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  • BCE: prestiti condizionati.  Moody’s declassa ancora l’Italia

    BCE: prestiti condizionati. Moody’s declassa ancora l’Italia

    Venerdì, Luglio 13th/  2012

    – di Silvia Laporta –

    Bce / Roma / Mario Draghi / Bankitalia / crisi economica / Euro / Esm / Fiscal compact / Abi / Giuseppe Mussari / Austerity / Immobilismo europeo / Banche europee / Contro informazione / Mes / Meccanismo Europeo di Stabilità  / Europa / Banca Centrale Europea / 500 miliardi / Moody's / Rating / Declassamento Italia / Procura di Trani 

    Le banche europee ritirano 500 miliardi

    dalla Bce ma li mettono da parte

    Draghi:  senza adeguate garanzie niente prestiti

    Ma intanto la morsa del Rating torna a soffocare l'Italia:

    Moody's Declassa ancora il Bel Paese

    Credit Crunch, Rating e Speculazione Continuano a Distruggere l’Italia – I politici solo ora scoprono la Speculazione del Rating

    Francoforte, Roma – Ieri, le banche europee hanno ridotto repentinamente i loro depositi presso la Bce. La quota è considerevole: la liquidità depositata dagli istituti di credito alla Banca Centrale Europea, fino a qualche giorno fa, ammontava alla bellezza di 808,5 miliardi; oggi è arrivata a 324, 9 miliardi di euro, più della metà in meno.Un calo repentino e improvviso, influenzato dalle ultime decisioni della Bce: oltre ad aver tagliato i tassi d’interesse, ha anche azzeccato la remunerazione  sui depositi overnight che ora non rendono nulla. La decisione è stata presa da Draghi, con la motivazione di incentivare la liquidità nelle banche e facilitare i prestiti alle banche imprese. In realtà, gli istituti europei, hanno semplicemente spostato i soldi dai depositi overnight ai propri conti correnti, dove non devono fare spostamenti per guadagnare qualcosa.  

       Prestiti solo a chi è in Salute   

    Il problema è che, se anche Mario Draghi pensasse di destinare questi soldi alla imprese o alle famiglie (magari per speculare sulla restituzione del debito), il mercato non promuoverebbe questa strategia. Le famiglie e le imprese italiane sono in totale depressione a causa della crisi economica. Come noto, infatti, qualche imprenditore fallito, è arrivato anche all' "estremo gesto”, pur di non affrontare la fine della propria carriera lavorativa e vedere la propria famiglia in povertà. Quindi, la domanda rispetto a progetti di investimento, validi da parte delle imprese e di piani di consumi delle famiglie, sta praticamente a zero! Davanti a questa situazione i banchieri non possono certo rischiare. Draghi, come anche il governatore di Bankitalia Ignazio Visco, hanno invitato le banche a concedere prestiti solo a chi può restituirli. Il solito cane che si morde la coda!  Vorrebbero stanziare dei soldi da concedere come prestito alle famiglie, ma poi, nel concreto, hanno bisogno di sicurezze troppo grandi, per essere garantite da un impresa o una famiglia, nel periodo di recessione che stiamo vivendo.

       Il solito immobilismo Bce   

    Ne deriva quindi, il perpetuarsi dell’ immobilismo; lo stesso immobilismo che l’Europa ci ha regalato con le tragiche misure di austerity, che continuano a susseguirsi e che quindi, non ci permettono di risollevarci. Come ci si potrà mai uscire dalla crisi, se non si incentivano le iniziative delle imprese o delle famiglie italiane? Insomma, sembra quasi una situazione studiata nei dettagli per continuare a mantenere costante il quoziente di povertà… Ma aspettate un attimo. Quel “quasi” lo potremmo tranquillamente levare, per dare più veridicità alla frase!

       ABI – Prestiti a famiglie e imprese in caduta libera  

    Questa fase di stallo, è confermata dai dati dell’ Abi (Associazione Bancaria Italiana): per la prima volta, dal 2000, i finanziamenti a famiglie e imprese sono in contrazione. Secondo il bollettino mensile dell’Associazione Bancaria, in maggio i prestiti a famiglie e aziende sono diminuiti a 1.500, 5 miliardi di euro.  Rallenta anche la dinamica generale degli impieghi bancari: secondo il presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari, ciò è dovuto al periodo di recessione economica e l’andamento delle spread. Povere banche!Eppure pensare che è la stessa Bce a stampar moneta, senza spendere un soldo! Ma nonostante ciò, e nonostante il Trattato di Lisbona che oggbiga gli stati dell'Eurozona a rifinanziarsi proprio presso le banche private (al 6%) perchè l'Ue continua a chiedere soldi a noi cittadini per ricapitalizzazioni faraoniche?

       Il Dovere di Svegliarsi ed Informare  

    Come al solito vogliono darcela a bere. Fortunatamente, a giudicare dalle manifestazioni che si stanno svolgendo in molti paesi europei (Spagna, Olanda, Finlandia, Romania, Germania, Grecia) ormai molti Italiani ed Europei dormienti hanno aperto gli occhi. Non tutti credono ancora alla favoletta dello spread, del fiscal compact e del MES! Nonostante in Italia, la propaganda mediatica sia tesa a favorire “i cattivi”, tant’è che nessun giornale ha parlato in maniera approfondita delle manifestazioni che hanno riempito le strade di molte città europee. Abbiamo molti mezzi, tuttavia, per diffondere le nostre idee, sperando di trovare terreno fertile, nella mente dei giovani e dei cittadini che soffrono. Coraggio! Informare tocca anche e soprattutto a ciascuno di noi!

       Rating – Moody's declassa ancora l'Italia  

    E' una guerra sporca giocata a colpi di finanza e disinformazione mediatica. Informarsi è il nostro primo dovere. Come infatti pensare di "votare al meglio" o contribuire a creare una coscienza critica nel Paese se non riusciamo a comprendere noi per primi le dinamiche economiche e finanziarie che ci travolgono. L'ultima, ad esempio, è arrivata proprio nelle ultime ore: l'agenzia di rating Moody's ha declassato per l'ennesima volta l'Italia. Il declassamento è stato commentato con stupore da Mario Monti (volato negli States per un summit di banchieri) e dal Ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera. Contestualmete la Procura di Trani, nelle scorse ore, ha chiuso l'indagine contro la stessa agenzia di rating, accusata di aver manomesso pesantemente i dati di mercato e di aver agevolato volutamente la speculazione.

     Rating – Il cattivo gusto e l'opportunismo dei politici   

    Ma allora perchè da sei mesi la Commissione europea, gli altri organi dell'Ue e la casta italiana non hanno mosso un dito per chiedere la testa delle agenzie di rating e delegittimarle, facendosi indirettamente loro complici? Bella domanda! A voi la risposta scontata! E' bastata questa semplice mossa per innescare una reazione a catena terribile e funesta per l'intero sistema paese: spread alle stelle, interessi sul debito pubblico alle stelle e (presto) tassazione ancor di più alle stelle. E' questo il paradigma infernale che dobbiamo estirpare al più presto, lottando contro l'ignoranza e contro le caste pronte solo ora nei TG a scagliarsi opportunisticamente contro le stesse agenzie che hanno da sempre tollerato e mandato avanti! Al buon gusto, evidentemente non c'è mai limite! Vergogna!

