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Categoria: Commissione

Commissione europea

  • Chicago – Motorola sotto inchiesta Ue

    Chicago – Motorola sotto inchiesta Ue

    Mercoledì, Aprile 4th / 2012

    Commissione europea / Economia e mercati / Commissione sulla Concorrenza / Joaquin Almunia / Motorola / Motorola Mobility / Inchieste / Ingagini / Chicago / Usa / Multinazionali / Apple / Microsoft / Windows / iPhone / iPad / Xbox / Brevetti / Abuso di posizione dominante / Google / 

    Concorrenza – Bruxelles commissiona Chicago: 

    Motorola sotto inchiesta Ue

    La Multinazionale Usa Motorola, indagata dall'Ue per

    abuso di posizione dominante

    Chicago, Bruxelles – la Motorola Mobility – ramo aziendale della multinazionale statunitense di elettronica (con sede a Schaumburg, Chicago) produttrice di microprocessori, telefoni cellulari e componenti elettronici per applicazioni – avrebbe violato le norme comunitarie Ue sulla concorrenza, abusando – tra l’altro – di una posizione dominante. A renderlo noto nelle scorse ore la Commissione alla Concorrenza – per tramite di Antoine Colombani, portavoce del commissario, Joaquin Almunia – che ha ufficializzato l’apertura in merito di due inchieste, accogliendo le istanze delle concorrenti Apple e Microsft, contro le “presunte” azioni con le quali Motorola avrebbe reso impossibile l’utilizzo di brevetti indispensabili per la produzione di sistemi elettronici compatibili con Windows, iPhone, iPad e Xbox. I brevetti della discordia sarebbero la compressione video H.264: Motorola avrebbe preteso il 2,25% per ogni unità licenziata. L’inchiesta, tuttavia, non riguarderà il colosso Google, il cui acquisto di Motorola è stato approvato solo recentemente dalla Commissione europea, ed in fase di perfezionamento.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Nuvole su Lisbona: Pil – 3,25%

    Nuvole su Lisbona: Pil – 3,25%

    Mercoledì, Aprile 4th / 2012

    Commissione europea / Portogallo / Crisi Ue / Crisi Eurozona / Troika / Aiuti / Debito / Riforma del Lavoro / Austerity / Fmi / Fondo Monetario Internazionale / Piigs / Morte del welfare state / Lobby / Liberalizzazioni selvagge / Rerum Novarum  

    Lisbona: la Commissione Ue promuove l'Austerity

    Pil Portogallo: – 3,25% le stime attese per il  2012 

    Muore tra i diktat dei mercati un'altro pezzo d'Europa:

    cala l'economia e aumentano i suicidi, ma le morti

    non saranno sulla coscienza dello "spread"

    Bruxelles – Nelle scorse ore la Commissione europea ha “benedetto” il piano di austerity varato dal governo portoghese (fatto oggetto di una terza revisione) malgrado il riconoscimento di un palese peggioramento delle condizioni generali del mercato del lavoro (presto oggetto di una radicale riforma, seguendo l’”esempio” della Grecia, e sulla via di quanto sta avvenendo anche in Italia) caratterizzato da tassi di disoccupazione altissimi. Il Portogallo, “per far fronte alla crisi” ha ottenuto nel 2011 – in cambio di “collaborazione mansueta” nei programmi di privatizzazione, liberalizzazione, austerity e riforma del lavoro – aiuti “su interesse” per 78 miliardi di euro (con erogazioni trimestrali fino al 2014) da Commissione europea e Fondo Monetario Internazionale. Aiuti che secondo molti analisti, e premi Nobel – trovando pienamente d’accordo l’Osservatorio “Qui Europa” – non serviranno a nulla, se non a peggiorare la situazione, gravando di debiti il Paese.

