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  • Italia, il Bel Paese dove lo Yes suona

    Italia, il Bel Paese dove lo Yes suona

    Lunedì, 6 Giugno/ 2016

    – di Roberto Pecchioli  – 

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    Costume / Colonialismo anglofono e smontaggio della lingua italiana

    Italia, il Bel Paese dove lo Yes suona

    Lo spirito dei colonizzati, i falsi colti e la grande colonizzazione:

    l'italiano rischia seriamente di scomparire sulle ali di

    un'ignoranza modaiola travestita da modernità

     

    di Roberto Pecchioli

    Italia, il Bel Paese dove lo Yes suona - Colonialismo anglofono e smontaggio della lingua italiana

     Italia, il Bel Paese dove lo Yes suona                                                              

    Roma, New York, Londra – di Roberto Pecchioli  Il penultimo trascorso è  stato un duro week end: per fortuna ho potuto assistere alla finale della Champions League in streaming, poiché non sono abbonato alla Pay-tv. Alcuni amici mi hanno chiesto la mia opinione sul job act e sulle agenzie di rating. Ho risposto che la prima follia è stata accettare il fiscal compact. Un mio parente è candidato sindaco, ed aspettava con ansia l’election day di ieri. Mi ha chiamato sullo smartphone, e gli ho risposto con un SMS (short message system). Poi sono uscito per prenotare delle analisi mediche, ma ho dimenticato la card per pagare il ticket all’Azienda sanitaria. Alla messa domenicale, il curato, giustamente, ha tuonato contro la stepchild adoption e la teoria del gender, pur riconoscendo cautamente i diritti gay. In ufficio, ho dovuto fare da tutor ad un collega che sta svolgendo training on the job e , nel pomeriggio, si è dedicato all’ e-learning. Non ho avuto il tempo di controllare sul computer le email della mia casella di posta elettronica. Dai media, ho appreso le news , tra una fiction sulla mafia e innumerevoli spot pubblicitari. In poche righe di nonsense (ahi, ahi, ahi !) ho utilizzato circa venticinque termini estranei alla lingua italiana, due dei quali – tutor e media – sono tratti da una meravigliosa lingua morta, il latino, che è la madre dell’italiano e la levatrice della nostra civiltà, ma vengono spesso pronunciati all’americana, “tiutor” e “midia” per ignoranza di molti,  poiché si dà per scontato che la parole nuove vengano tutte dalla "Merica", il paese del sogno, anzi dell’American Dream, che ha prodotto quella cosa pessima ed appiccicosa chiamata american way of life, il modo americano di vivere – e di imporre agli altri.

     L'Accademia della Crusca e i neologismi anglofoni                                    

    Ogni anno, la fiorentina Accademia della Crusca, solitaria Fortezza Bastiani a difesa della lingua italiana, registra centinaia di nuovi lemmi, e sono molti quelli di ascendenza inglese. Le lingue sono vive proprio perché cambiano, e si adattano alle realtà che cambiano. Ad esempio, se noi oggi citiamo la “legge delle guarentigie”, molti italiani fanno fatica a capire che guarentigia è il termine giuridico ottocentesco per garanzia e che, nello specifico, si tratta della norma a tutela delle prerogative del papato dopo l’annessione di Roma al Regno d’Italia. Un idioma cambia e non ci si può chiudere in difesa, chiamare tenzone un combattimento o fantesca una giovane domestica. Il nostro idioma muta più di altri, giacché la storia comune  ha fatto sì che l’italiano fosse soprattutto una lingua letteraria e veicolare per i colti da Trento alla Sicilia durante secoli, ma che divenisse effettivamente la lingua di tutti gli italiani da meno di un secolo. Durante la prima guerra mondiale, molti soldati, poveri contadini gettati nella bufera, non capivano gli ordini degli ufficiali, pronunciati in italiano e, per converso, la marina del nemico austriaco aveva come lingua franca proprio l’italiano, poiché la maggior parte degli equipaggi erano triestini, istriani e dalmati, ed ignoravano il tedesco, lingua dell’impero.

     La grande colonizzazione – L'italiano rischia seriamente di scomparire

    Il punto è che l’italiano rischia seriamente di scomparire, attaccato frontalmente dall’inglese tecnologico ed economico di importazione americana, accolto in maniera pigra, acritica, talora francamente ridicola, dai giornalisti e dagli operatori dell’informazione, che impongono decine, centinaia di termini che ogni altro popolo traduce tranquillamente nella propria lingua. Per rimanere alla più stretta attualità, i francesi stanno manifestando contro la loi du travail, fotocopia della nostra, che noi chiamiamo jobs act, e chi scrive chiama ironicamente Giobatta, in Liguria diminutivo di Giovanni Battista. Centinaia e centinaia di milioni di francofoni, ispanofoni  e di lingua portoghese definiscono il computer “ordinatore”, e nessuno, tranne gli italioti, si sogna di nominare Champions League la nuova Coppa dei Campioni, giacché Lega dei Campioni è traduzione semplicissima ed egregia. Quanto al fine settimana, rari inguaribili puristi evitano come la peste il week end, e credo che solo il presidente dell’Accademia della Crusca sia disposto a chiamare, come è corretto, facsimile il fax, essendo la voce universalmente riconosciuta una semplice contrazione. Quanto al ticket, se scrivo biglietto, scontrino, tagliando, contromarca indico dei buoni sinonimi, ma non convincerò mai le Aziende Sanitarie. Chiamare Patto di Stabilità il fiscal compact , o affievolimento quantitativo il quantitative easing delle banche centrali è impresa vana, anzi espone il locutore alla ridicolizzazione. Uno strip tease è senz’altro più arrapante di un semplice spogliarello, un bond vale più di un buono del tesoro e, certamente, un fallimento è più grave di un default, così come un marchio industriale è meno attrattivo di un brand.

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     Lo spirito dei colonizzati, falsi colti                                                                

    In un vecchio film, Maurizio Arena interpretava il ruolo di un ladruncolo cacciato di casa dalla compagna (o partner ?) che, disperato, urla alla donna: “Il nostro è più di un matrimonio, è un more uxorio!”   Per i non romanisti, nel senso del diritto romano, convivenza di tipo matrimoniale.  Ad un livello più alto, è famosa la risposta di Fra Cristoforo al buon converso Galdino, che si stupiva dell’accoglienza in convento di Agnese e Lucia“omnia munda mundis” , tutto è puro per chi è puro, al che il fraticello, probabilmente illetterato, resplicò “Basta, lei ne sa più di me.“ Ma era latino. Oggi è facile osservare come, al di là della mutevolezza e della naturale plasticità di ogni parlata, l’introduzione di vocaboli stranieri  abbia una serie di motivazioni, tutte molto negative, diverse dalla logica dei tempi. Da un lato, c’è l’esibizionismo dei falsi colti, il provincialismo tipicamente nostro che aspira sempre a conformarsi a modelli altrui, in ossequio all’antica esterofilia nazionale, gemella del più sciocco servilismo. Usare le parole straniere in qualche ambiente “fa fino” , ma in realtà altro non prova se non la condizione di colonizzati di troppi connazionali. Purtroppo, colonizzati felici o inconsapevoli, e, quel che è peggio, membri di una solida maggioranza.

     Ignoranza modaiola travestita da modernità che rapisce…                      

    Informatica ed economia fanno la parte del leone. La responsabile tecnologica del mio ufficio ha preannunciato una visita per fare un benchmark”. Ho scoperto che si tratta di un software – test per la valutazione dell' hardware (componentistica). Come Socrate, ho saputo di non sapere, e , per un breve attimo, mi sono considerato sapiente. Poi ho appreso che questo benchmark è anche un punto di riferimento per la valutazione dei fondi di investimento (hedge fund , forse), e sono crollato, come nell’occasione in cui mi è stato fatto rilevare che la corrispondenza d’ufficio deve essere redatta in corporate standard, e che nel sistema Intranet, comunque, esiste un template facilmente scaricabile. Ho ceduto, ed ho fatto il download, ma non chiedetemi di spiegarvi nella lingua di Dante di che cosa si tratta. Il fatto è, appunto, che la nostra è la lingua di Dante e di altri geni. In italiano Galilei ha spiegato i massimi sistemi dell’universo,  Leonardo ha ipotizzato con adeguate formule il volo umano, il Vasari ha commentato l’arte di secoli , San Francesco ha invocato Dio e la natura sorella, Leopardi ha scandagliato il cuore umano nelle sue straordinarie liriche. Il naufragare non è affatto dolce in questo mare…. Nello scegliere una maglietta tipo polo (slim), la commessa mi ha assicurato che modello e colore sono trendy e cool. Sinceramente, non so che significhi, e mi sono limitato a pagare, in contanti, perché detesto le cards. C’è, insomma, questa irritante ignoranza modaiola travestita da modernità che rapisce soprattutto i giovani, incapaci di esprimersi in un italiano accettabile, ma soprattutto gli operatori dell’informazione e dell’istruzione, anche universitaria, i quali non compiono alcuno sforzo per tradurre termini o concetti tecnici, politici o di costume d’importazione.

     Imbastardimento provocato (dai nostri colonizzatori)                                 

    Qui la domanda sorge spontanea: si tratta di indolenza, malavoglia, imperizia, mancanza di istruzione da parte di costoro, investiti di responsabilità nei confronti della lingua e del popolo che la parla, o non siamo di fronte ad una precisa operazione di denazionalizzazione, sradicamento, imbarbarimento provocato? Temo che ci sia un‘azione congiunta dell’ignoranza diffusa e della consapevole manipolazione linguistica, che, unite, producono un fenomeno di depauperamento lessicale, di vera e propria sostituzione di significanti, che diventano, inevitabilmente, sostituzione di significati.  Non mi riferisco solo alle intuizioni di Orwell, o alle scoperte di sociologia della comunicazione di Mc Luhan: se il mezzo è il messaggio, Giobatta, alias legge sul lavoro, alias Jobs Act veicola la normalizzazione del precariato, la sua minimizzazione dietro la pretesa neutralità scientifica di un sintagma che, suggeriscono senza parere, è universalmente accettato.

    Italia, il Bel Paese dove lo Yes suona - Colonialismo anglofono e smontaggio della lingua italiana

     Così dispotico…                                                                                                   

    Penso a cretinate come lelection day, ma a votare in più comuni ci siamo sempre andati, a battaglie condivisibili, tipo no tax day – ma forse rivolta fiscale è troppo duro, anzi hard – allo stesso week  end, che sa tanto di ferie coatte, obbligo di partecipare alle transumanze di massa verso le località turistiche, con relative code in autostrada, tutto per il PIL e per combattere lo stress da lavoro di generazioni nomadi, insicure, bisognose di continue sollecitazioni. In Francia hanno una bella espressione, metro, boulot, dodo: pendolarismo, lavoro e poi a dormire. Il week end è differente dal fine settimana, ci si affranca dalla routine – che almeno è francese –  e da un esistenza da robot  (ci crediate o meno, è lingua ceca ) e via, all’ outlet ( le rimanenze…) o allo sballo. In più, c’è l’arcano, sempre fascinoso per gli italiani, che sono dei bamboccioni , o choosy, nella colta lingua di legno della professoressa Fornero, che non aveva tutti i torti, della parola nuova, che viene da lontano, da quell’America , da cui procedono tutte le novità, tutte le idee del mondo nuovo, così distotico per noi, così pieno di promesse per i poveri di spirito.

     L'invertito è felice…                                                                                            

    Ha qualcosa di eufemistico, Giobatta, se il precariato diventa Jobs Act, e l’invertito è felice, anzi gay. L’adozione di bambini da parte di omosessuali è più accettabile, se tutti la definiscono stepchild adoption. Qui entra in scena anche il politicamente corretto, che però, per funzionare sino in fondo deve essere capito, e mi viene in mente il concetto di “danni collaterali”, ossia i morti, i feriti e le distruzioni dei bombardamenti, che, peraltro, essendo svolti durante missioni umanitarie, non fanno troppo male, come il fuoco amico o le pallottole vaganti.

     Colonialismo anglofono e smontaggio della lingua italiana                       

    Ecco, una pallottola vagante , anzi ormai un bombardamento vagante, è l’operazione di smontaggio della lingua italiana. Un popolo che viene privato del suo modo di esprimersi subisce un esproprio che è un crimine contro la storia. Samuel Johnson scriveva che ogni lingua è un particolare, specifico modo di rapportarsi con il mondo. Noi italiani abbiamo detto per generazioni “Ti amo” a chi ci sta nel cuore. E’ diverso, quel suono , da Ich liebe dich dei tedeschi o dal dolce S’Agapò dei greci. Noi tutti siamo nati da quelle due paroline, che i nostri genitori si sono detti chissà quando. Una lingua non è una successione di vocaboli o una serie di regole grammaticali. E’ la maniera in cui un popolo sente, vede e designa cose ed emozioni.

     L'importanza assoluta del nome nell'identità                                                 

    Nel Genesi, Dio , durante la creazione, dà un nome a ciascun elemento del creato: “Sia la luce!. E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte.Solo quando le cose hanno un nome acquistano un significato, una singolarità che le anima e le distingue. Analoga è la cosmogonia del Corano, in cui il nome diventa così importante che niente sussiste davvero, prima di essere definito. Dio, ovvero Allah , poiché così si dice in arabo, riceve novantanove predicati, novantanove aggettivi che lo qualificano ciascuno in maniera distinta: egli è rahman, misericordioso, akhbar, grande, malik, re, e tanto altro. La lingua italiana è l’elemento centrale della nostra identità.

    Italia, il Bel Paese dove lo Yes suona - Colonialismo anglofono e smontaggio della lingua italiana

     Italia, il Bel Paese dove il "Si" suona                                                              

    Non è un caso che sia stata letteralmente inventata da un poeta, Dante Alighieri, la cui poesia noi possiamo leggere e comprendere nel profondo in quella stessa lingua che egli ha plasmato, traendola dalle parlate di varie zone dell’Italia. L’Italia non esisteva al tempo di Dante, né come entità politica né come sogno , ma quello stivale contornato dalle Alpi  con la Sicilia a lato, terra di Federico II e Cielo d’Alcamo con la sua rosa fresca aulentissima, era, per lui, il bel paese dove il sì suona ( Inferno, XXXIII ). Tutti gli abitanti di quella terra affermavano allo stesso modo, dunque c’era in loro qualcosa di importante in comune, il nucleo di una lingua che il genio fiorentino portò a vertici di bellezza e di significati straordinari. L’intera teologia e tutti i discorsi di vescovi e papi non reggono dinanzi ad un solo endecasillabo che è la sintesi del cristianesimo: “Vergine madre, figlia del tuo figlio “.

     Impoverire, imbastardire e abolire la lingua italiana: atto criminale      

    Questa lingua che è nostra non può essere lasciata in mano a quattro professorini della Bocconi che strologano di leveragebad bank o credit default swap, e neppure ai padroni dell’informazione che non consultano mai il dizionario per tradurre le nuove terminologie provenienti da New York, capitale del loro mondo. Non possiamo neppure sperare nella sensibilità dei docenti universitari di lingua, grammatica e letteratura italiana, troppo impegnati nei loro eruditi saggi, scritti unicamente a scopi di carriera o per polemiche autoreferenziali tra dotti. Del resto, chi li ascolterebbe, tenuto conto che la letteratura, dunque la lingua, come la filosofia, la storia o la geografia, “non serve”. Tuttavia, impoverire, imbastardire, e, alla lunga, abolire la lingua italiana è un atto criminale. Una di lingua, trono ed altare, invocava Alessandro Manzoni. Ormai ridotto a poltiglia lo Stato, privato delle sovranità e di qualunque prestigio morale agli occhi dei suoi cittadini, sbriciolato il potere unificante del cattolicesimo, la cui gerarchia era ed è sempre più nemica giurata della Nazione italiana, resta la cultura, simbolo della quale è la lingua.

    Italia, il Bel Paese dove lo Yes suona - Colonialismo anglofono e smontaggio della lingua italiana

     Una responsabilità enorme                                                                              

    La nostra non è una nazione fondata sulla comunanza di stirpe, con popolazioni di ascendenza araba, levantina, alpina, mitteleuropea. Perduta la lingua, che cosa ci resta? Proprio per questo, ci si convince che l’alluvione anglofona, dalla quale è investito anche il resto d’Europa, ma solo da noi non trova resistenza, ma anzi entusiasti banditori, sia un altro dei meccanismi per distruggere lo spirito, l’identità, il sentire comune, la volontà di stare insieme del nostro popolo. Ernest Renan sostenne che la patria è un plebiscito che si rinnova ogni giorno, ma non possiamo dire sì a noi stessi, se pensiamo yes. In qualche università pubblica, lezioni di economia e finanza vengono direttamente impartite in inglese. Ottima cosa contare su laureati  poliglotti, ma le nostre università devono formare nella nostra lingua e, qualunque sia l’indirizzo di studi, alla nostra lingua.

     Il destino del call center Italia                                                                         

    Non resta che resistere, espungendo il più possibile dai nostri discorsi e dai nostri scritti le parole straniere, ognuna delle quali ha necessariamente un corrispettivo in italiano, ed ancora più pretendere, da genitori, che l’insegnamento, vorrei dire l’addestramento all’uso dell’italiano sia considerato centrale nel percorso formativo degli studenti. In caso contrario, la neolingua dei messaggini diventerà genere letterario per incomprensione delle altre forme espressive, e nessuno sarà più capace neppure di immaginare la traduzione di centinaia di parole. Di più: come nei romanzi di Orwell e nel Mondo Nuovo di Huxley, poche decine di vocaboli (in anglo-tecno-neolingua) basteranno per esprimere la povertà intellettuale, lessicale ed interiore di intere generazioniPresumibilmente, è quello che vogliono i nostri “superiori”. Hanno vita facile, nel call center  Italia, perché ci siamo trasformati senza problemi nel bel paese dove suona lo yes del consenso bovino, dell’indifferenza, della rinuncia a pensare, del servilismo beceroUnderstand?  

