente dall’eloquenza di certi comportamenti, spesso più efficaci delle stesse parole. Eppure la storia insegna che, dopo ogni incontro interreligioso promosso dal Vaticano, succede qualche grosso disastro. Non ci ha insegnato proprio nulla quel terremoto con apicentro la Basilica di S. Francesco in Assisi, dopo quel primo incontro interreligioso del 1986? Meglio imparare a leggere i segni dei tempi.

     Senza Cristo nessuna Pace                                        

    Stolti! Quale pace, quale benessere, quale giustizia potremmo mai sperare se non la invochiamo da Gesù, vero Dio e vero uomo, Autore della pace? C’è il Salmo n. 2 che riferendosi ai potenti dice “Ma chi sono costoro? Il Signore dall’alto dei cieli ride di loro, se ne fa beffe… oggi ci sono e domani non più.” Il Signore della Vita darà la Sua Vita a coloro che si affidano a Lui.

                                         “Io sono la Risurrezione e la Vita.

                 Chi vive e crede in me, dice Gesù, non morirà in eterno!”

    Il Primato dell’Eucaristia

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     In nessun altro c'è salvezza!                                    

    Quale autorità politica ha mai promesso questo? Neppure sono capaci di darti la casa comunale davanti a un tuo preciso diritto… figuriamoci poi la Vita Eterna! Ma che cos’è questa Vita Eterna che ci permette di vivere anche dopo la morte? E’ quella che ci ha promesso non un mortale qualunque, ma Gesù, nostro Dio e Salvatore, afferma con forza San Paolo (lettera ai Filippesi 2,10-11)

                         “Nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi,

                                   nei Cieli, sulla terra e sotto terra,

                  e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore,

                                           a gloria di Dio Padre” 

    San Pietro gli fa eco con questa famosa frase: 

                                 “In nessun altro c’è salvezza!

        Non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo

             nel quale è stabilito che possiamo essere salvati!” 

                                                  (Atti 4,12) 

    Salvati da chi? Da che cosa? Dalla guerra e dalle calamità? Molti si chiedono. Una volta si recitavano le cosiddette “Rogazioni” dove, davanti all’avanzare di calamità o altro, si supplicava il Signore con queste parole: “Dalla peste, dalla fame e dalla guerra liberaci o Signore” (A peste, fame et bello…); “Dai fulmini e dalla tempesta liberaci o Signore”          (A fulgura et tempestate…); “Dal flagello del terremoto liberaci o Signore” (A flagello terremotis…)

      Chi non è con me è contro di me!                             

    Perché esisteva la consapevolezza della precarietà della vita umana soggetta al male e al diavolo e della necessità di ricorrere umilmente all’aiuto di Dio. Eppure il Signore Gesù, pur apprezzando queste preghiere perché gli sta a cuore la nostra felicità anche su questa terra, e pur insegnandoci a non rinunciare alla nostra intelligenza e volontà nella costruzione della città terrena, non intende per salvezza solo la liberazione dalle disgrazie o il conseguimento del giusto benessere… sarebbe troppo poco.  Lui, Gesù, il Salvatore è venuto per darci la Vita e darcela in abbondanza. E’ venuto per farci partecipi nientemeno che della sua Vita, cioè la Vita Eterna, dopo averci liberato dal giogo del peccato e della morte.  Ci sembra poco? Pertanto non esiste nessuna autorità al mondo – né Vescovi, né Papa – che possa indurre un fedele a rinnegare o sottovalutare Comandamenti e Sacramenti, né con parole né con gesti, e quando ciò si dovesse verificare è d’obbligo dissentire da codesti Pastori perché rischiamo di giocarci l’anima nell’Inferno per sempre. E’ meglio obbedire a Dio piuttosto che agli uomini. Ebbene, questo nostro Gesù, questo “Signore Super-Potente” che viene dal Cielo dichiarandosi Dio, che afferma di amarci, di volere il nostro bene, che si è fatto umile e piccolo nascendo in una grotta per non incuterci timore, che è morto in croce per noi, che ci invita a non aver paura del male, della malattia e neppure della morte perché poi Lui ci porterà con sé in Paradiso per godere con Lui e con i nostri cari per tutta l’eternità….. ebbene, questo Signore Potente e meraviglioso molti di noi lo snobbano perché devono correre agli incontri interreligiosi ad Assisi dove il centro del mondo sono i cosiddetti “potenti” di questa terra e, al massimo, l’unico riferimento spirituale da invocare perché accontenta tutti è un falso dio, cioè Satana! Non si scherza con la Parola di Dio! Perché come dice Gesù

                                                       “Chi non è con me,

                                 è contro di me e chi non raccoglie con me,

                                                                disperde”. 

    Il Primato dell’Eucaristia

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Con voi tutti i giorni!                                                

    Il Santissimo Sacramento cioè in pratica la Santa Ostia consacrata ed esposta all’adorazione dei fedeli ci ricorda che Gesù rimane con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo con la sua presenza non simbolica, ma reale! Fatto che avviene nella Santa Messa al momento della Consacrazione dove, per opera dello Spirito Santo e attraverso la mediazione indispensabile del sacerdote consacrato, si realizza questa promessa meravigliosa di Gesù: 

                         “Io resterò con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”.  

    Questo prodigioso miracolo avviene ogni giorno nella vicina chiesa dove viviamo e lavoriamo, quelle chiese che ormai sono per lo più deserte e abbandonate mentre nostro Signore Gesù Cristo rimane ad attenderci con amore infinito nell’Ostia Santa custodita dentro il Tabernacolo per aiutarci, soccorrerci, farsi cibo per noi. Quale prodigio più strepitoso di questo! (vedi C.C.C. dal n. 271 al 294). Almeno fino a quando una futura, probabile persecuzione potrebbe privarci anche di LUI, di nostro Signore Gesù Cristo, dell’unico nostro vero bene.

     Il sommo bene                                                           

    Sono molti i miracoli cosiddetti “eucaristici” l’ultimo avvenuto recentemente in Brasile il 15 agosto 2016 dove l’Ostia grande dalle mani del sacerdote si librò nell’aria e grondò sangue che venne raccolto in una ampolla. Si calcola che solo in Italia i miracoli eucaristici degni di rilievo siano almeno 25 e vale la pena di acquistare l’ultimo libro dal titolo “I Miracoli eucaristici nel mondo” edizioni Shalom (pag. 384, prezzo euro 10,00 codice 8735).  Grande è sempre stata l’efficacia di questo Sacramento anche in casi di gravi pericoli, come ci narra l’esempio di S. Chiara che, munita solo dell’ostensorio con l’Ostia Santa, sfidò e bloccò l’avanzata dei Saraceni che salivano verso il centro Italia, o l’esempio di Marco d’Aviano nell’assalto di Vienna nel 1683, oltre ad altri episodi straordinari come cessazione dalla peste e da varie calamità ecc. ecc. Leviamoci quel falso pudore di chi si sente “superman” e diciamo a Gesù con la semplicità dei bambini, da cuore a cuore:

                              “Mio Gesù, sei Fantastico, sei Grande,

                           ti amo con tutto il cuore sopra ogni cosa,

                                   perché sei tu l’unico mio Bene!”.

    Patrizia Stella (Copyright © 2016 Qui Europa) patrizia@patriziastella.com

    partecipa al dibattito – infounicz.europa@gmail.com

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       Domenica, 14 Agosto/ 2016     – di  Redazione Qui Europa / Centro Culturale San Giorgio  Redazione Quieuropa, Gesù Cristo, deificazione dello Stato, Stato senza dio, San Paolo, Sacre Scritture, Padre Joseph Lemann,  Mons. von Ketteler, anticristo, Magonza, Leone XIII, San Michele Arcangelo, Centro Culturale San Giorgio, Mons. Von Ketteler,  Stato, San Gottardo, Messa nera Oklahoma   Deificazione dello Stato […]

    Giovani fedeli all’ebraismo: siamo destinati a dominare il mondo – Risposta ideale di due grandi santi

    Giovani fedeli all’ebraismo: siamo destinati a dominare il mondo – Risposta ideale di due grandi santi

    Mercoledì, 10 Agosto/ 2016    – di Redazione Qui Europa / Premessa Redazione Antimassoneria – /  Redazione Quieuropa, Redazione Antimassoneria, Nuovo Ordine Mondiale, ebrei, Talmud, San Giovanni Bosco, San Massimiliano Kolbe    Giovani fedeli all'ebraismo: siamo destinati   a dominare il mondo    La confessione: i goym saranno nostri schiavi!  Parlano i protagonisti del New World Order  La risposta ideale della Chiesa, […]

  • Straordinarie Testimonianze sulle Reliquie della Passione di Gesù – 2

    Straordinarie Testimonianze sulle Reliquie della Passione di Gesù – 2

    Mercoledì,  Marzo 25th/ 2015

    – di Francesco SdG, Sete di Giustizia Genova 

    Redazione Quieuropa, Gesù Cristo, Reliquie della Passione, Sete di Giustizia Genova, Genova, SdG, Settimana santa, Gerusalemme, Sacro Calice, Santa Tunica, Spugna, Volto della Veronica, Lancia di Longino, Manoppello, Sacro Graal, Valencia, Argenteuil, Treviri, Vienna, Mantova, Manoppello, Parigi, Gerusalemme, Papa Benedetto XII, la spugna che “dissetò” il Crocifisso morente, Padre Pfeiffer, Hitler e la ricerca della lancia di Longino, La lancia del Destino 

    Testimonianze storiche sulle Reliquie della

    Passione di Gesù – Seconda Parte                 

    Testimonianze storiche e geografiche sulle reliquie della 

    Passione: dal Sacro Calice alla Santa Tunica;

    dalla Spugna al volto della Veronica, alla

    Lancia di Longino

     

    di Francesco SdG, Sete di Giustizia Genova

    Testimonianze sulle Reliquie della Passione di Gesù - 2

     Testimonianze storiche sulle Reliquie della Passione – Il Sacro Calice   

    Valencia, Argenteuil, Treviri, Vienna, Mantova, Manoppello, Parigi, Gerusalemme – (Continua da qui Straordinarie Testimonianze sulle Reliquie della Passione di Gesù – 1). La reliquia del Santo Calice è una coppa di agata finemente levigata fabbricata in Siria o in Egitto prima del I secolo. Il Calice fu portato a Roma da Pietro e utilizzato dai successivi Papi. Durante la persecuzione di Valeriano (258) il Papa Sisto II lo diede al suo diacono (San Lorenzo) che lo inviò nella sua città natale: Huesca. Durante l’invasione islamica fu trasferito sui Pirenei, dopo la riconquista cristiana fu trasferito prima nel monastero di San Giovanni della Pena, nel 1399 fu portato a Saragoza e nel 1437 nella Cattedrale di Valencia. Vista la preziosità del Calice, nel suo complesso, si pensa che la parte originaria – compatibile al periodo di Gesù ed alle usanze ebraiche dell'epoca – sia quella superiore, evidentemente successivamente incassata nel prezioso telaio inferiore su iniziativa di qualche regnante, in segno di devozione.

