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Tag: Operazione Husky

  • 10 luglio 1943, Liberazione? Lo sbarco tra un mare di domande

    10 luglio 1943, Liberazione? Lo sbarco tra un mare di domande

    Mercoledì,  Luglio 9th/ 2014

     – di Vincenzo Mannello e Redazione QE –

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    10 luglio 1943, Liberazione? Lo sbarco tra un mare

    di domande in cerca di verità più equilibrate

    Tanti morti e un mare di usura, nel silenzio dei libri di storia 

    e tanti bunker in giro per la Sicilia 

     

     di Vincenzo Mannello e Redazione QE

    10 luglio 1943 - Sicilia - Sbarco - CIA - P2

     Liberazione? – Lo sbarco anglo-americano tra un mare di domande      

    Catania – di Vincenzo Nannello e redazione QE – Arriva il 10 luglio e con esso l'anniversario dello Sbarco degli alleati del 1943 in Sicilia (VII Armata Usa). Fin da bambino, avendo avuto in famiglia un lontano parente decorato con medaglia d'argento "alla memoria"(mai conosciuto e di cui non faccio il nome non avendo consultato gli eredi) mi resi conto che qualcuno si "era battuto" in difesa della Patria.  Questo malgrado a scuola ed alla radio (scrivo degli anni '50-'60) si riportasse la data come quella ufficiale della "liberazione" della prima regione italiana dalla presenza militare nazifascista. Proprio così, ricordo bene "nazifascista"! Evidentemente fu un falso storico dato che le truppe italiane erano pienamente legittimate, da tutte le convenzioni militari e civili, a rappresentare uno Stato Nazionale libero e sovrano. E, similmente, quelle teutoniche rappresentavano la Germania, nazista o meno che fosse. Truppe italo-tedesche, quindi, non "nazifasciste", almeno fino la giravolta dell'8 settembre.  Inoltre, stando alle scarne informazioni ricevute da maestri e professori, l'Operazione Husky (diretta dall'ambiguo Allen Dulles, responsabile OSS e futuro direttore della neonata CIA) sembrava fosse stata per i liberatori una salutare passeggiata, da Gela fino a Messina, tra folle acclamanti e popolazioni in festa. Fu così che, partendo da quel caduto "in casa", mi sorse il (precoce) sospetto che qualcosa non quadrasse ed iniziai a pormi un mare di domande. Chiedevo a tutti: parenti, amici dei miei familiari, conoscenti e pure qualche sacerdote.

     Tanti morti… nel silenzio dei libri di storia                                                      


    Figlio di ufficiale dei carabinieri, a fronte dell'evasivo silenzio genitoriale (papà aveva combattuto in Grecia) interrogavo i vari militi che mi capitavano a tiro. Quelli che avevano vissuto l'evento, pur essendo  io solo un bambino, qualcosa la raccontavano: brutta storia, una gran confusione, tantissimi si arresero senza sparare un colpo ma tanti combatterono….quanti morti! Già appassionato di "bunker" mi allontanavo da casa per "ispezionarli", andando sempre piú lontano man mano che crescevo. E quanti ce n'erano, nel catanese e nel siracusano! Quando, appena adolescente, riuscii a visitare Gela e dintorni mi resi conto dall'evidenza stessa delle fortificazioni, che lì si era combattuto, eccome! Passando gli anni, potendo acquisire testimonianze dirette ed approfondendo dal punto di vista storico la questione (per  quanto di mia capacità) mi convinsi di una cosa:  i caduti italotedeschi per la difesa della Sicilia andavano onorati e, soprattutto, rispettati. Non ero certo il solo a pensarla così e, di sicuro, c'erano già fior di studiosi ed appassionati di ricerche storiche in cerca di "verità" più "equilibrate".

    10 luglio 1943 - Sicilia - Sbarco - CIA - P2

     Giusto onore a tutti i caduti per guerra giusta o sbagliata che fosse!       


    Tenendo presente lo scorrere dei decenni, trovai sempre ospitalità su "La Sicilia" che riportò periodicamente le mie osservazioni e valutazioni sullo Sbarco e sul susseguente comportamento degli alti comandi, delle truppe sul campo e del valore dimostrato dai soldati italiani nel contrastare gli alleati. Tematica riportata, con l'avvento di internet, da numerose testate telematiche indipendenti. Così posso concludere che il mio modesto sforzo, unito a quello dei tanti ricercatori "controcorrente" che hanno trascorso anni della loro vita per acquisire dati inoppugnabili, un premio lo ha già ricevuto: nel 2014 si onorano tutti. Alleati, italiani e tedeschi….caduti ciascuno per la Patria ed in nome di ciò che era il "proprio dovere" di soldati : giusto o sbagliato che fosse.

     Caduti per usura – La lezione di Giacinto Auriti                                              

    Gli unici caduti che non furono (e non sono) onorati ancora oggi, sono quelli morti per "usura", in seguito alla perdita della nostra sovranità politica e monetaria che raggiunse l'apice dopo il famigerato sbarco: vero obiettivo dell'0perazione Husky e della ricolonizzazione dell'Italia. La ridefinizione della P2 ad immagine e somiglianza delle logge Usa, servì proprio a questo, a mettere i sigilli sulla gabbia attraverso i politici filo-statunitensi servi dei banchieri che utilizzarono a tal scopo il fantasma giuridico dello stato costituzionale (vedi il video di Giacinto Auriti giù in allegato: vedi in particolare minuto 30:00 – Auriti supera le ideologie ma supera anche le divisioni partitiche e faziose. Egli, in particolare supera con una formula nuova i limiti della destra e della sinistra – cioè sia di Marx che di Mussolini – puntando sull'unità di quei fermenti positivi che possono essere in parte presi e ravvisati all'interno di ogni ideologia, mediante il superamento della regola del compromesso inventata da Giolitti).

    Vincenzo Mannello e Redazione QE (Copyright Qui Europa © 2014 ) 

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  • Operazione Husky 2 – La Sicilia e il nuovo sbarco alleato

    Operazione Husky 2 – La Sicilia e il nuovo sbarco alleato

    Domenica,  Giugno 29th/ 2014

     – di Vincello Mannello –

    Redazione Quieuropa, Vincenzo Mannello, Operazione Husky, Sbarco alleato, colonialismo anglo-americano, 2014, Sigonella, Catania, Sicilia, U.S. Navy, armati di ramazze, rastrelli e pennelli 

    Operazione Husky 2 – La Sicilia e il nuovo

    sbarco alleato 

    La Sicilia, dopo 61 anni, sta vivendo nella nonchalance

    più totale un nuovo sbarco americano, che porterà

    ad una nuova "liberazione". Gente avvisata…

    ►Video in allegato: Il Piano di Dalles: l'uomo dello sbarco

     

    di Vincello Mannello

    Operazione Husky 2 - Sigonella

     Sigonella – Il remake di un film già visto 61 anni fa…                                    

    Catania, Sigonella – di Vincenzo Mannello – Operazione Husky 2014! (Ri) Chiamiamola così e magari "liberiamo" la Sicilia grazie ai marines! Eufemismi a parte, dobbiamo dire che la testa di ponte creata da mesi con gli "ospiti" di Sigonella (ospiti si fa per dire, visto che la base è solo formalmente sotto sovranità italiana) funziona alla grande in provincia di Catania e non solo… Pare che anche in Sardegna siano in atto grandi manovre in merito. I baldi "volontari" a stelle e strisce, a fronte del vuoto creato dalle istituzioni nella manutenzione del bene pubblico, intervengono oramai ovunque ci sia bisogno. Scuole, strade, boschetti (e ieri, ultima entrata, la zona archeologica cittadina) vengono a turno "liberati" da quel immondezzaio e da quel degrado caratteristici del nostro (catanese) patrimonio genetico. Appena il 4 giugno scorso avevo segnalato su "La Sicilia" la meritoria opera dei marines americani che, a cose fatte, si ritrovavano regolarmente in posa assieme agli stessi (ir)responsabili della cosa pubblica per la foto di rito. Mi ero limitato a manifestare sconcerto per l'andazzo che, a parti invertite, non trovava certo riscontro negli Usa. Ma, mea culpa, non avevo ancora ben capito. Catania è solo la "testa di ponte" dell'Operazione Husky 2014: la nuova aberrante "liberazione" è vicina, grazie agli americani ed ai loro potenti mezzi. Insomma il remake di un film hollywoodiano visto già 61 anni fa.

    Operazione Husky 2 - Sigonella

     I volontari dell'U.S. Navy, meglio di Babbo Natale…                                     


    Gli "esploratori" della Navy si sono presentati armati solo di ramazze, rastrelli e pennelli per verificare sul campo la situazione e la capacità delle autorità nel difendere il bene comune. Vista la totale disponibilità delle stesse a "disertare" per "mancanza di mezzi" e volontà politica hanno sicuramente accertato che gli Usa possano di più… Sembra siano giunte dal Presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta (a scendere fino all'ultimo dirigente dei comuni) accorati appelli per l'immediato intervento su scala regionale. Pulizia delle spiagge e costruzione solarium (siamo già in piena stagione balneare); manutenzione delle autostrade (?) o meglio di improbabili vie di percorrenza che negli Usa non sarebbero neppure considerate sentieri: tali A18, A19 e A21. A ciò aggiungiamo anche il completamento della Sr-Gela; la creazione di corsie supplementari per la Catania-Ragusa e la Agrigento-Palermo; la pulizia integrale e contestuale fornitura di servizi igienici per tutti i Parchi Archeologici della Sicilia con particolare cura per Musei dissestati e senza personale; la fornitura di adeguati mezzi anti-incendio a tutela dei Parchi boschivi con impiego dei bombardieri Stealth (invisibili ai piromani) e di Rangers possibilmente a cavallo (l'occhio vuole la sua parte); il potenziamento dei servizi sanitari di pronto soccorso (già definiti triage) con spostamento delle barelle ed ambulanze dall'Afghanistan ai vari presidi medici siciliani; il ripristino di stazioni ferroviarie e linee ferrate dismesse causa precedente sbarco e sue conseguenze; il potenziamento delle linee marittime per le isole minori  con utilizzo dei mezzi di trasporto delle truppe "giacenti" nei depositi della marina dopo la Guerra del Golfo; la costruzione di un provvisorio Ponte Bailey sullo Stretto di Messina per facilitare il transito delle truppe terrestri….. Ma tutto ciò, per far cosa? Si chiederà chi (con pazienza) legge questo elenco di meraviglie..

