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  • Io, rabbino ebreo convertito al Cristianesimo – Testimonianza di Asher Levy

    Io, rabbino ebreo convertito al Cristianesimo – Testimonianza di Asher Levy

    Martedì,  Marzo 10th/ 2015

    – Testimonianza di Asher Levy –

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    Io, rabbino ebreo convertito al Cristianesimo –

    Testimonianza di Asher Levy

    Asher Levy, ex rabbino ebreo, racconta la sua conversione

    e la sua fede in Gesù Cristo, vero Messia atteso dalle

    sacre scritture

     

    Testimonianza di Asher Levy

    Asher Levy - Rabbi Ebreo Convertito al Cristianesimo - Testimonianza

     Io, ex-rabbino ebreo, convertito al Cristianesimo                                       

    Roma – Sono stato un Rabbino Ebreo per 35 anni. Nato in Yugoslavia, fui allevato in una famiglia Ebrea molto ortodossa. Mi fu insegnato a dire delle preghiere cerimoniose e a indossare i filatteri come è prescritto per ogni pio Ebreo (Deut. 6,8; 11,18). All'età di 15 anni andai alla scuola teologica per Rabbini dove studiai l'Antico Testamento e i commentari Talmudici, e sei anni più tardi fui ordinato Rabbino in Romania. In seguito servii come Rabbino in Belgio, in Inghilterra e in California.

     L'incontro decisivo – Isaia 53                                                                           

    Esteriormente io ero felice e avevo successo nel mio ministerio ma nel mio cuore io ero irrequieto e insoddisfatto perché soffrivo molto come risultato del vuoto della vita in generale. Sei anni fa io incontrai un Ebreo con cui discussi questa questione. Io non sapevo che lui era un credente in Gesù Cristo. Il suo consiglio fu: "Leggi Isaia 53". Io allora lessi questo ben conosciuto capitolo che concerne Gesù di Nazareth, che dice che Egli fu trafitto per le nostre trasgressioni, stroncato a motivo delle nostre iniquità.

     Sarà chiamato "Dio potente", Principe della Pace – Isaia 9                       

    Io mi sentii spinto più in là, a esaminare le Scritture Ebraiche e trovai queste parole scritte dallo stesso profeta: "Poiché un fanciullo ci è nato, un figliuolo ci è stato dato, e l'imperio riposerà sulle sue spalle; sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace, per dare incremento all'impero e una pace senza fine al trono di Davide e al suo regno, per stabilirlo fermamente e sostenerlo mediante il diritto e la giustizia, da ora in perpetuo: questo farà lo zelo dell'Eterno degli eserciti" (Is. 9,5-6).

     Sarà chiamato Emmanuele – "Dio con Noi" – Isaia 7                                  

    Io lessi anche: "Or ascoltate, o casa di Davide! È egli poca cosa per voi lo stancar gli uomini, che volete stancare anche l'Iddio mio? Perciò il Signore stesso vi darà un segno: Ecco, la giovane concepirà, partorirà un figliuolo, e gli porrà nome Emmanuele" (Is. 7,13-14). "Emmanuele" significa "Dio con noi".

     Gesù era ed è il Messia                                                                                      

    Questo mi dimostrò che Gesù era ed è il Messia nel Quale furono adempiute tutte le profezie. Nel frattempo avevo trovato una chiara descrizione del Messia in un piccolo libro che per la prima volta ebbi il privilegio di prendere nelle mie mani, il Nuovo Testamento. Cominciai a leggerlo come un qualsiasi altro libro, dall'inizio: "Il libro della generazione di Gesù Cristo, il figlio di Davide, figlio di Abrahamo…" e trovai con mia sorpresa che io stavo leggendo un libro Ebraico che parlava di un Ebreo. Leggendolo attentamente arrivai alla conclusione che Gesù Cristo era un Ebreo della razza di Abrahamo e di Davide; che egli era nato da una vergine Ebrea nella città Ebraica di Bethlehem; da una tribù Ebraica, la tribù di Giuda.

     Lo ricevetti come mio Salvatore                                                                      

    Poiché Egli conosceva la Legge e i Profeti io Lo seguii nei suoi viaggi attraverso la Terra Santa, ascoltai i suoi bei detti e il suo meraviglioso insegnamento, osservai e ammirai la sua compassione e le sue guarigioni. Il libro diventò il mio cibo spirituale. La sua promessa di perdono dei peccati e della vita eterna a coloro che credono in Lui, mi attirò fino a che ebbi fiducia in Lui come il mio Messia e lo ricevetti come mio personale Salvatore.

     Non ho rinunciato alla nostra eredità                                                            

    Io voglio confermare il fatto che il mio cuore non mi condanna a motivo della mia nuova fede, perché sento che sono ancora un Ebreo e sarò sempre un Ebreo. Io non ho rinunciato alla nostra eredità di figli di Abrahamo, di Isacco e di Giacobbe. Come Paolo anch'io posso dire dopo la mia accettazione di Cristo come mio Salvatore: "Sono essi Ebrei? Lo sono anch'io. Sono essi Israeliti? Lo sono anch'io. Sono essi progenie d'Abramo? Lo sono anch'io" (2 Corinzi 11:22). Io ripeto così con orgoglio la parola di Romani 1:16: "Poiché io non mi vergogno dell'Evangelo; perché esso è potenza di Dio per la salvezza d'ogni credente; del Giudeo prima e poi del Greco".

     Sulle orme di Paolo                                                                                            

    Il brillante esempio dell'apostolo Paolo mi influenzò molto e mi diede il coraggio di accettare il Signore Gesù come mio personale Salvatore. Paolo prima era stato uno zelante persecutore di Cristo ma poi diventò il suo seguace più fedele. Egli era un discepolo di quel grande dottore della Legge, Raban Gamaliel, ai cui piedi lui stette seduto. Si ritiene che Raban Gamaliel diventò un seguace di Cristo prima di Paolo.

     Chi è Raban Gamaliel?                                                                                      

    La Bibbia ci dice che alcuni volevano uccidere Pietro e gli altri apostoli perché essi stavano predicando Cristo con coraggio. Allora si alzò in piedi uno nel consiglio, un Fariseo, di nome Gamaliele, un dottore della Legge, onorato da tutto il popolo, e comandò di mettere fuori gli apostoli per un po' di tempo e disse loro: "Uomini Israeliti, badate bene, circa questi uomini, a quel che state per fare. … E adesso io vi dico: Non vi occupate di questi uomini, e lasciateli stare; perché, se questo disegno o quest'opera è dagli uomini, sarà distrutta; ma se è da Dio, voi non li potrete distruggere, se non volete trovarvi a combattere anche contro Dio" (Atti 5,34-35.38-39).

     Shemà Israel!!!                                                                                                   

    Sono duemila anni da quando l'umile Galileo, Gesù, traversò le colline e le vallate della Palestina, e Lui è ancora il Padrone del mondo. Il suo Vangelo è ancora predicato, e il nome di Cristo come il Messia d'Israele viene ancora proclamato. E il Suo messaggio viene ancora ripetuto dappertutto: "Poiché Iddio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figliuolo, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna" (Giovanni 3,16). Ascolta, Israele! Shemà Israel!