    Testimonianze sulle Reliquie della Passione di Gesù - 2

    Figura 1 in foto: Il Sacro Calice nella Cattedrale di Valencia

     La Santa Tunica di Argenteuil                                                                         

    La Santa Tunica: esistono due tuniche di Gesù, la prima si trova in Francia ad Argenteuil, l’altra a Treviri in Germania. La tunica di Argenteuil è quella “tessuta d’un pezzo solo da cima a fondo” della quale i soldati dissero: “Non dividiamola! Tiriamo a sorte a chi tocca”. I primi scritti che parlano della Tunica di Argenteuil risalgono al Cinquecento. Il Vescovo Gregorio di Tours scrive che alcune persone gli hanno raccontato di aver toccato la Tunica del Signore. Si riferisce dunque a un culto già stabilito ad una devozione popolare già instaurata e consolidata. Poi a parlarne è lo storico Fredegario nel 610 dove dichiara che la Tunica fu ritrovata a Giaffa, nella città dove Pietro era stato ospite di Simone il conciatore.

     Il Ritrovamento e la Donazione, all'epoca di Carlo Magno                       

    Il ritrovamento avvenne grazie ad un altro Simone ebreo, che rivelò il luogo dove era nascosta. La tunica fu porta a Gerusalemme e poi a Costantinopoli. Nelle trattative del matrimonio tra l’imperatrice Irene e Carlo Magno, che poi non vide mai la luce, l’imperatrice donò a Carlo Magno delle reliquie importanti tra cui la tunica di Gesù. A sua volta questa tunica fu donata da Carlo Magno al monastero di Notre Dame d’Humilitè di Argenteuil. Durante le invasioni normanne,intorno all’830  la tunica viene nascosta dentro un cofanetto d’avorio e murata. Da allora se ne perdono le tracce. Nel 1150 durante i lavori di restauro la tunica viene ritrovata nel suo cofanetto d’avorio. La tunica però deve ancora passare il terribile periodo della rivoluzione francese.

    Testimonianze sulle Reliquie della Passione di Gesù - 2

     Durante la Rivoluzione Francese                                                                    

    Nel 1791 la reliquia era passata alla chiesa parrocchiale, nel 1793 venne abolito il culto cattolico: le chiese furono costrette a rimettere i loro beni ai comuni. Il Parroco Ozet per salvare la tunica dalla totale distruzione e poterne conservare almeno una parte, decise di tagliarla in vari pezzi. Nascose i pezzi più grandi sotto terra in due punti diversi dell’orto della sua canonica, alcuni pezzi più piccoli li diede a persone di sua fiducia. Uscito dal carcere nel 1795 il religioso dissotterra i due pezzi maggiori e ricerca i fedeli a cui aveva affidato gli altri piccoli pezzi. Purtroppo riuscì solo parzialmente nell’impresa perché alcune persone non vennero mai rintracciate. Le ricerche scientifiche hanno evidenziato che la stoffa è di origine orientale, la tessitura è avvenuta con un telaio primitivo che permette di tessere delle stoffe senza cucitura.

     Il sangue e la perfetta sovrapposizione con la Sindone di Torino            

    Sono presenti numerose macchie di sangue, soprattutto nella schiena e nella spalla sinistra. Le macchie di sangue della tunica si sovrappongono perfettamente a quelle della Sindone di Torino. Il gruppo sanguigno è AB. Come per la Sindone è stata studiata la presenza di pollini. Sono stati raccolti 115 campioni derivanti da 18 piante diverse di cui alcune presenti in Medio Oriente due soltanto nella Palestina biblica che si ritrovano anche sulla Sindone e sul Sudario di Oviedo (tamarindo e pistacchio). Sono state raccolte anche polveri, nelle quali sono stati identificati grani di sabbia provenienti da zone desertiche, piccole quantità di aragonite minerale molto presente nelle pietre di Gerusalemme (1)Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio,e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora…” (Mc. 15/16-17)

    (1) Tratto dal libro: La Tunica di Gesù. Ed. Cantagalli

    Testimonianze sulle Reliquie della Passione di Gesù - 2

    Figura 2 in foto:  La tunica di Argenteuil

     Il "Mantello Rosso" della Passione – La Tunica di Treviri                         

    La tunica di Treviri: i Vangeli ci dicono che sopra la tunica di Argenteuil a Gesù fu messo un mantello rosso. La definizione che abbiamo noi di mantello è diversa da quella usata ai tempi Gesù, per mantello loro intendevano un'altra tunica più grande. Infatti la tunica di Treviri è più grande di quella di Argentuil ed è di colore rosso. In questa non sono presenti tracce di sangue, perché non era a contatto con il corpo del Signore.“Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere dicendo: Aspettate vediamo se viene Elia a farlo scendere”. (Lc 15,36)

    Testimonianze sulle Reliquie della Passione di Gesù - 2

    Figura 3 in foto: La tunica di Treviri

     Mantova – Longino, il Sangue di Gesù e la Spugna della Croce                

    La Spugna: La traditio devozionale vuole che Longino, il miles romano che trafisse il costato del Nazareno, fu guarito dall’acqua e dal sangue usciti dal costato al contatto con i suoi occhi malati. Convertitosi al Cristianesimo giunse a Mantova nel 36 d.C., portando con sé la spugna che “dissetò” il Crocifisso morente e terriccio del Golgota intriso del suo Preziosissimo Sangue. Nel 37 subì il martirio (salirà agli onori dell’altare, canonizzato da Papa Benedetto XII) fu inumato presso lo «spedale dei pellegrini» (oggi basilica di S. Andrea) dove, in una cassetta di piombo, individuata dalla scritta «Jesu Christi Sanguis», aveva sotterrato le reliquie. Due date fondano il culto: 804 e 1048, corrispondenti rispettivamente al primo, casuale, ritrovamento, nell’orto dell’ospedale di Santa Maddelan (ossa di Longino e ampolle che lo stesso martire aveva occultato) e alla seconda  (dopo che le reliquie furono nuovamente sepolte, nel timore di profanazioni barbariche) avvenuta con l’aiuto di un mendicante cieco, il Beato Adalberto, che ebbe una rivelazione dall’apostolo S. Andrea. Un altro cenno particolare merita la cosiddetta "Lancia di Longino".

    Testimonianze sulle Reliquie della Passione di Gesù - 2

    Figura 4 in foto: Mantova – La Spugna e le reliquie del Preziosissimo Sangue

     Longino e la Lancia che trafisse il costato di Gesù                                      

    Nel Medioevo, infatti, ebbe anche grande diffusione e risonanza un’altra reliquia del santo, la sua lancia. In verità, numerose furono le reliquie identificate con la lancia di Longino. Gli imperatori del Sacro Romano Impero, ad esempio – da Ottone I in poi –  avevano fra le proprie insegne la cosiddetta "Sacra Lancia" (altrimenti detta "Lancia del Destino": i nazisti di Hitler – satanisti per definizione e operato – la cercarono durante la Seconda Guerra Mondiale, perchè convinti che avesse poteri particolari). Nella punta di questa Lancia sacra – poi identificata dagli storici con quella custodita presso l'Hofburg di Vienna – fu incorporato un chiodo di ferro usato per la CrocifissioneUn’altra reliquia della punta della lancia di Longino fu raccolta dal Re di Francia San Luigi e conservata con altre reliquie  – come la corona di spine ed un frammento della Vera Croce – nella Sainte-Chapelle di Parigi fino alla Rivoluzione Francese, quando furono disperse dai rivoluzionari (massoni anti-cristiasni).

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    Figura 5 in foto: Vienna – La Lancia di Longino

     Il Volto della Veronica                                                                                       

    Il Volto della Veronica: nei Vangeli non è menzionata nessuna donna che asciuga il volto di Gesù; questa è una tradizione che troviamo nella via Crucis a partire già dal III secolo. Il nome Veronica non è il nome di una donna come noi oggi crediamo ma deriva dalle parole Vera Eikon che significa vera icona. Il telo della Veronica è fatto da bisso marino, un tessuto nobile che oggi in pochissimi sanno lavorare. Su questo tessuto è impossibile dipingere o disegnare qualcosa, ma ecco che invece il Signore lascia il Suo volto sofferente.

     Un caso unico al mondo…                                                                                 

    Caso unico al mondo in cui l’immagine è visibile da ambedue le parti. Essendo un tessuto pregiato è facile pensare che la donna che lo passò sul volto di Cristo fosse una donna che avesse una vita agiata. Dal XII secolo fino al 1608 la Veronica era stata una meta religiosa per migliaia di pellegrini; partivano alla volta di Roma per ammirare il Volto di Cristo, trasformando il culto in una vera febbre mistica. Dopo la demolizione, nel 1608, della cappella ove era custodita la Veronica, il velo scomparve e non se n'ebbero più notizie.

    Testimonianze sulle Reliquie della Passione di Gesù - 2

     Sulle tracce del volto della "Veronica" – La "Relatione Historica"           

    La scoperta sorprendente di Padre Pfeiffer è che il velo si trova a Manoppello esattamente dal 1618. Sembra che proprio in quell'anno la moglie di un soldato lo abbia venduto ad un nobile della città per 400 scudi, per liberare il marito dal carcere. Questo nobile, De Fabritiis, consegnò il velo ai Cappuccini con un atto notarile. Padre Pfeiffer si basa sulla cosiddetta ''Relatione Historica'', scritta nel 1640 da Padre Donato da Bomba, cappuccino. I Cappuccini vennero in possesso dell'immagine nel 1638, ma essa fu esposta a pubblica venerazione soltanto nel 1646, dopo l'autenticazione notarile. II fatto che avessero compilato una Relazione storica e che questa, assieme al contratto di vendita, venisse autenticata per via notarile con pubblica lettura in municipio, è un segno che loro conoscessero il vero valore del Velo. Inoltre che l'anno 1608, data del furto dell'immagine, com'è riportato nella Relazione storica, coincida con l'abbattimento della cappella della Veronica in Roma è particolarmente indicativo. Si può concludere giustamente che il velo sia stato rubato a Roma in questo periodo.

     Congruenze con la Sindone                                                                              

    Il Santo Volto di Manoppello e la Sacra Sindone presentano diversi punti di congruenza: tra cui l’ematoma sul setto nasale, le incisioni causate delle spine, la ferita sul labbro inferiore e poi il setto nasale, le pupille e le palpebreSulla Sindone è raffigurato un uomo morto, mentre sul Volto Santo un uomo vivo, seppur segnato dal martirio.

    Testimonianze sulle Reliquie della Passione di Gesù - 2

    Figura 6 in foto: Santo Volto della Veronica, di Manoppello, comparato con Sindone

     La Via gloriosa della Vera Pasqua                                                                   

    Come è vera tutta la passione vissuta da Gesù durante la settimana Santa, e queste reliquie ce lo testimoniano, assieme allo straordinario reperto che è la Sindone (un caso unico al mondo, formatasi pare da una fortissima luce che ha fermato per sempre l'immagine dell'uomo che ricopriva nel lenzuolo) vera è anche la Sua Resurrezione senza la quale vana sarebbe la nostra fede! Porgiamo a tutti – a nome mio e della Redazione di "Qui Europa" e "Sete di Giustizia" – gli auguri più sinceri di una felice Pasqua sperando che tutti nella propria vita possano incontrare il Cristo Risorto! Che tutti possano godere della grande pace e serenità che questo incontro Provvidenziale e Salvifico offre a ciascuno di noi – basta accoglierlo – malgrado le croci della nostra vita. Che la Croce, la Morte e Resurrezione di Gesù Cristo Nostro Signore possano servirci da eterno memoriale e aprire le menti e i cuori di coloro i quali vagano come anime perse nell'oscurità e nelle tenebre. Che tutti presto possano rinnegare il Male e tornare a Lui, che è morto per i nostri delitti. Amen!

