Qui Europa

Autore: Sefora Perrone

  • Energia sostenibile: asse di ferro Onu-Ue

    Energia sostenibile: asse di ferro Onu-Ue

    Mercoledì, Maggio 9th / 2012

    Commissione Ue / Onu / Sviluppo / Programma / Investimenti / Energia sostenibile / Privati / Andris Piebalgs  

    Terra – Energia e Corsa all'accaparramento

    delle risorse. Si al capitale privato:

    asse di ferro Onu-Ue.  

    Il Commissario Piebalgs: programma “Energia

    per tutti” prioritario per Ue

    Bruxelles – Nelle scorse settimane si è rafforzata l’asse Ue-Onu sull’energia sostenibile per espressa dichiarazione del Commissario Ue allo Sviluppo, Andris Piebalgs, che per la verità aveva già espresso la linea della Commissione Barroso sull'energia, lo scorso 21 febbraio, in occasione dell’audizione tenuta presso l’emiciclo del Parlamento europeo. La comune strategia, a quanto pare,  passerebbe per la modernizzazione dei servizi energetici; per il raddoppio dell'efficienza energetica; e per il raddoppio dell’utilizzo delle energie rinnovabili nel mix energetico globale. Secondo Piebalgs “l'Ue, che fornisce oltre la metà degli aiuti globali allo sviluppo appoggia in pieno i tre target e si impegna per la loro realizzazione. Uno degli esempi concreti di questa azione europea – nota il commissario – è stato la recente inaugurazione della linea elettrica fra Etiopia e Djibouti,  che porterà energia pulita, low cost e rinnovabile a migliaia di persone nei prossimi anni. Prioritario sarà inoltre – conclude – la volatilità dei prezzi e la sicurezza energetica; i cambiamenti climatici, incluso l'accesso alle tecnologie a basso contenuto di carbonio; un accesso a servizi energetici puliti, sicuri, convenienti e sostenibili.”

      Il coinvolgimento del capitale privato: Opportunità o pericolo?  

    La Commissione Ue ha speso in media 315 milioni di euro all’anno negli ultimi sette anni – soldi degli Europei, provenienti, è bene ricordarlo, da rimesse statali – per migliorare la situazione energetica nei Pvs. Altri milioni potrebbero piovere dall’alto per la campagna “Energia sostenibile per tutti”. Tuttavia – secondo il Commissario – le azioni nel settore dell’energia a livello globale “dovranno essere realizzate con il pieno coinvolgimento del settore privato e con ogni sforzo per ottenere fondi con prestiti dalle banche di sviluppo e investimenti da altre fonti private”. D’altra parte la tendenza del coinvolgimento del settore privato nei grandi progetti d’investimento è una prerogativa tipica e costante del neoliberismo dominante nell’Unione, ma ciò non deve fare abbassare la guardia dei cittadini europei, che devono vigilare attentamente  sul mantenimento di quei requisiti minimi di garanzia di un servizio, come quello energetico, fruibile da tutti ed a costi popolari. Cartelli a parte.

      "L'assurda corsa" e la resa dei conti della Terra  

    Tale priorità, quella dell'accaparramento energetico, può considerarsi il motore della geopolitica mondiale, in un pianeta Terra in cui per troppo tempo i profeti del neo-liberismo hanno raccontato – a partire dagli anni Settanta, con Friedman, e ancor prima con i teorici della Scuola Austriaca – Von Hayek e Von Mises – la favola di una sviluppo infinito e di un mercato in continua espansione, capace di autoregolarsi. Mito della crescita infinita e di un benessere materialistico che – se vogliamo – va contro tutti i dettami e gli insegnamenti della stessa fisica e della stessa morale. Pertanto, in prospettiva di un progressivo ma repentino esaurimento delle scorte energetiche e delle risorse di idrocarburi e carbone – accantonato il pericolo del nucleare: troppo rischioso perchè fuori controllo sia in fase di smaltimento che di produzione – i grandi della Terra stanno adottando tutte le misure possibili per accaparrarsi – come se si trattasse di una grande partita a Risiko – le ultime risorse rimaste, spesso ai danni delle classi più deboli ed indifese, e delle regioni della Terra più bistrattate e malgovernate (che spesso sono invero, proprio le più ricche: vedi regioni africane) soggette a gravi forme di neo-clonialismo (vedi precedenti articoli in "Qui Europa") con la compiacenza di governanti al soldo delle multinazionali e delle lobbies.

