Unione europea / World Economic Forum / Turchia / Istanbul / Italia / Germania /Istanbul / Medioriente / Mondo Arabo / Democratizzazione / Stabilizzazione / Golden Rule / Monti / Grilli / Bagis / Trasformazione del Giardino d'Europa in deserto / Golden Rule / Dimezzamento dei tempi di attuazione / Fiscal Compact / Nazismo Bianco / Maria Laura Barbuto / Qui Europa / Francoise Hollande / Europa
I Paradossi del World Economic Forum: “L’Ue spinge
a democratizzare il Medioriente, mentre l'Europa
resta sotto la dittatura del "debito pilotato"
La Turchia è disposta ad entrare nell’Ue, ma dice “no” all’euro.
L’Italia sposa la Golden Rule prima della scadenza dei tempi
Istanbul – La Turchia si prepara ad entrare nell’Unione Europea ma non adotterà la moneta unica: a Istanbul, in occasione del World Economic Forum, il capo negoziatore per l’integrazione turca, Egemen Bagis, ha tessuto le lodi per l’operato del Vecchio Continente che ha consentito alla Turchia di fare grandi passi avanti e di poter, così, respirare l’aria d’Europa. Un incontro dedicato al Medioriente e incentrato sul “come” i paesi esterni all’Ue vengono influenzati dalla nostra crisi visto che, a quanto pare, lo scacchiere europeo è determinante per il "processo di democratizzazione" – espressione cara ai media di bandiera, ma ovviamente da prendere con le pinze: visti anche i retroscena poco noti che "Qui Europa" ha svelato sui processi che hanno innescato la "cosiddetta Primavera Araba" (vedi archivio) – e stabilizzazione del mondo arabo.
La Democratizzazione Ue è la premura per l'euro-accentramento
Certo, sempre considerando che il futuro dell’Europa, in generale, sembra dipendere dalla Germania ed , in particolare, anche l’Italia sembra ancorata al diktat tedesco. Presente al World Economic Forum anche il vice ministro delle Finanze, Vittorio Grilli, il quale ha sottolineato “l’importanza di realizzare riforme economiche in un momento di grandi transizioni politiche e la necessità di approfondire il processo europeo. E’ un problema di tempi – precisa Grilli – che richiedono un’accelerazione fortissima”.
Monti e l'eurocasta ora fremono per la Golden Rule
Vogliono dimezzare i tempi di attuazione
E intanto l’Italia continua ad essere imbrigliata, oltre che da Berlino, dalle decisioni del professor Monti, il quale ha particolarmente a cuore l’applicazione della cosiddetta Golden Rule, ovvero l’obbligo per ogni Stato, di chiudere i bilanci in pareggio o in surplus, la cui attuazione è prevista dal Trattato sull’ormai famoso – anzi celeberrimo – "Fiscal Compact". Il 14 giugno prossimo, a Roma, lo stesso Mario Monti incontrerà il neoeletto presidente della Repubblica francese, Francois Hollande: pare che il Governo non aspetterà i termini previsti dal Trattato per applicare queste direttive, ma anticiperà addirittura i tempi. Grilli , tra le righe, loda la rigidità del Governo italiano, dicendosi preoccupato per il fatto che, probabilmente, l’Europa non riesca a muoversi con la stessa rapidità. Noi, invece, ci auguriamo, che il Governo Monti non sia d’esempio per il resto del Continente, né per la rigidità né per la rapidità delle riforme tanto decantate dai rappresentati dell’esecutivo, che hanno trasformato in pochi mesi – con la complicità dei 3 partiti di maggioranza – il "Giardino d'Europa" in un arido deserto da "Quarto Mondo". Complimenti vivissimi!
Italia / Banche e Finanza / Agenzie di rating / Procura di Trani / Michele Ruggiero / Adusbef / Standard & Poor's / Moody's / Fitch Ratings / Yann Le Pallec / Deven Sharma / Analisti S&P / Eileen Zhang / Frank Gill / Moritz Kraemer / declassamenti pilotati / Incriminazione / Europa / Kenneth Galbraith / Economia della truffa / Commissione europea / Speculazione / Bolla speculativa 2008 / Lehman Brothers / Ue / Usa / Ronald Reagan / Reaganomics / Politiche Neoliberiste / Attacco all'Italia / Critiche al sistema europeo / Barack Obama / Mario Monti / Angela Merkel / Washington Consensus / Christine Lagarde / Fondo Monetario Internazionale / Fmi / Europa / Bce / Federal Reserve / Troika / Fmi / Piigs / Grecia / Silenzio dei media / Collusione dei media / John Fitzgerald Kennedy / Azioni anti-truffa / Sergio Basile / Qui Europa / Ricapitalizzazioni bancarie / Truffe / Too Big To Fail / Troppo grandi per fallire / Rating e Spread / Giorgio Napolitano
Trani – Nella settimana appena conclusasi, il pm Michele Ruggiero della Procura di Trani ha chiuso le indagini sulla discussa agenzia di rating Standard & Poor's. Il procedimento in questione era stato apertonell'estate del 2010, in seguito alla denuncia presentata da Adusbef e Federconsumatori sull'operato dell'altra sorella del rating, Moody's: agenzia che in un "ambiguo" report (datato 6 maggio 2010) definiva l'Italia, sulla base di elementi infondati, un "Paese a rischio". Successivamente i riflettori sono stati aperti, proprio su Standard & Poor's, agenzia "controllata da lobbies private", più volte finita – assieme alle altre sorelle Moody's e Fitch – nell'occhio del ciclone per accuse di irregolarità ed abusi nell'ambito della tradizionale attività di monitoraggio dei mercati, e degli stessi stati. Attività quest'ultima "relativamente nuova", che ha causato incomprensibili e arbitrari declassamenti anche a paesi economicamente robusti, come l'Italia, con lo scopo di destabilizzarne l'economia ed aprire la porta alla speculazione internazionale sui titoli del debito pubblico. Ciò, tra l'altro, con ulteriori gravi conseguenze sull'andamento delle borse: confronta archivio "Qui Europa" https://www.quieuropa.it/2012/05/catanzaro-le-vere-ragioni-della-crisi-nel-convegno-allateneo-magna-graecia/ ).