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

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  • G20 – Crisi: dal 2008 licenziati in 21 milioni

    G20 – Crisi: dal 2008 licenziati in 21 milioni

    Martedì, Giugno 19th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto e Sergio Basile  –

    Unione Europea / Consiglio europeo / Bruxelles / Messico / G20 / Summit / Usa / Grecia / Atene / Euro / Crisi / Elezioni greche / Conservatori greci / Mercati / Economia / Crescita / Governo di corresponsabilità nazionale / Elezioni / Mario Monti / Barack Obama / Los Cabos  

    G20 Messico – Monti fa scarica barile:

    "Colpa della bolla Usa"!                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  

    Proteste Durante il Summit – La Crisi dal 2008 ha

    bruciato 21,3 mln di Posti di Lavoro

    "Soluzione" crisi Ue rimandata a fine giugno

    Monti sadicamente soddisfatto del lavoro svolto fino ad ora

    Proteste Durante il G20 del Messico – La Crisi dal 2008 ha bruciato 21,3 mln di Posti di Lavoro

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Los Cabos, Città del Messico – La Grecia continua la sua permanenza nell’Unione Europea con la moneta unica ma, ovviamente, la vittoria di misura – ed a sorpresa – delle elezioni da parte dei consevatori pro-euro non è – ovviamente – bastata per placare una crisi-indotta e pilotata (a dir poco drammatica) come quella vissuta da Atene. I vampireschi mercati, come sempre ingordi di sangue umano, quanto perennemente insoddisfatti, vivrebbero ora – secondo Mario Monti – nella paura che il contagio della crisi economica si  possa diffondere a macchia d’olio nel resto dell'Eurozona (che gli stessi leader europei si ostinano a fifendere ad oltranza) e nonostante – come è ovvio che sia  – essa non abbia soluzioni immediate ed indolore. Mario Monti, frattanto, continua a dirsi fiducioso e soddisfatto rispettivamente per il futuro dell’Europa e per i "progressi – a suo dire – portati avanti fino a questo momento". Il Professore, infatti, in occasione del G20 del Messico, al quale ha partecipato per discutere proprio dei problemi della riproposizione su scala mondiale della crisi,  ha parlato di un’economia malata e ha dichiarato che è possibile arrivare ad una svolta soprattutto con il Consiglio europeo, previsto per fine mese. Tutto rimandato a Bruxelles, dunque, seguendo il motto secondo il quale “i panni sporchi si lavano in famiglia”: pertanto, i problemi dell’Europa dovranno essere risolti giocando in casa.

     Tutto rimandato al prossimo Eurovertice di fine Giugno 

    Fervono i preparativi per gli incontri del 28 e 29 giugno, dei quali tappa intermedia sarà Roma con la “riunione” del 22 giugno, che servirà per analizzare i problemi della credibilità dell’euro e di una maggiore crescita prevista per l’Eurozona. In occasione del G20 messicano però, il “buon” Mario Monti non perde il vizio di fare lo “scaricabarile” e ricordare che la crisi economica non ha avuto origine in Europa, ma punta il dito contro gli Stati Uniti definendoli i veri responsabili della malattia dell’economia e della finanza occidentali. Il premier proprio in questa occasione ha affermato che “i leader europei presenti non hanno alcuna difficoltà a trattare l’argomento “crisi” in incontri come quelli del G20, ma sentono il diritto di risolvere i  problemi all’interno dell’Ue”.

     Monti auspica per Atene governo pro-Troika  

    Le dichiarazioni del "buon Mario" precedono l’incontro che il Professore avrà con il presidente americano, Barack Obama; intanto, una lunga sfilza di incontri diplomatici con rappresentanti del mondo politico americano, tengono occupato il nostro premier tecnico  che, come da copione, ripete a tutti di essere soddisfatto per i progressi italiani. La penisola, secondo le statistiche, si trova al terzo posto, dietro Gran Bretagna ed Unione Europea, per gli impegni mantenuti.  Il risultato del voto greco ha incontrato il sorriso del premier che ha incoraggiato Atene a stringere i denti e ad avviare un Governo di corresponsabilità nazionale che china la testa – evidentemente – alle bizzarre ed inutili soluzioni promosse dalla Troika (Ue, Bce, Fmi).

     Dal 2008 la Crisi  ha bruciato oltre 21,3 milioni di  posti di lavoro 

    Ma ciò che ha fatto davvero notizia, anche se passato completamente in sordina presso le Tv e giornali italiani, sono stati i veementi cortei di protesta che si sono alternati a Los Cabos, a ridosso dell'edificio ospitante il G20. Al centro delle manifestazioni di dissenso numeri allarmanti emersi in recenti analisi economico-statistiche ufficiali, resi noti nelle ultime ore: la Crisi, dal 2008 ad oggi ha letteralmente bruciato 21,3 milioni di posti di lavoro, distruggendo i sogni e stravolgendo la vità di altrettanti milioni di esseri umani. 

     Una sadica soddisfazione  

    Ma ci chiediamo: come fa Mario Monti  ad esprimere una tale soddisfazione davanti ad una situazione così drammatica come quella odierna? Come fa a parlare di "progressi" dinnanzi alo scempio greco ed alla stessa situazione italiana, della quale egli stesso è stato promotore, esecutore e tra i principali artefici? E di certo, progressi o no, tuttavia su un punto possiamo concordare: i cittadini del Bel Paese stanno seguendo in maniera forzata gli stessi "consigli" dittatoriali  che il premier ha dato ai greci: “cioè di aprire i portafogli e stringere  i denti”. I risultati sono sotto gli occhi di tutta, malgrado la pretestuosa e falsa cecità dei potenti del G20 e dell'Europa.

    Maria Laura Barbuto, Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Sudan: a rischio un milione di vite – Appello dell’Eurocamera

    Sudan: a rischio un milione di vite – Appello dell’Eurocamera

    Martedì, Giugno 19th / 2012  

    – di Silvia Laporta –

    Unione Europea / Parlamento Europeo / Bruxelles / Sudan / Sud- Sudan / Guerre Civili / Prima Guerra Civile / Seconda Guerra civile / Accordo di pace / aiuti umanitari / accesso alle frontiere / vittime / profughi / Nazioni Unite / Onu / Esercito Sudanese di Liberazione Popolare / Stato Indipendente Sud- Sudan / Conferenza di Guiba 1947 / Consiglio di Sicurezza dell' Onu / Stati del Kordodan Meridionale e del Nilo Azzurro / UNMIS / emergenza 

    "Sudan e Sud-Sudan trovino un accordo di pace":

    l'appello del Parlamento Europeo

    A rischio, più di un milione di potenziali vittime

    Tra i motivi del contendere: metalli, terre rare e il solito "oro nero"

    Sudan – Emergenza sanitaria – A rischio un milione di vite umane

    Bruxelles – Il Parlamento europeo, nell'ultima assemblea ha sollecitato  Sudan e Sud Sudan a negoziare diplomaticamente, circa le questioni post-secessione rimaste ancora in sospeso.  I  due paesi, sono invitati  ad attuare la Tabella di marcia delle Nazioni Unite adottata a maggio, al fine di arrivare, entro Agosto, a un accordo sulle questioni economiche (compreso lo sfruttamento del petrolio),  sulla demarcazione delle frontiere e sull’accesso degli aiuti umanitari. Tra i principali motivi del contendere, come sempre, l'oro nero (5 miliardi di barili sono contenuti nel sottosuolo del Paese, e per mancanza di mezzi finora sono stati sfruttati solo in maniera marginale: percentuale comunque modesta rispetto a quella di paesi come l'Arabia Saudita, ma comunque appetibile per molti falchi, africani e non) ma anche i metalli e le terre rare. Materie prime oggi sfruttate in maniera crescente anche e soprattutto da compagnie cinesi.