    Roberto Pecchioli (Copyright © 2016 Qui Europa)
     
    Partecipa al dibattito – Redazione Quieuropa – infounicz.europa@gmail.com
     

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     Allegati – Approfondimenti                                                                                   

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  • La raccomandazione dei padrini

    La raccomandazione dei padrini

    Mercoledì,  Giugno 4th/ 2014
     

     – di Redazione Quieuropa 

    Redazione Quieuropa, La raccomandazione dei padrini, slittamento gli obiettivi deficit/Pil, Mariastella Gelmini, vertice G7,  Antonio Tajani, direttore di Avvenire Marco Tarquinio, collaborazionismo di Matteo Renzi & Co, Pier Carlo Padoan, sistema della moneta-debito,  rating/spread, MES, Fiscal Compact, privatizzazioni,  Olli Rehn , Reaganomics 

    Bruxelles – lacrime e sangue europeista

    La raccomandazione dei padrini   

    Nel 2014 altri 9 miliardi di lacrime e sangue:

    la soddisfazione dei collaborazionisti che…

    rigirano la frittata nei salotti TV

     

    di Redazione Quieuropa

    9 miliardi - Lacrime e sangue - Ue 2014

     La raccomandazione dei padrini                                                                           

    Bruxelles, Roma – Redazione Quieuropa – Nelle scorse ore i soloni dell'UE, in attesa del vertice G7 di oggi pomeriggio, con i leader mondiali, eccetto Vladimir Putin, dal cuore dell'impero hanno riversato  sull'Italia l'ennesima, attesa, doccia fredda. L'imperativo è scontato quanto lapidario: "avanti col pareggio di bilancio e nuovi "sforzi" in vista già nel 2014"! Ovviamente i media di regime hanno fatto di tutto per addolcire l'amarissima pillola e creare caos e disinformazione, osannando nei vari salotti TV (vedi l'ex ministro Mariastella Gelmini) la "provvidenziale azione ritardante" posta in essere dal commissario uscente all'Industria,  Antonio Tajani, in merito al raggiungimento "più morbido" del famigerato pareggio ed alla contestuale richiesta di slittamento gli obiettivi deficit/Pil al 2016. Torna puntuale, dunque, il tormentone europeo per eccellenza, posto a sigillo dello stesso Patto di Stabilità: l'arma per distruggere le economie europee fin dal 1997 (vedi qui Patto di Stabilità – Come l’Europa dal 97 chiede il suicidio dell’economia italiana) che mira di fatto a paralizzare l'economia italiana entro i limiti del 3% del rapporto Debito/Pil. Un meccanismo irrazionale e inattuabile, che contrappone alla crescita indotta, fittizia ed illimitata del debito, l'altrettando paradossale distruzione indotta della ricchezza nazionale.

     I collaborazionisti                                                                                                       

    Ma la verità sul contenuto reale della raccomandazione UE è come sempre un'altro: l'usurocrazia europeista, detta in soldoni, richiede altri immediati 9 miliardi di lacrime e sangue (stile Grecia) all'Italia. In sintesi, dunque, la Commissione "ricommissiona" l'Italia, con il compiaciuto collaborazionismo di Matteo Renzi & Co e con il contestuale plauso del direttore di "Avvenire" Marco Tarquinio, che (dopo aver osannato, a Catanzaro, il ritorno dei titoli del debito pubblico greci sui mercati internazionali, lo scorso 5 Maggio – vedi qui Due domande a Marco Tarquinio: Grecia e Nuovo Disordine Mondiale) nei giorni scorsi aveva lodato il "cattolico Renzi", additandolo come esempio da seguire. Da non credere!

    9 miliardi - Lacrime e sangue - Ue 2014

     Enfasi da privatizzazioni                                                                                           

    L'enfasi europeista per il commissariamento del "Belpaese" si legge – senza alcun minimo imbarazzo personale – anche nel bizzarro tweet lanciato in rete nelle ultime ore dal ministro dell’Economia, il "collaborazionistaPier Carlo Padoan: «Commissione Ue apprezza riforme italiane». Ovviamente la stangata sarà accompagnata dalle privatizzazioni (le cosiddette anti-democratiche ed élitarie riforme strutturali, tanto decantate dalla casta): vero obiettivo della crisi indotta, mediante il sistema della moneta-debito ed i suoi distruttivi corollari: rating/spread, MES, Fiscal Compact, ecc.. Una sorta di nuova "Reaganomics" in chiave europea, protesa a regalare la ricchezza nazionale ad una cerchia fortunata di impostori senza scrupoli e vergogna.

     Schizofrenia europeista                                                                                            

    Entusiasmo carico di sarcasmo anche per il commissario Ue agli Affari Economici e Monetari, Olli Rehn, che nelle ultime ore ha tuttavia tenuto a precisare il fatto che «rinviare il raggiungimento degli obiettivi di medio termine non pone l’Italia in una buona posizione nei confronti delle regole che ha (hanno) sottoscritto». Rehn – giusto per la cronaca e per rincuorare (si fa per dire) gli "esemplari elettori" votanti alle ultime europee – ha poi ricordato che l’Italia ha inserito anche nella Costituzione l’obbligo di pareggio di bilancio. Come a ribadire la stupidità nostra e dei nostri cari politici… in piena sintonia con il lavoro sporco iniziato da Mario Monti (vedi qui – L’Inganno delle Riforme Strutturali – La Costituzione ora la scrive Moody’s). «Per questo è fondamentale – ha aggiunto Rehn – affrontare il problema del debito pubblico altissimo lavorando su sforzi strutturali adeguati». Bruxelles, in preda ad una forma di schizofrenia acuta sempre più evidente, dopo aver lanciato l'ennesimo recessivo commissariamento è poi tornata a "preoccuparsi" del dramma occupazionale italiano "da contenere con varie misure" e – aggiungiamo – nuovi tagli ai servizi essenziali: Jobs Act, nuove tasse e Tasi a parte! Fino a quando continueremo a dirci europeisti? Sveglia!

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    L’Inversione tra bene e male – Prostituzione, Droga e Alcool diventano “Ricchezza Nazionale”

    Sabato,  Maggio 24th/ 2014

     – di C.Alessandro Mauceri e Sergio Basile 

    Redazione quieuropa, Mario Monti, Fiscal Compact, rapporto deficit/PIL, accordi di Maastricht, Prodotto Interno Lordo, Istat, Enrico Giovannini, Sistema dei conti nazionali (Sec), Sec2010, Eurostat, C.Alessandro Mauceri, Sergio Basile, Ezra Pound, Bob Kennedy, discorso sul Pil, Medioevo, professor Massimo Viglione 

    L'Inversione tra bene e male – Prostituzione, Droga

    e Alcool diventano "Ricchezza Nazionale"

    Come la casta europeista sta perfezionando quel piano di

    distruzione sociale ed economico contrario al bene

    comune, e funzionale agli interessi dell'élite

    mondialista al potere

    Una doverosa riflessione storica sull'origine del male

    Video in allegato: analisi storica del Prof. Massimo Viglione

          

    di C.Alessandro Mauceri e Sergio Basile

    Prostituzione, traffico di droga, alcool - PIL - SEC2010

     Oltre il PIL – Osservazioni sul nuovo assetto macroeconimico dell'élite 

    Bruxelles, Roma – di C.Alessandro Mauceri e Sergio Basile  Il Pil, secondo l'economia classica, misura come noto la "ricchezza di una nazione", ma è davvero così? Specie oggi che – come vedremo di seguito – attività criminali e deprecabili secondo Bruxelles e Roma (a stretto giro) devono essere inserite di diritto all'interno di questa ricchezza? Vediamo, partendo da una piccola premessa. Qualche anno fa (era il 2012) pochi si stupirono per la prontezza con la quale Mario Monti, alla guida di un governo tecnico che avrebbe dovuto solo portare il Paese a nuove elezioni, come denunciammo a suo tempo, si era invece preso la briga, prima, di firmare il Fiscal Compact (accordo tra Stati, allora non sancito né approvato dal Parlamento Europeo) e poi, addirittura, di fare diverse modifiche alla Costituzione. Grazie a una di queste modifiche, da allora (e fino quando qualcuno non dirà che quella azione era illegittima in quanto votata da un Parlamento illegittimo….) l’Italia è obbligata a rispettare una serie di “regole” che riguardano la riduzione del deficit e il rapporto deficit/PIL. Rapporto per altro già posto a sigillo della gabbia europea fin dal 1997 (vedi qui – Patto di Stabilità – Come l’Europa dal 97 chiede il suicidio dell’economia italiana).

     Intorno al rapporto Debito/Pil                                                                               

    Come tutti i telegiornali hanno ripetuto fino alla nausea agli italiani (forse anche per convincerli ad accettare misure capestro adottate da tutti gli ultimi governi) infatti è opportuno ricordare come gli accordi di Maastricht abbiano definito un "patto di stabilità" con il quale è stato imposto, ai Paesi sottoscrittori, di contenere il deficit pubblico entro il tetto del 3% del PILCome in ogni rapporto che si rispetti (matematicamente parlando) per mantenere basso il risultato o si riduce il numeratore (il deficit) o si aumenta il denominatore (il PIL). Recentemente, però, la maggior parte dei Paesi europei si è resa conto (come hanno fatto a non capirlo prima?) che i loro conti pubblici non permettevano di rispettare gli “accordi” economici sottoscritti forse troppo frettolosamente… E allora hanno pensato che fosse necessario trovare una soluzione. Come visto, infatti, il rapporto era ed è incontenibile (vedi qui – Il Vero Volto del Consumismo e l’inganno del Rapporto Debito/PIL) poiché il debito pubblico (numeratore) è destinato a crescere all'infinito, sulla scia della speculazione finanziaria da interessi passivi sui titoli di stato, e sulla scia di un ricorso smodato ed irrazionale all'iper-emissione di titoli e dunque della bizzarra strategia dell'iper-cartolarizzazione delle obbligazioni statali. Discorso inverso, come vedremo, pert il Pil.

    Prostituzione, traffico di droga, alcool - PIL - SEC2010

     Intorno all'iper cartolarizzazione del debito pubblico                                   

    Ma Come funziona la tecnica della cartolarizzazione? Semplice! Per cartolarizzazione s'intende la cessione di attività o beni – di una società definita tecnicamente originator: nel nostro caso dei beni pubblici e privati di una nazione – attraverso l'emissione ed il collocamento di titoli obbligazionari (nel nostro caso, si tratta di titoli di stato). I beni o attività sono ceduti a terzi o impegnati a garanzia di tal debito. Nel caso in esame è lo stato che media tra i cittadini chiamati a ripagare il debito originato dall'emissione di titoli e gli investitori e speculatori finanziari che acquistano tali titoli nella speranza di ottenere interessi sempre più alti. Ricordiamo, in merito, che oggi il dio "mercato" – dopo il celeberrimo divorzio tra Tesoro e Banca d'Italia del 1981, diretto da Beniamino Andreatta e Carlo Azeglio Ciampi – decide arbitrariamente il livello dell'interesse da ripagare, mediante il vergognoso ed inaccettabile meccanismo del rating e dello spread, lasciato in balia dei falchi del sistema bancario e delle agenzie ad esso assoggettate, quali  Standard & Poor's, Fitch Ratings e Moody's (vedi qui L’Inganno delle Riforme Strutturali e la Morsa del Rating Sovrano – La Costituzione ora la scrive Moody’s e qui Rating e Speculazione, da Bruxelles Palliativi o Azioni Concrete?)

     Cartolarizzazione e disastro "Basilea 3"                                                             

    Nel meccanismo della cartolarizzazione, dunque, il recupero da parte dei terzi del valore di questi beni o attività (nel nostro caso i cespiti ed i redditi che lo stato pone in garanzia e pretende, tramite la leva fiscale e tramite l'azione di enti come Equitalia) dovrebbe garantire la restituzione del capitale e delle cedole di interessi indicate nell'obbligazione. Se tale recupero non è possibile, grazie anche a fenomeni come la rarefazione monetaria (carenza di credito e moneta in circolazione, a causa – come nel caso dell'Italia – alla chiusura dei rubinetti del credito successiva all'innalzamento dei coefficienti di riserva obbligatoria sanciti con "Basilea 3" – vedi qui – Basilea 3 – Ok dell’Europarlamento a rapporto banche – e qui Parlamento Europeo: Nouvo Vergognoso passo verso l’Impero ​Euro-Bancario Unico) chi ha comprato titoli cartolarizzati incorre nella perdita sia del capitale versato che degli interessi dovuti. Per lo più i beni ceduti sono costituiti da crediti, tuttavia possono essere immobili, strumenti derivati o altro. Ovviamente in questo caso a rimetterci, come noto, sono i cittadini, visto che a monte lo stato – mediante la tassazione – trattiene o recupera le sostanze finanziarie necessarie a ripagare questa macroscopica forma speculativa, che i politici – servi e burattini dei banchieri – fingono di non vedere… Ovviamente, posta a ciliegina sulla torta, la realtà (a monte di tutto) dell'emissione di moneta-debito da parte della BCE: moneta cartolarizzata e ricomprata – a tassi bassissimi, dell'1% allo o,25% – attraverso il meccanismo delle aste fittizie trimestrali – dalle banche private che poi rivendono il "pacchetto" agli stati (come prevede l'art. 123 del Trattato di Lisbona). Alla luce di ciò, capiamo come l'attuale sistema di cartolarizzazione del debito pubblico connesso all'emissione monetaria a debito, sia stato concepito col fine di far esplodere il debito in maniera incontrollata.

    Prostituzione, traffico di droga, alcool - PIL - SEC2010

     Intorno al PIL                                                                                                              

    Come spesso  accade ormai da molti decenni purtroppo la soluzione trovata è stata, a dir poco, discutibile. Dato che spesso la spesa pubblica è diventata un’abitudine e soprattutto dato che dipende, come visto, da fattori animali (tra cui la mancanza di una sovranità monetaria reale : riconducibile alla "proprietà popolare della moneta" e all'emissione di un reddito di cittadinanza a credito) che impediscono in maniera indotta di ridurla, si è pensato a un modo “innovativo” di far aumentare il PILMa cos’è davvero il PIL? Il PIL, o Prodotto Interno Lordo, rappresenta come detto, il valore complessivo dei beni e servizi finali prodotti all'interno di un paese in un certo intervallo di tempo (generalmente l’anno). Esistono tre diverse metodologie per calcolare questo valore. La prima ("Metodo della Spesa": C+I+G+X ), utilizza il calcolo  dei Consumi (spesa delle famiglie in beni durevoli, beni di consumo e servizi – C), degli Investimenti (spesa delle imprese e delle famiglie in immobili – I) della Spesa Pubblica (G) e delle Esportazioni nette (differenza fra esportazioni ed importazioni – X). Il secondo ("Metodo del Valore Aggiunto") non fa altro che sommare il valore aggiunto dei Beni e dei Servizi prodotti dalle imprese in quel periodo. Il terzo stumento economico di misurazione del PIL – "Metodo dei Redditi" – effettua la somma delle Retribuzioni e dei Redditi da Capitale. Ovviamente tutti e tre questi metodi devono fornire lo stesso risultato.

     Bob Kennedy e il suo Discorso sul Pil                                                                 

    Ovviamente di per sé questa grandezza economica si presta – come avvenuto in passato – ad amplissime e veementi critiche, da momento che esso – come ricordò Bob Kennedy in un celebre discorso pronunziato tre mesi prima di essere assassinato: vedi video giù in allegato – considera tra la ricchezza della nazione anche elementi distruttivi come armi, prodotti ed elementi inquinanti o – ad esempio – materiale pornografico, ecc.., e dal momento che esso – essendo una grandezza aggregata – va avanti per medie generali, e considera egual ricchezza pro capite, anche se in realtà a detenere la stragrande maggioranza della ricchezza di una nazione è magari il 2% della popolazione della stessa e il resto del campione statistico, vive magari in condizioni di povertà o estrema povertà. Per contro il PIL non misura elementi che a ben vedere rappresentano la vera ricchezza di una nazione: l'onesta, l'unità familiare, lo spirito di collaborazione, ecc.. Il vero valore aggiunto che fa la differenza!

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     PIL – L'ultima genialata dell'eurocasta illuminata                                         

    Riassumendo, possiamo sostenere che il PIL come strumento di valutazione dell’economia di un Paese sia assolutamente una grandezza economica (parametro) sbagliato/sballato: basti pensare – ribadiamo – che l’inquinamento derivante dal consumo di combustibili fossili fa aumentare il PIL, mentre il risparmio energetico derivante dall’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili come il solare lo riduce in quanto riduce i consumi di energia elettrica. Cosa hanno pensato, dunque, i Grandi Esperti dell'UE (cosa credevate? che solo in Italia ci fossero Grandi Esperti, magari tecnici?) per far quadrare conti che non possono quadrare perché sbagliati in partenza?  Ebbene, i Grandi Esperti dell’UE hanno deciso (non proposto….e votato in Parlamento) di modificare arbitrariamente il modo in cui, nel calcolo del PIL, si deve tenere conto delle spese derivanti dalle attività illegali come la prostituzione o il traffico di sostanze stupefacenti o, ancora, il contrabbando di sigarette o di alcolici o il consumo di drogaAlcuni penseranno che si tratti di uno scherzo o di una beffa di qualche bontempone. Niente affatto! È tutto vero, purtroppo! È “un passo importante”, ha detto l’ex presidente dell’Istat e Ministro del Lavoro del governo Letta, Enrico Giovannini, "per avere un quadro sempre più realistico dei conti nazionali" (Confronta qui agenzia AdnKronosIstat: droga e prostituzione saranno inserite nelle stime del Pil ). Lo stesso si è affrettato a spiegare che non si tratta di un nuovo Sistema dei conti nazionali (Sec), perchè l’inserimento delle attivitá illegali era giá previsto nel Sec del 1993 e poi in quello europeo del ’98, “ma non veniva applicato in quanto non era stata trovata una concordanza sulla metodologia”. Capite verso dove stiamo andando? Capite il baratro che si apre sempre di più, giorno dopo giorno, sotto i nostri piedi?

     Quando il PIL va a P….. (PIL, Prostitute e Spacciatori)                                

    Quindi, ciò di cui dovremmo essere felici, almeno secondo i nostri politici, è che finalmente nella stima dei conti della cosa comune, terremo conto di prostitute e spacciatori: non come fenomeno da ridurre o debellare (in quanto, a rigor di logica, dovrebbero costituire una riduzione del PIL così come l’inquinamento, gli incidenti automobilistici ecc.…) ma anzi da favorire (dato che aumentano il PIL e, se aumenta il PIL, vuol dire che l’economia del Paese, nel suo complesso, cresce e se l’economia del Paese cresce vuol dire che va tutto bene……).