    Asher Levy

    Partecipa al dibattito – infounicz.europa@gmail.com

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  • Fermiamoli! – Stanno Svendendo e Depredando il Giardino d’Europa

    Fermiamoli! – Stanno Svendendo e Depredando il Giardino d’Europa

    Domenica, Giugno 17th / 2012

    – L'Editoriale, di Sergio Basile –

    Unione Europea / Italia / Eurozona / Commissione europea / Casta Parlamentare / Olli Rehn / Michel Barnier / Pierluigi Bersani / Pierferdinando Casini / Angelino Alfano / Silvio Berlusconi / Manuel José Barroso / Doppiogioco dell'Ue / Accentramento / Crisi / Lavoro / Crescita /  Investimenti / Incentivi / Punti forti dell'Italia / Paese ricco / Giardino d'Europa / Svendita del patrimonio pubblico / Piano verso la dittatura bancaria /  Tessuto imprenditoriale / Indici economici / G20 del Messico / Mario Monti / Corrado Passera / Voto della popolazione ellenica / Permanenza nell'Eurozona / Mercato Interno / Complotto / Contro informazione / Sergio Basile / Qui Europa / Europa / Rinascita 

    Fermiamoli! – Stanno Svendendo 

    distruggendo il Giardino

    d'Europa –  Sveglia!

    Da Bruxelles, al G20 a  Roma si sussegue

    la propaganda dell'euro-casta

    Saldi – E' iniziata la svendita del Patrimonio

    Storico Nazionale: il Giardino d'Europa

    trasformato in un arido deserto

    E i "Magnifici Tre" Stanno a Guardare!

    Fermiamoli, stanno Svendendo e Depredando il Giardino d’Europa

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Bruxelles – Mentre in Italia le famiglie si apprestano a pagare la prima rata (in scadenza domani) dell'iniqua ed assurda IMU ; mentre Mario Monti e Corrado Passera propagandano il loro "Decreto Sviluppo" che riverserà fiumi di euro nelle tasche di palazzinari italiani (restituendo loro in pratica, di sottobanco ed in maniera subdola, il mal tolto dovuto al versamento della stessa IMU da parte dei re dell'impero dell'edilizia italiana) da "reinvestire" – a interesse s'intende – in strutture pubbliche (togliendo allo stato ogni iniziativa di sorta, e snaturandone il suo ruolo fondamentale); mentre la Grecia è alle prese con un voto "storico" che potrebbe scardinare la gabbia dell'Eurozona, nella quale la Troika sta lentamente dissanguando i poveri paesi del Sud Europa sotto attacco dei mercati (i cosiddetti Piigs); sul fronte dell'Ue incalza forte la propaganda "pro-crescita" di Barroso e compagni. Il cerchio dunque si chiude proprio a Bruxelles.

    L'annientamento del Mercato del Lavoro e

    l'assurdo "pizzino" della Commissione Ue 

    "L'azione messa in campo dalla Ue per fare fronte alla crisi dei debiti sovrani ha contenuto la crisi, ma non l'ha domata e tantomeno l'ha superata''. A dichiararlo – con faccia di marmo e senza alcuna vergogna di sorta – nelle scorse ore Olli Rehn – Commissario Ue, "non eletto",  agli Affari Economici e Monetari della "Banda Barroso" –  che ha bollato come ''insufficienti'' le azioni messe in campo rispetto alle sfide della crisi (e lo credo bene!). Rehn ha inviato un "pizzino" ideale al governo Monti, per  spianare la strada  dell'opinione pubblica verso un "consenso illusorio", ed al fine di garantire nella maniera più indolore possibile l'approvazione della proposta di riforma del lavoro (disoccupazione diffusa) da parte della casta-parlamentare di maggioranza che permette a Monti  di continuare le sue insensate manovre di distruzione dello stato e dello stesso Paese. "E' questione di grande urgenza" – ha dichiarato Rehn –  invitando Monti (che di certo non aveva bisogno di tali pretestuosi proclami) a portare a termine il suo lavoro (sporco lavoro) sulla riforma del mercato del lavoro nel Bel Paese. 

     Barroso-Monti – Bugie e Disinformazione  

    Secondo la Commissione europea, l'Italia affronterebbe, dunque, ''seri squilibri dovuti alla perdita di competitività nell'ultimo decennio", pertanto – secondo Rehn – ''tutte le misure prese finora dal governo per affrontare questo problema devono essere applicate in pieno e in modo rigoroso''. Ma i limiti e la pretestuosità di tali affermazioni (malgrado tv e giornali sostengano in gran parte la bontà di tali "fantasiose quanto false" ed antistoriche ricostruzioni) sono ormai ben palesi e ben comprensibili in una fetta sempre maggiore di Italiani, che hanno compreso la vastità e lo spessore della "rete del grande imbroglio" nella quale l'Italia – suo malgrado – è stata gettata. Non è vero, infatti, che da dieci anni a questa parte l'Italia attraversa un trend economico negativo.

     Tutti gli indicatori  economici smentiscono Monti,

    Bersani, Alfano, Casini e l'Ue  

    Più volte in questi mesi "Qui Europa" ha pubblicato i numeri che confutano le ricostruzioni della Commissione europea, del governo Monti e dei suoi impresentabili spalleggiatori: Bersani, Alfano (Berlusconi) e Casini. La scorsa estate l'Italia era un Paese in salute e in moderata crescita: 1) bassissimo debito privato d'impresa (appena 40 miliardi di euro, contro i ben 8000 miliardi di debito d'impresa privato delle aziende francesi – Come mai la Francia non ha subito dunque la sorte dell'Italia e il suo vergognoso declassamento?); 2) Terza riserva aurea del mondo; 3) Livello dei risparmi delle famiglie da record in Europa, e non solo; 4) Il miglior tessuto imprenditoriale d'Europa, sia per numero di attori commerciali, che per efficienza e produtività; 5) Paese leader al mondo in settori come la cantieristica navale, la metalmeccanica, l'ingegneria aereospaziale,  l'alta moda, l'impresa manifatturiera, l'industria dei servizi turistici; l'industria vitivinicola ed alimentare. Solo per citare alcuni esempi; 6) In più il Paese con il primo patrimonio artistico del mondo (il 70% delle opere d'arte sono conservate nei musei italiani: che oggi vanno verso una probabile e vergognosa privatizzazione); 7) Un Paese dalle bellezze territoriali e paesaggistiche invidiate nel mondo: non a caso prima dell'avvento del distruttivo governo dei banchieri eravamo ancora noti come gli abitanti del "Giardino d'Europa". Ciò nonostante i disastri provocati dal governo Berlusconi. A dare un quadro preciso della situazione – prima dell'invio della celeberrima letterina della (privata) Bce e dell'avvio delle ingerenze da parte dei "privati"  negli affari nazionali – fu lo stesso governo Berlusconi, come confermato (ricorderete) dallo stesso ex-ministro dell'Economia Giulio Tremonti: che nella scorsa estate fotografò nel suo rapporto semestrale la solida situazione dell'Italia, malgrado il debito pubblico di 1900 miliardi di euro. Debito – che come spiegato in decine di articoli – è stato "provocato in maniera fittizia" in seguito alla privatizzazione della Banca d'Italia e della conseguente perdita della nostra sovranità monetaria, regalata ai banchieri privati che siedono nel board della Bce. (vedi articoli nell'archivio di "Qui Europa").  