      Lo sguardo agli ultimi   

    Per fortuna – consentiteci – tutto ha un termine,  e su questa folle corsa, che lascia morire coloro i quali non riescono a tenere il passo, un giorno regnerà un giustizia che non appartiene a questo mondo.  Di questo ne siamo certi! Intanto, però, spetta a noi lottare in tutti i contesti nei quali operiamo, per difendere i diseredati, gli ultimi e la democrazia, con gli straordinari mezzi del dialogo e dell'istruzione, della formazione e della coerenza. Ciò per contribuire a creare una nuova classe politica consapevole, moralmente alta e protesa al bene comune. Non è utopia: uomini come Giorgio La Pira ce lo insegnano!

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • E’ corsa all’accaparramento delle terre

    E’ corsa all’accaparramento delle terre

    Martedì, Febbraio 21th / 2012 

    – di Mirella Fuccella –

    Ue / Agricoltura / Mondo / Sovraffollamento / Risorse / Spreco / De Castro / Egoismo umano / Landgrabbing 

    E’ corsa all’accaparramento delle terre

    La condivisione dei beni come

    unica risposta possibile?

     

    Bruxelles – Si calcola che nel 2050 sul pianeta terra saremo in nove miliardi di persone. Queste previsioni, in realtà, non sono mai attendibili fino in fondo, perché il futuro riserva sempre sorprese impossibili da prevedere. In ogni caso, è un dato di fatto che per adesso la popolazione mondiale sia in costante aumento. E questo pone il problema dell’approvvigionamento delle risorse alimentari, che diventerebbero sempre più scarse. Il condizionale è d’obbligo, perché in verità, nel mondo occidentale gli sprechi alimentari sono tali che quasi la metà del cibo prodotto finisce direttamente nella spazzatura (in quanto scade prima di riuscire ad essere venduto). Nel frattempo il pesò dell' impatto-umano sul pianeta è sempre più forte. Tra il 1970 e il 2003 le specie terrestri si sono ridotte del 31%, quelle di acqua dolce del 28%, quelle marine del 27%, quelle tropicali sono diminuite del 55%. Ogni anno nel mondo vengono distrutti molte migliaia di milioni di ettari di terreno e di verde. È la corsa alle terre, all’agricoltura, anche con la nuova scoperta del mercato biologico, che attira le aziende come mosche. Si tratta del “land grabbing”, fenomeno di cui si parla nel libro di Paolo De Castro – presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo e docente di economia agraria a Bologna – dal titolo “Corsa alla terra.

      L'egoismo umano ed il "falso alibi" della "scarsità delle risorse"  

    Cibo e agricoltura nell’era della nuova scarsità”.  In pratica il patrimonio fondiario mondiale è stato preso d’assalto al fine di produrre cibo per gli allevamenti di bestiame destinati al consumo di carne nei paesi sviluppati ed in via di sviluppo o al fine di destinare sconfinati appezzamenti di terra alla coltura intensiva di mais o soia geneticamente modificati. Causando, Insomma, non pochi problemi alla pacifica e beata esistenza delle poplazioni autoctone africane (specie etiopi: vedi precedente articolo di "Qui Europa" sul fenomeno del land-grabbing). Senza dubbio in tutto questo c’è qualcosa che non va… e la risposta non sta nel cercare di accaparrarsi la terra per primi, ai danni del nostro prossimo, quanto piuttosto nel cercare di comprendere quale sia la strada giusta per riuscire a condividere i beni che la terra ci offre. D'altra parte il Buon Dio, nella Sua immensa saggezza ha creato spazio, terra e frutti per tutti. Il problema è l'egoismo: un qualcosa che fin dai tempi dell'adamitico Eden ha creato e crea ancor oggi grandi scompigli sul pianeta Terra.

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Università: defezioni record e “palliativi governativi”

    Università: defezioni record e “palliativi governativi”

    Sabato, Aprile 28th / 2012

    – di Sergio Basile e Maria Laura Barbuto – 

    Italia / Crisi Ue / Internazionalizzazione / Università / Studenti stranieri / Francesco Profumo / Defezioni / Calo delle iscrizioni / Perdita del valore legale delle lauree  

    Profumo – Università: 

    “per crescere bisogna puntare

    sull'intrernazionalizzazione!" 

