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  • Natale 2012 – Messaggio Urbi et Orbi di Benedetto XVI e appello del Cardinal Sarah per la Siria

    Natale 2012 – Messaggio Urbi et Orbi di Benedetto XVI e appello del Cardinal Sarah per la Siria

    Martedì, Dicembre 25th/ 2012

    – Messaggio Urbi et Orbi di Papa Benedetto VXI –

    – Appello per la Pace in Siria del Cardinal Robert Sarah –

     

    Messaggio Urbi et Orbi di Benedetto XVI – Pace in Siria / Pace in Medioriente / Natale in Siria / Dramma Siria / Incremento delle spese militari / Guerra / Armamenti Europa / Guerra / Libertà / Diritti fondamentali / Distruzione / Crimini / Aleppo / Natale / Speranza / Missionari / Religiosi / Vergine Maria / San Giuseppe / Gesù Bambino /  Auguri di Natale / Candela della Fede / Preghiera per la Pace in Siria / Siria e Libano  / Cardinal Robert Sarah / Pontifcio Consiglio Cor Unum / Deus Caritas Est / 

     

     Città del Vaticano – Siria                                                                                 

    Natale 2012 – Messaggio Urbi et Orbi di

    Papa Benedetto XVI e appello del

    Cardinal Sarah

    Nuovi appelli per la Pace in Siria e Medioriente. 

    Intanto in Nigeria "strage di Natale" in chiesa:

    uccisi sei fedeli e il sacerdote

    Cardinal Sarah: in Siria la gente patisce sofferenze atroci.

    Superate le 40.000 vittime. Due milioni di sfollati.

    Tutti devono muoversi per il Dialogo e la Carità.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Città del Vaticano, Piazza San Pietro, Damasco – Natale. Ancora un appello per la Siria: è stato il punto centrale del messaggio Urbi et Orbi di benedetto XVI, per il Natale 2012. "C’è nel mondo una terra che Dio ha preparato per venire ad abitare in mezzo a noi. Una dimora per la sua presenza nel mondo. Questa terra esiste, e anche oggi, nel 2012, da questa terra è germogliata la verità! Perciò c’è speranza nel mondo, una speranza affidabile, anche nei momenti e nelle situazioni più difficili. La verità è germogliata portando amore, giustizia e pace. Sì, la pace germogli per la popolazione siriana, profondamente ferita e divisa da un conflitto che non risparmia neanche gli inermi e miete vittime innocenti. Ancora una volta faccio appello perché cessi lo spargimento di sangue, si facilitino i soccorsi ai profughi e agli sfollati e, tramite il dialogo, si persegua una soluzione politica al conflitto. La pace germogli nella Terra dove è nato il Redentore, ed Egli doni a Israeliani e Palestinesi il coraggio di porre fine a troppi anni di lotte e di divisioni, e di intraprendere con decisione il cammino del negoziato."

     Card. Robert Sarah – In Siria la gente patisce sofferenze atroci    

    Molto eloquenti e chiare sono state le parole di denuncia lanciate al mondo anche dallo stesso Cardinal  Robert Sarah, inviato in missione speciale dal Papa, in Siria. Contemporaneamente in Nigeria si consumava anche nel Santo Natale una nuova strage in una chiesa cattolica. Sei morti. Ucciso anche il sacerdote. "in Siria – ha detto nelle swcorse ore il cardinal Sarah – la gente patisce sofferenze atroci. La Chiesa è in mezzo ai profughi "Un conflitto che non risparmia neanche gli inermi e miete vittime innocenti". Così il Papa ha definito, durante la preghiera dell'Urbi et Orbi di questa mattina, il dramma che da troppo tempo sta vivendo la Siria, invocando per essa la possibilità di "una soluzione politica". Sia la Chiesa locale, sia Benedetto XVI in prima persona non hanno fatto mancare alla popolazione della Siria sostegno e solidarietà concreta. Ne parla in questa intervista il cardinale Robert Sarah, presidente del Pontifcio Consiglio Cor Unum, di recente testimone diretto della crisi tra i profughi siriani in Libano"

     Oltre 40 mila vittime  

    Ho visitato gruppi di profughi nella valle della Bekaa il mese scorso e già allora la situazione era estremamente grave. Le loro condizioni di vita erano estremamente precarie, senza acqua, elettricità, servizi sanitari e l’igiene era disastrosa. Nonostante ciò, sono stato profondamente colpito dalla grande dignità di quegli uomini e quelle donne, profughi in un Paese straniero, rifugiati, costretti a lasciare le proprie case, il proprio villaggio, la loro amata madre Patria, la Siria, dopo un pericoloso viaggio di centinaia, talvolta di migliaia di chilometri. Ora, dopo la mia visita, la situazione è ulteriormente peggiorata. L’inverno è ormai cominciato, con le sue inevitabili conseguenze e il conflitto si inasprisce sempre più, con tutto il suo carico di violenze, di sofferenze atroci e di morte. I dati che vengono resi pubblici da varie fonti paiono concordi nel rilevare che si sarebbero superate le 40 mila vittime, senza contare i due milioni di sfollati all’interno della Siria e i 500 mila rifugiati che cercano protezione, sicurezza e una vita decente nei Paesi limitrofi. I nostri continui contatti con le Chiese del Medio Oriente e con varie realtà caritative locali, impegnate soprattutto nell’assistenza ai profughi dentro e al di fuori del Paese, ci trasmettono informazioni allarmanti sui nuovi fronti di guerra, sulle condizioni materiali, psicologiche e spirituali, di insicurezza, igienico-sanitarie in cui è ormai costretta a vivere la gran parte della popolazione, sugli abusi di ogni genere che subiscono, rendendoli in tal modo spesso doppiamente vittime.

     Preghiere e azioni concrete   

    Benedetto XVI in persona ha visitato il Libano in settembre, mantenendo un’attenzione a tutta la regione e non ha mancato di rinnovare le sue preghiere, i suoi richiami, la sua esplicita richiesta perché la pace torni quanto prima in Siria. In occasione del Santo Natale, con uno sguardo particolare ai bambini, non ha mancato di esprimere tutta la sua vicinanza spirituale e affettiva alle popolazioni e ha manifestato la sua preoccupazione per gli sviluppi e l’aggravamento della crisi siriana. Il rischio peraltro è che questo letale conflitto comprometta pericolosamente tutto il delicato equilibrio di una regione del mondo che gli sta particolarmente a cuore. Durante la mia visita in Libano e successivamente, mi sono convinto sempre più di quanto siano importanti le preghiere, le parole e le azioni. Gli appelli alla pace e alla riconciliazione, rivolti dal Santo Padre alle parti in guerra, alla comunità internazionale perché si attivi più efficacemente, sono stati sufficientemente chiari.

