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  • No all’utero in affitto: l’Europa è d’accordo. E ora che non è un diritto di libertà e di civiltà?

    No all’utero in affitto: l’Europa è d’accordo. E ora che non è un diritto di libertà e di civiltà?

    Giovedì, Marzo  17th/ 2016   

    – di Padre Giacobbe Elia –

    esorcista incaricato per la Diocesi di Roma dal 1987, 

    sacerdote, discepolo del Servo di Dio, Padre Candido Amantini

    Redazione Quieuropa, Padre Giacobbe Elia, utero in affitto, Europa, diritto, Consiglio d'Europa  

    No all'utero in affitto: l'Europa è d'accordo. E ora

    che non è un diritto di libertà e di civiltà?

    La Commissione affari sociali dell’Assemblea parlamentare del 

    Consiglio d’Europa ha bocciato la mozione sulla maternità

    surrogata presentata da Petra de Sutter

     

    di Padre Giacobbe Elia, 

    esorcista incaricato per la Diocesi di Roma dal 1987, 

    sacerdote, discepolo del Servo di Dio Padre Candido Amantini

    utero in affitto - consiglio d'europa

     Consiglio d'Europa: no alla maternità surrogata                                         

    Roma, Strasburgo   – di Padre Giacobbe Elia  – Con un solo voto di scarto tra oppositori e fautori (16 voti contrari e 15 favorevoli), il 15 marzo la Commissione affari sociali dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (1) ha bocciato la mozione sulla maternità surrogata presentata da Petra de Sutter, che avrebbe aperto le porte alla legalizzazione di una forma spietata di sfruttamento, implicando l’acquisto del corpo di una donna da parte di una ricca coppia che diventa così genitrice di un bambino che non ha concepito. La deputata belga chiedeva infatti ai governi dei 47 Stati membri del Consiglio di accettare la strada della “regolamentazione internazionale” di questa pratica. Grazie a Dio, ci si è però resi conto che il successo della sua proposta avrebbe comportato un’evidente violazione dei diritti del bambino e uno sfruttamento del corpo delle donne. Nel Consiglio d’Europa è prevalsa una maggioranza risicata, ma è doveroso sottolineare che la deputata belga è stata nominata relatrice nonostante un palese conflitto di interessi, praticando lei stessa la maternità surrogata nella sua clinica in Belgio! Il testo da lei proposto condannava genericamente la maternità surrogata commerciale, ma prevedeva la legalizzazione di quella fatta sotto forma di “donazione”, senza scambio di denaro. È apparso però chiaro che qualsiasi legalizzazione dell’utero in affitto avrebbe di fatto comportato la riduzione della donna e del bambino a meri strumenti in mano ai più abbienti. Forse – dico forse – anche per questo si è scelto di discutere a porte chiuse un tema così sensibile, nonostante l’aperta contrarietà della Federazione Europea dell’Associazione Famiglie Cattoliche; la cui mobilitazione, trasversale ai funesti schieramenti politici e ideologici, è stata senza dubbio determinante al successo di questa battaglia combattuta a favore delle donne più povere e dei nascituri più indifesi.

    (1) Il Consiglio d'Europa è un'organizzazione internazionale protesa, almeno per statuto, alla "ricerca di soluzioni ai problemi sociali in Europa" e fondata il 5 maggio 1949 con il Trattato di Londra. Esso conta oggi 47 stati membri. La sede istituzionale è a Strasburgo, in Francia, nel cosidddetto Palazzo d'Europa

    utero in affitto - consiglio d'europa

     
     Un curioso paradosso                                                                                        
     
    In questi ultimi anni assistiamo ad un curioso paradosso, che vede molti impegnati a rivendicare con forza questa pratica quasi come un diritto di libertà e di civiltà, senza rendersi conto che questa possibilità ha dei costi così elevati da essere preclusa ai più e concessa solo a pochi ricchi, realizzando quel terribile processo di eterogenesi dei fini denunciato da Augusto Del Noce. Lo ha capito l’India, un paese povero, che ha deciso almeno d’impedirne il ricorso alle coppie straniere. Al contrario, nei mitici USA, l’anno scorso alcune grandi aziende hanno pagato le dipendenti perché congelassero i loro ovuli e rimandassero la maternità (il nostro futuro) dopo i 40 anni. Il profitto, immediato e cieco, prima di tutto! L’utero in affitto viene maliziosamente presentato come un dono generoso che una donna fa a chi non può procreare (vedi qui Marxismo e Nuovo Disordine Familiare). Ma non è così. Nessuna donna può lasciarsi strappare il frutto delle sue viscere senza dolore, perché lei con quella creatura di cui ancora non conosce il volto ha già stabilito una relazione vitale.
     
