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Categoria: Commissione

Commissione europea

  • Flash crash: quando la tecnologia compie scherzi pesanti – Rischi informatici all’esame dell’Europarlamento

    Flash crash: quando la tecnologia compie scherzi pesanti – Rischi informatici all’esame dell’Europarlamento

    Venerdì,  Marzo 27th/ 2012

     Commissione europea / Parlamento europeo / Finanza / Italia / Milano / Flash Crash / Direttiva MIFID II / Bat / Trading On-line / Dow Jones / Deutsche Bank / Bank of America  / Gestione trading 

    Flash crash – 

    Quando la tecnologia compie scherzi pesanti – 

    Rischi informatici: l'esame di Bruxelles

    Il caso del repentino crollo del titolo Apple sulla piattaforma Bats 

    Milano – A volte la tecnologia può giocare scherzi pesanti. Basta un tasto digitato male o un errore dell’algoritmo del programma di gestione di un sistema di titoli a mandare in crisi il rating finanziario di una o più aziende. Il primo caso di flash crash, di crollo repentino di un titolo, è stato il 6 maggio 2010, quando il Dow Jones è arrivato in pochi minuti a perdere il 9%, per poi risalire a -3%. L’ultimo caso è stato quello di venerdì 23 marzo, col crollo del titolo Apple per via di un errore della piattaforma di gestione elettronica dei titoli Bats, su cui avviene ben l’11% di scambi di titoli USA. Il tema del flash trading attraverso piattaforme telematiche è in discussione in questi giorni al Parlamento Europeo all’interno del dibattito sulla direttiva MIFID II, la seconda direttiva europea sugli strumenti finanziari e il caso di venerdì scorso richiama i rischi insiti nei sistemi informatici di gestione del trading. Il titolo della piattaforma è crollato a meno di 4 centesimi da 15 dollari e a farne le spese sono stati i due maggior investitori, Deutsche Bank e Bank of America. Il tema della sicurezza del trading online è direttamente richiamato da questi fatti e una forma di maggior controllo delle operazioni da parte di broker in carne e ossa diventa imprescindibile. Alessandro Pavanati (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Rehn, la “Natura giuridica dell’euro” e il signoraggio

    Rehn, la “Natura giuridica dell’euro” e il signoraggio

    Mercoledì, Marzo 21th / 2012 

    – di Sergio Basile –

    Parlamento europeo / Interrogazione / Commissione Ue / Commissione Affari Economici e Monetari / Banche e finanza / Bce / Eurosistema /Sebc / Bankitalia / Modello Fed / Crisi / Sacre Scritture / Mammona / Vangelo / Speculazione internazionale /       Goldman Sachs / Rehn  Sovranità / Paesi Ue / Filini / “Rinascita” / Borghezio / Scurria / Auriti / Diritto di proprietà / Euro-truffa / Dittatura / Università di Teramo / Bank of England