      Sudan – Una storia travagliata  

    Le regioni del Sudan e del Sud Sudan sono state, e continuano ad essere, teatro di guerre civili collezionando una serie di orrori, morti e schiavitù. Nel 1947, al momento dell’indipendenza del Sudan, la Gran Bretagna cercò di staccare il Sudan del Sud dal Sudan e di unirlo all’Uganda. Questo tentativo fu  annullato dalla Conferenza di Guiba del 1947 che unifico il Nord e il Sud della regione.  Per ben 64 anni Sudan del Sud e Sudan del Nord, formavano un'unica area continentale; ma non era affatto una convivenza pacifica. Infatti si sono successe una Prima e una Seconda Guerra Civile, combattute fin dall’inizio dall’Esercito Sudanese di Liberazione Popolare, al fine di ottenere l’indipendenza del Sudan. Più di 2, 5 milioni di vittime, 5 milioni di emigrati all’estero e la devastazione di parecchie aree del paese, sono state le conseguenze. Nel 2004, la Pace di Naivasha, pose fine alla seconda guerra sudanese regolamentando l’ordinamento democratico dello stato del Sudan e di quello del Sud Sudan , stabilendo il percorso per arrivare al referendum per l’indipendenza della regione.  Nel Gennaio 2011, con un 96 % di affluenze alle urne, il popolo decise di proclamare lo stato indipendente del Sudan del Sud.

      Bruxelles chiede una frontiera demilitarizzata  

    Nella risoluzione approvata per alzata di mano, i deputati sottolineano che il punto di partenza per negoziati costruttivi, dovrebbe essere la creazione di un’area di frontiera demilitarizzata e sicura come punto di ritiro incondizionato di tutte le forze armate entro i propri confini. Fortunatamente,  sono  stati ripresi i colloqui diretti ad Addis-Abeba in modo pacifico e che entrambi gli Stati abbiano accettato la tabella di marcia approvata dal Consiglio di sicurezza dell'ONU il 2 maggio, che stabilisce un termine di tre mesi per risolvere le questioni post-secessione in sospeso. Inoltre, la demarcazione delle frontiere è essenziale per la pace e la stabilità nella regione e pertanto i deputati invitano il Sudan e il Sud Sudan ad avvalersi dei servizi messi a disposizione dall'Unione africana a tal scopo.

      Un'enorme emergenza sanitaria  

    Nel documento, il Parlamento Europeo, pone una priorità assoluta: quella dell’emergenza sanitaria provocata dai focolai  ancora esistenti tra Sudan e Sud Sudan e dal persistere dei combattimenti negli Stati del Kordodan Meridionale e del Nilo Azzurro. Secondo le stime dei funzionari delle Nazioni Unite, circa un milione di persone potrebbero morire di fame, se non riceveranno aiuti umanitari entro i prossimi mesi. Garantire cibo, assistenza sanitaria e cure a queste popolazioni è già diventata un impresa a causa del mal funzionamento delle infrastrutture e dei conflitti sul territorio; quindi l’appello del Parlamento Europeo è teso alle popolazioni del Sud e Sud Sudan, allo scopo di permettere l’accesso immediato del personale delle Nazioni Unite e di altro personale umanitario alle popolazioni colpite. L’Unione Europea e la Comunità Internazionale, s’impegnano a onorare gli impegni di finanziamento a favore della regione per ottimizzare la situazione di emergenza.

      Due stati autosufficienti  

    Il Parlamento accoglie con favore la decisione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di estendere il mandato della missione ONU in Sudan (UNMIS) e di inviare nel paese ulteriori contingenti di pace, ai fini del pacifico sviluppo di due Stati autosufficienti. Auspica, infine, che sia garantita la sicurezza del personale delle Nazioni Unite e l'invio di osservatori internazionali con il compito di vigilare e contribuire al rispetto delle regole.

    Silvia Laporta  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Fermiamoli! – Stanno Svendendo e Depredando il Giardino d’Europa

    Fermiamoli! – Stanno Svendendo e Depredando il Giardino d’Europa

    Domenica, Giugno 17th / 2012

    – L'Editoriale, di Sergio Basile –

    Unione Europea / Italia / Eurozona / Commissione europea / Casta Parlamentare / Olli Rehn / Michel Barnier / Pierluigi Bersani / Pierferdinando Casini / Angelino Alfano / Silvio Berlusconi / Manuel José Barroso / Doppiogioco dell'Ue / Accentramento / Crisi / Lavoro / Crescita /  Investimenti / Incentivi / Punti forti dell'Italia / Paese ricco / Giardino d'Europa / Svendita del patrimonio pubblico / Piano verso la dittatura bancaria /  Tessuto imprenditoriale / Indici economici / G20 del Messico / Mario Monti / Corrado Passera / Voto della popolazione ellenica / Permanenza nell'Eurozona / Mercato Interno / Complotto / Contro informazione / Sergio Basile / Qui Europa / Europa / Rinascita 

    Fermiamoli! – Stanno Svendendo 

    distruggendo il Giardino

    d'Europa –  Sveglia!

    Da Bruxelles, al G20 a  Roma si sussegue

    la propaganda dell'euro-casta

    Saldi – E' iniziata la svendita del Patrimonio

    Storico Nazionale: il Giardino d'Europa

    trasformato in un arido deserto

    E i "Magnifici Tre" Stanno a Guardare!

    Fermiamoli, stanno Svendendo e Depredando il Giardino d’Europa

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Bruxelles – Mentre in Italia le famiglie si apprestano a pagare la prima rata (in scadenza domani) dell'iniqua ed assurda IMU ; mentre Mario Monti e Corrado Passera propagandano il loro "Decreto Sviluppo" che riverserà fiumi di euro nelle tasche di palazzinari italiani (restituendo loro in pratica, di sottobanco ed in maniera subdola, il mal tolto dovuto al versamento della stessa IMU da parte dei re dell'impero dell'edilizia italiana) da "reinvestire" – a interesse s'intende – in strutture pubbliche (togliendo allo stato ogni iniziativa di sorta, e snaturandone il suo ruolo fondamentale); mentre la Grecia è alle prese con un voto "storico" che potrebbe scardinare la gabbia dell'Eurozona, nella quale la Troika sta lentamente dissanguando i poveri paesi del Sud Europa sotto attacco dei mercati (i cosiddetti Piigs); sul fronte dell'Ue incalza forte la propaganda "pro-crescita" di Barroso e compagni. Il cerchio dunque si chiude proprio a Bruxelles.

    L'annientamento del Mercato del Lavoro e

    l'assurdo "pizzino" della Commissione Ue 

    "L'azione messa in campo dalla Ue per fare fronte alla crisi dei debiti sovrani ha contenuto la crisi, ma non l'ha domata e tantomeno l'ha superata''. A dichiararlo – con faccia di marmo e senza alcuna vergogna di sorta – nelle scorse ore Olli Rehn – Commissario Ue, "non eletto",  agli Affari Economici e Monetari della "Banda Barroso" –  che ha bollato come ''insufficienti'' le azioni messe in campo rispetto alle sfide della crisi (e lo credo bene!). Rehn ha inviato un "pizzino" ideale al governo Monti, per  spianare la strada  dell'opinione pubblica verso un "consenso illusorio", ed al fine di garantire nella maniera più indolore possibile l'approvazione della proposta di riforma del lavoro (disoccupazione diffusa) da parte della casta-parlamentare di maggioranza che permette a Monti  di continuare le sue insensate manovre di distruzione dello stato e dello stesso Paese. "E' questione di grande urgenza" – ha dichiarato Rehn –  invitando Monti (che di certo non aveva bisogno di tali pretestuosi proclami) a portare a termine il suo lavoro (sporco lavoro) sulla riforma del mercato del lavoro nel Bel Paese. 