      L'Austerity "del suicidio" sulla coscienza dei tecnocrati    

    Inoltre la via greca insegna molto, e il cambiamento a quanto pare corrisponderà ad un ridimensionamento, o annientamento reale del Welfare State e dei diritti dei cittadini. Stesso copione per tutti i Piigs. Tutto vertirebbe come sempre sulla maledetta “fiducia dei mercati”: paradigma che ormai non convince più nessuno, tranne evidentemente qualche leader obbediente, la stragrande maggioranza dei media di bandiera (e di stato) e qualche tecnocrate asservito alla logica della distruzione del welfare. Stato sociale che fece grande l’Europa nel dopoguerra e rappresentò da sempre l’anello di congiunzione ideale degli interessi della produzione industriale con quelli dei lavoratori e dei proletari. Modello incentrato non sulla cieca ed ossequiosa obbedienza al mercato ed alle lobby, ma piuttosto sul dialogo aperto tra le parti sociali, lo Stato e la stessa Chiesa, avendo come priorità la tutela della dignità umana. In esso si riconobbe la stessa Rerum Novarum di Papa Leone XIII: che ne gettò le basi ed il riconoscimento morale ed etico. Intanto – e non poteva essere altrimenti – le stime sul Pil 2012 non lasciano dubbi sui reali risultati di queste politiche di austerity per il Portogallo: esso passerà da -3% a -3,25%. Buone invece le stime di crescita dei profitti degli speculatori sui titoli di stato portoghesi: un vero affare! Parola di spread! Intanto anche nella penisola iberica (così come in Italia e Grecia) aumentano i suicidi, tra l’indifferenza delle “aziende politiche” e della Tecnocrazia neo-liberista dominante.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Caro Monti, niente unità senza equità!

    Caro Monti, niente unità senza equità!

    Martedì, Aprile 3th / 2012

    – di Franco De Domenico e Sergio Basile –

    Unione Europea / Unione politica / Commissione europea / Westerwelle / Unità europea / Monti / Piano Delors / Democrazia / Distorsione positiva sull'Europa  / Equità sociale / Euro / Barroso  

    Ue: Verso un’elezione diretta del

    presidente europeo?

    Unità politica in vista. Ma a che prezzo?

    Caro Prof. Monti, non ci può essere unità politica

    e fiscale senza giustizia ed equità sociale!

    Bruxelles – Chi ormai vedeva l’Ue come una mera unione monetario–finanziaria potrebbe ricredersi: il ministro tedesco Westerwelle ha chiesto pubblicamente che venga eletto in modo diretto, “dal basso”, il presidente della Commissione Europea. Non è poco, per un’Europa in questo momento unita dall’economia e dall’euro, ma spesso divisa in politica interna ed estera. Infatti, gli analisti vedono il futuro dell’Europa a un bivio: o verso un governo sovra–nazionale, con una vera e propria politica estera europea, o un ritorno indietro verso liberi governi e un libero mercato. Ma, evidentemente, neanche a Berlino questa ultima soluzione appare molto gradita: sarebbe regressiva per tutte le mosse finora fatte verso trasferimenti di sovranità, che prevedono un super–governo che ancora non esiste. Chi sarà il nuovo presidente eletto in Europa? Un tedesco, un francese, un italiano? 

      La riflessione  

    Ma mentre alcuni leader europei "euro-entusiasti" si arrovellano in pronostici – almeno per il momento – da fantapolitica, gli euro-scettici vedono questa prospettiva come un segno del piano di accentramento di un superstato europeo sul modello Usa. Qualcuno già parla di "Stati Uniti d'Europa". Ma francamente l'ipotesi ci sembra irrealistica ed antistorica: chi infatti potrebbe pretendere di unire definitivamentre in un unico stato Paesi europei amici ma diversi per storia, tradizioni e costumi,  così come sono i Paesi dell'Europa? Chi oserebbe paragonare gli stati dell'Ue alle colonie americane? E chi soprattutto scommetterebbe un "centesimo su un euro" così debole disposto ad aprire il fianco alla speculazione internazionale ed adottato senza possibilità di alternativa? Il dibattito si fa serio! D'altra parte senza giustizia, equità sociale e diritti non si può parlare di accentramento. L'unità è storicamnte un processo consapevole: tutti i tentativi di unire con la forza o attraverso crisi economiche o guerre militari popoli diversi, senza condizioni di reciprocità e rispetto, sono finiti per fallire miseramente. Può l'Europa "della crisi" permettersi questo? E soprattutto può una crisi essere usata come pretesto o condizione essenziale all'unità? Francamente ci sembrsa un pò eccessivo! Come abbastanza incomprensibili ci sembrano le dichiarazioni fatte nei mesi scorsi dal Prof. Monti – in una pubblica audizione – nelle quali l'ex-presidente della Bocconi dichiarava che il processo d'integrazione europeo sarebbe dovuto andare avantio sulla base di crisi, ed attraverso delle "distorsioni positive" che avrebbero ingenerato negli europei una propensione psicologica al cambiamento, ad un radicale cambiamento, nonché al desiderio di "unità politica" quale via d'uscita da un tunnel buio. Ma francamente l'unità a questo prezzo – unità psicologica da psico-dramma – ci sembra un qualcosa di artifizioso, frutto di un accordo o di un patto antistorico ed antidemocratico, e la gravissima situazione nella quale versano migliaia di famiglie europee – ex-ricche ed ex-benestanti – da un pò di mesi a questa parte, francamente non offre nessun punto di fiducia ed alcun slandio di simpatia verso un modello tecnocratico che affonda le sue radici nel passato: vedi "Piano Delors". La democrazia ed i diritti sociali prima di tutto! 