     Rehn, la “Natura giuridica dell’euro” e il

    signoraggio: quando la moneta appartiene

    alle banche

    “Signoraggio bancario”: crisi dell’Eurosistema

    e della democrazia europea 

    Le interrogazioni alla Commissione Ue dei deputati Scurria

    e Borghezio, lo spunto di Filini e la denuncia del professor

    Auriti. Il Commissario Rehn non convince nessuno

    Bruxelles, Francoforte – La moneta, fin dai tempi più antichi è stato uno strumento di regolazione del mercato, ma ha avuto sempre una particolarità: il fatto di essere biunivocamente legata a doppio filo con un popolo ed un territorio di riferimento. In tal modo il popolo che la utilizzava ne aveva pieno controllo e si serviva di essa. Oggi, in questa società europea moderna che scimmiotta progresso, e sprizza “regole e rigore” da tutti i pori, la situazione – malgrado il trascorrere dei secoli – si è completamente invertita: è il popolo a servire il dio-danaro. Una nuova divinità pagana servita da un esercito obbediente e cieco d’illuminati tecnocrati. Divinità che nella Sacra Bibbia e nei Vangeli viene identificata come l’alter ego di “Mammona”: l’antagonista per eccellenza di Gesù e del Suo messaggio salvifico, incentrato sulla solidarietà e sull’amore all’uomo, nel pieno rispetto della Sua dignità e delle sue esigenze, materiali e spirituali. Allora, alla luce di questa imprescindibile premessa, ci si accorge quanta superficialità i media nazionali ripongano nell’argomento “natura e fini dell’euro” e quanto sia necessario saperne di più per tirare le giuste conclusioni sull’evolversi dell’attuale crisi che attanaglia ed umilia l’Europa: almeno i ceti meno abbienti, quelli cioè “non siglati dal marchio di Mammona”. In tal senso molto interessante ci è apparso l’articolo di Francesco Filini apparso oggi sul quotidiano “Rinascita” che fa il punto sul risultato dell’interrogazione parlamentare posta alla Commissione europea dall’eurodeputato Marco Scurria – interrogazione con richiesta di risposta scritta E-000302/2012 – circa la natura giuridica dell’euro, seguita – in ordine temporale – all’altra interrogazione presentata dal leghista Mario Borghezio il 16 giugno del 2011. L’esponente del carroccio, in particolare chiedeva alla Commissione Ue “come fosse possibile che l’euro nella fase di emissione appartenesse al “Sebc” o “Eurosistema” (formato da Bce più Banche Centrali Nazionali) mentre nella successiva e conseguente fase di circolazione – quasi come per magia – intervenisse una strana metamorfosi della natura giuridica delle stesse banconote”. Cioè come fosse possibile che esse (le banconote o monete in euro) finissero, poi, stranamente con l’appartenere “al titolare del conto corrente bancario di addebito”. Ora, come noto, le Banche Centrali dei paesi Ue come Bankitalia e Bundesbank, rispettivamente per Italia e Germania, sono oggi istituti di fatto nelle mani di banche ed istituti privati. In Italia, è bene ricordarlo, ciò avvenne il 30 luglio del 1990, con la “discussa quanto silenziosa” e deleteria Legge Carli-Amato. Tali banche – è qui il punto – stampano moneta e (come nota altresì Filini – si appropriano sia del loro valore nominale (es.: 100) che del loro valore intrinseco (es.: valore di conio di 0,20). Lo scorso 12 marzo il Commissario agli Affari Monetari, Olli Rehn giustificava questo status-quo sostenendo che dopo l’emissione del Sebc (o meglio la “creazione telematica o elettronica dei valori nominali” e quindi – da notare – a costo zero, ma controllata ed autorizzata dalla Bce) l’emissione è disciplinata dalla “legislazione nazionale vigente al momento del trasferimento al nuovo proprietario del frutto dell’emissione (cioè degli euro)”. In tal modo, dunque, gli utilizzatori della moneta acconsentono inconsapevolmente di indebitarsi, attraverso il fenomeno del “signoraggio bancario”, accettando la proprietà del valore nominale della moneta. Ma in effetti – sottolinea Filini – “nulla giustifica l’indebitamento dei cittadini europei a vantaggio dell’Eurosistema”. Allora – come ben spiega il professor Giacinto Auriti – come possono prestare qualcosa (il danaro) con profitto (a debito) se non hanno la personale proprietà della cosa in questione? In effetti si tratterebbe di un vero e proprio abuso del diritto di proprietà, per non dire una vera e propria “euro-truffa”! Ciò – ci ricorda “Rinascita” di oggi – ha portato lo stesso professore dell’Unversità di Teramo a denunciare Bankitalia per “truffa, associazione a delinquere, usura, falso in bilancio e istigazione al suicidio”: una grave sorta di appropriazione indebita della proprietà della moneta che dovrebbe appartenere al popolo e solo al popolo. Infine – nell’interessantissimo rapporto – Filini ci rammenta la data di origine del male che ha progressivamente incancrenito il mondo facendolo prostrare forzatamente al “dio-danaro”: 1964. Data della costituzione della Bank of England, la prima Banca Centrale della storia.  

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Medicina – Progetto  internazionale contro l’ictus: “cervello in letargo!”

