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  • La Società degli Uomini Invisibili – The Dark Side of Chocolate

    La Società degli Uomini Invisibili – The Dark Side of Chocolate

    Sabato, Febbraio 1st/ 2014

     – di C.Alessandro Mauceri –

    Lavoro minorile, schiavismo, diritti dei lavoratori, diritto sindacale, ONU, Consiglio Economico e Sociale, export processing zones, EPZ, Organizzazione Internazionale del Lavoro, FIAT, schavismo, schiavitù, Coca Cola, The Ecologist, The Independent, Philip Morris, Convenzione 138, Apple,  Nokia, Microsoft, XBox, HP,  KYE National Labor Committee, H&M, Benetton,  Inditex, “The dark side of Chocolate”, Miki Mistrati, Nestlè, Barry Callebault, Save the children, Paesi emergenti, multinazionali, C.Alessandro Mauceri

    La Società degli Uomini Invisibili – The Dark Side

    of Chocolate 

    La schiavitù non è stata abolita: essa ha solo cambiato

    nome ed è raddoppiata

    Viaggio nelle città fantasma degli uomini invisibili, nelle 

    periferie delle metropoli e dell'esistenza

    ► Video in Allegato: The Dark Side of Chocolate

     

    di C.Alessandro Mauceri

    Ther Dark Side of Chocolate - Schiavitù - Schiavismo

     Gli Uomini Invisibili                                                                                                  

    Palermo – di C.Alessandro Mauceri –  C’è una notizia che, ormai da alcuni anni, con cadenza quasi costante  occupa le seconde (chissà perché mai non le prime) pagine dei giornali. All’incirca ogni otto/dieci mesi si torna a parlare di sfruttamento del lavoro minorile, di schiavismo, di diritti dei lavoratori soprattutto nei Paesi  sottosviluppati. In realtà l’effetto che hanno queste notizie è quasi nullo. La causa di ciò potrebbe essere il fatto che alla maggior parte della gente pare non importare nulla che parti del proprio cellulare o della propria auto o del proprio vestito siano prodotti costringendo gli operai, spesso bambini o minori, senza alcun diritto sindacale a turni di lavoro massacranti, senza alcuna  garanzia della sicurezza dei processi produttivi e senza alcun giorno di riposo. La verità è che il potere delle organizzazioni dei lavoratori a livello internazionale è praticamente nullo: se nel settore commerciale sono stati sottoscritti decine, anzi centinaia di accordi tra le varie nazioni, a livello di diritti dei lavoratori, poco o niente è stato fatto. Poco importa se in alcuni Paesi la salute dei lavoratori viene tutelata e in altri invece vengono trattati quasi (per usare un eufemismo) come schiavi, senza alcun diritto e senza alcun potere contrattuale. Una volta era la dimensione delle imprese (e quindi il loro mercato di riferimento), oppure la tecnica di lavorazione, che costringeva le aziende a localizzare i propri impianti in un Paese invece che in un altro. Oggi, in un mondo in cui la maggior parte delle merci scambiate viene prodotta da colossi multinazionali il cui mercato di riferimento è l’intero pianeta, la scelta del sito in cui  realizzare i propri impianti produttivi è dettata solo ed esclusivamente da due fattori: 1) la capacità di produrre a costi più bassi; 2) la possibilità di imporre le proprie scelte ai lavoratori e alle amministrazioni locali. A ben vedere è questo il solo e unico motivo che ha permesso alla Cina, all’India e a molti altri Paesi di svilupparsi dal punto di vista economico con trend di crescita spaventosi. E di farlo con il bene placet delle organizzazioni internazionali: l’ONU, con la risoluzione emanata dal Consiglio Economico e Sociale nel 1964, ha definito le “zone industriali di esportazione”, “export processing zones” (EPZ), e ha promosso gli scambi commerciali tra Paesi ricchi e quelli in via di sviluppo. I governi locali hanno fatto lo stesso, favorendo la realizzazione di insediamenti produttivi sul proprio territorio.

     850 EPZ – 27 milioni di anime – Scarsi benefici per i comuni ospitanti    

    Oggi, secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, nel mondo esisterebbero 850 EPZ in cui lavorano circa 27milioni di persone. Eppure ciò non ha prodotto alcun vantaggio né per lavoratori né per gli Stati. Spesso, infatti, grazie a cavilli legali e astuti finanzieri (si pensi al decentramento delle sedi legali, operative e fiscali in tre diversi Paesi preannunciate dalla FIAT), poco o niente degli enormi guadagni delle multinazionali è rimasto nelle casse dell’erario dei comuni che le hanno ospitate. Astuti imprenditori locali chiudono e riaprono le aziende con un altro nome, spesso godendo di agevolazioni fiscali che le rendono ancora più competitive sui mercati internazionali.

     La Schiavitù è stata abolita?                                                                                     

    Sui libri di scuola c’è scritto che la schiavitù è stata abolita. La realtà è ben diversa:  ha solo cambiato nome. I tecnici hanno trovato un nuovo termine per indicare questo stato di cose, lo hanno chiamato “schiavismo” (secondo definizione dell'ONU, la schiavitù è “lo stato o la condizione di un individuo sul quale si esercitano gli attributi del diritto di proprietà o taluni di essi”). Schiavismo invece sarebbe il sistema sociale ed economico basato sulla schiavitù. In questo modo, il problema è stato ridotto ad un mero studio sociologico e linguistico. A chi importa se nel mondo oltre 21 milioni di lavoratori sono trattati in condizioni peggiori di quelle riservate agli schiavi che venivano portati dall’Africa nei Paesi “evoluti” qualche secolo fa? L’unica vera differenza tra gli schiavi di allora e quelli di oggi è che ora, nella maggior parte dei casi, gli schiavi non vengono trasportati in altri Paesi: vengono schiavizzati nel proprio Paese. Solo in Asia il numero di lavoratori “forzati” supererebbe 11,7 milioni. In Africa sarebbero 3,7 milioni i nuovi schiavi e pochi di meno in America Latina (1,8 milioni). Anche la tanto evoluta Unione Europea vanta un numero di schiavi non indifferente (1,5 milioni) tanti quanto i Paesi dell'Europa centrale e sudorientale e della CSI. E tutto nella più totale indifferenza da parte dei consumatori di quei beni realizzati grazie al lavoro degli schiavi. Quanti di quelli che acquistano prodotti con il marchio Fanta (gruppo Coca Cola), sanno che, come è risultato da un’inchiesta del "The Ecologist" e del "The Independent", nel Mezzogiorno d’Italia la raccolta delle arance destinata alla produzione delle bibite, avviene in condizioni di quasi schiavitù. Quanti fumatori sanno che la multinazionale del tabacco Philip Morris (che nel 2010 fu costretta ad una parziale ammissione) utilizza nelle proprie piantagioni bambini di 10 anni, costringendo i lavoratori, dopo aver sequestrato loro i documenti, ad vivere in condizioni di schiavitù.

     "Modello Smartphone"                                                                                              

    Il tutto in barba alla Convenzione 138 dell’OIL che prevede che “l'età minima di ammissione al lavoro non può essere inferiore all'età prevista per il completamento della scuola dell'obbligo e in ogni caso non deve essere inferiore ai 15 anni”. Quanti di quelli che fanno la coda per acquistare l’ultimo modello di smartphone o che hanno comprato prodotti informatici e consolle per videogiochi sanno che molti componenti di queste aziende provengono dalla cinese KYE accusata dal National Labor Committee di schiavismo per aver reclutato 1000 studenti lavoratori di età inferiore ai 15 anni, e averli costretti a lavorare per 15 ore al giorno, sette giorni su sette. Non è da meno il settore tessile: l’80% della produzione  tessile e dell’abbigliamento che avveniva negli USA e nell’UE oggi è stata “rilocalizzata” (eufemismo, o modo più elegante, per indicare che si sta andando a schiavizzare un Paese) in India o in Paesi poveri, dove i governi non hanno alcun interesse ad effettuare controlli sulle condizioni dei lavoratori e dove il livello di corruzione è enorme. Qui lo sfruttamento e la schiavizzazione sono quasi considerate“normali”. Almeno fino a quando (come nel caso del crollo di una palazzina in Bangladesh) non accadono“incidenti”che provocano la morte di centinaia di lavoratori sfruttati e sottopagati. Solo allora i media scoprono che quelle persone stavano producendo abiti per marchi come H&M, Benetton e Inditex (proprietario di Zara).

    Ther Dark Side of Chocolate - Schiavitù - Schiavismo

     The Dark Side of Chocolate                                                                                     

    Nessuna televisione in Italia ha mandato in onda il documentario “The Dark Side of Chocolate” (Vedi qui ), girato nel 2012, dal giornalista danese Miki Mistrati, che racconta la storia dei bambini schiavi nelle piantagioni ivoriane dove viene prodotto il cacao destinato a molte aziende (diffusi anche del Bel Paese). Stime approssimate per difetto indicavano in 378mila i minori coinvolti. Né Nestlè, né Barry Callebault (che fornisce cioccolato all'artigianato dolciario italiano) hanno mosso un dito per combattere lo sfruttamento minorile nelle piantagioni di cacao. Eppure, già nel 2003, "Save the Children" aveva denunciato che in Costa d'Avorio esisteva un forte sfruttamento dello schiavismo minorile nelle piantagioni di cacao. Sono passati dieci anni, ma, a quanto pare, poco o nulla è cambiato. E la gente ha continuato a consumare il cioccolato proveniente da quelle regioni…. rendendosi in questo modo complice ignara delle atrocità che vi avvengono. 