    Prostituzione, traffico di droga, alcool - PIL - SEC2010

     SEC2010                                                                                                                        

    La nuova metodologia denominata Sec2010 (il nuovo standard per i Paesi Ue) prevede che siano considerate come “fonti” di reddito quelle derivanti da alcune “macro categorie”. Niente da obiettare per quanto riguarda le spese per ricerca e sviluppo. Ancora ancora, potrebbero essere capite (anche se non condivise moralmente) quelle per gli armamenti, dato che molte industrie che producono armi e armamenti hanno sede in Europa e anche in Italia e che in casi estremi (molto estremi) con le armi ci si può difendere…. (stile Cristeros, nel Messico degli Anni Trenta). Ciò che proprio non si riesce a capire è l’inclusione nel PIL delle attività illegali, connesse, secondo l'Istat, al "necessario superamento di riserve relative all'applicazione omogenea tra paesi Ue degli standard già esistenti". La misurazione di queste attività, fa sapere l'Istat, è molto difficile, per l'ovvia ragione che, essendo illegali, si sottraggono a qualsiasi forma di rilevazione. Fra l'altro lo stesso concetto di attività illegale può prestarsi a diverse interpretazioni. Quindi, per garantire la massima comparabilità tra le stime prodotte dagli Stati membri, Eurostat ha fornito linee guida ben definite. Le attività che verranno prese in considerazione sono: il traffico di sostanze stupefacenti, i servizi della prostituzione e il contrabbando di sigarette o alcool. E cosa vogliamo di più dalla vita? Il Debito illegale diventa lecito e nessun politico ne parla e lo denuncia o a premura di inserisce nei rispettivi programmi elettorali lo smantellamento dello stesso… Per contro "reati" e attività immorali e deprecabili rientrano a far parte della "ricchezza nazionale". Sapete come si chiama questa nel gergo massonico? Inversione! Il bene diventa male e il male bene! E forse questo l'ultimo stadio del Piano di Rinascita Democratica della P2?

     W la Prostituzione – Lega Nord ed altri accidenti                                            

    Beh, forse no! Con la relativizzazione del diritto naturale in atto, ci aspettiamo questo ed altro. L'obiettivo pare la definitiva distruzione della società e dei valori più altri che hanno contribuito a far davvero grande l'Europa. Perciò capita che anziché debellare – o quantomeno contrastare con ogni mezzo – il fenomeno della prostituzione che per l'80/90% dei casi trae la sua linfa vitale della "disperazione da debito" e della povertà indotta dallo stesso sistema bancario internazionale globalizzato (vedi qui – Denaro e Prostituzione: come tornare ad esser liberi di scegliere il proprio destino?) esso si avalla e promuove con ogni fantasioso mezzo, e con la complicità sottile di partiti – solo sulla carta anti-casta, ma in realtà peinamente inseriti in questo sistema – come la Lega Nord, che di recente ha proposto con molta nonchalence di innalzare la prostituzione ad attività produttiva degna – evidentemente – di tutela giuridica e fiscale…. Questo, infatti, è uno dei pilastri del programma elettorale della Lega. In fondo è come dire che la disperazione anziché essere contrastata debba essere incentivata e salvaguardata… assurdo!

    Prostituzione, traffico di droga, alcool - PIL - SEC2010

     Altri elementi utili… Mafia, terrorismo legalizzato, corruzione politica 

    Ma torniamo al Sec2010. Qualche malpensante potrebbe credere che tutto questo sia stato fatto proprio per poter alterare i risultati del PIL non essendo possibile avere dati certi… Ebbene, i Grandi Esperti della UE hanno superato se stessi: per garantire la massima comparabilità tra le stime prodotte dagli Stati membri, Eurostat ha fornito linee guida ben definite per il calcolo dell’illecito.  Innanzitutto – come visto – le hanno “classificate”: traffico di sostanze stupefacenti, servizi della prostituzione e contrabbando di sigarette o alcoolE la mafia – ci chiediamo –  e i furti nelle abitazioni? E i furti d’auto? E il terrorismo internazionale e legalizzato/assistito/foraggiato? E la corruzione dei politici, cioè di quel settore dove il Bel Paese certamente raggiungerebbe livelli altissimi? Per non parlare dell’evasione fiscale delle grandi multinazionali che non versano un solo euro di IVA….. E no! Quelli non contano! Non basta! 

     Indipendentemente dallo status-giuridico…                                                    

    Da oggi, si dovrà operare ''in ottemperanza al principio secondo il quale le stime devono essere esaustive, cioè comprendere tutte le attività che producono reddito, indipendentemente dal loro status giuridico''. In altre parole, se uno spacciatore viene arrestato e il giudice appura che aveva guadagnato (ovviamente al netto delle spese, se no i dati generali sarebbero alterati) una certa somma, questa voce andrà aggiunta per il calcolo del PIL. Siamo evidentemente alla follia più ottenebrante! E se invece non lo si acciuffa? O se dopo averlo preso ci si accorge che il “poverino” con il traffico di droga, sigarette e armi non aveva incassato abbastanza? Beh, allora non avrà contribuito alla crescita del PIL del Paese…… Senza considerare che i dati ufficiali e le “stime” sul ”sommerso” sono tutt’altro che recenti (pare che le ultime risalgano al 2008) e spesso molto variabili (le ultime parlano di un valore che varierebbe tra un minimo di 255 e un massimo 275 miliardi di Euro, vale a dire, una differenza pari a due manovre finanziarie annuali…).

    Prostituzione, traffico di droga, alcool - PIL - SEC2010

     Basterebbe una semplice parolina magica…                                                     

    La verità è che, come al solito, si sta cercando di nascondere con una fogliolina inutile, la voragine aperta dall'emissione a debito della moneta. Voragine usurocratica esasperata, di seguito, con altre leggi diaboliche come il Fiscal Compact, il MES, il Redemption found e molte altre a livello comunitario.  E, quindi, invece di studiare e adottare strumenti come il BES (indice di benessere economico), o l’Indice di Sviluppo Umano (HID) o l’Index of Sustainable Economic Welfare (Isew – sia pur con tutti i sui limiti…) o il  Gpi (Genuine progress indicator),  si continua a utilizzate strumenti inutili e inservibili per valutare la produttività dei cittadini. E on solo degli italiani, ma di tutti gli europei.  Eppure basterebbe una "parolina magica" per evitare tutta questa distruzione gratuita… Credito! (vedi qui – Signoraggio – La Confessione dell’élite). Cioè emissione a credito, ed a vantaggio di ogni cittadino, della nostra moneta (vedi qui – Inganno monetario – La Consapevolezza del bene e le chiavi del Regno). D'altronde la ricchezza di una nazione, come sostenne magistralmente Bob Kennedy, e come sapeva benissimo il poeta statunitense Ezra Loomis Pound, era ed è ben altra (vedi qui – La Vera Ricchezza di una Nazione). Alla luce di ciò vorremmo porre una semplice domanda ad europeisti, leghisti, turbocapitalisti, liberisti, social-comunisti & soci (Salvini e  Borghezio in testa): ma sapete chi genere davvero la ricchezza? (vedi qui – Chi genera davvero la Ricchezza? Capirlo è essenziale!).

     Una doverosa riflessione storica                                                                            

    Certo, per capire bene la radice dell'errore che ci ha portato a questa palese inversione dei concetti di bene e male, a queste distorsioni dei concetti di "valore" e a questo stadio di disgregazione e distruzione sociale ed economica, è urgente acquisire consapevolezze monetario-finanziarie e soprattutto storiche nuove… O meglio rileggere, al netto della propaganda, la storia sotto una prospettiva nuova. Una prospettiva che l'élite illuminata ci ha strategicamente voluto nascondere fin dai banchi di scuola, mediante l'indottrinamento proteso all'annullamento dei valori più alti e nobili, come ha ben spiegato, con autorevolezza, il professore universitario Massimo Viglione – scrittore, saggista, coordinatore del periodico "Radici Cristiane" è già  direttore editoriale della casa editrice "Il Minotauro" – in una recente conferenza (datata 26 Aprile 2014) afferente al recupero delle radici spirituali e morali più alte e nobili del nostro passato, partendo proprio dal periodo storico che "l'élite illuminata al potere" – responsabile di tali sfaceli – ha da sempre cercato di adombrare ed infangare: il Medioevo (vedi video giù in allegato)

     

     

     

    C.Alessandro Mauceri, Sergio Basile (Copyright © 2014 Qui Europa)

    Partecipa al dibattito – infounicz.europa@gmail.com

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     Articolo in Allegato – Approfondimenti sulla deriva "Basilea 3" – Art. 16/5/2012 
     

    Mercoledì, Maggio 16th / 2012

      di Sergio Basile –

    Unione europea / Parlamento europeo / Pacchetto Crd IV / Ecofin / Consiglio europeo / Commissione europea / Bruxelles / Basilea 3 / Eba / European Banking / Authority / Regno Unito / Gianni Pittella / Andrea Enria / Speculazione / Flessibilità / Finanza / Banche / Stretta creditizia /Credit crunch / Fregatura / Coefficiente di Riserva Patrimoniale / Coefficienti di liquidità bancaria  

    L'Europarlamento approva in commissione

    il rapporto su Basilea 3

    Passa sostanzialmente la lina del Regno Unito: 

    Le banche avranno maggior flessibilità nel decidere

    il livello di Coefficiente di Riserva Patrimoniale

    Soddisfatti i banchieri, meno gli Europei e le imprese

     

    di Sergio Basile

    Bruxelles  – Ieri, all’interno del faraonico edificio che ospita gli uffici dell’Europarlamento, in Rue Wiertz, è stata una giornata piuttosto delicata sul fronte dei presunti “rimedi” o “azioni” sulla crisi economica e finanziaria dell’Ue. E’ accaduto infatti che, in serata, laCommissione affari economici e finanziari ha esaminato, e di seguito approvato, il pacchetto Crd IV inerente alla disciplina per l’accesso all'attività bancaria – ed in particolare alla vigilanza prudenziale – ed al recepimento del regolamento di Basilea 3. Secondo il vicepresidente italiano dell’Eurocamera, Gianni Pittella, “con la votazione sarebbe stato raggiunto un compromesso a favore delle Pmi, in maniera tale – ha spiegato – da evitare che il processo dideleveraging non si fosse concentrato sui crediti erogati alle imprese, ed in particolare per quelli alle medio-piccole imprese”.

      Un "compromesso" che giova alle banche?                                        

    L’accordo stipulato sul “quanto mai discusso” recepimento dei requisiti di capitale per le banche europee (previste da Basilea 3) è stato frutto di un compromesso che in effetti lascia molti con l’amaro in bocca, apportando delle modifiche che, secondo la Bce, l'Eba e la Commissione,  hanno spostato l’equilibrio della bilancia verso quella flessibilità applicativa a livello nazionale negli ultimi mesi caldeggiata a gran voce dal Regno Unito. Come dire: pur non essendo parte dell’Eurozona ilRegno Unito di Sua Maestà (che è comunque tra i soci di maggioranza relativa all’interno del board della Bce, sia pur con le tasche piene di sterline) ha dettato legge in materia bancaria e quindi monetaria. Ma entrando nello specifico del rapporto votato – che “Qui Europa” ha analizzato per i suoi lettori – c’è da notare come l’articolo 118 fissi la ponderazione del rischio connesso all’esposizione delle banche con le piccole e medie imprese sulla soglia del 57%; 75% per privati cittadini e famiglie, con un tetto massimo di 2 milioni di euro.

      Nel nome della flessibilità                                                                         

    Per questo le tre istituzioni europee hanno sottolineato la necessità di "vigilare per evitare che si abusi di questa flessibilità" (?). Ma allora perché non impedirla a monte? Perché continuare a garantire ampi margini di riserva patrimoniale alle banche, che così facendo possono arbitrariamente decidere di chiudere o limitare il rubinetto del credito? Una cosa è certa, la decisione di oggi, e la prossima mossa del 23 maggio, possono definitivamente lasciare il fianco dell’Europa scoperto a reiterate e pericolose distorsioni nell’ambito del mercato interno Ue.  Per la gioia dei banchieri e la disperazione degli Europei. Il presidente dell'Eba, Andrea Enria, ha commentato l’esito del voto in commissione affari economici e finanziari dell’Europarlamento sostenendo che ''è necessario fissare principi comuni entro i quali esercitare la flessibilita''. Ma il vero problema è che quando si parla di flessibilità in Europa – che sia sul credito, che sia sui coefficienti di liquidità delle banche o del mondo del lavoro – si ha sempre la sensazione, anzi la certezza, che in fondo si tratti sempre di una grande fregatura.

      Due aspetti  fondamentali                                                                         

    E d’obbligo riconoscere, tuttavia, due aspetti:  il credito bancario rappresenta per le Pmi la linfa vitale per tutti i processi economici e produttivi, e come tale non potrebbe essere in nessun caso sospeso o limitato; la stretta creditizia praticata dagli 8.300 istituti bancari europei – malgrado gli ultimi 1000 miliardi di euro che la Bce ha “donato” alle banche europee, suggellando l’operazione con l’elegante quanto subdolo termine di “ricapitalizzazione” di “salvataggio” verso il sistema bancario (nei fatti, artefice dell’attuale abisso finanziario sfociato nella crisi del debito pubblico) – ha portato, solo in Italia, 17.000 imprese al fallimento in pochi mesi, favorendo la svendita all’estero di molte altre società sull’orlo del baratro. Ma come mai all’improvviso le banche si sono scoperte dispettose matrigne dal braccino corto? E’ una mirata strategia pianificata in esclusivi circoli élitari e segreti, o il naturale susseguirsi di un disastro economico che affonda le sue radici nella finanza e nella speculazione?Può darsi entrambi! Difficile da dimostrarsi con prove concrete. Più facile con deduzioni e congetture, o esaminando gli effetti concreti sul campo, o lo spostamento della ricchezza reale del Vecchio Continente nelle mani dei banchieri. Spostamento di benessere finanziario che,  così come avvenne negli anni Ottanta negli Usa con le disastrose e vampiresche strategie liberiste del PresidenteRonald Reagan (tristemente passate alla storia con il nome di “Reaganomics”) anche in Europa sta concentrando la ricchezza sempre più nelle mani di una piccola élite, in nome della “flessibilità”. Sta di fatto che quest’anno – ad esempio – un paese come l’Italia pagherà solo di interessi sul debito pubblico nazionale (gran parte del quale acquistato proprio dagli istituti "creditizi" europei, specie francesi e tedeschi) la ciclopica cifra di circa 80 miliardi di euro. Come dire: un paio di finanziarie gettate nello sconfinato mare del debito speculativo, e nei caveau delle banche.

      L’iter di recepimento delle misure di Basilea 3                                  

    Ora, dunque, il prossimo 23 maggio la “palla” passerà alle altre istituzioni Ue: saranno avviati, cioè, inegoziati tra l’Europarlamento del presidente Martin Schulz,  la Commissione di Manuel Barroso ed il Consiglio Ue presieduto da Herman Van Rompuy. L’obiettivo sarà quello di completare il recepimento del suddetto pacchetto. Misure che nelle scorse ore sono state presentate sul tavolo dell'Ecofin: il Consiglio dei ministri finanziari ed economici dei 27 Paesi membri dell’Ue, oggi sotto presidenza danese. 

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

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     Video e Articoli in Allegato                                                                                              
     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

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    Giovedì, Dicembre 20th/ 2012 – di Sergio Basile – Ue / Urss / Bruxelles / Roma / Romania / Conti pubblici / Austerity /Elezioni / Commissario agli Affari economici / relazione sulla sostenibilità dei conti pubblici / Vladimi  r Bukovskij  / Mikhail Gorbaciov / Strangolare abbracciando / coincidenze tra Ue e URSS / Stalin / Commissioni / Troike / Ue / Bce / Fmi / Napolitano / enorme […]

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    Sabato, Febbraio 16th/ 2013 – di Alessandro Mauceri – Unione europea , Colonialismo euro-tedesco , Influenza anglofona , rapporto Debito/PIL, Unione Europea, Regioni Obiettivo 1, Fondi Comunitari, Eurispes, Parlamento Europeo contributi, Italia, Monti, commissario europeo, Caucaso, Asia centrale, repubbliche dell’Ex Unione Sovietica, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Kazakistan, Kirghizistan, Moldavia, Federazione russa, Tagikistan, Turkmenistan, Ucraina e Uzbekistan IVA, Gran Bretagna, Irlanda, […]

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    Mercoledì,  Febbraio 13rd/ 2013 – di Maria Laura Barbuto e Sergio Basile –  Centrosinistra / Meeting / Unione Europea / Bruxelles / Torino / Incontro leader sinistra / Integrazione / Unità / Vertice Ue bilancio / Gran Bretagna / Francia / Crisi / Economia / Politica / Retorica politica / Euro / Tagli / Cameron / […]

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  • Ecco perché non voterò il Movimento 5 Stelle alle elezioni europee

    Ecco perché non voterò il Movimento 5 Stelle alle elezioni europee

    Lunedì,  Aprile 7th/ 2014

     di Daniele Di Luciano / Redazione Losai / Redazione Qui Europa  

    Daniele Di Luciano, Beppe Grillo, Elezioni europee, programma del movimento 5 stelle, Eurobond, Fiscal Compact, Referendum sull'euro, permanenza nell'euro, deputato Sorial, Mario monti, Nuovi Debiti, Debtocracy, perchè non voto il movimento 5 stelle, il referendum è una presa in giro 

    Ecco perché non voterò il Movimento 5 Stelle

    alle elezioni europee

    Esaminando il programma del Movimento 5 stelle: il primo punto 

    è inutile, il secondo non risolve assolutamente la "crisi" e il terzo,

    addirittura, la peggiora

     

    di Daniele Di Luciano

    Movimento 5 stelle - Elezioni europee 2014 - Eurobond - Euro

     Cosa propone il "non partito" di Grillo per l'Europa?                                    

    Roma, Bruxelles – di Daniele Di Luciano – In vista delle prossime elezioni europee, è opportuno cercare di fare un po’ di chiarezza. Tanti italiani, finalmente delusi dall’Euro, andranno a votare il Movimento 5 StelleVotare dovrebbe essere una cosa seria e quindi non lo si dovrebbe fare in base alle simpatie che può scatenare un politico, alle antipatie che ne può scatenare un altro o a pregiudizi che si addicono più alle tifoserie che all’elettorato. Proviamo a eliminare la componente emotiva e chiediamoci: cosa propone il “non partito” di Grillo e Casaleggio per l’Europa? Siamo sicuri che i pentastellati siano contrari alla moneta debito emessa dalla BCE, prima causa della crisi economica?

     I 7 punti del programma del M5S                                                                         

    Leggiamo i sette punti del programma: 1. Referendum per la permanenza nell’euro; 2. Abolizione del Fiscal Compact; 3. Adozione degli Eurobond; 4. Alleanza tra i Paesi mediterranei per una politica comune; 5. Investimenti in innovazione e nuove attività produttive esclusi dal limite del 3% annuo di deficit di bilancio; 6. Finanziamenti per attività agricole e di allevamento finalizzate ai consumi nazionali interni; 7. Abolizione del pareggio di bilancio. Analizziamo i primi tre punti, che dovrebbero essere i più importanti e che interessano più da vicino la questione centrale della moneta.