L'accusa per Standard & Poor's
Nello specifico l'agenzia di rating newyorkese, nelle scorse ore, è stata ufficialmente imputata "per manipolazione di mercato pluriaggravata e continuata": ciò potrebbe impedire alla stessa di poter continuare ad operare in Italia. Nella calda lista degli indagati sono finiti gli analisti di S&P, l'ex presidente Deven Sharma, ed il responsabile dell'agenzia per l'Europa, il falco Yann Le Pallec. Secondo l'Adusbef "Sharma e Le Pallec devono rispondere di manipolazione di mercato pluriaggravata e continuata insieme ai tre analisti Eileen Zhang, Frank Gill e Moritz Kraemer, già indagati per i report del maggio e luglio 2011 e per il declassamento del 13 gennaio scorso". L'indiano Sharma – si legge nel comunicato dell'Adusbef – "si è dimesso, nell' agosto 2011, dal suo incarico di guida internazionale dell'agenzia dopo le polemiche seguite al declassamento del debito Usa. Ma l'avviso di conclusione delle indagini della procura di Trani, che da un anno ha puntato l'agezia, ieri mattina ha riguardato anche lui per via dei declassamenti operati all'Italia, oltre che a diversi Paesi europei. Gli sono state imputate, dunque, le valutazioni sospette del 20 maggio e dell' 1 luglio 2011".
S&P – Quegli strani declassamenti
S&P quel fatidico 20 maggio in un report che si abbattè sul sistema economico del Bel Paese (che Tremonti – ricordiamo – in quel periodo dava per sano ed in crescita moderata ma costante) come un fulmine a ciel sereno, bocciò l'Italia ed il suo stato di salute economico, declassandolo da stabile a negativo, innescando un contestuale e repentino terremoto in borsa: cui fecero eco miliardi di perdite azionarie ed obbligazionarie, soprattutto per ciò che attiene ai titoli del debito pubblico di stato. Ma la strategia del rating "pilotato" era solo all'inizio. Poco più di un mese dopo, infatti – in data 1° luglio – sul banco degli imputati degli "onnipotenti" analisti finì addirittura la manovra finanziaria in "corso di attuazione" del governo italiano (ingerenza grave e tollerata dall'Ue) con contestuali e ovvi disastri sui mercati azionari e ancora una volta sul debito dell'Italia. Da allora l'emorragia dello spread (differenziale d'interesse sui titoli italiani rispetto a quelli tedeschi) iniziò a crescere senza sosta, innescando un vero e proprio terremoto, un vortice speculativo di dimensioni ciclopiche, che diede vita – tra l'altro – alla spirale delle privatizzazioni selvagge ed a quella altrettanto selvaggia, della svendita del patrimonio statale. Giusto per completezza – è bene ricordarlo – in quei giorni gli occhi dell'opinione pubblica erano rivolti alla questione della privatizzazione dell'acqua, che le statistiche davano come largamente rigettata da una popolazione fortemente avversa a questa bizzarra proposta mercatista e neo-liberista. Ma la ciliegina sulla torta, poi, S&P la confezionò in data 13 gennaio 2012: l'Italia (Paese con la terza riserva aurea del mondo; con uno dei migliori tassi di risparmio privato delle famiglie, al mondo; e con il debito medio pro-capite d'impresa tra i più bassi d'Europa: solo 40 miliardi di euro, contro gli 8.000 – ottomila – miliardi delle imprese francesi) fu nuovamente declassata in maniera ambigua ed arbitraria da A a BBB+.