    Ma intanto defezioni a livello record

    La "ricetta palliativo" del Ministro Profumo:

    dal 2014 a Milano dottorati in inglese. 

    Roma – Analizzando i dati relativi al numero degli iscritti presso gli atenei italiani (Qui Europa ha fatto in merito un'indagine presso le universitò calabresi, tra le quali l'Ateneo Magna Graecia di Catanzaro) è fortemente sintomatico della necessità di licenziare al più presto questo schizzofrenico governo tecnico, che – tra l'altro – sta distruggendo l'amore dei giovani per la cultura ed il sapere. Ciò attraverso almeno due infeici mosse: un cuneo fiscale che soffoca le famiglie – rendendo in casi sempre crescenti impossibile sopportare i costi dei giovani studenti desiderosi di laurearsi e/o specializzarsi (solo a Catanzaro nel 2012 gli iscritti alla Facoltà di Giurisprudenza – da sempre una delle più gettonate nell'Ateneo del capoluogo calabrese – sono diminuiti di oltre 400 unità); ed il tentativo di legittimare lo stesso titolo di studio acquisito con  fatica e sacrifici in lunghi anni di studio, mediante la proposta di "abolizione del valore legale della laurea". Alla faccia della meritocrazia! Tuttavia, questi spinosi e gravissimi argomenti sembrano non sfiorare o almeno non impensierire più di tanto il ministro dell'Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Francesco Profumo, che continua ad arrovellarsi il cervello su un tema francamente non prioritario: l'“Internazionalizzazione”.

     I "miracolistici" risvolti dell'internazionalizzazione secondo Profumo 

    "Internazionalizzare", dunque, è divenutala la parola d’ordine utilizzata in varie salse nei contorti discorsi del ministro in merito al futuro ed alla crescita delle università italiane .  “L’apertura dei nostri atenei agli studenti stranieri – ha dichiarato di recente Profumo – fa parte di un  ‘Progetto Paese’ che coinvolge molti attori, dall’università all’impresa, e si attua su piani diversi”. Test e corsi in inglese – sembrerebbe – saranno un obiettivo primario per il mondo accademico, al fine di aumentare in modo esponenziale il numero degli studenti stranieri iscritti presso Università italiane e accrescere il prestigio delle stesse. Peccato che a diminuire – e di molto – sia il numero dei giovani iscritti italiani.

      Profumo: ambizione esterofila e scarso senso del realismo  

    Un progetto ambizioso e di respiro internazionale che attirerebbe  in Italia,  giovani talenti europei e accrescerebbe la collaborazione tra gli atenei e le imprese. “Gli studenti cresciuti in contesti più internazionali – continua il Ministro – sono importanti per le imprese per due motivi: i laureati stranieri possono essere inseriti nelle aziende avendo però già assorbito la cultura italiana, e gli studenti italiani sono già abituati ad un contesto internazionale.” Ecco perché è necessaria una normativa sull’immigrazione che consenta e regoli, nel migliore dei modi, l’ingresso di risorse straniere.  Quella dell’internazionalizzazione è una sfida: le università italiane saranno pronte ad accoglierla? Si comincia dal Politecnico di Milano, dove a partire dal 2014 le lauree magistrali e i dottorati saranno solo in inglese. Peccato che dall'anno prossimo a studiare economia e diritto presso le nostre prestigiose Università, saranno sempre meno giovani promesse nazionali.

    Sergio BasileMarialaura Barbuto  (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Neo-colonialismo cinese e Colpe dell’Ue

    Neo-colonialismo cinese e Colpe dell’Ue

    Sabato, Aprile 28th / 2012

    – di Sergio Basile – 

    Commissione Europea / Cina / Esteri / Commercio / Ceramiche / Procedura antidumping  

    Il neo-colonialismo cinese: Colpe e

    Responsabilità dell'Ue

    Procedura antidumping di Bruxelles contro le

    ceramiche cinesi: "non basta!"

