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  • Moneta-debito: come un tappeto mobile che funziona al contrario

    Moneta-debito: come un tappeto mobile che funziona al contrario

    Sabato, 16 giugno / 2018 

    – di Nicola Arena, Sete di Giustizia  –

     Redazione Quieuropa, Nicola Arena, Giacinto Auriti, Moneta-debito, tappeto mobile, valore, tempo 

    Moneta-debito: come un tappeto mobile che

    funziona al contrario

    Il tappeto mobile, come la moneta, deve servire la gente, agevolandone

    il cammino. Se funziona al contrario, come la moneta-debito, esso

    condanna gli individui incapaci a reggere il passo imposto

    e annulla gli sforzi di tutti gli altri

     

    di Nicola Arena / Sete di Giustizia

    MONETA-DEBITO: UN TAPPETO MOBILE CHE FUNZIONA AL CONTRARIO

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Percepire il valore dallo spostamento delle cose 

    Roma – di Nicola Arena – Lo scandire del tempo lo percepiamo dagli spostamenti degli oggetti o delle persone attraverso lo spazio. Abbiamo spiegato in altre occasioni che

                             il valore è tempo oggettivato in un simbolo.

                              Come possiamo quindi percepire il valore

                                     dallo spostamento delle cose?

              Lo possiamo percepire mettendo in relazione alcuni oggetti

          molto diversi fra loro nelle funzioni, nella forma e nel contenuto.

    Nell’era tecnologica dove si produce un’infinità di prodotti, molti sono inutili, altri superflui ma ce ne sono tanti che sono davvero pratici per il miglioramento della vita sociale. Uno di questi il marciapiede mobile, noto anche come tappeto mobile: è un dispositivo che permette il trasporto di persone fra due punti allo stesso o a diverso livello. Il marciapiede mobile è dotato di una superficie piana, mossa da un motore elettrico che utilizza il principio del nastro trasportatore applicato come mezzo di trasporto pubblico urbano. È usato diffusamente negli aeroporti e nelle stazioni delle grandi metropolitane. È molto funzionale nei casi in cui è necessario far defluire molte persone in spazi ristretti, poiché in questo caso la velocità delle persone stesse è ridotta a causa della folla. Per non urtarsi, i singoli pedoni in marcia devono, infatti, mantenere una distanza minima e sono costrette a camminare a zig zag perciò tendono a variare la loro velocità, causando un rallentamento a catena di chi li segue. Invece la velocità costante del marciapiede mobile, anche se modesta, risolve questo problema. Ci siamo soffermati nella descrizione di quest’oggetto perché in esso possiamo notare degli aspetti di natura sociologica, infatti, il marciapiede mobile è quello che descrive vari aspetti della vita quotidianamente vissuta dalle persone in movimento. Osservandone il suo funzionamento notiamo lo scandire del tempo attraverso la velocità, lo spostamento dei corpi da un punto a un altro dello spazio. Il tempo di vita vissuto dalle persone è percepito, da un osservatore esterno, attraverso uno spazio percorso.

     Il tappeto mobile e la moneta                                  

    Stavolta vogliamo porre in parallelo alcune prerogative del marciapiede mobile e dello strumento monetario. Cos’hanno in comune questi due oggetti così diversi fra loro? Il primo è logicamente creato per facilitare il benessere della gente, permette di velocizzare del doppio la marcia a piedi e accorciare i tempi facendo impiegare meno sforzo fisico e mentale per raggiungere la meta. Il tappeto mobile è a disposizione di tutti quelli che lo usano, permette a chi cammina di raddoppiare la propria velocità, nelle soste comunque fa continuare il proprio cammino. Per chi non riesce a camminare con le proprie gambe o che ci riesce con enorme fatica, il t.m. è un ausilio molto importante. In tutto questo ragionamento elementare non emerge una prerogativa dell’oggetto descritto, ovverosia quella di funzionare nella stessa direzione di marcia dei passeggeri. E’ ovvio direte. Le cose ovvie però spesso devono essere valutate, altrimenti non si possono notare nella loro importanza. Riepilogando:

              il tappeto deve servire la gente e per farlo deve agevolarne il cammino.

                                        E' stato investito per questo motivo

     E se funziona al contrario?                                       

    Pensiamo per un attimo a un tappeto mobile che funzioni al contrario della direzione prescelta. E pensiamo che la gente sia obbligata a doverlo usare. Pensiamo anche a una situazione in cui per legge non ci si possa spostare su un’altra strada e camminare liberamente fuori da quello strumento.

