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  • Rubrica – Schiavi Moderni, Seconda Parte: L’Era dell’Oro-Carta, dal Golpe Massonico Liberale dei Mille al Brigantaggio

    Rubrica – Schiavi Moderni, Seconda Parte: L’Era dell’Oro-Carta, dal Golpe Massonico Liberale dei Mille al Brigantaggio

    Lunedì, Settembre 23rd/ 2013
     

    – Qui Europa – Rubrica, "Schiavi Moderni", A Cura di Cosimo Massaro –

    Italiani, Riconquistiamo la Sovranità Monetaria, per Uscire dalla Crisi-Truffa

    Schiavi Moderni, Cosimo Massaro, Crisi truffa, Euro, Lira, Giacinto Auriti, Sovranità Monetaria, Signoraggio, L'Agio del signore, Risorgimento, Giuseppe Garibaldi, Luigi XIV, Massonieria Inglese, Pio IX, Breccia di Porta Pia, Missione dei Mille, Rothschild, Francesco Saverio Nitti, Mezzogiorno d'Italia, Borbone, Regno Borbonico, La verità sul brigantaggio, San Giovanni Bosco, profezie sul casato Savoia, legge Rattazzi, Soppressione degli Ordini Religiosi,   Rothschild, i savoia e la vera ragione della Guerra ai Borbone 

    Rubrica – Schiavi Moderni, Seconda Parte:

    L'Era dell'Oro-Carta, dal Golpe Massonico

    Liberale dei Mille al Brigantaggio

    Sovranità Monetaria Rubata – Evoluzione di un imbroglio:

    ​lo zampino della Massoneria e dei Rothschild

    Rothschild, la Massoneria inglese, i Savoia e le incredibili

    profezie di San Giovanni Bosco (allegato)

     

    di Cosimo Massaro (e Sergio Basile)

    Cosimo Massaro - Schiavi Moderni - Qui Europa - Sergio Basile - Brigantaggio

      Schiavi Moderni – Evoluzione dell'Imbroglio                                                 

    Schiavi Moderni – Seconda Parte – Gentili lettori, nella prima parte di "Schiavi Moderni" (vedi allegato) abbiamo introdotto e sostenuto un'ampia disquisizione sul tema dello "strumento denaro", e su come esso sia servito nei secoli agli uomini per scambiare merci e servizi, senza dover ritornare al baratto. Il tutto puntando – tuttavia – sul valore di metalli preziosi (specie oro e argento) difficilmente deteriorabili e quindi suscettibili di conservare il loro valore nel tempo.  Siamo poi tornati sul tema del “Signoraggio”, (guadagno – o agio – percepito inizialmente dal "Signore"/Re, o comunque da colui il quale aveva il diritto di coniare moneta. Poi abbiamo analizzato i motivi che vi furono dietro l'involuzione del fenomeno, coinciso – guardacaso – con la nascita delle note di banco e del sistema bancario: i banchieri privati – come visto – fin dalla nascita della Banca d'Inghilterra – riuscirono ad appropriarsi del potere di signoraggio, finendo (vedi FED e BCE) col tempo per emettere carta-moneta (banconote) assolutamente senza alcuna copertura aurea. Pratica – dunque – avviata, anche se in maniera parziale e meno spudorata dalla stessa Banca d'Inghilterra, all'indomani della Sua nascita. Possiamo parlare in tal senso di "signoraggio primario". Fino a passare, poi, all'altro imbroglio epocale (o signoraggio di 2° livello) cioè quello della cosiddetta moneta digitale: nata da un semplice clik di un mouse.  

     L'Era dell'Oro-Carta                                                                                                   

    Un altro aspetto, molto importante, di questo sistema, sta nel  fatto che il sovrano inglese del tempo, indebitatosi notevolmente con la banca per le eccessive guerre, non potendo restituire il denaro, concesse il diritto di stampare moneta alla banca (Cfr. "Schiavi di un Debito Illegale- di Sergio Basile – vedi allegati) perdendo così la sovranità monetaria. In proposito, citando alcuni passi  estrapolati da un articolo scritto su "Abruzzo Press" dall'indimenticato Prof. Giacinto Auriti, leggiamo : “Non  a caso nel 1694 viene fondata la banca d’Inghilterra che emette la sterlina sulla regola di trasformare il simbolo di costo nullo in moneta, inaugurando l’era dell’oro-carta”. Non a caso nasce la subordinazione del potere religioso a quello politico quando il Re d’Inghilterra – come visto (Cfr.: Rubrica "Sete di Giustizia e Sovranità" – di Gerardo Campagna – vedi rticolo in allegato) – diventa anche capo della religione protestante anglicana sovvertendo l’ordine gerarchico del Sacro Romano Impero per cui l’autorità politica era autonoma ed eticamente subordinata alla sovranità religiosa.

