Qui Europa

Autore: Sefora Perrone

  • Schiavi di un Debito illegale – 2ª Parte: Il Grande Inganno di Mario Monti

    Schiavi di un Debito illegale – 2ª Parte: Il Grande Inganno di Mario Monti

    Martedì, Giugno 26th / 2012

    – L'Editoriale, di Sergio Basile –

    Debito pubblico illegale / Unione europea / Eurozona / Commissione europea / Consiglio europeo / Parlamento europeo / Stati Ue / Trappola del debito / Gabbia del Debito / Schiavi di un debito illegale / Economia della Truffa / Rating / Spread / Titoli del Debito Pubblico / Eurobond / Sistema speculativo / Target2 / Bretton Woods / SEC / Destabilizzazione del Sistema Economico / Creazione di uno stato di Schiavitù / Creazione di uno stato di Schiavitù /  Creazione di una Dittatura tramite il Debito 

    Schiavi di un Debito illegale – 2ª Parte

    Ecco perchè il Debito che ci impongono è in

    gran parte illegittimo e non onorabile

    Una Truffa per ingabbiare e schiavizzare i cittadini

    Così l'Euro-Regime ci controlla col Debito

    Schiavi di un Debito Illegale – Seconda Parte – Il Grande Inganno di Mario Monti

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Bruxelles, Roma – Nella Prima Parte dell'Editoriale sulla fondatezza e legittimità del "Debito" degli stati di Eurolandia (Qui Europa – Giovedì 21 Giugno) abbiamo visto come l’accumularsi del suddetto debito, malgrado le crescenti ed incalzanti chiacchiere e menzogne mediatiche diffuse da un tipo di giornalismo propagandistico e spudoratamente di parte, non sia qualcosa di “naturale” e “legale”, ma bensì sia (in larghissima parte) un qualcosa di costruito  ad arte. Di seguito – Prima di passare alla Terza parte inerente al ruolo del Sistama Bancario nel suo complesso ed inerente al ruolo delle banche centrali con il nuovo sistema "Target2" introdotto dall'Unione europea contestualmente all'adozione dell'Euro – riproponiamo ai nostri lettori una sintesi schematica, su quanto concluso nella "Prima Parte", al fine di migliorarne la comprensione e l'apprendimento.

     Una premessa essenziale – Il Debito è in gran parte  illegale  

    Il “Debito” al quale quotidianamente, ormai da mesi, immoliamo gran parte del nostro lavoro e della nostra ricchezza, è un qualcosa di “indotto”, un raggiro verso i cittadini del Sud-Europa e dell’Italia, perpetrato allo scopo di creare precarietà diffusa ed una becera ed immorale subalternanza classista. In parole povere il debito, che l’Ue e il professor Monti ci dicono di pagare a caro prezzo, è fittizio e proteso a “schiavizzare” i cittadini, imprigionandoli in una gabbia finanziaria sempre più asfissiante. Ciò mediante la cosiddetta "finanziarizzazione dell'economia". Vediamo perché, in questo "Secondo Capitolo", dopo una breve sintesi di quanto detto finora.

      Sintesi 1ª Parte – L’Europa e l’Inganno del Debito  

    Il Grande Inganno di Mario Monti – Schiavi di un Debito Illegale – Seconda Parte

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Gran parte del debito pubblico che stiamo “fingendo” di pagare (e poi vedremo perché ho usato il verbo “fingere”) è come detto nella "Parte Prima" (e come dimostreremo ancor meglio di seguito) dunque, illegale e “non onorabile”. Ciò, come ribadiamo, malgrado la disinformazione sul tema e la gravissima reticenza della stragrande maggioranza dei media nazionali, controllati direttamente dal governo o da grandi lobby e multinazionali in palese conflitto d’interesse, che impediscono di comprendere le vere motivazioni della crisi in atto. Come detto nell’articolo pubblicato su “Qui Europa” lo scorso giovedì 21 giugno, dobbiamo ricordare ai nostri lettori almeno 6 cose.

      1 – Il valore del denaro non equivale  più all’oro  

    Nel 1933 – come spiegato – gli stati del mondo sono andati verso una bancarotta generale e concordata dai leader delle nazioni che azzerrarono i rispettivi debiti a prezzo (di lì a poco) della incontrovertibilità (divieto di cambio) della carta moneta in oro, e della concentrazione dell'oro mondiale (principale bene rifugio) nei caveau degli stessi stati, poi controllato attraverso la nascita della "Bank for International Settlement" (BIS), con sede in Svizzera, a Basilea. Le nazioni divennero in pratica società di diritto privato registrate presso la SEC (Securityand Exchange Commission) di New York. Stesso destino toccò alla "Società Italia" che si trasformò, di fatto, in una “ Società Privata”.

      2 – Il denaro, dal 1944, non vale nulla – È un Semplice Strumento 

    Abbiamo visto, inoltre,  che dopo gli accordi di  Bretton Woods del 1944, con l'incontrovertibilità dei biglietti nel corrispettivo in oro – cioè con il divieto di cambiare una banconota di carta con l’analogo corrispettivo in oro: operazione prima ammessa – la moneta sia diventata una "ricchezza fittizia" contrapposta alla “ricchezza reale”: oro, case, terreni, appartamenti, pietre preziose, ecc.. (cose che invece rappresentano la vera ricchezza, quella – come vedremo – ambita dai furbi del sistema). La moneta divenne uno strumento di controllo di massa e tale da favorire lo spostamento della ricchezza reale, mediante la creazione di crisi e l’autoalimentazione del debito: per ogni euro che la “privata” BCE emette, come visto, c’è un automatico interesse da pagare.

      3 – Nasce l’Economia della Truffa – I Privati controllano gli stati  

    Abbiamo poi visto come il debito pubblico iniziò a “scoppiare e moltiplicarsi” con la successiva privatizzazione delle banche centrali e contestuale perdita della sovranità monetaria degli stati: come detto, Bankitalia fu privatizzata nel 1992 grazie al decreto Carli-Amato, che “regalò” – con l’assegnazione del 96% delle azioni – alle banche ed assicurazioni private il controllo dell’istituto un dì responsabile dell’emissione della moneta nazionale, la lira, sottraendo tale “controllo” ai cittadini ed agli organi prima deputati alla salvaguardia della sovranità monetaria degli stati: il Tesoto prima, e la Banca d’Italia poi. In seguito, il potere di batter moneta passò – in un palese disegno di accentramento – nelle mani dei “banchieri privati” della Bce (Banca Centrale Europea, con sede a Francoforte, in Germania). Questa iniziò a “regalare” (attraverso aste fasulle, ed a tassi bassissimi: es.: 1%) gli euro stampati alle banche europee (ovviamente private). Banche private che poi ancora oggi, rivendono lo stesso denaro (che dovrebbe essere di proprietà dei cittadini) agli stati europei e quindi ai cittadini a tassi da usura (oggi 6%) con ricavi altissimi (es.: 5% netto) e senza muovere un dito. Con un solo click di un pc. A istituzionalizzare e legalizzare questa vera e propria “truffa”, poi, ci ha pensato l’Ue, con l’Art. 123 del Trattato di Lisbona, che “obbliga gli stati a rifinanziarsi sui mercati internazionali, e presso le banche private”. Cioè gli stati – addirittura – diventano semplici correntisti. Paradossale ma vero!

      4 – L'Arma impropria dei Titoli del Debito Pubblico  

    Lo stesso Mario Monti, come trattato in precedenti articoli, fu consulente di molti governi avvicendatisi negli ultimi decenni in Italia, e fu tra gli artefici della diffusione dei titoli del debito pubblico su larga scala. Come noto tali titoli permisero agli stati di ottenere liquidità da investire nell’economia. Come premio i sottoscrittori (privati e banche) ottenevano a scadenza del titolo, il capitale “prestato” maggiorato di interessi. Tale prassi iniziò ad ingenerare l'impennata del debito pubblico statale e gli interessi passivi a carico dei cittadini crebbero a vista d'occhio (oggi, paghiamo solo di interessi circa 80 miliardi all'anno alle banche private). Oggi, in aggiunta, lo stesso Monti in veste di premier ha di fatto esautorato lo stato italiano, privandolo della facoltà di investire in economia, (Vedi Fiscal Compact) vietando  con la complicità della Germania e dell'Unione europea (con la scusante del controllo sul debito – che lo stesso Monti ha contribuito a creare) il cosiddetto "Deficit Spending": possibilità prima riconosciuta allo stato di investire a debito nell'economia nazionale, per creare e moltiplicare la ricchezza. Funzione attribuita, oggi, al solo capitale privato ed alla speculazione.