     Barroso-Monti – Bugie e Disinformazione  

    Secondo la Commissione europea, l'Italia affronterebbe, dunque, ''seri squilibri dovuti alla perdita di competitività nell'ultimo decennio", pertanto – secondo Rehn – ''tutte le misure prese finora dal governo per affrontare questo problema devono essere applicate in pieno e in modo rigoroso''. Ma i limiti e la pretestuosità di tali affermazioni (malgrado tv e giornali sostengano in gran parte la bontà di tali "fantasiose quanto false" ed antistoriche ricostruzioni) sono ormai ben palesi e ben comprensibili in una fetta sempre maggiore di Italiani, che hanno compreso la vastità e lo spessore della "rete del grande imbroglio" nella quale l'Italia – suo malgrado – è stata gettata. Non è vero, infatti, che da dieci anni a questa parte l'Italia attraversa un trend economico negativo.

     Tutti gli indicatori  economici smentiscono Monti,

    Bersani, Alfano, Casini e l'Ue  

    Più volte in questi mesi "Qui Europa" ha pubblicato i numeri che confutano le ricostruzioni della Commissione europea, del governo Monti e dei suoi impresentabili spalleggiatori: Bersani, Alfano (Berlusconi) e Casini. La scorsa estate l'Italia era un Paese in salute e in moderata crescita: 1) bassissimo debito privato d'impresa (appena 40 miliardi di euro, contro i ben 8000 miliardi di debito d'impresa privato delle aziende francesi – Come mai la Francia non ha subito dunque la sorte dell'Italia e il suo vergognoso declassamento?); 2) Terza riserva aurea del mondo; 3) Livello dei risparmi delle famiglie da record in Europa, e non solo; 4) Il miglior tessuto imprenditoriale d'Europa, sia per numero di attori commerciali, che per efficienza e produtività; 5) Paese leader al mondo in settori come la cantieristica navale, la metalmeccanica, l'ingegneria aereospaziale,  l'alta moda, l'impresa manifatturiera, l'industria dei servizi turistici; l'industria vitivinicola ed alimentare. Solo per citare alcuni esempi; 6) In più il Paese con il primo patrimonio artistico del mondo (il 70% delle opere d'arte sono conservate nei musei italiani: che oggi vanno verso una probabile e vergognosa privatizzazione); 7) Un Paese dalle bellezze territoriali e paesaggistiche invidiate nel mondo: non a caso prima dell'avvento del distruttivo governo dei banchieri eravamo ancora noti come gli abitanti del "Giardino d'Europa". Ciò nonostante i disastri provocati dal governo Berlusconi. A dare un quadro preciso della situazione – prima dell'invio della celeberrima letterina della (privata) Bce e dell'avvio delle ingerenze da parte dei "privati"  negli affari nazionali – fu lo stesso governo Berlusconi, come confermato (ricorderete) dallo stesso ex-ministro dell'Economia Giulio Tremonti: che nella scorsa estate fotografò nel suo rapporto semestrale la solida situazione dell'Italia, malgrado il debito pubblico di 1900 miliardi di euro. Debito – che come spiegato in decine di articoli – è stato "provocato in maniera fittizia" in seguito alla privatizzazione della Banca d'Italia e della conseguente perdita della nostra sovranità monetaria, regalata ai banchieri privati che siedono nel board della Bce. (vedi articoli nell'archivio di "Qui Europa").  

     Il gioco sporco della "Banda Barroso"  

    Ma lo smemorato Rehn – finto tonto –  ha continuato a fare il  gioco di questa cerchia di eletti – o parassiti: dipende dai punti di vista – rimettendo la salvezza della baracca allo stesso artefice del disastro: Mario Monti. ''La dimostrazione di un impegno politico degli stati membri – secondo Rehn – sarà (infatti)  il punto chiave per ripristinare la fiducia nella zona euro''. Il commissario ha indicato nelle ultime ore quattro tasselli per la cosiddetta "crescita": 1) standard unico per i requisiti patrimoniali (cioè neutralizzazione del ruolo e delle funzioni tipiche degli stati); 2) supervisione finanziaria integrata (Risorse statali nelle mani dell'Ue); 3) autorità unica per la risoluzione delle crisi (cioè accentramento imperialistico) ; schema unico di garanzia dei depositi bancari (cioè dittatura bancaria); 5)  Mutualizzazione del debito (debito – come detto – fatto non dai popoli ma dalle stesse banche) con strette regole di bilancio (cioè comprimendo i servizi pubblici essenziali elargiti ai cittadini). Tutto sommato un bel modo per affrontare una crisi provocata da loro stessi.

     Barroso decise di non bloccare la speculazione  

    Il suggello di tali scelte "dittatoriali" quanto "anti-democratiche" la "Banda Barroso" – per ammissione dello stesso presidente – lo metterà al prossimo G20 del Messico. Secondo il "Re" – non eletto – della Commissione europea, infatti, al vertice mondiale "l'Ue non lascerà alcun dubbio ai partner internazionali sulla propria determinazione a prendere ogni azione necessaria contro la crisi, difendendo la stabilità e promuovendo la crescita. Siamo determinati – continua Barroso – a mostrare al mondo che l'euro e il progetto europeo sono irreversibili''.

     In attesa del Voto greco e del G20 del Messico  

    Ma, in attesa dell'esito del voto della popolazione ellenica – che in queste ore sta affollando le urne – una domanda ci viene spontanea: se l'Ue dice di star facendo di tutto per bloccare questa "pseudo-crisi" perchè ha fatto di tutto per "non approvare" il pacchetto di misure presentato nei mesi scorsi in Commissione dallo stesso commissario al Mercato interno Michel Barnier? Perchè non si è scelti di metter fine "all'impero del rating" ed alle contestuali ingerenze dei privati e delle multinazionali (che affollano i consigli direttivi delle stesse agenzie di rating responsabili dei declassamenti all'Italia ed agli alri paesi Piigs) una volta per tutte. Appare dunque chiarissima la volontà dell'Unione europea di continuare un doppiogioco al fine di alimentare questa crisi indotta e mettere le grinfie sulla ricchezza degli stati più appetibili. E il giardino d'Europa (oggi deserto d'Europa)  è tra questi.

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

     

  • La Spagna, il Rating e il pozzo senza fondo del debito – Prossima vittima l’Italia?

    La Spagna, il Rating e il pozzo senza fondo del debito – Prossima vittima l’Italia?

    Giovedì,  Giugno 14th / 2012

    – di Sergio Basile e Silvia Laporta –

    Spagna / Eurozona / Declassamento / Rating / Fitch / Commissione Ue / Speculazione / Sistema perverso / Strategie mercatiste dittatoriali / Italia / Debito fittizio / Pozzo senza fondo / Il pozzo senza fondo della speculazione / Il debito senza fine 

    Spagna: i "regali" europei alle banche non basteranno

    E' un pozzo senza fondo studiato ad arte

    Ora potrebbe toccare alle banche italiane ricevere i "famigerati

    aiuti", complici le solite agenzie di rating

    La Belva del Rating dopo la Spagna, attacca l’Italia – Ma l’Ue sta a guardare

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Madrid, Bruxelles, Roma –  Nelle ultime 48 ore abbiamo assistito all'ennesimo attacco "mercatista" portato con prepotenza verso la Spagna: ed ecco che come per magia è giunta, con la solita puntualità da orologio svizzero, la perentoria ed impietosa mannaia del rating a creare confusione e scompiglio tra la popolazione iberica. L’agenzia Fitch, infatti, ha tagliato il rating a 18 banche spagnole, e ciò dopo aver riservato medesima sorte ai colossi del calibro di Santader e Bbva. Secondo le giustificazioni della discussa ed indagata – non scordiamolo – agenzia newyorkese le colpe del declassamento non sarebbero frutto di accordi sottobanco – come molte procure pare stiano vagliando – ma bensì della gigantesca bolla immobiliare che – sempre secondo Fitch – potrebbe compromettere l’intero portafoglio crediti di alcune banche che potrebbero subire ulteriori peggioramenti”. 