    Auriti e L'Impero della Moneta Debito

      Banchieri e Protestanti                                                                                            

    Non a caso quando il protestantesimo entrò in Europa continentale – come visto – non fondò una chiesa, ma una banca: la Banca Protestante il cui presidente, il Naker, diventò consigliere di Luigi  XIV. Non a caso (confronta allegato di G. Campagna – Cit.) tutte le monarchie cattoliche della vecchia Europa si disintegrarono perché si indebitarono senza contropartita verso i banchieri per la moneta satanica da questi emessa a costo nullo e che gli stessi re avrebbero potuto emettere gratuitamente per proprio conto senza indebitarsi. Non a caso in Svizzera vige la regola di essere ad un tempo “banchieri”e “protestanti. Non a caso la differenza essenziale tra Sacro Romano Impero e Commonwealth Britannico fu e resta tutt'oggi proprio la moneta. Ciò permise al Commonwealth di raggiungere – nel 1855 – una estensione di 22 milioni e 750 mila chilometri quadrati, divenendo il più grande impero mai esistito, a discapito delle monarchie di stampo ed orientamento cattolico, e dei rispettivi reggenti.

      La Linea Rothschild                                                                                                  

    Grazie alle guerre fomentate da occulte regie, i sovrani cattolici finirono tutti per indebitarsi e di conseguenza indebolirsi all'inverosimile. Naturalmente questi  fatti   l’establishment  nei secoli ha badato bene a non farli trapelare e a non farli divulgare. Ciò,  specie nei testi scolastici: controllare la scuola e le "libere accademie", da sempre, infatti, è stata sinonimo di "controllo sistematico" del futuro delle generazioni future, e dunque degli stessi stati. Non a caso, ancora oggi, si dice che la storia viene scritta dai vincitori. A tal proposito è interessante ricordare ancora una volta un'affermazione detta da  Amschel Mayer Rothschild  noto banchiere nel 1773 (come visto in altre sedi, fondatore per commissione della Setta degli Illuminati), per far capire il modus operandi  di questi personaggi senza scrupoli. Citazione, questa, particolarmente valida anche oggi: “La nostra politica è quella di fomentare le guerre, ma dirigendo conferenze di pace, in modo che nessuna delle parti in conflitto possa ottenere guadagni territoriali. Le guerre devono essere dirette in modo tale che le Nazioni, coinvolte in entrambi gli schieramenti, sprofondino sempre di più sotto il nostro controllo”, cioè sotto un mare, un oceano sconfinato di debiti. 

    Dalle-Ferrovie-Sud-alla-TAV

      Dietro l'Unità d'Italia. Dietro il Brigantaggio                                                   

    Anche l’unità d’Italia, a parer mio, considerata  da questo punto di vista, al di là  della visuale romantica del nostro Risorgimento, è nata sotto questi auspici. Infatti è curioso notare, come, il Regno delle Due Sicilie – prima che avvenisse la conquista da parte dell’esercito Savoiardo – possedesse ben  443,2 milioni  rispetto ai 225,2 milioni di tutti gli altri regni d’Italia messi assieme (Cit. Francesco Saverio Nitti, Scienze delle finanze . Pierro 1903, Pag. 292). Lo stato Savoiardo utilizzava il sistema economico inglese – cioè un sistema con una parziale copertura di oro rispetto alle monete circolanti  – e inoltre era notevolmente indebitato  con la  banca inglese dei Rothschild.  La  stessa, appoggiò casa Savoia   nel  "fare l’Italia" in quella  maniera cosi cruenta che conosciamo (anche se in maniera frammentaria) a discapito di milioni di morti causati nel Sud Italia, facendo passare la rivolta popolare che ne scaturì come lotta al brigantaggio. Nulla di più falso ed ipocrita! Sono ormai notevoli le nuove fonti storiche che stanno facendo riscrivere la storia del nostro Risorgimento, realizzato anche con  il sostegno di  una regia occulta massonico-liberale che si muoveva dietro le quinte. Poteri, facenti capo – come al solito – al Regno Unito: lo stesso che finanziò la "mitica" marcia dei Mille garibaldini. Ma vi siete mai chiesti come mai tante piazze, scuole ed edifici pubblici siano stati dedicati alla memoria del "Gran Maestro" Giuseppe Garibaldi? Vi siete mai chiesto il reale scopo – simbolico e sostanziale – dell'avanzata verso Roma e della Breccia di Porta Pia?