     I primi tre punti                                                                                                           

    Il primo punto è un referendum consultivo (come ci spiega il deputato Sorial in questo video). 

     Cos'è un Referendum Consultivo?                                                                      

    Ma cos’è un referendum consultivo? Ce lo dice Wikipedia, che cito: "I referendum si possono distinguere in base al tipo di scopo. Consultivi: per sentire il parere popolare circa una determinata questione politica (mera richiesta di parere legalmente non vincolante quanto alla decisione successiva) Capito? Un referendum del genere non vincola in alcun modo le decisioni che verranno prese dal governo. Ciò significa che se anche la maggioranza degli italiani votasse per la non permanenza nell’Euro, l’Euro potrebbe benissimo continuare ad essere la moneta dell’Italia. Praticamente non serve a nulla. È una specie di sondaggio.

     La domanda nasce spontanea!                                                                              

    Perché mettere un sondaggio inutile al primo punto di un programma per le elezioni europee? Non si capisce. …O forse sì? Cercando in rete mi sono imbattuto nel blog di Bruno Aprile sulla Democrazia Diretta. In un articolo del marzo 2012, che ovviamente non si riferisce al programma del Movimento 5 Stelle, l’autore scrive, a proposito dei referendum consultivi: "allo stato attuale, quindi, tale referendum [consultivo] non è solo una presa in giro, ma è totalmente inutile e dispendioso e sarebbe di utilità ai soli rappresentanti eletti per farsi propaganda come hanno sempre fatto con i referendum abrogativi nazionali". (vedi fonte giù)

     Fiscal Compact o no… la "crisi-truffa" non si fermerebbe…                       

    Il secondo punto prevede l’abolizione del Fiscal Compact. Per chi non lo sapesse, il Fiscal Compact è entrato in vigore il primo gennaio 2013. Se anche rappresenta un grosso problema per il futuro, non è certo a causa di questo accordo che l’Italia è in crisi. Ovviamente siamo d’accordo con l’abolizione di questo patto secondo il quale l’Italia dovrebbe sborsare 50 miliardi l’anno fino al 2033, ma ripetiamo che se anche venisse abolito, la crisi economica italiana non migliorerebbe anzi, continuerebbe a peggiorare com’è peggiorata negli ultimi anni in cui il Fiscal Compact non esisteva. Quindi anche il secondo punto del programma a 5 stelle non è la soluzione di nulla.

     3) Eurobond – Nuovo Debito e nulla più!                                                          

    Il terzo punto prevede l’adozione degli Eurobond. Cosa sono gli Eurobond? È molto semplice: gli Eurobond sono nuovi debiti. Il sito Movisol, così scriveva sugli eurobond: "Ora crescono le pressioni per adottare un bilancio europeo, attraverso la creazione dei cosiddetti “Eurobonds”. Questo schema, se verrà adottato, significherà un passo gigantesco verso la dittatura e l’iperinflazione". È interessante che l’articolo risalga all’agosto del 2011, quando il M5S non era ancora “sceso in campo”.

    Movimento 5 stelle - Elezioni europee 2014 - Eurobond - Euro

     La casta proponeva già gli Eurobond prima della nascita del M5S           

    Infatti i famigerati Eurobond non sono un’invenzione di Grillo e Ca. ma sono stati proposti, nel tempo, praticamente da tutti gli schieramenti politici. Citiamo un po’ di personaggi che agli elettori dei 5 stelle non dovrebbero piacere molto. Mario Monti: “Ho ri-insistito, lo avevo fatto tante volte in passato, sull’emissione di Eurobond”; Angelino Alfano: “Abbiamo bisogno di una stabilità finanziaria che si fondi sui cosidetti Eurobond”; Pierluigi Bersani: “C’è bisogno dell’emissione di Eurobond per finanziare una parte dei programmi di investimento”; Giulio Tremonti:L’unico modo per investire sul nostro futuro è quello degli Eurobond” [Tutte le dichiarazioni precedenti le trovate in questo filmato, non me le sono inventate io]

    ascoltate attentamente questi 60 secondi di video e poi traete le vostre conclusioni
     

     Ecco perchè non voto il M5S                                                                                  

    Dunque: perché non voto il Movimento 5 Stelle? Perché, nonostante Grillo sia simpatico, il primo punto del programma è inutile, il secondo non risolve assolutamente la crisi e il terzo, addirittura, la peggioraDovrei votarlo perché è il meno peggio? Assolutamente no! Non mi faccio prendere in giro come quelli che per anni hanno votato Prodi, Bersani, D’Alema, ecc., perché li ritenevano i meno peggio.

     Il Vero Problema canceroso è la moneta-debito emessa dalla BCE          

    Esiste un problema che è l’Euro, la moneta debito emessa dalla BCEEsiste una soluzione che è la moneta credito emessa dallo Stato italiano. Ed esistono tanti partiti che invece della soluzione propongono idiozie inutili e dannose. Per me sono tutti uguali, non esiste il meno peggio. E dirò di più, caro lettore: fin quando andremo a votare dei partiti che hanno programmi inutili e dannosi come quello del M5S, non lamentiamoci quando la situazione peggiorerà. La colpa è anche nostra che li legittimiamo.

    Daniele Di Luciano – Redazione Losai / Qui Europa

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    ascoltate attentamente questi 60 secondi di video e poi traete le vostre conclusioni
     

     

     

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     Altri Articoli  Correlati – Eurobond e Project Bond – Per non dimenticare…   
     

     Project Bond – Porte e finestre spalancate alla Speculazione privata                

     

    di Sergio Basile

    da "Qui Europa" del 20 Novembre 2012

    "Visto che gli investimenti da parte degli operatori finanziari sono pochi e scarsi – e ti credo! dopo la cura Monti e le ricette della Commissione europea di Barroso! – per i falsi profeti dell'"europeismo a tutti i costi", i project bond rappresenterebbero la soluzione per il lancio e lo sviluppo degli innumerevoli progetti economici ed infrastrutturali in "cassetto" e per la rinascita dell'Italia. Ma questa funzione di investimento in economia, non spettava allo stato? Perchè questa fiducia cieca in privati e speculatori? Davvero non ci si raccapezza! Essi – i project bond – infatti risultano (ma che combinazione!) particolarmente adatti al coinvolgimento di capitali privati nel finanziamento di opere infrastrutturali, in un momento in cui, come tutti sappiamo, i debiti pubblici degli stati sono (per volere e impegno degli stessi profeti e ciarlatani del mercatismo e del liberismo – non dimentichiamolo!) alle stelle (vedi gli attacchi facili e dissennati apportati in maniera illegittima ed in tempi non sospetti dagli aguzzini del rating e del declassamento facile) e le “povere” banche non rappresentano più una tradizionale fonte di finanziamento (soprattutto grazie al raggiro dell'innalzamento dei coefficienti di riserva patrimoniale delle stesse banche deciso dai banchieri privati e dalle solite élite finanziarie con Basilea 3) ma solo, a detta nostra, di ricchezza riservata a pochi eletti".

     

    di Vincenzo Folino

    da "Qui Europa" del 12 Luglio 2012

      Project Bond: Un golp finanziario al cuore dello stato                                

    In sede Ecofin si è assistito anche all'approvazione della fase pilota dei project bond. Ricordiamo che i project bond sono emissioni obbligazionarie, finalizzate alla realizzazione di un progetto, e che il loro rimborso dipende dai flussi finanziari che il progetto è in grado di assicurare. Insomma, dobbiamo fare i conti con uno strumento che viene "giustificato" facendo riferimento alla sua capacità (per ora solo ipotizzata) di coinvolgere capitali privati nel finanziamento di opere infrastrutturali, soprattutto in una fase storica in cui le tradizionali fonti di finanziamento (i bilanci statali e il credito bancario) non sono in grado, si dice, di assicurare le risorse necessarie. Ma la cosa più paradossale e che si è fatto di tutto per depauperare gli stati delle loro tradizionali prerogative d'investimento economico con il pretesto di un debito creato dalle stesse persone che ora ci propinano i project bond. In tutto ciò, l'intervento della Commissione europea di Barroso e della Bei (Banca europea degli investimenti), che hanno messo a punto un modello di intervento congiunto basato non su un'unica garanzia ma sul tranching: il prestito è suddiviso in più tranches con diversi gradi di rischio e la Bei – finanziata sempre con soldi pubblici – si dovrebbe far carico della parte più rischiosa. Tale modello dovrebbe consentire (sempre ipoteticamente) un forte effetto moltiplicatore. Al di là delle critiche dei cosiddetti complottisti (che chiameremo con il nome più appropriato di "realisti") si possono facilmente rintracciare una serie di limiti riguardo il suddetto progettoIncominciamo dal dire che, se l'obiettivo è attivare meccanismi rapidi (per avviare la crescita dell'economia), i project bond non sono lo strumento migliore: infatti sono collegati ad opere pubbliche (gestite e decise dalla trecnocrazia non eletta) che, per la loro realizzazione, richiedono molti anni; in secondo luogo occorre considerare che l'eventuale declassamento della Bei da parte delle ormai "famigerate" agenzie di rating, potrebbe vanificare in parte il presunto vantaggio di questo schema di condivisione del rischio. Senza accennare alla questione spinosissima ed iniqua di "debiti","prestiti" e "tassi d'interesse": una spirale debitocratica senza limiti. Inoltre c'è il serissimo rischio che qualora gli stati – vista questa assurda "forma di crisi" – non rieswcano ad onorare gli impegni a suon di euro, i sottoscrittori (sarebbe meglio dire "speculatori", con il MES in testa) terrano sotto pressione e ricatto gli stati ed i loro cittadini. In effetti è come se i creditori divenissero i reali padroni degli stati. Assurdo! Ma passiamo, ora, al provvedimento concreto. Secondo quanto comunicato dal Consiglio Europeo, il piano si estenderà per il 2012-2013 e avrà come scopo la mobilizzazione di 4,5 miliardi di euro destinati al settore privato per l'implementazione di progetti infrastrutturali.

     

    di Sergio Basile

    da "Qui Europa" dell'1 Luglio 2012

     Vertice Ue – Mario Monti, le lobby e gli anarco-capitalisti al potere             

    Bruxelles – Nelle scorse ore, a Bruxelles, presso Palazzo Justus Lipsius i 27 del Consiglio europeo hanno concluso l'atteso  vertice sulla crisi dell'Eurozona. Un summit molto propagandato, che tuttavia – nei fatti – si è trasformato in una rimpatriata di leaders (e lobbisti) votati in gran parte all'anarco-capitalismo ed all'istituzionalizzazione del debito, dell'austerity e dei tagli pubblici. Obiettivo vero, dietro la facciata di miracolistiche misure "anti-crisi", è stato il tema dell'accentramento in un Super-Stato Ue, nonché il definitivo predominio dei privati sugli stessi stati (ex-sovrani). Principio di incubazione di quelli che – nelle ambizioni imperialistiche della tecnocrazia – sono i cosiddetti "Stati Uniti d'Europa": disegno antistorico e mondialista che si sta abbattendo come uno tsunami sull'Eurozona e sulla povera e provata Italia. Un Paese – come visto – in balia della recessione e degli attacchi dello spread. Ciò sotto un velo di disinformazione mediatica e di un perfetto mix di ignoranza (del popolino) e mala fede (di interessate caste). Il tutto in diretta, e sotto lo sguardo smarrito, ed a tratti attonito, di un popolo "teledipendente", addomesticato a dovere – cioè – dalla solita mamma TV. Al centro della scena, sul parter di Bruxelles, un pimpante Mario Monti, vicino al suo "vero" obiettivo come un falco sulla preda, per la gioia non tanto dei tartassati Italiani, quanto piuttosto – evidentemente – della sua carissima Commissione Trilaterale. Ma per comprendere ciò che davvero è accaduto a Bruxelles (nella sua reale gravità) dobbiamo innazitutto buttare il telecomando, spegnere la tv e avere l'onesta intellettuale di sgombrare i facili entusiasmi (ingenerati ad arte dai media) nati anche sull'onda  dell'euforia dell'Italia calcistica nella notte di Varsavia. Varsavia-Bruxelles, dunque! Sarebbe bello credere in una doppia schiacciante vittoria dell'Italia, (e magari entrambe ai danni della Germania) ma così non è stato. Non è tutto oro quel che luccica! Per capirlo, è necessario analizzare – passo passo, e con un pizzico di buona volontà – la reale portata del cosiddetto "Growth Compact" (Patto per la Crescita da 130 miliardi di euro – 1% del Pil degli stati Ue) e dei suoi elementi accidentali: 1) Ricapitalizzazione della (privata) Banca Europea degli Investimenti (BEI); 2) riutilizzo dei Fondi Strutturali (sottratti ai cittadini delle aree più arretrate, perchè non utilizzati dalle regioni); 3) massiccio ricorso al Fondo Salva Stati (EFSF); 4) Attivazione del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES); 5) Creazione di Fondi di contenimento "Anti-Spread"; 6) Project Bond.

     

    di Maria Laura Barbuto

    da "Qui Europa" dell'1 Luglio 2012

     Eurobond: Emissione di Nuovi Debiti in un circuito già sovraccarico            

    Strasburgo – In Europa si pensa ancora di risolvere la crisi attraverso la creazione massiccia di nuovo debito, ovvero – in pieno clima di "Debtocracy" – attraverso l’emissione di eurobond: termine diventato “famoso” ( o meglio sarebbe dire celeberrimo ) per i cittadini europei a partire dallo scorso luglio 2011, utile  ad indicare l’ipotetica creazione di obbligazioni del debito pubblico dei Paesi dell’Eurozona. Eurobond sì, Eurobond no: questo è il presunto dilemma! Sicuramente, l’emissione degli stessi – oltre ad aggravare i debiti degli europei – porrebbe in essere una netta separazione tra paesi “Virtuosi” e paesi “meno virtuosi” ed è anche per questo che tali obbligazioni sono state salutate da tanti Stati membri dell’Unione europea con grande scetticismo o avversione. Prima tra tutti -pare – dalla Germania della Merkel che, essendo un paese da tripla A, teme di rimetterci le penne “solo” per aiutare gli altri Stati. Ma la verità è che l'eurocrazia andrà dopo un pò di teatro verso questa direzione: 1) perchè sarà a vantaggio dei soliti sottoscrittori e delle banche; 2) Perchè qualcuno dovrà pur pagare questi nuovi debiti. Indovinate chi? Tuttavia, è bene dire che l’emissione di Eurobond non potrà mai essere indolore anche per altri motivi: per i paesi ai quali verranno concessi, potrebbe prospettarsi – secondo gli eurotecnocrati – una politica fiscale e di bilancio meno rigorosa rispetto a quella imposta ai paesi più virtuosi e si finirebbe per favorire, così, il cosiddetto “azzardo morale”. Gli Eurobond, tuttavia, prima di diventare concreti, dovranno essere necessariamente inseriti in un nuovo disegno delle istituzioni europee che preveda la nascita di un governo unico internazionale o almeno di un Ministero delle Finanze dell’Unione Europea. Insomma l'impennata di un processo di iper-accentramento verso una sorta di superstato leviatano di Tocquevilliana memoria che potremmo definire – facendo contenti i federalisti – "Stati Uniti d'Europa": un qualcosa che fa tremare solo a pronunziarsi. Una bestemmia contro la gloriosa storia degli stati europei, le loro differenze culturali, le loro palesi differenze di costumi e tradizioni. Qualcosa che qualcuno, nei piani alti, vorrebbe irrimediabilmente mutare in senso centralista. Che ne sarà della democrazia se a comandare sarà un'unica élite di tecnocrati, vicina alle banche, alle lobby – alle logge massoniche – e laicista?

     

    di Silvia Laporta

    da "Qui Europa" del 5 Giugno 2012 

      Eurobond? Falsa panacea! Bisogna staccare la macchina del debito              

    New York, Berlino, Bruxelles – Il deciso “no” della  Merkel , riguardo l’emissione degli Eurobond, nelle ultime ore, si starebbe trasformando in una “possibilità al dialogo” nel prossimo colloquio dei vertici europei. Ma non è  solo il panzer tedesco; anche il governo, intende per così dire “sforzarsi” per "salvare" (diciamo così) i 27 paesi dalla disgregazione, innescata dal crollo delle economie greche e spagnole. Ci scommette  il Wall Street Journal (il giornale espressione dello strapotere dell'alta finanza internazionale sui comuni mortali) con la convinzione di un’imminente "via libera" della Germania. Con l’emissione di Eurobond – secondo Wall Street –  si arriverebbe alla condivisione dei singoli debiti pubblici nazionali da parte dell’insieme dei paesi dell’Unione, attraverso uno strumento che verrebbe emesso e garantito da Bruxelles e che implica la progressiva cessione di potere in campo fiscale e in quello della spesa pubblica degli Stati. Ma francamente è un qualcosa che non ci convince. E' come rigettare e rinnegare per sempre l'appartenenza ad una cultura, ad una identità, ad uno stato, in cambio di un'incognita (gli eurobond per l'appunto) che potrebbe esplodere da un mese all'altro (mai provata prima e oprattutto posta nelle mani delle banche private ed a vantaggio non degli stati, ma degli investimenti in opere "gestite" dalla speculazione priovata: verso le quali evidentemente i cittadini perderanno ogni forma di controllo diretto, delegando tutto a Francoforte e Bruxelles) quando invece – qualora ci fosse la reale volontà di mettere a tacere la macchina del debito – sappiamo benissimo che per evitare il sovraccarico del sistema economico europeo basterebbe staccare la spina delle "macchine crea debito", rinazionalizzando le banche centrali e ricominciando a stampare euro – o valute nazionali – in casa propria ed a costo zero, anziché gonfiare inutilmente i portafogli dei banksters e della tecnocrazia.