     Il gioco sporco della "Banda Barroso"  

    Ma lo smemorato Rehn – finto tonto –  ha continuato a fare il  gioco di questa cerchia di eletti – o parassiti: dipende dai punti di vista – rimettendo la salvezza della baracca allo stesso artefice del disastro: Mario Monti. ''La dimostrazione di un impegno politico degli stati membri – secondo Rehn – sarà (infatti)  il punto chiave per ripristinare la fiducia nella zona euro''. Il commissario ha indicato nelle ultime ore quattro tasselli per la cosiddetta "crescita": 1) standard unico per i requisiti patrimoniali (cioè neutralizzazione del ruolo e delle funzioni tipiche degli stati); 2) supervisione finanziaria integrata (Risorse statali nelle mani dell'Ue); 3) autorità unica per la risoluzione delle crisi (cioè accentramento imperialistico) ; schema unico di garanzia dei depositi bancari (cioè dittatura bancaria); 5)  Mutualizzazione del debito (debito – come detto – fatto non dai popoli ma dalle stesse banche) con strette regole di bilancio (cioè comprimendo i servizi pubblici essenziali elargiti ai cittadini). Tutto sommato un bel modo per affrontare una crisi provocata da loro stessi.

     Barroso decise di non bloccare la speculazione  

    Il suggello di tali scelte "dittatoriali" quanto "anti-democratiche" la "Banda Barroso" – per ammissione dello stesso presidente – lo metterà al prossimo G20 del Messico. Secondo il "Re" – non eletto – della Commissione europea, infatti, al vertice mondiale "l'Ue non lascerà alcun dubbio ai partner internazionali sulla propria determinazione a prendere ogni azione necessaria contro la crisi, difendendo la stabilità e promuovendo la crescita. Siamo determinati – continua Barroso – a mostrare al mondo che l'euro e il progetto europeo sono irreversibili''.

     In attesa del Voto greco e del G20 del Messico  

    Ma, in attesa dell'esito del voto della popolazione ellenica – che in queste ore sta affollando le urne – una domanda ci viene spontanea: se l'Ue dice di star facendo di tutto per bloccare questa "pseudo-crisi" perchè ha fatto di tutto per "non approvare" il pacchetto di misure presentato nei mesi scorsi in Commissione dallo stesso commissario al Mercato interno Michel Barnier? Perchè non si è scelti di metter fine "all'impero del rating" ed alle contestuali ingerenze dei privati e delle multinazionali (che affollano i consigli direttivi delle stesse agenzie di rating responsabili dei declassamenti all'Italia ed agli alri paesi Piigs) una volta per tutte. Appare dunque chiarissima la volontà dell'Unione europea di continuare un doppiogioco al fine di alimentare questa crisi indotta e mettere le grinfie sulla ricchezza degli stati più appetibili. E il giardino d'Europa (oggi deserto d'Europa)  è tra questi.

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

     

  • Milano – Il Papa abbraccia le famiglie del mondo

    Milano – Il Papa abbraccia le famiglie del mondo

    Lunedì, Giugno 4th / 2012

    – di Sergio Basile – 

     

    Italia / Milano / VII Incontro Mondiale con le Famiglie  / Benedetto XVI / Famiglie / Ricchezza della famiglia cristiana / Pellegrini / Celebrazione euraristica / Società dal volto umano / Piazza Duomo / Teatro La Scala / Stadio giuseppe Meazza / San Siro / Giovani cresimandi / Famiglia / Lavoro / Festa / elementi che costruiscono la Famiglia / Il nodo del mercato e dell'utilitarismo selvaggio / Santificare il lavoro e la festa / società dal volto umano  / Mercatismo / Logiche di mercato / Essere ed avere / San Paolo / Bellezza / Sacrificio / Crescita / Riposo / Rinascita / Pasqua / Dialogo e gioia condivisa / Gratitudine / Ringraziamento / Periodo buio / Dialogo con Dio e la Natura / Europa / Qui Europa / Sergio Basile  

     

    Milano – Benedetto XVI abbraccia le

    famiglie del mondo

    Famiglia: patrimonio principale dell'umanità per

    costruire una società dal volto umano

    Monito del Papa contro il mercatismo e le logiche

    utilitaristiche di mercato: distruggono il tessuto

    sociale

    Milano – Benedetto XVI con gli sposi nella VII Giornata Mondiale della Famiglia

    Milano – "Cari amici, la vostra storia è ricchissima di cultura e di fede. Tale ricchezza ha innervato l'arte, la musica, la cultura, l'industria, la politica, lo sport, le iniziative di solidarietà di Milano e dell'intera Arcidiocesi. Spetta ora a voi, eredi di un glorioso passato e di un patrimonio spirituale di inestimabile valore, impegnarvi per trasmettere alle future generazioni la fiaccola di una così luminosa tradizione". Così  Papa Benedetto XVI ha salutato i pellegrini accorsi nella città "ambrosiana" per la tregiorni dedicata al VII Incontro Mondiale delle Famiglie: 72 ore di partecipati e coinvolgernti incontri – culminati con la Celebrazione Eucaristica di ieri, Domenica 3 Giugno – che hanno convogliato nel complesso oltre 2 milioni di pellegrini provenienti non solo dall'Europa, ma da circa 100 paesi. La famiglia, che il Papa ha definito come il "patrimonio principale dell'umanità" è ancora – in un altro passaggio – come "il lievito evangelico". secondo Benedetto XVI è ciò che deve "animare tutto il tessuto della vita, personale e comunitaria, privata e pubblica". La tregiorni, si era aperta venerdì – con l'incontro di Piazza Duomo – ed era poi proseguita (nella giornata di sabato) con l'incontro dei cresimandi allo stadio Meazza. Molto suggestivo anche l'incontro al teatro "La Scala", dedicato alla riscoperta del messaggio salvifico di Dio attraverso la sensibilità della musica.  Ad accogliere Benedetto XVI, oltre le autorità ed il sindaco Pisapia, il Cardinal Angelo Scola  – Arcivescovo di Milano – e il Cardinale Ennio Antonelli, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia. 

     

      Ad immagine della Famiglia di Nazaret  

     

    Nell'omelia domenicale, che è coincisa con la solennità della Santissima Trinità – il Pontefice ha ricordato alla sterminata folla – costituita da migliaia e migliaia di famiglie cristiane di ogni razza, estrazione sociale e provenienza geografica, ma con un'unica forte identità, ed un unico spirito –  che Dio, oggi più che mai, chiama la famiglia – fondata sul sacramento del matrimonio tra l’uomo e la donna – ad essere Sua stessa immagine ed immagine della stessa Trinità. Così com'era nella Genesi, prima dell'avvento del peccato e della discomunione. Il Papa, nell'epoca dell'apostasia e dei peccati contro l'uomo e la sua dignità, ha dunque invitato i fedeli a riscoprire l'originaria innocenza del nucleo familiare – costituito dai primi uomini, Adamo ed Eva – e a donarsi l'un l'altro non doni circoscritti, ma bensì  la stessa vita. Segno di ciò, per Benedetto XVI, è anche e soprattutto l'amore fecondo nella "procreazione, generosa e responsabile" e nella loro "educazione attenta e sapiente", sul modello della Santa Famiglia di Nazaret. "Quella dell’amore – ha affermata Benedetto XVI in uno dei suoi passaggi più significativi – è una realtà meravigliosa, è l’unica forza che può veramente trasformare il cosmo e il mondo". 