     Il Rating e i nuovi "guadagni facili " delle banche: interessi e aiuti  

    E beh, una preoccupazione lecita, ma fino ad un certo punto! Come farebbero a essere pagati i mutui di centinaia di possessori di case, se questi non dispongono più di un reddito? ovvio! Sarebbe impossibile. Ma il punto è che ad impedire i pagamenti e l'onorabiolità dei mutui spagnoli sono proprio gli esorbitanti livelli di tassazione che il Consiglio Ue ha imposto ai disgraziati e martoriati cittadini, in nome della "crescita". Roba da matti! E dopo il danno l'ulteriore beffa del rating: nuovi declassamenti, nuovi aumenti del famigerato spread e nuovi esorbitanti interessi da pagare alle banche che investono (speculando) sul debito spagnolo. Ciliegina sulla torta gli aiuti – li chiamano così – alle stesse banche ingrassate dalla speculazione. Meccanismo che non regge, palesementer assurdo, ma che tiene sotto scacco tutta l'Eurozona.

     Commissione e investitori bevono insieme al calice della speculazione 

    La Spagna è in piena recessione economica. La disoccupazione è arrivata ormai al livello esorbitante del 24%. Verso il 50% quella giovanile, soprattutto nelle regioni più periferiche. Secondo una simulazione sul reale stato di salute delle banche spagnole, implementata dagli analisti di Credit Suisse, in vista di un eventuale peggioramento della situazione del settore, il sistema del credito spagnolo, potrebbe arrivare a accumulare perdite per 250 miliardi, cifra che corrisponde a un quarto del Pil di Madrid. Tuttavia, finchè l'unico arbitro della partita sarà il "fantomatico mercato" – e saranno le stesse banche – la visione reale del problema sarà sempre mistificata ed annebiata. La Commissione europea, in questo, evidentemente ha una colpa enorme, dal momento che dovrebbe vietare – con opportuno pacchetto di misure – che Fitch & Co prendano di mira stati sovrani e soprattutto stati – come oggi la Spagna – in forte recessione economica. Ma il gioco delle parti ormai è fin troppo chiaro. Di aiutare gli Spagnoli – cioè i cittadini – in realtà non ne ha voglia nessuno. Il solo obiettivo dei "privati" e dell'Unione è quello di reggersi il moccolo a vicenda, bevendo a dismisura nel dolce e velenoso calice della ricchezza facile ed artifiziosa, come un vizioso padre di famiglia ubriaco, alle spalle della sua famiglia e dei suoi figli.

     Costruttori di un pozzo senza fondo  

    Dunque i "costruttori europei" hanno creato un pozzo senza fondo, il pozzo del debito inestinguibile. Ma la domanda è una! Se una situazione è irrimediabile, perchè continuare ad andare avanti così a spese della povera gente? Basterebbe cambiare le regole del gioco e d'improvviso addio alla speculazione, addio al debito "non onorabile e perverso" e Spagna fuori dalla crisi. Infatti, conti alla mano, sebbene le perdite nel settore immobiliare – stimate per 155 miliardi di euro – siano una nota molto dolente ma prevedibile,  sorprendono quei 94 miliardi attesi di buco sul settore non-immobiliare. Se si sommano mutui, crediti al consumo e prestiti alle imprese, le banche sarebbero esposte secondo le stime circolate nelle ultime ore, per ben 1.300 miliardi di euro, che dovrebbero comunque aumentare di altri 100 miliardi.  Qualora tali stime dovessero rivelarsi veritiere – ma su questo punto la chiarezza è sempre un lusso – ciò implicherebbe che i 100 miliardi prelevati dalle tasche degli europei – che hanno giustificato le sommosse popolari di martedì – e destinati alle banche, non basterebbero. Praticamente si tratta – come detto – di un pozzo senza fondo, magari concepito dagli architetti costruttori proprio in tal guisa per motivazioni tutt'altro che nobili e trasparenti. Quindi 100 miliardi, con annesso debito sovrano, con annesso altro debito! Come può crescere il Pil della Spagna? Come può risollevarsi l’economia del paese? Più si ragiona sui numeri, più ci si accorge che infondo è tutta una grossa balla! Un grottesco teatro, nel quale recitano la loro losca parte tutte le istituzioni europee: ciascuna contraddistinta dalla sua buona dose di omertà.

      La prossima della lista? L'Italia!  

    Un circolo vizioso bello e buono, studiato a tavolino per ammucchiare sempre più debito!  Causare  incomprensibili e arbitrari declassamenti con lo scopo di destabilizzarne l'economia ed aprire la porta alla speculazione internazionale sui titoli del debito pubblico. Ciò, tra l'altro, causa  ulteriori gravi conseguenze sull'andamento delle borse. Martedì, è bene ricordarlo, è stato il momento delle banche italiane: con cadute vicine al 4 %, sia per Banca Intesa che per UniCredit. Se ancora qualcuno non l’ha capito, dopo Atene, Madrid la lista prosegue con Roma. Tocca alle nostre banche piene di titoli del Tesoro e con tassi di crediti dubbi, vicini al 10% dei portafogli prestiti! Cosa faranno i nostri eurodeputati? Chiederanno alla Commissione Ue di delegittimare le agenzie di rating, mandando in pensione lo spread o continueranno a "gustarsi" il macabro spettacolo? 

     Sergio Basile, Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Nigeria: Ecatombe di Cristiani

    Nigeria: Ecatombe di Cristiani

    Martedì, Giugno 12th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Nigeria / Abuja / Damaturu / Yalwa / Onu / Ue / Cristiani / Cristianofobia / Islamici / Musulmani / Attentati / Vittime / Persecuzioni / Religione / Petriolio / Oro Nero / Guerra Religiosa / Boko Haram / Goodluck Jonathan  / Maria Laura Barbuto / Qui Europa  / genocidio / Mattanza / indifferenza della Comunità internazionale / Onu / Ue   

    Nigeria: Cristiani vittime della legge della morte,

    ma forti nella fede

    Vergognosa indifferenza della Comunità

    Internazionale e dell'Ue

    Continuano gli attentati da parte di Boko Haram.

