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  • Modello Blackrock e Accentramento Mondiale – La Profezia di Giacinto Auriti

    Modello Blackrock e Accentramento Mondiale – La Profezia di Giacinto Auriti

    Mercoledì,  Aprile 16th/ 2014

    – di C.Alessandro Mauceri e Sergio Basile  –

    De Benedetti, Sorgenia, Mps, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Ubi, Bpm, Banco Popolare, Ignazio Visco, Bankitalia, CIR, Fabio Pavesi, Sole 24 Ore, Vado Ligure, Blackrock, Larry Fink, C.Alessandro Mauceri, Sergio Basile, Giacinto Auriti, Spa, fantasma giuridico, riforma del diritto commerciale greco, accentramento di tutte le ricchezze mondiali nelle mani di una mera élite di oscuri personaggi 

    Modello Blackrock e Accentramento Mondiale –

    La Profezia di Giacinto Auriti

    Dietro le manovre di Carlo De Benedetti, Larry Fink

    e del sionismo mondialista, un sistema di diritto

    commeciale completamente sballato

    Giacinto Auriti aveva previsto tutto: "S.P.A. fantasmi giuridici

    destinati a regalare il mondo ad una cricca oscura di eletti"

    ►Video in allegato: Auriti spiega cosa sono davvero le S.P.A.

     

    di C.Alessandro Mauceri e Sergio Basile

    Modello BlackRock - Il Lato Occulto delle S.P.A. - Auriti - De Benedetti - Sorgenia

     Dietro il Caso Sorgenia – De Benedetti                                                                

    Roma, Milano, Palermo – di CAlessandro Mauceri e Sergio Basile – Cosa si nasconde davvero dietro l'attuale sistema societario? Quali le dinamiche che da decenni – se non da secoli – orientano a livello internazionale il possesso delle macro-strutture aziendali ed il "libero" confluire della ricchezza globale surrogata dietro le spoglie delle società commerciali? Cerchiamo dio rispondere a questo fondamentale interrogativo analizzando quel che accade oggi in Italia, e partendo da una vicenda che negli ultimi giorni è stata riportata da numerosi quotidiani e tabloid: la vicenda Sorgenia-De Benedetti. 

     Nel nome dell'ingegnere…                                                                                      

    Alla fine l’ha fatto ancora! Come già diverse volte in passato, l’ingegnere (Carlo De Benedetti) ha acquisito il controllo di un’azienda, ha fatto una serie di investimenti (non tutti condivisibili dal punto di vista gestionale) e, alla fine, se n’è andato. Lasciando dietro di sé un’azienda devastata e in crisi. Ma, come sempre, senza rimetterci un solo Euro, anzi. Sulla lunga disputa tra De Benedetti e le banche a proposito dei debiti di Sorgenia sembrerebbe che, un paio di giorni fa, si sia scritta la parola “fine”. Le banche salveranno dal fallimento Sorgenia con seicento milioni di Euro. Di questi quattrocento sotto forma di aumento di capitale e altri duecento come obbligazioni convertibili. In definitiva, come ormai diventata prassi usuale, qualcuno si accollerà il costo delle scelte fatte da chi ha gestito l’azienda nell’ultimo periodo.

    Modello BlackRock - Il Lato Occulto delle S.P.A. - Auriti - De Benedetti - Sorgenia

     Il prezzo degli aiuti…                                                                                                 

    Sì perché, di sicuro, non si può dire che per le banche questa operazione sia stata un successo. Mps, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Ubi, Bpm e Banco Popolare e altre (sono in tutto ventuno le banche creditrici) alla fine acquisiranno il controllo delle azioni di Sorgenia, ovvero di una società che non gode certo di ottima salute: l’azienda fino a ieri gestita da De Benedetti, infatti, pare abbia accumulato debiti per 1,9 miliardi di Euro. In questo modo, però, a pagare per la gestione dell’azienda ancora una volta (pare essere diventato il leit motif per tutti i grandi progetti gestiti dalla famiglia De Benedetti) non sarà la dirigenza, ma qualcun altro. Qualcuno che, per farlo, molto probabilmente dovrà attingere ai soldi dei risparmiatori o dovrà ricorrere agli aiuti di Stato (si pensi a ciò che è successo con il Mps o agli aiuti ricevuti recentemente da Unicredit) o alle garanzie di Bankitalia.

     Dal credit crunch per i "Signor Brambilla"… alla pioggia di euro                

    In realtà anche la strategia delle banche, da un punto di vista strettamente gestionale, desta qualche dubbio: per decenni, in barba agli accordi di Basilea 2 e Basilea 3, hanno finanziato attività economiche ad alto rischio. Hanno prestato miliardi di Euro agli amici e agli amici degli amici (lo avrebbe riconosciuto anche Ignazio Visco di Bankitalia) e, mentre richiedevano parametri di solidità e solvibilità severissimi e spulciavano fino all’ultima virgola i business plan di qualsiasi impresa richiedesse accesso al credito, non mancavano di concedere finanziamenti consistenti (a nove cifre) a decine di aziende fallimentari. Da Alitalia a Parmalat, fino ad arrivare alla Cir e a Sorgenia. “Si nega il credito al signor Brambilla, ma se ti chiami …..allora le porte si riaprono così come i cordoni della borsa”, ha scritto Fabio Pavesi sul Sole 24 Ore. Perché è accaduto tutto ciò?

     No failure                                                                                                                      

    Eppure, il danno per le banche non è stato da poco: tutte le volte che gli istituti di credito hanno finanziato progetti poi rivelatisi fallimentari, le conseguenze in termini di perdite sono state misurate in miliardi di Euro. Senza dimenticare che, nel caso di Sorgenia, i nuovi azionisti dell’azienda energetica dovranno affrontare anche un altro problema: è ancora da risolvere la questione (giudiziaria) della centrale di Vado Ligure e delle conseguenze sulla salute degli abitanti che pare abbia prodotto l’impianto. Se le banche fossero “semplici” imprese, molte di loro sarebbero già fallite da tempo. Ma per loro non valgono le stesse leggi che valgono per tutte le altre imprese. Loro – a quanto pare – “non possono fallire”. E allora, come se non bastasse il trattamento di favore di cui godono (perché, ad esempio, un normale cittadino deve pagare l’IMU e una fondazione bancaria no?), si fa di tutto per aiutarle. Si aumenta di decine di migliaia di volte il capitale sociale di Bankitalia (in modo tanto sfrontato da costringere Bruxelles ad aprire una procedura per concorrenza sleale), si permette alle banche di investire i risparmi dei clienti sul niente (ad esempio con i derivati) e quando questo non fosse sufficiente si permette loro di investire su più di quanto hanno in cassa (e non di poco, ma per investimenti centinaia di volte maggiori).

    Modello BlackRock - Il Lato Occulto delle S.P.A. - Auriti - De Benedetti - Sorgenia

     La scalata di Blackrock                                                                                              

    E ogni volta, per evitare che i loro aiuti concessi agli amici e agli amici degli amici, le decisioni dei banchieri vengono protette dalla Banca d’Italia o dallo Stato. Sì lo Stato, che in questo modo invece di tutelare i cittadini e i risparmiatori e chiedere che vengano rispettati i loro investimenti, diventa in qualche modo garante di manovre speculative a dir poco azzardate (come nel caso di Sorgenia) di alcuni imprenditori e tutela l’azione di alcuni banchieri assetati di potere (di denaro non ne hanno bisogno visto che possono crearne quanto ne vogliono praticamente dal nulla ….). Ma chi ci guadagna alla fine? Questo modo di fare in definitiva fa il gioco di pochi mega investitori, per lo più sconosciuti alla maggior parte della gente (come, ad esempio, Blackrock) i quali passo dopo passo, fetta dopo fetta, stanno assumendo il controllo di tutta l’economia del Bel Paese. Sono loro, infatti, che, alla fine, grazie alla gestione azzardata di molte grandi imprese italiane e della politica assistenzialista attuata da certi istituti di credito, già oggi dispongono di quantità rilevanti di azioni in tutte le maggiori banche (prime fra tutte proprio quelle che hanno finanziato Sorgenia di De Benedetti) e in molte delle maggiori imprese italiane, da Telecom a Fiat a Mediaset. A ben guardare ciò che è avvenuto, viene da pensare. E se tutti questi non fossero altro che tasselli di una “strategia imprenditoriale” per acquisire il controllo di “fette” rilevanti di Italia? Beh la risposta è quasi scontata. che dite?