    Franco De Domenico, Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)       

     

  • Bruxelles – Riaperto Dossier su OGM – Che cosa arriva sulle nostre tavole?

    Bruxelles – Riaperto Dossier su OGM – Che cosa arriva sulle nostre tavole?

    Venerdì, Marzo 30th / 2012

    – Mirella Fuccella –

    Commissione europea / Parlamento europeo / Ogm / Agricoltura biologica / Cibo geneticamente modificato / Orto / Paradossi Ue / Sicurezza alimentare / Etichettatura / Limiti tollebabili / Confusione  / Opposizione governi / Sovranità nazionale 

    Bruxelles – Riaperto Dossier su OGM –

    Che cosa arriva sulle nostre tavole?

    Il dibattito sugli Ogm è ancora aperto:

    ma per ora meglio coltivarci l'orto sul balcone!

    Bruxelles – Fa discutere la riapertura in sede Ue del dossier sugli organismi geneticamente modificati, altrimenti – e tristemente – noti come Ogm. Il dibattito in Europa sugli Ogm è ancora aperto: se da un lato nell’ottobre 2011 il Parlamento Europeo aveva votato un emendamento che permette ai Paesi Ue di vietare tali prodotti, d’altro canto in dicembre la Commissione aveva invece approvato l’introduzione di tre nuove tipologie di mais e una di cotone, tutti geneticamente modificati. Ciò avveniva nonostante l’ostilità di molti governi europei. Segno evidente che la sovranità nazionale, anche in materie così delicata e stata rottamata, sotto l’indifferenza più totale dei media nostrani. Nel frattempo, però, tali cibi arrivano sulle nostre tavole. Come si fa, allora, a riconoscerli? È impossibile capirlo dal gusto o dall'aspetto: per orsa l’unica arma possibile è quella di leggere sulla confezione se l'alimento o i suoi ingredienti sono geneticamente manipolati. Infatti, l'Unione Europea – facendoci letteralmente la grazia, in uno slancio di magnanimità – impone l'etichettatura obbligatoria per gli alimenti geneticamente modificati.

       paradossi "legali" sul cibo geneticamente modificato   

    Ma anche qui c’è un però! Infatti l’etichettatura non è tuttavia obbligatoria per gli alimenti che contengono meno dell'1% di ingredienti geneticamente modificati, né per gli alimenti prodotti da vegetali geneticamente modificati che però non contengono traccia dei geni trapiantati. Dunque, un pacchetto di mais geneticamente modificato deve essere etichettato, mentre, invece, una bottiglia di olio di semi ottenuto da mais geneticamente modificato non ha bisogno di essere etichettata perché non contiene traccia della manipolazione genetica. Paradossale a dir poco! Se desideriamo difenderci da tutta la “deriva transegenica”, possiamo affidarci ai cibi provenienti “da agricoltura biologica”.

      Il "valore dell'orto sul balcone"    

    Questa scritta deve essere posta sull'etichetta accanto alla denominazione. Se è presente anche un bollino blu-verde vuol dire che il prodotto proviene da coltivazioni dove non si usano deleteri antiparassitari. Parole molto accattivanti come: naturale, organico, ottenuto da coltivazioni tradizionali, sono presenti su alcuni prodotti ma in realtà non sono riconosciute. Anche il prefisso "bio" presente nel nome o nel marchio di certi yogurt e preparati dietetici non attesta di per sé la provenienza da coltivazioni biologiche. A quanto pare, se proprio si vuole andare sul sicuro, non resta che coltivarsi l’orto sul proprio balcone!