    Oltre il 60% del mercato Ue in mano al dragone

    Bruxelles – Gli ultimi dati forniti dagli istituti di statistica nazionali ed europei, nelle scorse ore, parlano chiaro: l'Europa è sempre più cinese. O meglio, la Cina sembra aver trovato nel Vecchio Continente – sulla scia delle politiche liberiste attuate dalla Commissione di Barroso e sulla scia di una pericolosa accelerazione dei processi di globalizzazione – il terreno fertile per fare grandi acquisti approfittando dei "saldi di primavera" e della svendita di interi settori manifatturieri ed industriali dei paesi che la speculazione sta gettando in questo assurdo gioco al massacro. Gioco che qualcuno chiama "crisi economica", malcelando una evidente malafede intelletuale.

     Il gioco di Barroso: abbassamento della guardia e procedure anti-dumping  

    Per la verità nelle scorse settimane la Commissione europea al fine di arginare la destabilizzazione economica dovuta all'invasione di prodotti cinesi nei Paesi dell'Ue, aveva avviato – ad esempio – una procedura anti-dumping contro le importazioni di ceramiche da tavola e da cucina cinesi. Ciò al fine di arginare l’invadente e spesso iniqua macchina commerciale dell’export made in China, che sempre più si espande con disinvoltura estrema nel mercato europeo: si pensi che maggiore al 60%  è la quota di mercato dei prodotti asiatici nell’Ue. Questa indagine, tuttavia, non è stata liberamente decisa dalla tecnocrazia europea, ma è stata chiesta e favorita in seguito ad una denuncia  di un gruppo di produttori europei di stoviglie in ceramica, con l’assistenza della Federazione europea degli industriali della tavola e ornamentale. Il mercato delle ceramiche da tavola in Europa – così come altri fattori di analoga , se non superiore rilevanza – è costellato da un elevato numero di piccole e medie imprese, che conta nel complesso circa 25.000 dipendenti diretti.

      Cina – Dal Comunismo al Turbo-Capitalismo: alcuni limiti e squilibri per l'Ue  

    Il vero problema è che i prodotti importati nel paese comunista, oggi convertito ad una sorta di neo-turbocapitalismo, come noto, oltre ad essere poco rassicuranti in merito al pericolo di contaminazioni chimiche (spesso ottenuti con materiali di scarto contaminati e rifiuti cancerogeni provenienti in container dall'Europa stessa, e poi lavorati nei centri di raccolta cinesi e rispediti indietro sotto forma di prodotti) giungono a noi in regime di concorrenza sleale, ovvero con prezzi “troppo aggressivi”: nel primo semestre del 2011, il prezzo medio è stato – infatti – dell’80% inferiore al prezzo medio delle importazioni dell’Ue provenienti da altri paesi.

      Cina – Ue: Ritorno al protezionismo?  

    In termini di competitività del mercato del lavoro tale fenomeno è risultato devastante per l’Ue: dal 2007 l’industria comunitaria ha perso oltre 10.000 posti di lavoro, a causa di una concorrenza sleale delle importazioni in dumping che mina lo sviluppo delle imprese dell’Ue. Simili procedimenti antidumping contro il Paese del dragone sono state avviate anche da paesi come Colombia, Egitto e Indonesia. Qualcuno parla di ritorno al protezionismo. Certo è che non si può competere a tali regole contro i “bionici lavoranti cinesi” sottopagati e sfruttati all'inverosimile in un enorme prigione sociale che qualcuno chiama "moderna, ricca e sviluppata società industriale".

      Oriente – I "nuovi schiavi bambini" di cui il mondo tace   

    Ne è esempio la recente polemica scoppiata sull'impiego di lavoranti minorenni asiatici da parte delle grandi multinazionali operanti nel settore dello sport, in preparazione agli Europei di Calcio 2012: contratti miliardari con le squadre di calcio da sponsor del grande business in cambio di prodotti (palloni, scarpette ed accessori) confezionati dai nuovi schiavi del terzo millennio: bambini disperati e senza futuro che per un misero euro al giorno lavorano a ritmi folli ed a condizioni disumane per dare un senso ad una esistenza che somiglia molto a quelle dei criceti. E i padroni cattivi, nostro malgrado siamo anche noi…

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Farmaci generici: crisi favorisce invasione cinese