S&P – Il Declassamento? Porte aperte a Monti ed alla speculazione
Lo stesso Pm dichiarò nel verbale quel declassamento – che legittimò le perquisizioni che scattarono nelle ore successive presso la sede italiana dell'agenzia – come "incongruo e incoerente, tendente a frodare migliaia di risparmiatori e la stessa Nazione". Nazione che con la sottile e ben celata (dai media) complicità di quel perverso meccanismo piombò in una insensata crisi "pilotata", che la casta politica – in stragrande maggioranza – coprì e legittimò, o per ignoranza (cosa che in paesi normali avrebbe comportato una dimissione di massa degli esponenti politici rei di tale obrobrio) o per malafede: ipotesi più plausibile, quanto grave. Ma la cosa pazzesca e che il professor Monti, forte di tali giudizi "a dir poco immorali" iniziò – grazie al portone apertogli da Giorgio Napolitano, con la complicità ed il "conforto parlamentare" dei vari Alfano, Bersani e Casini, e con il benestare delle lobbies mediatiche nazionali – ad attuare le sue insenstate manovre "lacrime e sangue" (inique quanto crudeli e vane, vista la capacità del debito nazionale di autorigenerarsi proprio grazie a questa diabolica accoppiata di rating e spread: miscela protesa a gonfiare gli interessi – circa 80 miliardi di euro all'anno – sul debito da corrispondere ai falchi della speculazione: banche e speculatori privati). Ciò per tacere sui miliardi di euro bruciati in borsa, a vantaggio di pochi soliti noti.
Declassamenti ad hoc – Un storia vergognosa che i media tacciono
Da allora, d'improvviso, suonano familiari e felici le note di espressioni forti di personaggi del calibro di Alfred Marshall, secondo il quale "l’economia non è una scienza, ma un vano tentativo di narrare la psicologia"; e Honoré de Balzac, secondo il quale "Esistono due storie: la storia ufficiale, menzognera, che ci viene insegnata – la storia ad usum delphini – e poi la storia segreta, dove si trovano le vere cause degli avvenimenti, una storia vergognosa".
Tacere! – La "dorata" via dell'ignoranza
Ma su cosa poggia questo vergognoso ed iniquo sistema? Perchè non sviene svelato ed i media sembrano disinteressarsene completamente. Effettivamente è un calderone troppo grande e marcio. Probabilmente vi finirebbero dentro personaggi troppo esposti. Meglio dunque continuare a tacere e a prendere in giro milioni di Italiani, pronti solo ad obbedire ciecamente, ad aprire i portafogli, stringere la cinghia e pagare, pagare e ancora pagare. Unico break "pubblicitario" alcuni vuoti e falsi proclami su una crescita che non arriverà, blaterati a fasi regolari dal professor Monti (per noi infatti – da Costituzione – i premier restano quelli regolarmente eletti) e dalla combricola parlamentare: in stragrande maggioranza tra le più vergognose e meschine che la storia della Repubblica Italiana ricordi.
Il vero volto di Satana? Ce lo svela Galbraith
Per comprendere i lati oscuri della vicenda, il vero e spaventoso volto del demone moderno che giornali e tv si guardano bene dal rivelare (ma che noi di "Qui Europa" portiamo alla luce, come una delle nostre missioni essenziali) è utilissimo rileggere e riscoprire gli scritti di uno dei maggiori economisti del Novecento, John Kenneth Galbraith (l'autore – tra l'altro – dell'opera "L'Economia della Truffa") nato negli Usa ad inizio Novecento (nel 1908) e passato a miglio vita sempre negli Usa (a Boston) alla veneranda età di 98 anni, il 29 aprile 2006. Il nostro autore, economista e insigne cattedratico universitario, tra i maggior critici della teoria capitalista, sostenne – tra l'altro – John Fitzgerald Kennedy (uno che evidentemente aveva capito e denunciato con forza quanto stava accadendo) ricoprendo alcuni incarichi pubblici sotto la sua presidenza Usa.
Galbraith – Altro che crisi, debito e tasse! E' Tutta una truffa!
Galbraith, nei suoi preziosi scritti (vedi soprattutto la già citata opera "L'Economia della Trufa") ci spiega con coraggio ed altissima onestà intellettuale (quella che in questo tempo manca a moltissimi giornalisti italiani ed europei nello spiegare le ragioni della crisi: evidentemente interessati solo ed esclusivamente a portare lo stipendio a casa senza alcuna rogna) come la società moderna sia in realtà immersa in un sistema economico fondato sul nulla, ovvero su una vera e propria truffa ai danni dei popoli. Egli parla senza mezzi termini di "epoca di falsa prosperità", mistificata dalla produzione di carta moneta non vincolata alla creazione di ricchezza reale. In effetti, non è difficile capire – per gli esperti di economia e non solo – come le borse mondiali oggi capitalizzino e creino ricchezza fittizia, gonfiata, corrispondente – come ci spiega l'autore – a 10 volte il pil del mondo. Cioè, per ogni euro generato dalla produzione e vendita reale di beni e servizi, ce ne sono altri 9 – nel circuito – artefatti, artifiziosi e dunque irreali, creati ad arte (e con la complicità di molti capi di stato senza scrupoli e di zone franche create ad hoc dal sistema, quali i cosiddetti "paradisi fiscali") sotto la regia delle grandi lobbies bancarie ed assicurative: le dirette responsabili della crisi del 2008 e della bancarotta pianificata di innumerevoli e "robuste" (solo in teoria) banche. Vedi Lehman Brothers. Alla base di tutto sempre loro, le solite agenzie di rating: nei quali board (consigli di amministrazione) siedono ancora oggi come nel 2008 gli stessi iniqui personaggi: i rappresentanti di lobby e multinazionali, evidentemente in palese conflitto d'interessi.
