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  • Unioni civili e Vangelo: la risposta ideale di Auriti a Renzi

    Unioni civili e Vangelo: la risposta ideale di Auriti a Renzi

    Domenica, 15 Maggio/ 2016   

    – di Francesco Lodi / Sete di Giustizia Genova –

    Redazione Quieuropa, Francesco Lodi, Sete di Giustizia Genova, Giacinto Auriti, Matteo Renzi, Vangelo, Costituzione, al principio etico sostanziale si è sostituito il principio democratico, non si parla più di legge giusta o ingiusta ma di legge costituzionale o incostituzionale 

    Unioni civili e Vangelo: la risposta ideale

    di Auriti a Renzi

    Quando la Costituzione è più importante del Vangelo:

    Matteo Renzi e il peccato di satana

     

     di Francesco Lodi / Sete di Giustizia Genova

    Unioni civili, Vangelo e Costituzione - Renzi - Auriti

     Unioni civili e Vangelo: la risposta ideale di Auriti a Renzi                      

    Roma, Genova  – di Francesco Lodi / Sete di Giustizia Genova – La frase di Matteo Renzi “Io sono Cattolico, ma ho giurato sulla costituzione e non sul Vangelo” (1)  ci fa inorridire perché se è vero che i cristiani non giurano sul Vangelo è vero che è la strada maestra che devono seguire; essa, inoltre, riconosce lo stato di drammatica crisi in cui si trova lo Stato Costituzionale di concezione liberale. Come diceva il grande prof. Giacinto Auriti (2) "una legge dovrebbe essere definita giusta o ingiusta per certe sue qualità essenziali a prescindere dal numero delle persone che l’hanno voluta. Oggi però al principio etico sostanziale si è sostituito il principio democratico. E allora l’etica non è più legge morale, eterna e immutabile, ma quella relativista (secondo il modello hegelino dominante – Ndr) che risulta dalla convenzione sociale: il modificarsi di questa convenzione porta sostanzialmente a una visione economicistica e utilitaristica dell’etica che è manovrata dal vertice della sinarchia politica per i propri fini”.

    Unioni civili, Vangelo e Costituzione - Renzi - Auriti

     Matteo Renzi e il peccato di satana                                                                

    E allora è facile capire che il potere politico commette il peccato di satana perché si arroga, per superbia, la competenza propria della divinità. Infatti nello Stato Costituzionale si ha la personificazione della norma, la sacralità della norma costituzionale; così non si parla più di legge giusta o ingiusta ma di legge costituzionale o incostituzionale. La Corte Costituzionale si è sostituita al Magistero della Chiesa nella valutazione dei comportamenti “etici” ed ha assunto la funzione esclusiva di giudicare la stessa funzione politica di legislazione che attiene all’organo politico parlamentare. Come diceva Auriti, "il Vangelo di San Giovanni si chiude con quello che dev’essere il fondamento della sovranità perché quando Gesù chiede a Pietro “Mi ami tu?” e solo dopo che tre volte Pietro gli risponde si, Cristo gli dà il primato sulla Chiesa".

    Unioni civili, Vangelo e Costituzione - Renzi - Auriti

     Non ha diritto di comandare il popolo, chi non lo ama                             

    Questo significa che non può e non ha il diritto di comandare un popolo, se non chi lo ama. Questo tipo di organizzazione era perfetta nello Stato romano dove il gruppo di vertice era costituito dai padri di famiglia e il Senato – sia pur con tutti i suoi limiti – era l’espressione di questa collegialità: sicchè i patres concripti erano l’emanazione dei nuclei familiari. La società era costituita da uomini, e gli uomini erano i signori della società. Tutto questo è stato completamente dimenticato. Ecco perché oggi è necessario riproporre la tradizione romano cristiana che dà un contenuto umano al concetto di società e in cui il concetto di interesse sociale e di bene comune hanno sempre un significato concreto e coincidente.

    Francesco Lodi / Sete di Giustizia Genova (Copyright © 2016 Qui Europa)

    Partecipa al dibattito – Redazione Quieuropa – infounicz.europa@gmail.com

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      Note                                                                                                                              

    (1) Se tutto questo è il bene, noi siamo il male!

    (2) Prof. Giacinto Auriti – giurista cattolico, padre della rivoluzionaria "Teoria del Valore Indotto della Moneta", estimatore della Rerum Novarum e grande devito della Madonna di Fatima: Il messaggio di Fatima e la rivoluzione monetaria di Giacinto Auriti

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     Giacinto Auriti – Video in allegato                                                                           

    Sovranità monetaria, Soggettività Strumentale e fantasma giuridico

     

    Servire, o ServirSi.. del Popolo

     

    Giacinto Auriti, società con contenuto umano vs fantasma giuridico

     

    Auriti – Chi Comanda, le Logge massoniche

     

    Auriti – La SUPPLICA, alla Madonna di Fatima

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  • Fame, Expo,  lotta agli sprechi e propaganda

    Fame, Expo, lotta agli sprechi e propaganda

    Giovedì,  Maggio 7th/ 2015    
     

    – di F.L. Sete di Giustizia Genova –

    Redazione Quieuropa, Sete di Giustizia Genova, Mons. Galatino, sprechi, Tobin Tax, Moneta Debito, palliativi, usura monetaria, banche centrali, propaganda, Expo 2015, Milano 

    Fame, Expo,  lotta agli sprechi e propaganda 

    Il cuore del problema che genera la fame del mondo

    oltre i facili slogan

     

    di F.L. Sete di Giustizia Genova

    fame expo 2015

     Expo e la "lotta agli sprechi"                                                                            

    Milano, Genova, Roma – di Sete di Giustizia Genova – Expo 2015 entra nel vivo della sua prima settimana con una notizia che sta girando rapidamente sul web e presso le redazioni dei maggiori quotidiani nazionali e non: "Niente più pane, chili di pane, che finisce nella spazzatura. E niente più foto come quelle circolate mercoledì su Facebook, con i mucchi di filoni dentro i sacchetti e a bordo strada, a fine giornata. Expo volta pagina e, nel suo rodaggio, inserisce un tassello fondamentale: d’ora in poi, le eccedenze di tutti i ristoranti potranno essere affidate alle sapienti mani del Banco Alimentare. Che le porterà, come da tradizione, nelle mense per i più bisognosi. Ma servirà l’aiuto di tutti. L’accordo con Expo è già stato siglato e coinvolge anche Cascina Triulza, il laboratorio equo e sostenibile dell’esposizione. Ma per passare ai fatti manca la collaborazione dei singoli ristoranti" (fonte La Stampa). Lotta agli sprechi dunque! Ma propaganda a parte, c'è qualcosa che non torna… Qual è l'approccio verso la questione "cibo" in rapporto agli sprechi mondiali? Perchè miliardi di uomini oggi vivono in condizioni di povertà o addirittura sotto la soglia limite?