    utero in affitto - consiglio d'europa
     
     Una falsa libertà                                                                                                  
     
    L’utero in affitto (pratica che affonda le sue radici nell'hu,us ideologico della Scuola di Francoforte – Ndr – vedi qui La Scuola di Francoforte: la congiura della corruzione – Prima Parte e qui La Scuola di Francoforte: dalle droghe al gender – Seconda Parte) è un triste mercato di donne sfruttate, aperto, per lo più, a ricche coppie omosessuali dell’Occidente opulento. Difende l’utero in affitto chi si è convinto o si è arreso all’idea che la nostra storia sia regolata soltanto dall’onnipotenza del mercato e dal suo potere d’acquisto, ormai emancipato da ogni regola morale, comprese quelle iscritte indelebilmente dal Creatore nella nostra natura. Così l’uomo finisce per illudersi di essere lui il legislatore di se stesso, al di là del bene e del male, e s’incammina sulla via della morte dopo aver ucciso in se stesso il Dio che gli ha dato la vita e si è fatto sua Via.  E in nome di questa falsa libertà, rivendicata come una conquista, si porta a compimento quell’eterogenesi dei fini che ha servito durante la sua vita. “Signore, libera la mia vita dalle labbra di menzogna, dalla lingua ingannatrice” (Sal 120,2). “Anche dall’orgoglio salva il tuo servo perché su di me non abbia potere; allora sarò irreprensibile,  sarò puro dal grande peccato” (Sal 19,14).
     

    Padre Giacobbe Elia (Copyright © 2016 Qui Europa)

    esorcista incaricato per la Diocesi di Roma dal 1987, 

    sacerdote, discepolo del Servo di Dio Padre Candido Amantini

    Partecipa al dibattito – Redazione Quieuropa – infounicz.europa@gmail.com

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  • Messina Porto Franco – Lettera Aperta al Presidente della Repubblica

    Messina Porto Franco – Lettera Aperta al Presidente della Repubblica

    Mercoledì,  Ottobre 23rd/ 2013

    – di C.Alessandro Mauceri –

    Iniziativa di Libero Confronto, Pensa e Scrivi di Qui Europa

    Italia, Lettera Aperta al Presidente Napolitano, C.Alessandro Mauceri, Messina, Sicilia, Enrico VI, Costanza dl'Altavilla, Regione Siciliana, Repubblica Italiana, Statuto Siciliano, Diritto, Legge 191 del 1951, Giorgio Napolitano, Porto di Messina 

    Messina "Porto Franco" – Lettera Aperta al

    Presidente della Repubblica

    Messina e l'annosa ed irrisolta questione del "Porto Franco"

    Nel 1197 Enrico VI e Costanza d'Altavilla decisero di

    assegnare a Messina il titolo… ma da allora cosa

    è cambiato?

     

    di C.Alessandro Mauceri

    Iniziativa di Libero Confronto, Pensa e Scrivi di Qui Europa

    Messina Porto Franco - Lettera a Napolitano

     Lettera Aperta al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano          

    Palermo, 23/10/2013 –  Lettera Aperta al Signor Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – c/o Quirinale – 00124 Roma – di C.Alessandro Mauceri – Egregio Signor Presidente, Le invio questa lettera con la speranza che Lei abbia il tempo (oberato dai gravi problemi che affliggono il Nostro Paese in questo periodo) per leggerla. In virtù della Sua alta carica di Presidente della Repubblica Italiana, e della sua pluridecennale esperienza di uomo politico, Lei certamente conosce le difficoltà che spesso incontra l’applicazione di norme e leggi sul territorio. A volte, però, tali ritardi raggiungono una misura che rende difficile per la gente comune comprendere come sia possibile che, in un Paese sviluppato e moderno come l’Italia, per realizzare un’opera non siano sufficienti decenni e neanche secoli, ma addirittura millenni. Sì perché, come forse non molti sanno (ma a Lei sarà certamente noto, in virtù della Sua carica e della Sua esperienza), già nel XII secolo (nel maggio del 1197) Enrico VI e sua moglie, Costanza d’Altavilla, decisero di assegnare alla città di Messina il titolo di “Porto Franco”. Tale nomina fu dovuta al fatto che gli scambi commerciali e, in particolare, il commercio navale, erano naturale conseguenza della posizione e della conformazione orografica della città. Per Messina, che viveva di scambi di mercanzie di ogni tipo, poter importare ed esportare liberamente merci senza dover pagare alcun dazio ed essere esentata da gabelle, dogane ed altri pagamenti, per mare e per terra, fu un riconoscimento le cui conseguenze permisero la fioritura dei commerci e l’inizio di un periodo tra i più prosperi della storia della città e, in generale, di buona parte del territorio regionale (che così, a dispetto di quanto molti hanno insinuato, continuò ad essere tra le principali fonti di ricchezza, in tutti i sensi, dell’Italia). Per quasi cinque secoli Messina conservò tale dispensa e, per questo motivo, divenne tappa obbligata di tutti i transiti commerciali che attraversavano il Mediterraneo. Solo dopo la rivolta del 1674, l’astio dei dominatori spagnoli fece sì che venisse sospeso il titolo concesso dal re.