                                            Esso annullerebbe la nostra velocità,

            ci costringerebbe a raddoppiare il lavoro per mantenere un ritmo normale,

    quando subentrerebbe la stanchezza, la sosta diventerebbe un motivo di sconforto,

             perché farebbe compiere il percorso inverso, vanificando la doppia fatica

                            e costringendo ad altri sforzi per continuare il camino.

    Un tappeto mobile così concepito non darebbe alcuna possibilità alle persone anziane, ai disabili e ai bambini piccoli e comunque a tutti coloro che non hanno la forza di raggiungere con tranquillità la meta, alcuna possibilità di poter esprimere le proprie capacità e rivendicare la dignità di esseri umani. Il tempo di vita impiegato per lavorare e andare avanti sarebbe vanificato, sacrificando il proprio tempo da dedicare a noi stessi e al prossimo.

     Moneta-debito e annullamento del tempo di lavoro  

    In tutto questo ragionamento cosa c’entra la moneta? La moneta è anch’essa uno strumento, il cui valore risiede nella previsione dell’uomo di poter comprare un oggetto che gli dia benessere. La moneta quindi è un contenitore di valore previsionale. Come tutti gli oggetti dovrebbero essere costruiti per soddisfare il benessere dell’uomo, quindi anche la moneta dovrebbe seguire questo ragionamento logico. Invece

           la quasi totalità delle persone ignora che la moneta nasca come debito.

    Ora cosa significa che nasce come debito? Intanto dobbiamo dire che per sua natura la moneta essendo un’unità di misura del valore è essa stessa una parte di valore dell’oggetto che deve misurare. In pratica la moneta raddoppia specularmente il valore di tutti gli oggetti presenti e che richiedono essere acquistati. La sua creazione a debito, però, da parte delle banche centrali, realizza una mostruosa truffa perché annulla la proprietà dei beni e comporta il fatto di dover produrre il doppio degli oggetti per riuscire ad ottenere il valore iniziale. La moneta debito quindi annulla il tempo di lavoro delle persone per produrre quegli oggetti. Il discorso forse comincia ad essere più interessante. La moneta permette di scambiare le merci e il loro spostamento dal punto di fabbricazione alle nostre case.

     Moneta-debito ed effetto dell'interesse                        

    Se aggiungiamo al debito, anche un aggravio degli interessi è come aumentare la velocità al contrario del t.m. Affermava il professor Auriti

           Il contribuente si illude che il prelievo fiscale sia utilizzato per le funzioni dello Stato,

                            la verità è invece che in buona parte va a finirenelle tasche

                                               degli azionisti della banca centrale

                                                             ( Giacinto Auriti )

    Da un lato, quindi, bisogna lavorare il doppio dall’altro, bisogna aggiungere altro lavoro per pagare gli interessi.

           La moneta debito quindi annulla il nostro cammino e ci riporta indietro di altrettanto.

                             E nelle soste? Come nella sosta sul t.m. che ruota al contrario,

                        le tasse non fanno altro che aumentare la velocità al contrario del t.m.

                                                e sottrarci parte del lavoro guadagnato

                               facendo diminuire costantemente il nostro valore prodotto,

                                               costringendoci a lavorare ulteriormente

                                   per recuperare quel valore che già avevamo raggiunto.

     3 servi fedeli dei banchieri che oscurano il cammino 

    Cosa accadrebbe invece se la gente si rendesse conto della truffa monetaria in atto? Ognuno di noi prenderebbe spontaneamente la strada propria, abbandonando le imposizioni che ci sono state cucite addosso dai padroni del denaro e dai loro servi fedeli che, forse, non tutti conoscono e che possiamo racchiudere in tre categorie principali: i politici (di qualsiasi schieramento che abbia visibilità mediatica), gli economisti, che vediamo scorrazzare nelle televisioni, fornendoci le ricette economiche sempre però rimanendo all’interno del sistema del debito, e i giornalisti prezzolati che fanno da collante fra le altre due categorie.

                               Il popolo non ha quindi nemmeno gli strumenti percettivi

                                                        per comprenderne la truffa.

    Non ha punti di rifermento per capire  (come sopra un t.m. dentro una galleria buia). Speriamo di aver prodotto altri elementi di riflessione e che possano suscitare quella curiosità necessaria per comprendere l’essenza ovvia delle cose che ci circondano. Attraverso questa percezione possiamo scoprire che la bellezza del nostro mondo dipende dalla capacità di riconoscere e discernere la verità dalla menzogna, la differenza fra un tappeto mobile che va nella giusta direzione o in quella contraria, la differenza che c’è fra la moneta debito che ostacola, affanna e impoverisce fino ad annullare la dignità umana, e la moneta proprietà che nasce come dono e come giusto corrispettivo per una prestazione resa. La moneta proprietà ci farebbe guadagnare parte del tempo della nostra vita che potremmo impiegare per stare insieme e aiutare gli altri e per noi stessi, assaporando il piacere della preghiera in un ambiente puro e incontaminato dei nostri pensieri.