    Operazione Husky 2 - Sigonella

     La "Nuova Liberazione"                                                                                            


    Ebbene, l'ho anticipato in premessa: è l'Operazione Husky 2014 signori! Quella che è partita da Sigonella e che dalla Sicilia conta di "liberare" tutta l'Italia. Per fortuna senza bombe ma con la presenza fisica e mediatica dei marines nella "salvaguardia e tutela del territorio catanese, siciliano ed italiano". Territorio, via via abbandonato dalle istituzioni che lo dovevano difendere. In fin dei conti, con gli opportuni accorgimenti la storia di ripete. O meglio sarebbe dire che "forse" la storia non si è mai interrorra (vedi allegati 1 e 2): non dimentichiamo, infatti, che oltretutto grazie alle agenzie di rating statunitensi che ci declassarono illegittimamente ed in maniera fraudolenta fin dal 2011, l'élite al potere ha avuto l'alibi ideale per far schizzare alle stelle il debito pubblico attraverso l'accoppiata rating/spread e per distruggere l'economia nazionale, creando un regime di usura legalizzata (in collaborazione con l'altra colonia anglo-americana chiamata Unione Europea) mai visto prima. Meditate gente, meditate! Basta dormire!

    Vincello Mannello (Copyright © 2014 Qui Europa)

    Partecipa al dibattito – infounicz.europa@gmail.com

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     Allegati – Approfondimenti                                                                                 

    ALLEGATO 1

    Nota storica: Sicilia, 9-10 Luglio 1943

    da Qui Europa del 20 luglio 2013

    Speciale F35 - Sotto lo Schiaffo Usa

      Nota storica – Dulles e la Colonia Italia: lo Sbarco in Sicilia                        

    Sicilia – Tra il 9 e il 10 luglio 1943 gli Usa, grazie al "nobile" compitino affidato ad Allen Dulles, riuscì a esercitare la sua definitiva egemonia sul "Bel Paese", con la scusante ed il pretesto della liberazione dal regime fascista. Dai nostri studi incrociati, infatti, risulta come il banchiere-007 Dulles fu il perno dell'Operazione Husky, cioè dello sbarco Usa in Sicilia. L'OSS coordinò, in particolare, i rapporti tra mafia locale e Washington: una sorta di "trattativa Stato-Mafia" degli anni che furono.  Il referente italiano dei misteriosi contatti fu il siciliano emigrante Massimo Corvo. Max per gli "amici". Fu lui il primo coordinatore dell'esclusivo "club" the mafia circle. Tra i nomi eccellenti spuntati ben presto – fonte di "Oggi Notizie" del 20/10/2010 –  anche quello di Lucky Luciano e Licio Gelli (proprio lui, il gran maestro venerabile della Loggia Massonica "Propaganda 2" o P2). Gli uomini di Max – come rivelato sempre da "Oggi Notizie"  – liberarono di prigione numerosi boss mafiosi (850), poi arruolati nell’OSS. Molti dei mafiosi in questione, dopo l'occupazione americana, assunsero cariche pubbliche particolarmente importanti. Nel 1953 Dulles  venne "premiato" per il lavoro svolto e divenne capo della neonata CIA. E questa è storia! Di cosa ci meravigliamo ancora? (di S. Basile, A. Fois, C.A.Mauceri tratto da di Qui Europa del 20 luglio 2013)

     

    ALLEGATO 2

    Nota Storica: per chi avesse ancora dubbi…

    da Qui Europa del 30 ottobre 2013

    Italia - nazione Occupata - Colonia Usa

     Per chi avesse ancora dubbi… Siamo una colonia Usa: ecco le prove      

    Roma – Per verificare se l’Italia è o non è una colonia USA, chiedete (ai parlamentari e governativi) informazioni dettagliate relative ai seguenti accordi segreti: 1) le clausole segrete della ‘Convenzione d’Armistizio’ del 3 Settembre 1943; 2)  le clausole segrete del ‘Trattato di pace’ imposto all’Italia, il 10 Febbraio del 1947 (Parigi); 3)  le clausole segrete del ‘Trattato NATO’ firmato a Washington il 4 Aprile 1949, ed entrato in vigore il 1 Agosto 1949; 4) il ‘Bilateral Infrastructure Agreement’ (BIA) o ‘Accordo segreto USA-Italia’ del 20 Ottobre 1954 (Accordo firmato dal Ministro Scelba e l’Ambasciatrice statunitense Clare Booth Luce, e mai sottoposto alla verifica, né alla ratifica del Parlamento); 5)  ilTrattato Italia-NATO, firmato a Parigi il 26 Luglio 1961 (reso operativo con Decreto del Presidente della Repubblica No. 2083, del 18 Settembre 1962); 6) l’Accordo bilaterale Italia-USA, firmato dal Governo Andreotti, il 16 Settembre 1972; 7) il ‘Memorandum d’intesa USA-Italia’ (Shell Agreement) del 2 Febbraio 1995; 8) l’Accordo segreto ‘Stone Ax’ (Ascia di Pietra), concluso inizialmente negli anni ‘50/’60 e rinnovato l’11 Settembre 2001. Ipoteca sulla democrazia. Si tratta di una flagrante negazione, violazione ed infrazione degli articoli 80 ed 87 della Costituzione repubblicana (stracciata dal Trattato di Lisbona entrato in vigore nel 2009) che prevedono rispettivamente la ratifica obbligatoria di ogni accordo internazionale, sia da parte del Parlamento che del Presidente della Repubblica.

     Lo sconcertante "Statistical Compendium on Allied Contributions"       

    Nell’ultimo rapporto ufficiale reso noto da Washington, ovvero: «2004 Statistical Compendium on Allied Contributions to the Common Defense»  alla pagina «B-10» c'è la scheda relativa all'Italia in cui si legge che il contributo annuale alla «difesa comune» versato dall'Italia agli Usa per le «spese di stazionamento» delle forze armate americane è pari a 366 milioni di dollari. Tre milioni, spiega il documento ufficiale, sono versati cash, mentre gli altri 363 milioni arrivano da una serie di facilitazioni che l'Italia concede all'alleato: si tratta (pagina II-5) di «affitti gratuiti, riduzioni fiscali varie e costi dei servizi ridotti». Nel caso del centinaio e passa di basi americane (coperte dallo status Nato), il 41 per cento dei costi totali di stazionamento sono a carico del Governo italiano, ovvero degli ignari contribuenti che lavorano veramente: il dato è riportato alla pagina B-10. Alla tabella di pagina E-4 sono invece messi a confronto gli alleati: più dell'Italia pagano solo Giappone e Germania. Inoltre in base agli accordi bilaterali capestro firmati da Italia e Usa nel 1995, se una base americana chiude, il nostro Governo deve indennizzare gli alleati per le «migliorie» apportate al territorio, con un ulteriore vincolo: se l'Italia intende usare in qualche modo il sito entro i primi tre anni dalla partenza degli americani, Washington riceverà un ulteriore rimborso.

     Le Basi… Secondo L'ex Ministro Parisi                                                              

    L'allora Ministro della difesa Arturo Parisi ebbe a dichiarare, alla Camera dei Deputati, il 19 settembre 2006, che esistono ufficialmente otto basi Usa in Italia disciplinate sulla base accordi bilaterali Italia-Usa. Secondo una precisazione pubblicata dagli autori della prassi italiana diritto internazionale nell'Italian Yearbook of international Law, le otto basi (o meglio basi e infrastrutture) degli Stati Uniti in Italia sarebbero le seguenti: a) aeroporto di Capodichino (attività di supporto navale) b) aeroporto di Aviano, Pordenone (31o stormo e 61° gruppo di supporto regionale; c) Camp Derby (Livorno); d) la base diGaeta, Latina; e) la base dell'Isola della Maddalena (disattivata senza bonifica dall’inquinamento nucleare nel 2008, ndr; f) la stazione navale di Sigonella; g) l'osservatorio di attività solare in San Vito dei Normanni; h) una presenza in Vicenza e Longare.

