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  • Strage in Siria – Le Reazioni di Mosca

    Strage in Siria – Le Reazioni di Mosca

    Giovedì, Agosto 22nd/ 2013

    – Redazione Qui Europa – 

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    Strage in Siria – Le Reazioni di Mosca

    Lukasevic: strage provocata da un razzo dei ribelli 

     

    Redazione Qui Europa

    Russia - Strage Damasco - Ribelli

      Strage in Siria – Le Accuse di Mosca                                                                   

    Mosca, Damasco – Nelle ultime ore Aleksandr Lukaševič, portavoce del Ministero degli Affari Esteri del governo Putin, ha parlato chiaramente della strage di Damasco di ieri, accusando senza mezzi termini i ribelli-mercenari sostenuti dall'Occidente. Lukaševič ha diradato, pertanto, ogni nebbia mediatica, sostenendo fermamente la tesi secondo la quale nel sobborgo di Damasco sarebbe stato lanciato un razzo contenente sostanze chimiche tossiche. 

    Strage in Siria - Altre Falsità Contro Assad

     Il Commento di Aleksandr Lukasevic                                                                  

    “Appare sempre più evidente che si tenti qualunque cosa per trovare un pretesto con il quale avanzare una richiesta al Consiglio di Sicurezza dell’ONU affinchè si prendano le parti degli avversari del regime e allo stesso tempo far saltare ogni possibilità che si organizzi una conferenza di Genova, per preparare la quale è già stato fissato un incontro di esperti americani e russi il 28 agosto”. E' stato questo il suo eloquente e lapidario commento.

    Redazione Qui Europa

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  • Stragi in Siria – Oltre la Criminale Propaganda Mediatico-Massonica Occidentale

    Stragi in Siria – Oltre la Criminale Propaganda Mediatico-Massonica Occidentale

    Giovedì, Agosto 22nd/ 2013

    – L'Approfondimento di Angelo Iervolino – 

    Siria, Gas Nervino, Strage di civili in Siria, 1300 morti, USA, Qatar, ONU, Nuovo Ordine Mondiale, Angelo iervolino, Video Shock sulla siria, Del Ponte, Sarin, ONU, Israele, Stati uniti, Sergej Lavrov, Damasco Aleppo, Strage a damasco, Integralismo islamico e Sionismo, Nuovo ordine Mondiale, Regno unito, Francia, Giordania 

    Stragi in Siria – Oltre la Criminale Propaganda

    Mediatico-Massonica Occidentale

    Crimini contro l'Umanità in Siria – il Complotto euro-sionista

    ed americanista per un NWO. Le strategie per gettare

    fango su Assad e annientare i Cristiani

    Una guerra assurda, resa più assurda dalla falsità dei

    media internazionali ed occidentali.

     

    L'Approfondimento di Angelo Iervolino

    Strage in Siria - Altre Falsità Contro Assad

      Siria – Stesso identico copione seguito con Saddam Hussein                    

    Roma, Damasco – di Angelo Iervolino – "In tempo di inganno universale, dire la verità diventa un atto rivoluzionario" (Orwel 1984) –  Ormai in Siria, i paesi occidentali come è stato fatto con l’Iraq ed in altre nazioni (europee, mediorientali ed africane) stanno cercando in tutti i modi di trovare una scusa per giustificare un intervento militare, usando prove artefatte per portarci tutti in guerra. I paesi europei coprono Israele e gli Stati Uniti d’America, e forniscono armi ai ribelli in maggioranza terroristi islamici e mercenari jihadisti. Israele bombarda le città siriane uccidendo migliaia di civili (vedi allegati). Gli Stati Uniti d’America oltre a finanziare i terroristi islamici e fornire armi, fanno anche finta di voler aiutare il popolo siriano stanziando finanziamenti per i profughi: prima aiutano i ribelli ed Israele a massacrare i civili e poi aiutano i profughi per fare vedere al mondo di essere i "buoni" della situazione, gli angeli della "democrazia".

    Strage in Siria - Oltre la propaganda mdiatica Occidentale

     Distorcere le Informazioni è come Uccidere due Volte                                 

    Ormai – e non ci stancheremo mai di dirlo – la storia e soprattutto la guerra in Iraq hanno dimostrato come le informazioni possono essere manipolate per uno scopo e come sia facile portare tutta la Nato in guerra. Questa volta, tuttavia,  non ci sono solo i civili ed un esercito scarsamente equipaggiato ad aspettare la Nato, ma i paesi occidentali si troveranno contro la Russia, quindi il lavoro sporco da fare non sarà tanto facile come in passato.

      Le Accuse contro Assad sono prive di logica – Ecco altre prove di ciò     

    L’utilizzo da parte di Assad di armi chimiche sulla regione della Ghouta, vicino a Damasco non ha una logica,  e non solo per quanto detto finora (vedi prima parte in allegato) ma anche per altri particolari che via via emergono dall'analisi dei video e dei fatti. Non ha logica neppure in ragione al fatto che l’esercito siriano controlla la maggior parte del Paese. Gli unici a trarre vantaggio dall’impiego di agenti chimici sono i terroristi che in tal modo possono aumentare la letalità dei loro abituali attacchi a civili e soprattutto cercare di fomentare un intervento militare straniero nella disperata speranza di poter ribaltare le sorti del conflitto. Infatti, ad oggi, le uniche prove reali e documentate dell'impiego di tali sostanze indiziano solo le brigate islamiste (clamoroso il sequestro, risalente a qualche mese fa, di 281 fusti contenenti vari agenti chimici).

    Strage in Siria - Altre Falsità Contro Assad

     Cadaveri Legati e con Siringhe?                                                                            

    "Le informazioni sull'utilizzo di armi chimiche a Ghouta sono completamente false", hanno detto le fonti governative citate dall'agenzia SANA. Il governo siriano ha quindi denunciato la "complicità delle emittenti satellitari al Jazeera e al Arabiya nello spargimento di sangue siriano e nel sostegno al terrorismo, con la diffusione di informazioni infondate". Forti dubbi anche dalle prove arrivate alla nostra redazione, foto e video impressionanti (vedi allegati). Dalla foto e dal video emergono cadaveri legati e strani personaggi accovacciati sopra di essi, con siringhe. Uno dei farmaci che viene somministrato in questo modo è la Calciparina un anticoagulante. Perché usare un farmaco del genere su cadaveri gasati? Come mai il personale credo medico tratta degli ipotetici morti gasati senza alcuna protezione alle mani? Perché alcuni morti hanno le mani legate? 

    Qui Europa – in questo video si vedono meglio
    le SIRINGHE SOSPETTE sul corpo delle povere vittime siriane
    – http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=sf5PlrgEka4#t=41

     

      Da Osservare con attenzione                                                                                 

    Da osservare con attenzione: se i corpi dei bambini sono senza vita a cosa servono le iniezioni, forse stanno tentando di animarli, o stanno mettendo sostanze chimiche nel sangue? Si presume che i terroristi stiano iniettando nei corpi il Sarin o altro, per poi incolpare Assad. d'altronde – come detto nella prima parte – è difficile immaginare che i soldati siriani possano aver iniziato a bombardare con sostanze chimiche la propria capitale.

    Strage in Siria - Oltre la propaganda mdiatica Occidentale

      Due autorevoli analisti internazionali sulla strage siriana                          

    Anche a detta detta dell’analista della Scuola superiore di economia, Leonid Isaev – come notato da Qui Europa e da altri osservatori nazionali ed internazionali indipendenti –  “è significativo che queste notizie siano comparse nel momento in cui gli esperti dell’ONU cominciavano a lavorare a Damasco e Aleppo”. Gli esperti sono giunti in Siria il 18 agosto con lo scopo di verificare tutti i fatti relativi ai presunti casi di uso delle armi chimiche. Veniamin Popov, docente presso l’Università delle relazioni internazionali (MGIMO), concorda: "tutto ciò davvero sembra una vasta provocazione".

    Strage in Siria - Altre Falsità Contro Assad

     "Annientare il Cristianesimo!"  – Per capire di più e non Dimenticare    

    Ma per avere un quadro completo della situazione siriana è importante anche conoscere quello che è successo nei mesi precedenti. ecco una brevissima analisi cronologica: (5 Maggio 2013) Secondo il magistrato svizzero Carla del Ponte, ex procuratore del Tribunale Penale Internazionale per la ex Jugoslavia dal 1999 al 2007, il gas Sarin è stato usato dai ribelli contro Assad nella guerra civile in Siria nel 2013. Lo ha dichiarato ai microfoni della RSI (Radio della Svizzera Italiana). Del Ponte, membro della Commissione ONU che indaga sui crimini di guerra commessi in Siria ha detto: “Stando alle testimonianze che abbiamo raccolto i ribelli hanno usato armi chimiche, facendo ricorso al gas Sarin”, aggiungendo però che: “le indagini sono ben lungi dall'essere concluse”; (Giugno 2013) Gli esperti russi accertarono che erano stati i ribelli a usare il gas Sarin, impiegando per questo degli ordigni “fatti in casa”. Il ministro degli Esteri della Russia, Sergej Lavrov, l’ha dichiarato ancora nel mese di giugno 2013. "Esaminando i campioni prelevati in loco, i nostri esperti sono giunti alla conclusione che l’ordigno e il gas Sarin erano di tipo fai da te”. Conclusioni nette e inequivocabili dimostrano che le caratteristiche dell’ordigno in questione e dello stesso gas Sarin non corrispondono agli standard che si applicano per la produzione industriale.

    Uk Siria

     Le Pesantissime Rivelazioni  dell'Ex-Ministro degli esteri Francese        

    (15 Giugno 2013) Più che sconvolgenti, inoltre, furono le dichiarazioni del Ex Ministro degli esteri Francese: la guerra in Siria è stata preparata dall’Inghilterra (Vedi video in allegato). Ma non finisce qui: (20 Giugno 2013) La nave cargo più grande della flotta americana di nome "Mol Comfort", costruita nel 2008 dai cantieri giapponesi Mitsubishi Heavy Industries, si è schiantata misteriosamente nell'Oceano Indiano con a bordo 4.500 containers carichi di armi americane di vario tipo, erano destinati al porto di Aqaba in Giordania per poi essere consegnati ai terroristi in Siria al confine giordano siriano. La nave aveva abbandonato poco prima il porto militare di Singapore. (4 Agosto 2013) Questo video in allegato, infine, (http://www.youtube.com/watch?v=qhur4EfgpNE) lo dedico a tutti i politici europei e americani che appoggiano i terroristi islamici ribelli in Siria, sia politicamente che con le armi: un saluto da un gruppo di civili prima di morire sotto i bombardamenti ad Homs, guardatelo ogni sera prima di andare a dormire, li avete uccisi anche voi, siete complici di questi crimini di guerra commessi contro la popolazione siriana.

    Angelo Iervolino – Redazione Qui Europa

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    Assad fa Strage con Armi Chimiche a Damasco? La logica dice No. Ecco cosa non quadra!

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    Le immagini contenute in questi video sono esplicite e raffigurano

    scene di guerra in Siria. E’ sconsigliata la visione ad un pubblico

    non adulto e facilmente impressionabile.

    Qui Europa – in questo video si vedono meglio le SIRINGHE
    SOSPETTE sul corpo delle povere vittime siriane
    – http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=sf5PlrgEka4#t=41

     

     

     

    Qui Europa – VIDEO DA VEDERE E DIFFONDERE – GUERRA E MASSACRI IN SIRIA
    – LE ACCUSE CONTRO IL GOVERNO BRITANNICO – http://www.youtube.com/watch?&v=aT5tKr1HPeY

    Qui Europa – VIDEO RISERVATO AL SOLO PUBBLICO ADULTO E NON IMPRESSIONABILE
    –http://www.youtube.com/watch?v=luDSoWPIGjw&feature=youtu.be

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    Giovedì, Agosto 22nd/ 2013

    – L'Approfondimento di Sergio Basile – Redazione Qui Europa – 

    Siria, Gas Nervino, Strage di civili in Siria, 1300 morti, USA, Qatar, ONU, Consiglio di Sicurezza dell'ONU, Nuovo Ordine Mondiale, Esteri, Siria, Medio Oriente,  Damasco, Guerra, Ribelli, Media di regime, Cristianesimo, Cristiani, Persecuzioni, Bassar Al Assad, Sergio Basile, Bufala, Genocidio di Massa, Stanezze, Qualcosa non torna 

    Assad fa Strage con Armi Chimiche a

    Damasco? La logica dice No.

    Ecco cosa non quadra!