    Medicina – Progetto internazionale contro l’ictus: “cervello in letargo!”

    Martedì, Marzo 20th / 2012

    Commissione europea / Bruxelles / Medicina / Cooperazione internazionale / Università italiane / Italia / Progetti Ue / Eurohip1 / Ictus / Cervello / Ipotermia terapeutica / Pazienti 
     
    Medicina – Progetto  internazionale contro l’ictus: "cervello in letargo!"
    Italia tra i paesi capofila. Università in prima linea

    Bruxelles –  A mente fredda, lo si sa, si ragiona meglio. Ma le nuove frontiere della medicina permetteranno di raffreddare il cervello per ridurre notevolmente il rischio di danni cerebrali dovuti all’ictus, che rappresenta la seconda causa di morte al mondo.  L’abbassamento della temperatura del cervello a 34 gradi sarà capace di provocare una sorta di “letargo” della mente, che ridurrà il bisogno di ossigeno tentando di prevenire ulteriori danni: questa è l’idea di un progetto paneuropeo che ha preso il via dal punto di vista sperimentale e che è stato presentato, nelle scorse ore, a Bruxelles. Obiettivo della sperimentazione è quello di trattare 1.500 pazienti con l’ipotermia terapeutica, metodo già utilizzato per ridurre il danno ischemico cerebrale a seguito di arresto cardiaco. Prenderanno parte al progetto 60 organismi, tra Università ed ospedali di 25 Paesi, e l’Italia, con il maggior numero di pazienti, è schierata in prima fila per la partecipazione delle Università La Sapienza e Cattolica di Roma e gli istituti San Raffaele e Niguarda di Milano. Un progetto ambizioso e nobile, visto che, in Europa, ogni giorno muoiono 1000 persone colpite da ictus e circa il doppio sopravvive in condizioni gravissime. Davanti a questi dati, possiamo soffermarci e riflettere sul fatto che Eurohyp 1, oltre ad essere un progetto clinico di altissimo livello, rappresenta una grande speranza per tutti coloro che soffrono a causa di danni cerebrali. Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)
  • Banche – Commissione Ue: Barnier promette guerra alle banche e … rinvia. Morsa del credit crunch ancora su Europa

    Banche – Commissione Ue: Barnier promette guerra alle banche e … rinvia. Morsa del credit crunch ancora su Europa

    Venerdì, Marzo 20th/ 2012

    Commissione europea / Commissione al Marcato Interno / Michael Barnier / Sistema bancario / Conto Base / Cambio Isttuti / Eba / Basilea / Switching / Credit crunch / Correntisti / Potere banche

    Banche – Commissione Ue: Barnier promette guerra alle banche e … rinvia. Morsa del credit crunch ancora su Europa

    Il Commissario Barnier: banche incapaci di autoregolarsi

    
    

    Bruxelles – Dopo le profonde incoerenze del credit crunch, che ha mietuto in tutta l’Ue – e soprattutto negli sventurati Pigs –  centinaia di “vittime economiche di mercato” (il default di bilanci familiari e aziendali degli ultimi mesi parla chiaro) e le politiche europee di ricapitalizzazione bancaria che – sullo sfondo degli accordi di Basilea II e III e su invito della “preoccupata” Autorithy europea Eba – hanno innalzato i coefficienti di riserva patrimoniale e rimpinguato le casse degli istituti di credito europei, contribuendo – a nostro avviso – a creare imbarazzo e confusione nell’intero settore del credito continentale, il commissario Ue al Mercato Interno Michel Barnier, dalla capitale belga, si è detto deluso dall'incapacità e dalla “cattiva volontà” delle banche di auto-gestirsi e auto-regolarsi in riferimento alle esigenze di clienti e correntisti. Sai che novità! Barnier avrebbe così deciso di intervenire tempestivamente a garanzia dei cittadini bistrattati dallo “switching”, ovvero verso tutti quegli europei che – sostiene il Commissario – “trovano troppo ostico passare da una banca all'altra, che hanno difficolta' ad orientarsi nelle voci del loro estratto conto, che non hanno accesso ad un conto bancario di base e che hanno perso fiducia nel settore bancario''.  La strategia del commissario sarà, però, presentata solo nei prossimi mesi e mirerebbe – almeno che tutto non scada nella retorica – ad “aumentare la trasparenza nel settore, dal momento che – sostiene – gli impegni assunti dalle banche Ue non avrebbero permesso di agevolare la mobilita' da una banca all'altra”. Non sarebbe una questione di malafede secondo il commissario, ma di '”mancanza di buona volontà”. Ma intanto il credit crunch continua a mietere vittime, e lo spread ad alimentare la speculazione di banche: zeppe di titoli di stato dei Paesi Pigs (Portogallo, Irlanda, Grecia, Spagna e – in aggiunta Italia) con interessi – da riscuotere – sempre maggiori. Intanto paghiamo noi! Poi si vedrà! Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