     Persi in un bicchiere… di tè                                                                                     

    In Bangladesh, Nepal e India le piantagioni di tè da molti anni utilizzano il lavoro infantile in gran quantità (in Assam il 70% della manodopera) con orari massacranti, paghe minime e ambienti di lavoro spesso letali. Ma quanti, bevendo una tazza di tè, pensano a quanti bambini muoiono ogni anno a causa dei pesticidi utilizzati nelle piantagioni indiane dove lavorano? Qualche tempo fa venne fuori che parte delle somme destinate ad aziende produttrici di armi e armamenti provenivano dai fondi d’investimento gestiti da banche compiacenti. Il tutto, ovviamente, senza che i singoli risparmiatori ne sapessero nulla (alzi la mano chi sa “esattamente” a chi vanno i soldi dei vari fondi d’investimento). In questo modo i singoli cittadini potevano dire di avere la coscienza a posto anche se, in realtà, si erano resi complici, avendole finanziato con i loro risparmi, di guerre e atrocità di ogni genere.

     Un giro in FIAT                                                                                                            

    Quello che avviene nel mondo del lavoro non è diverso. Tutti comprano oggetti e beni di consumo provenienti da tutto il mondo o realizzati con parti provenienti da Paesi come la Cina, l’India e i Paesi emergenti. A volte ci si sorprende del prezzo inverosimilmente basso, ma nessuno di quelli che comprano un cellulare o un vestito pensa che, forse, quell’oggetto è frutto del lavoro di uno schiavo o di un bambino. Nessuno si ferma a pensare com'è stato trattato il lavoratore che lo ha realizzato. Nessuno pensa che quei prodotti (o quelle auto, dato che la FIAT, come dimostrano le sue ultime decisioni, non è da meno) o loro parti vengono prodotti in zone franche di Paesi in via di sviluppo dove sorgono giganteschi agglomerati di fabbriche che lavorano come appaltatrici o sub-appaltatrici di multinazionali incuranti della salute dei lavoratori e dell’impatto sull’ambiente (le conseguenze si stanno manifestando in alcune metropoli cinesi e indiane).

     Schiavitù & Schiavitù – Dal Consumismo alla Moneta-Debito                   

    Forse il 2013 verrà ricordato sui libri di sociologia come l’anno della fine della schiavitù. Gli storici dicono che la schiavitù è stata debellata. La verità, invece, è che oggi la schiavitù – dietro i sorrisi perbenisti, confortanti e rassicuranti che si sprecano nelle pubblicità – non solo esiste, ma anzi il numero degli schiavi è maggiore (è più che raddoppiato) rispetto a quello del periodo del colonialismo. E la situazione non migliorerà. Almeno fino a quando la gente non cesserà di essere schiava del consumismo e diventi cosciente del modo in cui i beni di uso quotidiano sono prodotti. Fino a quando la gente non la smetterà di acquistare oggetti prodotti in questo modo dalle multinazionali e imporrà alle grandi industrie l’adozione e il rispetto (le due cose non sempre coincidono) di norme che tutelino la vita e la salute dei lavoratori. Cosa fare dunque? Un buon inizio sarebbe sicuramente quello di iniziare ad essere meno schiavi della tecnologia… tornando ad occupare meglio il nostro tempo. Magari spegnendo la TV – primo motore di questa macchina diabolica – e tornando ad occuparci più del sociale e della "cosa pubblica"… Scopriremo magari che esistono altre forme addirittura più subdole di schiavitù che annientano interi popoli, come quella del modello usurocratico della moneta-debito: asse portante del "Nuovo Ordine Mondiale".

    di C.Alessandro Mauceri (Copyright © 2014 Qui Europa)

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    L’Economia Orribilmente Crudele – Le Attualissime parole di Pio XI

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    Sabato, Gennaio 12th/ 2013 – Pio XI, brano tratto da "Quadragesimo Anno" –  Enciclica del 1931 – Associazione Culturale La Torre L'Economia Orribilmente Crudele – Le Attualissime parole di Pio XI / Mondo / Capitalismo / Cattolicesimo / Crisi / Dottrina Sociale / Cristianesimo / Economia / Lavoro / Capitale /   Impegno Cristiano / Politica / Enciclica / […]

    Sulle Orme di Francesco. L’Unica Vera Efficace Rivoluzione. Ecco perchè!

    Sulle Orme di Francesco. L’Unica Vera Efficace Rivoluzione. Ecco perchè!

    Lunedì, Settembre 30th/ 2013 – di Padre Piotr Panzulewicz, Comunità Francescana, Catanzaro –   Italia, Padre Piotr Panzulewicz,  Cultura del benessere, Crisi, Idolatria del danaro, Papa Francesco, amministratori disonesti, idolatria del denaro, Lazzaro, San Francesco d'Assisi, La Vera Rivoluzione, Moneta Debito, Usurocrazia Internazionale, Moneta Debito, Sacro Cuore, Catanzaro, Libro della Vita, Siria, Medioriente, Stragi di Cristiani, […]

    Non solo Soldi ed Economia – Gratuità, Riconoscenza, Proprietà Popolare della Moneta

    Non solo Soldi ed Economia – Gratuità, Riconoscenza, Proprietà Popolare della Moneta

    Giovedì, Settembre 12th/ 2013 – di Padre Piotr Panzulewicz e Sergio Basile –   Roma, Italia, Proprietà Popolare della Moneta, Padre Piotr Panzulewicz, Sacro Cuore Catanzaro, Catanzaro Lido, Nel segno della Gratuità, Prima Manifestazione nazionale contro l'Usurocrazia e la criminalità Economica Finanziaria e Giudiziaria, Mignon de Monfort, Pagninus, San Bonaventura, Santa Brigida, San Paolo, Penitenza, Eucarestia, […]

    Bruxelles lancia il Nuovo Gioco on-line per imparare ad essere Schiavi dell’Eurosistema

    Bruxelles lancia il Nuovo Gioco on-line per imparare ad essere Schiavi dell’Eurosistema

    Lunedì, Agosto 5th/ 2013 – di Giovanni Antonio Fois –  Bruxelles, Francoforte, Eurosistema, Euro, BCE, Top-Flor, Questo non è un Gioco, Pigs, Italia, Spagna, portogallo, Irlanda, Grecia, Cipro, Nuovo Gioco on-line, Vergogna, Falsità sistemiche, Arrivismo e ambizione, Schiavi dell'Eurosistema, Giovanni Antonio Fois, I Piani verso la Schiavitù Sostanziale, Troika, IMF, FMI, Fondo Monetario Internazionale, Mario Draghi, […]

    Expo 2015: palcoscenico per la Moneta Unica Mondiale?

    Expo 2015: palcoscenico per la Moneta Unica Mondiale?

    Mercoledì, Gennaio 29th/ 2014 – di Sergio Basile –   Quieuropa, Milano, Bruxelles, Expo di Milano 2015, Commissione Europea, Herman Van Rompuy, Parlamento Europeo, Romano Prodi, Rothschild, Moneta Unica Mondiale, Illuminati, MES, Primavere Arabe, NWO, New World Order, David Rockefeller, Sandro Sassoli, Silvio Berlusconi, Mammona, Dominio Globale, massoneria Internazionale, Orwell 1984, Big Brother e controllo delle masse, […]

    Il Regno delle Banche Sovrane: la Nuova Frontiera ABS, occhio ai Depositi Postati

    Il Regno delle Banche Sovrane: la Nuova Frontiera ABS, occhio ai Depositi Postati

    Sabato, Maggio 25th/2013 – di Maria Laura Barbuto – Unione Europea, Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Germania, Banca Centrale Europea, ABS, Obbligazioni, Lavoratori, Cassa dei Depositi e Prestiti, Conto Correnti Postali, Interessi, Crisi, Economia, Liquidità, Truffa legalizzata, Debitori, Creditori  Nel Regno delle Banche Sovrane: nuova frontiera ABS. Occhio anche ai Depositi Postali Giù le mani dai […]

    Two pack – Ora l’Ue potrà imporre anche modifiche alle leggi finanziarie

    Two pack – Ora l’Ue potrà imporre anche modifiche alle leggi finanziarie

    Sabato, Giugno 1st/ 2013 – di Giovanni Antonio Fois –   Commissione europea, Two Pack, Fondo monetario internazionale, Meccanismo europeo di stabilita', Italia, politiche finanziarie, strozzinaggio internazionale, Unione europea, Bruxelles, sistema bancario internazionale, Equitalia    Two pack – Ora l'Ue potrà imporre anche modifiche alle leggi finanziarie  Nuovi poteri alla Commissione Liberal-Stalinista Le ultime reazioni dopo l'approvazione del […]

    Dittatura 3.0 – L’Italia dei Soviet, dei Commissariamenti e dei Gamberi

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    Venerdì,  Maggio 31st/ 2013  – L'Approfondimento di C. Alessandro Mauceri – Enrico Letta, L.675/1996, Accordi di Schengen, privacy Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali, decreto legislativo n.196/2003, Testo unico sulla privacy, direttiva 95/46/CE, tutela dei dati personali, Monti, Dl 201 del 2011, Garante della Privacy, Agenzia delle Entrate, Anagrafe Tributaria, Unione Europea, Ecofin, Michael Noonan, Grande Fratello, […]