    Ecco tutte le anomalie e le stranezze di una strage

    che sa di trappola: "Il Paradigma del Topo"

     

    L'Approfondimento di Sergio Basile – Redazione Qui Europa

    Strage in Siria - Oltre la propaganda mdiatica Occidentale

     Strage di 1300 anime in Siria – Assad è un mostro?                                       

    Damasco – "In tempo di inganno universale, dire la verità diventa un atto rivoluzionario" (Orwel 1984). Assad avrebbe ucciso almeno 1.300 siriani, compresi donne e bambini. Molti cadaveri sembrano presentare difficolà respiratorie e hanno la bava alla bocca: immagini che molti media italiani hanno accomunato alla strage del 1988 nella cittadina curda irachena di Halbja. Allora della strage fu accusato Saddam Hussein. Lo stesso Saddam che anni dopo fu condannato a morte con l'accusa di detenere armi chimiche di distruzione di massa invero mai trovate. "Assad è un mostro!" E' dunque questo il messaggio martellante che risuona da ore in tutti i TG e le radio. Assad, dunque, da difensore del suo popolo, si sarebbe trasformato in poche ore in una sorta di Stalin (o Hitler, fate voi…) e ciò con un tempismo davvero pessimo, cioè mentre (da Domenica scorsa) in Siria è in corso la missione ONU protesa proprio ad accertare l'uso di armi chimiche in altri teatri. In effetti – se così fosse davvero – il leader siriano potrebbe essere accusato non solo di genocidio di massa, ma anche di stupidità acuta; attributo che tuttavia non ci pare parte integrante del DNA del Presidente Assad, da due anni impegnato a fronteggiare la minaccia sionistico-islamica ed arabo-occidentale che mira – come fin ad ora dimostrato in centinaia di articoli, video e comunicati – alla distruzione completa ed all'annientamento del Cristianesimo nella patria stessa del Cristianesimo, la Siria. Con tanto di chiese cristiane e luoghi di culto distrutti, come raccontato in mille interviste da dozzine di religiosi cristiani siriani presenti nel Paese (vedi ultima testimonianza di Padre Daniel Maes in allegato).

    Strage in Siria - Oltre la propaganda mdiatica Occidentale

     Il paradigma del topo                                                                                                 

    Una sorta di Sarajevo 2, vent'anni dopo, dunque! L'obiettivo oggi come allora non cambia: si parla di "balcanizzazione" dell'area, e ormai ciò è un mistero davvero per pochi. Pertanto l'ennesima accusa verso il leader siriano ci sa tanto di mostruosa e diabolica bufala: l'ennesima abominevole bufala stile Saddam Hussein, per intenderci. Quel che viene descritto ha infatti del paradossale. Un pò come se il topo decidesse di uscire allo scoperto e andare a mangiare il formaggio restando incastrato nella trappola proprio nel bel mezzo di una festa di quartiere di gatti affamati. Capite la stranezza?

    damasco

      La Smentita di Damasco                                                                                          

    Ora, dunque, ecco sbucare l'ennesimo genocidio: 1300 anime straziate nei sobborghi di Damasco (la città di Assad) che vanno ad aggiungersi alle oltre 100mila già fatte fuori ai cosiddetti "ribelli" (mercenari-islamisti appoggiati dall'Occidente "Democratico"). Strage ancora non verificabile in maniera indipendente, ma comunque – a sentire le prime agenzie italiane ed europee – frutto di un presunto attacco chimico commesso la notte scorsa. Ma da chi signori? Da Assad? E soprattutto, siamo davvero sicuri che si tratti di un attacco chimico? Questo – fino a prova contraria – è quello che vogliono farci credere, con una sicurezza alquanto ostentata e strana. Il governo siriano, ovviamente, smentisce.

    Sirya - ONU

      L'ONU convoca un Consiglio di Sicurezza d'Urgenza                                   

    Gli ispettori Onu, frattanto, sarebbero già all'opera e – accogliendo l'invito da parte di paesi come il Qatar – al momento starebbero indagando sull'esistenza e (nel caso) sulla paternità delle presunte armi chimiche utilizzate. Ma come detto l'agenzia coincide e si sovrappone con un'altra curiosa notizia: quella della presenza a Damasco degli stessi ispettori Onu, già incaricati di una missione, che durerà 14 giorni, proprio per verificare l'uso di armi chimiche nelle zone più colpite dal conflitto.Un'inchiesta immediata e approfondita sull'uso di armi chimiche in Siria è stata chiesta altresì dagli USA e dai ministri degli Esteri della Ue, impegnati a Bruxelles. L'ONU ha invece convocato al Palazzo di Vetro (New York) un Consiglio di Sicurezza d'urgenza per le ore 21,00 italiane (le ore 15,00 nella Grande Mela).  

    Siria - Piano per Annientare i Cristiani e il Cristianesimo

      Le anomalie sono troppe                                                                                         

    Fonti del governo siriano dell'ultim'ora – agenzia Sana – smentiscono fermamente "l'uso di armi chimiche, affermando che si tratta solo di un tentativo di ostacolare il lavoro degli ispettori dell'Onu sulle armi chimiche". Ma a pensarci bene e da una prima analisi nella ricostruzione fornita dai media di regime occidentali, qualcosa (più di una cosa) non quadra e ha dell'assurdo anche dal punto di vista "tecnico". Mi spiego…  Da notare – in aggiunta a quanto detto – che l'odore delle armi chimiche non provoca disgusto o sensazione di repulsione (come si dice in diversi video trasmessi dai media occidentali). Inalare tali agenti chimici di distruzione di massa, infatti, porta all'immediata morte sul posto e non lascia il tempo ai sensi di elaborare l'accaduto. Inoltre (altra stranezza) non sarebbe assolutamente possibile entrare in una zona colpita con un'arma chimica prima di 48-72 ore almeno. Come avrebbero fatto ad entrarvi ed a girare i video dunque? Inoltre l'uso di armi chimiche non uccidere 10 persone o 20 o cento, ma rimuove semplicemente tutte le forme di vita in tutta la regione e su una vasta area. I danni causati delle armi chimiche, in tal senso, non possono essere confinati all'interno di un'area geografica limitata, come una città o un villaggio, ma essi si estenderebbero in città e regioni vicine col soffiare del vento. In maniera naturale. Ciò accadrebbe in ogni direzione ed in maniera incontrollabile. Pertanto nessuno può sedere nel "palazzo presidenziale" a Damasco e poi colpire nel contempo le zone intorno al palazzo stesso con prodotti chimici. Non trovate? Meditate gente, meditate! Sono curioso di vedere come i delegati ONU spiegheranno tali rilevantissime e macroscopiche anomalie, nelle prossime ore a New York.

    Sergio Basile – Redazione Qui Europa (Copyright © 2013 Qui Europa)

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    Lunedì, Agosto 19th/ 2013 – Straordinaria Testimonianza oculare di Padre Daniel Maes, Siria –   Redazione Qui Europa Siria, Aleppo, Cristiani, Persecuzione contro i cristiani, complotto massonico, Padre Daniel Maes, Straordinaria testimonianza di Padre Maes, Homs, Damasco, Bashar Al Assad, Guerra occidentale contro la Siria, La Resistenza del Grande Popolo Siriano, 6000 profughi al giorno e minorenni […]

    Siria – Le Tecniche per Screditare chi lavora per la Pace

    Siria – Le Tecniche per Screditare chi lavora per la Pace

    Giovdì, Luglio 25th/ 2013 – di Padre Daniel Maes, Mar Yakub, Siria –  Siria, Aleppo, Cristiani, Persecuzione contro i cristiani, complotto massonico, Complotto con gli integralisti islamici, Nuovo Ordine Mondiale, Attacco sacrileg, Testimonianza, Ora Pro Siria, padre Daniel Maes, Mar Yakub, Madre Marie-Agnès, Padre Daniel Maes, Tecniche per Screditare chi lavora per la Pace, Israel Zolli, Pio XII, Ministero […]

    La Denuncia dell’arcivescovo Hanna: In Siria, Complotto contro il Cristianesimo – La Diabolica Alleanza tra Sionismo e Integralismo Islamico

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    Lunedì, Agosto 5th/ 2013 – di Maria Laura Barbuto –  Esteri, Siria, Medio Oriente, Israele, Mondo arabo, Damasco, Gerusalemme, Guerra, Ribelli, Media di regime, Cristianesimo, Cristiani, Persecuzioni, Arabi, Profughi, Potere, Denaro, Arcivescovo Atallah Hanna  La denuncia dell'arcivescovo Hanna: "Chi si schiera contro la Siria, favorisce Israele!" La Siria occupata: persecuzioni e violenze contro il popolo siriano. Il […]

    Speciale Egitto – Perchè i governi liberal-massonici Occidentali tifano “Fratelli Musulmani”?

    Speciale Egitto – Perchè i governi liberal-massonici Occidentali tifano “Fratelli Musulmani”?

    Sabato, Agosto 17th/ 2013 – Speciale Egitto – di Sergio Basile, Redazione Qui Europa –  Egitto, Integralismo islamico, Catherine Ashton, Ue, USA, NATO, Sangue in Egitto, Piano Sovversivo, Morsi, Fratelli Mussulmani, Adly Mansur, Piano Yinon, Sionismo, Integralismo Islamico, Piano Kalergi, Terzomondializzazione dell'Europa, Balcanizzazione dell'Africa e del Medioriente, Islamizzazione forzata, Sharia, Libia, Siria, Afghanistan, Generale Wesley Clark, […]

     
    http://www.youtube.com/watch?v=qhur4EfgpNE –  lo dedico a tutti i politici europei e americani che appoggiano i terroristi islamici ribelli in Siria, sia politicamente che con le armi, un saluto da un gruppo di civili prima di morire sotto i bombardamenti ad Homs, guardatevelo ogni sera prima di andare a dormire, li avete uccisi anche voi, siete complici di questi crimini di guerra commessi contro la popolazione siriana.
  • Siria – Sanguinoso embargo su Aleppo: Altri Crimini contro l’umanità

    Siria – Sanguinoso embargo su Aleppo: Altri Crimini contro l’umanità

    Sabato, Luglio 13th/ 2013

    – di Marinella Correggia, Sibialiria – 

    Siria, Esteri,Aleppo, Marinella Correggia, Sibialiria , Sanguinoso embargo su Aleppo, Lattakia, ONU, Barack Obama, Ribelli, Al Arabiya, Vitali Churkin, Russia, Gas sarin, Zahra, Lattakia, popolo aleppino sotto scacco, Kamal Hamami, Osservatorio Siriano per i Diritti Umani di Londra 

    Siria – Sanguinoso embargo su Aleppo:

    Altri Crimini contro l'umanità

    Intanto i ribelli uccidono, assediano la città e tolgono

    il pace di bocca agli innocenti, umiliandoli e

    condannandoli

    Le verità sul "Gas Sarin" che l'Occidente non vuol vedere:

    le ragioni della Russia e gli alibi di Obama

     

    di Marinella Correggia

    Embargo - Aleppo

      Embargo – Crimini Contro l'Umanità ad Aleppo                                            

    Aleppo – La panetteria pubblica di Al-Hamadanyia ad Aleppo ha da poco ripreso a sfornare pane grazie a un rifornimento in farina e combustibile arrivato da Lattakia, dopo giorni e giorni di chiusura. Gruppi armati dell'opposizione impediscono infatti l'arrivo di prodotti anche di prima necessità nelle zone della città controllate dal governo. L'assedio penalizza fortemente quasi due milioni di aleppini i quali hanno ormai difficoltà a trovare cibo, o lo devono pagare carissimo (mentre la guerra ha ridotto alla disoccupazione tantissime famiglie). Scrive l'agenzia vaticana Fides: “I gruppi ribelli hanno preso il controllo della strada che collega Aleppo ad Hama, ingresso da cui transita la maggior parte delle merci dirette in città. Essi controllano la zona Nordest della città e ora minacciano anche l’interruzione dell’approvvigionamento di acqua”. I prodotti vegetali sono introvabili, perché agli agricoltori viene impedito di entrare nelle zone del “nemico”. Frate Bernard, uno dei cinque francescani rimasti in città, denuncia: “Il blocco del cibo è contro ogni basilare diritto umanitario. La carestia è alle porte, la gente ha paura, è ridotta in povertà. Facciamo il possibile per aiutare famiglie e profughi”.

      Ribelli – Uccidono e Tolgono il pane di bocca agli innocenti                        

    Da mesi e mesi due centri abitati da sciiti a nord di Aleppo, Zahra e Nubol, sono sotto assedio e riforniti da elicotteri militari. La situazione ad Aleppo invece è precipitata negli ultimi giorni. Un gruppo di giovani che mercoledì scorso protestava contro il blocco è stato attaccato da quattro armati che hanno ucciso un ragazzo. Questa volta la denuncia di questo vero e proprio crimine di guerra (contro l'umanità) – la privazione di beni essenziali tramite assedio – arriva perfino dagli organi favorevoli all'opposizione, come l'Osservatorio siriano per i diritti umani di Londra, e dai media mainstream: la Reuters, la Afp e e perfino la tivù satellitare saudita Al Arabiya. Una disponibilità inusitata, la quale deriva forse dal fatto che non tutta l'opposizione armata sembra d'accordo. In uno dei video, una donna con il suo bambino implora al posto di blocco che la lascino tornare a casa ad Asrafiyeh senza requisirle il cibo che si è procurata; uno dei due sostiene che non si può danneggiare un'innocente, l'altro dice che il capo non sarebbe d'accordo.

    Embargo - Aleppo

      1500 combattenti stranieri in arrivo                                                                   

    L'embargo su Aleppo sembrerebbe legato all'arrivo di oltre 1.500 combattenti stranieri dal posto di frontiera turco-siriano di Bab al Salam. Intanto, fonti dell'Esercito siriano libero (Esl) hanno dichiarato che un membro del Consiglio militare supremo, Kamal Hamami, nome di battaglia Abu Bassel al Lakdani, è stato ucciso da esponenti del gruppo Stato islamico dell'Iraq e dell'oriente, nella città portuale di Latakia. 

