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  • Giacinto Auriti – Banca super-stato e usura internazionale

    Giacinto Auriti – Banca super-stato e usura internazionale

    Lunedì, 9 luglio / 2018

    – di Giacinto Auriti: ricordi e pensieri –

     Redazione Quieuropa, Giacinto Auriti, L'Alternativa,  Banca super-stato, usura, tasse e  interessi 

    Giacinto Auriti – Banca super-stato e usura

    internazionale

    Necessita una riforma monetaria e fiscale per annullare

    la secolare tradizione della grande usura

     

    di Giacinto Auriti /  L'Alternativa 28 maggio 1974

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     Il grande aspiratore sulla liquidità monetaria    

    Roma, Guardiagrele (Ch) – di Giacinto Auriti – Per comprendere l'esatta "torchiatura" fiscale in atto, occorre muovere da una precisazione preliminare: oggi non esiste più il problema della rarità monetaria che caratterizzava le legislazioni fiscali sotto il regime della moneta merce (oro). Lo strumento monetario è diventato una pericolosa arma nelle mani del capitalismo bancario.

                                Esso (lo strumento monetario) è, infatti, un

                         grande aspiratore per prosciugare arbitrariamente

                                      il mercato dalla liquidità monetaria

                   e non già uno strumento per reperire solamente i fondi

                                        necessari alle spese pubbliche.

    Poiché chi ha interesse all'inflazione è il debitore e chi ha interesse alla deflazione (diminuzione del livello generale dei prezzi, che genera un incremento del potere d'acquisto della moneta – Ndr) è il creditore, ci si spiega come, essendo il credito una materia prima indispensabile a tutti i procedimenti produttivi, con la politica deflazionistica della torchiatura fiscale si aumentano contestualmente i valori dei crediti dei banchieri e dei debiti degli operatori economici (industriali, commercianti, artigiani).

     Riforma monetaria e fiscale                                    

    Dunque questa politica fiscale serve gli interessi degli strozzini e lede gli interessi del mondo del lavoro. Ed ove si consideri che i grandi signori della moneta creano, oggi, senza costo e senza limite tutto il denaro che vogliono, ci si accorge del fatto che il drastico rallentamento in atto, che viene presentato alla grossa opinione pubblica come provvedimento necessario ed ineluttabile, è invece freddamente pianificato dal grande vertice della usurocrazia internazionale. Di qui l'assoluta indilazionabile necessità di riforma monetaria contestuale a quella fiscale, che coordini opportunamente questa funzione al servizio della collettivà.

      Banca come un super-stato                                   

                      Poiché a dare valore alla cartamoneta non è chi la stampa,

          ma chi l'accetta come mezzo di pagamento – cioè la collettività dei cittadini –

                  è assurdo che i cittadini, rappresentati dal Ministro del Tesoro,

            si indebitano verso la Banca d'Italia per l'immissione dei propri denari.

    Con le attuali caratteristiche giuridiche, l'emissione della carta moneta – che avendo un valore puramente convenzionale dovrebbe essere attribuita, cioè accreditata a tutti i cittadini che della convenzione monetaria partecipano – si realizza con uno spudorato rovesciamento contabile, sicché noi ci indebitiamo verso la Banca di immissione per i nostri soldi. In questo modo abbiamo il risultato di attribuire alla banca la proprietà dei nostri soldi perché la proprietà del denaro è di chi lo presta. E

                 la banca si comporta verso lo Stato come se fosse essa uno Stato,

                                             o meglio dire un super-stato,

    mentre l'emissione della moneta diventa essa una forma parassitaria di imposta.

      L'altra arma: torchiatura fiscale                           

    Ecco perché quando noi proponiamo che la funzione monetaria e fiscale siano finalizzate al servizio della collettività e non dei banchieri, affermiamo l'unico principio sostanzialmente rivoluzionario, perché effettivamente capace di colpire i vertici occulti di questo sistema. Se la Banca si limitasse solamente ad appropriarsi del nostro denaro prestandocelo, sarebbe il meno, ma quando con la torchiatura creditizia fiscale pretende di causare, come oggi fa, il dissesto economico del mercato, essa ottiene il risultato di espropriare a prezzi di fallimento i cittadini anche dei beni reali.

     La tradizione secolare della grande usura           

    Continua così la tradizione secolare della grande usura attuata da Giuseppe Prina a Milano agli inizi dell'Ottocento (lo strozzino che a furor di popolo fu gettato dalla finestra e poi linciato – vedi foto in copertina), dalla Banca inglese in Francia prima della rivoluzione francese, da Alios Rasìn a Praga nel 1923, da Ignaz Seipel a Vienna nel 1924 (questi due furono vittime di attentati), da Raymond Poincaré a Parigi nel 1925, da Stringher (vedi foto in copertina – prima grande da destra) a Roma con la quota 90 sotto il fascismo, da Guido Carli (vedi foto in copertina – seconda grande da destra) in Italia nel 1963-64 al tempo della così detta congiuntura ed oggi da Arthur Burns in America, da karl Klasen in Germania e dal governo di centro sinistra in Italia con la torchiatura fiscale prolungata da La Malfa .

     Banchieri: strozzini sacerdoti di satana                

    Come l'acqua ha valore quando si soffre la sete, così per predisporre il terreno di cultura della usurocrazia occorre pianificare freddamente una ben dosata parsimonia della liquidità monetaria. Scriviamo queste cose perché il mondo del lavoro comprenda che

                             i padroni parassiti non sono gli industriali o gli agrari

                                         ormai ridotti al limite del fallimento,

                    ma i banchieri, i grandi strozzini sacerdoti del tempio di satana.

    Quegli stessi che Cristo apostrofava: Guai a voi, dottori della Legge, perché caricate gli uomini di pesi insopportabili, mentre voi non li toccate nemmeno con un dito.

    Giacinto Auriti /  L'Alternativa 28 maggio 1974

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  • La moneta si crea, si distrugge e si trasforma

    La moneta si crea, si distrugge e si trasforma

    Mercoledì, 4 luglio / 2018 

    – di Nicola Arena, Sete di Giustizia  –

     Redazione Quieuropa, Auriti, Nicola Arena, Legge di Lavoisier, crea, distrugge, trasforma  

    La moneta si crea, si distrugge e si trasforma

    Moneta: prerogativa giuridico-spirituale creata per convenzione

    e frutto di una semplice elaborazione mentale degli uomini

     

    di Nicola Arena / Sete di Giustizia

    GIACINTO AURITI - MONETA - PREROGATIVA  GIURIDICO-SPIRITUALE

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Tutto si trasforma! La legge di Lavoisier              

    Roma – di Nicola Arena / Sete di Giustizia – In un ciclo chiuso come quello planetario gli elementi materiali sono limitati ma trasformabili, quelli naturali invece attraverso complicati processi produttivi si moltiplicano o si rigenerano sotto altra forma. La quantità dell'elemento acqua, per esempio, di cui noi siamo parte integrante in termini assoluti, nell'ecosistema planetario rimane immutata. Premesso che esiste un Dio Creatore, da cui proviene tutto, possiamo ribadire un antico concetto:

                        “Nulla si crea (da sé), nulla si distrugge, tutto si trasforma”.

      È la legge che individuò Antoine-Laurent de Lavoisier (Parigi, 1743 – Parigi, 1794)

                      il famoso scienziato cattolico, iniziatore della chimica moderna

                                 e vittima dimenticata di una cultura anticristiana,

                                        quella massonico-giacobina e illuminista,

                        al quale mozzarono la testa durante la rivoluzione francese.

    Questo è il principio che regola i fenomeni reali da sempre, e attraverso il quale Lavoisier stabilì anche la Legge della Conservazione della Massa. In un mondo, quindi, dove nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma, c’è un elemento che si può creare. Esso è la moneta! Quest’apparente contraddizione non intacca il postulato di Lavoisier, perché, di fatto, la moneta non appartiene a nessuno dei tre regni presenti sulla terra: animale, vegetale, minerale.

                                      Infatti, la moneta è un insieme di elementi:

                                       quello materiale che compone la struttura

                              (carta, metalli, e sale, conchiglie, pelli di castoro ecc.),

                         quello grafico-simbolico, che rende la struttura riconoscibile

                           e ne definisce la quantità numerica misuratrice del valore,

                                    e infine la parte più importante che è il VALORE

             (concetto puramente spirituale, impulsato su larga scala dalla convenzione).

     La moneta si crea, si distrugge e si trasforma          

    La moneta, quindi, a differenza di tutti gli altri elementi presenti in questo mondo, si può creare, distruggere e trasformare.

                                                 La moneta si può trasformare!

    Ciò mantenendo immutata la struttura merceologica del simbolo: basta mutarne il valore grafico numerico o attraverso processi di alterazione del valore. Si tratta di processi arbitrariamente pianificati da un falso sistema economico che cambia il potere d’acquisto che essa rappresenta. La moneta può essere trasformata cambiando la struttura merceologica della materia di cui è costituita ma lasciando immutato il simbolo grafico-numerico rappresentativo della convenzione e quindi del giudizio di valore; per esempio scambiando monete metalliche con banconote.

                                               La moneta può essere distrutta!

    Si! Basta rendere irriconoscibile nella convenzione il valore rappresentativo, come ad esempio bruciando le banconote o bucando o deformando le monete metalliche ecc.

                                                La moneta infine si può creare!

    ed è questa la particolarità che contraddistingue questo semplice e allo stesso tempo misterioso oggetto.

                 Dire che lo Stato non possa fare e/o creare perché «manca danaro»

            è ridicolo quanto dire «non possa fare strade perché mancano i chiilometri»,

                          come affermava il grande poeta economista Ezra Pound

                                                       (foto grande al centro)

     Valore spirituale: l'elemento fondamentale    

    Il valore, che è la parte più importante della moneta, si crea con la mente attraverso la previsione di poter comprare. Quindi, per creare nella mente il giudizio di valore – che permette di poter comprare – è necessario che ci sia una struttura fisica e organizzativa che garantisca giuridicamente al portatore della moneta la certezza di poter comprare. Noi accettiamo moneta perché prevediamo di comprare altri oggetti con quella moneta.

                           Sfatiamo quindi il mito, imposto dall’élite dominante

                       che vuole l’uomo sottomesso a una vita programmata;

    sfatiamo il falso mito secondo cui non ci sono i soldi per fare le opere, non ci sono i soldi per la sanità pubblica, per l’energia, per i trasporti, per la scuola, per creare lavoro retribuito e per migliorare le condizioni di vita dell’intero pianeta. In un mondo chiuso dall’atmosfera, dove si producono un’infinità di prodotti; dove la natura nasce e muore e produce frutti in abbondanza per tutti; dove l’energia è disponibile in quantità infinita, utilizzando le leggi fisiche che la stessa natura ci mette a disposizione,

         non è accettabile che le cose non si possano fare per mancanza di denaro.

     Moneta: prerogativa giuridico-spirituale               

    Il denaro come abbiamo spiegato sopra, non lo creano le fabbriche o la natura, ma è il frutto delle nostre idee. Dire che manca il denaro per unire forza lavorativa e prodotti finiti equivale a dire che l’uomo non ha idee, manca di pensieri, il che è impossibile dal punto di vista logico. Dunque, dopo la Scoperta del Valore Indotto della Moneta da parte dello scienziato, giurista, professor Giacinto Auriti, non è ammissibile convincersi che manchi il denaro in quantità tale da mettere in sintonia lavoro e produzione finalizzata al benessere umano.

                              L’anello di congiunzione fra lavoro e prodotti

                            atti al soddisfacimento fisico e spirituale umano

                è possibile crearlo gratuitamente attraverso una convenzione,

      senza limiti di costo, senza necessità di riserve auree e senza limiti di rarità,

    tranne quelle dettate dal buonsenso e dalla quantità di beni reali e producibili.

      Moneta, tempo e condizionamento spirituale       

    Perché parliamo di soddisfacimento spirituale dell’uomo? Forse il denaro rende spiritualmente felici? No ma il denaro monetizzando il tempo, permette o non permette all’uomo di potersi dedicare al benessere spirituale. Non avendo tempo a sufficienza, perché la maggior parte di esso è stata impiegata per lavorare o per riposarsi, mangiare, dormire ecc. , l’uomo ha difficoltà a trovare il suo tempo per ritrovarsi in ascolto con l’Universo e, per i credenti, in preghiera con Dio. Se non si ha tempo, non si possono svolgere le attività, ma il tempo come sappiamo è uguale per tutti. Quello che cambia è la sua qualità soggettivamente percepita. Un essere umano il cui tempo lavorativo è valorizzato con poco denaro, ha bisogno di più tempo di lavoro per permettersi una vita dignitosa. Questo tempo, di lavoro e quindi di vita, ulteriore che serve a compensare la bassa remunerazione costringe l’uomo a perdere la possibilità di impiegare il proprio tempo per il suo benessere. La moneta, se manca si deve creare e crearla non costa nulla. E’ tempo ormai che l’umanità abbia la consapevolezza che aprire gli occhi per osservare l’evidenza è diventata una necessità vitale e imprescindibile per la sua esistenza. La natura ci offre tutto per il nostro fabbisogno, la tecnologia non manca e la natura umana ci obbliga a trovare un impiego che ci permette di poter esprimere e dimostrare il nostro valore.