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Ora tassano anche il pane: il sangue della democrazia

    Ora tassano anche il pane: il sangue della democrazia

    Venerdì, Marzo 30th / 2012

    – di franco de Domenico –

    Commissione europea / Europa / Italia / Iva / Prezzi / Pane / Rincari / Tasse / Dracula / Tartassati / Democrazia  
     
    Scempio Ue sull'IVA – Torna la tassa sul macinato?
     
    Tassano anche il pane: "sangue della democrazia"
     
    Per favorire gli Stati e le lobby, il pane costerà di più
     

    Bruxelles – Arriva una nuova tassa: l’Iva europea. Allo scopo, dichiarato, di alleviare i bilanci degli Stati, l’Ue si approprierà direttamente di una parte dei prezzi dei generi di prima necessità sfatando così l'ennesimo tabù: la tassazione del pane. Ciò dopo l'impennata già subita dall’Iva , in Italia, con il governo Berlusconi prima, e poi quadruplicata dall'attuale governo-tecnico del freddo tecnocrate Mario Monti. Pertanto, dal 2014, ci sarà un nuovo incremento dell’Iva che riguarderà anche l’aliquota al 4%, cioè i generi alimentari. Il danno insieme alla beffa, soprattutto per i più poveri, incaricati dal “destino” guidato dalle finanze e dai governi, ad arricchire sempre di più chi è già ricco. La crisi internazionale, pilotata e, qualcuno insinua con forti cognizioni di causa, perfino ideata a tavolino dalle finanze mondiali, prevede anche che, espressamente per “alleggerire i bilanci dei singoli Stati”, l’Ue prenda il denaro direttamente dai singoli cittadini. Da far rivoltare nella tomba il ministro Depretis, che abolì la tassa sul macinato nel 1884. Sarebbe ora di finirla. "Qui Europa" denuncia l'ennesima inaccettabile igerenza di una Ue ormai allo sbando ed in balia dei poteri forti e occulti. sarebbe ora che tutta la stampa nazionale ed i tg "politically correct" facciano altrettanto!
     
    Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)
     
  • Esperimenti e test sugli embrioni :  le nuove frontiere senza scrupoli della ricerca Ue

    Esperimenti e test sugli embrioni : le nuove frontiere senza scrupoli della ricerca Ue

    Giovedì, Marzo 29th / 2012

    Commissione europea / Bruxelles / Ricerca / Etica / Scienza / Staminali / Embrioni / Esperimenti / Esnats / Fieldsend / Mikolàsìk / McGuckin /Hescheler 

    Ue – Esperimenti e test sugli embrioni :

    Nuove frontiere "senza scrupoli" nella

    ricerca

    Embrioni umani al posto degli animali:

    il progetto Esnats finanziato con 12 milioni di euro

    dall’Ue

    Bruxelles –  L’importante è che la ricerca compia passi da gigante, indipendentemente dalle modalità di progresso, indipendentemente dall’etica morale e dalla dignità umana. Infatti, l’Unione Europea ha pensato bene di finanziare con 12 milioni di euro un progetto di ricerca nell’ambito del VII Programma Quadro, che decide di porre fine agli esperimenti sugli animali, per dare il via a quelli sulle cellule staminali embrionali umane.  La distruzione potenziale di embrioni ha come “giustificazione” il fatto che gli stessi siano in sovrannumero e che, pertanto, verrebbero distrutti comunque. Ma gli embrioni non sarebbero utili, un domani, per curare gravi malattie per le quali oggi non esiste soluzione, ma verrebbero utilizzati solo per testare la tossicità di farmaci e ridurre i costi di ricerca, diventando così, non una speranza per tante persone, ma un prodotto commerciale che nasconderebbe grandi finalità economiche.  “Il paradosso – secondo quanto affermato dal direttore per l’Europa di “Care for Europe” Ong cristiana, David Fieldsend – è che anziché considerare le cellule embrionali umane come degne di un più elevato rispetto o protezione, le stesse vengono ridotte al rango di un’alternativa agli animali”.  Dello stesso parere è l’eurodeputato del Ppe slovacco, Miroslav Mikolàsìk che parla “non solo di una questione etica, ma anche scientifica, visto che fino ad oggi non è stato curato mai nessun paziente in tutto il mondo con le cellule staminali”. La Commissione Europea, in un documento redatto precedentemente, stabiliva che qualsiasi ricerca sulle staminali umane allo stato embrionale ed adulto può essere finanziata, ma nell’aula del Parlamento europeo rimangono forti dubbi. Diverso è il trattamento delle cellule staminali prelevate dal cordone ombelicale o da adulti, che – secondo quanto dichiarato dal presidente dell’istituto per la ricerca sulle terapie cellulari di Lione, Colin McGuckin – ha portato alla cura di 70 malattie e 600 casi di test clinici, oltre che alla creazione di un nuovo fegato del tutto naturale con le cellule dello stesso paziente, prima operazione al mondo portata avanti dallo stesso McGuckin. Secondo Mikolàsìk sarebbe opportuno che la Commissione si concentrasse su queste ricerche, lasciando perdere quelle sugli embrioni, sulle quali si è pronunciata anche la Corte di Giustizia Europea che ne ha vietato gli esperimenti scientifici. Alla guida del  progetto “Esnats”, ovvero Nuove Strategie di test alternativi basati sulle cellule staminali embrionali, vi è Jurgen Hescheler, dell’Istituto di Neurofisiologia dell’Università di Colonia, che coordina un gruppo di 29 organismi tra università ed aziende, tra le quali rientra anche la società italiana Avantea, specializzata in zootecnia e biotecnologie.  Nonostante le turbolenze in merito al caso, la Commissione sembra fare orecchie da mercante privilegiando coscienze senza scrupoli.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Aiuti PAC:  dall’Ue 30 miliardi in meno dal 2013 – Con il “greening” si va verso limitazioni e diversificazioni colturali