  • Europarlamento, Commissione Trasporti: “avanti con la Tav!”. Ma anche nell’UK cresce il dissenso

    Europarlamento, Commissione Trasporti: “avanti con la Tav!”. Ma anche nell’UK cresce il dissenso

    Martedì, Marzo 20th / 2012

     Parlamento europeo / Italia / Corridoi europei / Tav / No-Tav / Torino – Lione / Trieste / Capodistria / Brian Simpson

    Europarlamento, Commissione Trasporti: "avanti con la Tav!". Ma anche nell'UK cresce il dissenso

    I pro e i contro del corridoio "Torino – Lione" caldeggiato dall’Ue

    Trieste – Il presidente della Commissione Trasporti del Parlamento Europeo, Brian Simpson, ha affermato che “bisogna ascoltare il dissenso”, ma che la Torino – Lione è un’opera fondamentale, caldeggiando il governo italiano a decidere in fretta per il bene del Paese. Ma Simpson si è spinto oltre, fino a parlare del collegamento tra Adriatico– Baltico: "L’alta velocità – ha garantito – dovrà arrivare fino al confine più orientale d’Italia. Trieste è un porto e una città principale e quindi deve essere parte della rete". Del resto, per Simpson, l’alta velocità non sarà «la risposta a tutto», ma è «un elemento importante per la rigenerazione economica e l’inclusione sociale. Tutte le città principali devono essere collegate dall’alta velocità, e poi ci deve essere un sistema locale ramificato, e non una rete locale – spazzatura». Si ipotizza, quindi, una rete Tav Trieste–Capodistria. Non se ne conosce ancora il percorso, e potrebbe passare anche per l’Austria. Simpson ha detto che anche nelregno Unito si sta levando alto il grido dei No-tav, ma l’importante per il deputato è "trovare un equilibrio tra protezione dell’ambiente, delle persone, e sviluppo delle moderne infrastrutture". In Italia, è anche una difficile ricerca del dialogo politico e sociale. Dall’Ue ci prospettano una quadratura del cerchio: ambiente pulito, cittadini contenti, e treni veloci. Un teorema certo non impossibe, ma al momento di ardua soluzione. Soprattutto perchè ancora ribuste ci sembrano, francamente, le ragioni del popolo No-Tav, e troppi alti i costi di un'opera faraonica destinata ad avere rispercussion pesanti sia sull'ambiente che sulla salute dei cittadini: oltre che sui portagofli degli europei. Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)      

     

     

  • La Troika, la “Rerum Novarum” e il baratro Grecia: fantasmi del progresso e nuovi diseredati

    La Troika, la “Rerum Novarum” e il baratro Grecia: fantasmi del progresso e nuovi diseredati

    Sabato, Marzo 17th/ 2012

    Grecia / Troika / Fmi / Bce / Ue / Chiesa / Dottrina Sociale / Ripresa /Parti sociali / Massoneria / Capitalismo / Diktat / Neo-liberismo / 2013 / Crisi / Debito sovrano / Solidarietà sociale / Organizzazioni cristiane / Leone XIII 

    La Troika, la Rerum Novarum" e il "baratro Grecia": fantasmi del progresso e i nuovi diseredati