      5 – L'Europa nelle grinfie dei Privati – Rating e Spread  

    Come visto, un tempo le agenzie di rating (agenzie private controllate da lobby) giudicavano la “salute” delle sole società private. Successivamente i politici europei le legittimarono a “giudicare” anche gli stati sovrani, causando una nuova esplosione del debito pubblico degli stati (non più sovrani, ma trattati come semplici società, o meglio, come burattini). Ciò fu “favorito” dall’euro: la moneta comune permise di mettere in paragone economie differenti della stessa Ue e di far esplodere il cosiddetto spread, favorendo l'esplodere la speculazione. Il meccanismo fu incentivato proprio dagli attacchi delle famigerate agenzie di rating. Ecco un piccolo esempio: il declassamento di uno stato come l’Italia (declassamento – come visto nei precedenti articoli – improprio e pretestuoso) rispetto alla Germania  implica un aumento del differenziale d’interesse tra titoli (spread). Tale "declassamento", cioè, implica l’aumento del differenziale (espresso in punti: come accade per un termometro che misura il livello della febbre) tra gli interessi sui titoli pubblici italiani, rispetto a quelli tedeschi. Risultati? Sette  almeno, e tutti distruttivi:

     6 – Effetti disastrosi dello Spread sull'Economia Reale  

    Spread – La Bestia è libera e vuol divorare l’Italia e l’Eurozona

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    A) Aumentano di Miliardi gli Interessi sul Debito da pagare 

     A carico dei cittadini e a vantaggio di chi sottoscrive (anche a speculatori, dunque) i titoli italiani: oggi – come detto – paghiamo ogni anno alle banche private circa 80 miliardi (l'equivalente del valore di due manovre finanziarie);

    B) Aumenta la Tassazione  

    Aumentano le trattenute statali, le accise sul carburante, le tasse e le imposte da pagare, sulle spalle dei cittadini;

    C) Aumentano i Ricavi degli Speculatori  

    Aumentano i ricavi della speculazione e delle banche: peggiore è il giudizio delle agenzie sull’Italia, maggiore sarà lo spread, maggiori saranno i ricavi della speculazione.

    D) Destabilizzazione del Sistema economico  

    La ricchezza economica reale, visto l’abbassamento dei consumi e della produzione si riduce, e si crea prima la crisi del sistema e poi la recessione, con contestuale peggioramento della situazione iniziale ed aumento della disoccupazione;

    E) Creazione di uno Stato di Schiavitù  

    Si crea uno stato di gravissima schiavitù reale che impedisce di reagire e di vivere decorosamente, aumentando il controllo da parte delle classi politiche compiacenti e colluse, nonché delle stesse banche. Non va dimenticato, infatti, che in una situazione di crisi la gente ingabbiata dal lavoro e dalle scadenze ha meno tempo per riposarsi, pensare, crescere e cambiare il sistema, che in tal modo si autoconserva e autodifende.  

    F) Spostamento della Ricchezza Reale  

    Spostamento della ricchezza Reale  (non denaro, ma case, terreni, oro, gioielli, pietre preziose, ecc..) o redistribuzione di classe, nelle mani di una ristretta élite di grandi speculatori (grandi gruppi bancari e finanziari) ed impoverimento delle classi medie e basse. Ciò anche attraverso l’impossibilità di pagare i debiti (es.: mutui casa) in corso visto l'altissimo livello raggiunto dal cuneo fiscale. Tali beni sono dunque soggetti a pignoramenti o a processi di svendita (quando i debitori sono semplici cittadini e padri di famiglia); privatizzazione (quando i "cosiddetti" debitori sono gli enti locali); fallimento (quando a non poter onorare più i "debiti" sono le imprese.

    G) Creazione di una Dittatura tramite il Debito 

    Si propagandano false panacee economiche (eurobond, project-bond e Fondo Salva Stati) anziché delegittimare la speculazione e "de-finanziarizzarel'economia" (ad esempio delegittimando le agenzie di rating, impedendo loro di "giudicare arbitrariamente gli stati sovrani) e intanto si procede verso un maggior accentramento del potere (vedi Stati Uniti d'Europa, MES, Fiscal Compact, Two Pack – vedi articoli precedenti) nelle mani di chi ha provocato la crisi, creando una sorta di regime che comprime e controlla sempre più ogni singola libertà dei cittadini, ridotti a mere pedine, meri schiavi obbedienti e muti. Nonché ignoranti, "grazie" alla complicità degli organi d'informazione (o disinformazione) compiacenti. Insomma, è una vera e propria "Truffa Legalizzata". Dunque, finché le banche commercializzeranno “derivati” guadagnando sul nulla (vedi in archivio – operazioni off-shore e depositi over-night); ma soprattutto finché la BCE non comprerà direttamente i titoli del debito pubblico degli stati dell’Ue; oppure finché non si tornerà alla stampa diretta delle monete da parte del Ministero del Tesoro e delle Banche Centrali (a costo zero); finché non si delegittimeranno le agenzie di Rating (ponendo fine alle ingerenze dello spread) o – in ultima ed estrema istanza – non si abbandoni l'euro attraverso un percorso di uscita controllato, la truffa continuerà, e la nostra economia continuerà ad essere basata prevalentemente sul debito inestinguibile ed illusorio, che accumuliano – come visto – addirittura ancor prima di nascere. Pazzesco, ma vero! 

      Riepilogo Conclusioni  Prima Parte 

    1) Il Debito aumenta a discrezione dei privati  

    Il debito Pubblico non l'hanno fatto gli Italiani, ma bensì esso è esploso a causa della "Finanziarizzazione dell'Economia". Il debito non è qualcosa di definito ma aumenta a "volontà" e "assoluta discrezione" dei privati.

    2) Il Debito è in gran parte illegale  

    Il debito – come detto – non è qualcosa di definito ma aumenta a "volontà" e "assoluta discrezione" dei privati, dunque è un circolo vizioso che non avrà mai fine. Dunque esso è in gran parte da considerare come illegale.

    3) Il Debito è in gran parte da considerare come "non onorabile"  

    Essendo sostanzialmente – ed in gran parte – "illegale", esso è ingannevole e pertanto può essere considerato in gran parte "assolutamente non onorabile". Ciò in quanto è in gran parte "non certo" e "non esibibile". E' la Costituzione Democratica e le Leggi della Repubblica Italiana che lo prevedono. Inoltre -come vedremo nel dettaglio, nella successiva Terza Parte di "Schiavi di un Debito Illegale" – il debito pubblico degli stati dell'Eurozona è alimentato in maniera subdola e forzata, grazie alla complicità di un sistema bancario creato ad hoc e grazie al metodo "TARGET 2".

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

     Mercoledì 27 Giugno – Schiavi di un Debito illegale – Terza Parte 

    Ruolo dell'Ue e del Sistema Bancario – TARGET 2 

     

     

  • Un Mare Azzurro travolge lo Scoglio Inglese

    Un Mare Azzurro travolge lo Scoglio Inglese

    Lunedì, Giugno 25th / 2012                                           

    – di Mario Luongo –

    Euro2012 / Europei di Calcio / Ucraina / Kiev / Italia-Inghilterra / Vittoria ai rigori / Semifinali / Hodgson / Prandelli / Balotelli / Cassano / Diamanti / Nocerino / De Rossi / Terry / Rooney / Hart / Gerrard / Fairplay / Germania / Merkel 

    Euro 2012 – Un mare azzurro travolge

    lo scoglio inglese

    Grandissima Italia a Kiev, ma che sofferenza!

    Vittoria ai rigori, dopo 120 minuti di dominio; Una

    delle partite più belle mai giocate dalla Nazionale

    Euro2012 – Un Mare Azzurro travolge lo Scoglio Inglese

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Kiev – La prima immagine che mi è venuta in mente, a caldo dopo la vittoria italiana contro l’Inghilterra è quella di un mare azzurro le cui onde si infrangono contro le scogliere inglesi. Non un mare in tempesta, in burrasca, ma sicuramente agitato, che poco alla volta ha modellato le rocce di una temuta ed arcigna Inghilterra. L’acqua cheta rompe i ponti, insomma. Invece no, la nazionale italiana tanto cheta non è stata, ha giocato la partita quasi interamente contro un avversario ostico e temuto, l’Inghilterra di Hodgson, di Terry, di Rooney e del suo rinato ciuffo. Un’Italia che mai come stasera ha giocato come deve: impostando le azioni, concedendo pochi spazi e lavorando il centrocampo. 

      La prodezza di De Rossi scalda Kiev  

    Euro 2012 – Il Rammarico di Daniele de Rossi – Sua la prima prodezza del match – Un potente e preciso tiro di esterno che si stampa sulla traversa sotto lo sguardo di un battuto Hart

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Si inizia subito bene con un tiro meraviglioso di De Rossi che si schianta contro la traversa della porta protetta da Hart; poco dopo è il portiere italiano che viene impegnato da un tiro di Johnson con una parata che sa molto di pallanuoto. Fino al ’20 del primo tempo l’Italia non sembra aver trovato la posizione giusta in campo, aspetta troppo la squadra avversaria che spinge di più e gioca con sovrapposizioni sulle fasce. Ma l’Inghilterra possiamo dire che finisce qua, l’Italia mette la testa fuori con un ottimo passaggio di Pirlo per Balotelli che cerca di alzare il pallone, ma impiega qualche secondo di troppo. Seguono diverse azioni azzurre che non vengono mai concluse in profondità, si tira da fuori, va bene, ma non è sufficiente e bisogna sempre stare attenti agli inglesi che, alla prima occasione volano in contropiede arrivando fino alla nostra metà area. L’Italia cresce di minuto in minuto, prende coraggio e grinta, ma è sempre quel tocco di cattiveria, di malizia che manca: Cassano, Balotelli danno molto da lavorare alla difesa inglese e soprattutto ad Hart; si impostano diverse azioni, alcune davvero pregevoli, ma non si riesce ancora a bucare una porta messa a dura prova. Si chiude il primo tempo con qualche scintilla tra Balotelli e De Rossi, dettate più dalla tensione agonistica che da altro, ma soprattutto con un bilancio positivo: un’Italia brava ad impostare e difendere, anche se non pungente e magari in qualche occasione un pò ingenua contro una squadra cui non si possono concedere contropiedi.