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    Giovedì, Luglio 12th/ 2012  – di Vincenzo Folino – Ecofin / Bruxelles / Crisi economica / Monti / Merkel / Pil / Spagna / Juncker / Unione europea / El Pais / Project bond / Finanza / Banche / Raccomandazioni / Austerity / Rajoy / Ue alla resa dei conti / Debitocrazia / Delirio Project Bond  […]

    Teatrino Usa-Ue – Anche “Wall Street” tifa per gli Eurobond

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    Giovedì, Maggio 10th / 2012 – di Franco De Domenico  / Italia / Europarlamento / Roberto Gualtieri / Mario Monti / Pd /  Tecnici / Eurobonds / Two Packs/ Redemption fund / Project bonds  / Indebitamento / Debtocracy : varie ricette anti-crisi  ma tutte pro-Debtocracy Tante proposte, ma la salsa è […]

    Bruxelles lancia il Nuovo Gioco on-line per imparare ad essere Schiavi dell’Eurosistema

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    Lunedì, Agosto 5th/ 2013 – di Giovanni Antonio Fois –  Bruxelles, Francoforte, Eurosistema, Euro, BCE, Top-Flor, Questo non è un Gioco, Pigs, Italia, Spagna, portogallo, Irlanda, Grecia, Cipro, Nuovo Gioco on-line, Vergogna, Falsità sistemiche, Arrivismo e ambizione, Schiavi dell'Eurosistema, Giovanni Antonio Fois, I Piani verso la Schiavitù Sostanziale, Troika, IMF, FMI, Fondo Monetario Internazionale, Mario Draghi, […]

    Italiani, Popolo di… Dormiglioni

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    Lunedì, Giugno 3rd/2013 – L'Editoriale di C.Alessandro Mauceri e Sergio Basile – Europa,  Statuto per l’Autonomia, art.37, Monti, Unione Europea, Eurobond, Grecia, Cipro, Two pack. Carmen Reinhart, Kenneth Rogoff,  “Growth in a Time of Debt”, Riccardo Sanna, Cgil, "La ripresa dell'anno dopo – Serve un Piano del Lavoro per la crescita e l'occupazione" Italiani, Popolo di… Dormiglioni  Ma […]

    Il Progetto Finale di Bruxelles – Vogliono Distruggere le Nazioni

    Il Progetto Finale di Bruxelles – Vogliono Distruggere le Nazioni

    Domenica, Febbraio 24th/ 2013 – di Vincenzo Folino e Sergio Basile – Nazioni, Ue, Bruxelles, Accentramento, Hans Gert Poetterong, Altiero Spinelli, Distruzione degli Stati Nazionali, Massoneria Internazionale, Progetto Mondialista, Nuovo Ordine Mondiale, Mariolina Sattanino, Mondialismo, Carlo De Benedetti, Enzo Moavero, Gianni Pittella, Ferdinando Nelli Feroci, Esercito Comune, Politica Estera Comune, Mani sui popoli europei  […]

    Eurocasta Denunciata per Crimini contro l’Umanità

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    Giovedì, Gennaio 24th/ 2013 – di Sergio Basile – Crimini contro l'umanità / Nobel per la Pace / Denuncia / Quarto reich / Eurozona / Angela Merkel /   Manuel Barroso / Christine Lagarde / Wolfgang  Schauble / Herman van Rompuy / BCE / Quanto Reich / Troika / FMI / Federazione Europea / Unione europea / […]

  • Premesso che l’Euro è una Moneta di Distruzione di Massa… c’è di più

    Premesso che l’Euro è una Moneta di Distruzione di Massa… c’è di più

    Martedì, Marzo 25th/ 2014

    – di Sergio Basile e Vincenzo Mannello –

    Iniziativa di Libero Confronto, Pensa e Scrivi di "Qui Europa"

    Sergio Basile, Sovranità Monetaria, Euro, Lira, Emissione a debito della moneta, Vincenzo Mannello, iniziativa di Libero confronto pensa e scrivi, redazione Quieuropa, Marine Le Pen, Francois Hollande, euroscettici contro europeisti, il problema è l'emissione a debito della moneta, Giorgio Napolitano, euro-gabbia, 17 paesi dell'eurozona, MES, Target2, Fiscal Compact, Two Pack 

    Premesso che l'euro è una moneta di distruzione

    di massa… c'è di più

    Dietro l'avanzata degli euroscettici in Francia, una

    riflessione doverosa

    Non basta essere anti-europeisti ed euro-scettici, ecco perchè!

    Il problema, oltre il dualismolira-euro, si chiama sovranità

    monetaria rubata ed emissione a debito…

     

    di Sergio Basile

    Iniziativa di Libero Confronto, "Pensa e Scrivi" di "Qui Europa"

    Non basta uscire dall'euro - Carissimi Le Pen e soci

     Dietro l'avanzata degli euroscettici in Francia: Cosa dobbiamo sapere   

    Parigi, Roma, Bruxelles  – Oggi anche molti europeisti diventano euroscettici… Non lo trovate un pò strano? Forse c'è da fare in merito un pò di chiarezza, premesso che il problema dei problemi che dissangua l'Italia e il Sud Europa – come abbondantemente dimostrato finora (vedi allegati) – si chiama "sovranità monetaria rubata" ed emissione di carta-moneta a debito e di valore nulloda parte della BCE. Attraverso l'esercizio illegittimo del signoraggio primario, la Banca Centrale Europea anziché accreditare ai cittadini dell'Eurozona la propria moneta (emettendo semplici pezzi di carta colorata senza alcuna riserva aurea a copertura degli stessi e pretendendo anche gli interessi) la addebita fin dall'emissione. Alla luce di ciò, allora, poco importa – se ci fate caso – è che si parli di lira o di euro… e di seguito vedremo meglio perchè!

     Premesso che l'euro è un'arma di distruzione di massa…                           

    Certo l'euro è stata creata appositamente per la colonia Europa, cioè per distruggere le nazioni dello stesso continente ed accelerare quel processo di accentramento indotto chiamato "Stati Uniti d'Europa"… E poi anche vero che collegati all'euro ed alle sorti degli inquilini dell'euro-gabbia, cioè dei 17 malcapitati paesi che ne fanno parte (tranne la Germania che per i privilegi concessi dal Sistema Target2 – vedi qui Britannia & Co – Quel che Renzi avrebbe dovuto ricordare alla Merkel – potrebbe considerarsi il custode della gabbia stessa) l'UE ha previsto la creazione ad hoc di strumenti debitocratici complementari e connessi alla stessa moneta unica, al fine di commissariare e controllare ogni ambito della vita economica, politica, finanziaria, monetaria e sociale delle nazioni cadute sotto questa usurocratica euro-crazia dominante. Tra questi strumenti dobbiamo ricordare i più distruttivi: rating e spread, Target2, MES, Fiscal Compact, eurobond, Two Pack, Patto di stabilità e vincoli di Maastricht.. (vedi qui – Dittatura UE ). Insomma l'euro è un'arma di distruzione di massa, e chi dice il contrario o è un folle, o è un bugiardo che difende interessi privatistici consolidati. Altrimenti può esser considerato un asino quanto ad ignoranza. Fate voi!

     Il Problema Assoluto – Non l'euro, ma la sovranità monetaria rubata    

    Ma d'altronde è anche vero che il problema assoluto non si chiama euro… ma moneta-debito. Capire questo concetto è essenziale per comprendere dove l'Europa sta andando e come liberarsi da questa schiavitù.. ora che anche molti "europeisti" iniziano stranamente a parlar male dell'euro… Quindi non si tratta di restare nell'euro (ipotesi comunque più folle e distruttiva) o tornare alla lira, ma affermare la sovranità monetaria dei popoli europei, ciascuno capace di stampare ed "accreditare" (e non addebitare) ai cittadini la propria moneta. Ma questa operazione deve essere accompagnata da una moratoria sul debito illegittimamente contratto a nostra insaputa (grazie ai trattati che gli italiani non hanno mai legoittimato per referendum) e dal riconoscimento di un reddito di cittadinanza ad ogni cittadino.

     Gli ingredienti giusti per una pietanza che non sia velenosa                      

    Ciascuno di questi ingredienti è fondamentale al fine di preparare una pietanza digeribile e che non si riveli indigesta o addirittura velenosa. Infatti tornare alla lira senza emissione a credito della moneta è semplicemente inutile e dannoso; come dannoso è riconoscere un reddito di cittadinanza agli italiani senza prima garantire loro la piena sovranità monetaria. Infatti garantendo il solo reddito di cittadinanza, formato prendendo a prestito dai banchieri privati la moneta necessaria, ciò equivarrebbe solo a far esplodere ancor di più il debito pubblico: ecco perchè l'idea del professor Giacinto Auriti (del reddito di cittadinanza accompagnato alla piena sovranità monetaria) se sganciata dalla preventiva conquista della piena sovranità monetaria da parte della "nazione italiana" (come auspicato dallo stesso Auriti) sarebbe un gravissimo errore. L'espressione più subdola e distruttiva di un dissenso controllato che tornerebbe ancora una volta utile al sistema ed ai banchieri… L'errore commesso dal Movimento 5 Stelle!

    Non basta uscire dall'euro - Carissimi Le Pen e soci

     Non basta essere anti-euro ed anti-europeisti…. ecco perchè…                

    Quindi non basta essere "anti-euro" ed anti-europeisti, ma è necessario – alla luce dei fatti e della storia, da qanto accaduto dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ad oggi – essere anti-europeisti ma anche e soprattutto per la proprietà popolare della moneta e – di conseguenza – per la piena riconquista della nostra sovranità monetaria, a prescindere che si parli di euro o lira… D'altronde non dimentichiamo che l'euro nei disegni dei banchieri mondialisti al potere non è che una moneta transitoria che possa facilitare l'ingresso nell'ultima fase del dominio globale, attraverso nuove e definitive forma di controllo quali la moneta elettronica e/o la moneta unica mondiale (vedi qui – Expo 2015: palcoscenico per la Moneta Unica Mondiale?).

     Come giudicare il fenomeno Le Pen?                                                                  

    Alla luce di questa doverosa ed essenziale premessa, ed assodato che esistono subdole ed inique forme di dissenso controllato, come giudicare allora quel che sta accadendo in Francia, alle amministrative? Come giudicare il fenomeno Le Pen e il provvidenziale quanto ovvio ridimensionamento dell'elettorato socialista ed europeista dell'imperatore Hollande? Così il TG5 ha commentato i fatti nella giornata di ieri:

     L'analisi del TG5                                                                                                          

    "Il giorno dopo il grande shock della "marea blu" del Fronte nazionale di Marine Le Pen che ha investito la Francia, nel mirino finisce quel 38,72% di elettori che ha disertato le urne al primo turno delle amministrative. Nelle elezioni, che vengono giudicate innanzitutto come uno schiaffo per il governo socialista e la presidenza di Francois Hollande in particolare, gli analisti ravvisano anche un monito durissimo ai partiti tradizionali. Socialisti e Ump, da parte loro – continua il TG5 –  hanno già moltiplicato gli appelli agli elettori affinché domenica si rechino in massa a votare per i ballottaggi. La destra, scossa dagli scandali degli ultimi giorni sulle intercettazioni dell'ex presidente Nicolas Sarkozy, approfitta relativamente del crollo socialista, anche se in molte città deve cedere il passo al partito della Le Pen, che presentando appena 500 liste in un totale di 36mila comuni ha portato a casa il 7% delle preferenze. Secondo i risultati "consolidati", proiettati quindi sull'insieme del territorio nazionale, la destra otterrebbe il 46,54% dei voti, la sinistra il 37,74% e il Fronte nazionale il 4,65%".

     Le Pen: dissenso controllato o reale svolta per la sovranità monetaria?  

    Certo, aggiungiamo, ora bisognerà capire se dietro le primesse pre-elettorali della destra nazionale francese, si manifesti una reale intenzione di riconquista della sovranità monetaria, o sia solo fumo, fermo restando, come detto e ripetuto in più sedi, che non basta uscire dall'euro e dall'euro-gabbia per iniziare di nuovo a vivere dignitosamente e da esseri umani liberi. Sulla base di quanto detto, accogliamo con piacere la riflessione di un nostro lettore, Vincenzo Mannello, che nel'ambito dell'iniziativa di libero confronto "Pensa e Scrivi" di "Qui Europa" vi riproponiamo di seguito.

    Sergio Basile (Copyright © 2014 Qui Europa)

     

    Al Via la Campagna d'Europa

    di Vincenzo Mannello

    Iniziativa di Libero Confronto, "Pensa e Scrivi" di "Qui Europa"

    Non basta uscire dall'euro - Carissimi Le Pen e soci

     Al Via la "Campagna d'Europa" – di Vincenzo Mannello                              

    Roma, Parigi – Al via la campagna d'Europa  – Cannonata d'inizio: spara NapolitanoE giù rampogne contro i populisti ed il pericolo della "deriva fascista". Scosso dal campanello d'allarme suonato in Francia dal Fronte Nazionale di Marie Le Pen, il vegliardo monarca repubblicano chiama a raccolta gli UEisti d'Italia e d'Europa,  affinché ciascuno per conto proprio, si organizzi per fronteggiare nei vari paesi l'onda lunga della rivolta contro l'euroLiberali, popolari e socialisti compattano le armate da gettare nella battaglia elettorale del 25 maggio. Banchieri, finanzieri globalizzati, burocrati di Bruxelles e Strasburgo, economisti affamatori, professoroni titolati, giornali e giornalisti, tutti strettamente collegati alla greppia del regime UEista si preparano a lanciare all'attacco la fanteria di prima linea: i politicanti d'assalto alla Renzi. L'UEismo ha dato loro un dio che è pure un simbolo unitario da sventolare ed imporre a tutti i sudditi: € …..l'euro. Si batteranno alla morte per non perdere il potere ed i privilegi acquisiti con il Trattato di Roma per finire a quello di Maastricht.  Con tutti i mezzi, leciti ed illeciti. Questione di sopravvivenza… In campo opposto uno strano miscuglio. Euroscettici, populisti di ogni tipo e, soprattutto, un mare di cittadini: il popolo astensionistaTutti uniti dall'odio per l'euro e per quello che rappresenta. Ma ancora divisi profondamente per le scelte di fondo e sulla strada da intraprendere.


     L'interrogativo euro-scettico                                                                                 

    Innanzitutto lotta all'euro oppure proprio alla esistenza di questa Unione Europea? Partecipazione al voto o astensionismo di massa? Voto per questo modello attuale o per quello dei partiti dichiaratamente euroscettici? Vi sono altre opzioni possibili? Se nella stessa Germania l'euro trova forte opposizione, figuriamoci cosa potrebbe accadere nei paesi che la moneta e la politica del rigore hanno ridotto alla fame.

     Euro-scelte – Gli europei non hanno mai contato nulla…                          

    Resta il fatto, inconfutabile, che agli europei non è mai stato concesso di decidere con il voto se accettare o meno la moneta unica.  Così come mai sono stati consultati in relazione alla fondazione stessa della Comunità Europea ed ai vari trattatiSua Maestà, il presidente Napolitano, nelle  lezioni di democrazia su questo glissa, con aristocratico disprezzo. Astenersi quindi, nella totale repulsione per i partiti ed i deputati che siederanno a Strasburgo, sancendo l'illegittimità morale – in termini di rappresentanza – dello stesso Parlamento europeo?

     La rivoluzione vera è e deve essere culturale!                                                 

    Non vale astenersi, sostengono molti. Tutti interessati ad essere eletti. Dimenticano di aggiungere che, fino ad ieri a Kiev, abbiamo visto come la piazza abbia rovesciato un governo eletto democraticamente. Spinta proprio dall'UEismo occidentale. Quindi, agli obiettori, si può rispondere che si potrà detronizzare qualunque istituzione UEista tramite la piazza, più o meno facilmente. Anche se quella della piazza – aggiungiamo – non è la strada. La violenza non ha mai portato nulla di buono per i popoli. La rivoluzione è e deve essere culturale!

    Non basta uscire dall'euro - Carissimi Le Pen e soci

     Euroscetticismo e dissenso controllato. Tutto fumo?                                   

    Proprio Barroso e soci ce lo hanno appena insegnato con il loro sconsiderato comportamento al soldo di Obama. Molti a questo punto della storia sostengono la necessità di giocare la carta degli euroscetticiIn Francia, Ungheria, Olanda (e secondo alcuni anche nell'impero e cuore del Commonwealth indipendentista per ovvi motivi, chiamato Inghilterra… ma ovviamente è puro fumo…) e via di seguito non mancancherebbero i partiti ed i politici da votare… Ciò almeno è quelche appare dalle manifestazioni continentali di euro-scetticismo…  Tutti – almeno in apparenza – ben messi e con affidabilità antieuropea manifesta… In Italia c'è da riflettere su chi si possa definire euroscettico. Lega, Movimento 5 Stelle, Fratelli d'Italia, lista Tsipras minacciano sfracelli contro l'euro e la dittatura economica della troika. Ma parliamoci chiaramente e a scarte scoperte: fino ad oggi (stando all'imprescindibile premessa iniziale) nessuno di loro ha fatto qualcosa di concreto che dimostri con i fatti di meritare fiducia. Come si dice: tutto fumo e…


     Italia – Uno strano immobilismo… ma molto eloquente!                            

    Magari promuovere una bella manifestazione di piazza sotto il Quirinale per contestare le offese loro rivolte dal Sovrano. Oppure contestare fisicamente uno tra i tanti commissari UEisti che vengono a Roma per imporre le sanzioni da applicare agli italiani tutti. Niente, neppure una bandiera a 12 stelle bruciata per disprezzo davanti la Boldrini. Riuscirebbero queste formazioni a rovesciare l'Ueismo dall'interno? Nel parlamento italiano tuonano tutti, grillini in testa, con sceneggiate e fiction televisive da gustarsi. In piazza non si vedono proprio, inconfutabile pure questo. Come uscirebbero dall'euro in un parlamento ove fossero minoranza? 

     Quando gli euroscettici parleranno apertamente di Giacinto Auriti?      