     Capitalismo bancario sionista alla conquista del mondo                                

    Del resto non sono in pochi a chiedersi come abbia fatto Larry Fink, proprietario e amministratore delegato della Blackrock a portare la propria impresa in poco più di un decennio ad essere un colosso mondiale che gestisce più di 5000 miliardi di dollari di investimenti su scala globale. E per di più partendo dal nulla. Forse la sua sarà stata solo fortuna (ma nel campo della finanza a questi livelli, “fortuna” è una parola che non esiste sul vocabolario), ma di certo fa riflettere che, passo dopo passo, azienda dopo azienda, il controllo della maggior parte delle grandi imprese italiane (e mondiali) stia finendo nelle mani di pochi (dai Rockfeller, da anni ormai in affari con De Benedetti, a Fink: tutti e tre di origini ebraico-sioniste e legati a doppio filo in diverse attività). Forse quello che sta accadendo in Italia (e che prima è accaduto in Grecia, a Creta e in Spagna) è quello che un analista ha chiamato “acquisti con saldi”: grazie alle scelte fatte da alcuni manager, il valore delle maggiori imprese nazionali scende vertiginosamente fino a giungere all’orlo del fallimento.

     Le mani sui beni reali dell'umanità… Auriti aveva previsto tutto                 

    A questo punto il loro valore sul mercato azionario diventa ridicolmente basso e astuti investitori con a disposizione enormi capitali da investire (anche se solo virtuali) possono assumerne il controllo. Ma così facendo assumono il controllo di beni reali: aziende, know how e, nel caso delle banche, il controllo su Bankitalia e sulla riserva aurea del Bel Paese. Se tutto ciò è vero, forse non è ancora giunta la parola fine per la vicenda Sorgenia. Di sicuro è stato fatto di tutto per venderla (o forse sarebbe meglio dire per “svenderla”); ora, perché il cerchio si chiuda, basterà che le banche si liberino delle azioni appena acquistate (che se ne fa una banca delle azioni di un’azienda in difficoltà e con gravi problemi gestionali come Sorgenia?). In questo modo qualcuno potrà acquistare, a prezzi di “saldo”, il controllo di un altro pezzo d’Italia.

    Modello BlackRock - Il Lato Occulto delle S.P.A. - Auriti - De Benedetti - Sorgenia

     Contributo di Auriti nella comprensione dell'inganno S.P.A.                    

    Concludiamo l'analisi, con questo video atraordinario video che vi proponiamo in allegato, nel quale quel grande – immenso – profeta contemporaneo che fu Giacinto Auriti prese pubblicamente le distanze dall'attuale forma di diritto commerciale. Auriti che, attraverso lo studio di quell'illegittimo sistema egemonico della personalità giuridica riconosciuta alle società, profetizzò questo paradosso del nostro tempo: l'accentramento dell'intera ricchezza mondiale nelle mani di una ristretta cerchia di oscuri personaggi, soprattutto per mezzo delle S.P.A.. Per auriti le società per azioni sono fantasmi giuridici perchè non si comprende chi sia il padrone reale… "Il pacchetto di maggioranza – sostiene Auriti – non è del singolo azionista che sottoscrive l'azione, ma diventa – di fatto – di chi ha il potere economico per rilevare la società". "E chi – si chiede il professore – ha il potere per porre in essere questa manovra? Semplice! "Chi può creare il denaro dal nulla! I grandi usurai che operano attraverso  le multinazionali".

     Porte aperte all'accentramento globale nelle mani dell'élite                      

    "Le multinazionali – dimostra Auriti – agiscono come longa manus delle banche centrali che stampano il denaro dal nulla, finendo per espropriare e rilevare le grandi aziende. Auriti, negli anni Ottanta/Novanta, sulla base di queste ricerche e questi studi fu invitato dal professor Rocas dell'Università di Atene a contribuire alla riforma del codice di commercio greco, sostenendo giustamente che "il titolo azionario deve essere una quota di proprietà del capitale dell'azionista e non un credito monetario".

    di C.Alessandro Mauceri e Sergio Basile

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  • Il vero volto di Matteo Renzi, il pupo caro alla Casa Bianca

    Il vero volto di Matteo Renzi, il pupo caro alla Casa Bianca

    Lunedì, Febbraio 17th/ 2014

    – di Sergio Basile –

    Roma, Firenze, Washington, Tel Aviv, Casa Bianca, volo del 2007 negli Usa, Matteo Renzi, Nuovo Governo, Giorgio Napolitano, BCE, FMI, Draghi Trichet, Annientamento della Costituzione, Carlo De Benedetti, Morgan Stanley, Massoneria Internazionale, Marco Tronchetti Provera, Alessandro maiorano, Alan Friedman su Monti e Napolitano, rottamatore, privatizzazione del nostro patrimonio nazionale, Della Valle, Del Vecchio, Luxottica, Tronchetti Provera, Pirelli, Gori, Canale 5,  Poletti, Bertelli, Prada, Scaroni, Generali, Palenzona, Unicredit, Valentini MPS, Nagel Mediobanca, Caltagirone, Romiti, Martina Mondadori, Barbara Berlusconi, Franco Bernabè, Gruppo Bilderberg, John Kerry, Michael Ledeen, Davide Serra, Marco Carrai, Yoram Gutgeld, McKinsey & Company, Barack Obama

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    Matteo Renzi e l'establishment mondialista

     Uno specchietto per allodole chiamato "Democrazia"                                   

    Roma, Firenze, Washington – Circa duemila anni fa nel nome della "Democrazia" (o almeno di chi gridava più forte, perchè magari ben pagato e sostenuto) i Romani avallarono le ipocrite macchinazioni degli scribi e dei farisei e condannarono a morte un innocente al posto di un ladro e brigante di nome Barabba. Perciò il vero Re fu messo a morte e il ladro ed i suoi compari raggiunsero il loro obiettivo. Già fin dai tempi di Gesù, dunque, la democrazia di piazza dimostrò tutti i suoi limiti e la sua inadeguatezza ed iniziarono i primi scaricabarile tra partiti e gruppi di potere. Di chi fu alla fine la responsabilità dell'omicidio più noto della storia? Ma dopo duemila anni, ci chiediamo: la razza umana ha imparato la lezione? Beh, francamente, pare di no. Anzi! Oggi in Italia i romani (italiani) sembrano aver perso definitivamente la bussola, accettando ogni stravolgimento politico senza passare più neppure dalle criticabili piazze e dal pubblico, e spesso sommario, volere. A decidere non è più il "popolo" (con tutte le riserve del caso) ma addirittura direttamente una stretta cerchia di eletti e banchieri. Anni, secoli di studi su costituzionalismo e tripartizione dei poteri sono andati in fumo in soli 3 anni. E' bastata una letterina firmata Draghi-Trichet per mandare tutto a monte ed inaugurare l'andazzo al di fuori di ogni principio costituzionale. Ma per i media tutto fa brodo. Come lo è per molti italiani che continuano a recarsi imperterriti alle disarmanti "primarie" – regionali e nazionali – del PD, ad esempio.

     L'Assist del Corsera (Mediobanca)                                                                      

    L'assist al terzo golpe sotto il regno di Napolitano, questa volta è partito – come notavamo nel nostro ultimo editoriale, vedi qui Friedman, il Complotto e la Consistenza della Mozzarelle di Bufala – dal quotidiano di regime targato Mediobanca, “Il Corriere della Sera”: il primo a sdoganare il presunto e penoso scoop  di Alan Friedman su Monti e Napolitano, aprendo nell'opinione pubblica la "provvidenziale possibilità Renzi", il rottamatore, il salvatore della patria e l' "uomo nuovo della politica dal volto pulito". Ma chi è davvero l'ex ragazzo prodigio, prima donna del palcoscenico fiorentino, invocato come nuovo salvatore dai media e da tutti i maggiori esponenti dei poteri forti del Bel Paese? Una cosa è certa l'Italia, "che conta" lo appoggia stranamente in tutto e per tutto. Basta vedere le copiose dichiarazioni ed interviste rilasciate su dozzine di quotidiani, in primis da Confalonieri (Mediaset) e da De Benedetti (Espresso-Repubblica, ecc., ecc..). Quest'ultimo, ebreo sionista e primo artefice della svendita e privatizzazione del nostro patrimonio nazionale e dell'apertura alla speculazione internazionale, in merito dichiarò: "I partiti hanno perduto il contatto con la gente, lui invece (Renzi) quel contatto ce l’ha" (da l'Espresso). Ma la lista dei supporters è lunga: Della Valle (Tod's); Colao (Vodafone); Del Vecchio (Luxottica); Tronchetti Provera (Pirelli); Gori (Canale 5); Poletti (Lega Coop); Bertelli (Prada); Scaroni (Generali); Palenzona (Unicredit); Valentini (MPS); Nagel (Mediobanca). Sul carrozzone, in tempi non sospetti, sono saliti anche personaggi del calibro di Caltagirone, Romiti, Martina Mondadori, Barbara Berlusconi, lo stesso Silvio e Franco Bernabè (già ENI e Telecom, noto membro del Gruppo Bilderberg ed ex-prodiano doc) cui figlio Marco ha forti legami con Tel Aviv, attraverso il fondo speculativo Wadi Ventures. Ma come mai tutta questa attenzione per il giovane Matteo? E poi chi è davvero Matteo Renzi? Vediamo.