    Farmaci generici: crisi favorisce invasione cinese

    Sabato, Aprile 28th / 2012

    – di Sergio Basile –

    Italia / Crisi Ue / Sanità / Holding farmaceutiche / Sigma-Tau / Cassa integrazione / Giochi contabili / Delocalizzazione / Globalizzazione  

    Farmaci generici: crisi e politiche Ue

    favoriscono invasione cinese ed indiana

    Travolta La holding farmaceutica Sigma-Tau: 569

    dipendenti, in cassa integrazione da febbraio 

    Chiusi da mesi centri di ricerca di Settimo Milanese e Caserta:

    Intanto la globalizzazione dei farmaci favorisce le lobby

    indiane e cinesi

    Roma, Settimo Milanese, Caserta – I dipendenti della Sigma-Tau parlano ormai da mesi di crisi studiata a tavolino – per avviare le aziende italiane alla liquidazione – da avvoltoi pronti a banchettare con i resti del Bel Paese, e malgrado i titoli di (tuttosommato)  disarmante normalità ostentata con coraggio ed un briciolo di pazzia sui quotidiani di bandiera: quotidiani del calibro del Corsera o Repubblica (giusto per fare qualche nome) che all'improvviso vedono nel liberalismo e nel progressivo ed inesorabile smantellamento del welfare state (è questo che Monti sta facendo, trovando un valido appoggio in tali media e Tv)  la soluzione ai mali del Paese. Ma oramai gli Italiani hanno in gran parte compreso le magagne! Ma intanto giù con privatizzazioni selvagge ed indiscriminate, attraverso trasferimenti commerciali ad hoc, ai danni dell'economia nazionale. Infatti – secondo quanto dichiarato dai manifestanti dell'azienda farmaceutica – “due aziende sotto la stessa holding possono scambiarsi utili e perdite”. Come dargli torto!

      Quei giri di soldi "poco liberali" e molto "recessivi"  

    A confermare le accuse, una indagine portata avanti in febbraio dall’Ufficio delle Entrate, che ha notato effettivi trasferimenti di fatturato da Roma a Madeira: nota zona franca portoghese, assoggettata ad un regime di tassazione privilegiato. Così mentre capitalisti senza scrupoli continuano a fare i loro comodi (sotto il naso dell'Ue che sembra piuttosto indifferente alla   un esercito di nuovi disoccupati invade le italiche strade, tra Settimo Milanese (Lombardia) e Caserta (Campania): “inoccupati” che fino a febbraio scorso occupavano invece onorevoli posti in due dei più efficienti poli – ex fiori all’occhiello – della ricerca farmaceutica nazionale. Ma la nota appare ancor più stonata se si considera che la stessa Sigma-Tau era stata beneficiaria, nei mesi scorsi, di ingenti capitali pubblici per la ricerca: ovviamente dematerializzati! Ciò mentre i tagli del governo Monti alla spesa sanitaria hanno finito per causare l’invasione del mercato da parte di farmaci generici asiatici: India e Cina in testa. E’ il paradosso dei nostri giorni, caratterizzato da risparmi e disoccupazione galoppante. L’inquietante ombra del “fantasma greco”, già da mesi, è alle porte della "Povera e svenduta Italia", per un nuovo regimento di “inoccupati farmaceutici”. L’ennesima specie evolutiva del disoccupato italico 2012. Intanto le grandi lobby dei farmaci made in India e China guadagnano terreno in Italia come in Europa, aiutate e confortate dalle politiche iperlibesiste dell'Ue.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Diritti dell’uomo: Al via il vertice a Brighton

    Diritti dell’uomo: Al via il vertice a Brighton

    Mercoledì, Aprile 18th/ 2012

    Unione Europea / Corte Europea / Consiglio d’Europa / Convenzione europea /Strasburgo / Brighton / Diritti umani / Libertà fondamentali / Regno Unito / Riforme /

