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  • Italia Deferita alla Corte Ue – Gli ultimi sviluppi del “Caso Rifiuti” in Campania. La replica

    Italia Deferita alla Corte Ue – Gli ultimi sviluppi del “Caso Rifiuti” in Campania. La replica

    Martedì, Giugno 25th/ 2013

    – di S.P. – Redazione Qui Europa – 

    Unione Europea, Bruxelles, Italia, Campania, Rifiuti, Rimodulazione dell'impiantistica, Regione Campania, Commissione europea, Giovanni Romano, Assossore all'Ambiente, Dualismo Napoli Salerno, Riciclaggio dei rifiuti, criminalità, Maxi multa 

    Italia Deferita alla Corte Ue – Gli ultimi sviluppi

    del "Caso Rifiuti" in Campania. La replica

    Rifiuti – Dualismo Napoli-Salerno e maxi multa Ue

    La replica dell'Assessore all'Ambiente della Regione Campania 

     

    di S.P. – Redazione Qui Europa

    Rifiuti in Campania - La Disperazione del Laocoonte

      Campania – Gli ultimi sviluppi sul "Caso Rifiuti"                                                           

    Napoli, Bruxelles – Nei giorni scorsi come noto, l'Ue ha deferito l'Italia alla Corte di Giustizia per la questione della disastrosa gestione dei rifiuti in Campania. Bruxelles ha proposto una  maxi-multa di oltre 256.000 di euro per ogni giorno di ritardo (dopo la seconda sentenza). Ciò finché l'Italia non regolarizzerà la sua posizione. Situazione comunque paradossale: a pagare saremo sempre noi cittadini, per l'irresponsabilità della classe politica e delle connivenze ormai evidenti ed acclarate con la criminalità locale. Un contesto nel quale il trasporto dei rifiuti fuori dalla regione  – che non risolve assolutamente la situazione – si sta dimnostrando solo un ricco business per i soliti noti…

    Rifiuti in Campania - La Disperazione del Laocoonte

      Le ultime rassicurazioni della Regione Campania sulla "vergogna rifiuti"          

    Nelle scorse ore – in merito – è giunta la replica (difesa) dell'assessore all'Ambiente della Regione Campania, Giovanni Romano. "Lo studio dal quale far dipendere la rimodulazione dell'impiantistica – ha dichiarato Romano – è stato avviato. La Regione Campania – ha poi aggiunto Romano – è già all'opera in tal senso e la prossima settimana presenteremo le risultanze dello studio al Governo quale base di rimodulazione. Pieno accordo con il ministro dell'Ambiente Andrea Orlando. La nostra convinzione, concorde con quella del ministro – ha concluso – parte dalla consapevolezza che solo l'aumento qualitativo della differenziata puo' consentire la rimodulazione dello strumento di programmazione, perche' al momento gli scarti delle piattaforme di lavorazione delle frazioni mereceologiche raccolte con la differenziata è troppo alto (dal 35 al 40%) e, quindi, i residui necessitano ancora dello smaltimento finale. Pertanto occorre chiaramente che città ancora indietro con la raccolta raggiungano entro l'anno la percentuale prevista dalla legge (65%). Resta inteso che dobbiamo, comunque, garantire lo smaltimento in autosufficienza regionale di tutta la parte residuale dei rifiuti non riciclabile".

      Salerno e Napoli – Due Modelli opposti                                                                            

    Ma a ben vedere, la prima sentenza della Corte Ue risale al marzo 2010: quindi anche se l'Italia si mettesse in regola a breve (cosa davvero difficile) non potrebbe evitare una multa per ora già superiore 30milioni di euro. Multa gettata – ovviamente – sulle spalle degli ignari ed "inutili" schiavi Italiani.  Dal canto suo la Commissione Barroso ''non esclude nuove emergenze, dato che – come detto – il trasporto dei rifiuti fuori dalla regione non risolve in modo adeguato i problemi endemici del territorio''. Dall'estate 2011 – in agginuta – va ricordato come le autorità locali abbiano, infatti, ''dirottato'' grandi quantità di rifiuti verso impianti in altre regioni. Il vero problema resta la differenziata, con un grande paradosso all'interno della stessa regione:  il dualismo Salerno-Napoli. La prima città è al top in Italia nella speciale classifica dei più virtuosi nel riciclaggio dei rifiuti. Napoli – al contrario – pur producendo più "pattume" è tra le ultime città nella classifica dei "cattivi", con un tasso di raccolta differenziata pari al 20%''. 

    S.P. Redazione – Qui Europa (Copyright © 2013 Qui Europa)

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    I Villaggi del Cancro: Dalla Cina all’Italia – Seconda Parte

    Mercoledì,  Marzo 13rd/ 2013

    – L'Editoriale di C.Alessandro Mauceri  

    Governo cinese, inquinamento, nocivo, lavoratori, “I villaggi del Cancro”, Banca Mondiale, “i costi dell’inquinamento in Cina”, China Merchants Bank e Bain & Co.,  Conferenza politica consultiva del popolo inese (CPPCC), Zhang Lan, Turchia, Tuzkoy,  mesotelioma, Sarihidir, Karain, Murat Tuncer, Ministero della Salute, amianto, diossina, Bellolampo, Palermo, contaminazione, Sicilia, governo Berlusconi, Muos, Campania, Istituto Superiore di Sanità, SIN, “Siti di bonifica di interesse nazionale”, The Lancet Oncology, Acerra, Nola,  Marigliano, Kathryn Senior, Alfredo Mazza, "Triangolo della morte", Lombardia, tumore alla pleura,  Balangero, Casale Monferrato, Broni, Fibronit, Bari, Biancavilla, Massa Carrara, Priolo, Pitelli, litorale vesuviano, tumore al polmone, Porto Torres, Gela, acciaierie di Taranto, Sulcis-Iglesiente, Porto Marghera, Piombino, Massa Carrara, Orbetello, Chienti Roberta Pirastu, Sapienza, Francesco Forastiere, Dipartimento di epidemiologia, Regione Lazio, 

    I Villaggi del Cancro: Dalla Cina all'Italia

    Seconda Parte

    L'élite cinese pronta alla "Grande Fuga" dai veleni

    di un Paese distrutto dall'inquinamento chimico

    L'Italia e i "Triangoli della Morte": 298 comuni Italiani

    da codice rosso. Tumori in aumento specie al Sud.

    Mezzogiorno trasformato in pattumiera d'Italia: 1200 casi

    di tumore l'anno a causa di contaminazioni industriali

    tra i silenzi delle amministrazioni

     

    L'Editoriale

    di C.Alessandro Mauceri

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     I Villaggi del Cancro 

    Pechino, Shanghai, Roma, Istambul – Nelle ultime ore è stata diffusa l'allarmante notizia seconda la quale molti generi alimentari provenienti dalla Cina e destinati a migliaia di ristoranti europei ed italiani sarebbero contaminati. Tracce di pericolosi virus, ad esempio, sarebbero stati rintracciati lungo i fiumi di Shanghaitra le carcasse di maiali destinati al consuno sui mercati del Vecchio Continente. Ma già nei giorni scorsi le autorità del governo cinese hanno ammesso come lo stato di inquinamento delle acque e dell’aria di diversi siti del Paese (specie di quelli in cui operano molte aziende statali o industrie che poi esportano i loro prodotti in Paesi come il nostro) sia gravissimo e altamente nocivo per la salute dei lavoratori e degli abitanti di quelle città: non a caso definite dallo stesso governo cinese con l'emblematica espressione di “ Villaggi del Cancro”. (vedi Prima Parte in allegato)

     Lo studio di "World Bank" 

    In realtà che la situazione fosse già estremamente grave lo si sapeva benissimo, e non solo per le indagini effettuate da qualche ecologista locale. In un documento ufficiale del 2007, ad esempio, la Banca Mondiale, ovvero proprio quello stesso soggetto che poi contribuiva economicamente allo sviluppo delle imprese cinesi di maggiori dimensioni e, pare, maggiormente inquinanti, aveva pubblicato uno studio dal titolo “I costi dell’inquinamento in Cina” dal quale risulta che già i dati rilevati nel 2003 avessero evidenziato lo stretto legame tra l'inquinamento delle falde acquifere e dell’aria, la produzione industriale e l'incidenza di alcune malattie sulla popolazione. Ciò nonostante, nessuno ha fatto niente quando la Cina ha rivendicato il proprio diritto di continuare a inquinare una parte rilevante del pianeta pur di riuscire a conquistarne – grazie ai propri prodotti – una fetta ancora più grande di mercato.