    Come la Casta plagia la Popolazione, Convincendola a fare ciò che vuole

    Come la Casta plagia la Popolazione, Convincendola a fare ciò che vuole

    Mertedì,  Gennaio 14th/ 2013 – di C.Alessandro Mauceri e Sergio Basile – C.Alessandro Mauceri, Qui Europa, Italia, Manipolazione psicologica sociale, Gustave Le Bon, Bernays, Noam Chomsky, tecniche di manipolazione, internazionale comunista, Piano Dullas, Controllo della popolazione, Distruzione delle Nazioni, Psicologia delle folle, guidare e controllare il comportamento della gente, Freud, Crystallizing Public Opinion, nazional-socialisti in Germania, Massachusetts Institute of Technology, New York Times, Romano Prodi, Silvio Berlusconi, […]

    Italia – Soffocamento della Nazione è Distruzione della sua Memoria

    Italia – Soffocamento della Nazione è Distruzione della sua Memoria

    Lunedì,  Gennaio 13rd/ 2013 – di Padre Piotr Anzulewicz e Sergio Basile – Circolo Culturale San Francesco, Catanzaro,  Papa Francesco, Nuova Prospettiva, Evangelii Gaudium, Usurocrazia, Crisi di valori, Confronto, Vera Rivoluzione, Memoria, Sant'Agostino, Giovanni Paolo II,  Italia – Il soffocamento del cuore di una nazione è la distruzione della sua memoria. Anche per questo nasce il Circolo San Francesco […]

    Moneta-Debito: Iniziamo l’anno riflettendo sul Grande Inganno

    Moneta-Debito: Iniziamo l’anno riflettendo sul Grande Inganno

    Giovedì, Gennaio 9th/ 2014 – di Nicola Arena e Sergio Basile –   Nicola Arena, Sergio Basile, Quieuropa, Sete di Giustizia, Professor Giacinto Auriti, Moneta Debito, Aristotele, Spread, Debito Pubblico, Sistema Target 2, Fed, Bce, Diritto d'informazione, moneta come strumento di misura del valore, Presidente Nixon, Bretton Woods, Louis Even, Storia del naufrago, Credito Sociale, Banca d'Italia […]

    L’Importanza di leggere bene i segni dei tempi

    L’Importanza di leggere bene i segni dei tempi

    Venerdì,  Novembre 22nd/ 2013 – di Padre Piotr Anzulewicz  – Padre Piotr, Convento Sacro Cuore, Circolo Culturale San Francesco, Vittime Sardegna, Calabria, Segni dei tempi, Apocalisse, Piano di dominio mondiale, Corruzione, Disastri, Speranza, Discvernimento  L'Importanza di leggere bene i segni dei tempi Malgrado le apparenze il mondo non sprofonda dell'abisso del nulla Eventi apocalittici – Giornata di Lutto […]

    Una Pedagogia Rivoluzionaria: da Debitori a Dispensatori di Credito

    Una Pedagogia Rivoluzionaria: da Debitori a Dispensatori di Credito

    Venerdì,  Novembre 8th/ 2013 – di Padre Piotr Anzulewicz  e Sergio Basile – Italia, Catanzaro, Padre Piotr Anzulewicz, Catanzaro Lido, Sacro Cuore, Papa Francesco, Gratuità, Figli del mondo, Mondialsmo, Figli della luce, Disonestà è dimenticare la grazia, In Dio non vi sono crisi finanziarie, Da Debitori a Dispensatori di credito, Debitore nei confronti di Dio, Ogni atto di […]

    La Fine dell’Era della Grande Usura – La Proprietà Popolare della Moneta

    La Fine dell’Era della Grande Usura – La Proprietà Popolare della Moneta

    Sabato, Novembre 2nd/ 2013  – di Nicola Arena, Venezia – Rubrica: Sete di Sovranità e Giustizia – Giacinto Auriti,  Sete di Sovranità e Giustizia, Nicola Arena, Venezia, Bretton Wood, Falso in Bilancio, Moneta Debito, BCE, Banca, Valore indotto della moneta, Fine dell'Era della grande usura, lincoln, Valore frutto di una elaborazione mentale, Falsa verità oggettiva […]

    Euro, Signoraggio e Bankitalia – Ammissione di una Truffa

    Euro, Signoraggio e Bankitalia – Ammissione di una Truffa

    Lunedì,  Marzo 25th/ 2013  – Redazione "Qui Europa" e "Associazione Culturale la Torre" – Signoraggio Bancario, Italia, Roma, Bankitalia, Banca d'Italia, Debiti Fittizi, Francoforte, bruxelles, Banca Centrale Europea, Ammissione di una truffa, Associazione Culturale la Torre, Redazione  Qui Europa, Truffa bancaria, Cipro, Caso Norvegia, Schiavi di un Debito illegale  Euro, Signoraggio e Bankitalia. Ammissione di una truffa – […]

    La Via per essere pienamente umani e la Dimensione Verticale

    La Via per essere pienamente umani e la Dimensione Verticale

    Sabato,  Novembre 2nd/ 2013 – di Padre Piotr Anzulewicz  – Italia, Festa di Ognissanti, Commemorazione dei defunti, Controcultura, Senso della Morte, Il Nobile significato della Morte, Impariamo dai Santi, Culturta Mondialista, Padre Piotr, Convento Sacro Cuore, Circolo Culturale San Francesco  La Via per essere pienamente umani e la Dimensione Verticale La Strada delle Beatitudini: stupidaggine per il […]

    L’Importanza di Sentirsi in Missione e le Vere Rivoluzioni

    L’Importanza di Sentirsi in Missione e le Vere Rivoluzioni

    Lunedì, Ottobre 28th/ 2013 – di Padre Piotr Anzulewicz –  Italia, Padre Piotr Anzulewicz, Sacro Cuore Catanzaro, Centro Culturale San Francesco, San Giusa Tadeo, Missione, Controrivoluzione dello Spirito, Simone lo zelota, Santa Brigida di Svezia, Giuda il traditore, Non siamo apostoli per la nostra volontà, Papa Francesco, Famiglie, San Pietro  L'Importanza di Sentirsi in Missione e le vere rivoluzioni: l'emblematico caso di Simone  […]

    Orgoglio Del Vecchio – Il Fondatore di Luxottica attacca il Sistema Bancario

    Orgoglio Del Vecchio – Il Fondatore di Luxottica attacca il Sistema Bancario

    Lunedì, Aprile 15th/ 2013 – di Giovanni Antonio Fois – Leonardo Del Vecchio, Luxottica, Sistema bancario internazionale, Unione Europea, Assicurazioni Generali, Ray-Ban, Persol, Oakley, Partito Democratico, Popolo Della Libertà, Lega Nord, Recessione, Italia, Francesco Profumo, Credito Italiano, Avantgarde, Unicredit, Telecom, Equitalia   Storia di Leonardo Del Vecchio – Il Padre di Luxottica attacca il sistema bancario: ''Così non si va da nessuna […]

    Italiani, popolo di po…veri

    Italiani, popolo di po…veri

    Lunedì,  Aprile 1st/ 2013  – di C.Alessandro Mauceri – Italia, Bel Paese , Thompson Reuters/Datastrea, patrimonio, Edmund Stoiber, Csu, Istituto tedesco per la ricerca economica, Cipro, Germania, Confcommercio, Istat, Misery index Confcommercio, Banca centrale europea, «distribuzione del patrimonio», Cipro, coefficiente di GINI, distribuzione del reddito, Trilussa, Deutsche Institut Fur Wirtschaftsforschung    Italiani, popolo di po…veri Le ultime impresentabili tesi […]

    Zone Franche, Spot per gli Schiavi del Sud

    Zone Franche, Spot per gli Schiavi del Sud

    Giovedì, Settembre 27th/ 2012  – di Sergio Basile e Vincenzo Folino  – Italia / Spot / Zone Franche / Fabrizio Barca / Coesione Territoriale / Mezzogiorno / Russia socialista / Stalin / Dittatura / Zone franche urbane / Regime fiscale facilitato / Schiavi del sud / Animali da traino / Il Sud sta morendo  Coesione […]

    Schiavi europei, da oggi attenti a quello che mangiate

    Schiavi europei, da oggi attenti a quello che mangiate

    Venerdì, Settembre 28th/ 2012  – di Silvia Laporta – Parlamento europeo / Unione Europea / Schiavi europei / Mangiare sano / carne / pesce / orgine controllata / abolizione del marchio di qualità / prodotti ittici / Angelo Rosso / European Joint Research Center  / Massimo Gallesio / Carmen Fraga / Europarlmento / Lobby / […]

    La Gabbia Sociale e la Nostra Rivoluzione – Aderisci alla Campagna “Pensa e Scrivi” di “Qui Europa”

    La Gabbia Sociale e la Nostra Rivoluzione – Aderisci alla Campagna “Pensa e Scrivi” di “Qui Europa”

    Venerdì, Settembre 7th/ 2012 – di Serena Spagnolo e Sergio Basile – Unione europea / Bruxelles / ICE / Iniziativa Europea dei Cittadini / Liberismo / Neoliberismo / Privatizzazioni / Capitalismo / Noam Chomsky / Duccio Cavalieri / Università di firenze / Dio / Fede / Uomini liberi / Libertà / Rivoluzione / TG / […]