    Diritti dell’uomo: l’Ue invoca le riforme

    Domani vertice a Brighton. L'Ue chiede “maggiore impegno

    nazionale per garantire rispetto delle norme

    Strasburgo –  La tutela dei diritti umani è una priorità fondamentale per l’Unione Europea che chiede ai 47 Stati membri del Consiglio d’Europa di trovare, da oggi fino a venerdì prossimo, un accordo determinate per le riforme necessarie in questo ambito, volte a difendere le libertà fondamentali e ad alleggerire il carico di lavoro della Corte Europea attraverso un maggiore impegno dei singoli Stati membri. La Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali che ha istituito la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo è, ancora oggi, un motivo di grande vanto per l’Unione Europea ed il Regno Unito, che attualmente ricopre la Presidenza del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, lo sottolinea fermamente ricordando come essa ha influito sul rispetto delle leggi europee e come continua ad incidere, attualmente, in situazioni drammatiche come quelle vissute dalla Siria e dalla Libia. Ma se le intenzioni sono positive e creano speranza, dall’altra parte è anche vero che sono circa 150.000 i casi presentati alla Corte di Strasburgo che rivelano un ritardo medio di 5 anni e che rimangono spesso irrisolti.

      Il vertice di Brighton  

    La Corte chiede una maggiore partecipazione da parte di tutti gli Stati membri ed un consapevole riconoscimento delle responsabilità: maggiore impegno a livello nazionale che, proiettato sullo scacchiere internazionale, eviterebbe pressioni eccessive per l’organismo europeo che, da parte sua, dovrebbe rifiutare casi che risultano adeguatamente trattati dai singoli stati, nel pieno rispetto della Convenzione. Riforme, dunque, che dovrebbero prevedere la creazione di istituzioni nazionali a garanzia del rispetto e della tutela dei diritti dell’uomo: questo il progetto ipotizzato dal Regno Unito che nella persona del Ministro della Giustizia, invita tutti i rappresentanti dei 47 Stati a trovare un accordo sulle riforme nel vertice di domani, che sarà tenuto a Brighton. Speriamo che non siano solo belle parole e che, per come abbiamo riportato noi di Qui Europa in articoli precedenti (Vedi caso Limonov), gli interessi economici e politici dell’Unione Europea non siano più forti ed importanti degli interessi dei cittadini e del rispetto dei loro diritti.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Borsa: torna lo “spirito aggregativo”

    Borsa: torna lo “spirito aggregativo”

    Martedì,  Aprile 10th/ 2012

    di Alessandro Pavanati

    Italia / Europa / Borsa / Milano / Parcellizzazione delle piattaforme / Liberalizzazione / Bats Chi-X / London Stock Exchange / Euronext / Kpmg / Mifid  

    Liberalizzazione degli scambi: torna lo

    "spirito aggregativo"

    Nonostante i vincoli rimossi dalla Mifid, la

    parcellizzazione delle piattaforme sta rientrando

    Milano, Francoforte – Nell’epoca della grande velocità e interattività degli scambi finanziari le borse tradizionali hanno lasciato spazio a nuovi contesti di scambio, come gli Ecn, cioè i sistemi di negoziazione alternativi. La Mifid ha inoltre liberalizzato i luoghi di contrattazione.  Risultato? La fusione fra Ecn americano Bats e Chi-X Europe nel dicembre 2011 ha dato vita alla principale borsa europea, cui seguono il London Stock Exchange ed Euronext. La classifica è stata stilata in uno studio dalla società di consulenza Kpmg. Per riassumere: Bats Chi-X concentra il 26,4% degli scambi, Lse il 16,9%, Euronext (borse di Amsterdam, parigi e Bruxelles) il 15,4%, Deutsche Borse il 12,9% e Six Swiss Exchange il 6,5%. A livello italiano rimane incontrastato il ruolo di Borsa Italiana, con l’80% degli scambi, ma la quota di Bats Chi-X è comunque quasi triplicata negli ultimi 3 anni. Da questo scenario emerge una tendenza interessante, poiché la liberalizzazione degli scambi ha portato ad un’iniziale parcellizzazione dei luoghi di contrattazione, ma l’esigenza di competitività degli stessi ha spinto vecchie e nuove “piazze affari” ad unirsi, creando nuovi perni economico-finanziari.

    Alessandro Pavanati (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Cina – Nel cappio dell’Impero di Mezzo

    Cina – Nel cappio dell’Impero di Mezzo

    Mercoledì,  Aprile 11th/ 2012

    di Alessandro Pavanati

    Europa / Esteri / Cina / Fmi / Eurozona  

    Nel cappio dell’Impero di Mezzo

    La Cina nel 2014 ritratterà il proprio peso

    all’interno del Fondo Monetario Internazionale.