     L'Assurdità delle azioni militari della comunità internazionale 

    La guerra e le distruzioni di vite umane e di infrastrutture non portano a una vera soluzione dei problemi socio-politici. Questo è possibile solo col dialogo e con la volontà di costruire insieme la Nazione nell’amore e nella solidarietà. La Chiesa auspica che azioni militari come quelle che si sono effettuate in Iraq, in Libia, in Costa d’Avorio, non si ripetano. “Mai più la guerra”, ha gridato Paolo VI nel 1965 a New York. Benedetto XVI lancia oggi lo stesso grido. La Chiesa persegue le sue azioni umanitarie a favore delle vittime di questo conflitto attraverso l’attività eroica e generosa di numerosi organismi caritativi cattolici impegnati sul posto sin dal primo momento in cui il conflitto ha cominciato a mietere vittime innocenti. In qualche modo traducono la triplice missione della Chiesa in concretezza. Tutto quello che possiamo fare adesso concretamente per queste persone, dobbiamo farlo. Sia per il loro bene materiale, sia per il loro bene spirituale. Un aiuto aperto a tutti. Come ci insegna Papa Benedetto, nell’Enciclica Deus Caritas Est, l’amore del prossimo si estende alle persone che neppure conosciamo e questo può realizzarsi solo a partire dal nostro intimo incontro con Dio.

     Dietro le violenze – Interessi locali e internazionali 

    Ogni guerra è diversa dalle altre e ha una storia, delle dinamiche specifiche di quella situazione. Anche gli attori che si mobilitano, locali e internazionali, hanno interessi propri. In questo senso anche la Siria è un caso unico, molto complesso, le cui cause e peculiarità vanno studiate e analizzate; e le azioni che mirano a ricostruire la pace, vanno condotte con la massima prudenza e attenzione. D’altro canto, non si può negare che in genere abbiamo raggiunto un livello di crisi umanitarie in tutto il mondo senza precedenti nella storia recente, sia per quanto riguarda il numero delle guerre e delle situazioni di conflittualità armata, sia per ciò che attiene alle calamità naturali.

     70 crisi umanitarie in atto – Mai così dalla 2° Guerra Mondiale 

    Sono circa 70 le crisi umanitarie in atto, un picco mai raggiunto dalla fine della Seconda Guerra mondiale fino ad oggi. Questo dato, confermato dalla testimonianza delle Chiese locali e dalle organizzazioni caritative cattoliche che quotidianamente si rivolgono a Cor Unum, con tutto il loro carico di sofferenze vissute accanto alle vittime di tali situazioni, risulta essere ancor più doloroso in un momento in cui il mondo dovrebbe invece gioire per la venuta del Signore Gesù, il “Dio-con-noi”. Lui è “la nostra Pace”, distrugge le barriere che ci separano, e “sopprime nella sua carne l’odio”, come dice S. Paolo. Questa è la “bella notizia” che ci porta il Signore e che noi vorremmo offrire al mondo intero.

     La Buona Notizia – L'Ora della Carità 

    Questo è il motivo per cui occorre alzare la nostra voce verso Dio, lanciarci, corpo e anima, in un impegno d’amore attivo e concreto verso ogni essere umano. E’ l’ora di una nuova “fantasia della carità” che si realizzi non solo con azioni pratiche ed efficaci, ma anche con la capacità di farsi prossimi, di essere solidali con chi soffre, è povero e debole, in modo tale che il gesto d’aiuto non umili, ma sia frutto di vera condivisione fraterna (Novo Millennio Ineunte, n. 50) … Così, in occasione della festa del Natale e in vista del nuovo anno, la carità delle opere darà una forza incomparabile alla carità delle parole. Buon Santo Natale e felice anno nuovo a tutti!

    Cardinal Robert Sarah – Siria

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    (Intervista di La Croix al Vescovo di Aleppo – del 14 Dicembre 12)

     

    Dramma Siria – Il Vescovo Audo: "Potenze

     

    internazionali, fate ai siriani questo

     

    dono della Pace"

     

    Mobilitazioni delle chiese in tutto il mondo, dopo

     

    l'appello di Benedetto XVI: l'ultimo appello del

    Vescovo di Aleppo alla comunità internazionale 

     

    Per Mons. Antoine Audo, gesuita Vescovo di Aleppo,

     

    Presidente della Caritas Siria, il conflitto siriano è

     

    diventato internazionale: solo un accordo internazionale

     

    e l'impegno di tutti i vescovi e le chiese cristiane potrà

     

    portare alla riconciliazione, fermando le forze esterne

     

    che vogliono distruggere il Paese

     

    Aleppo – Come descriverebbe la situazione ad Aleppo adesso? – Mons. Antoine Audo:  L’Insicurezza regna ovunque. Non possiamo più circolaree si è permanentemente minacciati da rapimenti (a scopo di estorsione), dalle imboscate dei cecchini, dalle bombe (da parte dell'esercito siriano o dei ribelli) e dagli attentati con autobombe. Questa insicurezza ha fatto sì che l'80% delle persone non lavora più, in modo che l'economia è bloccatae la povertà aumenta (per non parlare dell'embargo economico occidentale alla Siria). Tanto più che il costo della vita è raddoppiato dall'inizio del conflitto.

     70% dei siriani sotto la soglia di povertà 

    Le persone semplici che vivevano con poco devono ora essere supportate in  tutto, così si può dire che oggi il 70% dei siriani vive al di sotto della soglia di povertà. Come fanno a sopravvivere? – M.A.: La gente ha dei risparmi e il sostegno della famiglia funziona ancora bene nelle nostre società tradizionali. E i siriani della diaspora (Nord America, Europa, Australia …) riescono ad inviare da 300 a 500 dollari per le loro famiglie ogni mese. Ma le famiglie sfollate facilmente diventano un peso. In qualità di presidente della Caritas Siria da un anno, posso dire che tocco la miseria con le dita – Caritas Siria quali programmi  ha implementato? – M.A. : Nelle sei regioni organizzate dalla Caritas (Damasco, Aleppo, Homs, Jaziré, Horan e la costa), diamo lapriorità all'aiuto alimentare con 4000 pacchi di alimenti (del valore di circa 20-30 dollari ) distribuiti mensilmente in tutto il paese: un totale di100.000 dollari finanziati principalmente dai nostri partner tradizionali (Catholic Relief Services, Caritas Germania, Svizzera e Lussemburgo …). Sviluppiamo assistenza medica, in particolare a Damasco e Aleppo, per dare libero accesso alle cure sanitarie. E ad Aleppo, abbiamo aperto un contratto con il St. Louis Hospital gestito dalle Suore di San Giuseppe dell'Apparizione perchè tutti i feriti vi siano operati e curati gratuitamente e ho deciso di finanziare questo progetto per la somma di $ 50 000 al mese. Abbiamo anche un "programma invernale" ($ 300 000 fino a marzo 2013) per l'acquisto per 3.000 famiglie in tutta la Siria, di stufe e petrolio, coperte e vestiti caldi e di aiuto per pagare l'affitto.