      Pirlo e De Rossi, direttori d'orchestra. Bene Balzaretti e Abate  

    Balzaretti e Pirlo in azione – Tra i migliori in campo

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Dopo il quarto d’ora di pausa si rientra in campo con l’Inghilterra che accenna ad una ripresa non tanto fisica quanto psicologica. Ma anche questa volta la squadra di Prandelli si rivela superiore sul piano tecnico grazie ad un centrocampo guidato da Pirlo in ottima forma, da un combattivo De Rossi, mentre sulle fasce Balzaretti e soprattutto Abate sgroppano come furie. Il ct inglese Hodgson è costretto al’58 ad inserire il velocissimo Walcott e il gigantesco Carroll per arginare il nostro gioco e ripartire. La partita è intensa da entrambi i lati, anche se è l’Italia che impone il proprio gioco alla squadra avversaria, e la fatica si fa sentire per Steven Gerrard, capitano inglese, ed Ignazio Abate, mai come oggi dinamico, che accusano crampi. Continua a difendere il muro inglese, Terry su tutti, contro gli azzurri che salgono in cattedra a centrocampo, attaccano in continuazione, senza ferire mai. Un pò come una spada dalla punta smussata, ma che si affila col trascorrere del gioco.

      Lo zampino di Prandelli  

    Lo zampino di Prandelli – Indicazioni e Cambi perfetti

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Al ’77 Prandelli inserisce Diamanti per Cassano e Nocerino per De Rossi, provato dopo una partita da leone e i nuovi cambi danno presto  i loro frutti: il giocatore del Bologna, frizzante da subito non ha paura di calciare e Nocerino dà una boccata di ossigeno alla squadra e si rende anche pericoloso in un’occasione negli ultimi minuti regolamentari. Ultimi minuti che danno un brivido agli Italiani, con la squadra che, forse per stanchezza, cincischia troppo a difesa e dà l’ultima occasione da gol all’Inghilterra. L’ultima nel vero senso della parola.                          

      L'ansia dei supplementari  

    L’Inghilterra si presenta ai supplementari più “inglese” che mai, compatta ed ordinata dietro gioca con lanci lunghi e veloci ripartenze quando gli è concesso. Alla lunga gli innesti voluti da Prandelli si rivelano azzeccati: Diamanti sempre pericoloso e Nocerino che addirittura segna un gol in fuorigioco che ha fatto per un attimo partire i festeggiamenti in tutta Italia, smorzati subito. La partita non si gioca solo sul campo, in panchina De Rossi e Prandelli gridano, si disperano, i tifosi inglesi sostengono la squadra con grande fairplay ed entusiasmo fino alla fine.

      I tiri dal dischetto e le "preghiere" di Montolivo  

    Dal dischetto – Il Gol di Balotelli e l’errore di Montolivo

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Si va ai rigori con la consapevolezza di aver vinto moralmente fino a quel momento la partita, ma anche con quella di giocarsi tutto sul sangue freddo, la bravura e la fortuna. Inizia l’Italia ed il primo a calciare è Balotelli che si avvicina al dischetto sorridente. Tiro preciso e potente,  Hart (che conosce bene l'italiano) intuisce la direzione, ma nulla da fare: è gol! Il primo rigore inglese è  invece affidato a Gerrard che segna in modo simile. Montolivo (volto teso ed espressione spaurita) calcia a lato, sbaglia e la delusione e la rabbia cala silenziosa come una cappa sulla squadra. La speranza viene imboccata con un pregevole “cucchiaio” di Pirlo (emulo di Francesco Totti) che dà la dose giusta di fiducia ed adrenalina, accresciute dalla traversa colpita da Young e dal gol della “matricola” Nocerino. L’Italia è in vantaggio, deve rimanere così e ci pensa Buffon, bloccando il tiro di Ashley Cole.

      Buffon e Diamanti  ci aprono le porte di Varsavia  

    Dal Dischetto – Il Sangue freddo di Buffon e Diamanti

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Ad Alessandro Diamanti è affidato l’ultimo, decisivo, tiro dal dischetto.  Il giovane esordiente si dimostra all’altezza di una partita giocata benissimo, regalando la semifinale, la festa, le urla allo stadio di Kiev e nell’Italia intera. Con la vittoria contro l’Inghilterra la squadra di Cesare Prandelli non ha solo ottenuto l’accesso alle semifinali, ma ha dimostrato a sé stessa e all’Europa che sa durare più di 60 minuti (come aveva detto lo stesso Ct italiano) e non deve avere complessi di inferiorità verso nessuno. Anche se, diciamolo, contro la Germania – che ci attende il 28 Giugno a Varsavia – questa spada dovrà avere una punta molto più affilata e tagliente. L'unica incognità, ora,  è: oserà la Merkel riproporsi in tribuna vip con quell'impresentabile tailleur verde speranza? A Berlino, visti i risultati contro la "maltrattata" Grecia sono in molti a sperarci! D'altra parte, riusciranno gli azzurri a "vendicare" i Piigs dallo strapotere tedesco? Nell'Eurozona sono in tanti a scommetterci ed a sperare! In fondo lo pensano anche molti "cugini" portoghesi e spagnoli, che sperano in una finale senza Angela Merkel.

    Mario Luongo (Copyright © 2012 Qui Europa)                                                             

  • Roma – Un Eurovertice che elude la crescita

    Roma – Un Eurovertice che elude la crescita

    Sabato, Giugno 23th / 2012

    – di Mario Luongo –     

    Unione europea / Eurozona / Eurodeputato / Francesco Speroni / Lega Nord / Europa della Libertà e della Democrazia / G20 / Elezioni Grecia / Vertice Villa Madama / Angela Merkel / Mario Monti / Francoisa Hollande / Mariano Rajoy / Giorgio Napolitano / Pierluigi Bersani / Silvio Berlusconi / Euroscettici / Christine Lagarde / Fmi  / 1626 Imprese che falliscono ogni giorno in Italia   

    Speroni: Ue vecchia macchina da rottamare

    Lo sfogo dell'eurodeputato dopo il G20, a ridosso

    del deludente Vertice di Roma, Monti-Merkel

    Hollande-Rajoy

    Bersani: Difesa al oltranza pro-Monti;

    Berlusconi: "Mi ricandido!"

    Intanto in Italia 1626 imprese chiudono ogni giorno

    Roma – Un Euroveritce che elude la Crescita Vera – Le contrastanti posizioni di Bersani e Speroni

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Roma – Mentre dalla capitale giungono voci su una nuova ricandidatura del redivivo Silvio Berlusconi alla guida del nuovo Pdl, (al cattivo gusto – evidentemente – non c'è mai fine) l’eurodeputato Francesco Speronicapodelegazione all'Europarlamento della Lega Nord, nelle scorse ore, ha rilasciato dichiarazioni al fulmicotone scagliandosi nuovamente contro l’Ue, più precisamente contro il sistema europeo che – come ormai evidente – fa acqua da tutte le parti. Il momento scelto dall’eurodeputato, copresidente del gruppo l’Europa della Libertà e della Democrazia, per questa uscita non è affatto casuale, ma ben preciso, se pensiamo al vertice dei potenti della Terra riunitisi a Los Cabos, in Messico, per il G20 (il cui scopo non è stato quello di “incrementare il benessere di cittadini, bensì rimediare a storture, deficit di bilancio, fallimenti di banche e così via”) e se guardiamo al mini-vertice romano tra Masrio Monti, Angela Merkel, Mariano Rajoy e Francoise Hollande (Italia-Germania-Spagna-Francia) appena conclusosi.

      Speroni: un'uscita pungente  

    Un'uscita, quella di Speroni – non nuovo a questi attacchi: anche all'interno dell'emiciclo di Bruxelles – piuttosto puntuale e precisa, almeno alla luce di quanto sta accadendo dall’inizio della recessione che, nonostante summit, vertici, riunioni varie non ha accennato ad arrestarsi. Forse perchè non si ha nessuna voglia di trovare vere panacee alla situazione, che oggi come oggi torna utile a banche e lobbissti che si arricchiscono giocando con il debito pubblico degli stati. Una vera manna dal cielo! (per loro).

      Ue – Una vecchia auto da rottamare  

    Il colorito discorso sull'Europa di Speroni prosegue – poi – con una metafora per così dire “automobilistica”, paragonando l’Ue in crisi ad una vecchia, sgangherata automobile nella quale si rompono una volta il motore, l’altra i tergicristalli, ancora la centralina, e via discorrendo. A questo punto, secondo l’onorevole, l’unica soluzione plausibile e conveniente per lo sfortunato proprietario dell’automobile, così come per i malcapitati  proprietari dell’ Unione europea (che non dimentichiamo, siamo noi cittadini, non di certo i nostri “rappresentanti”) è quella di “cambiare” il veicolo in questione. In che modo si può cambiare? Ovviamente Speroni non lo dice – almeno in questa sede –  ma le idee avanzate da diversi Paesi dell’Eurozona non sono mancate. Basti pensare all'idea di un ritorno alla dracma ed alle monete nazionali, paventato fino a qualche giorno fa, alle soglie delle elezioni in Grecia; ipotesi rimandata (almeno per ora) dalla vittoria dello schieramento europeista pro-euro di “Nuova Democrazia” di misura contro gli euroscettici di Syriza (che tuttavia hanno incrementato in 3 anni i loro voti del 700%). O anche alla  contestuale e progressiva diffidenza verso le politiche poco chiare della Troika, o delle famigerate (ed indagate) agenzie di rating e del loro ruolo; insomma il concetto dell'eurodeputato, non è assurdo come qualcuno vorrebbe far credere, anzi! Il problema, magari, è che l’ Unione europea non è una macchina che si può rottamare, ma va “revisionata”, migliorata sicuramente e finora le ricette proposte, purtroppo, non sembrano per nulla efficaci. Anzi stanno peggiorando la situazione.

