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  • Stalin è tra noi! I Nuovi Tranelli Bancari per Dominare il Popolo Italiano

    Stalin è tra noi! I Nuovi Tranelli Bancari per Dominare il Popolo Italiano

    Sabato,  Marzo 23rd/ 2013 

    – di Giovanni Antonio Fois e Sergio Basile 

    Italia, Bersani, Partito democratico, Bce, Media, evasione fiscale, Stato, Cipro, Nicosia, Orwell, Sistema bancario internazionale, Massoneria, stalinismo, Stalin, Dichiarazioni inquietanti, Crisi cipriota, Schiavitù perenne 

    Stalin è tra noi! I Nuovi tranelli bancari per

    dominare il popolo italiano

    Col Pretesto dell'Evasione Fiscale, Schiavizzeranno i popoli

    Un nuovo "Occhio Onniveggente" puntato a vita sugli Italiani 

     

    di Giovanni Antonio Fois e Sergio Basile

    L'Italia e lo Stalinismo

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Il Pretesto dell'Evasione per Derubare quel che Resta  

    Roma – Il neo Premier italiano, nonché leader del Partito Democratico, Pierluigi Bersani, nelle ore precedenti la sua nomina rilasciava – tra "l'indifferenza" dei media – delle pesantissime ed inquietanti dichiarazioni riguardanti contribuenti e banche. I media minimizzano (al solito), eppure la gravità della situazione sta destando grosse preoccupazioni, sia tra la cosiddetta "alta borghesia", sia tra i piccoli risparmiatori. Dietro la scusa della ‘’lotta all’evasione fiscale’’, Bersani e compagni hanno escogitato un piano infallibile per il controllo ed eventualmente la confisca dei patrimoni dei contribuenti italiani. Uno degli otto punti presentati dalla coalizione del PD in campagna elettorale prevederebbe infatti le cosiddette ‘’misure per la tracciabilità e la fedeltà fiscale’’, promuovendo la sistematica ed inesorabile diminuzione del denaro contante e possibilmente (ma rimane ancora un'ipotesi)  la completa eliminazione del contante stesso. Ma dove sta l'inghippo? Semplice! Con questo possibile ed auspicato decreto legislativo ogni lavoratore italiano per avere accreditato il proprio stipendio dovrebbe necessariamente possedere un conto bancario.

     Stalin è tra noi! – Commissariati a vita! 

    Del resto la società già da anni implicitamente obbliga ogni dipendente e ogni pensionato ad avere un conto corrente aperto, pagando ovviamente le commissioni annuali all’istituto; per la prima volta il discorso viene però affrontato a livello politico, implicando importanti perdite di libertà e di privacy e una nuova liberticida prevaricazione dello Stato-lobby nei confronti dei singoli cittadini. Qualcuno parla già del ritorno di Stalin e di stalinizzazione del Paese. Come dargli torto?

     La Lotta al Risparmio e alla Famiglia 

    Tra non molto le banche italiane dovranno infatti trasmettere all’anagrafe tributaria tutti i dati relativi ai conti correnti italiani, rendendo visibili in pochi click i risparmi delle famiglie e la loro collocazione. Fermo restando il fatto che i grandi colossi finanziari (veri responsabili della crisi indotta dell'eurozona) conoscono molteplici magagne, scappatoie e diabolici tecnicismi finalizzati al trasferimento dei propri mega-capitali nei paradisi fiscali irrintracciabili per qualsivoglia sistema di controllo. Queste iniziative, in sostanza, vanno ancora una volta a discapito del proletariato urbano e rurale, sempre più costretto in regime di schiavitù ed a lavorare di più (anche la Domenica) per avere in compenso sempre meno diritti e tutele: dal reddito, alla previdenza, alla salute. Questa è dunque la vera anima "europeista" del PD? L'Incarnazione del sogno stalinista? Giudicate voi! Per il resto la lotta alla famiglia e l'istituzionalizzazione del caos sessuale, sta completando l' "idilliaco quadretto".

    Pierluigi Bersani, Giorgio Napolitano

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Il Progresso dei profeti del "Nuovo Ordine Mondiale" 

    Proprio in questi giorni, a seguito dello scandalo cipriota, i cittadini italiani (anche i più distratti e superficiali) stanno cominciando a prendere coscienza di come i mercati finanziari possano dettare legge nei confronti dei lavoratori costringendoli a lunghe file agli sportelli bancomat del Paese, onde evitare di perdere gli importi maturati col sudore d’una vita. Così anche i nostri connazionali mostrano pian piano (non è mai troppo tardi) il proprio marcato dissenso verso l'euro-sistema e il sistema bancario che, forte di queste nuove norme finanziarie, accrescerebbe ancor di più il potere esercitabile su contribuenti e Stato, schiacciando definitivamente entrambi. E' dunque questa l'ingannevole società di eguali profetizzata da Lenin e Stalin?  Eguali nella povertà e nella miseria? E' questo il progresso prospettato da decenni dai profeti del "Nuovo Ordine Mondiale" masso-bancario?

     I Burattini del Sistema tifano ancora per l'"Occhio Onniveggente" 

    Rendere il contante completamente virtuale contribuirebbe a ridurre la popolazione ad uno stato di schiavitù perenne: indebitati a vita con l’istituto bancario di riferimento e assoggettati al volere degli imperi economici. Lo scenario orwelliano arriva oggi al suo compimento, costringendo il contribuente a vivere costantemente con l’ennesimo occhio onniveggente sul proprio capo. Quel che stupisce di più, a questo punto, è vedere il persistere di una folta schiera di ciechi e dissennati seguaci di questi signori (profeti del nulla e della distruzione) dimenarsi ancora nelle segreterie dei "partiti del golpe" e nei loro circoli élitari di riferimento, procacciando con ogni mezzo voti, "fruste" e "bastoni" a chi sta letteralmente negando il fututo ai loro stessi nipoti, preparando nuovi diabolici strumenti di tortura. Ma ci chiediamo: perchè non provano vergogna? Può un briciolo di potere in più compensare la vendita dell'anima al Nemico?