      L'élite cinese pronta alla Grande Fuga 

    Forse non c’è alcun legame tra le due cose, ma alla luce dei dati che emergono appare quanto meno strano (per non dire sospetto) il fatto che la Cina, o meglio chi impone certe scelte a chi la governa stia acquistando, grazie ai proventi della produzione realizzati a scapito della tutela del proprio  territorio, enormi fette di territorio all’estero (fenomeno del landgrabbingVedi articoli in allegato). Come investimento, si penserà! E invece non è proprio così: per trasferirsi altrove! Secondo uno studio condotto dalla China Merchants Bank e da Bain & Co., il 27% degli imprenditori con un patrimonio stimato sopra i 100 milioni di renminbi si sono già trasferiti all'estero e, della restante parte, il 47%  sta prendendo in considerazione l'idea di lasciare il Paese. Anche la famosa imprenditrice e membro della Conferenza politica consultiva del popolo cinese (CPPCC), Zhang Lan, starebbe facendo “armi e bagagli” per trasferirsi, pare ai Caraibi. La questione nei giorni scorsi ha aperto un acceso dibattito nazionale. Ma se la situazione dell’ambiente in Cina è così grave cosa avviene negli altri Paesi? In realtà, sono moltissimi i siti in tutto il mondo dove l’impatto ambientale delle imprese provoca danni terrificanti alla salute dei cittadini.

    Made in China

     Turchia – Gli altri Villaggi del Cancro del "Mondo Globale" 

    Ad esempio, in Turchia, Tuzkoy è stata dichiarata “zona pericolosa”. Nel 2004 più di 250 famiglie si sono trasferite in altri Paesi. Il resto della popolazione, circa 2.350 persone, si trasferirà non appena le nuove case, la cui realizzazione è sovvenzionata dallo Stato, saranno pronte. La crescita dei casi di mesotelioma  si sta verificando anche nei villaggi vicini di Sarihidir e Karain. "Il numero di casi di mesotelioma a Tuzkoy è stato di circa 600-800 volte superiore rispetto alla norma mondiale", ha dichiarato nei giorni scorsi Murat Tuncer, direttore del dipartimento del Ministero della Salute. “Circa il 48% di tutte le morti nei tre villaggi è causato dal mesotelioma. Si ritiene che gli abitanti abbiano inalato fibre del minerale erionite, utilizzato poi per costruire case e strade”, ha concluso Tuncer. E in Italia le cose vanno, se possibile, ancora peggio.

     La situazione in Italia 

    I dati relativi alle malattie – e relativi decessi – connessi con la vicinanza a industrie inquinanti e discariche abusive sono stati da sempre diffusi con il contagocce (altro che ammissione del governo cinese). L'Italia è avvelenata dall'amianto e dalla diossina in aree che da troppi anni aspettano di essere risanate. Ad esempio, sono stai necessari alcuni mesi per analizzare una sessantina di campioni e affermare che l’incendio della discarica di Bellolampo a Palermo aveva causato la diffusione di diossina che aveva profondamente inquinato l’indotto con livelli di contaminazione tali da vietare l’uso degli animali allevati in almeno quattro comuni del circondario. Ma in quei mesi la gente aveva continuato a mangiare quella carne e a bere il latte di quegli animali mentre il sindaco diceva che il problema era stato risolto. 

     Sicilia – Muos: una questione aperta 

    Ad esempio in Sicilia, grazie anche alle concessioni del precedente governo Berlusconi,  è stata  consentita l’installazione in una zona di riserva naturale di un impianto Muos, (vedi articolo in allegato) destinato alla trasmissione di onde radio di portata al di sopra della norma e potenzialmente nocive per la salute e per l’ambiente, e, per di più, ad uso esclusivo dell’esercito americano di stanza in Italia (e già questo non dovrebbe essere permesso). A niente sono valse, sino  ad oggi, le proteste degli abitanti, delle autorità locali e del Presidente della Regione Sicilia.  Anche in Campania si è parlato ripetutamente di problemi analoghi, ma senza mai giungere a interventi definitivi e risolutivi.

     I "Villaggi" Italiani – Siti di "Bonifica" d'Interesse Nazionale  

    Nel 2011, l'Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato i risultati di uno studio che ritrae la situazione sanitaria dei luoghi altamente inquinati, sparsi in tutta Italia, nei quali le condizioni ambientali provocano la diffusione di malattie e decessi in misura molto più alta che nel resto del Paese. Questi siti, nella speranza che siano solo questi (ma il passato ha dimostrato che, in realtà, il loro numero è ben maggiore e in costante aumento – ricordiamo che siamo in Italia e, quindi, nessuno mai ammetterà che la cattiva gestione ha prodotto morti e malati gravi) non sono stati chiamati “villaggi del cancro”, ma più eufemisticamente SIN, “Siti di bonifica di Interesse Nazionale”. Bonifiche che dovrebbero essere fatte, ma che nessuno sa come e, soprattutto, quando. I SIN sono 57. E in questi siti il tasso di mortalità è a volte di gran lunga maggiore rispetto alle medie regionali. Tra le maggiori difficoltà incontrate dai ricercatori c’è stata perfino la perimetrazione di queste aree, caratterizzate dalla presenza di impianti chimici, petrolchimici, raffinerie, industrie siderurgiche, centrali elettriche, miniere e cave di amianto e altri minerali, porti, discariche e inceneritori. Insomma, l'Italia dell'industria pesante e delle pattumiere, dove generazioni di lavoratori hanno prodotto benessere e ricchezza per tutto il Paese, e anche oltre, spesso a costo della loro salute. Come al solito, per comprendere la gravità della situazione ed evitare polemiche e osservazioni da parte dei benpensanti che affermano che “è tutto a posto” (come dichiarò il sindaco di Palermo dopo l’incendio della discarica di bello lampo sopra citato) è bene fare riferimento ai numeri.

     Italia – Cifre impressionanti 

    I morti da contaminazione industriale negli ultimi otto anni sono stati, sulla base dello studio, 3.508. E se questo numero è già spaventoso, basti pensare che, se si considera il surplus complessivo dei decessi, in queste aree si sfiorano per lo stesso periodo le 10 mila unità (su 403mila morti complessivi). In altre parole su circa 298 comuni – abitati da 5,5 milioni di abitanti: quasi un decimo della popolazione nazionale – la qualità della vita è decisamente peggiore che nel resto d’Italia e questo è dovuto “semplicemente” al fatto che questi nostri connazionali abitano in aree industriali o degradate o nelle quali pullulano le discariche abusive.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Acerra, Nola, Marigliano e gli altri "Triangoli della Morte" italiani  

    La rivista scientifica internazionale The Lancet Oncology, nell'agosto 2004, ha definito la vasta area della provincia di Napoli compresa tra i comuni di Acerra, Nola e Marigliano, (un tempo nota per essere fertile e rigogliosa) come il “triangolo della morte” a seguito di uno studio di Kathryn Senior e Alfredo Mazza, dall'eloquente titolo:  "Il Triangolo della morte italiano, collegato alla crisi dei rifiuti". Dopo nove anni niente è cambiato anzi semmai la situazione è peggiorata tanto che nelle province di Caserta e Napoli si osservano tassi più alti che nel resto d’Italia per molti tipi di tumori. Stessa situazione in Lombardia, dove da tempo la provincia di Brescia è caratterizzata da tassi di mortalità per tumore al fegato decisamente maggiori rispetto al resto d’Italia, sia negli uomini che nelle donne. I risultati dello studio sono inattaccabili: delle 63 cause di morte prese in considerazione, alcune emergono come causate, certamente,  da contaminazioni ambientali e malattie lavorative. Il caso più palese è rappresentato dai 416 decessi in eccesso per tumore alla pleura nei siti (Balangero, Casale Monferrato, Broni, i dintorni dello stabilimento Fibronit di Bari, Biancavilla, Massa Carrara, Priolo, Pitelli e alcuni comuni lungo il litorale vesuviano) contaminati da amianto, per la presenza di cave di estrazione del minerale o di impianti di lavorazione. Analogamente l'aumento di mortalità per tumore al polmone e malattie respiratorie non tumorali sarebbe riconducibile alle raffinerie di Porto Torres e Gela, alle acciaierie di Taranto, alle miniere del Sulcis-Iglesiente e alla chimica di Porto Marghera. E, così, il maggior numero di decessi  per insufficienza renale e altre malattie del sistema urinario causate da emissioni di metalli pesanti, composti alogenati e idrocarburi che caratterizza i comuni di Piombino, Massa Carrara, Orbetello o la bassa valle del fiume Chienti, gli stessi comuni in cui hanno luogo stabilimenti per la lavorazione di questi prodotti. E che dire dei tumori riscontrati in Calabria, nel comune di Paola (per fusti tossici insabbiati in prossimità di corsi d'acqua) o della situazione di Tito (una delle zone industriali più inquinate dell'ex Bel Paese) nei pressi di PotenzaLa lista sarebbe lunga, ma quello che è evidente ed inconfutabile è che esiste un rapporto diretto tra crescita del tasso di tumori e presenza dei casi in particolari aree del nostro Paese caratterizzate da una produzione industriale incontrollata ed una criminosa gestione del territorio.