    Prendano allora formale impegno, da soli od in compagnia, a passare dalle parole ai fatti. E – aggiungiamo – come redazione di "Qui Europa" – parlino di Auriti e difendano l'emissione a credito della moneta e la stessa proprietà popolare della moneta! Che dall'eurodittatura si dovrà uscire  è una verità imprescindibile. Solo dopo si potrebbe valutare se appoggiare con un consenso elettorale una di queste formazioni, o tutte. Altrimenti, se tale garanzia non dovesse arrivare, sarà piú opportuno astenersi in massa dal voto. Gli eventi storici maturano comunque, dentro e fuori i parlamenti. La verità ci metterà magari di più a venir fuori, ma la storia non si ferma. Lincoln aveva ragione! Non si può nascondere a tutti la verità per sempre!

    di Vincenzo Mannello e Redazione di "Qui Europa"

    Iniziativa di Libero Confronto, "Pensa e Scrivi" di "Qui Europa"

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      Allegati                                                                                                                                           

     

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  • L’Internazionalista Renzi, tra FMI e PES

    L’Internazionalista Renzi, tra FMI e PES

    Sabato, Marzo 1st/ 2014

    – di Sergio Basile –

    Governo Renzi, Ministri, Matteo Renzi, Meeting dei socialisti europei, PES, PSE, Martin Schulz, Susanna Camusso, FMI, europeismo lobbistico contemporaneo, Job's Act, candidatura alla Commissione europea, Massimo D'Alema, Pier Luigi Bersani, Federica Mogherini, Fiscal Compact, MES, Two Pack, Target2, Corrado Passera, Federica Guidi, Giancarlo padoan, Commissione Trilaterale, Sergio Basile 

    L'Internazionalista Renzi, tra FMI e PSE

    Il Congresso PES e le contraddizioni di Martin Schulz 

    Renzi: golpista sorridente tra Schulz e Camusso

    ►Video in allegato

     

    di Sergio Basile

    Renzi Schulz - Roma

     PES Evolution e l'internazionalista Renzi                                                          

    Roma – di Sergio Basile – Cos'è PES? Un videogioco? Beh, non proprio. Con tutto il rispetto per Pro-Evolution Soccer, il video-game di calcio più famoso al mondo – capace di incollare agli schermi di mezzo mondo milioni di ragazzini – quello in esame è un gioco diverso, ma probabilmente un pò meno divertente. Un pò più preoccupante, di sicuro, quanto a condizionamenti mentali e assuefazioni (europeiste). Parliamo del congresso del "PES o PSE", cioè del Partito Socialista Europeo (europeista) ospitato nella capitale della colonia Italia in vista delle europee di maggio. Anche in tal caso parlare di "Evolution" non è un azzardo, né una forzatura, visto che il PES/PSE ha ufficialmente cambiato nome trasformandosi in Pse-Socialists&Democrats, per ribadire a tutti gli europei (anche a quelli che non se n'erano accorti) che si tratta di una questione di "democrazia". Al centro della giornata odierna, la candidatura del Presidente dell'Europarlamento, Martin Schulz, a prossimo presidente della Commissione europea«Con Schulz – ha dichiarato nelle scorse ore la reggente del dicastero degli Esteri, Federica Mogherini – possiamo dimostrare che abbiamo un'agenda comune che cambierà la politica europea». beh, possiamo scommetterci!

     Matteo Renzi – Sorridente tra Schulz e Camusso                                           

    Secondo il premier golpista e non eletto, Matteo Renzi (immortalato sorridente in prima fila tra il difensore della causa europea per eccellenza – Schulz – e alla paladina della plebe, Susanna Camusso) il governo deve darsi «obiettivi ambiziosi» per il rilancio del paese, affiché «il piccolo artigiano – spiega – non veda l'Europa come il problema, ma come la soluzione dei problemi, come l'Europa dei cittadini e non dei burocrati». A dargli manforte lo stesso tedesco Schulz (italian version) che ha ringraziato gli «amici italiani che – testuali parole – ce la stanno mettendo tutta per rendere l’Italia un paese più forte, più giusto, un Paese dove Matteo Renzi ha definito un piano di riforme coraggioso per ridare speranza e futuro all’Italia».

     Schizofrenia europeista o Liberal-socialismo pratico?                                  

    Beh, è interessante vedere come l'europeismo di Schulz si sposi ancora una volta con un'idea di crescita incentrata su termini come "dismissioni", "cessioni" e "privatizzazioni"… La kermesse rossa si è poi conclusa con due ciliegine: 1) i ringraziamenti di rito a Pier Luigi Bersani (lo stesso del via libera al Fiscal Compact) e a Massimo D'Alema; 2) la riaffermazine della bontà del concetto di "gabbia usurocratica europea" come luogo ideale per cambiare… e non dal quale fuggire/evadere. Quasi come se Fiscal Compact, MES, Two Pack, Target2 e compagnia bella  (Vedi qui – Dittatura UE) fossero vaghi fantasmi del passato spazzati via dal "nuovo" vento euro-socialista. Come la chiamate: schizofrenia europeista? O liberal-socialismo pratico? Fate voi!

     Le contraddizioni di Schulz                                                                                     

    O quasi come se le prime cosiddette "proposte di riforma" di Renzi – vedi Job’s Act – ed il suo idilliaco rapporto con i signori dell'FMI e dell'usura internazionale non riguardassero i festeggiamenti italici dell'establishment rosso. Schulz nelle sue contraddizioni ha da prima condannato l'austerity dei conservatori (e quindi della Merkel) e poi finito per lodare l'azione posta in essere fin qui dall'ex sindaco di Firenze, e di conseguenza una delle creature renzieane più amate dallo stesso panzer tedesco (Angela Merkel): lo Job's Act. Esaminando il documento ci si può facilmente accorgere come si tratti di un progetto di abbattimento dei costi basato sull’interruzione degli incentivi alle grandi aziende energetiche nazionali, a tutto favore dei profitti delle grandi multinazionali dell'energia. Perciò ad esser pignoli forse si dovrebbe parlare di "internazionalista" Schulz.. più che di europeista… Tranne scoprire, poi, che si tratta di evidenti sinonimi.

     Guidi-Padoan: garanzie di qualità europeista                                                  

    Quindi il comun denominatore è sempre lo stesso e fa rima con le espressioni "capitalismo internazionale/rosso" e "alta finanza". D'altro canto il Corrado Passera in gonnella (alias Federica Guidi) allo Sviluppo Economico (membro del Gruppo della Regione Europea della Commissione Trilaterale: presieduto da Jean Claude Trichet) e la scelta di Giancarlo Padoan all’Economia (ex FMI, ex BCE ed ex Banca Mondiale) sono il segno inequivocabile del significato più profondo dell'europeismo contemporaneo: lo stesso che in queste ore ha convinto Putin a muovere le sue truppe (pare 8000 uomini) in Crimea.

    Sergio Basile (Copyright © 2014 Qui Europa)

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    21 gennaio 2013No CommentRead More

  • Dittatura UE – Dichiarazione unica IVA in nome di Risparmio ed Evasione?

    Dittatura UE – Dichiarazione unica IVA in nome di Risparmio ed Evasione?

    Giovedì, Febbraio 27th/ 2014 

    – IVA Lavori Europarlamento Settimana 26 Febbraio 2014 –

    – di Sergio Basile – Redazione "Qui Europa" –

    Parlamento Europeo, Strasburgo, Assemblea,Sessione 26 Febbraio 2014, Iva, Tassazione, Regime usurocratico, MES, Fiscal Compact, Stati Uniti d'Europa, Dichiarazione IVA unica, accentramento, Paradisi fiscali, Lussemburgo, Two Pack, Commissario Semeta, evasione fiscale e usurocrazia, MES, Fiscal Compact, Dittatura UE, Sergio Basile 

    Dittatura UE – Dichiarazione unica IVA in nome

    di Risparmio e lotta all'evasione?

    Nell'Europa dell'usura non è più lecito parlare di evasione!

    Dichiarazione unica IVA: Tre obiezioni al

    commissario Semeta

     

    di Sergio Basile   

    Analisi Lavori Parlamento Europeo – 26 Febbraio 2014  IVA

    Dichiarazione IVA - dittatura UE

     Ue –  "Dichiarazione unica IVA" per risparmio e lotta all'evasione           

    Bruxelles, Strasburgo – Il Parlamento Ue nella giornata di ieri ha appoggiato la proposta della Commissione europea di creare una "dichiarazione unica dell'IVA", che secondo i "non eletti dell'Ue e i rispettivi sottoposti dell'Eurocamera" consentirà alle imprese europee di "risparmiare fino a quindici miliardi di euro l'anno"… Beh, come annuncio propagandistico non c'è male! E' quasi meglio del martellante e snervante spot per il pagamento del "canone RAI". E' una delle azioni volute dal commissario alla fiscalità Algirdas Semeta per (sostiene) "ridurre la burocrazia in Europa". L'obiettivo dichiarato sarebbe dunque quello di "ridurre gli oneri burocratici per le imprese"; "agevolare il rispetto degli obblighi fiscali e rendere più efficienti le amministrazioni fiscali in tutta l'Unione". L'iniziativa s'inserisce nell'ambito del capitolo relativo alla "semplificazione delle norme e della riduzione degli oneri amministrativi a carico delle imprese". Indubbiamente quest'armonizzazione fiscale nasconde anche un ulteriore passo verso l'unificazione finale (vero obiettivo dell'eurocasta e di quella nazionale) in un accentramento che possa omogeneizzare stati, nazioni, culture e costumi sotto leggi simili indipendentemente da credi, orientamenti religiosi e tradizioni: gli "Stati Uniti d'Europa". Progetto "illuminato" (…) che a nostro avviso possiamo identificare nella famosa "Terza Roma" di mazziniana memoria. Ce ne sono tutti i presupposti e, come in nostri lettori avranno carpito, lo abbiamo fatto presagire più o meno palesemente in diverse sedi (vedi allegati).

     IVA – La proposta per uniformare tempi e requisiti e l'evasione             

    La proposta presentata uniforma i requisiti e i tempi per le imprese, relativi alla "compilazione delle dichiarazioni IVA", indipendentemente dallo Stato membro in cui vengono effettuate. Ma cosa c'è dietro? Evidentemente altri punti poco chiari. Come pochi sanno, oggi le procedure e i moduli sono diversi in ogni Stato. Questo secondo la Commissione Ue rappresenterebbe un ostacolo rispetto all'attività di riscossione fiscale da parte dei governi. Con nuove procedure semplificate – più facili da rispettare, applicare e portare a rapida riscossione – Bruxelles mira a combattere quello che considera – falsamente e strategicamente – il "problema" che contribuissce ad alimentare di più la presunta "crisi": l'evasione fiscale dei cittadini europei. Ad avvalorare tale tesi ci ha pensato nelle scorse ore il commissario alla fiscalità, Algirdas Semeta, secondo il quale "la proposta renderà la vita più semplice e più economica alle aziende. Con la dichiarazione unica sarà facile dichiarare l'IVA all'estero così come a casa". Ma le obiezioni che facciamo al commissario Ue, oltre al malcelato tentativo di accentare il sistema fiscale in vista del "Piano" di cui sopra, sono 3.

     Tre obiezioni a Semeta                                                                                          

    1) L'evasione, allo stato attuale, non può considerarsi un problema (almeno quella che non rientra nelle attività delle grandi multinazionali e dei grandi gruppi che pagano Iva ridotta  al 4% nei paradisi fiscali come il Lussemburgo, pur lucrando su ogni mercato e non versando un centesimo nelle casse di paesi come l'Italia) visto e considerato il tenore usurocratico dell'attuale situazione europea, specie per ciò che attiene all'Eurozona e considerata l'applicazione di meccanismi finanziari – euro a parte – protesi non a "salvare" gli stati  ma ad affossarli definitivamente (Vedi ad esempio il Fiscal Compact, il Two Pack, il Sistema Target2 e il MES – vedi link giù in allegato);

    Dittatura MES – Roma Ancora Schiava di Berlino: pagati 11,4 Mld

    Via libera al Fiscal Compact e alla fine della Democrazia

    Two pack – l’Ue potrà imporre anche modifiche alle leggi finanziarie

    Eurozona – Benvenuta Dittatura Finanziaria!

    Target2: Il Sistema Truffa di Regolamentazione Interbancaria

    2) L'evasione fatta da numerose famiglie e imprese impossibilitate ad andare avanti (ed a provvedere al pane quotidiano per dipendenti e familiari) non è un qualcosa di perseguibile, in alcuna sede, poiché sormonta il diritto: l'attività che mira a combattere questa forma di "evasione" (meglio sarebbe dire sopravvivenza) mira invero a disintegrare la stessa dignità umana. Il modello Equitalia in tal senso è un modello molto, molto eloquente; 3) I veri problemi primari non possono ricondursi a tali forme blande di "risparmio" e sburocratizzazione della pachidermica macchina fiscale. Né tantomeno all'evasione. Il vero problema si chiama usura da moneta-debito. Fenomeno speculare all'evasione stessa…

    Dichiarazione IVA - dittatura UE

     Gli strozzini parlano di evasione…                                                                       

    la BCE come ormai noto, emette euro assolutamente non coperti da alcuna riserva aurea. Le banche private poi partecipano all'acquisto di titoli e, dunque, di questi "pezzi di carta" (all'interno delle cosiddette aste sul mercato primario) "acquistando" (parola grossa) il "denaro" all0 0,50% o addirittura allo 0,25%, e rivendendolo obbligatoriamente agli stati (vedi art. 123 del Trattato di Lisbona) al 6-7%. Inoltre rating e spread fanno il resto, portando alle stelle gli interessi bancari passivi che i cittadini sono chiamati a sostenere mediante la tassazione e, pertanto, portando alle stelle il debito pubblico: un debito – come detto in più sedi – autorigenerante ed inestinguibile. Pertanto la cosiddetta "evasione" non è altro che la naturale risposta all'usura di stato sostenuta in mille modi dall'Unione Europea.

     Si può ancora parlare di evasione?                                                                       

    In un articolo del 15 ottobre 2012 scrivevo: "Il cruccio principale della casta partitica unita e dei falsi dissidenti che occupano impuniti e altezzosi gli scranni del Parlamento italiano, in questi ultimi giorni – ed in queste ore – è stato ed è quello di comprendere quale nuovo settore economico o sociale andare a devastare ancor più, per ripagare un debito indotto figlio di una bestiale usurocrazia che sembra essersi definitivamente surrogata alla Costituzione, nel rispetto di sacri diktat imposti da Bruxelles e da personaggi mai eletti da alcun cittadino: i commissari europei. Personaggi simili erano ben noti e familiari a Stalin e Lenin all'epoca del bolscevismo. In tal contesto – scrivevo – si va dunque verso nuovi e vergognosi – criminosi – tagli alla sanità per oltre 2 miliardi e mezzo in tre anni per compiacere le banche e il nascente impero bancario (vedi qui Parlamento Europeo: Nouvo Vergognoso passo verso l’Impero ​Euro-Bancario Unico e qui Le Ultime Follie dell’Eurocasta – Nuova Sede BCE e Super Finanziamenti ai Partiti). Il governo nelle ultime ore ha parlato – riporto ancora l'articolo del 15 ottobre 2012 – anche di meno tasse sul lavoro e detrazioni per le imprese che assumono a tempo indeterminato – si parla di detrazioni fino a 15.000 euro per le assunzioni a tempo indeterminato – anche se non si comprende quale imprenditore con l'acqua alla gola, nell'oceano del debito, riesca a naufragare su un porto sicuro e addirittura riesca ad assumere nuovo personale. Per tacere sull'IVA… Palliativi, dunque, propagandistici palliativi e stratagemmi di una dittatuta che giorno dopo giorno mostra nuovi lati del suo grottesco volto.

     Un tempo che non ammette ignoranza                                                              

    Dinnanzi a ciò gli Italiani che ancora non comprendono – in un tempo che non ammette ignoranza – o sono stupidi (l'accidia è in tal caso una forma avanzata di stupidità), o in palese mala-fede e completamente venduti al sistema nel nome di assurde ideologie". Da quel 15 Ottobre la situazione non ha fatto che peggiorare… Mentre i parlamentari danno luogo quotidianamente a pezzi di teatro dell'assurdo da premio oscar. Le ultime consultazioni del "governo Renzi" rientrano in questa tristissima categoria. Come lo stesso cammino a senso unico del Grillo urlante, che rifiutandosi di dialogare sui problemi seri  con la cosiddetta "casta" (che in un modo o nell'altro ha i numeri…) non fa altro che dare alibi alla stessa per non far nulla di concreto. Meglio sarebbe dunque dialogare o uscire definitivamente dal Parlamento-teatro. Aspettare uccide tutti! Bambino e acqua sporca….

     Grillo, Renzi e la casta – L'Immobilismo che uccide                                       

    A leggere questi dati (vedi anche qui – Speciale – Tasse, Imposte, Prese in Giro e Sacrifici Umani) e nella piena consapevolezza della portata di strumenti usurocratici di dominio come Target2, (vedi qui Target2: Il Sistema Truffa di Regolamentazione Interbancaria che Dissangua l’Italia e l'EurozonaTwo Pack (vedi qui Two pack – Ora l’Ue potrà imporre anche modifiche alle leggi finanziarie, Fiscal Compact (vedi qui Via libera al Fiscal Compact e alla fine della Democrazia, MES (vedi qui Eurozona – Benvenuta Dittatura Finanziaria!, ecc.. imposti dall'EURSS, una riflessione è d'obbligo:  già con l'approvazione di queste misure la politica era ormai morta e sepolta, e con essa la democrazia. Pertanto l'immobilismo uccide! Come la stessa indifferenza.

    TASSE, EVASIONE, SANTI

     San Tommaso d'Aquino e la questione del Principe tiranno                      

    In merito alla seconda obiezione levata sopra (evasione non perseguibile perchè giustificata da un'immorale cappa di usurocrazia di stato) la stessa morale cattolica – come scritto in "Quieuropa" nell'articolo del 15 Ottobre 2012 – ci viene incontro, e ci mette in guardia – attraverso le "perle" del dottore della Chiesa "calabrese", San Tommaso d'Aquino, nel "De Regimine Principum" – del fatto che, “se appartiene di diritto alla moltitudine di darsi  un capo, essa può, senza ingiustizia, condannare il principe a disparire, o può mettere freno al suo potere se ne usa tirannicamente…”.

     San Tommaso e l'alibi del fisco                                                                              

    Oggi l'alibi a giustificazione della dittatura esistente verte univocamente sul "danno grave" che arrecano alla società quelli che qualcuno vorrebbe dipingere come dei mostri assoluti: gli evasori fiscali di bassa/media fascia. Ma è davvero così? Beh no, ovviamente! A farcelo comprendere in maniera inequivocabile è la stessa dottrina sociale della Chiesa e più in generale la dottrina cattolica (anche quella Medievale connessa al francescanesimo) da sempre e storicamente contro l'usurocrazia: come ci insegna San Bernardino da Siena, il giusto antiusura, e come ci spiega chiaramente anche Padre Quirino Salomone (francescano custode del corpo di San Bernardino da Siena – vedi qui Padre Quirino e la Verità sulla Crisi – Il Video che sta facendo il giro del Web ) nel video qui in basso:

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Tasse giuste da onorare e Tasse da usura da evadere                                    

    La  dottrina cattolica ci viene incontro e ci insegna che vi sono tasse giuste – che vanno pagate seguendo gli stessi insegnamenti di Gesù Cristo, Nostro Signore – "Date a Cesare quel che è di Cesare" – e sotto pena di peccato mortale e di reato penale – e tasse ingiuste e perverse, che si possono evadere senza peccato e senza reato poiché frutto di "debiti illegali" o "pressione fiscale iniqua". Tale soglia oggi può evincersi, evidentemente con un livello di pressione fiscale superiore al 50-60% minimo. Livello, questo, abbondantemente superato, e addirittura sormontato se si considerano le aberranti accise statali sul carburante: il più caro al mondo, o quasi! Oggi per gli Italiani, la pressione fiscale è dunque vicina o addirittura superiore al 60-70% dei propri redditi.