    Giovanni Antonio Fois, Sergio Basile (Copyright © 2013 Qui Europa)

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    Martedì, Gennaio 15th/ 2013 – di Sergio Basile –  Fiscal Compact-elezioni /  Italia / Liste elettorali / MES / Fiscal Compact / Patto di Bilancio / Indiani / Cowboys / Eurodittatura / Silenzio / TV / Star-system / Santoro / Saviano / Fazio / Vespa / Floris / Travaglio / Grillo / Euforia elettorale / Spirito […]

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    Martedì, Dicembre 11th/ 2012 – di Sergio Basile –  Crisi / Italia / Unione europea / Bruxelles / Roma / Premio Nobel / Pierluigi Bersani / Smemorato / Silvio Berlusconi / Gianni Pittella / Bettola / Piacenza / Taget 2 / Disoccupazione / Rai Radio Uno / Imbroglio dello spread / Sovranità Monetaria / Campagna elettoale […]

     

  • Diritti fondamentali: nell’Ue regna la Menzogna. Senza Verità i Diritti sono una vuota illusione

    Diritti fondamentali: nell’Ue regna la Menzogna. Senza Verità i Diritti sono una vuota illusione

    Mercoledì, Dicembre 19th/ 2012

    – di Maria Laura Barbuto e Sergio Basile –

    Diritti fondamentali nell'Ue / Menzogna / Senza Verità i Diritti sono una vuota illusione  / Unione Europea / Parlamento europeo / Risoluzioni / Assistenza sanitaria / Aborto / Minoranze nazionali / LGBT / Diritti fondamentali / Libertà civile / Uguaglianza / Salute sessuale / Pianificazione familiare / Omofobia / Immigrazione / Media / Monika Flašíková Beňová  / Strasburgo / Bruxelles / Eugenetica / Club di Roma / paradigma lussemburghese  / controllo delle nascite 

    Diritti fondamentali: nell'Ue regna la

    menzogna. Senza verità i diritti sono

    una vuota illusione 

    L'Ue dell'aborto, della pianificazione familiare, del

    mancato rispetto della vita e della crisi indotta

    Continuano le polemiche sull'approvazione della relazione annuale 

    2010 / 2011 sul rispetto dei diritti  fondamentali nell'Ue  

    Strasburgo – Secondo l'eurodeputata Monika Flašíková Beňová (S&D, SK) autrice dell'ultima caldissima e criticatissima relazione sui diritti umani nell'Ue, votata a maggioranza nella plenaria di Strasburgo, nella settimana appena conclusasi – "I paesi Ue dovrebbero fare di più per garantire il pieno rispetto dei diritti fondamentali, in particolare quelli delle minoranze nazionali, delle persone LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) e dei migranti". Flašíková Beňová – tra l'altro – ha posto l'accento sulle "restrizioni recentemente imposte in alcuni paesi su – quelli che ha definio – i servizi di assistenza sanitaria per la salute riproduttiva, come l'accesso a un aborto sicuro e legale". Per la cronaca, la suddetta risoluzione sui diritti fondamentali nell'Ue per il 2010 e 2011 è stata approvata sul filo di lana – e con non poche polemiche e malumori – con 308 a favore. Ben 229 i contrari e 48 gli astenuti. Malumori che ad oggi, comprensibilmente, si intensificano, in atesa della votazione di domani sul mandato all'Agenzia Ue per i Diritti Fondamentali per il periodo 2013/2020.

     Trattati calpestati e vuota retorica 

    Ma analizziamo il documento nello specifico. Per la maggioranza dei deputati votanti la risoluzione, in aggiunta a quanto detto, sarebbe fondamentale (almeno in teoria) – evinciamo dall'analisi del testo – "preservare la credibilità delle condizioni di adesione all'Ue". A tal fine secondo i votanti gli Stati membri "dovrebbero essere valutati periodicamente (?) onde verificare il rispetto dei valori fondamentali comunitari (?) (…). Ma francamente non si capisce quali siano questi valori, dal momento che l'Ue di Barroso, Van Rompuy e – anche se in misura minore – di Schulz, ha di fatto calpestato gran parte dei trattati comunitari, ed in particolare i principi fondanti degli stessi trattati Ue, tra i quali quello di Sussidiarietà. Principio che in effetti subordina l'ordinamento giuridico, il multilevel government e la validità/applicabilità dei suddetti trattati/regolamenti Ue alle reali necessità ed ai bisogni dei cittadini. Paradosso concretizzatosi anche per la tutela dello stesso diritto alla vita.