     Sud – Dopo il Danno la Beffa 

    In questi numeri, tuttavia, non si tiene conto di tutta una serie di malattie che pure sono presenti in percentuali rilevanti in certe zone del Paese, ma per le quali non è stato ancora riconosciuto “scientificamente” il rapporto di causa-effetto con certe lavorazioni o con certe situazioni ambientali. Ma non è finita! Pare infatti che queste zone a vocazione industriale ed altamente inquinate siano caratterizzate anche da diseguaglianze economiche e sociali. Come sostiene, tra l'altro,  uno degli autori dello studio,  Roberta Pirastu, dell'Università La Sapienza di Roma. Il complesso delle cause di morte, se si considera anche questi fattori sale a 9.969 casi (oltre 1.200 casi all'anno) la maggior parte dei quali concentrati nel Sud Italia (8.933) pur essendo il Meridione un'area a ridotta vocazione industriale, rispetto al Nord.  “Tutta la popolazione, quindi, è stata più o meno interessata dalla contaminazione diffusa” spiega la ricercatrice. È, come confermato da Francesco Forastiere, del Dipartimento di epidemiologia della Regione Lazio, “una popolazione, già penalizzata da condizioni socio-economiche sotto la media, deve per giunta fare i conti con una maggiore concentrazione di attività inquinanti. Loro pagano in prima persona con morti e malattie, mentre le bonifiche, in forte ritardo, le pagano tutta la collettività e quasi mai i privati che hanno determinato queste situazioni”.

     Eppure nessuno osa parlare di villaggi del cancro in Italia 

    Lo scandalo maggiore, tuttavia, non è il livello di inquinamento che certe aree hanno raggiunto. L'altra grande anomalia, infatti, consta nel fatto che la causa di questo inquinamento quasi sempre sia attribuibile alle industrie presenti sul luogo. Ciò che dovrebbe sorprendere tutti (ma, ormai, in Italia non ci sorprende più niente) sono le continue ammissioni pacifiche da parte delle autorità circa la gravità della situazione e le possibili connessioni con gli impianti in loco e – ciò nonostante – l’intenzione di proseguire su questa strada. Ciò che dovrebbe scandalizzarci ancor più è che nessun sindaco o presidente di regione (o ministro o premier) ammetterà mai il fatto che molte persone muoiano e siano affette da malattie gravi (spesso degeneranti) per via di fenomeni come le licenze facili rilasciate dalle stesse p.a. o la pressocché totale assenza di controlli sulla qualità degli impianti e la regolarità dei processi produttivi.

    C.Alessandro Mauceri (Copyright © 2013 Qui Europa)

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    Mercoledì,  Febbraio 6th/ 2013 – di Mario Borghezio, eurodeputato –  Import di Suini dall'Usa: I Pericoli della Stomatite Vescicolare /  Suini Usa, stomatite vescicolare / Mario Borghezio / Unione Europea / Suini /Usa / Commissione europea / Parlamento europeo / Controlli / Pericoli / Mercato Europeo / Importazioni / Stomatite Vescicolare / Autorizzazioni all'ingresso nel mercato comunitatio […]

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    Venerdì, Settembre 28th/ 2012  – di Silvia Laporta – Parlamento europeo / Unione Europea / Schiavi europei / Mangiare sano / carne / pesce / orgine controllata / abolizione del marchio di qualità / prodotti ittici / Angelo Rosso / European Joint Research Center  / Massimo Gallesio / Carmen Fraga / Europarlmento / Lobby / […]

    Europarlamento: Contro Co2 con “nuove tasse”

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    Giovedì, Aprile 19th/ 2012  – di Sergio Basile –  Parlamento europeo / Strasburgo / Nuova tassazione sul carburante / Regalo alle multinazionali / Vantaggi fiscali diesel / Risoluzione / Consiglio Ue / Astrid Lulling   Strasburgo: nuove tasse per combattere emissioni di Co2  L'Eurocamera approva risoluzione per eliminare vantaggi fiscali del diesel Ennesimo regalo alle multinazionali […]

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    La Solidarietà di Strasburgo

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    Agricoltura: Nuova Riforma PAC, Beffa sulla Trasparenza

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    Mercoledì, Febbraio 6th/ 2013 – di Maria Laura Barbuto –  Agricoltura: Nuova Riforma PAC, Beffa sulla Trasparenza / Riforma della Pac / Unione Europea / Parlamento Europeo / Commissione agricoltura / Bruxelles / Politica Agricola Comune / Pac / Agricoltori / Agricoltura / Finanziamenti / Trasparenza / Socialisti & Democratici / Conservatori / Pdl / PPe […]

    Bruxelles blocca aiuti europei FEG destinati all’Italia e ad altri 6 Paesi, per 25 milioni

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    Sabato, Novembre 17th/  2012   – Redazione Qui Europa – Bruxelles / Parlamento europeo / Fondo di Adeguamento alla Globalizzazione / Italia / Paesi Ue / Spagna / Finlandia / Danimarca / Svezia / Romania / Austria / Consiglio Ue / Commissione Ue / Lobby / Globalizzazione / Feg / Disoccupati / Emilia Romagna / […]

     

  • Fondi Strutturali – Benefici alla Mafia:  lo scandalo dei controlli tardivi

    Fondi Strutturali – Benefici alla Mafia: lo scandalo dei controlli tardivi

    Venerdì,  Gennaio 18th/ 2013

    – di Mario Borghezio – 

    Fondi Strutturali Mafia / Strasburgo / Parlamento europeo / Commissione / Italia / Mario Borghezio / Mario Monti / Fondi Strutturali / Mafia / OLAF / Campania / Calabria / Puglia / Totò Riina / 

     Strasburgo    Fondi Stutturali                                                                           

    Ue-Fondi Strutturali – Benefici alla Mafia:

    lo scandalo dei controlli tardivi

    Fondi Strutturali: 1,2 Milioni all'anno alla Mafia

    Strasburgo – Mercoledì al Parlamento europeo, la Commissione ha presentato una proposta che tende ad introdurre, molto tardivamente, maggiori meccanismi di controllo sull'erogazione dei fondi europeiTutto ciò non cancella e anzi sottolinea le pesantissime responsabilità di chi, a livello sia nazionale che europeo, poteva e doveva controllare seriamente, per evitare quanto meno casi come quello (da me denunciato in un'interrogazione, datata 20/11/2012, tuttora senza risposta) dei 25mila euro e passa assegnati a Gaetano Riina, fratello di Totò Riina, che certamente non ne aveva diritto essendo sottoposto a misure di prevenzione quale sorvegliato speciale di polizia.

     Fondi Strutturali – 1,2 Milioni all'anno alla Mafia 

    Come sottolineato nel mio intervento a Strasburgo nella geografia della frode comunitaria, il posto centrale risulta essere, più che dell'Italia, di tre ben individuate regioni del Sud: Campania (622 segnalazioni OLAF), Calabria (611) e Puglia (539). In particolare, secondo dati ufficiali di Polizia, ogni anno ben 1,2 mld di euro finiscono nelle casse della mafia! Come non pensare quindi ad una precisa pianificazione della frode comunitaria, che non può non avere come presupposto l'accordo fra politici meridionali e mafiosi di livello?