    L’oro nero aumenta l’odio

     

    di Maria Laura Barbuto 

    Ecatombe di Cristiani in Nigeria – L’indifferenza di Media, Onu e Ue

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Abuja –   Vigilia di Natale 2010,  86 vittime cristiane.  L’anno dopo, a Damaturu, dove già a novembre sei chiese erano state attaccate, la vicenda si ripete. In occasione del Natale 2011, muoiono 30 cristiani, uccisi da 5 attentati e, nei giorni seguenti, ancora altri attacchi realizzati da una setta mussulmana con l'obiettivo dichiarato di provocare l'esodo dei cristiani dal nord del paese, hanno provocato la morte di altre 28 persone. Nel 2012, in occasione della celebrazione della Pasqua, un nuovo attentato colpisce la Nigeria settentrionale: altri 20 morti. Il 3 giugno scorso, un attacco kamikaze contro una chiesa a Yalwa, causa oltre 15 morti. Ancora più recente, un duplice attentato contro 2 chiese, ha causato altre 4 vittime e decine di feriti. In Nigeria la setta islamica Boko Haram detta la legge della morte e della paura: la religione è il motivo manifesto dello scontro tra cristiani ed islamici ma anche altri motivi, considerati latenti, contribuscono ad infiammare gli animi e ad acuire la “guerra religiosa”. Interessi economici importanti (che determinano una gestione del potere da parte di pochi “eletti”) sono legati ai giacimenti di petrolio presenti, in forma abbondante, sul territorio africano.

      In Nigeria i Cristiani continuano a versare il loro sangue                            

    Potenzialmente, quindi,  la Nigeria potrebbe essere un paese ricco e la sua popolazione benestante, se non fosse che solo una minima percentuale dei Nigeriani gode degli enormi guadagni che derivano dalla gestione dell’oro nero. Il 70% della popolazione è costretta alla miseria, motivo che spinge alla corruzione e alla violenza a causa di un sentimento di  malcontento marcatamente diffuso. La classe politica, dopo l’elezione del cristiano Goodluck Jonathan a Presidente del Paese, non ha saputo fronteggiare al meglio la spinta islamica “autoritaria ed omicida” che contribuisce a destabilizzare, ulteriormente, i già precari equilibri della Nigeria.

      Il vergognoso silenzio di Onu e Ue – Boko Haram libera di agire              

    Intanto, la comunità internazionale – Onu e Ue – sta a guardare come un terzo occhio, come se fosse estranea a ciò che accade nella “lontana” Africa, interessata piuttosto alla speculazione internazionale, al'euro ed ai mercati. Le vite umane quelle, no. Quelle possono aspettare. Più volte abbiamo riportato notizie delle persecuzioni che i cristiani sono costretti a subire in tutto il mondo e lo faremo – nostro malgrado – tante altre volte ancora perché queste sono le “novità giornalistiche” degne di imporsi all’attenzione di tutto il mondo. Qualcosa deve cambiare e, cosa ancora più importante, tutti dobbiamo contribuire a questo cambiamento. La legge della morte e della violenza deve essere trasformata in libertà. Ora, subito!

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • La riflessione del Nobel – Paul Krugman e la fine dell’euro

    La riflessione del Nobel – Paul Krugman e la fine dell’euro

    Sabato, Giugno 9th / 2012 

    – di Silvia Laporta –

    Unione europea / Eurozona / Economia / Finzanza / Instabilità dell'Eurozona / Intervista a Paul Krugman / Banca Finanza / Premio Nobel per l'economia / Politiche di austerity / 6 pericoli immediati per l'Europa / Cecità dei leader europei / Consiglio europeo / Fiscal compact / Debito pubblico / Debito privato delle imprese italiane / Giappone / Italia / Debito e crescita / Strade separate / Controinformazione / Qui Europa / Silvia Laporta 

    Paul Krugman e la fine dell'euro

    Da "Banca Finanza" il Nobel lo dà per spacciato

    La Riflessione del Nobel – Paul Krugman e la fine dell’euro

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Bruxelles – “I leader europei sono decisi a portare il continente al suicidio. Invece di ammettere che si sono sbagliati sembrano decisi a buttare la loro economia e la loro società giù da un burrone. Un tempo i medici credevano che cavar sangue servisse a purgare il corpo dagli umori maligni: molti  responsabili di politica economica la pensano ancora così”. Le parole di Krugman, premio Nobel 2008 per l’economia, si caratterizzano sempre per la loro caratteristica di essere estremamente catastrofiche, quando si parla della situazione europea e delle manovre di austerità, da egli sempre criticate. Purtroppo però, Krugman descrive in una intervista apparsa sulle colonne di "Banca Finanza", solo la realtà.

      I pericoli immediati dell'Europa  

    Nel suo editoriale NYT dello scorso 19 Maggio – ripreso anche oggi da "Banca Finanza", il “guru dell’economia”, ha descritto la sua visione personale della crisi europea. Innanzi tutto, per il Nobel, sarebbero ben sei le fonti di pericolo: 1) la Grecia uscirà dall’euro molto probabilmente il prossimo mese; 2) Ci saranno prelievi enormi da banche italiane e spagnole, per essere trasferiti nelle banche della Germania; 3) Potrebbero seguire controlli con il veto per le banche di trasferire depositi fuori dal paese, e limiti ai prelievi cash; 4) Si nuove strette al credito Bce, pur di tirar fuori le banche dal collasso; 5) La Germania dovrà accettare enormi crediti concessi a Italia e Spagna; 6) L’euro è a fine percorso. 

     Fiscal Compact: un'assurdità da abbandonare subito 

    Secondo Krugman all’inizio del suo percorso per la moneta unica il "clima era di ottimismo". Ma subito dopo, il denaro investito in Spagna e in molti paesi europei, ha creato enormi bolle immobiliari e deficit commerciali. Nonostante la grave situazione di instabilità economica – che si evidenzia ancor di più in clima di crisi – l’Europa avrebbe, sempre a detta di Krugman,  un’unica possibilità per uscire dal pantano della crisi: "che Francoforte abbandoni la sua ossessione per la stabilità dei prezzi e accetti un’inflazione  in aumento del 3 e 4%" . A fronte della situazione attuale, dunque, egli evidenzia che per uscire dalla depressione, l'Eurozona avrebbe bisogno di più spesa pubblica e non il contrario. Da qui si comprende come ciò che "Qui Europa" sostiene da mesi, sia in realtà l'unica strada percorribile: ovvero abbandonare il dissennato principio "istituzionalizzato" con il fiscal compact del pareggio di bilancio. Evitare di utilizzare l'arma anti-recessiva del "deficit spending" (cioè dell'investimento statale costruttivo e "moltiplicativo" grazie ad una quota "sana" di debito statale sottratto alla speculazione) è pura follia. sarebbe come chiedere alle bistrattate famiglie ed alle logorate e "depresse" imprese di mandare avanti l'economia del Paese. Folle ed irresponsabile!

     Debito e Crescita: Due strade separate – Il Giappone insegna 

    Deleterio e terribilmente recessivo dunque! Ciò, nonostante spesso i "famosi tagli" siano frutto della preoccupazione di “non riuscire a rientrare nelle spese”. Ma infondo valutando la "ratio" di questa crisi "indotta" e analizzando alcuni dettagli dell'intervista resa da Krugman, ci si accorge in tutta serenità che non esiste una stretta ed automatica relazione e connessione tra crescita e debito. Sono due strade separate e parallele: il Giappone ce lo insegna, essendo un paese in crescita malgrado sia ad oggi il paese con il denbito pubblico più alto al mondo: ben 4000 miliardi di euro, ovvero circa il doppio dell'Italia. Italia che – come detto in più sedi, in precedenti articoli (vedi archivio) – presenta una tutto sommato buona situazione del "debito privato d'impresa" rispetto alla "cugina" Francia: 40 miliardi di euro, contro gli 8000 (ottomila) euro di debiti delle mprese francesi. Ma ciò evidentemente – e molto stranamente – non è bastato alle agenzie Standard & Poor's, Moody's e Fitch a spingerle ad affibiare al nostro Paese una valutazione migliore in termini di rating, esponendola incomprensibilmente, dunque, ad attacchi speculativi gravissimi senza alcun raziocinio, e senza precedenti.