     La plutocrazia europea: peggio dei governatori dell'antica Roma 

    Ma la relazione continua, sia pur con motivi del tutto stonati e dissonanti. "L'implementazione di valori quali la pluralità, l'uguaglianza di genere e lo stato di diritto – si legge ancora nel testo – si pone al centro dell'Ue, nell'ambito della costruzione di una cultura dei diritti tra i paesi dell'Unione europea e le sue istituzioni". Belle parole, certo, ma intrise anche in questo caso di retorica d'alta scuola, e completamente difformi al reale stato delle cose. Come sottolineato nei giorni scosi dallo stesso eurodeputato Mario Borghezio  in un editoriale pubblicato su "Qui Europa": "l'Ue sembra preoccuparsi della tutela di tutte le minoranze, fuochè dei diritti dei popoli europei". D'altra parte gli unici a non essere tutelati sono gli stessi europei, e tra di essi – in maniera particolare – i "Cristiani". Ciò dal momento che la deriva e la china culturale e laicista presa – ed imposta agli stati – da questa Europa aliena da qualsiasi precetto morale e cristiano, è un qualcosa di completamente antistorico ed antiumanistico. I popoli europei, dunque, ridotti ormai ad una massa di schiavi, o ad un grande branco di animali da macello – contro le costituzioni dei rispettivi stati nazionali e, come detto, contro molti degli stessi trattati comunitari – sembrano non interessare più a nessuno. La plutocrazia europea snobba e "controlla" la plebe. Cosa che per la verità non si vide neppure – a questi livelli – nell'Antica Roma imperiale, dove spesso il rispetto delle tradizioni e dell'identità dei popoli fu la chiave di successo per il mantenimento e la progressiva crescita dello stesso impero

     Accesso ai servizi di assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva 

    La relazione all'attenzione ed al voto del Parlamento ha poi puntato il dito su quelle che sono state impropriamente definite come "restrizioni all'accesso ai servizi della (cosiddetta) salute sessuale e riproduttiva in alcuni Stati membri" e – udite, udite – ai "tagli ai finanziamenti per la pianificazione familiare". Ma che intende la relatrice Monika Flašíková Beňová con questa singolare espressione in  riferimento al cosiddetto "aborto sicuro e legale" e all'educazione sessuale? Che inende per pianificazione familiare? In effetti ci sembra di udire qualcosa di molto vicino all'ideologia della Cina comunisa e materialista. Espressioni che sembrano rispecchiare non tanto i canoni delle nostre radici culturali e religiose, quanto piuttosto gli insegnamenti propinati a Pechino, o gli sballati studi eugenetici del Club di Roma. Ma queste espressioni – ci chiediamo – sono conciliabili con la stessa difesa dei diritti umani? Ci pare proprio di no!

     Aborto – Passi falsi dell'anima e della coscienza di ognuno 

    Dinnanzi a queste dichiarazioni ed a queste risoluzioni noi, da umani, da cittadini, da italiani, da europei e – soprattutto – da cristiani, esprimiamo forte preoccupazione per quanto sta accadendo: lo abbiamo più volte ribadito, l'aborto è un crimine nei confronti della vita, sia esso "legale" e "sicuro" o meno. Tra l'altro, le definizioni di "legale e sicuro" vengono utilizzate impropriamente, visto che la donna che decide di "uccidere" la vita si espone – in aggiunta – a rischi gravissimi per la sua salute e quella dei bambini futuri che, forse, un giorno deciderà in tenere in grembo. Non è detto, infatti, che ci sia una seconda possibilità di diventare madre. Un bambino non è mai una disgrazia, anzi al contrario è la certezza della continuazione della vita e dell'amore; è un miracolo capace di migliorare  i genitori; è la responsabilità e la missione che ognuno di noi è chiamato a compiere nel proprio percorso sulla terra nella maniera più semplice e naturale. Chi ha subito gli effetti devastanti di questa piaga nella propria vita sa benissimo di cosa parliamo: lo comprende con piena cognizione di causa. Ecco perchè inorridiamo davanti al potenziamento della possibilità, per le giovani madri mancate, di uccidere i propri figli, ed in modo così veloce. Una sponsorizzazione, quella dell'aborto, da parte dell'Unione europea, che ci fa ben capire come i progressi tanto decantati siano, in realtà, regressi allo stato puro, passi falsi dell'anima e della coscienza di ognuno. Stesso dicasi per il cosiddetto "controllo delle nascite" con mezzi alternativi ma pur sempre deprecabili sul piano morale e – soprattutto – cristiano.

     Uomini e Donne o LGTB? – Una caegorizzazione inaccettabile 

    La maggioranza dei deputati ha inoltre ritenuto valido il concetto secondo il quale "i diritti fondamentali delle persone cosiddette "LGBT" sarebbero maggiormente tutelati se tali persone avessero accesso a istituti giuridici quali coabitazione, unione registrata o matrimonio", invitando i paesi che non hanno tali istituti (11 paesi, fra i 27) a prenderne in considerazione l'introduzione. Anche su questo argomento l'Unione europea – la laicista e dissacrante Ue – ci delude, tentando di invertire il corso naturale della vita; tentando di dettare le leggi dello "stare al mondo" e sovvertire la volontà divina portando, in modo sconsiderato, il delirio di onnipotenza umano, all'apice del disastro. Il rispetto dei diritti fondamentali di coloro che "si definiscono" LGBT è garantito dal fatto che essi, prima di tutto, sono "persone" e l'uguaglianza formale e sostanziale è assicurata loro come per qualsiasi altro individuo. L'importante è questo! Ma categorizzare come "LGBT"  e lasciare da parte la definizione di "uomini e donne" , sembra imporre il pensiero che esistano persone diverse.

     La "Non Tutela" della Famiglia 

    E ad imporlo, paradossalmente, sono tutti coloro che ne proclamano il rispetto dei diritti: istituti come il matrimonio o la coabitazione, da che mondo è mondo, servono anche a tutelare la famiglia, quel nucleo fatto da genitori e figli. Nelle unioni di fatto tra persone dello stesso sesso o persone che cambiano i propri connotati fisici e mentali per snaturarsi , non c'è possibilità di "famiglia", non c'è quella possibilità di generare, in modo naturale, la vita. Ecco perchè, a noi, sembra un passo indietro proclamare la categorizzazione e la differenziazione di umani, ponendo l'accento non sulla persona (come noi – tra l'altro – abbiamo sempre sostenuto) ma sul genere sessuale. Che non siano proprio coloro che difendono i diritti delle persone LGBT ad esaltarne le differenze?