     Contributo di tutti i Cristiani determinante per evitare guerra "legale" 

    Come vede il futuro prossimo in Siria? – M.A. : La mia impressione generale è che non se ne esce. Questo conflitto siriano, inizialmente  locale, è diventato regionale (con il Qatar, Arabia Saudita, Iran, Turchia) ed è ora internazionale (con la Russia, gli Stati Uniti, la Cina e l'Europa). Quindi possiamo solo sperare che ci sia un accordo internazionale per risolvere il conflitto locale e raggiungere la riconciliazione e la pace. Ciò significa riconoscere la complessa storia dei rapporti tra alawiti e sunniti e parlarne con calma – che oggi è impossibile, perché si tratta di un argomento tabù nella società siriana. Ciò implica anche che ogni parte smetta di ritenersi depositario della verità e riconosca la dignità degli altri. A questo proposito, i cristiani, tutti i Cristiani – in Siria, in Oriente come in Occidente – possono contribuire a spezzare la spirale di umiliazioni, di violenza e di vendetta per avere l'audacia del perdono .

     Fare il possibile per salvare questo bellissmo Paese e migliaia di Cristiani 

    Quale appello Lei vorrebbe lanciare? – M.A. : Mi rivolgo a quelli chedistruggono questo bellissimo Paese, così ricco di storia e cultura: invece di sfruttare i punti deboli confessionali, essi farebbero meglio adaiutarlo a trovare soluzioni  politiche ed economiche. Miliardi di dollari sono già stati persi in questa guerra, per niente. Cerco di fare tutto il possibile per salvare la Siria e anche per salvare la presenza dei cristiani, perché più ci sarà distruzione in Siria, sempre più cristiani se ne andranno, e sarà una perdita per il paese e per tutta la regione! Contribuire alla riconciliazione e assicurare la pace alla Siria sarà vantaggioso per tutti, a livello nazionale, regionale e internazionale! Chiedo pertanto alle potenze internazionali che ci facciano il dono della pace attraverso una mediazione politica ragionevole e razionale.

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    Giovedì, Agosto 30th/ 2012  – Reportage-Dossier di "Qui Europa" –  Ue / Esteri / Siria / Guerra / Strategia del terrore / Assad / Obama / Reagan / Nato / Consiglio di Sicurezza dell'Onu / Disastro umanitario / Dittatura dell'Occidente / Mistificazioni mediatiche / Propaganda Occidentale / Occupazione forzata / Morte / Usa / Damasco […]

    Reportage Siria – La vile e menzognera guerra per il Gas

    Reportage Siria – La vile e menzognera guerra per il Gas

    Venerdì, Agosto 3rd/ 2012 – L'Editoriale di Sergio Basile –   Ue / Esteri / Siria / Guerra / Strategia del terrore / Assad / Obama / Putin / Georgieva / Consiglio di Sicurezza dell'Onu / Disastro umanitario / Dittatura dell'Occidente / Mistificazioni mediatiche / Propaganda Occidentale / Occupazione forzata / Morte / Nuovo Ordine […]

    La Sconcertante Verità sulla Siria, al netto della Propaganda Occidentale

    La Sconcertante Verità sulla Siria, al netto della Propaganda Occidentale

    Martedì, Luglio 31th/ 2012 – di Silvia Laporta e Sergio Basile –    Esteri / Siria / Usa / Ue / Italia / Sanzioni / Giulio Terzi / Barack Obama / Francia / Inghilterra / Alleati / Primavera araba / Assad / Aleppo / Conflitti / Radio francese / Testimonianze civili siriani / Ribelli controllati / esercito Libero […]

    Siria: come Iraq e Libia. Strage senza prove!

    Siria: come Iraq e Libia. Strage senza prove!

    Mercoledì, Luglio 18th / 2012 – di Maria Laura Barbuto – Esteri / Siria / Russia / Stati Uniti / Francia / Inghilterra / Damasco / Trimse / Hama / Vittime / Stragi / Esercito / Scontri / Ribelli / Stampa internazionale / Terrorismo / Al Qaida / Elicotteri da battaglia / Attentati / Attacchi […]

     

  • Dramma Siria – La Scomoda Domanda a Terzi e la “non risposta” del ministro –  S.O.S. del Vescovo di Aleppo

    Dramma Siria – La Scomoda Domanda a Terzi e la “non risposta” del ministro – S.O.S. del Vescovo di Aleppo

    Lunedì, Dicembre 17th/ 2012

    – di Marinella Correggia –

     

    Dramma Siria – La Scomoda Domanda a Terzi e la "non risposta" del ministro –  S.O.S. del Vescovo di Aleppo / Dramma Siria / Le Scomode Domande a Terzi e Rogozin / Le non risposte di Terzi e le Conferme del Vicepremier Russo / Italia / Russia / Siria / Damasco / Conferenza stampa / Rogozin e Terzi / Incremento delle spese militari / Guerra / Armamenti / F-35 / Ordigni di morte / Nato / Pazzie della Guerra / Disarmo / Roma / Signori della Guerra / Esteri / Europa / Unione europea / Premio Nobel per la Pace / Esercito siriano / Media / Pace / Guerra / Libertà / Diritti fondamentali /  Distruzione / Crimini / Manipolazione mediatica / Ribelli / Armi / Controllo del territorio / Jihadisti / Terrorismo / Esercito Libero Siriano / Aleppo / Damasco / Lettera al Ministro Terzi / Sibialiria / Marinella Correggia / Lettera al vicepremier russo Rogozin / Russia / 500 aziende italiane / Zone economiche speciali (Zes) / Walid al-Moualem / Rogozin / Valerie Amos / Installazione dei missili Patriot in Turchia / Doha / Amici della Siria / Bufala dell'uso delle armi chimiche / Catholic Relief Services / Caritas Germania / Svizzera e Lussemburgo / Appello del vescovo di Aleppo / 70% dei siriani sotto la soglia di povertà / embargo dell'accidente / Minaccia di rapimenti / Attentati continui di cecchini / St. Louis Hospital / Suore di San Giuseppe dell'Apparizione 

    Dramma Siria: Le scomode domande al

    Ministro Terzi e le conferme del

    Vicepremier Russo, Rogozin in

    visita a Roma

     

    Risposte e "non risposte" su un dramma umano 

     

    consumato tra l'indifferenza di chi potrebbe

    agire per la Pace e sta a guardare e la

    complicità  dell'imperialismo occidentale

     

    Intanto in Siria continua la carneficina.