     Un'austerità che gioca contro la "crescita"  

    Le politiche di austerità – come nota lo stesso Krugman – nella maggior parte dei casi, non fanno che aumentare il tasso di disoccupazione: è ovvio! “Lo stimolo fiscale, aiuta l’economia ad aggiungere nuovi posti di lavoro, mentre la riduzione del deficit di bilancio, incide sulla crescita almeno nel breve periodo”. Questa verità, è quella che deve imporsi al processo legislativo, per riuscire a cambiare le cose, altrimenti l'Europa finirà nelle mani di una mera élite di tecnocrati e banchieri, a discapito dell'economia. Spirale che sta già portando "all'inferno" tutta l'Eurozona, dietro l'indifferenza di un Consiglio europeo costituito in maggioranza da leader ciechi ed acconsensienti. Vedi Mario Monti.

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Barroso – Dalla Repubblica delle Banane a quella delle Banche

    Barroso – Dalla Repubblica delle Banane a quella delle Banche

    Venerdì, Giugno 8th / 2012

    – L'Editoriale, di Sergio Basile e Silvia Laporta  –

    Unione europea / Banche e Finanza / Commissione europea / Commissario al Mercato Interno / Manuel Barroso / Michel Barnier / Banche al potere / Alibi / Ricapitalizzazioni / Repubblica delle Banche / Mario Monti / Commissione Trilaterale / Giorgio Napolitano / Repubblica Italiana / Centocinquantenario / Vuoti festeggiamenti / Interessi delle banche / Operazioni in derivati / Speculazione sul debito pubblico degli stati / Operazioni Over-night / Oerazioni Off-Shore / Dittatura / Controinformazione / Silvia Laporta / Sergio Basile / Qui Europa / Europa 

    Barroso – Dalle Repubbliche delle Banane 

    alla Repubblica delle Banche

    Crisi del sistema bancario europeo: un alibi che

    non convince per nulla

    Il fantasioso provvedimento della "Banda Barroso"

    L'indiretta ammissione di Barnier: "Banche al potere"

    Non pià soli 4.500 miliardi di aiuti. Ora si fa da sé!

    Barroso – Dalle Repubbliche delle Banane alla Repubblica delle Banche

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Bruxelles – La Commissione europea, sta varando un provvedimento “salva banche”, ovvero dei piani di risanamento che  stabiliscano le misure da adottare in caso di deterioramento delle finanze degli istituti europei. Un “collasso finanziario” – per usare un eufemismo – che si "vuole evitare" ma ovviamente  non  nei confronti degli Stati (per far quello basterebbe ritornare a stampare moneta presso il Ministero del Tesoro dei singoli stati o presso le rispettive banche nazionali: magari soggette a provvidenziali quanto urgenti processi di rinazionalizzazione. Ma pare che lassù nessuno ne abbia voglia. Così facendo la pioggia di euro sulle banche cesserebbe di colpo!). Dunque la tecnocrazia – che ora spinge per MES ed eurobond, in pieno stile debtocracy – ha l'unico cruccio di reggere se stessa, cioè le banche che ne controllano a tavolino l'operato, sotto un lacerato ed impresentabile velo di democrazia. Banche – tra l'altro – già con forzieri strapieni solo con gli "spiccioli" del gettito costante apportato dagli interessi maturati sui titoli del debito pubblico degli stati dell'Ue (specie dei Piigs: titoli che, come ormai tristemente noto, garantiscono spread più alti, grazie al rating) tra i quali i "poveri istituti in crisi" hanno attinto a piene mani, al fine – è ovvio – anche di speculare sui disastri altrui e tra la piena indifferenza di Consiglio europeo (Monti, Merkel & Co), Commissione Barroso e Parlamento europeo. Che manna! Come raccogliere euro piovuti dal cielo! 

      Le parole chiave: "Crisi del sistema bancario"  

    Poco male! Le parole chiave dettate ai giornali in questi ultimi giorni sono 4, e precisamente: "crisi del sistema bancario"! Ed allora, ecco che le soluzioni proposte dai tecnocrati di Bruxelles – panacee che ovviamente lasciano largamente a desiderare da tutti i punti divista – mettono ancora una volta al centro delle loro strategie attuative, gli istituti bancari: ricapitalizzati – è bene ricordarlo – con qualcosa come 4.500 miliardi solo negli ultimi  anni! (Ma che fine avranno fatto questi benefici euro?). Ciò, evidentemente, senza pensare nemmeno vagamente di mettere qualche limite alla loro autorità. Anzi! Il liberticida, dittatoriale e mostruoso Mes è ormai alle porte dell'Europa, anche se generato come non cancro, al suo interno! (vedi articolo pubblicato ieri in "Qui Europa")

      I 3 punti del "fantasioso" provvedimento della "Banda Barroso" 

    Il provvedimento varato dalla “Banda Barroso”, si pone di riscrivere le regole per il settore in modo da arrivare ad un vero e proprio "blocco bancario europeo unico", basandosi su tre punti: 1) le azioni di prevenzione e i piani per "gestire la crisi" (anche se più che gestirla, gli europei chiedono in massa semplicemente di fermarla e non alimentarla!); 2) il rafforzamento della vigilanza: sperando che non sia analogo al sistema di vigilanza della Bce: completamente nelle mani dei banchieri privati che ne affollano il board di Francoforte, e che fanno il bello ed il cattivo tempo col l'euro, a svantaggio dei correntisti e degli stessi stati "sovrani"; 3) Delle azioni di "pseudo-salvataggio" delle banche: "da non realizzare – sempre secondo Barroso e Barnier – con i soldi dei contribuenti, ma con quelli delle banche stesse". Che poi alla fine sono, però, sempre quelle dei contribuenti! Come spiegare allora il rafforzamento dei coefficienti li riserva patrimoniale bancaria (Core Tier) di Basilea 3, ratificati nei giorni scorsi dallo stesso "democratico" Europarlamento? Bella domanda! Soprattutto in virtù della dittatura ad oltranza esercitata dagli stessi istituti di "ex-credito" – ci scuserete  la battuta – attraverso il credit crunch, l'assurda ed ingiustificata, ed aggiungiamo tirannica, stretta del credito che sta "staccando la spina" a migliaia di imprese europee.

      Lo zampino dell'Eba  

    In più vi dovrà essere un'azione congiunta di controlli intensificati da parte dei 27 organismi nazionali di controllo e dell’Eba (Autorità bancaria Europea). L'Eba, cioè l'European Banking Authority, la stessa – diretta dall'taliano Andrea Enria (in questo momento gli italiani all'estero "vanno proprio forte", meno curiosamente in casa – vedi "Super Mario Monti") che avrebbe chiesto alle banche (guarda un pò!) di aumentare le proprie riserve non destinabili al mercato, per capirci! Allora, dopo le doverose spiegazioni, possiamo comprendere come all'interno di questo "perverso ed incontrollabile" sistema-gabbia, le "povere banche in crisi (?)" dovranno creare al loro interno “Fondi cuscinetto” di garanzia pari ad almeno l’1% del totale dei depositi coperti, per assicurarsi liquidità disponibile in caso di necessità. Ma la percentuale è destinata a salire vertiginosamente, visti i parametri di Basilea (vedi archivio "Qui Europa").

      Non più solo 4.500!  