     Eurovertice di Roma – I magnifici 4 dell'Accentramento 

    Le critiche di Speroni sono piovute – come detto – quasi contestualmente al mini Euro-vertice di Roma, conclusosi nelle scorse ore, il summit a 4 tra Monti, Merkel, Holland e Rajoy, in una cornice bellissima (Villa Madama) ma con un quadro non all’altezza. Un incontro nel quale la parola d’ordine è stata “più Europa”. Cioè "più accentramento!" I quattro hanno dichiarato che c’è bisogno di più unione politica, bancaria e fiscale tra i paesi dell’Eurozona, Monti – in particolare – ha aggiunto che  l’ “Euro è irreversibile” e si deve ripartire con un rilancio da 130 miliardi di euro per la crescita, pari all’1% del Pil dell’Ue. A dare un appoggio almeno simbolico alle parole del premier ci pensano il presidente Giorgio Napolitano che tira in ballo la necessaria collaborazione di tutti i paesi, “Nessuno paese europeo si salva da solo” (ha dichiarato) e l’immancabile Pierluigi Bersani che in riferimento ad alcune parole ed atteggiamenti di frau Merkel, dichiara “cerchiamo di non distinguere tra innocenti e colpevoli; di innocente non c’è nessuno”.

      Eurovertice di Roma

     No all'"Anti-Spread"? Dominio lobby sugli stati 

    Ma dall'eurovertice anche una pioggia di miliardi (10) per la Bei (la Banca Europea per gli Investimenti: posta, come noto, nelle mani dell'eurocrazia, la stessa co-responsabile del disastro dell'Eurozona) il ricorso agli eurobond e project-bond (4,5 miliardi di euro) un "secco" ed incredibile "No" allo scudo anti-spread, lasciando alle lobby private la supemazia sugli stati. Quindi la volontà manifesta di continuare ad ingrassare le banche e ad alimentare gli speculatori alla "faccia" dei cittadini. Persistono, invece, le divergenze sul Fondo Salva Stati utilizzato per salvare le banche, che ha trovato pare – almeno per ora – l'opposizione della Merkel: comparsa ieri sera a Danzica – in occasione di Germania-Grecia – sfoggiando uno sgargiante (e, permetteteci, goffo) tailleur verde speranza. La speranza uccisa proprio nel popolo greco: e non solo quello calcistico.

     Lagarde e quei commenti fuori luogo 

    D’altro canto ci sono anche voci importanti e “strategicamente” discordanti con questo quadro (falso) quasi roseo che esce fuori dall’incontro a Roma, prima fra tutte – nientepopodimenoché – quella dell’altra “Lady di ferro” europea, Christine Lagarde (il boss dell’Fmi che sta dissanguando la Grecia) cui discorso è uno di quelli dai toni più cupi mai pronunciati negli ultimi tempi. Madame Lagarde invita i colleghi dell’Ue – infatti – ad agire non solo con politiche a lungo termine, ma anche e soprattutto con azioni a breve termine i cui effetti siano tangibili da subito; questo perché Nonostante azioni straordinarie i mercati bancari ed il debito sovrano in molti Paesi dell’Europa sono sotto stress, provocando interrogativi sulla sostenibilità dell’unione monetaria”. 

      Ipocrisie e Amnesie in salsa europea  

    Ma qualcuno dovrebbe ricordare alla smemorata Lagarde che il debito, così come delineato nell’Eurogabbia è un qualcosa che si rigenera in automatico, perché il sistema è stato disegnato proprio dall’Ue (con la complicità del Trattato di Lisbona ratificato in tutta fretta e già bocciato dai popoli quando si chiamava ancora “Costituzione europea”) per favorire la speculazione e tenere a bada le ignare masse. Chissà, dunque, che quella del nostro Speroni non si riveli la mossa azzeccata! D’altronde chi meglio di lui,  uno degli europarlamentari italiani più presenti alle sedute (caso raro visto l’alto tasso di assenteisti) che per di più proprio a Bruxelles ha sostenuto l’esame per l’abilitazione forense perché, parole sue, “in Italia è molto più difficile mentre in Belgio l’esame, non dico sia all’acqua di rose, ma insomma è certamente più facile”.  Insomma, Un simbolo vivente dell’Europa unita a tutti gli effetti!

      Vergogna Italia – 1626 imprese chiudono ogni giorno  

    Intanto nell'ultima ora, una notizia sconcertante ridefinisce i termini drammatici della situazione dell'Eurozona e della "povera Italia": nel Bel Paese grazie alle politiche recessive ed inutili di Mario Monti & Co (malgrado l'inspiegabile difesa ad oltranza di Pierluigi Bersani e dei politici nazionali di prima fascia – sempre più nelle vesti indegne di "avvocati delle cause perse") 1626 imprese chiudono ogni giorno, ed un esecito di nuovi schiavi ogni giorno ingrossa le fila dei disperati.

    Mario Luongo (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Ue, Bilderberg e Laqueur: Profezie Avverate

    Ue, Bilderberg e Laqueur: Profezie Avverate

    Venerdi, Giugno 22th / 2012

    – di Federica Santoro e Sergio Basile – 

    Unione europea / Eurozona / Euro / Accentramento / Stati Uniti d'Europa / Walter Laqueur / Nuovi modelli d'integrazione / Trilateral Commission / Bilderberg Club 2012 / Nigel Farage / Herman Van Rompuy / Super-stato Ue fine a se stesso / The Last Days of Europe /  Spagna / Italia / Usa / Cina / Fed / Dollaro / Rating / Declassamento / Rating  

    Le profezie del Bilderberg Club 2012

    e la profezia di Walter Laqueur:

    Eurozona, una strage predetta

    Lo storico tedesco: "Si a nuovi modelli

    nazionali  d'integrazione;  No a

    Super-stato Ue fine a se stesso

    Le "azzeccate previsioni" dei signori del

    Bilderberg Club su Spagna, Eurozona,

    Cina ed Usa

     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
    Roma, Berlino – Ebbene sì, la nostra cara e grande Europa – anche nella crisi indotta – ha trovato posto nella mente di storici e scrittori. Come sempre del resto! E’ diventata fonte di ispirazione anche nel disastro e nell'indecente spettacolo offerto negli ultimi mesi, una musa a trecentosessanta gradi insomma! Nelle ultime ore ci ha molto incuriosito una intervista pubblicata sul Corriere della Sera, fatta al celebre scrittore "europeo" Laqueur. Ad offrirci interessanti spunti di riflessione sul disastro in cui incorre questa grande famiglia denominata Europa è dunque proprio lui, il noto storico Walter Laqueur, nato in Germania da famiglia ebrea e considerato uno dei massimi studiosi della storia europea del Novecento. Laqueur si è occupato, nei suoi molti libri – tra l'altro – di fascismo, sionismo, terrorismo, antisemitismo ma anche del  disastro e del declino europeo targato Ue. E questo lo faceva già 5 anni fa, in The Last Days of Europe (Gli ultimi giorni dell’Europa) con uno spirito alquanto profetico. Perché troppo presto? Beh, perché fino a 5 anni fa non si parlava di disastro, tragedia, declino dell'Eurozona e del progetto europeo di accentramento. Pertanto possiamo tranquillamente ammettere che quella di Laqueur è stata un’anticipazione di quello che poi è realmente accaduto: una vera profezia dell'era contemporanea.
     
      L'intervista al Corsera: "Un'Europa senza basi!"  
     
    In un’intervista lasciata per il Corriere della Sera, lo storico 91 enne, parla di un’Europa costruita senza le basi, ironizzando legittimamente sulla moneta unica, l’amato-odiato euro. Lequeur nel suo libro oltre a parlare di demografia sempre incerta, denuncia anche l’allargamento del progetto di Unione europea come fine a se stesso e, – sempre nell’intervista rilasciata per il Corriere della Sera – afferma che l’Unione europea si è inventata delle strutture superflue come la presidenza, occupate da personaggi non all’altezza. Aggiungiamo "rigorosamente non elette" (ma nominate per chiamata diretta) e spesso e volentieri pescati in contenitori di promiscuità ed ambiguità come quelli della Trilateral Commission e del lobbismo internazionale. Credibilità zero!
     
      Ricordate l'attacco di Nigel Farage?  
     
    Vedi Herman Van Rompuy, ad esempio: criticatissimo – circa tre mesi orsono – da un inviperito e coraggioso Nigel Farage (eurodeputato inglese indipendente) in una Parlamento europeo strapieno quanto basito, in un video che ha fatto ben presto il giro del Web, con un record di visualizzazioni mai visto (vedi galleria multimediale di "Qui Europa".
     