  • Soldati in India e Affari Sporchi – Seconda Parte

    Soldati in India e Affari Sporchi – Seconda Parte

    Giovedì,  Marzo 28th/ 2013 

    – L'Approfondimento di C.Alessandro Mauceri –

    India, ministro della Giustizia, Ashwani Kumar, Ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, Napolitano, New Delhi, pena di morte, Alta Corte di Kerala Fucilieri di Marina, atto terroristico, Pil, Financial Times,  Global 500, Stefano Beggiora, Università Ca’ Foscari, India e Nordest: il mercato del terzo Millennio, Forze Armate indiane, Fincantieri, Istituto Oceanografico indiano, Sagar Nidhi, Marina indiana, Mazagon Dock, Mumbai, Garden Reach, Kolkata, Alenia Aeronautica, consorzio Eurofighter, Aeronautica indiana programma MMRCA (Medium Multi-Role Combat Aircraft), Camera di Commercio Indiana per l’Italia, missione commerciale multisettoriale, Fukushima, Jaitapur, Maharashtra, nucleare sperimentazioni cliniche, cavie umane, BBC, The Independent, Washington Post, Sae, Serious Adverse Events, Italia, Roma, Kerala, Marò, India, Guardia Costiera, Kochi, Kerala, peschereccio St. Antony, “Diritto di Bandiera”, Olimpic Flair, Enrica Lexie, guardie armate, pirati, Ros Carabinieri, prova balistica, Onu, Nato, Imo, International maritime organization, Ue, Richard Ashby, funivia del Cermis, Convenzione di Londra, Codice Internazionale di Navigazione, Diritto di Bandiera, Olimpic Flair, Luigi Di Stefano, Strage di Ustica, Catherine Ashton, Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e la Sicurezza, Unione europea, Richard Ashby, Funivia del Cermis, Val di Fiemme, Alessandro Mauceri, Qui Europa 

    Soldati in India e Affari Sporchi – Seconda Parte 

    Le Verità Occultate sul Caso Marò e le Dimissioni del

    Ministro Terzi 

    Ecco cosa blocca la macchina diplomatica e sovrasta

    il Diritto: una fittissima rete di intrecci commerciali

     

    di C.Alessandro Mauceri

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     I Retroscena del "Caso Marò" – Seconda Parte 

    Roma, New Delhi, Kerala, Kochi – Nelle ultime ore sono giunte – era ora – le dimissioni del Ministro degli Esteri  Giulio Terzi, "caduto" non per la linea ambigua (per non dire vergognosa) mantenuta per tutto il 2012 e anche oltre sul "Caso Siria" e – in generale – su tutta la politica estera imperialistica italiana (filo-Nato e filo-Usa), ma proprio sul "Caso Marò", e sul ri-espatrio dei due fucilieri italiani in India, favorito e non osteggiato dallo stesso Terzi. L’annuncio è stato dato, nelle ultime ore, in occasione del suo intervento in Parlamento, nell’aula di Montecitorio. Ma tornando al misterioso incidente diplomatico, cerchiamo ora di comprendere cosa si possa davvero nascondere dietro questa brutta storia, al di là della solita ormai costante cappa mediatica che contraddistingue l'informazione (di regime) nel nostro Paese. 

     Le Dimissioni di Terzi e l'Ennesimo Disastro del "Tecnico" 

    "Secondo gli ultimi dispacci di agenzia, si apprende – sosteneva in sostanza un comunicato governativo della Farnesina – che i due Italiani non rischierebbero la pena di morte. Quanto al carcere, lo potrebbero scontare in Italia". Sono state queste – per sommi capi – le rassicurazioni con le quali il nostro governo ha convinto i due accusati a tornare nel Paese che li aveva arrestati ricorrendo a stratagemmi poco diplomatici e che, forse, se la controparte non fosse stata l’Italia, ma un altro Paese, avrebbero scatenato uno scontro diplomatico di ben altre dimensioni. Ciò era avvenuto dopo aver sostenuto che i nostri militari – coinvolti in un affare internazionale dai risvolti più grandi di loro e non di poco – non sarebbero dovuti rientrare in India. Ma non finisce qui! Al ritorno dei fucilieri in India, il ministro della Giustizia indiano, Ashwani Kumar, ha tenuto a precisare come il governo indiano in realtà non avrebbe fornito alcuna assicurazione all'Italia in merito all'inflizione della pena di morte (che pure non è applicata da molti anni). Ebbene secondo alcuni quotidiani, il Ministro degli Esteri italiano dimissionario, Giulio Terzi, che aveva dato la notizia sbagliata (e, a quanto pare, aveva anche dimenticato di informarne il presidente Napolitano) in un primo momento aveva affermato che la sua era stata solo una “svista” e che non ci pensava proprio a dimettersi.   Poi nelle ultime ore – per cause di forza maggiore – è giunto l'evidente e provvidenziale ripensamento. Terzi – tuttavia – affermava poco prima delle dimissioni, come i due Marò' "non avessero corso rischi, e non sarebbero andati incontro a un destino ignoto", perchè "la situazione si stava normalizzando" visto l'ottenimento da parte dell'Italia della precisa garanzia da New Delhi sull'inapplicabilità della suddetta pena capitale. E così, ancora una volta, alle ripetute affermazioni dei nostri diplomatici in merito a rassicurazioni circa il destino dei nostri soldati,  un giudice dell’Alta Corte di Kerala ha pensato bene di definire la presunta sparatoria attribuita ai Fucilieri di Marina italiani, un atto terroristico. In realtà, questa sarebbe solo l’ultima delle anomalie (per voler usare un eufemismo) nascoste da una vicenda dagli evidenti e grotteschi chiaroscuri.

     India – Il Mercato del Terzo Millennio 

    La verità è che i nostri funzionari si sono trovati di fronte una delle maggiori potenze mondiali con un Pil che, a parità di potere d’acquisto, è già ora pari a un quarto di quello di tutti i Paesi della Terra. Un Paese (l'India) con un apparato bellico possente, dotato di testate nucleari e – ciliegina sulla torta – 1,3 milioni di militari regolari. L’India, il cui trend economico è, forse, ancor più robusto di quello della stessa Cina, è un colosso la cui industria manifatturiera è la decima del pianeta. Nella classifica del Financial Times, Global 500, che raggruppa le cinquecento maggiori società del pianeta per capitalizzazione, l’India compare ben 14 volte. E l’Italia? Tralasciando le ovvie considerazioni sulla dimensione economica e sul potenziale militare del nostro Paese confrontati con quello di uno dei colossi globali (comparabile solo con USA e Cina) anche sotto il profilo dei rapporti economici “negli anni del boom economico indiano, l’Italia appare essersi mossa un pò in ritardo” come ha affermato – tra l'altro – il professor Stefano Beggiora, docente di storia dell’India presso l’Università Cà Foscari Venezia, autore del saggio "India e Nordest: il mercato del terzo Millennio".

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Una Questione di "puri" e semplici "Affari Economici" 

    In realtà, sembrerebbe che a destare la preoccupazione delle nostre autorità in questo momento particolare siano gli imprenditori italiani che già detengono (o che vorrebbero stabilire)  rapporti economici con l’India. La paura che deriverebbe dall’indurirsi dei rapporti diplomatici tra i due Paesi, è quella di vedere scoppiare una vera e propria crisi commerciale tra Italia e India che potrebbe mettere a rischio i rapporti commerciali già esistenti e i contratti in opera. E se è vero che il colosso del Sud est asiatico rappresenta al momento solo il sedicesimo partner commerciale dell’Italia, con un valore delle esportazioni che nel 2010 è stato di circa 3,5 miliardi di euro, cioè solo l’1% del totale, c’è da considerare che i dati del 2011, ancora provvisori, dicono che questo valore tenderà a crescere rapidamente. Le esportazioni italiane verso l’India aumentano con un tasso del 21% l'anno. Non solo, ma i rapporti commerciali già istaurati pare riguardino proprio quelle aziende di grandi dimensioni che hanno dimostrato di avere maggiore capacità di influenzare scelte politiche nazionali. Come se non bastasse, anche i clienti cui i nostri prodotti sono destinati non sono soggetti qualunque. Uno dei maggiori clienti delle imprese italiane, ad esempio, sono le Forze Armate Indiane. In pochi anni, le nostre aziende produttrici di materiale bellico sono divenute fornitrici di fiducia di Nuova Delhi. Hanno venduto molto, e molto intendono ancora vendere. Fincantieri nel 2008 ha fornito all’Istituto Oceanografico indiano la nave oceanografica da 5mila tonnellate Sagar Nidhi. Pochi mesi fa è stata consegnata all’India la seconda di due grandi navi rifornitrici di squadra da 27mila 500 tonnellate per la Marina indiana. Un contratto da oltre 300 milioni di euro che si somma a quello per la progettazione di sette fregate da 6mila 200 tonnellate della nuova classe P17A, che hanno fruttato all’industria italiana circa 30 milioni di Euro. Non solo, ma è in ballo l’appalto per la realizzazione di queste navi (ognuna del costo di 900 milioni di dollari) che saranno costruite in due cantieri indiani, il Mazagon Dock di Mumbai e il Garden Reach di Kolkata. Appalto che interessa e non poco Fincantieri che aspira a fornire assistenza e tecnologia nel settore delle costruzioni navali modulari, un know how che i cantieri locali non posseggono ancora. Anche Alenia Aeronautica e altre industrie italiane per molti mesi sono state interessate al mercato indiano. Infatti sono loro che producono alcune parti dei caccia realizzati dal consorzio Eurofighter, che ha partecipato ad una gara internazionale per la vendita di 126 caccia all’Aeronautica indiana, in base al Programma MMRCA (Medium Multi-Role Combat Aircraft) per un costo complessivo di almeno 12 miliardi dollari. (Alla fine la gara è stata vinta, però, da un concorrente anche questo europeo). Anche la Camera di Commercio Indiana per l’Italia è molto attiva, infatti ha in programma di organizzare dal 13 al 18 Aprile 2013 una missione commerciale multisettoriale a Mumbai. Molto probabilmente, la verità è che l’India, oggi, in un mondo caratterizzato da economie inaccessibili e da mercati in calo, desta, con i propri numeri, enormi interessi da parte delle maggiori aziende di tutti i Paesi industrializzati. Come dicevamo l’India è dotata di un proprio arsenale nucleare che nessuno si permette di criticare  (ma – ci chiediamo – che accadrebbe se al posto del colosso asiatico vi fossero l’Iraq, l’Afghanistan, il Mali o anche la Siria?). 