     

    Ormai circa 40.000 i cristiani trucidati da mercenari

    pagati da gruppi di pressione esterni. Ma attenzione: 

    "Siamo tutti Siriani!" – S.O.S. del Vescovo di Aleppo

    Roma, Damasco – Il ministro italiano del governo tecnico Giulio Terzi è fra quelli che fomentano la guerra in Siria, ultimamente anche riconoscendo come unico rappresentante del popolo siriano una Coalizione di oppositori nata in Qatar e alleata dei gruppi armati (e questo proprio nei giorni in cui a Damasco una autobomba esplosa vicino a una caserma e a un asilo uccideva donne e bambini). Per protestare contro la politica di guerra del governo tecnico da nessuno eletto, il 12 a Roma la Rete No War e a Milano il Comitato contro la guerra hanno manifestato (vedi foto). Ma per dire allo stesso Terzi che “il re che fomenta la guerra è nudo”e possibilmente dirglielo di fronte al vicepremier russo Dmitrij Rogozin che era in visita a Roma nell’ambito dei rapporti economici, ho partecipato alla conferenza stampa tenuta dai due alla Farnesina. I giornalisti italiani avevano a disposizione una sola domanda e mi sono fatta avanti per una volta con audacia. L’interscambio fra Italia e Russia è di circa 27 miliardi di dollari, l’Italia è il terzo partner commerciale della Russia che è il nostro secondo fornitore di petrolio – con il 15% – e di gas, con il 30%: dati non irrilevanti, nel caso in cui i produttori di energia e risorse naturali volessero effettuare un embargo all’Occidente. Finora è stato sempre quest’ultimo a condurre embarghi. In Russia poi sono attive circa 500 aziende italiane nelle Zone economiche speciali (Zes). Quanto alla Siria, nel suo intervento Terzi ha detto solo che “nelle differenze che hanno caratterizzato le posizioni dei nostri governi, c’è una visione condivisa della necessità di una soluzione politica”.

     Le Domande al ministro tecnico  Terzi e a Rogozin 

    Mia domanda a Terzi. “Il suo governo tecnico ha dichiarato nei giorni scorsi di aver riconosciuto come unico e legittimo rappresentante del popolo siriano la Coalizione di gruppi nata in Qatar. Cosa pensate allora di fare rispetto a quella grande parte della popolazione siriana che non si riconosce nell’opposizione, o perché sta con il governo, o perché sta con sezioni dell’opposizione, parlamentare e non, che non partecipano alla Coalizione o perché infine è vittima di gruppi armati alleati della Coalizione stessa?” Mia domanda a Rogozin: “Il viceministro degli Esteri russo Bogdanov ha detto che il riconoscimento della Coalizione di Doha da parte di molti paesi, in testa quelli occidentali e arabi, allontana una soluzione pacifica e negoziale e promette ulteriori spargimenti di sangue perché facilita l’invio di armi ai gruppi armati. Cosa pensa di fare ora la Russia sulla strada del dialogo fra tutte le parti come previsto dalla Conferenza di Ginevra?”

     La "non risposta" di Terzi 

    (Non) risposta del ministro (per conto) Terzi. “La nostra decisione è in linea con le posizioni di molti paesi ed è lo sbocco e la maturazione di due anni di contatti con le forze della società siriana. Siamo convinti che l’alleanza e la leadership delle forze della Coalizione garantiscano inclusività per un futuro democratico; anche quanto alla governance, per un esecutivo, si può contare su personalità autorevoli in grado di rappresentare tutte le componenti della società siriana. La nostra valutazione non coincide con quella della Russia ma siamo d’accordo sulla necessità del cammino verso la più immediata soluzione politica a partire dalla Conferenza di Ginevra e dal piano Brahimi. Non possiamo consentire alla guerra civile di continuare all’infinito”. “Soluzione politica” (?): le stesse parole che usavano i governi della Nato mentre bombardavano a tutto spiano la Libia. 

     Intanto a Bruxelles … 

    Infatti nella stessa giornata a Bruxelles i leader dell’Unione Europea, (fresca di Nobel per la Pace) – scrive la Reuters – "hanno dichiarato che tutte le opzioni sono sul tavolo, anche la fornitura di armi all’opposizione". Un atto, però, illegale dal punto di vista internazionale. E a questo proposito si noti che Terzi aveva richiamato il diritto internazionale…a protezione di chi lotta contro la pirateria: cioè i soliti due marò che, per aver ucciso dei pescatori indiani, sono trattenuti dall’India. (Le tivù italiane presenti si sono poi affollate intorno a Terzi, all’uscita, per chiedergli qualcosa in più e il ministro tecnico ha minacciato iniziative serie, “se la cosa non si risolve, abbiamo pronti dei piani concreti” (forse l’invio di armi ai guerriglieri maoisti visto che ormai l’Italia, dopo la Libia in Siria, appoggia gruppi armati in lotta contro governi?).

     La risposta di Rogozin: "tutti devono agire per la Pace!" 

    Risposta del vicepremier russo Rogozin. “Noi l’avevamo detto: dopo le primavere arabe ci sarebbero state estati caldissime. Il Medio oriente cade a pezzi come un domino. La comunità internazionale si è dimostrata incapace di trattare in modo saggio i conflitti civili sviluppatisi. Oppure fa ancora peggio: prende le parti di una parte in guerra, come in Siria. C’è una guerra feroce là e il coinvolgimento di attori terzi in quel conflitto è come buttare benzina sul fuoco. Si alimenta la violenza. Tutti dicono di volere la pace,  e un giorno ci sarà la pace in Siria, ma di questo passo, a che prezzo? Noi continuiamo a sostenere le azioni negoziali in ambito Onu. La Russia è più lontana di voi dall’area del conflitto. Ma tutti dobbiamo agire per il negoziato, in ambito Onu”

     La questione delle sanzioni: Concausa di morte e precarietà assoluta 

    Intanto, mentre in Siria proseguono gli scontri fra esercito e gruppi armati, il Ministro degli Esteri Walid al-Moualem ha sottolineato alla responsabile umanitaria dell’Onu Valerie Amos la necessità che siano rimosse le sanzioni (causa, insieme agli scontri, di carenze anche alimentari)  e che venga aiutata la ricostruzione delle infrastrutture distrutte. Un funzionario della Nato citato dalla Reuters ha sottolineato che "l’Alleanza deve avere un piano per impedire che le armi chimiche finiscano nelle mani sbagliate”. 