Sommersi nell'Economia della truffa!
Come noto, nel 2008 tale truffa è venuta a galla, ma le banche l'hanno fatta franca, seguendo strettamente un diabolico copione, scritto evidentemente dal diavolo in persona. 1) Facendo letteralmente sparire i contenuti dei loro caveau – forse in Svizzera o ad Hong Kong – 2) Scommettendo sottobanco sul fallimento delle stesse banche; 3) Contribuendo attivamente allo scoppio della bolla ed al fallimento degli stessi istituti sui quali avevano scommesso; 4) Uscendo (nel pieno della crisi) dall'inferno provocato (con l'aiuto delle agenzie di rating) con una semplice dichiarazione di fallimento; 5) Ottenendo – come si dice, dopo il danno la beffa – una provvidenziale "salvezza" (o "miracolistica resurrezione") grazie a mirate e faraoniche ricapitalizzazioni. La parola magica per molte di esse è consistita nella formula alchimistica "Too Big To Fail!": cioè "aiutate" con il denaro dei contribuenti poichè troppo grandi per poter essere abbandonate e fallire! Così "i ladri dei popoli", oltre ad assicurarsi un lauto bottino (la storia si ripete anche nell'Eurozona) sono stati rifinanziati – e continuanao ad esserlo – dai governi con migliaia di miliardi prestati a tasso zero. O come è accaduto nei mesi scorsi alla Bce di Draghi, all'1%, per poi essere "rivenduti" agli stessi stati (in virtù della ligittimazione gratuita e vergognosa offerta dall'Ue con l'art. 123 del Trattato di Lisbona) e ai privati al tasso del 6%. Con guadagni netti del 5% e senza battere ciglio: trovandosi ad avere come "clienti" (grazie all'Ue) sia privati e imprese, che – evidentemente – gli stessi stati: ingiustamente privati della propria sovranità monetaria, e costretti ad acquistare ad interessi da usura il loro stesso denaro da "banche private".
La storia si ripete anche in Europa – Stesso copione
Ciò, in continuazione della più colossale truffa globale mai orchestrata dalla speculazione finanziaria e dalle sue pedine strategiche pescate qua e la in prestigiose università occidentali d'impostazione neo-liberista. Gli stessi attori speculativi che – una volta rifinanziate le care banche con migliaia di miliardi dagli stessi governi, per l'intermezzo di Federal Reserve e Bce – adesso attaccano gli stessi stati finanziatori e "sovrani" (ed in particolare Grecia, Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda: quelli cioè da sempre avversi al neo-liberismo ed al mercatismo) colpendoli con l'arma del rating e dello spread, con assurdi aiuti targati Troika (Fmi, Ue e Bce); con lo smantellamento dello stato sociale e con privatizzazioni selvagge. Vedi ricetta Reagan negli Usa degli anni Ottanta: tristemente nota come Reaganomics. In quegli anni Ronald Reagan e il suo gabinetto di massoni, provocarono di fatto lo spostamento della ricchezza reale degli Usa nelle mani di una mera élite di noti personaggi. l'80% della ricchezza degli States finì nelle mani del 1% della popolazione. Esattamente ciò che sta accadendo oggi nell'Eurozona ed in Italia. Cambiano i nomi, ma le dinamiche sono le stesse: ingenerare crisi per ottenere potere e profitti illimitati: delegittimando la democrazia e la sovranità di 500 milioni di europei.
Azioni anti-truffa: Cosa fare nel concreto
Per ovviare a questa "crisi-truffaldina", in effetti, basterebbe relativamente poco: 1) un semplicissimo provvedimento dell'Ue tendente a delegittimare le incriminate e colluse agenzie di rating, sollevandole dalla possibilità di giudicare gli stati (ma Barroso in questo nei mesi scorsi non ha reputato opportuno prendere provvedimenti e mandare avanti, in Commissione, il "Pacchetto Barnier" anti-rating: ma guarda un pò che combinazione!); 2) rinazionalizzare le Banche Centrali; 3) bandire paradisi fiscali, operazioni off-shore ed operazioni in derivati. Ma ciò non sembra interessare né al nostro professor Monti, né ad Obama, né ai vari Draghi, Barroso, Merkel e Van Rompuy. L'importante – si sa – è continuare ad impoverire gli Europei (per ora del Sud, poi evidentemente anche del Centro e del Nord) e continuare a raccontare grossolane balle in tv, reggerendo il moccolo al sistema del male.