     L'India Nascosta – Dal Nucleare alle Sperimentazioni su Cavie Umane 

    Ma anche sotto il profilo civile le scelte dell’India per il nucleare sembrano non tener conto del disastro verificatosi a Fukushima: tra poco a Jaitapur, nello stato del Maharashtra, verrà costruito il più grande parco nucleare al mondo: 9.900 MW prodotti da 6 reattori. E a niente sono valse le proteste della popolazione per impedire che ciò avvenisse. Ovviamente, molti media internazionali hanno dedicato poca attenzione all’evento, anche perché la tecnologia che ha permesso all’India di accrescere il numero di centrali nucleari sul proprio territorio è stata fornita da imprese europee. In realtà, per poter accedere a questi mercati, fino ad oggi chiusi e resi impossibili grazie a barriere economiche invalicabili anche per industrie di dimensioni (e di potere) ben maggiori di quelle italiane, tutti (e va sottolineato non una, ma due volte, tutti) i Paesi del mondo hanno fatto finta di non vedere cosa stava (e sta) accadendo in quello che da molti viene definito un microcontinente. Nessuno ha visto  il prosperare della potenza missilistica nucleare dell’India. Così come  nessuno sa niente del fatto che in India (come del resto in altri Paesi)  per le sperimentazioni cliniche e farmacologiche si fa ricorso a cavie umane. Eppure sono notizie alcuni magazine internazionali, la BBC, The Independent, il Washington Post, hanno riportato e documentato denunciando un indegno sfruttamento di cavie umane da parte delle industrie del farmaco. Secondo il Washington Post, il fenomeno avrebbe visto una repentina accelerazione dal 2005, in seguito all'introduzione di leggi di semplificazione dei controlli per i test sperimentali nel Paese. The Independent riferisce che un quarto di tutti i dati clinici forniti in Europa alle autorità di controllo sui farmaci proviene dagli esperimenti condotti proprio in Paesi come l’India, la Russia, l’America Latina e la Cina  (BRIC). Va detto come le vittime di questi esperimenti, prelevate in luoghi come i quartieri più poveri delle metropoli, vengano classificate solo con la sigla Sae: Serious Adverse Events (gravi eventi avversi). Del resto l'immissione in commercio di un nuovo farmaco richiederebbe circa 10-15 anni e varie fasi di sperimentazioni con un investimento di diversi miliardi di dollari. Stanziare i test in paesi poveri con un'ampia fetta di popolazione semianalfabeta vuol dire risparmiare fino al 60% il costo dell'investimento. Da pelle d'oca!

     Chi decide davvero del destino dei Marò Italiani? 

    Forse le famiglie dei Marò che sono tornati in India obbedendo agli ordini dei loro superiori, non  è al ministro o all’ambasciatore o al capo del governo (a quello vecchio o a quello  appena incaricato) che dovrebbero rivolgersi per fare tutelare gli interessi e i diritti dei propri congiunti, ma ai capi delle industrie che fanno affari con l’India…..e forse loro risponderebbero. 

    C.Alessandro Mauceri (Copyright © 2013 Qui Europa)

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     Articolo Correlato  – Per non dimenticare                                                                                   

    Soldati in India e Affari Sporchi – Prima Parte

    Soldati in India e Affari Sporchi – Prima Parte

    Lunedì,  Marzo 25th/ 2013  – L'Approfondimento di C.Alessandro Mauceri – Italia, Roma, Kerala, Marò, India, Guardia Costiera, Kochi, Kerala, peschereccio St. Antony, “Diritto di Bandiera”, Olimpic Flair, Enrica Lexie, guardie armate, pirati, Ros Carabinieri, prova balistica, Onu, Nato, Imo, International maritime organization, Ue, Richard Ashby, funivia del Cermis, Convenzione di Londra, Codice Internazionale di Navigazione, Diritto […]

     

  • Strage del Pane in Siria – Contraddizioni e Mancanza di Prove

    Strage del Pane in Siria – Contraddizioni e Mancanza di Prove

    Mercoledì, Dicembre 26th/ 2012 

    – di Marinella Correggia – 

    Strage del Pane in Siria / Strage di Natale / Siria / Pace in Siria / Movimenti pacifisti / cattolici / Unione europea / Usa / Nato / Onu / appello alla comunità internazionale e al Papa /esercito regolare siriano / residenti di Ras al-Ain / case sequestrate / decenni in pace e fratellanza /  cristiani espulsi dalle loro case / 70.000 persone sono fuggite / Oltre 40 mila vittime in Siria / città fantasma / Halfaya / Londra / Russia Today / guerra chimica delle parole / Damasco / inviato dell’Onu / Lakdar Brahimi / Al Arabiya / Al Jazeera /  Reuters / TG3 / Fatto Quotidiano / smentita del governo di Damasco / Agenzia Sana / Syrian Tv / Analisi video equivoci / Tg1 Rai / Pesantissime incongruenze sui video / Mediawerkgroep Syrië / massacro di Tremsheh / Mig Russi / Radio Irib / Consiglio Nazionale Siriano / Coalizione di Doha / Michel Collon / Strategie usate in Libia / Guerra Nato in Libia / Mercato di Sarajevo / Consiglio di Sicurezza Onu / Serbia / sanzioni economiche / Jugoslavia / The Independent / strage di Markale /  Jasushi Akashi / Deutsche Presse Agentur / rapporto segreto Onu / Segretario Generale Butrous Ghali /

    Siria – "Strage del Pane" a Natale:

    contraddizioni e mancanza di

    prove nei video dell’opposizione 

    anti Assad

    La Propaganda  dei Signori della Guerra

    non si ferma neanche a Natale.

    Pesanti incongruenze anche nel numero

    dei morti: da 30 a 300

    Follia pura – Così cercano i pretesti per

    rovesciare il Governo Assad e per giustificare

    l'intervento armato in Siria

    Halfaya, Siria – E’ troppo chiedere ai media di analizzare le denunce e i materiali video che ricevono, facendosi le classiche domande: chi, come, se, perché, cui prodest, eccetera? Non lo hanno fatto, né in Italia né all’estero, di fronte alla cosiddetta “Strage del pane” ad Halfaya, Siria, lo scorso 23 dicembre: “Mig di Assad uccidono trecento persone mentre in mille facevano la fila per il pane”. E' stato questo il "titolo" diramato dalle agenzie stampa occidentali.

     Sanguinosi Pacchi di Natale – Video propaganda anti-Assad 

    Gli oppositori del cosiddetto "Osservatorio siriano per i diritti umani" basato a Londra e dei Comitati di coordinamento locali hanno diffuso video che proverebbero un presunto bombardamento dell'aviazione siriana (Mig russi) contro mille civili in coda per il pane ad Halfaya. Perché? Per ritorsione contro l’avanzata dell’opposizione armata, sostengono i media.

     Un atto diabolico – La Strage del Pane 

    Mandare un aereo a massacrare per ritorsione persone inermi affamate e per di più intorno a Natale, sarebbe non solo un atto diabolico ma anche suicida. Quel che ci vuole per tirarsi addosso l’ira armata del mondo, allienandosi anche chi continua a sostenere il negoziato anziché interventi militari.

     Un Atto suicida sconveniente che Assad non avrebbe mai commesso 

    Tanto più che in Siria e dunque nel mondo infuria quel che l'emittente Russia Today ha definito guerra chimica delle parole (con governo e gruppi armati ad  accusarsi reciprocamente dell’uso di armi vietate; ma solo le accuse dei gruppi armati sono tenute per buone). E tanto più che nello stesso giorno arrivava a Damasco l’inviato dell’Onu Lakdar Brahimi per parlare con il presidente Assad.

     Occidente – Propaganda a senso unico – Nessun legittimo dubbio 

    Eppure le notizie e i video sul 23 dicembre sono ripresi da tutti i media internazionali – e italiani – esattamente nella versione proposta dall’opposizione, senza avanzare dubbi di natura giornalistica sulle “prove video” le quali mostrano molte contraddizioni e nulla rivelano sui colpevoli, né sulla dinamica. L’unica cosa certa, come per tantissime immagini e notizie su questa orrenda guerra fomentata, è che ci sono morti.