    Italia - nazione Occupata - Colonia Usa

     L'Accordo Ombrello – Lo Status delle Basi Usa in Italia                               

    Il trattato fondamentale che disciplina lo status delle basi americane in Italia è l'accordo bilaterale sulle infrastrutture (Bia), stipulato tra Italia e Stati Uniti il 20 ottobre 1954. Tale atto, noto agli specialisti come «accordo ombrello», non è mai stato pubblicato. Secondo un autorevole commentatore, esso fu firmato dall'allora Ministro italiano degli esteri (Giuseppe Pella) e dall'ambasciatrice Usa in Italia (Clara Booth Luce). Si tratta quindi di un accordo in forma semplificata che stabilisce, tra l'altro, il tetto massimo delle forze Usa che possono stazionare in Italia. Quanto alle armi convenzionali, proibite da trattati ratificati dall'Italia ma non dagli Stati Uniti, dovrebbe essere chiarito, come politica generale, che questenon possono essere detenute in basi americane in Italia. Studi di ricerca specializzati hanno affermato che pur considerando le basi americane come una bilateralizzazione dell'articolo 3 del Trattato Nato, bisognerebbe affermare che la base dovrebbe essere usata per scopi strettamente difensivi, cioè qualora l'Italia o altro membro dell'Alleanza sia oggetto di un attacco armato.  Ma il reale uso della base smentisce questo assunto. Il concetto di sicurezza si è ampliato e la Nato ha ormai intrapreso una serie di missioni, ovvero la guerra, che vanno ben oltre la nozione di legittima difesa contro un attacco armato.  Un uso delle basi per fini diversi da quelli stabiliti dal trattato, sia come missioni ex articolo 5 sia come missioni non-articolo 5 non dovrebbe essere consentito. Anche tale assunto, però, viene smentito dalla prassi. Durante il conflitto iracheno, la base di Vicenza fu usata, avendo l'Italia aderito ad una politica di non-belligeranza. Questa è prevedibile se si hanno basi straniere sul territorio nazionale, poiché la neutralità perfetta, che comporterebbe l'internamento di uomini e materiali, non può essere mantenuta.

     "Extraordinary Rendition" e Violazione del Diritto Internazionale          

    Da un rapporto del Consiglio d'Europa si apprende che la base di Aviano e quella di Ramstein (Germania) sarebbero state usate per operazioni di extraordinary rendition. L'individuo catturato sarebbe stato poi consegnato all’Egitto e sottoposto a tortura. L'arresto di individui con procedure extragiudiziali è procedura in violazione del diritto internazionale e costituisce un trattamento inumano e degradante – aggravato, a quanto sembra, dalla successiva sottoposizione a tortura dell'individuo. Ovviamente l'extraordinary rendition non rientra tra gli usi consentiti della base. Si tratta di un uso in violazione del diritto internazionale, la cui illiceità non è superabile neppure qualora lo stato territoriale abbia acconsentito all'operazione. All'interno di questo scenario di palese occupazione gli Stati Uniti detengono 90 bombe nucleari in Italia, così come confermato dai rapporti ufficiali dell’Us Air Force: 50 ad Aviano (Pordenone) e 40 a Ghedi Torre (Brescia). Altre circa 400 sono dislocate in Germania, Gran Bretagna, Turchia, Belgio e Olanda. Sono bombe tattiche B-61 in tre versioni, la cui potenza va da 45 a 170 kiloton (13 volte maggiore di quella della bomba di Hiroshima).

     Il Sistema della Doppia Chiave                                                                              

    L'Italia per eludere gli obblighi derivanti dal Trattato di non proliferazione con la presenza di armi atomiche ricorre al sistema della «doppia chiave». Le armi nucleari restano in possesso degli Stati Uniti e sotto il suo stretto controllo. Solo gli Usa potranno decidere se ricorrere all'arma nucleare. Tuttavia l'uso è consentito solo dopo autorizzazione dello stato territoriale, cioè dell'Italia. In questo modo solo formalmente l'Italia non esercita alcun controllo sulle testate nucleari Usa e quindi la loro presenza non è incompatibile con il Tnp. Tuttavia, non sono pubblici i dettagli del sistema connesso alla doppia chiave. Le bombe nucleari tattiche sono alloggiate in particolari hangar insieme ai caccia pronti per l'attacco nucleare: tra questi, i tornado italiani che sono armati con 40 bombe nucleari (quelle tenute a Ghedi Torre). A tal fine, rivela il rapporto, piloti italiani vengono addestrati all'uso delle bombe nucleari nei poligoni di Capo Frasca (Oristano) e Maniago II (Pordenone). Questo fatto viene confermato ufficialmente, per la prima volta, nel Nuclear Posture Review 2010, dove si attesta che «i membri non nucleari della Nato posseggono aerei specificamente configurati, capaci di trasportare armi nucleari». 

     Il Dibattito sul ritiro delle armi nucleari tattiche Usa dall'Europa            

    Il 26 febbraio 2010 i Ministri degli affari esteri di Germania, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo e Norvegia hanno inviato una lettera al Segretario generale della Nato per richiedere l'apertura di un dibattito, già nel corso della conferenza dei Ministri degli affari esteri dell'Alleanza atlantica del 22 aprile 2010 a Tallin in Estonia, sul ritiro delle armi nucleari tattiche statunitensi presenti sul territorio europeo.

    Italia, Usa, Basi Usa Nato, Nazione occupata

     La Revisione del Trattato di non proliferazione nucleare                            

    Il 28 maggio 2010, dopo quasi un mese di lavori, si è conclusa a New York la conferenza quinquennale direvisione del trattato di non proliferazione nucleare: i 189 Paesi membri hanno approvato un documento finale di 28 pagine nel quale si dettagliano i passi successivi nella strada verso il disarmo globale. In sostanza le cinque potenze nucleari riconosciute (Stati Uniti, Russia, Gran Bretagna, Francia e Cina) si impegnano ad accelerare la riduzione degli arsenali, a diminuire l'importanza strategica delle armi nucleari e a presentare un rapporto sui progressi di tali iniziative nel 2014. Inoltre, viene indetta per il 2012 una Conferenza internazionale «per la denuclearizzazione del Medio Oriente» e l'eliminazione dalla regione di altre armi di distruzione di massa.

     Un Trattato Discriminatorio                                                                                   

    La risoluzione numero 1887, adottata nel mese di settembre 2009 dal Consiglio di sicurezza dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), prefigura un mondo senza armi atomiche, esortando i Paesi a rafforzare il Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp). Il documento «chiede a tutti gli Stati che non fanno parte del Tnp di entrare nel Trattato come Stati non nucleari, in modo da raggiungere l'universalità in una data prossima». Il primo pilastro del Tnp è il disarmo nucleare: ma si tratta di un Trattato discriminatorio, in quanto alcuni Paesi, i cinque che avevano effettuato un test nucleare prima del gennaio 1967 e che sono anche i membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'ONU, sono autorizzati a possedere le armi nucleari, mentre ciò è interdetto agli altri Paesi aderenti al Trattato, che sono perciò definiti «Paesi non nucleari» nel Trattato stesso. Il secondo pilastro è la non proliferazione: a nessun Paese membro del Trattato è consentito trasferire o ricevere armi o esplosivi nucleari o parti di essi. Nessun Paese nucleare – sulla carta – può fornire assistenza per la costruzione di esplosivi nucleari a Paesi non nucleari, né affidare il controllo diretto o indiretto di armi nucleari a Paesi non nucleari. Inoltre, tutti i Paesi non nucleari devono concordare con l'Agenzia internazionale dell'energia atomica (AIEA) di Vienna le procedure di controllo delle proprie attività nucleari pacifiche. In questo scenario il Governo di coalizione tedesca ha elaborato la proposta di rimuovere le armi atomiche attualmente esistenti in Germania. Ad assumere la leadership per l'eliminazione delle armi nucleari in Europa sono poi stati i Paesi del Benelux, primo fra tutti il Belgio, sostenuti dalla Norvegia, che tuttavia non ospita armi nucleari sul suo territorio. Anche l'Olanda ha avviato un dibattito in merito. La Corte internazionale di giustizia, nel parere del 1996 sulle armi nucleari, ha affermato che il loro uso è contrario al diritto internazionale umanitario.

     Italia-Usa – Una palese anomalia che va contro il TNP                                 

    L’Italia ha ratificato tutti i più importanti strumenti di diritto umanitario, ma, avendo sul proprio suolo armamenti nucleari, è stata costretta a effettuare una dichiarazione secondo cui il protocollo addizionale alle Convenzioni di Ginevra non si applica alle armi nucleari. Il parere della Corte internazionale di giustizia, inoltre, ha confermato che il possesso delle armi nucleari e la stessa deterrenza nucleare non sono contrari al diritto internazionale. Il parere in questione, però, ha stabilito che l'uso dell'arma nucleare è sottoposto alle regole del diritto internazionale umanitario. L'Italia dovrebbe pertanto ritirare la riserva interpretativa al I Protocollo addizionale alle quattro Convenzioni di Ginevra del 1949, che stabilisce che il I Protocollo non si applica alle armi nucleari. Inoltre c'è l'obbligo di uno Stato non nucleare, membro del Tnp, di non possedere o ricevere armi nucleari. Per aggirare l'ostacolo è stato escogitato il sistema per cui l'ordigno nucleare può essere impiegato dallo Stato nucleare, purché non vi sia l'opposizione dello Stato non nucleare sul cui territorio le armi sono stanziate rischiando di andare contro lo scopo e l'oggetto del Tnp.

