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  • Crisi FIAT – Un Vertice dei Miracoli, Inconcludente

    Crisi FIAT – Un Vertice dei Miracoli, Inconcludente

    Lunedì, Settembre 24th/ 2012

    – di Sergio Basile –

     Italia / FIAT / Torino / Roma /  Sergio Marchionne / Mario Monti / Crisi / Chiusura stabilimenti italiani / FIOM / Sindacati / Piano Fabbrica Italia / Chrysler /  Casini / Bersani / Polonia / Brasile / Serbia / Ammortizzatori sociali / Bugie mediatiche / SKY TG 24 / Stefano Fassina / Barack Obama / Bonanni / Antonio Di Pietro intervento su Facebook / Gianni Fava / Tav in Val Di Susa / Isolamento della Fiom / Spaccamento del fronte sindacale / Crescita della Crysler negli Usa 

    FIAT – Un vertice dei miracoli inconcludente 

    A,B,C e le ipocrite repliche dei sostenitori del

    recessivo Fiscal Compact

    Resta spaccato il fronte sindacale mentre Marchionne 

    non presenta alcun piano di sviluppo. Solo altre 

    promesse per l'Ad Fiat

    Intanto Chrysler Vola negli Usa grazie agli incentiti di 

    Obama ed all'impegno di Marchionne

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Roma – "Nonostante gli sforzi del governo, mi pare che il problema Fiat rimanga del tutto aperto. Al tavolo di ieri c'era un convitato di pietra e cioè una nuova stagione di ammortizzatori sociali costosi per i lavoratori e per lo Stato, senza una prospettiva sicura". Nelle scorse ore, all'indomani di un incontro piuttosto inconcludente tra i vertici del Lingotto e il premier Mario Monti, sul "Caso Fiat", questo è stato il commento del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. Ma, in effetti,  col senno di poi, dubbi e perplessità sono stati espressi anche dal collega Fassina e da tutti i leader della maggioranza.

     Fassina-Bersani: la politica del Gatto e della Volpe 

    "Dati alla mano – continua Bersani – una prospettiva sicura non sembra poter esser più garantita dalla sola Fiat. Credo che ci vorranno anche altri e urgenti incontri con i protagonisti del settore auto: componentistica, reti commerciali, e organizzazioni sindacali. E' sull'intero settore – dichiara Bersani – che ci giochiamo un pezzo dell'avvenire del Paese". E lo dice forse dimenticando che – sempre dati alla mano – il Paese probabilmente ce lo siamo già giocati a tarallucci e vino, prima dell'estate, grazie all'approvazione da parte della maggioranza e dello stesso Pd, dei recessivi ed illusori "Fiscal Compact" e del "Fondo Salva Stati Permanente" (Meccanismo Europeo di Stabilità – MES) ratificato da Mario Monti nel Consigio europeo di fine Giugno. La stessa inconsistente e vuota eco di Bersani è risuonata nelle parole (di circostanza) del collega di partito Stefano Fassina, secondo il quale  "la Fiat, nonostante i proclami di Fabbrica Italia già irrealistici nel 2010, intende affrontare passivamente un mercato in profondo e strutturale mutamento con conseguenze negative per l'azienda, per i lavoratori e per il tessuto produttivo nazionale".

     Alfano il "Fiduciario"e Casini il "Fedelissimo" 

    Sull'altro fronte, quello "berlusconiano" della maggioranza e delle fiducie indiscusse (ben 37) al governo Monti, non è tardata la replica del segretario del Pdl, Angelino Alfano, "E' certamente positivo l'avvio di un percorso condiviso tra Fiat e Governo nel corso del quale dovrà essere protetto il reddito dei lavoratori. In quest'ottica, pensiamo necessaria e possibile la conservazione di tutti i siti produttivi (…) – ha continuato Alfano – il governo dovrà però individuare misure per la generalità delle imprese e non solo per Fiat. Tuttavia – conclude – sono tendenzialmente contrario ad altri incentivi. Non mi sento rassicurato ma preoccupato". Da sky TG24 anche Pieferdinando Casini ha voluto dire la sua sul sulla crisi Fiat. "La Fiat adempia agli impegni che aveva preannunciato. Questa è serietà! – ha sbottato il leader dell'Udc – Non si può chiedere ai politici e riservarsi parti in commedia. Lo Stato ha fatto bene ad aiutare, abbiamo già dato, ora dia la Fiat". Sempre nell'intervista a Sky, tuttavia, il centrista aveva dichiarato un momento prima come era impossibile pensare al futuro politico italiano senza fare il nome di Mario Monti. Poichè a suo dire, in Italia, non esisterebbero personalità poitiche in grado di surrogare il suo lavoro e degni del suo spessore. Un clamoroso autogol anche per lo stesso "ruolo politico" dello stesso Casini, che evidentemente non si sente all'altezza! Che dite? Ma insomma – la domanda è d'obbligo – al netto delle bugie mediatiche, e delle dichiarazioni d'amore incondizionato, chi ci ha mandato in recessione, caro Casini?

     Ambiguità – Le Colpe della Recessione e il Debito Fittizio   

    Come analizzare tali dichiarazioni? Beh, una cosa è certa: vi è una contrattizione di fondo che le lega. Un comune ed evidente filo conduttore: tutti i leader del celeberrimo trio montiano "A,B,C" sembrano, infatti, spaventati a morte dallo spettro della recessione che ora si abbatte violento e impietoso sulla più famosa azienda italiana, e su migliaia di dipendenti impiegati in tutta la filiera dell'auto, ma lo fanno soltanto ora, a giochi fatti! Come dimenticare, d'altronde, le dure contestazioni riservate proprio al responsabile economia del Pd, Stefano Fassina, solo pochi giorni orsono dinnanzi al Ministero dello Sviluppo Economico dai dipendenti dell'Alcoa? Davvero non si può! Gli attuali e "coscienziosi" grilli parlanti della politica ammoniscono il "pinocchio Marchionne" soltanto ora, dopo aver aiutato il "governo Lucignolo" a mandare in recessione il Paese. E a pro di che? Per fingere di ripagare un debito pubblico autorigenerantesi ed inestinguibile, se non in virtù della restituzione al popolo italiano della propria sovranità monetaria: loro rubata dai banchieri privati grazie a squallide e meschine leggi e decreti che hanno favorito, dal 92 ad oggi, (Vedi decreto Carli-Amato del 92) la privatizzazione della Banca d'Italia a tutto vantaggio della "privata" BCE. 

     La posizione della Lega in Italia ed Europa e le PMI  

    In questo ipocrita contesto, francamente un pò più realistiche ci sono apparse le dichiarazioni di Gianni Fava – responsabile per l'economia della Lega Nord (unico partito, bisogna dargliene atto, ad essersi opposto tramite i propri europarlamentari, a Bruxelles e Strasburgo, alle strane e deleterie misure rigoriste di Fiscal Compact e MES – che ha reso noto come "la Lega Nord si opporrà ad eventuali incentivi dati ad hoc per la Fiat; se sono necessari ad aiutare le imprese, come crediamo – ha aggiunto Fava – allora bisogna darli a tutte, in particolar modo alle piccole e medie imprese, locomotiva dell'economia del nostro Paese, che stanno vivendo un gravissimo momento di crisi senza mai ricevere, a differenza della Fiat, aiuti di Stato". 

     La solita farsa! 

    Molto dura anche la posizione del leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, che dalla propria pagina FaceBook ha scritto testualmente: "ieri l'A.d. Fiat, Sergio Marchionne, e il presidente del Consiglio, Mario Monti, hanno messo in scena la solita farsa. Invece di continuare a rimandare la soluzione – ha scrito di Pietro –  il governo avrebbe dovuto porre a Marchionne delle domande precise che noi dell'Italia dei Valori facciamo da almeno due anni e che ribadiamo ancora una volta: quando la Fiat – domanda da FB, Di Pietro – ha intenzione di fare gli investimenti, quali sono i modelli innovativi, dove intende produrli?". In effetti non una parola è emersa dall'atteso faccia a faccia su tempi e sui modi con i quali la Fiat targata Marchionne intenderà investire in Italia, e sull'impegno reale dei fondi pubblici (20 miliardi di euro) avuti da mamma Italia. Per ora – è bene ribadirlo – solo un miliardo di euro è stato speso in tal direzione!

     Sindacati – Il Bonanni che ti aspetti! 