    Mario Borghezio – Eurodeputato

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  • Borghezio: l’Ue verifichi se in Campania esiste lo Stato di Diritto

    Borghezio: l’Ue verifichi se in Campania esiste lo Stato di Diritto

    Giovedì, Dicembre 6th/ 2012

    –  di Mario Borghezio, deputato europeo –

       Comunicato Stampa  

    Borghezio: l'Ue verifichi se in Campania esiste lo Stato di Diritto / Italia / Napoli / Scampia / Bruxelles / Parlamento europeo / Omicidio Scampia / Campania / Unione europea / Eurozona / Mario Borghezio / Comunicato Stampa / Lega Nord / Programma di Stoccolma / Fondi Comunitari / Calabria / Sicilia / Puglia / Commissione Crim / Gruppo EFD / Omicidio nella scuola di Scampia / Stato di Diritto in Campania / Camorra / Criminalità organizzata / Corte dei Conti europea / 

    Borghezio: l'Ue verifichi se in Campania

    esiste lo Stato di Diritto

    Borghezio scrive a Barroso – Da Scampia ai Fondi

    Ue controllati dalla Camorra: che ne è del

    "Programma di Stoccolma" dell'Ue su

    Libertà e Giustizia?

    Chiesta verifica urgente anche sulla situazione

    dei fondi Ue in Sicilia, Calabria e Puglia

    Bruxelles, Scampia – E' quanto Mario Borghezio – coordinatore per il gruppo EFD alla Commissione Crim del P.E. – chiede, con un'interrogazione urgente a Manuel Barroso, facendo riferimento non solo alla recente orrenda esecuzione attuata da killer della camorra nel cortile di un asilo a Scampia, ma anche in riferimento al fatto, evidenziato dalla stessa Corte dei Conti europea, che la camorra ha da tempo indisturbatamente messo le mani sui fondi europei.

     Stato di Diritto in Campania e "Programma di Stoccolma" 

    Borghezio chiede al Presidente della Commissione Europea "se non ritenga doversi disporre che il Commissario competente si rechi immediatamente in Campania e in particolare a Scampia per verificarvi la sussistenza dei parametri di rispetto della legalità, presupposto per il funzionamento dello spazio unico di libertà e giustizia previsto dal Programma di Stoccolma (2010-2014)".

     Fondi Ue e Criminalità Organizzata 

    Borghezio chiede inoltre "un'urgente verifica sull'utilizzo dei fondi europei in Campania, Sicilia, Calabria e Puglia, al fine di controllare ogni e qualsiasi possibilità di utilizzo di detti fondi da parte di organizzazioni criminali di stampo mafioso".           

    Comunicato Stampa di Mario Borghezio 

    Deputato "Lega Nord" al Parlamento europeo

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    Sabato, ottobre 13th/ 2012  – Appello di www.maxiprotestadelpopolo.jimdo.com –  Unione Europea / Italia / Catanzaro / Denunciato il Governo Monti / Mobilitazione Nazionale / Difesa della Costituzione / Suicidi di imprenditori / Austerity / Macelleria sociale / Distruzione del Welfare / Stati Uniti d'Europa / Accentramento Dittatoriale / Caserma dei Carabinieri / Difesa dei Principi Costituzionali […]

    La Gabbia Sociale e la Nostra Rivoluzione – Aderisci alla Campagna “Pensa e Scrivi” di “Qui Europa”

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    Venerdì, Settembre 7th/ 2012 – di Serena Spagnolo e Sergio Basile – Unione europea / Bruxelles / ICE / Iniziativa Europea dei Cittadini / Liberismo / Neoliberismo / Privatizzazioni / Capitalismo / Noam Chomsky / Duccio Cavalieri / Università di firenze / Dio / Fede / Uomini liberi / Libertà / Rivoluzione / TG / […]

     

     

  • Da Nord a Sud, al Centro: le Mafie Politiche dei Giorni Nostri

    Da Nord a Sud, al Centro: le Mafie Politiche dei Giorni Nostri

    Giovedì, Ottobre 11th/ 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Italia / Lazio / Emilia Romagna / Marche / Valle d’Aosta / Piemonte / Lombardia / Calabria / Campania / Basilicata / Milano / Roma / Reggio Calabria / Mafia / Politica / Crisi / Economia / Qui Europa / Pdl / Idv / Conti Pubblici / Denaro Pubblico / Guardia di Finanza / Indagini / Infiltrazioni mafiose / Criminalità organizzata / N’drangheta / Cosche mafiose / Franco Fiorito /Vincenzo Maruccio / Domenico Zambetti / Ilda Boccassini / Roberto Formigoni / Mancuso / Giuseppe d’Agostino / Eugenio Costantino /

    La politica della mafia: 4.000 voti pagati

    200.000 euro

    Arrestato l’assessore alla Casa della Regione Lombardia,

    Domenico Zambetti, per scambio di favori: Formigoni

    verso il rimpasto della giunta

    Da Nord a Sud, filo diretto con la mafia: dall'arresto di Condello

    e dallo scioglimento della giunta comunale a Reggio Calabria

    agli ultimi exploit di Zambetti e Maruccio, a Milano e Roma

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Milano, Roma, Reggio Calabria –  Che la politica (o meglio gran parte di essa, per non essere ingenerosi verso il "resto") sia una mela marcia, della quale non riusciremmo a salvare quasi nemmeno il torsolo, è già chiaro a tutti. E per quanto i media cerchino di imbottirci di illusioni informative in vista di presunte e decantate riprese economiche, crescita, sviluppo e maggiore occupazione, ormai, i cittadini italiani sono coscienti che tutte queste “proiezioni nel futuro” sono nient’altro che frottole. Per intuirlo basta rovistare nei propri portafogli o fare il saldo del proprio conto bancario anche se, come abbiamo sempre sostenuto noi di "Qui Europa", la vera crisi è anche e soprattutto di tipo intellettuale, morale e sociale.

     Sua eccellenza, l'Avvocato Calabrese 

    Ma in un momento storico come quello che stiamo attraversando, la vera crisi è anche politica, e su questo non c’è dubbio. E’ come se fossimo intrappolati in una ragnatela: dalla periferia al centro, ognuno tesse, ed i ragni più grossi sono coloro che ci rappresentano, quelli che fanno i “politici”, quelli che mangiano di più. Il problema è che ci stanno, letteralmente, derubando e schiavizzando (in complicità con i nuovi euro-dittatori) e stanno continuando a mangiare soprattutto sui fili creati, attraverso sforzi e sacrifici immani, dai cittadini italiani. Ed infatti la politica risulta fedelissima allo scandalo, ma poco incline ad assolvere al compito di rendere un servizio ai cittadini: dal caso di Franco Fiorito, capogruppo del Pdl alla Regione Lazio nella giunta dell’ormai ex presidente Renata Polverini – arrestato, come detto perché accusato  di peculato per aver sottratto ingenti somme di denaro pubblico e aver utilizzato le stesse per tornaconti personali o familiari – al caso delle ultime ore che riguarda l’avvocato calabrese Vincenzo Maruccio, capogruppo dell’Italia dei Valori, indagato con la stessa accusa del buon Francone, per aver “rubato” 700.000 euro ed averli trasferiti sui propri conti personali. La musica non cambia, insomma, e dalla Capitale dei vizi e degli sprechi economici, l’eco del mal costume  politico arriva anche in altre regioni italiane.

     La solita "Sacra Giunta Lombarda" di Don Formigoni  

    Basilicata, Campania, Valle d’Aosta, Emilia Romagna, Marche e Piemonte sono i territori in cui la Guardia di Finanza avrà sicuramente un gran da fare. Per non parlare dello scioglimento del Consiglio Comunale di Reggio Calabria, commissariato dal governo proprio nei giorni scorsi, per “contiguità con la criminalità organizzata”. Nord e Sud, insomma, in fin dei conti si somigliano clamorosamente e pare che al peggio non ci sia mai fine. Nel mirino degli investigatori, udite udite, c’è anche – tanto per cambiare! – la Lombardia: delle ultime ore, infatti, è la notizia dell’arresto dell’assessore alla Casa della Regione Lombardia presieduta da Roberto Formigoni, il pidiellino Domenico Zambetti, accusato di aver comprato dalla n’drangheta circa 4.000 voti, indispensabili per la sua elezione, alla “modica” cifra di 200.000 euro.  