      Gas Sarin – Lo hanno usato i ribelli antigovernativi. Le ragioni russe    

    Intanto la missione Onu di indagine sull'uso delle armi chimiche in Siria ha accettato l'invito di Damasco e si recherà nel paese. L'Ambasciatore della Russia all'Onu, Vitali Churkin, ha intanto detto in Consiglio di Sicurezza: “L'Occidente non ha nemmeno letto il nostro rapporto di 80 pagine sull'uso delle armi chimiche a Khan al Assal, nel marzo scorso”. Il rapporto, basato su analisi di resti nel luogo dell'impatto, conclude che il sarin è stato usato dagli antigovernativi. Lo lascerebbe intendere sia la natura non industriale dell'ordigno sia il cui prodest: infatti Obama aveva indicato nell'uso di armi proibite da parte dell'esercito siriano la linea rossa oltrepassata la quale avrebbe iniziato ad armare i “ribelli”.

    Marinella Correggia, Sibialiria

     

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    SIRIA – FOTO SCATTATE DA MARINELLA CORREGGIA – http://www.flickr.com/photos/36876993@N02/sets/72157633512961432

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    2012: Ucciso un Cristiano ogni 5 minuti 

    2012: Ucciso un Cristiano ogni 5 minuti – La Forza della Fede nella Croce: il Perdono e la Resurrezione

    Lunedì, Dicembre 31st/ 2012 – di Maria Laura Barbuto – Vittime cristiane / Cristianesimo, nel 2012, 105.000 vittime / Religione / Cultura / Società / Cristianesimo / Nigeria / Egitto / Mali / Pakistan / Corea del Nord / India / Fede / Vittime / Persecuzioni / Fedeli / Perdono / Vendetta / Santo Stefano / Martiri / Cammino […]

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    Venerdì, Maggio 17th/ 2013 – di Sergio Basile e Redazione Qui Europa –  Siria, Date importanti, Marinella Correggia, Redazione Qui Europa, 15 giugno,manifestazione mondiale per la Pace in Siria, Qatar, risoluzione ONU, USA, Bande di mercenari integralisti, video agghiacciante dell'uccisione di civili siriani, Emma Bonino, Ribelli, Roma, Attivisti per la Pace, Paul Larudee, Francisco Coloane, Adio […]

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    Giovedì, Luglio 11st/ 2013 – Iniziativa di Libero Confronto, Pensa e Scrivi di "Qui Europa" – Italia, Siria, Damasco, Profughi, Ora Pro Siria, Daraa, Kyenge, Pieni di Soldi, Cecchini, CIE, Islamizzazione dell'Italia e dell'Europa, Ministro dell'Integrazione  Profughi di Siria & Co – Viaggio al CIE: Profughi Ribelli pieni di Soldi. Come mai? CIE – L'Italia e […]

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    Martedì, Luglio 9th/ 2013 – Comunicato Stampa di Mario Borghezio, eurodeputato –    Iniziativa di Libero Confronto, "Pensa e Scrivi di Qui Europa" Papa Francesco, Europa, Paneuropeizzazione del Continente, Terzomondializzazione dell'Europa, Bruxelles, Europa, Italia, Roma, Cecile Kienge, Mario Borghezio, Piano Kalergi, Primavera Araba, Nuovo Ordine Mondiale, Espulsione dei clandestini, Globalizzazione dell'Indifferenza, Globalizzazione, Interessi Oscuri, Assistenzialismo, Immigrati, Clandestini  […]

    Il Papa e i Vescovi Ingelsi contro la Globalizzazione dell’Indifferenza

    Il Papa e i Vescovi Ingelsi contro la Globalizzazione dell’Indifferenza

    Lunedì, Luglio 8th/ 2013 – di Sergio Basile  – Papa Bergoglio, Ratzinger, Lampedusa, Vescovi Inglesi, Vescovi Gallesi, Chiesa Cattolica, Siria, Chiesa,San Michele  Arcangelo, Demonio, Fumi di Satana nella Chiesa, Piano Kalergi, Paneuropeizzazione del Continente, Globalizzazione dell'Indifferenza  Il Papa e i Vescovi Ingelsi contro la Globalizzazione dell'Indifferenza   Papa Bergoglio prima incontra Ratzinger nei Giardini Vaticani, poi vola a Lampedusa […]

     

  • Soldati in India e Affari Sporchi – Terza Parte

    Soldati in India e Affari Sporchi – Terza Parte

    Venerdì, Giugno 21st/ 2013
     

    – di C.Alessandro Mauceri –

    SIPRI, Stati Uniti d’America, ONU, NATO, Russia, Germania, Francia, Cina, Regno Unito, Spagna , Italia, Afghanistan, Iraq, Libia, Lockheed Martin, Arabia Saudita, Joe Parker, consorzio Eurofighter, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Siria, New York Times, Financial Times, International Peace Research Institute di Stoccolma, Turchia, Obama, Ben Rhodes, Alto commissariato dell’Onu per i diritti umani, Massimiliano Latorre, Salvatore Girone, Finmeccanica, Giuseppe Orsi, Arackaparambil Kurien Antony, ministro della Difesa Agusta Westland, Guido Ralph Haschke, Shashindra Pal Tyagi, JulieTyagi, Docsa Tyagi e Sandeep Tyagi, Central Bureau of Investigations, Ratan Tata, Tata, Alessandro Mauceri, www.quieuropa.it 

    Soldati in India e Affari Sporchi – Terza Parte

    Traffico d'Armi, Bugie e Tangenti dietro tutto. Ecco 

    cosa hanno in comune una delle maggiori industrie

    metalmeccaniche europee e i due marò

    Il Destino dei Marò e le novità emerse dal Processo Finmeccanica

     

    di C. Alessandro Mauceri

    Caso Marò - Finmeccanica

      Il Mercato delle Guerre, non conosce crisi                                                       

    Roma – Che cosa hanno in comune i due marò italiani e una delle maggiori industrie metalmeccaniche europee? In un mondo che soffre e si lamenta per una "cosiddetta" crisi economica indotta e globale che (fermo restando la truffa dell'Eurozona) forse non ha precedenti a memoria d’uomo, c’è un settore che pare essere sempre fiorente: quello degli armamenti. Eppure, nell’ultimo decennio del secolo scorso si era registrato un calo rilevante del settore. Calo che sarebbe stato causato, in massima parte, dalla riduzione delle forze della Nato dopo la fine della Guerra fredda. Ma le imprese del settore non si sono "arrese" (e del resto con tutte le armi di cui disponevano….). Così, grazie anche all’aiuto concesso volentieri da molti governanti, i Paesi più industrializzati di mezzo mondo (quelli in cui hanno sede le maggiori imprese produttrici di armi) hanno deciso o di fare guerra o di vendere i propri “prodotti” all’altra metà del mondo. In base  ai dati emersi da uno studio del SIPRI, tra i maggiori esportatori di armi nel periodo tra il 2008 e il 2012 ci sarebbero – guardacaso – gli Stati Uniti d’America che, casualmente, è il Paese che maggiormente, negli ultimi tre lustri, ha promosso guerre e “missioni di pace”, anche al di fuori dell’egida ONU e NATO; a seguire Russia, Germania, Francia, Cina, Regno Unito, Spagna e Italia. In realtà, le scelte di marketing adottate dai vari Paesi sono state diverse. Nella maggior parte dei casi, i Paesi hanno deciso di “scambiarsi”armi e armamenti e di andare a combattere  guerre senza motivo e senza ragione in giro per il mondo (fermo restando ovviamente il piano per la costituzione del NWO). Questo ad esempio sarebbe ciò che è avvenuto tra gli Stati Uniti e alcuni Paesi Europei dove a fronte di acquisti, da parte degli americani, di armamenti da Italia, Francia, Svezia, Germania, Polonia e Spagna, gli Stati Uniti hanno potuto vendere, ad esempio, molti dei loro aerei da guerra, seppure poco funzionali (tanto che la  Francia ha sospeso l’ordinativo), a molti Paesi europei, Italia inclusa. Ovviamente queste armi sono state poi utilizzate dai Paesi più industrializzati nelle “missioni di pace” in Paesi come Afghanistan, Iraq, Libia e molti altri. Missioni di pace che sono servite anche per conquistare spazi economici per le maggiori industrie dei Paesi invasori. 

    F-15-Saint-Louis

      L'emblemnatico caso della Lockheed Martin e lo shopping arabo          

    In altri casi invece, e qui sta la sorpresa, i Paesi maggiori produttori di armi hanno fatto di più. Hanno deciso di vendere direttamente le armi che producevano le industrie presenti sul loro territorio a Paesi in guerra tra loro o, in altri casi, a entrambe le fazioni di uno stesso Paese. Oppure, hanno deciso di utilizzare il canale dei Paesi medio-orientali per venderle a chiunque avesse i soldi per comprarle. Così la Lockheed Martin, con il consenso del Pentagono, ha venduto 20 aerei C-130J  e 5 tanker KC-130J all’Arabia Saudita per un  valore di 6,7 miliardi di dollari (24.61 miliardi di dhiran sauditi) completi di ricambi e supporto (che senso ha vendere le armi se non alleghi dei tecnici che insegnino ad usarle?). A questi si aggiungono 9 lanciatori e 48 missili antimissile balistici THAAD. Joe Parker, direttore per l'export del consorzio Eurofighter, ha confermato anche le trattative in corso per l'acquisto di 60 aerei Eurofighter Typhoon da parte degli Emirati Arabi Uniti. E nel 2011, la vendita di armi come il Pilatus agli Emirati Arabi, ha consentito alla Svizzera di raggiungere livelli eccellenti tanto che gli Emirati Arabi Uniti hanno scavalcato la Germania nell’acquisizione di armi elvetiche. Complessivamente l’Arabia Saudita, nel periodo 2008-2012, è stato il 10° maggior importatore di armi e armamenti al mondo e si è accaparrata il 3% degli armamenti in vendita in tutto il globo. Un  risultato niente male se si pensa che i suoi abitanti sono solo 7 milioni… Anche con il Qatar gli scambi di armi sembrano essere stati fiorenti: 12 lanciatori dello stesso tipo  venduto all’Arabia Saudita con 150 missili per un valore complessivo di 7,6 miliardi di dollari. 24 elicotteri da guerra AH-64D Apache Longbow e 700 missili Hellfire e molto altro.  Ma a cosa potrebbero mai servire tutte queste armi a Paesi così piccoli (il Qatar non arriva a due milioni di abitanti)? Ovviamente per il commercio. Ma come sostenuto e provato da Qui Europa in dozzine di articoli, anche per portare avanti il Piano di un Nuovo Ordine Mondiale.  Anche con il Qatar gli scambi di armi sembrano essere stati fiorenti: 12 lanciatori dello stesso tipo venduto all’Arabia Saudita con 150 missili per un valore complessivo di 7,6 miliardi di dollari. 24 elicotteri da guerra AH-64D Apache Longbow e 700 missili Hellfire e molto altro.

    Obiettivo Siria

     Per fomentare guerre, ogni scusa è buona!                                                        

    Così mentre la Russia inviava '' avanzati missili da crociera antinave della tipologia Yakhont'' alla Siria (fonte New York Times), il Qatar a settembre scorso (dati Financial Times) ha deciso di sostenere i cosiddetti ribelli (mercenari) della provincia di Aleppo, contro il governo siriano, pagando loro uno “stipendio” mensile di 150 dollari. Inoltre, secondo l'International Peace Research Institute di Stoccolma (Sipri), il Qatar, tra aprile 2012 e marzo 2013, ha inviato in Turchia oltre 70 aerei militari cargo carichi di armi destinate ai  soliti "cosiddetti" ribelli. Sia il Qatar, con le armi comprate da Stati Uniti ed Europa, che gli stessi Stati Uniti d’America – come denunciato più volte dall'Osservatorio Nazionale "Qui Europa" – vendono armi ai "ribelli siriani". Lo ha confermato la stessa Casa Bianca sostenendo come il presidente Obama abbia preso questa decisione dopo che l’intelligence avrebbe raccolto le prove (per il vero come dimostrato in più sedi piuttosto fantasiose, per non dire assurde) sull’uso di armi chimiche (??) da parte del regime di Assad: Ben Rhodes, consulente di Obama per la sicurezza nazionale, ha confermato che secondo l’intelligence statunitense “il regime di Assad avrebbe usato diverse volte armi chimiche, in particolare il gas sarin, contro l’opposizione”. Dimenticando di dire – tuttavia – che, non solo a usare queste armi non convenzionali sarebbero stati i rivoltosi (mercenari) e non l’esercito, ma che, in un momento in cui sono state avviate trattative per porre fine agli scontri, fomentare le fazioni con simili affermazioni e armarle fino ai denti non aiuta certo il processo di pace. Sembra quasi di rivedere le scene viste in Iraq. E così mentre l’Alto commissariato dell’Onu per i diritti umani, rivelava che dall’inizio del conflitto siriano i morti sarebbero più di 93mila, di cui 6.500 bambini, gli Stati Uniti d’America e gli altri Paesi partners, sia direttamente che indirettamente fornendo armamenti a Paesi terzi che poi li rivendono a entrambe le fazioni in conflitto, aizzavano la guerra.

    USA, il Gendarme del Mondo

     Il Triste Ruolo dell'Italia – Terzo produttore al Mondo di armi leggere   

    E che ruolo ha l’Italia in tutto questo? L’Italia è il terzo esportatore mondiale di armi leggere. L’industria nazionale del settore, pur considerando le stime incomplete (vedremo in seguito perché) e la concorrenza russa e cinese, non perde posti nella classifica delle vendite e rimane uno dei maggiori produttori. Aiutata in questo dal fatto che la  vendita di pistole, fucili, munizioni ed esplosivi sono quasi sparite dalla Relazione sul commercio di armamenti che il Governo italiano è tenuto a presentare ogni anno al Parlamento. Le esportazioni di questi strumenti di morte sono classificate per la stragrande maggioranza sotto la voce "armi civili", vale a dire armi comuni da sparo, da caccia o da tiro sportivo. Così pure gli esplosivi, che sarebbero esportati ufficialmente "per uso industriale". Così non viene esercitato alcun controllo governativo su tali trasferimenti, né è monitorato l’utilizzo di questo materiale una volta che ha lasciato l’Italia! E chi ci sono tra i maggiori clienti e importatori di armi italiane? Ovvio, Paesi del Medio Oriente e dell’Africa settentrionale. Il Medio Oriente, insieme al Sud-Est asiatico, sono le regioni che trainano la domanda internazionale di armamenti.