      Gli elementi che costruiscono la Famiglia  

    Il Papa ha poi contrapposto il perseguimento di mete "alte" (evidentemente soprattutto morali)  dei figli (supportati dalle famiglie e dalla forza della fede in Gesù Cristo) all'effimero "progresso" connesso allo sviluppo della tecnica: utile, certo, ma sicuramente non sufficiente a se stesso ed al cuore dell'uomo. Non foriero da solo di vero progresso.  "Davanti a voi – ha ribadito il Papa – avete la testimonianza di tante famiglie, che indicano le vie per crescere nell’amore". "Mantenete un costante rapporto con Dio e partecipate alla vita ecclesiale – ha continuato – coltivate il dialogo (tra i membri familiari e tra la famiglia e Dio: nella preghiera) rispettate il punto di vista dell’altro, siate  pronti al servizio, pazienti con i difetti altrui; perdonate e chiedete perdono, superate con intelligenza e umiltà gli eventuali conflitti; concordate gli orientamenti educativi, siate aperti alle altre famiglie, attenti ai poveri, responsabili nella società civile". Solo rispettando questi principi evangelici – ha monito Benedetto XVI – è possibile costruire la famiglia. Un pensiero sentito il Pontefice lo ha poi rivolto alle coppie separate. "Sappiate che il Papa e la Chiesa vi sostengono nella vostra fatica; vi incoraggio a rimanere uniti alle vostre comunità, mentre auspico che le diocesi realizzino adeguate iniziative di accoglienza e vicinanza".

      Il nodo del mercato e dell'utilitarismo selvaggio  

    Benedetto XVI nella sua omelia ha poi notato come "nelle moderne teorie economiche, prevale spesso una concezione utilitaristica del lavoro, della produzione e del mercato". Tuttavia, ha ricordato come "Il progetto di Dio e la stessa esperienza mostrano, però, che non è la logica unilaterale dell’utile proprio e del massimo profitto quella che può concorrere ad uno sviluppo armonico, al bene della famiglia e ad edificare una società giusta, perché porta con sé concorrenza esasperata, forti disuguaglianze, degrado dell’ambiente, corsa ai consumi, disagio nelle famiglie. Anzi – ha continuato – la mentalità utilitaristica tende ad estendersi anche alle relazioni interpersonali e familiari, riducendole a convergenze precarie di interessi individuali e minando la solidità del tessuto sociale". Già, Benedetto XVI ha colto nel segno e ha messo in guardia – le famiglie, ma soprattutto i governanti europei – dal pericolo della corsa al profitto ed al mercato, quale tomba dell'essere, a discapito dell'avere. Parole misurate ma decise e forti: pronunciate in uno dei periodi più bui della storia dell'umanità, nell'era di quello che è stato ribattezzato il tempo del "nazismo bianco": dove l'amore per il denaro e per il potere sta depravando l'umanità e annientando la dignità della persona. Speriamo solo che i governanti presenti o collegati in diretta tv abbiamo ascoltato con attenzione e fatte loro le parole del Papa, e che invertano repentinamente rotta, comprendendo nel loro profondo che in fondo tutto ha un termine su questa Terra, e che senza amore l'uomo non potrà ereditare quel famoso Regno Celeste di cui parla Gesù nei Vangeli.

      Santificare il lavoro e la festa   

    Alla luce di ciò si rivestono di eterno e di nuova luce semplici parole come lavoro e festa. Elementi troppo importanti e sacri da ridurre a puro lucro o divertimento fine a se stesso. Elementi da vivere e riscoprire come strumenti di ringraziamento (doni da diffondere con amore, e non evidentemente eliminare o privare) ma nel contempo da vivere e proiettare in una dimensione assoluta: come chiavi di accesso per comprendere il significato più profondo di concetti come "bellezza", "sacrificio", "crescita", ma anche di altre parole come "riposo", "Rinascita (Pasqua)", tempo per il "dialogo e la gioia condivisa", "Gratitudine", "Ringraziamento" e "Dialogo con Dio e la Natura".  

       Una società dal volto umano   

    Dunque, Benedetto XVI ha posto di fronte agli sposi convenuti un modello ideale di "crescita e felicità" incentrato sul tripode: "Famiglia, lavoro e festa". Elementi considerati dal Papa quali "tre doni di Dio, tre dimensioni della nostra esistenza che devono trovare un armonico equilibrio (…) capaci di costruire società dal volto umano, privilegiando sempre la logica dell’essere rispetto a quella dell’avere, in quanto – ha monito il Papa – la prima costruisce, la seconda finisce per distruggere". Chiaro riferimento all'attuale sfacelo economico e sociale che afflige l'Europa governata da freddi e vuoti tecnocrati e dalle loro care banche. "Occorre – ha concluso citando la Lettera di San Paolo ai Corinzi – educarsi a credere, prima di tutto in famiglia, nell’amore autentico, quello che viene da Dio e ci unisce a Lui: e proprio per questo «ci trasforma in un Noi, che supera le nostre divisioni e ci fa diventare una cosa sola, fino a che – alla fine – Dio sia “tutto in tutti” (1 Cor 15,28)".

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

  • Dublino – Stasera l’esito del voto anti-austerity ed anti-eurocasta

    Dublino – Stasera l’esito del voto anti-austerity ed anti-eurocasta

    Venerdì, Giugno 1st / 2012

    – di Silvia Laporta – 

    Irlanda / Dublino / Eurozona / Unione europea / Referendum / Fiscal compact / Angela Merkel / Germania / Ue / Debito / Crisi / Irlandesi / Banche / Debtocracy / Voto / Referendum / Fiscal Compact / Fmi / Ue / Troika / MES / Fondo Salva Stati / Democrazia / Controinformazione / Rinascita / Silvia Laporta / Qui Europa / Controinformazione / Europa / Fondo Monetario Internazionale  

    Gli Irlandesi vogliono “cavarsela da soli” 

    Bassa affluenza al referendum, stasera l'esito!

    Dublino – Stasera l’esito del voto anti-austerity ed anti-eurocasta

    Dublino –  Tensioni politiche e aspettative differenti a proposito del referendum (Anti-Troika) sul Fiscal Compact che, nel suo primo giorno, si è chiuso ieri sera alle 22 (le 23 in Italia).  Al seggio, situato nel complesso che accoglie il Dipartimento dell’Istruzione, a  Malborought Street, solo il 50% degli Irlandesi si sono recati a votare a favore o contro  la modifica costituzionale tesa a rendere vincolante il pareggio di bilancio pubblico: istituzionalizzato dal "Fiscal Compact". Un interesse “relativo” abbinato all’importanza “relativa” dello stesso Referendum: basta infatti che i 12 Paesi su 25 firmatari, (finora sono 5), ratifichino il Trattato perché questo entri in vigore, quindi il voto irlandese non può bloccarlo. Ma un eventuale “no” si colorerebbe di sensibili e vivaci sfumature politiche. Questo referendum è stato fatto soprattutto per riflettere l’opinione pubblica dell’Irlanda sulla dissennata strategia che i governi  sotto la spinata della tecnocrazia dominante si sono dati per affrontare la crisi del debito. Qualora vincessero i si, la cancelliera  tedesca Merkel potrà dire di aver portato a casa un piccolo successo. L’idea del Fiscal Compact, e dei suoi “meccanismi automatici” di riduzione del deficit, con contestuale annientamento di importanti armi statali di sviluppo, quali tra tutte il deficit spending (vedi articoli precedenti nel motore di ricerca di Qui Europa) è tutta made in Germany, ma anche – evidentemente – made in Italy, o meglio made in Bocconi! Qualora l’esito fosse un “no”, salterebbe chiaro agli occhi, come le misure di austerity promosse dalla cancelliera, non siano poi cosi “benviste”o “utili” per la  popolazione. Tra i sostenitori della politica anti-austerity dell'eurocasta, anche Sinn Fèin, l’ex braccio politico dell’Iraq.