     L'Italia e la folle "riallocazione" dell'arsenale Usa in Europa                      

    Durante il vertice di Lisbona ( novembre 2010) Italia e Turchia hanno accettato una riallocazione dell'arsenale europeo concentrandolo sul proprio territorio e precisamente nelle basi sotto controllo degli Usa di Aviano in Italia e Incirlik in Turchia. Risultano, inoltre, oltre ad Augusta e Napoli, altri nove porti italiani in cui vengono periodicamente ospitati sottomarini o unità navali a propulsione nucleare (Brindisi, Cagliari, Castellammare di Stabia, Gaeta, La Maddalena, La Spezia, Livorno, Taranto e Trieste). In Sicilia si sono verificati alcuni incidenti nucleari mantenuti segreti, provocati da mezzi delle forze armate USA di stanza a Sigonella. Le conseguenze da allora hanno provocato leucemie fulminanti nei bambini. Nonostante sia stata depositata una documentata denuncia nel 2006 alla Procura della Repubblica di Siracusa, non è stato adottato alcun provvedimento di bonifica per salvare la vita di chi si affaccia alla vita, né tantomeno si è fatta giustizia.

     Invasi – Oltre 100 Basi e Installazioni Usa-Nato                                              

    E’ altresì di dominio pubblico la presenza di oltre 100 basi ed installazioni logistiche e militari USA e NATO che, dal 1945, occupano parcelle importanti del nostro territorio nazionale con statuto extra-territoriale. Da documenti ufficiali USA emerge che Washington considera l'Italia «una piattaforma strategica unica per le truppe Usa, permettendoci di raggiungere facilmente le aree turbolente del Medio Oriente, dell'Europa orientale e dell'Africa. E con Africom sarà partner ancora più significativo della nostra proiezione di forza». (Africom sta per Africa Command che è il comando responsabile delle operazioni militari americane in Africa che a fine 2009 si è insediato a Vicenza). 

     Repubblichetta di Facciata                                                                                      

    La Repubblica Italiana non è certo ‘cosa nostra’… perché se davvero fosse nostra, ovvero di cittadine e cittadini italiani, non si fonderebbe sui “segreti”. “Segreti” su questioni fondamentali, la cui esistenza configura una repubblichetta di facciata, sostanzialmente appunto ‘cosa loro’. “Loro” sono ovviamente gli Stati Uniti d’America, che nel lontano 1943-45 hanno effettuato la conquista dell’Italia aiutati dalla mafia e dalla massoneria (come nel 1860 con Garibaldi e i Savoia), eufemisticamente chiamata “Liberazione”. “Liberazione” da noi stessi, tant’è vero che dopo oltre 70 anni non se ne sono più andati. Potevano farlo dopo la fine dell’URSS, visto che il “problema” era il comunismo, ma non l’hanno fatto. L’Italia è, infatti, ‘cosa loro’, anche se il popolo italiano non lo deve percepire assolutamente.

     Il Segreto dei Segreti                                                                                                 

    Questo è il “segreto dei segreti” – altrimenti definibile la “madre di tutte le menzogne” – della “Repubblica Italiana delle banane”. Tutti gli altri “segreti” (la “strategia della tensione”, le BR, le “trame nere”, Gladio, le “stragi di Mafia”, “Mani Pulite”, il “terrorismo islamico”eccetera) sono una conseguenza logica del “segreto dei segreti”. Pretendere la verità su questo punto non è una cosa “di destra”, “di centro” o “di sinistra”. È semplicemente una cosa sensata, da “patrioti”, se la parola “patria” non avesse assunto per i più  un significato distorsivo. Senza contare i comandi  di intelligence dipendenti dallaNational Security Agency.

     Una Nazione Occupata                                                                                            

    Vi pare poco? Vogliamo ancora parlare di “Repubblica Italiana”? La “Repubblica Italiana” non è quello che sembra: l’Italia è una nazione occupata.  In questa tragica situazione, pensare di risolvere qualsiasi problema soltanto con le parole o con le petizioni è semplicemente folle. Strategia: occorrono azioni politiche, forti, decisive e determinate. Se esiste realmente come entità politica, va liberata tutta l’Europa da questa colonizzazione alienante. La soluzione risponde al nome di autodeterminazione dei popoli. (di Gianni Lannes, da Qui Europa del 30 Ottobre 2013)

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    Mercoledì, 12 marzo / 2014

    – di Sergio Basile –

    8 Marzo, Massoneria, propaganda Comunista, propaganda americanista, Illuminati di Baviera   

    8 marzo – Mimosa, falsità storiche e propaganda

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    Un rogo ci fu davvero l'8 Marzo del 2000, ma ai danni di una Chiesa

    di Montreal ad opera di attiviste femministe

     

    di Sergio Basile

    8 marzo - mimosa - massoneria - comunismo

     Dietro la storia della disgrazia della filanda Cotton di New York            

    Roma – Contrariamente a quanto si pensa e oltre la tradizionale mentalità nazional-popolare forgiata e plagiata dai media in decenni di storia, dietro i grandi festeggiamenti legati all'8 Marzo, cioè dietro alla commemorazione ed alle celebrazioni per la festa della donna si nasconde pura propaganda. Questa festa non c'era stata mai simpatica a pelle.. Perchè dedicare un solo giorno dell'anno per festeggiare la donna, quasi come a manifestare la sua – indiretta – inferiorità rispetto all'uomo… ci sembrava alquanto riduttivo e paradossale. La motivazione ufficiale era legata – come noto – al ricordo della celebre (o celeberrima…) disgrazia che colpì l’8 marzo del 1908 un gruppo di 129 donne presumibilmente riunite nella filanda tessile "Cotton" di New York. Le sfortunate, intente ad inscenare uno sciopero contro il "mostro capitalista" – così c'era stato detto – furono rinchiuse nella fabbrica, per "controprotesta", dal datore di lavoro, per finire poi arse in un rogo scoppiato all'interno dell'edificio.

     8 Marzo – Una disarmante controverità storica                                          

    Ma a quanto pare emerge una disarmante controverità storica: secondo diverse ricerche incrociate, infatti, si tratterebbe di un clamoroso falso, cioè di una colossale bufala montata ad arte per mandare avanti la propaganda comunista che da oltre un secolo vuol ingenerare nelle masse la falsa convinzione che il regime rosso è da sempre a fianco dei poveri e dei proletari (gli stessi proletari che Marx nei suoi scritti meno noti… giudicava alla stregua di inetti e tonti…) e di conseguenza alla causa delle donne lavoratrici. Omettendo di dire – ovviamente – che il primo a privatizzare la Banca Centrale Russa (Gosbank) e ad aprire di conseguenza le porte al capitalismo selvaggio (faccia speculare del comunismo/socialismo) nel 1937 fu proprio l'amico del popolo, il baffuto Stalin. Questo evidentemente lo sapevano bene sia i custodi dei segreti della Casa Bianca, sia il banchiere di Wall Street, Jacob Schiff, amico intimo ed "illuminato" dei banchieri Rothschild. Da notare che il Piano massonico-illuminato di sovversione mondiale partì proprio dalla famiglia di banchieri ebraico-sionisti dello "Scudo Rosso" in data 1° Maggio 1776 (vedi qui – Ecco Perchè L’Europa Rema Contro la Famiglia – Un Piano Perseguito da Secoli) a Francoforte: quartier generale Rothschild ed attuale città sede della BCE. Guardacaso Schiff fu anche il prinicipale finanziatore della Rivoluzione Russa del 1917. Ma che curiosa combinazione: aneddoto basilare che tuttavia non compare in alcun testo scolastico di "storia".

     Una serie imbarazzante di falsi storici                                                           

    La storia della fabbrica andata a fuoco, dunque, sarebbe stata solo un subdolo mezzo per mandare avanti – specie negli Anni Sessanta, in Italia – la propaganda socialista/comunista e femminista, facendola penetrare meglio all'interno del tessuto sociale e della nostra cultura popolare. Come ricorda puntualmente il quotidiano on-line "Qelsi", "quando la verità storica dell'8 marzo 1908 emerse (…) si tentò di retrodatare l’origine della festa al giorno 8 marzo 1857. Anche questo risultò – tuttavia – essere falso. Quindi, ad una carica della polizia contro donne in sciopero l’8 marzo 1848, ma fu solo l’ennesimo falso storico".

     L'Impostura comunista e femminista dell'8 Marzo                                    

    In realtà, dunque, si scopre come la celebratissima festa fu imposta dal dittatore comunista sovietico Vlamidir Lenin e dalla femminista Alexandra Kollontai (vedi foto sopra) "per far credere alle lavoratrici di essere state liberate dalla schiavitù capitalistico-patriarcale". La stessa "favola di liberazione rossa ed anti-cristiana" creata ad arte dai gerarchi comunisti e dall'élite massonica anglo-statunitense retta dall'intellighenzia bancaria internazionale. La festa – apprendiamo, senza sorpresa alcuna – "venne poi ufficializzata dal Soviet Supremo per commemorare i meriti delle donne Sovietiche nella costruzione del Comunismo”.

     1922 – La Giornata Internazionale della Donna in Italia                            

    E curioso sapere come in Italia, la propaganda giallo-rossa e a stelle e strisce (giallo mimosa, rosso Stalin e a strisce anglo-amerikane) venne introdotta nel 1922 dal PCI che pubblicò sul periodico “Compagna” la notizia secondo la quale il compagno Lenin dichiarava ufficialmente l’8 marzo come “Giornata Internazionale della Donna”. La festa conobbe poi un periodo di oblio durante il ventennio fascista, ma a ristabilirla – guardacaso – ci pensarono dopo l'implementazione della campagna coloniale anglo-americana (rossa) deniminata "Operazione Husky" proprio Allen Dullas e i suoi fedelissimi compagni anglo-amerikani, dopo l'occupazione dell'Italia ('43/'45) (vedi qui – Speciale QE – Vecchie e Nuove Ombre Coloniali dietro gli F35 – Da Dulles ai giorni nostri qui – Modello The Ring, Sovversione Satanica e TV – Il Piano Massonico del 53 e qui –  Italiani, Ignoranti e Ingannati: perchè non conosciamo la storia…).