    Marò e Bugie

     Tra un'arma e una tangente… Rispunta la pista Marò                                   

    I nomi di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sembrano essere ormai caduti nel dimenticatoio mediatico. Ma sebbene non se ne parli, pare che la vicenda si sia complicata, se possibile, ancora di più dopo che al processo per tangenti di Busto Arsizio all’ex presidente e amministratore delegato di Finmeccanica Giuseppe Orsi, è stata richiesto da parte della difesa di sentire come testimone Arackaparambil Kurien Antony, ministro della Difesa indiano da otto anni. Oltre ad aver seguito tutta la trafila della commessa dei 12 elicotteri di Agusta Westland (del gruppo Finmeccanica), il ministro, infatti, è considerato uno tra i maggiori oppositori alla liberazione dei nostri marò, colui il quale dopo il ritorno in India dei marò si vantò del risultato ottenuto "grazie alla linea dura" della Corte Suprema e del governo indiano. La stessa persona che, secondo i legali dell’ex amministatore delegato di Agusta (indagato con l’ex ad e presidente di Finmeccanica per corruzione internazionale e frode fiscale), conoscerebbe a fondo i dettagli della gara d’appalto per gli elicotteri AW 101 del 2006, da cui sarebbe scaturita poi la tangente da 50 milioni di Euro. La risposta è stata la decisione da parte del governo indiano di costituirsi parte civile nel processo insieme all’Agenzia delle entrate indiana e la richiesta di un risarcimento da circa 8 milioni di Euro per i danni d’immagine che la vicenda ha procurato. Non solo, ma in questo modo i legali del ministro hanno potuto aver accesso agli atti del processo (che sono ancora esistenti e non distrutti come hanno fatto in India con le prove del processo ai due marò) che contengono, tra l’altro, quanto trovato tra i documenti di Guido Ralph Haschke, l’intermediario svizzero che trattò la commessa per i 12 elicotteri. Incluse le prove a carico dell’ex capo dell’aviazione Shashindra Pal Tyagi e dei suoi cugini, JulieTyagi, Docsa Tyagi e Sandeep Tyagi, tutti coinvolti nell’affare di vendita illegale di armi e armamenti. La vicenda si è quindi allargata a macchia d’olio. La difesa degli accusati italiani infatti ha richiesto di aver accesso all’interrogatorio di Tyagi e dei cugini di fronte il Central Bureau of Investigations, il servizio segreto indiano. Non solo, ma ha citato come testimone  anche Ratan Tata, amministratore delegato del gruppo Tata, leader del mercato automobilistico mondiale.

    Dimissioni Terzi e Verità Nascoste sul Caso Marò

      Il Destino incertissimo dei Marò                                                                           

    Nel marzo del 2013, quando i due militari tornarono in Italia in congedo per Pasqua, anche noi scrivemmo degli articoli in cui denunciavamo che, con tutta probabilità, il motivo per cui i nostri marò erano ancora trattenuti in India nonostante le promesse (al vento) dei diplomatici e dei politici italiani, erano ben altre che quelle contenute nei loro capi d’accusa. Già allora riferimmo di interferenze tra le vicende dei marò e imprese coinvolte nella vendita di armamenti. E dopo che a un ministro indiano è stato chiesto di testimoniare al processo Finmeccanica (riconoscendosi colpevole) temo che la situazione per i nostri marò bloccati in India possa solo peggiorare.

    C.Alessandro Mauceri (Copyright © 2013 Qui Europa)

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      Articoli in allegato                                                                                                                      

    Soldati in India e Affari Sporchi – Prima Parte

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    Lunedì,  Marzo 25th/ 2013  – L'Approfondimento di C.Alessandro Mauceri – Italia, Roma, Kerala, Marò, India, Guardia Costiera, Kochi, Kerala, peschereccio St. Antony, “Diritto di Bandiera”, Olimpic Flair, Enrica Lexie, guardie armate, pirati, Ros Carabinieri, prova balistica, Onu, Nato, Imo, International maritime organization, Ue, Richard Ashby, funivia del Cermis, Convenzione di Londra, Codice Internazionale di Navigazione, Diritto […]

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    Giovedì,  Marzo 28th/ 2013 

    – L'Approfondimento di C.Alessandro Mauceri –

    India, ministro della Giustizia, Ashwani Kumar, Ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, Napolitano, New Delhi, pena di morte, Alta Corte di Kerala Fucilieri di Marina, atto terroristico, Pil, Financial Times,  Global 500, Stefano Beggiora, Università Ca’ Foscari, India e Nordest: il mercato del terzo Millennio, Forze Armate indiane, Fincantieri, Istituto Oceanografico indiano, Sagar Nidhi, Marina indiana, Mazagon Dock, Mumbai, Garden Reach, Kolkata, Alenia Aeronautica, consorzio Eurofighter, Aeronautica indiana programma MMRCA (Medium Multi-Role Combat Aircraft), Camera di Commercio Indiana per l’Italia, missione commerciale multisettoriale, Fukushima, Jaitapur, Maharashtra, nucleare sperimentazioni cliniche, cavie umane, BBC, The Independent, Washington Post, Sae, Serious Adverse Events, Italia, Roma, Kerala, Marò, India, Guardia Costiera, Kochi, Kerala, peschereccio St. Antony, “Diritto di Bandiera”, Olimpic Flair, Enrica Lexie, guardie armate, pirati, Ros Carabinieri, prova balistica, Onu, Nato, Imo, International maritime organization, Ue, Richard Ashby, funivia del Cermis, Convenzione di Londra, Codice Internazionale di Navigazione, Diritto di Bandiera, Olimpic Flair, Luigi Di Stefano, Strage di Ustica, Catherine Ashton, Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e la Sicurezza, Unione europea, Richard Ashby, Funivia del Cermis, Val di Fiemme, Alessandro Mauceri, Qui Europa 

    Soldati in India e Affari Sporchi – Seconda Parte 

    Le Verità Occultate sul Caso Marò e le Dimissioni del

    Ministro Terzi 

    Ecco cosa blocca la macchina diplomatica e sovrasta

    il Diritto: una fittissima rete di intrecci commerciali

     

    di C.Alessandro Mauceri

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     I Retroscena del "Caso Marò" – Seconda Parte 

    Roma, New Delhi, Kerala, Kochi – Nelle ultime ore sono giunte – era ora – le dimissioni del Ministro degli Esteri  Giulio Terzi, "caduto" non per la linea ambigua (per non dire vergognosa) mantenuta per tutto il 2012 e anche oltre sul "Caso Siria" e – in generale – su tutta la politica estera imperialistica italiana (filo-Nato e filo-Usa), ma proprio sul "Caso Marò", e sul ri-espatrio dei due fucilieri italiani in India, favorito e non osteggiato dallo stesso Terzi. L’annuncio è stato dato, nelle ultime ore, in occasione del suo intervento in Parlamento, nell’aula di Montecitorio. Ma tornando al misterioso incidente diplomatico, cerchiamo ora di comprendere cosa si possa davvero nascondere dietro questa brutta storia, al di là della solita ormai costante cappa mediatica che contraddistingue l'informazione (di regime) nel nostro Paese. 

     Le Dimissioni di Terzi e l'Ennesimo Disastro del "Tecnico" 

    "Secondo gli ultimi dispacci di agenzia, si apprende – sosteneva in sostanza un comunicato governativo della Farnesina – che i due Italiani non rischierebbero la pena di morte. Quanto al carcere, lo potrebbero scontare in Italia". Sono state queste – per sommi capi – le rassicurazioni con le quali il nostro governo ha convinto i due accusati a tornare nel Paese che li aveva arrestati ricorrendo a stratagemmi poco diplomatici e che, forse, se la controparte non fosse stata l’Italia, ma un altro Paese, avrebbero scatenato uno scontro diplomatico di ben altre dimensioni. Ciò era avvenuto dopo aver sostenuto che i nostri militari – coinvolti in un affare internazionale dai risvolti più grandi di loro e non di poco – non sarebbero dovuti rientrare in India. Ma non finisce qui! Al ritorno dei fucilieri in India, il ministro della Giustizia indiano, Ashwani Kumar, ha tenuto a precisare come il governo indiano in realtà non avrebbe fornito alcuna assicurazione all'Italia in merito all'inflizione della pena di morte (che pure non è applicata da molti anni). Ebbene secondo alcuni quotidiani, il Ministro degli Esteri italiano dimissionario, Giulio Terzi, che aveva dato la notizia sbagliata (e, a quanto pare, aveva anche dimenticato di informarne il presidente Napolitano) in un primo momento aveva affermato che la sua era stata solo una “svista” e che non ci pensava proprio a dimettersi.   Poi nelle ultime ore – per cause di forza maggiore – è giunto l'evidente e provvidenziale ripensamento. Terzi – tuttavia – affermava poco prima delle dimissioni, come i due Marò' "non avessero corso rischi, e non sarebbero andati incontro a un destino ignoto", perchè "la situazione si stava normalizzando" visto l'ottenimento da parte dell'Italia della precisa garanzia da New Delhi sull'inapplicabilità della suddetta pena capitale. E così, ancora una volta, alle ripetute affermazioni dei nostri diplomatici in merito a rassicurazioni circa il destino dei nostri soldati,  un giudice dell’Alta Corte di Kerala ha pensato bene di definire la presunta sparatoria attribuita ai Fucilieri di Marina italiani, un atto terroristico. In realtà, questa sarebbe solo l’ultima delle anomalie (per voler usare un eufemismo) nascoste da una vicenda dagli evidenti e grotteschi chiaroscuri.

     India – Il Mercato del Terzo Millennio 

    La verità è che i nostri funzionari si sono trovati di fronte una delle maggiori potenze mondiali con un Pil che, a parità di potere d’acquisto, è già ora pari a un quarto di quello di tutti i Paesi della Terra. Un Paese (l'India) con un apparato bellico possente, dotato di testate nucleari e – ciliegina sulla torta – 1,3 milioni di militari regolari. L’India, il cui trend economico è, forse, ancor più robusto di quello della stessa Cina, è un colosso la cui industria manifatturiera è la decima del pianeta. Nella classifica del Financial Times, Global 500, che raggruppa le cinquecento maggiori società del pianeta per capitalizzazione, l’India compare ben 14 volte. E l’Italia? Tralasciando le ovvie considerazioni sulla dimensione economica e sul potenziale militare del nostro Paese confrontati con quello di uno dei colossi globali (comparabile solo con USA e Cina) anche sotto il profilo dei rapporti economici “negli anni del boom economico indiano, l’Italia appare essersi mossa un pò in ritardo” come ha affermato – tra l'altro – il professor Stefano Beggiora, docente di storia dell’India presso l’Università Cà Foscari Venezia, autore del saggio "India e Nordest: il mercato del terzo Millennio".

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Una Questione di "puri" e semplici "Affari Economici" 

    In realtà, sembrerebbe che a destare la preoccupazione delle nostre autorità in questo momento particolare siano gli imprenditori italiani che già detengono (o che vorrebbero stabilire)  rapporti economici con l’India. La paura che deriverebbe dall’indurirsi dei rapporti diplomatici tra i due Paesi, è quella di vedere scoppiare una vera e propria crisi commerciale tra Italia e India che potrebbe mettere a rischio i rapporti commerciali già esistenti e i contratti in opera. E se è vero che il colosso del Sud est asiatico rappresenta al momento solo il sedicesimo partner commerciale dell’Italia, con un valore delle esportazioni che nel 2010 è stato di circa 3,5 miliardi di euro, cioè solo l’1% del totale, c’è da considerare che i dati del 2011, ancora provvisori, dicono che questo valore tenderà a crescere rapidamente. Le esportazioni italiane verso l’India aumentano con un tasso del 21% l'anno. Non solo, ma i rapporti commerciali già istaurati pare riguardino proprio quelle aziende di grandi dimensioni che hanno dimostrato di avere maggiore capacità di influenzare scelte politiche nazionali. Come se non bastasse, anche i clienti cui i nostri prodotti sono destinati non sono soggetti qualunque. Uno dei maggiori clienti delle imprese italiane, ad esempio, sono le Forze Armate Indiane. In pochi anni, le nostre aziende produttrici di materiale bellico sono divenute fornitrici di fiducia di Nuova Delhi. Hanno venduto molto, e molto intendono ancora vendere. Fincantieri nel 2008 ha fornito all’Istituto Oceanografico indiano la nave oceanografica da 5mila tonnellate Sagar Nidhi. Pochi mesi fa è stata consegnata all’India la seconda di due grandi navi rifornitrici di squadra da 27mila 500 tonnellate per la Marina indiana. Un contratto da oltre 300 milioni di euro che si somma a quello per la progettazione di sette fregate da 6mila 200 tonnellate della nuova classe P17A, che hanno fruttato all’industria italiana circa 30 milioni di Euro. Non solo, ma è in ballo l’appalto per la realizzazione di queste navi (ognuna del costo di 900 milioni di dollari) che saranno costruite in due cantieri indiani, il Mazagon Dock di Mumbai e il Garden Reach di Kolkata. Appalto che interessa e non poco Fincantieri che aspira a fornire assistenza e tecnologia nel settore delle costruzioni navali modulari, un know how che i cantieri locali non posseggono ancora. Anche Alenia Aeronautica e altre industrie italiane per molti mesi sono state interessate al mercato indiano. Infatti sono loro che producono alcune parti dei caccia realizzati dal consorzio Eurofighter, che ha partecipato ad una gara internazionale per la vendita di 126 caccia all’Aeronautica indiana, in base al Programma MMRCA (Medium Multi-Role Combat Aircraft) per un costo complessivo di almeno 12 miliardi dollari. (Alla fine la gara è stata vinta, però, da un concorrente anche questo europeo). Anche la Camera di Commercio Indiana per l’Italia è molto attiva, infatti ha in programma di organizzare dal 13 al 18 Aprile 2013 una missione commerciale multisettoriale a Mumbai. Molto probabilmente, la verità è che l’India, oggi, in un mondo caratterizzato da economie inaccessibili e da mercati in calo, desta, con i propri numeri, enormi interessi da parte delle maggiori aziende di tutti i Paesi industrializzati. Come dicevamo l’India è dotata di un proprio arsenale nucleare che nessuno si permette di criticare  (ma – ci chiediamo – che accadrebbe se al posto del colosso asiatico vi fossero l’Iraq, l’Afghanistan, il Mali o anche la Siria?). 