      Un secco "No" alla trappola dell'Austerity e a "Debtocracy"  

    Dall’altro lato, la paura  di molti Irlandesi è quella di dover occupare una posizione ai margini dell’Europa. A seguito di un “no”, infatti, non  potrebbero  più contare – stando all'euro-ricatto lanciato a mò di minaccia  da Bruxelles – sui finanziamenti a basso costo dell’Esm (Fondo Salva Stati) ma solo sulle proprie forze. Ciò diventa preoccupante per i cittadini in un momento di estrema crisi economica, in cui per far fronte al crack bancario , l’Irlanda,  è sotto programma Ue-Fmi, in cambio di un prestito di 67,5 miliardi. Ma alla fine è senz'altro la scelta giusta: dire no a "Debtocracy" ed ai suoi servi tecnocratici.

      Irlanda – Un nobile monito per tutti gli Europei? Forse si!  

    Comunque vada, la popolazione sa di star andando incontro a un periodo di crisi e povertà in cui toccherà “stringere i denti” per poter andare avanti e risollevare la situazione. Nonostante i pareri discordanti divisi tra gli euro-scettici – una maggioranza decisa a voler abbandonare le misure di austerity – e gli europeisti – in minoranza – che evidenziano, al contrario, il bisogno e la stretta dipendenza dall’Unione dei tecnocrati e dei suoi finanziamenti, bisognerà aspettare questa sera per conoscere l’esito. Un esito che, ricordiamo, non sarà estremamente vincolante a livello decisionale ma esprimerà solo l’idea politica del Paese. Alle decisioni ci pensa la Merkell, purtroppo! Ma ancora non è detto. Intanto l'Europa della Democrazia sembra voler alzare la testa e riprendersi la propria sovranità.

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Roma – Uova e fischi per Draghi, duramente contestato a La Sapienza

    Roma – Uova e fischi per Draghi, duramente contestato a La Sapienza

    Martedì, Maggio 29th  / 2012 

    – di Silvia Laporta –

    Italia / Roma / La Sapienza / Università / Protesta dergli studenti / Mario Draghi / Visco / Bce / Bankitalia / Austerity / Politichese / Dittatura della casta bancaria / I giovani aprono gli occhi / Commemorazione caffè / Mario Monti / Lezione di politichese / Federico caffè / Aula Tanarelli / Draghi emblema di una casta alla frutta / Rinascita 

    Lancio di uova contro il presidente della BCE

    Draghi: lo sdegno dei giovani della Sapienza 

    Roma – Va in scena tra uova e fischi l'ultima tristissima

    pantomima del leader della casta dei banchieri

    I giovani della Sapienza: Draghi e Monti "Go Home!"

    Roma – I Giovani della Sapienza contestano duramente il Presidente della Bce, Mario Draghi

    Roma – Il presidente della Bce, Mario Draghi, e il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco giovedì scorso erano a Roma, precisamente alla Sapienza, in occasione dei 25 anni della scomparsa dell’economista Federico Caffè, di cui sono stati affezionati allievi.  Ad accoglierli fuori dalla Facoltà, che hanno essi stessi frequentato, forse non proprio ciò che si aspettavano. Gruppi di giovani arrabbiati e armati di striscioni, con scritto “Respingiamo il debito, respingiamo Draghi” , “Draghi e Monti bocciati”, “ Non accettiamo lezioni di austerità”. Atenei arrabbiati, collettivi di rivoluzione, distribuivano fac-simili di 500 euro  con la scritta “No alla Bce.No all’austerità”. Volano uova oltre il cordone di forze dell'ordine che aveva blindato l'ingresso nel momento del passaggio dell'auto di Draghi.  Nei corridoi di Economia altri striscioni attendevano il passaggio di Draghi riportando frasi di Federico Caffè: "Da tempo sono convinto che la sovrastruttura finanziario-borsistica favorisca un gioco spregiudicato di tipo predatorio a danno della società". Il dissenso aumenta in un confronto tra polizia e studenti. "Ci sono alcuni studenti lievemente contusi per qualche manganellata" raccontano i ragazzi presenti, che si sono poi riuniti in un  corteo spontaneo e improvviso per le vie attorno alla Sapienza. La redazione di "Qui Europa" ha sentito il dovere di pubblicare la notizia perchè indice eloquente ed emblematico di un malumore ormai palpabile soprattuitto tra le nuove generazioni, che stanno cercando di manifestare puntando l'attenzione ed i riflettori su una sorta di regime (molti osservatori internazionali hanno coniato il termine di "nazismo bianco" dell'euro-casta dei banchieri & Co) che tv e giornali nazionali, in gran parte (ed in maniera grave ed incomprensibile) minimizzano e dipingono con colori inopportuni e tinte "allegre",  sotto i "grigi" di una pura propaganda di facciata pro casta.

      Nell'aula Tanarelli  

    Dentro l’aula Tanarelli, altri studenti e professori, ascoltano le parole di Draghi.“I giovani sono il vero motore dell'economia e non impiegarli non è altro che uno spreco. Il sottoutilizzo delle risorse dei giovani riduce in vari modi la crescita, ciò oltre a ferire l'equità, costituisce uno spreco che non possiamo permetterci. E' vitale per la crescita e l'occupazione che le banche tornino a porsi in condizione di rifinanziare l'economia, le due operazioni di Ltro sono di dimensione tali che ci vorrà tempo affinché dispieghino tutti gli effetti positivi per l'economia europea". Parafrasando insomma, è indispensabile l’uso dei giovani, ma non gli garantiamo un posto di lavoro, le banche devono avere i vostri soldi e  continuate a sopportare in silenzio gli effetti delle nostre infondate manovre!

      Draghi e la sconclusionata lezione di politichese alla Sapienza  

    Nascosto dietro uno strano “politichese”, difficilmente comprensibile Draghi continua: "Le misure straordinarie varate dalla Bce ci hanno fatto guadagnare tempo, preservando la funzionalità della politica monetaria, impedendo un collasso dei mercati bancari che avrebbe avuto effetti su produttività e lavoro di gran lunga più pesanti di quelli che ci sono stati. Superata l'emergenza, occorre che il consolidamento fiscale sul quale i governi dell'euro hanno compiuto straordinari progressi, si riqualifichi con una diminuzione della spesa corrente e del prelievo fiscale". Aggiunge infine che al fiscal compact va affiancato un patto per la crescita.

      Il Consiglio – Lascia perdere! Non siete più credibili! 