     No al Super-Stato Ue, Si a modelli nazionali d'integrazione 
     
    Laqueur – nell'intervista – continua dicendo che l’Europa ha perso credibilità e deve ridimensionarsi e quindi i Paesi membri dovranno fare una serie di scelte. Scelte che non sono ancora chiare. Che si arrivi a una Unione a più velocità o che alcuni Paesi decidano di staccarsi  del tutto dall’Unione, secondo Laqueur è forse  impossibile. Nella trama del suo libro è spiegato come con l’arrivo di popolazioni straniere provenienti dall’Asia, dall’Africa e dal Medio Oriente in Europa, esse non riescano a integrarsi  ai servizi sociali, all’assistenza medica convenzionata, ai sussidi di disoccupazione che vengono offerti loro dai Paesi ospitanti. Ecco perché secondo Laqueur per affrontare questo cambiamento radicale bisogna riformare la politica e ogni paese deve valutare con maggior attenzione i suoi interessi nazionali adottando nuovi modelli di integrazione.
     
      Altre Profezie? – Indiscrezioni dal Bilderberg Club 2012  
     
     Gli Usa manipoleranno la caduta del dollaro? 
     

    Ma accanto alla profezia (avveratasi dopo 5 anni) dello storico tedesco, altre recenti sibilliache rivelazioni hanno destato il nostro interesse, riguardanti sempre l'Europa ed il futuro del progetto "Eurozona". Infatti, secondo fondate indiscrezioni trapelate dall’ultima riunione del "famigerato" Bilderberg Club (vedi nota) dietro una svalutazione del dollaro si nasconderebbe la precisa volontà della "casta che domina il mondo" di "sacrificare" il potere d'acquisto del dollaro – d’intesa con Pechino – al fine di aiutare Washington ad inflazionare i suoi debiti dando più voce a Pechino nell'economia globale.  Tra l’altro, lo confermerebbe il fatto che Fu Ying – vice ministro cinese agli Esteri – è stato eccezionalmente invitato (è la prima volta che accade) alla conferenza 2012 del Bilderberg , assieme a Huang Yiping, professore universitario di economia del "Cina Center for Economic Research" di Pechino. Una ragione potrebbe essere quella di giungere alla svalutazione del dollaro ed al contestuale default (pilotato) sulle obbligazioni nazionali ed internazionali.  Una sorta di choc “Lehman Brothers Bis” che interesserebbe, evidentemente, anche l’Eurozona. Staremo – nostro malgrado – a vedere! Un’altra indiscrezione (profezia) interessante riguarderebbe poi  quel che è accaduto in Spagna. Secondo Daniel Estulin – fonte autorevole del Bilderberg – in occasione del recente meeting 2012 i potenti del gruppo, avrebbero deciso di "sacrificare" la Spagna, di fatti poi declassata impietosamente da Fitch il giorno seguente alla suddetta dichiarazione. Inquietante!

     Bilderberg 2012 – Disastro Spagna: una profezia già avveratasi  

    Un altro fatto degno di nota riguarda il terribile declassamento intervenuto a poche ore dalla chiusura del meeting Bilderberg 2012, letteralmente "profetizzato" (ma guarda un pò!) da Daniel Estulin, autorevole membro dell'élitario club di illuminati ed eletti, giusto il giorno prima che l'agenzia di rating Fitch entrasse in azione. Poi sarebbe stato – come visto – il momento di Moody's. Ulteriore declassamento che – come trattato da “Qui Europa” nei giorni scorsi – si sta ripercuotendo in modo devastante sull’economia iberica – ed il resto dell'Eurozona – con dei tassi d’nteresse da usura che la Spagna (gli Spagnoli e non solo: se verrà azionato, come pare,  il MES – vedi nota)  dovrà corrispondere per i 100 miliardi di "liquidità" ottenuti dalle sue banche (non dai suoi cittadini).  Al Bielderberg la sanno proprio lunga. Ed il nostro Mario Monti, membro abituale di Bielderberg (nonché, oggi, membro onorario di punta della Trilateral Commission, dopo aver diretto fino a qualche mese fa la Commissione trilaterale per l'Europa) lo sa bene. Non è che per caso lo sappia anche il suo grande amico e fan,  Giorgio Napolitano? Magari si "saranno parlati"!

    Federica Santoro, Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa) 

      Appendice Tecnica – Le Parole chiave  

      Bilderberg Club  

    Il Bilderberg Club è un circolo (fondato nel dopoguerra) di carattere mondialista, ristretto ed élitario, costituito  da personaggi – invitati di anno in anno – che rappresentano il gota della finanza, dell'economia, della politica, della stampa, dei media e del lobbismo mondiale. esso è composto da ex membri dell'alleanza Nato, Usa, Canada ed Europa. Nell'ultima riunione 2012, anche Cina. Nel 1990, dopo la caduta del Muro di Berlino (1989), gli ex membri del Patto di Varsavia (ad eccezione dell Russia) sono stati inseriti nell'organizzazione. Nel 1950 il Bilderberg era un elemento molto importante delle strutture oligarchiche del periodo della guerra fredda, perché si trattava di un veicolo attraverso il quale interessi finanziari privati oligarchici imponevano le loro politiche sui governi sovrani. In pratica molti osservatori internazionali e studiosi del fenomeno "Bilderberg Club" sostengono che esso (cosi come la più potente ed istituzionalizzata Trilateral Commission) tiri nei fatti le fila dei burattini che muovono (per loro conto) l'economia degli stati, e non solo. Oggi, come allora, il Bilderberg è un potentissimo mezzo "informale e rapido" per riunire e – pare – guidare le istituzioni finanziarie, politiche ed economiche che dovrebbero esprimere gli interessi dei popoli che rappresentano (in teoria) ma che finiscono per rispondere ad un unico disegno mondialista ed egemonico, sull'onda di una dilagante "modello neo-liberista" nato ad opera di "falsi profeti" dell'anarco-capitalismo generati in alcune delle più prestigiose università americane: le stesse dalle quali per tradizione si sono formati una buona maggioranza di presidenti Usa. In questo momento, è questa élite che sappresenta il peggior nemico dell'umanità e della democrazia reale, e con il beneplacido degli stessi leader occidentali ed europei, che ne affollano le fila in buona percentuale. vedi il "liberale" e "liberalista" Mario Monti.

      Rating e Spread  

    Il rating può essere definito come un "giudizio" sulle condizioni generali o particolari di un'azienda, una società e (da quando l'Ue ed i politici europei hanno permesso questa gravissima ingerenza dei privati nella vita e nella stessa sovranità delle  nazioni) anche degli stessi stati: ex-sovrani. Il rating è emesso da agenzie private (guidate da multinazionali e lobby) in base all'esame di indicatori di carattere economico e finanziario analizzati da vere e proprie équipe di analisti. Certo credere alla loro trasparenza ed autonomia (soprattutto dopo gli scandali dei "rating sballati" scoppiati nel caso Lehman Brithers negli Usa; dopo le gravissime accuse di brogli piovute da ex-analisti dimissionari delle suddette agenzie; dopo le inchieste e le indagini portate avanti da molte procure; e dopo i disastri che tali agenzie stanno provocando nell'Eurozona) è davvero paradossale. Finora ci ha creduto solo l'Ue ed i grandi burattinai dell'economia mondiale. E ne abbiamo visto i risultati.  Lo spread è invece il differenziale d'interesse tra gli interessi sui titoli del debito pubblico di uno stato (es.: BTP italiani) ed i Bond tedeschi (perchè sembrerebbe considerati i più solidi d'Europa, visto che l'economia tedesca dovrebbe essere la più "forte" d'Europa. Ma – come ha dimostrato in più articoli "Qui Europa" – sappiamo che non è proprio così. Almeno fino all'ingresso nell'euro). Più aumenta lo spread più saranno gli interessi sul debito che gli stati dovranno pagare, e maggiori i "sacrifici" cui dovranno andare incontro i cittadini per ripagarlo (grazie a questo assurdo sistema fittizio e speculativo) a sottoscrittori, speculatori e banche.

      Come funziona il Rating  – Il rapporto con lo Spread  

    Più il rating si abbassa (quindi più il giudizio delle agenzie di rating è negativo) più una società o (purtoppo) una nazione è considerata "a rischio" e maggiore è il tasso di interesse che deve corrispondere a chi investe sui propri titoli. Cioè maggiore è lo "spread"e più soldi andranno nelle casse dei sottoscrittori e degli speculatori. Un meccanismo, dunque, perverso (tenuto in piedi dalla stessa speculazione internazionale e dalle stesse lobby che controllano le agenzie di rating) che non può che affossare definitivamente un paese già instabile o reso tale in maniera artifiziosa (vedi il caso dell'Italia: paese ricchissimo primo della scorsa estate. Poi grazie al rating negativo fatto cadere in disgrazia).

      Come funziona il Rating – Un facile esempio  

    Un esempioE' come se ad una famiglia che deve pagare un mutuo e che è già in difficoltà (perché ad esempio il padre di famiglia ha perso il lavoro)  la banca (o uno strozzino) decidesse di aumentare il tasso degli interessi che la famiglia deve pagare, perché – essendo in difficoltà – è cresciuto il rischio di insolvenza. Sembra assurdo ma è proprio ciò che avviene nell'Eurozona tra l'indifferenza dei nostri politici nazionali ed europei, che per mesi hanno fatto finta di niente pur conoscendo la realtà delle cose. Stessa cosa (ad esempio) per la Spagna, la Grecia e l'Italia. Nel momento in cui avrebbero più bisogno di  ottenere liquidità per riprendersi (ottenendo finanziamenti a tassi agevolati) al contrario tali nazioni dovranno corrispondere interessi più elevati. Effetti collaterali frequenti di tali politiche sono ad esempio le svendite e privatizzazioni facili; o l'intervento distruttivo del Fondo Monetario Internazionale (che presta fondi – "cosiddetti aiuti" – ad altissimi tassi d'interesse, approfittando dei drammi e delle difficoltà degli stati e dei suoi malcapitati cittadini).