     Il problema delle minoranze 

    La maggioranza dei deputati ha poi chiesto ai paesi Ue di difendere i diritti delle persone che fanno parte delle "minoranze nazionali", incluso il diritto delle minoranze linguistiche a utilizzare la propria lingua. Anche le espulsioni collettive di Rom sono state fortemente criticate, cosi come la "debole" reazione da parte della Commissione in certi casi. "Gli Stati membri – leggiamo di segutio – dovrebbero introdurre misure alternative alla detenzione degli immigrati e migliorare le infrastrutture per i richiedenti asilo". Ma francamente su tal punto sosteniamo fermamente che le istituzioni Ue dovrebbero lavorare per sviluppare un maggior senso di appartenza dei singoli popoli alla propria nazione, e non contribuire – con misure iperliberiste e assurde misure di austerity – a distruggere intere economie nazionali, favorendo l'esodo di gruppi etnici ed interi popoli da una nazione all'altra. I minestroni, non aiutano nessuno, specie quanto hanno alla base costanti come la disperazione e la povertà "regionalizzata" in alcune zone ben precise del Continente, a discapito – per contro – di zone franche e paradisi fiscali ed economici all'interno della stessa Europa. Una sorta di "clubs privè" destinati ai vip. Ai padroni ed ai proprietari delle ricche multinazionali. Vedi il paradigma lussemburghese.

     Il Quarto Potere – La Berzelletta 

    I deputati, infine, si sono detti preoccupati "per il deteriorarsi, nell'Unione, della situazione in materia di libertà e pluralismo dei media, in particolare della stampa", e nel testo hanno condannato "le condizioni in cui lavorano alcuni giornalisti e gli ostacoli che affrontano, in modo particolare quando seguono le manifestazioni". I deputati votanti la complessa relazione hanno sottolineato, in particolare, "la tentazione di alcuni Stati membri di mettere in discussione la tutela delle fonti giornalistiche e la capacità dei giornalisti d'inchiesta di indagare negli ambienti vicini al potere", criticando la Commissione – si fa per dire – per il suo costante rifiuto di presentare proposte legislative su questo tema. Detta così, sembra un pò una barzelletta: dal canto nostro ne apprezziamo moltissimo il discorso (sia pur di facciata) che riteniamo più che giusto, ma il cosiddetto "Quarto Potere" lavora notoriamente – e gli esempi sono innumerevoli e quotidiani – come servo della politica e come servo dello stesso sistema. Di che ci si è meravigliato? Cosa si denuncia? E in aggiunta esso, come respiriamo ogni giorno nella nostra bistrattata e plagiata "Italietta", non assolve assolutamente al suo compito di fare informazione vera; non rende un servizio ai cittadini ma spalleggia il potente di turno. Specie se questo pone dinnanzi a sé, ed a giustificazione perenne delle sue nefandezze, un vessillo blu con 12 stelle dorate. Un vessillo che in cinquant'anni di storia ha sovvertito completamente la sua natura e le sue aspirazioni morali, economiche e sociali.

     La Sistematica Manipolazione della Verità 

    Ci teniamo a sottolineare che il giornalismo, o l'informazione più in generale, consiste in una missione di buon senso da parte dei professionisti della comunicazione  che hanno l'obiettivo di rendere collettiva la propria conoscenza dei fatti e di sviluppare la capacità critica degli utenti nella valutazione degli eventi. La manipolazione delle informazioni; la trasmissione solo di determinate immagini piuttosto che di altre; i racconti distorti della realtà  (come quelli celati sulla crisi nera dell'euro, sui contrasti nell'Eurozona piuttosto che sugli interessi economici dell'Occidene sulla Siria) oppure lo spalleggiamento sistematico la politica più becera e losca, non riguarda la vera informazione, ma significa "servire il potere". O meglio: tradire i cittadini. Pertanto queso monito, lanciato dal cuore pulsane dell'impero, lascia davvero il tempo che trova. Il fatto che l'Ue si dica preoccupata per questa situazione, non vuol dire che lo sia realmente: ci fa solo capire che privilegia ancora una vola l'apparenza alla sostanza. Intanto in queste ore a Bruxelles c'è attesa per l'altra votazione sui "diritti" – quella di domani Giovedì 20 Dicembre 2012 – nella quale i deputati definiranno il mandato dell'Agenzia Ue per i diritti fondamentali per il periodo 2013-2020. Staremo a vedere.

    Maria Laura Barbuto, Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

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  • Bugie Mediatiche sulla Siria – Testimonianza di un Ingegnere Siriano

    Bugie Mediatiche sulla Siria – Testimonianza di un Ingegnere Siriano

    Lunedì, Ottobre 8th/ 2012

    – Testimonianza di Iyad Khuder – 

    Siria / Guerra / Testimonianza / Iyad Khunder / Esteri / Europa / Esercito siriano / Media / Pace / Guerra / Libertà / Diritti fondamentali /  Distruzione / Crimini / Manipolazione mediatica / Ribelli / Armi / Controllo del territorio / Jihadisti / Terrorismo / Homs / Iyad Khuder / Esercito Libero Siriano / Aleppo / Damasco / Sheikh al-Fandi / Pierangela Zanzottera / Baba Amro 

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    Carissimi lettori,

    Iyad Khuder, autore dell’articolo che state per leggere, è un giovane ingegnere informatico siriano di Damasco che, in qualità di traduttore, ha accompagnato Marinella Correggia e altri giornalisti in Siria nei mesi scorsi. Pubblichiamo questa sua testimonianza proveniente da Baba Amro che in Occidente, quartiere che nell'immaginario collettivo è il sobborgo di Homs: zona già mesi fa rasa al suolo, con tutti i suoi abitanti dai cosiddetti "ribelli" del cosiddetto ELS (Esercito Libero Siriano) che si oppone ad Assad.