    fame expo 2015

     L'intervento del segretario generale della CEI                                             

    S.E. Mons Nunzio Galantino, vescovo emerito di Cassano all'Ionio e dal 25 marzo 2014 segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana – già Consulente stabile della Segreteria Generale della Conferenza Episcopale Italiana per il “Progetto di riordino della formazione teologica in Italia” – nei giorni scorsi ha puntualizzato due questioni importanti: 1) Il cibo per sfamare tutti gli abitanti della terra esiste: “siamo difronte – ha detto – ad uno scandalo che coinvolge circa un sesto della popolazione mondiale; siamo difronte a un miliardo di uomini  che soffrono dell’insicurezza alimentare (…) persone e non numeri. Essi – ha cocluso – per la loro dignità di persone vengono prima di ogni calcolo o progetto economico” (ricordando il messaggio di Papa Francesco al Direttore generale della FAO per la Giornata Mondiale dell’alimentazione). Tanto più che il cibo a disposizione nel mondo sarebbe veramente sufficiente per sfamare tutti quanti, mentre si preferisce sprecarne ogni anno circa 1,3 miliardi di tonnellate (sì, ci sarebbe davvero già ora “cibo per tutti”…”  “Oggi produciamo una volta e mezzo la quantità di cibo necessario a sfamare tutti gli abitanti della terra” ha rincarato il Professor Becchetti, docente all’università di Tor Vergata).

    fame expo 2015

     Scelte coraggiose contro fale e disparità… Tobin Tax?                               

    2) Mons. Galatino è poi ritornato sul richiamo ad un modello di sviluppo alternativo e solidale: “Nell’enciclica citata (1), Paolo VI evidenziava che «nessuno è autorizzato a riservare a suo uso esclusivo ciò che supera il suo bisogno, quando gli altri mancano del necessario». Ne consegue l’urgenza di scelte coraggiose per combattere la povertà globale al fine di rimuovere le cause della fame e le fonti di una disuguaglianza sempre più profonda; l'urgenza di porre un freno alle derive di un sistema finanziario fuori controllo e rispondere alla domanda di giustizia che sale dalla terra al cielo. "Sono richieste – ha ribadito l'alto prelato – per le quali non dobbiamo smettere di importunare i nostri rappresentanti politici: penso, ad esempio, all’approvazione di misure come la «Tobin tax», che tassando le transazioni finanziarie potrebbero ridare ossigeno all’economia reale.” Certo per chi ha ben presente la truffa monetaria dell'emissione a debito della moneta da parte delle banche centrali ovviamente il richiamo alla "panacea" Tobin Tax rappresenta un semplice palliativo, assolutamente inconsistente.

    (1) Populorum Progressio, Paolo VI

    fame expo 2015

     Oltre gli slogan…                                                                                                

    3) "Tocca a noi… – ha poi concluso Mons. Galatino – ho lasciato volutamente per ultimo, come riconoscendovi la risposta alla questione di fondo, la parte conclusiva dello slogan: “è compito nostro”. Mi piace questa responsabilità inclusiva, come personalmente diffido di chi è pronto a invocare le riforme purché coinvolgano sempre e solo gli altri… Ci sarà cibo per tutti, mi vien da dire, nella misura in cui sapremo lavorare nella prospettiva di costruire una sola famiglia umana; e questo, appunto, non sarà possibile senza l’apporto di ciascuno, senza che ciascuno riconosca che è anche compito suo, senza che arriviamo insieme a riconoscere: “Sì, è compito nostro!”. Le strade per tradurre tali indicazioni in percorsi sono frutto dell’impegno di ciascuno, che cresce nel confronto e nella condivisione.”Parole sicuramente condivisibili, ma oltre agli slogan cosa si sta facendo per affrontare il cuore del problema?

    Lettera a Papa Francesco – Uniti contro la Grande Usura Internazionale

    Lettera a Papa Francesco – Uniti contro la Grande Usura Internazionale – di Sergio Basile e Rocco Carbone

    Mercoledì,  Gennaio 15th/ 2014 –  Lettera a Papa Francesco

     

     

     

     Giacinto Auriti inquadra il cuore del problema che sfugge a Galatino…  

    Proprio perché è compito nostro – riprendo in questo lo slogan di Galatino – vogliamo dare il nostro contributo come Sete di Giustizia ripartendo da quello che sosteneva con forza e in ogni contesto il professor Giacinto Auriti: “I Popoli del Terzo Mondo prima di essere dilaniati dalla fame sono dilaniati dal debito. 50.000.000 di uomini muoiono di fame ogni anno, non per mancanza di derrate alimentari, ma del denaro per comprarle (come è provato dalla distruzione abituale delle eccedenze di prodotti agricoli). Poiché il denaro in circolazione è emesso, a costo nullo, dalle banche centrali, solo prestandolo, balza evidente che i vuoti monetari sono arbitrariamente pianificati dalla parsimonia feroce dei grandi usurai che dominano il sistema monetario. Solo su queste premesse ci si spiega perché l'Europa con l'avvento dell'EURO rischia di far parte del Terzo Mondo” (G. Auriti)

    fame expo 2015

     Un meccanismo che umilia i popoli e crea disparità e povertà diffusa   

    Se non capiamo che il problema che sta alla radice è l’emissione monetaria da parte delle banche centrali (Spa private) troveremo solo piccoli palliativi alla fame del mondo. Infatti quando la Bce stampa una banconota da 10 euro trasforma il "cliente" in debitore (dello stato) che riceve la banconota a debito e per il suo valore nominale. (Eppure il valore di intrinseco di quella banconota è di circa 0,30 cent. Visto che non esiste più la riserva aurea). Alla scadenza lo stato dovrà restituire la banconora da 10 euro con gli  interessi (Oggi assistiamo ai "prodigi" del "miracolistico" Quantitative Easing che viene gestito in questo modo bizzarro e meschino – vedi qui BCE e Quantitative Easing: il trucco per estorcere col sorriso la ricchezza reale dei popoli).

    fame expo 2015

     Il potere e il divere della denuncia… oltre la becera propaganda             

    E’ chiaro che in questo sistema alla scadenza i popoli più forti riusciranno a restituire il dovuto e avranno pane in abbondanza sulle loro tavole;  i popoli più poveri – al contrario – saranno insolventi e non avranno un pezzo di carta (banconota) in mano per poter comprare il cibo per sfamarsi.  Allora la battaglia contro la speculazione finanziaria e la "fame" va fatta a monte: solo arrivando a dichiarare la proprietà popolare della moneta, tutti i popoli saranno liberi dal debito e non ci sarà una guerra tra i più forti e più deboli (come assistiamo oggi in Europa, ad esempio tra Germania e Grecia… o addirittura tra la ricchissima Italia – trattava d'improvviso come una Cenerentola senza arte né parte – e la stessa Germania) e tutti potranno avere il cibo per sfamarsi. Da questa analisi e dal tenore delle dichiarazioni rilasciate finanche da molti alti prelati notiamo come sia difficile schierarsi contro il vero male dei giorni nostri… Tuttavia i veri uomini di fede – specie quelli che hanno compreso fino in fondo l'iniquità che sta dietro l'inganno più atroce della storia (quello monetario) –  non devono aver paura di denunciare la vera truffa che si cela dietro l’emissione monetaria. Solo così potremo vincere davvero la fame e le sperequazioni sociali ed economiche. Tutto il resto è pura propaganda!