     La Guerra Mediatica non si chiede "chi, cosa, come e perchè" 

    Madrina della “notizia” è stata la tivù satellitare saudita Al Arabiya, con la cifra di 300 uccisi che ha rotto ogni argine nella diffusione della notizia. La tivù saudita non è nuova agli exploit: nel febbraio 2001 un suo twitter lanciò la enorme e tragica bufala dei “diecimila morti in Libia”, una strada senza ritorno. Nel poco tempo in cui l'Ansa ha dato per certo il numero di 300 morti la notizia – poi ridimensionata – questa è stata posta in testa alla home page del sito. Dopo il ridimensionamento è tornata in una posizione meno visibile. Poche ore dopo, l’emittente qatariana Al Jazeera metteva in evidenza la denuncia di “attivisti” di Homs per i quali sette persone sarebbero morte per aver inalato un gas sconosciuto.

     Il Summit dei Paesi del Golfo filo-occidentali e le Strategie mediatiche 

    In questi giorni, è una coincidenza (?) i paesi del Golfo si sono incontrati e hanno parlato anche di Siria. Inoltre, nei giorni festivi o prefestivi ci sono meno notizie, addirittura mancano i quotidiani (a Ferragosto e Natale), le agenzie staccano almeno per qualche ora completamente. Quindi le notizie hanno una "persistenza" molto maggiore. Insomma una notizia in un giorno del tipo ferragosto, Natale, capodanno, può avere un impatto molto superiore a una notizia analoga uscita in un giorno feriale qualsiasi. Oltre a ciò i media, non solo italiani, prendono per buone le denunce dell’opposizione senza cercarne le prove. Per il Tg3: “Novanta morti secondo fonti ufficiali, oltre 300 secondo il canale satellitare al Arabiya”. Per il Tg3, dunque, “ufficiale” è la fonte dell’Osservatorio siriano di Londra.

     La Notizia "Surreale" del "Fatto Quotidiano" 

    Surreale anche il Fatto Quotidiano (versione stampata) del giorno 24 dicembre: “Nessuno si aspettava che lo spietato regime siriano avrebbe fermato i suoi jet carichi di bombe e il lancio di scud, per concedere ai cittadini siriani di fede cristiana di prepararsi al Natale” (eppure, come tutti sanno, i cristiani in Siria sono nel mirino non dei Mig e degli Scud ma dei gruppi armati dell’opposizione islamista). Il Fatto online cita l’emittente saudita, con le sue fonti: testimoni oculari e attivisti anti-regime dei comitati locali (Lcc) e dall'Osservatorio per i diritti umani.

     Reaters – Grossolane imprecisioni e Guerre di numeri 

    Qualche richiamo internazionale. Dall’agenzia Reuters: “Decine di persone uccise e molte altre ferite in un attacco aereo governativo contro una panetteria, domenica, secondo gli attivisti (…) se confermato, l’attacco ad Halfaya, presa dai ribelli la settimana scorsa, sarebbe uno egli attacchi aerei più mortali nella guerra civile in Siria”. Come prova si citano i video e un “attivista” locale: “Quando sono arrivato sul posto c’erano pile di corpi a terra, e fra questi donne e bambini” (NB. L’attivista non parla di aerei) (…) “I residenti di Halfaya parlano di 90 morti, l’Osservatorio di Londra di 60”.

     Cifre in Liberta anche sulla CNN 

    Cifre in libertà anche sulla Cnn (che almeno fin dal titolo precisa che è una denuncia dell’opposizione): secondo i Comitati di coordinamento locale – che riforniscono di notizie l’Osservatorio a Londra – “sono state uccise oltre 100 persone ma il numero è destinato a salire; un attivista ha visto la sepoltura di almeno 109 persone”. (…) L’attivista locale – sono sempre chiamati attivisti anche gli armati – spiega che “gli addetti dell’ospedale hanno dichiarato che l’area del panificio non era raggiungibile” (NB.: Come mai se Halfaya è nelle mani dei gruppi armati?). Subito dopo lo stesso attivista sostiene che “gli ospedali non riescono a curare tutti i feriti”. Ma le contraddizioni sarebbero state ancor più corpose se i media si fossero dati la briga di analizzare per bene i video portati come prova…

     Le Smentite di Assad, Ignorate dai Media ( Due Pesi, Due Misure ) 

    Naturalmente quasi nessuno riporta la smentita del governo di Damasco, veicolata dalla agenzia Sana. Eccola, per un pò di par condicio: “Gruppi terroristi hanno attaccato la cittadina di Hilfaya e commesso crimini contro la popolazione (…) per poi girare video in modo da accusare l’esercito siriano di questi crimini. Residenti di Hilfaya hanno accusato i gruppi armati di aver attaccato il dispensario e la municipalità” (NB.: Un video mostra armati trionfanti sui tetti di questi edifici). “Gli abitanti hanno detto di aver chiamato l’esercito il quale ha affrontato i terroristi eliminandone un gran numero”.

     L'Analisi di Syrian TV dei Video equivoci 

    La Syrian Tv ha analizzato i video sottolineando le incongruità nelle denunce verbali che accompagnavano le immagini e le non corrispondenze fra lo stato e il numero dei corpi (e l’essere questi tutti uomini) e la denuncia di un massacro per via aerea su una folla enorme di donne e bambini.

     Cosa è successo davvero ad Halfaya? – L'analisi Imparziale dei Video 

    Gruppi di persone sparse in diversi paesi (Siria inclusa) si sono permesse il lusso di ignorare entrambe le versioni (essendo esse di parte) e di studiare i video. Tutte le loro versioni – e il buon senso – concordano nel dire che A) i video non sono credibili perché sono contraddittori, B) i video non portano alcuna prova sul colpevole e sulle circostanze. In particolare ci soffermiamo su questi due link: http://www.youtube.com/watch?v=-wO9fGIQdqA#t=09m41s; e https://www.youtube.com/watch?v=SpFyiom7Nog (che vi invitiamo a guardare). Rileviamo quanto segue.

     Pesanti e gravissime incongruenze rilevate  

     1 – Aerei 

    – 1) Non c’è traccia di passaggio di aerei e nessun segno che possa indicare chi ha sparato e in quale circostanza e contro chi.

     2 – Donne e Bambini 

    – 2) Non ci sono donne e bambini fra gli uccisi, i quali ultimi sembrano meno numerosi di quanto denunciato.

     3 – Panificio 

    – 3) Nessun indizio per capire che si tratti di un panificio, anzi… un particolare mostrerebbe la messinscena: nel video un uomo depone per terra un pane tondo tradizionale, sul sangue. Per mostrare al mondo che si trattava di una panetteria? Poco dopo un’altra mano raccoglie il pane.

     Il curioso commento del TG1 RAI 

    Ma come ha tradotto il Tg1 della Rai sul suo sito? "Uno scatto fra gli altri testimonia la strage, quello di un ribelle che raccoglie una tradizionale pita, il pane siriano, da una pozza di sangue". A conclusioni simili sono arrivati anche gli attivisti europei di Mediawerkgroep Syrië.

     La controanalisi del sito Syriatruth: Gigantesche incongruenze 

    http://www.syriatruth.org/news/tabid/93/Article/8848/Default.aspx – L’analisi del sito siriano Syriatruth che non è governativo né sostiene l’opposizione armata: “Anche volendo trascurare la solita "coincidenza" tra la strage e l'arrivo di Brahimi a Damasco – sostiene il sito – da una prima analisi dei filmati emergono alcune incongruenze rispetto alle notizie poi diffuse:

     1 – Donne e Bambini 

    – 1) non si vedono donne o bambini, eccetto una donna e un ragazzo, forse solo dei passanti; e tutte le vittime sono uomini adulti.

     2 – Numero delle vittime 

    – 2) Il numero massimo delle vittime dovrebbe essere tra i 20 e i 30 (cifra ben distante dai 90 di cui si parla, figuriamoci dai 300!). Se i primi due elementi possono ridimensionare la tragedia, ma non diminuirne la gravità, il terzo sembra più significativo:

     3 – Macerie 

    – 3) dalle immagini non risultano macerie tali da far pensare a un bombardamento aereo, non ci sono tracce dell'impatto della bomba o missile lanciato dal presunto Mig, ma solo un foro sull'edificio e rovine di piccola entità, più facilmente riconducibili a un ordigno di modesta portata. Questo particolare genera un altro quesito: da dove arrivano le macerie visibili sotto l'edificio? Non certo dall'unico foro che sembra visibile.

     4 – Fila di persone davanti un panificio?  

    – 4) Ulteriore interrogativo: se, come si racconta, sono state colpite delle persone in fila per il pane, perché si vedono solo corpi al di fuori della struttura e l'interno non è quasi inquadrato? E come mai è ancora quasi perfettamente integro?

     5 – Date 

    – 5) Un altro particolare riguarda la data: in un video più volte si ribadisce che è sabato 21 dicembre; mentre in un altro si parla del 23 dicembre.

     6 – Luogo – Curiosi e strani particolari 

    – 6) Il luogo, poi, è pieno di gruppi armati, alcuni in uniforme, altri in abiti civili, ma comunque armati (in una scena è chiaramente visibile che uno di loro toglie un kalashnikov dalle mani di un cadavere)”.