    Nicola Arena (Copyright © 2018 Qui Europa)

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    Mercoledì,  Aprile 8th/ 2015 – di Sergio Basile e Rocco Carbone – "Sete di Giustizia" – su una Testimonianza del Professor Giacinto Auriti Redazione Quieuropa, Giacinto Auriti, Gesù Cristo, Dio vero, Pasqua, centro del presupposto auritiano, Dio dice la verità per finire in croce, battagia sulla moneta, la più coraggiosa ed eroica battaglia della sua vita, l'uomo che denunciò i crimini del sistema bancario […]

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    Mercoledì,  Settembre 3rd/ 2014 – di Giacinto Auriti – Testimonianza tratta da uno scritto del 2001 Redazione Quieuropa, Giacinto Auriti, Gesù Cristo, Dio vero, Vangelo secondo Giovanni, Vangelo secondo Matteo, il Corano afferma ma non dimostra la divinità di allah, il Vangelo afferma e dimostra la divinità di Gesù, Due ipotesi, due alternative, prove inconfutabili della divinità […]

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    Libertà socio-economica: moneta-proprietà e unione capitale-lavoro

    Venerdì, 22 giugno / 2018 

    – di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano  –

       con integrazioni e note a cura di Sergio Basile

     Redazione Quieuropa,  Matteo Mazzariol, Distributismo, Divisione tra capitale e lavoro,  proprietà 

    Libertà socio-economica: moneta-proprietà e

    unione capitale-lavoro

    L'allargamento della proprietà a tutti e il benessere reale secondo

    la prospettiva cattolica e distributista

     

    di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano

    con integrazioni e note a cura di Sergio Basile

    UNIONE CAPITALE-LAVORO

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     L'interesse per il bene comune                               

    Roma – di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano – La percezione comune, fino al recente avvento del governo giallo-verde Lega-5Stelle, era che la politica fosse incapace di difendere gli interessi della gente. Le prime uscite dei nuovi governanti – Di Maio al Ministero del Lavoro e, soprattutto, Salvini al Ministero dell’Interno – hanno dato l’impressione che forse si, è davvero possibile, se si vuole, cambiare pagina. Vedremo come la cosa procederà. Una precisazione comunque va fatta fin dall’inizio:

                cosa vuol dire concretamente fare gli interessi della gente oggi?

    Si possono infatti enunciare una serie di piani e progetti mirabolanti, più o meno realizzabili, magari anche diversi e contrastanti tra di loro, e poi dire che questi si, effettivamente, sono tutti in favore della gente. Si può dire che il taglio delle tasse, la diminuzione del debito pubblico e privato, la fine della disoccupazione e il rilancio dell’occupazione, l’aiuto alle piccole imprese, il sostegno all’agricoltura e all’artigianato, l’adeguato finanziamento dei servizi pubblici, lo sviluppo delle infrastrutture, la diminuzione del prezzo della benzina siano tutte cose in favore della gente ma, se si volesse ridurre all’essenziale, qual è in fondo il minimo comune denominatore, la direzione di marcia, la meta ultima a cui bisogna puntare per fare effettivamente e non solo sulla carta l’interesse della gente?

     L'allargamento della proprietà                                 

    Il senso comune da questo punto non lascia adito a dubbi: se vogliamo puntare davvero al bene comune, cioè alla massima possibile diffusione di un benessere stabile e solido, non abbiamo alternativa, dobbiamo puntare alla massima possibile diffusione della proprietà produttiva (vedi Dottrina Sociale della Chiesa), cioè, in altre parole, all’unione di capitale e lavoro, a far si cioè che quante più persone possibili siano messe nella condizione di diventare o continuare ad essere proprietari dei mezzi di produzione. Solo la proprietà dei mezzi di produzione – che passa in sostanza per la proprietà popolare dello strumento monetario – Ndr) garantisce infatti la vera libertà, quella di essere padrone a tutti gli effetti del proprio lavoro e quindi, insieme alle relative responsabilità, anche dei frutti che da esso derivano.

                       Solo il possesso dei mezzi di produzione (e della moneta – Ndr)

                dà la continuità e stabilità lavorativa necessaria a trasformare il lavoro,

                                         da mezzo di alienazione e sfruttamento,

                                in strumento di realizzazione della persona umana.

    Solo il possesso dei mezzi di produzione consente al singolo di investire nella propria attività tutto se stesso, tutte le proprie capacità e risorse professionali, invece che limitare il proprio contributo alle esigenze ed ai dettami di altri, molto spesso secondo logiche che seguono solo il guadagno facile ed immediato e perdono di vista l’aspetto umano del lavoro. Solo il possesso dei mezzi di produzione assicura un giusto guadagno e quanto più questo sarà diffuso tanto più ci saranno persone e famiglie in grado di spendere e sostenere la domanda interna e quindi il benessere generale.

                        E' ovvio come tale prerogativa sia strettamente connessa

                    alla realizzazione di un regime di proprietà popolare della moneta

                             e come, al contrario, in un regime di usura legalizzata

            caratterizzato dallo strapotere delle banche centrali e del sistema bancario

                 (detentori della moneta-debito, origine di ogni fenomeno di usura)

                                 il pieno e reale possesso dei mezzi di produzione

                                                   sia invero una mera utopia.

                 E' questo il messaggio centrale della Dottrina Sociale della Chiesa,

      ripreso con forza, tra l'altro, dagli studi e dalle scoperte di personaggi del calibro

                 di Leone XIII, Giacinto Auriti e Gilbert Keith Chesterton (vedi foto)

                                                                     (Ndr)

     Riduzione in stato servile                                             

    L’unità tra capitale e lavoro, perseguita con fermezza, perseveranza e costanza, a tutti i livelli legislativi ed istituzionali, è quella direzione di marcia in grado di garantire che il bene comune possa prevalere sugli interessi di minoranze molto agguerrite e furbe, che, molto spesso con l’inganno monetario e della finanza, tentato di prevalere sul corpo sociale, prelevandone come sanguisughe parassitarie risorse e ricchezze. L’unione tra capitale e lavoro aleggia implicitamente in tutte le politiche economiche che parlano di sostegno alla famiglia, alla piccola impresa, agli artigiani, agli agricoltori, ai professionisti, a quelle categorie produttive diffuse e capillari che da sempre hanno costituito e costituiscono tuttora la spina dorsale della nostra economia.  Purtroppo però tali politiche economiche negli ultimi 70 anni sono state qualche volta predicate ma mai veramente attuate perché alla fine il grande capitale, sia esso industriale o finanziario, è sempre riuscito, infiltrandosi all’interno dello Stato, dei partiti con le persuasive armi del denaro e delle tristemente famose bustarelle, facendo prevalere i propri interessi su quelli, appunto, della gente. Questo spiega perché oggi la maggior parte delle ricchezze, invece che essere equamente distribuite, siano concentrare nelle mani dell’1% della popolazione:

                    fenomeno che assieme alla piaga ferenatizia del signoraggio bancario,

                        determina un insanabile stato di disparità sociale a livello globale,

               in favore dell'interesse privatistico delle élite bancarie e finanziarie al potere,

    cui obiettivo non è soltanto la ricchezza e la garanzia di un tornaconto personale perenne,

                             quanto la riduzione in stato servile del resto dell'umanità

                                                                       (Ndr).

     Capitale, lavoro, moneta                                                    

    D'altra parte è vero sostenere che oggi la distinzione tra destra e sinistra è superata, perché la questione centrale di cui stiamo parlando è trasversale a destra e sinistra: l’alleanza plateale tra grande capitale e grande Stato di sinistra da una parte – basti pensare al fatto che tutti gli ultimi presidenti del Partito Democratico frequentavano senza dubbio di più i salotti dell’alta finanza che non le fabbriche – e dall’altra la presenza di esponenti capitalisti, liberisti ed ultra-liberisti nel centro-destra, fanno di questi due schieramenti una falsa opposizione, od una opposizione di facciata, quella famosa

                                           falsa alternanza di gattopardiana memoria,

             studiata ad arte per fingere di cambiare tutto ed in realtà non cambiare nulla.

    Il problema è che, in questa fase storica, una politica economica basata sulla massima diffusione della proprietà produttiva rimane a livello implicito. L’opinione pubblica ne ha una consapevolezza vaga ed incerta. Il termine sovranismo in questo senso è del tutto insufficiente (per non dire ambiguo – Ndr) in quanto non specifica, una volta superato il globalismo, chi debba essere sovrano di che cosa ed in che modo. E’ un primo passo, che però non ci assicura di progredire sulla strada giusta. Il passo da fare invece è molto più semplice: semplicemente trasformare ciò che è implicito in esplicito, dire a chiare lettere che il fattore centrale e trainante di ogni politica economica deve e non può altro che essere l’unione di capitale e lavoro, appunto la massima diffusione della proprietà produttiva connessa alla reale proprietà popolare dello strumento monetario. Questa è una delle ragioni principali che per cui il distributismo, e il Movimento Distributista Italiano che lo sostiene,  possono avere oggi un ruolo importante per i destini della nostra nazione, al fine di trasformare il bene comune dalla potenza all’atto.
     

    Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano

    con integrazioni e note a cura di Sergio Basile (Copyright © 2018 Qui Europa)

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  • I maestri della distruzione: rapporto tra moneta-debito e immigrazione

    I maestri della distruzione: rapporto tra moneta-debito e immigrazione

    Mercoledì, 20 giugno / 2018 

    – di Nicola Arena, Sete di Giustizia  –

     Redazione Quieuropa, Nicola Arena, radici cristiane, Unione europea, dissoluzione, d'Alema 

    I maestri della distruzione: rapporto tra

    moneta-debito e immigrazione

    Per risolvere il problema dell’immigrazione dobbiamo

    dare a ogni popolo la proprietà della sua moneta

     

    di Nicola Arena / Sete di Giustizia

    RAPPORTO TRA MONETA-DEBITO E IMMIGRAZIONE

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     I maestri della distruzione delle nostre radici     

    Roma – di Nicola Arena – Mentre tutto scorre nell’indifferenza più meschina, vediamo quotidianamente bande di uomini scorrazzare per le vie dei nostri centri storici, distruggendo quel che incontrano nel loro avanzare. Il motivo per cui questa gente sia presente nel nostro territorio fu "candidamente" rivelato fin dal 2011 da Massimo D’alema:

                                nei prossimi venti anni – dichiarava – abbiamo bisogno

                                                     di trenta milioni d’immigrati.

    Ovviamente parlava in nome della sua cerchia di amicizie, non certo in nome del popolo italiano. L'indignazione contro l'iper-immigrazione cresce di giorno in giorno; nel contempo in varie città italiane assistiamo a numerose proteste e violenze contro cittadini italiani da parte degli "ingestibili" ospiti forzati. Il fatto che questa gente sfoghi tutta la sua rabbia contro di noi è inaccettabile, ma è ancor di più inaccettabile il silenzio della magistratura e delle forze politiche di opposizione. Non è possibile che in uno stato indebitato fino al collasso economico, dove migliaia di attività economiche muoiono ogni anno, lasciando a casa centinaia di migliaia di padri di famiglia senza un reddito né un salario, possano arrivare milioni di persone. Chi ha permesso ciò sono gli esponenti di una cultura della morte, della distruzione dell’ordine sociale.

                                  Li possiamo identificare nei loro discorsi senza Dio,

                      a favore dell’eutanasia, degli aborti, dei matrimoni omossessuali,

                della teoria gender nelle scuole, della libertà sessuale senza freni morali,

                                e nelle manifestazioni organizzate come i gay pride.

    Sono usciti allo scoperto “finalmente”! E sono gli stessi che hanno portato la nostra Patria nell’euro, facendoci vivere momenti bui inaspettatamente tristi. Questo tipo di Unione Europea, basata unicamente su una banca centrale privata che emette un’unica moneta rigorosamente a debito dei popoli del Vecchio Continente, non può essere e non deve essere l’unico paradigma di vita possibile. Non è accettabile perdere duemila anni di storia fatta di enormi sacrifici e conquiste sociali pagate a caro prezzo.