     Renzi Matteo – Il volto pulito della politica italiana                                       

    Il prossimo premier filoamericanista e liberista doc (nonché di sinistra) è figlio di Tiziano Renzi, ex parlamentare Dc in odore di massoneria molto chiacchierato per il fallimento e la gestione dell'azienda di famiglia, la "Chil S.r.l.": azienda poi ceduta repentinamente ad un imprenditore ligure che non esitò ad assumere il rottamatore (anno 2003) a 11 giorni dalla sua discesa in campo per l’elezione a presidente della Provincia di Firenze.  Renzi, "fu assunto come dirigente della società, appena dopo averne ceduto il 40% delle quote". Ma non finisce qui, anzi, siamo solo all'inizio. Da Presidente della Provincia di Firenze – vedi Wallstreetitalia del 19 Ottobre 2012 –  "il sedicente rottamatore della vecchia guardia politica, Matteo Renzi, avrebbe sperperato in giro per l'Italia e il mondo 20 milioni di euro, tra viaggi negli Stati Uniti, cene in ristoranti di carne e di pesce, pagando sia per sé sia per i suoi fortunati invitati. E facendolo spesso e volentieri attingendo dai fondi della Provincia tramite la carta di credito avuta in dotazione". Tra le altre accuse mosse in seguito al "ragazzo pulito" della politica italiana, anche quella di "aver assunto personale al Comune di Firenze senza concorso pubblico". In merito alla vicenda, va aggiunto che Alessandro Maiorano – storico dipendente del Comune di Firenze poi "utilizzato" da Beppe Grillo nel suo blog –  presentò un resoconto sui "bancomat di Renzi" corredato da prove e fatture. Il report parlava espressamente di "20 milioni di fatture che Renzi aveva preso dalla provincia di Firenze, tra donazioni, fiori, viaggi, cene". insomma, pare che i Fiorito non siano poi così rari… anche tra i rottamatori. Ma Maiorano presso la Guardia di Finanza fece di più, denunciando la particolare situazione patrimoniale della stessa Chil Srl. Successivamente la Corte dei Conti fu chiamata a far chiarezza su "9,2 milioni di euro spesi dalla Provincia per concedere servizi irregolarmente alla società in-house voluta dal sindaco di Firenze". Inoltre, sulla scia di altri filoni d'inchiesta, ci giunge notizia che Renzi avrebbe fatto "nominare soggetti in aspettativa nello stesso ente". In particolare – racconta Maiorano – "si tratta di quattro dirigenti o funzionari che erano andati in pensione, ma che sono stati riassunti con denaro pubblico da Renzi". Ma in tempi non sospetti – probabilmente per accattivarsi le simpatie dei suoi supporters oltre atlantico – il giovane Renzi fu anche il bizzarro autore di un libro tutto proteso a tessere le beate lodi delle liberalizzazioni, della privatizzazione della Rai, nonché a riconoscere clemenza per quei politici colti in flagranza di reato e disposti ad abbandonare il campo…

     Il rapporto con l'establishment mondialista                                                    

    Ma dopo aver fatto luce su alcuni punti poco noti del pupo Renzi il vero punto da chiarire è un altro: chi è davvero Matteo Renzi per l'establishment mondialista? Perchè l'élite internazionale ne ha voluto una così rapida ascesa? Perchè ha rimpiazzato in maniera "ottimale" e repentina un personaggio di "acclarata fama"del calibro di Enrico Letta, molto noto nell'ambito dei più segreti circoli mondialisti? Beh forse per avere la risposta giusta dovremmo guardare ancora una volta al cuore dell'impero mondiale unico nascente: Washington. Una città che Matteo Renzi sembra amare particolarmente, come dimostrano i suoi curiosi viaggi negli States, specie dal 2007 in poi. A condurci su questa pista, oltre lo stranissimo volo di Renzi negli Usa, datato 2007 – era l'anno del Cinquantenario dell'UE e dei trattati di Roma, festeggiato in pompa magna proprio tra Roma e Firenze – anche un rapporto di simpatia reciproca con il Segretario di Stato Usa, John Kerry e un legame davvero particolare che lo legherebbe a Michael Ledeen, uomo di primo piano della CIA e già consulente dei Bush e di Ronald Reagan (e del suo celeberrimo gabinetto di massoni all'interno della Casa Bianca). Ma analizzando il suo ricco curriculum, non sfugge il fatto che Ledeen sia stato anche consulente del Sismi negli anni della Strategia della tensione, nonché uno dei consulenti di primo piano del governo israelinao (in particolare del ministero degli Esteri). Stranamente molto vicini all'asse Usa-Israele – curiosa coincidenza – sono i noti "consulenti renziani" Davide Serra, Marco Carrai e Yoram Gutgeld. Partiamo da quest'ultimo.

    Matteo Renzi e l'establishment mondialista

     Yoram Gutgeld, il guru della McKinsey                                                              

    Laureatosi presso l'Università Ebraica di Gerusalemme nel 1984, Gutgeld fu anche studente presso l'Università della California e già uomo di punta della  misteriosa multinazionale statunitense McKinsey & Company: leader indiscussa della consulenza aziendale a livello planetario e nota per la straordinaria carriera dei suoi ex-consulenti. Newsweek ha definito la McKinsey & Company come “la società di consulenza di gran lunga più influente al mondo”; Il Financial Times l'ha invece dipinta come “la società di consulenza manageriale leader nel mondo”. Da notare come clienti dell'azienda leader nella consulenza aziendale siano stati multinazionali del calibro di Enron, Swissair, GM, Ford. Da notare, ancora, che consulenti della McKinsey sono inoltre soggetti alla pratica dell'"up or out": essi devono – sotto pressione e minaccia di licenziamento – svolgere avanzamenti di carriera entro dei dati limiti temporali, altrimenti essi vengono invitati a lasciare l'azienda. Un  altro aspetto particolare del modus operandi della McKinsey è, inoltre, il suo "non vincolarsi in esclusiva con un cliente", con la possibilità di andare incontro a ciclopici ed impuniti conflitti d'interesse. Il supporto di Gutgeld si dimostra, in tal senso, molto più prezioso di quanto possa apparire per il prossimo "premier".

     Marco Carrai, l'uomo che sussurra a Renzi                                                       

    Altra punta di diamante all'interno del carrozzone renziano è Marco Carrai, suo consigliere economico, eletto nel 2013 deputato in quota al PD in Abruzzo. A Carrai, imprenditore di Greve in Chianti –  membro del consiglio della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze – fa riferimento la Cambridge Management Consulting di cui socio è l’Fb Group di Franco Bernabè (Bilderberg Club), il cui figlio Marco è pure entrato nel consiglio d’amministrazione dell'azienda di consulenza aziendale Newco. Luigi Bisignani – come apprendiamo da un articolo apparso su "L'Espresso" dello scorso 4 Novembre 2013, di Marco Damilano – lo descrive come "l’uomo che sussurra a Renzi", uno scapolo di 38 anni che si sposta a Firenze su una vecchia Fiat Punto, "pur collezionando partecipazioni azionarie e presidenze di municipalizzate, società e consigli di amministrazione". Carriera straordinaria che ha trovato un'insolita impennata a partire dal 2009, anno in cui l’amicone Matteo passò dalla Provincia di Firenze al Comune. E' interessare notare come Carrai abbia interessi particolari anche in Israele nel settore delle nuove tecnologie. Anche questo merito del suo santo di riferimento?

     Renzi e la grave dimenticanza di Massimo D'Alema                                      

     Massimo D’Alema, in una recente intervista ha parlato di Matteo Renzi come del "terminale di quei poteri forti che vogliono liquidare la sinistra". Anche se D'Alema evidentemente finge di non sapere (o di dimenticare) come dal '45 ad oggi la sinistra abbia di fatto retto incondizionatamente il moccolo agli USA nella sua lenta ed inesorabile azione di colonizzazione del Bel Paese… e dimentica, altresì, ciò che la stampa internazionale indipendente dice da anni sul conto degli Usa e del socialista democratico Barack Obama (modello renziano doc di riferimento), paragonando la Casa Bianca al Cremlino di Stalin. Chissà come mai! 