    Collasso dei mercati bancari? Consolidamento fiscale? Vuole ancora darcela a bere! Il Fiscal Compact non ha fatto altro che accordare le regole di bilancio tra gli stati dell’Euro su criteri stringenti,controlli severi e sanzioni per i paesi che violano le regole, con l’obbiettivo di abbassare il deficit pubblico al prezzo di gonfiare le casse delle banche! Continua Draghi: “ In Italia la debolezza degli ammortizzatori sociali si accompagna con una protezione relativamente elevata del posto di lavoro e a fronte di un'incidenza della spesa sociale sul Pil in linea con quella Ue, quella di sostegno ai disoccupati alle famiglie, in particolare quelle a rischio povertà, è su livelli pari a meno della metà rispetto a quelli europei, mentre la spesa pensionistica è nettamente superiore. Riforme del mercato del lavoro che sappiano coniugare flessibilità e mobilità, con l'equità e con l'inclusione sociale sono essenziali". 

      Mario Draghi – Emblema ci una casta dittatoriale alla frutta  

    Questo sarebbe il messaggio che Draghi vuole trasmettere ai giovani? Dove si trova “l’eccessiva protezione del posto di lavoro” in un ragazzo che lavora come precario al call center per 5 euro lorde al giorno? Anche  il prof. Monti con i suoi  recenti 17 secondi di silenzio, durante l’intervista alla trasmissione televisiva Agorà, in seguito a una domanda sulle prospettive di lavoro dei giovani, si è fermato a pensare prima di dire una castroneria simile! E invece riguardo alla  “la spesa pensionistica superiore”, forse dovremmo chiederlo a quel signore 77enne di Bergamo che è stato denunciato per aver rubato 11 euro, tra generi alimentari, perché la pensione non gli bastava per fare la spesa?

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Grecia – La rinascita di Afrodite e l’anima dell’Europa

    Grecia – La rinascita di Afrodite e l’anima dell’Europa

    Mercoledì, Maggio 16th / 2012

    –  di Domenico Apicella –

    Unione europea / Eurozona / Euro / Grecia / Germania / Democrazia / Tecnocrazia / Germania / Dracma / Troika / Europa senz’anima / Comunità / Polis / Araba fenice / Antica Grecia / Rinascita / Anima europea / Istanze popolari / Partiti politici greci / Araba fenice / Uscita dall'euro / Ritorno alla dracma / Domenico Apicella / Qui Europa  

    È veramente necessario uscire dall’euro

    per sopravvivere?

    A certe condizioni, probabilmente si!

    Atene, Berlino, Bruxelles – È ricorrente ormai questo spauracchio, questa soluzione non debitamente analizzata e compresa dai popoli, che dovrebbe risolvere problematiche di carattere economico-politico interne all’Unione europea. Ebbene si! Il sistema di cui dovremmo fregiarci di essere parte integrante, adotta soluzioni finanziarie ad un problema che meramente finanziario non è; tutto consta nel rispetto del fiscal compact, nel pareggio di bilancio, e sul contestuale risanamento del debito. Il disegno che viene fuori dal quadro delineato è, dunque, quello di un’Europa senz’anima. I problemi nelle comunità sorgono sempre per un errato indirizzo politico dettato dagli “uomini”, mentre la finanza, come tutte le altre questioni materiali, sono di carattere secondario “sempre”. Paradossale! In una comunità, qualunque essa sia, è logico pensare e prevenire eventuali posizioni divergenti, ed è qui che emerge la “forza” della comunità; è la metodologia di risoluzione dei contrasti e divergenze interne che contraddistingue una  comunità dall’altra. La nostra comunità è oggi più che mai “debole” dinnanzi ai problemi sorti, problemi che proporzionalmente ai poteri conferitegli dagli stati membri sarebbero sicuramente alla sua portata, ma una domanda allora sorge spontanea: quando una comunità è debole, è perché lo sono le persone fisiche che la rappresentano?

      Alla radice dei mali  

    Certamente le azioni dell’Unione europea non saranno imputabili all’unione stessa in quanto entità astratta, ma alle persone fisiche che la compongono (almeno idealmente dovrebbe essere così), tuttavia indicare la lista delle personalità che hanno ricoperto e ricoprono tutt’ora incarichi istituzionali non sarebbe congeniale ai fini della comprensione della nostra discussione. Ciò che è importante è  stabilire e definire che non si risolve un problema di natura politica (quindi di natura primaria) sorto da un indirizzo politico “errato” dettato dall’uomo, intervenendo pesantemente su questioni di natura secondaria come il denaro l’economia, la finanza, poiché ciò equivarrebbe ad invertire l’ordine naturale delle responsabilità, che vedono, senza dubbio, al primo posto l’uomo. In Grecia si  paventava la possibilità di introdurre un governo di “tecnocrati” per affrontare al meglio gli imperativi posti dall’Ue, tuttavia la coalizione della sinistra radicale con Syriza non ha ceduto alle continue pressioni poste dalla Commissione europea, dalla Troika e dai banchieri industriali greci, nonché dal partito di Nuova Democrazia e dal Pasok, che spingevano verso la  direzione di un grande compromesso governativo a favore dell’insediamento al  governo di uomini esperti nel settore finanziario.

      Un decisivo periodo di transizione  

    La Grecia sta attraversando un periodo di transizione, nel quale i nuovi indirizzi politici si stanno delineando con estrema e cruda eloquenza: le nuove fazioni, le nuove coalizioni, la pesante opposizione del partito comuinista di Papariga – che ha denunciato  pubblicamente tutti i partiti, senza distinzione alcuna, di ipocrisia e servilismo nei confronti dell’Unione europea – i sindacati greci del settore privato – che, nel timore dell’abolizione dei contratti nazionali di lavoro imposti dalla Troika, sono oggi sul piede di guerra – ed il preoccupante quanto dirompente ritorno dei neonazisti (con Mixaloliakos in perenne conflitto con i giornalisti greci) e del partito d’estrema destra “Alba Dorata”. Insomma si è aperta una piattaforma di consensi per tutte le vedute, per tutte le diversità ideologiche, in una Grecia che, se da un lato rischia il tracollo finanziario, dall’altro apre ad un molteplicità di posizioni che potenzialmente potrebbero ognuno fornire l’antidoto più efficace ai problemi del paese, riscoprendo la bontà e la forza delle più limpide ed alte istanze democratiche – e morali – fortemente chieste e custodite dal popolo ellenico.

     La fine della Tecnocrazia nel Paese che inventò la Democrazia 

    Le future elezioni in Grecia decreteranno quanto meno, una volta per tutte, e con chiarezza, un elemento basilare: il definitivo concetto che non è necessario delegare ai “tecnici”, ai ragionieri della politica,  il potere di governare, poiché la politica è più che sufficiente. Forse il Paese che nel 503 A.c. avviò quella forma di sperimentazione politica che passò alla storia come “Democrazia” (una novità assoluta per la civilizzazione occidentale che partendo proprio dalla  polis, spinse il soggetto cittadino a decidere per la prima volta sia nel merito delle leggi fondamentali, sia nel dettaglio della messa in esecuzione delle stesse) presto segnerà la stessa rinascita della Democrazia in Europa: una sorta di araba fenice redenta che darà spettacolo di sé a popoli e tecnocrati. La politica è la rappresentanza del popolo, quindi dell’uomo, i tecnici invece sono la rappresentanza dei mercati, quindi del denaro. È l’uomo che ha il potere di gestire tutto ciò che da egli stesso deriva, è l’uomo che ha la responsabilità politica delle sue scelte, sono i grandi uomini del continente europeo che hanno progettato e realizzato poco più di mezzo secolo fa, un processo di avvicinamento ed integrazione tra i paesi dell’Eurozona. Questo processo non è ancora definito, ed è necessario a tal proposito continuare a lavorare per raggiungere un risultato ottimale, in grado non di porre “imposizioni” ma di dialogare e supportare i paesi in fase di acuta crisi;  non è questo l’indirizzo adeguato che l’Europa deve assumere nei confronti degli stati membri, non è “intimando” gli stati  che si guadagnerà la fiducia degli stessi.