    Aiuti PAC: dall’Ue 30 miliardi in meno dal 2013 – Con il “greening” si va verso limitazioni e diversificazioni colturali

    Giovedì, Marzo 29th/ 2012

    Commissione europea / Politica Agricola Comune / Pac / 2013 / Tagli / Settore primario / Greening / Limitazioni colturali / Diversificazioni colturali / Globalizzazione / Bilanci aziende agricole 

    PAC – Politica Agricola Comune:

    dall'Ue 30 miliardi in meno dal 2013 –

    Con il vincolo del "greening" l'Ue introdurrà limitazioni e

    diversificazioni colturali – Pesi maggiori ai coltivatori

    Bruxelles – Le ultime indicazioni da Bruxelles in merito alla PAC, la Politica Agricola Comune dell'Unione europea,  preannunciano vacche meno grasse dal 2013. Infatti, secondo la Commissione europea – che lo scorso 12 Ottobre  ha presentato delle proposte regolamentari per la riforma del settore, che Eurocamera e Consiglio Ue esamineranno nei prossimi mesi – si andrà incontro a tagli per circa 30 miliardi di euro. A quanto pare dovrebbe passare il taglio dagli attuali 413 miliardi, a  382,9 miliardi di euro. Un'enormità nel fiume comunque in piena dei finanziamenti diretti all'agricoltura elargiti dall'Ue – in base ad un sistema tariffario – che rappresenta addirittura il 40% del budget dell'intera Unione, proteso ad integrare i mancati guadagni o comunque a compensare le mancate vendite dovute alla forte concorrenza degli altri Paesi del Mediterraneo, che spesso – anzi in pratica sempre – hanno costi di produzione inferiori a quelli nazionali. Gli aiuti Ue in tal senso rappresentano una sorta di salvagente che pone in una situazione concorrenziale il mercato. Anomalia creata comunque dalla globalizzazione, che – sulle ali di un neo-liberismo incalzante – ha praticamente portato al minimo le barriere commerciali all'ingresso di prodotti "fuori mercato" nel mercato comune europeo. A quanto pare inoltre, assieme ai preannunciati tagli, i beneficiari dei contributi (o, come chiamata in gergo, dell'integrazione) dovranno confrontarsi con il cosiddetto "greening": il sostegno alla produzione di beni pubblici ambientali ed il progressivo abbandono del sistema di contribuzione diretta, o classica. L'elemento del "greening"  diverrà indispensabile per l'acquisizione dei contributi supplementari, quantificabili dagli 80 ai 110 euro per ettaro: per un totale annuo di 1,2 miliardi. 