     7 – Mig – Dinamica illogica ed inopportuna 

    Non si sa dunque cosa sia successo. Le ipotesi sono diverse e nessuna per ora verificabile, ma la più assurda è proprio che un Mig bombardi sotto gli occhi del mondo mille persone in fila per il pane. Le vittime potrebbero essere come in altri casi (ad esempio il “massacro di Tremsheh”), membri di gruppi armati utilizzati per creare un altro possibile casus belli contro il governo siriano. Il sito potrebbe in effetti essere stato bombardato dall’esercito, negli scontri che avvengono quotidianamente con l’opposizione armata, in ambito anche urbano, là dove la guerra è stata portata.  Poiché non ci sono prove che fosse un centro per la distribuzione del pane al momento della tragedia, potrebbe essere stato uno spazio preso dai gruppi armati per fabbricare esplosivi ed essere esploso. C’è poi chi (come la Radio Irib) sostiene che potrebbe essersi trattato di un colpo portato da una delle fazioni dell’opposizione all’altra, piazzando un ordigno in piena città. Non si sa. Quel che è certo è che a causa della guerra, delle sanzioni, dei furti il pane scarseggia.

     8 – Disinformazione – Ipotesi scambiate per certezze assolute 

    Abbondano invece le “notizie” di bombardamenti aerei su file per il pane e panifici: il Consiglio Nazionale Siriano – un pò detronizzato dalla neonata Coalizione di Doha – denuncia alla tivù satellitare saudita un attacco a Homs con dieci bambini morti; e i Comitati di coordinamento di Homs parlano di un bombardamento aereo a Talbise, anche lì colpito un panificio (e un ospedale da campo) con vari morti fra cui bambini e donne. Anche lì, sul “chi, come, se, perché” non ci sono prove. La disinformazione legittima l’ingerenza anche militare e quest’ultima aumenta la guerra e i morti, in un perfetto circolo vizioso.

     Casi precedenti – Libia e Sarajevo  

     Gli aerei di Gheddafy  

    Ricordiamo en passant che la "Guerra Nato in Libia" dovette molto, nella fase di preparazione anche mediatica, alle denunce senza prove circa i Mig governativi che massacravano manifestanti pacifici. Tutto falso, si è scoperto. Ben presto, ma troppo tardi.

     Il Mercato di Sarajevo 

    Ricordiamo anche alcuni episodi a Sarajevo negli anni Novanta. Citando Michel Collon, giornalista belga da tempo attivo sulle “menzogne di guerra”: “Il 27 maggio 1992 una bomba uccide almeno sedici persone che facevano la coda davanti a una panetteria a Sarajevo; un centinaio i feriti. Subito vengono accusati gli assedianti serbi. Il Consiglio di Sicurezza Onu decreta sanzioni economiche contro quel che rimane della Jugoslavia, ovvero Serbia e Montenegro, accusata di appoggiare i serbi di Bosnia.

     Strage a Sarajevo – lnchiesta ONU mai pubblicata 

    Un’inchiesta sui responsabili, effettuata in seguito all’Onu, non verrà mai pubblicata.

     Strage a Sarajevo – Le rivelazioni scomode  di "The Indipendent" 

    Il giornale britannico The Independent spiegò in seguito: ‘I responsabili delle Nazioni Unite e alti funzionari occidentali ritengono che alcuni dei peggiori massacri a Sarajevo, e anche la strage del pane, siano stati compiuti dai musulmani, difensori della città, e non dagli assedianti, per forzare un intervento militare occidentale’. (…) I due attentati che colpirono il mercato di Sarajevo nel febbraio 1994 e nell’agosto 1995 si possono far risalire alla stessa strategia. Il primo arrivò giusto per far fallire il piano di pace proposto dagli europei di fronte all’intransigenza degli Usa e del leader musulmano della Bosnia, Izetbegovic (la percentuale degli statunitensi favorevoli a un attacco armato contro i serbi passò d’un colpo da un terzo a oltre la metà). Il secondo legittimò i massicci attacchi contro le postazioni serbe intorno a Sarajevo”.

     Il Rapporto Segreto ONU e il caso "Akashi" 

    Aggiungiamo che mesi dopo la prima strage di Markale, 5 febbraio 1994, Jasushi Akashi, delegato speciale ONU per la Bosnia, dichiarò alla Deutsche Presse Agentur che un rapporto segreto Onu aveva attribuito da subito ai musulmani la paternità della strage, ma che il Segretario Generale Butrous Ghali non ne aveva parlato per ragioni di opportunità politica. Poco tempo dopo Akashi venne rimosso dall'incarico.

    Marinella Correggia

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  • L’Orrore Siriano e la Terza Guerra Mondiale

    L’Orrore Siriano e la Terza Guerra Mondiale

    Lunedì, Ottobre 1st/ 2012 

    – Reportage-Inchiesta di Fida Dakroub e Sergio Basile – 

    Europa / Medioriente / Italia / Giulio Terzi di Sant'Agata / Siria /  Canada / Iran / Qatar / Turchia / Arabia Saudita / Damasco / Teheran / Ottawa / Aleppo / Guerra / Regime / Incubo Siria / Democrazia / Diritti Umani / Popolazione Siriana / Assad / Damasco / Ginevra / Report ambigui / Prove video controverse / Testimonianze della Chiesa Greco Melchita / Assad / Strumentalizzazioni mediatiche / The Guardian / Der Spiegel / New York Times / John Baird / The Indipendent / Esercito Libero siriano / Primavera araba / Ribelli / Governo Harper / Fides / Al-Qaeda / Genocidio di cristiani / Comunità cristiane siriane / Imperialismo / Mondialismo / Sultanati Turchi / Appello per la Pace / Attentati terroristici / Squadroni della morte / Fuga in Libano 

    Orrore Siria – E' scoppiata la Terza

    Guerra Mondiale?

    Mentre Italia ed Ue approvano il "Rapporto

    Onu" anti-Assad, il Canada scende in campo 

    L'inchiesta della giornalista Fida Dakroub sul

    genocidio di Cristiani in Siria e sul Disegno

    dei mondialisti e dell'integralismo islamico

    Le testimonianze di "The Indipendent" e di

    "Der Spiegel" e l'accorato appello di

    “Qui Europa” e “Fides” per la Pace

    Ottawa, Damasco, Aleppo, Teheran – Mentre Italia ed Ue nelle scorse ore hanno dato il proprio suggello al rapporto (seppur largamente insufficiente, discutibile e lacunoso) stilato dall'Onu contro le "presunte" violazioni dei diritti umani perpetrate da Assad in Siria, da Ottawa, sempre nelle scorse ore, è stata resa nota la posizione ufficiale del Canada in politica estera in merito al drammatico capitolo sulla Siria. Il Paese d'origine anglofona ha ufficialmente rotto i rapporti diplomatici con Teheran e Damasco, adottando una visione manichea del mondo, una visione filo-statunitense. Il Ministro degli Affari Esteri, John Baird, ha annunciato la linea di Ottawa e le correlate direttive a tutto il personale diplomatico canadese, ed a tutti i diplomatici iraniani in Canada è stato ordinato di lasciare il paese entro cinque giorni. Una dichiarazione degna – se volessimo azzardare un paragone storico – degli episodi bellici narrati dall'Iliade; una dichiarazione paragonabile, per portata ed intensità, a quella di un novello Achille contro i Troiani! Una dichiarazione inaspettata e grave piovuta come un fulmine a ciel sereno da John Baird: lo stesso ministro che in tempi non sospetti si era innalzato a paladino della pace nel mondo.

     Ottawa Demonizza Teheran – Ecco i sei anatemi 

    La posizione di Ottawa è dunque molto chiara, e lo si comprende senza ghirigori dalle dirette parole del ministro canadese, che ha esposto i motivi del dissenso aperto verso l'Iran in ben sei punti: 1) "il governo del Canada considera, oggi, l'Iran come la più grande minaccia per la pace e la sicurezza nel mondo "; 2) "il regime iraniano fornisce aiuto militare crescente al regime di Assad"; 3) "si rifiuta di rispettare le risoluzioni delle Nazioni Unite per quanto riguarda il suo programma nucleare"; 4) "minaccia regolarmente l'esistenza di Israele, ed è antisemita e razzista, oltre ad incitare il genocidio"; 5) "si pone tra i peggiori violatori dei diritti umani nel mondo"; 6) "ospita gruppi terroristici, ai quali fornisce concreta assistenza." Espressioni di fuoco, queste, protese alla demonizzazione del regime iraniano. Ma cosa dire allora dei  sultanati arabi?

     La "Terza Guerra Mondiale" e gli orrori della "Primavera Araba" 

    In merito all'assistenza  militare dell'Iran alla Siria, non c'è nulla di nuovo: gli stessi leader iraniani non lo nascondono. Ma d'altra parte è altrettanto vero che la Turchia, l'Arabia Saudita e l'emirato del Qatar, a loro volta, stanno dando una "grossa mano" all'armamento di gruppi armati della cosiddetta "opposizione siriana", facilitandone nel contempo la penetrazione in territorio siriano. E non di certo per "esportare la democrazia", ma piuttosto per fomentare la "guerra" contro i kafir, gli "infedeli", e le minoranze cristiane e musulmane, anche eterodosse di Siria. Come? Semplice! Bruciando chiese e monasteri, e massacrando civili e innocenti. Dunque è questo, in realtà, quello che si celerebbe dietro la tanto decantata "Primavera Araba"? 