    Francesco SdG, Sete di Giustizia Genova (Copyright © 2015 Qui Europa)

    Partecipa al dibattito – infounicz.europa@gmail.com

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  • Straordinarie Testimonianze sulle Reliquie della Passione di Gesù – 1

    Straordinarie Testimonianze sulle Reliquie della Passione di Gesù – 1

    Lunedì,  Marzo 23rd/ 2015

    – di Francesco SdG, Sete di Giustizia Genova 

    Introduzione di Sergio Basile, Presidente "Sete di Giustizia"

    Redazione Quieuropa, Gesù Cristo, Reliquie della Passione, Sete di Giustizia Genova, Genova, SdG, Settimana Santa, Gerusalemme, Baldovino di Fiandra, Dito di San Tommaso, Lucio II, Maria Luisa Rigato, Liber Testamentorum, Chiodo della Crocifissione, Corona che cinse il capo di Gesù, Titulus Crucis, coprire il volto di Gesù, Resurrezione di Cristo 

    Testimonianze storiche sulle Reliquie della

    Passione di Gesù – Prima Parte                 

    Testimonianze storiche e geografiche sulle reliquie della 

    Passione, dalla Croce alla corona di spine, al Sudario

    di Gesù Cristo

     

    di Francesco SdG, Sete di Giustizia Genova

    Introduzione di Sergio Basile, Presidente Sete di Giustizia

    Reliquie sulla Passione di Cristo

     Introduzione – Per chi ha Sete di Giustizia                                                   

    Roma, Gerusalemme – Introduzione di Sergio Basile, Presidente "SdG" – "Sete di Giustizia" ha la mission di far conoscere a vasto raggio le teorie auritiane sulla "Proprietà Popolare della Moneta" che, secondo il Prof. Giacinto Auriti (insigne docente universitario di diritto e grande devoto della Madonna di Fatima, in onore della Quale edificò una chiesa) avrebbe liberato il mondo dal giogo dell'usura e dai lacci dello "sterco di Satana", la moneta-debito (vedi qui Nell’era della moneta-debito, tutto il male viene raccolto dentro un simbolo) mediante l'applicazione pratica, a livello economico e monetario, della politica del Padre Nostro. Il simbolo di Sete di Giustizia (vedi foto) non a caso è formato da una circonferenza gialla (simboleggiante il bordo di un calice d'oro visto dall'alto) con al centro un cerchio metà bianco e metà rosso che rappresenta il Corpo e il Sangue Eucaristico di Cristo: elementi inseririti anche nella veste grafica del SIMEC, la moneta locale senza debito ideata dallo stesso Auriti. Senza il messaggio evangelico e quello eucaristico, dunque, Auriti non avrebbe mai trovato l'ispirazione e lo spirito per giungere a questa straordinaria scoperta. Ecco perchè essere auritiani, oggi, vuol direr anche avere molto rispetto e comprendere bene il reale messaggio di Gesù e la "politica del Padre Nostro": Dacci oggi il Nostro Pane Quotidiano. Ecco perchè comprendere la portata ed il valore spirituale della moneta – e dei suoi ispiratori – ci aiuta a dar fondamento alla nostra "Sete di Giustizia", consapevoli che quella in atto a livello planetario è una grande battaglia tra bene e male, cioè tra i seguaci di Gesù, morto in Croce per riscattare l'umanità dal peccato, e i seguaci di Satana, che oggi tengono sotto scacco il mondo intero mediante l'emissione e il controllo della moneta-debito, ingenerando agghiaccianti sperequazioni sociali, crimini, suicidi indotti ed ogni sorta di aberrazione, dietro il falso paravento delle cosiddette "crisi economiche". Per noi di SdG è dunque essenziale comprendere bene il messaggio di Gesù. La Settimana Santa è il tempo migliore per farlo, specie partendo – come amiamo fare – da fonti e prove storiche che ci riconducono alle vicende di cui si parla nei Vangeli. Buona lettura e buona meditazione!

    Sergio Basile, Presidente "Sete di Giustizia"

     

    di Francesco SdG, "Sete di Giustizia Genova"

    Reliquie sulla Passione di Cristo

     Testimonianze storiche sulle Reliquie della Passione di Gesù                  

    Genova, Roma, Gerusalemme – di Francesco SdG, "Sete di Giustizia" Genova – Mancano pochi giorni alla Settimana Santa, cuore ed essenza del Cristianesimo che ci porterà, sulle orme del cammino di sofferenza estrema del Cristo, alla Gioia senza limiti della Santa Pasqua. Nella settimana della Passione rivivremo i momenti cruciali del sacrificio di Nostro Signore Gesù Cristo. Ma oggi quali reliquie ci rimangono di quei giorni? Tutti conosciamo la reliquia più importante della cristianità, che è la Sacra Sindone, della quale tanto si è scritto e detto. Tuttavia relativamente pochi nel mondo sanno che a Roma si trova la Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, nella quale è conservata la reliquia – che dà il nome al Santuario – costituita dai frammenti della Croce di Cristo, assieme al Titulus Crucis, ovvero l'iscrizione che secondo i Vangeli fu posta sulla croce. Presenti anche un Chiodo della Crocifissione, anch'esso rinvenuto, secondo la tradizione, da Sant'Elena; due spine, appartenenti, secondo la tradizione, alla Corona posta sul capo di Gesù; il dito di San Tommaso, l'apostolo che in un primo momento dubitò della Resurrezione di Cristo; nonché una parte della croce del Buon Ladrone.

     Alla ricerca della Santa Croce – Il miracolo del paralitico                           

    Sant’Elena ritrovò la croce in circostanze miracolose, tra i rifiuti del Calvario: la tradizione vuole che la regina per riconoscere quale fosse il legno della vera croce fece stendere un paralitico sulle assi di legno trovate; quando il malato fu adagiato sul vero legno guarì e si alzò. La croce fu così portata a Roma e collocata all’interno dei palazzi sessoriani, all'interno dei quali fu costruita una cappella in cui oggi sorge l’attuale Basilica. La certezza della presenza della Santa Croce a Roma è testimoniata già dal Medioevo quando i Papi durante le Via Crucis, fissavano la XII stazione della Via Crucis proprio a S. Croce, per andare ad adorare il Legno della vera Croce. Un’altra prova è fornita dai vari frammenti del Sacro Legno prelevati dalla Reliquia per essere donati dai Pontefici a personalità e santuari. Moltissime parti della croce sono state prelevate e inviate in tutte le chiese d’Europa. In Italia è facile trovare in una Chiesa del Duecento o del Trecento una piccolissima parte della croce. Insieme alla Croce Elena trovò i chiodi con i quali Gesù fu crocifisso: molti sono gli  scritti degli storici, che ci testimoniano che Sant'Elena dopo il ritrovamento fece mettere un chiodo nel freno del cavallo di Costantino, un altro nella corona del figlio (la famosa corona ferrea oggi custodita nel duomo di Monza) e il terzo lo portò con sé a Roma dove è anticamente annoverato tra le Reliquie Sessoriane.

    Reliquie sulla Passione di Cristo

    Figura 1 in foto: Santa Croce – Santino della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme.

     INRI – La Reliquia del Titolo – Documenti storici                                        

    La notissima scritta "I.N.R.I." è conosciuta anche come "la reliquia del Titolo" o "Titulus Crucis" (IS NAZARENUS BASILEUS TVN IOUDAIVN  e I. NAZARINVS REX IVDAEORVM: “Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: Gesù il Nazareno, il re dei giudei.” – Vedi Gv. 19-19) la tavoletta di legno scritta in tre lingue, aramaico, greco e latino. Fu anch’essa portata a Roma e collocata in alto, murata da una pietra che recava la scritta "Titulus Crucis", per non essere trafugata. Purtroppo però col tempo si persero le tracce poiché erano andate perse le lettere che ne indicavano la sua collocazione, ciò fino ai restauri del 1942 quando furono ritrovate all’interno di una cassettina con il sigillo del Card. Caccianemici titolare di Santa Croce e poi Papa col nome di Lucio IILa professoressa Maria Luisa Rigato ha fatto recenti studi sull'autenticità della reliquia: il titolo giunse a Roma tra la fine del 500 e l’inizio del 600 e cioè successivamente alla regina Elena. La studiosa sostiene che il Titolo è intero e che l'iscrizione che si può vedere oggi è tale e quale a quella di duemila anni fa ed è perfettamente compatibile con quello che è scritto nei Vangeli. Peculiarità è che anche latino e greco sono scritti da destra a sinistra come l’aramaico. Evidentemente la persona che scrisse il titolo nelle tre lingue lo fece correttamente nella sua lingua, ma sbagliando il verso nelle altre. Questa è considerata un’altra prova dell’autenticità della reliquia.

    Reliquie sulla Passione di Cristo

    Figura 3 in foto: "La Reliquia del Titolo" – Basilica di Santa Croce in Gerusalemme.

     Le Spine della Passione di Cristo e il prodigio del 1932                               

    All’interno della Basilica sono custodite anche due Spine provenienti dalla Corona che cinse il capo di GesùFigura 2 Foto del Santino della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme “…intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo” (Mc 15/17) La reliquia della corona di spine, oggi è racchiusa in un contenitore circolare trasparente, e si trova a Parigi nella Cattedrale di Nôtre Dame. Molte delle spine furono disperse nei secoli, perché offerte in dono agli imperatori bizantini e a diversi re europei; ce ne sono una trentina sparse per l’Europa. le più famose sono quelle di Bari, Andria e Napoli. Queste tre spine sono le più famose perché il Venerdì Santo di determinati anni le spine macchiate di sangue rosseggiano. Nel 1932 la spina di Napoli rinverdì, rosseggiò e fiori alle 15,00 (ora della morte del Signore).

    Reliquie sulla Passione di Cristo

    Figura 2 in foto: "Spine della Corona della Passione" – Basilica di Santa Croce

     La Corona di Spine e il riscatto di Luigi IX                                                     

    Si sa per certo, da alcuni racconti dei primi secoli resi noti dai pellegrini che si recavano a Gerusalemme, che la Corona di spine si trovava tra le cosiddette "reliquie del Monte Sion", luogo biblico dove sorgeva il palazzo di Caifa. Essa fu trasferita nel 1046 a Costantinopoli dove, nel 1238, l'imperatore Baldovino di Fiandra la impegnò presso i banchieri veneziani per superare le difficoltà economiche. Lo stesso Baldovino chiese a suo cugino Luigi IX re di Francia di riscattare la reliquia. Luigi IX accettò la proposta e per rendere omaggio alla preziosa reliquia, costruì la Saînte-Chapelle all'interno del suo palazzo di Parigi. Alla vigilia della rivoluzione francese tutte le reliquie per motivi di sicurezza furono trasferite nella Biblioteca Nazionale. Nel 1806, l'arcivescovo di Parigi la fece trasferire nella Cattedrale di Notre Dame, dove si trovano tuttora.