    Prioritario tornare alla "Rerum Novarum": dignità umana di nuovo al centro dell'Europa

    Francoforte, Bruxelles, Parigi, Atene – Nelle scorse ore la Troika ( Ue-Bce-Fmi ) nel suo rapporto sul nuovo programma di "aiuti" per la Grecia, ha rilevato il consolidamento della fase recessiva per il paese mediterraneo. Quindi, come facilmente prevedibile, la decantata ripresa non si avrà. Anzi, sulla scia del Paese, anche altri partner europei – Italia compresa – stanno pian piano barcollando sotto le pressanti e continue spallate del "dio-mercato", la nuova divinità europea, che – malgrado tutto – in secoli, i politeisti ellenici non avevano mai lodato o incensato. L'economia greca, dunque, continua a deprimersi, ed in prospettiva – è la stessa Troika ad ammetterlo – anche nel 2013 le cose andranno peggio. Qualcuno ha parlato – forse impropriamente – di "fuoriuscita dal cono d'ombra", qualcun'altro – forse più intellettualisticamente corretto ed onesto – di stagnazione o addirittura apocalisse e fine dello stato sociale, con una sorta di dittatura "finanziaria" che andrà avanti per vent'anni o forse più. Ma chi può volere la fine degli stati e l'annientamento delle sovranità nazionali? E a che prezzo? Basta aprire gli occhi per capirlo! Certo, il comunicato della Troika, quanto a fantasia, non sorprende più di tanto. Tutto continua a scorrere nel "rassicurante" solco del "politically correct" e del "rigore" (cioè del ripudio del deficit spending quale arma di crescita). Secondo Bruxelles, Francoforte e Parigi, infatti, meglio affidarsi al capitale privato. Ed ecco allora che la nota asserisce che, quanto alle sorti della Grecia, "la performance economica a medio termine dipende in modo cruciale dall'applicazione delle riforme concordate con la Ue": cioè, per l'appunto, fiscal compact, riforme interne al Paese (ma che riforme?) tagli, tassazione. Un vero e proprio commissariamento dunque. Ma non della politica o dei responsabili di punta dello sfacelo ellenico, ma piuttosto dei cittadini tutti, ad iniziare dalle classi meno abbienti. Certo, a sentire i proclami disinvolti sullo smantellamento dell stato sociale, da lassù Leone XIII starà sbiancando, chiedendosi magari che fine abbia mai fatto la sua "Rerum Novarum": vero e proprio manifesto assoluto dello sviluppo equo e solidale del Novecento, universalmente riconosciuto. Dovremmo piuttosto dire: l'isuperata "Rerum Novarum". L'originalità dell'enciclica che le nuove generazioni in gran parte ignorano (e buona parte delle vecchie generazioni finge di non ricordare) risiede nella sua straordinaria capacità di mediazione tra sociale ed economia. Leone XIII, infatti, ponendosi esattamente a metà strada fra le parti (imprenditoria e classe operaia) ammonisce i lavoratori a non invidiare o odiare i più ricchi, chiedendo nel contempo a questi ultimi di abbandonare lo schiavismo ed i diktat, cercando sempre l'accordo sociale. Accordo, che per natura non può ovviamente trascendere o prescindere dalla democrazia e dalla sovranità nazionale. In tal senso Leone XIII fu il primo a parlare di "associazioni  miste di operai e datori di lavoro" (modello seguito con fortuna in Germania, ad esempio: ne sa qualcosa il grande sociologo ed economista Max Weber) e di "associazioni (o persone giuridiche) d'orientamento cristiano, incentrate sulla solidarietà, ovvero di organizzazioni non contrarie allo spirito cristiano e al bene pubblico". L'enciclica sarebbe un valido orientamento – a nostro avviso – anche per l'attuale crisi economica, che in fondo è crisi di valori: crisi del modelo capitalistico neo-liberista. Il Papa, infatti, espresse una condanna nei confronti del socialismo, della teoria della lotta di classe, della massoneria, preferendo la risoluzione delle controversie socio-economiche mediante l'accordo mediato tra Stato, Chiesa, impiegati e datori di lavoro. Ciò in maniera tale da garantire sempre la difesa dei più deboli: i veri ed unici martiri dell'attuale involuzione socio-economica che qualcuno spaccia per crisi economica, ma che è – ribadiamo – solo crisi di valori.  "Le misere plebi, che mancano di sostegno proprio – recita l'enciclica – hanno speciale necessità di trovarlo nel patrocinio dello Stato. Perciò agli operai, che sono nel numero dei deboli e dei bisognosi, lo Stato deve di preferenza rivolgere le cure e le provvidenze sue" (Rerum Novarum, 29). Ma il rapprsentante Ue della Troika per la Grecia, Matis Mors, sembra ignorare o disconoscere completamente la profondità e l'attualità dell'enciclica. L'esperto nelle scorse ore ha spiegato che ''il monitoraggio europeo sulla Grecia sara' intensificato per controllare che non vi siano diveregenze dai target (o forse diktat) europei''. Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Decreto semplificazioni: Bruxelles chiede chiarimenti all’Italia su regole web