     L'India Nascosta – Dal Nucleare alle Sperimentazioni su Cavie Umane 

    Ma anche sotto il profilo civile le scelte dell’India per il nucleare sembrano non tener conto del disastro verificatosi a Fukushima: tra poco a Jaitapur, nello stato del Maharashtra, verrà costruito il più grande parco nucleare al mondo: 9.900 MW prodotti da 6 reattori. E a niente sono valse le proteste della popolazione per impedire che ciò avvenisse. Ovviamente, molti media internazionali hanno dedicato poca attenzione all’evento, anche perché la tecnologia che ha permesso all’India di accrescere il numero di centrali nucleari sul proprio territorio è stata fornita da imprese europee. In realtà, per poter accedere a questi mercati, fino ad oggi chiusi e resi impossibili grazie a barriere economiche invalicabili anche per industrie di dimensioni (e di potere) ben maggiori di quelle italiane, tutti (e va sottolineato non una, ma due volte, tutti) i Paesi del mondo hanno fatto finta di non vedere cosa stava (e sta) accadendo in quello che da molti viene definito un microcontinente. Nessuno ha visto  il prosperare della potenza missilistica nucleare dell’India. Così come  nessuno sa niente del fatto che in India (come del resto in altri Paesi)  per le sperimentazioni cliniche e farmacologiche si fa ricorso a cavie umane. Eppure sono notizie alcuni magazine internazionali, la BBC, The Independent, il Washington Post, hanno riportato e documentato denunciando un indegno sfruttamento di cavie umane da parte delle industrie del farmaco. Secondo il Washington Post, il fenomeno avrebbe visto una repentina accelerazione dal 2005, in seguito all'introduzione di leggi di semplificazione dei controlli per i test sperimentali nel Paese. The Independent riferisce che un quarto di tutti i dati clinici forniti in Europa alle autorità di controllo sui farmaci proviene dagli esperimenti condotti proprio in Paesi come l’India, la Russia, l’America Latina e la Cina  (BRIC). Va detto come le vittime di questi esperimenti, prelevate in luoghi come i quartieri più poveri delle metropoli, vengano classificate solo con la sigla Sae: Serious Adverse Events (gravi eventi avversi). Del resto l'immissione in commercio di un nuovo farmaco richiederebbe circa 10-15 anni e varie fasi di sperimentazioni con un investimento di diversi miliardi di dollari. Stanziare i test in paesi poveri con un'ampia fetta di popolazione semianalfabeta vuol dire risparmiare fino al 60% il costo dell'investimento. Da pelle d'oca!

     Chi decide davvero del destino dei Marò Italiani? 

    Forse le famiglie dei Marò che sono tornati in India obbedendo agli ordini dei loro superiori, non  è al ministro o all’ambasciatore o al capo del governo (a quello vecchio o a quello  appena incaricato) che dovrebbero rivolgersi per fare tutelare gli interessi e i diritti dei propri congiunti, ma ai capi delle industrie che fanno affari con l’India…..e forse loro risponderebbero. 

    C.Alessandro Mauceri (Copyright © 2013 Qui Europa)

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    Soldati in India e Affari Sporchi – Prima Parte

    Soldati in India e Affari Sporchi – Prima Parte

    Lunedì,  Marzo 25th/ 2013  – L'Approfondimento di C.Alessandro Mauceri – Italia, Roma, Kerala, Marò, India, Guardia Costiera, Kochi, Kerala, peschereccio St. Antony, “Diritto di Bandiera”, Olimpic Flair, Enrica Lexie, guardie armate, pirati, Ros Carabinieri, prova balistica, Onu, Nato, Imo, International maritime organization, Ue, Richard Ashby, funivia del Cermis, Convenzione di Londra, Codice Internazionale di Navigazione, Diritto […]

     

  • La Verità su Al Qaeda e la “Rivoluzione” Libica

    La Verità su Al Qaeda e la “Rivoluzione” Libica

    Lunedì,  Marzo 11th/ 2013 

    – Iniziativa di Libero Confronto, Pensa e Scrivi di Qui Europa –

    – Dossier-Inchiesta di John Rosenthal, Giornalista esperto di Politiche Nato –  

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    Al Qaeda e la "Rivoluzione" Libica

    La Verità – Il Dossier Ciret-CF2R

    I Profeti del Nuovo Ordine Mondiale in Libia: il ruolo dei

    terroristi islamici, di Al Qaeda e le bugie dell'Occidente

     

    di John Rosenthal 

    Dossier-inchiesta: La Verità sulla Rivoluzione Libica

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     La Libia e l'Incredibile Rapporto CIRET-CF2R 

    Tripoli, Libia – Secondo un recente rapporto stilato da due think tank francesi, i jihadisti hanno giocato un ruolo fondamentale nella cruenta e sanguinosa ribellione scoppiata nella Libia orientale, contro lo Stato di Muammar Gheddafi, e – per contro – i "veri democratici" hanno rappresentato (e rappresentano) solo una minoranza della ribellione medesima. Il rapporto, inoltre, mette in discussione le giustificazioni addotte per l'intervento militare occidentale in Libia, sostenendo che tali presunte legittime motivazioni  sarebbero in gran parte basate su esagerazioni e montature dei media e su una  "vera e propria disinformazione " strategica. I sostenitori ed artefici del rapporto sono due organizzazioni con sede a Parigi  (Centro Internazionale di Studi e ricerche sul terrorismo – Aide, CIRET-AVT) e il Centro francese CF2R. Le organizzazioni in questione nei mesi scorsi hanno inviato una missione di sei membri esperti in Libia per valutare la situazione e consultarsi con i rappresentanti di entrambe le parti del conflitto. Dal 31 marzo al 6 aprile del 2012, la missione ha visitato la capitale libica di Tripoli e la regione della Tripolitania, dal 19 aprile al 25 aprile ha visitato la capitale dei ribelli di Bengasi e la regione Cirenaica circostante, sita nella parte orientale della Libia. Il rapporto ha individuato quattro fazioni in lotta tra i membri del Consiglio nazionale libico orientale di transizione (Cnt). A parte una minoranza di "veri democratici", le altre tre fazioni – si legge nel dossier – comprendono partigiani protesi a restaurare lo status quo monarchico rovesciato da Gheddafi nel 1969: estremisti islamici che mirano alla creazione di uno stato islamico, unitisi a disertori dell'ex-regime di Gheddafi che perseguono obiettivi comuni agli integralistin islamici per ragioni opportunistiche o di altro tipo. 
     
     Al Qaeda: la Doppia Faccia dell'occidente coloniale 
     
    Il più noto dei disertori, il presidente del Cnt, Mustafa Abdul Jalil, è altresì descritto nel rapporto come un "tradizionalista" sostenuto dagli islamisti. Un personaggio che – secondo il dossier – avrebbe svolto un ruolo importante nell'organizzazione "Bulgarian Nurse affair", inquietante équipe formata da cinque infermiere bulgare che, insieme a un medico, sono stati accusati di aver volontariamente infettato centinaia di bambini con il virus dell'AIDS in un ospedale di Bengasi. Nel 2007, le infermiere e il medico di origine palestinese – secondo il dossier – sarebbero stati rilasciati dal governo libico a seguito di negoziati portati avanti dalla stessa moglie del presidente francese Nicolas Sarkozy, Cecilia. La donna avrebbe svolto un ruolo molto importante nella delicata questione internazionale. Il rapporto descrive i membri di Al-Qaeda, come affiliati al Gruppo combattente islamico libico: il "pilastro principale dell'insurrezione armata." Così – leggendo tra le righe della storia – possiamo desumere che la coalizione militare sotto la guida della NATO sta sostenendo una ribellione che coinvolge terroristi islamici. E' la tesi sostenuta dallo stesso inquietante rapporto, che tra l'altro allude anche al ruolo di primo piano svolto in merito alla ornitura di reclute di Al-Qaeda in Iraq. "Nessuno può negare – scrive espressamente il rapporto – che i ribelli libici che sono oggi sostenuti da Washington, sono gli stessi  jihadisti che ieri uccidevano i soldati americani in Iraq."
     
     Indiscrezioni del rapporto CIRET-CF2R 
     
    La composizione completa del CNT non è stata resa pubblica. Ma, secondo gli autori, un reclutatore dichiarato di al-Qaeda, Abdul-Hakim al-Hasadi, è egli stesso membro della NTC. Al-Hasadi è descritta dagli autori come "il leader dei ribelli libici." Anche se i media occidentali, sostengono che egli si occupi della difesa della sua città natale (Darnah) nella parte orientale della Libia, il rapporto CIRET-CF2R per contro denuncia come a metà aprile, al-Hasadi avrebbe lasciato in barca la Cirenaica, per partecipare alla battaglia di Misurata, con al seguito – si legge – 25 "combattenti ben addestrati". Misurata – per la cronaca – si trova nella Libia occidentale, a soli 135 miglia da Tripoli. Per quanto riguarda, poi, gli effetti di un intervento militare occidentale a sostegno dei ribelli, gli autori del rapporto CIRET-CF2R concludono come l'ntervento occidentale in Siria sarebbe in procinto di creare più problemi di quanti ne avrebbe dovuto "risolvere" (per usare un eufemismo) preparando il terreno al fondamentalismo islamico. Le attuali manovre, dunque, rischierebbero di destabilizzare tutto il Nord Africa, il Sahel e il Medio Oriente, favorendo l'emergere di una nuova base regionale per l'Islam radicale e il terrorismo. Si riportano di seguito alcuni punti salienti ulteriormente tradotti dalla relazione CIRET-CF2R. Il rapporto completo è disponibile in francese al seguente link:
     
      Sulla battaglia di Misurata – Un'altra Sarajevo 
     
    A poco a poco, la città di Misurata sta cominciando ad apparire come una versione libica di Sarajevo agli occhi del mondo "libero". (…) In merito alle vittime di Misurata, contrariamente a quanto sostenuto dai media internazionali – sostiene il rapporto – le forze lealiste di Gheddafi non hanno massacrato gli abitanti della città. Nel corso di due mesi di ostilità, solo 257 persone – tra cui combattenti – sono state uccise. E 'quindi ormai evidente – si legge nel rapporto – che i leader occidentali – in primo luogo, il presidente Obama – hanno grossolanamente esagerato il rischio umanitario, al fine di giustificare la loro azione militare in Libia. Il vero interesse di Misurata risiede altrove. Il controllo di questo porto, a soli 220 chilometri da Tripoli, sarebbe una base ideale per lanciare un offensiva terrestre contro Gheddafi.
     
     Bengasi – Mafia e Traffico di disperati verso l'Europa 
     
    Bengasi è ben noto come un focolaio dell'estremismo religioso, islamico. La regione Cirenaica ha una lunga tradizione islamica che risale alla fratellanza Senussi. Il fondamentalismo religioso è molto più evidente qui che nella parte occidentale del paese. Le donne sono completamente velate dalla testa ai piedi. Non possono guidare e la loro vita sociale è ridotta al minimo. Uomini con la barba predominano. Spesso hanno la macchia nera di pietà sulla fronte (lo "zebibah": machia formatasi in seguito ai ripetuti atti di prostrazione reiterati durante le preghiere musulmane). E 'un fatto poco noto che Bengasi sia diventato negli ultimi 15 anni l'epicentro delle migrazioni africane verso l'Europa. Questo traffico di esseri umani è stato trasformato in una vera e propria industria, generando miliardi di dollari. Strutture mafiose parallele si sono sviluppate in città, dove il traffico è stato saldamente impiantato e coinvolge migliaia di persone, mentre polizia e funzionari pubblici vengono corrotti. (…) Dopo la scomparsa della sua principale fonte di reddito e l'arresto di alcuni dei suoi capi, la mafia locale ha preso l'iniziativa dei finanziamenti, sostenendo la ribellione libica. Numerose bande e membri della malavita cittadina sono noti per avere condotto spedizioni punitive contro i lavoratori migranti africani a Bengasi e la zona circostante. Dall'inizio della ribellione diverse centinaia di lavoratori migranti – sudanesi, somali, etiopi e eritrei – sono stati derubati e uccisi dalle milizie ribelli. Questo fatto è stato accuratamente occultato dai media internazionali.
     