    F.L. Sete di Giustizia Genova (Copyright © 2015 Qui Europa) 

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    Giovedì, Maggio 1st/ 2014  – di Nicola Arena e Sergio Basile – Qui Europa, Nicola Arena e Sergio Basile, 1° Maggio 2014,  festa dei disoccupati, Susanna Camusso, emissione a debito ed illegittima da parte delle banche centrali di carta-moneta, nell'era della moneta-debito, progettare il malessere di interi popoli, guerre coloniali, lo sfruttamento ed il controllo della persona umana, Giacinto Auriti, Ezra Pound, Comprendere il fondamento schiavista del sistema debito, status debitocratico perenne, il […]

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    Venerdì, Marzo 11th/ 2014 Rubrica – I Grandi Personaggi del Novecento: Giacinto Auriti – "La Moneta: Dio o Mammona?" – Sesta Parte – di Giacinto Auriti  –  I Grandi personaggi del Novecento, Giacinto Auriti, Sistema Bancario, Redazione Quieuropa, il governo occulto, Nuovo Ordine Mondiale, Umanesimo Gnostico, il numero della bestia, liberalcapitalismo, Socialcapitalismo, falsa contrapposizione Usa-Urss, filiali dei […]

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  • Straordinarie Testimonianze sulle Reliquie della Passione di Gesù – 2

    Straordinarie Testimonianze sulle Reliquie della Passione di Gesù – 2

    Mercoledì,  Marzo 25th/ 2015

    – di Francesco SdG, Sete di Giustizia Genova –

    Redazione Quieuropa, Gesù Cristo, Reliquie della Passione, Sete di Giustizia Genova, Genova, SdG, Settimana santa, Gerusalemme, Sacro Calice, Santa Tunica, Spugna, Volto della Veronica, Lancia di Longino, Manoppello, Sacro Graal, Valencia, Argenteuil, Treviri, Vienna, Mantova, Manoppello, Parigi, Gerusalemme, Papa Benedetto XII, la spugna che “dissetò” il Crocifisso morente, Padre Pfeiffer, Hitler e la ricerca della lancia di Longino, La lancia del Destino 

    Testimonianze storiche sulle Reliquie della

    Passione di Gesù – Seconda Parte                 

    Testimonianze storiche e geografiche sulle reliquie della 

    Passione: dal Sacro Calice alla Santa Tunica;

    dalla Spugna al volto della Veronica, alla

    Lancia di Longino

     

    di Francesco SdG, Sete di Giustizia Genova

    Testimonianze sulle Reliquie della Passione di Gesù - 2

     Testimonianze storiche sulle Reliquie della Passione – Il Sacro Calice   

    Valencia, Argenteuil, Treviri, Vienna, Mantova, Manoppello, Parigi, Gerusalemme – (Continua da qui Straordinarie Testimonianze sulle Reliquie della Passione di Gesù – 1). La reliquia del Santo Calice è una coppa di agata finemente levigata fabbricata in Siria o in Egitto prima del I secolo. Il Calice fu portato a Roma da Pietro e utilizzato dai successivi Papi. Durante la persecuzione di Valeriano (258) il Papa Sisto II lo diede al suo diacono (San Lorenzo) che lo inviò nella sua città natale: Huesca. Durante l’invasione islamica fu trasferito sui Pirenei, dopo la riconquista cristiana fu trasferito prima nel monastero di San Giovanni della Pena, nel 1399 fu portato a Saragoza e nel 1437 nella Cattedrale di Valencia. Vista la preziosità del Calice, nel suo complesso, si pensa che la parte originaria – compatibile al periodo di Gesù ed alle usanze ebraiche dell'epoca – sia quella superiore, evidentemente successivamente incassata nel prezioso telaio inferiore su iniziativa di qualche regnante, in segno di devozione.

    Testimonianze sulle Reliquie della Passione di Gesù - 2

    Figura 1 in foto: Il Sacro Calice nella Cattedrale di Valencia

     La Santa Tunica di Argenteuil                                                                         

    La Santa Tunica: esistono due tuniche di Gesù, la prima si trova in Francia ad Argenteuil, l’altra a Treviri in Germania. La tunica di Argenteuil è quella “tessuta d’un pezzo solo da cima a fondo” della quale i soldati dissero: “Non dividiamola! Tiriamo a sorte a chi tocca”. I primi scritti che parlano della Tunica di Argenteuil risalgono al Cinquecento. Il Vescovo Gregorio di Tours scrive che alcune persone gli hanno raccontato di aver toccato la Tunica del Signore. Si riferisce dunque a un culto già stabilito ad una devozione popolare già instaurata e consolidata. Poi a parlarne è lo storico Fredegario nel 610 dove dichiara che la Tunica fu ritrovata a Giaffa, nella città dove Pietro era stato ospite di Simone il conciatore.

     Il Ritrovamento e la Donazione, all'epoca di Carlo Magno                       

    Il ritrovamento avvenne grazie ad un altro Simone ebreo, che rivelò il luogo dove era nascosta. La tunica fu porta a Gerusalemme e poi a Costantinopoli. Nelle trattative del matrimonio tra l’imperatrice Irene e Carlo Magno, che poi non vide mai la luce, l’imperatrice donò a Carlo Magno delle reliquie importanti tra cui la tunica di Gesù. A sua volta questa tunica fu donata da Carlo Magno al monastero di Notre Dame d’Humilitè di Argenteuil. Durante le invasioni normanne,intorno all’830  la tunica viene nascosta dentro un cofanetto d’avorio e murata. Da allora se ne perdono le tracce. Nel 1150 durante i lavori di restauro la tunica viene ritrovata nel suo cofanetto d’avorio. La tunica però deve ancora passare il terribile periodo della rivoluzione francese.

    Testimonianze sulle Reliquie della Passione di Gesù - 2

     Durante la Rivoluzione Francese                                                                    

    Nel 1791 la reliquia era passata alla chiesa parrocchiale, nel 1793 venne abolito il culto cattolico: le chiese furono costrette a rimettere i loro beni ai comuni. Il Parroco Ozet per salvare la tunica dalla totale distruzione e poterne conservare almeno una parte, decise di tagliarla in vari pezzi. Nascose i pezzi più grandi sotto terra in due punti diversi dell’orto della sua canonica, alcuni pezzi più piccoli li diede a persone di sua fiducia. Uscito dal carcere nel 1795 il religioso dissotterra i due pezzi maggiori e ricerca i fedeli a cui aveva affidato gli altri piccoli pezzi. Purtroppo riuscì solo parzialmente nell’impresa perché alcune persone non vennero mai rintracciate. Le ricerche scientifiche hanno evidenziato che la stoffa è di origine orientale, la tessitura è avvenuta con un telaio primitivo che permette di tessere delle stoffe senza cucitura.