     Made in 'ndrangheta 

    Un voto di scambio, dunque, e proprio a poche ore dalla cattura del superlatitante reggino Domenico Condello, in Calabria. Lavori e favori, quelli del politico incriminato, per la mafia ('ndrangheta) che corteggiava numerosi appalti. Il 60enne Zambetti, probabilmente, ha avuto rapporti – per così dire “lavorativi” con diverse cosche reggine e joniche: i MorabitoBruzzaniti di Africo, i Mancuso di Limbadi ed i Barbaro–Papalia di Platì. Tra i presunti favori ottenuti dalla mafia grazie all’operato dell’assessore Zambetti, anche “l’assunzione all’Azienda dell’Edilizia Residenziale Pubblica della figlia di un presunto Boss di Limbadi, che permetteva alla mafia di operare, direttamente dall’interno, in uno dei settori vitali per la Regione Lombardia”, per come si legge  a pagina 10 dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Milano, Alessandro Santangelo. Due i “colletti bianchi” con i quali l’assessore alla Casa della Regione Lombardia, aveva presunti rapporti diretti: un esponente della cosca di Africo, Giuseppe D’agostino, già condannato in passato per droga e gestore di locali notturni a Milano e l’altro, referente del clan Mancuso , il gestore dei negozi Eugenio Costantino. Definito dal procuratore aggiunto della Procura di Milano, Ilda Boccassini, “Un patrimonio della n’drangheta”, Zambetti potrebbe essere accusato anche per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa in quanto “c’era un patto criminale tra un rappresentante delle istituzioni ed un gruppo della criminalità organizzata mafiosa” – ha spiegato la Boccassini. Una vera e propria spina nel fianco per la regione guidata dal presidente Roberto Formigoni, il quale ha dichiarato che “le responsabilità sono gravi, ma non riguardano la giunta” e ha fatto sapere che non ha alcuna intenzione di dimettersi.

     L'Errore più grande e il male maggiore 

    Ormai – addirittura – pare che il marciume politico sia diventato parte della normalità perché diffuso capillarmente su tutto il territorio nazionale: ma il fatto che sia comune, non deve mai far pensare che sia normale. La conclusione che traiamo da cittadini è che troppo spesso “la politica è mafia e la mafia è politica” e che, pertanto, bisogna abbattere questo muro partendo proprio da questa consapevolezza  e, soprattutto, abbattendo il  sistema politico attuale  facendo informazione e diffondendo notizie vere. Questo è il nostro compito, questo è quello che ciascuno di noi può e deve fare. Ovviemente sarebbe un errore madornale ed imperdonabile quello di rottamare l'intero stato, o cedere dinnanzi a pericolose strumentalizzazioni di coloro i qual nel nome della legalità vorrebbero addirittura sovvertire la Costituzione, al fine di donare ancor più potere ad un altro tipo di mafia, forse ancor più temibile e distruttiva; quella eurocentrica che ruota attorno alla speculazione finanziaria e bancaria. Quella che potrebbe avere la meglio – per sempre, irreversibilmente – in una ipotetica nascita di un superstato totalitaristico. Sarebbe il male maggiore!

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

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    17 marzo – Genova: XVII Memorial alle vittime delle mafie

    Mercoledì, Marzo 14th / 2012 Italia  / Genova / Istituzioni / Vittime della mafia / Libera / Memorial 17 marzo – Genova: XVII Memorial alle vittime delle mafie La lotta per la legalità riguarda tutta l’Italia Genova – Il 17 marzo si svolgerà a Genova la XVII giornata delle Memoria e dell’impegno in ricordo delle […]

    Bruxelles e i profitti della mafia. Nuove regole Ue per confische – Le proposte di Malmstrom e Crocetta

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    Martedì, Marzo 13th / 2012 Commissione Ue / Lotta alle mafie / Confische / Malmstrom / Crocetta Bruxelles e i profitti della mafia. Nuove regole Ue per confische – Le proposte di Malmstrom e Crocetta Profitti criminosi: oltre 2000 miliardi di dollari all’anno In Italia 150 miliardi di euro nel 2011. Bruxelles –  Nelle scorse ore, […]

     

  • Campania: la regione italiana più colpita dalla crisi

    Campania: la regione italiana più colpita dalla crisi

    Martedì,  Giugno19th / 2012

    – di Mario Luongo –

    Campania / recessione / Banca d’ Italia / Rapporto sull’ economia della Campania / Credit crunch / Calo del PIL / Disoccupazione / NEET / Emigrazione / Invecchiamento Sud / Rapporto Svimez 2011 / Classifica Ocse / Piccole e medie imprese / Giuseppe Boccuzzi  / Calabria / Governo Monti / Abbandono atenei  

    Campania: la regione italiana più colpita

    dalla crisi

    L’analisi di Bankitalia getta luce sui  problemi

    e i disagi della regione       

    Gli studenti di Campania e Calabria abbandonano gli Atenei         

    Napoli – Manifestazione di Protesta contro il Governo Monti e la Casta Parlamentare che lo sostiene

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Napoli – La Campania assurge al ruolo di vittima eccellente di una crisi che sta  assumendo tinte sempre più fosche in tutta Italia col passare dei mesi. Di per sé già una regione strutturalmente debole e con molti problemi, e ciò malgrado distretti industriali di buon livello e sviluppati come quello di Salerno e la presenza di grandi colossi nazionali, come la società "Antonio Amato", solo per citare una delle aziende più rappresentative della regione: industria leader nel mondo nella produzione della pasta. Anche la regione, come tutto l Mezzogiorno – d'altronde – come noto, dal 2007 ha iniziato a soffrire i colpi dell’allora nascente stallo economico – oggi trasformatosi in recessione, grazie a colpe imputabili in maniera sensibile all'Ue   -innescando una serie di dinamiche che l’hanno portata oggi ad ottenere alcuni tristi primati.

      Il Rapporto sull'Economia Campana parla chiaro  

    Il 14 Giugno è stato presentato a Napoli il Rapporto sull’economia della Campania da parte della Banca d’Italia: un documento che indica in maniera chiara e impietosa la situazione economica e sociale della regione, alla luce dei problemi causati dalla recessione, con tutti gli aspetti negativi (molti) e quelli positivi (davvero pochi).  Dal  2007 al 2011 infatti il PIL ha avuto un abbassamento dell’ 8,5%, ben più pesante di quello riguardante le regioni del centro-nord pari al 4,1%, ma la curiosità è che anche nel resto del meridione questa percentuale rimane a livelli più moderati con un calo del 5,2%. In questo modo la recessione ha comportato in Campania un buco, o meglio una voragine, di ben 6,8 miliardi di euro in termini di Pil e di 152 mila posti lavori in meno.

      Campania – La regione più esposta ai rischi della Crisi  

    Napoli – Disoccupati Occupano la centralissima Piazza Garibaldi

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Quindi è proprio la Campania la regione più colpita e di conseguenza più esposta a rischi; le conseguenze negative sui consumi delle famiglie e sull’ occupazione sono un riflesso di queste dinamiche innescate dalla fase di crisi attuale. Basti pensare che, anche in questo caso, i dati rendono brutalmente bene la situazione che i campani stanno vivendo rispetto al resto della penisola: se il tasso del numero di occupati nelle regioni centro settentrionali non ha ancora (di poco) raggiunto valori negativi restando sullo 0,3%, nel resto del Sud è sul -3,1% ed in Campania arriva a toccare addirittura una diminuzione del 8,8%. In una regione già tristemente nota per l’alto tasso di disoccupazione, la crisi non ha fatto altro che allargare questa vecchia ferita che la Campania porta da anni: tra il 2007, annus horribilis per l’economia italiana ed il 2010, la percentuale delle famiglie con al loro interno neanche un componente occupato è cresciuta fino ad arrivare al 30%. E così si arriva all’ amara parafrasi secondo la quale “il lavoro mobilita” l’uomo, con un ritorno dell’emigrazione dal Sud al Nord Italia, soprattutto da parte dei giovani, forse la fetta di popolazione più duramente colpita, che si trovano davanti un futuro incerto, un’economia instabile e sogni da accantonare in attesa "dell’anno che verrà”.

      Campania – Record nazionale di inattivi  

     In un paese come il nostro che in quanto a mode non è secondo a nessuno, non stiamo sfigurando neanche nella diffusione dell’ ultimo fenomeno di cui spesso parlano i sociologi: il NEET, curioso acronimo che in inglese non significa altro che “Not in Educatione, Employment or Training”, e identifica  quegli individui che allo stato attuale non hanno un impiego né altre attività simili (tirocini, stage), non ne sono alla ricerca e non ricevono un qualche tipo di istruzione. Insomma soggetti “inattivi” dal punto di vista economico. Il dato preoccupante riferito alla Campania è che il numero di NEET sfiora i 615 mila costituendo il 40% del totale italiano.

      Riforma del Lavoro Ue? Dalla padella alla brace!  