     Su africani "Mercenari" e Tuareg 
     
    Uno dei più grandi successi della politica africana di Gheddafi è stato quello della sua "alleanza" con i Tuareg: popolazione tradizionalmente nomade originaria della regione del Sahara. Gheddafi ha attivamente finanziato e sostenuto i Tuareg quando il loro movimento è stato represso in Mali nel 1990. Nel 2005, Gheddafi concesse un permesso di soggiorno illimitato a tutti i Tuareg di Mali e Nigeria in territorio libico. Poi, nel 2006, ha invitato tutte le tribù della regione del Sahara, tra cui le tribù tuareg, a formare una entità comune per opporsi al terrorismo e il traffico di droga. È per questo che centinaia di combattenti provenienti da Niger e Mali giunsero per aiutare Gheddafi, dopo lo scoppio della ribellione. A loro avviso, questo rapprsentava erano in debito verso Gheddafi, e perciò si sentirono in obbligo di adempierlo. (…) Essi hanno dunque deciso di sostenere Gheddafi contro il terrorismo spontaneamente, come un dovere. Sembra che i libici di origine straniera ei volontari spontanei provenienti da paesi stranieri siano stati deliberatamente confusi all'interno delle relazioni occidentali sui "mercenari". 
     
     Il Ruolo dei media internazionali e l'ONU 
     
    Fino alla fine di febbraio – si legge ancora nel dossier in esame – la situazione nella città ad ovest della libia era estremamente tesa e ci sono stati numerosi scontri, più che in oriente. Ma la situazione è stata oggetto di esagerazione e disinformazione mediatica. Ad esempio, un report diffuso dai media occidentali su un attacco aereo portato avanti da aerei libici su Tripoli si è  dimostrato completamente inesatto: nessuna bomba libica è caduta sul capitale, anche se sanguinosi scontri sembrano aver avuto luogo in alcuni quartieri. Le conseguenze di questa disinformazione sono chiare: la risoluzione delle Nazioni Unite (cosiddetto mandato d'intervento) è stato approvato sulla base di tali resoconti dei media, ed una commissione d'inchiesta commissione d'inchiesta è stata inviata nel Paese. Non è esagerato dire che la notifica sensazionalistica diffusa da Al-Jazeera abbia influenzato le Nazioni Unite.
      
     L'insurrezione a Bengasi – I cadaveri dei poliziotti appesi ai ponti 
     
    Non appena i primi focolai di protesta sono stati alimentati, gli islamisti ei criminali hanno immediatamente approfittato della situazione per attaccare carceri di alta sicurezza fuori Bengasi dove i loro compagni erano detenuti. Dopo la liberazione dei loro leader, la ribellione ha attaccato stazioni di polizia ed edifici pubblici. Gli abitanti della città al risveglio videro i cadaveri dei poliziotti appesi ai ponti. Numerose atrocità furono ugualmente perpetrate ai danni dei lavoratori africani, tutti trattati come "mercenari": molti di essi sono stati espulsi, uccisi, imprigionati e torturati. 
     
     La verità sull'insurrezione in Zawiya 
     
    Durante le tre settimane nelle quali la città di Zawiya è stata controllata dai ribelli, tutti gli edifici pubblici sono stati saccheggiati e dati alle fiamme. Ovunque distruzioni e saccheggii (di armi, denaro, archivi). Non c'e stata alcuna traccia dei combattimenti a conferma della testimonianza fornita dalla polizia, che afferma di aver ricevuto l'ordine di non intervenire. Molte atrocità sono state commesse ai danni di civili, donne (violentate) e di alcuni agenti di polizia (poi uccisi). Le vittime sono state uccise alla maniera del GIA algerino (Gruppo Islamico Armato): gole tagliate, occhi tirati fuori dalle orbite, braccia e gambe tagliate. A volte i corpi sono stati dati alle fiamme.
     
    John Rosenthal – Giornalista europeista ed esperto di politiche atlantiche
     

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     English Version                                                                                                                     
     
    Al Qaeda and Libyan Revolution
     

     

     

     

     

     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
    Paris, Tripoli – A new report from two French think tanks concludes that jihadists have played a predominant role in the eastern-Libyan rebellion against the rule of Moammar Qaddafi, and that “true democrats” represent only a minority in the rebellion. The report, furthermore, calls into question the justifications given for Western military intervention in Libya, arguing that they are largely based on media exaggerations and “outright disinformation.” Al Qaeda in Libya part I. The sponsors of the report are the Paris-based International Center for Research Study on Terrorism and Aide to Victims of Terrorism (CIRET-AVT) and the French Center for Research on Intelligence (CF2R). The organizations sent a six-member expert mission to Libya to evaluate the situation and consult with representatives on both sides of the conflict. and From March 31 to April 6, the mission visited the Libyan capital of Tripoli and the region of Tripolitania; from April 19 to April 25, it visited the rebel capital of Benghazi and the surrounding Cyrenaica region in eastern Libya. Al Qaeda in Libya part II. The report identifies four factions among the members of the eastern Libyan National Transitional Council (NTC). Apart from a minority of “true democrats,” the other three factions comprise partisans of a restoration of the monarchy that was overthrown by Qaddafi in 1969, Islamic extremists seeking the establishment of an Islamic state, and former fixtures of the Qaddafi regime who defected to the rebels for opportunistic or other reasons.  There is a clear overlap between the Islamists and the monarchists, inasmuch as the deposed King Idris I was himself the head of the Senussi brotherhood, which the authors describe as “an anti-Western Muslim sect that practices an austere and conservative form of Islam.” The monarchists are thus, more precisely, “monarchists-fundamentalists.” Abdel Hakim Al Hasidi – The most prominent of the defectors, the president of the NTC, Mustafa Abdul Jalil, is likewise described by the authors as a “traditionalist” who is “supported by the Islamists.” The authors point out that Jalil played an important role in the “Bulgarian nurses affair,” so called for five Bulgarian nurses who, along with a Palestinian doctor, were charged with deliberately infecting hundreds of children with AIDS in a hospital in Benghazi. As chair of the Appeals Court in Tripoli, Jalil twice upheld the death penalty for the nurses. In 2007, the nurses and the Palestinian doctor were released by the Libyan government following negotiations in which French president Nicolas Sarkozy’s then wife, Cecilia, played a highly publicized role. The report describes members of the al-Qaeda-affiliated Libyan Islamic Fighting Group as the “main pillar of the armed insurrection.” “Thus the military coalition under NATO leadership is supporting a rebellion that includes Islamic terrorists,” the authors write.  Alluding to the major role played by the Cyrenaica region in supplying recruits for al-Qaeda in Iraq, they add, “No one can deny that the Libyan rebels who are today supported by Washington were only yesterday jihadists killing American GIs in Iraq.” The full composition of the NTC has not been made public. But, according to the authors, one avowed al-Qaeda recruiter, Abdul-Hakim al-Hasadi, is himself a member of the NTC. (On al-Hasadi, see my March 25 report here.) Al-Hasadi is described by the authors as the “leader of the Libyan rebels.” Although Western media reports commonly say that he is in charge of the defense of his home town of Darnah in eastern Libya, the CIRET-CF2R report suggests that in mid-April, al-Hasadi left Cyrenaica by boat in order to participate in the battle of Misrata. He is supposed to have taken arms and 25 “well-trained fighters” with him. Misrata is in western Libya, a mere 135 miles from Tripoli. Regarding the effects of western military intervention in support of the rebels, the authors conclude: Western intervention is in the process of creating more problems than it resolves. It is one thing to force Qaddafi to leave. It is another thing to spread chaos and destruction in Libya to this end and to prepare the ground for fundamentalist Islam. The current moves risk destabilizing all of North Africa, the Sahel, and the Middle East and favoring the emergence of a new regional base for radical Islam and terrorism.What follows are some further translated highlights from the CIRET-CF2R report. The full report is available in French here. 
     
     Libyan rebel leader proudly announces him and his men are al-Qaeda 
     
    On the Battle of Misrata: Little by little, the city is starting to appear like a Libyan version of Sarajevo in the eyes of the “free” world. The rebels from Benghazi hope that a humanitarian crisis in Misrata will convince the Western coalition to deploy ground troops in order to save the population. During the course of April, the NGO Human Rights Watch published casualty figures concerning Misrata that reveal that, contrary to the claims made in the international media, Qaddafi loyalist forces have not massacred the residents of the town. During two months of hostilities, only 257 persons — including combatants — were killed. Among the 949 wounded, only 22 — or fewer than 3 percent — were women. If regime forces had deliberately targeted civilians, women would have represented around half of the victims. It is thus now obvious that Western leaders — first and foremost, President Obama — have grossly exaggerated the humanitarian risk in order to justify their military action in Libya. The real interest of Misrata lies elsewhere. The control of this port, at only 220 kilometers from Tripoli, would make it an ideal base for launching a land offensive against Qaddafi. On Benghazi and the Cyrenaica Region: Benghazi is well-known as a hot-bed of religious extremism. The Cyrenaica region has a long Islamist tradition going back to the Senussi brotherhood. Religious fundamentalism is much more evident here than in the western part of the country. Women are completely veiled from head to foot. They cannot drive and their social life is reduced to a minimum. Bearded men predominate. They often have the black mark of piety on their foreheads [the “zebibah,” which is formed by repeated prostration during Muslim prayers]. It is a little-known fact that Benghazi has become over the last 15 years the epicenter of African migration to Europe. This traffic in human beings has been transformed into a veritable industry, generating billions of dollars.  Parallel mafia structures have developed in the city, where the traffic is firmly implanted and employs thousands of people, while corrupting police and civil servants. It was only a year ago that the Libyan government, with the help of Italy, managed to bring this cancer under control. Following the disappearance of its main source of revenue and the arrest of a number of its bosses, the local mafia took the lead in financing and supporting the Libyan rebellion. Numerous gangs and members of the city’s criminal underworld are known to have conducted punitive expeditions against African migrant workers in Benghazi and the surrounding area. Since the start of the rebellion, several hundred migrant workers — Sudanese, Somalis, Ethiopians, and Eritreans — have been robbed and murdered by rebel militias. This fact is carefully hidden by the international media.
     
     On African “Mercenaries” and Tuaregs 
     
    One of the greatest successes (of Qaddafi’s African policy) is his “alliance” with the Tuaregs [a traditionally nomadic population spread over the region of the Sahara], whom he actively financed and supported when their movement was repressed in Mali in the 1990s. In 2005, Qaddafi accorded an unlimited residency permit to all Nigerian and Malian Tuaregs on Libyan territory. Then, in 2006, he called on all the tribes of the Sahara region, including Tuareg tribes, to form a common entity to oppose terrorism and drug trafficking . This is why hundreds of combatants came from Niger and Mali to help Qaddafi [after the outbreak of the rebellion]. In their view, they were indebted to Gaddafi and had an obligation to do so. Many things have been written about the “mercenaries” serving in the Libyan security forces, but few of them are accurate. In recent years, foreigners have been recruited [into the Libyan army]. The phenomenon is entirely comparable to the phenomenon that one observes on all levels of Libyan economic life. There is a very large population of foreign workers in search of employment in the country. The majority of the recruits originally come from Mali, Chad, Niger, Congo, and Sudan. The information from rebel sources on supposed foreign intrusions [i.e. mercenaries] is vague and should be treated with caution. On the other hand, it is a proven fact — and the mission was able to confirm this itself — that Tuaregs from Niger came to Tripoli to offer their support to Qaddafi.(video) They did so spontaneously and out of a sense of debt. It seems that Libyans of foreign origin and genuine volunteers coming from foreign countries are being deliberately confused [in the reports on “mercenaries”]. Whatever the actual number [of foreign fighters], they form only a small part of the Libyan forces.
     
    On the role of the international media 
     
    Up until the end of February, the situation in western Libyan cities was extremely tense and there were clashes — more so than in the east. But the situation was the subject of exaggeration and outright disinformation in the media. For example, a report that Libyan aircraft bombed Tripoli is completely inaccurate: No Libyan bomb fell on the capital, even though bloody clashes seem to have taken place in certain neighborhoods. The consequences of this disinformation are clear. The U.N. resolution [mandating intervention] was approved on the basis of such media reports.(see Al Jazerra Lies) No investigative commission was sent to the country. It is no exaggeration to say that sensationalist reporting by al-Jazeera influenced the U.N.
     
     On the insurrection in Benghazi 
     
    As soon as the protests started, Islamists and criminals immediately took advantage of the situation in order to attack high-security prisons outside Benghazi where their comrades were being held. Following the liberation of their leaders, the rebellion attacked police stations and public buildings. The residents of the city woke up to see the corpses of policemen hanging from bridges. Numerous atrocities were likewise committed against African workers, who have all been treated as “mercenaries.” African workers were expelled, murdered, imprisoned, and tortured.
     
     On the insurrection in Zawiya (a town in western Libya) 
     
    During the three weeks [that the town was controlled by the rebels], all public buildings were pillaged and set on fire. . . . Everywhere, there was destruction and pillaging (of arms, money, archives). There was no trace of combat, which confirms the testimony of the police [who claim to have received orders not to intervene]. There were also atrocities committed (women who were raped, and some police officers who were killed), as well as civilian victims during these three weeks. The victims were killed in the manner of the Algerian GIA [Armed Islamic Group]: throats cut, eyes gauged out, arms and legs cut off, sometimes the bodies were burned.
     