    Dichiarazione IVA - dittatura UE

     UE – Annullamento dei principi di Equità, Uguaglianza, Sussidiarietà   

    Essa è dunque contraria sia ai principi costituzionali (e comunitari) di Equità, Uguaglianza e Sussidiarietà, che ai principi della stessa legge divina. Insegnamenti "sacri" che insegnano come tasse inique – che magari mettono a repentaglio la propria vita o quella dei propri cari, impedendo di cibarsi adeguatamente o di curarsi – non devono essere pagate, e ciò anche a rischio della propria vita. Le tasse che non giovano al bene pubblico, dunque, non devono essere assolutamente pagate, in quanto – anche cristianamente parlando – non obbligano in coscienza nessuno. E questo a prescindere da follie staliniste come il MES, il Target2, il Fiscal Compact o il Two Pack.

     Il Valore dell'imposta giusta                                                                                    

    In merito va aggiunto che leggendo gli scritti antichi degli studiosi latini e greci, cosiddetti "moralisti",  apprendiamo come l’imposta giusta non dovrebbe superare il 10-20% del salario o del proprio reddito. Ciò ci obbliga a compiere un grosso balzo in avanti, entrando nella consapevolezza che oggi la cosiddetta "Europa"stia palesemente abusando del suo potere, e del suo diritto – indiretto – di imporre  tributi. Tasse elevate a livello esponenziale senza un’adeguata ragione di bene comune, finalizzate all'espropriazione totale dei beni della collettività (i servizi sono stati ridotti al lumicino o addirittura annulati con l'abolizione del "Deficit Spending": possibilità dello stato di creare surplus infrastrutturale e reddito, investendo a debito nell'economia) o una reale motivazione economica, visto che il debito dell'Eurozona è in gran parte un "Debito illegale", come dimostrato dall'Osservatorio Nazionale "Qui Europa" – e da altri pochi quotidiani di contro-informazione – in migliaia di articoli. 

     La rieducazione alle proprie responsabilità                                                       

    Non a caso molti teologi e vescovi intellettualmente onesti e di buona volontà, parlano di rieducazione dello Stato e dei cittadini alle proprie responsabilità. Nazionali o europei che siano! Tutti comunque complici e rei di difendere ed esaltare allo spasmo il dio mercato: trasposizione moderna del dio pagano e mentitore – "fin dal Principio" – che la Bibbia indica anche col i nomi di Mammona o Diavolo o Satana. Vedi qui – Il Volto di Satana e i Demoni del Danaro

     L'Era dell'Ergastolo Domestico                                                                              

    Inoltre, c'è da notare e ribadire come secondo la morale cattolicauna legge può essere ingiusta per due vie: 1) se prescrive un qualcosa di contrario al diritto divino (es.: aborto, usurocrazia, latrocinio sistematico e permanente o eutanasia); 2) Se si oppone al diritto umanocome nel caso esaminato di imposte troppo onerose, che – addirittura – nella morale cattolica non sorpassano il  10-20% di quanto guadagna il capo famiglia. Se considerate che solo di benzina un capofamiglia che lavora – magari fuori città – arriva oggi a spendere mediamente 600-700 euro al mese (guadagnandone magari mille) capirete come la situazione è più che drammatica: non più assolutamente tollerabile! Per non parlare dei pensionati, ormai costretti a non uscire più di casa! Una sorta di moderna cella sociale perenne; di ergastolo domestico! Mentre per contro lo stato beffardo medita di liberare i galeotti…. accogliendo clandestini di ogni sorta. Inoltre c'è da notare come le stesse tasse ingiuste (contrarie cioè al diritto umano) se sono utilizzate dallo Stato per fini cattivi o ingannevoli (ad esempio per pagare interessi bancari spropositati o usurai) diventano indirettamente contrarie al diritto divino, e pertanto non più degne di essere rispettate sia laicalmente, che cristianamente parlando! (da "Quieuropa" del 15 Ottobre 2012 – di Sergio Basile).

     Leone XIII – Perchè Evadere può esser Lecito e Doveroso                         

    Papa Leone XIII (l'autore della Rerum Novarum) parlava di leggi e balzelli "non rispettabili poichè contrari con i princìpi della retta ragione e gli interessi del bene pubblico (…) e quindi – continuava – esse (le tasse) non obbligano in coscienza". Nella dottrina della Chiesa, questa è la famosa  "compensatio occulta", in virtù della quale le tasse "possono essere evase" e, qualora vengano impiegate direttamente per un fine contrario alla legge divina (rubare favorendo la speculazione privata in questo caso è peccato) possono – o addirittura devono – essere evase. 

     Sant'Agostino e la "Legge Nulla"                                                                            

    Lo stesso Sant'Agostino osservò in merito: “legge ingiusta, legge nulla!” Chi oserebbe mettere in dubbio questa somma verità? Oggi la legge, dunque, non è più tale ma è divenuta "corruptio legis" (vedi anche – Art.138, il Vero Dramma del Momento, Occultato dai Media). Citando il Padre gesuita Andrea Oddone,possiamo concludere che “un’autorità che non s’ispirasse alla giustizia  sarebbe tirannide e la sua legge non avrebbe più un valore intrinseco di giuridicità, ma sarebbe solo una perversione della legge, più che una legge sarebbe un’iniquità, per cui non ha più natura di legge, ma di in-giustizia. Quindi essa non è più assolutamente vincolante, perché nulla che è contro la ragione è permesso”. In questi casi, se ne deduce che è assolutamente lecito non obbedire!  “Ma – come nota  il gesuita – sarà moralmente legittima anche la resistenza, benché i limiti della stessa siano segnati dalla conservazione del bene comune, che deve prevalere sul bene individuale. (…) Non bisogna pertanto temere – ci rammenta ancora Padre Oddone – tra i sudditi solo lo spirito di ribellione, ma anche quello del servilismo”. Alla luce di quanto asserito ed analizzato, prendendo spunto dall'inesauribile fonte sapienziale che è la dottrina sociale della Chiesa (antica e contemporanea) capiamo come dietro manovre dell'UE come il restyling dell'IVA e l'uniformità delle procedure di dichiarazione e riscossine dell'imposta indiretta vi sia in realtà il nulla assoluto. Un tentativo di eludere le coscienze e di evadere i problemi… Che fare dunque? Poniamo questi argomenti all'attenzione dell'opinione pubblica: nelle chiese, nei circoli culturali, nelle scuole, nelle famiglie, nei gruppi. Ovunque! La loro forza resta la nostra ignoranza, e l'accidia che ci impedisce di reagire è immorale, disonorevole ed anticristiana. Concludo citando con una lapidaria constatazione di Papa Francesco: «Per i peccati esiste il perdono, per la corruzione no».

    Sergio Basile (Copyright © 2014 Qui Europa)

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  • Come la Casta plagia la Popolazione, Convincendola a fare ciò che vuole

    Come la Casta plagia la Popolazione, Convincendola a fare ciò che vuole

    Mertedì,  Gennaio 14th/ 2013

    – di C.Alessandro Mauceri e Sergio Basile 

    C.Alessandro Mauceri, Qui Europa, Italia, Manipolazione psicologica sociale, Gustave Le Bon, Bernays, Noam Chomsky, tecniche di manipolazione, internazionale comunista, Piano Dullas, Controllo della popolazione, Distruzione delle Nazioni, Psicologia delle folle, guidare e controllare il comportamento della gente, Freud, Crystallizing Public Opinion, nazional-socialisti in Germania, Massachusetts Institute of Technology, New York Times, Romano Prodi, Silvio Berlusconi, Mario Monti, infine, Enrico Letta, Fabian Society, internazionale comunista, Cernobyl, gradualità temporale, Fiscal Compact, sfigati, choosy”, bamboccioni, Elsa Fornero, Adam Weishaupt, Rothschild, Illuminati 

    Come la casta plagia la popolazione,

    convincendola a fare ciò che vuole 

    Manipolazione psicologica sociale – Tecniche 

    affinate per opprimere le nazioni

    Dal Piano Dullas a Le Bon e Bernays, ai giorni nostri

    Video in allegato

        1) Genocidio sociale e nazionale: Il Piano Dullas

        2) Mario Monti: "abbiamo bisogno della crisi!"

       3) Fabian Society, internazionale Comunista e

           Nuovo Ordine Mondiale

     

    di C.Alessandro Mauceri e Sergio Basile

    Tecniche per il Controllo di Massa

     Come la casta plagia la popolazione convincendola a fare ciò che vuole 

    Roma, New York – Le tecniche di manipolazione psicologica sociale hanno origini antiche. L’origine di tali eventi è certamente plurimillenaria, ma alcuni fanno risalire i primi approcci scientifici alla materia a Gustave Le Bon, etnologo e psicologo (“Psicologia delle folle”, 1895) che cercò di identificare i caratteri peculiari e suggerì in che modo guidare e controllare il comportamento della gente. Dopo Le Bon a effettuare studi sulla materia fu un nipote di Freud, Bernays. Pare che il suo libro “Crystallizing Public Opinion”, pubblicato nel 1923, sia stato utilizzato anche dai nazional-socialisti in GermaniaOggi, secondo molti,  il più grande esperto della materia è Noam Chomsky. Chomsky, linguista, filosofo e teorico della comunicazione, professore emerito presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston, una delle maggiori università statunitensi e mondiali, definito dal New York Times come “il più grande intellettuale vivente”, ha descritto quali sono le regole utilizzate da chi vuole mistificare la realtà.

     L'Arte della Menzogna e della Distrazione                                                           

    In altre parole chi vuole mentire, lo fa utilizzando tecniche e strategie che non sono mai cambiate, oggi come nel passato. Per verificare l’attendibilità delle sue teorie è sufficiente accostarle a fatti ed eventi che hanno caratterizzato la vita degli italiani negli ultimi anni. Secondo il prof.Chomsky l’elemento più di frequente utilizzato per il controllo sociale è quello della “distrazione”. Chi sta al potere fa di tutto per distogliere l’attenzione della gente dagli argomenti realmente importanti e cerca di concentrarla su eventi di scarsa rilevanza. Si pensi, ad esempio, a quanta attenzione viene dedicata dai media al cane Dudu o ad aspetti secondari della vita dei politici e quanta attenzione sia invece dedicata alle conseguenze di scelte politiche fondamentali come l’incostituzionalità della legge elettorale o l’aumento spropositato del capitale sociale della Banca d’Italia per favorire le banche maggiori azioniste a spese degli italiani. O ancora il disastro di Fukujima, dove milioni di persone si sono ammalate  – e lottano contro la morte – molte sono morte ed altre continuano a morire giorno dopo giorno. Sito nel quale – tra l'altro – si corre il rischio di creare un disastro ecologico di dimensioni storiche/apocalittiche (forse peggiore anche di quello di Cernobyl). Per controllare la situazione è indispensabile mantenere la mente della gente occupata, ma su argomenti effimeri o secondari.

     Il Principio del "Problema-Reazione-Soluzione"                                              

    Un altro strumento è il cosiddetto principio del “problema-reazione-soluzione”. Spesso chi governa crea dei problemi (magari inesistenti) per stimolare una reazione nella gente e fornire facilmente una soluzione che non è altro che ciò che si voleva fare sin dall’inizio. Si pensi, ad esempio, al panico diffuso qualche anno fa per l’influenza H1N1 e al timore di una pandemia diffuso nella gente. Poco dopo si vide che il rischio legato a quel virus non era maggiore di quello di una normale influenza stagionale e che per di più i vaccini messi in commercio dalle maggiori aziende farmaceutiche erano inutili per lo scopo. Ma, grazie allo stato di panico messo in circolazione, fu possibile stanziare enormi somme per l’acquisto (con i soldi dei contribuenti) di vaccini che, in quantità enorme, rimasero poi inutilizzati. Lo scopo, però, era stato raggiunto e le  grandi case farmaceutiche avevano lucrato abbondantemente.

    Tecniche per il Controllo di Massa

     Non chiamatele "Missioni di Pace"…                                                                   

    Un altro esempio è quello delle missioni di pace in Afganistan, in Iraq e in Libia. Tutti ormai hanno ben chiaro che le vere ragioni che erano alla base di queste guerre non avevano niente a che vedere con la pace e la democrazia, ma erano semplicemente legate alla possibilità di sfruttare economicamente quei territori. Tuttavia, continuare a ripetere che quella degli USA e dei Paesi alleati era una “missione di Pace” che mirava a rimuovere una dittatura (che loro stessi avevano creato e favorito… come spesso accaduto nella storia) permise a quei Paesi di violare tutte le leggi internazionali vigenti per fare gli interessi delle multinazionali, delle banche e di ambigui personaggi che pilotano i fili della diplomazia internazionale.

     La Tecnica della Gradualità temporale e la Fabian Society                           

    Spesso si applicano le misure “gradatamente”. Basti pensare al progressivo aumento della maggior parte delle tasse e imposte. Tecnica – quella della gradualità temporale ampliamente utilizzata ed assunta a simbolo dalla stessa Fabian Society (Vedi video in basso in allegato): gruppo élitario (e comunitarista) di riferimento dell'internazionale comunista, e tra i pilastri degli "architetti" del "Nuovo Ordine Mondiale". 

     

     Italia – Il Carico Fiscale più pesante ed asfissiante del globo                       

    Da decenni ormai, anno dopo anno, costantemente, in Italia – e non solo – si assiste ad un inarrestabile processo di   privatizzazioni, di precarietà, di crescita del tasso di disoccupazione, della perdita del potere contrattuale da parte dei lavoratori (si pensi al caso FIAT), all’aumento folle ed ingiustificato del carico fiscale. E senza che nessuna delle promesse fatte da chi imponeva queste misure come indispensabile per la rinascita del Paese sia mai stata mantenuta. Anno dopo anno il costo per la gestione della cosa comune (a questo dovrebbero servire le tasse e a nient’altro) e il relativo carico fiscale sui cittadini, è aumentato e continuerà a farlo, ma poco per volta. IVA, ICI, IMU, TASI, bolli, imposte su beni primari come i carburanti e sui depositi bancari e molte altre sono tutte aumentate gradualmente negli anni, ma per rendersi conto di quanto realmente bisogna guardare nel medio-lungo periodo. Solo così  ci si rende davvero conto della enorme differenza e si comprende come, a fronte di un carico fiscale che è il più pesante del globo, i servizi e la loro qualità continuano ad essere i peggiori. Ad esempio, la tassa sui rifiuti solidi urbani: il carico sui cittadini continua a crescere mese dopo mese, tra poco non si saprà se a pagarla dovranno essere i proprietari delle case o gli inquilini e in quale misura, eppure la maggior parte delle città del meridione sono letteralmente sommerse dai rifiuti, al punto che in alcuni comuni si è deciso di mandarli all’estero (dove sono ben accolti essendo considerati una fonte di energia). 

     La Strategia del Differimento                                                                                  

    Spesso si adotta la strategia del “differimento”. Un metodo semplice per rendere accettabile una misura impopolare è quello di presentarla come necessaria per la salvezza dello Stato, ma, dato che è più facile far accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato, queste misure vengono adottate dopo qualche tempo. Si pensi ad esempio al Fiscal Compact che è entrato in vigore da poco nonostante a deliberarne l’adozione fosse stato già il governo Berlusconi. Così i danni derivanti dalle scelte di un governante avranno effetti negativi dopo che il suo mandato sarà scaduto e sarà più facile dare la colpa a qualcun altro. O all’acquisto degli F35 le cui delibere sono passate dalle mani di Prodi, di Berlusconi, di Monti e, infine, di Letta.

    Approfondimenti (link)

    Via libera al Fiscal Compact e alla fine della Democrazia

    Fiscal Compact ed Euribor: Ingannevoli strumenti imperiali

    Fiscal Compact, Quando la Scuola diventa un Nemico

    Vertice Ue – Vittoria di Monti e Lobby

     L'Aspetto Emotivo                                                                                                      

    Un altro strumento frequentemente utilizzato è quello di puntare sull’”aspetto emotivo” più che sulla riflessione. In questo modo gli individui sono più influenzabili. La popolazione non deve avere il tempo di riflettere su ciò che il governo e il Parlamento decidono, a volte arbitrariamente, come durante il governo Monti e ancora oggi: devono accettare le decisioni imposte da altri “credendo”, in buona fede,  che sono le migliori.

     Promuovere l'Ignoranza e la Mediocrità – Il Piano Dullas                            

    Uno dei metodi più efficaci per “dominare” e “controllare” un popolo e quello di “promuovere l’ignoranza e la mediocrità” e di “abbassare il livello culturale” (vedi video in allegato: il Piano Dullas,  creato ad hoc dalla CIA e dall’internazionale comunista per dividere le società e renderle instabili e facilmente dominabili attraverso una sistematica promozione delle virtù umane più basse e deprecabili, dalla politica al sociale, dall’intrattenimento ad ogni altra categoria umana e socio-economica). Nonostante l’esistenza di potenti mezzi di informazione di massa, internet primo fra tutti, il livello medio della cultura e di mediocrità non sono migliorati nel recente passato. Lo dimostrano le performance dell’istruzione scolastica e delle nostre università (un tempo tra le migliori) a livello globale.

     Media – Strumenti di Controllo e Riduzione del livello culturale             

    Oggi i mezzi di informazione di massa (in piena sintonia con i dettami del Piano Dullas – Vedi Video sopra) vengono utilizzati non per migliorare, ma per ridurre il livello culturale della popolazione: si  trasmettono programmi di bassa o infima qualità e si trasferisce l’attenzione dei giovani su argomenti inutili e devianti invece che permettere loro di approfondire e sviluppare aspetti culturali e sociali. La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’ignoranza che pianifica tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare dalle classi inferiori”. I “media”, soprattutto la televisione, vengono utilizzati per influenzare l’opinione pubblica e diffondere modelli di comportamento fuorvianti, per non dire perversi e dannosi allo sviluppo della personalità umana ed all'intelletto del singolo e della collettività. Essi servono per far credere alla popolazione che è “trendy” o “giusto” o “normale” essere stupidi, ignoranti e incompetenti (“se lo è anche …..che ha avuto tanto successo in tv e che essendo un idiota guadagna tanti soldi, vuol dire che è così che devo essere anch’io”).