     Il Sudario di Gesù e le concordanze con la Sindone                                      

    Un altro approfondimento particolare lo merita la reliquia del "Sudario di Gesù". Già da vari anni sono in corso, anche se ai più restano poco note, ricerche scientifiche sul Sudario che si conserva nella Cattedrale del San Salvatore di Oviedo (Spagna). Si tratta di un panno rettangolare di lino, di circa 53 per 86 centimetri, di composizione uguale a quello della Sindone per dimensione delle fibre, filatura e torcitura, a eccezione della trama, che è a ordito ortogonale mentre quella della Sindone è a spina di pesce. A occhio nudo sono visibili solo delle macchie di colore marroncino chiaro di varia intensità, rivelatesi come sangue umano; le analisi al microscopio hanno mostrato anche ulteriori macchie di sangue (alcune puntiformi), oltre a granelli di polline e tracce di aloe e mirra. Le fonti storiche mettono il sudario tradizionalmente in relazione con la Passione di Gesù; esso viene esposto ai fedeli tre giorni all’anno: il Venerdì Santo e il primo e l’ultimo giorno del Giubileo della Santa Croce, cioè il 14 settembre (la festa della santa Croce) e il 21 settembre (festa di San Matteo). Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in luogo a parte”. (Gv. 20/5-7)

    Reliquie sulla Passione di Cristo

    Figura 4 in Foto – Sudario – Cattedrale del San Salvatore di Oviedo (Spagna)

     Il Sudario – Ricostruzione medievale del "Liber Testamentorum              

    Le notizie che ci sono pervenute sulla sua storia derivano soprattutto dalla medievale ricostruzione fattane nel Liber Testamentorum da Pelagio, vescovo di Oviedo dal 1101 al 1130 (anno in cui fu deposto), morto nel 1153. Egli afferma che il Sudario, proveniente dal sepolcro di Gesù, fu custodito in Gerusalemme insieme ad altre reliquie in un’arca di legno di cedro, che lì rimase fino al tempo della conquista della città per mano dei Persiani di Cosroe II, nel 614, quando un monaco di nome Filippo fuggì portandola ad Alessandria d’Egitto. Giunti anche qui i Persiani nel 616, Filippo portò l’arca dal Nord Africa nella penisola iberica, consegnandola a San Fulgenzio, vescovo di Ecija, che la diede al fratello San Leandro, vescovo di Siviglia (in realtà Leandro morì verso il 600). Sant’Isidoro, anch’egli fratello di Leandro e suo successore, la donò al suo allievo Sant’Ildefonso (607-667), che, quando nel 657 fu consacrato vescovo di Toledo, la portò con sé nella capitale del regno ispano-visigotico. 

     Sulle tracce del "Sacro Sudario"                                                                         

    A queste notizie di Pelagio possiamo aggiungere un riferimento fatto al «sudario del sepolcro di Cristo» nel 570 dal pellegrino Antonino di Piacenza, che ne conosceva la collocazione nella grotta di un monastero sulle rive del fiume Giordano, nei pressi di Gerico (ma non dice di averlo visto); mentre San Braulio, vescovo di Saragozza dal 631 al 651, parla del suo ritrovamento (non è chiaro dove, ma probabilmente in Spagna). Un altro pellegrino invece, il vescovo Algulfo, dice di aver visto il Sudario a Gerusalemme nel 670. Sempre secondo Pelagio, da Toledo, per timore degli Arabi che avevano iniziato l’invasione della Spagna nel 711, il Sudario e le altre reliquie, riposti in una nuova arca di rovere, furono trasferiti direttamente a Oviedo, nelle Asturie. Un’altra tradizione, forse più attendibile, dice invece che in quest’occasione sudario e reliquie furono nascosti in un eremitaggio sul Monsacro, una montagna a dieci chilometri da Oviedo. Solo verso l’840 il re di Asturia Alfonso II il Casto (791-842) le avrebbe portate a Oviedo: fece per questo costruire all’interno del suo palazzo la “Cámara Santa” (Camera Sacra), una cappella che da allora accoglie l’arca con le reliquie (attualmente la cappella è incorporata all’interno della Cattedrale gotica di San Salvador, costruita nel XIV secolo). Dopo una possibile apertura dell’arca avvenuta forse nei primi decenni dell’XI secolo, un documento del 14 marzo 1075 (di cui si conserva una copia del XIII secolo nell’archivio della Cattedrale di Oviedo) ci attesta una ricognizione avvenuta il giorno precedente alla presenza del Re di Castiglia e León Alfonso VI (1065-1109) e ci fornisce il primo inventario del contenuto, con l’espressa menzione «de Sudario eius (Domini)». Menzione che appare anche sul rivestimento d’argento dell’arca, ordinato dallo stesso Alfonso VI e realizzato, qualche anno dopo la sua morte, come testimonia la data incisa sul metallo (1113). Una ulteriore ricognizione del contenuto dell’arca avvenne al tempo del vescovo Diego Aponte de Quiñones (1585-1598) quando il Re Filippo II ordinò un nuovo inventario delle reliquie al suo inviato Ambrogio de Morales. Dunque la storia del Sudario, risalendo in sostanza a una testimonianza molta tarda (pieno XII secolo), sembrerebbe avere non molti requisiti di attendibilità. Eppure, contro ogni aspettativa, le ricerche scientifiche non l’hanno contraddetta, ma anzi rafforzata.

    Reliquie sulla Passione di Cristo

     Le più recenti indagini sul "Sudario della Passione"                                  

    I primi studi sul Sudario si devono, a partire dal 1965, a Monsignor Giulio Ricci, che ne fece presenti alcune analogie con la Sindone, del cui studio aveva molta esperienza. Le più recenti indagini (l’ultimo convegno internazionale di studi sul Sudario si è tenuto a Oviedo nell’aprile del 2007), che tuttora proseguono a opera dell’Edices (Equipo de investigación del Centro español de Sindonología), hanno innanzitutto potuto accertare che il panno fu posto sul viso di un uomo, già morto, ripiegato e appuntato dietro alla testa. Una quadruplice serie di macchie, speculari su entrambi i lati del panno ripiegato, è risultata essere composta in realtà da una parte di sangue e da sei parti di liquido edematico polmonare, sostanza che si accumula nei polmoni a causa della morte per soffocamento, come quella che avviene in seguito a una crocifissione. L’uomo cui appartiene il sangue presente sul Sudario di Oviedo è dunque morto per le stesse cause dell’uomo della Sindone. Alcune macchie sono sovrapposte ad altre in modo tale da risultare chiaro che queste ultime erano già asciutte quando si formarono quelle che vi si sovrapposero, e dunque gli studiosi hanno potuto anche stabilire che il Sudario fu apposto sul volto del defunto almeno in due distinti momenti. Tra le macchie si distinguono anche impronte di dita, disposte nella parte attorno alla bocca e al naso, lasciate probabilmente da chi stava cercando di arrestare il flusso di sangue dal naso dopo che il panno era stato avvolto sul capo. Oltre alle macchie di liquido edematico se ne riconoscono altre di diverso tipo, tra cui puntini di sangue causati da piccoli corpi appuntiti, forse spine.

     Corrispondenza geometrica con la Sindone                                                 

    Ma la coincidenza più notevole è che le macchie sul Sudario hanno mostrato corrispondenza geometrica con quelle della Sindone, delle quali inoltre sono un poco più estese. L’impronta del naso, misurabile sia sulla Sindone che sul Sudario, risulta avere la medesima lunghezza di otto centimetri. Indagini compiute nel 1985 e poi di nuovo nel 1993 hanno dimostrato che il sangue del Sudario di Oviedo appartiene al gruppo AB, comune in Medio Oriente ma raro in Europa, lo stesso rilevato per il sangue presente sulla Sindone. Non hanno dato esito invece l’indagine sul Dna, risultato troppo frammentato e quindi inutilizzabile, e quella del carbonio 14, che ha dato una datazione al VII secolo d.C. considerata però inattendibile dagli stessi esecutori del test a causa dell’eccessivo inquinamento dei campioni.

    Reliquie sulla Passione di Cristo

     I Pollini del Sudario                                                                                           

    Al Medio Oriente rimandano, come già per la Sindone, anche i pollini rinvenuti sul Sudario, studiati nel 1979 dal biologo Max Frei, che risultano compatibili con l’ambiente palestinese del I secolo. In particolare, egli trovò tracce di pollini provenienti da sei tipi di piante diverse. Due erano piante caratteristiche della Palestina: quercus calliprinos e tamarindus. Gli altri pollini provenivano dal Nord Africa e dalla Spagna, confermando inaspettatamente l’itinerario del Sudario descritto dal vescovo Pelagio. E infine, alla Palestina del I secolo rimanda anche, ancora come per la Sindone, il tipo di lavorazione del lino, il materiale di cui è fatto l’oggetto.

     A contatto con la stessa persona                                                                     

    Tutte le risultanze scientifiche sembrano dunque indirizzare verso la conclusione che il Sudario di Oviedo e la Sindone siano stati a contatto con la stessa persona. E questo avvenne in momenti ravvicinati ma diversi: certamente prima il Sudario rispetto alla Sindone, sia perché la maggiore ampiezza delle macchie presuppone un sangue più fluido, sia perché sul Sudario c’è solo il sangue ma non anche l’immagine negativa che invece appare sulla Sindone, dove sappiamo essersi formata in un momento successivo alle macchie di sangue. Tenendo conto di quanto si è potuto osservare, si è fatta dunque l’ipotesi che il Sudario di Oviedo possa essere il telo che servì, secondo l’usanza ebraica, a coprire il volto di Gesù nel trasporto dalla croce al sepolcro, ma che fu tolto dal volto prima che questo venisse ricoperto con la Sindone; e che, proprio perché intriso di sangue, dovette essere lasciato (secondo le prescrizioni funebri ebraiche) nel sepolcro (1)“Questo è calice della nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi” (Lc 22/20). (Fine Prima Parte – continua…)

    (1) Vedi: Il Sudario di Oviedo apparso su 30Giorni n.4 del 2009, di Lorenzo Bianchi vedi qui  Il Sudario di Oviedo

    Francesco SdG, Sete di Giustizia Genova (Copyright © 2014 Qui Europa)

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      Allegati                                                                                                                                       

     

    Il Sudario di Oviedo (Asturie, Spagna). Secondo una tradizione, è il telo con cui fu coperto il volto di Gesù durante la deposizione dalla croce e il trasporto al sepolcro. Le macchie di sangue che vi sono impresse sono compatibili, per composizione, tipo di gruppo sanguigno e diffusione geometrica,…

     

     

     

     

     

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  • Caso Ansaldo – L’ultima vittima coloniale della Grande Usura che ci sta devastando

    Caso Ansaldo – L’ultima vittima coloniale della Grande Usura che ci sta devastando

    Lunedì,  Marzo 16th/ 2015

    – di "Sete di Giustizia" Genova 

    Redazione Quieuropa, Sete di Giustizia, Genova, Napoli, Giacinto Auriti, Vendita Ansaldo, Imperialismo della Grande Usura, Italia, Hitachi, Giappone 

    Caso Ansaldo – L'ultima vittima coloniale della

    Grande Usura che ci sta devastando

    Italia – Colonia dell'imperialismo della Grande Usura

    Video in allegato:

    – Giacinto Auriti: Europa colonia della Grande Usura

    – Mario Monti: "Abbiamo bisogno della crisi"

     

    di "Sete di Giustizia" Genova

    genova - ansaldo

     Dietro lo smantellamento di Ansaldo                                                            

    Genova, Napoli – di Sete di Giustizia, Genova  Qualche settimana fa, senza tanto clamore, si è conclusa la trattativa per la cessione di Ansaldo STS e AnsaldoBreda alla Giapponese Hitachi, le due società facevano parte del gruppo Finmeccanica, la prima con sede a Genova e la seconda con sede a Napoli. Imbarazzante l’assenza e il silenzio dei politici liguri – e nazionali – in merito a una questione troppo importante.