     Il sangue e la perfetta sovrapposizione con la Sindone di Torino            

    Sono presenti numerose macchie di sangue, soprattutto nella schiena e nella spalla sinistra. Le macchie di sangue della tunica si sovrappongono perfettamente a quelle della Sindone di Torino. Il gruppo sanguigno è AB. Come per la Sindone è stata studiata la presenza di pollini. Sono stati raccolti 115 campioni derivanti da 18 piante diverse di cui alcune presenti in Medio Oriente due soltanto nella Palestina biblica che si ritrovano anche sulla Sindone e sul Sudario di Oviedo (tamarindo e pistacchio). Sono state raccolte anche polveri, nelle quali sono stati identificati grani di sabbia provenienti da zone desertiche, piccole quantità di aragonite minerale molto presente nelle pietre di Gerusalemme (1). “Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio,e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora…” (Mc. 15/16-17)

    (1) Tratto dal libro: La Tunica di Gesù. Ed. Cantagalli

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    Figura 2 in foto:  La tunica di Argenteuil

     Il "Mantello Rosso" della Passione – La Tunica di Treviri                         

    La tunica di Treviri: i Vangeli ci dicono che sopra la tunica di Argenteuil a Gesù fu messo un mantello rosso. La definizione che abbiamo noi di mantello è diversa da quella usata ai tempi Gesù, per mantello loro intendevano un'altra tunica più grande. Infatti la tunica di Treviri è più grande di quella di Argentuil ed è di colore rosso. In questa non sono presenti tracce di sangue, perché non era a contatto con il corpo del Signore.“Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere dicendo: Aspettate vediamo se viene Elia a farlo scendere”. (Lc 15,36)

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    Figura 3 in foto: La tunica di Treviri

     Mantova – Longino, il Sangue di Gesù e la Spugna della Croce                

    La Spugna: La traditio devozionale vuole che Longino, il miles romano che trafisse il costato del Nazareno, fu guarito dall’acqua e dal sangue usciti dal costato al contatto con i suoi occhi malati. Convertitosi al Cristianesimo giunse a Mantova nel 36 d.C., portando con sé la spugna che “dissetò” il Crocifisso morente e terriccio del Golgota intriso del suo Preziosissimo Sangue. Nel 37 subì il martirio (salirà agli onori dell’altare, canonizzato da Papa Benedetto XII) fu inumato presso lo «spedale dei pellegrini» (oggi basilica di S. Andrea) dove, in una cassetta di piombo, individuata dalla scritta «Jesu Christi Sanguis», aveva sotterrato le reliquie. Due date fondano il culto: 804 e 1048, corrispondenti rispettivamente al primo, casuale, ritrovamento, nell’orto dell’ospedale di Santa Maddelan (ossa di Longino e ampolle che lo stesso martire aveva occultato) e alla seconda  (dopo che le reliquie furono nuovamente sepolte, nel timore di profanazioni barbariche) avvenuta con l’aiuto di un mendicante cieco, il Beato Adalberto, che ebbe una rivelazione dall’apostolo S. Andrea. Un altro cenno particolare merita la cosiddetta "Lancia di Longino".

    Testimonianze sulle Reliquie della Passione di Gesù - 2

    Figura 4 in foto: Mantova – La Spugna e le reliquie del Preziosissimo Sangue

     Longino e la Lancia che trafisse il costato di Gesù                                      

    Nel Medioevo, infatti, ebbe anche grande diffusione e risonanza un’altra reliquia del santo, la sua lancia. In verità, numerose furono le reliquie identificate con la lancia di Longino. Gli imperatori del Sacro Romano Impero, ad esempio – da Ottone I in poi –  avevano fra le proprie insegne la cosiddetta "Sacra Lancia" (altrimenti detta "Lancia del Destino": i nazisti di Hitler – satanisti per definizione e operato – la cercarono durante la Seconda Guerra Mondiale, perchè convinti che avesse poteri particolari). Nella punta di questa Lancia sacra – poi identificata dagli storici con quella custodita presso l'Hofburg di Vienna – fu incorporato un chiodo di ferro usato per la Crocifissione. Un’altra reliquia della punta della lancia di Longino fu raccolta dal Re di Francia San Luigi e conservata con altre reliquie  – come la corona di spine ed un frammento della Vera Croce – nella Sainte-Chapelle di Parigi fino alla Rivoluzione Francese, quando furono disperse dai rivoluzionari (massoni anti-cristiasni).

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    Figura 5 in foto: Vienna – La Lancia di Longino

     Il Volto della Veronica                                                                                       

    Il Volto della Veronica: nei Vangeli non è menzionata nessuna donna che asciuga il volto di Gesù; questa è una tradizione che troviamo nella via Crucis a partire già dal III secolo. Il nome Veronica non è il nome di una donna come noi oggi crediamo ma deriva dalle parole Vera Eikon che significa vera icona. Il telo della Veronica è fatto da bisso marino, un tessuto nobile che oggi in pochissimi sanno lavorare. Su questo tessuto è impossibile dipingere o disegnare qualcosa, ma ecco che invece il Signore lascia il Suo volto sofferente.

     Un caso unico al mondo…                                                                                 

    Caso unico al mondo in cui l’immagine è visibile da ambedue le parti. Essendo un tessuto pregiato è facile pensare che la donna che lo passò sul volto di Cristo fosse una donna che avesse una vita agiata. Dal XII secolo fino al 1608 la Veronica era stata una meta religiosa per migliaia di pellegrini; partivano alla volta di Roma per ammirare il Volto di Cristo, trasformando il culto in una vera febbre mistica. Dopo la demolizione, nel 1608, della cappella ove era custodita la Veronica, il velo scomparve e non se n'ebbero più notizie.

    Testimonianze sulle Reliquie della Passione di Gesù - 2

     Sulle tracce del volto della "Veronica" – La "Relatione Historica"           

    La scoperta sorprendente di Padre Pfeiffer è che il velo si trova a Manoppello esattamente dal 1618. Sembra che proprio in quell'anno la moglie di un soldato lo abbia venduto ad un nobile della città per 400 scudi, per liberare il marito dal carcere. Questo nobile, De Fabritiis, consegnò il velo ai Cappuccini con un atto notarile. Padre Pfeiffer si basa sulla cosiddetta ''Relatione Historica'', scritta nel 1640 da Padre Donato da Bomba, cappuccino. I Cappuccini vennero in possesso dell'immagine nel 1638, ma essa fu esposta a pubblica venerazione soltanto nel 1646, dopo l'autenticazione notarile. II fatto che avessero compilato una Relazione storica e che questa, assieme al contratto di vendita, venisse autenticata per via notarile con pubblica lettura in municipio, è un segno che loro conoscessero il vero valore del Velo. Inoltre che l'anno 1608, data del furto dell'immagine, com'è riportato nella Relazione storica, coincida con l'abbattimento della cappella della Veronica in Roma è particolarmente indicativo. Si può concludere giustamente che il velo sia stato rubato a Roma in questo periodo.

     Congruenze con la Sindone                                                                              

    Il Santo Volto di Manoppello e la Sacra Sindone presentano diversi punti di congruenza: tra cui l’ematoma sul setto nasale, le incisioni causate delle spine, la ferita sul labbro inferiore e poi il setto nasale, le pupille e le palpebre. Sulla Sindone è raffigurato un uomo morto, mentre sul Volto Santo un uomo vivo, seppur segnato dal martirio.