     Davide Serra, lo squalo della finanza caro a Morgan Stanley                      

    Altra figura piuttosto ambigua è Davide Serra (speculatore finanziario e braccio destro di Renzi per l'economia, fondatore della fondazione Metropolis). Di casa presso la City di Londra che terrà ben d'occhio dal suo lussuoso appartamento londinese di Mayfair, Serra, oggi si guadagna da vivere con mille attività, ma probabilmente la più redditizia resta quella afferente alle scommesse sui ribassi in Borsa. D'altronde si sa, il mondo bancario è l'isola felice del renziano. L'enfant prodige è altresì di casa presso la Morgan Stanley, una delle banche d’affari più attive nelle speculazioni finanziarie e tanto cara allo stesso ex-ex-premier tecnico Mario Monti: ricordiamo come Giovanni Monti (figlio di Mario) fu nominato Vice President proprio presso Morgan Stanley. Va ricordato anche come lo stesso Monti appena chiamato a "salvare l'Italia" fece un gran regalo d’Epifania proprio all’amata banca newyorkese: un regalino di 2 miliardi e 567 milioni di euro tempestivamente dirottati dalle casse del Tesoro a quelle della banca, come rimborso su "corsia preferenziale" di interessi su operazioni sul debito pubblico nazionale. Il tutto all’insaputa degli organi di informazione italiani, evidentemente poco propensi – non si comprende per quale recondito motivo – a quel tempo ad occuparsi della faccenda. Ma torniamo al consulente. Davide Serra come per magia in Morgan Stanley (anno 2001) fece subito una gran carriera, scalando posizioni su posizioni, in un quinquennio che lo condusse a diventare direttore generale e capo degli analisti bancari, stringendo ben presto importanti contatti con personaggi come Profumo (Unicredit) e Passera (Intesa-San Paolo). Altro miracolo Serra lo compì nel 2006: diede genesi all'apocalittica creatura finanziaria (hedge fund) "Algebris Investments", capace in un solo anno di passare da 700 milioni a quasi 2 miliardi di dollari gestiti. Ma egli, intorno al 2007, fu anche il "coraggioso" pioniere della scalata al colosso bancario olandese Abn Amro: la più importante di sempre. Poco dopo il "broker" dei miracoli spodesto Antoine Bernheim alla presidenza di Generali, entrando in Mediobanca. Ma tutto questo ovviamente Renzi, il rottamatore di Palazzo Chigi, non poteva saperlo…

     Renzi premier? Ora sembra tutto un pò più chiaro                                        

    Allora, forse, oggi capiamo con maggior chiarezza perchè avvenga che la maggioranza della direzione di un partito di minoranza chiamato PD  (maggioranza tra l'altro emersa in maniera roccambolesca nell'ambito di primarie interne molto contestate per presunti brogli tra i contendenti) decida per tutti la leadership del Paese e con il nulla osta della politica, dei poteri forti e – ovvio – del Quirinale. Oggi, dunque, dopo le dimissioni del tecnico-Letta ecco un altro pargolo illuminato presentarsi per il giuramnento: oggi è stato il giorno dell’incarico a Matteo Renzi, convocato ieri dal Capo dello Stato al Quirinale. Domani (Martedì) lo stesso prossimo neo-premier dovrebbe dare il via alle consultazioni (…) Il giuramento e la consueta cerimonia del Campanello a Palazzo Chigi, con il passaggio delle consegne da Letta, potrebbe avvenire giovedì. Venerdì il nuovo presidente del Consiglio dovrebbe andare in Senato e chiedere la fiducia, sabato invece il passaggio alla Camera. Solo per la cronaca piuttosto animoso si annuncia il totoministri: Fabrizio Barca potrebbe essere il nuovo console nominato al posto di Saccomanni, all'Economia. Un posto d'onore (probabilmente per il buon lavoro svolto finora ) potrebbe andare anche al Presidente dell’Istat, Pier Carlo Padoan. Graziano Delrio potrebbe essere invece il prossimo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Ai Beni Culturali potrebbe ritrovarsi il "fedele" Dario Franceschini, mentre all’Istruzione la montiana Stefania Giannini. Insomma una vera "rivoluzione democratica".  Ma visto quel che accade, francamente poco ci interessa … Tanto si passa come al solito dalla padella alla brace, e viceversa. Per ora gli unici davvero felici delle ghiotte novità che rimbalzano da Palazzo Chigi, magari intenti a festeggiare con champagne e caviale – ci scommetterei la camicia – oltre ai sudditi italioti sono gli inquilini della White House a Washington.

    Sergio Basile (Copyright © 2014 Qui Europa)

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  • La Cena Sospetta e i Conti Impagabili. Tra 10 anni dell’Italia non rimarrà nulla

    La Cena Sospetta e i Conti Impagabili. Tra 10 anni dell’Italia non rimarrà nulla

    Giovedì,  Ottobre 24th/ 2013

    – Speciale di C.Alessandro Mauceri e Sergio Basile –

    Letta, manovra finanziaria, Tasi e Tari, Unirec, debiti non pagati, agenzie di recupero crediti, Roberto Orsi, London School of Economics and Political Science, Berlusconi, Monti, Letta, IVA, Mediobanca Securities, UniCredit, Mps, Grecia, Cipro, La cena sospetta, Mario Draghi, Eugenio Scalfari, Enrico Letta, Giorgio Napolitano, Laura Boldrini, Britannia 2, Stato di necessità 

     

    Regime, Tasse e Finanziaria – Gli Italiani non

    sono più in grado di pagare i propri conti

    I dati raccolti parlano chiaro: Non ce la facciamo più a

    pagare i nostri conti.

    ►Il terribile rapporto Unirec e gli insoluti

    Tra 10 anni dell'Italia non rimarrà davvro nulla:

    "destinati a scomparire!"

    ►La Situazione del Debito aggregato di stato

    E' pari a 6000 miliardi di Euro: il 400% del Pil

    ►Britannia 2 – La cena sospetta: Draghi da Scalfari 

    con Letta, Napolitano e Boldrini

    Un metaforico incontro? L'Ultima cena degli Italiani?

     

    di C.Alessandro Mauceri e Sergio Basile

    Britannia 2 - La Cena SegretaBritannia 2 - La Cena Segreta

     Gli Italiani non sono più in grado di pagare i loro conti                                 

    Palermo, Roma –  di C.Alessandro Mauceri e Sergio Basile – Proprio ieri il capo del governo, Enrico Letta, si è vantato dei benefici di cui potranno godere gli Italiani grazie agli interventi previsti dalla sua manovra finanziaria. In realtà le conseguenze sulla qualità della vita della gente a causa delle misure adottate dal governo non si sapranno fino in fondo nel minimo dettaglio, ma si intuiscono benissimo… sarà tutto più chiaro quando i Comuni definiranno quanto far pagare ai propri cittadini di Tasi e Tari. Per contro, sempre più spesso, le prime pagine dei giornali vengono riempite di titoli a quattro colonne che lanciano l’allarme contro questo o quell’aumento. Qual è la realtà? 

     Il Terribile Rapporto Unirec                                                                                    

    Forse la risposta a questa domanda è già contenuta nei dati del rapporto pubblicato in questi giorni dall’Unirec, l’associazione che riunisce le principali società di recupero crediti. In questo caso, infatti, non si parla di proiezioni basate su analisi e previsioni senza alcun fondamento, ma di dati reali. Ebbene i fatti (non promesse come quelle dei vari esemplari della casta) mostrano che mediamente gli Italiani non sono più in grado di pagare i propri conti. Ovviamente ora qualcuno affermerà che si tratta di una situazione già nota e che non sarebbe una novità. E invece non è così. Sì, perché la situazione è di gran lunga peggiore di quella che ci si potrebbe aspettare leggendo i giornali. Negli ultimi due anni gli insoluti sono praticamente raddoppiati fino a raggiungere, nel 2012, la cifra mostruosa di 34 miliardi di Euro. E la situazione continua a peggiorare.

     Andati in fumo 60 miliardi di prestiti solo nel 2012                                        

    Ma non basta. A questa cifra, già di per sé preoccupante, devono essere sommate le pratiche relative a debiti non pagati da famiglie e imprese che faticano sempre di più a onorare le proprie obbligazioni e rimborsare i prestiti contratti. Queste pratiche, affidate ad agenzie di recupero crediti, aumentano del 6/8%  all’anno. Sono ormai milioni le cartelle da cui emerge la difficoltà delle famiglie (prima invitate, anzi quasi “costrette” grazie ad attente campagne di marketing a comprare di tutto e poi incapaci di pagarne le rate). Le pratiche affidate per il recupero crediti scaduti e non pagati passate alle aziende di riscossione continuano a crescere giorno dopo giorno. Grazie alla restrizione dei criteri adoperati per i prestiti, sarebbero andati in fumo 60 miliardi di Euro di prestiti solo nel 2012. Solo i sospesi nei confronti di banche, finanziarie e multiutilities hanno raggiunto quota 34 miliardi (33,7 per l’esattezza), con un incremento nell’ultimo anno del 17% e addirittura del 48% rispetto al 2010.

    Britannia 2 - La Cena SegretaBritannia 2 - La Cena Segreta

     Negli ultimi due anni i Debiti sono raddoppiati                                                

    Quindi stando ai dati, non a previsioni o a studi o a teorie economiche più o meno di parte, negli ultimi due anni i debiti sono raddoppiati. E, di questi 24 miliardi di Euro sono debiti a carico di famiglie. Sono 25,4 miliardi le pendenze nel settore bancario e finanziario relative a rate di prestiti, acquisto di beni di largo consumo, rate di mutui, scoperti bancari, certe di credito revolving e canoni leasing. E poi 14,6 miliardi per bollette insolute per beni e servizi di prima necessità (come luce, acqua, gas e telefono). Tanto necessari che spesso gli Italiani sono stati costretti a rivolgersi alle banche per poter pagarle: non è un caso se le cambiali sono aumentate del 44% rispetto al 2009. Cambiali che spesso non possono essere pagate e così anche i protesti sono aumentati.

