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    La grande opera medievale della Chiesa Cattolica contro l’usura ebraica

    Domenica, 2 settembre / 2018

    – di Sergio Basile

     Redazione Quieuropa, Sergio  Basile, Medioevo, usura ebraica, Chiesa Cattolica, Monti  di Pietà 

    La grande opera medievale della Chiesa Cattolica

    contro l'usura ebraica

    Il francescanesimo e la mirabile opera dei Monti di Pietà

     

    di Sergio Basile

    Tratto da: Sergio Basile, "Il Prezzo della Libertà. La Grande Truffa della Moneta in 5 Mosse"

    Ed. Solfanelli, 2018

    Monti di Pietà - Chiesa Cattolica contro Usura Ebraica

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Chiesa Cattolica: millenario faro contro l'usura 

    Catanzaro di Sergio Basile  Il problema dell’ingiustizia connesso alla tirannide del legislatore e all’usura era avvertito con particolare sensibilità dalla comunità cattolica, specie nell’epoca preilluministica (1). Oggi, malgrado gli appelli insipidi, slegati, discontinui e sporadici di vasti comparti della Chiesa-istituzione, a tratti filo-europeista, questa prioritaria istanza di giustizia sembra essersi affievolita. Alcuni settori clericali, espressione di una chiesa modernista e progressista, sembrano diventati sordi e ciechi al grido di aiuto dei popoli europei, soggiogati da trattati comunitari e accordi transnazionali che hanno finito per legalizzare orrori di ogni tipo. Durante il glorioso Medioevo la comunità cristiana — clericale e laica — nutriva una grande considerazione verso la sacralità della vita e verso la stessa morte (2), considerando l’usura al pari del crimine più grande, perché capace di compromettere il normale ritmo dell’esistenza umana e di incidere sulla fine naturale della stessa: capace cioè di condizionare nefastamente sia il corpo (tempio dello Spirito) che l’anima. Così San Bernardino da Siena, nel Sermone XLIV della sua Opera Omnia, scrisse sull’usura e i suoi più abili architetti:

                          Gli usurai sottraggono il pane dalle mani degli affamati e dei fanciulli,

                       l’acqua dalle mani degli assetati, la casa e l’alloggio a chi non ne ha uno,

                                gli indumenti dal corpo di chi è nudo, fanno ammalare i sani,

                                           cacciano in prigione i liberi e, come lupi voraci,

                                         si affannano a saziarsi della carne dei miseri (3)

                                                            San Bernardino da Siena

    (1) Nel contesto di una società organica e teocentrica. (2) La diffusione delle cosiddette Ars Moriendi — o arti della buona morte — ne sono un esempio emblematico.  (3)  San Bernardino da Siena, Opera Omnia, Sermone XLIV.

     Usura giudaica e Concilio Laterano IV                  

    Ecco perché la Chiesa di Cristo ha da sempre combatutto l’usura, specie quella più aggressiva praticata dai mercanti giudei, condannando esplicitamente alcuni passi del Talmud ebraico che la avallavano. La piaga feneratizia era considerata dalla Chiesa come un gravissimo peccato, reiterato sia contro Dio (e la Sua Provvidenza) che contro gli uomini e la Creazione, ingenerando nel corpo sociale incommensurabili danni materiali e spirituali. All’epoca il prestito su pegno era erogato dai privati con tassi d’interesse che variavano dal 14 al 50%, con punte dell’80%, anche se la leva fiscale era meno opprimente rispetto a quanto avviene oggi. È curioso notare come il cancro dell’usura, andato in metastasi con la nascita delle private banche centrali a partire dal 1694 (4), andò propagandosi in tutta Europa fin dai primi secoli dopo Cristo. Successivamente, verso la fine del Duecento, con la progressiva affermazione dell’economia monetaria e dei banchi, gestiti in gran parte da speculatori ebrei, essa esplose diventando un fenomeno di malcostume. Ciò spiega la centralità che il fenomeno trovò presso tutti i grandi concili del Medioevo, a cavallo tra il 1123 e il 1312, sulla scia di quanto sancito già ad Elvira (5) (306 d.C.), Nicea (6) (325 d.C.) e Clichy (Francia, 626 d.C.) (7). Tra i concili in questione spiccò il Laterano IV del 1215, che denunciò con forza la perfidia giudaica testimoniata nell’usura:

                                                     Quanto più la religione cristiana

                           viene oppressa dalla riscossione del denaro prestato a usura,

                            tanto più gravemente la perfidia giudaica diviene prepotente,

                       tanto che in breve tempo le ricchezze della Chiesa si esauriranno (8).

    (4)  Cfr. par. 6.2 (Una catena di disastrosi effetti ed eventi); par. 6.3 (Londra 1964 – Royal Charter: una rivoluzione epocale).  (5)  Oggi Granada (Spagna).  (6)  Oggi Iznik (Turchia).  (7)  Il Concilio di Elvira (Spagna) si celebrò nel 306 d.C. (circa) nella città di Elvira (il nome di Granada prima della conquista araba, nell’allora Hispania). Vi si trattò, tra l’altro, il tema della separazione dalle comunità ebraiche che risiedevano nella penisola iberica. Il Concilio di Nicea (Turchia) fu il primo dei concili ecumenici e si tenne nel maggio-giugno del 325, convocato dall’imperatore Costantino. Vi parteciparono da 220 a 318 vescovi, in maggioranza orientali. Condannò l’eresia di Ario, proclamando il Figlio consustanziale a Dio Padre nel cd. Simbolo niceno (il Credo), tuttora in uso. Il Concilio di Clichy (o Concilium Clippiacense) fu un concilio sotto forma di sinodo locale che si tenne nell’omonima città francese, attorno al 626. Esso si occupò, tra l’altro, del diritto di asilo per criminali e schiavi che si fossero rifugiati in chiese o monasteri (Fonti: Enciclopedia Treccani e Cathopedia.org). (8) Dagli Atti del IV Concilio Laterano del 1215.