    Più (ingiustificatamente) disteso e speranzoso è stato il commento del segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, secondo il quale "In Italia sappiamo fare tantissime cose, dall'auto, alla moda e all'alimentare, dobbiamo entrare nella logica che lavorare in questi settori sono punti di Pil. Credo però – e qui Bonanni forse avrebbe fatto meglio a tacere! – che non ci sia questa consapevolezza, altrimenti non ci sarebbero casi di gioco al massacro autolesionisti come su Fiat, Ilva e Val di Susa che fanno stare al palo l'Italia. (…) L'incontro tra la Fiat e il governo – ha poi continuato il sindacalista – é stato certamente un fatto positivo, ma ora la Fiat deve incontrare anche i sindacati che si sono assunti le proprie responsabilità per gli investimenti peraltro già realizzati di Pomigliano e Grugliasco. Noi – aggiunge – vogliamo una verifica puntuale con Marchionne sui futuri piani di investimento della Fiat in Italia. I gufi – dichiara infine – sono stati smentiti. Marchionne ha confermato che la Fiat non andrà via dall'Italia ma punterà nei prossimi mesi sull'export in attesa che si riprenda il mercato interno. Ma si sà, dalle parole ai fatti – proverbialmente – c'è di mezzo il famoso ed immenso mare! E poi non va dimenticato che Bonanni è stato uno degli artefici del noto e discussoo isolamento della FIOM, che ha sancito un grave spaccamento del fronte sindale, a svantaggio delle politiche unitarie di difesa degli operai Fiat, e non solo.

     L'amara realtà al netto delle chiacchiere  

    A ben vedere, da parte nostra, quella emersa ieri da Roma ha tanto il sapore di una presa di posizione piuttosto umoristica ed inconcludente. Una sorta di presa per i fondelli all'italiana (per comprenderci) vista  l'assoluta latitanza di un piano progettuale d'investimento per il presente o per il prossimo futuro del Lingotto! Che fine faranno dunque i restanti 19 miliardi di euro che Sergio Marchionne avrebbe dovuto fin da subito investire nel Paese? Come si può pensare di risollevare il settore, se come noto gli investimenti fatti in un comparto produttivo danno frutti solo a distanza di 2/3 anni? Come si può pretendere di "raccogliee" i frutti se non si è provvedutto a "seminare"? Prospettive utopistiche ed alquanto aleatorie agli orizzonti del sodalizio Fiat-Italia, dunque! E' questa l'amara realtà al netto delle chiacchiere.

     Il Felice trend della Chrysler e l'impegno di Marchionne negli Usa 

    E ciò mentre la Chrysler, negli Usa, vola sull'onda degli investimenti realizzati oltreoceano ed in paesi "off-shore" (vedi Polonia, Serbia, Brasile e Argentina, dove il costo del lavoro è nettamente inferiore a quello italiano) dallo stesso Marchionne con i con i dollari donati da Barack Obama, e malgrado il periodo non felice nel quale versa l'intero comparto produttivo statunitense, caratterizzato da bassa produttività per certi versi assimilabile ed equiparabile a quella italiana. D'altronde non va dimenticato che gli Usa sono il secondo Paese al mondo per livello di Debito Pubblico, dopo il Giappone, che guida la classifica con circa 8000 miliardi di euro di debito: lo stesso delle imprese private francesi! 

     La partita aperta sul fronte sindacale 

    Nei prossimi giorni, dunque – per tornare in italia – molto si giocherà sul fronte sindacale ed in relazione ad un eventuale ma difficile rinsaldamento del fronte apertosi tra i due blocchi: Fim-Cisl, Uilm, Ugl e Fismic, da una parte e Fiom-Cgil, dall'altra. Vedremo come andrà a fine questa disarmante telenovelas, questa fiction sempre più internazionale, e poco nazionale.

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

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  • FIAT – Svelato il Teatrino dell’ovvio di Marchionne

    FIAT – Svelato il Teatrino dell’ovvio di Marchionne

    Sabato, Settembre 15th/ 2012

    – Sergio Basile –

     Italia / FIAT /Torino / Roma /  Sergio Marchionne / Mario Monti / Crisi / Chiusura stabilimenti italiani / Termii Imerese / FIOM / Sindacati / Piano Fabbrica Italia / Cobas / Pomigliano / Mirafiori / Agnelli / Elkann / Chrysler / Exit Strategy / Colosseo / Scavi di Pompei / Berlusconi / Casini / Bersani / Finmeccanica / Eni / Enel / Polonia / Brasile / Serbia / Delocalizzazione produttiva / 500 / Industria italiana / Boom economico 

    FIAT – Svelato il Teatrino dell'ovvio di Marchionne

    Un finale scontato, la FIAT abbandonerà l'Italia!

    Il pretesto liberista della Banda Monti e le responsabilità dei fedeli

    maggiordomo della politica

    Torino, Roma – "La Fiat – dichiarò nei mesi scorsi  Mario Monti – non ha nessun dovere di ricordarsi solo dell'Italia, e chi la gestisce ha il diritto e il dovere di scegliere per i suoi investimenti le localizzazioni più convenienti". Alla lunga il pretesto liberista e gli effetti della crisi indotta, alimentata dai maggiordomi dei banchieri e delle lobbies mondialiste, hanno avuto decisamente la meglio, ed hanno fatto – come volevasi dimostrare – la differenza, dando una parvenza di surreale razionbalità a ciò che in un Paese democratico viene generalmente bollato come assurdo. La notizia è di quelle pesanti, soprattutto se a darne conferma ufficiale è lo stesso Sergio Marchionne, l’amministratore delegato della gloriosa "Fabbrica Itaiana di Automobili di Torino" (FIAT), o di quel che ne resta. Pertanto, nelle scorse ore, è giunta la  marcia indietro del Lingotto sul "Piano Fabbrica Italiana” e – ci pare di capire – sull'ipotesi di "scongiurata chiusura" di stabilimenti come Termini Imerese, Pomigliano – e addirittura – Mirafiori.

     Il Teatrino dell'ovvio di Marchionne 

    "In questa fase – si legge su un comunicato del Lingotto – è impossibile fare riferimento ad un progetto che era nato due anni e mezzo fa in base al quale si sarebbero dovuti investire fino a 20 miliardi di euro ed arrivare a produrre 1,4 milioni di vetture in Italia".  Fiom-Cgil e Cobas, d'altra parte – in tempi non sospetti – c'avevano visto lungo, ed avevano avvertito tutte le avvisaglie dell'imbroglio. Un piano il "Fabbrica Italia" senza alcun dettaglio, senza garanzie ed elementi programmatici. Insomma un "pacco" vero e proprio, depositato sul diretto Torino-Roma, direzione "Palazzo Chigi", nella speranza di acquietare per qualche tempo – così come è avvenuto – i tumulti nati all'interno dei vari stabilimenti Fiat.

     La FIOM all'angolo – Il Tradimento dei Sindacati 

    L'imperativo, lo slogan dominante, era quello secondo il quale la FIAT made in Marchionne doveva essere "lasciata libera di agire" senza alcun vincolo o responsabilità particolare, esenza alcuna scadenza. Così, sbarazzatosi della zavorra "confindustriale" – e da "Federmeccanica" – l'Ad Fiat ha dato il via libera ad un nuovo modello contrattuale incentrato su  riduzione delle pause di lavoro, straordinari e premi di produzione. Queste le logiche perverse adottate per Pomigliano e Mirafiori, e con il "benestare" dei sindacati: ad eccezione di Fiom-Cgil, s'intende! Una Fiom, tuttavia, sempre più isolata e relegata nell'angolo della stanza dei bottoni del Paese.

     Un finale scontato: la FIAT abbandonerà l'Italia! 

    Ma la maschera sembra ormai definitivamente gettata – d'altra parte non si può bluffare oltre – e la strategia anti-nazionale del trio Marchionne-Agnelli-Elkann sembra non avere più segreti. La FIAT ben presto abbandonerà l'Italia! Un mercato (grazie al complotto recessivo della "Banda Monti" e dei tecnocrati europei del Fiscal Compact) ormai impraticabile ed antieconomico. Meglio gli Usa! Ovviamente! E meglio continuare a decentralizzare la produzione in Paesi come Brasile, Polonia e Serbia, dove gli stipendi sono pari ad un terzo, o ad un quarto di quelli italiani, e dove però la vita è di gran lunga meno cara. Chi ha le nostre accise? Chi il nostro livello ti tassazione, caro prof Monti? Davvero nessuno al mondo! Questa "modestamente" è una vergogna tutta italiana! E questo l'assiduo frequentatore dei salotti del Bilderberg Club, John Elkann, lo sa bene!