    Così spesso l’ unica soluzione che sembra plausibile in un contesto così descritto sembra quella di “cercare fortuna al Nord”, un pò come i nostri nonni. Solo che siamo nel 2012. È come una teoria generazionale al contrario: se i nonni in questo benedetto “mondo del lavoro” ci sono entrati, molti dei genitori ci stanno uscendo (anche a calci), i giovani addirittura non riescono ad entrarci. E intanto l'Ue ci chiede di portare a termine l'iniqua e definitiva "Riforma del lavoro": una riforma che non giova ai cittadini e a noi giovani, ma solo agli interessi di una mera élite che oggi regge le fila dell'economia e della finanza del vecchio Continente.

      Tsunami Demografico al Mezzogiorno  

    Secondo il rapporto Svimez 2011 (associazione per lo Sviluppo del Mezzogiorno) se si continua in questo modo c’è il rischio di uno “tsunami demografico”, con il Sud che vedrà  diminuito del 25% il numero di giovani nei prossimi 20 anni, a favore di un ringiovanimento delle zone del centro Nord.

      Campania e Calabria – L'emorragia degli Atenei  

    Le Proteste degli Studenti Universitari

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Un altro dato che in previsione futura non lascia presagire nulla di positivo viene dalla classifica Ocse-Pisa sugli studenti italiani, tra i quali i campani sono penultimi, seguiti dalla Calabria.

     Gioco al massacro – Imprese "uccise" dalla "Stretta del Credito" 

    Condizione negativa anche per le imprese, specialmente quelle piccole e medie, sfiduciate da una situazione altalenante, di fasi di recessioni pesanti e riprese fiacche, ma soprattutto penalizzate dall’abbassamento dei prestiti delle banche a causa degli effetti del “credit crunch”, come spiega Giuseppe Boccuzzi, direttore della sede della Banca d’Italia a Napoli. “Per la prima volta”, aggiunge “il tasso dell’offerta di credito è diventato negativo” e questa effettivamente è una novità in quanto i prestiti che le imprese ricevevano dalle banche erano, fino in autunno 2011, in una fase di crescita annua del 4%. Poi c’ è stato un veloce rallentamento fino a Marzo, durante il quale il credito è arrivato ai livelli negativi del -1,7. Nonostante questo Boccuzzi segnala anche una piccola parentesi positiva costituita dalle circa 4000 imprese campane che nel 2010 hanno fatto fronte alla crisi, riuscendo a realizzare lo stesso fatturato degli precedenti; inoltre anticipa che una possibile uscita dalla fase di recessione è prevedibile nel 2013 (salvo ulteriori divaricamenti degli spread), con un conseguente allargamento dei prestiti bancari. Ma sappiamo benissimo che se non si bloccherà la speculazione finanziaria e bancaria tali parole sono destinate a restare aria fritta.

      L'indifferenza e la complicità della casta-partitica parlamentare  

    Una piccola oasi di speranza, dunque, in un mare magnum di imprese che falliscono, dipendenti che perdono il posto, disoccupazione e latitanza delle istituzioni nazionali e dell'Europa, le quali – in un clima di sfiducia generale dell'opinione pubblica – continuano a portare avanti – con l'indifferenza e la collaborazione attiva di Pd, Pdl e Udc – distruttive politiche di austerity spacciandole falsamente per "precondizioni per la crescita". Nulla di più falso!

    Mario Luongo (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

      Appendice Tecnica – Parole Chiave 

      Credit crunch  

    è una contrazione, un significativo calo dell’offerta di denaro in prestito da parte delle banche. Di solito avviene al termine di un fase di espansione, con le banche centrali che alzano i tassi di interesse per rallentare l’ espansione ed evitare il possibile rischio di inflazione. Oggi incomprensibilmente le banche l'hanno adottato in tempo di crisi e malgrado le robuste ricapitalizzazioni della Bce e dell'Ue. Uno dei tanti paradossi di questa pseudo-crisi indotta

      NEET  

    è l'acronimo inglese di "Not in Education, Employment or Training" ed indica individui che non stanno ricevendo un'istruzione, non hanno un impiego o altre attività assimilabili (tirocini, lavori domestici, ecc.), e che non stanno cercando un'occupazione. 

      Svimez 

    L'Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno  è un'associazione privata senza fini di lucro nata nel 1946 a Roma con lo scopo di promuovere lo studio delle condizioni economiche del Sud Italia, al fine di migliorarne le attività industriali.

      PIL  

    è il valore totale dei beni e servizi prodotti in un paese in un certo intervallo di tempo (solitamente un anno), e destinati al consumo dell'acquirente finale, agli investimenti e alle esportazioni. Il Pil può essere considerato come la ricchezza di una nazione. esso è però stato criticato – come indicatore assoluto ed equo della ricchezza delle nazioni, in un celebre discorso pronunziato da Bob Kennedy nel 1968, negli Usa ( Vedi Galleria Video di "Qui Europa" https://www.quieuropa.it/galleria-video/page/3/ ).

                                                                                                       

     

     

  • Italia – Patto di stabilità: il governo  battuto in bicamerale

    Italia – Patto di stabilità: il governo battuto in bicamerale

    Mercoledì, Maggio 30th /  2012

    – di Silvia Laporta – 

    Italia / Commissione europea / Comuni / Campania / Calabria / Commissione bicamerale / Emendamenti / Province / Patto di stabilità interno / De Magistris / Napoli / Vibo valentia / Catanzaro / Fiscal compact / Crisi / Tasse / Tagli di bilancio / Pd / Lega / Economia / Rolando Nannicini / Nazismo bianco / Flessibilità / Enzo Moavero / Emminenza grigia  / Six Pack / Silvia Laporta / Quii Europa / Europa 

    Patto di stabilità: il governo battuto

     in bicamerale

    La risposta (recessiva) degli euro-tecnocrati

    passa per il "Patto di Stabilità": servizi

    minimi-essenziali? No! Troppo lusso!

    Parlamento – Patto di stabilità bocciato in Bicamerale

    Roma –  Il Patto di stabilità interno per i Comuni, sta diventando una vera e propria spada di Damocle, sulle spalle dell’economia e dei servizi offerti ai cittadini, di province e comuni italiani. L’inasprimento del patto di stabilità interno frena pesantemente gli investimenti su scuole, viabilità ed ambiente; ma soprattutto sugli investimenti per fornire incentivi all’economia del territorio prevedendo tagli a tutti i settori produttivi della comunità. effetto disastroso e dirompente se unito – tra l'altro – all'incomprensibile austerity che si traduce in un taglio netto del deficit spending, con una insana spending review legata al recessivo fiscal compact. Tradotto in soldoni: zero servizi, e zero crescita, a dispetto di tasse e assistenzialismo a banche dal braccino corto.

      Da Napoli, il monito di De Magistris  

    Tra i contenuti più “allucinanti” di questo Patto di stabilità interno, quello di imporre ai comuni che hanno soldi in cassa, di non spenderli per poter garantire un "pareggio di bilancio" – caro alla coppia Merkel-Monti – o quello riguardante la gestione dell'Imu, perfettamente spiegato dalle parole di De Magistris: «il meccanismo per cui i Comuni introducono nuove tasse il cui 50% va poi allo Stato, è inaccettabile, visto che il governo non è in grado di rivedere questa posizione, almeno faccia una modifica in modo tale che risorse, tasse e imposte che i cittadini danno per i servizi rimangano ai comuni, cioè ai cittadini stessi». Queste le parole del Sindaco di Napoli, uno dei tanti comuni arrabbiati e messi in ginocchio dai tagli di bilancio statali, che chiedono una revisione del patto di stabilità interno in modo da tenere conto di tutte l’emergenze di questo momento, sia quella dei conti dello Stato a livello nazionale, ma anche  quella del mantenimento in vita e possibilmente della crescita dell’economia del territorio. 

      Piccoli segni di rinsavimento  

      Nella Bicamerale chiesto l'allentamento del Patto di Stabilità  

    Allentare la pressione fiscale dalle tasche ormai svenate dei cittadini? Il governo è andato sotto. La caduta è avvenuta  in commissione Bicamerale, su un emendamento presentato dal Partito democratico e passato con i voti a favore di Italia dei valori e Lega, che chiede l'allentamento del patto di stabilità interno sul 2010 per i Comuni. La proposta di modifica al documento sullo stato di attuazione del federalismo fiscale, che a breve deve andare in Aula, ha ricevuto il parere contrario del sottosegretario all'Economia Vieri Ceriani, ma il Pd, tranne il capogruppo in commissione Walter Vitali, ha votato contro il parere dell'esecutivo e l'emendamento è passato. La modifica, riguardante le sanzioni per i comuni che nel 2010 hanno sforato il patto di stabilità e che ne chiedeva l’allentamento,   è stata  presentata dal presidente del Pd Rolando Nannicini.