     Autocolpevolizzazione, finte liti e Scarica-Barile facile                                

    L’”auto colpevolizzazione” è un altro degli strumenti adoperati: chi governa non fa altro che incolpare i cittadini (e spesso – entro certi limiti e seguendo precisi copioni – anche i politici stessi "amici/nemici o pseudo-tali", anziché per esempio il sistema bancario e/o gli stratagemmi monetari: vedi l'inganno usurocratico internazionale della Moneta-Debito che dissangua le Nazioni) imputando loro la responsabilità della situazione attuale. Quello dello scaricabarile – ma anche quello delle finte denunce – in tal senso, è uno dei "trucchi Democratici" di maggior "successo"… Altre volte invece – come detto – si cerca di convincere direttamente le persone che sono loro stessi, incapaci e inefficienti, la causa dei propri insuccessi e della propria disgrazia. In questo modo si riduce il rischio di rivolta e si riduce l’autostima degli individui. Si pensi, ad esempio, ai giovani che non trovano lavoro che sono stati definiti “sfigati”, “choosy”, “bamboccioni”. Secondo alcuni personaggi politici é colpa loro se non trovano lavoro, non del sistema. Se l’economia va male, l’Italia cade letteralmente a pezzi e ogni giorno si scopre una nuova voragine da qualche parte, la colpa non è di chi ha governato, ma dei cittadini.

     L'Unica vera colpa dei Cittadini e i "Falsi Dissidenti"                                    

    In realtà l’unica colpa dei cittadini è stata quella di permettere che gli stessi personaggi continuassero a gestire la cosa comune per decenni: anche se spesso e volentieri le alternative "democratiche" non esistono, ed il nuovo puzza già di vecchio… o si dimostra un falso dissidente…  C’è chi sostiene che, negli ultimi 50 anni, si è creato un abisso tra le conoscenze della gente e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Strumento essenziale al fine di permettere ciò sono stati i media che, mediante sondaggi, studi comportamentali, operazioni di feed back scientificamente programmate senza che l’utente-lettore-spettatore ne sapesse nulla, spesso finiscono per conoscere la gente più di quanto essa conosca se stessa. Questo ha permesso al sistema di esercitare un grande potere sul popolo e per di più di farlo a sua insaputa.

     La Fabbrica del Consenso                                                                                       

    Nel caso in cui ancora non fosse chiaro se le teorie di Chomsky siano corrette o no e non bastasse constatare i fatti che accadono ogni giorno, sarà sufficiente una sola considerazione: Chomsky presentò la sua teoria in un film, la Fabbrica del consensoIl film fu girato nel 1992. Più di vent’anni non sono bastati alla gente per capire che quello che si diceva nel film corrisponde alla realtà in cui stanno vivendo (o in cui qualcuno fa loro credere di vivere……). Quanto servirà ancora, ci chiediamo, perchè l'umanità possa cogliere il sottile e distruttivo inganno dell'usurocrazia e della moneta-debito che sta annientando l'Italia? Quanto pempo occorrerà ancora agli Italiani per comprendere che l'ideologia e le divisioni partitiche (Destra/Sinistra, Nord/Sud, Padani/Italiani… ecc..) non sono altro che stratagemmi creati ad arte nei secoli dalla stessa élite per dominare incontrastata? Rothschild – e i suoi complici/vassalli: banchieri e reggenti/politici compiacenti – lo sapeva benissimo quando il 1° Maggio 1776 commissionò ad Adam Weishaupt la missione di fondare la setta degli Illuminati e pianificare di lì a poco la Rivoluzione Francese… Ma questa è un'altra storia!

    C.Alessandro Mauceri, Sergio Basile (Copyright © 2014 Qui Europa)

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  • La Storia non Raccontata – Il grande Caffè e Draghi, il cattivo allievo

    La Storia non Raccontata – Il grande Caffè e Draghi, il cattivo allievo

    Mercoledì,  Ottobre 16th/ 2013

    – di Maria Bianchi –

    Prelievo forzoso, Unione Europea, Salvatore Tamburro, Usurocrazia bancaria, Fiscal Compact, Aldo Moro, Enrico Mattei, Federico Caffè, Keynes, austerity, Fondo Monetario Internazionale, Mario Draghi, sicari dell'economia globale, Churchill, Hanry Kissinger, Bildenberg, Goldman Sachs, Trilateral Commission, Brigate Rosse 

     

    La Storia non Raccontata – Il grande Caffè

    e Draghi, il cattivo allievo

    Ingannati da una vita – Ecco perchè siamo così ignoranti.

    Seconda Parte – da Federico Caffè ad Aldo Moro.

    Mario Draghi: il cattivo allievo del buon maestro Caffè

    Video shock in allegato – La sinistra italiana e l'ombra

    "rossa" dei servizi segreti USA. Kissinger insegna!

     

    di Maria Bianchi

    Federico Caffè

     La Storia non raccontata – Da Federico Caffè a Moro…                                                                                                 

    Bruxelles, Roma – Stiamo assistendo impotenti all'ennesima iniquità targata UE. Mi riferisco alla proposta arrivata ieri dall'FMI di operare un prelievo forzoso sui conti correnti dell'Eurozona (addirittura del 10%). La notizia certamente non coglie di sorpresa chi ha avuto modo di informarsi correttamente, tuttavia credo che non ci renderemo conto mai abbastanza di quello che c'è in serbo per noi: la peggiore delle dittature di tutta la storia umana. L'immagine che mi viene in mente pensando a questa Euro-trappola è di un cappio che lentamente si va stringendo sempre più intorno al collo del giustiziato. Ci stiamo avvicinando sempre più ad un regime di strozzinaggio legalizzato, usurocratico, totale. Mentre un tempo hanno piegato i popoli accecandoli con faziose, perniciose ideologie, adesso lo stanno facendo con la finanza e con le solite, immancabili, ideologie. Ovviamente! Cosa, quest'ultima, che impedisce all'uomo medio italiano di aprire gli occhi e di smetterla di votare per chi non difende sul serio la nostra sovranità – nazionale in generale; monetaria in particolare – travestendo il tutto da operazioni economico-finanziarie giustificate da uno pseudo stato di necessità (ugualmente creato ad arte). 

      L'Italia sana ha il volto di questi eroi                                                                                                                                    

    Come capire, allora, come e perché siamo arrivati fino a questo punto? Dicevano gli antichi che le gesta dei grandi condottieri andavano custodite mediante la scrittura perché costituissero degli exempla: essi erano consapevoli del fatto che si deve sempre imparare dalla storia. D'altro canto un popolo senza coscienza del proprio passato è un popolo senza radici: quindi senza passato e senza futuro. Ne sono ben consapevoli i fautori dell'agenda sion-mondialista, il governo ombra che tiene davvero le redini del nostro Paese e di quasi l'intero mondo. Ma a ben vedere c'è un capitolo della storia italiana, forse il più nero, che è la chiave per capire la situazione attuale; un tempo proprio per questo mai approfondito seriamente da chi di dovere. Grazie a queste gravissime omissioni storiche siamo divenuti le vittime sacrificali di un vero e proprio sacco d'Italia, nel quale i banchieri e le masso-mafie unite sono i nuovi lanzichenecchi della situazione. L'italiano medio, in virtù di ciò disconosce completamente gli insegnamenti degli anni d'oro nei quali abbiamo avuto al governo e nelle istituzioni uomini del calibro di Aldo Moro e Giorgio La Pira; economisti valenti e liberi come Federico Caffè ed imprenditori coraggiosi come Enrico Mattei. Gli anni in cui oscuri poteri manovrati dall'Impero "rosso-nero" Sion-Anglo-Americano hanno decretato la fine della sovranità italiana. Churchill stesso ebbe a dire che «l’unica cosa che mancherà all'Italia è una totale libertà politica». Fotografia migliore della situazione attuale non poteva esserci!

     Caffè e il modello macroeconomico keynesiano                                                                                                               

    Un personaggio certamente poco noto e che merita un approfondimento è, in tal senso, Federico Caffè: uno dei principali diffusori della dottrina keynesiana. Keynes era l'economista che già 70 anni fa sosteneva che tagliare la spesa pubblica significa bloccare gli investimenti ed i consumi, generando disoccupazione. E' quello che hanno fatto in questi anni i tecnocrati di Bruxelles e continuano a fare con le folli politiche di austerity. Al centro delle riflessioni economiche di Caffè ci fu sempre la necessità di assicurare elevati livelli di occupazione e di protezione sociale, soprattutto per i ceti più deboli (cfr.: Giuseppe Amari, "Federico Caffè: un economista per il nostro tempo", Roma, Ediesse, 2009). Oltre ai suoi scritti accademici Federico Caffè fu un attento commentatore dell'attualità economica su giornali e riviste, collaborò assiduamente con "Il Messaggero" e "Il Manifesto". Gli articoli per Il Messaggero, dovuti alla richiesta di collaborazione avanzata da Aldo Maffey, e l'Ora, sono anch'essi stati raccolti in un volume (Contro gli incappucciati della finanza. Tutti gli scritti: Il Messaggero 1974-1986, L'Ora, 1983-1987, a cura di Giuseppe Amari, Castelvecchi, Roma, 2013). La concezione di un’economia democratica è riassunta nelle righe di apertura della sua ultima raccolta di scritti (In difesa del Welfare State, 1986). A più riprese Caffè affermò la necessità di arrivare a una separazione fra gestione dell’intermediazione finanziaria – affidata ai poteri pubblici – e attività produttiva: lasciata al mercato garantendo, però, condizioni effettivamente concorrenziali. Per queste ragioni, Caffè fu senza esitazione a favore di una concezione della politica economica che avesse potuto esaltare il momento discrezionale rispetto agli automatismi predicati dall’indirizzo monetarista neoliberista (cfr. Politica economica, cit., 2° vol., Problemi economici interni, 19712; Appunti sull’economia contemporanea: il ritorno agli studi sulle crisi finanziarie, «Moneta e credito», 1979, 128, pp. 445).

     Contro il neoliberismo nascente e la tecnocrazia                                                                                                             

     La sua preoccupazione per gli effetti negativi di un mercato che funziona da sé, ma senza regole eque, emerse anche nei suoi commenti sul ruolo del Fondo Monetario Internazionale (L.M. Milone, in Attualità del pensiero di Federico Caffè nella crisi odierna, 2010). Sostenitore di una concezione della cooperazione economica internazionale come collaborazione fra membri sostanzialmente paritari, Caffè lamentava il fatto che venissero adottati due pesi e due misure. Mi spiego: ai Paesi industrialmente più forti, come la Germania, veniva consentito di mantenere le proprie monete sottovalutate, e anche di attirare capitali grazie agli alti tassi di interesse reali, esportando perciò la deflazione (cfr. La problematica degli elevati tassi d’interesse reali, «Politica ed economia», 1983, 2, pp. 49 e segg.), mentre ai Paesi tradizionalmente debitori, come quelli del Terzo mondo, venivano imposte politiche restrittive e deflazioniste al proprio interno (coloniali). Secondo l'economista la rinuncia alla sovranità monetaria fu un danno immane in quanto finì per aggravare il divario fra Paesi ricchi e Paesi poveri. Dalla trattazione che Caffè sviluppa sul fenomeno dei movimenti «anormali» di capitali risulta tutta la sua diffidenza verso formule semplicistiche che affidino ad autorità sovranazionali di estrazione tecnocratica e non democratica l’esclusiva di siffatti controlli (cfr. Vecchi e nuovi trasferimenti anormali dei capitali, in Studi in onore di Marco Fanno, a cura di T. Bagiotti, 1° vol., Ricerche di metodologia e di teoria economica, 1966, in partic. pp. 36-41). 

      Caffè e le "Crisi Finanziarie"                                                                                  

    Le crisi finanziarie non dovevano più essere considerate, come al tempo degli economisti precedenti il 1929, positivi momenti di «selezione darwiniana» (Appunti sull’economia contemporanea, cit., p. 452), ma fatti patologici da superare attraverso un’effettiva collaborazione internazionale.  Nel 1982 egli elenca una specie di decalogo di orientamenti e misure di politica economica, comprendente: 1) l’attenzione per gli aspetti reali dell’economia rispetto a quelli finanziari; 2) la sospensione delle dissipazioni delle riserve valutarie per sostenere la parità della moneta; 3) il ripristino del «deposito previo» sulle importazioni (già introdotto nel 1976), per impedire le scorte speculative di prodotti importati; 4) lo stimolo alle produzioni agricole sostitutive delle importazioni; 5) l’impulso pubblico all’attività edilizia; 6) un’indagine sulle istituzioni creditizie, come preliminare a qualsiasi progetto di riprivatizzazione delle stesse; 7) l’utilizzazione delle forze giovanili nel quadro di un programma in cui lo Stato sia «occupatore di ultima istanza». Infine, due non interventi: 8) non aumentare tariffe e prezzi politici; 9) non toccare la scala mobile (Primo, secondo, terzo, quarto…, «L’Espresso», 28 novembre 1982, ora in "La solitudine del riformista", cit., pp. 241-43).

     Contro la speculazione finanziaria: una voce fuori dal coro                                                                                         

    L'intervento più coraggioso di Caffè contro la nascente dittatura della finanza fu sicuramente la sua definizione della borsa, che considera "un gioco spregiudicato che opera sistematicamente a danno di categorie innumerevoli e sprovvedute di risparmiatori, in un quadro istituzionale che, di fatto, consente e legittima la ricorrente decurtazione e il pratico spossessamento dei loro peculi" (Note e letture, «Il Manifesto», 12 marzo 1982). Per decenni Caffè ha denunciò gli autori di tali violenze che già dagli anni Settanta identificò negli “incappucciati” dell’economia.

    Federico Caffè

     La Retorica della mano invisibile                                                                          

    Alla retorica della “mano invisibile” contrappose la tesi secondo la quale i mercati e la finanza avevano un nome e un cognome ben precisi.., e come tali andavano identificati e combattuti. Eloquenti a riguardo furono le dichiarazioni di un (buono) allievo di Federico Caffè, Bruno Amoroso: «Quello che era un sistema bancario creato, così come fu creata la moneta, per una funzione vicina ai risparmiatori e a chi deve investire – questa è l'origine delle banche, quindi banche piccole – per cui chi deposita i soldi spesso anche li presta, o li prende in prestito e così via. Da questa funzione, sia il denaro quindi la moneta, sia le banche, si sono estraniate, sono diventate dei meccanismi di guadagno, con finanziarizzazione dell'economia, … è diventato uno strumento di rapina. Per cui oggi le grandi banche nazionali stanno utilizzando quella che loro chiamano "crisi", non è crisi, è un meccanismo di manipolazione e di esproprio di risparmio di milioni di persone». 

     La Tesi dello studente Mario Draghi – Euro: missione fallimentare        

    Caffè dagli anni Ottanta iniziò a criticare la sinistra (dalla quale rimase deluso perché non aveva nessuna intenzione riformatrice in favore dell'economia reale) e la finanza, ed il loro strettissimo connubbio con i poteri forti. Tra questi spiccò di certo Ignazio Visco ma soprattutto Mario Draghi. Nella sua tesi sull’Euro, scritta sotto la guida di Federico Caffè, Mario Draghi dimostrò come l’Euro fosse una missione impossibile, quindi sbagliata. Poi il soggiorno di studio negli Stati Uniti – dal quale Caffè cercò invano di farlo desistere invitandolo a rientrare in Italia per occuparsi di “cose serie” – gli cambiò le idee… il resto è oggi sotto gli occhi di tutti!

     Reclutato dai sicari dell'economia globale                                                         

    Draghi, in seguito all'esperienza statunitense, fu reclutato tra i “sicari dell’economia globale” e da allora la sua carriera fu fulminea: Banca Mondiale; Direzione italiana del Tesoro (per privatizzare le banche italiane – con la sapiente consulenza della Goldman Sachs (vedi allegato), della Lehman Brothers e dell’Ubs); direzione europea della Goldman Sachs e Banca d’Italia… Fino ad approdare alla direzione della Banca Centrale Europea. Draghi passò dunque dal ruolo – invocato da Federico Caffè – di “consigliere dei cittadini” a quello – vituperato – di “consigliere del principe”.

     Il Club System                                                                                                              

    Questa involuzione vale ancor di più oggi, in un'era nella quale non ci sono i soli “principi” ma assistiamo sempre più all'imposizione della sovrastruttura dei Clubs (Bilderberg, Goldman Sachs, Trilaterale, Club of Rome, ecc.) supportati fedelmente dalle nostre massonerie locali e dalle famose “P”. Certo è davvero paradossale vedere come quotidiani vicini alle caste – come “Corriere della Sera” e “La Repubblica” – riscoprano oggi che Caffè era un valente economista… Essi, tuttavia, dimenticano di ricordare che dagli anni Settanta – quando cioè l'economista iniziò a criticare le lobby finanziarie e l’ignoranza (?) e malafede della sinistra italiana – i suoi libri vennero praticamente ignorati dal sistema, e pubblicati solo da piccole case editrici, spesso cattoliche. Nell’epoca dei governi tecnici (dagli anni Novanta in poi) il suo nome, insieme a quello degli altri “innominabili” del mondo accademico (Augusto Graziani e Paolo Sylos Labini) non fu mai fatto. Ma quelli – come detto – furono anche gli anni in cui i suoi “cattivi allievi” iniziarono la loro iniqua scalata sociale nei palazzi del potere.

     Caffè, Moro, Auriti – Una razza a parte… Un Modello da seguire                                                                            

    Come tutti i grandi uomini che hanno avuto il coraggio di non compromettersi e andare contro questo sistema (al pari di Aldo Moro) Federico Caffè pagò a caro prezzo le sue scelte: non fu mai riconosciuto nei suoi meriti – come accadde allo stesso Giacinto Auriti ed alla sua battaglia aperta contro l'usurocrazia bancaria e sistemica – anzi, fu apertamente emarginato per essersi schierato contro gli inganni del capitalismo borsistico. Ebbe infatti ad affermare a riguardo: "lo Stato ha il dovere di informare il pubblico sul carattere ingannevole e fraudolento del mercato borsistico, sulla illusorietà di certe promesse di facili guadagni". Caffè scomparve nel nulla in circostanze mai accertate, in seguito all'uccisione di un suo amico e collega Ezio Tarantelli (autore anche di  "L'utopia dei deboli è la paura dei forti: saggi, relazioni e altri scritti accademici", FrancoAngeli, Milano, 1988) per mano delle Brigate Rosse (che in realtà sono state una copertura dei servizi segreti americani – vedi video in allegato su Aldo Moro e la telefonata di Henry Kissinger: ancor oggi tra i membri più influenti della Trilateral e del Club Bilderberg). L'economista fu dichiarato ufficialmente morto dal Tribunale di Roma nel 1998 dopo anni di inutili ricerche, ma la sua eredità è ad oggi incommensurabile…. come il suo inconfondibile "aroma". D'altronde vale sempre il detto: "l'Italia ha un buon Caffè".

    Maria Bianchi (Copyright © 2013 Qui Europa)

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