Letargo Mortale? – E' tempo di Svegliare le Coscienze
Ciò almeno fino a quando l'ultimo spicciolo non sarà versato nelle tasche degli speculatori. Ciò almeno finchè esisteranno disoccupati e pensionati che vagheranno nell'oblio dell'ignoranza e della disinformazione; fino a quando giovani disoccupati continueranno a far finta di niente (a vivere e vegetare, spesso e volentieri, in stato di perenne mesturbazione mentale davanti alla tv; cercando inutili svaghi ludici su facebook o alla play-station, o nelle chiassose sale di una discoteca: tutti strumenti utili, ma che possono diventare, sempre più, sottili e deleterie armi di "distrazione" di massa) a non occuparsi seriamente del problema (parlandone con amici e colleghi) e a demandare a personaggi impresentabili le loro istanze di giustizia, nonché la risoluzione dei propri problemi economici e lavorativi. Ciò, almeno, fino a quanto l'Italia non sarà ridotta come la Grecia e fino a quando i nostri cari politicanti di Montecitorio non siano spazzati via da un nuovo orgoglio elettorale. Fino ad allora dovremo continuare ad ascoltare ed a sorbirci la nostra razione quotidiana di falsità ed imbarazzanti dichiarazioni dai salotti di Bruno Vespa, sulle frequenze di Radio24 (sotto l'egida del privatizzatore neo-liberal Oscar Giannino: tra i migliori sponsor viventi dell'Istituto Bruno Leoni); così come dai tg di Sky, Rai, La7 e Canale 5 e dalle colonne dei principali quotidiani italiani. Palma d'oro (in negativo) sentiamo di assegnarla simbolicamente al "Corriere delle Banche", a "La Repubblica" (delle banane) e all'Avvenire, di un contraddittorio Marco Tarquinio: finora dimostratosi – non ce ne voglia – ossequioso e devoto scrivano nelle mani del sistema bancario, sempre pronto ad accodarsi ad un'unica e disinformativa linea mediatica dominante, ed a ratificarla. Ma non doveva rappresentare le istanze di giustizia dell'intellighenzia cattolica? Bella domanda!Meno male che a controbilanciare questo vuoto c'è Benedetto XVI, che nelle scorse ore da Milano, è tornato a tuonare contro il predominio del mercato e delle sue logiche utilitaristiche, a discapito della famiglia: sempre più abbandonata a se stessa ed alla "crisi", in una società atea, mercatista, consumistica, senza valori e senza Dio. Ma la storia non può fermarsi, e solo questione di mesi: d'altra parte il bel tempo è arrivato, e forse potrebbe darsi che gli Italiani – a ridosso dell'estate 2012 – finalmente decidano di svegliarsi da questo mortale letargo. Malgrado tutto!
Atene – La capitale greca ha ospitato nelle scorse ore gli “osservatori internazionali” della Troika, giunti con l’obiettivo di concordare il taglio di altri 11 miliardi di euro nei prossimi due anni. La Troika, composta da funzionari della Commissione europea, della Banca Centrale Europea (Bce) e del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), ha descritto ai funzionari greci (dipendenti da un governo "tecnocratico" e non eletto, che ha il banchiere Papademos alla guida) la prossima tornata di misure da effettuare. Tagli agli stipendi statali di un ulteriore 10%, tagli di 6,3 miliardi alle spese sanitarie, e all’indennità di disoccupazione altri tagli per 2 miliardi di euro. Si impone poi maggiore attenzione alla lotta contro l’evasione fiscale, da cui la Troika spera di reperire, entro la fine del 2014, circa 3,5 miliardi di euro. Peccato che mai nessuno approfondisca bene l'evasione"politica". Problema di casa anche nell'ex Bel-Paese. In caso di mancato successo della "missione salvifica" (non si capisce di cosa) saranno effettuati nuovi tagli agli stipendi, ai sussidi sociali, ed anche alle già tanto tartassate pensioni. Secondo la Troika occorrerà procedere al licenziamento di 15mila dipendenti statali: infatti aumenteranno gli Enti statali che saranno definiti “inutili” e che dovranno essere fusi o chiusi, e dai quali lo Stato dovrà risparmiare altri 2,1 miliardi di euro entro il 2015. Inoltre il governo dovrà abolire gli uffici del fisco ritenuti inefficienti e licenziare circa 200 funzionari. Altra proposta nefasta (stesso deleterio e scandaloso copione seguito in Italia) è l’accelerazione delle svendite delle industrie strategiche elleniche, pratica definita “privatizzazione”. In pratica un gruppo di specialisti dell’Ue “aiuterà” i colleghi greci nella vendita di alcune delle imprese a partecipazione statale.