    John Rosenthal
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     Chi è John Rosenthal?                                                                                                         
     
    John Rosenthal writes on European politics and transatlantic security issues.
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  • Siria – Massacri Quotidiani, Massacri Manipolati, Massacri Occultati dal Mostro Occidentale

    Siria – Massacri Quotidiani, Massacri Manipolati, Massacri Occultati dal Mostro Occidentale

    Sabato, Febbraio 16th/ 2013

    – di Marinella Correggia e Pierangela Zanzottera –

     Siria / Due massacri Manipolati e altri due occultati / Aleppo / Damasco / Homs / Kamikaze / Lahdar Brahimi / Onu / Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite / Osservatorio Siriano per i Diritti Umani / Londra / Fiume Queiq / Mohammad al-Halabi / Abu Sada / Miliziani / Abu Anas / Reuters / Le Figaro / Jabhat al-Nusra / Brigate jihadiste / Akhbar al-Balad / Ghasibiyye /  Ambulanza / Massacro di 'Amiriyah / Strage degli universitari ad Aleppo / Facoltà di Architettura di Aleppo / Università di Aleppo / Victoria Nuland / 

    Siria – Massacri Quotidiani, Massacri

    Manipolati e Massacri Occultati

    La Vita dei Siriani non vale nulla!

    L'Occidente così ha deciso!

    Gli Usa e Londra spalleggiano gli oppositori di Assad

    mentre le bande di terroristi jaidisti massacrano

    la gente come formiche. Questo è il Mondo di

    Merda in cui Viviamo!

    Apriamo gli occhi e informiamo tutti! Diciamo a tutti

    quello che sta accadendo in Siria. Siamo tutti Siriani 

    Sirian Blood

    Aleppo, Damasco, Homs – Fra gennaio e gli inizi di febbraio 2013 si sono verificati in Siria diversi massacri, insieme a svariate esplosioni e stragi compiute da kamikaze, attentati che si sono intensificati: forse una strategia da parte dei gruppi armati per assumere più peso nei negoziati?. Invece di far tacere le armi e aprirsi al dialogo, c’è chi mostra tutta la volontà di intensificare la guerra. In particolare a fine gennaio si sono verificate due tragedie, in perfetta coincidenza con un appuntamento istituzionale internazionale (in questo caso si trattava della presentazione della relazione di Lahdar Brahimi sugli ultimi incontri a proposito di Siria di fronte al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite).

     Media – L'Eloquenza del Silenzio 

    Tuttavia i nostri media, esattamente come quasi tutti i media internazionali, ne hanno selezionato uno solo, trattandolo alla loro maniera, e hanno scelto di passare l'altro sotto silenzio. E’ accaduto anche per altri due massacri. Perché? Sembra essere una domanda più che legittima in questa situazione di propaganda mediatica. In ognuno dei casi si tratta di vittime civili, molte vittime civili (tra le 60 e le 100 persone); tutte le stragi sono avvenute nei pressi di luoghi chiave di questa crisi siriana. Allora, viene da chiedersi: con quale criterio è stato deciso di dare spazio a una notizia piuttosto che un'altra? Vediamone le differenze.

     I corpi sul fiume Queiq, ad Aleppo – i Conti non tornano! 

    Quello che è accaduto ad Aleppo è abbastanza noto, in particolare a chi segue, anche solo approssimativamente, la tragedia siriana: almeno 80 corpi, tra cui 5 bambini, sono stati ritrovati sulle rive del piccolo fiume Queiq, nella zona di Bustan al-Qasr, si trattava per lo più di giovani, molti con le mani legate, uccisi da colpi ravvicinati (in genere alla testa). Le fonti dell’opposizione che hanno ripreso i corpi in un video e lo hanno diffuso, hanno parlato di un nuovo crimine del governo di Assad, e media hanno accreditato questa versione. Poiché la zona del rinvenimento si trova nelle mani dei gruppi armati dell’opposizione (http://www.reuters.com/article/2013/01/29/us-syria-crisis-idUSBRE90S0GU20130129) i portavoce di questi gruppi, e il solito "Osservatorio Siriano per i Diritti Umani" con base a Londra, hanno sostenuto che i corpi fossero arrivati lì portati al fiume, che prima di giungere a Bustam al-Qasr, attraverso quartieri in mano governativa. Il portavoce dell’Unione dei Comitati di coordinamento Mohammad al-Halabi ha detto: “E’ il massacro numero 113 ad Aleppo e tutti sono stati perpetrati contro sunniti”. Un altro miliziano, Abu Sada, ha dichiarato (http://internacional.elpais.com/internacional/2013/01/29/actualidad/1359464297_719664.html): “Stamattina siamo stati informati dai residenti circa la presenza dei corpi nel rio. Quando abbiamo iniziato a toglierli ci siamo accorti che erano oltre 50”. E secondo un altro miliziano, Abu Anas, “sono stati uccisi nella zona controllata dal regime e gettati nel fiume, magari diversi giorni fa perché la corrente non è forte”. Il giorno dopo, la stessa Reuters e il francese Le Figaro hanno riportato la versione dei media ufficiali siriani, i quali hanno mostrato che la portata del rio non era tale da trascinare corpi per interi quartieri, tanto più che in alcuni punti erano state poste delle grate di ferro. Inoltre alcune famiglie avrebbero identificato i corpi di loro parenti, rapiti da gruppi jihadisti. Già il 23 gennaio, in effetti, alcuni siti siriani (è bene precisare non filogovernativi) avevano segnalato che il gruppo terrorista Jabhat al-Nusra aveva occupato alcuni edifici e strutture, tra cui una scuola, nel quartiere di Bustan al-Kasr, mentre altre zone limitrofe erano finite sotto il controllo delle bande della Brigata al-Tawhid e del Levante. Fonti locali avevano denunciato in quell'occasione il rapimento di 400-500 persone, la maggior parte dei quali simpatizzanti del governo. Una cinquantina di loro sarebbero stati giustiziati sommariamente dai gruppi islamisti e sepolti nelle zone agricole di Karam-Kasser in una fossa comune.

     Il massacro di ‘Amiriyah 

    In un piccolo villaggio, a circa 25 chilometri a est di Homs, dopo lunghi giorni di assedio, le brigate jihadiste di al-Faruq e Khaled Bin al-Walid (entrambe divenute note nel corso di questi mesi per crimini agghiaccianti commessi contro le minoranze religiose di Homs) hanno preso d'assalto la popolazione uccidendo e ferendo un centinaio di persone, come segnalato da fonti mediche dell'ospedale locale che ha accolto le vittime (http://www.youtube.com/watch?v=MB6tZ6kOl14;http://www.youtube.com/watch?v=vFBA63CvmyQ). Secondo un sopravvissuto, intervistato dal giornale giordano online Akhbar al-Balad, 20 vetture dotate di mitragliatrici hanno preso d'assalto il villaggio di 'Amiriyah e hanno aperto il fuoco indiscriminatamente sui civili. Fortunatamente molte donne e bambini erano stati fatti fuggire nelle ore immediatamente precedenti attraverso strade secondarie nel vicino villaggio di Ghasibiyye. Un altro superstite ha raccontato che era stato richiesto l'intervento dell'esercito siriano, ma le forze dell'ordine sono arrivate troppo tardi (http://www.youtube.com/watch?v=SnVpvG0Zoc). Su una delle tante pagine Facebook dedicate alla "rivolta", qualcuno ha scritto che "il villaggio alawita è stato ripulito", confermando la tesi secondo la quale la popolazione è stata, ancora una volta sterminata, unicamente perché di fede alawita. E proprio in questo "dettaglio" sta la piccola-grande differenza tra la prima e la seconda strage.

     Primo Caso e Secondo Caso – Differenze e Propaganda 

    Nel primo caso si trattava di vittime sunnite, quindi – per quei superficiali e generalisti che ritengono che tutti i sunniti debbano obbligatoriamente sostenere il cambio di governo in Siria – "utili" ai fini della campagna mediatica contro il governo siriano; nel secondo caso, dove tutte le vittime sono alawite ("fratelli di sangue" del presidente siriano Bashar al-Assad) queste morti non sono considerate utilizzabili mediaticamente nel gioco di ambiguità e, quindi, non abbastanza degne di essere denunciate dai nostri media.

     Il massacro degli operai… Fuoco anche sull'ambulanza 

     Da una strage manipolata a una trascurata a una sottaciuta 

    Giovedì 7 febbraio un attentatore suicida alla guida di un minibus si è scagliato contro un convoglio di autobus che stavano riportando alle loro abitazioni dei lavoratori. Ci sono voluti l'equivalente di due tonnellate di esplosivo per spezzare la vita di queste persone. La maggior parte delle vittime proveniva dai villaggi di Tal-Durra e Al-Kafat, inizialmente si parlava di 30 morti e 200 feriti, ma già la mattina successiva il bilancio delle vittime è salito a 100 (addirittura 113 per altre fonti) e dei 200 feriti molti sono ancora in gravissime condizioni. Le bande criminali hanno sparato anche contro l'ambulanza che stava accorrendo per prestare i primi soccorsi. Nei ventidue mesi di tragedia siriana, si sono già verificati molti casi di attentati a bus che trasportavano lavoratori. Uno dei primi risale al 6 settembre 2011, quando un minibus che stava portando al lavoro ingegneri della ditta petrolifera cittadina è stato colpito da un attentato. Allora il bilancio era stato di 4 morti e 6 feriti, tutti cristiani e alawiti, provenienti da un quartiere notoriamente filogovernativo. Ora l'esito degli attentati è diventato ben più grave: oltre 100 vite spezzate e immediatamente dimenticate, che si vanno ad unire alle centinaia di 'Amiriyah, alle centinaia di Aleppo, ai dispersi di Aqrab, al numero impressionante di morti, dispersi, rapiti di cui nessuno sembra volersi ricordare.

     La strage degli universitari di Aleppo 

    Il 15 gennaio, primo giorno degli esami semestrali universitari, esplosioni vicino alla Facoltà di Architettura e al dormitorio dell’Università di Aleppo (nel quale avevano trovato ricovero anche diversi civili costretti a lasciare le loro abitazioni nelle aree residenziali colpite dagli scontri) causano 83 morti e oltre 160 feriti. L’università si trova in una zona controllata dal governo. L’Osservatorio siriano per i diritti umani, organo dell’opposizione, da Londra non fornisce dettagli circa le cause. La portavoce del Dipartimento di Stato Usa Victoria Nuland attribuisce la strage a un bombardamento dell’aviazione, ripetendo le accuse dei Comitati di coordinamento locale (Ccl) dell’opposizione. Le sue parole sono  definite “blasfeme” dal ministro degli esteri russo Lavrov. Il governo accusa gruppi terroristi. Fonti vicine all’opposizione sostengono che si sia trattato di un attacco aereo ma erroneo, non intenzionale (vero obiettivo sarebbero stati dei miliziani armati), oppure che il pilota abbia fatto defezione, o infine che a fare la strage siano stati i gruppi dell’opposizione, ma con una traiettoria deviata.

    Marinella Correggia, Pierangela Zanzottera – Sibialiria

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    Mercoledì, 16th Gennaio / 2013 – di Giuseppe Sacco – Mali e Neocolonialismo / Mali / Europa / Francia / Onu / Islamisti / Presenza militare in Mali / Philippe Hugòn / Le Canard / Enchaîné / Operazione di conquista francese / Sostegno logistico Usa / terre rare   Esteri     Neocolonialismo in Mali             […]

    Siria – Il Parlamento approva il Piano Politico del Presidente Bashar Al-Assad

    Siria – Il Parlamento approva il Piano Politico del Presidente Bashar Al-Assad

    Martedì, Gennaio 15th/ 2013 – Comunicato Stampa del Comitato Italia-Siria – syrian parliament /  Siria – Il Parlamento approva il Piano Politico del Presidente Bashar Al-Assad / Piano di Pace di Assad  / Bashar Al-Assad / Discorso / Damasco / Pace / Terrorismo / Siria / Profughi / Sovranità Popolare / Parlamento Europeo / Disordini in Siria […]

    Siria – Iran e Russia appoggiano il Piano di Pace di Assad

    Siria – Iran e Russia appoggiano il Piano di Pace di Assad

    Martedì, Gennaio 15th/ 2013 – Comunicato Stampa Centro Italo-Arabo e del Mediterraneo –  Piano di Pace di Assad  / Cristiani / Bashar Al-Assad / Discorso / Traduzione in Italiano / Damasco / Pace / Terrorismo / Integralismo islamico / Primavera araba / Le False Primavere / Siria / Profughi / Sovranità Popolare / Referendum Popolare / […]

    Siria – Il Discorso di Assad alla Nazione e al Mondo: Riconciliazione, Pace, Dignità e senso di Patria – Il vero volto della Siria che i Falsi Profeti dell’Imperialismo Occidentale e del Terrorismo non cercano

    Siria – Il Discorso di Assad alla Nazione e al Mondo:  Riconciliazione, Pace, Dignità e senso di Patria – Il vero volto della Siria che i Falsi Profeti dell’Imperialismo Occidentale e del Terrorismo  non cercano

    Venerdì, Gennaio 11th/ 2013 – Discorso in Forma integrale del Presidente Bashar Al-Assad –  – President Bashar Al-Assad's Speech in Full Form – – Traduzione di Sergio Basile – Qui Europa (www.quieuropa.it) Cristiani / Bashar Al-Assad / Discorso in Forma Integrale / Traduzione in Italiano / Damasco / Teatro dell'Opera di Damasco / Desiderio di Pace […]

    Egitto – Questa Violenza Bestiale apra gli occhi all’Occidente – Altro che Primavera Araba!