      MES  – Meccanismo Europeo di Stabilità  

    MES ("Meccanismo Europeo di Stabilità'"  o Nuovo "Fondo "Salva Stati Permanente") è un ente dotato di personalità giuridica,  (poteri simili a quelli di uno stato sovrano e dotazione illimitata) che agisce con lo scopo – almeno quello dichiarato – di aiutare gli stati dell'Eurozona in Crisi. Un "Fondo" finanziato dai cittadini, ma anche con la partecipazione di ricchi lobbisti ammessi come contribuenti e difesi da una sorta di immunità legislativa – già approvata dai leader Ue: con in testa il caro Mario Monti – che saranno i nuovi creditori diretti degli stati soggiogandone l'autonomia e la sovranità.  E' lo stesso meccanismo dei mutui casa: così come le banche che concedono un mutuo "posseggono di fatto la casa" fino a mancata estinzione del debito o in caso di inadempimento del debitore; ambigui personaggi privati saranno i nuovi "padroni" degli stati. L'aggravante questa volta però e che gli stessi stati non sono debitori per loro "natura" o "volontà" ma lo sono diventati in maniera indotta, forzosa e fraudolenta per imposizione degli stessi ambigui personaggi di cui sopra. Gli stessi che – in una struttura di potere rigidamente piramidale e "ritualistica" detengono le fila dei burattini delle logge-partitiche. Il MES dovrebbe entrare in vigore il prossimo luglio 2012.  Tra pochi giorni, cioè, sarà pieno regime! Gli Italiani, per volontà di uno "scandaloso" professor Mario Monti, contribuiranno alla formazione di questo "Fondo" – dotato come detto di personalità giuridica e diritti equiparabili a quelli degli stessi stati – con la "modica cifra" di circa 150 miliardi di euro. Tra i tanti lussi e stranezze che ne contraddistinguono l'ambiguo funzionamento, anche il privilegio del divieto assoluto di perquisizione e controllo presso le sedi dello stesso MES. Pura dittatura!

     

  • Italia – Irlanda 2-0: la vittoria che digerisce ogni biscotto

    Italia – Irlanda 2-0: la vittoria che digerisce ogni biscotto

    Martedì, Giugno 19th / 2012

    – di Mario Luongo –

    Europei 2012 /  Italia-Irlanda / Poznan / Quarti di finale / Girone C / Mario Balotelli / Antonio Cassano / Shane Given / Duff / Cesare Prandelli / Giovanni Trapattoni / “Biscotto” / Federico Balzaretti / Danzic / Spagn-Croazia / Jesus Navas / Andrea Pirlo / Girone D / Marca / Tifoseria irlandese 

    Italia – Irlanda 2-0: la vittoria che

    digerisce ogni biscotto

    Cassano, Balotelli, ma soprattutto Navas

    fanno volare gli azzurri ai quarti

    Euro 2012 – Italia – Irlanda (2-0) – Il Goal di Balotelli che fa digerire il Biscotto

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Poznan, Roma – Paradossalmente i minuti più ansiogeni di Italia–Irlanda sono arrivati a partita conclusa, quando gli azzurri avevano già siglato la loro vittoria con due reti, ma non il passaggio al turno. L’Italia intera è stata col fiato sospeso, gli occhi, le orecchie e i cuori rivolti a Danzica, alla partita alla quale era indirettamente legato il nostro destino, quella Spagna–Croazia così temuta, pronosticata, criticata, esorcizzata. Più che alla partita, diciamolo, i nostri pensieri maliziosi erano rivolti al “biscotto” che in un questi ultimi giorni ha assunto fama nazionale, anzi internazionale. Basti pensare alla copertina di Marca, quotidiano spagnolo che risponde alle nostre maliziose ipotesi con una foto di Luis Enrique sanguinante ad USA ’94 (dopo una gomitata di Tassotti) e il titolo “Tranquilli non siamo rancorosi”. E rancore non c’è stato nella partita di ieri che ha visto le furie rosse vincere in “zona Cesarini” con un gol di Navas e che ha avuto un peso pari (se non maggiore) alle due reti azzurre. Ma andiamo con ordine.

      La paura di un biscotto mai cotto  

    Nei giorni precedenti il tanto atteso match Italia–Irlanda, si è parlato di tutto, tranne che dei novanta minuti da giocare, l’effettiva chiave di accesso ai quarti. Il calcio, si sa, è una fede laica che in Italia ha i suoi luoghi di culto più nel “Bar Sport” che sul campo da gioco, ha la sua Bibbia più nella Gazzetta che nei regolamenti, insomma è lo sport che vede nell’indiscrezione, nel pronostico, la sua apologia. Invece di preoccuparci dell’Irlanda abbiamo rivolto le nostre attenzioni più alla Spagna; la paura del “biscotto” è comprensibile, ma c’è di più. È quasi uno scarica barile preventivo, un mettere le mani avanti ancora prima della disfatta. Noi Italiani di biscotto già ne abbiamo mangiato uno, evidentemente non l’abbiamo digerito bene. Fatto sta che a Poznan la nazionale italiana doveva dimostrare che nonostante tutto la partita sarebbe stata condotta con risolutezza e grinta.

      Il match  

    Prandelli mette in campo una formazione diversa, con alcuni elementi diversi: Abate e Balzaretti al posto di Maggio e Giaccherini, De Rossi non più difensore centrale e Di Natale dal primo minuto invece di Balotelli. L’Irlanda del Trap, d'altra parte, non brillante dal punto di vista tattico, ha cuore e polmoni da vendere e lo dimostra soprattutto nei primi venti minuti nei quali pressa, attacca, corre e l’Italia è costretta a subirne il gioco. Con un Pirlo sottotono rispetto alle altre partite l’ Italia non imposta azioni significative, è sciatta, non conclude, anche se dalla seconda metà del primo tempo inizia a prendere le redini del match. È significativo che il primo goal venga da un calcio d’ angolo sul quale Cassano  di testa devia la palla che va a finire di poco oltre la linea. Dopo la rete l’ Italia prende fiducia, cresce, si fa più aggressiva, ma non impone il proprio gioco, né approfitta del risultato, come nella partita precedente. Si va negli spogliatoi sollevati, ma non ancora al sicuro. Giovinco, incaricato di seguire a distanza il match di Danzica rassicura i compagni dello 0-0. 

      Un secondo tempo con le orecchie a Danzica  

    Si ritorna in campo due minuti più tardi, per essere in sincronia con Spagna- Croazia, con gli azzurri che stavolta fanno il loro gioco; bravo Balzaretti sulla sinistra che in qualche azione fa ricordare Grosso nei mondiali 2006, ma soprattutto in campo vediamo un’ Italia dinamica ed intelligente che sa far valere la propria superiorità tecnica. Al ’62 Prandelli cambia Cassano con Diamanti che già dalle prime azioni si rende propositivo e dieci minuti dopo entra Balotelli per Di Natale; super Mario, fischiato dalla colorata e scatenata tifoseria irlandese, è il giocatore che mancava nel nostro attacco in questa partita e si vede: incursioni, sportellate con i massicci difensori irlandesi, tanta qualità e quantità. Nonostante i cambi l’ Italia, forse per stanchezza, forse per eccesiva fiducia, non riesce a tenere il ritmo e la qualità di gioco con cui aveva iniziato il secondo tempo, permettendo così all’ Irlanda di reagire con qualche mischia e cross al centro che ci fanno preoccupare. 

      Le emozioni più forti – La prodezza di Balotelli  

    Negli ultimi minuti le emozioni più forti: a Danzica Navas segna dopo una partita sofferta contro una coriacea Croazia,un minuto dopo a Poznan Andrews viene espulso per doppia ammonizione e reagisce calciando un pallone contro Prandelli e Balotelli segna il gol del 2 – 0. Un bel gesto tecnico, al volo spalle alla porta, senza esultare di gioia, ma di rabbia, tanto che Bonucci gli tappa amichevolmente la bocca.

      La paura del Biscotto oltre al '90°  

    Al triplice fischio finale l’ Italia (e gli Italiani) non festeggiano subito, esultano a mezza bocca, aspettano la fine anche a Danzica, perché in caso di pareggio sarebbero stati problemi, ma alla faccia dei nostri maliziosi timori, il biscotto non c’è stato, anzi. La Spagna ha giocato solo per vincere, come aveva già dichiarato Del Bosque, e indirettamente ci ha fatto un favore, garantendoci un accesso di cui non possiamo vantarci molto. In complesso è stata una nazionale con buoni spunti, buone idee, ma poca cattiveria in campo (e un po’ di più al di fuori); un’ Italia “promossa, ma con riserva”, che il 24 Giugno dovrà dare effettivamente prova di essere migliorata. Perché ad attenderci non sarà l’ Irlanda o la Croazia, ma la squadra che si classificherà prima stasera nel girone D, e non c’è da scherzare o parlare di biscotti. Alla prossima partita meglio la fritta tona di cipolle di fantozziana memoria. 