          Chi opera per la distruzione delle radici culturali e religiose italiane ed europee

                                       sono persone che non amano il prossimo

                  e dalle quali bisogna iniziare a difendersi prima che sia troppo tardi.

     Quattro criminali malati di mente                          

    Riprendiamoci le chiavi di casa per troppo tempo lasciate in mano a persone indegne di rappresentarci. Un politico è eletto per fare gli interessi del popolo, per questo è pagato. Invece i politici di qualsiasi schieramento di governo della cosiddetta seconda repubblica, hanno creato una spaventosa crisi di valori, confondendo con la menzogna la mente del popolo. La Menzogna è amplificata dai mezzi d’informazione al servizio del crimine mondiale. Occorre una rivoluzione culturale unica nella storia, mai vista prima d'ora. E’ necessario che la gente non scenda in piazza per protestare confusamente ed inutilmente, ma si concentri a studiare le cause che stanno determinando l’invasione e la perdita della nostra Patria, della nostra sovranità. Eravamo la quinta potenza mondiale economica negli anni sessanta e lo siamo stati fino agli inizi degli anni duemila. Abbiamo avuto eccellenze in tutti i campi produttivi, nelle scienze, nelle arti, nella letteratura, nella politica.

                                           Possibile che un paese così glorioso

                      debba finire nelle mani di quattro criminali malati di mente?

    I mercanti di uomini al soldo delle cooperative rosse e delle ONG mondialiste hanno messo in moto la macchina organizzativa logistica, una sorta di ufficio di collocamento delle “risorse” umane a basso profilo e prezzo.

     Basso profilo                                                                 

    In una lettera indirizzata alle aziende della provincia di Treviso, la cooperativa Nova Facility promuoveva un’offerta di lavoro davvero conveniente e a poco prezzo. Un estratto della lettera citava così: “Si tratta di ragazzi umili, volenterosi e gentili con un’ottima resistenza fisica e che non avanzano alcuna pretesa economica”. Sono arrivate queste lettere in varie aziende della provincia di Treviso nelle quali si precisava che queste “risorse” a basso profilo e basso costo, non avanzano alcuna pretesa né a livello remunerativo né per quanto riguarda le turnazioni. Stiamo assistendo a una vera e propria disfatta dei diritti dei lavoratori, che credevamo ormai acquisiti nell’ultimo secolo.

                                        Ci si chiede dove sia la magistratura.

                      E i sindacati che fine han fatto? Quali diritti difendono?

                               E’ il mondo dell’assurdo, dove il caos avanza.

    La gente è disorientata e si rifugia mettendo la testa sotto la sabbia. La cooperativa in questione, una delle tante disseminate nella nostra amata patria, propone uno stipendio mensile di quattrocento euro alle condizioni anzidette. E il business della cosiddetta “accoglienza” cresce. Questi esseri umani sono importati per svolgere lavori faticosi, umili e senza diritti. Altri vengono lasciati scorrazzare con le tasche piene di euro e le onnipresetti cuffie per i nostri centri storici, lasciati a vagabondare vergognosamente.

             In tutti i casi esaminati si tratta di pesanti lesioni dei diritti umani

                          (dei sottopagati-schiavi, degli italiani invasi

              e dei novelli vagabondi strappati alle loro nazioni natie – Ndr).

     Come l'acqua per i pesci                                               

    E poi, in aggiunta, è giusto chiedersi: come potrebbero competere i cittadini italiani rispetto a queste nuove “risorse”? Le alternative sono due: adeguarsi o cambiare paese. Il ciclo delle emigrazioni continua. Come affermava il grande Professor Giacinto Auriti: "I vertici bancari mondiali trattano da sempre l’umanità come se fosse bestiame d’allevamento. Questi vertici sanno che il denaro per gli uomini è come l’acqua per i pesci, nei periodi di siccità si spostano dalle zone aride alle pozze d’acqua. Su questa regola i banchieri del 1800 hanno trasferito milioni di persone dall’Europa all’America del nord, creando rarità monetaria in Europa e abbondanza di moneta in America".

     L'evoluzione del negriero                                             

    Inoltre, a un livello più basso, milioni di persone sono state spostati dal continente africano a quello americano, attraverso l’oceano, su navi negriere. A quel tempo gli schiavi erano trasportati in catene, oggi invece i viaggi sono organizzati attraverso il trasporto terrestre con pullman e poi con mezzi galleggianti, pronti a essere trasbordati nelle numerose navi delle organizzazioni non governative (ONG), supportati da navi da guerra su indicazione dei governi. Allo stesso tempo milioni d’italiani ben formati professionalmente e spesso laureati vengono “accettati” dai paesi dell’Europa settentrionale, che si trovano ad avere vere risorse culturali e professionali a costo zero.

                                              La sostanza è sempre la stessa,

                          abbattere i salari proponendo "nuove offerte di lavoro"

                              da parte di paesi tenuti in povertà condizionata

                                    attraverso il perverso sistema del debito.

     Una guerra di proprietà, una guerra di religione    

    Per risolvere il problema dell’immigrazione noi dobbiamo dare a ogni popolo la proprietà della sua moneta. E' giusto dare l’ospitalità cristiana, come ci insegna il Vangelo, poi però, superata questa fase, bisogna dare agli "ospiti" il diritto e la gioia di poter ritornare nella propria terra d’origine; per farlo ciascuno deve appropriarsi della sovranità monetaria. Pertanto ogni popolo deve mettersi contro gli interessi privatistici ed egoistici della rispettiva banca centrale. Solo quando la proprietà della moneta sarà tolta dalle mani dei grandi usurai e restituita ai popoli, si potrà avere un mondo di pace e i vertici bancari la smetteranno di trattare gli esseri umani come bestiame d’allevamento. Occorre tanta preghiera per respingere questi attacchi satanici contro gli esseri umani e le nazioni. Quest’articolo non si preoccupa di apparire esagerato,

                  perché questa ancor prima che una guerra economica e sociale

     è una guerra di religione, fra i banchieri adepti del dio denaro e l’umanità intera.

                                             L'umanità per sopravvivere

               deve togliere ai banchieri privati la possibilità di emettere denaro,

                     se non lo fa vedrà cadere esanimi molti, moltissimi uomini,

                                     dissanguati in un caos senza precedenti.

    Nicola Arena (Copyright © 2018 Qui Europa)

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    Lettera aperta di alcuni ex musulmani divenuti cattolici a Papa Francesco, circa il suo atteggiamento sull’Islam

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    No allo Ius Soli – Salviamo l’Italia! Lettera di una straniera in Italia

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    L’Olocausto del popolo italiano e la parabola evangelica che non esiste

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    Il Piano Kalergi – Origini, intrecci, retroscena e panacee alla disintegrazione dell’Europa

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    Domenica, 24 settembre/ 2017  di Sergio Basile  Redazione Quieuropa,  Sergio Basile, Piano Kalergi, Lionel George Curtis, Mondialismo, Europa  Il Piano Kalergi – Origini, intrecci, retroscena e panacee alla disintegrazione dell'Europa Analisi logica del complotto per la Paneuropa e dei suoi uomini chiave   di Sergio Basile                          […]

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    Mercoledì, 30 agosto/ 2017  Giorgio Rapanelli e Redazione Qui Europa  Redazione Quieuropa,  Giorgio Rapanelli, Piano Kalergi,  Invasione , giudeo-massoneria    I migranti fuggirebbero da guerre e carestie? Noi fuggiamo dalle bugie! Ormai è chiaro che si tratta di un piano scellerato di menti insane per favorire l'invasione e la distruzione dell'Italia e dell'Europa   di Giorgio […]

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    L’accoglienza secondo San Tommaso d’Aquino

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      Mercoledì, 8 Giugno/ 2016     – di Don Curzio Nitoglia – Redazione quieuropa, Don Curzio Nitoglia, San Tommaso d'Aquino, Aristotele, Kalergi, Comenius, Saint-Yves, Nuovo Disordine Europeo, precetti morali, Legge naturale, precetti cerimoniali, Vecchio Testamento, nascita del sacerdozio, Nuova ed Eterna Alleanza, precetti legali o giudiziali, Somma Teologica, cardinal Biffim, accolgienza indiscriminata, integrazionismo, religione conquistatrice con la spada, Corano, Mazzini e la Terza Guerra Mondiale, scontro con l'Islam  L’accoglienza secondo […]

    Il Piano Kalergi – Quello che Nessuno ti ha mai detto sull’Europa – Prima Parte

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    Venerdì,  Marzo 8th/ 2013 – L'editoriale di Giovanni Antonio Fois e Sergio Basile –  Il Piano Kalergi, Unione Europea, Ue, Richard Coudenhove Kalergi, Politiche europeiste, Nuovo Ordine Mondiale, Mondialismo, Messia, Capitalismo internazionale, Multiculturaismo, Premio Carlo Magno, Gli Stati uniti e l'Unità Europea, Wiston Crurchill, Loggia B'nai B'rith, Usa, Stati uniti, Teoria delle Razze, Teorie dei […]

    Il Piano Kalergi – La Terzomondializzazione dell’Europa e l’Eurocasta -Seconda Parte

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    Sabato,  Marzo 9th/ 2013 – L'editoriale Sergio Basile e Giovanni Antonio Fois –  Il Piano Kalergi, Unione Europea, Ue, Richard Coudenhove Kalergi, Politiche europeiste, Multiculturalismo, Premio Carlo Magno, Premio Kalergi, Mescolanza razziale, Terzomondializzazione dell'Europa, Gerd Honsik, Mondialismo, NWO, Angela Merkel, Herman van Rompuy, Denuncia, Coppia tedesca, Crimini contro l'umanità, primavera araba, Robert Schuman, Mediterraneo, G.Brock Chisholm, OMS, […]

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    Sabato, Giugno 13rd, 2015 – L'editoriale di Sergio Basile, Direttore "Qui Europa"  –  Redazione Quieuropa,  Sergio Basile, Piano Kalergi, iper immigrazione programmata, capo treno accoltellato a Milano, delinquenza in aumento, annullamento dell'identità di una nazione, promesse e strategie di Matteo Renzi, Massoneria, Cristianesimo, attacco al cuore del Cristianesimo  Società, Delinquenza e Iper-immigrazione programmata La Terza Fase del Piano Kalergi – Comprare […]

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  • La partitocrazia è in crisi ma nessuno se ne accorge

    La partitocrazia è in crisi ma nessuno se ne accorge

    Martedì, 19 giugno / 2018 

    – di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano  –

     Redazione Quieuropa, Nicola Arena,  Partitocrazia, crisi, sistema democratico, distributismo        

    La partitocrazia è in crisi ma nessuno se ne

    accorge

    Il sistema partitico è un modello fallito e bocciato dalla storia.

    Esso è lo specchio di una crisi sistemica di valori che invoca

    nuovi paradigmi di sovranità: la proposta distributista

     

    di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano

    Crisi della Partitocrazia

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Partitocrazia: modello bocciato dalla storia        

    Roma – di Matteo Mazzariol – La parola “crisi” è ormai inflazionata: oggigiorno tutto – o quasi tutto – è in crisi. Nessuno però si accorge di una tra le crisi più gravi e macroscopiche, quella della partitocrazia. Cosa intendo? Intendo il fatto che abbiamo adottato e stiamo incredibilmente e supinamente continuando ad adottare un sistema politico folle, inefficiente, intrinsecamente perverso, senza battere ciglio. La partitocrazia è infatti folle perché folli sono tutte le teorie che negano la realtà così com’è e ad essa pretendono di sostituirsi: perché infatti la gente dovrebbe essere privata di ogni potere decisionale reale, per affidarlo a persone sconosciute, a volte ignoranti e poco preparate, selezionate – in gran parte dei casi – secondo criteri faziosi e poco trasparenti, ed oltretutto si dovrebbe chiamare tutto ciò democrazia, cioè letteralmente “potere del popolo”? Inefficiente, perché in questo modo, allontanando la responsabilità decisionale dalle persone direttamente coinvolte in prima linea nella gestione delle diverse questioni si allontana la possibilità di trovare soluzioni oggettivamente in grado di porre rimedio ai vari problemi,

                                   ci allontana dal mondo delle competenze reali

                per approdare in quello delle raccomandazioni, delle amicizie trasverse,

                                         delle speculazioni sulla pelle degli altri.