     Cosa cambia con il "Greening" 

    Se dovesse essere accolta – da Consiglio Ue ed Europarlamento – la proposta di riforma della PAC della Commissione europea, dal 2013, l'agricoltore "attivo" beneficiario delle quote di contributi Ue, possidente di un terreno di almeno 3 ettari di seminativo, dovrà – al fine di ottenere questo "elemento aggiuntivo di integrazione economica " rispetto ai contributi tradizionali – diversificare le coltivazioni, impiantando almeno 3 varietà colturali differenti, e rispettando i seguenti parametri: 1) la coltura principale (es.: orzo) non potrà superare il 70% del totale coltivato; 2) La coltura minore (es.: soia) non dovrà, invece, essere inferiore al 5% del totale; 3) Tali parametri non si applicano per i terreni coltivati interamente ad erba (o erba mista) e riso; 4) La diversificazione annuale è obbligatoria, anche se l'Ue lascerà libero l'agricoltore di effettuare le rotazioni come meglio crede; 5) Il 7% del terreno coltivabile sarà lasciato a riposo (terreni cosiddetti "set-aside") o destinato a: terrazzamenti, rimboschimento, abbellimento paesaggistico e territoriale. Ciò non dovrebbe applicarsi in caso di prati permanenti. Pertanto tali misure si preannunciano sicuramente più complesse e gravose per il bilancio delle aziende agricole beneficiarie degli aiuti PAC.

     Aiuti PAC allo "Sviluppo rurale" – 2° pilastro  

    Si dovrebbe passare dagli attuali 96 miliardi di euro ad 89,9 miliardi. Gli altri settori correlati dovrebbero invese ricevere i seguenti trattamenti finanziari: a) Ricerca e innovazione: 4,5 mld; b) Sicurezza alimentare: 2,2 mld; c) Riserve di crisi: 3,5 mld; d) Aiuti agli indigenti: 2,5 mld; e) Fondo per la globalizzazione: 2,5 mld.

      La critica  

    Il meccanismo degli aiuti PAC, ormai consolidato negli anni, è indubbiamente utile ad integrare l'economia delle zone più disagiate o comunque a vocazione agricola, ed in balia della forte concorrenza dei prodotti agricoli provenienti – soprattutto – dall'Area del Mediterraneo. Anche se il meccanismo premia a dismisura i grandi latifondisti, e le caste terriere che – nei primi anni del 2000 – hanno provveduto a fare incetta di quote, spesso a danno degli ignari reali proprietari dei fondi, che pur vantando la proprietà di un terreno, non avendolo magari lavorato nel periodo particolare di richiesta delle quote (2002) hanno letteralmente perso i diritto ad "ottenere dall'alto" la preziosissima "manna verde", con il risultato che alcuni piccoli proprietari non riescono ad arrivare a fine mese mentri altri più furbi – preventivamente informati o organizzati – hanno approfittato della situazione per fare incetta di quote prendendo in gestione grandi appezzamenti di terreno nel suddetto periodo, arrivando ad ottenere contributi che nei casi migliori possono superare i 100.000 euro annui, Un'altra critica è doverosa nei confronti di un sistema tariffario che finora non è servito da volano per la reale ed equilibrata crescita del settore e per la sua modernizzazione e competitività rispetto all'estero. Molti agricoltori, infatti, si sono adagiati sulle quote annue "sicure", senza investire più di tanto in competitività e sistemi agricoli concorrenziali. Inoltre una nota critica la merita anche il cosiddetto "Fondo per la globalizzazione": infatti è piuttosto paradossale parlare di aiuti all'agricoltutra, mentre contestualmente l'Ue manda avanti la logica della globalizzazione senza porvi reali freni: quasi come se favorire i grandi gruppi di lobbies agricole e multinazionali – a discapito dei piccoli proprietari terrieri – possa essere almeno concettualmente un elemento da promuovere. Pertanto l'Ue con una mano elargisce in aiuti il 40% del budget dell'Unione, mentre con l'altra apre in maniera indiscriminata ai prodotti agricoli di paesi extra-Ue – come, ad esempio, Tunisia o Algeria – che invadono il merato europeo e – soprattutto i paesi del Sud Europa – esportando arance e olio a prezzi letteralmente dimezzati. Essa causa con questa bizzarra strategia la stasi del mercato dei Paesi Ue come l'Italia, che di fatto – vedi Calabria e Sicilia – vivono per lo più di Agricoltura, sostenendo però costi di manodopera, costi fiscali e di gestione dei mezzi agricoli, ben più esosi dei "cugini africani". in fondo anziché elargire denaro per attenuare la globalizzazione favorendo le lobbies -che trovano nell'Africa e nel libero mercato un vero paradiso da spremere ed usare – sarebbe auspicabile che la Riforma della Pac possa finalmente frenare il processo di globalizzazione che ha già costretto alla chiusura centinaia di aziende, e che con la crisi aggraverà ancor di più la sorte di quelle ancora in piedi.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Commissione Ue: Sciopero, Diritto del passato

    Commissione Ue: Sciopero, Diritto del passato

    Mercoledì, Marzo 28th / 2012

    – di Franco de Domenico – 

     Commissione Europea / Parlamento Europeo / Europa / Italia / Diritto di sciopero / Parlamento europeo / Monti / Cofferati / Cgil / Regolamentazione / Articolo 18 

    Lo sciopero? "Un diritto del passato!"