     L'unica voce                                                                                                         

    L’unica voce che si è levata nel capoluogo ligure è quella dei cappellani del lavoro: “…La deindustrializzazione ha ferito e indebolito la nostra città e tutto il paese. Ciò desta profonda preoccupazione. L’apporto della grande industria manifatturiera, aperta alla ricerca e all’innovazione di processo e di prodotto, è indispensabile per competere sui grandi mercati internazionali. La piccola e media impresa, pur essendo una preziosa realtà, da sola non basta. La nostra città conserva memoria dello spacchettamento della grande Ansaldo, della vendita di Elsag Biley Process Automation, dell’Italimpianti, dell’azzeramento della produzione di acciai speciali. Siamo consapevoli della carica involutiva innescata nella nostra città e del conseguente indebolimento del patrimonio professionale genovese. Tutto ciò è un impoverimento non solo per la nostra città ma pure per tutto il paese. Nella recente operazione che interessato Ansaldo STS e Ansaldo Breda si è lasciato che ogni decisione venisse presa unicamente in funzione delle necessità finanziarie dell’azionista; desta perplessità infatti che la politica non abbia tenuto in alcun conto il valore strategico per il paese dell’industria dei trasporti come avviene invece altrove…”.

    genova - ansaldo

     Colonia dell'imperialismo della grande usura                                             

    E’ ovvio che gli italiani non vedranno un euro di questa operazione anche se le aziende essendo controllate da Finmeccanica sono a partecipazione stataleCosì dopo essere stati espropriati della nostra moneta, da anni veniamo espropriati – senza limiti e vergogna – delle nostre aziende e così come diceva il Professor Giacinto Auriti diventiamo sempre di più una colonia dell’imperialismo della grande usura (vedi qui Giacinto Auriti – Schiavi del sistema bancario imperialista) questo tutto grazie al sistema diabolico della moneta debito (vedi qui Giacinto Auriti – Governo Occulto e Nuovo Ordine Mondiale). Urge dunque comprendere che il salto di qualità vero si avrà nel momento in cui si porrà un tappo al pozzo senzsa fondo del debito pubblico e degli interessi passivi (criminali, in quanto accomunabili a vere e proprie armi di impoverimento di massa e distrazione dell'universalità dei beni di un popolo) sui titoli di stato del debito pubblico iper-emessi sulle spalle dei popoli.

     Il pozzo senza fondo e la panacea vera                                                          

    Il problema non consta tanto nell'abbandono del sia pur distruttivo euro e nel ritorno alla lira (sempre emessa a debito), piuttosto nel recupero di una dignità umana e di una vera "democrazia integrale" (differente ed antitetica alla demon-crazia massonica che da tre secoli a questa parte viene imposta ai popoli a suon di rivoluzioni e omicidi di massa con la stretta e determinante complicità  delle banche centrali – vedi qui Giacinto Auriti – Legittimazione di uno Strumento di Dominio Mondiale  e qui La Schiavitù Monetaria: una mostruosità storica dal 1694) realizzabile solo con quel miracolo chiamato "Proprietà Popolare della Moneta" (vedi qui Proprietà Popolare della Moneta – Come uscire dalla crisi-truffa e riprendersi i propri soldi) e "Reddito di Cittadinanza a credito" (vedi qui Proprietà Popolare della Moneta – Come uscire dalla crisi-truffa e riprendersi i propri soldi. La moneta, infatti non è dei banchieri privati, ma è e deve essere di tutta la collettività.

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     Video Consigliato – Giacinto Auriti – Europa colonia dei grandi usurai     

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     Dichiarazioni vergognose – Per non dimenticare….                                                      

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     Allegato – Svendita del Patrimonio aziendale nazionale – Nomi e Cognomi          
     
    Ecco a chi è stato svenduto il glorioso ed impareggiabile patrimonio aziendale nazionale. De Tomaso – Auto – (ai Cinesi); Ferretti-Yackt – (ai cinesi di Shig-Weichai);  Scotti – (agli spanoli Ebro foods); San Pellegrino, Buitoni, Perugina, Motta, Antica Gelateria del Corso, La Valle degli Orti, Maggi – (agli Svizzeri della Nestlè);  Gancia – (al russo Roustam Tariko); Parmalat, Galbani, Cademartori, Invernizzi, Locatelli  (ai  francesi di Lactalis); Algida – (alla Unilever, multinazionale anglo-olandese); Bertolli, Carapelli, Sasso, Minerva Oil – (agli spagonoli della Deoleo); Fiorucci alimentari – (agli Spagnoli Campofrio Food Holding);Peroni – (ai sudafricani di SABmiller); Ar Alimentari, leader nei pelati – (alla multinazionale anglo-nipponica Princes-Mitsubishi); Star – (agli spagnoli Agrolimen);Rigamonti salumi – (ai Brasiliani della Jbs); Bulgari, Emilio Pucci, Fendi, Acqua di Parma (ai francesi di  Lvmh); Chianti Classico Casanova ''azienda Gallo Nero'' –  (ai Cinesi); Gucci – (ai francesi Pinault-Printemps-Redoute); Pernigotti – (ai Turchi Sigh); Alitalia – (ai francesi); Coin –  (ai francesi di Pai Partners); Standa – (agli austriaci Billa); Gianfranco Ferrè – (al Paris Group di Dubai); Valentino – (agli ingressi di Permira); Fiorucci – (ai giapponesi di Edwin International); Bottega Veneta,Sergio Rossi calzature – (ai Francesei di François Henri Pinault); Safilo  – (agli olandesi di Hal Holding); Fastweb – (agli svizzeri Swisscom); Wind – (oggi ai russi di VimpelCom); Ercole Marelli, Fiat Ferroviaria, Parizzi,  Sasib Ferroviaria, Passoni & Villa –  (ai Francese di Alstom); Acciaierie Lucchini – (ai Russi di Severstal); Fiat Avio – (ai lussemburghesi di Bcv Investments sca); Benelli – (ai Cinesi di QianJiang); Sps Italiana Pack Systems – (agli statunitensi Pfm Spa);Edison – (ai francesi Eléctricité de France); Loquendo – (agli statunitensi di Nuance); tutta la grande distribuzione italiana è praticamente in mano ai francesi di Carrefour, Auchan, Castorama e Leroy Merlin, Leclerc. Senza scordare la leadership di aziende tedesche come Lidl ed Eurospin. Infine la Ciliegina Telecom, che – come noto – ha preso il volo verso Madrid. Per tacere sui passaggi di proprietà di squadre di calcio come Roma e Inter… ed altre assolute nefandezze di sorta, in quello che potremmo definire il "Britannia 2". (Tratto da Qui Europa)
     

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     Approfondimenti                                                                                                                     

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    Martedì, Marzo 11th/ 2014 Rubrica – I Grandi Personaggi del Novecento: Giacinto Auriti – "La Moneta: Dio o Mammona?" – Prima Parte – di Giacinto Auriti  – I Grandi personaggi del Novecento, Giacinto Auriti, Oro-carta, cos'è la moneta?, Chi crea la moneta?, Perché un Paese più è industrializzato  più produce e più si indebita, verso chi si indebita?, Perché i Paesi […]

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    Giovedì, Marzo 20th/ 2014 Rubrica – I Grandi Personaggi del Novecento: Giacinto Auriti – "La Moneta: Dio o Mammona?" – Seconda Parte – di Giacinto Auriti  – Popolo d'Israele e straordinaria concezione della moneta nell'antico testamento, il Mamrè e Israele, il comando della potenza svelato a Mosè nel Deuteronomia, Tobia Tobi e la moneta presso Israele, I Grandi personaggi del […]

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  • La Guerra di Obama è la Guerra delle Banche Centrali: Giacinto Auriti insegna!

    La Guerra di Obama è la Guerra delle Banche Centrali: Giacinto Auriti insegna!

    Mercoledì,  Agosto 27th/ 2014

    – di Sergio Basile 

    Redazione Quieuropa, Sergio Basile, Giacinto Auriti, Sarajevo, Genova, G8, Galli da combattimento, Barack Obama, sionismo internazionale, wahhabiti, integralismo islamico, ruolo delle banche centrali, moneta debito, Siria, Washington, intervento di Terra, debito, monopoli, globalizzazione, Abruzzo Press, Dragurin Dimitrievié, Francesco Ferdinando d'Asburgo, Norodna Obdrana, Ujedinjenje ili Smrt, Dragurin Dimitrievié, Vojislav Tancosié, Sofia Chotek 

    La Guerra di Obama è la Guerra delle Banche Centrali:

    Giacinto Auriti insegna!

    Le due vie dei mondialisti alla globalizzazione e la bacchetta magica

    che comanda il gioco al massacro. Che fare?

     

    di Sergio Basile

    Galli da combattimento e Banche Centrali

     La Guerra di Obama e la Guerra delle Banche Centrali                                

    Washington, Damasco, Baghdad, Genova, Sarajevo – di Sergio Basile – Stamane il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha annunciato che i leader militari stanno prendendo in seria considerazione un intervento armato di terra in Siria e un ampliamento dei raid aerei contro lo Stato Islamico (Is), ma secondo il presidente ci sarebbe un "ostacolo" da superare e si chiama Congresso: i membri sono per ora in vacanza e ci resteranno, pare, fino ad inizio di settembre. Ma indiscrezioni a parte, suona davvero strano sentire il sionista Obama parlare di "guerra al fondamentalismo islamico", dopo anni di sostegno sottobanco allo stesso, ed appurata la regia sionista nella creazione del fondamentalismo wahhabita (vedi qui Così il sionismo creò l’integralismo islamico). O no? Non pochi sono i cori che vedono dietro questo annuncio l'ennesimo atto di guerra "legittimato a fin di bene", per poter mettere definitivamente le mani sulla Siria. I media, evidentemente, faranno il resto… Se così fosse, sarebbe l'attuazione del solito copione seguito per la maggior parte delle guerre del Novecento, e non solo. Il fine? L'acceleramento del processo di globalizzazione geopolitica e militare.

    Galli da combattimento e Banche Centrali

     Le due vie dei mondialisti alla globalizzazione                                                

    Una delle strategie principali della globalizzazione, infatti, punta sullo strumento bellico. Ma esistono almeno due tipi di guerre. I modi più semplici e veloci per mettere sotto scacco un paese ed annetterlo all'impero mondiale prevedono sostanzialmente due vie: 1) la guerra (diretta o mediata); 2) Le crisi economiche indotte (e i contestuali debiti correlati). Entrambi queste strade partono, come vedremo, da un luogo ben preciso: le banche centrali.

    Galli da combattimento e Banche Centrali

     Due vie, una grande madre                                                                                     

    Cioè le creatrici di moneta-debito attraverso una pura operazione tipografica. Il denaro, come dimostrato in diverse sedi (vedi qui L’essenza della truffa monetaria da Signoraggio – Il Denaro non ha Costi di Produzione e qui Dialogo tra Banchieri, Surreale ma non troppo, sulla più grande truffa di tutti i tempi) non ha oggi alcun valore nella fase di produzione. L'unico valore potrebbe inquadrarsi nei pochi centesini impiegati nella produzione: spesa per altro facilmente recuperabile tramite la stampa di altro denaro.. dal nulla. Le banche centrali si comportano né più né meno come dei falsari, o come i padroni del gioco del monopoli, che per convenzione stabiliscono che ciascun giocatore possa partire con un certo quantitativo di carta stampata (falsa) che avrà valore solo – ribadiamo solo – perchè accettata dai giocatori, per convenzione. A scrivere le regole di questo gioco – attraverso i loro camerieri politici – e a redistribuire nella maniera più "fantasiosa" il denaro, sono sempre le banche centrali.