     In 10 Anni dell'Italia non resterà più nulla                                                         

    Questa è la situazione in cui oggi vivono gli Italiani. Dopo aver letto questi dati non sorprende il risultato dell’analisi condotta Roberto Orsi della London School of Economics and Political Science, in base alla quale continuando di questo passo nel giro di 10 anni del nostro Paese non rimarrà più nulla. E di chi è la colpa di tutto ciò? Prima di tutto della classe politica che non sa fare altro che aumentare le tasse nascondendosi dietro parole come “stabilità” o “ripresa”. Lo faceva Berlusconi. Lo ha fatto Monti. E lo sta facendo anche Letta. Anzi, nei giorni scorsi, è stato accusato dal suo predecessore e mentore di non “massacrare” abbastanza gli Italiani! Ma le msure prese invero ci sembrano fotocopie le une delle altre… La verità è che la situazione di usurocrazia dominante (sistema della moneta-debito: resa ancor più funesta dal "fattore euro") e – in aggiunta – la situazione di "terribile gestione finanziaria, infrastrutture inadeguate, corruzione onnipresente, burocrazia inefficiente, il sistema di giustizia più lento e inaffidabile d’Europa" è ormai chiara a tutti. Lo hanno detto le tanto osannate (quanto plurindagate e  denunciate) agenzie di rating (che, infatti, continuano ad abbassare i rating del nostro Paese a ritmi altalenanti e spesso discordanti tra loro), lo dicono gli studiosi (quelli veri e non politicizzati) e gli economisti di mezzo mondo, intellettualmente onesti (e non venduti). Gli stessi secondo i quali “gli storici del futuro probabilmente guarderanno all’Italia come un caso perfetto di un Paese che è riuscito a passare da una condizione di nazione prospera e leader industriale in soli vent’anni in una condizione di desertificazione economica, di incapacità di gestione demografica, di caduta verticale della produzione culturale e di un completo caos politico istituzionale". Gli stessi che, da anni ormai, continuano a ripetere (e noi tra quelli), come del resto ovvio, che, aumentando le tasse, i ricavi dalla tassazione diretta non sarebbero aumentati, ma, anzi, oltre un certo valore sarebbero diminuiti. E infatti a luglio sono calati del 7%, con in più un rapporto deficit/Pil ben al di sopra del 3% e con il debito pubblico che ha superato il 130%.

     Effetto Monarch di Massa – La Balla Criminale e Reiterata sulla Ripresa  

    E continuando a "gestire" (per usare un eufemismo) così il Paese, la situazione non potrà che peggiorare. Ma quello che è più grave è che il governo sa perfettamente che la situazione è insostenibile. Non può non saperlo visto che tali dati sono sotto i suoi occhi. Solo che non "sarebbe in grado di trovare altre strade" a parte quella di aumentare le tasse, come l’IVA (infatti il gettito Iva diminuito del  6,8% nei primi 5 mesi del 2013). Ma come dire: non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere… Magari per copione! Sono anni ormai che tutti esemplari della casta partitica in circolazione e molti dei rappresentanti delle nuove caste politiche da poco sulla scena (finti dissidenti) unitamente alla stampa principale, non fanno altro che cercare di tranquillizzare strategicamente la popolazione promettendo una ripresa imminente. Una ripresa che non è mai arrivata e che semmai, nel migliore dei casi (davvero qualcuno degli Italiani può ancora credere che nel giro di un anno il nostro Paese sarà in grado di ridurre il gap che la separa dagli altri Paesi in continua crescita?), potrà essere una riduzione del peggioramento attuale. Anche se ciò è matematicamente e scientificamente impossibile. A patto ovviamente che ci si svegli e si comincino ad attuare le misure che potrebbero permettere agli Italiani di lavorare: magari iniziando a mettere al centro del piatto l'unico vero cancro che ci distrugge, nonché il padre di tutti i mali: il problema della sovranità monetaria rubataci dall'Europa delle banche. Ma i giorni passano inesorabili, il debito criminale aumenta e l'economia si distrugge col lievitare delle tasse… questa fantomatica "ripresa" è dunque non difficile ma quasi impossibile, visto che ormai il 15% del settore manifatturiero (che prima della crisi era secondo solo la Germania all’interno dell’UE), è stato distrutto o venduto a imprese estere e che 32.000 aziende sono scomparse solo negli ultimi mesi. Con la conseguenza che la disoccupazione ha raggiunto cifre vergognose per un "paese democratico" e "civile", ma degne di uuna repubblica di stampo stalinista.. Oltre la soglia del 38% è giunta oggi la disoccupazione giovanile: il dato peggiore dal 1977.

    Britannia 2 - La Cena SegretaBritannia 2 - La Cena Segreta

      Apocalisse Italia                                                                                                         

    Questo "miracolo" sarebbe altresì possibile (premesso che l'Italia possa recuperare – ribadiamo – la propria sovranità monetaria) a patto che i cosiddetti politici, e i saggi da loro chiamati per "salvare l’Italia", possano rendere più competitive le nostre imprese e possano permettere loro di resistere alla concorrenza dei prodotti a basso costo provenienti dai Paesi asiatici: la smettano cioè di adottare misure insensate di svendita programmata del paese e di distruzione indotta dell'economiaco. indice ne è l’aumento dell’IVA e quindi dei prezzi dei prodotti nazionali (resi in tal modo ancora meno concorrenziali)! La conseguenza di questa gestione è che, nel mese di Maggio 2013, le entrate tributarie sono scese di 0,7 miliardi di Euro rispetto allo stesso mese del 2012. Ma loro non si sono fermati e hanno fatto di peggio. Hanno firmato una serie di accordi internazionali e li hanno fatti ratificare da un Parlamento “ingenuo” (che sta per consenziente e complice) costringendo il nostro Paese a rispettare performance impossibili che stanno già oggi avendo come conseguenza la perdita del potere decisionale e della ricchezza reale nazionale, con un evidente e connesso processo di espropriazione di massa in atto. Ciò non ha fatto altro che far aumentare ancora le tasse (e, paradossalmente, far diminuire ulteriormente le entrate dell’erario in una spirale recessiva di proporzioni storiche..anzi apocalittiche). E allora l’unica soluzione estrema trovata dai saggi governanti è stata quella mettere in vendita parti delle imprese statali o e i beni dello Stato, immobili di proprietà degli Italiani…. Anche se probabilmente questo era il vero obiettivo della crisi indotta fin dal principio… Malgrado il sonno di authority, magistratura, garanti della "Costituzione" e sindacati….

     La Situazione del Debito Aggregato di Stato                                                      

    Oggi, grazie alla gestione degli ultimi decenni di mala politica, all'euro ed alla perdita della sovranità (monetaria, finanziaria, fiscale, programmatica, politica, ecc..) gli Italiani si trovano  ad avere un livello di tassazione che è tra i più alti al mondo. Anzi il più alto! E senza neppure avere in cambio i relativi servizi: grazie all'abolizione del "Deficit Spanding" (cioè della irrinunziabile prerogativa statale di creare ricchezza investendo a debito) dovuta al Patto di Bilancio europeo impostoci, le infrastrutture sono pessime, la corruzione è dilagante, la burocrazia è assolutamente inefficiente e il debito aggregato di Stato, famiglie, imprese e banche ha raggiunto la cifra record di circa 6000 miliardi di Euro pari al 400% del Pil. Pil che, alla faccia di tutte le promesse e di tutte le previsioni continua a diminuire (-2% quest’anno e -2,4 del 2012). 

     Gli unici miracolati? I Banchieri e i loro istituti                                                   

    Gli unici a beneficiare degli aiuti deliberati dal Parlamento negli ultimi decenni sono stati gli istituti bancari. Secondo i dati de il Sole 24 Ore, le banche del Belpaese hanno goduto di aiuti continui e prosperi che avrebbero portato nelle loro casseforti, di recente, circa un miliardo di Euro. Ma non era ancora abbastanza, così si è pensato di varare nuove norme sulla deducibilità fiscale di svalutazioni e perdite sui crediti che permetteranno alle banche di incrementare gli utili del 7% nel 2014 e del 5% nel 2015 (stime Mediobanca Securities). Tradotto in “soldoni”, mentre gli Italiani vengono privati della possibilità di farsi una pensione, né classica, né integrativa (l’INPS evidentemente non sarà in grado di pagare tutte le pensioni) alle prime nove banche italiane verranno regalati un miliardo di Euro di profitti in più, in due anni, con i benefici maggiori che serviranno alle banche con la situazione più problematica sul fronte dei crediti per recuperare denaro. Secondo la stima degli economisti di Banca Imi (come detto: vedi allegato) il beneficio fiscale 2013 per UniCredit sarebbe di 271 milioni (più 236 nel 2014 e 219 nel 2015), di 101 milioni per Mps e così via per tutte le altre banche. La norma dovrà essere prima ufficializzata e poi passare al vaglio di Camera e Senato, ma non sembra che nessuno sino ad ora abbia osato obiettare nulla. Tanto i soldi che saranno utilizzati saranno quelli raschiati dalle tasche dei cittadini. In tal modo le banche in questione potranno godere di un miglioramento sensibile dei loro profitti che oscillerebbe dal 3 al 6%. Letta dunque anziché colpire le prime responsabili della "crisi indotta" dell'Euro-zona (e di riflesso dell'intera economia continentale) costringendo il sistema bancario a restituire ai contribuenti il maltolto – da signoraggio di primo e secondo livello (cioè quello da riserva frazionaria) – fa esattamente il contrario: ruba ai poveri per dare ai ricchi. Ma questa volta il buongusto del governo ha superato anche quello manifestato in dozzine di occasioni dal predecessore – e "dimissionario" – Mario Monti. Per tacere sul fatto che – come visto: vedi allegato) la nuova finanziaria, questa volta non risparmia neppure i morti, finora esentati, decretando per il 2014, sui funerali, l'ntroduzione dell'IVA al 10%.