      La rifondazione del “Sistema Europa”  

    L’Italia e la Grecia hanno, sulla propria pelle, capito prima d’altri che il “sistema Europa”, quello di cui abbiamo parlato all’inizio, va rifondato, non di certo – però –distruggendo quanto di buono si è creato, ma piuttosto formando personalità che siano in grado di completare questo processo d’integrazione europeo e di stabilizzarlo in un senso “politico-umanistico” piuttosto che esclusivamente “finanziario-materialistico”. Il Presidente della Repubblica greca Papoulias, farebbe bene quindi ad ascoltare i moti rivoluzionari del suo paese, quelli che dalla base stanno spingendo affinchè la Grecia sia inserita in un’Unione europea che non  emani degli “ultimatum”, non un’Ue germanocentrica – dunque – ma che comprenda i livelli di difficoltà dei singoli stati e che con questi possa determinare le soluzioni migliori.

      La "Rinascita" di Afrodite   

    Relativamente all’uscita dall’euro da parte della Grecia, da una parte essa non sarebbe auspicabile, vista la svalutazione che potrebbe subire il ritorno della vecchia moneta (dracma), tuttavia anche questa scelta corrisponderà alla volontà popolare e se ciò dovesse accadere si demarcherà in modo ancor più evidente il fallimento del progetto politico dell’euro che probabilmente non dovrà essere abbandonato, ma forse rifondato su criteri di tolleranza, solidarietà e maggiori controlli interni posti da autorità predeterminate che possano definire in modo equo i prezzi dei beni e dei servizi. Solo in questo modo non ci saranno più paesi che minacceranno l’uscita dall’euro, in caso contrario questi si moltiplicheranno: nella consapevolezza di essere stati catapultati in un’avventura spazio-temporale chiamata Eurozona, concepita – allo stato attuale – come una grande giostra che si muove vorticosamente dietro la regia della speculazione internazionale e del mercato. Inaccettabile! A queste condizioni – e dinnanzi ad un out-out così grave ed impellente – meglio sarebbe, in estrema soluzione, tornare alle monete nazionali, e non temere slanci speculativi e minacce tecnocratiche attuando il semplice ed efficace strumento della svalutazione. Ciò tuttavia attraverso un abbandono progressivo e ben ponderato. In caso di svalutazione immediata e violenta, infatti, la dracma potrebbe perdere tra il 40 e il 50% del suo valore: vale a dire che per comprare un euro ci vorrebbero circa 500 dracme. Ovviamente, una dracma debole sarebbe un indubbio vantaggio per chi esporta, ma la Grecia di oggi è pur vero che non è un grande paese industriale, come dimostrato dal saldo negativo della sua bilancia commerciale. La dracma debole sarebbe invece – evidentemente – un grosso svantaggio per l’acquisto del petrolio e quindi della benzina e suoi derivati, nonché dello stesso gas, con effetti inflattivi a catena sull’intera economia. La pazienza, come dire, è la virtù dei forti! Ma alla fine, come insegna il mito, Afrodite – la meravigliosa Afrodite – (ri) nasce dalla bianca schiuma del mare, in quell'azzuro specchio marino dinnanzi alla Grecia. E' solo questione di tempo.

    Domenico Apicella (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Eurosistema – in Europa il modello finanziario più perverso? Europei vittime sacrificali? La vera storia delle Banche Centrali

    Eurosistema – in Europa il modello finanziario più perverso? Europei vittime sacrificali? La vera storia delle Banche Centrali

    Mercoledì, Marzo 21th / 2012

    – di Sergio Basile –

    Bce / Eurogruppo / Banche e finanza / Eurozona / Sebc / Bankitalia / Spread / Rating / Agenzie di rating / Ricapitalizzazioni / Basilea II / Basilea III / Coefficienti di riserva patrimoniale / Modello Fed / Bank of England / Crisi / Speculazione internazionale / Goldman Sachs / Mario Monti / Mario Draghi / Sovranità / Paesi Ue / Francesco Filini / “Rinascita

    Eurosistema –  in Europa il modello finanziario

    più perverso? Europei vittime sacrificali?  

    La vera storia delle Banche Centrali 

    Tutto partì nel 1964, con Bank of England.

    Oggi sistema Bce peggio di Fed!

    Bruxelles, Francoforte – Nel 1964, nel Regno Unito, fu creata la prima Banca Centrale della storia, con la facoltà esclusiva di emettere moneta e controllare il livello di inflazione. Fu la Bank of England. Oggi il sistema si è evoluto: dapprima con la nascita delle Banche Centrali Nazionali in tutti gli stati europei; con la loro progressiva privatizzazione (la sovranità monetaria – un tempo gestita dal Ministero del Tesoro, e di esclusiva e sacrosanta spettanza del popolo – oggi è controllata da banche commerciali: es.: Banca Intasa San Paolo o Unicredit, ecc., in Italia) ed infine con l’istituzione della Bce (Banca Centrale Europea). Modello molto simile alla Fed negli Usa, o alla stessa Bank of England, ma con un potenziale distruttivo in più: i 27 Paesi partner dell’Ue (dal 1° gennaio 2013 saranno 28 con l’ingresso della Croazia) non ricevono direttamente denaro dalla Bce (vedi foto – board-Junker), ma esiste un’assurda quanto dispendiosa procedura di rifinanziamento o “mediazione” tra la Bce e gli stati Ue dell’Eurozona, che passa dalle Banche Centrali Nazionali, che “comprano” letteralmente il denaro (ultimamente 1000 miliardi all’1%) dalla Bce.

      Il discusso Art. 123 del Trattato di Lisbona:   

      la perdita della sovranità monetaria degli stati Ue  e le "aste"  Bce  

    Ciò in virtù a quanto previsto dall'Art. 123 del Trattato di Lisbona, che obbliga – letteralmente – gli stati Ue a rifinanziarsi sul mercato internazionale: ci0è dai privati. In pratica gli stessi stati sono stati accomunati ai semplici clienti privati, rinunciando alla sovranità monetaria. Paradossale! Denaro che dovrebbe essere già di proprietà degli europei! Senza scordare che le banche che partecipano alle aste-Bce (che tra l’altro non sono neppure vere aste – è un nome puramente fittizio e di facciata – in quanto non esiste alcuna competizione all’interno di esse tra gli istituti) lo “acquistano all’1%” e lo rivendono ai cittadini europei a tassi spesso e volentieri altissimi, succhiando letteralmente ricchezza dal nulla. Va inoltre ricordato che, le banche stesse – in aggiunta – incrementano in maniera esponenziale i loro profitti dall’acquisto dei titoli del debito pubblico degli stati, con interessi d’oro che – come noto – dipendono dall’ampiezza del differenziale “spread”: differenziale d’interesse (o maggior quota remunerativa di rischio pagata agli acquirenti al momento del rimborso delle sottoscrizioni) calcolato in punti base tra i bund tedeschi e gli altri titoli del debito pubblico nazionale dell’Eurozona.