    A quale prezzo?

    Pechino, New York, Bruxelles – E alla fine ci siamo arrivati. La speculazione finanziaria, nata dalla crescita vertiginosa, fuori controllo e forse un po’drogata delle economie emergenti ha portato al collasso di un intero sistema economico basato sui canoni occidentali di produzione e lavoro. Eppure il malato sarà costretto a chiedere aiuto proprio al carnefice. Già, perché fra circa 2 anni la Cina ritratterà il proprio peso – al rialzo – all’interno del Fondo Monetario Internazionale, che si trova sotto l’onere di sostenere parzialmente il peso insopportabile di Eurolandia. La domanda sorge spontanea: cosa chiederà la Cina in cambio della cessione di maggiori aiuti? E cosa profila all’orizzonte il potenziale scontro della Cina con una presidenza americana di stampo repubblicano? Già, perché il candidato in pectore Mitt Romney ha promesso misure severe a tutela dell’economia americana (leggesi a difesa dell’aggressività capital-comunista di Pechino). Rimane indubbia la debolezza del vecchio blocco occidentale, che con le sue mani ha costruito armi improprie, ora al servizio di sistemi economici con una difficilmente contenibile sete di riscatto sulla scena mondiale.  

    Alessandro Pavanati (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • L’Europa è un “Continente Vecchio” – Ieri, il monito da Milano

    L’Europa è un “Continente Vecchio” – Ieri, il monito da Milano

    Venerdì, Marzo 30th / 2012

    Italia / Milano / Unione Europea / Commissione Europea / Europa / Danimarca / Grecia / Polonia / Germania / Invecchiamento popolazione / Anziani / Pensionamento / Progetti /  Demografia  
     
    L’Europa è un “Continente Vecchio”
     
    Preparazione all’invecchiamento?
     
    l’obiettivo "retorico ed antistorico" del progetto Ue 
     
    Coinvolte Danimarca, Italia, Grecia, Polonia e Germania:
     
    Ieri l’incontro a Milano 
     

    Milano –  Il nostro è il Vecchio Continente, ma sarebbe meglio definirlo il Continente Vecchio: infatti, l’invecchiamento della popolazione europea è, ormai, un dato di fatto. Ma come si comportano le istituzioni nei confronti dei cittadini europei anziani? Intorno a questa tematica c’è – almeno a giudicare dai proclami trionfalistici e a volte retorici sul tema – grande sensibilità e pare che le iniziative promosse in Europa per garantire servizi e condizioni adeguate per la popolazione siano obiettivo primario della politica europea. Ciò, almeno se non fosse per la dissennata politica sull'annientamento del Welfare State in Europa, che le politica sell'Austerity montiana e merkeliana hanno imposto ai giovani e – poveri loro – vecchi di mezz'Europa. Tuttavia – e lo si legge con una certà ilarità, visti i tempi – "la nuova sfida europea: il boom dell’invecchiamento” è il titolo dell’incontro che,  avvenuto nelle scorse ore a Milano ed organizzato dalla rappresentanza della Commissione Europea a Milano e dall’associazione Nestore, si inserisce in un progetto biennale più ampio che coinvolge altri quattro Paesi partner, ovvero Danimarca, Germania, Grecia e Polonia. Un progetto che tratta da vicino il tema del pensionamento e dell’invecchiamento e mette a confronto i dati raccolti nei cinque paesi coinvolti, attraverso altrettanti incontri: il primo in Danimarca, il secondo a Milano, il terzo a Creta, poi Varsavia e l’ultimo, con la presentazione del rapporto finale, avverrà a Berlino, il prossimo maggio. Con la conferenza europea in Germania oltre a mettere in evidenza i risultati degli studi sull’invecchiamento, emergerà il confronto tra i cinque Paesi sull’andamento demografico e del mercato del lavoro e sugli interventi di consulenza e formazione attivati nei confronti degli anziani da Danimarca, Italia e Polonia. Si insegue, quindi, anche l’obiettivo di una politica comune europea in relazione ad un percorso che possa preparare gli anziani al pensionamento. Problemi che noi giovani di oggi, invece, probabilmente non causeremo mai, perché come anziani del domani, visti i tempi che corrono, magari non andremo neanche in pensione.
     
    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)