     Gli amerikani e l'8 Marzo                                                                                   

    Sulle ali del "neo-libertario" vento amerikano la festa venne dunque reintrodotta l’8 marzo del 1945. E' davvero curioso notare, alla luce di ciò, come proprio gli yankee, da sempre autoproclamatisi ufficialmente "nemici giurati del comunismo", finirono per riprendere ed amplificare a vasta scala una tradizione nata durante il comunismo sovietico – come visto – per meri fini propagandistici. O almeno non fecero nulla per impedirne il ripristino. Strano no? Formalmente ad avviare il tanto agoniato "recupero dell'8 Marzo" furono le compagne comuniste del PCI iscritte all’UDI. E con essa fu fatta circolare – per coprire gli ingombranti ed imbarazzanti scheletri nell'armadio – la storiella delle donne bruciate, sdoganando il simbolo della minosa: un fiore che come vedremo presentava una precisa simbologia. Nulla avviene a caso, amici lettori!

     L'incendio femminista nella Chiesa di Montreal dell'8 Marzo 2000      

    Molto interessante è poi la controlettura storica fatta dal quotidiano "Qelsi" in merito: "In Italia il simbolo è la mimosa, ma in paesi con climi più freddi il simbolo è un nastro viola, in quanto è stato fatto credere che le inesistenti lavoratrici bruciate producevano panni viola. Ma nella realtà storica – come ricorda lo stesso Qelsi –  esiste una vera violenza contro donne ed un vero incendio accaduti l’8 marzo. Non del 1908, ma del 2000: quando un gruppo di femministe coperte da passamontagna diede fuoco alle croci di una Chiesa di Montreal, sporcando le mura e l’altare con graffiti che proclamavano “No Dio, no padroni”. Le femministe sparsero addirittura assorbenti sporchi e preservativi, distrussero inni e testi sacri, spinsero e fecero cadere a terra altre donne anziane colpevoli di essere contrarie all’aborto. Ne diede notizia il National Post" (vedi qui – 

    8 marzo - mimosa - massoneria - comunismo

     Perchè il simbolo della Mimosa?                                                                     

    Ma perchè in Italia si scelse la mimosa (fiore che come vedremo si richiama ad una simbologia maschile più che femminile…) per commemorare una festa d'estrazione massonico-illuminata? Probabilmente perchè la Mimosa, come davvero pochi, pochissimi sanno, è un fiore ornamentale che riveste un importante ruolo nella simblogia massonica ed in quella degli illuminati: al punto da essere riprodotto in numerose effigi e medaglioni. Infatti gli esperti di simbolismo occulto sanno bene che il fiore della famiglia delle acacee – ed in particolare l'Acacia Dealbata, appartenente alla famiglia delle mimosacee – è l'emblema della cosiddetta "morte apparente" e presenta una caratteristica infiorescenza gialla globosa a struttura raggiante che richiama nell'immaginario dei "fratelli" la "solarità" e il principio di "illuminazione" compiuto nel percorso aureo dalla condizione terrena alla condizione di elevazione spirituale. Essa rappresenta altresì "il segno dell'avvenuta conoscenza che non consiste nel semplice sapere, ma nel rinunciare ad "oscurare" a se stessi la conoscenza…" (da un antico manuale massonico del 1905). 

     La Morte e l'usanza ritualistico-massonica legata alla Mimosa              

    Infatti è usuanza massonica introdurre nella bara del "fratello" defunto un ramoscello di mimosa a testimonianza di questo valore "sacro" – e di "passaggio trascendentale" –  rivestito dal fiore. Come dicevamo, un chiaro simbolo iluminato e di illuminazione massonica dunque! E' altresì interessante cogliere an altro aspetto che rinsalda il fiore con il simbolo della falce e del martello  comunista alla tradizione massonica.

     Oltre la mimosa… Falce e Martello nella tradizione massonica              

    Infatti il celebre simbolo del comunismo è un qualcosa di molto caro ai grembiulini di tutto il mondo. E ce lo ricorda bene a Pag. 221 il testo di Epiphanius, "Massoneria e sette segrete: la faccia occulta della storia", (Litografia Amorth, Trento, p. 221):  «Falce e martello sono entrambi simboli massonici, presenti nel “quadro di loggia” già nel primo grado di iniziazione, quello di “Apprendista”, in forma separata di martello e falce di luna". (Altro che alleanza tra operai e contadini dunque!). "Il martello – continua Epiphanius – (…) simboleggia il potere, la forza con lo stesso significato del pugno chiuso. La falce, invece, è l’emblema della filosofia, intesa come surrogato assoluto alla religione (…)». Interessante e molto emblematico, poi, è uno scritto del massone e parlamentare italiano Mauro Sacchi (Cfr.:  Mauro Macchi, deputato al Parlamento italiano, in Masonic Review, del 16 febbraio 1874) inerente alla funzione del martello del comunismo: «La chiave di volta di ogni sistema opposto alla Massoneria è il sentimento trascendentale che trasporta gli uomini al di là della vita presente (…). Finché questo sistema non sia distrutto dal martello della Massoneria, avremo una società di povere creature ingannate, che tutto sacrificano per ottenere la felicità in una esistenza futura».

     La profezia di Engels                                                                                         

    Citiamo infine uno scritto non molto celebre di Engels, uno dei padri teorici del socialismo (Cfr.: F. Engels,1874, celebre scritto proclamato durante il manifesto dei rifugiati della Comune di Londra. Cfr. anche Chiesa viva n° 104, p. 21) nel quale il filosofo parla del "lavoro lungo e paziente teso a organizzare ed “educare” la popolazione per ottenere il declino della religione ed estirpare, poi, il fondamento cristiano della società". Evidentemente è possibile constatare direttamente la profezia di Engels guardando alla storia contemporanea ad alla nostra società mondializzata. Come nota "Chiesa Viva" nell'editoriale "Scopriamo le Carte": "dovunque il comunismo abbia raggiunto il potere, il “martello della Massoneria” non ha conosciuto sosta nel perseguitare “quelle povere creature ingannate”, torturandole, mettendole a morte e seminandone di cadaveri intere nazioni! Dove questa politica genocida del “martello” non è stata direttamente applicabile, il comunismo ha ripiegato sulla politica della “falce”; quella propugnata da Engels".

     Stalin fa scuola…                                                                                                 

    L'anno prossimo, prima di festeggiare l'8 Marzo, probabilmente ci penseremo due volte… Concludiamo con una una disarmante congettura e con un illuminante interrogativo: forse le femministe di Montreal quando appiccarono il fuoco ai crocifissi, devastando la chiesa l'8 Marzo del 2000, furono animate in cuor loro dall'illuminante fiamma generata dal fraterno consiglio di Stalin, che nel 1935 (due anni prima di privatizzare la banca centrale russa) dichiarò:  «Niente neutralità di fronte alla Religione. Contro i propagatori delle assurdità religiose,il partito comunista può soltanto continuare la guerra»(Cfr.: Stalin – Pravda, discorso del 21/6/1935). Meditate gente, meditate!

    Sergio Basile (Copyright © 2014 Qui Europa)

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    Speciale, Oltre gli F35 – Prima Parte

    Il Rinvio

    di Sergio Basile, Giovanni Antonio Fois e C.Alessandro Mauceri

    f-35 - VERGOGNA ITALIANA MADE IN USA

     Dilemma F35  – Il Rinvio                                                                                          

    Roma –  Qualche giorno fa, ma i giornali hanno dato poca importanza alla notizia, il Senato ha approvato, con 202 voti favorevoli, 55 contrari e 15 astenuti, una mozione presentata dalla maggioranza, primi firmatari Zanda (Pd) e Schifani (Pdl). Con la mozione in questione, Partito Democratico, Popolo delle libertà e Scelta Civica hanno chiesto curiosamente di "non procedere  a nessuna fase di ulteriore acquisizione (di F35 n.d.r.) senza che il Parlamento si sia espresso nel merito". Ora, il fatto che sia alla Camera (una mozione analoga era stata presentata dagli stessi gruppi e anche lì l’esito era stato favorevole) che al Senato si sia deciso di rinviare l’acquisto dei tanto discussi F35 è importante per diversi motivi. Innanzitutto perché, per la prima volta in vent’anni, il Parlamento ha mostrato di avere dei dubbi circa l’acquisto di questi armamenti oggetto di dispute e discussioni interminabili: sia – almeno in teoria, poi, nei fatti vedremo – a causa del loro costo esorbitante; sia da un punto di vista tecnico. Inoltre, la decisione del Parlamento pare aver scatenato un forte (?) contrasto interno tra istituzioni. Infatti, subito dopo l’approvazione della mozione alla Camera e alla vigilia della votazione della stessa mozione al Senato, il ministro Mario Mauro aveva affermato che "Abbiamo il dovere di proseguire con coerenza" rispetto alle decisioni già prese. Come dire che se i governi precedenti hanno fatto degli errori, invece di cambiare rotta e tornare sulla retta via, dobbiamo continuare a farli anche noi. E, forse, nel tentativo di privare di importanza la votazione della mozione al Senato, il Consiglio Supremo di Difesa aveva tenuto a far sapere il fatto che il "Parlamento non ha diritto di veto". Secondo il Consiglio, l’ammodernamento delle Forze armate sarebbe esclusiva "prerogativa dell'esecutivo". Beh, si commenta da sé…

     Elio Vito – Un nome, una garanzia                                                                      

    A sedare gli animi, poi, ci ha pensato Elio Vito, presidente della Commissione Difesa della Camera, ovvero uno degli organi chiamati in causa dalla legge 244 del 2012. Vito ha affermato: "Il rispetto dei ruoli tra organi dello Stato consente al Parlamento il pieno esercizio delle sue prerogative, come disciplinate anche dalla Legge n. 244/2012, senza tuttavia alcuna attribuzione di diritti di veto su decisioni operative e tecniche che rientrano tra le responsabilità costituzionali del Governo". Come dire che il Parlamento è sovrano e libero di decidere basta che decida quello che dice il Governo. Sì perché, in realtà, tutta la vertenza (e di conseguenza le mozioni presentate alla Camera e al Senato) derivano dall’accesa e curiosa "disputa" (di cui però si è parlato poco, anzi quasi per niente) circa le competenze dei vari organi dello Stato.