    Mario Luongo (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • La Spagna, il Rating e il pozzo senza fondo del debito – Prossima vittima l’Italia?

    La Spagna, il Rating e il pozzo senza fondo del debito – Prossima vittima l’Italia?

    Giovedì,  Giugno 14th / 2012

    – di Sergio Basile e Silvia Laporta –

    Spagna / Eurozona / Declassamento / Rating / Fitch / Commissione Ue / Speculazione / Sistema perverso / Strategie mercatiste dittatoriali / Italia / Debito fittizio / Pozzo senza fondo / Il pozzo senza fondo della speculazione / Il debito senza fine 

    Spagna: i "regali" europei alle banche non basteranno

    E' un pozzo senza fondo studiato ad arte

    Ora potrebbe toccare alle banche italiane ricevere i "famigerati

    aiuti", complici le solite agenzie di rating

    La Belva del Rating dopo la Spagna, attacca l’Italia – Ma l’Ue sta a guardare

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Madrid, Bruxelles, Roma –  Nelle ultime 48 ore abbiamo assistito all'ennesimo attacco "mercatista" portato con prepotenza verso la Spagna: ed ecco che come per magia è giunta, con la solita puntualità da orologio svizzero, la perentoria ed impietosa mannaia del rating a creare confusione e scompiglio tra la popolazione iberica. L’agenzia Fitch, infatti, ha tagliato il rating a 18 banche spagnole, e ciò dopo aver riservato medesima sorte ai colossi del calibro di Santader e Bbva. Secondo le giustificazioni della discussa ed indagata – non scordiamolo – agenzia newyorkese le colpe del declassamento non sarebbero frutto di accordi sottobanco – come molte procure pare stiano vagliando – ma bensì della gigantesca bolla immobiliare che – sempre secondo Fitch – potrebbe compromettere l’intero portafoglio crediti di alcune banche che potrebbero subire ulteriori peggioramenti”. 

     Il Rating e i nuovi "guadagni facili " delle banche: interessi e aiuti  

    E beh, una preoccupazione lecita, ma fino ad un certo punto! Come farebbero a essere pagati i mutui di centinaia di possessori di case, se questi non dispongono più di un reddito? ovvio! Sarebbe impossibile. Ma il punto è che ad impedire i pagamenti e l'onorabiolità dei mutui spagnoli sono proprio gli esorbitanti livelli di tassazione che il Consiglio Ue ha imposto ai disgraziati e martoriati cittadini, in nome della "crescita". Roba da matti! E dopo il danno l'ulteriore beffa del rating: nuovi declassamenti, nuovi aumenti del famigerato spread e nuovi esorbitanti interessi da pagare alle banche che investono (speculando) sul debito spagnolo. Ciliegina sulla torta gli aiuti – li chiamano così – alle stesse banche ingrassate dalla speculazione. Meccanismo che non regge, palesementer assurdo, ma che tiene sotto scacco tutta l'Eurozona.

     Commissione e investitori bevono insieme al calice della speculazione 

    La Spagna è in piena recessione economica. La disoccupazione è arrivata ormai al livello esorbitante del 24%. Verso il 50% quella giovanile, soprattutto nelle regioni più periferiche. Secondo una simulazione sul reale stato di salute delle banche spagnole, implementata dagli analisti di Credit Suisse, in vista di un eventuale peggioramento della situazione del settore, il sistema del credito spagnolo, potrebbe arrivare a accumulare perdite per 250 miliardi, cifra che corrisponde a un quarto del Pil di Madrid. Tuttavia, finchè l'unico arbitro della partita sarà il "fantomatico mercato" – e saranno le stesse banche – la visione reale del problema sarà sempre mistificata ed annebiata. La Commissione europea, in questo, evidentemente ha una colpa enorme, dal momento che dovrebbe vietare – con opportuno pacchetto di misure – che Fitch & Co prendano di mira stati sovrani e soprattutto stati – come oggi la Spagna – in forte recessione economica. Ma il gioco delle parti ormai è fin troppo chiaro. Di aiutare gli Spagnoli – cioè i cittadini – in realtà non ne ha voglia nessuno. Il solo obiettivo dei "privati" e dell'Unione è quello di reggersi il moccolo a vicenda, bevendo a dismisura nel dolce e velenoso calice della ricchezza facile ed artifiziosa, come un vizioso padre di famiglia ubriaco, alle spalle della sua famiglia e dei suoi figli.

     Costruttori di un pozzo senza fondo  

    Dunque i "costruttori europei" hanno creato un pozzo senza fondo, il pozzo del debito inestinguibile. Ma la domanda è una! Se una situazione è irrimediabile, perchè continuare ad andare avanti così a spese della povera gente? Basterebbe cambiare le regole del gioco e d'improvviso addio alla speculazione, addio al debito "non onorabile e perverso" e Spagna fuori dalla crisi. Infatti, conti alla mano, sebbene le perdite nel settore immobiliare – stimate per 155 miliardi di euro – siano una nota molto dolente ma prevedibile,  sorprendono quei 94 miliardi attesi di buco sul settore non-immobiliare. Se si sommano mutui, crediti al consumo e prestiti alle imprese, le banche sarebbero esposte secondo le stime circolate nelle ultime ore, per ben 1.300 miliardi di euro, che dovrebbero comunque aumentare di altri 100 miliardi.  Qualora tali stime dovessero rivelarsi veritiere – ma su questo punto la chiarezza è sempre un lusso – ciò implicherebbe che i 100 miliardi prelevati dalle tasche degli europei – che hanno giustificato le sommosse popolari di martedì – e destinati alle banche, non basterebbero. Praticamente si tratta – come detto – di un pozzo senza fondo, magari concepito dagli architetti costruttori proprio in tal guisa per motivazioni tutt'altro che nobili e trasparenti. Quindi 100 miliardi, con annesso debito sovrano, con annesso altro debito! Come può crescere il Pil della Spagna? Come può risollevarsi l’economia del paese? Più si ragiona sui numeri, più ci si accorge che infondo è tutta una grossa balla! Un grottesco teatro, nel quale recitano la loro losca parte tutte le istituzioni europee: ciascuna contraddistinta dalla sua buona dose di omertà.

      La prossima della lista? L'Italia!  

    Un circolo vizioso bello e buono, studiato a tavolino per ammucchiare sempre più debito!  Causare  incomprensibili e arbitrari declassamenti con lo scopo di destabilizzarne l'economia ed aprire la porta alla speculazione internazionale sui titoli del debito pubblico. Ciò, tra l'altro, causa  ulteriori gravi conseguenze sull'andamento delle borse. Martedì, è bene ricordarlo, è stato il momento delle banche italiane: con cadute vicine al 4 %, sia per Banca Intesa che per UniCredit. Se ancora qualcuno non l’ha capito, dopo Atene, Madrid la lista prosegue con Roma. Tocca alle nostre banche piene di titoli del Tesoro e con tassi di crediti dubbi, vicini al 10% dei portafogli prestiti! Cosa faranno i nostri eurodeputati? Chiederanno alla Commissione Ue di delegittimare le agenzie di rating, mandando in pensione lo spread o continueranno a "gustarsi" il macabro spettacolo? 

     Sergio Basile, Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Controllo frontiere – Scontro PE-Consiglio su Schengen

    Controllo frontiere – Scontro PE-Consiglio su Schengen

    Mercoledì, Giugno 13st / 2012

    – di Maria Laura Barbuto e Sergio Basile  –

    Unione Europea/ Parlamento europeo / Commissione Europea / Corte di Giustizia europea / Consiglio europeo / Strasburgo / Bruxelles / Lussemburgo / Grecia / Spazio Schengen / Trattato di Lisbona / Barriere nazionali / Crisi / Euro / Processo di Codecisione / Partito Popolare europeo / Carlos Coelho 

    Unione Europea – Diatriba sullo Spazio Schengen:

    gli Stati membri “blocchiamo le frontiere

    I 27 membri Ue chiedono l’esclusione del Parlamento

    da qualsiasi valutazione sulla libera circolazione nei

    territori europei.

    L’accusa e il monito di Coelho contro la tecnocrazia del

    Consiglio europeo: "giù le mani dalle frontiere!"

    Area Schengen – Scontro Parlamento-Consiglio Ue per il controllo delle frontiere

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Strasburgo, Bruxelles, Lussemburgo – Continua il tiro alla fune tra i 27 Paesi dell’Unione Europea da un lato, ed il Parlamento e la Commissione, dall’altro: in palio, lo spazio Schengen e la libera circolazione, nei territori Ue, di persone, merci e mezzi. Lo "scontro" istituzionale, a quanto pare, verrà presto trasferito alla Corte di Giustizia del Lussemburgo: gli Stati membri dell’Ue chiedono di assumere il controllo della zona Schengen e che il Parlamento venga escluso da qualsiasi valutazione sulla stessa, al contrario di quanto previsto dal precedente Trattato di Lisbona. Nel “dietro le quinte” di Schengen, però, la Grecia assume un ruolo determinante: le frontiere verrano, probabilmente, bloccate nel caso in cui Atene abbandoni la moneta unica. La chiusura delle frontiere diventa, dunque, l’obiettivo inseguito dai membri dell’Unione che si animano di spirito nazionalista ed autoritario bacchettando il Parlamento con accuse e critiche di tutti i tipi.