    Galli da combattimento e Banche Centrali

     Carta straccia contro armi – il trucco da prestigiatore più diabolico          

    Lo stesso trucco da prestigiatore viene impiegato dalle banche centrali per "regalare" denaro (fittizio) alle banche. Questi pezzi di carta una volta girati al primo prenditore (le banche commerciali) divengono denaro (cioè vengono legittimati dal sistema) e vengono poi utilizzati (a debito) per i fini più svariati: per rifinanziare a debito le economie degli stati-debitori, ma anche per l'acquisto di armi. In pratica chi controlla il denaro controlla automaticamente tutti gli arsenali militari del mondo e può decidere di volta in volta chi finanziare e chi distruggere. Ovviamente il tutto segue un filo molto logico: l'obiettivo finale è – come nel monopoli – il controlo totale del gioco ed il fallimento dell'avversario.

    Galli da combattimento e Banche Centrali

     Effetti del gioco: materiali e spirituali                                                                 

    Ripercussioni belliche che avranno effetti sia economici (impoverimento indotto) che spirituali: andando ad incidere sullo stato psicologico di milioni di uomini (vedi qui Giacinto Auriti e la Lettera aperta al Pentagono, per fermare il terrorismo). Ulteriori spunti di riflessione, in merito, ci vengono dati ancora una volta dal nostro caro professor Giacinto Auriti, in un articolo – che vi proponiamo in forma integrale di seguito – pubblicato su "Abruzzo Press", in data 28 luglio 2001. Cambiano le situazioni ed i teatri, ma i copioni ed i protagonisti sono sempre gli stessi di oggi.

    Galli da combattimento e Banche Centrali

     Auriti e i Galli da combattimento – scenari diversi, copioni identici         

    Chieti, 28 luglio 2001Tratto da abruzzo Press – di Giacinto Auriti – "Non si possono interpretare gli avvenimenti del G8 se non si considera la tecnica con cui si provocano i galli da combattimento. come si sa, gli strumenti a tal fine necessari sono: 1) due galli, che per esigenze tecniche chiameremo gallo A e gallo B; 2) una bacchetta; 3) il quadrato dove il gioco si svolge; 4) un esperto provocatore che è il padrone del gioco. Si pongono i galli sul quadrato. Il provocatore colpisce con la bacchetta il gallo A quando volge la schiena al gallo B e ripete analoga operazione in danno del gallo B quando volge la schiena al gallo A. In tal modo i galli sono istigati l'uno contro l'altro, perché ognuno pensa che i colpi siano causati dall'unico becco dell'unico nemico presente sul quadrato. Comincia così il combattimento mortale.

     Il gioco è fatto!                                                                                                            

    Se si mette al posto del gallo A lo stato italiano, quale delegato del G8 (e quindi rappresentante ufficiale della globalizzazione), al posto del gallo B gli anti-globalizzatori, al posto della bacchetta il proiettile esploso dal giovane carabiniere (ma, secondo Le Monde, non è certo che sia stato lui ad uccidere) e le reciproche violente reazioni, al posto del quadrato, Genova, al posto del padrone della bacchetta i padroni del danaro, che autorizzano ufficialmente la disponibilità del "quadrato" e la presenza dei Galli, il gioco è fatto.

     Da Genova a Sarajevo …                                                                                          

    Sarajevo, 28 Giugno 1914 – L'uccisione dell'Arciduca ereditario austriaco Francesco Ferdinando d'Asburgo e di sua moglie Sofia Chotek fu la causa immediata della guerra mondiale. Essa fu l'epilogo di una lunga campagna condotta dalla Serbia che aspirava a riunire sotto di se le province meridionali dell'Impero asburgico, abitate da slavi (come oggi gli USA aspirano ad una egemonia politica ed economica mondiale nella c.d. "globalizzazione").

    Galli da combattimento e Banche Centrali

     Provocazioni precostituite, speculari al gioco                                                  

    La propaganda anti-austriaca era svolta dalle due Società "Norodna Obdrana" (Difesa Nazionale) e "Ujedinjenje ili Smrt" (Unione o Morte). La prima sorta in principio come società terrorista, dopo il 1909 apparentemente si prefisse degli scopi culturali ed era favorita e sovvenzionata dal governo; la seconda, detta anche Mano Nera, preferiva mezzi terroristici anche fuori dalle frontiere. (Queste organizzazioni sono perfettamente analoghe a quelle operanti al G8 genovese: "Genoa Social Forum" (tute bianche), "Blak Block" (tute nere), "Centri Sociali".

     Il complotto di Sarajevo                                                                                           

    Il complotto fu organizzato dal Tenente Colonnello Dragurin Dimitrievié, con l'aiuto soprattutto del suo principale collaboratore, Maggiore Vojislav Tancosié, che fornì di armi gli attentatori e li addestrò all'uso di esse. (Il Ministero degli Esteri Italiano, aprendo il dialogo con i rappresentanti del GSF, lo legittimava a svolgere quelle attività che si manifestarono quantomeno equivoche, contestate dal Ministro degli Interni, per la collaborazione con le "tute nere"). Come vittima fu scelto l'Arciduca ereditario…, mentre l'arciduca si recava al municipio per il ricevimento ufficiale, uno degli attentatori, Nedeljko Cabrinovié, lanciò contro la sua automobile una bomba che ferì un colonnello al seguito di alcuni spettatori. arrestato l'attentatore e portati i feriti all'ospedale, l'Arciduca ordinò di continuare il programma stabilito. (Anche a Genova vi è stato un momento di incertezza sull'opportunità di dare attuazione al programma del G8). Dopo il ricevimento in municipio, l'Arciduca volle recarsi all'ospedale a visitare i feriti. In una curva l'autmobile, avendo sbagliato strada rallentò; di quell'attimo approfittò un altro attentatore, Gavrilo Princip, che era venuto lì a caso (come per caso stava vicino alla camionetta dei carabinieri che, sempre secondo "Le Monde", avrebbe ucciso il giovane Carlo Giuliani), per sparare due colpi che ferirono a morte l'Arciduca e la moglie. Erano le 11,30 quando la tragedia si compiva. (testo tratto dall'enciclopedia Treccani, vol. XXX, Voce Sarajevo, pp. 827-828).

    Galli da combattimento e Banche Centrali

     Togliere dalle mani del "padrone" la bacchetta che comanda il gioco      

    Se dopo Sarajevo vi fu la guerra 1915-1918 – si chiedeva Auriti nell'articolo – cosa avverrà dopo il G8 di Genova? Vico dice che la storia si ripete. Speriamo di no! Speriamo che Vico si sbagli! Ma questa speranza non è sufficiente. Occorre togliere dalle mani del padrone la bacchetta che comanda il gioco. Questo non fu possibile alle generazioni del 900 che vissero le drammatiche esperienze di due guerre mondiali per mancanza di cultura. Oggi abbiamo capito che per consentire ai popoli del mondo di tornare a vivere tempi nuovi a dimensione umana, occorre sostituire alla moneta debito, la moneta proprietà (vedi qui La Contromassoneria del Bene Comune). Dare ad ogni popolo la proprietà della sua moneta significa toglierla a chi ce l'ha, cioè alle banche centrali che comandano il gioco stando dietro le quinte. (Prof. Giacinto Auriti – da Abruzzo Presso del 28 luglio 2001)

    Sergio Basile (Copyright © 2014 Qui Europa)

    Partecipa al dibattito – infounicz.europa@gmail.com

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    Venerdì, Maggio 9th/ 2014  – di Nicola Arena e Sergio Basile – Redazione Quieuropa, Nicola Arena, Sergio Basile, professor Giacinto Auriti, Stampa del denaro a costo nullo, trucco tipografico, Teoria del Valore Indotto della Moneta,  Valore Indotto, simbolo di costo nullo, reddito di cittadinanza, sopravvivenza propria, male autoprodotto, giustificabili agli occhi di Dio, signoraggio bancario, banconota di 100 euro, simbolo di costo nullo, conferiamo il […]

    La Contromassoneria del Bene Comune

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    Domenica, Giugno 15th/ 2014 – di Nicola Arena  – Redazione Qui Europa, Nicola Arena, L'industria dell'infelicità e il  sistema del Debito, Pericoli derivanti dal Sistema del Debito, Pericoli derivanti dal Sistema del Debito, John e Robert Kennedy e Aldo Moro, produzione di sola infelicità, La nascita della responsabilità morale, Giacinto Auriti,  La contromassoneria del bene comune  Pericoli derivanti dal Sistema del Debito Rinnovamento culturale al tempo […]

    Capire il denaro, oltre la BCE – Il curioso caso dell’ambra grigia

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    Sabato,  Luglio 5th/ 2014  – di Nicola Arena e Sergio Basile – Redazione Quieuropa, Nicola Arena, Sergio Basile, Giacinto Auriti, capodoglio, vomito di balena, ambra grigia, famiglia australiana, curioso ritrovamento su una spiaggia, ambreina, industria cosmetica, feromone, valore del denaro, previsione futura, accettazione, il denaro ha puro valore convenzionale, gli asini volano  Capire il denaro, oltre la BCE […]

    Speciale – Così il sionismo creò l’integralismo islamico – Prima Parte

    Speciale – Così il sionismo creò l’integralismo islamico – Prima Parte

    Lunedì,  Agosto 11st/ 2014  – di Sergio Basile – Redazione Quieuropa, Siria, Iraq, sionismo, integralismo islamico, NATO, Gaza, impero britannico, Bretton Woods, Arabia Saudita, Corona inglese  Speciale – Così il sionismo creò l'integralismo islamico – Prima Parte Esiste un progetto di dominio mondiale preciso e nascosto tra le pieghe della storia   di Sergio Basile  Premessa       […]

    Speciale – Così il sionismo creò l’integralismo islamico – Seconda Parte

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    Giovedì,  Agosto 14th/ 2014  – di Sergio Basile – Redazione Quieuropa, Siria, Iraq, sionismo, integralismo islamico, NATO, Gaza, impero britannico, Bretton Woods, Arabia Saudita, Corona inglese, Dichiarazione balfour, Mister Hempher, setta wahhabita, Illuminati di Baviera, Walter Rothschild, Ayyub Sabri Pasha  Speciale – Così il sionismo creò l'integralismo islamico – Seconda Parte Sionismo ebraico e radici del Wahhabismo: Mister Hempher il sionismo e la missione […]

    Speciale – Così il sionismo creò l’integralismo islamico – Terza Parte

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    Sabato,  Agosto 16th/ 2014   – di Sergio Basile – Redazione Quieuropa, Siria, Iraq, sionismo, integralismo islamico, NATO, Gaza, impero britannico, Bretton Woods, Arabia Saudita, Corona inglese, Balfour, Mister Hempher, setta wahhabita, Illuminati di Baviera, Walter Rothschild, Ayyub Sabri Pasha, ataturk, stato d'israele, Varg Vikernes, Giovani Turchi, Prima Guerra Mondiale, Kemal Ataturk, Libia post-Gheddafin Nathan Mayer Rothschild, Illuminati di Baviera, 1861 unità massonico-sionista dell'italia   Speciale – Così il sionismo creò […]