    Intrinsecamente perverso perché un sistema che nega strutturalmente la partecipazione di tutti i diretti interessanti, sulla base delle capacità ed esperienze dei singoli, e si basa invece solo sull’appartenenza all’una o l’altra fazione ideologica, inevitabilmente “verte” in una direzione ben lontana dalla risoluzione dei problemi reali della gente e quindi, appunto, si “perverte”.

     Un sistema che non incentiva i valori e l'onestà 

    Valori quali l’onestà, la laboriosità, lo spirito di sacrificio e dedizione, l’amore per il proprio lavoro, per il bene comune, vengono calpestati e conculcati dalla partitocrazia, che, invertendo l’ordine naturale delle cose – ecco qui un’altra forma di perversione! – lascia senza potere chi è davvero competente e capace ed affida tale potere ad una casta costituita in gran parte da incompetenti. Casta partitica che, a sua volta, è permeabile agli influssi ed al controllo di un’altra casta, ben più alta e potente, quella dell’oligarchia finanziaria nazionale ed internazionale. Solo un cieco infatti potrebbe obiettare che oggi il potere reale non sia saldamente in mano di chi possiede i soldi. Il meccanismo è molto semplice, quasi elementare: i partiti ed i politici hanno bisogno di finanziamenti per sovvenzionare le loro attività, quindi chi da più soldi sarà più in grado di condizionare programmi, decisioni, scelte concrete dei partiti stessi.

     Il caso Macron                                                            

    Scopriamo così, per esempio, che la campagna elettorale del fino a poco tempo fa sconosciuto Emanuel Macron è stata finanziata tra gli altri da George Soros (2.354.910 di euro), David Rothschild (976.126 euro), Goldman-Sachs (2.145.000 euro) (1).

                                 Pensate forse che Macron ed i suoi sostenitori

             possano anche solo lontanamente ipotizzare una legge che affronti

                    il problema delle speculazioni bancarie o del denaro-debito?

    Nel caso lo facessero, state sicuri, – come purtroppo è successo fin troppe volte nella storia –  metterebbero a capo dei relativi comitati di “studio” i rappresentanti di quelle stesse banche che li hanno finanziati e che andrebbero invece in teoria almeno limitate nei loro illeciti affari.

    (1) http://www.articolotre.com/2017/05/i-finanziatori-di-emmanuel-macron-guarda-chi-si-rivede/

     Un nuovo paradigma, una diversa sovranità       

    Cosa aspettiamo quindi per ribellarci, civilmente e pacificamente ma con ferma e determinata tenacia, a questo sistema corrotto e perverso chiamato partitocrazia? Vogliamo forse aspettare che la depredazione delle risorse umane e produttive del nostro paese giunga a compimento, privando sempre più i cittadini di poteri reali e trasformando noi tutti in schiavi delle banche? Il Movimento Distributista Italiano non ha dubbi! Prima che questo avvenga bisogna dare vita ad una vera propria rivolta politica, pacifica ed ordinata, all’insegna del senso comune e del bene comune, chiedendo in maniera forte e chiara – per quando utopistico o paradossale possa apparire, di primo acchito – che

                        la partitocrazia venga messa definitivamente da parte

                          e al suo posto il potere venga restituito alla gente,

                                       divisa per comparti socio-lavorativi.

    E’ l’ora quindi delle gilde o corporazioni di arti e mestieri, è l’ora di ristabilire un minimo di equità e giustizia sociale, è ora di aprire la strada al distributismo, condannando definitivamente all’oblio le nefaste ideologie – capitalismo e social-comunismo – che tanti lutti e tragedie hanno provocato alla nazione italiana, all’Europa ed al mondo (confiscando ai popoli sia l'anima che la sovranità – Ndr). E' l'ora che ciascun popolo possa godere della sovranità monetaria, cioé della proprietà della moneta che ha in tasca (Ndr)

    Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano

    (Copyright © 2018 Qui Europa)

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    Moneta-debito: come un tappeto mobile che funziona al contrario

    Sabato, 16 giugno / 2018 

    – di Nicola Arena, Sete di Giustizia  –

     Redazione Quieuropa, Nicola Arena, Giacinto Auriti, Moneta-debito, tappeto mobile, valore, tempo 

    Moneta-debito: come un tappeto mobile che

    funziona al contrario

    Il tappeto mobile, come la moneta, deve servire la gente, agevolandone

    il cammino. Se funziona al contrario, come la moneta-debito, esso

    condanna gli individui incapaci a reggere il passo imposto

    e annulla gli sforzi di tutti gli altri

     

    di Nicola Arena / Sete di Giustizia

    MONETA-DEBITO: UN TAPPETO MOBILE CHE FUNZIONA AL CONTRARIO

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Percepire il valore dallo spostamento delle cose 

    Roma – di Nicola Arena – Lo scandire del tempo lo percepiamo dagli spostamenti degli oggetti o delle persone attraverso lo spazio. Abbiamo spiegato in altre occasioni che

                             il valore è tempo oggettivato in un simbolo.

                              Come possiamo quindi percepire il valore

                                     dallo spostamento delle cose?

              Lo possiamo percepire mettendo in relazione alcuni oggetti

          molto diversi fra loro nelle funzioni, nella forma e nel contenuto.

    Nell’era tecnologica dove si produce un’infinità di prodotti, molti sono inutili, altri superflui ma ce ne sono tanti che sono davvero pratici per il miglioramento della vita sociale. Uno di questi il marciapiede mobile, noto anche come tappeto mobile: è un dispositivo che permette il trasporto di persone fra due punti allo stesso o a diverso livello. Il marciapiede mobile è dotato di una superficie piana, mossa da un motore elettrico che utilizza il principio del nastro trasportatore applicato come mezzo di trasporto pubblico urbano. È usato diffusamente negli aeroporti e nelle stazioni delle grandi metropolitane. È molto funzionale nei casi in cui è necessario far defluire molte persone in spazi ristretti, poiché in questo caso la velocità delle persone stesse è ridotta a causa della folla. Per non urtarsi, i singoli pedoni in marcia devono, infatti, mantenere una distanza minima e sono costrette a camminare a zig zag perciò tendono a variare la loro velocità, causando un rallentamento a catena di chi li segue. Invece la velocità costante del marciapiede mobile, anche se modesta, risolve questo problema. Ci siamo soffermati nella descrizione di quest’oggetto perché in esso possiamo notare degli aspetti di natura sociologica, infatti, il marciapiede mobile è quello che descrive vari aspetti della vita quotidianamente vissuta dalle persone in movimento. Osservandone il suo funzionamento notiamo lo scandire del tempo attraverso la velocità, lo spostamento dei corpi da un punto a un altro dello spazio. Il tempo di vita vissuto dalle persone è percepito, da un osservatore esterno, attraverso uno spazio percorso.

     Il tappeto mobile e la moneta                                  

    Stavolta vogliamo porre in parallelo alcune prerogative del marciapiede mobile e dello strumento monetario. Cos’hanno in comune questi due oggetti così diversi fra loro? Il primo è logicamente creato per facilitare il benessere della gente, permette di velocizzare del doppio la marcia a piedi e accorciare i tempi facendo impiegare meno sforzo fisico e mentale per raggiungere la meta. Il tappeto mobile è a disposizione di tutti quelli che lo usano, permette a chi cammina di raddoppiare la propria velocità, nelle soste comunque fa continuare il proprio cammino. Per chi non riesce a camminare con le proprie gambe o che ci riesce con enorme fatica, il t.m. è un ausilio molto importante. In tutto questo ragionamento elementare non emerge una prerogativa dell’oggetto descritto, ovverosia quella di funzionare nella stessa direzione di marcia dei passeggeri. E’ ovvio direte. Le cose ovvie però spesso devono essere valutate, altrimenti non si possono notare nella loro importanza. Riepilogando:

              il tappeto deve servire la gente e per farlo deve agevolarne il cammino.

                                        E' stato investito per questo motivo

     E se funziona al contrario?                                       

    Pensiamo per un attimo a un tappeto mobile che funzioni al contrario della direzione prescelta. E pensiamo che la gente sia obbligata a doverlo usare. Pensiamo anche a una situazione in cui per legge non ci si possa spostare su un’altra strada e camminare liberamente fuori da quello strumento.

                                            Esso annullerebbe la nostra velocità,

            ci costringerebbe a raddoppiare il lavoro per mantenere un ritmo normale,

    quando subentrerebbe la stanchezza, la sosta diventerebbe un motivo di sconforto,

             perché farebbe compiere il percorso inverso, vanificando la doppia fatica

                            e costringendo ad altri sforzi per continuare il camino.

    Un tappeto mobile così concepito non darebbe alcuna possibilità alle persone anziane, ai disabili e ai bambini piccoli e comunque a tutti coloro che non hanno la forza di raggiungere con tranquillità la meta, alcuna possibilità di poter esprimere le proprie capacità e rivendicare la dignità di esseri umani. Il tempo di vita impiegato per lavorare e andare avanti sarebbe vanificato, sacrificando il proprio tempo da dedicare a noi stessi e al prossimo.

     Moneta-debito e annullamento del tempo di lavoro  

    In tutto questo ragionamento cosa c’entra la moneta? La moneta è anch’essa uno strumento, il cui valore risiede nella previsione dell’uomo di poter comprare un oggetto che gli dia benessere. La moneta quindi è un contenitore di valore previsionale. Come tutti gli oggetti dovrebbero essere costruiti per soddisfare il benessere dell’uomo, quindi anche la moneta dovrebbe seguire questo ragionamento logico. Invece

           la quasi totalità delle persone ignora che la moneta nasca come debito.

    Ora cosa significa che nasce come debito? Intanto dobbiamo dire che per sua natura la moneta essendo un’unità di misura del valore è essa stessa una parte di valore dell’oggetto che deve misurare. In pratica la moneta raddoppia specularmente il valore di tutti gli oggetti presenti e che richiedono essere acquistati. La sua creazione a debito, però, da parte delle banche centrali, realizza una mostruosa truffa perché annulla la proprietà dei beni e comporta il fatto di dover produrre il doppio degli oggetti per riuscire ad ottenere il valore iniziale. La moneta debito quindi annulla il tempo di lavoro delle persone per produrre quegli oggetti. Il discorso forse comincia ad essere più interessante. La moneta permette di scambiare le merci e il loro spostamento dal punto di fabbricazione alle nostre case.

     Moneta-debito ed effetto dell'interesse                        

    Se aggiungiamo al debito, anche un aggravio degli interessi è come aumentare la velocità al contrario del t.m. Affermava il professor Auriti

           Il contribuente si illude che il prelievo fiscale sia utilizzato per le funzioni dello Stato,

                            la verità è invece che in buona parte va a finirenelle tasche

                                               degli azionisti della banca centrale

                                                             ( Giacinto Auriti )

    Da un lato, quindi, bisogna lavorare il doppio dall’altro, bisogna aggiungere altro lavoro per pagare gli interessi.

           La moneta debito quindi annulla il nostro cammino e ci riporta indietro di altrettanto.

                             E nelle soste? Come nella sosta sul t.m. che ruota al contrario,

                        le tasse non fanno altro che aumentare la velocità al contrario del t.m.

                                                e sottrarci parte del lavoro guadagnato

                               facendo diminuire costantemente il nostro valore prodotto,

                                               costringendoci a lavorare ulteriormente

                                   per recuperare quel valore che già avevamo raggiunto.

     3 servi fedeli dei banchieri che oscurano il cammino 

    Cosa accadrebbe invece se la gente si rendesse conto della truffa monetaria in atto? Ognuno di noi prenderebbe spontaneamente la strada propria, abbandonando le imposizioni che ci sono state cucite addosso dai padroni del denaro e dai loro servi fedeli che, forse, non tutti conoscono e che possiamo racchiudere in tre categorie principali: i politici (di qualsiasi schieramento che abbia visibilità mediatica), gli economisti, che vediamo scorrazzare nelle televisioni, fornendoci le ricette economiche sempre però rimanendo all’interno del sistema del debito, e i giornalisti prezzolati che fanno da collante fra le altre due categorie.

                               Il popolo non ha quindi nemmeno gli strumenti percettivi

                                                        per comprenderne la truffa.