    risorgimento

      Rothschild, i Savoia e la vera ragione della Guerra ai Borbone                  

    Altro fatto primario dell’appoggio inglese ai Savoia fu, sicuramente, la questione che il Regno Borbonico – avendo  un sano sistema economico con una reale copertura delle monete circolanti  in metalli preziosi –  non poteva essere soggiogato sotto la dittatura bancaria dei massoni inglesi, e per giunta poteva essere un cattivo esempio di politica economica per altre nazioni. Fonte d'ispirazione per eventuali rivoluzioni. Così il Regno Borbonico (vicino alla Chiesa ed al cattolicesimo) fu distrutto ed espropriato di tutte le sue ricchezze dai Savoia con  le quali poterono così colmare i debiti  nei confronti dei Rothschild. Dal nostro Risorgimento liberal-massonico, infatti – guardacaso – ebbe origine la  piaga del Mezzogiorno d’Italia. Ma la cosa che ci getta davvero nello sconcerto è notare come l'ignoranza su tali temi domini ancora oggi incontrastata; come molti cittadini del Mezzogiorno non abbiano assolutamente imparato la lezione, ed ancora oggi abbiano serie difficoltà nell'individuare i "nemici veri" dei popoli, dagli amici. Anzi spesso preferiscano ancora instaurare raccapriccianti connivenze affaristico-mafiose con i primi, a discapito dei secondi! Ma ci chiediamo: cosa c'è di più brutto dell'ignoranza? beh forse l'ignoranza unita all'egoismo umano ed all'amore per il  dio danaro.

    Cosimo Massaro, Sergio Basile (Copyright © 2013 Qui Europa)

     (Cosimo Massaro è Autore de “La Moneta  di Satana”e “La Caduta dell'Ultimo Impero”)

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      Allegato                                                                                                                                          

    I Savoia, la Legge Rattazzi e la Profetica

    Maledizione di San Giovanni Bosco

    La Storia non raccontata dalla "storia ufficiale", all'Indomani

    della Breccia di Porta Pia, e dell'assalto liberal-massonico

    alla Chiesa di Roma

    Casa Savoia e l'intimazione di Don Bosco: "non abolite gli

    ordini religiosi, o sarà peggio per voi!"

     

    di Sergio Basile

    Don Giovanni Bosco

     Quel che gli storici liberali dimenticano…                                                          

    Torino, Roma – Abbiamo visto come il "Casato Savoia" ebbe un ruolo centrale sia nell'impoverimento del Mezzogiorno, che nel golpe massonico-liberale ai danni della Chiesa Cattolica di Roma, sfociato nella storica e "mitica" (o meglio fin troppo mitizzata) "Breccia di Porta Pia"; sia (in compartecipazione) nella distruzione dei Borbone. Il tutto sotto la sapiente regia della massoneria inglese e dei Rothschild. Tanto per cambiare! Ma c'è un aspetto davvero curioso  quanto occultato dai libri di storia che quest'oggi vogliamo raccontarvi. Per onor di cronaca e per giustizia. vediamo!

     Il Golpe massonico-liberale e la Legge Rattazzi – La Storia insegna         

    Nel 1855, cioè qualche anno prima che si concretizzasse la celeberrima unificazione d'Italia (1861) che si realizzò – è bene non scordarlo mai – sul sangue innocente di milioni di Italiani del Sud, allegramente massacrati (vedi modello "Pontelandolfo su tutti – articolo in allegato), sotto il Regno di Vittorio Emanuele II, venne approvata una discussa quanto iniqua legge, ispirata dai grandi burattinai anglofoni di cui sopra, che passò alla storia come Legge Rattazzi. Essa, creò l'humus culturale ideale a quella che sarebbe stata la Breccia di Porta Pia (20 Settembre 1870). La Legge Rattazzi comportò, tra lo sconcerto generale, la soppressione degli ordini religiosi e l'incameramento dei loro beni: sempre nel nome di una esasperata e illogica laicità sociale imperante, figlia della più pura dottrina "massonico-illuminata" ed "illuminista". Anche se all'ora ciò avvenne in maniera meno subdola, senza cioè che nessuno parlasse di IMU o altre fesserie del genere (vedi paradigma contemporaneo: quel che sta accadendo in paesi come Portogallo e Cipro – vedi articoli in allegato). Ma un fatto avvenne! Un fattostraordinario! Un fatto destinato ad entrare nella storia dal portone principale, malgrado gli storici soffrano ancora oggi di strane forme di amnesia. Don Bosco (San Giovanni Bosco) in quegli anni cupi e feroci, e poco prima dell'approvazione della legge, fece due profezie al re,  sul destino di Casa Savoia e sulle conseguenza che la sua condotta immorale avrebbe causato sulla stessa.  