    Decreto semplificazioni: Bruxelles chiede chiarimenti all’Italia su regole web

    Sabato, Marzo 17th/ 2012

    Italia / Commissione europea / Decreto semplificazioni / Web / Accesso alla rete / Servizi web / Grande fratello

    Decreto semplificazioni: Bruxelles chiede chiarimenti all'Italia su regole web

    La letterina dell'Ue: tutela dei consumatori o grande fratello mediatico?

    Bruxelles, Roma – Nelle capitali tiene banco il "Decreto semplificazioni", e la strategica questione dell'accesso al web. Infatti, nella giornata di ieri, la Commissione europea, in merito, ha inviato una lettera amministrativa al governo Monti chiedendo lumi al fine di confrontare la compatibilita' dell'emendamento sulle modalita' di accesso ad internet ("fornitura separata di accesso disaggregato alla rete e di servizi accessori come la manutenzione''). Nella nota Bruxelles specifica che ''in linea generale, una misura legislativa nazionale che restringa il potere decisionale dell'Authority nazionale sarebbe incompatibile con le regole europee''. L'obiettivo dichiarato sarebbe quello di evitare che le "aziende debbano pagare per servizi non necessari al servizio richiesto''.  Bruxelles in pratica vuol capire ''se il decreto legge attuato dal governo italiano imponga obblighi direttamente applicabili, come notizie sull'identita' degli operatori che sarebbero soggetti agli obblighi". Qualcuno parla di ingerenze web dell'Europa, altri di un nuovo "grande fratello mediatico". Vedremo. Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Desertificazione – L’Europarlamento chiede maggior rispetto del Clima, ma solo entro il 2030: previsto taglio 40% emissioni co2. Lega: sbagliato tassare  industrie con pretesto clima

    Desertificazione – L’Europarlamento chiede maggior rispetto del Clima, ma solo entro il 2030: previsto taglio 40% emissioni co2. Lega: sbagliato tassare industrie con pretesto clima

    Sabato, Marzo 17th/ 2012

    Parlamento europeo / Clima / Inquinamento / Desertificazione / Emissioni Co2 / Road map / Kyoto / Usa

    Desertificazione – L'Europarlamento chiede maggior rispetto del Clima, ma solo entro il 2030: previsto taglio 40% emissioni co2.

    Lega: sbagliato tassare  industrie con pretesto clima

    Strasburgo "accelera sul clima", ma tra Usa e Ue è una gara tra lumache. Kyoto insegna