     Il pretesto di Chrysler e la "Exit-Strategy" Neoliberista 

    In questa ottica si comprende meglio, e senza molti fronzoli, come lo stesso sodalizio con la Chrysler (che a differenza della FIAT, sta progettando e vendendo molti nuovi modelli di successo oltreoceano) sia stato orientato in previsione di tale "exit strategy". Come sostenere il contrario? Una cosa è certa l'eventualee probabile chiusura della FIAT in Italia equivarrebbe a qualcosa paragonabile forse alla chiusura del Colosseo e della degli Scavi di Pompei. La Fiat da sempre è il simbolo dell'Italia indusriale e del boom economico; come l'Italia da sempre si identificata nei gloriosi modelli della FIAT: vedi tra tutte la vecchia regina "500".  

     La Responsabilità dei maggiordomi "liberisti" della politica 

    D'altra parte, gli stessi padroni dell'azienda, dopo la pioggia torrenziale di milioni di euro di sovvenzioni statali sempre giunta provvidenzialmente da Roma,  da oltre un secolo a questa parte, non hanno più intenzione di ricambiare il favore verso la Nazione e di mettere mano al portafoglio; senza parlare della svendita dell’Alfa Romeo e delle continue casse integrazioni  gettate sulle spalle degli Italiani. D'altra parte, questo – e non solo questo – sarà il prezzo che gli Italiani stolti dovranno pagare per non aver sbugiardato e tentato di fermare nei mesi scorsi la casta dei politici montiani, che ba Berlusconi (colui il quale avrebbe potuto buttar giù il professore, con la sua maggioranza parlamentare) a Casini a Bersani ha finito per permettere questo assurdo ed irrazionale scempio. In attesa, ovviamente, che si consumino gli altri scempi  – gli ultimi da compiere – quelli cioè di Finmeccanica, Eni ed Enel.

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

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  • Strasburgo e lo scandalo delle prigioni CIA in Europa

    Strasburgo e lo scandalo delle prigioni CIA in Europa

    Settembre, Mercoledì 12th/  2012

    – L'Inchiesta di "Qui Europa" –

     Parlamento europeo / Unione europea / Strasburgo / CIA / Scandalo Carceri segrete / Silenzio dei Media di regime / Giulietto Chiesa / Programma segreto CIA / Europa colonia / USA / Finlandia / Danimarca / Portogallo / Italia / Regno Unito / Germania / Spagna / Irlanda / Grecia / Cipro / Romania  / Polonia / Hélène Flautre / Risoluzione non legislativa / Scandalo / Organi comunitari 

    Lo scandalo delle prigioni CIA in Europa:

    Perché finora questa coltre di silenzio?

    Molti stati Ue sarebbero complici della CIA

    La risoluzione votata ieri dall'Europarlamento e 

    quegli strani silenzi dell'Ue a distanza di 15 anni

    dalla prima denuncia

    Il Silenzio dei Media di regime: già Giulietto Chiesa denunciò

    tutto con un libro "best-seller" quand'era deputato europeo

    Strasburgo – Uno dei libri più noti e discussi dello scrittore, giornalista ed amico Giulietto Chiesa si intitola "Le Carceri Segrete della Cia in Europa". Secondo le ricostruzioni di Chiesa, infatti, nel Vecchio Continente  esisterebbe una vera e propria rete di prigioni segrete per prigionieri fantasma. Luoghi sottratti alla giurisdizione degli stati e della stessa Ue, dove le stesse convenzioni internazionali sono illusorie ed astratte utopie. Una sorta di lager, insomma! In questi luoghi si perpetrerebbe una sorta di "regime nazista" sganciato ed alieno da qualsiasi legge o principio giuridico o morale. Una sorta di buchi neri della democrazia e della civiltà, per intenderci. Luoghi nei quali la tortura è l'unica legge conosciuta, e proprio tra le mura della civilissima  e nobile Europa. L'Europa della Democrazia e della Lbertà?  Giulietto Chiesa si occupò della faccenda anni orsono, all'epoca in cui era membro del Parlamento europeo (nominato, come ricorderete al posto di Achille Occhetto) ed in particolare da membro della commissione parlamentare di Strasburgo, istituita per indagare su tutti gli atti di violazione delle norme internazionali ad opera della CIA (e pertanto degli Usa) in Europa. L'indagine e lo scandalo – nella personale ricerca poi approfondita dallo stesso Chiesa – fece emergere la punta di un Iceberg gigantesco: uno scandalo politico che coinvolese quasi tutti i servizi e i governi europei, dall'Italia (del celeberrimo caso Abu Omar) alla Polonia, dalla Germania alla Svezia, con accuse di complicità,  e gravissime forme di collaborazionismo. Il tutto sotto gli occhi degli ignari cittadini europei, e tra il solito assordante silenzio dei media di regime. Menzogne, accordi segreti, falsità sistemiche: tutti gli ingredienti di un giallo noir di altissimo livello, ma con un'unica differenza: sarebbe tutto vero! Equilibri e rapporti scottanti che riscrivono l'intera storia europea dal Dopoguerra ad oggi.

     Prigioni CIA . Uno scandalo già denunciato 

    Chiesa pubblicò il libro – divenuto ben presto un best-seller – forte delle testimonianze di uomini rapiti e torturati all'interno delle suddette prigioni; di rappresentanti di organizzazioni non governative e di funzionari che decisero – stanchi di mentire e sottostare ad una sorta di omertà mafiosa asfissiante –  di rompere il muro del silenzio. Quello di Chiesa fu un atto d'accusa che poggiava evidentemente su una corposa documentazione, dalla quale emergevano i palesi segni di una serie infinita di violazioni dei valori più sacri e più alti dell'umanità. Gli stessi sbandierati ai quattro venti da sempre dagli stessi Usa e dall'ONU, nonché dalla stessa Ue, che – ci chiediamo – potevano non sapere? Poi più nulla, il silenzio più totale e tombale. Almeno fino a ieri, quando presso l'emiciclo di Strasburgo – mentre tutta Europa era in ansia per la pronuncia della Corte Costituzionale tedesca sul dittatoriale MES: stamane purtroppo approvato dalla corte, anche se con riserva – è riemerso lo spinoso caso, mediante la votazione in aula di una  risoluzione legislativa non vincolante, approvata a maggioranza, con la quale la relatrice della stessa (Hélène Flautre – Verdi/ALE, FR) ha chiesto ai deputati – ed ottenuto – di tornare ad indagare sul caso delle prigioni segrete CIA. Il fine della risoluzione – approvata con 568 voti favorevoli, 34 contrari e 77 astensioni – è stato quello di "scoprire se ci siano state prigioni segrete o strutture sul  territorio degli stati membri" nei primi anni del 2000 che imprigionassero illegittimamente persone  del programma segreto della CIA. Nelle ultime ore si è appreso – in particolare – come Lituania, Polonia e Romania, in particolare, sono incoraggiate ad aprire, o riprendere, indagini indipendenti.

     Europa colonia Usa? 

    La risoluzione adottata ieri dal Parlamento sottolinea che "solo valide ragioni di sicurezza nazionale possono giustificare il segreto". Ma francamente – a nostro modestissimon parere – nulla può giustificare questo velo di omertà, ammenoché l'Europa non sia diventata – o sia divenuta, dalla caduta del Muro di Berlino in poi, una colonia degli Usa. Il documento votato, ha espresso poi preoccupazione – si legge – "in merito agli ostacoli posti alle indagini parlamentari e giudiziarie a livello nazionale, sul coinvolgimento di alcuni Stati membri nel programma della CIA". Per i deputati votanti, i principali punti oscuri del caso sono rappresentati dalla "mancanza di trasparenza, classificazione dei documenti, la prevalenza degli interessi nazionali e politici (…) la mancanza di rigorose tecniche investigative e di cooperazione". "Il voto di oggi – ha dichiarato la relatrice – è una vittoria per il Parlamento europeo, che mantiene la sua richiesta di verità contro la negazione e l'oblio e fa prevalere i fondamenti democratici dell'Unione su considerazioni nazionali e di parte". La relazione  ha sostenuto, inoltre, "l'esistenza di un vasto e segreto sistema illegale che ha portato alla tortura dei prigionieri ed a sparizioni forzate". (…) Esso – continua la relazione – si basa su fatti nuovi, in particolare sui dati aerei gestiti da Eurocontrol".