     Le testimonianze degli scampati agli eccidi e le "Balle mediatiche di regime" 

    Il New York Times nelle scorse ore ha presentato all'opinione pubblica Usa un "Caso Siria" diverso, ponendo l'accento sulle presunte atrocità e violenze dei jihadisti: una sorta di calamita per tutti gli islamisti di al-Qaeda.  " La prova che la Siria è diventata una calamita per gli estremisti sunniti che si accumulano – ha dichiarato il N.Y.T. –  compresi quelli che operano sotto la bandiera di Al-Qaeda". In aggiunta, oltreoceano, nel Regno Unito, il quotidiano britannico The Guardian ha rincarato la dose, parlando di "massicce manifestazioni pacifiche dei cosiddetti ribelli". Ma a smentire tali dichiarazioni, vi sono numerosissime testimonianze di siriani e religiosi cristiani sfuggiti agli eccidi, che hanno svelato realtà dei fatti ben diverse da quelle dipinte da New York Times e The Guardian, denunciando come quella della "protesta pacifica" sia in realtà una "balla mediatica" costruita ad arte.  

     Cristiani nel mirino degli integralisti islamici 

    Secondo le testimonianze di dozzine di religiosi, "Quasi ogni brigata ribelle avrebbe assoldato un religioso sunnita al fine di fomentare – mediante mirati argomentazioni retoriche e proselitistiche – la jihad e il martirio contro i cristiani". Da ciò si comprenderebbe come in realtà la strumentalizzazione della religione sia diventata uno strumento di fondamentale importanza per legittimare gli scontri e le violenze in Siria. Una terra, tuttavia, storicamente nota – e presa ad esempio in tutto il Medioriente – per la fortissima integrazione iterconfessionale tra religioni e culture diverse: specie tra cristiani cattolici (in maggioranza) e mussulmani moderati.

     La denuncia di "The Indipendent" inchioda i califfati arabi e la Turchia 

    Sull'altro fronte mediatico, l'autorevole The Independent ha pubblicato in merito – ad avvalorare tali testimonianze – un rapporto sul ruolo del califfato e degli emirati e sultanati turchi nel massiccio trasporto di armi verso il territorio siriano, a vantaggio degli squadroni della morte di al-Qaeda. The Independent ha inoltre appreso e reso noto come "cosiddetti ribelli siriani" siano in realtà armati dall'Arabia Saudita e dal Qatar. L'ELS (Esercito Libero Siriano) avrebbe dunque ricevuto armi dai Paesi arabi del Golfo: armi trasportate in Siria attraverso la Turchia.

     Canada: una posizione ambigua 

    Ma tali indiscrezioni, tali gravissime denunce mediatiche, sembrano non riguardare il governo canadese. Sarà forse per ignoranza?  Ma allora su quali legittime e condivisibili basi il  governo  Harper avrebbe deciso di schierarsi apertamente contro Iran e Siria?  In base a quali certezze avrebbe deciso di avallare decisioni  strategiche protese a condizionare il futuro di milioni di canadesi in ambito internazionale? Quali sono i fondamenti delle loro giustificazioni? Certamente non la benevolenza del primo ministro Stephen Harper, né la filantropia del ministro degli Esteri John Baird. E' dunque solo una questione ideologica supportata dal mero arbitrio? Ma può giustificarsi e conciliarsi il libero arbitrio in un'azione militare tanto delicata, cruenta  e drammatica con l'ignoranza (evidentemente strategica) di una reale (o molto probabile) e  diversa dinamica dei fatti? Che razza di commedia è dunque questa?

     Cristiani di Siria massacrati nel Silenzio 

    D'altra parte, non si può evitare di notare come nell'ultimo sconcertante discorso pronunciato dal governo canadese (Harper) sulla Siria,  non vi sia alcun riferimento (sia pur minimo) al ruolo del califfato e degli emirati e sultanati turchi nel trasporto di combattenti arabi di Al-Qaeda nella stessa Siria; come non è apparso nessun benché minimo dubbio  su presunti e potenziali attentati terroristici di questi gruppi contro le minoranze religiose eterodosse di cristiani e musulmani moderati. Un silenzio questo, che non può che gettare sospetti sull'operato e sull'onestà intellettuale del governo canadese in carica.

     La Scomodissima Testimonianza di "Der Spiegel" sul genocidio di Cristiani 

    In aggiunta alle testimonianze sopra riportate, c'è da segnalare come il quotidiano tedesco Der Spiegel in un rapporto pubblicato di recente, abbia riferito come migliaia di siriani stiano fuggendo in Libano: e ciò non necessariamente per la paura del regime di Assad, ma piuttosto a causa di attacchi da parte delle truppe dei cosiddetti "ribelli" della cosiddetta "rivoluzione siriana". La relazione ha inoltre evidenziato come la minoranza cristiana in Siria subisca crudeli ed efferati attacchi quotidiani da parte di gruppi armati ribelli, in quanto "persone – si legge nelle pagine del Der Spiegel – che agli occhi dei combattenti radicali islamici non hanno posto nella nuova Siria nascente". Cittadini uccisi in massa dai combattenti ribelli siriani solo per il semplice motivo  di essere cristiani. I fatti sopracitati – che ai non addetti ai lavori potrebbero risuonare come annunci della contro-propaganda del governo siriano –  sono stati riportati non da un giornale di Assad, ma bensì dal Der Spiegel, un giornale "terzo" ed europeo (tedesco) considerato tra i più autorevoli al mondo. Notizie scomodissime queste, che evidentemente rappresentano una sorta di lancia nel fianco dei signori della guerra imperialistica contro la Siria. 

     Il Disegno Oscuro 

    Nel corso dell'ultimo anno, abbiamo cercato di far luce sugli intrighi dei "governi della Santa Alleanza" contro la Siria. Abbiamo seguito un percorso tortuoso intrapreso dai media occidentali (e non solo) nel tentativo di accattivarsi le simpatie dell'opinione pubblica e di legittimare in tal modo le azioni belliche e le guerriglie armate contro la Siria. Ciò attraverso una sorta di monopolio sistematico dei consensi della pubblica opinione. In tal contesto appare chiaro il disegno egemonico delle forze mondialiste che in tal frangente si stanno servendo del dispotismo islamico oscurantista.  Patto che oggi evidentemente può contare anche sull'appoggio strategico e militare di un nuovo protagonista sulla scena mediorientale: il Canada. 

     Un Accorato appello agli uomini di Buona Volontà e di Pace 

    Quanto a noi, non resta che unirci nell'appello della stampa libera internazionale (nelle ultime ore è giunto anche quello di Fides, che vi riproponiamo in allegato) chiedendo ai nostri lettori di aiutarci a diffondere questo disperato e consapevole messaggio in tutto il mondo. Chiediamo all'Europa, all'Italia e a tutti i cittadini degli stati del mondo di opporsi a questo progetto militare, protestando vivamente ed alzando la vove (in tutte le sedi possibili) contro i loro rispettivi governi che sostengono l'azione militare contro l'Iran e contro la Siria. 

    Fida Dakroub e Sergio Basile 

    Reportage di "www.quieuropa.it" e  "www.fidadakroub.net"

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     Allegato – Agenzia Fides 

    Il Direttore delle POM: “Aleppo a ferro e fuoco,

    senza elettricità: emergenza umanitaria”

    L'appello accorato e disperato di Fides:

    Chiediamo al mondo intero un

    sussulto di coscienza

    Aleppo – “L’atmosfera è molto tesa. Questa mattina alle 10 gruppi armati di ribelli sono entrati nel quartiere di Sheik Maqsoud, ad Aleppo, dove abitano molti curdi e cristiani, e ci sono intensi combattimenti. Nel nostro quartiere cristiano di Suleimanye ho contato 18 forti esplosioni. Gruppi di ribelli sono penetrati anche in altri quartieri cristiani come Jabrie e quindi la vita per la popolazione civile, in mezzo al fuoco incrociato, è in serio pericolo”: è la drammatica testimonianza rilasciata all’Agenzia Fides da p. Jules Baghdassarians, sacerdote greco cattolico di Aleppo e Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie (POM) in Siria, mentre le forze di opposizione hanno annunciato l’avvio della “battaglia finale ad Aleppo”. P. Baghdassarians spiega a Fides: “I civili innocenti continuano a morire: ieri una madre cristiana armena e una sua figlia di 6 anni sono state uccise, mentre il padre è gravemente ferito all’ospedale. Nei giorni scorsi abbiamo contato 15 vittime nella nostra comunità greco cattolica. Da due giorni non abbiamo elettricità: è una conseguenza dell’intensificarsi dei combattimenti. Gruppi armati si annidano nei palazzi dei civili: la popolazione è terrorizzata”, riferisce il sacerdote. In tale tragica situazione, c’è “una reale emergenza umanitaria:migliaia di profughi sono ammassati nelle scuole e ad occuparsi di loro sonopreti cristiani di tutte le confessioni, che portano cibo e assistenza. I cristiani sono mobilitati soprattutto per l’opera umanitaria, portando aiuti ai profughi che sono soprattutto famiglie musulmane”. Il Direttore nazionale lancia un accorato appello: “Chiediamo al mondo intero un sussulto di coscienza: fermate la guerra, fermate il commercio di armi, donateci la pace. Come ha detto il Papa, l’unica strada possibile per porre fine al bagno di sangue in Siria è la riconciliazione”. (Direttore Fides)

     

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