Il paradosso tedesco – Merkel: nell'Euro ad ogni costo
Poiché tutto ciò senza alcun dubbio porterà a nuove proteste di piazza nelle città greche, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha già fatto alcune dichiarazioni per esorcizzare una possibile fuoriuscita della Grecia dall’Eurozona: sarebbe “un errore politico disastroso”, ha dichiarato la Merkel in un’intervista alla Bbc. Anche se la Merkel si è scordata di dichiarare quali benefici la Grecia poterbbe avere da questa lenta morte. Certo, perché una cosa del genere potrebbe mettere in forse l’esistenza stessa dell’euro-gruppo, il clan di 17 Paesi Ue (di cui fa parte anche l’Italia) che sottostanno alle regole di austerità finanziaria-monetaria della valuta unica, l’euro. Il fin qui disastroso euro: o "Eurodisastro". Dopo gli ultimi due “salvataggi” delle finanze greche con forzati prestiti ad usura, la Grecia “deve rimanere nell’euro recuperando la competitività economica” anche a costo di nuovi fardelli di interessi usurai. Ma fino a quando andrà avanti questo supplizio? “Sarà una lunga e ardua strada da percorrere”, ha detto la Merkel, sottolineando che “la crisi dell’Eurozona non è stata superata”. Ma in realtà sarebbe più onesto dire che la crisi è invero iniziata con l'euro, e con esso continuerà finche gli Stati Ue non recupereranno la propria sovranità monetaria. La cancelliera ha anche accennato alle origini della crisi dell’eurozona, dovuta al crack finanziario internazionale (2008-2009) ma si è guardata dal trarne le naturali conclusioni. Il crack, di provenienza Usa, è stato dovuto a un crollo del mercato bancario, a causa di investimenti errati e di profitti favolosi incassati dalle dirigenze delle banche d’affari usuraie che avevano speculato sui mutui e sui debiti degli Stati. Invece di dimezzare stipendi, posti di lavoro e pensioni non sarebbe più semplice ed equo se si cancellassero un po’ di banche e con quei compensi si risarcissero i danni allo Stato greco? La Merkel ha invece dichiarato che la debolezza degli Stati nel pagare i mostruosi interessi che gravano senza valido motivo sui bilanci pubblici (alimentati dal mostruoso squalo spread) ha provocato “una crisi di fiducia dei mercati” e che ora i cittadini europei ne “devono pagare l’alto prezzo”. Nessuna condanna per le pratiche usuraie che hanno trasformato i debiti degli Stati in “investimenti finanziari” con tassi da usura. I cittadini, (non solo quelli greci ovviamente) è ormai chiaro che non hanno alcuna voce in capitolo e che anche le proteste di piazza vengono ampiamente ignorate. Sia dalle istituzioni che dai media "politically correct".
Stop Pil e Spread – La guerra ai nuovi "sanguinari dei" imposti al Partenone
E se si intraprendesse uno sciopero dei consumi ad oltranza? Si rinuncia ad alcuni prodotti per un mese di seguito, tutti in massa. Naturalmente deve trattarsi di qualcosa che tocca gli interessi delle multinazionali. Quando inizia a scendere il “sacro Pil” magari qualcosa cambierà! Intanto le agenzie di rating vengono lasaciate libere di far schizzare a loro piacimento gli interessi da rimborsare ai salvatori della patria greca, pascolando sulle carogne di uomini in carne ed ossa.
Unione Europea / Parlamento europeo / Eurozona / Ocse / Esm / Sme / Fondo Salva Stati / Italia / Debito / Dittatura / Commissione Trilaterale / Bilderberg Club / Mario Monti / Sovranità nazionale / Guerra mondiale / Agenzie di rating / Rating / Spread
ESM – Verso la dittatura del debito? – L’Ocse
promuove l’aumento del Fondo Salva Stati.
I detrattori del Fondo: "Addio a Sovranità
e Libertà!"
Il reportage di "Qui Europa" sul discusso Fondo
destinato a cambiare la vita economica di
500 milioni di europei
Parigi, Bruxelles, Roma – Nelle ultime ore è stato reso noto il Rapporto dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse) sull'Eurozona, nel quale l’ente con sede a Parigi – Château de la Muette (vedi foto) – consiglia ai Paesi che si trovano sotto stretto scrutinio dei mercati – per non dire egemonia – di rispettare i target di bilancio ed essere pronti a nuove misure di consolidamento”. Un modo per addolcire un po’ una pillola indubbiamente troppo amara per Italia, Grecia e Piigs e soprattutto di dubbia (o contraria) efficacia. Per l’Ocse serviranno molti anni per raggiungere un livello "prudente di debito/pil'', ma francamente è un’analisi che non ci trova per niente d’accordo. Il Paese, a nostro avviso – anche guardando a valutazioni economiche e studi fatti negli ultimi mesi da numerosi Nobel ed economisti intellettualmente onesti – non merita declassamenti di rating tali da giustificare livelli di spread tanto alti, e pertanto di debito pubblico tanto alto: ricordiamo che gli intressi pagati sui titoli del debito dipendono dallo spread e dal rating dello stato emittente. Non scordiamo che l’Italia gode di un avanzo primario di primo livello, e che altri Paesi non appartenenti all’Eurozona – vedi Giappone – hanno un debito pubblico doppio rispetto al nostro, ma riescono comunque a crescere a ritmi ragguardevoli, senza essere minimamente a rischio di default: come qualcuno vorrebbe, invece, farci credere per l'Italia. Ma l’Ocse ha rincarato la sua dose di “saggi consigli”, dichiarando, per bocca del suo segretario generale, Angel Gurria, che “gli squilibri economici nella zona Euro sono stati affrontati in modo incompleto, rendendo indispensabile l’aumento del fondo salva-Stati per fornire sostegno credibile ai Paesi vulnerabili”.