      L'accusa dell'eurodeputato Ppe Carlos Coelho  

    Ma i 27, di certo, non avranno sconti: infatti, il portoghese membro del Partito Popolare europeo, Carlos Coelho, le ha cantate loro di santa ragione stilando, seppur verbalmente, una serie di capi d’accusa imputabili ai Paesi che hanno fatto la voce grossa. “Accuso il Consiglio europeo di voler rinazionalizzare Schengen, di voler ripristinare le barriere, di voler escludere il Parlamento dal processo di codecisione e di voler tornare a prima del Trattato di Lisbona” – ha detto Coelho puntando il dito contro i “magnifici 27”. La Corte di Giustizia sarà chiamata a risolvere la diatriba che, come al solito, è causata anche da motivazioni economiche e che potrebbe portare Strasburgo ad indispettirsi e a ritorcersi contro l’Unione stessa. Chi avrà la meglio? Di certo, non i cittadini europei che rimarranno solo spettatori di quello che accade e titolari di doveri…ovviamente anche economici. 

      La questione del controllo ed i pericoli veri di Schengen  

    Ma la questione è ben più delicata di quanto possa apparire. La Convenzione di Schengen – come già trattato da "Qui Europa" – "è una cooperazione rafforzata" all'interno dell'Ue  firmata nell'omonima città belga il 14 giugno 1985 – inizialmente, fra Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo e Paesi Bassi – con la quale si sono eliminati progressivamente i controlli alle frontiere comuni, introducendo un regime di libera circolazione per i cittadini degli Stati firmatari: Stati Ue e terzi. La Convenzione di Schengen nacque inizialmente come "semplice accordo" al di fuori della normativa Ue, divenendone parte solo con il Trattato di Amsterdam. Tali accordi furono poi integrati nel Trattato di Maastricht. Non vi aderirono Regno Unito e l'Irlanda, in base a una clausola di opt-out. Vi aderirono tuttavia anche Stati extra-Ue: Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein, anche se fra questi stati e gli stati Ue sono ancora possibili controlli doganali per le merci e IVA. Complessivamente, 29 stati europei aderiscono quindi allo Spazio Schengen (o Zona Schengen)" .Schengen, dunque, garantisce – come detto – la libera circolazione di soggetti, merci e mezzi (economici e materiali) all'interno dell'Ue, sottraendoli ad eventuali controlli doganali. In tal modo, indubbiamente, è molto più facile commerciare, ma è altrettanto più facile – per contro – che soggetti pericolosi possano arrivare o muoversi indisturbati nei Paesi europei e circolare all'interno dell'Unione a convenienza. Ciò ha spinto numerosi osservatori internazionali ed accademici "euroscettici" a protendere per il ripristino dei controlli alle frontiere interne dell'Ue, ponendo così un freno – ad esempio – ai flussi migratori clandestini o a traffici di animali, droga e via dicendo. O per limitare le contraddizioni del mercato del lavoro che spingono molti lavoratori dell'est (rigorosamente sottopagati) a giungere stagionalmente in paesi come l'Italia, per poi far ritorno – a cicli stagionali ben definiti – nel proprio stato di riferimento.

      Chi vuole controllare Schengen e perchè  

    Si comprende allora perchè per alcuni Schengen sia una grande occasione di sviluppo, ma anche – e ciò traspare palesemente – una sorta di "porta aperta alla nascita di un super-stato europeo": prospettiva fondamentale della tecnocrazia europea celata sotto il candido velo dell'integrazione. Per gli "euroscettici" Schengen  sarebbe quindi un grandissimo bluff made in Ue, con "molte vittime" (deboli, poveri e onesti) e "molti profittatori disonesti": "tutti coloro, cioè, che trarrebbero vantaggi dalla libera circolazione di uomini denaro e merci per arricchirsi con traffici illeciti e senza controlli, con l'abolizione delle dogane". Dunque per i "detrattori di Schengen" L'Ue sarebbe un "santuario liberistra", o addirittura "il sogno dei delinquenti", forti del motto: "la libertà senza controlli è l’inferno dei deboli". Se ciò fosse vero – e se ne intrave sempre più, giorno dopo giorno, il sentore – capirete come controllare l'Atrea Schengen sia per i nuovi dominatori dell'Europa, di fondamentale importanza per accelerare processi democratici o al contrario – come pare – per instaurare una forma di dittatura sempre più sistematica e convinta, introducendo il "tassello dei flussi di persone e beni" accanto ai baracconi di sostegno "imperiale" già tirati su ad arte, come il MES (vedi ultimi articoli in "Qui Europa") il Fiscal Compact, l'Efsf, il Two Pack e la sedicente "Unione Bancaria Europea".

    Maria Laura Barbuto, Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • UK – Cameron: Secco “No” a Unione Bancaria e “MES”

    UK – Cameron: Secco “No” a Unione Bancaria e “MES”

    Mercoledì, Giugno 13th / 2012

    – di Silvia Laporta –

    Regno Unito / Consiglio europeo / Unione Bancaria Europea / Unione europea / Opposizione alla modifica dei trattati Ue / Opposizione a Unione Bancaria Europea / Eurozona / Euro / Sterlina / Vantaggi della sterlina / David Cameron / Sovranità Monetaria / Strategia / Indipendenza / Scozia / Referendum per la secessione della Scozia / William Hague / Usa / Francia / Germania / Bce / MES / Mario Draghi / Controllo Bce / Washington / Indipendenza e dittatura / Dominio BCE / Dittatura Franco-tedesca sull'Europa  

    UK – David Cameron dice "No" all'Unione

    Bancaria Europea e "No" al MES

    Il Regno unito mantiene strategicamente la

    propria autonomia e il controllo della Bce

    Il MES? Una gabbia i per polli dell'Eurozona

    No alla modifica dei Trattati Ue

    UK – Cameron dice un Secco No all’Unione Bancaria Europea e al MES – Dittatura Franco-Tedesca sull’Europa

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Bruxelles, Londra – Dopo undici ore di discussione, nella prima sessione del Consiglio europeo di Bruxelles, riunito per cercare di risolvere la crisi dell’euro,  il Premier inglese Cameron, ha affermato, senza mezzi termini, di non voler entrare nell’unione bancaria europea. “Noi non rinunceremo mai alla nostra sovranità”, ha affermato il Primo Ministro durante una conferenza stampa, che non ha intenzione di aderire all’Unione Fiscale dei 27 paesi. Il Premier conservatore si oppone alla soluzione Franco-Tedesca di modifica dei trattati Ue.

      L'Eurozona, la Bce e i paradossi dell'UK  

    E’ chiaro che l’Inghilterra, messa di fronte a una fase, in cui l'euro appare, sull’orlo di un inevitabile collasso, non intende legarsi “mani e piedi” ad un progetto che ha buone possibilità di colare a picco, per le ragioni che tutti conosciamo. Ma il punto è che, nonostante questa "soluzione" dia tanto fastidio a David Cameron, la Bank of England, continua paradossalmente ad essere azionista di maggioranza della Bce, e quindi gode di assoluti vantaggi, ma non subisce le limitazioni ed i rischi che la banca stessa impone ai paesi che ne fanno parte. Troppo comodo! La prima cosa da fare, a rigor di coerenza, dovrebbe essere l’uscita dalla Bce. Londra deve scegliere da che parte stare, invece di lasciare a noi i costi e le incombenze dell’appartenenza all’Euro e prendersi i benefici della sterlina. Una strategia furba quella dell’Inghilterra: rimanere con un piede in due scarpe. Una a Francoforte e a Bruxelles e l'altra a Washington.

     UK – Presto referendum per la secessione della Scozia 

    Ciò che è uscito dal summit Ue non era nell'interesse della Gran Bretagna, quindi non l'ho accettato”. Devono essere tutelati “interessi britannici in ambito UE” come il libero scambio e l'apertura dei mercati. Cameron ha annunciato che si farà un referendum per la secessione della Scozia dal Regno Unito. Appoggiato da William Hague, il ministro degli esteri Britannico che ha giustificato la decisione del premier come difesa degli interessi nazionali, difendendolo da chi lo accusa di isolazionismo rispetto alla Comunità europea.

     MES – Nuova dittatura di Francia, Berlino e BCE  

    La triste soluzione che si prospetta, come già trattato da Qui Europa, è la creazione di un nuovo trattato che interessa 17 Paesi dell’Ue, quelli dell’Eurozona, intenzionato alla creazione di regole di gestione ancora più austere, in materia fiscale e monetaria. Il MES – Meccanismo Europeo di Stabilità – che ,ricordiamo, sarà ovviamente gestito dalla Sovrana Bce. Un vero e proprio flagello che purtroppo, essendo già stato ratificato, andrà in vigore a breve con  il tendenzioso obbiettivo di formare un blocco regio governato dai magnati dell’economia europea, dentro il quale si deciderà non più all’unanimità ma con la maggioranza speciale dell’85% del capitale sottoscritto nella Banca Centrale Europea.

     MES –  Gabbia per i polli e maiali dell'Eurozona  

    La cosa interessante è, guarda caso, che Francia e Germania, da sole, ne posseggono più del 30%. E quindi che percentuale di decisione ci rimane? Il Mes non è altro che  una dittatura organizzata a discapito indovinate di chi? Dei cittadini e dei contribuenti, che dovranno accettare passivamente le decisioni prese per loro, senza possibilità di revoca. E Cameron questo lo sa bene e bada bene a tenersi alla larga dall'Eurogabbia fatta per i polli dell'Eurozona e per i "maiali" (Pigs).

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)