     Carceri CIA – Il PE chiede di riaprire le indagini nazionali 

    I deputati nella giornata di ieri hanno poi hanno invitato le autorità giudiziarie in Romania ad avviare un'inchiesta indipendente sui presunti siti di detenzione segreta della CIA nel Paese, ed invitato le autorità lituane a "rispettare l'impegno di riaprire l'indagine penale sul coinvolgimento della Lituania nel programma della CIA" alla luce delle nuove schiaccianti prove che dimostrano inconfutabilmente collegamenti aerei tra i due Paesi. Nel documento s'incoraggia poi la Polonia "a proseguire l'indagine penale in corso sulla detenzione segreta". Infine i deputati europei hanno chiesto ai governi di Finlandia, Danimarca, Portogallo, Italia, Regno Unito, Germania, Spagna, Irlanda, Grecia, Cipro, Romania e Polonia di rendere note tutte le informazioni "su piani sospetti collegati alla CIA e al loro territorio". Ma una domanda a questo punto sorge spontanea, come poteva l'Ue non sapere? Quali sono le reali responsabilità e le presunte manovre "collaborazioniste" dell'Ue e dei suoi capi non eletti? Perchè di tanto in tanto il calderone si riapre senza però alcun effetto? D'altra parte sono trascorsi più di 15 anni! Che commedia è mai questa?

    Q.E.  (Copyright © 2012 Qui Europa)

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  • Spagna  – Calcio e Paradossi del sistema bancario

    Spagna – Calcio e Paradossi del sistema bancario

    Lunedì, Giugno 11th / 2012

    – di Sergio Basile – 

    Unione europea / Parlamento europeo / Mario Borghezio / Mara Bizzotto / Spagna / Ucraina / Polonia / Euro 2012 / Sistema bancario europeo / Banche / Commissione europea / Finanziamento ai clubs iberici / Finanziamenti miliardari / Debiti miliardari / Paradossi / Euforia per Euro 2012 / Aiuti alle banche spagnole / Troika / Italia / Giorgio napolitano / Mario Monti  / Manuel Barroso / Banche in crisi / Calcio a Debito / Barcellona / Real madrid / Lionel Messi / Cristiano Ronaldo / José Mourinho  / Calcio spagnolo / Clubs indebitati per 5 miliardi di euro / Sergio Basile / Qui Europa / Europa  / Pay-tv / Felicità / Politiche neoliberiste / casta bancaria / Tecnocrati non eletti / Surrogato di felicità / Julya Timoshenko / Mattanza cani randagi in ucraina / Danzica / Europei di calcio 

    Spagna  – Quell'iniquo rapporto tra "Banche

    in crisi" e "Calcio a debito"

    La denuncia dei deputati europei  Borghezio e Bizzotto

    sulle gravi contraddizioni del sistema bancario 

    Banche in crisi e stipendi milionari agli dei del calcio iberico.

    Intanto gli Spagnoli tirano la cinghia, mentre Barroso regala

    miliardi di euro alle "povere banche" 

    Spagna – Banche in Pseudo-Crisi e Calcio a Debito

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Bruxelles, Madrid, Danzica – In tutta Europa è salita la febbre per Euro 2012 e, malgrado la crisi, non mancano gli spettatori, accorsi numerosi da tutto il Continente. Così accade che mentre Italia e Spagna, a Danzica, concludono sull'1 a 1 il loro attesissimo match d'esordio – offrendo tutto sommato una buona prestazione –  in tribuna d'onore spicca la presenza del Capo dello Stato Italiano, Giorgio Napolitano. Un Presidente della Repubblica attento e divertito, che a fine partita non ha perso occasione per lanciarsi in funanbolici quanto – consentiteci – fuori luogo, commenti stampa su improbabili quanto forzate connessioni tra "vittorie calcistiche" e "vittorie sulla crisi economica" di Spagnoli e Italiani: dimenticando che le prime si ottengono sul campo, in 90 minuti; mentre le seconde si "sistemerebbero facilmente" se il suo carissimo amico Mario Monti, le sue carissime banche – a dirigere i giochi in cabina di regia – e le istituzioni europee – con "Commissione Barroso" in testa – si decidessero a rinsavire ed a staccare la spina alla speculazione.

      La denuncia di Borghezio e Bizzotto  

    Allora, tanto per restare in tema di banche e calcio, ci sembra opportuno ragionare sulla moralità e sullo spirito etico che anima i "presunti salvataggi" degli istituti di credito (vedi ultimo caso dell'iberica Bankia) proponendo all'attenzione dei nostri lettori la dura e gravissima denuncia piovuta nei giorni scorsi, da Bruxelles, per bocca degli eurodeputati Mario Borghezio e Mara Bizzotto. Secondo i due europarlamentari italiani "La Commissione europea attraverso il salvataggio delle banche spagnole sta favorendo anche i prestiti bancari a tasso agevolato alla Liga di calcio iberica''. La scottante indiscrezione è stata ufficializzata tramite due interrogazioni parlamentari indirizzate alla stessa Commissione di Barroso, ed è stata rafforzata da una domanda molto scomoda e pungente. I deputati hanno infatti chiesto a Barroso per quanto tempo ancora l'esecutivo (ricordiamo: non eletto ma semplicemente "nominato") da lui presieduto abbia intenzione di "andare avanti su questa strada"; cioè abbia intenzione di "continuare a regalare miliardi di euro alle povere banche". Un bel sasso nelle scarpe di un Manuel José Barroso certamente in grande imbarazzo, per una domanda che evidentemente neanche il professionale Marzullo, dal suo salotto notturno, avrebbe osato fare.

      Spagna – Dietro al regale mantello del "dio-calcio"  

    Ma lo sfogo di Borghezio non si è limitato a puntualizzare tale anomalia. Il deputato del carroccio ha osato porre il dito in una piaga ancor più grossa e profonda di quel che si potrebbe immaginare. Egli ha sottolineato come i soldi sottratti al circuito economico europeo – e quindi agli stessi contribuenti – stiano finendo per nutrire anche il dorato mondo del calcio, del "dio-calcio". In effetti il debito per la prima e seconda divisione spagnola è oggi piuttosto cospicuo: esso  si aggira sui circa 5 miliardi di euro. Una cifra  impressionante che potrebbe bastare da sola a salvare dal baratro qualche stato africano; o meglio qualche stato dell'Eurozona tra cui la stessa Grecia, o i poveri disoccupati di Spagna ed Italia, oggi costretti – gioco forza –  a rinunciare a "farsi una famiglia" e ad accantonare gran parte dei propri sogni di una vita. Un debito equivalente – secondo la lucida e puntuale analisi di Mario Borghezio – a qualcosa come "mezzo punto del deficit statale della Spagna". Ma la nota davvero stonata e che – ad esempio – una squadra blasonata e osannata a livello planetario come il Barcellona dei record si sia rivolta – tra il sostanziale silenzio dei media – al prestito bancario iberico per sostenere la propria faraonica  campagna acquisti nel comtempo in cui la stampa internazionale – d'altro canto – diffondeva su tv e giornali la notizia che, grazie al sostegno "delle banche"  – oggi, "d'improvviso in difficoltà" (???), o "presunte tali" –  i "grandi" clubs spagnoli potevano permettersi di stipendiare con compensi megagalattici "indiscusse prime donne" del calcio mondiale come Lionel Messi e Cristiano Ronaldo; nonché allenatori come Mourinho, a 10 milioni di euro l'anno.

      L'euforia dei dissennati  

    Situazione paradossale che dovrebbe indurci tutti a riflettere di più sugli eccessi e le gravissime iniquità di un sistema che finisce – più o meno indirettamente – per ripercuotersi senza pietà alcuna sulle nostre vite e sui nostri portafogli, giorno per giorno, nel silenzio e tra l'euforia di chi non riesce a vedere al di là del proprio naso, magari godendo come – consentiteci – un completo dissennato della sua condizione di avvilente schiavitù e subalternanza. Un nostro lettore, l'altro ieri ci ha criticato per aver pubblicato un articolo che condannava e poneva in parallelo l'euforia degli Europei di calcio con una serie di abusi perpetrati dai responsabili politici dei paesi organizzatori ai danni dei diritti di uomini ed animali. In una costruttiva mail di risposta, abbiamo obiettato affermando che dinnanzi al "dio-calcio" esisterà pure qualcosa di più importante, come il rispetto della dignità umana e dei diritti.