Plauso sull'Art. 18
Ciliegina sulla torta, infine, Gurria la riserva a Monti ed alle sue misure anti-sociali e anti-welfare sull’articolo 18: “mirure – a suo dire – utili a risanare i conti dell’Italia e l'attuale assetto del mondo del lavoro del Bel Paese, anche se però non spiega come! "Ma – riconosce Gurria – le sfide restano ancora spaventose”. E su questo non avevamo dubbi!
La critica
L'Ocse, dunque, sembra non preoccuparsi più di tanto della disoccupazione italiana da record e dell’esercito degli scoraggiati (ovvero di tutti quei giovani rassegnati e che non cercano più lavoro) sulla base di rilevazioni a campione superficiali che considerano occupati anche chi magari lavorava per un breve tempo durante la rilevazione delle stime, ma che oggi è allo sbando. Ciò, in aggiunta, in un mercato dove gli stipendi sono i più bassi d'Europa e la tassazione generale dei contribuenti è di gran lunga superiore a quella dell’Eurozona, come a quella degli stessi Usa.
L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) o Organisation for Economic Co-operation and Development – con sede a Parigi, presso Le Château de la Muette (foto sopra) – è un'organizzazione internazionale di studi economici per i paesi membri, paesi sviluppati aventi in comune un sistema di governo di tipo “cosiddetto” democratico ed un’economia di mercato. L'organizzazione – finanziata dai 34 stati che vi fanno parte, tra cui l’Italia di Monti – esplica un mero ruolo consultivo che consente il confronto delle esperienze politiche, per la risoluzione dei problemi comuni, economici, giuridici e politici, nonché l'identificazione di pratiche commerciali ed il coordinamento delle politiche locali ed internazionali.
ESM – Critiche e limite del Fondo Permanente di Salvataggio
Accanto ai sostenitori accaniti dell’ESM (European Stability Mechanism) numerosi – tra Nobel, economisti e professori universitari – sono i detrattori dello strumento “Salva Stati”. Secondo tali critici, Monti sarebbe stato posto a capo del Governo Italiano – tra l’altro – apposta per ratificare questo ultimo accordo che ci porterà alla rovina senza uscita. Con l'ESM infatti l’Italia e gli altri 16 stati dell’Eurozona, cederanno completamente la propria sovranità popolare (una sorta di processo di nascita della Confederazione Usa, ma al contrario) a questo organismo, che a quanto pare godrà di una piena immunità. Molti studiosi (economisti, sociologi ed esperti di geopolitica) puntano il dito sulla pressione mediatica dei poteri forti (Commissione Trilaterale e il Bilderberg Club) dei quali lo stesso “Supermario” fa o comunque avrebbe fatto parte: accusando l’attuale élite tecnocratica che domina l’Europa di condizionare con quest’ennesima ingerenza legale ed economico-finanziaria le sorti economiche del mondo e dell’Italia, nonché – in maniera dirwetta – di 500 milioni di europei.
Critica al ESM – Annullamento della sovranità degli Stati?
La maggiore critica mossa verso il “Fondo Salva Stati” – taciuta da gran parte dei media nazionali – consta nel fatto che esso sarebbe un vero e proprio ente sovrano: cioè un ente che letteralmente sovrasterebbe la Costituzione Italiana (o quel che ne resta dopo l’imposizione di una Repubbòlica Tecnocratica) e le Carte Costituzionali dei Paesi dell’Eurozona (17) con poteri illimitati e immunità totale, annientando di fatto le già ridimensionate facoltà del Parlamento Europeo. Un super-organismo dotato di personalità giuridica propria capace di assoggettare i paesi europei aderenti all’euro, grazie alla creazione di un sistema (incentrato sul rating, sul declassamento, sullo strapotere della Bce e sulla delegittimazione del potere popolare: già privato della propria sovranità monetaria – leggi ultimi articoli “Qui Europa”) che di fatto crea un sotto-sistema di deficit perenne, con debiti pubblici inestinguibili. Insomma, sembra che in realtà dalla “crisi” o “pseudo-tale” non se ne uscirà mai!
ESM: Europa sotto scacco perenne?