     Inaccettabile e gravissima discriminazione mediatica 

    A tal proposito è da sottolineare che voci come quella di Iyad sono sistematicamente discriminate, censurate, dai media mainstream e perfino da quelli alternativi. Chi in Siria non sta con l'opposizione armata non ha diritto di parola a livello  internazionale e nemmeno gli esperti ONU lo prendono a testimone. Questa situazione è gravissima ed inaccettabile. Difendiamo la Giustizia e la Pace, nella verità! "Beati gli operatori di Pace, perchè saranno chiamati Figli di Dio!" (Vangelo Secondo Matteo – Cap. 5, 9)

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    La Verità sulla Siria che i Media tacciono:

    Testominianza  dell'ingegner Khuder

    Dalle manipolazioni mediatiche di Occidente e Lega Araba

    al ruolo dell'integralismno islamico

    La scomoda testimonianza di un ex-leader dei ribelli:

    Discorsi jihadisti carichi di odio e fuoco sui civili

     

    Homs, Damasco – "Una breve premessa: nei miei tour di accompagnamento dei giornalisti stranieri in Siria ha avuto modo di notare che tutti i sostenitori del mio Paese contro questa aggressione mediatica che sta subendo sono generalmente giornalisti indipendenti, freelance o quasi, che lavorano con un sostegno minimo di alcune associazioni, sono arrivati in Siria a loro spese, scegliendo di preferenza hotel da una o due stelle; mentre, al contrario, i giornalisti in linea – per convinzione o per denaro – con un certo pensiero propagandistico (tipo quello di al-Jazeera, per intenderci) alloggiano in noti hotel 5 stelle o anche oltre, come il Four Season o lo Sheraton, alcuni noleggiano anche l'auto con autista, etc. Due modi di intendere il Paese, due modi di conoscerlo, due modi opposti di viverlo. Ad esempio, i giornalisti tedeschi che sono con me in queste settimane, in 10 giorni in Siria hanno speso quanto un giornalista embedded in una giornata! La scorsa settimana ci è stata concessa l'autorizzazione di visitare Homs.

     La Visita ad Homs 

    Per prima cosa abbiamo incontrato il governatore della città, Ahmad Munir Mohammed, nel suo ufficio. Al nostro arrivo lo abbiamo sorpreso mentre si trovava in riunione con alcuni cittadini che esponevano le loro esigenze più varie. Abbiamo avuto modo di osservare come il governatorato si stia adoperando per fornire servizi e opportunità di lavoro con particolare riguardo alle famiglie dei martiri, dei feriti e dei rapiti. Poi ci siamo addentrati nelle vie della città. Mi ha fatto piacere notare nel giornalista tedesco le differenti reazioni man mano che ci spostavamo: era stranito, quasi scioccato, per la sensazione di calma che si percepiva in città. Una tranquillità per molti versi in contrasto con quanto raccontato dai media su Homs.

     Una città diversa dal quadretto atteso 

    Come uno straniero che, sapendo di dover andare in visita a un luogo sconosciuto, si affanna per giorni a cercare notizie in rete e nei testi, ma poi l'aspettativa creata viene delusa dai fatti, così il giornalista, che evidentemente si aspettava distruzione in ogni angolo, sembrava stupito di quanto gli stava davanti, come se non si trattasse della stessa Homs letta fino al giorno prima, ma di un altrove non ben identificato. Le storie di bombardamenti spietati con carri armati e aerei, che avevano creato in lui l'aspettativa di un clima da campo di battaglia della seconda guerra mondiale, le immagini di distruzione e morte, avevano suscitato un effetto di completo straniamento. E così, ancora pieni di queste riflessioni, siamo giunti nel quartiere di Bab 'Amr, che porta visibili i segni dei lunghi mesi di battaglie, ma non certo come descritto da media come il kuwaitiano al-Watan (che parlava di 2 colpi di cannone dei carriarmati e centinaia di pallottole al minuto per mesi).

     Piccoli esempi di manipolazioni mediatiche sulla Siria 

    Perché quello che il mondo ancora non ha percepito è che l'esercito non solo ha sempre cercato di non fare vittime civili, ma neppure tra le milizie e, nonostante molti siano fuggiti da Bab 'Amr a Khaldiya attraverso tunnel, la cosa fondamentale è che si sia riusciti a liberare la zona con il minor numero di perdite possibile da tutte le parti. Del resto, se i militari siriani fossero stati realmente crudeli come vengono dipinti, avrebbero certo potuto concludere le operazioni sulla città in poche ore, invece che impiegare lunghi e dolorosi mesi. E anche da questi elementi risulta chiaro quanto l'opinione pubblica venga manipolata a proposito della situazione siriana. Siamo passati dalle zone popolari del quartiere e abbiamo avuto modo di vedere gli abitanti girare tranquillamente per le vie e i bambini giocare per strada davanti alle loro abitazioni. Al nostro passaggio, poi, vedendo incontro alla nostra scorta, li abbiamo sentiti gridare: "Dio protegga l'esercito di Assad!". Anche le autorità ci hanno confermato che 10.000 persone, ovvero circa un terzo degli abitanti, sono ormai tornati alle loro case e hanno ripreso le loro normali occupazioni.