    La Carneficina irachena e la propaganda mediatica massonico-sionista

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    Mercoledì,  Agosto 13rd/ 2014  – Redazione Qui Europa – Redazione Quieuropa, Iraq, cristiani, Londra, Mousul, Unione europea, Bruxelles, Baghdad, Integralismo islamico, al Qaeda, Sionismo e integralismo islamico, propaganda sionista, propaganda massonica  La Carneficina irachena e la propaganda mediatica massonico-sionista L'ultima bufala – Usa, Francia, Inghilterra e Lega Araba denunciano i crimini dell'integralismo islamico?   Redazione Qui Europa  Dio […]

    Propaganda e clima da Guerra Fredda dietro il Video di James Foley

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    Sabato,  Luglio 23rd/ 2014  – di Sergio Basile – Redazione Quieuropa, James Foley, Propaganda Neocom, Propaganda da Guerra Fredda, Casa Bianca, Cremlino, ennesima messa in scena, strategia del dissenso, Giacinto Auriti, Reagan e Gorbachev, decapitazione su Youtube, sionismo, integralismo, wahabismo  Propaganda e clima da Guerra Fredda dietro il Video di James Foley A chi può giovare la […]

    Gaza, l’Occidente Democratico e la politica di Pinocchio – Verità Nascoste

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    Mercoledì,  Luglio 30th/ 2014 – di Sergio Basile – Redazione Quieuropa, Sergio Basile, sionismo-ebraico, ebraismo sionista, messianesimo terreno, Morti a Gaza, 1200 vittime, indifferenza dell'Occidente, Crimini contro l'umanità, Haavara agrement, Sionismo, Theodor Herzl, Questione ebraica, Papa Francesco, Benjamin Netanyahu, Ben Gurion, Golda Meir, Rabin, Dayan, Sharon, Arthur James Balfour, Don Curzio Nitoglia, Michael A. Hoffman, Arthur Balfour, Max Nordau, La Stampa, Seconda Guerra Mondiale, William III, edificazione del Terzo Tempio […]

    Auriti, il Commonwealth e la Moneta Debito

    Rubrica – Sete di Giustizia e Sovranità – Auriti, il Commonwealth e la Moneta Debito

    Venerdì, Luglio 19th/ 2013 – di  Gerardo Campagna – Rubrica, Sete di Giustizia e Sovranità – Giacinto Auriti, Sete di Giustizia, Sovranità monetaria, Le Tre tentazioni di Satana, Deserto, Gesù Cristo, Satana, Moneta Debito, Commonwealth, Imperialismo, Dominio Globale, Svizzera vige la regola di essere ad un tempo “banchieri” e “protestanti”, Svizzera, Eucarestia, Sostituzione della religione col potere politico, […]

    Il Trucco delle multinazionali svelato da Auriti e l’inganno della borsa

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    Lunedì,  Luglio 28th/ 2014 – di Sergio Basile – Redazione Quieuropa, Sergio Basile, Diritto societario, Società, Azioni, borsa valori, mercato azionario, multinazionali, la lezione di Giacinto Auriti, TTIP, Accentramento globale, società per azioni o – per meglio dire – di gruppi di società anonime, moneta sottovalutata, sistemi valutari, sistemi monetari, incorporare i valori monetari, Wall Street e la City of London  Il trucco delle […]

    La lezione di Auriti e i pericoli degli accordi di libero mercato Usa-Ue

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    Lunedì,  Luglio 28th/ 2014 – di Gianluca Monaco e Sergio Basile – Redazione Quieuropa, Redazione Giacintoauriti.eu, Giacinto Auriti, Gianluca Monaco, Sergio Basile, Diritto societario, Società, Azioni, iper-liberismo, TTIP ennesima assurdità economico-politica, abolizione dei dazi doganali e accentramento della ricchezza, cinesizzazione delle economi europee, cambi e speculazione, la lezione del professor Giacinto Auriti, Sistema Target2, Cambi, Usa, […]

    Modello Blackrock e Accentramento Mondiale – La Profezia di Giacinto Auriti

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    Mercoledì,  Aprile 16th/ 2014 – di C.Alessandro Mauceri e Sergio Basile  – De Benedetti, Sorgenia, Mps, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Ubi, Bpm, Banco Popolare, Ignazio Visco, Bankitalia, CIR, Fabio Pavesi, Sole 24 Ore, Vado Ligure, Blackrock, Larry Fink, C.Alessandro Mauceri, Sergio Basile, Giacinto Auriti, Spa, fantasma giuridico, riforma del diritto commerciale greco, accentramento di tutte le ricchezze mondiali […]

    Diego Fusaro e la Cinesizzazione dei Sovranisti

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    Martedì, Aprile 8th/ 2014 – di Daniele Pace –  Iniziativa di Libero Confronto, "Pensa e Scrivi" di "QuiEuropa" Iniziativa di Libero Confronto "Pensa e Scrivi" di "Qui Europa", Daniele Pace, Cinesizzazione dell'Italia, sovranisti, Diego Fusaro, MMT, Adam Smith,  affermare la proprietà popolare della moneta, una grandissima contraddizione , Bagnai-Borghi-Rinaldi, Mesler,  Thomas Jefferson, Warren Mosler , ripresa economica, crescita del PIL e piena occupazione. MMttari, Mitchell, I limiti di Fusaro, Regno Unito, meccanismo che […]

    Semestre Italiano Ue: Ulisse Renzi e la distruzione di Troia

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    Venerdì,  Luglio 4th/ 2014  – di Sergio Basile – Redazione Quieuropa, Sergio Basile, Governo, Matteo Renzi, Semestre di Presidenza europea, Ttip, Accordo transatlantico di libero scambio, liberalizzazione di tutti i servizi, Barack Obama, Jean-Clode Juncker, Michel Gorbachev, federica Mogherini, incendio di Troia, Casta unita, liberal-capitalismo, social-comunismo, Nuovo Ordine Mondiale, leggi di iniziativa popolare, Zeus, Olimpo, semestre italiano di custodia […]

    Stati Uniti d’Europa – Matteo Renzi ammette di volere il Nuovo Ordine Mondiale

    Stati Uniti d’Europa – Matteo Renzi ammette di volere il Nuovo Ordine Mondiale

      Lunedì,  Luglio 14th/ 2014  – Redazione Qui Europa – Redazione Quieuropa, Nuovo Ordine Mondiale, Stati Uniti d'Europa, Matteo Renzi, Mario Monti, Cecile Kyenge, Laura Boldrini, federaisti, Terzomondializzazione indotta dell'Europa, Piano Kelergi, Video verità, massoneria internazionale  Stati Uniti d'Europa – Nuovo Ordine Mondiale e Integrazionismo, così parlava la casta unita Monti, Renzi, Kyenge, Boldrini, federaisti, ecc… Così la casta […]

    Speciale – L’Inganno monetario dietro le grandi manovre di Bruxelles e Francoforte

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    Domenica,  Giugno 29th/ 2014  – Speciale di Sergio Basile e Nicola Arena – Redazione Quieuropa, Sergio Basile, Nicola Arena, Mario Draghi, BCE, Matteo Renzi, Jean Cloude Juncker, Costo del denaro, minimo storico, strategia mondialista, mercati finanziari, Vertice europeo, misure lacrime e sangue, politici camerieri dei banchieri, moneta debito, credit crunch, signoraggio, Giacinto Auriti  Speciale – L'Inganno monetario dietro […]

    Dialogo tra Banchieri, Surreale ma non troppo, sulla più grande truffa di tutti i tempi

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    Martedì,  Giugno 24th/ 2014  – di Nicola Arena, Sergio Basile, Rocco Carbone  – Redazione Quieuropa, Nicola Arena, Sergio Basile, Dialogo surreale ( ma non troppo ) tra banchieri  , noi potremo aumentare del 100% il prezzo dei beni in modo tale che il popolo non se ne accorga, Il fine giustifica i mezzi  Dialogo tra banchieri, surreale (ma non troppo), intorno […]

    La Sentenza della Corte Internazionale di Giustizia del 1938 svela il gioco sporco del governo italiano

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    Lunedì,  Luglio 21st/ 2014  – di Chiara Comini  / Sete di Giustizia – Redazione Quieuropa, Chiara Comini, Sete di Giustizia, Debito Detestabile, corte Internazionale di Giustizia, L'Aia, Società delle Nazioni, Sentenza del 1938, Grecia, Debtocracy, Argentina, Ecuador, Debito pubblico illegale, truffa del debito pubblico, Alexander Nahum Sack , Matteo Renzi, gioco sporco del governo italiano, il governo ha l’obbligo di […]

    Capire il denaro, oltre la BCE – Il curioso caso dell’ambra grigia

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    Sabato,  Luglio 5th/ 2014  – di Nicola Arena e Sergio Basile – Redazione Quieuropa, Nicola Arena, Sergio Basile, Giacinto Auriti, capodoglio, vomito di balena, ambra grigia, famiglia australiana, curioso ritrovamento su una spiaggia, ambreina, industria cosmetica, feromone, valore del denaro, previsione futura, accettazione, il denaro ha puro valore convenzionale, gli asini volano  Capire il denaro, oltre la BCE […]

    Moneta e Dimensione Spirituale del Valore

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    Mercoledì,  Giugno 18th/ 2014  – di Nicola Arena e Sergio Basile – Redazione quieuropa,  Nicola Arena, Sergio Basile, Moneta e Dimensione Spirituale del Valore, Il Mondo di Quark, tv  spazzatura, L'uomo dell'era del consumismo e della povertà assoluta, celebrazione dei mondiali di calcio, Padre Pio, Piano Dullas, darwinismo, Giacinto Auriti, Ezra Pound, Karl Marx, Darwin, pensiero di stampo illuministico–massonico, beneamata pay-tv, anima Latina, Lucio Battisti, Mondiali di calcio, Brasile 2014, spiagge atlantiche, […]

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     Altri Articoli in Allegato – Approfondimenti                                                                
     

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    Martedì, Aprile 1st/ 2014 Rubrica – I Grandi Personaggi del Novecento: Giacinto Auriti – "La Moneta: Dio o Mammona?" – Quinta Parte – di Giacinto Auriti  – I Grandi personaggi del Novecento, Giacinto Auriti, crollo dell'impero romano, i popoli cristiani erano demonetizzati, i misteriosi signori della moneta, sovranità politica e sovranità monetaria, proprietà popolare della moneta, verso chi ci si inbedita, […]

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    Venerdì, Marzo 11th/ 2014 Rubrica – I Grandi Personaggi del Novecento: Giacinto Auriti – "La Moneta: Dio o Mammona?" – Sesta Parte – di Giacinto Auriti  –  I Grandi personaggi del Novecento, Giacinto Auriti, Sistema Bancario, Redazione Quieuropa, il governo occulto, Nuovo Ordine Mondiale, Umanesimo Gnostico, il numero della bestia, liberalcapitalismo, Socialcapitalismo, falsa contrapposizione Usa-Urss, filiali dei […]