      A Bruxelles l'emminenza grigia al lavoro  

    Intanto da Bruxelles il ministro per gli Affari Europei, Enzo Moavero – altrimenti detto l'emminenza grigia – nelle scorse ore ha annunciato qualche progresso nella trattativa  in sede europea per dare più strumenti finanziari alla crescita economica. Anche se lasciando intonso il deleterio "fiscal compact" non si comprende davvero come questo miracolo possa avvenire. E non ci risulta . fino a prova contraria – che né Moavero, né tantomeno Barroso, siano dotati di poteri particolari o siano in odore di santità. Anzi! Raccogliendo l’ “attenzione” di Francia e Gran Bretagna, il ministro ha spiegato che la questione della “regola aurea”( che in economia rappresenta, quel particolare tasso che massimizza il livello dei consumi di "stato stazionario" – come si evince nel celebre modello della crescita dell'economista Solow – ossia rende la propensione al risparmio  tale che il consumo pro-capite è costante e massimo) non deve essere circoscritta a un periodo di tempo determinato, ma va inquadrata nell’ambito della flessibilità già prevista dalle norme europee sui conti pubblici quali il Patto di stabilità, il six pack e il Fiscal Compact e questo senza pregiudicare lo sforzo di riduzione del debito cui siamo tenuti. Anche se Moavero non spiega a che cavolo serva questo maledetto pareggio!

      La via dell'Islanda  

    In Islanda hanno preso la via più corta, votando un referendum che ha sempèlicemente bandito il debito, riconoscendolo non onorabile, perchè iniquo e generato fittiziamente grazie allo spread e ad un euro-disastro: cosa da proporre in linea generale anche in paesi come Grecia, Italia, Spagna, Irlanda e Portogallo. Affermazioni, dunque, che sfiorano l’assurdo!

      Il paradosso dei tecnocrati?  Addio ai "servizi minimi" statali!  

    Ciò accade, evidentemente, mentre i comuni e gli enti provinciali (che hanno ad esempio permesso in molte regioni d'Italia l'esplosizone degli addizionali sui premi assicurativi: vedi ad esempio ciò che è accaduto in Calabria, nelle province di Catanzaro e Vibo Valentia) non hanno – malgrado l'inasprimento fiscale a livello locale – i soldi per garantire i servizi minimi ai cittadini: dalla costruzione di una scuola, al risanamento di una strada; e mille famiglie non riescono ad arrivare a fine mese è paradossale come ancora si possa usare, più che eufemisticamente,  il termine “flessibilità” per descrivere gli ulteriori sacrifici che lo Stato non smette di imporci, in questa neo forma di nazismo, chiamato "Nazismo Bianco".

     

    Silvia Laporta  (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • E’ guerra –  Mario Monti denunciato alla Corte europea – Il Mezzogiorno sta morendo!

    E’ guerra – Mario Monti denunciato alla Corte europea – Il Mezzogiorno sta morendo!

    Martedì, Maggio 29th / 2012

    – di Silvia Laporta –

    Italia / Parlamento europeo / Corte europea / Denuncia / Eurodeputati / Mep's / Crisi / Mario Monti / Mezzogiorno d'Italia / imprese / Decreti salva imprese / Crisi / Sud Italia / Nord Italia / Italia in ginocchio / Enzo Rivellini / Casta partitica / Controinformazione / Europa / Calabria / Lazio / Sicilia / Abbruzzo / Molise / Campania / Qui Europa / Silvia Laporta / Il Sud sta morendo / Decreto ammazza Italia / Caste partitiche espressione del volto peggiore dell'Italia  

    Monti esclude il  Sud dai decreti salva-imprese:

    nuovo provvedimento choc, Italia in ginocchio

    Il Mezzogiorno alla canna dell'ossigeno

    Rivellini denuncia Monti alla Corte europea

    E’ guerra alla tecnocrazia – Monti denunciato alla Corte europea – Vuol ucciedere il Mezzogiorno

    Bruxelles, Roma – Arrivano gli attacchi dal Mezzogiorno al governo. L’Europarlamentare Enzo Rivellini, ha presentato ieri una denuncia alla Corte Europea dei diritti contro il premier Mario Monti . Sotto accusa i decreti salva-imprese. Questi 4 provvedimenti, mirano a ridurre i debiti verso la pubblica amministrazione e sbloccare i fondi verso imprese che vantano crediti nei confronti dello stato. E’ particolarmente indigesta, a questo proposito, l’esclusione dalla compensazione tra crediti e debiti con la pubblica amministrazione delle imprese le cui Regioni sono alle prese con il deficit sanitario e con il relativo piano di rientro.  "La discriminazione verso il Sud è palese – dice Rivellini-  il fatto di aver lasciato fuori alcune regioni, tra cui la Campania, penalizza le aziende che operano in quei territori rispetto alle loro concorrenti di pari fatturato, di pari grandezza,di pari campo di lavoro ma che risiedono in altra parte d’Italia".

      Cura Monti – Mezzogiorno tagliato fuori dal mondo  

    La suddetta norma, è stata introdotta dal precedente governo, e non interessa soltanto i paesi del Sud Italia: Campania, Lazio, Sicilia, Calabria, Abruzzo e Molise, sono le regioni che non beneficeranno dei nuovi decreti.  A questo proposito la tensione è avvertita anche in Parlamento, dove Raffaella Calabrò e gli altri senatori Campani del Pdl, hanno deciso di presentare un’interpellanza al professor Monti, per estendere gli ambiti di applicazione dei decreti a tutte le regioni. Sono decisi a far sentire la propria voce, per la parità dei diritti negata alle aziende del Mezzogiorno. Si tratta di un’ingiustizia insostenibile,  per un territorio che è messo in ginocchio dalla crisi ancor più di quanto lo sia il nord del paese. Tanto più che il Sud Italia, storicamente combatte per arginare il divario con le aree del centro e del nord Italia. Se le imprese non dovessero riacquistare la liquidità che gli spetta, le conseguenze non sarebbero certo da sottovalutare. Meno posti di lavoro, incremento del disagio sociale, ma soprattutto una luce alla fine del tunnel, che forse, non si riuscirebbe più a scorgere: un collasso economico in piena regola! 

      L'accusa – Vuol distruggere l'Italia!  

    Dividere Nord e Sud, escludere le regioni del Mezzogiorno (ma non solo) che hanno un piano di rientro, ossia quelle che stanno cercando di mettere a posto la sanità e tutti questi ambiti in cui presentano un forte deficit, equivale a negare loro la possibilità di effettuare la ripresa. Logicamente dovrebbe essere il contrario: perché solo le imprese creditrici dello Stato devono avere maggior respiro? Non dovrebbero essere le imprese in crisi a ricevere più incipit di sviluppo? Non può essere frutto di un interesse nazionale quello di “dividere” i cittadini per aree geografiche. Il governo nazionale ha come compito quello di fornire pari opportunità per tutto il paese, nord e sud; anche perché senza un adeguato sviluppo dell’economia del Mezzogiorno, l’Italia non potrà mai mettersi alla pari dei suoi altri “26” colleghi.

    Il mondo produttivo  contro il disastroso tecnocrate  caro a Napolitano

    Il presidente della regione Campania Stefano Caldoro, esterna il suo disappunto, appoggiato dal Pdl. Anche il mondo produttivo si mobilita: Unione Industrili, LegaCoop, Acen, Agc Campania, Api, Casartigiani, Claai,Cna, Compagnia delle Opere, Confagricoltura, Confartigianato, ConfCommercio, Confcooperative, Cnonfesercenti e Unimpresa, parlano di “misure intollerabili che comporterà la perdita di migliaia di posti di lavoro”. Rimangono tutti uniti per mandare avanti un giusto appello: quello contro un’esclusione che comporterà sicuramente il collasso totale del sistema. Nessuno vuole stare a guardare mentre il governo nega la possibilità di ripresa alle regioni in via di sviluppo. Gli strumenti si possono e si devono cambiare. Caro professor Monti, per il bene di un Paese che non ami e non rispetti,  forse sarebbe davvero ora di andare a casa, possibilmente negli Usa: magari ospite dei tuoi cari amici banchieri della Morgan Stanley o della Goldman Sachs. Segui il consiglio degli Italiani: le caste partitiche ti appoggiano, ma loro non sono l'Itaia, sono solo la tragica parodia del suo volto peggiore, un volto che vogliamom lasciarci alle spalle per sempre.