    Non ha punti di rifermento per capire  (come sopra un t.m. dentro una galleria buia). Speriamo di aver prodotto altri elementi di riflessione e che possano suscitare quella curiosità necessaria per comprendere l’essenza ovvia delle cose che ci circondano. Attraverso questa percezione possiamo scoprire che la bellezza del nostro mondo dipende dalla capacità di riconoscere e discernere la verità dalla menzogna, la differenza fra un tappeto mobile che va nella giusta direzione o in quella contraria, la differenza che c’è fra la moneta debito che ostacola, affanna e impoverisce fino ad annullare la dignità umana, e la moneta proprietà che nasce come dono e come giusto corrispettivo per una prestazione resa. La moneta proprietà ci farebbe guadagnare parte del tempo della nostra vita che potremmo impiegare per stare insieme e aiutare gli altri e per noi stessi, assaporando il piacere della preghiera in un ambiente puro e incontaminato dei nostri pensieri.

    Nicola Arena (Copyright © 2018 Qui Europa)

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    Intervista B.A.R. Sergio Basile e Nicola Arena – YouTube

    https://www.youtube.com/watch?v=mh1J-WOrTjI

    2 lug 2017 Intervista B.A.R. – Sergio Basile e Nicola Arena

     

     

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  • Spread, il nuovo terrorismo: come funziona e come condiziona l’Italia

    Spread, il nuovo terrorismo: come funziona e come condiziona l’Italia

    Spread a 300 | Il post di Di Maio | Salvini: "Chiedete a Mattarella"
    „

    Giovedì, 31 maggio/ 2018

    – di Sergio Basile  –

     Redazione Quieuropa, Sergio Basile, Spread, Crisi di  governo, italia, Mattarella, Salvini 

    Come funziona lo spread e come condiziona

    l'Italia: il terrorismo del nuovo millennio

    C0s'è davvero lo spread e come ci uccide tra

    l'indifferenza dei politici

     

    di Sergio Basile

    SPREAD

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Spread: il terrorismo finanziario legalizzato    

    Roma, Bruxelles – di Sergio Basile – La colonia anglofona chiamata Italia, da mesi è incapace di esprimere una compagine di governo! Il Paese sta vivendo giorni molto concitati, gonfi di promesse elettorali tradite e clamorosi atti di teatro politico, con il Quirinale primo attore protagonista di questo disastro, circondato, in ottima compagnia, da tante comparse ed attori minori, ciascuno chiamato a recitare la sua parte. La situazione – come sostiene ironicamente l'amico Roberto Pecchioli – è grave ma, tuttavia, non seria. Cioè non traspare serietà ed una volontà sovrana matura, tale da indurre i partiti a liberarsi davvero dallo status di colonia, bocciando e ridimensionando una volta per tutte le insopportabili e privatissime "agenzie di rating", corresponsabili consapevoli del titlt della Nazione, prima ancora di parlare con cognizione di causa di sovranità. Non vi può essere infatti sovranità politica senza sovranità monetaria e finanziaria.

         Intanto i mercati, dal canto loro, utilizzano l'alibi dell'incertezza e dello spread,

         per affondare gli speroni della speculazione nei fianchi dell'economia nazionale,

             facendo decollare gli interessi passivi sul debito pubblico e la tassazione.

    Ogni scusa è buona per far lievitare gli interessi sui titoli di Stato, tanto a pagarne il conto è il cosiddetto "popolo sovrano", sotto tiro della solita coppia anglofona, ben assortita, di killer-terroristi legalizzat: Mr. rating & Mr. spread.

     Giornate "interlocutorie"                                   

    A Roma si vivono eterne giornate "interlocutorie" all'interno dell'élitario recinto della politica, tra guerriglie di "clan" partitici e pressioni di logge e loggette, mentre cresce lo spread e con esso la consapevolezza nel popolo bue che il voto sia sempre più una pura formalità; sensazione corroborata anche dalle beffarde parole delle scorse ore del commissario europeo al Bilancio, Gunther Oettinger, secondo il quale

                 "i mercati insegneranno agli italiani a votare per la cosa giusta".

    Insomma una cosa è certa: in barba ad ogni Costituzione, la sovranità non appartiene al popolo – e così da sempre – e neppure alla cerchia di pseudo-politici, abili prestigiatori impegnati ad ammaliare i loro fans e nel contempo a guardarsi bene dall'irritare i fantomatici "mercati", magari mettendone in dubbio i sacri diktat e licenziandone i suddetti terroristi di riferimento. Un misterioso copione sembra soprassedere a tutto ciò, e intanto il mondo ci guarda con gran meraviglia.

     Cos'è davvero lo spread?                                 

    Lo spread nelle scorse ore è schizzato oltre i 300 punti: non accadeva da 4 anni.

                                    Di Maio e Salvini ne prendono atto,

    ma sembrano stranamente incapaci di porre in essere una critica seria e documentata

                             contro questa arma di distruzione di massa,

                   inventata dalla speculazione internazionale e dai banchieri.

    Ma cos'è poi questo spread? Molti italiani – la maggior parte – pur subendone le conseguenze quotidianamente a scapito delle proprie finanze, per noia o trascuratezza sono incapaci di capire, di darne una spiegazione razionale. Allora sarà il caso di tornare sull'argomento, già affrontato in più sedi, e iniziare a smontare qualche luogo comune, tracciando i contorni di una truffa senza precedenti.

            Tecnicamente lo spread è la forbice tra il tasso d'interesse dei titoli di stato

         di un paese in rapporto ai titoli "più solidi" di un paese guida (es.: la Germania)

    considerati – questi ultimi – meno rischiosi dei primi dal punto di vista della solvibilitàda

                           grazie al giudizio insindacabile e sovrano (rating)

                           di un mero gruppo di privati (agenzie di rating)

        compagni di merende dei banchieri (che siedono nei Cda delle agenzie di rating).

    Scusate la definizione non proprio ortodossa, ma rende sicuramente bene l'idea. I titoli sul tavolo degli investitori nazionali ed internazionali, titoli bollati con rating negativi, cioé con bassi voti di "affidabilità", secondo la legge dei mercati, per essere acquistati dovrebbero offrire delle garanzie maggiori, e quindi essere collegati ad interessi o "premi" maggiori.

                         Insomma più il rating delle agenzie (voto) è basso,

        più alto sarà l'utile o "premio" preteso dagli investitori in termini di interessi.

     Germania: leader designata a tavolino                

    Nell'Eurozona il paese leader sul quale definire la dimensione dei tassi di interesse variabili è – guardacaso – la Germania: giudicata – secondo il sistema usurocratico dominante – il paese più "affidabile"… Ma chi ha dimestichezza con questi argomenti sa che questo è un meschino luogo comune. Ma le bugie, come insegna la favola, hanno le gambe corte… La Germania, infatti, da poco meno di un decennio è stata innalzata arbitrariamente a paese egemone/leader per mere ragioni politiche e geopolitiche (ma infondo, come capiremo più avanti, anche religiose). L'Italia in quegli anni (2007/2011) godeva dei fondamentali economici più robusti e stabili d'Europa, potendo contare – tra l'altro – sia sulla prima rete continentale di imprese che sul risparmio familiare pro-capte più consistente tra i paesi dell'Unione europea. Anche il tasso di indebitamento medio delle imprese nazionali era molto contenuto, insomma da prima della classe.

     Terrorismo rating contro i Paesi non protestanti 

    Più avanti spiegheremo brevemente come e perché la Germania fu graziata dalle agenzie di rating sull'altare di altre vittime sacrificali: i famosi paesi "maiali" o PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia/Cipro e Spagna), cioé quei paesi non protestanti di maggior tradizione cristiana (cattolica e ortodossa). La scure del rating iniziò, a cavallo del 2011, a colpire questi paesi in maniera arbitraria, sconcertante e sconsiderata, al fine di gettare questi ultimi nel baratro senza fine dell'usura, con la compiacenza dei propri governi fantoccio. Alla luce di questa doverosa ricostruzione storica, c'è da rimarcare il fatto che

                    lo spread è tutto fuorché uno strumento di misurazione scientifica

                                       degli equilibri finanziari di mercato.

                            Esso non attesta l'aumento degli interessi sui titoli,

                                    in maniera scientifica e quindi numerica,

                                 ma essendo condizionato arbitrariamente

               dal voto sull'affidabilità e stabilità degli stati (rating) delle agenzie di rating

                    (vendute e controllate dai consigli di amministrazione delle banche)

                   induce e provoca esso stesso – di conseguenza – un aumento fittizio

                degli interessi passivi da corrispondere ad acquirenti e grandi speculatori:

                in aggiunta, sono le stesse banche a dare le direttive alle suddette agenzie,

                                "suggerendo" chi bocciare e chi promuovere.

    Quindi non c'è nulla di scientifico, ma è tutta una grande farsa marcatista che – più delle bombe e degli atti di terrore degli Anni Settanta – riesce ad orientare scelte e strategie politiche, con la forza dell'inganno e dell'intimidazione. Pochi si chiedono perché ad esser presi di mira sono soprattutto i paesi cattolici. La risposta è semplice quanto incredibile: siamo – che ci crediate o no – nel bel mezzo di una secolare guerra di religione, che si serve anche e soprattutto della armi improprie della finanza, della moneta e del debito, per realizzare i suoi oscuri fini. Questa analisi si pone in perfetta linea con il nostro ultimo studio sui Protocolli dei Savi di Sion, che può anche essere approfondito nel seguente link in nota (1).

    (1) Moneta-debito, strategie bancarie, crisi: tutto nei Protocolli di Sion

     Le 3 aleatorie componenti dello spread             

    Lo spread, in teoria, volendo trovare qualcosa di "scientifico" in un iganno che di "matematico", come visto, ha ben poco, possiamo dire che si compone di 3 variabili, decise e blindate, ovviamente, dai soliti "padroni" del mercato: 1) il merito di credito dei Paesi; 2) il rischio di implosione della moneta unica; 3) l'effetto fuga degli investitori verso il Bund tedesco. Ma a ben vedere, ad esempio, c'è da dire come il merito di credito dei paesi non è stato mai davvero considerato: la Procura di Trani – d'altronde – lo riconobbe chiaramente alcuni anni orsono, nell'ambito delle indagini condotte sulle agenzie di rating, additate sul banco degli imputati quali responsabli di declassamenti iniqui e fraudolenti, ai danni dell'Italia in primis. Esse infatti declassarono – in favore della speculazione internazionale e della svendita dell'Italia che sarebbe seguita da lì a poco – il bel Paese quando, come detto, esso godeva di fondamentali economici da prima della classe. Ma il vero motivo del contendere che sta innescando questa perversa spirale debitoria, accanto al fenomeno degli spread (che riguarda come noto il cosiddetto "mercato secondario") si manifesta in tutto il suo potenziale speculativo e distruttivo fin dal mercato primario, quello delle cosiddette aste della BCE verso il settore bancario privato (che vere aste in effetti non sono). Ma su questo punto torneremo in altra sede.

     Il dogma della nazione intoccabile                    

    Nei primi mesi del 2011, i rendimenti dei titoli del debito pubblico tedeschi (famosi bund)  tracciavano una curva ascendente, in virtù – sostanzialmente – di tre elementi: 1) l'elevato rischio da speculazione finanziaria imputato alle banche tedesche; 2) il dubbio valore dei titoli tossici in portafoglio; 3) le perdite sui titoli greci nei portafogli delle stesse banche tedesche. Tale situazione, evidentemente, stando alle "sacre leggi del mercato", avrebbe dovuto ingenerare la crisi dell'economia tedesca: nazione travolta dagli squilibri finanziari interni al settore bancario. Ma ciò non è mai avvenuto, come mai? Semplice! Le ragioni sono almeno due: 1) la Germania è per statuto la nazione leader dell'Eurogabbia (in aggiunta, protestante ed anti-cattolica) ; 2) le banche, in realtà, non possono fallire per statuto e genetica finanziaria. Esse non solo ricevono moneta-debito dalla BCE a tassi vicini allo 0%, riprestandola a debito ed a tassi altissimi agli stati, attraverso l'operazione di cartolarizzazione (acquisto dei celeberrimi titoli di stato), ma grazie alla cosiddetta "riserva frazionaria" prestano fino a 50 volte, a tenore decrescente, i soldi che in realtà dovrebbero essere accantonati nei caveau delle stesse banche, a garanzia dei depositi accreditati dai correntisti.

     Come sparare sulla Croce Rossa                       

    Come se non bastasse, le banche – specie quelle tedesche – negli ultimi anni hanno continuato ad acquistare a piene mani titoli con spread altissimi presso i mercati dei paesi PIIGS, tra i quali la Grecia. Inoltre i rischi dei titoli tossici (derivati, ecc..) sono stati gettati sempre sui Paesi Piigs (tra i quali l'Italia)  attraverso una massiccia rivendita degli stessi titoli del debito sovrano di tali Paesi (specie titoli greci e BTP ialiani) sul mercato secondario, quello cioè aperto alla speculazione privata (anche non bancaria). Ciò al fine di aumentarne sia i rendimenti sul mercato primario che lo stesso spread. Un aumento spropositato delle vendite dei titoli suddetti sul secondario è stato in parte letto dai mercati come una mancanza di fiducia degli operatori finanziari verso Paesi sovrani (si fa per dire) come Italia e Grecia. Insomma un gioco dove a perdere sono sempre e solo i contribuenti di tali paesi e mai gli speculatori. Un pò come sparare contro la famosa "Croce Rossa", in tempo di guerra.