     Scopo dei "falsi allarmi" sull'uso di armi chimiche 

    Da notare: cade l’allarme suscitato per settimane  circa il possibile uso delle armi non convenzionali da parte dell’esercito siriano si Assad, e si torna alla versione di mesi fa. L’allarme serviva a due scopi: 1) installare i Patriot in Turchia, “in funzione difensiva”;  2) garantire il successo della riunione dei ("cosiddetti") “Amici della Siria”a Marrakesh. Pieno doppio successo.

    Marinella Correggia, Sibialiria

     

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      Articolo correlato – Appello del Vescovo di Aleppo                                               

     

    (Intervista di La Croix al Vescovo di Aleppo – del 14 Dicembre 12)

     

    Dramma Siria – Il Vescovo Audo: "Potenze

     

    internazionali, fate ai siriani questo

     

    dono della Pace"

     

    Mobilitazioni delle chiese in tutto il mondo, dopo

     

    l'appello di Benedetto XVI: l'ultimo appello del

    Vescovo di Aleppo alla comunità internazionale 

     

    Per Mons. Antoine Audo, gesuita Vescovo di Aleppo,

     

    Presidente della Caritas Siria, il conflitto siriano è

     

    diventato internazionale: solo un accordo internazionale

     

    e l'impegno di tutti i vescovi e le chiese cristiane potrà

     

    portare alla riconciliazione, fermando le forze esterne

     

    che vogliono distruggere il Paese

     

    Aleppo – Come descriverebbe la situazione ad Aleppo adesso? – Mons. Antoine Audo:  L’Insicurezza regna ovunque. Non possiamo più circolare e si è permanentemente minacciati da rapimenti (a scopo di estorsione), dalle imboscate dei cecchini, dalle bombe (da parte dell'esercito siriano o dei ribelli) e dagli attentati con autobombe. Questa insicurezza ha fatto sì che l'80% delle persone non lavora più, in modo che l'economia è bloccata e la povertà aumenta (per non parlare dell'embargo economico occidentale alla Siria). Tanto più che il costo della vita è raddoppiato dall'inizio del conflitto.

     70% dei siriani sotto la soglia di povertà 

    Le persone semplici che vivevano con poco devono ora essere supportate in  tutto, così si può dire che oggi il 70% dei siriani vive al di sotto della soglia di povertà. Come fanno a sopravvivere? – M.A.: La gente ha dei risparmi e il sostegno della famiglia funziona ancora bene nelle nostre società tradizionali. E i siriani della diaspora (Nord America, Europa, Australia …) riescono ad inviare da 300 a 500 dollari per le loro famiglie ogni mese. Ma le famiglie sfollate facilmente diventano un peso. In qualità di presidente della Caritas Siria da un anno, posso dire che tocco la miseria con le dita – Caritas Siria quali programmi  ha implementato? – M.A. : Nelle sei regioni organizzate dalla Caritas (Damasco, Aleppo, Homs, Jaziré, Horan e la costa), diamo la priorità all'aiuto alimentare con 4000 pacchi di alimenti (del valore di circa 20-30 dollari ) distribuiti mensilmente in tutto il paese: un totale di 100.000 dollari finanziati principalmente dai nostri partner tradizionali (Catholic Relief Services, Caritas Germania, Svizzera e Lussemburgo …). Sviluppiamo assistenza medica, in particolare a Damasco e Aleppo, per dare libero accesso alle cure sanitarie. E ad Aleppo, abbiamo aperto un contratto con il St. Louis Hospital gestito dalle Suore di San Giuseppe dell'Apparizione perchè tutti i feriti vi siano operati e curati gratuitamente e ho deciso di finanziare questo progetto per la somma di $ 50 000 al mese. Abbiamo anche un "programma invernale" ($ 300 000 fino a marzo 2013) per l'acquisto per 3.000 famiglie in tutta la Siria, di stufe e petrolio, coperte e vestiti caldi e di aiuto per pagare l'affitto.

     Contributo di tutti i Cristiani determinante per evitare guerra "legale" 

    Come vede il futuro prossimo in Siria? – M.A. : La mia impressione generale è che non se ne esce. Questo conflitto siriano, inizialmente  locale, è diventato regionale (con il Qatar, Arabia Saudita, Iran, Turchia) ed è ora internazionale (con la Russia, gli Stati Uniti, la Cina e l'Europa). Quindi possiamo solo sperare che ci sia un accordo internazionale per risolvere il conflitto locale e raggiungere la riconciliazione e la pace. Ciò significa riconoscere la complessa storia dei rapporti tra alawiti e sunniti e parlarne con calma – che oggi è impossibile, perché si tratta di un argomento tabù nella società siriana. Ciò implica anche che ogni parte smetta di ritenersi depositario della verità e riconosca la dignità degli altri. A questo proposito, i cristiani, tutti i Cristiani – in Siria, in Oriente come in Occidente – possono contribuire a spezzare la spirale di umiliazioni, di violenza e di vendetta per avere l'audacia del perdono .

     Fare il possibile per salvare questo bellissmo Paese e migliaia di Cristiani 

    Quale appello Lei vorrebbe lanciare? – M.A. : Mi rivolgo a quelli che distruggono questo bellissimo Paese, così ricco di storia e cultura: invece di sfruttare i punti deboli confessionali, essi farebbero meglio ad aiutarlo a trovare soluzioni  politiche ed economiche. Miliardi di dollari sono già stati persi in questa guerra, per niente. Cerco di fare tutto il possibile per salvare la Siria e anche per salvare la presenza dei cristiani, perché più ci sarà distruzione in Siria, sempre più cristiani se ne andranno, e sarà una perdita per il paese e per tutta la regione! Contribuire alla riconciliazione e assicurare la pace alla Siria sarà vantaggioso per tutti, a livello nazionale, regionale e internazionale! Chiedo pertanto alle potenze internazionali che ci facciano il dono della pace attraverso una mediazione politica ragionevole e razionale.

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  • Schiavitù minorile: stranieri in balia del crimine!

    Schiavitù minorile: stranieri in balia del crimine!