      Le Straordinarie Profezie di Don Bosco a Vittorio Emanuele II                

    ( Dal libro-diario, I Sogni di Don Bosco – Ed.: Elledici, 1987; Cfr.: G. Barra "Don Bosco e la Persecuzione Risorgimentale") – Come ci illustra lo scrittore Gianpaolo Barra,  nel dicembre del 1854, mentre in Parlamento la "Rattazzi" era in discussione, Don Bosco fece un sogno del quale informò tempestivamente il Re. Il Santo aveva sognato un bambino che gli affidava un messaggio. Il messaggio diceva: "Una grande notizia! Annuncia: gran funerale a corte". Ma a distanza di giorni, vista l'incredulità del sovrano, fu necessario un altro avvertimento, successivo ad un nuovo sogno. Il bambino questa volta rincarava la dose, aggiungendo: "Annunzia: non gran funerale a corte, ma grandi funerali a corte!". Don Bosco ammonì nuovamenbte il Re, invitandolo a non sfidare Dio e a non far approvare la legge. Ma Vittorio Emanuele II fu irremovibile e non prestò ascolto alle parole di quel "prete pazzo" o quanto meno esaltato.

    Don Giovanni Bosco e la profezia a Vittorio Emanuele II

      La Morte della regina Madre e il Terzo Avvertimento                                 

    Allora accade qualcosa di incredibile: Il 5 gennaio l855, mentre il disegno di legge era in Parlamento, giunse la notizia della fulminea malattia di Maria Teresa (madre del Re). Sette giorni dopo -all'età di 54 anni – la Regina madre morì. Ma non finisce qui (e per cortesia non chiamatele coincidenze!). Il giorno dopo, la moglie di Vittorio Emanuele II, Maria Adelaide, al ritorno del funerale si ammalò improvvisamente di metro-gastroenterite. Poche ore dopo il Re Vittorio Emanuele (II) ricevette un nuovo "segnale" da Don Bosco: si trattava di una nuova lettera. La terza. "Persona illuminata ab alto – recitava testualmente lo scritto – ha detto: Apri l'occhio! E' già morto uno. Se la legge passa, accadranno gravi disgrazie nella tua famiglia. Questo non è che il preludio dei mali. Erunt mala super mala in domo tua (saranno mali su mali in casa tua). Se non recedi, aprirai un abisso che non potrai scandagliare".

      33 – La Morte della Regina Maria Adelaide e di Ferdinando di Savoia    

    Bene, appena 4 giorni dopo il ricevimento di questa lettera sapete cosa accadde? La giovanissima Regina Maria Adelaide morì (20 gennaio l855). Quella stessa sera – come predetto da Don Bosco – Ferdinando di Savoia (fratello del Re)  si ammalò e morì dopo due settimane. Entrambi (sia Maria Adelaide, che Ferdinando) trapassarono all'età di soli 33 anni. Ma neppure questi straordinari eventi servirono a fermare la diabolica testardaggine del Re. La legge Rattazzi fu approvata alla Camera circa un mese dopo (2 marzo).

     Passa la "Rattazzi" in Senato – Muore Vittorio Emanuele Leopoldo        

     Altra "coincidenza" (si fa per dire) capitò al momento dell'approvazione della legge in Senato: morì – tra lo sbigottimento generale – il piccolo Vittorio Emanuele Leopoldo, il figlio più giovane del Re. E il ricordo non può che andare al celebre passo biblico della morte del figlio del Faraone d'Egitto, sordo alle parole di Mosé, che gli chiedeva invano di liberare dalla schiavitù il suo popolo, e ai flagelli divini sull'Egitto. Analogia impressionante! Non trovate?  "La famiglia di chi ruba a Dio è tribolata e non giunge alla quarta generazione". Così terminava la terribile profezia del Santo.

    Don Giovanni Bosco

      La Soppressione delle Case Religiose e il Pentimento tardivo                   

    Malgrado ciò, e malgrado la scomunica di Papa Pio IX  (che coinvolse tutti "gli autori, i fautori, gli esecutori della legge") il Re firmò per la chiusura/soppressione di 334 case religiose. Il perdono di Pio IX giunse solo nel 1859, su richiesta di Vittorio Emanuele. Atto di clemenza di grandissima portata, visti gli sfaceli fatti!