     Politici camerieri dei banchieri                          

    Dunque un altro pezzo di debito nazionale (oltre a quello generato dal signoraggio bancario e alimentato dall'Art. 123 del Trattato di Lisbona: che obbliga gli stati a rifinanziarsi sui mercati internazionali, cioé presso le banche private) dipende proprio dagli esorbitanti interessi passivi pagati sui titoli del debito pubblico – sottoscritti a banche e speculatori – proprio grazie a questo meschino e perverso meccanismo implosivo dello spread, tollerato in maniera scellerata e complice dai partiti di casa nostra e dall'Unione europea (Commissione, Parlamento e Consiglio europeo) soprattutto con l'archiviazione del poco noto "Pacchetto Barnier" Antirating, nel 2012. Sicuramente quello del "conflitto d'interessi" all'interno delle agenzie di rating è, di conseguenza, uno dei temi più caldi e spinosi mai affrontati dal nostro Osservatorio. Ma anche uno dei temi più ipocritamente ignorati nei palazzi del potere: un vero e proprio universo parallelo che sfugge al controllo – complice "la politica" – di ogni Carta Costituzionale. La solita vergognosa storia, che i nostri cari politici fingono di non conoscere e si limitano a scrutare nel silenzio e da lontano, mentre i Paesi ed intere economie continentali vanno giù, sprofondando nella recessione, e tirandosi dietro migliaia di vittime in carne ed ossa.

     Una guerra nuova e silenziosa, basata sul ricatto 

                                  Finita la stagione dello stragismo,

    utilizzare il ratig, evidentemente, si è rivelato un'arma altrettanto efficace e convincente:

           uno straordinario specchietto per le allodole per confondere le acque

                  e mascherare veri e propri colpi di stato e "sacchi finanziari"

        celandosi ipocritamente dietro la candida espressione "fiducia dei mercati".

    Allora la verità che emerge è una e inconfutabile: qualcuno ci ha dichiarato guerra e ci vuole morti e, di conseguenza, lo spread con l'economia e il diritto non ha nulla a che vedere. Ad esistere e colpire, sono invece gli effetti collaterali dell'aumento dello spread (ricordiamo: presunto premio per il "Rischio Paese" o "Differenziale d'interesse rispetto ai bund tedeschi"): 1) incremento per miliardi degli Interessi sul debito da pagare; 2) esplosione della tassazione; 3) incremento arbitrario e condizionato dei ricavi dei grandi speculatori bancari; 4) destabilizzazione del sistema economico nazionale; 5) creazione di uno stato di schiavitù sostanziale; 6) spostamento della ricchezza reale  del paese e incremento esponenziale del processo di rarefazione monetaria, già pesantemente condizionato dall'emissione della moneta a debito delle banche centrali;  7) creazione di una dittatura tramite il debito fittizio e illegale (in quando antitetico alla Costituzione e ai principi di equità, giustizia e sovranità nazionale).

     Target 2 – L'altro braccio armato della finanza    

                                   La truffa dello spread si regge, specularmente,

                    anche su un altro sistema bancario e finanziario, chiamato TARGET2,

               uno strumento da guerra concepito nell'humus dell'europeismo mondialista,

            al tempo di Romano Prodi, per ingenerare dei vantaggi oggettivi e spropositati

        in favore della Germania e della bilancia dei pagamenti degli operatori finanziari tedeschi.

    TARGET 2 è il sistema automatico di regolamento e compensazione dei pagamenti fra le banche centrali e commerciali degli stati membri dell’Eurozona ed è stato introdotto il 19 novembre 2007 in sostituzione della precedente piattaforma TARGET (Trans European Automated Real Time Gross Settlement Express Transfer System) e delle varie stanze di compensazione private (clearing house) che ancora collegavano alcune delle principali banche fra di loro.

     Come funziona il sistema Target 2                       

    Il meccanismo di funzionamento è abbastanza semplice: tutte le principali banche commerciali che operano all’interno di una data nazione sono obbligate a mantenere un particolare conto corrente presso la rispettiva banca centrale nazionale, attraverso cui vengono regolamentati i pagamenti interni fra le banche di uno stesso stato. A loro volta le Banche Centrali dei paesi dell’Eurozona sono collegate fra di loro per compensare i pagamenti che avvengono fra le banche che operano in due differenti nazioni. A fine anno, in sede di regolamentazione e compensazione interbancaria del volume totale dei pagamanenti, senza tener presente le differenze economiche strutturali esistenti tra i diversi paesi Ue e pretendendo illegittimamente di omologarli tutti in un unico paniere, ovviamente i paesi a maggior vocazione industriale (es.: dediti all'industria pesante ed automobilistica),come la Germania, si troveranno in una naturale ed ovvia posizione di vantaggio rispetto agli operatori a trazione agricola o turistica, come , ad esempio, Grecia o Portogallo.

                    Il Target 2 in pratica, senza entrare in troppi tecnicismi,

                        costringe le economie di tutti i paesi dell'Eurozona,

             ad una strana compensazione univoca dei saldi economico-finanziari:

      tutto il surplus commerciale accumulato dai paesi più forti, rispetto ai più deboli,

                               si trasforma in maggiori punti target.

        Target 2, quindi, oltre a facilitare la compensazione reciproca dei pagamenti,

              crea dal nulla dei veri e propri potenziali crediti in forma elettronica

     da poter utilizzare speculando sul mercato dei titoli dei paesi con spread più alto.

     Una bilancia che non sarà mai in pareggio          

    Tali acquisti di titoli da parte delle banche tedesche riequilibrano i saldi TARGET dei paesi dell’Eurozona. Nel sistema economico della zona euro si creano due flussi opposti e complementari di capitali, X e Y. Nel flusso X transitano i beni industriali dalla Germania alla periferia (es.: camion e auto); nel flusso Y viaggiano i titoli finanziari (BTO, Bonos, ecc..) dai “malcapitati” paesi Piigs alla Germania. Un circuito commerciale-finanziario pazzesco, vizioso e viziato da pesantissimi squilibri in favore della sola Germania che “rifinanzia” in automatico la sua stessa macchina da guerra industriale e finanziaria, finendo anno dopo anno per indebitare sempre di più i cosiddetti paesi Piigs, costretti ad accettare gli aiuti “da usura” della Troika o a cedere agli inganni degli Eurobond, Project Bond e Fondo Salva Stati Permanente (MES).

                          Risultato? Più tasse per tutti! E specie per gli italiani!!

    Dal 2008 le stesse banche tedesche stanno vendendo in massa i titoli dei Piigs, ottenendo lauti profitti. Al contrario i cosiddetti Piigs stanno continuando ad acquistare beni e prodotti industriali tedeschi (es.: automobili tedesche) e in assenza di finanziamenti esterni, sono costretti ad indebitarsi a livelli vertiginosi (ecco perchè, tra l'altro, le pseudo crisi bancarie sono indotte e fittizie, frutto di meccanismi speculativi). Tale situazione risulta chiaramente anche dall’analisi della distribuzione dei crediti e dei debiti “Target”, misurata in miliardi di euro, fra i paesi dell’Eurozona.

               Ad oggi la Germania presenta un saldo positivo in miliardi di euro (surplus)

                        pressappoco equivalente ai debiti accumulati dai paesi Piigs.

                              Ne risulta un quadro chiaro quanto drammatico:

                           i debiti di Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna

                              sono il risvolto negativo dei crediti dei tedeschi.

    Finché i nostri politici continueranno ad ignorare questi crimini, questi nuovi atti di terrorismo, la Nazione sarà sempre più il Paese di nessuno, la terra del debito perenne e della falsa civiltà. Perché Mattarella, Salvini, Di Maio e soci non si decidono a raccontare tutta la verità agli elettori? Ognuno si dia una risposta plausibile e tragga le relative conclusioni.

                  A prescindere dalla nuova compagine di governo che si formerà,

                                      se non saranno estirpati tali crimini,

                  resteremo sempre e solo una misera colonia della Grande Usura,

                     sotto il giogo delle banche centrali e delle agenzie di rating,

                            risucchiati nel torbido vortice della speculazione.

     

     Sergio Basile (Copyright © 2018 Qui Europa)

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    di Sergio Basile, Presidente Sete di Giustizia

    PROTOCOLLI

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Protocolli dei Savi di Sion: falsi o autentici?    

    Roma – di Sergio Basile – I Protocolli dei Savi anziani di Sion furono pubblicati in Russia nel 1905, mentre già il sistema bancario internazionale e i poteri occulti, nell'ombra, gettavano le basi della rivoluzione ebraico-bolscevica del 1917. Per il loro contenuto altamente sovversivo e cospiratorio essi sono considerati i piani programmatici di una rivoluzione di tipo totale contro le nazioni, una rivolta religiosa in primis, ma anche militare, culturale ed economico-sociale al tempo stesso, orientata alla nascita di un unico governo globale d'estrazione ebraica. Effettivamente sono degli scritti che lasciano poco all'immaginazione, compromettenti e spudorati, frutto di una mente sottile quanto perversa. Secondo la storiografia ufficiale sarebbero però dei falsi. Ma è davvero così? San Massimiliano Kolbe definì i Protocolli dei Savi di Sion come il documento programmatico più sovversivo della storia, nonché il libro guida dei seguaci dell'ebraismo e dei massoni, verso la realizzazione della Repubblica Universale (1).

               Malgrado il libro sia stato bollato da alcuni storici come

                          "il falso più clamoroso del Novecento",

                    a sancirne la veridicità oltre a molti altri storici

               vi è lo stesso, eroico martire, Padre Massimiliano Kolbe.

    (1) vedi qui Kolbe e i Protocolli di Sion

     I servi idioti delle logge – Protocollo XV            

    A giudicare dalle testimonianza e dagli scritti del francescano

                 i Protocolli non solo sarebbero autentici, ma sarebbero

        fondamentali per comprendere il rapporto di servilismo esistente tra 

             sette, logge massoniche e vertici mondiali del potere occulto,

              e come quest'ultimo, con l'inganno e le lusinghe sia riuscito

           nei secoli a strumentalizzare gli adepti, usandoli per i propri fini.

    In merito è molto interessate esaminare il contenuto del PROTOCOLLO XV: "I Gentili frequentano le Logge Massoniche per pura curiosità, o nella speranza di ricevere la loro parte delle spoglie; alcuni di essi vi entrano pure per poter discutere le loro stupide idee davanti ad un pubblico qualunque. I Gentili vanno alla ricerca delle emozioni procurate dal successo e dagli applausi; noi gliene diamo fin che ne vogliono. Questo è il motivo per cui permettiamo ad essi di avere successi; cioè allo scopo di volgere a nostro vantaggio gli uomini che credono orgogliosamente di valer qualche cosa, e che senza accorgersene s’imbevono delle nostre idee, fiduciosi di essere infallibili e convinti di non andar soggetti alle influenze altrui. Non avete idea di quanto sia facile ridurre anche il più intelligente dei Gentili in una condizione ridicola di ingenuità agendo sulla sua presunzione, e quanto, d’altra parte, sia facile scoraggiarlo mediante il più piccolo insuccesso, od anche semplicemente cessando di applaudirlo; oppure anche di ridurlo in uno stato di servile sottomissione, allettandolo con la promessa di qualche nuovo successo. Per quanto il nostro popolo disprezza il successo, bramando soltanto la realizzazione dei suoi piani, altrettanto i Gentili amano il successo e sono disposti a sacrificare tutti i loro piani per raggiungerlo. Questo lato del carattere dei Gentili rende facile di fare d’essi quello che ci piace. Quelli che sembrano tigri, sono invece stupidi come pecore, ed hanno la testa assolutamente vuota".

     L'ABC delle crisi economiche: genesi e strategie 

    Esaminando gli altri punti programmatici del testo (vedi in particolare protocolli III, XX e XXI) emerge l'insana volontà di creare crisi economiche planetarie grazie all'utilizzo dell'oro, dei titoli di stato, della moneta-debito, del mercato dei cambi e della borsa (e attraverso il lavorio coeso delle logge massoniche, dei governi e del sistema bancario internazionale). In quest'ottica il lettore potrà verificare con i propri occhi l'impressionante corrispondenza tra l'attualità delle distruttive dinamiche economico-finanziarie che interessano ormai tutte le nazioni del mondo e la precisa linea programmatica dell'autore dei Protocolli.