    Venerdì, Settembre 21st/ 2012

    –  di Maria Laura Barbuto –

    Italia / Roma / Schiavitù / Criminalità organizzata / Reati / Libertà / Dignità umana / Minori / Minorenni /Stranieri / Immigrati / Immigrazione / Lavori forzati / Rapine / Prostituzione / Illegalità / Statistiche / Forze dell’Ordine / Distruzione dello stato sociale 

    Minorenni stranieri al servizio del crimine

    Circa 10.000 reati commessi in 7 mesi: aumenta

    il numero dei minori immigrati ridotti in

    schiavitù e costretti alla vita criminale.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Roma – Chi pensa che la "tratta degli schiavi” venga raccontata solo  dai libri di storia, si sbaglia di grosso. L’esperienza dell’attualità, purtroppo, rende “presente” un passato ormai lontano. La libertà, valore supremo della vita, sembra essere solo un miraggio per i numerosi stranieri che giungono nel nostro Paese con tante speranze e consapevoli di una sopravvivenza fatta di stenti e  difficoltà di ogni genere,  il più delle volte per scappare  da guerre, miseria e fame. Tra gli immigrati cladentistini si contano, ogni anno, moltissimi minorenni provenienti non solo dall’Est europeo e dall'Africa Sub-Sahariana, ma spesso anche da altri continenti: minori che arrivano in Italia anche da soli e, purtroppo, spesso vanno ad ingrossare notevolmente le fila della criminalità organizzata. Privati della libertà, vengono ridotti in schiavitù e costretti ad alimentare ogni tipo di illegalità: prostituzione, accattonaggio, rapine, lavori forzati e chi più ne ha più ne metta. Questa è la fotografia che ritrae migliaia e migliaia di minori immigrati che devono rispettare regole e leggi dettate da qualche coscienza senza scrupoli.

     Il fenomeno in cifre 

    Le statistiche parlano chiaro:nei primi sette mesi dell’anno, sono stati circa 10.000 i reati commessi da minori stranieri e, da gennaio fino allo scorso luglio, sono arrivati in Italia circa 8.000 immigrati, di cui 776  minorenni, la stragrande maggioranza dei quali non accompagnati. Il loro destino è segnato: avranno come casa la strada e diventeranno “figli adottivi” di qualcuno capace di gestire traffici illegali e di schiavizzarli educandoli al crimine. Questi “padroni del male” non solo hanno come bersaglio i giovanissimi stranieri, ma cercano le loro vittime adescando anche ragazzi italiani che vivono in contesti disagiati e di degrado sui quali esercitano la propria influenza criminale.

     Un Sistema Criminale integrato 

    A tenere in piedi questo Sistema Criminale Integrato, così definito dalla Polizia, “sono cellule snelle e specializzate in grado di lavorare in rete nei singoli Paesi di transito e di destinazione”, per come riportato anche da un articolo-inchiesta lanciato dal quotidiano “Avvenire”. Cellule, queste, che operano a 3 livelli diversi, ma complementari: il contrabbando delle persone, lo sfruttamento e la riduzione in schiavitù.

     Anche Italiani tra gli schiavisti 

    Per quanto riguarda la nazionalità degli schiavisti che sono stati denunciati, le forze dell’ordine hanno stimato la presenza in Italia di 368 romeni, 186 italiani, 98 nigeriani, 75 albanesi e 34 cinesi. Se le denunce sono così numerose, non osiamo immaginare il numero esorbitante di criminali che si nascondono dietro “il silenzio”. L’Italia deve fare qualcosa per frenare questo tornado di illegalità, per contenere questo meccanismo che priva della libertà e della dignità umana. Argomenti cari a noi di "Qui Europa", lo sfruttamento minorile e la schiavitù, sono piaghe di una società che non può essere al servizio del crimine, e che la crisi indotta dalla finanziarizzazione dell'economia di certo contribuisce a far esplodere violentemente. Può una nazione fare a meno del suo "stato sociale"? Davvero no!

     Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

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    Mercoledì, Luglio 11th/ 2012 – di Maria Laura Barbuto – Italia / Europa / Germania / Roma / Stato sociale / Crisi stato sociale / Crisi economica / Mutualismo / Mutua / Mutuo soccorso / Stato liberale / Uguaglianza sostanziale / Welfare / Diritti / Cittadini / Economia / Disoccupazione / Fimiv / No-Profit / […]

    South Italy – Gli “Svantaggiati” del “bonus fiscale”

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    Lunedì, Maggio 14th / 2012 –  di Sergio Basile – Italia / Crisi Ue / Lavoro / Disoccupazione / Svantaggiati / Mezzogiorno / Defidit spending / Spending review / Nuove regole per assunzioni / Bonus fiscale / Benefici equivalenti / Deroga alle direttive Ue / Divieto sui costi di finanziamento / Por-Fse 2007-2013 / Conferenza […]

    Quei poveri bambini del Sud…

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    Venerdì, Aprile 27th / 2012 – di Mirella Fuccella – Italia / Mezzogiorno / Garante per l’infanzia / Povertà / Asili nido   Quei poveri bambini del Sud… Senza asili e senza fondi Roma – Secondo il Garante dell’infanzia i diritti dei minori in Italia sono minacciati da un “pericoloso arretramento”.
 Nel nostro Paese, inoltre, […]

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    Venerdì, Aprile 27th/ 2012 – di Maria Laura Barbuto – Unione Europea / Commissione Europea / Grecia /Atene / Crisi / Minori / Soglia di Povertà / Lavoro Minorile / Esclusione Sociale / Reddito Minino / Unicef / La condizione dell’infanzia in Grecia 2012 / Eapn / Barroso  Grecia: la vera crisi è quella dell’infanzia […]

    Crisi – Le colpe dei “profeti” del Liberismo

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    Mercoledì, Aprile 18th / 2012 – EDITORIALE di Franco de Domenico e Sergio Basile – Europa / Spd / Sigmar Gabriel / Liberismo / Liberalismo / Austerità / John Locke / Oscar Giannino / Bruno Leoni / Ibl  / Gaetano Mosca / Giovanni Agnelli / Luigi Einaudi / Bruno Leoni /  Mario Pannunzio / Giovanni Malagodi […]

    Governo Monti: grazie all’Imu chiudono le imprese agricole

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    Giovedì, Marzo 22th / 2012 – di Mirella Fuccella – Italia / Crisi Ue / Bruxelles / Governo Monti / Imu / Tasse / Crescita / Gazzetta del Mezzogiorno / Crisi aziende / Chisura / Fallimento / Recessione / Monti / Bucci / Puglia / Confagricoltura / Marocco / Concorrenza / Dazi / Lavoro minorile […]

    Ue-Crisitanofobia: quando si discrimina in nome della libertà

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    Giovedì,  Marzo 22th/ 2012 – di Sergio Basile –  Ue / Austria / Italia / Discriminazioni religiose / Osservatorio sull’Intolleranza e la Discriminazione Religiosa in Europa / Chiesa / Francia / Spagna / Media / Lobby / Cristianofobia / Apparizioni mariane / Martin Kugler /  San Benedetto /    Mons. Giancarlo Bregantini / Palazzo sociale / Libertà […]

    Strasburgo: “Stop a lavoro minorile e tratta di schiavi nei campi di cacao!”