     Mochea trasformata in sede di tortura dai cosiddetti "Ribelli dell'ELS" 

    Siamo poi arrivati alla moschea di al-Jury, utilizzata dai gruppi armati come base per il reclutamento di combattenti, senza permettere ai fedeli di entrare per la preghiera (anche se reti come al-Jazeera, cambiando la versione dei fatti, hanno sempre raccontato che era l'esercito a bloccare gli ingressi dei cittadini ai luoghi di fede). La moschea era stata adibita anche a sede di torture e uccisioni dei rapiti, sia militari che civili di altre fedi. Le fatwe qui promulgate annunciavano a Abdul al-Rizaq Tlass (il comandante della brigata Faruq che per lungo tempo a controllato la zona) il comportamento da tenere. La brigata, nel momento di massimo controllo, era arrivata anche a chiudere la via principale non solo impedendo a chiunque di entrare e uscire, ma di fatto anche bloccando la quotidianità, dal lavoro alla possibilità di studio, per tutta la zona.

     Sacchetti di riso sottratti al popolo e utilizzati come barriere 

    Abbiamo avuto modo di visitare anche un punto di raccolta governativo, quello che rifornisce la popolazione del quartiere con beni di prima necessità a prezzi calmierati, e abbiamo visto anche qui la distruzione portata dalle bande armate che sono riuscite a rapinare il luogo recando un danno allo stato di 90.000.000 di lire siriane (circa 1.500.000 euro). I sacchetti di riso sottratti – notizia ancora più sgradita – quasi per farsi beffa di una popolazione già privata di tutto, sono stati utilizzati dai membri della brigata per creare delle barriere per proteggere i loro posti di blocco.

     L'incontro con un attivista pacifista 

    La sera, tornati in hotel, ci è capitato di incontrare casualmente un membro del Musalaha (il movimento popolare nato dal basso per la riconciliazione nazionale che racchiude personaggi noti, religiosi o capi tribali, con lo scopo di risolvere civilmente i problemi nel Paese. Pur non essendo un gruppo governativo, le autorità, visti gli importanti risultati raggiunti dal movimento, appoggiano e incoraggiano lo svilupparsi del Musalaha a livello capillare in tutto il territorio), sheikh Habibi Al- Fandi, direttore del Centro studi Sociali e specialista in sociologia, attualmente direttore dell'Ufficio Informazioni del movimento. Sheikh al-Fandi si è seduto con noi, accettando un'intervista improvvisata nella hall dell'hotel. Per prima cosa ci ha raccontato come il Musalaha sia nato nel 2012, come si sta sviluppando dentro e fuori il Paese, attraverso la promozione di incontri e conferenze e quali successi è riuscito ad ottenere, dalla liberazione di ostaggi all'opera di convincimento che ha portato molti giovani siriani a lasciare le armi e tornare alla vita precedente usufruendo dell'amnistia del governo. 

     I Ribelli e il folle integralismo dei leader spirituali 

    Lo sheikh, in particolare, si è soffermato sul racconto di quanto successo a Khaldiya (una delle zone più pericolose a Homs), dove, grazie alla presenza nel movimento di molti notabili cittadini, si è riusciti ad entrare in diretto contatto telefonico con i responsabili di queste bande criminali e, ascoltando le loro parole improntate all'amore al rispetto al bene loro e del Paese, questi elementi deviati si sono resi conto con quanto odio, per contrasto, fossero impregnati i discorsi delle loro guide spirituali, che sapevano solo parlare di battaglie, morti, uccisioni , vendette e rapporti di forza, lontani dal vero spirito dell'islam. Qualcosa a questo punto è iniziato a vacillare e di fronte a una prospettiva che portava unicamente alla distruzione del Paese, alla morte di civili innocenti e a una vita scellerata, hanno preferito aprire occhi e orecchie a chi parlava loro di pace, dialogo e soluzioni ragionevoli e tentare la via del cambiamento.

     La scomoda e grave testimonianza di un ex-capo dei ribelli 

    Alcuni armati hanno così scelto di fuggire da Khaldiya e consegnarsi alle autorità che hanno offerto loro protezione, possibilità di sistemare la loro posizione e anche opportunità per un futuro lavoro. A questo punto lo sheikh interrompe il suo racconto per fare una telefonata ed invitare un nuovo elemento nella conversazione a tre. Poco dopo l'ospite arriva: è un giovane, sui 25 anni, in jeans e t-shirt, che ci viene presentato come l'ex capo di una delle brigate che infestavano proprio Khaldiya. Il ragazzo accetta di raccontare, sotto la garanzia di anonimato per ovvie ragioni di sicurezza. "Perché stavate combattendo?" "Per prima cosa abbiamo fatto delle manifestazioni per chiedere un cambio del governatore, le nostre esigenze sono state accolte; abbiamo aumentato le richieste e invocato la caduta del governo, ci sono stati scontri con le autorità, incendi di edifici pubblici, etc. In poche parole siamo entrati in un gioco da cui non potevamo più uscire." "E quando ti sei costituito, non ti hanno messo in prigione qualche giorno o di più?" "No, tutta l'operazione è durata poche ore. Un maresciallo mi ha accolto e chiesto qualche informazione, poi mi sono ritrovato insieme ad altre 150 persone, tutte provenienti da Khaldiya, siamo usciti e la nostra posizione è stata sistemata. Quando i gruppi armati hanno visto che tanti si stavano costituendo hanno iniziato a imprigionare quelli che volevano lasciare il campo di battaglia. Abbiamo contatti con molti di loro che stanno aspettando solo il momento giusto per andarsene." "Quanti terroristi avete potuto aiutare?" "Quasi 100 persone." dice lo sheikh. "E solo attraverso l'amore."