      Il nodo della L. 244/2012 – L'Ultimo "regalo" di Monti                              

    Infatti la questione che sta accendendo gli animi, nasce da quanto previsto dalla legge 244 del 31 dicembre 2012, uno degli ultimi regali fatti al nostro Paese dal governo Monti. Questa legge prevede la progressiva riduzione delle spese da destinare alle forze armate. All’art. 1 si legge: “il Governo è delegato ad adottare, entro  dodici  mesi  dalla  data  di entrata  in  vigore  della  presente  legge,  due  o   più   decreti legislativi per disciplinare la revisione, in senso riduttivo: a) dell'assetto strutturale e organizzativo del  Ministero  della difesa, in  particolare  con  riferimento  allo  strumento  militare, […] b) delle dotazioni organiche complessive del  personale  militare dell'Esercito italiano,  della  Marina  militare  e  dell'Aeronautica militare   nell'ottica   della    valorizzazione    delle    relative professionalità”. Quindi secondo questa legge bisogna ridurre le spese per gli armamenti e riorganizzare le forze armate (da cui la riduzione del personale riportata nell’articolo precedente). E parrebbe che a farlo dovrebbe essere il Governo. Stando invece a quanto riportato all’art. 4 della legge 244/12, l’ultima parola sull’acquisto delle armi, spetterebbe al Parlamento. Infatti per ciò che riguarda la “pianificazione dei programmi di ammodernamento e rinnovamento  dei  sistemi  d'arma, delle opere, dei mezzi e dei beni direttamente destinati alla  difesa nazionale, annualmente, entro la data  del  30  aprile,  il  Ministro della Difesa provvede a  trasmettere  al  Parlamento” i dettagli delle spese che, dopo l’esame delle Camere, devono essere approvate.  

    SPECIALE F35 - IL RINVIO

     L'Intervento "provvidenziale" del Consiglio Supremo di Difesa…            

    E qui sta il problema. Perché, visto che bisogna effettuare dei tagli alle spese e che le decisioni avranno anche una notevole rilevanza economica, in molti vorrebbero assumere il ruolo di primi attori e di decisori. È per questo motivo, probabilmente, che il Parlamento, prima alla Camera e poi al Senato, ha approvato la mozione che rinviava l’acquisto degli F35. Ed  è per questo motivo che il Consiglio Supremo di Difesa, nel tentativo estremo di riaffermare la propria supremazia in materia, ha affermato che: "La facoltà del Parlamento di eventuale sindacato delle Commissioni Difesa sui programmi di ammodernamento delle Forze Armate, non può tradursi in un diritto di veto su decisioni operative e provvedimenti tecnici che, per loro natura, rientrano tra le responsabilità costituzionali dell’Esecutivo". Il Consiglio Supremo di Difesa è composto dal Presidente della Repubblica, dal Presidente del Consiglio dei ministri, Enrico Letta, dal ministro degli Esteri, Emma Bonino, dal ministro dell'Interno, Angelino Alfano, dal ministro dell'Economia e delle Finanze, Fabrizio Saccomanni, dal ministro della Difesa Mario Mauro, dal ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato e dal capo di stato maggiore della Difesa ammiraglio Luigi Binelli Mantelli. Quindi in massima parte dallo stesso Governo non eletto (tecnico). La disputa cui si sta assistendo negli ultimi giorni è, in realtà, un vero e proprio scontro diretto tra Governo e Parlamento. E la vicenda degli F35, probabilmente, è solo un pretesto (alla fine la mozione ha solo rinviato di sei mesi la decisione di acquistare gli aerei americani).

     Una questione di coerenza?                                                                                   

    Quindi il Governo non può decidere senza il voto delle Camere. Che non possono non tenere conto delle indicazioni delle Commissioni. Parlamento e Commissioni che, oggi, sembrano non essere più del tutto convinti della scelta fatta dai precedenti governi. O almeno così vorrebbero farci credere. Che dite? Infatti, molti dei parlamentari che hanno votato la mozione per il rinvio dell’acquisto dei famigerati F35 risiedono in Parlamento da molte legislature e, quindi, non una, ma molte volte hanno già votato per l’acquisto di questi aerei. Alla fine, come al solito, in Italia tra parlamentari che cambiano idea, governanti che vorrebbero imporre le proprie scelte e soggetti che credono di essere al di sopra di tutto, pare si sia dimenticata qual’è la sostanza. Sì perché lo scopo finale della famigerata legge 244/12, in realtà, era quello di ridurre gli sprechi. Eppure, almeno stando ai costi della cosa pubblica, di sprechi i vari esemplari di Homo Politicus dovrebbero essere esperti. Ma a ben vedere, accanto agli aspetti puramente tecnici, la questione si infittisce di mistero e antiche ombre emergono. Cosa accadrà tra sei mesi? 

     

    Oltre gli F35 – Seconda Parte

    Troppa Fretta

    Speciale F35 - Troppa Fretta - Sarubbi - Di Paola - Monti

     Dilemma F35  e colonialismo Usa – Oltre la realtà ufficiale                         

    Beh in molti sarebbero disposti a scommetterci l'osso del collo che alla fine questo acquisto si farà. Ma le polemiche in Italia, nelle piazze e sul web non cessano. Innanzitutto esse vertono sulla bontà dell'acquisto (come sottolineato in diversi articoli: vedi allegati). In tal senso abbiamo evidenziato l'esistenza di difetti di fabbricazione dei mezzi, considerati da molti paesi (che ne hanno sospeso le commesse) risultati di un progetto malriuscito; il costo degli aerei e degli altri armamenti pesanti, esorbitante, incoerente, misteriosamente lievitato (vedi allegato – Inganno F-35 di C.Alessandro Mauceri) e assolutamente immorale. Inoltre gli smodati ed esorbitanti costi – come visto – verranno gettati sulle spalle dei contribuenti italiani. In aggiunta abbiamo poi posto l'accento sulla palese contraddizione rispetto all'Art. 11 della Costituzione, secondo il quale "L'Italia ripudia la Guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali". E per finire lo scandalo del controllo a distanza da parte dei costruttori (Usa), che in caso di problemi potrebbere agire in maniera risoluta e diretta – evidentemente – sull'intero sistema di volo dell'aereo da guerra (capace – come visto – di ospitare testate nucleari).

     La Nostra Battaglia                                                                                                     

    L'Osservatorio Qui Europa iniziò la sua battaglia contro gli F-35 già con il precedente Ministro della Difesa Di Paola: i nostri lettori ricorderanno la campagna di sensibilizzazione portata avanti a partire dallo scorso 5 Dicembre, e successivamente nei giorni che precedettero la votazione del decreto "Di Paola" in Parlamento. Inviammo centinaia di mail a tutti i deputati e senatori, chiedendo di non approvare il decreto della vergogna (vedi allegati). Ma alla fine i sudditi Usa travestiti da politici approvarono quasi all'unanimità. L'unico a rispondere al nostro appello fu l'On. Andrea Sarubbi (PD) nonché ex conduttore (su Rai Uno) della seguitissima trasmissione domenicale "A Sua Immagine". E lo fece con un editoriale dal titolo molto eloquente: "Quanta Fretta".

    f35 - La polemica

      Quanta Fretta!                                                                                                             

    L'On. Sarubbi, nell'occasione – con molta onestà intellettuale, bisogna dargliene atto – si meravigliava del fatto che il contestatissimo "Decreto dell'ammiragio non eletto, Giampaolo Di Paola" sugli F-35, fosse stato presentato in Parlamento, per l'approvazione, con una inusuale e sconcertante rapidità. Lo stesso lamentava in diversi passaggi: "Con una rapidità estrema, rispetto ai tempi biblici del Parlamento, è arrivata in Aula la delega al governo per la revisione dello strumento militare. È una legge con parecchi chiaroscuri (…) per lo spazio enorme di manovra che lascia al ministro della Difesa (aggiungiamo, rigorosamente non eletto) e per la tempistica a mio parere – aggiunse – inopportuna, trovandoci ormai a fine legislatura e dunque ad un passo dal cambio di governo. Dalla Tavola della Pace e dalla Rete Disarmo  – continuava Salubri nel suo comunicato stampa giuntoci in redazione – sono arrivate parecchie critiche (…) nel mio intervento di stamattina, alla Camera, ho esposto anche i miei dubbi, convinto che non siano poi così isolati nel resto d’Italia".