                                         – PROTOCOLLO III –                               

                        Determineremo una crisi economica universale

    con tutti i mezzi clandestini possibili, coll’aiuto dell’oro che è tutto nelle nostre mani.

                In pari tempo getteremo sul lastrico folle enormi di operai,

                                              in tutta l’Europa.

     Governi e popoli ostaggi del sistema dei prestiti  

    PROTOCOLLO XX – "Tutte le crisi economiche da noi combinate con tanta astuzia nei paesi dei Gentili, sono state determinate ritirando il denaro dalla circolazione. Lo Stato si è trovato nella necessità per i suoi prestiti di fare appello alle grandi fortune che sono congestionate pel fatto che la moneta è stata ritirata dal governo.

               Questi prestiti hanno imposto dei pesanti carichi sui governi,

              obbligandoli a pagare interessi, e così sono legati mani e piedi.

              La concentrazione della produzione nelle mani del capitalismo

                    ha prosciugato tutta la forza produttrice del popolo

                                insieme alle ricchezze dello Stato.

     Un debito impossibile da ripagare                       

    PROTOCOLLO XX – "Sapete, io credo, che la moneta aurea (e cartamoneta bancaria – Nds) è stata la distruzione di tutti gli Stati che l’hanno adottata, perché non poteva soddisfare ai bisogni della popolazione; tanto più che noi abbiamo fatto del nostro meglio, perché fosse congestionata e tolta dalla circolazione. (…) A causa della loro trascuratezza nella scienza del governo, o a causa della corruzione dei loro ministri, o della loro ignoranza in fatto di finanza,

         i sovrani Gentili hanno reso i loro paesi debitori delle nostre banche

          ad un punto tale, che non potranno mai redimere le loro ipoteche.

      Dovete comprendere quante fatiche e quante pene abbiamo sopportato

                      per riuscire a produrre un simile stato di affari.

     L'arma: moneta-debito per depredare i popoli     

    PROTOCOLLO XX – "La vacuità del cervello puramente animale dei Gentili è dimostrata dal fatto, che

             quando prendevano denaro ad imprestito da noi con interessi

                                 essi non riuscirono a capire,

          che ogni somma così ottenuta avrebbero dovuto in ultima analisi

     farla uscir fuori dalle risorse del loro paese, insieme coi relativi interessi.

    Sarebbe stato assai più semplice di prelevare senz’altro tale danaro dal popolo, senza doverne pagare gli interessi ad altri. Questo dimostra il nostro genio ed il fatto che il nostro è il popolo eletto da Dio.

             Siamo riusciti a presentare ai Gentili il problema dei prestiti

                          sotto una buona luce così favorevole,

                che essi hanno persino creduto di ricavarne profitto. 

     Un debito in perenne aumento                            

                                      – PROTOCOLLO XXI –

     "rimane il fatto che vi è un grosso debito, e che per pagarne gli interessi 

                    il governo deve ricorrere ad un nuovo prestito,

    il quale alla sua volta non annulla il debito dello Stato; ma anzi lo aumenta.

        Quando la capacità governativa di prendere in prestito è esaurita,

      gli interessi dei nuovi prestiti debbono essere pagati con nuove tasse;

       le quali non sono altro che nuovi debiti contratti per coprirne altri.

                                                 (…)     

     Lo strumento del mercato dei cambi                    

    PROTOCOLLO XXI – "Desidero di fermare la vostra attenzione in modo speciale su quanto ho detto, ed anche sul seguente fatto, che attualmente tutti i prestiti all’interno sono consolidati dai cosidetti prestiti temporanei; vale a dire, da debiti a breve scadenza, formati dal denaro depositato nelle Banche dello Stato e nelle Casse di Risparmio. Questo denaro, essendo a disposizione del Governo per un periodo di tempo considerevole, serve a pagare gli interessi dei prestiti all’estero, ed il Governo deposita nelle Banche, invece di esso, dei titoli di Stato, i quali coprono tutti i deficit nelle casseforti statali dei Gentili.

               Quando il nostro sovrano sarà sul suo trono mondiale,

               tutte queste scaltre operazioni finanziarie svaniranno.

                    Distruggeremo il mercato dei valori pubblici,

                 perché non permetteremo che il nostro prestigio

                   sia scosso dal rialzo e ribasso dei nostri titoli,

                   il cui valore sarà stabilito per legge alla pari,

            senza possibilità alcuna di qualsiasi variazione di prezzo.

                                 Il rialzo origina il ribasso,

               ed è per mezzo dei rialzi che abbiamo cominciato a

                     discreditare i titoli pubblici dei Gentili (…).

     Controllo di tutte le imprese commerciali           

    PROTOCOLLO XXI – "Alle Borse sostituiremo enormi organizzazioni governative, che avranno il dovere di tassare le imprese commerciali in quel modo che il governo crederà opportuno. Queste istituzioni saranno in grado di gettare sul mercato milioni e milioni di azioni commerciali, o di comperarle in un sol giorno. Quindi tutte le imprese commerciali dipenderanno da noi, e vi potete immaginare quale forza sarà la nostra".

     Alcune riflessioni finali                                       

    Se guardiamo ai processi di globalizzazione permessi e fomentati dai governi (democratici, liberali e socialisti) che hanno fatto ristagnare gran parte della ricchezza globale nelle mali di pochi monopolisti; se guardiamo al mercato dei cambi e alla borsa che attraggono ricchezza dal sistema economico, a scapito dei famiglie e imprese, regalandola a pieno regime nelle mani dei "soliti monopolisti"; se guardiamo alle modalità di emissione monetaria nominale (a debito) da parte delle banche centrali e alla contestuale povertà dilagante che ormai abbraccia tutti i continenti (specie i più industrializzati e perciò bisognosi di moneta-debito: va ricordato che il paese più indebitato al mondo è ache il più industrializzato: gli Stati Uniti d'America) ci accorgiamo della portata altamente scientifica dei Protocolli e della loro evidente, provata autenticità.

          La grande tribù del cartello bancario (BRI, FMI e banche centrali nazionali)

          tra le rovine degli stati nazionali e della civiltà cristiana, posti sotto assedio,

                        oggi è il fulcro delle cosiddette “crisi economiche”.

    Essa, di fatto, ha finito per prendere il posto delle tribù mosaiche, abusando della loro dottrina monetaria originaria, alla guida di un sedicente popolo eletto che muove alla conquista di una terra promessa tutta terrena, effimera. Fenomeno, questo, che ha di fatto invertito le premesse di partenza della Bibbia, svuotandone di senso i contenuti e il messaggio salvifico. Non più la ricerca di una terra spirituale di salvezza universale, ma l’esercizio di un dominio fisico e materialistico sulla terra e sui beni, senza alcun limite e confine: proprio come minacciato dal "misterioso" autore dei Protocolli dei Savi di Sion. Un abuso di potere proteso all’annientamento e al controllo degli “infedeli”, mediante un attacco diretto alla proprietà privata che si serve delle armi del debito e della finanza. Comunismo e Capitalismo hanno di fatto rappresentato le due braccia operative e speculari di questo disegno élitario.

     Dalla finanza alla religione                                   

                           Alla luce di quanto scritto e proposto fino ad ora,

     il lettore non potrà fare a meno di cogliere l’esistenza di un subdolo fine religioso

                             dietro questi spietati fenomeni “economici”.

            Non casualità ed errore, dunque, ma premeditazione e pianificazione.

    Restanto su un piano prettamente religioso, possiamo allora parlare, legittimamente, di un dominio monetario assoluto, dittatoriale, esercitato dall’élite al potere sui popoli, connesso ad una errata interpretazione, di convenienza, del testo biblico, cui sintesi potrebbe essere trovata anche in questo passo:

              "E non con voi soltanto faccio io questo patto e questo giuramento,

                  ma con quelli che stanno qui oggi con noi davanti all’Eterno,

                 ch’è l’Iddio nostro, e con quelli che non son qui oggi con noi".

                                       Deuteronomio 29, 14-15

     Cartello bancario: nuove tribù d'Israele               

    Il comandamento deuteronomico, pur essendo stato travisato e rovesciato, a partire dalla diaspora e — specie negli ultimi tre secoli — dalla nascita della Banca d’Inghilterra (1694-1717) ad oggi, all'interno del club bancario ha conservato, sia pur formalmente, la sua struttura originaria e le sue ipostasi di partenza, scimmiottando il messaggio d’amore dei sacri testi, miseramente vanificato in teoremi denarocentrici e materialistici, secondo uno schema ben radicato, quanto occulto per le masse: 1) le banche del cartello internazionale devono farsi “reciprocamente credito nella misura della loro necessità”; 2) il debito bancario deve essere periodicamente annullato, mediante la dilatazione del circuito creditizio e l’esistenza della stessa “riserva frazionaria”, che dona alla banca la facoltà di lucrare esponenzialmente su somme che, invero, dovrebbero essere vincolate e rese indisponibili, poiché poste a copertura dei depositi dei clienti; 3) le banche centrali emettono moneta-debito cartacea; 4) l’esistenza di questo meccanismo di mutuo soccorso e privilegio è custodito e legittimato solo all’interno del club bancario e dei suoi organismi satellite (infelice e deformata parafrasi dell’atavica tribù d’Israele) gli unici depositari delle promesse di dominio di una nuova terra (il mondo fisico e tutti i suoi abitanti).

                    Questa aberrazione ha finito per ribaltare l'etica cristiana,

    e per gettare nell'oblio la gloriosa storia delle comunità cristiane (specie medievali)

                        per secoli in lotta contro l'usura dei banchieri ebrei.

    Questi nuovi modelli hanno finito per porre la condizione dell'uomo, escluso dal club bancario, al di sotto di quella della bestia. La depravazione della condizione umana così meschinamente realizzata, ci permette, tuttavia, di comprendere quella che deve essere la corretta interpretazione dei testi sacri.

     La Provvidenziale e salvifica Rivelazione finale     

    Il comandamento deuteronomico di Mosè – per contrasto – è e deve essere rivolto a tutti gli uomini — e non ai soli “eletti” — e rappresenta un invito che ha carattere universale e che si amplifica, anche e soprattutto, mediante la condivisione dello strumento monetario, qual mezzo di moltiplicazione delle benedizioni divine, contrapposto e antitetico al culto idolatrico del vitello d’oro: espressione dell’egoistica accumulazione e dell’abbassamento della dignità umana.

                                     Il culto del vitello d’oro,

                      condannato da Mosè alla discesa dal Sinai,

            si pone in antitesi alla cultura del dono e della prodigalità,

               incarnata dalla prima moneta convenzionale israelitica

                            (che era stata concepita a credito)

           e solo successivamente avvelenata e contaminata dal debito.

    Tuttavia l’uomo moderno, l’eterno alienato, affascinato dal misterioso potere delle logge, di nuovi idoli e di falsi profeti, sembra aver perso gli anticorpi spirituali contro questi atavici agenti patogeni, figli di una cultura profondamente pagana e materialistica, che ha trovato nel marxismo scientifico e nel capitalismo i suoi alleati più potenti e solo apparentemente contrapposti, in quanto alimentati dalla medesima oscura religiosità anti-cristiana. Pertanto accanto alla testimonianza di molti storici e santi, l'autenticità dei Protocolli dei Savi di Sion sarebbe garantita anche e soprattutto dall'attuale stato di caos mondiale: un caos scientifico di cui abbiamo ben compreso i meccanismi di base e che potrà essere estirpato dalle anime degli uomini – prim'ancora che nelle leggi del mercato e dei tribunali – solo riscoprendo l'unica Vera spiritualità direttamente rivelata all'uomo: quella di Gesù Cristo, Nostro Signore.

           Solo allora si andrà decisamente, e senza tentennamenti,

              verso la cristianizzazione dello strumento monetario

    e verso il riconoscimento reale di una proprietà privata aperta a tutti

                                 e garantita dal diritto.

    Solo allora si realizzerà un regime di proprietà popolare della moneta:

     la piena realizzazione del sogno del grande Professor Giacinto Auriti,

         che libererà finalmente i popoli dal giogo della moneta-debito,

                                   lo sterco di satana.