     Messina, la questione del "Porto Franco"                                                          

    Non appena costituita la Repubblica Italiana, si pensò che fosse ovvio e naturale ripristinare la normalità e ratificare quanto era diritto dei messinesi. Come Lei certamente ricorderà, avendo fatto parte, in quegli anni, del Movimento per la Rinascita del Mezzogiorno, lo Stato Italiano confermò, con legge n. 191 del 15 marzo 1951, l’istituzione di un “Punto Franco nel porto di Messina”. Non solo, la legge andò oltre e definì con estrema precisione (forse insolita per quei tempi) dimensioni e modalità di gestione dell’area in cui potevano avvenire i liberi scambi. Da allora sono passati oltre sessant’anni e, a causa di beghe che ricordano più liti tra scolari che dispute per la gestione di un territorio, purtroppo Messina continua ad aspettare che le venga riconosciuto il suo ormai consolidato diritto di Porto Franco.

     Forse è colpa di…                                                                                                        

    Forse è colpa di alcuni politici che, anziché pensare agli interessi del territorio, hanno fatto di tutto per renderlo inutile e sterile. Forse è colpa dei governi locali che si sono succeduti che non sono stati capaci o che, forse, non hanno voluto far funzionare una risorsa come il Porto Franco che tutti dicono di volere, ma che nessuno è riuscito a far nascere. Forse la causa di tutto ciò è da ricercare nei numerosi interessi, quali lo sfruttamento economico delle aree di pertinenza del Porto Franco connesse con una sete insaziabile di speculazione edilizia del territorio. Forse la causa di ciò potrebbe essere da ricercare nel modo in cui è stato redatto un Piano Regolatore Portuale, che senza avere coinvolto tutti i soggetti interessati (come pure previsto da Agenda 21 locale) vedrebbe la trasformazione delle aree industriali e commerciali del porto di Messina in aree a vocazione turistico-alberghiera. Forse la causa è la rinuncia da parte dei governi regionali che si sono succeduti a voler sfruttare le risorse già previste dallo Statuto Siciliano (che è parte della nostra Costituzione) e dalle leggi dello Stato per recuperare e valorizzare il territorio.

     Le due uniche certezze                                                                                               

    Oggi, purtroppo, le uniche certezze sono due. La prima è che, fino ad ora, a Messina, dopo quasi un millennio dalla sua istituzione e dopo più di mezzo secolo dall’approvazione della legge dello Stato che lo istituiva, non c’è un Porto Franco. La seconda è che, vista la situazione di grave disagio che la gestione locale e centrale hanno provocato sul territorio, si è fatto primario il bisogno di un intervento da parte della massima carica dello Stato, al fine di sollecitare la sensibilità di tutte le parti interessate su un tema di grande spessore politico e di notevole rilevanza per tutto il territorio Siciliano e Italiano. Grato sin da ora per l’attenzione e soprattutto per quanto vorrà fare in concreto per risolvere questo grave problema.

    di C.Alessandro Mauceri 

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    Lunedì,  Giugno 10th/ 2013 Iniziativa di Libero Confronto – Pensa e Scrivi di "Qui Europa" – di Arrigo Muscio, Presidente Associazione Genitori Cattolici  – Papa Francesco, Papa Bergoglio, Gesuiti, Roma, Vaticano, Domenica, Angelus, Arrigo Muscio, Presidente Associazione Genitori Cattolici, Profeta Ezechiele, La Sacra Bibbia, Genitore Uno, Genitore Due, Casa d'Israele, Lettera di San Paolo Apostolo, Galati, […]