      Dov'è volata la "Mozione Colomba"…                                                              

    Andrea Sarubbi fece poi cenno ad un atto politico di rilevantissimo interesse pubblico (Mozione Colomba) passata quasi del tutto inosservata agli occhi dei distratti media. Anzi – consentiteci – totalmente censurata. "due anni e mezzo fa – continuava il politico nel suo comunicato – Savino Pezzotta ed io presentammo una mozione, che chiamammo "Mozione Colomba" e che arrivò in quest’Aula il 28 marzo scorso. La mozione approvata (poi divenuta risoluzione, per qualche inghippo procedurale, ma il senso è quello) era un pò più morbida di quella inizialmente presentata, ma ci sembrò comunque un bel passo in avanti: impegnava il governo a subordinare qualunque decisione relativa all’assunzione di impegni per nuove acquisizioni nel settore dei sistemi d’arma al processo di ridefinizione degli assetti organici, operativi e organizzativi dello strumento militare italiano. Per dirla con le parole della Tavola della pace, della Rete disarmo e di tutte le associazioni che invitavano in quei giorni il Parlamento a resistere alla tentazione di giocare a Risiko con i cacciabombardieri (vedi articoli in allegato) “prima discutiamo compiti e obiettivi delle nostre Forze armate e poi decidiamo gli acquisti di cui abbiamo bisogno”. Ma evidentemente i colleghi del PD e della stessa "cosiddetta" opposizione (quello che poi sarebbe diventato con la benedizione di Napolitano, il partito unico europeista e filo Usa-Nato PD+L) preferì non considerare o strategicamente obliare tale atto politico di indubbio spessore.

    Speciale F35 - Troppa Fretta - Sarubbi - Di Paola - Monti

     Come un Assegno in Bianco – Il Sarubbi pensiero alla vigilia del voto    

    "Mi riesce molto difficile – concludeva Sarubbi nel suo comunicato – spiegare ai miei quattro elettori e anche a me stesso, come mai questo Parlamento riesca a marciare così veloce quando si tratta di spese militari e poi s'impantani sulle riforme più attese. Inoltre, ed è questa la mia critica principale, io davvero pensavo che avremmo discusso il modello di difesa tutti insieme. Tutti insieme: lei, signor ministro ammiraglio, ed io, obiettore di coscienza a mani nude provvisoriamente deputato della Repubblica. Non avevo capito, perché non c’era scritto da nessuna parte, che il Parlamento avrebbe firmato una carta quasi in bianco (…). Il comunicato – nell'occasione pubblicato in forma integrale da "Qui Europa" – concludeva con una amara e disillusa conclusione: "Ha senso tutto questo, in un momento così difficile per l’Italia? Secondo me no, signor Presidente e signor Ministro, e per questo motivo (…) sto pensando seriamente di non votare questo provvedimento".

      I Camerieri di Washington e la Bigiotteria "Made in Usa"                         

    Ma quel che accadde in Parlamento fu chiaro a tutti, e così il governo italiano si ritrovò per le mani centinaia di  costosissimi giocattoli F-35 pronti a sfrecciare per i cieli europei: strumenti di morte e guerra che ad oggi ancora nessuno vuole, tranne forse gli "indecisi" politici italiani, sempre più camerieri di Washington, malgrado lo strategico rinvio. Ancora una volta, nei fatti, col la mancanza di un "NO" forte e chiaro, viene sottolineato lo strapotere americano e la sudditanza del nostro Paese, visto da oltreoceano come una roccaforte sul Mediterraneo, una succursale americana in Europa, una finestra sull’Africa del Nord e sul mondo arabo, forte di due immense portaerei coloniali (Sicilia e Sardegna).  E’ chiaramente l’ennesimo tentativo delle lobby industriali di affibbiarci il prodotto scadente, disprezzato nel resto del mondo. Solo che questa volta non si tratta di computer portatili o di lavatrici. Qui si parla di presunti (quanto illusori) "gioiellini da bigiotteria" dell’aviazione da milioni di dollari che tutti i contribuenti dovrebbero impegnarsi a pagare fino al 2020, rinunciando magari a beni alimentari di prima necessità per i propri figli. Una situazione che ci ricorda molto il trattamento riservato ai cittadini greci da Angela Merkel a Nicolas Sarkozy, quando costrinsero Atene ad anquistare inutili armamenti da guerra, portaeree e sottomarini, per miliardi di dollari. Stesso copione, dunque!

    f35 - La polemica

      In un Mondo Normale                                                                                             

    Ma in un momento come questo, col mondo del lavoro al completo collasso che vede numerose famiglie costrette alla fame e alla miseria, non possiamo proprio permetterci di accontentare l'ennesimo vergognoso capriccio americano. Non c'è bisogno di essere particolarmente intelligenti e/o moralmente alti per comprenderlo. Non è questo il momento per schermarsi dietro al vecchio detto ‘’Si vis Pacem para bellum’’ che al giorno d’oggi lascia chiaramente il tempo che trova. Ma d'altra parte in un mondo normale, non lo sarebbe mai! Un Paese come l’Italia, con diversi contingenti sparsi in giro per il mondo, per volere statunitense, in ipotetiche e propagandatissime "Missioni di Pace" (oggi altro sinonimo meno impegnativo di "occupazioni coloniali") avrebbe ben poco da temere in termini di difesa. O no? premesso che – come detto in più sedi – non si tratta assolutamente di aerei da difesa, ma di aerei d'attacco e guerra a tutti gli effetti.

      I Veri Assassini  e la questione "Canadair"                                                      

    La verità è che l’Italia, in concerto con le altre principali nazioni del mondo occidentale, sta portando avanti ormai da decenni – come denunciato in centinaia di articoli – politiche espansionistiche Usa sempre più subdole e sistematiche, che devastano il mondo nascoste dietro la beffarda e miservole maschera della "Pace". O meglio di una Pax Romana, che affonda le proprie radici in un progetto sionista di antica concezione. Questi nuovi caccia, al pari degli altri mezzi dispensatori di morte, perseguirebbero l’obiettivo americano d’espansione, minacciando i popoli del nord Africa, del mondo arabo, del sud est asiatico (per ora). Cerchiamo di aprire gli occhi e di capire una volta per tutte che stiamo assistendo ad un genocidio quotidiano e che noi ne siamo complici. All’alba del terzo millennio l’umanità dimostra di essere soggiogata dal mondo mediatico che, esasperando (o inventando di sana pianta) le possibili (presunte) minacce provenienti da questo o da quel paese, rendono merito e legittimità alle azioni militari degli Stati Uniti d’America e dei suoi impresentabili alleati. Questi sono i veri assassini, capaci di seminare terrore e sangue su molteplici scenari , ogni singolo giorno. Cerchiamo di tirarci fuori da queste barbarie e di aprire gli occhi a chi non vuole vedere, a chi crede davvero che possano esistere ( o che possano essere esistite) ‘’Guerre di Pace’’. E mentre sotto i nostri occhi si consuma l'ennesimo scempio, apprendiamo la notizia del taglio alle spese di gestione dei Canadair anti-incendio, utili a salvaguardare migliaia e migliaia di chilometri quadrati di macchia mediterranea.

     

    Oltre gli F35 – Terza Parte

    Sotto lo Schiaffo Usa

    Speciale F35 - Sotto lo Schiaffo Usa

     Dietro il Caso F35 – Alle Origini del Colonialismo Usa sull'Italia               

    Ma essendo la matematica una scienza esatta (due più due fa sempre quattro), alla luce di questi incomprensibili ed ambigui rinvii; di queste reiterate ed evidenti – quanto inaccettabili  -anomalie democratiche di cui sopra ed appurata l'esistenza dell'occultatissimo Piano Kalergi (Vedi articoli in allegato – Prima e Seconda Parte), cioè di quel progetto mondialista della CIA (Usa) proteso a colonizzare e controllare l'intera Europa (terzomondializzandola e paneuropeizzandola) ci chiediamo: chi furono i personaggi che convinsero Kalergi ad avviare i processi politici che portarono alla nascita dell'Unione Europea e della stessa NATO? Chi utilizzo l'OSS  (oggi CIA) al fine di architettare questo diabolico piano imperialista e di controllo totale sulla stessa Italia? Beh, dalle ricerche e dagli studi fatti, tutto sembra convergere su un nome ben preciso: Allen Welsh Dulles, avvocato, finanziaere e banchiere statunitense, nonché agente segreto OSS ed influente direttore  – sotto copertura – della Central Intelligence Agency (CIA) per l'Europa, nato a New York, il 7 aprile 1893. 

      Dulles, Commissione Warren ed altri accidenti – Curiose Analogie        

    Dulles fu anche membro dell'ambigua Commissione Warren – l'organismo presidenziale che fu incaricato di indagare sull'assassinio del Presidente John Fitzgerald Kennedy  – costituita dal Presidente Johnson il 29 novembre 1963 – che come noto indicò, tra mille polemiche, Lee Harvey Oswald come l'unico esecutore dell'omicidio del secolo. Ma il banchiere Allen Welsh Dulles fu – guardacaso, come apprendiamo dal sito ufficiale della Casa Bianca – anche fratello minore del 52° Segretario di Stato Usa – sotto l'amministrazione Eisenhower – John Foster Dulles. Anche sul fratellone di casa Dulles, gli scheletri nell'armadio non mancano: nel maggio 1933, infatti, John Foster Dulles e il ministro dell'Economia e delle Finanze di Adolf Hitler (Hjalmar Schacht) sugellarono un accordo di ferro per intensificare i commerci ed i profitti tra Usa e Germania. Ricordiamo in tal senso che il principale sostenitore (acciaio e credito) della campagna bellica di Hitler fu un altro americano di lusso – come detto in altre sedi – Prescott Bush, nonno di George W. Bush Junior. Senza dimenticare il grande apporto di capitali che lo stesso Stalin diede ad Hitler (finto rivale). Ma d'altronde pochi davvero sanno che la stessa Rivoluzione Bolscevica Comunista fu in realtà coordinata e finanziata dall CIA. Piccola ciliegina sulla torta. Altro che "anticomunismo" e chiacchiere da treno, dunque! Ci sono stati dentro sempre fino al collo, malgrado quel che dicano strategicamente i testi di storia di regime, scritti dai loro carissimi scendiletto. Ma le sorprese, in casa Dulles, non finiscono mai: la sorella di Allen, Eleanor Lansing Dulles fu – guardacaso – ambasciatrice in Germania; mentre lo zio Robert Lansing, segretario di stato di Wilson. Com'è piccolo il mondo! Non trovate?