    L’Europarlamento sta per varare un nuovo

    regolamento restrittivo

    Bruxelles – Fino a quando dunque, Europa, abuserai della nostra pazienza? Fino a che punto si spingerà la tua sfrenata audacia? – direbbe Cicerone oggi. Dopo l’attacco alla stabilità dei lavoratori, che Monti sta spiegando in questi giorni ai governanti e manager di Oriente e Occidente, schierati a imparare, verrà un magnifico e progressivo attacco al diritto di sciopero. La Commissione europea ha già varato un decreto per il Parlamento Ue, dal titolo contorto ma emblematico di “Consigli di regolamentazione dell’esercizio del diritto di promuovere azioni collettive nel contesto della libertà d’impresa e della garanzia dei servizi”. Una filosofia semplicissima sottende il provvedimento: i diritti dei lavoratori vanno armonizzati con quelli delle imprese, che comunque precedono, e ogni azione di trattativa o protesta non può essere presa se arreca ad esse un danno. Dato che lo sciopero, in particolare, è sempre un danno, potrà essere equiparato, nelle fabbriche, a come è visto per un medico ospedaliero. Ci sono casi, come le lunghe code dei Tir, che davvero bloccano un’intera popolazione e che invocano trattative più serene. Ma di una regolamentazione restrittiva che viene dall’Europa, non si sentiva certo il bisogno. Di questi tempi, ogni cambiamento porta nuove imposizioni, nuove tasse, nuovi vincoli.

    Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)       

  • Aiuti di Stato: modifiche e novità  – L’impresa come attività economica

    Aiuti di Stato: modifiche e novità – L’impresa come attività economica

    Mercoledì, Marzo 28th / 2012

     Unione Europea /Commissione europea / Aiuti di Stato / Imprese / Assonime / Sieg / Notifiche 

    Aiuti di Stato: modifiche e novità

    L’impresa come attività economica.

    Bruxelles, Strasburgo – Il controllo degli aiuti di Stato nell’Unione Europea è l’argomento di discussione delle ultime ore: ogni impresa è un’attività economica che offre beni e servizi in un mercato. A questi fini, quindi, il concetto giuridico di impresa viene esteso anche alle scuole, agli ospedali, agli asili e ad associazioni varie che potranno essere soggette alle limitazioni previste dalla normativa sugli aiuti di Stato. Questo è quanto emerge dalla circolare n° 7 del 23 marzo di Assonime che relativamente alle nuove regole europee, stabilisce le condizioni per le quali non vi è l’obbligo di notifica. Dalla circolare si apprende anche che il limite minimo per il quale non è previsto obbligo di notifica passa dai 200.000 euro ai 500.000 euro nel triennio, mentre la soglia massima degli aiuti viene ridotta da 30 milioni di euro a 15 milioni di euro, nel caso in cui si faccia riferimento a servizi di interesse economico che, quindi, deve essere notificata. Dal documento viene reso noto che la Commissione Europea, a partire dal 20 dicembre del 2011, ha adottato nuove regole tenendo fede ai principi di chiarezza, semplificazione e flessibilità del quadro normativo. Non è né lo status giuridico, né tantomeno la modalità di finanziamento a definire l’esistenza di un’impresa, ma la natura dell’attività specifica che viene svolta. Come si può leggere tra le pagine di Italia Oggi, nel caso in cui vengano svolte dalla stessa impresa sia attività a carattere economico che non economico, nel rispetto della normativa, saranno considerate solo ed esclusivamente le prime. Il documento redatto dalla Commissione europea, oltre a sostituire il cosiddetto Pacchetto Monti – Kroes del 2005, chiarisce concetti importanti come quelli di aiuto, Sieg e attività economica e stabilisce, ai sensi del paragrafo 1 dell’articolo 107 del Trattato, se la compensazione costituisca o meno aiuto di stato.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)