    Testimonianze sulle Reliquie della Passione di Gesù - 2

    Figura 6 in foto: Santo Volto della Veronica, di Manoppello, comparato con Sindone

     La Via gloriosa della Vera Pasqua                                                                   

    Come è vera tutta la passione vissuta da Gesù durante la settimana Santa, e queste reliquie ce lo testimoniano, assieme allo straordinario reperto che è la Sindone (un caso unico al mondo, formatasi pare da una fortissima luce che ha fermato per sempre l'immagine dell'uomo che ricopriva nel lenzuolo) vera è anche la Sua Resurrezione senza la quale vana sarebbe la nostra fede! Porgiamo a tutti – a nome mio e della Redazione di "Qui Europa" e "Sete di Giustizia" – gli auguri più sinceri di una felice Pasqua sperando che tutti nella propria vita possano incontrare il Cristo Risorto! Che tutti possano godere della grande pace e serenità che questo incontro Provvidenziale e Salvifico offre a ciascuno di noi – basta accoglierlo – malgrado le croci della nostra vita. Che la Croce, la Morte e Resurrezione di Gesù Cristo Nostro Signore possano servirci da eterno memoriale e aprire le menti e i cuori di coloro i quali vagano come anime perse nell'oscurità e nelle tenebre. Che tutti presto possano rinnegare il Male e tornare a Lui, che è morto per i nostri delitti. Amen!

    Francesco SdG, Sete di Giustizia Genova (Copyright © 2015 Qui Europa)

    Partecipa al dibattito – infounicz.europa@gmail.com

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    Straordinarie Testimonianze sulle Reliquie della Passione di Gesù – 1

    Lunedì,  Marzo 23rd/ 2015 – di Francesco SdG, Sete di Giustizia Genova – Introduzione di Sergio Basile, Presidente "Sete di Giustizia" Redazione Quieuropa, Gesù Cristo, Reliquie della Passione, Sete di Giustizia Genova, Genova, SdG, Settimana Santa, Gerusalemme, Baldovino di Fiandra, Dito di San Tommaso, Lucio II, Maria Luisa Rigato, Liber Testamentorum, Chiodo della Crocifissione, Corona che cinse il capo di Gesù, Titulus Crucis, coprire il volto di Gesù, Resurrezione […]

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  • Straordinarie Testimonianze sulle Reliquie della Passione di Gesù – 1

    Straordinarie Testimonianze sulle Reliquie della Passione di Gesù – 1

    Lunedì,  Marzo 23rd/ 2015

    – di Francesco SdG, Sete di Giustizia Genova –

    Introduzione di Sergio Basile, Presidente "Sete di Giustizia"

    Redazione Quieuropa, Gesù Cristo, Reliquie della Passione, Sete di Giustizia Genova, Genova, SdG, Settimana Santa, Gerusalemme, Baldovino di Fiandra, Dito di San Tommaso, Lucio II, Maria Luisa Rigato, Liber Testamentorum, Chiodo della Crocifissione, Corona che cinse il capo di Gesù, Titulus Crucis, coprire il volto di Gesù, Resurrezione di Cristo 

    Testimonianze storiche sulle Reliquie della

    Passione di Gesù – Prima Parte                 

    Testimonianze storiche e geografiche sulle reliquie della 

    Passione, dalla Croce alla corona di spine, al Sudario

    di Gesù Cristo

     

    di Francesco SdG, Sete di Giustizia Genova

    Introduzione di Sergio Basile, Presidente Sete di Giustizia

    Reliquie sulla Passione di Cristo

     Introduzione – Per chi ha Sete di Giustizia                                                   

    Roma, Gerusalemme – Introduzione di Sergio Basile, Presidente "SdG" – "Sete di Giustizia" ha la mission di far conoscere a vasto raggio le teorie auritiane sulla "Proprietà Popolare della Moneta" che, secondo il Prof. Giacinto Auriti (insigne docente universitario di diritto e grande devoto della Madonna di Fatima, in onore della Quale edificò una chiesa) avrebbe liberato il mondo dal giogo dell'usura e dai lacci dello "sterco di Satana", la moneta-debito (vedi qui Nell’era della moneta-debito, tutto il male viene raccolto dentro un simbolo) mediante l'applicazione pratica, a livello economico e monetario, della politica del Padre Nostro. Il simbolo di Sete di Giustizia (vedi foto) non a caso è formato da una circonferenza gialla (simboleggiante il bordo di un calice d'oro visto dall'alto) con al centro un cerchio metà bianco e metà rosso che rappresenta il Corpo e il Sangue Eucaristico di Cristo: elementi inseririti anche nella veste grafica del SIMEC, la moneta locale senza debito ideata dallo stesso Auriti. Senza il messaggio evangelico e quello eucaristico, dunque, Auriti non avrebbe mai trovato l'ispirazione e lo spirito per giungere a questa straordinaria scoperta. Ecco perchè essere auritiani, oggi, vuol direr anche avere molto rispetto e comprendere bene il reale messaggio di Gesù e la "politica del Padre Nostro": Dacci oggi il Nostro Pane Quotidiano. Ecco perchè comprendere la portata ed il valore spirituale della moneta – e dei suoi ispiratori – ci aiuta a dar fondamento alla nostra "Sete di Giustizia", consapevoli che quella in atto a livello planetario è una grande battaglia tra bene e male, cioè tra i seguaci di Gesù, morto in Croce per riscattare l'umanità dal peccato, e i seguaci di Satana, che oggi tengono sotto scacco il mondo intero mediante l'emissione e il controllo della moneta-debito, ingenerando agghiaccianti sperequazioni sociali, crimini, suicidi indotti ed ogni sorta di aberrazione, dietro il falso paravento delle cosiddette "crisi economiche". Per noi di SdG è dunque essenziale comprendere bene il messaggio di Gesù. La Settimana Santa è il tempo migliore per farlo, specie partendo – come amiamo fare – da fonti e prove storiche che ci riconducono alle vicende di cui si parla nei Vangeli. Buona lettura e buona meditazione!

    Sergio Basile, Presidente "Sete di Giustizia"

     

    di Francesco SdG, "Sete di Giustizia Genova"

    Reliquie sulla Passione di Cristo

     Testimonianze storiche sulle Reliquie della Passione di Gesù                  

    Genova, Roma, Gerusalemme – di Francesco SdG, "Sete di Giustizia" Genova – Mancano pochi giorni alla Settimana Santa, cuore ed essenza del Cristianesimo che ci porterà, sulle orme del cammino di sofferenza estrema del Cristo, alla Gioia senza limiti della Santa Pasqua. Nella settimana della Passione rivivremo i momenti cruciali del sacrificio di Nostro Signore Gesù Cristo. Ma oggi quali reliquie ci rimangono di quei giorni? Tutti conosciamo la reliquia più importante della cristianità, che è la Sacra Sindone, della quale tanto si è scritto e detto. Tuttavia relativamente pochi nel mondo sanno che a Roma si trova la Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, nella quale è conservata la reliquia – che dà il nome al Santuario – costituita dai frammenti della Croce di Cristo, assieme al Titulus Crucis, ovvero l'iscrizione che secondo i Vangeli fu posta sulla croce. Presenti anche un Chiodo della Crocifissione, anch'esso rinvenuto, secondo la tradizione, da Sant'Elena; due spine, appartenenti, secondo la tradizione, alla Corona posta sul capo di Gesù; il dito di San Tommaso, l'apostolo che in un primo momento dubitò della Resurrezione di Cristo; nonché una parte della croce del Buon Ladrone.