      Un'occasione per ripeterci  

    Cogliamo dunque l'occasione per ripeterci volentieri in questa sede, ribadendo con forza che troviamo immorale e stupido sostenere i nostri beniamini in maniera unilaterale e cieca, chiudendo gli occhi – ad esempio – sul vergognoso fenomeno dell'incremento incontrollato del mercato della prostituzione in Ucraina e Polonia – e della contestuale diffusione di casi di aids – che ruota intorno al dorato e colorato palcoscenico degli europei di calcio 2012; come troviamo altrattanto deplorevole parlare di calcio in maniera univoca senza sensibilizzare l'opinione pubblica sulle torture subite dal leader Yulja Timoshenko o dalla spietata mattanza perpetrata dalle autorità governative ai danni di migliaia di indifesi cani (a due mesi dall'avvio del Campionato europeo).

      Le Povere banche in "crisi" e la Crisi delle "povere banche"  

    Allora, pur amando le straordinarie gesta agonistiche di campioni come Messi e Ronaldo, non possiamo non criticare apertamente il fatto che i debiti dei grandi clubs del calcio iberico – ribadiamo, 5 miliardi di euro, ad oggi – e le elargizioni facili delle "banche in crisi" (fatte pesare sull'economia europea) siano realmente uno schiaffo vergognoso alle vittime vere di questa "crisi" (indotta e pilotata dai mercati, dalle stesse caste bancarie, dalla tecnocrazia di Bruxelles e dai profeti del neo-liberismo). Ma ancor più vergognoso è l'atteggiamento della Commissione europea che permette questo. Un  qualcosa di  inconcepibile e – concordando a pieno con Borghezio e Bizzotto – di "insostenibile". Ovvero una situazione non più tollerabile per istituti di credito oggi sedicenti in "crisi", ma che "fino a poco tempo fa elargivano a piene mani  prestiti milionari a Real Madrid, Barcellona o Valencia'', chiedendo altresì agli stessi Spagnoli di stringere la cinghia, sacrificarsi all'inverosimile e rinunciare al proprio lavoro ed alla propria felicità. Ma che importa! Tanto già da domani   qualcuno ricomincerà – con il suo bel abbonamento in pay-tv – a "consolarsi" ( in uno straordinario surrogato di felicità ) davanti ad una bella partita di calcio, e magari proprio con un darby "Real – Barcellona ". A proposito: pare che presto ad arbitrare sarà la stessa Troika, della triade Barroso, Van Rompuy, Lagarde! Buona visione!

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Euro 2012: Iniziano le partite dei Diritti – L’appello di Abete

    Euro 2012: Iniziano le partite dei Diritti – L’appello di Abete

    Domenica, Giugno 10th / 2012

    – di Federica Santoro –

     Polonia / Ucraina / Varsavia / Kiev / Europei 2012 / Calcio / Odio / Razzismo / Prostituzione / Diritti Umani / Democrazia / Arresto Timoschenko / Ucraina – Russia /  Yulja Timoschenko / Giancarlo Abete / Figc / Civiltà / Federica Santoro / Europa / Qui Europa 

    Europei 2012:  Iniziano le partite dei Diritti

    e del calcio, oggi in campo l'Italia

    L'appello del Presidente Figc, Giancarlo Abete:

    "Forza Italia, ma si accendano i riflettori anche

    sui diritti umani"

    Europei 2012: Iniziano le partite dei Diritti e del calcio – L’appello del Presidente Figc, Giancarlo Abete

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Kiev, Varsavia – Campionati Europei 2012 in Polonia e Ucraina. Ma ci siamo chiesti se questa sia solo una vicenda sportiva o anche politica? Oramai la questione è discussa giorno dopo giorno. Perché politica? Beh..mi riferisco alla detenzione dell’ex premier Yulia Tymoshenko, attuale capo dell’opposizione ed ex primo ministro ucraino,c ondannata a 7 anni per abuso d’ufficio. Il caso scoppia il 24 aprile – come ampliamente trattato nelle settimane scorse da noi di "Qui Europa" – quando la Tymoshenko mostra le foto dei lividi nel suo corpo per le percosse delle guardie carcerarie. La sua denuncia ha convinto molti leader politici a boicottare i campionati Europei di calcio "Euro 2012".  

      Paradosso Merkel: il panzer ora "difende" i diritti umani  

    A prendere una posizione ferma e decisa, anche la Germania – curiosamente interessata, per bocca della sua leader, Angela Merkel, i diritti umani dei paesi extra-Ue, meno evidentemente quelli dei paesi dell'Unione ai quali è spata propinata una crisi "impacchettata ad arte" e indorata con la "pillola" di iniqui "cosiddetti aiuti" della Troika (Ue, Bce, Fmi) – dichiarando che se la Tymoscenko non sarà scarcerata, nessun politico tedesco prenderà parte a manifestazioni sportive in Ucraina. Fortunatamente l'ambigua Germania merkeliana non è l’unica a sostenere tale tesi. Il resto d’Europa appoggia fermamente tale posizione, lasciando di fatto l’attuale primo ministro ucraino Viktor Yanukovich in un isolamento sempre più marcato, il quale – tuttavia – nonostante tutto (Caso Tymoshenko, strage di cani, prostituzione dilagante, ecc.. ) continua a ribadire con spavalderia e arroganza che gli europei saranno semplicemente un grande successo infatti afferma: "Perchè pensate che non venga nessuno? Tutti i biglietti sono stati venduti, l'eccitazione è alle stelle… Euro 2012 si giocherà e ci saranno i tifosi!"  

      L'appello del Presidente FIGC Giancarlo Abete  

    Su questo argomento il Presidente della Figc Giancarlo Abete ha affermato "Il calcio aiuterà a far parlare del caso di Iulia Timoshenko: è sempre così, in occasione dei grandi eventi sportivi si accendono i riflettori anche sulle tematiche sociali dei Paesi che li ospitano. E la Figc e il calcio sono sempre sensibili alla difesa dei diritti umani". Quindi a mio modesto parere sarebbe lecito e corretto non prendere questo campionato come momento per  prestare attenzione solamente su  chi sarà la miglior squadra in campo o il miglior campione, cerchiamo semplicemente di vedere sul lato umano se questa partita politica e d altre "partite umane" aperte, possano chiudersi in nome della giustizia e non soltanto con un semplice accenno a quanto sta accadendo. Ciò magari finendo per dimenticare il tutto, semplicemente, sentendo il fischio di inizio dell’arbitro. Ne va del futuro della nostra civiltà!

    Federica Santoro (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Europei 2012: un calcio a Democrazia e Diritti?

    Europei 2012: un calcio a Democrazia e Diritti?

    Venerdì, Giugno 8th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Unione europea / Polonia / Ucraina / Varsavia / Kiev / Kharkiv / Europei 2012 / Calcio / Odio / Razzismo / Prostituzione / Diritti Umani / Rischio aids / Democrazia / Commissione Ue / Gas / Arresto Timoschenko / Mattanza di cani / Ucraina – Russia / Stadi dell’odio / Hiv / BBc / Chris Roger / Barroso / Timoschenko 

    Europei 2012:  un calcio alla democrazia

    e al rispetto dei diritti umani?

    Euro 2012 – Polonia e Ucraina pronte per il fischio

    di inizio, ma sono in molti a storcere il naso

    Odio, razzismo e prostituzione accompagnano lo sport

    Autogol – Euro 2012: un calcio alla democrazia e al rispetto dei diritti umani

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Kiev, Varsavia – Si parte, si accendono le luci su Ucraina e Polonia per l’inizio dei campionati Europei di calcio: bandiere di ogni nazione sventolano e le città si colorano di tifosi, si animano di spirito sportivo e di giusto agonismo. Tutto il rumore che avvolge gli stati ospitanti serve a coprire, però, il silenzio calato su situazioni più drammatiche e pesanti. Il salto di qualità dal punto di vista delle infrastrutture e delle vie di comunicazione compiuto da Kiev e Varsavia, grazie all’organizzazione del Campionato Europeo di calcio 2012, è di certo lodevole: meno lo è stata la vergognosa e crudele mattanza di migliaia di cani che ha preceduto tutto il resto, al fine – dichiarato – di voler "bonificare la zona".

      Diritti umani da "cani"?  