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

  • Il Mezzogiorno, le supercaste bancarie e le critiche di Confindustria

    Il Mezzogiorno, le supercaste bancarie e le critiche di Confindustria

    Martedì, Maggio 22th / 2012  

    – Di Sergio Basile –

    Italia / Mezzogiorno / Campania / Calabria / Crisi Ue  / Fondi Ue / Occupazione e Crescita / Derivati / Ministero per la Coesione Territoriale / Bce / Morgan Stanley / Credit Crunch  / Commissione Trilaterale / Goldman Sachs / Brueguel / Bilderberg Club / Confindustria-Abi / Ministro Fabrizio Barca / Mario Monti / Corrado Passera / Mario Draghi / Giovanni Monti / Giuseppe Speziali / Giorgio Fiore / Gianni Agnelli / Carlo De Benedetti   

    Paradosso Monti: Il Mezzogiorno,

    Confindustria e le caste bancarie

    Mezzogiorno: L'attacco degli industriali,

    nei moniti di Speziali e Fiore.

    Fondi per la Crescita al Sud? Una triste

    commedia già vista!

    Meglio rimborsare la super-banca cara a papà

    Mr. Giovanni Monti – Vice Presidente della Morgan Stanley

    Roma – Il Ministro Fabrizio Barca, responsabile del ministero per la Coesione Territoriale, nelle scorse ore, in merito alla possibilità di riutilizzo dei fondi Ue non spesi dalle regioni meridionali, per presunti fini occupazionali e di “crescita” ha rilanciato la cosiddetta fase 2 del Piano di azione coesione, presentata dal governo Monti ben due settimane fa. Ciò ha destato non poche critiche tra i presidenti degli industriali del Mezzogiorno.  Per Giuseppe Speziali, Presidente di Confindustria Calabria, la riprogrammazione dei suddetti fondi concepita dal governo non basterebbe a superare i profondi disagi arrecati dalla crisi. Non si capisce, infatti – secondo Speziali ed i suoi colleghi – quale sia la relazione tra crescita ed inclusione sociale in merito allo stanziamento di 844,6 milioni dei 2 miliardi e 310 milioni di euro disponibili.In particolare, secondo Speziali “la fase 2 della riprogrammazione non è entusiasmante perché, se per noi è assolutamente fondamentale sostenere le fasce deboli meridionali, come imprese avremmo voluto di più. La stessa rimodulazione dei 901.7 milioni per la crescita poggia, in gran parte, sul fondo di garanzia che ha già una dotazione di oltre 2 miliardi, ma di fatto inutilizzabili a causa delle banche che non fanno credito”.

      Speziali: gli interventi sulla crescita? Un'operazione di facciata  

    “Pertanto – ha continuato Speziali – gli interventi sulla crescita ci sembrano più un’operazione di facciata che di sostanza”. Il presidente di Confindustria ha quindi bocciato senza mezzi termini l’azione di cosiddetto rilancio del governo Monti per il Mezzogiorno, sostenendo ancora che l’unico canale di finanziamento realmente rientrante in una strategia di crescita, ovvero il capitolo “ricerca ed innovazione”, sia stato in realtà largamente sottovalutato da Barca, Passera, Monti & Co. Rincara la dose Giorgio Fiore, Presidente di Confindustria Campania, secondo il quale materie come l’assistenza domiciliare agli anziani, gli asili nido, la dispersione scolastica ed il sociale in genere, sarebbero punti  oggetto di azioni normali, o meglio ordinarie, portate avanti annualmente da governo ed enti locali, e non da considerate pertanto alla stregua di “provvedimenti eccezionali anticrisi”.

      Fiore: "una crescita impossibile!"  

    Il vero nodo secondo Fiore (problema già sollevato nei giorni scorsi da “Qui Europa” – vedi articoli precedenti) è rappresentato dall’incongruenza tra il bonus fiscale per le assunzioni e la reale capacità delle imprese di assumere, vista e considerata l’impossibilità di far affidamento sulla casta bancaria ritiratisi in buon ordine sotto-coperta, dietro il muro del credit crunch e della pazzesca stretta creditizia (malgrado – è bene ribadirlo – 1000 miliardi di euro regalati da Mario Draghi – Bce – al sistema bancario) che lascia in un grave immobilismo gli imprenditori, le imprese e migliaia di famiglie cui redditi dipendono dalla salute finanziaria ed economica delle stesse imprese. Perciò gli industriali hanno anche chiesto l’intervento urgente di Confindustria-Abi (cioè dei rappresentanti industriali dell’Associazione Bancaria Italiana) affinché questi benedetti rubinetti del credito tornino ad idratare un sistema rinsecchito e sterile, al collasso.

      La famiglia Monti e la lotta di classe della casta bancaria  

    Infondo, è una questione di lotta di classe: da una parte i comuni mortali, dall’altra i banchieri, i figli dei banchieri ed il governo dei banchieri. E ciò lo sa molto bene anche il nostro caro professor Monti (tra l’altro anche pezzo grosso di Goldman Sachs, in qualità di international advisor) cui figlio, Giovanni Monti (39 anni), non è nuovo nei dorati palazzi della casta bancaria. Oltre a risultare infatti  Business Development in Parmalat, il figlio di papà Monti, è anche – non poteva mancare – Vice President presso Morgan Stanley;  Vice President presso Citigroup; Associate Consultant presso Bain and Co, con rapporti d'affari, e non, intrecciati nell'alta finanza internazionale come d’altronde è per il resto della sua famiglia. Ciò risultava anche dal suo profilo Linkedin (ora cancellato), da dove fino a qualche giorno fa emergeva con chiarezza tutta la sua storia professionale.

      Conflitto d'interessi: la strada per "Palazzo Chigi"  

    Forse sarà stato questo il criterio in base al quale Re Giorgio Napolitano I scelse il professore quale titolare dello scranno più alto di Palazzo Chigi. Non poteva essere altrimenti. Meglio infatti avere l’eterna riconoscenza di un banchiere amico dei banchieri, nonché espressione massima del conflitto d’interessi: consigliere di amministrazione della Gilardini (1979-1983), di Fidis (1982-1988), di Fiat (1988-1993), della Banca commerciale italiana (1983-1994), della sua amata Rizzoli editore (1984- 1985), dell'Ibm Italia (1981-1990), della Ibm Semea (1990-1993), delle Assicurazioni Generali (1986-1993) e della Aedes (1993-1994). Incarichi maturati nei club neoliberisti della galassia di Gianni Agnelli e Carlo De Benedetti (vedi Rizzoli Rcs, suo primo “neutralissimo” critico). Per non parlare degli incarichi più esclusivi maturati all’interno della Commissione Trilaterale e di Brueguel, il think tank fondato nel 2005 dallo stesso supermario. E per finire con – ciliegina sulla torta – le sortite annuali presso il Bilderberg Club. Insomma: l’apoteosi della democrazia.

      Monti e gli scheletri nel caveau di Morgan Stanley  

    Allora forse appare più chiaro perché nel silenzio pressocché assoluto dei “fedelissimi media”, il governo Monti abbia fatto un bel regalo dell’Epifania proprio all’amata Morgan Stanley. Un regalino di 2 miliardi e 567 milioni di euro: tempestivamente dirottati dalle casse del Tesoro a quelle della banca newyorkese. Il tutto all’insaputa degli organi di informazione italiani, evidentemente poco propensi – non si comprende per quale recondito motivo – ad occuparsi dell’attuale governo in carica.

      Fondi pubblici per ripagare operazioni speculative   

    La somma versata alla banca americana è stata utilizzata dal governo italiano per estinguere un’operazione di derivati finanziari (inaccettabile operazione speculativa): opzione di rimborso anticipata, in quanto generalmente prevista dopo un certo numero di anni.  Sulla vicenda, nelle scorse settimane la banca newyorkese si è limitata ad annunciare con soddisfazione l’avvenuto recupero della somma. Da parte sua, Monti, al contrario non ha fornito alcuna spiegazione; né tantomeno i media hanno provveduto a porsi domande legittime sul caso, e sul fatto che tra tanti creditori, ed in piena emergenza, il governo abbia scelto di onorare il debito proprio con la Morgan Stanley.

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)