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    Giovedì, Marzo 15th / 2012 Parlamento Europeo / Esteri / Commercio cacao / Lavoro minorile  Strasburgo: "Stop a lavoro minorile e tratta di schiavi nei campi di cacao!" L'Europarlamento chiede alla Commissione controllo sul mercato del cacao Strasburgo – La Ue, che rappresenta il principale consumatore mondiale di cacao, boccia il lavoro minorile nella filiera […]

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  • Trattativa Stato–Mafia: la Difesa di Mancino e l’attacco di Napolitano

    Trattativa Stato–Mafia: la Difesa di Mancino e l’attacco di Napolitano

    Martedì, Luglio 17th / 2012

    –  di Maria Laura Barbuto e Sergio Basile –

    Italia / Stato / Mafia / Cosa Nostra / Accordo stato-mafia / Trattative / Bombe / Reati / Associazione mafiosa / Organizzazione Criminale / Processo / Intercettazioni / Presidente della Repubblica / Ministro della Giustizia / Ministro dell’Interno / Negoziati / Procure / La 7 / Borsellino / Mentana / Mancino / Martelli / Arlecchi /

    Trattativa Stato–Mafia: Mancino "racconta la

    sua" a La7, Napolitano attacca Palermo

    Le dure repliche al Colle del PM Antonio Ingroia e dei 

    magistrai di Palermo

    Salvatore Borsellino chiede l'Impeachment:

    "Napolitano si dimetta!"

    Roma –  All’indomani della chiusura delle indagini per le trattive Stato–Mafia che nei primi anni Novanta hanno dettato la legge del “compromesso sociale” e che hanno portato “alla luce” i nomi di 12 persone coinvolte tra politici e mafiosi, a parlare è l’ex Ministro dell’Interno, Nicola Mancino. In un’intervista televisiva concessa all’emittente La7, l'indagato Mancino dichiara: “Non sono stato io il morbido di quella situazione” – ha detto – “e, tra l’altro, non ricordo il contenuto delle due telefonate intercettate anche perché ho scritto una lettera al Capo dello Stato”. Così, l’ex Ministro dell’Interno ha commentato il suo ricordo di quel lontano e terribile 1992 e a chiesto a gran voce “un’unità di giudizio e un coordinamento tra le procure” visto che le Corti interpellate si sono pronunciate diversamente. ciò, in quanto una ha stabilito che il negoziato fu avviato dallo Stato, mentre l’altra avrebbe affermato che non ci fu l’intervento di alcun ministro. Nella trasmissione condotta da Enrico Mentana, Nicola Mancino, ha raccontato il suo incontro con il giudice Paolo Borsellino: ha ricordato la stretta di mano avvenuta tra i due ed ha aggiunto di essere stato l’autore di una legge che ha permesso che si svolgesse il maxi-processo a Cosa Nostra, disegnando (almeno a parole) il  lavoro portato avanti contro la mafia.

       Due Sigarette di Troppo  

    D'altra parte la memoria storia ci ricorda che il celebre incontro fu lo stesso – ed a raccontarlo è stato il fratello di Paolo Borsellino, Salvatore – che vide uno scosso Paolo allontanarsi dalla stanza di Mancino fumando contemporaneamente, e senza neppure accorgersene, addirittura due sigarette. Chiaro segno che qualcosa di ancora poco chiaro, evidentemente, in quell'incontro avvenne.

       La "Linea Scotti" e la "Linea Mancino" 

    Mancino fu erede di Scotti che, secondo le indiscrezioni e  dichiarazioni varie, “era un predecessore troppo rigido nei confronti della mafia e, pertanto, non piaceva molto alla Democrazia Cristiana”.  A sostenerlo è Claudio Martelli, Ministro della Giustizia in quegli anni tremendi per la storia dell’Italia, anch’egli ospite a La7 da Mentana. “Ci fu una coabitazione, un insieme di contatti tra lo Stato e la mafia dopo la strage di Capaci – sostiene Martelli – e mai – aggiunge – un’opera di contrasto vero e non occasionale”.

      La Regia di Andreotti?  

    Dure le dichiarazioni di Martelli, ma ancora più dure quelle di Pino Arlacchi, in quegli anni consulente sia di Mancino che di Scotti: come riporta Il Messaggero di oggi direttamente dalle sue colonne. Secondo Arlacchi: “Il vero capo del Partito non anti-mafia era Andreotti”. Dal canto suo, Nicola Mancino ha dichiarato che “Molti, nella Dc, erano contrari al decreto Falcone, varato subito dopo la strage nella quale il magistrato rimase vittima. "Io, invece  – ha continuato – l’ho sempre promosso (…)  ed è proprio grazie ad un mio emendamento che la DIA divenne operativa”. Quale sarà la verità? L’unica certezza è che gli anni Novanta, nella storia d'Italia, rappresentano un buco nero che, probabilmente, mai vedrà la luce. Anche se noi ci speriamo vivamente nel nome di due "Eroi Veri" della nostra Repubblica: Giovanni falcone e Paolo Borsellino. 

      La scomoda Posizione di Giorgio Napolitano 

    Ma – a parte le difesa di Mancino a La7 – restano comunque "sul tavolo dei giochi", delle intercettazioni (una sorta di asso nella mianica dei Pm di Palermo) che pesano come un macigno sia sull'Ex-Ministro degli interni, sia – evidentemente – sullo stesso Colle, dove Giorgio Napolitano nelle scorse ore è apparso sempre più nervoso, incaricando l’avvocato generale dello Stato di rappresentare la Presidenza della Repubblica nel giudizio per conflitto di attribuzione da sollevare dinnanzi alla Corte Costituzionale, ovviamente, nei confronti della Procura della Repubblica di Palermo. La ratio posta a giustificazione di tale atto del Quirinale – in verità piuttosto debole – consterebbe nelle decisioni assunte dalla Procura di Palermo sulle  ormai "arcinote" intercettazioni afferenti alle conversazioni telefoniche del Capo dello Stato (Nello specifico una sua telefonata con l’ex ministro Nicola Mancino).