    Purtroppo non si può dire altrettanto del mondo politico e della democrazia: la condanna a 7 anni di carcere dell’ex premier, Yulia Timoschenko, per abuso di potere, piomba come un macigno sull’Ucraina e accende forti polemiche, destinate comunque ad essere considerate di secondo piano rispetto all’evento sportivo dell’anno. Come abbiamo già riportato noi di "Qui Europa" in articoli precedenti, la Timoschenko è stata condannata, nell’ottobre scorso,  per un presunto e controverso accordo stipulato, nel 2009, con la Russia di Putin, senza preventiva consultazione del governo ucraino, e riguardante importanti forniture di gas acquistate, secondo gli oppositori politici dell’ex primo ministro, a prezzi svantaggiosi per Kiev. E’ proprio la questione del gas ad accendere gli animi: il paese ucraino acquista le forniture dagli Stati Uniti, che offrono prezzi inferiori rispetto a Mosca, probabilmente anche per evitare di sentirsi ancora un’appendice della Russia. “Ma l’Ucraina – come abbiamo sottolineato più volte – nella detenzione della rappresentante politica ha sbagliato tutto: sono stati denunciati, infatti, maltrattamenti e percosse che la Timoschenko avrebbe subìto in cella, terminati con il trasferimento della donna presso l’ospedale di Kharkiv, avvenuto il 9 maggio scorso.

      Euro 2012 – Barroso e i suoi non ci saranno  

    Ucraina, quindi, indisciplinata per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani, obiettivo da sempre rincorso – almeno stando ai proclami ed ai milioni di euro spesi in vari progetti finanziati da Barroso & Co – da tutta l’Unione europea e, per altro, sottoscritto anche da Kiev”. Per questo motivo, né lo stesso presidente della Commissione europea, Manuel Barroso, né i commissari, né i ministri dei governi francese e britannico saranno presenti alle partite e alle cerimonie ufficiali che si terranno in Ucraina.

     Euro 2012 tra razzismo, malcostume, prostituzione e rischio aids 

    Ma, evidentemente, Timoschenko a parte, i problemi di Kiev e, questa volta, anche di Varsavia, non finiscono qui: razzismo e sfruttamento della prostituzione sembrano essere fenomeni all’ordine del giorno per i paesi che ospiteranno, a partire da oggi, i “colleghi” di tutta Europa. Un reporter della Bbc, Chris Roger, ha denunciato quanto accaduto in quelli che lui stesso ha definito “stadi dell’odio”: saluti nazisti e versi scimmieschi nei confronti di calciatori di colore, pestaggi di studenti asiatici avvenuti a Kharkiv e, come se non bastasse, molte associazioni hanno lanciato l’allarme “prostituzione”. Secondo le voci pervenute nelle scorse ore dal teatro dei fatti, riportate da molteplici osservatori internazionali, tra le 52.000 e 83.000 donne si rendono protagoniste della mercificazione del corpo e lavorano per “l’industria del sesso a pagamento” e tra loro il 24% risulta sieropositivo.

      Euro 2012 – Attenzione agli autogol!  

    Dati allarmanti che rivelano la concretizzazione di un mancato e nullo rispetto della dignità della persona. Nello spettacolo sportivo del calcio, che richiama milioni e milioni di tifosi da ogni angolo del Vecchio Continente e non solo, ci auguriamo che a siglare il gol più bello siano la democrazia, il rispetto dei diritti umani e della dignità della persona e che l’unica bandiera che possa sventolare sia quella della libertà, la sola che non ha colori sociali ma che accomuna tutti! In bocca al lupo a tutta l’Europa, ma attenzione agli autogol!

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Lettonia – Il premier pensa all’Eurozona mentre tutti scappano

    Lettonia – Il premier pensa all’Eurozona mentre tutti scappano

    Venerdì, Maggio 25th / 2012 

    – di Silvia Laporta –
     
    Lettonia / Riga / Unione europea / Valdis Dombrovskis / Estonia / Erozona / Euro / Crisi Ue / Polonia / Doland Tusk / Repubblica cieca / Erm  / Nessuno ha voglia di entrare nell'Eurogabbia / Polonia / Repubblica Ceca / Petr Necas / Partito degli euroscettici 
     
    Il premier lettone pensa all'Eurozona 
     
    mentre tutti scappano 
     
    Impopolare uscita del premier  Vladis Dombrovskis:
     
    L'Euro?  Sarà un successo!
     
    Ma ci crede solo lui: secondo i sondaggi solo un lettone
     
    su 10 vorrebbe aderire, oggi,  alla moneta unica

     

    Riga – Lettonia

    Riga – Nonostante la situazione di debito e crisi europea, il premier lettone Valdis Dombrovskis nelle scorse ore ha confermato l’obiettivo di voler entrare a far parte dell’Eurozona nel 2014. Lo annuncia in un’intervista all’agenzia francese Afp: «Abbiamo fissato questo obiettivo anni fa – ha detto Dombrovskis – e l'intenzione è ancora di entrare il 1° gennaio 2014». L’esempio  viene dalla vicina Estonia, l’ultimo stato ad aver adottato la moneta unica nel 2012, che nonostante il periodo di crisi europeo, è servito come collante per la stabilità economica e finanziaria del paese. Il premier lettone si aspetta lo stesso effetto nell’economia del suo paese, secondo cui la moneta unica "contribuirà ad attrarre gli investimenti riducendo di fatto i costi di transazione sui cambi". E poi "la nostra valuta è già ancorata all'euro, quindi perché non entrare?". Secondo Dombrovskis, giuridicamente parlando, la decisione di aderire all’euro sarebbe "onorabile", in quanto essa sarebbe stata concepita al tempo in cui la vicina Lettonia decise di aderire all’Ue.
     
      Dombrovskis: quel bizzarro mix di coerenza e follia  
     
    Una prova di coerenza strepitosa, per non dire paradossale, in un periodo nero dove tutti i maggiori e seri osservatori internazionali considerano distruttiva la permanenza in una zona ormai destinata all'implosione. Inoltre – nota il coraggioso e "rivoluzionario" leader – "già dal 2005 il lats è legato all’euro, e questa ha significato per il Paese il poter tagliare costi aggiuntivi per cittadini e aziende. L’eurozona – continua – ci garantisce anche nelle situazioni di crisi, ad esempio per quanto riguarda i finanziamenti della Banca Centrale Europea". Ma a giudicare dagli effetti dirompendi della moneta unica sui Piigs, le parole del premier lettone sembrano essere state dettate da un pc, magari collegato agli uffici della Lagarde! Ma – battute a parte – nonostante le ottimistiche ed entusiastiche previsioni del capo del governo, un recente sondaggio effettuato dall’agenzia SKDS in Lettonia riguardo l’opinione dei cittadini rispetto alla moneta unica, rivela  che il 57% dei lettoni non approva l’idea di sostituire il lats con l’euro.  Ma il leader caro alla Troika dov'era? Era forse andato in gita a Francoforte?
     
     Trecentomila – Gli ultimi Lettoni sostenitori dell'euro   
     
    Solo il 15% degli intervistati dal centro SKDS è a favore dell’ingresso nel 2014 della Lettonia nell’eurozona, anche se appena il 4% è totalmente a favore, mentre il restante 11% è “abbastanza” a favore. Fra i contrari, il 57% totale degli intervistati, il 30% si dice totalmente contrario, mentre il 27% si dichiara “abbastanza” contrario.Il 22% dei lettoni intervistati da SKDS è invece neutrale o indifferente sulla questione. Un sensibile abbassamento del gradimento della popolazione rispetto ai sondaggi degli anni passati, che rivelavano un’adesione più omogenea.Nel frattempo gli altri paesi dell’Europa dell’Est, non la pensano tutti allo stesso modo.
     
     Eurogabbia? Nessuno in Europa ha voglia di entrarvi  
     
    La Polonia, ad esempio, non ha nessuna intenzione di accelerare i tempi e di abbandonare lo Złoty . Il primo ministro Donald Tusk ha detto in più di un'occasione che il suo Paese entrerà nell'euro "non prima del 2015". In realtà la Polonia non vuole essere contagiata dai problemi dell’Eurozona, un segnale che dovrebbe essere indicativo per i governi dei Paesi Europei che adottano l’euro, in quanto rappresenta un atto di “accusa” nei confronti della loro politica finanziaria e monetaria. E chi può dargli torto! Tempi altrettanto lunghi, se non di più, per la Repubblica Ceca, che ha rinviato a data da destinarsi l'ingresso nell'Erm II, il periodo biennale di preparazione all'euro. 70 cittadini su cento sono contro l’addio alla corona, solo 18 su cento vogliono l’euro, mentre il Premier Petr Necas,  ha chiarito che fino alla fine del suo mandato (2014) non è prevista un’entrata della moneta unica.
     