      Corsi e Ricorsi storici… Dio non dimentica!                                                     

    Ma la profezia di Don Bosco si realizzò fino in fondo: Vittorio Emanuele II morì di malaria a soli 58 anni (febbre curiosamente contratta a Roma, in occasione della Breccia di Porta Pia); Umberto I (suo successore, anch'egli massone) muorì a 56, per mano dell'anarchico Bresci. Vittorio Emanuele III (secondo successore) come noto, fuggì nel 1943. Il terzo  genito (Umberto II) fu esisliato all'indomani del contestatissimo ed ambiguo Referendum. Egli fu in carica solo per poche settimane. Dio, come vedete, realizzò le promesse fatte in sogno a don Bosco. Certo, ripensando a questi fatti, ed alla storia attuale (che molto somiglia in diversi aspetti agli  eventi ed al contesto storico raccontato) in una sorta di ricorso storico di vichiana memoria;  ripensando a questo tempo di falsità e attacchi senza precedenti a Dio, alle Nazioni sovrane ed ai popoli, ci vorrebbe proprio un altro buon profeta per i nostri governanti! Ma d'altra parte – non dimentichiamolo – Dio libera sempre il suo popolo. La Scrittura insegna! E solo questione di fede e tempi…

    Sergio Basile (Copyright © 2013 Qui Europa)

    Note: Cfr.: Libro-diario, I Sogni di Don Bosco – Ed.: Elledici, 1987; 

                Cfr.: G. Barra "Don Bosco e la Persecuzione Risorgimentale"

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    cieca dei cittadini nei tecnocrati e nel

    "Montismo"

    Bruxelles – Sono davvero impressionanti ma non sorprendenti (ce lo aspettavamo) i dati sull'occupazione nell'Eurozona resi noti nelle ultime ore dall'Osservatorio Eurostat, che ha parlato senza mezzi termini dell'ennesimo picco negativo: dato che ad agosto ha raggiunto il nuovo record dell'11,4%, il più alto dall'adesione dei 17 sventurati paesi europei all'euro, al Sistema Target 2 ed ai suoi accidenti finanziari. L'ultima fotografia (sbiadita) di Bruxelles, vede dunque al rialzo il dato rispetto al mese precedente (luglio), con un incremento negatico dello 0,1% (cioè dall'11,3% all'11,4%). Dato equivalente a decine di migliaia di nuovi disperati., concentrati per lo più del Sud del Continente. Ai massimi livelli anche il tasso nell'Ue a 27 paesi, che Eurostat da al 10,5%. Un anno fa, ad agosto 2001, il tasso di disoccupazione nei 17 Paesi dell'Ue che adottano l'euro era al 10,2%, mentre nei 27 era al 9,7%. Complessivamente, Eurostat ha dunque stimato 25,466 milioni di disoccupati, dei quali 18,196 (la maggioranza) nella sola Eurozona, segnando un ulteriore aumento rispetto a luglio di 49mila unità, nei 27 e di 34mila nei 17. Guardacaso i mali maggiori sembrano venire proprio dall'euro! Chissà perchè!

     L'Apocalisse del Welfare – 55 milioni di fantasmi in carne ed ossa 

    Dati che però raddoppiano se si considerano i precari ed i soggetti che prestano la loro opera esclusivamente in sporadiche occasioni. I cosiddetti lavoratori occasionali. Dunque i disoccupati totali o parziali in Europa ammonatano ad oltre 54/55 milioni: l'equivalente di cinque stati come la Grecia, per comprendeci. Un'apocalisse sociale senza precedenti nella storia del Vecchio Continente. Europa oggi in balia di inammissibili e gravissime derive neoliberiste e mercatiste e ad inaccettabili delocalizzazioni produttive. E questi – sotto gli occhi di tutti – sono gli inconfutabili risultati. I sintomi di una dittatuta economico-finanziaria reale, mascherata da crescita e progresso.