     Alla ricerca della Santa Croce – Il miracolo del paralitico                           

    Sant’Elena ritrovò la croce in circostanze miracolose, tra i rifiuti del Calvario: la tradizione vuole che la regina per riconoscere quale fosse il legno della vera croce fece stendere un paralitico sulle assi di legno trovate; quando il malato fu adagiato sul vero legno guarì e si alzò. La croce fu così portata a Roma e collocata all’interno dei palazzi sessoriani, all'interno dei quali fu costruita una cappella in cui oggi sorge l’attuale Basilica. La certezza della presenza della Santa Croce a Roma è testimoniata già dal Medioevo quando i Papi durante le Via Crucis, fissavano la XII stazione della Via Crucis proprio a S. Croce, per andare ad adorare il Legno della vera Croce. Un’altra prova è fornita dai vari frammenti del Sacro Legno prelevati dalla Reliquia per essere donati dai Pontefici a personalità e santuari. Moltissime parti della croce sono state prelevate e inviate in tutte le chiese d’Europa. In Italia è facile trovare in una Chiesa del Duecento o del Trecento una piccolissima parte della croce. Insieme alla Croce Elena trovò i chiodi con i quali Gesù fu crocifisso: molti sono gli  scritti degli storici, che ci testimoniano che Sant'Elena dopo il ritrovamento fece mettere un chiodo nel freno del cavallo di Costantino, un altro nella corona del figlio (la famosa corona ferrea oggi custodita nel duomo di Monza) e il terzo lo portò con sé a Roma dove è anticamente annoverato tra le Reliquie Sessoriane.

    Reliquie sulla Passione di Cristo

    Figura 1 in foto: Santa Croce – Santino della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme.

     INRI – La Reliquia del Titolo – Documenti storici                                        

    La notissima scritta "I.N.R.I." è conosciuta anche come "la reliquia del Titolo" o "Titulus Crucis" (IS NAZARENUS BASILEUS TVN IOUDAIVN  e I. NAZARINVS REX IVDAEORVM: “Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: Gesù il Nazareno, il re dei giudei.” – Vedi Gv. 19-19) la tavoletta di legno scritta in tre lingue, aramaico, greco e latino. Fu anch’essa portata a Roma e collocata in alto, murata da una pietra che recava la scritta "Titulus Crucis", per non essere trafugata. Purtroppo però col tempo si persero le tracce poiché erano andate perse le lettere che ne indicavano la sua collocazione, ciò fino ai restauri del 1942 quando furono ritrovate all’interno di una cassettina con il sigillo del Card. Caccianemici titolare di Santa Croce e poi Papa col nome di Lucio II. La professoressa Maria Luisa Rigato ha fatto recenti studi sull'autenticità della reliquia: il titolo giunse a Roma tra la fine del 500 e l’inizio del 600 e cioè successivamente alla regina Elena. La studiosa sostiene che il Titolo è intero e che l'iscrizione che si può vedere oggi è tale e quale a quella di duemila anni fa ed è perfettamente compatibile con quello che è scritto nei Vangeli. Peculiarità è che anche latino e greco sono scritti da destra a sinistra come l’aramaico. Evidentemente la persona che scrisse il titolo nelle tre lingue lo fece correttamente nella sua lingua, ma sbagliando il verso nelle altre. Questa è considerata un’altra prova dell’autenticità della reliquia.

    Reliquie sulla Passione di Cristo

    Figura 3 in foto: "La Reliquia del Titolo" – Basilica di Santa Croce in Gerusalemme.

     Le Spine della Passione di Cristo e il prodigio del 1932                               

    All’interno della Basilica sono custodite anche due Spine provenienti dalla Corona che cinse il capo di Gesù. Figura 2 Foto del Santino della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme “…intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo” (Mc 15/17) La reliquia della corona di spine, oggi è racchiusa in un contenitore circolare trasparente, e si trova a Parigi nella Cattedrale di Nôtre Dame. Molte delle spine furono disperse nei secoli, perché offerte in dono agli imperatori bizantini e a diversi re europei; ce ne sono una trentina sparse per l’Europa. le più famose sono quelle di Bari, Andria e Napoli. Queste tre spine sono le più famose perché il Venerdì Santo di determinati anni le spine macchiate di sangue rosseggiano. Nel 1932 la spina di Napoli rinverdì, rosseggiò e fiori alle 15,00 (ora della morte del Signore).

    Reliquie sulla Passione di Cristo

    Figura 2 in foto: "Spine della Corona della Passione" – Basilica di Santa Croce

     La Corona di Spine e il riscatto di Luigi IX                                                     

    Si sa per certo, da alcuni racconti dei primi secoli resi noti dai pellegrini che si recavano a Gerusalemme, che la Corona di spine si trovava tra le cosiddette "reliquie del Monte Sion", luogo biblico dove sorgeva il palazzo di Caifa. Essa fu trasferita nel 1046 a Costantinopoli dove, nel 1238, l'imperatore Baldovino di Fiandra la impegnò presso i banchieri veneziani per superare le difficoltà economiche. Lo stesso Baldovino chiese a suo cugino Luigi IX re di Francia di riscattare la reliquia. Luigi IX accettò la proposta e per rendere omaggio alla preziosa reliquia, costruì la Saînte-Chapelle all'interno del suo palazzo di Parigi. Alla vigilia della rivoluzione francese tutte le reliquie per motivi di sicurezza furono trasferite nella Biblioteca Nazionale. Nel 1806, l'arcivescovo di Parigi la fece trasferire nella Cattedrale di Notre Dame, dove si trovano tuttora.

     Il Sudario di Gesù e le concordanze con la Sindone                                      

    Un altro approfondimento particolare lo merita la reliquia del "Sudario di Gesù". Già da vari anni sono in corso, anche se ai più restano poco note, ricerche scientifiche sul Sudario che si conserva nella Cattedrale del San Salvatore di Oviedo (Spagna). Si tratta di un panno rettangolare di lino, di circa 53 per 86 centimetri, di composizione uguale a quello della Sindone per dimensione delle fibre, filatura e torcitura, a eccezione della trama, che è a ordito ortogonale mentre quella della Sindone è a spina di pesce. A occhio nudo sono visibili solo delle macchie di colore marroncino chiaro di varia intensità, rivelatesi come sangue umano; le analisi al microscopio hanno mostrato anche ulteriori macchie di sangue (alcune puntiformi), oltre a granelli di polline e tracce di aloe e mirra. Le fonti storiche mettono il sudario tradizionalmente in relazione con la Passione di Gesù; esso viene esposto ai fedeli tre giorni all’anno: il Venerdì Santo e il primo e l’ultimo giorno del Giubileo della Santa Croce, cioè il 14 settembre (la festa della santa Croce) e il 21 settembre (festa di San Matteo). “Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in luogo a parte”. (Gv. 20/5-7)

    Reliquie sulla Passione di Cristo

    Figura 4 in Foto – Sudario – Cattedrale del San Salvatore di Oviedo (Spagna)