I detrattori del dell'ESM ( o MES) dipingono dunque i contorni di un’Europa sotto la dittatura della finanza e delle banche internazionali: una sorta di grande loggia che controlla con la scusa del debito gli Stati sovrani, svuotandoli di poteri, autonomia e senso. Secondo gli economisti critici, dunque, in tal modo la ricchezza del paese verrebbe acquistata da coloro che la crisi l'hanno creata, che ovviamente controllerebbero anche l'andamento del mercato con l’assurdo meccanismo dello spread: dipendente dal rating assegnato da – ricordiamolo bene – “aziende private” agli stati ex-sovrani. lo spread ed il livello del debito degli stati, dunque, lo decidono loro: vedi precedenti articoli “Qui Europa”. Pazzesco! Seguendo quest’ottica di analisi, dunque, tali speculatori punterebbero a tutto quello che possiede un paese, oro compreso. C’è da dire in merito che l’Italia è il 4° paese nel mondo a possederne di più ! Insomma la Terza Guerra Mondiale si preannuncia giocata ancora una volta in Europa, e questa volta non sulle armi o sulle guerre militari, ma bensì sui diritti e sul filo della legalità di regolamenti e leggi, a discapito della sovranità popolare. A quanto pare una guerra più subdola, e con la comlicità di molti media, completamente schierati, a priori, dalla parte del più forte.
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Eurosistema – in Europa il modello finanziario
più perverso? Europei vittime sacrificali?
La vera storia delle Banche Centrali
Tutto partì nel 1964, con Bank of England.
Oggi sistema Bce peggio di Fed!
Bruxelles, Francoforte – Nel 1964, nel Regno Unito, fu creata la prima Banca Centrale della storia, con la facoltà esclusiva di emettere moneta e controllare il livello di inflazione. Fu la Bank of England. Oggi il sistema si è evoluto: dapprima con la nascita delle Banche Centrali Nazionali in tutti gli stati europei; con la loro progressiva privatizzazione (la sovranità monetaria – un tempo gestita dal Ministero del Tesoro, e di esclusiva e sacrosanta spettanza del popolo – oggi è controllata da banche commerciali: es.: Banca Intasa San Paolo o Unicredit, ecc., in Italia) ed infine con l’istituzione della Bce (Banca Centrale Europea). Modello molto simile alla Fed negli Usa, o alla stessa Bank of England, ma con un potenziale distruttivo in più: i 27 Paesi partner dell’Ue (dal 1° gennaio 2013 saranno 28 con l’ingresso della Croazia) non ricevono direttamente denaro dalla Bce (vedi foto – board-Junker), ma esiste un’assurda quanto dispendiosa procedura di rifinanziamento o “mediazione” tra la Bce e gli stati Ue dell’Eurozona, che passa dalle Banche Centrali Nazionali, che “comprano” letteralmente il denaro (ultimamente 1000 miliardi all’1%) dalla Bce.
Il discusso Art. 123 del Trattato di Lisbona:
la perdita della sovranità monetaria degli stati Ue e le "aste" Bce
Ciò in virtù a quanto previsto dall'Art. 123 del Trattato di Lisbona, che obbliga – letteralmente – gli stati Ue a rifinanziarsi sul mercato internazionale: ci0è dai privati. In pratica gli stessi stati sono stati accomunati ai semplici clienti privati, rinunciando alla sovranità monetaria. Paradossale! Denaro che dovrebbe essere già di proprietà degli europei! Senza scordare che le banche che partecipano alle aste-Bce (che tra l’altro non sono neppure vere aste – è un nome puramente fittizio e di facciata – in quanto non esiste alcuna competizione all’interno di esse tra gli istituti) lo “acquistano all’1%” e lo rivendono ai cittadini europei a tassi spesso e volentieri altissimi, succhiando letteralmente ricchezza dal nulla. Va inoltre ricordato che, le banche stesse – in aggiunta – incrementano in maniera esponenziale i loro profitti dall’acquisto dei titoli del debito pubblico degli stati, con interessi d’oro che – come noto – dipendono dall’ampiezza del differenziale “spread”: differenziale d’interesse (o maggior quota remunerativa di rischio pagata agli acquirenti al momento del rimborso delle sottoscrizioni) calcolato in punti base tra i bund tedeschi e gli altri titoli del debito pubblico nazionale dell’Eurozona.
Un modello speculativo e destabilizzante
Ecco che allora le banche ingrassano anche dallo spread (introitando tassi del 5 – 7%) e dalle disgrazie procurate degli stati più deboli: costretti anche all’umiliante “rigore merkeliano”. Vedi i casi di Grecia, Portogalo, Spagna, Irlanda e perfino, oggi, la nostra Italia. Grazie a questo modello speculativo incentrato su giudizi arbitrari di agenzie private come Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch – tenuto in piedi dalla politica, mediante la libera legittimazione al pazzesco e destabilizzante “gioco al massacro” del rating sugli stati sovrani” – le banche, e gli istituti speculativi, non conoscono in effetti freni. Se aggiungiamo i vincoli di “ricapitalizzazione” imposti dall’Eba e da Basilea II e III, per “salvaguardare le povere banche” da rischi di default, la frittata è completa. Ma a mangiarla non saremo noi! E gli ex-uomini della Goldman Sachs, Mario Monti e Mario Draghi (unico presidente europeo a guida della banca d’affari più potente del mondo) ne sanno qualcosa. Avevate dubbi?
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