     L'Olezzo delle carogne della Macelleria Sociale 

    Grecia e Spagna, ovviamente, si sono rivelati i paesi con il livello più drammatico di disoccupazione (rispettivamente 25,1% e 24,4% secondo Eurostat: dato doppio se consideriamo il parametro aggiuntivo e complementare di cui sopra). Un dato simile a quello rilevato dall'Osservatorio Nazionale "Qui Europa" nel Mezzogiorno d'Italia. Ma la situazione sta precipitando a vista d'occhio anche in paesi non colpiti volontariamente dalla speculazione o da golpe mercatisti, come Austria, Lussemburgo, Olanda e Germania. Paesi dove il "tasso medio di disoccupazione" si assesterebbe oggi intorno al 5%. Tutti Paesi, questi, guardacaso firmatari del Fiscal Compact e del MES. Strumenti recessivi voluti fortemente dall'Europa dei tecnocrati e dallo stesso professor Mario Monti: ch di essi ne è stato il pioniere ed uno dei principali promotori, con il benestare dei carrozzoni politici di maggioranza (Pd, Pdl e Udc) che permangono – nonostante tutto – cristallizzati all'interno di Montecitorio. Appollaiati a leggere questi impietosi dati come falchi e condor sui rami di un albero, sotto il quale l'olezzo delle carogne della macelleria sociale sale ormai alto, giungendo anche all'interno degli ovattati e profumati palazzi del potere di Bruxelles. Solo i media sembrano non sentirlo, o comunque dimostrano – tra il nostro sconcerto più totale – di non saper leggere tali dati in maniera coscienziosa.

     Italiani, Prigionieri di "Numeri Sballati"? 

    L'Osservatorio Europeo parla anche di una disoccupazione giovanile (media), al 22,8% nell'Eurozona (contro il 22,9% di luglio) e al 22,7% nell'Ue-27 (22,6% a luglio), "con 5,458 milioni persone sotto i 25 anni – si legge nel comunicato ufficiale – senza un'occupazione, di cui 3,392 solo nell'Eurozona!. Dati di gran lunga peggiori (doppi) i dati riscontrati sui giovani diseredati e dimenticati dei Paesi Piigs. Giovani "maiali" da macello! In Grecia e in Spagna, come nel Sud Italia, in effetti,  oltre il 55% dei giovani è a spasso, o prigioniero delle mura domestiche e di incubi infiniti. Meglio la situazione in Germania, Olanda e Austria, dove la disoccupazione giovanile si assesterebbe intorno al 10%. Forse è ora di rottamare i tecnocrati e questa illusoria Eurozona e pensare al welfare? Magari iniziando proprio dall'Italia! Che dite? Certo che a sentire gli pseudo sondaggi diramati ieri sera dai Tg di regime (da Mentana & Co) tale situazione sembra solo una favoletta lontana dalla vita reale.  Il carissimo e paterno Mario Monti, infatti, secondo tali improbabili e (consentiteci) ambigui sondaggi sarebbe di gran lunga il leader oggi più apprezzato dagli Italiani (???) per la  corsa e la riconferma a Palazzo Chigi anche dopo il 2012. Staccato a poche lunghezze dal tecnocrate ci sarebbe l'altro rigorista della casta Pd, Matteo Renzi. No comment!

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

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    Lunedì, Ottobre 1st/ 2012 – L'Editoriale del Lunedì, di Max Cittadino – Italia / Spagna / Unione europea / Crisi economica / Spending review / Tagli alla spesa Pubblica / Pagine economiche dei TG / Welfare / Politiche liberiste / Neoliberismo / Scuola Austriaca / Shumpeter / Keynes / Lavoro produttivo / Scandali bancari / […]

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    Martedì, Settembre 25th/ 2012  – di Serena Spagnolo e Sergio Basile – Italia / istruzione / Precarietà / Scuola / Formazione / Sogni / Materità / Roma / Catanzaro / Crisi /Università / Francesco Profumo / Ministero dell'Istruzione / Miur / Precarietà / Test d'ingresso / Costituzione Italiana / Spending Review / Nord Sud / […]

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  • E’ guerra –  Mario Monti denunciato alla Corte europea – Il Mezzogiorno sta morendo!

    E’ guerra – Mario Monti denunciato alla Corte europea – Il Mezzogiorno sta morendo!

    Martedì, Maggio 29th / 2012

    – di Silvia Laporta –

    Italia / Parlamento europeo / Corte europea / Denuncia / Eurodeputati / Mep's / Crisi / Mario Monti / Mezzogiorno d'Italia / imprese / Decreti salva imprese / Crisi / Sud Italia / Nord Italia / Italia in ginocchio / Enzo Rivellini / Casta partitica / Controinformazione / Europa / Calabria / Lazio / Sicilia / Abbruzzo / Molise / Campania / Qui Europa / Silvia Laporta / Il Sud sta morendo / Decreto ammazza Italia / Caste partitiche espressione del volto peggiore dell'Italia  