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    Sabato, Aprile 12th/ 2014 Rubrica – I Grandi Personaggi del Novecento: Giacinto Auriti – "La Moneta: Dio o Mammona?" – Settima Parte – di Giacinto Auriti  –  I Grandi personaggi del Novecento, Giacinto Auriti, Nuovo Ordine Mondiale, Umanesimo Gnostico, il numero della bestia, liberalcapitalismo, Socialcapitalismo, Rothschild, Cavaliere rosa-croce 18° grado, valori spirituali sotto la polvere di musei senza visitatori, Il […]

  • Signoraggio – Schiavi di un Debito Illegale, Capitolo 6: Evoluzione della Truffa e Stati Uniti d’Europa

    Signoraggio – Schiavi di un Debito Illegale, Capitolo 6: Evoluzione della Truffa e Stati Uniti d’Europa

    Venerdì, Febbraio 8th/ 2013

    Redazione Qui Europa –

    La Truffa Bancaria  / Schiavi di un Debito Illegale – Le Repubbliche Marinare / Truffa Bancaria / Crisi dell'Eurozona / Crisi del 1929 / Federal Reserve Act / FED / Signoraggio Bancario / Rinascimento  / Mercantilismo / Monte dei Paschi di Siena / Casa delle compere / Banco di San Giorgio / Repubbliche Marinare / Pisa / Venezia / Genova / Amalfi / Guglielmo III / Wiliam Paterson / John Kennedy / Adam Weishaupt / Illuminati 

    Schiavi di un Debito Illegale – Capitolo VI: 

    La Truffa Bancaria e il Piano Mondialista 

    degli Stati Uniti d'Europa

    Italia – Tutto iniziò dal Monte dei Paschi a Siena e nelle

    Repubbliche Marinare

    I veri alterini che si celano dietro la Crisi dell'Eurozona,

    la Crisi dei Mutui Sub-prima Usa e la Crisi del 1929

    Repubbliche Marinare

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Italia, Usa, Germania, Inghilterra – La storia che ci apprestiamo a raccontarvi (e che difficilmente troverete nei libri di storia ufficiali di regime)  nasce e si sviluppa nel cuore dell'Italia Medievale, tra Venezia, Firenze, Pisa, Siena, Amalfi e Genova. Luoghi indicati all'unisono come i centri mondiali d'irradiazione del capitalismo, fenomeno che trasse le sue origini dal mercantilismo rinascimentale.  In questi luoghi nacque e si sviluppò la prima cellula del sistema bancario originario, fondato sul banco (Monte Paschi fu il Primo banco in assoluto).  La "nota di banco", rilasciata dagli orefici dietro deposito di oggetti in oro, monete o lingotti, facilitava gli scambi, impedendo che grossi quantitativi di denaro/oro finissero sui fondali degli oceani nelle pericolose traversate intercontinentali o mediterranee. In quell'epoca – badate bene – il  Bacino Mediterraneo era il cuore pulsante dell'Europa, e gli stati dell'Italia pre-unitaria erano di gran lunga i più ricchi e sviluppati a livello continentale e non solo. La nota di banco rappresentava un utile strumento di facilitazione negli scambi. Inoltre l'orefice – forte delle riserve auree accumulate e dategli in pegno (non sue, dunque) – usava prestare a terzi "note di banco" lucrando interessi. Questo meccanismo fu alla base della nascita delle "banche moderne" e successivamente (nel Seicento) delle "Banche Nazionali": la prima Banca Centrale – come detto in più occasioni – fu la Banca d'Inghilterra di William Paterson (vedi Capitolo 5 e Digressioni sul Signoraggio…). Il problema (o meglio, la truffa originaria) consisteva nel fatto che i prestiti crescevano a ritmi esponenziali e spoporzionati rispetto al reale ammontare delle riserve auree detenute dalle banche nei forzieri. Iniziava così l'attività speculativa: attività che si accompagnò da sempe di pari passo a quella finanziaia e creditizia.

     Dal Monte Paschi senese alla Casa delle Compere genovese  

    Se il banco senese fu il primo prototipo di banca, la prima vera e propria banca nacque a Genova, nota come "Casa delle Compere" e "Banco di San Giorgio". Fu questo il vero segreto dello sviluppo delle Repubbliche Marinare. Ma il primo vero patatrac bancario si verificò – Vedi aticolo in allegato: Digressioni sul Signoraggio bancario – nel 1696 nell'Inghilterra di Guglielmo III. Il potere di signoraggio fu affidato in maniera illegittima ad un banchiere privato (Paterson, per l'appunto!). Pertanto i privati (e non gli stati) giunsero addirittura a coniare moneta su interesse, ed a fronte di insufficienti coperture auree (N.B.: l'oro all'epoca del banco era solo depositato, non era di proprietà del maestro di banco o orefice).

     Così nacque la Prima Associazione a Delinquere Sistemica della Storia 

    Nacque pertanto la prima sistematica associazione a delinquere della storia moderna. Fu questo (poter sfruttare, cioè, questo potere senza rimanerne succubi) il reale petesto che portò le Colonie Americane a ribellarsi ed a creare gli Stati Uniti d'America. Anche se il sistema fu (ovviamente) ben presto adottato anche dai padri fondatori, da Washington in poi, con qualche piccolo disappunto di alcuni Presidenti Usa. Ma nulla di così traumatico per il sistema. Il potere di battere moneta, infatti, fu affidato fin da subito al Congresso, malgrado le resistenze manifestate (ignoriamo fin a che punto reali o pretestuose) da alcuni pesidenti Usa, tra cui Lincoln. Il passo storico più significatico – verso la creazione di un'economia della truffa –  fu dato però solo nel 1913, con la firma del Fedeal Reserve Act.

     La Truffa del Federal Reseve Act e la Crisi del 1929 

    Nel 1913, sotto la spinta propulsiva e determinante dei banchieri ebraici (Vedi dinastia Rothschild: la stessa dinastia che fomentò il sionismo ebraico a livello internazionale e la nascita dei cosiddetti "illuminati", finanziando il fondatore della setta, l'ebreo Adam Weishaupt – vedi nota in allegato – lo stesso che influenzò l'operato dell'amico e connazionale ebreo Karl Marx, di Lenin e Stalin: il privatizzatore (quest'ultimo) della Banca Centrale Russa all'indomani dell'omonima Rivoluzione. ma di ciò i libri di storia non ne parlano. Vi siete chiesti perchè?i grandi banchieri internazionali si fecero ancora più furbi e con l'illusorio pretesto di stabilizzare il sistema economico monopolizzarono di fatto l’emissione del denaro degli Usa, grazie alla creazione della Federal Reserve, cioè grazie alla creazione di una Banca Centrale Federale (privata) con l'esclusivo diritto di stampare nuova moneta . L'intero mercato fu pertanto affidato alle decisioni di siffatti personaggi che estendendo o restringendo le condizioni di credito del circuito bancario poterono decidere le sorti economiche di milioni (se non miliardi) di uomini. Infatti le banconote emesse dalla Fed (ad un costo di stampa irrisorio) divennero ben presto la base dell’offerta monetaria nazionale. La Crisi del '29  fu dunque figlia di questo grandissimo inganno. Come d'altronde lo sono la crisi attuale europea (con motivazioni aggiuntive e pretesti legali che abbiamo più volte esaminato – Vedi allegato: Sistema Target 2) e quella del 2008, negli Usa.

     Alla base delle crisi economiche – La Ciliegina di Bill Clinton 

    Le radici della truffa affondano dunque nel sistema bancario e monetario e nell’occulto meccanismo di produzione del denaro e del credito. L'unico ad opporsi davvero a questa truffa fu (come detto in più occasioni) il Pesidente John Kennedy. Ma colui il quale pose la celeberima ciliegina sulla torta di questa vera e popria organizzazione a delinquere fu il Presidente Bill Clinton: artefice di un'accomodante "favore legislativo" di portata devastante, consistente nella possibilità riconosciuta alle banche di poter concedere mutui (tristemente noti come "sub-prime") collegati a diabolici strumenti speculativi di azzardo (derivati) anche a coloro i quali per ovvie ragioni non erano in grado di  garantire la solvibilità degli ingentissimi prestiti concessi. Questo da molti è considerato come il vero spettrale volto del cosiddetto "Sogno Americano": migliaia di famiglie Usa sul maciapiede a chiedere l'elemosina da un giono all'altro. La politica pertanto è stata definitivamente asservita alla logica bancaria.

     La Via Europea – Il Pretesto per l'Accentramento  

    Stessa strada fu seguita in Europa con la nascita della BCE: la vera madre della crisi dell'Eurozona. Probabilmente il pretesto più subdolo della storia euopea: creare atificialmente una crisi di poporzioni devastanti per far convincere 5oo milioni di cittadini ad accettare il supe-stato europeo chiamato Stati uniti d'Europa. La morale della favola è semplice: "cari europei – ci stanno dicendo tra le righe – la crisi c'è perchè non esiste un mega stato federale. La cisi c'è perchè esistono gli stati nazionali". Quindi, anziché rivelare gli inganni di base, stanno destabilizzando l'Europa per convincerci che l'accentramento e la definitiva resa a BCE e banchieri (i burattinai dei politici di Bruxelles) sia l'unica cosa giusta da fare. Nulla di più meschino, falso e folle.

     Gli Stati Uniti d'Europa – Lo scopo dei Burattinai dietro la Crisi 

    Aprite gli occhi finchè siete in tempo! Il tempo a disposizione sta scadendo! Altro che unità e Stati Uniti d'Europa: questo è il vero progetto mondialista occulto al quale menti oscure lavorano da secoli. Non ci caschiamo per l'amor del Cielo! Non credete ai falsi profeti della politica che dai TG e dai giornali di regime vi propongono tali ricette miracolistiche. Invero si tratta di misure ancor più liberticide. Ricordate che se i "padroni" sono stati capaci di rubare solo quest'anno dalle tasche degli Italiani – e solo tra Interessi bancari passivi, Fiscal Compact, MES e IMU (senza parlare del resto) – qualcosa come 155 miliadi di euro, quel che ci aspetterà nella super unione sarà ancora peggio! I burattinai sono sempre gli stessi!

    Redazione Qui Europa (Copyright © 2013 Qui Europa) 

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       Nota –  Approfondimenti                                                                                                 

    Adam Weishaupt e gli Illuminati – Weishaupt fu iniziato alla loggia massonica Theodor zum guten Rath, a Monaco nel 1777 dal barone Adolf Knigge. Il suo progetto di "illuminazione", consisteva nel "rischiarare la comprensione con il sole della ragione, che disperderà le nubi della superstizione e del pregiudizio". Presto cercò, in tal senso, di incorporare il suo Illuminismo in quello della Massoneria. Il razionalismo radicale di Weishaupt non aveva molte probabilità di successo, con la sua idea di spazzare via le nazioni e le religioni, la proprietà privata e il matrimonio, usando il vocabolario della rivoluzione francese. Malgrado la difficoltà di trasformare l'utopia in pratica, tuttavia l'opera politica di Weishaupt ebbe importanti influenze sulle dottrine di alcune componenti del socialismo utopistico, del comunismo e della creazione di un organismo superiore alle nazioni (quale possono essere oggi le Nazioni Unite), su ambienti della Rivoluzione Francese e, in particolare, sulla Comune di Parigi, tra cui va ricordato Filippo Buonarroti, che fu un attivo ideologo e continuatore delle dottrine del Weishaupt. (Fonte Wikipedia)

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