    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)
     
  • Ecofin – stallo su ricapitalizzazioni bancarie

    Ecofin – stallo su ricapitalizzazioni bancarie

    Giovedì, Maggio 3rd/ 2012

    – di Sergio Basile – 

    Unione europea / Consiglio europeo / Ecofin / Ministri delle Finanze Ue / Ricapitalizzazioni bancarie / Speculazioni / Polonia / Svezia / Repubblica Ceca / Regno Unito / Tier Core 1 / Eurozona / City / Eba / Raccomandazione Eba / Ingerenze del Regno Unito / Riserva Patrimonialre / Basilea II / Basilea III / Opposizioni / Posizioni divergenbti / Ipotesi maggioranza / Catanzaro / Convegno sulla Crisi Ue di Catanzaro / Università Magna Graecia / Crisi del welfare / Povertà / Contraddizioni / Osservatorio Qui Europa / Sergio Basile 

    Ecofin – nulla di fatto su riforma 

    ricapitalizzazioni bancarie

    La City rivendica maggior flessibilità: intanto

    speculazione e povertà dilagano senza freni

    Bruxelles, Francoforte, Londra, Catanzaro – Si è appena concluso, alle ore 2,00 della scorsa notte, il meeting Ecofin sulle delicate questioni legate alle celeberrime ricapitalizzazioni bancarie nell’Eurozona. Una seduta  piuttosto estenuante – lunga circa sedici ore – ma, tuttavia,  non sufficiente ai ministri delle finanze della Ue per raggiungere un soddisfacente accordo sulla modifica dei parametri di capitalizzazione delle banche, contro – almeno a sentire i comunicati ufficiali – i presunti rischi di fallimento e di stress,  definiti nell’ambito di Basilea 3.  Ma d’altra parte, traspare chiaramente come oggi tali rischi di fallimento siano più che mai di esclusiva spettanza delle aziende private e degli stessi cittadini europei, più che delle banche. Se analizziamo infatti le dinamiche economiche e finanziarie della crisi, si comprende facilmente come gli istituti bancari abbiano fatto incetta di titoli del debito pubblico degli stati sovrani – soprattutto di quelli dei paesi cosiddetti “Piigs” – con introiti lauti e legati agli interessi d’oro – del 6% e anche più – mantenuti alti dall’infausto e beffardo meccanismo del rating e dello spread applicato agli stessi stati ed ai loro titoli “sovrani” del debito pubblico. Ciò cozza fortemente con questi presunti rischi di fallimento degli istituti di credito, che davvero non si comprende come possa avvenire. Intanto mentre gli interessi ed i guadagni degli investitori – tra i quali le stesse banche – lievitano, a fallire è il welfare state europeo e le aziende fiore all’occhiello di paesi come la stessa Italia.  

       Posizioni diverse ma speculazioni uniche – Le ingerenze della City   

    La presidenza danese – quella di turno dell’Ue – rappresentata dal ministro danese delle finanze Margrethe  Vestager,  è stata costretta quindi a rinviare il tutto al prossimo 15 maggio: troppe infatti le differenze d’opinione, espresse e rilevate nell’assemblea, tra gli stati membri. Da parte sua la City di Londra – come noto la prima piazza bancaria d’Europa – ha fatto sentire tutto il suo peso politico – ricordiamo che la Banca d’Inghilterra pur non essendo il Regno Unito paese membro dell’Eurozona, è ad oggi, curiosamente, l’azionista di “maggioranza relativa” della Bce – nel pretendere per i governi nazionali una libertà quasi completa di imporre “requisiti di capitale addizionali” (o “buffer sistemici”) da aggiungere all’8% minimo individuato dagli accordi di Basilea 3: coefficiente già abbastanza alto di per sé.  Ciò, come i nostri lettori capiranno, andrà ad innalzare i coefficienti di Riserva Patrimoniale di – diciamo così – “sicurezza” delle banche: iper-protette malgrado i vantaggi legati alla speculazione sui titoli del debito pubblico dei Piigs (dei quali beneficiano in maniera diretta) e malgrado ricevano euro dalla Bce al tasso dell’1%, “rivendendoli” poi agli stati ed ai privati ad un tasso francamente  inaccettabile: più o meno vicino al 6%. Evidentemente qualcuno ha perso la bussola, ed in maniera pesante! Con Londra, tuttavia, hanno fatto un coro unico la Polonia (che ha rivendicato addirittura la  “flessibilità anche nell’imposizione di buffer diversi tra casa madre di un istituto di credito e le sue filiali sparse in altri paesi Ue”) assieme a Svezia e Repubblica ceca.

      La raccomandazione dell’Eba   

    In merito va ricordato che l’Autorità bancaria europea (Eba) ha emanato di recente una Raccomandazione sul capitale delle banche che fa seguito “all’esercizio sul capitale” annunciato il 26 ottobre scorso, ed inerente ad un pacchetto europeo più ampio di misure, approvato dal Consiglio dei Capi di Stato o di Governo il 26 ottobre scorso. L’Eba, in pratica,  ha chiesto alle banche di – udite udite – “rafforzare la loro posizione patrimoniale costituendo un buffer di capitale eccezionale e temporaneo”. La costituzione del buffer di capitale (tetto, o riserva aggiuntiva di capitale) dovrà essere tale da portare, entro la fine di giugno 2012, il Core Tier 1 ratio delle banche al 9%. Percentuale davvero spropositata ed ancora più iniqua se si considerano i devastanti effetti recessivi che tale sistema, unito al fenomeno del “credit-crunch” (stretta creditizia) sta causando, in maniera diretta o indiretta,  all’intero sistema economico europeo. Giusto per la cronaca, c’è da dire che all’esercizio dell'Eba sul capitale hanno partecipato 71 banche europee, tra le quali i cinque maggiori gruppi bancari italiani: Unicredit, Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi di Siena, Banco Popolare e Unione di Banche Italiane. Ricordiamo che gli stessi sono oggi i proprietari reali della Banca d’Italia (di fatto “privatizzata” nei primi anni Novanta in seguito al decreto Carli-Amato, favorito dall’ex Presidente del Consiglio Giuliano Amato) in quanto dell’Istituto detengono, assieme ad altre banche ed assicurazioni il 96% del capitale azionario. E allo stato sovrano cos’è rimasto? Il solo 4%, detenuto attraverso l’Inps. Davvero strano e grave! Non trovate?

      Le proposte di compromesso Ecofin 

    Ma, tornando alle trattative Ecofin, l’ultima proposta di compromesso di stamane, emersa, fissava la percentuale di flessibilità al 3% per l'intera esposizione bancaria e la innalzava al 5% per quanto concerne le esposizioni bancarie domestiche e previa autorizzazione preventiva di Commissione Ue e/o dell’European Banking Authority (Eba). Degno di nota è stato l’intervento del ministro tedesco delle finanze Wolfgang Schauble, che nella serata di ieri, nel corso dell’assemblea, aveva dichiarato: “Se non arriviamo ad un accordo stasera, c'é il pericolo che non ci arriveremo mai, e ciò sarebbe un disastro”. In effetti un disastro lo sarebbe ancor più e lo è tutt’ora da un’analisi seria e trasparente dei dati economici, incrociata a gli ultimi dati “sociali”: suicidi (17.000,00 nella sola Italia durante il 2011) e disoccupazione da record (addirittura del 50% in Grecia); migliaia di aziende fallite e svendute all’estero; delocalizzazioni senza freno. Ed il tutto quando ancora si parla di “credit-crunch” e di ricapitalizzazioni bancarie.  Numeri, questi, da far invidia a qualsiasi film apocalittico o horror made in Hollywood. Sarebbe ora di finirla! Queste – tra l’altro – saranno le tematiche che nella giornata di domani “Qui Europa” porrà a politici, economisti, giuristi, giornalisti ed esperti nazionali ed internazionali, convenuti, presso l’Ateneo Magna Graecia di Catanzaro, in occasione del convegno dal titolo “La Crisi Economica e Sociale dell’Unione Europea: Analisi e Prospettive”, promosso e co-organizzato dallo stesso Osservatorio Nazionale “Qui Europa” in Italia, nella regione Calabria: una delle più colpite dall’attuale crisi, e con una percentuale di disoccupati vicina a quella della vicina Grecia.