    Michel Barnier, Commissario europeo al Mercato Interno (ex ministro francese delle finanze)  ha  indicato quale  filosofia e ratio del provvedimento, quella di voler "affidare alle banche la responsabilità di pagare per esse", e non ai contribuenti, limitando secondo lui – il ricorso agli aiuti pubblici, soprattutto in tempi di austerità come questo. Che cuore! Barnier, nelle scorse ore, ha poi ricordato che la Commissione – precisamente nel 2008-2011 – ha approvato (come ribadiamo) aiuti di stato a favore delle banche per ben 4.500 miliardi di euro: cifra pari al 37% del Pil dell’Unione europea. Interventi che sono andati ovviamente a discapito nostro, delle famiglie europee  e di tutta la popolazione. Secondo Barnier, dunque, con la nascita della "Repubblica delle banche" tale problema non si ripresentarà più! E certo! Caro Barnier, le banche ora faranno da sé, e la "carta costituzionale" sovrana di Basilea 3 ne è la prova (vedi archivio "Qui Europa").

      Le Repubblica delle Banane e la Repubblica delle Banche  

    Insomma è come riconoscere ufficialmente la nascita di una nuova repubblica: quella delle banche. E ciò proprio nell'anno della fine della sovranità della "Repubblica Italiana" affidata ad un governo di banchieri non eletti, proprio nell'anno del suo 150°  compleanno, e dopo una serie interminabile di – evidentemente – vuoti, vani ed inutili festeggiamenti per il Centocinquantenario. Feste e parate solenni portate avanti dal gran maestro Re Giorgio Napolitano I, con la stessa premura con la quale si è affrettato a chiamare – tra tanti – al Colle proprio un "non politico – non eletto" amico di banche, tecnocrati, organizzazioni occulte e banchieri di prima fascia (vedi Rockefeller: fondatore della celeberrima Trilateral Commission, della quale Monti è stato fino a "ieri" rappresentante di punta dell'Area Continentale Europea). Quanto a su, il primo aggettivo usato, relativo a "festeggiamenti" ("vuoti") è dovuto all'amara constatazione su quale sia stata la triste fine fatta oggi dal glorioso "Dettato Costituzionale" della Repubblica Italiana: modello che tutta l'Europa ci invidiava per misura e portata intrinseca, scritto tra il sangue e l'esperienza di uomini che nel dopoguerra fecero grande l'Italia, ponendola al centro del mondo senza armi e "opinabilissime missioni di pace".Vedi la storia del padre costituente Giorgio La Pira: deputato, costituente, (poi) sindaco di firenze, santo, amante del dialogo e della Pace tra i popoli e dedito all'elemosina ed alle altre virtù cristiane. 

      Un'ammissione indiretta: "banche al potere!"  

    Nel suo discorso , Barnier, ha lasciato intendere in sintesi come al comando di Bruxelles ci siano gli interessi delle banche e come gli altri commissari, come lui, abbiano una scarsa rilevanza, rispetto a questo obiettivo “superiore”. Egli,  analizza la possibilità di smembrare la banca (in eventuale difficoltà) in due parti: una “good” e una “bad” company, nella quale mettere i titoli deteriorati per poi essere liquidata.

      Il Vero nodo dell'immorale sistema bancario  

    Quella di Barnier è una mezza verità che però non ci convince per nulla: in realtà la direttiva di Bruxelles non va alla radice del problema poiché non pone barriere per impedire "disastri futuri" e "future speculazioni sul debito pubblico a danno dei contribuenti": chiamati a pagare a suon di finanziarie gli interessi alla banche: 80 miliardi circa, la quota d'interessi sui titoli di stato, pagata solo quest'anno dai contribuenti italiani. Inoltre il provvedimento  non elimina la possibilità (o l'alibi)  per le banche, di mettere in atto operazioni a lungo termine qualora non disponessero di risorse reali e proprie; né tantomeno bandisce le famigerate operazioni in derivati, quelle over-night (inique ed immorali – vedi archivio "Qui Europa") e non pone sotto controllo le cosiddette operazioni "off-shore": tra le cause principali del dissesto economico-finanziario a livello mondile. I liquidi detenuti dalle Banche europee – che rappresentano i risparmi di chiunque li abbia depositati, e quindi non sono di proprietà delle Banche – vengono usati da queste ultime, sia per i prestiti ma anche per acquistare titoli che consentano loro di diventare azioniste di altre banche e altre imprese, creando azioni di tipo speculativo, o di speculare sulle disgrazie recenti delle famiglie italiane, greche, spagnole, portoghesi, irlandesi e – pare – anche cipriote. L'ultimo paese sotto attacco dei mercati: il quarto che potrebbe subire l'onta barbara della Troika (Ue, Bce e Fmi).

    Sergio Basile, Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Bce: Draghi mantiene all’1% i tassi e fa “scaricabarile”

    Bce: Draghi mantiene all’1% i tassi e fa “scaricabarile”

    Giovedì, Giugno 7th / 2012 

    – di Maria Laura Barbuto –

    Unione Europea / Banca Centrale Europea / Francoforte / Crisi / Economia / Finanza / Inflazione / Eurozona / Austerity / Crescita economica / Mario Draghi   / Scaricabarile  

    Bce: Draghi mantiene all’1% i tassi e accusa:

    La colpa della crisi non è solo dell’Europa

    Bizzarro gioco a "scaricabarile" del capo della Bce

    Mario Draghi – Bce

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Francoforte – Il Presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, gioca a “scaricabarile” e si pronuncia sulla crisi affermando che “la colpa è di tutti, non solo dell’Europa, perché anche altri Paesi hanno i loro problemi!”. Forse, ad addossare un po’ di responsabilità qui e lì si pensa di riuscire anche a ripulire la propria coscienza, ma questo non è molto semplice. Addirittura, dovremmo forse “ringraziare” la Banca Centrale Europea per non aver variato i tassi di interesse, mantenuti all’1%, così come sono stati mantenuti rispettivamente all’ 1, 75% e allo 0,25%, i tassi sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi. “La decisione – come spiega lo stesso Draghi – non è stata presa all’unanimità, ma con un consenso molto ampio”. Oltre all’inflazione, che resterà intorno al 2%, a preoccupare i vertici della Bce è l’argomento riguardante la crescita dell’Eurozona, stimata, per il 2013, tra lo 0% ed il 2%. Dunque, davanti al dito puntato contro l’Europa da parte degli Stati Uniti e della Gran Bretagna – che chiedono a gran voce “riduzione del debito pubblico e crescita” – il “buon Draghi” ha ribattuto con un elogio all’impegno e ai progressi dei 27 Paesi dell’Ue in relazione alle norme austere applicate per "salvare i conti pubblici" e ha sottolineato anche i passi avanti fatti dai 17 Stati che hanno sposato l’euro in relazione all’integrazione economica.

     Supermario Draghi – L'Europa ha un nuovo attore … d'avanspettacolo 

    Draghi ha, tra l’altro – giusto per alimentasre un ironico siparietto da commedia dell'arte –  lanciato una frecciatina all’austerità imposta dai tedeschi, sostenendo che l’unico pensiero dell’Europa deve volare verso la crescita, impossibile se corredata da ulteriori tasse. Ma omettendo di confessare che il principale motivo di questa situazione di declino è in gran parte proprio del sistema Bce in mano ai privati. Sentire queste affermazioni da parte del numero 1 della Bce ci fa pensare che Draghi avrebbe potuto tentare la strada della comicità e non quella dell’economia e della finanza: infatti, dopo aver fatto lievitare gli interessi economici delle banche e aver, implicitamente, svuotato le tasche dei cittadini europei con la dittatura finanziaria di cui si è fatto promotore, fa proprio ridere!

     Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)