     Il Sudario – Ricostruzione medievale del "Liber Testamentorum              

    Le notizie che ci sono pervenute sulla sua storia derivano soprattutto dalla medievale ricostruzione fattane nel Liber Testamentorum da Pelagio, vescovo di Oviedo dal 1101 al 1130 (anno in cui fu deposto), morto nel 1153. Egli afferma che il Sudario, proveniente dal sepolcro di Gesù, fu custodito in Gerusalemme insieme ad altre reliquie in un’arca di legno di cedro, che lì rimase fino al tempo della conquista della città per mano dei Persiani di Cosroe II, nel 614, quando un monaco di nome Filippo fuggì portandola ad Alessandria d’Egitto. Giunti anche qui i Persiani nel 616, Filippo portò l’arca dal Nord Africa nella penisola iberica, consegnandola a San Fulgenzio, vescovo di Ecija, che la diede al fratello San Leandro, vescovo di Siviglia (in realtà Leandro morì verso il 600). Sant’Isidoro, anch’egli fratello di Leandro e suo successore, la donò al suo allievo Sant’Ildefonso (607-667), che, quando nel 657 fu consacrato vescovo di Toledo, la portò con sé nella capitale del regno ispano-visigotico. 

     Sulle tracce del "Sacro Sudario"                                                                         

    A queste notizie di Pelagio possiamo aggiungere un riferimento fatto al «sudario del sepolcro di Cristo» nel 570 dal pellegrino Antonino di Piacenza, che ne conosceva la collocazione nella grotta di un monastero sulle rive del fiume Giordano, nei pressi di Gerico (ma non dice di averlo visto); mentre San Braulio, vescovo di Saragozza dal 631 al 651, parla del suo ritrovamento (non è chiaro dove, ma probabilmente in Spagna). Un altro pellegrino invece, il vescovo Algulfo, dice di aver visto il Sudario a Gerusalemme nel 670. Sempre secondo Pelagio, da Toledo, per timore degli Arabi che avevano iniziato l’invasione della Spagna nel 711, il Sudario e le altre reliquie, riposti in una nuova arca di rovere, furono trasferiti direttamente a Oviedo, nelle Asturie. Un’altra tradizione, forse più attendibile, dice invece che in quest’occasione sudario e reliquie furono nascosti in un eremitaggio sul Monsacro, una montagna a dieci chilometri da Oviedo. Solo verso l’840 il re di Asturia Alfonso II il Casto (791-842) le avrebbe portate a Oviedo: fece per questo costruire all’interno del suo palazzo la “Cámara Santa” (Camera Sacra), una cappella che da allora accoglie l’arca con le reliquie (attualmente la cappella è incorporata all’interno della Cattedrale gotica di San Salvador, costruita nel XIV secolo). Dopo una possibile apertura dell’arca avvenuta forse nei primi decenni dell’XI secolo, un documento del 14 marzo 1075 (di cui si conserva una copia del XIII secolo nell’archivio della Cattedrale di Oviedo) ci attesta una ricognizione avvenuta il giorno precedente alla presenza del Re di Castiglia e León Alfonso VI (1065-1109) e ci fornisce il primo inventario del contenuto, con l’espressa menzione «de Sudario eius (Domini)». Menzione che appare anche sul rivestimento d’argento dell’arca, ordinato dallo stesso Alfonso VI e realizzato, qualche anno dopo la sua morte, come testimonia la data incisa sul metallo (1113). Una ulteriore ricognizione del contenuto dell’arca avvenne al tempo del vescovo Diego Aponte de Quiñones (1585-1598) quando il Re Filippo II ordinò un nuovo inventario delle reliquie al suo inviato Ambrogio de Morales. Dunque la storia del Sudario, risalendo in sostanza a una testimonianza molta tarda (pieno XII secolo), sembrerebbe avere non molti requisiti di attendibilità. Eppure, contro ogni aspettativa, le ricerche scientifiche non l’hanno contraddetta, ma anzi rafforzata.

    Reliquie sulla Passione di Cristo

     Le più recenti indagini sul "Sudario della Passione"                                  

    I primi studi sul Sudario si devono, a partire dal 1965, a Monsignor Giulio Ricci, che ne fece presenti alcune analogie con la Sindone, del cui studio aveva molta esperienza. Le più recenti indagini (l’ultimo convegno internazionale di studi sul Sudario si è tenuto a Oviedo nell’aprile del 2007), che tuttora proseguono a opera dell’Edices (Equipo de investigación del Centro español de Sindonología), hanno innanzitutto potuto accertare che il panno fu posto sul viso di un uomo, già morto, ripiegato e appuntato dietro alla testa. Una quadruplice serie di macchie, speculari su entrambi i lati del panno ripiegato, è risultata essere composta in realtà da una parte di sangue e da sei parti di liquido edematico polmonare, sostanza che si accumula nei polmoni a causa della morte per soffocamento, come quella che avviene in seguito a una crocifissione. L’uomo cui appartiene il sangue presente sul Sudario di Oviedo è dunque morto per le stesse cause dell’uomo della Sindone. Alcune macchie sono sovrapposte ad altre in modo tale da risultare chiaro che queste ultime erano già asciutte quando si formarono quelle che vi si sovrapposero, e dunque gli studiosi hanno potuto anche stabilire che il Sudario fu apposto sul volto del defunto almeno in due distinti momenti. Tra le macchie si distinguono anche impronte di dita, disposte nella parte attorno alla bocca e al naso, lasciate probabilmente da chi stava cercando di arrestare il flusso di sangue dal naso dopo che il panno era stato avvolto sul capo. Oltre alle macchie di liquido edematico se ne riconoscono altre di diverso tipo, tra cui puntini di sangue causati da piccoli corpi appuntiti, forse spine.

     Corrispondenza geometrica con la Sindone                                                 

    Ma la coincidenza più notevole è che le macchie sul Sudario hanno mostrato corrispondenza geometrica con quelle della Sindone, delle quali inoltre sono un poco più estese. L’impronta del naso, misurabile sia sulla Sindone che sul Sudario, risulta avere la medesima lunghezza di otto centimetri. Indagini compiute nel 1985 e poi di nuovo nel 1993 hanno dimostrato che il sangue del Sudario di Oviedo appartiene al gruppo AB, comune in Medio Oriente ma raro in Europa, lo stesso rilevato per il sangue presente sulla Sindone. Non hanno dato esito invece l’indagine sul Dna, risultato troppo frammentato e quindi inutilizzabile, e quella del carbonio 14, che ha dato una datazione al VII secolo d.C. considerata però inattendibile dagli stessi esecutori del test a causa dell’eccessivo inquinamento dei campioni.

    Reliquie sulla Passione di Cristo

     I Pollini del Sudario                                                                                           

    Al Medio Oriente rimandano, come già per la Sindone, anche i pollini rinvenuti sul Sudario, studiati nel 1979 dal biologo Max Frei, che risultano compatibili con l’ambiente palestinese del I secolo. In particolare, egli trovò tracce di pollini provenienti da sei tipi di piante diverse. Due erano piante caratteristiche della Palestina: quercus calliprinos e tamarindus. Gli altri pollini provenivano dal Nord Africa e dalla Spagna, confermando inaspettatamente l’itinerario del Sudario descritto dal vescovo Pelagio. E infine, alla Palestina del I secolo rimanda anche, ancora come per la Sindone, il tipo di lavorazione del lino, il materiale di cui è fatto l’oggetto.