      Ecofin – L’azzardata opzione della “Maggioranza qualificata” 

    Intanto, in attesa dei risultati dei lavori del prossimo Ecofin di metà Maggio, ed in assenza di un poco probabile e plausibile accordo che sposi gli interessi e le prerogative di tutti e 27 i Paesi membri dell’Ue, la soluzione paventata – o meglio, azzardata – sarebbe quella di procedere a maggioranza qualificata. Ma, francamente, la capitalizzazione bancaria, in tempo di crisi e di speculazione, è un tema troppo delicato e spinoso da poter permettere un siffatto metodo “antidemocratico”. D’altra parte l’Europa è, o dovrebbe essere – in teoria – di pertinenza e “proprietà” di tutti gli Europei (500 milioni di anime) e non di uno sparuto pugno di menti illuminate. Non è eticamente e moralmente accettabile l’idea di un’Europa che possa permettersi di marciare a due o tre velocità per assecondare la cieca ed egoistica volontà di lobby e gruppi di pressione. Ma a parte tutto, consentiteci due battute: a fine Ecofin, quando partirà l’Eco-welfare per ricapitalizzare le tasche degli Europei? Quando verranno tagliate le ali della speculazione internazionale,  magari mettendo mano all’Art.123  del Trattato di Lisbona ed alla legge sulle società di rating? Questo francamente ci interessa in egual misura, se non di più!

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

      Appendice – Cos’è il Core Tier? 

    Questo astruso termine è divenuto di uso comune nell’ambito degli accordi di Basilea. Esso, in pratica, attiene al patrimonio delle banche, del quale è componente essenziale. In particolare, è utile sapere che il capitale di una banca può essere distinto in due classi (o tier): una “primaria” (Tier 1) composta dal capitale azionario e riserve di bilancio provenienti da utili non distribuiti al netto delle imposte; un’altra “secondaria o supplementare”, composta da elementi aggiuntivi. Ora, con Basilea, al fine di evitare che il capitale Tier 1 venisse reso meno solido dall’uso di strumenti innovativi e altamente volatili, si decise di limitarne l’inclusione nel Tier 1 al 15%, e di escludere in toto i suddetti strumenti “innovativi” dal Tier 1 capital.  Inoltre, nacque un altro importante misuratore, il cosiddetto “coefficiente patrimoniale Tier 1” (che in effetti da la misura di patrimonializzazione di una banca: criterio spesso sotto accusa dagli osservatori internazionali e da molti economisti e nobel) ottenuto rapportando il Tier 1 alle attività ponderate per il rischio. Tale coefficiente patrimoniale (già molto robusto, ma che le lobby bancarie vorrebbero aumentare ancor di più) comprende in effetti: utili non distribuiti; Riserve, al netto dell'avviamento; Azioni ordinarie e di risparmio; Preferred Securities (cioè obbligazioni perpetue richiamabili non prima di 10 anni: il cui pagamento, tuttavia, può essere sospeso in presenza di andamenti negativi della gestione e privilegiate solo dinnanzi alla presenza di azioni ordinarie e azioni di risparmio). Ora, entrando più nello specifico – al fine di non restare nell’ignoranza della delicata tematica – c’è da sapere che il Tier 1 si scompone in Core Tier 1 (il cui ammontare deve essere non inferiore all'85% dell’intero Tier 1: formato dai primi 2 elementi sopra indicati) e Hybrid Tier 1: che accoglie invece solo le preferred securities, in un ammontare massimo non superiore al 15% dell'intero Tier 1.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Ucraina: Europei 2012 da “cani”

    Ucraina: Europei 2012 da “cani”

    Mercoledì, Maggio 2nd / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Unione Europea / Commissione Europea / Ucraina / Polonia / Romania / Spagna / Italia / Kiev / Leopoli / Roma / Europei 2012 / Sport / Calcio / Mattanza Canina / Sterminio cani / Dog Hunter / Villa dei Cuccioli / Pantheon / Manifestazioni / Animalisti / Volontari / Cani / Abbandoni / Avvelenamenti / Canili / Erminia Mazzoni / Gianni Alemanno  

    Ucraina: Europei 2012 da “cani”

    Continua la mattanza: migliaia di cani uccisi 

    e gettati in fosse comuni.

    Alemanno: “Se necessario, boicottiamo gli europei!”

    800.000 cittadini chiedono intervento Ue

    Kiev, Leopoli, Roma –  Riflettori puntati su Ucraina e Polonia in vista dei prossimi Campionati Europei di calcio previsti per la stagione estiva 2012: una manifestazione importante che renderà ancora più “europei” i due stati ospitanti. D’altronde, lo si sa, il calcio unisce. Quindi, già da tempo, fervono i preparativi per far sì che tutto sia perfetto, per garantire la migliore ospitalità alle squadre nazionali che parteciperanno al torneo ed ai loro colorati tifosi. Ma l’Ucraina, nel tentativo di “rendere perfettamente presentabili” le strade di Kiev e Leopoli ha pensato bene di rendersi protagonista di una mattanza canina. Migliaia e migliaia i cani randagi uccisi con colpi di pistola, avvelenati con cibo e costretti a subire sofferenze atroci o ancora gettati in fosse comuni e ricoperti di cemento. 

      Gli spietati "Dog Hunter"   

    Queste atrocità vengono compiute ogni giorno per le strade ucraine da parte di coloro che i cittadini chiamano “Dog Hunter”, persone, evidentemente senza cuore, che si incaricano di procedere alle esecuzioni per eliminare i fedeli amici a quattro zampe. Davanti a questo barbaro massacro, sono 800.000 i cittadini europei che protestano e chiedono un imminente intervento dell’Unione Europea che, tramite la Commissione Petizioni del Parlamento, ha ricevuto le segnalazioni sugli abusi e i massacri nei confronti dei randagi, presentate dagli abitanti del Vecchio Continente. Ma la Commissione si è svincolata dall’eventuale impegno affermando, con grande diplomazia, che “la questione resta di esclusiva responsabilità dei singoli Stati e non è di competenza dell’Ue ma, data la portata dell’evento e la sua minacciosa espansione in altri territori, sarebbe necessaria una inversione di rotta”. Senza varcare i confini nazionali, ogni anno, solo in Italia vengono abbandonati 135.000 animali tra cani e gatti, ed il fenomeno è diffuso soprattutto al Sud dove, tra l’altro, i canili presenti sono per la maggior parte strutture in cui, secondo le denunce da parte delle associazioni animaliste, non vengono accuditi i randagi ma, di certo, girano parecchi soldi.

      Probabile boicottaggio   

    Da Roma, nel frattempo, arrivano ancora proteste di boicottaggio degli europei alle quali si unisce anche il sindaco della città, Gianni Alemanno il quale dichiara che “dall’Italia deve partire un messaggio forte, che si imponga all’attenzione dei cittadini e delle istituzioni europee per fermare lo scempio a cui stiamo assistendo. E’ un’immagine che ferisce tutte le persone che amano gli animali.” Il 5 maggio prossimo, nella Capitale, al Pantheon, partirà una manifestazione nazionale per gridare “Basta” allo sterminio degli animali, alla quale il sindaco Alemanno parteciperà, schierato in prima linea accanto ai volontari e agli animalisti che da mesi e mesi sono impegnati in una battaglia costante. Proprio il primo cittadino ha scelto la Valle dei Cuccioli, una tra le strutture comunali romane che si dedicano alla cura ed alle adozioni degli amici a quattro zampe, come punto di partenza della sua personale lotta contro i maltrattamenti degli animali. Alemanno ha chiesto l’attenzione da parte del Governo italiano e, se necessario, la mancata partecipazione agli europei della nostra amata nazionale.

      L'Ue non può lavarsene le mani!  

    L’europarlamentare Erminia Mazzoni, presidente della Commissione Petizioni, ha dichiarato che “La Romania è, secondo le statistiche, al primo posto per maltrattamenti degli animali, seguita da Spagna, Ucraina e Italia”. Paesi, quindi, in cui il randagismo è praticamente un crimine. Un problema questo che, al contrario di quanto dimostrato fino ad adesso, coinvolge pienamente e direttamente l’Unione Europea. Dopo tanto silenzio da parte delle istituzioni comunitarie, la Mazzoni ha affermato che presenterà una risoluzione a Strasburgo perché “è il trattamento degli animali che misura il grado di civiltà di un paese”.A quanto pare però, l’Ucraina non l’ha capito e continua a pensare agli europei: quelli, “giustamente”, porteranno nel paese tantissimi soldi, tra finanziamenti e turismo. E nel mondo in cui viviamo i soldi, purtroppo, sono la matrice di ogni azione. Li utilizzassero almeno per creare strutture idonee ad ospitare e a curare i randagi. Ah, ma dimenticavamo: per le strade non ce sono più!

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)