    Speciale F35 - Sotto lo Schiaffo Usa

      Dulles e la Colonia Italia  – Lo Sbarco in Sicilia                                                

    Ma quel che più ci interessa capire è come gli Usa, grazie al "nobile" compitino affidato ad Allen Dulles, riuscì a esercitare la sua definitiva egemonia sul "Bel Paese", con la scusante ed il pretesto della liberazione dal regime fascista. Dai nostri studi incrociati, infatti, risulta come il banchiere-007 fu il perno dell'Operazione Husky, cioè dello sbarco Usa in Sicilia. L'OSS coordinò, in particolare, i rapporti tra mafia locale e Washington: una sorta di "trattativa Stato-Mafia" degli anni che furono.  Il referente italiano dei misteriosi contatti fu il siciliano emigrante Massimo Corvo. Max per gli "amici". Fu lui il primo coordinatore dell'esclusivo "club" the mafia circle. Tra i nomi eccellenti spuntati ben presto – fonte di "Oggi Notizie" del 20/10/2010 –  anche quello di Lucky Luciano e Licio Gelli. Gli uomini di Max – come rivelato sempre da "Oggi Notizie"  – liberarono di prigione numerosi boss mafiosi (850), poi arruolati nell’OSS. Molti dei quali, dopo l'occupazione americana, assunsero cariche pubbliche particolarmente importanti. Nel 1953 – come detto – Dulles  venne "premiato" per il lavoro svolto e divenne capo della neonata CIA. E questa è storia! Di cosa ci meravigliamo ancora?

      Morale della Favola – F35 e paradigma MUOS                                                 

    Di cosa ci meravigliamo se i nostri politici anziché bocciare la questione F35 continuano a rimpallarcela di mese in mese? L'Italia è – tranne miracoli o sussulti popolari eccezionali – e sarà sempre una squallida colonia USA. E ciò anche attraverso palesi manipolazioni storiche che ci hanno sempre portato a credere ciecamente nell'esistenza di dualismi politici (destra, sinistra e centro…) in realtà creati ad arte dagli antichi burattinai con l'esclusivo obiettivo di dividere et imperare. Gli F35 solo solo l'ultima penosa pagina di questa storia infinita fatta di menzogne, finti alterchi e strategie. Prova ulteriore, è l'ultimo capitolo della "saga Muos" in Sicilia: altro emblema contemporaneo dell'imperialismo statunitense nel nostro Paese. Nei giorni scorsi (9 e 10 Luglio) in occasione della commemorazione dello sbarco in Sicilia delle truppe anglo-americane, infatti, una cinquantina di attivisti hanno contestato pacificamente la presenza dei militari americani e dell'eco-mostro. I domostranti lo hanno fatto intonando le note di "Bella Ciao"…. A buon intenditor… In tal senso non ci stupiamo affatto per le dichiarazioni dell'ambasciatore Usa in Italia, Davide Thorne, in merito alla discussa decisione del Tar di Palermo che ha rigettato la richiesta di sospensiva del blocco dei lavori del sistema satellitare Usa a Niscemi. "La realizzazione del Muos – ha dichiarato l'ambasciatore – è stata concordata con il governo italiano (?) e con il governo siciliano. Spero  – ha concluso – che possiamo trovare un modo per andare avanti".

    Sergio Basile, Giovanni Antonio Fois, C.Alessandro Mauceri

    (Copyright © 2013 Qui Europa)

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      Allegati, per non dimenticare                                                                                                     

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    Il Piano Kalergi – Quello che Nessuno ti ha mai detto sull’Europa – Prima Parte

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    Mercoledì, Luglio 17th/ 2013 – L'Approfondimento di C.Alessandro Mauceri e Sergio Basile – Mubarak, Mohamed Morsi, Rivoluzione dei Gelsomini, Ben Ali, Rojoy, Plamen Oresharski, Homo politicus, Luciano Canfora, Brežnev, Avaaz, otpor, Milosevic, Occupy Wall Street, Nuovo Ordine Mondiale, Alessandro Mauceri, Sergio Basile, Europa, Medioriente, Osservatorio Qui Europa, Panorama  Usa, Europa, Medioriente, Africa – non si placano […]

    Grande Indignazione tra enti ed associazioni laiche e cattoliche per l’abuso di potere del Ministro Terzi

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    Lunedì, Ottobre 8th/ 2012 – di Sergio Basile –  Esteri / Italia / Giulio Terzi / Giorgio Napolitano / Delegazione parlamentare siriana / Nagazione visto / Europa / Siria / Guerra / Turchia / Esercito siriano / Nato / Pace / Guerra / Libertà / Diritti fondamentali /  Distruzione / Crimini / Manipolazione mediatica / […]

    Terzi nega Visto a Delegazione Siriana per incontro istituzionale sulla Pace

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    Sabato, Ottobre 6th/ 2012 – Lettere al Direttore, di Raimondo Schiavone – Questione Siriana e Gravissima Negazione del Visto da parte del Ministro Terzi alla Delegazione Siriana

    Siria – Oscuri burattinai e Costruttori di Pace: Sottoscrivi l’Appello contro la Guerra e Invialo al Governo Monti

    Siria – Oscuri burattinai e Costruttori di Pace: Sottoscrivi l’Appello contro la Guerra e Invialo al Governo Monti

    Lunedì, Dicembre 3rd/ 2012  – L'Editoriale del Lunedì, di Sergio Basile –  Siria, Appello per la Pace al Governo Monti – Lettera/Appello al Governo Monti contro la Guerra in Siria Siria – Oscuri burattinai e Costruttori di Pace:  quello che dobbiamo sapere e fare per la Pace.  Sottoscrivi l'Appello al Governo Monti / Pace in Siria […]

    Il Papa invia in Siria il Cardinal Sarah in Missione Speciale ed esorta tutti a lavorare per la Pace

    Il Papa invia in Siria il Cardinal  Sarah in Missione Speciale ed esorta tutti a lavorare per la Pace

    Mercoledì, Novembre 28th/  2012   – di Sergio Basile –  Il Papa invia in Siria il Cardinal  Sarah / Missione Speciale / Siria /Italia / Roma / Città del Vaticano /  Chiesa / Papa Benedetto XVI / Missione di Pace in Siria / Mario Monti / Cardinal Sarah / Padre Lombardi / Vaticano / Guerra / […]

    Siria,Turchia, Israele: Gli interventisti sono dietro l’angolo

    Siria,Turchia, Israele: Gli interventisti sono dietro l’angolo

    Martedì, Novembre 27th/ 2012  – di Maria Laura Barbuto –  Siria, Turchia, Israele: Gli interventisti sono dietro l'angolo / è solo calma apparente / Esteri / Siria / Turchia / Israele / Ankara / Damasco / Teheran / Guerra / Morti / Vittime / Patriot / Missili / Negoziati di pace / Potenziale militare / Ribelli / Misure […]

    Bombe a grappolo: Human Rights Watch dopo Misurata fa il Bis… in Siria

    Bombe a grappolo: Human Rights Watch dopo Misurata fa il Bis… in Siria

    Martedì, Novembre 27th/  2012   – di Marinella Correggia –  Bombe a grappolo: Human Rights Watch dopo Misurata fa il Bis… in Siria / Gruppi armati anti Assad / Siria / Opposizione Armata / Guerra / Medioriente / Damasco / Assad / Guerra della Nato / Human Rights Watch / Cluster bombs / Bombe a Grappolo / Marinella […]

    Gaza, Israele e il nocciolo del Problema

    Gaza, Israele e il nocciolo del Problema

    Giovedì, Novembre 22th/ 2012 – di Sergio Basile –  Gaza, Israele e il nocciolo del Problema / Gaza / Israele / Palestina / Sionismo / Usa / Guerra / Noam Chomsky / Norman Finkelstein / Coraggio / Onestà intellettuale / Monte Sinai / Mosé / Dieci Comandamenti / Dio / Gesù Cisto / Sacificio sulla Croce […]

    Il Grande Risiko dell’Impero ora mira al cuore dell’informazione Siriana

    Il Grande Risiko dell’Impero ora mira al cuore dell’informazione Siriana

    Mercoledì, Novembre 21th/  2012   – di Sergio Basile –  Il Grande Risiko dell'Impero ora mira al cuore dell'informazione Siriana / Gruppi armati anti Assad / Siria / Opposizione Armata / Els / Guerra / Medioriente / Damasco / Assad / Guerra della Nato / Assalto al Ministero dell'informazione / Stampa Siriana / Bavaglio mediatico / […]