    Britannia 2 - La Cena SegretaBritannia 2 - La Cena Segreta

     Avanti tutta con le ultime privatizzazioni                                                           

    Per contro, come detto in altre sedi, la parola d'ordine sarà anche nel 2014 "privatizzazioni". Nel mirino della banda Letta – fonte Washington Post – a quanto pare ci sarebbero ora Fincantieri e Terna, con il collocamento sul mercato estero di percentuali rispettivamente del 49% e del 4,9%. Il tutto rientrerebbe nel piano "Destinazione Italia"con il supporto  e dietro la regia del Comitato per le privatizzazioni istituito non presso il Cremlino di dei primi decenni del Novecento, ma presso il "Ministero dell'Economia e Finanze", fatto oggetto nei giorni scorsi di pesanti contestazioni e proteste. 

     L'alibi dello Stato di Necessità e le elezioni che spaventano la casta         

    L'anima nera della squallida vicenda si chiama “stato di necessità”: "quello che secondo Karl Schmitt autorizzerebbe a sospendere la Costituzione". In realtà, come ricordato in questi giorni da illustri osservatori "lo stato di necessità è dettato dall’imperativo di salvare il sistema oligarchico". I meccanismi e le misura di cui sopra, non sono altro – dunque – che strumenti atti ad assicurare che possano essere prese fino alla fine (la nostra) decisioni conformi allo "stato di necessità" decretato dall'UE. Ciò significa che le elezioni vanno evitate a tutti i costi e che il golpe avviato con la nomina di Mario Monti deve proseguire. E ciò anche perchè la casta unita non può permettersi brusche modifiche di copioni… in ballo ci sono anche le elezioni al Parlamento Europeo.. figuriamoci se l'élite potrebbe permettersi lo sconvolgimento dei sapienti e funzionali (alla loro causa) equilibri creatisi a Strasburgo e Bruxelles… Nuovi partiti e movimenti presumibilmente vincenti in Parlamento potrebbero portare tra gli scranni dell'Eurocamera rappresentanti nuovi e personaggi davvero comodi e "pericolosi" per lo status quo venutosi a creare in questa sorta di Terza Roma Mazziniana. Magari qualcuno potrebbe tornare a parlare con forza di "sovranità monetaria"… Non sia mai!

     Burattini e Burattinai a cena                                                                                   

    Il tutto – secondo quanto rivelato da numerosi quotidiani di controinformazione nei giorni scorsi – sarebbe stato deciso in una cena privata che ha avuto luogo lo scorso 20 settembre a Roma, e che avrebbe visto confluire allegramente a casa di Eugenio Scalfari nientepopodimenoché Mario Draghi, Enrico Letta, Giorgio Napolitano e Laura Boldrini: tutti  insieme appassionatamente. Tutti strenui difensori dello "stato di necessità" che legittima ed "autorizza" le "riforme" e tutti allegri supporters delle privatizzazioni e del prelievo forzoso suggerito dalla Troika (Bail-in). Insomma dopo il sacco del Britannia stiamo assistendo al sacco del "Britannia 2". Temiamo tuttavia che nelle sale non vedremo mai il sequel (Britannia 3). perchè? Beh semplice: non c'è rimasto più nulla da rubare e distruggere!

    di C.Alessandro Mauceri e Sergio Basile  (Copyright © 2013 Qui Europa) 

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  • Usura e Lotta alla Criminalità Economico-Finanziaria: Le Banche iniziano a tremare

    Usura e Lotta alla Criminalità Economico-Finanziaria: Le Banche iniziano a tremare

    Martedì, Ottobre 8th/ 2013

     – di Sergio Basile e Alessio Orsini –

    Padova, Roma, Alessio Orsini, Sergio Basile, Italia, Piazza Cavour, Corte di Cassazione, Criminalità Economico-Finanziaria, Giudiziaria, sistema bancario, banchieri, debito illegittimo, Qui Europa, Usura Bancaria, Strozzinaggio bancario, Salerno, Frosinone, Unicredit, Banca Intesa, Popolare Bari, Popolare Penisola Sorrentina, BCC Scafati, BCC di Capaccio, Carime / UBI Banca 

    Usura e Lotta alla Criminalità Economico-Finanziaria: 

    Le Banche iniziano a tremare

    Qualche magistrato ora c'è! Gli emblematici casi di Padova

    e Frosinone e il silenzio dei media

    Salerno – in due anni oltre 100 bancari rinviati a giudizio per usura

     

     di  Sergio Basile e Alessio Orsini

    usura - consulta nazionale

     Nel Sottobosco dell'Usura Bancaria                                                                     

    Catanzaro, Padova, Frosinone, Salerno – di Sergio Basile e Alessio Orsini – Lo scorso 24 Settembre a Roma – malgrado la solita censura mediatica di carta stampata e tv di regime, in un Paese come l'Italia che sprofonda nell'oceano dell'usurocrazia e del debito indotto, col pretesto della "crisi", ha avuto luogo, come detto (vedi allegati) la prima manifestazione nazionale contro la criminalità economico-finanziaria e giudiziaria. Tra i temi affrontati e denunciati – e successivamente inseriti in un documento programmatico sottoscritto e condiviso da oltre 30 enti ed organizzazioni di rilievo nazionale (vedi lista in allegato) – la lotta comune all'usurocrazia e la costituzione di una consulta nazionale antiusura. Ciò anche sulla scia di un fenomeno non meno grave dell'usura indiretta o da debito pubblico gonfiato (a suon di spread e Target2): l'usurocrazia bancaria diretta. Molti, in merito, sono ad oggi i casi esaminati e le controversie aperte contro istituti bancari in palese posizione di abuso. E non si parla delle solite e paradossali strette sul credito (credit crunch) favorite ed indotte dall'innalzamento ad hoc (votato con la complicità dello stesso Europarlamento) dei coefficienti bancari di riserva patrimoniale, con l'alibi fittizio della "crisi", ma anche di veri e propri casi ben mascherati di usura propriamente detta. Ecco, di seguito, alcuni degli ultimi casi più eclatanti, nei quali lo strapotere bancario ha  tuttavia trovato – finalmente – "pane per i propri aguzzi denti".

     I Casi di Padova e Frosinone                                                                                  

    1) Padova – Di recente, il titolare di una ditta si era visto esecutare da una Banca Veneta per circa un milione di euro. Da una verifica contabile, però, risultò che la Banca aveva incamerato indebitamente quasi un milione e quattrocentomila euro, dei quali, oltre seicentocinquantamila euro a titolo di usura. Quindi l'imprenditore comprese che non era Lui il debitore e che il mutuo ipotecario (che la banca gli impose di sottoscrivere qualche anno prima, per chiudere precedenti esposizioni chirografarie in conto corrente) non si sarebbe dovuto nemmeno accendere. Scoprì anche che detto mutuo era in usura pattizia. Nell’agosto 2013 partì la Denuncia querela che trovò tempestivo provvedimento di sospensione da parte della Procura (vedi qui –  );  lo scorso 05/09/2013 anche il Giudice dell’Esecuzione sospese la procedura esecutiva, già in stato avanzato (si sarebbero dovute fissare le aste), poiché “il parere del P.M. è vincolante per il G.E.”; 2) Frosinone – Il titolare di una ditta, nelle scorse settimane, apprese che anche i mutui possono essere in usura all’atto della stipula. La Banca gli stava vendendo gli immobili. Il Consulente accertò – anche in questo caso – che il mutuo era in usura pattizia. Depositò, dunque, la denuncia-querela e il 18/09/2013 ottenne la sospensione dalla Procura di Frosinone. Il G.E. di Cassino, il giorno stesso dispose la sospensione della vendita e fissò l’udienza al 23/09/2013, nel corso della quale rinviò la procedura esecutiva al 22/09/2014 ( );