    Siria – Videomessaggio del Nobel per la Pace Mairead Maguire al Popolo Italiano

    Siria – Videomessaggio del Nobel per la Pace Mairead Maguire al Popolo Italiano

    Venerdì, Maggio 24th/2013 – di Marinella Correggia e Redazione "Qui Europa" – Europa, Italia, Siria, Damasco, Movimento Mussalaha per la Pace, Mairead Maguire, Premio Nobel per la Pace, Embargo, Sanzioni economiche contro la Siria. Conferenza di Doha, Ribelli, Damasco, Aleppo, Lerga Araba, Governo Italiano, Appello al popolo Italiano, Guerra, Pace e riconciliazione, F35, Mario Mauro  Siria […]

    Siria – Appello del Nobel Mairead Maguire all’Italia: “Non Boicottate la Pace!”

    Siria – Appello del Nobel Mairead Maguire all’Italia: “Non Boicottate la Pace!”

    Lunedì, Maggio 20th/ 2013 – di Marinella Correggia (Sibialiria) Damasco  –  Siria, Esteri, Damasco, Marinella Correggia, Mairead Maguire, Premio Nobel per la Pace 1976, Riconciliazione, Attacco di Israele, Usa, Qatar, Obama, Coalizione di Doha, Afghanistan, Iraq, Mussalaha, Pace, Siriani, Bassar Al-Assad, Ruolo dell'Italia, Ruolo della Lega Araba, Guerra per Procura, Qui Europa, Sibialiria  Siria – Appello del Nobel […]

  • Rio – Testo Onu: no al “diritto all’acqua” di UK e Danimarca

    Rio – Testo Onu: no al “diritto all’acqua” di UK e Danimarca

    Mercoledì, Marzo 21th / 2012

    Parlamento Europeo / Sviluppo sostenibile / Onu / Diritti / Rio +20 / Nazioni Unite / Acqua / Diritto / Multinazionali

    Rio de Janeiro – Vertice mondiale sviluppo sostenibile.

    Giù le mani dai diritti umani e dall'acqua

    Testo Onu: no al "diritto all'acqua" di UK e Danimarca

    La risposta dell'Europarlamento

    L’acqua è un bene comune, non una merce!

    Bruxelles, Rio De Janeiro – Il nuovo vertice fra gli Stati del mondo si terrà, quest’anno come venti anni fa, a Rio De Janeiro, dal 20 al 22 giugno prossimo. Si parlerà di sviluppo sostenibile, di lotta alle povertà, della crisi economica ed ambientale. Nel testo che l‘Onu presenterà in quella occasione è contenuto un importante riferimento sul “diritto all’acqua”, da considerarsi come bene comune per tutti gli esseri umani. Tuttavia alcune nazioni europee, fra cui Gran Bretagna e Danimarca, hanno chiesto la cancellazione di questo riferimento, preferendo parlare genericamente dell’importanza dell’accesso ai servizi idrici e dell’impegno degli Stati di garantire tale accesso entro il 2030. Ben 16 Stati europei dinanzi a questa proposta di mistificazione si sono astenuti, nonostante il Parlamento Europeo abbia invece di recente affermato in una risoluzione del 15 marzo di salutare “il riconoscimento da parte delle Nazioni Unite del diritto umano all’acqua potabile ed ai servizi igienico-sanitari”.

     Acqua-merce? 

    Questa volontà di ridurre l’acqua a merce da parte di molti Paesi europei fa riflettere sulla deriva a cui può condurre soltanto il desiderio sfrenato di ricchezze, che induce perfino a voler cancellare i diritti umani. Ma naturalmente tutto ciò non stupisce perché già ogni giorno le multinazionali farmaceutiche calpestano il diritto alla salute con il consenso degli Stati e quasi in tutto il mondo è disconosciuto il diritto alla vita dei bambini nel grembo materno, così come quello degli ammalati in fase terminale. Nel caso dell’acqua, tuttavia, si tratta di una risorsa che interessa la popolazione dell’intero pianeta, quindi si spera che un simile passo indietro sia scongiurato dal buonsenso, e dalla volontà dello stesso Parlamento Europeo di tutelare i 500 milioni di cittadini che vivono all’interno dei propri confini. Gli interessi economici e finanziari siano per una volta accantonati in nome del bene comune. Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)