      La scomoda difesa del Colle 

    Il Presidente Napolitano, sempre nelle ultime ore, ha spiegato che la scelta di procedere su questa strada sarebbe legata al fatto che "il Capo dello Stato (cioè egli stesso) ha ritenuto le decisioni della Procura siciliana – anche se riferite a intercettazioni indirette – lesive di prerogative attribuitegli dalla Costituzione”.

      La replica della Procura di Palermo 

    Ovviamente di parere diametralmente opposto – rispetto a Giorgio Napolitano – i magistrati della Procura di Palermo (Il PM Antonio Ingroia e i sostituti Lia Sava, Nino Di Matteo, e Palermo Guido) secondo i quali  “L’operato della Procura di Palermo nell’inchiesta sulla presunta trattativa tra Stato e mafia risponde ai principi del diritto penale e della Costituzione e nelle intercettazioni non sono state violate le prerogative costituzionali del capo dello Stato”. Dunque Ingroia ed  suoi hanno rigettato con forza quello che – secondo gli stessi magistrati – avrebbe – evidentemente – tutto il sapore di un ennesimo "attacco ingiustificato" verso una Procura coraggiosa e capace – malgrado i tanti ostacoli – di riaprire le inchieste sulle stragi di mafia del 1992 e sulla pare ormai "certa" trattativa tra lo Stato e Cosa Nostra.

      La Durissima Replica di Paolo Borsellino 

    Ancor più secca e spiazzante la replica alle parole ed agli atti di Giorgio Napolitano, da parte del fratello del magistrato ucciso, il provato e tenace Salvatore Borsellino, fratello di Paolo. Borsellino, che – nelle ultime ore – ha criticato apertamente il Presidente della Repubblica, accusandolo di "Attentato alla Costituzione", e chiedendone la messa in stato d'accusa (impeachment) nonché le dimissioni. Secondo Salavatore Borsellino, infatti, l'iniziativa di Napolitano rappresenterebbe nei fatti un gravissimo atto "contro una Procura (quella di Palermo) che sta cercando di fare luce su quello che è successo e che ha portato alla strage del 19 luglio 1992″. Il mistero s'infittisce, ma la verità potrebbe essere colta, forse, tra le pieghe sgualcite ed ingiallite del ricordo e della storia di quell'anno maledetto, ma – d'altra parte – benedetto per le redivive speranze di cambiamento di tutte le vittime delle ingiustizie e degli abusi; e verso tutti coloro che ancora credono nei valori eterni, superiori e sacri della Giustizia.

    Maria Laura Barbuto, Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

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    Trattativa Stato–Mafia: indagati boss, politici

    ed ex Ros

    Tra i politici posizioni scomode anche per Mancino,

    Dell'Utri, Mannino e l'eurodeputato Gargani

    Ingroia a “Top Secret”: “la trattativa c’è stata. Pressioni di

    Cosa Nostra sullo Stato per un allentamento

    della repressione”

    Trattativa Stato-Mafia – Tra i Nomi Eccellenti Spuntano anche quelli dei Politici Mancino, Dell’Utri e Gargani

      Roma –  Piaga della società moderna, la mafia prima ancora di essere un’organizzazione criminale, viene definita come un’organizzazione di potere che influenza e colpisce, come ben noto, anche il mondo della politica. Un accordo presunto, quello tra lo Stato e Cosa Nostra, che affonda le radici nei primi anni ’90: gli attentati a Giovanni Falcone e  Paolo Borsellino e le bombe della stagione 1992-1993 sono eventi manifesti di volontà latenti, di nomi importanti.  A quanto pare, comportamenti illeciti e pressioni di una certa entità avrebbero portato molti nomi importanti dell’epoca a tentare di concludere un patto con la mafia, non in proprio, “ma per conto dello Stato”.“Ci sono sentenze definitive : ci fu la trattativa tra Stato e Mafia che si è concretizzata nei termini di un’estorsione nei confronti del potere statale da parte di Cosa Nostra – afferma il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, intervistato da TgCom nel programma “Top Secret” – La Mafia minacciava lo Stato con le stragi in cambio di un allentamento della repressione”.

       Il Papello   

    Presunte trattative tra elementi di Cosa Nostra e pubblici ufficiali dello Stato contenute nel famoso “papello”, con cui la mafia chiedeva una revisione della sentenza del Maxi-processo, l’annullamento del decreto legge 41 bis, la revisione della legge Rognoni–La Torre, riguardante proprio il reato di associazione mafiosa, la riforma della legge sui pentiti e tante altre misure che andassero a vantaggio degli uomini coinvolti, appartenenti all’organizzazione criminale. “Se ci sono uomini dello Stato – continua Ingroia – anche ministri di governo sottoposti a minaccia, che non hanno detto la verità e hanno fatto da tramite, non risponderanno solo per aver trattato ma anche per il reato di falsa testimonianza” .

       Nomi eccellenti – Mancino, Dell'Utri e l'eurodeputato Gargani  

    12 gli indagati, a seguito della chiusura delle indagini avvenuta il 14 giugno, 5 i nomi dei mafiosi, Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca, Totò Riina, Bernardo Provenzano e Antonio Cinà e tra gli uomini delle istituzioni e i politici figurano i nomi dell’ex generale Antonio Subranni, l’ex colonnello dei Ros Giuseppe de Donno, l’ex generale del Ros Mario Mori, l’ex ministro Calogero Mannino ed il senatore Marcello Dell’Utri. Come si legge dalle colonne de “Il Fatto Quotidiano”, per loro le accuse sono di violenza o minaccia a corpo dello stato,  mentre l’ex ministro dell’interno, Nicola Mancino è indagato per falsa testimonianza e Massimo Ciancimino per concorso in associazione Mafiosa e calunnia aggravata. Ancora, Giovanni Conso, ex ministro della giustizia, l’ex capo del Dap, Adalberto Capriotti e l’europarlamentare dell’Unione di Centro, Giuseppe Gargani, sono accusati di false informazioni al Pm. Insomma, un binomio, quello tra lo Stato e la mafia che, presumibilmente, esiste da sempre. Ma tutto ciò appare davvero paradossale in uno Stato di diritto, in cui la legalità, la verità, la professionalità, la competenza dovrebbero essere un biglietto da visita. Eppure, purtroppo, nel paese della bugia, la verità è una malattia.

    Maria Laura Barbuto  (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

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