     Salerno – Usura Bancaria – Oltre 100 bancari rinviati a giudizio               ​

    3) Salerno – Numerosi casi di usura sono stati ad oggi presentati all'attenzione della Procura di Salerno. Numerosi, come vedremo, i rinvii a giudizio decisi. Ecco alcuni dei casi più emblematici. 1) Nell’autunno del 2011, hanno avuto inizio due processi a carico di oltre cinquanta persone (amministratori e dirigenti / funzionari di banche) per violazione dell’art. 644 c.p. terzo comma (seconda parte). Quarantacinque sono stati imputati nel caso D’Angelo, in cui il sostituto procuratore (dr.Senatore) ha chiesto ed ottenuto dal GUP (dr.ssa Lerose), il rinvio a giudizio di amministratori e dirigenti di tre banche (Banca Popolare di Bari, Banca Popolare della Penisola Sorrentina e BCC Scafati) che avevano chiesto / preteso il pagamento di tassi “sproporzionati” ad un’impresa edile; l’indagine, che in un primo momento il GIP aveva rinviato al PM, è terminata nella primavera del 2011 e nell’udienza preliminare, tenutasi nel mese di maggio, il GUP ha rinviato a giudizio i vertici di tre istituti di credito.

    usura - consulta nazionale

     Il Caso D'Alessio                                                                                                         

     2) Il secondo clamoroso caso in esame, verificatosi nella città campana, ha riguardato altri sette dirigenti bancari (un direttore di filiale e sei funzionari) coinvolti poi nel "caso D’Alessio", relativo ad un’impresa informatica che ha denunciato la sproporzione, nei rapporti di finanziamento con Banca Intesa, tra il capitale avuto in prestito ed i costi sopportati; dopo le indagini condotte dalla Gdf, il GUP (sempre la dr.ssa Lerose), su richiesta del PM (dr. Senatore), ha proceduto al rinvio a giudizio degli indagati;  3) Nell'aprile del 2012 nel Tribunale di Salerno il gup (dott.ssa Verderosa) manda alla sbarra due direttori di filiale della Banca di Roma/Unicredit;

     I casi Carucci e Alimentari S.P.A.                                                                        

    4) A novembre 2012 nel Tribunale di Salerno il GIP (dr.ssa Mancini), accogliendo la richiesta del PM (dr. Senatore), rinvia a giudizio ventidue persone: venti componenti dei consigli di amministrazione e due direttori generali della BCC di Capaccio tra il 1996 ed il 2005, per avere praticato tassi usurai nei prestiti ad un commerciante della zona che per l’usura bancaria era caduto nella rete di usurai comuni (caso Carucci), cui prima udienza si è tenuta già ad aprile 2013.  5) Nel Dicembre 2012, ancora il GIP del Tribunale di Salerno (dr. De Filippis) ha respinto la richiesta di archiviazione del PM per ventitre tra amministratori e funzionari indagati e accogliendo le osservazioni della parte offesa, ha disposto nuovi accertamenti sugli abusi delle banche (tra cui Banco Napoli / Intesa e Carime, gruppo Ubibanca), che avrebbero portato al fallimento un’azienda di Nola (la “Alimentari srl”); in questo caso la denuncia alla magistratura è stata presentata non dall’imprenditore, ma dal curatore fallimentare che imputa alle banche la causa del fallimento. Nella successiva udienza preliminare il GIP ha nuovamente respinto la richiesta di archiviazione, ma ha prosciolto cinque accusati, in quanto è risultato che all’epoca del fatto lavoravano in istituti non coinvolti nell’inchiesta ed ha ordinato ulteriori indagini con eventuale sostituzione del c.t.. 

      Alla sbarra funzionari di 7 banche                                                                    ​

     6) Nel gennaio 2013 alcuni dipendenti di Unicredit sono stati rinviati a giudizio per usura aggravata dal GUP (dr. De Filippis), su richiesta del PM (dr.ssa Guglielmotti): il reato viene contestato sull’erogazione, nei confronti di un’impresa, di un mutuo di 600 milioni di lire, nel 1996.  In sintesi, dunque, a Salerno, nel 2013, sono a giudizio per usura bancaria, in cinque processi (casi D’Angelo, D’Alessio, Carucci, Alimentari), oltre cento persone tra amministratori e funzionari di sette banche (Unicredit, Banca Intesa, Popolare Bari, Popolare Penisola Sorrentina, BCC Scafati, BCC di Capaccio, Carime / UBI Banca). Notizie, queste, silenziate dai grandi media, ma che provano due cose: l'esistenza di reati fatti spesso e volentieri alla luce del sole, o meglio sotto una cappa di apparente legalalità e normalità; la prova che le banche non sono mostri invincibili ed onnipotenti, ma attori del sistema – spesso e volentieri, come noto, collusi con lo stesso – che possono essere messi a bada. E' ora di alzare la testa! E come vedete qualcosa si muove.

    Sergio Basile, Alessio Orsini (Copyright © 2013 Qui Europa)  

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     Consulta Nazionale Antiusura                                                                                                         

    Avvocati Senza Frontiere – Movimento per la Giustizia Robin Hood – Il Delitto di Usura –  Qui Europa – La Voce di Parma – Movimenti Lo Sai – Movimento Credito alle Imprese – Sete di Giustizia – SOS ABUSI – R.T.M. Radio Televisione – Accademia delle Libertà – Per il Bene Comune – Cosa Pubblica – Tutela Interessi Clienti banche – Comitati Parmalat e Bond Argentini – Zero 7 News – Caposaldo Associazioni Unite – Associazione Terra Nostra – Konsumer Lazio – Konsumer nazionale – Confedercontribuenti – Rete dei Cittadini Lazio – A.S.P.A.L. Lazio – Imprese Comasche Riunite – Movimento di Resistenza Umana – AntiEquitalia – Confconsumatori Salerno – Coordinamento per la Sovranità Nazionale . 

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    24 Settembre 2013, Tutti a Roma – 1°Manifestazione Nazionale per fermare le Mafio-Banche

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  • Orgoglio Del Vecchio – Il Fondatore di Luxottica attacca il Sistema Bancario

    Orgoglio Del Vecchio – Il Fondatore di Luxottica attacca il Sistema Bancario

    Lunedì, Aprile 15th/ 2013

    – di Giovanni Antonio Fois –

    Leonardo Del Vecchio, Luxottica, Sistema bancario internazionale, Unione Europea, Assicurazioni Generali, Ray-Ban, Persol, Oakley, Partito Democratico, Popolo Della Libertà, Lega Nord, Recessione, Italia, Francesco Profumo, Credito Italiano, Avantgarde, Unicredit, Telecom, Equitalia

     

    Storia di Leonardo Del Vecchio – Il Padre

    di Luxottica attacca il sistema bancario:

    ''Così non si va da nessuna parte''

    La denuncia del secondo imprenditore d'Italia:

    ''Basta ai manager mitomani finanzieri''

     

    di Giovanni Antonio Fois

    Del Vecchio - Luxottica

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Milano – “Non investiamo neppure un euro nella finanza, perché noi sappiamo come produrre, come inventare mercato, avendo come fine la ricchezza collettiva della comunità, altrimenti questo lavoro non avrebbe senso”. Con queste parole Leonardo Del Vecchio, fondatore e principale azionista della Luxottica, pone il proprio monito alle alte sfere dell'imprenditoria italiana ed internazionale. Sflogliando il passato dell'imprenditore lombardo, ci si può rendere conto del perchè queste parole siano da considerarsi attendibili ed importanti. Questo nome, sconosciuto alla maggior parte dei nostri connazionali, è legato al secondo più importante imprenditore italiano che abbia operato sul mercato  dal dopoguerra ai giorni nostri. La sua storia è quella di un orfano, nato nella Milano degli anni '30, capace con le sole proprie forze e capacità di creare un'azienda che conta oggi più di 75 mila dipendenti. Un'esistenza degna di un poema epico che sembra venir fuori dalle pagine ingiallite di un romanzo di Dickens. 

     Un Oliver Twist dei giorni nostri 

    Cresciuto nel collegio dei Martinitt, il giovane Del Vecchio divenne apprendista incisore in un'industria milanese di ricambi per automobili e montature per occhiali. Appreso il mestiere, a soli ventisei anni, riuscì nell'impresa di aprire un'attività propria con quattordici uomini alle sue dipendenze: si tratta della Luxottica S.a.s. Grazie al sistema di fabbricazione, capace di produrre tutte le diverse parti per l'assemblaggio finale del prodotto, la neonata azienda si fece strada tra le altre grandi concorrenti del settore, le quali procedevano per lo più al solo assemblaggio delle componenti. La prima Mostra Internazionale degli occhiali di Milano, contribuì poi al consacramento della Luxottica anche fuori dal Paese. Il design innovativo venne apprezzato a livello mondiale, in primo luogo dagli statunitensi, favorendo l'innalzamento delle vendite fino all'ingresso della società nella borsa di New York. Da qui in poi un escalation di successi attestarono la Luxottica nelle prime posizione del ranking mondiale per fatturato annuo, permettendo all'azienda di accapararsi la vendita al dettaglio di decine di paesi occidentali. 