     Il vero volto dei ribelli anti-Assad: cecchini pronti a tutto 

    La sera abbiamo fatto ancora un giro per le vie del centro di Homs, a Nizha, da lontano abbiamo notato un capannello di persone al-Batoul, ci siamo avvicinati e abbiamo nuovamente incontrato il governatore che, nonostante l'ora, stava ancora incontrando i cittadini nelle vie per ascoltare le loro esigenze. In lontananza abbiamo sentito degli spari, così abbiamo chiesto a una giovane donna cosa stava succedendo. "Sono i cecchini, ormai ci siamo abituati." "Che cosa stanno prendendo di mira, i cecchini, solo i militari o chi?" "Prendono di mira tutte le persone senza alcuna eccezione.

     Fuoco sui civili 

    In molte occasioni hanno colpito civili. Donne, ragazze, bambini e anziani. Inizialmente c'erano circa 5 vittime al giorno, ma negli ultimi mesi, dopo che l'esercito siriano è riuscito a controllare ampie zone dalla città, la media è scesa a circa uno al giorno." Poi ha continuato: "Prendono di mira le strade cittadine, in particolare quelle di quartieri come Al-Hadara o Al-Zahra" (quartieri abitati in massima parte da alawiti). "Ma come possono raggiungere quelle zone, se il loro controllo è limitato solamente a poche aree della città, come la città vecchia e Khalidiya?" abbiamo chiesto. "Sparano dagli edifici o dai tetti, verso i quartieri adiacenti. Ad esempio, i cecchini che si trovano a Bab Sba'a mirano a Nouzha ( zona poco distante anche da Hadara e Ikrima, anch'essi a maggioranza alawita), mentre da Jib al-Jandali o da Bab al-Dreib sparano verso al-Zahra.

     L'Orgoglio dell'appartenenza allo stato siriano 

    " Percorrendo Shara al-Hadara non abbiamo potuto fare a meno di notare come fosse piena di vita e, personalmente, mi sono sentito commosso e orgoglioso nel vedere che i negozianti della zona avevano scelto di dipingere le serrande con la bandiera siriana…

    Testimonianza dell’ingegnere siriano Iyad Khuder

    traduzione e adattamento a cura di Pierangela Zanzottera 

     

     

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  • La Turchia tenta di provocare una Guerra contro la Siria

    La Turchia tenta di provocare una Guerra contro la Siria

    Venerdì, Ottobre 5th/ 2012

    – di Tony Cartalucci – 

    Esteri / Europa / Siria / Guerra / Turchia / Stati Uniti d'AMerica / Esercito siriano / Nato / Al Qaeda / CIA / Media / Pace / Guerra / Libertà / Diritti fondamentali /  Distruzione / Crimini / Manipolazione mediatica / Ribelli / Armi / Controllo del territorio / Jihadisti / Terrorismo / MEK / Diritto alla vita / Profughi / Turchia / Guerra / Erdogan / Ankara / Aleppo / Damasco / Ammissioni del New York Times / Brookings Institution / Diritti Umani / Nato / Russia / Cina 

    La Turchia tenta di provocare una

    Guerra contro la Siria 

    La Turchia spara sulla Siria dopo che degli

    sconosciuti hanno attaccato una città di

    confine turca 

     

     

     

     

     

    Ankara, Damasco, Aleppo – Dopo aver ospitato terroristi stranieri e sostenuto le loro operazioni lungo tutto il confine siriano-turco per oltre un anno, la Turchia, membro della NATO, ha sostenuto di aver risposto militarmente contro “obiettivi” in Siria, per un presunto attacco al territorio turco che essa attribuisce al governo siriano. Nonostante le organizzazioni terroristiche pesantemente armate che operano in gran numero su entrambi i lati del confine turco, con l’esplicita approvazione e il supporto logistico della Turchia, il governo di Ankara sembra aver escluso la possibilità che queste forze terroristiche, non l’esercito siriano, siano responsabili dell’attacco con dei colpi di mortaio, che i militanti armati sono noti usare ampiamenteIl New York Times, nel suo articolo intitolato L’artiglieria della Turchia spara su obiettivi siriani in rappresaglia per la morte di civili”, ammette che: “Non si sa se i proiettili di mortaio siano stati sparati dalle forze governative siriane o dai ribelli che combattono per rovesciare il governo del presidente Bashar al-Assad. La risposta turca sembrava dare per scontato che il governo siriano ne sia responsabile”. L’immediato atto ingiustificato di aggressione militare della Turchia, insieme all’istintiva condanna degli Stati Uniti, ha tutte le caratteristiche di un evento orchestrato, o per lo meno, di un tentativo di cogliere opportunisticamente un caso isolato per far avanzare in modo infido l’agenda geopolitica collettiva dell’Occidente. La Siria non ha evidentemente alcun interesse a minacciare la sicurezza della Turchia, né alcun motivo di attaccare il territorio turco, cosa che fonirebbe sicuramente la scusa che si cerca per poter intervenire direttamente a fianco dei fallimentari terroristi fantocci della NATO.