    Nicola Arena (Copyright © 2018 Qui Europa)

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     Video – B.A.R. – Buono Agevevolaz. Reddituale 

    Intervista B.A.R. Sergio Basile e Nicola Arena – YouTube

    https://www.youtube.com/watch?v=mh1J-WOrTjI

    2 lug 2017 Intervista B.A.R. – Sergio Basile e Nicola Arena

     

     

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  • Lettera d’amore a Marco Pannella – di Danilo Quinto

    Lettera d’amore a Marco Pannella – di Danilo Quinto

    Sabato, 7 Maggio/ 2016   

     – di Danilo Quinto –

    Redazione quieuropa, Danilo Quinto, Lettera d'amore a Marco Pannella, Cristo ci aspetta, casa del Padre, ideologie erronee, la mia famiglia, l'unico che ti ha abbandonato, cuore colmo di orrore se non piegherai le tue ginocchia e il tuo brillante cervello a Dio, cara la tua anima, guardare la luce della morte, incontro con Cristo, Caro Marco, morire nella speranza, Cristo ci aspetta e perdona tutto ciò che mettiamo nelle sue mani, confessore, tempo, eternità, abbraccio, affetto 

    Lettera d'amore a Marco Pannella

    di Danilo Quinto

    "Caro Marco…Cristo ci aspetta e perdona tutto ciò

      che mettiamo nelle sue mani".

      Di qui c'è il tempo, di là c'è l'eternità"

    ►Videomessaggio – Lettera all'amico Marco

     

    di Danilo Quinto

    Danilo Quinto – Lettera d’amore all’amico Marco Pannella

     Se Egli mi ama e mi ha affidato la Sua stessa missione…                          

    "Se Egli mi ama e mi ha affidato la Sua stessa missione, la devo compiere in quelle condizioni in cui Egli mi ha voluto. Posso essere anche un semplice straccione, ma non vuol dire nulla, perchè debbo vivere la missione che il Signore mi affida, senza che io possa constatare il potere della mia vita. Io debbo credere a quello che il Signore mi ha detto. Se non credo, ecco qui il mio peccato". (Don Divo Barsotti)

    Danilo Quinto – Lettera d’amore all’amico Marco Pannella

     Lettera d'amore a Marco Pannella – di Danilo Quinto                               

    Roma – di Danilo Quinto – "Dopo aver trascorso una vita accanto a te non posso lasciarti andare alla casa del Padre senza salutarti. La casa del Padre era motivo per te di tante riflessioni che hanno dato corpo a ideologie erronee. Ma io non sono qui per farti scuola, ti conosco troppo bene e profondamente. Non sono mai stato un tuo amante, ma per tanti anni hai sedotto il mio cervello e forse ho visto in te e in tutto quello che ti circonda il mio nido e la mia famiglia. Tu non mi hai mai stimato, se non per i risultati prodotti. Dal canto mio, mi spingevo sempre più oltre, per ricevere i tuoi assenzi o solo una pacca sulla spalla o un grazie e dare sempre di più. Tu sai che io non ho mai rubato. Sono stato uno dei tuoi tanti figli, ma l'unico che ti ha abbandonato. Oggi ti guardo con altri occhi, con il cuore colmo di orrore se non piegherai le tue ginocchia e il tuo brillante cervello a Dio. Sono qui per chiederti di pensare quanto mi sia cara la tua anima, perché mi umili a implorarti di guardare la luce della morte nell'incontro con Cristo. Solo nella sua Chiesa c'è salvezza! Sapessi quante volte penso a Sergio Scanzani e spero che anche il suo ultimo pensiero sia stato "pietà di me Signore!". Allora prego che Sergio sia in Purgatorio e mi unisco alle sue sofferenze per tentare di renderle meno atroci. Che Dio lo voglia! Caro Marco, hai vissuto come hai creduto, ti chiedo di morire nella speranza. Vedi, non ho più nulla da difendere, neanche la mia dignità. Se non importa a Cristo, vuoi che importi a me? Sono pacificato con il mondo perché vivo la mia non appartenenza ad esso. Sento il tuo disprezzo e la tua indifferenza nei miei confronti. Ne sono felice! Sono felice di averti potuto scrivere e dirti ciò che nessuno vuole dirti: Cristo ci aspetta e perdona tutto ciò che mettiamo nelle sue mani. Non morire, ti prego, senza aver reso la tua vita nelle mani del confessore. Di qui c'è il tempo, di là c'è l'eternità. un abbraccio, con affetto.