    Strasburgo – Desertificazione e cambiamento climatico tra i temi caldi dell'agenda dell'Europarlamento, che ha – nelle scorse ore – approvato una risoluzione – su relazione dell'eurodeputato Chris Davies – di adesione alla "Road map" rmessa a punto dalla Commissione Ue piuttosto ambiziosa per il Vecchio Continente, e che – se davvero rispettata, contrariamente a quanto avvenuto negli anni del dopo Kyoto – dovremmo portare ad un radicale mutamento degli stili di vita degli europeo. Gli eurodeputati, in particolare nella "Relazione Davies"  sostengono la contestata "carbon tax" del settore dell'aviazione, chiedendo inoltre alla Commissione Ue misure valide al ridimensionamento delle emissioni inquinanti nel settore dell'agricoltura. Qualcuno parla infatti di "ritorno al passato". C'è da augurarselo davvero, visto l'impressionante avanzare delle zone desertiche ed il veloce scioglimento dei ghiacciai, dovuti all'inquinamento ed allo ozono. Nella road map, infatti, si parla di "riduzione dell'80% delle emissioni di gas serra entro il 2050", con due tappe di mezzo: l-  40% entro il 2030 e – 60% entro il 2040. Speriamo solo non si tratti della solita retorica sul clima, anche perchè ne va della nostra stessa vita. Per il relatore Davies quella sul cambiamento della strategia climatica è "un'opportunita' per promuovere investimenti e stimolare l'innovazione tecnologica''.  Soddisfatta l'associazione europea dell'industria eolica (Ewea). Contrario alla "risoluzione Davies" il leghista Rossi, che ha espresso tutte le sue riserve per una relazione che ha giudicato zeppa di retorica e fuorviera della verità. ''pensare di far pagare alle nostre industrie cifre astronomiche – ha dichiaratol'eurodeputato leghista – al fine di accaparrarsi le quote di Co2 del mercato Ets – per poter continuare a produrre – equivale – ha continuato – ad affossare, distruggere, la nostra economia''. Ciò evidentemente traendo profitti da una questione delicata. La controsoluzione del leghista consiste nella proposizione di  dazi nei confronti dei prodotti dei paesi emergenti "Bric) che ad oggi non pagano  le stesse quote di Co2. E perchè no, degli Usa, che da Kyoto in poi non ci sembra abbiano mai preso seriamente la questione climatica. Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Commissione europea: proposti 18 milioni di euro all’Italia per alluvioni in Liguria e Toscana

    Commissione europea: proposti 18 milioni di euro all’Italia per alluvioni in Liguria e Toscana

     

    Venerdì, Marzo 16th/ 2012

    Commissione europea / Politiche Regionali / Italia / Fondo di Solidarietà / Aiuti / Alluvioni / Hahn

    Commissione europea: proposti 18 milioni di euro all'Italia per alluvioni in Liguria e Toscana

    Il Commissario alle Regioni Hahn: ora decisione a Parlamento e Consiglio Ue

    Bruxelles, Genova – Nella giornata di ieri il Commissario europeo per la Politica regionale, Johannes Hahn, dando seguito ed aprendo alle richieste formulate dalle popolazioni italiane disagiate,  all’indomani dei fatti dello scorso mese di ottobre – ha dichiarato che la Commissione avrebbe posto in cantiere l’erogazione di circa 18 milioni di euro del suo Fondo di Solidarietà (co-finanziato dagli stati Ue) a favore del Bel Paese (ricordiamo che ad oggi la quota del fondo disponibile per l’Italia ammonta ad un totale di 3,5 miliardi di euro) o meglio delle Regioni Liguria e Toscana. Ciò al fine di far fronte a parte dei gravi danni provocati dalle catastrofiche alluvioni dei mesi scorsi, specie – come noto – nell'area delle “Cinque Terre”. Nei prossimi giorni, dunque, l’esecutivo di Bruxelles porrà al vaglio del Parlamento e dello stesso Consiglio europeo la decisione, affinché possa avere legittimazione ufficiale ad operare. Le risorse saranno indirizzate in gran parte al ripristino delle infrastrutture primarie. In seguito alle dichiarazioni di Hahn, un comunicato della Commissione Ue ha ribadito l’eccezionalità dello stanziamento, ricollagandola al fatto che ''le conseguenze delle inondazioni sono state particolarmente gravi per 1.209 lavoratori impiegati in circa 846 imprese, per lo piu' piccole e media imprese a conduzione familiare, oltre i due terzi delle quali direttamente collegate al turismo che rappresenta una delle principali attivita' economiche della zona”. Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)