     Luxottica: seconda azienda italiana del ventunesimo secolo 

    Oggi la Luxottica collabora con le principali firme dell'alta moda mondiale ed è riuscita a schiacciare importanti marchi del settore, come la Ray-Ban, la Persol o la Oakley, che sono adesso proprietà di Del Vecchio. Dato il suo trascorso da grande conoscitore del mercato e data la sua imparzialità a livello politico, ci si rende conto del perchè le parole di quest'uomo possano esserci, in un momento come questo, di grande aiuto. Corteggiato da Pd, Pdl e Lega, l'industriale milanese ha liquidato tutti asserendo ''Non mi piacciono i balli di corte''.

      Un Uomo fuori dal Coro 

    Prendendo le distanze da quel tipo di organizzazione politica a sostegno delle grandi multinazionali, caratterizzato delle magagne tra potenti che hanno portato il Paese allo sfacelo, Del Vecchio afferma che è il sistema produttivo che crea il guadagno e la forza d'una azienda. Venendo fuori da un silenzio durato cinquantanni, l'imprenditore compie il suo primo outing al microfono del giornalista Daniele Manca, demonizzando le nuove strategie di mercato che vedono nuovi ''manager mitomani finanzieri'' giocare con la pelle dei contribuenti nel videopoker internazionale della rincorsa alle azioni. 

     Il paradigma delle speculazioni finanziarie 

    “Il problema dell’Italia nasce quando si vuole fare finanza. Quando, le aziende, usando i soldi degli investitori e soprattutto dei risparmiatori, comprano un pezzettino di Telecom, e un pezzetto di una banca russa; si mettono a repentaglio ben due miliardi di euro alleandosi con il finanziere ceko Kellner e ci si impegna con la Citylife in una percentuale che nessun immobiliarista al mondo avrebbe mai accettato, com’è avvenuto nel 2009 quando hanno investito 800 milioni in fondi di investimento greci. Miliardi di euro sono andati in fumo. Erano soldi di imprenditori italiani che avevano investito con l’idea di poter poi spostare i profitti nel mercato del lavoro per tirar su imprese e creare lavoro. I manager responsabili di questi atti perdenti sono stati tutti promossi e saldati con stipendi multi milionari. Non si va da nessuna parte, così”. In un precedente articolo avevamo sottolineato quali fossero le liquidazioni previste per i grandi manager degli istituti bancari italiani ed esteri e oggi Del Vecchio supporta a pieno le nostre ricerche. Non possiamo continuare ad investire i nostri soldi, a nostra insaputa, in fondi bancari che una volta giunti al collasso ci costrindgono al pagamento dei debiti da loro accumulati. E' chiaramente un paradosso sociale che rende ogni cittadino schiavo del proprio istituto di riferimento. Equitalia e le altre agenzie di riscossione completano il lavoro, spingendo milioni di famiglie e di risparmiatori sull'orlo del fosso.

     L'Italia di allora e qualla di oggi: che cosa è cambiato? 

     Le parole di Del Vecchio ci ricordano come l'innovatività delle idee, il risparmio sui mezzi di produzione, il sacrificio e la perseveranza possano far crescere una piccola impresa fino a divenire un colosso nel proprio settore, a patto che si rimanga al di fuori delle logiche della finanza, cancro del ventunesimo secolo. In merito alla situazione bancaria italiana ed alle linee adottate in questi ultimi anni, il leader di Luxottica tira in ballo la figura di Profumo e racconta la sua avventura negli Usa, sostenuto, nei primi anni 80, dal Credito Italiano: “Finché Unicredit e le Generali facevano le banche andava bene. Poi si sono buttati nella finanza e hanno perso la testa. Ho visto sotto i miei occhi trasformarsi Profumo. Partecipazioni, fusioni, investimenti a pioggia inutili e perdenti, con l’unico fine di agguantare soldi veloci e facili invece che produrre impresa con l’unico risultato di ottenere perdite colossali e bonus di uscita per diverse decine di milioni di euro. Le banche italiane hanno perso la testa. Ricordo il 1981. La mia azienda, dopo 20 anni, era diventata forte e solida. Avevo capito che la globalizzazione era alle porte e bisognava andare all’attacco del mercato americano. Ma non si cerca di entrare in Usa se non si è solidi finanziariamente. Abbiamo fatto le nostre ricerche e analisi e alla fine abbiamo calcolato che avevamo bisogno di una certa cifra molto alta. Mi rivolsi al Credito Italiano. Andai a parlare con Rondelli che la dirigeva. Gli dissi che volevo iniziare acquistando Avantgarde, un marchio americano che sarebbe stato il cavallo di Troia, ma non avevo i soldi. Presentai il progetto, il business plan, il programma, i rischi. Dieci giorni dopo mi convocò alla banca. Accettò. Mi presentai in Usa che mi ridevano in faccia. Dissero la cifra. Tirai fuori il libretto di assegni e firmai senza neppure chiedere lo sconto di un dollaro. Due ore dopo, l’amministratore delegato di Avantgarde mi confessò al bar penso di aver commesso il più grande errore professionale della mia vita e si ritirò dagli affari. Un anno dopo avevo restituito alla banca tutto il capitale con gli interessi composti, avevo aperto quattro nuovi stabilimenti e assunto 4.500 persone. Questo deve fare una banca. O in Italia lo capiscono e si danno una smossa, oppure si rimane alle chiacchiere e si affonda”. 

     Non c'è spazio per l'ottimismo 

    Questa netta presa di posizione nei confronti delle banche che ad oggi evidentemente non adempiono più ai loro doveri ma anzi costringono i contribuenti al fallimento, è una denuncia al sistema bancario che sta schiacciando sempre più i giovani imprenditori. Fatti che rimandano alla memoria i suoi primi anni da incisore, come dipendente. Se anche allora gli istituti di finanziamento avessero costretto il giovane Del Vecchio al collasso, oggi l'Italia si ritroverebbe senza il suo fiore all'occhiello, la Luxottica appunto, una delle pochissime aziende considerabili, anche in tempi come questi, in continua espansione. Ci si chiede allora quante giovani menti e imprese siano state sacrificate durante l'ultimo ventennio, in nome degli interessi bancari, rei d'aver intrapreso scelte sbagliate e d'aver sommerso brillanti aziende in via di sviluppo in un mare di debiti ed obbligazioni. Tutto sommato questa è la storia italiana, la storia d'un Paese ricco di risorse e di cervelli brillanti, da qualche tempo a questa parte condannati inesorabilmente alla deriva.

    Giovanni Antonio Fois (Copyright © 2013 Qui Europa)

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  • Emiri: Tempo di Saldi – Idea Finmeccanica e Unicredit

    Emiri: Tempo di Saldi – Idea Finmeccanica e Unicredit

    Domenica, Aprile 22th / 2012

    Italia / Europa / Rapporti internazionali / Qatar / Saldi / Finmeccanica / Unicredit  

    Le “buone azioni” del Qatar in Italia ed Europa

    Tempo di Saldi: Finmeccanica ed Unicredit

    nella lista della spesa degli emiri

    Roma, Doha – L’emiro del Qatar, lo sceicco Al Thani, sarebbe interessato ad investire in Italia. La notizia è rimpallata sui principali media nazionali nelle ultime ore. Fra i suoi interessi ci sarebbero – poverini – il colosso nazionale Finmeccanica e la banca Unicredit. Il Quatar è un piccolissimo stato arabo, le cui finanze però sono in attivo di ben 60 miliardi di dollari, con un Pil in crescita di circa il 18 per cento rispetto allo scorso anno. Insomma, i soldi non mancano; e mentre l’Europa affoga nei propri debiti, l’emiro del Quatar fa incetta di buone azioni!

      Tempo di saldi per gli emiri  

    Seguendo proprio il modello neo-liberisyta in voga in questo tempo in Italia ed in Europa. Egli ha infatti rilevato, fra gli altri, il 17% della Volkswagen, il 10% della Porche, e controlla il 20 % della Borsa di Londra. A Londra ha anche acquistato i magazzini Harrod’s, a Hollywood gli studi della Miramax ed in Francia la squadra di calcio del Paris Saint Germain.

      La svendita di una Nazione e l'indifferenza neoliberal  

    In Italia l’emiro punta alla Costa Smeralda e promette meraviglie. Insomma, i “poveri paesi europei” ormai a corto di liquidità, sono diventati mira per gli investimenti dei ricchi arabi. E i nostri governanti non perdono occasione per stabilire fruttuose alleanze con chi i soldi ce l’ha. Che sia un bene o un male lascio a voi giudicarlo, tuttavia la preoccupazione che il made in Italy perda in tal modo la propria specificità esiste. Soprattutto se alcune delle migliori imprese italiane venissero rilevate da ricchi stranieri. Soprattutto se si pensa che dai primi anni Novanta ad oggi è stato letteralmente svenduto il fior fiore delle norte migliori aziende, con il terribile ed infausto fenomeno delle delocalizzazioni della produzione e della perdita delle rimesse economiche e finanziarie delle stessa imprese: che dalla nostra economia passeranno d arricchire economie estere. Se questa assurdo politica di svendita continuerà – così come sembra col governo Monti – tra un pò forse sia parlerà di noi italiani come noi stessi parlavamo fgino a ieri del Terzo Mondo. Auguri e Sveglia!

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)