     

     Sergio Basile (Copyright © 2018 Qui Europa)

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     Video – B.A.R. – Buono Agevevolaz. Reddituale 

    Intervista B.A.R. Sergio Basile e Nicola Arena – YouTube

     

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  • Stallo della politica, aumenti dell’Iva e altri copioni rivoluzionari

    Stallo della politica, aumenti dell’Iva e altri copioni rivoluzionari

    Giovedì, 3 maggio / 2018 

    – di Roberto Pecchioli –

    con integrazioni e note di sergio Basile

     Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, Sergio Basile, politica, stallo di governo, economia 

    Stallo della politica, aumenti dell'Iva

    e altri copioni rivoluzionari

    Il copione dettato dalle centrali di potere per l'Italia:

    mandare avanti la "rivoluzione" nell'indeterminismo

    di governo

     

    di Roberto Pecchioli

    con integrazioni e note di sergio Basile

    con integrazioni e note di Sergio Basile

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Il copione dettato dalle centrali di potere             

    Roma – di Roberto Pecchioli e Sergio Basile (integrazioni) – A due mesi dalle elezioni politiche, lo stallo è totale.

                                   L’irresponsabile ircocervo Rosatellum

                           sta rispondendo egregiamente al suo compito:

                                   impedire la formazione di un governo

    poiché gli italiani hanno reso impossibile l’auspicato (dalle centrali di potere) accordo tra PD, Forza Italia e “responsabili” assortiti. In queste settimane si assiste allo spettacolo inverecondo di forze politiche che discutono di tutto, fuorché dei problemi nazionali. Del resto, è arduo chiedere a chi ha appiccato il fuoco di trasformarsi in pompiere. Tra le stupidaggini più insulse che tocca ascoltare c’è quella secondo la quale non è un gran danno se manca un governo: il pilota automatico, la “governance” va avanti comunque, l’Unione Europea vigila e la Banca Centrale ci sorveglia discretamente. Persino le agenzie di rating, quelle che danno i voti agli Stati trasformati in scolaretti di macroeconomia liberista, sembrano indulgenti e non ci hanno ancora bocciato. La Spagna, il Belgio prima di noi, la stessa potente Germania hanno attraversato lunghi periodi di non governo senza risentirne troppo, dicono.

                            Balle, alimentate da chi fa apertamente il tifo

           perché non vi siano governi ma solo consigli d’amministrazione

         dominati da patti di sindacato tra lorsignori, alle spalle dei popoli.

    La verità è che un governo ci vuole, anzi è urgente. Lasciamo da parte i temi di politica internazionale: l’Italia è tristemente abituata a un ruolo da comparsa, buona tutt’al più per ospitare basi straniere, infrastrutture strategiche come il MUOS in Sicilia e pagare il conto a piè di lista. La guerra in Siria, gli scontri sul nucleare iraniano, il massacro dimenticato nello Yemen da parte degli amiconi sauditi poco importano al Bel Paese. Ma almeno sul versante economico e in politica interna è indispensabile un governo nella pienezza delle funzioni. Invece nulla, anche questo fa parte del declino italiano.

     Il pilota automatico delle tecnocrazia                   

    Nessuno decide che cosa fare dinanzi alla ripresa degli sbarchi di clandestini. La Marina continua ad agire come un traghetto della Tirrenia; i militari devono restare bagnini addetti al salvamento? Intanto, secondo il DEF (documento di economia e finanza) presentato con tante pagine bianche da Pier Carlo Padoan, ministro proconsole europeo, commissario ad acta delle oligarchie, la spesa per l’accoglienza – basta rovesciare le parole come un guanto e l’invasione diventa immigrazione e poi accoglienza- supererà nel 2018 i 5 miliardi, in ulteriore aumento sull’anno passato.

                                    I clandestini si possono espellere

                                       o dovremo mantenerli sine die,

               per la gioia di cooperative, Caritas ed approfittatori assortiti?

    Nessuna risposta, ovviamente. L’incompetenza del ministero dell’istruzione ha portato alla situazione assurda per cui migliaia di insegnanti elementari di ruolo (!!!) potrebbero essere cacciati in massa in quanto non laureati. La signora Fedeli, ministro protempore forse a sua insaputa, non batte un colpo e si avvicina il licenziamento più massiccio della storia dell’impiego pubblico. Conseguenze drammatiche per gli interessati, ma anche un gigantesco impiccio per il prossimo anno scolastico. Congratulazioni.

     La questione monetaria e del debito                     

    Nell’ambito economico, le questioni sono ancora più complesse. Richiedono decisioni forti, rapide, interventi che cambino il corso di decenni. Tacciamo per carità di patria sul sistema bancario, la cui crisi è drammatica e molti dei cui responsabili sono in attesa di giudizio nei tribunali di mezza Italia: sullo sfondo il fantasma di una sovranità monetaria tradita e negata fin dai tempi della costituente (vedi qui – Ndr – la Costituente rifiutò di inserire la Sovranità Monetaria). Non c’è un governo per prendere in mano la questione dei crediti inesigibili (NPL, non performing loans), una spada di Damocle sul sistema Italia. In due anni, la Banca Centrale ordinerà (gli ordini provengono soltanto dalle sacre “autorità monetarie”) che siano iscritte a passivo le somme assistite da garanzie, in otto anni le altre. Il sistema bancario ha i quattrini per far fronte alla situazione (ormai è noto a tutti – Ndr)… ma cercherà di far pagare Pantalone, magari attraverso la legge aurea detta bail in: pagheranno depositanti, correntisti e obbligazionisti. Nessuna autorità pubblica sta lavorando per fare fronte al momento in cui la BCE smetterà di creare dal nulla trilioni di euro (sempre ovviamente e rigorosamente a debito dei popoli e senza riserva aurea alcuna – Ndr) "al fine – propagandato da lorsignori – di evitare il peggio". Questo è il fumo tossico che ci vendono, dalle colonne dei quotidiani di regime e nei salotti tv – (Ndr). Né ci si interroga sul fatto evidente che l’enorme debito pubblico (fittizio e creato ad arte – Ndr) non può aritmeticamente essere ripagato, al di là delle valutazioni di merito sul criminale castello di menzogne che lo sostiene.

     Volpi a guardia del nostro pollaio                          

    Là fuori, nel vasto mondo, c’è chi sta ponendo dazi e tariffe all’importazione. Donald Trump ha concesso un altro mese all’Europa, non sappiamo ancora se l’alluminio e l’acciaio pagheranno il 10 e il 25 per cento di imposta. E’ un grosso problema per la Germania, non per l’Italia, si tratta solo dello 0,2 per cento del nostro export, ma sono comunque milioni di euro. I nostri interessi sono del tutto privi di protezione, giacché i giochi, a livello europeo, li fanno la Germania, il nostro maggior competitore sul mercato manifatturiero, la Francia, che sta cercando di mangiarsi pezzi decisivi della nostra economia e la Gran Bretagna che, beata lei – da buon paese egemone e colonialista – Ndr) è, ovviamente, fuori dall’euro. Volpi a guardia del nostro pollaio. La tassazione complessiva sul lavoro (tasse più contributi) è al 47,7 per cento contro il 35,9 europeo. Desta meraviglia, se non legittimo orgoglio, che la manifattura italiana non sia ancora morta, in un quadro tanto fosco. Aumenta la povertà, tanto che non basta avere un lavoro stabile per esserne al riparo. Un italiano su otto è al di sotto della soglia statistica dell’indigenza, uno su quattro in Sicilia. Si allarga la forbice Nord Sud, che dà conto tra l’altro dell’enorme divario delle scelte elettorali, con il Nord che pretende meno tasse e il Sud attaccato al reddito di cittadinanza "farlocco" (o meglio sussidio a debito… Ndr) di Giggino ‘Amammà, il venditore di birra che volle farsi primo ministro. L’Alitalia perde due milioni al giorno, ma il ministro Calenda gioca a rifare il Partito Democratico.

                                      Il debito pubblico aumenta senza posa

      nonostante il colossale avanzo primario, ovvero i soldi sottratti agli italiani

                                    per pagare interessi ai sedicenti debitori.

    L’aritmetica non è un’opinione e i banchieri che ci tengono in pugno lo sanno bene.  I giovani italiani possono però correre in bicicletta (tutta salute) per consegnare corrispondenza e cibo spazzatura a cinque euro lordi l’ora.

     Aumenti dell'Iva, nel silenzio generale                  

    Altrove, alla Deutsche Bank, eseguono test per valutare l’impatto del crollo dell’euro, il che significa che lo ritengono possibile, mentre i dittatori bancari fanno sapere che, nel caso, i debiti del sistema Target 2 dovranno essere regolati in euro e non nelle nuove valute, in spregio alla nota lex monetae. E’ una menzogna spudorata, poiché il meccanismo registra transazioni già avvenute ed è una sorta di camera di compensazione tra debiti e crediti, ma questa è l’aria che tira. Noi ci balocchiamo tra esternazioni di Di Maio, tweet del povero Martina, capricci dell’intramontabile Silvio e interviste di Matteo Renzi. Catone tuonava in Senato: mentre a Roma si discute, Sagunto è espugnata. Da noi è peggio, a meno di non prendere sul serio i riti stanchi del Quirinale con le inutili comparsate di mediocri attori non protagonisti nello studio alla vetrata. I fatti ci dimostrano che nessuno si occupa delle cose serie, di ciò che interessa le nostre vite. Una prova è l’assoluto silenzio rispetto agli aumenti dell’IVA. Non risulta che gli insigni statisti tricolori se ne stiano occupando. Rinfreschiamo la memoria.

                        Nel 2019, l’Iva agevolata passerà dal 10 all’ 11,5 per cento,

                                             per balzare al 13 l’anno seguente.

                 L’aliquota normale salirà dal 22 al 24,5 per cento l’anno prossimo,

                              poi al 24,9 nel 2020 per assestarsi al 25 nel 2021.

     Tagli e tasse: le solite ricette del grande usuraio  

    La fattura a carico del sistema produttivo e delle famiglie sarà di 12, 4 miliardi nel 2019, di altri 19 nel 2020. Ciliegina sulla torta, una parte dell’imposta andrà a rimpinguare le casse di Bruxelles: sono le norme comunitarie, caro connazionale che non lo sai. L’impatto sull’economia sarà devastante. L’esborso per la famiglia media è calcolato in 1.300 euro annui. In assenza di decisioni forti, due sole le vie (tecnocratiche del grande usuraio – Ndr) per "scongiurarlo": aumento delle tasse o nuovo taglio delle spese. Ma continuiamo a discutere del sesso degli angeli, come a Bisanzio all’arrivo dei turchi. Facciamo il tifo per Gigino, per l’uno o l’altro Matteo o per la vecchia gloria di Arcore. Intanto, il contatore gira, i fatti tornano a galla, l’Italia muore. Almeno fate un governo per limitare i danni, dare all’Italia un minimo di voce in capitolo. Oppure, ombre dolenti nella ghiaccia, come chiamò Dante i traditori di chi si era fidato, togliete il disturbo e consegnate definitivamente le chiavi di casa alla Troika, ai banchieri, al Fondo Monetario, al Meccanismo Europeo di Solidarietà. Fuori i servitori, dentro i padroni, ahimè.

    Roberto Pecchioli (Copyright © 2018 Qui Europa)

    con integrazioni e note di Sergio Basile

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    Domenica, 18 marzo / 2018  – di Roberto Pecchioli –  Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, dittatura del presente, falsa democrazia, moneta  La dittatura del presente – Falsa Democrazia e concrete dittature Un animale senza storia, senz’anima, estraneo a Dio, straniero anche a se stesso si aggira nella "società civile"   di Roberto Pecchioli                […]

    Le tasse, il denaro contante, il denaro virtuale e la perdita di libertà

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    Sabato, 21 aprile / 2018  – di Nicola Arena, Sete di Giustizia  –  Redazione Quieuropa, Nicola Arena, Giacinto Auriti, Denaro contante, moneta elettronica  Le tasse, il denaro contante, il denaro virtuale e la perdita di libertà   Il fenomeno della dematerializzazione del contante nasconde crimini contro l'umanità: è il più grande attacco alle libertà dei singoli. Perché dematerializzare il denaro? […]

    Diario di Bordo – 19 aprile 2018: è tempo di tornare ad essere uomini

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    Giovedì, 19 aprile / 2018  – di Chiara Mangolini –  Redazione Quieuropa, Chiara Mangolini, Diario di Bordo, Orwell, The Truman Show, Mondialismo  Diario di Bordo – 19 aprile 2018: è tempo di tornare ad essere uomini La società hegeliana vocata alla disintegrazione di ogni valore morale espone ogni singolo ad un pericolo mortale. Che fare?   di Chiara Mangolini      […]