    Danilo Quinto

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     Videomessaggio in allegato                                                                                                
     

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    Danilo Quinto – Lettera d’amore all’amico Marco Pannella

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  • Auriti non sbaglia! Ecco perchè la teoria auritiana resta valida ed insuperata

    Auriti non sbaglia! Ecco perchè la teoria auritiana resta valida ed insuperata

    Martedì,  Gennaio 5th/ 2015

     – di Nicola Arena, Sete di Giustizia Anguillara Sabazia –

    Redazione Quieuropa, Sete di Giustizia, Nicola arena, Giacinto Auriti, Il Paese dell'utopia, chilo, tempo, spazio, orologio, SIMEC, esperienza auritiana, la moneta è una fattispecie giuridica 

    Auriti non sbaglia! Ecco perchè la teoria auritiana

    resta valida ed insuperata 

    Il grande sbaglio del contestatore auritiano. Ecco perché

    il valore della moneta non può essere attribuito

    a chi la crea e stampa (banca centrale)

     

    di Nicola Arena, Sete di Giustizia Anguillara Sabazia

    Teoria auritiana - chilo - metro - litro

     Giacinto Auriti non sbaglia!                                                                             

    Roma – di Nicola Arena, Sete di Giustizia Anguillara Sabazia – Appare d'obbligo apportare alcune correzioni ad un articolo apparso sul web nella primavera del 2014, ma segnalatoci solo in questi giorni, dal titolo emblematico “sull’errore di Giacinto Auriti”. Come si possa iniziare a comprendere la verità in campo monetario e sociale – quest'ultimo al primo cpollegato – l’ha spiegato il professor Auriti con la scoperta del valore indotto della moneta. Ci sono diversi modi per approcciarsi allo studio della teoria auritiane sulla moneta e non solo.

     Gli occhi della buona fede                                                                                

    Uno è di studiare attentamente il pensiero del professor Giacinto Auriti con la buona fede e questo avviene solitamente dopo aver compreso che le verità propinate dai mezzi d’informazione, non corrispondono alla realtà vissuta dai cittadini. Questa conseguenza spinge, per logica, la gente ad afferrare che qualcosa appare scontatamente sbagliato e quindi, avvertendo una forte sete di giustizia, inizia a studiare i suoi libri.

     L'approccio subdolo dei custodi del "sistema" debitocratico                   

    Un altro è quello di studiare il pensiero auritiano in maniera subdola attuata da chi ha tutto l’interesse al mantenimento dello status quo e, pertanto cerca di trovare inutilmente falle nel pensiero filosofico auritiano per demolire quei concetti che invece sono sacrosanti e puri nella loro semplicità.

     L'approccio del presuntuoso                                                                           

    Un altro ancora è di voler apprendere il più possibile per farsi una cultura basata sulla verità, per poi personalizzarla, creando dei distinguo mirati al risalto della propria persona, facendo emergere un evidente senso egocentrico mirato spontaneamente al risalto delle proprie doti. A tal proposito, vogliamo citare un brano tratto da uno scritto di un bravo giornalista che, peccando d’ingenuità, non si è accorto delle grandi verità in campo monetario – e non solo – prodotte dal Professor Auriti.

    Teoria auritiana - chilo - metro - litro

     Auriti sbaglia?                                                                                                     

    Pensare che le conclusioni alle quali è giunto Giacinto Auriti, dopo quaranta anni di studi universitari, convegni, disegni di legge, proposte parlamentari, esperimenti attraverso l’uso di una moneta convenzionale (il SIMEC) siano parzialmente sbagliate, indica poca attenzione e umiltà giornalistica. L’articolo è visibile seguendo questo link http://digilander.libero.it/VNereo/sull-errore-di-giacinto-auriti.htm. Citiamo testualmente le parole del nostro giornalista. "Auriti dice che la moneta non è “solamente la misura del valore, ma anche il valore della misura” (G. Auriti, “Il paese dell’utopia”, Ed. Tabula fati, Chieti, 2002, pag. 19) perché secondo lui l’unità di misura di ogni unità di misura ha necessariamente la qualità corrispondente a ciò che deve misurare. Da questo presupposto egli evince poi il seguente sillogismo: “Poiché ogni unità di misura è una convenzione e ogni convenzione è una fattispecie giuridica, la moneta è una fattispecie giuridica”. Il sillogismo è però sbagliato come il suo presupposto. A un’osservazione meno superficiale delle unità di misura, risulta che non vi è alcuna intrinseca necessità qualitativa fra l’oggetto misurabile e lo strumento di misura. Infatti, sostenendo che le unità di misura abbiano “necessariamente” le qualità corrispondenti a ciò che devono misurare, il presupposto di Auriti afferma che tali “qualità corrispondenti” NON siano intrinseche alle unità di misura, dato che se fossero intrinseche a tali unità di misura, non avrebbero bisogno di essere “corrispondenti” a queste. L’orologio, per esempio, pur misurando il tempo, non ha intrinsecamente in sé la qualità del tempo, le sue lancette indicano semplicemente uno spazio percorso, cui NOI attribuiamo del tempo trascorso. Il tempo trascorso è dunque “qualità corrispondente” allo spazio percorso dalle lancette, solo perché gliela attribuiamo NOI". 