    Monti esclude il  Sud dai decreti salva-imprese:

    nuovo provvedimento choc, Italia in ginocchio

    Il Mezzogiorno alla canna dell'ossigeno

    Rivellini denuncia Monti alla Corte europea

    E’ guerra alla tecnocrazia – Monti denunciato alla Corte europea – Vuol ucciedere il Mezzogiorno

    Bruxelles, Roma – Arrivano gli attacchi dal Mezzogiorno al governo. L’Europarlamentare Enzo Rivellini, ha presentato ieri una denuncia alla Corte Europea dei diritti contro il premier Mario Monti . Sotto accusa i decreti salva-imprese. Questi 4 provvedimenti, mirano a ridurre i debiti verso la pubblica amministrazione e sbloccare i fondi verso imprese che vantano crediti nei confronti dello stato. E’ particolarmente indigesta, a questo proposito, l’esclusione dalla compensazione tra crediti e debiti con la pubblica amministrazione delle imprese le cui Regioni sono alle prese con il deficit sanitario e con il relativo piano di rientro.  "La discriminazione verso il Sud è palese – dice Rivellini-  il fatto di aver lasciato fuori alcune regioni, tra cui la Campania, penalizza le aziende che operano in quei territori rispetto alle loro concorrenti di pari fatturato, di pari grandezza,di pari campo di lavoro ma che risiedono in altra parte d’Italia".

      Cura Monti – Mezzogiorno tagliato fuori dal mondo  

    La suddetta norma, è stata introdotta dal precedente governo, e non interessa soltanto i paesi del Sud Italia: Campania, Lazio, Sicilia, Calabria, Abruzzo e Molise, sono le regioni che non beneficeranno dei nuovi decreti.  A questo proposito la tensione è avvertita anche in Parlamento, dove Raffaella Calabrò e gli altri senatori Campani del Pdl, hanno deciso di presentare un’interpellanza al professor Monti, per estendere gli ambiti di applicazione dei decreti a tutte le regioni. Sono decisi a far sentire la propria voce, per la parità dei diritti negata alle aziende del Mezzogiorno. Si tratta di un’ingiustizia insostenibile,  per un territorio che è messo in ginocchio dalla crisi ancor più di quanto lo sia il nord del paese. Tanto più che il Sud Italia, storicamente combatte per arginare il divario con le aree del centro e del nord Italia. Se le imprese non dovessero riacquistare la liquidità che gli spetta, le conseguenze non sarebbero certo da sottovalutare. Meno posti di lavoro, incremento del disagio sociale, ma soprattutto una luce alla fine del tunnel, che forse, non si riuscirebbe più a scorgere: un collasso economico in piena regola! 

      L'accusa – Vuol distruggere l'Italia!  

    Dividere Nord e Sud, escludere le regioni del Mezzogiorno (ma non solo) che hanno un piano di rientro, ossia quelle che stanno cercando di mettere a posto la sanità e tutti questi ambiti in cui presentano un forte deficit, equivale a negare loro la possibilità di effettuare la ripresa. Logicamente dovrebbe essere il contrario: perché solo le imprese creditrici dello Stato devono avere maggior respiro? Non dovrebbero essere le imprese in crisi a ricevere più incipit di sviluppo? Non può essere frutto di un interesse nazionale quello di “dividere” i cittadini per aree geografiche. Il governo nazionale ha come compito quello di fornire pari opportunità per tutto il paese, nord e sud; anche perché senza un adeguato sviluppo dell’economia del Mezzogiorno, l’Italia non potrà mai mettersi alla pari dei suoi altri “26” colleghi.

    Il mondo produttivo  contro il disastroso tecnocrate  caro a Napolitano

    Il presidente della regione Campania Stefano Caldoro, esterna il suo disappunto, appoggiato dal Pdl. Anche il mondo produttivo si mobilita: Unione Industrili, LegaCoop, Acen, Agc Campania, Api, Casartigiani, Claai,Cna, Compagnia delle Opere, Confagricoltura, Confartigianato, ConfCommercio, Confcooperative, Cnonfesercenti e Unimpresa, parlano di “misure intollerabili che comporterà la perdita di migliaia di posti di lavoro”. Rimangono tutti uniti per mandare avanti un giusto appello: quello contro un’esclusione che comporterà sicuramente il collasso totale del sistema. Nessuno vuole stare a guardare mentre il governo nega la possibilità di ripresa alle regioni in via di sviluppo. Gli strumenti si possono e si devono cambiare. Caro professor Monti, per il bene di un Paese che non ami e non rispetti,  forse sarebbe davvero ora di andare a casa, possibilmente negli Usa: magari ospite dei tuoi cari amici banchieri della Morgan Stanley o della Goldman Sachs. Segui il consiglio degli Italiani: le caste partitiche ti appoggiano, ma loro non sono l'Itaia, sono solo la tragica parodia del suo volto peggiore, un volto che vogliamom lasciarci alle spalle per sempre.