    Egitto – Questa Violenza Bestiale apra gli occhi all’Occidente – Altro che Primavera Araba!

    Giovedì, Gennaio 10th/ 2013 – di Mario Borghezio, Eurodeputato –   Iniziativa di Libero Confronto, "Pensa e Scrivi" Egitto – Questa Violenza Bestiale apra gli occhi all'Occidente / Parlamento europeo / Violenza bestiale / Morte / Distruzione / Medioriente / Primavera Araba / Integralismo Islamico / Egitto / Siria / Mario Borghezio / Occidente / Gad […]

    Siria – La Vergogna Islamica e la Complicità dell’Occidente: Ordinato lo Stupro di massa delle Ragazzine Siriane Cristiane – Istituito il Matrimonio per Coito

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    Giovedì, Gennaio 10th/ 2013 – di Maria G. Di Rienzo –  Stupro di massa delle Ragazzine Siriane Cristiane / Cristiani di Siria / Cristiani / Muhammed al-Arifi / Violenza contro le donne / Svizzera / Consiglio Centrale Islamico / Fatwa / Ordinanza religiosa / Strupro ragazze cristiane / Stupro di gruppo verso le ragazzine siriane […]

    Siria – Dove andranno i Cristiani? in Arabia Saudita?

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      Martedì, Gennaio 8th/ 2013 – di Fraternità Maria Gabriella –  Cristiani di Siria / Cristiani / Aleppo / Damasco / Arabia Saudita / Fouad Twal / Solidarietà internazionale / esodo dei cristiani / Padre Halim / Benedetto XVI   Damasco, Citta del Vaticano   Siria , Italia                     […]

    Genocidio Siria, 60.000 omicidi – Che il Mondo Sappia la Verità! I potenti della Terra che l’hanno causato si Fermino!

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    Venerdì, Gennaio 4th/ 2013 – Testimonianza di Mons. Giuseppe Nazzaro, Aleppo –  Le bugie sulla Siria / Guerra coloniale / Vittime cristiane / Cristianesimo, nel 2012, 105.000 vittime / Religione / Cultura / Società /  Martiri / Cammino cristiano / Sofferenze / Islamismo / Comunismo / Identità nazionale / Siria / Aleppo / Monsignor Giuseppe Nazzaro / Ciscienza nera […]

    Strage del Pane in Siria – Contraddizioni e Mancanza di Prove

    Strage del Pane in Siria – Contraddizioni e Mancanza di Prove

    Mercoledì, Dicembre 26th/ 2012  – di Marinella Correggia –  Strage del Pane in Siria / Strage di Natale / Siria / Pace in Siria / Movimenti pacifisti / cattolici / Unione europea / Usa / Nato / Onu / appello alla comunità internazionale e al Papa /esercito regolare siriano / residenti di Ras al-Ain / […]

    Siria – Una Guerra imperialistica e coloniale per cercare di stabilire un Nuovo Ordine Mondiale dittatoriale sotto l’egemonia Usa

    Siria – Una Guerra imperialistica e coloniale per cercare di stabilire un Nuovo Ordine Mondiale dittatoriale sotto l’egemonia Usa

    Lunedì, Dicembre 10th/ 2012  – Lettera Aperta di Bülent DemiralCari lettori, nell'ambito dell'iniziativa di pubblico confronto, "Pensa e Scrivi", promossa dall'Osservatorio Nazionale Indipendente "Qui Europa" – posta in essere in collaborazione e su richiesta di enti, […]

    Grande Indignazione tra enti ed associazioni laiche e cattoliche per l’abuso di potere del Ministro Terzi

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    Lunedì, Ottobre 8th/ 2012 – di Sergio Basile –  Esteri / Italia / Giulio Terzi / Giorgio Napolitano / Delegazione parlamentare siriana / Nagazione visto / Europa / Siria / Guerra / Turchia / Esercito siriano / Nato / Pace / Guerra / Libertà / Diritti fondamentali /  Distruzione / Crimini / Manipolazione mediatica / […]

    Bugie Mediatiche sulla Siria – Testimonianza di un Ingegnere Siriano

    Bugie Mediatiche sulla Siria – Testimonianza di un Ingegnere Siriano

    Lunedì, Ottobre 8th/ 2012 – Testimonianza di Iyad Khuder –  Siria / Guerra / Testimonianza / Iyad Khunder / Esteri / Europa / Esercito siriano / Media / Pace / Guerra / Libertà / Diritti fondamentali /  Distruzione / Crimini / Manipolazione mediatica / Ribelli / Armi / Controllo del territorio / Jihadisti / Terrorismo / Homs […]

    Terzi nega Visto a Delegazione Siriana per incontro istituzionale sulla Pace

    Terzi nega Visto a Delegazione Siriana per incontro istituzionale sulla Pace

    Sabato, Ottobre 6th/ 2012 – Lettere al Direttore, di Raimondo Schiavone – Questione Siriana e Gravissima Negazione del Visto da parte del Ministro Terzi alla Delegazione SirianaCari lettori, nell'ambito dell'iniziativa di pubblico confronto, "Pensa e Scrivi", promossa dall'Osservatorio Nazionale […]

    Siria, il regalo degli Stati Uniti ad Al Qaeda e vice versa

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    Martedì, Ottobre 2nd/ 2012 – di Bahar Kimyongur, traduzione di Curzio Bettio – Esteri / Europa /Siria / Stati Uniti d'AMerica / Vietnam / Hiroshima / Iraq / Palestina / Libia / Afghanistan / Nicaragua /Guatemala / Ambasciata statunitense / Bruxelles / Esercito siriano / Nato / Al Qaeda / CIA / basi militari Usa […]

    Intervento Italiano in Mali – Arrivano i Pacifinti

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    Mercoledì, Gennaio 30th/ 2013 – di Francesco Santoianni –  Mali / Ex Jugoslavia / Siria / SOS Siria / Bugie dei Media /  Siria / profughi / Damasco / Aleppo / Terrorismo / Signori della Guerra / Cristiani / Alauiti / Salafiti / Imperialismo Usa / Angela Merkel / Avengers / Vendicatori / Disertori / Alleati della […]

     

  • Mali – Operazione Speciale per Ricolonizzare l’Africa: Obiettivo “Terre Rare”

    Mali – Operazione Speciale per Ricolonizzare l’Africa: Obiettivo “Terre Rare”

    Mercoledì, 16th Gennaio / 2013

    – di Giuseppe Sacco –

    Mali e Neocolonialismo / Mali / Europa / Francia / Onu / Islamisti / Presenza militare in Mali / Philippe Hugòn / Le Canard / Enchaîné / Operazione di conquista francese / Sostegno logistico Usa / terre rare 

     Esteri     Neocolonialismo in Mali                                                                      

    Mali – Operazione Speciale per Ricolonizzare

    l’Africa: Obiettivo "Terre Rare"

    Un tentativo di ritorno al passato dietro la parvenza

    di interesse umanitario.

    La tentazione delle riserve minerarie dietro le bombe francesi

    Bamako, Parigi, Washington – L'ONU appoggia l'intervento militare francese nel Mali e torna a chiedere un processo di riconciliazione nazionale. Attraverso l'ambasciatore Gerard Araud – ambasciatore delle Nazioni Unite –  l'intervento militare francese sarà sostenuto anche dal Consiglio di Sicurezza. "La Francia ha la comprensione e l'appoggio di tutti i membri" ha detto il diplomatico "Bilderberg Man" Francois Hollande al termine della riunione tenuta per discutere l'operazione militare sferrata venerdì e tutt'ora in corso in Mali. Ma al netto della propaganda occidentale capillarmente diffusa tra i media di regime l’operazione militare in Mali lanciata l’11 gennaio, è un altro chiaro esempio delle azioni speciali finalizzate alla ricolonizzazione del continente africano.

     Riserve Minerarie – L'Ultima frontiera del Colonialismo 

    Si tratta di una sistematica  nuova occupazione dei territori africani da parte delle potenze occidentali al fine di allungare le grinfie su una delle maggiori riserve mondiali di terre rare: minerali come indio, europio, tantalio senza dei quali smartphone e pc non potrebbero funzionare. Altro che diritti umani! Situazione, per il vero, inaspritasi già durante l'estate scorsa, quando Usa, Europa e Giappone denunciarono la Cina al WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) in seguito alla decisione di Pechino di diminuirne sensibilmente le esportazioni, al fine di favorire le industrie cinesi dell'hi-tech.

     La solita Mistificazione Mediatica  

    Ma la cosa paradossale è che oggi ciò accade mentre tutti sono sicuri che l’occidente stia difendendo la sovranità e l’integrità territoriale del Paese. Non è proprio così, come alcuni fatti dicono. In realtà, i gruppi terroristici non \sono apparsi nel nord del paese nel 2011-2012. Tali organizzazioni vi svolgono le loro attività da decenni. La situazione è esplosa per via delle armi libiche sottratte dopo il rovesciamento strategico – in piena egia NWO – di Gheddafi. Il materiale militare non è arrivato in Mali da solo, ci sono fatti che dimostrano come la Francia sia coinvolta nel loro trasferimento dalla Libia. 

     Neocolonialismo Occidentale e Integralismo Islamico 

    La logica degli eventi nel nord del Mali, nel 2012, ha dimostrato e dimostra tutt'ora come si tratti di una ben orchestrata operazione volta a preparare l’opinione pubblica "all’imperativo provvidenziale (quanto ingannevole) dell’intervento militare”. I Paesi arabi del Golfo, in particolare il Qatar e l’Arabia Saudita, sono stati accusati di finanziare e sostenere i gruppi salafiti nel Sahel. Molte prove confermano questa tesi. Philippe Hugon, ricercatore preso l’istituto di Relazioni Internazionali e Strategici (Iris), è tra coloro i quali sostengono come “le organizzazioni umanitarie legate allo Stato del Qatar finanzino le reti terroristiche presenti nel nord del Mali”. 

     L'accusa del gionale francese "Le Canard Enchainé" 

    Già a giugno scorso, Le Canard Enchainé, il giornale satirico francese, aveva pubblicato un articolo intitolato “Il nostro amico dal Qatar finanza gli islamici in Mali”. Citando una fonte presso la direzione francese dei servizi segreti militari (DRM), il settimanale francese denunciava che “i ribelli tuareg del Movimento Nazionale per la Liberazione del Azawad (Mnla), il movimento di Ansar Dine, Al-Qaida nel Maghreb Islamico (Aqmi) e il Movimento per l’unicità e la Jihad in Africa occidentale (Mujao) hanno ricevuto aiuti in dollari dal Qatar”. Per creare scompiglio nelle zone di interesse, dunque, i Paesi occidentali si stanno servendo dei cosiddetti “gruppi terroristici islamici”.

     Mali: troppo ricco! – Un amaro destino segnato 

    Oggi la comunità internazionale plaude l’invasione francese per liberare il Mali, benedicendone le gesta in maniera alquanto sommaria e pretestuosa. In tal senso gli africani della Regione sono tra l'incudine e il martello:  islamisti da una parte e truppe francesi dall'altra. Comunque, il Mali dovrà pagare un prezzo alto per la libertà, cedere la propria sovranità, le sue enormi risorse minerarie e perdere l’indipendenza per molti anni, se non per sempre. 

     Francia-Usa – Santa alleanza coloniale: l'esodo dei disperati 

    Secondo il presidente francese Francois Hollande, le truppe francesi resteranno in Mali per il tempo necessario. Ma necessario a cosa, lo possiamo solo intuire.  Amaramente intuire. Frattanto, oggi, il segretario alla Difesa nordamericano Leon Panetta, ha annunciato che gli Stati Uniti sono pronti a garantire a Parigi “sostegno logistico, colaborando sul fronte dell’intelligence”. Ma d'altro canto diverse agenzie riportano la notizia secondo la quale Washington starebbe valutando la possibilità di fornire aerei cargo al fine di coadiuvare il trasporto delle truppe francesi e dei rifornimenti ai militari. In campo anche droni di ricognizione, al fine di raccogliere informazioni più dettagliate sul campo di guerra e sulle zone limitrofe. Panetta ha sottolineato che l’operazione francese si è resa necessaria dopo che i militanti islamisti nel nord del Mali hanno iniziato a espandere l’area sotto il loro controllo. Davvero un'ottima copertura! Al momento comunque i dati circa i rifugiati e gli sfollati raccolti dall'Onu non lasciano presagire niente che abbia a che vedere con una kantiana pace perpetua. Si attesterebbero tra 160 e 200 mila i rifugiati che stanno abbandonando il Paese per non finire sotto la mannaia del cosiddetto "friendly fire des liberateurs francaise". Che Dio aiuti i poveri cittadini del Mali e li liberi dal morbo del neocolonialismo. Anche se con media tanto asserviti alla folle e sanguinaria causa neo-coloniale ciò sarà davvero un'impresa titanica.

    Giuseppe Sacco (Copyright © 2013 Qui Europa)

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     Approfondimenti                                                                                          

     

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    Siria – Gruppi armati anti Assad: attori per procura di potenze esterne

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    Lunedì, Novembre 19th/  2012   – di Marinella Correggia, Sibialiria – Gruppi armati anti Assad / Siria / Diritto internazionale / Opposizione Armata / Els / Guerra / Medioriente / Webster University / Ginevra / CNT / Doha / Damasco / Assad / Guerra della Nato / Coalizione nazionale siriana per le forze rivoluzionarie / Monarchie […]