      Un modello speculativo  e destabilizzante   

    Ecco che allora le banche ingrassano anche dallo spread (introitando tassi del 5 – 7%) e dalle disgrazie procurate degli stati più deboli: costretti anche all’umiliante “rigore merkeliano”. Vedi i casi di Grecia, Portogalo, Spagna, Irlanda e perfino, oggi, la nostra Italia.  Grazie a questo modello speculativo incentrato su giudizi arbitrari di agenzie private come Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch – tenuto in piedi dalla politica, mediante la libera legittimazione al pazzesco e destabilizzante “gioco al massacro” del rating sugli stati sovrani” – le banche, e gli istituti speculativi, non conoscono in effetti freni. Se aggiungiamo i vincoli di “ricapitalizzazione” imposti dall’Eba e da Basilea II e III, per “salvaguardare le povere banche” da rischi di default, la frittata è completa. Ma a mangiarla non saremo noi! E gli ex-uomini della Goldman Sachs, Mario Monti e Mario Draghi (unico presidente europeo a guida della banca d’affari più potente del mondo) ne sanno qualcosa. Avevate dubbi?

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Rehn, la “Natura giuridica dell’euro” e il signoraggio

    Rehn, la “Natura giuridica dell’euro” e il signoraggio

    Mercoledì, Marzo 21th / 2012 

    – di Sergio Basile –

    Parlamento europeo / Interrogazione / Commissione Ue / Commissione Affari Economici e Monetari / Banche e finanza / Bce / Eurosistema /Sebc / Bankitalia / Modello Fed / Crisi / Sacre Scritture / Mammona / Vangelo / Speculazione internazionale /       Goldman Sachs / Rehn  Sovranità / Paesi Ue / Filini / “Rinascita” / Borghezio / Scurria / Auriti / Diritto di proprietà / Euro-truffa / Dittatura / Università di Teramo / Bank of England

     Rehn, la “Natura giuridica dell’euro” e il

    signoraggio: quando la moneta appartiene

    alle banche

    “Signoraggio bancario”: crisi dell’Eurosistema

    della democrazia europea 

    Le interrogazioni alla Commissione Ue dei deputati Scurria

    e Borghezio, lo spunto di Filini e la denuncia del professor

    Auriti. Il Commissario Rehn non convince nessuno

    Bruxelles, Francoforte – La moneta, fin dai tempi più antichi è stato uno strumento di regolazione del mercato, ma ha avuto sempre una particolarità: il fatto di essere biunivocamente legata a doppio filo con un popolo ed un territorio di riferimento. In tal modo il popolo che la utilizzava ne aveva pieno controllo e si serviva di essa. Oggi, in questa società europea moderna che scimmiotta progresso, e sprizza “regole e rigore” da tutti i pori, la situazione – malgrado il trascorrere dei secoli – si è completamente invertita: è il popolo a servire il dio-danaro. Una nuova divinità pagana servita da un esercito obbediente e cieco d’illuminati tecnocrati. Divinità che nella Sacra Bibbia e nei Vangeli viene identificata come l’alter ego di “Mammona”: l’antagonista per eccellenza di Gesù e del Suo messaggio salvifico, incentrato sulla solidarietà e sull’amore all’uomo, nel pieno rispetto della Sua dignità e delle sue esigenze, materiali e spirituali. Allora, alla luce di questa imprescindibile premessa, ci si accorge quanta superficialità i media nazionali ripongano nell’argomento “natura e fini dell’euro” e quanto sia necessario saperne di più per tirare le giuste conclusioni sull’evolversi dell’attuale crisi che attanaglia ed umilia l’Europa: almeno i ceti meno abbienti, quelli cioè “non siglati dal marchio di Mammona”. In tal senso molto interessante ci è apparso l’articolo di Francesco Filini apparso oggi sul quotidiano “Rinascita” che fa il punto sul risultato dell’interrogazione parlamentare posta alla Commissione europea dall’eurodeputato Marco Scurria – interrogazione con richiesta di risposta scritta E-000302/2012 – circa la natura giuridica dell’euro, seguita – in ordine temporale – all’altra interrogazione presentata dal leghista Mario Borghezio il 16 giugno del 2011. L’esponente del carroccio, in particolare chiedeva alla Commissione Ue “come fosse possibile che l’euro nella fase di emissione appartenesse al “Sebc” o “Eurosistema” (formato da Bce più Banche Centrali Nazionali) mentre nella successiva e conseguente fase di circolazione – quasi come per magia – intervenisse una strana metamorfosi della natura giuridica delle stesse banconote”. Cioè come fosse possibile che esse (le banconote o monete in euro) finissero, poi, stranamente con l’appartenere “al titolare del conto corrente bancario di addebito”. Ora, come noto, le Banche Centrali dei paesi Ue come Bankitalia e Bundesbank, rispettivamente per Italia e Germania, sono oggi istituti di fatto nelle mani di banche ed istituti privati. In Italia, è bene ricordarlo, ciò avvenne il 30 luglio del 1990, con la “discussa quanto silenziosa” e deleteria Legge Carli-Amato. Tali bancheè qui il punto stampano moneta e (come nota altresì Filini – si appropriano sia del loro valore nominale (es.: 100) che del loro valore intrinseco (es.: valore di conio di 0,20). Lo scorso 12 marzo il Commissario agli Affari Monetari, Olli Rehn giustificava questo status-quo sostenendo che dopo l’emissione del Sebc (o meglio la “creazione telematica o elettronica dei valori nominali” e quindi – da notare – a costo zero, ma controllata ed autorizzata dalla Bce) l’emissione è disciplinata dalla “legislazione nazionale vigente al momento del trasferimento al nuovo proprietario del frutto dell’emissione (cioè degli euro)”. In tal modo, dunque, gli utilizzatori della moneta acconsentono inconsapevolmente di indebitarsi, attraverso il fenomeno del “signoraggio bancario”, accettando la proprietà del valore nominale della moneta. Ma in effetti – sottolinea Filini – “nulla giustifica l’indebitamento dei cittadini europei a vantaggio dell’Eurosistema”. Allora – come ben spiega il professor Giacinto Auriti – come possono prestare qualcosa (il danaro) con profitto (a debito) se non hanno la personale proprietà della cosa in questione? In effetti si tratterebbe di un vero e proprio abuso del diritto di proprietà, per non dire una vera e propria “euro-truffa”! Ciò – ci ricorda “Rinascita” di oggi – ha portato lo stesso professore dell’Unversità di Teramo a denunciare Bankitalia per “truffa, associazione a delinquere, usura, falso in bilancio e istigazione al suicidio”: una grave sorta di appropriazione indebita della proprietà della moneta che dovrebbe appartenere al popolo e solo al popolo. Infine – nell’interessantissimo rapporto – Filini ci rammenta la data di origine del male che ha progressivamente incancrenito il mondo facendolo prostrare forzatamente al “dio-danaro”: 1964. Data della costituzione della Bank of England, la prima Banca Centrale della storia.  

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)