     Il Pretesto della Turchia per la guerra alla Siria 

    E’ stato precedentemente riportato che la Turchia è stata designata dalla NATO e, più specificamente, da Wall Street e Londra, a guidare gli sforzi per ritagliare “zone franche” nel nord della Siria, e di farlo tramite una falsa forza“umanitaria” o un falso pretesto per la “sicurezza”. Ciò è stato confermato dal Brookings Institution, un think-tank sulla politica estera degli Stati Uniti, finanziato daFortune-500, che ha stilato i progetti per il cambiamento di regime in Libia così come in Siria e Iran. Nella sua relazione Valutazione delle opzioni di un cambio di regime si afferma: “Un’alternativa agli sforzi diplomatici su come concentrarsi per porre fine alle violenze e avere accesso umanitario,come si sta facendo sotto la guida di Annan. Ciò potrebbe portare alla creazione di zone franche e corridoi umanitari che dovrebbero essere sostenuti da un limitato potere militare. Ciò, naturalmente, non raggiunge gli obiettivi degli Stati Uniti per la Siria, in cui Assad potrebbe conservare il potere. Da questo punto di partenza, però, è possibile che una vasta coalizione con un mandato internazionale possa aggiungere ulteriori azioni coercitive ai suoi sforzi“. Pagina 4, ‘Valutazione delle opzioni per il cambiamento di regime’, Brookings Institution. Il Brookings continua descrivendo come la Turchia potrebbe allineare grandi quantità di armi e truppe lungo il confine, in coordinamento con gli sforzi israeliani nel sud della Siria, che potrebbe contribuire a un violento cambiamento del regime vigente in Siria: “Inoltre, i servizi di intelligence d’Israele hanno una forte conoscenza della Siria, così come delle attività nel regime siriano, che potrebbero essere utilizzate per sovvertire la base di potere del regime e avviare la rimozione di Assad. Israele potrebbe inviare truppe su o vicino le alture del Golan e, in tal modo, potrebbe distogliere le forze del regime dal reprimere l’opposizione. Questa posizione può evocare la paura nel regime di Assad di una guerra su vari fronti, in particolare se la Turchia è disposta a fare lo stesso sul suo confine, e se l’opposizione siriana è alimentata continuamente con armi e addestramento. Una tale mobilitazione potrebbe, forse, convincere la leadership militare della Siria a cacciare Assad al fine di preservare se stessa. I sostenitori argomentano che questa pressione supplementare potrebbe far pendere la bilancia contro Assad in Siria, se altre forze vi si allineano correttamente”.Pagina 6, ‘Valutazione delle opzioni per il cambiamento di regime’, Brookings Institution.

     Aleppo e il ruolo dei Turchi 

    I leader turchi hanno chiaramente passato molto tempo a fabbricare scuse varie per soddisfare le richieste di Washington, fabbricando o approfittando delle violenze che la stessa Turchia promuove lungo il confine con la Siria. La relazione menzionerebbe anche il ruolo della Turchia nel contribuire a minare, sovvertire e staccare l’antica città settentrionale di Aleppo“Poiché la creazione di un’opposizione nazionale unificata è un progetto a lungo termine che non avrà probabilmente mai pieno successo, il gruppo di contatto, pur non abbandonando questo sforzo, può chiedere obiettivi più realistici. Ad esempio, potrebbe concentrare il massimo sforzo per l’attesa frattura tra Assad e, diciamo, l’elite di Aleppo, la capitale commerciale e città in cui la Turchia ha il maggior effetto leva. Se Aleppo dovesse cadere in mao all’opposizione, l’effetto demoralizzante sul regime sarebbe notevole. Se questa opzione fallisce, gli Stati Uniti potrebbero semplicemente accettare una pessima situazione in Siria o intensificare una delle seguenti opzioni militari”. Pagina 6, ‘Valutazione delle opzioni per il cambiamento di regime’, Brookings Institution.

     La nota del Brookings Institution e i "Diritti Umani" 

    Le opzioni militari comprendono tutto ciò che serve a perpetuare le violenze, secondo la Brookings, “facendolo sanguinare, si mantene un avversario regionale debole, evitando i costi dell’intervento diretto“, dalla “no-fly zone” in stile ad libico a una vera invasione militare. E’ chiaro, leggendo la nota della Brookings, che la cospirazione ha avuto inizio fin dalla sua redazione; con varie opzioni militari in fase di preparazione e vari cospiratori che si posizionano per eseguirle. Per la Brookings Institution le “zone franche” e i “corridoi umanitari” sono destinati ad essere creati dal membro della NATO, la Turchia, che per mesi ha minacciato di invadere parzialmente la Siria, al fine di raggiungere questo obiettivo. E mentre la Turchia sostiene che tutto ciò si basa su “questioni umanitarie”, esaminando la situazione abissale dei diritti umani in Turchia, oltre alle proprie attuali campagne di genocidio contro il popolo curdo, sia all’interno che all’esterno delle sue frontiere, è chiaro che sta semplicemente adempiendo agli ordini dettati dai suoi padroni occidentali di Wall Street e della City di Londra.

     Le implicite ammissioni del New York Times 

    Questo ultimo scambio a fuoco tra la Turchia e la Siria non è il primo. La Turchia ha fabbricato storie su pretesi ‘attacchi’ delle truppe siriane oltre il confine turco-siriano. The New York Times ha pubblicato queste accuse in grassetto, prima di ammettere, in fondo pagina, che “non è chiaro che tipo di armi hanno causato danni, domenica, a circa sei miglia all’interno del territorio turco“, e che “ci sono resoconti contrastanti circa l’incidente“. Come lo sono tutte le accuse fatte dalla NATO, dall’ONU e dai singoli Stati membri per giustificare l’ingerenza negli affari della Siria, questi resoconti comprendo le voci sparse dagli stessi ribelliE’ chiaro che la Turchia, la NATO e le Nazioni Unite tentano continuamente di inventarsi un pretesto per la creazione di “zone franche” e “corridoi umanitari” destinati ad aggirare il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che ha visto i tentativi di via libero all’intervento militare bloccati dal veto multiplo posto da Russia e Cina. Che le Nazioni Unite non siano riuscite del tutto a condannare le provocazioni combinate e l’ingerenza negli affari della Siria, illustra il fallimento assoluto della sovranazionalità, per non parlare della governance globale.

    Articolo di Tony Cartalucci – Land Destroyer Report

    ( Traduzione di Alessandro Lattanzio )

    in collaborazione con www.silviacattori.net e www.quieuropa.it

    di Silvia Cattori e Sergio Basile

     

    Testo originale in inglese 
    http://landdestroyer.blogspot.ch/2012/10/turkey-attempts-to-trigger-war-vs-syria.html

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