     Il grande abbaglio del contestatore                                                               

    Ora proviamo a spiegare ai lettori l’abbaglio che ha tratto in inganno il nostro sicuramente bravo studioso, spingendolo e delegittimare punto per punto la tesi Auritiana. Il primo errore si pùo cogliere quando lo studioso in questione (contestatore) afferma che l’orologio misura il tempo ma non possiede la qualità del tempo. Bisogna innanzitutto constatare che esistono delle grandezze non percepibili se non con delle grandezze ad essa correlate e che la compongono. Egli afferma che le lancette misurano lo spazio e non il tempo. Qui nasce il primo errore, perché in fisica (non occorre essere degli esperti) il tempo è uguale allo spazio diviso la velocità, se ne deduce che le lancette dell’orologio, per misurare il tempo, devono avere sia una velocità sia lo spazio percorso a quella velocità, che in definitiva è il tempo misurato. Egli considera semplicisticamente solo lo spazio e quindi non può che cadere in un palese errore.

     Non si può confondere l'unità di misura con lo strumento di misura    

    Un’altra imprecisione, ancor  più grande della precedente, è quella di confondere l’unità di misura con lo strumento di misura, che sono due cose concettualmente diverse fra loro. Per meglio spiegare: lo strumento di misura è un contatore delle unità di misura. Proponiamo un  esempio, caro ad Auriti, e chiariamo che: 1) il kg è un’unità di misura del peso, mentre la bilancia è uno strumento di misura del peso 2) Il litro è un’unità di misura del volume, ma il conta-litri è uno strumento di misura dei litri erogati 3) Il metro è un’unità di misura della lunghezza, ma il metro laser è uno strumento di misura della lunghezza.

    Teoria auritiana - chilo - metro - litro

     Il proprietario di una bilancia non può essere il "proprietario del Kg"  

    La confusione che ha tratto in inganno il nostro, ripetiamo preparato studioso (a scanso di polemiche inutili) consiste nel fatto che a volte le unità di misura hanno lo stesso nome dello strumento, come appunto nel caso del metro. Ovviamente partendo da queste sue premesse errate, tutto il suo ragionamento porta inevitabilmente a delle conclusioni sbagliate. Noi affermiamo tranquillamente che possiamo essere i proprietari di una bilancia (strumento di misura), ma non possiamo essere i proprietari del Kg (unità di misura). Si può essere proprietari di un conta-litri (strumento di misura del volume di liquido erogato), ma non si può mai essere proprietari del litro, inteso come unità di misura del volume. Si può essere proprietari di un orologio ma non si può mai essere proprietari del minuto, inteso come unità di misura del tempo.

     Più attenzione ai dettagli… per non cadere in plateali errori                    

    Dopo queste doverose precisazioni, invitiamo questo studioso del pensiero auritiano a prestare una maggiore attenzione ai particolari, perché a volte sono proprio i dettagli che ribadiscono le certezze o ingannano le percezioni. Consigliamo, quindi, al nostro caro amico di fidarsi maggiormente dell’esperienza di un genio dei nostri tempi, quale possiamo definire con certezza, il Professor Giacinto Auriti e, possibilmente, di studiare un po’ meglio degli aspetti basati sulle leggi fisiche riguardanti gli esempi proposti. Siamo certi, con queste brevi precisazioni, di aver chiarito ogni ragionevole dubbio e su queste basi invitiamo l’autore dell’articolo a un confronto costruttivo e a un impegno comune nella diffusione corretta del pensiero auritiano.

    Nicola Arena, Sete di Giustizia Anguillara Sabazia (Copyright © 2015 Qui Europa) 

    Partecipa al dibattito – Redazione Quieuropa – infounicz.europa@gmail.com

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