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

  • Crisi – Napoli, assicurazioni da record

    Crisi – Napoli, assicurazioni da record

    Giovedì, Aprile 26th / 2012

    – di Mirella Fuccella –

    Italia / Assicurazioni / Napoli /  Carovita / Ingiustizia / Mezzogiorno  / Decreto liberalizzazioni / Governo Monti  

    Niente di nuovo sotto il sole di Napoli

    Le assicurazioni restano le più alte d’Italia

    Napoli – Dopo tante inutili promesse, ancora un nulla di fatto per la tariffa Rc auto unica Nord-Sud. Gli automobilisti virtuosi di Napoli e di tante città del Mezzogiorno si mettano pure l’anima in pace: l’articolo del decreto liberalizzazioni che doveva eliminare le enormi disparità di prezzo esistenti in Italia è stato reinterpretato in chiave anti-unitaria, per cui: “una ragionevole e legittima interpretazione della norma dovrebbe includere nelle differenziazioni tariffarie quelle legate alle oggettive differenze delle condizioni di rischio rilevate nei singoli territori”.

      Caro-polizze: +240% la media partenopea rispetto al Nord  

    Gli automobilisti napoletani dunque, poiché vivono nella città “a più alta sinistrosità” d’Italia, se riescono a non commettere incidenti, invece di essere premiati resteranno penalizzati. Un assicurato di Napoli, infatti, in prima classe di merito e senza incidenti negli ultimi 5 anni paga oltre mille euro, il 240 per cento in più di un assicurato di Padova o di Milano. La città in cui le assicurazioni costano meno è appunto Padova, dove il prezzo medio per il profilo considerato è pari a circa 310 euro, seguita da Milano con un costo di circa 316 euro. La maglia nera spetta invece a Napoli, dove per la stessa polizza si arriva a 1.072 euro. Anche a Bari la polizza Rc auto ha un costo elevato, circa 835 euro. Sono invece più omogenei i costi assicurativi nelle altre città considerate: Bologna, Firenze, Roma, Torino, tutte sui 400 euro. Sull’interpretazione del ministero dello Sviluppo piovono le polemiche: “Aver fatto saltare dal testo delle liberalizzazioni la tariffa unica virtuosa per le rc auto è un’autentica vergogna” ritiene l’eurodeputato del Pd Andrea Cozzolino.

      L'eurodeputato Cozzolino critico sul "Decreto liberalizzazioni"  

    Secondo Cozzolino, questa interpretazione, “è una discriminazione a danno – guarda un po’ – sempre e solo dei cittadini virtuosi ed onesti (la stragrande maggioranza) del Sud che, senza alcuna motivazione giuridica ed economica, continueranno a pagare molto di più la loro Rc auto rispetto ai cittadini del Nord”. Di recente, grazie alla mobilitazione dell’associazione ‘Mo’ bast’ e all’interessamento di tanti, c’era stata l’illusione che qualcosa sarebbe cambiato. Il Governo, però, finora ha approvato solo aumenti di prezzi e di tasse, dunque sarebbe stato davvero troppo chiedere maggiore equità nelle tariffe assicurative, sebbene si trattasse solo di quelle degli automobilisti virtuosi. 

      Il palliativo: la Mobilità sostenibile  

    Non sono poche le persone che in Campania hanno rinunciato ad avere in famiglia una seconda auto proprio per l’eccessivo prezzo delle polizze assicurative. A questo punto, allora, ricordiamo, per chi non lo sapesse, che esiste una possibilità concreta per risparmiare sulle assicurazioni e sull’auto: si tratta della mobilità sostenibile, che a quanto pare nel Mezzogiorno d’Italia viene largamente snobbata. Il “car sharing” ad esempio è un sistema di trasporto che consiste nell'usare l’auto in condivisione, con disponibilità di 24 ore al giorno, a tariffe privilegiate e senza costi di manutenzione e di assicurazione: in pratica si compra l'uso effettivo del mezzo invece del mezzo stesso. I napoletani ci pensino e si organizzino. Il mondo non cambia, siamo noi a doverlo cambiare. Ma è anche vero che tali piccoli palliativi non ovviano ad un problema strutturale che la crisi e le manovre recessive del governo Monti hanno contribuito ad alimentare in maniera abnorme e del tutto ingiustificata. 

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)