     A contatto con la stessa persona                                                                     

    Tutte le risultanze scientifiche sembrano dunque indirizzare verso la conclusione che il Sudario di Oviedo e la Sindone siano stati a contatto con la stessa persona. E questo avvenne in momenti ravvicinati ma diversi: certamente prima il Sudario rispetto alla Sindone, sia perché la maggiore ampiezza delle macchie presuppone un sangue più fluido, sia perché sul Sudario c’è solo il sangue ma non anche l’immagine negativa che invece appare sulla Sindone, dove sappiamo essersi formata in un momento successivo alle macchie di sangue. Tenendo conto di quanto si è potuto osservare, si è fatta dunque l’ipotesi che il Sudario di Oviedo possa essere il telo che servì, secondo l’usanza ebraica, a coprire il volto di Gesù nel trasporto dalla croce al sepolcro, ma che fu tolto dal volto prima che questo venisse ricoperto con la Sindone; e che, proprio perché intriso di sangue, dovette essere lasciato (secondo le prescrizioni funebri ebraiche) nel sepolcro (1). “Questo è calice della nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi” (Lc 22/20). (Fine Prima Parte – continua…)

    (1) Vedi: Il Sudario di Oviedo apparso su 30Giorni n.4 del 2009, di Lorenzo Bianchi vedi qui  Il Sudario di Oviedo

    Francesco SdG, Sete di Giustizia Genova (Copyright © 2014 Qui Europa)

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      Allegati                                                                                                                                       

     

    Il Sudario di Oviedo (Asturie, Spagna). Secondo una tradizione, è il telo con cui fu coperto il volto di Gesù durante la deposizione dalla croce e il trasporto al sepolcro. Le macchie di sangue che vi sono impresse sono compatibili, per composizione, tipo di gruppo sanguigno e diffusione geometrica,…

     

     

     

     

     

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    Giovedì, Maggio 1st/ 2014  – di Nicola Arena e Sergio Basile – Qui Europa, Nicola Arena e Sergio Basile, 1° Maggio 2014,  festa dei disoccupati, Susanna Camusso, emissione a debito ed illegittima da parte delle banche centrali di carta-moneta, nell'era della moneta-debito, progettare il malessere di interi popoli, guerre coloniali, lo sfruttamento ed il controllo della persona umana, Giacinto Auriti, Ezra Pound, Comprendere il fondamento schiavista del sistema debito, status debitocratico perenne, il […]

    Gli angeli di Homs e la nostra Sete di Giustizia

    Gli angeli di Homs e la nostra Sete di Giustizia

    Venerdì,  Ottobre 3rd/ 2014  – di Sergio Basile – Presidente Sete di Giustizia – Redazione Quieuropa, Sergio Basile, Homs, strage di bambini, fondamentalismo islamico, nuova consapevolezza, Giacinto Auriti, finanziamenti occulti agli squadroni della morte, moneta-debito, sistema bancario internazionale, rivoluzioni e primavere, progresso, coscienza Sete di Giustizia  Gli angeli di Homs e la nostra Sete di Giustizia Dedicato […]

    Perchè Gesù Cristo è il Dio Vero – Riflessione del Prof. Giacinto Auriti

    Perchè Gesù Cristo è il Dio Vero – Riflessione del Prof. Giacinto Auriti

    Mercoledì,  Settembre 3rd/ 2014 – di Giacinto Auriti – Testimonianza tratta da uno scritto del 2001 Redazione Quieuropa, Giacinto Auriti, Gesù Cristo, Dio vero, Vangelo secondo Giovanni, Vangelo secondo Matteo, il Corano afferma ma non dimostra la divinità di allah, il Vangelo afferma e dimostra la divinità di Gesù, Due ipotesi, due alternative, prove inconfutabili della divinità […]

    La Grande Grazia e il tempo dell’Anticristo – 1 – Concentrazione di eventi

    La Grande Grazia e il tempo dell’Anticristo – 1 – Concentrazione di eventi

    Giovedì,  Settembre 18th/ 2014  – di Gianluca Marletta – Redazione Quieuropa, Gianluca Marletta, Madonna di Fatima, Undicesima ora, misericordia, Grande grazia, rivoluzioni anti-cristiane, anticristo, Promesse del Cielo, Primi Cinque Sabati del mese rivelati a Fatima, ai Primi Nove Venerdì del Sacro Cuore; dalla Medaglia Miracolosa, alla Coroncina della Misericordia, Grande Promessa del Sacro Cuore di Gesù, Santa Margherita Maria Alacoque, inequivocabili segni dei tempi, Scapolare […]

    La Grande Grazia e il tempo dell’Anticristo – 2 – L’incredibile storia di Caterina Labouré e Alphonse Ratisbonne

    La Grande Grazia e il tempo dell’Anticristo – 2 – L’incredibile storia di Caterina Labouré e Alphonse Ratisbonne

    Martedì,  Settembre 30th/ 2014  – di Gianluca Marletta – Redazione Quieuropa, Gianluca Marletta, Madonna di Fatima, Undicesima ora, misericordia, Grande grazia, rivoluzioni anti-cristiane, anticristo, Promesse del Cielo, Primi Cinque Sabati del mese rivelati a Fatima, ai Primi Nove Venerdì del Sacro Cuore; dalla Medaglia Miracolosa, Caterina Labouré, Alphonse Ratisbonne, moti del 1848, Rivoluzione Francese, conversione di un ebreo gnostico, apparizione […]

    La Grande Grazia e il tempo dell’Anticristo – 3 – Da Fatima alla Divina Misericordia

    La Grande Grazia e il tempo dell’Anticristo – 3 – Da Fatima alla Divina Misericordia

    Mercoledì,  Ottobre 1st/ 2014  – di Gianluca Marletta – Redazione Quieuropa, Gianluca Marletta, Madonna di Fatima, Undicesima ora, misericordia, Grande grazia, rivoluzioni anti-cristiane, anticristo, Promesse del Cielo, Primi Cinque Sabati del mese rivelati a Fatima, ai Primi Nove Venerdì del Sacro Cuore; dalla Medaglia Miracolosa, Fatima, Divina Misericordia, Vergine Maria, Gesù nostro Signore, Il messaggio di Fatima, contro le illusioni […]

    La Grande Grazia e il tempo dell’Anticristo – 4 – Operai e Nemici dell’ultima ora

    La Grande Grazia e il tempo dell’Anticristo – 4 – Operai e Nemici dell’ultima ora

    Lunedì,  Ottobre 6th/ 2014  – di Gianluca Marletta – Redazione Quieuropa, Gianluca Marletta, Madonna di Fatima, Undicesima ora, misericordia, Grande grazia, rivoluzioni anti-cristiane, anticristo, Promesse del Cielo, Primi Cinque Sabati del mese rivelati a Fatima, ai Primi Nove Venerdì del Sacro Cuore; dalla Medaglia Miracolosa, Fatima, Divina Misericordia, Vergine Maria, Gesù nostro Signore, Ultima ora, Undicesima ora, doni, operai e […]