     I Mestieranti del debito                                               

                   Inoltre, gran parte delle prediche ufficiali, nelle chiese come nelle piazze,

                                                 erano volte a difendere i poveri

                    dal potere distruttivo della diabolica arte “alchemica” dell’estorsione,

                     che vedeva l’umano stato di bisogno, naturale o indotto che fosse,

                       quale suo naturale fondamento, ragion di gaudio e conseguenza.

    A reggere i giochi nacque una nuova categoria di mestieranti o specialisti del credito ad interesse, per lo più d’estrazione ebraica. Ad essi la sensibilità cattolica, quella francescana in particolare , contrappose i Monti di Pietà, luoghi privilegiati di mutuo soccorso permeati di solidarietà cristiana e simili, per certi versi, alle antiche pseudo-cooperative creditizie ebraiche dell’era mosaica (9). Il pioniere dei Monti di Pietà — realtà che da Ascoli Piceno e dalle Marche ben presto si diffusero in tutte le regioni — fu il Beato Marco da Montegallo (10) in de Marchio, discepolo di San Giacomo della Marca e autore della Tabula della Salute. Il Beato considerava i Monti di Pietà come

                          L’unico humano rifugio (concesso dal benignissimo Dio – Nds)

    de esso sventurato popolo cristiano, manecato, stracciato e devorato dagli usurai (11).

                                                       Beato Marco da Montegallo

    (9) Cfr. paragrafo 5.3 (Le prime cooperative creditizie della storia).  (10) Il Beato Marco de Marchio da Montegallo (Montegallo – Ascoli Piceno – 1425; Vicenza, 19 marzo 1496) è stato un religioso italiano appartenente all’Ordine dei Frati Minori, riconosciuto come l’ideatore — o co-ideatore — dei Monti di Pietà, pensati per sottrarre le classi meno abbienti al giogo dell’usura (fonte Cathopedia.org).  (11) Beato Marco da Montegallo, Tabula della salute, Venezia 1486, Cap. XI.

     La riforma socio-economia di contrasto all'usura   

    Tuttavia il primo istitutore dei Monti — o comunque coistitutore assieme al Beato Marco da Montegallo e al Beato Bernardino da Feltre — fu tale Fra Domenico da Leonessa (12), nativo di San Severino Marche. Dopo l’esperienza di Ascoli Piceno un altro passo decisivo alla causa fu dato dalla comunità francescana, nella seconda metà del Trecento, in seno all’Eremo di San Bartolomeo di Brogliano (13) (provincia di Macerata) nei pressi di Camerino, ivi nacque una vera e propria riforma socio-economica di contrasto all’usura, alla quale aderirono, nei decenni successivi, prestigiosi accademici, universitari e vescovi. Tra i documenti più importanti dell’epoca, a testimonianza di questo straordinario fenomeno socio-economico, degna di nota è la Bolla di Papa Niccolò V (14) del 1454, approvante il Monte dei Prestiti in Ancona (15).

     (12) Fra Domenico da Leonessa nacque nella prima metà del sec. XV. Incerti sono il luogo d’origine e la data: una tradizione lo vuole comunque nato a San Severino Marche (provincia di Macerata) e quindi trasferito a Leonessa (o Gonessa, Gonissa, Lagonissa nelle fonti); un’altra tradizione nato a Leonessa (provincia di Rieti) da genitori provenienti da San Severino (si veda Chiaretti, pp. 309 s. n. 30 e Enciclopedia Treccani).  (13) L’Eremo di San Bartolomeo di Brogliano, situato sugli altopiani Plestini ai confini tra Umbria e Marche, fu edificato nella seconda metà del XIII Sec., ad opera degli abitanti di Colfiorito, nel 1270. Dopo un lungo contenzioso, nel 1984, la chiesa è entrata a far parte dell’arcidiocesi di Camerino, essendo situata territorialmente nella provincia di Macerata (già appartenuta alla diocesi di Nocera Umbra). Da qui, nel XIV secolo, partì una delle più esaltanti e meravigliose esperienze di rinnovamento dell’Ordine francescano nota come Riforma degli Zoccolanti, opera iniziata dapprima da Fra Giovanni della Valle (1334-1351) e poi proseguita da Fra Gentile da Spoleto (1352-1355). (Cfr. M. Sensi, Brogliano e l’opera di Fra Paoluccio Trinci, Falconara, 1975; Cfr. M. Sensi, Le Osservanze Francescane, Roma, 1985).  (14) Nato a Sarzana (Spezia) il 15 novembre 1397; morto a Roma, il 24 marzo 1455.  (15) Papa Niccolò V, al secolo Tomaso Parentucelli, con la bolla in questione approvò la fondazione del Monte dei Prestiti in Ancona nel 1454, uno dei più attivi e floridi del tempo. Il pontefice passò alla storia anche per aver approvato, in data 20 luglio 1447, con la bolla Pastoralis officii, il Terzo Ordine Regolare di San Francesco, quale ordine canonicamente distinto all’interno della famiglia francescana, dotato di un proprio Ministro Generale (Cfr.: Massimo Miglio in Enciclopedia dei Papi ed Enciclopedia Treccani).

     Il francescanesimo e la nascita dei Monti di Pietà  

    La riforma legittimò ed istituzionalizzò sul larga scala il fenomeno dei Monti di Pietà, definendone la disciplina giuridica:

                              all’interno di essi i prestiti concessi erano privi di interesse

                            e venivano elargiti dietro consegna di un pegno di pari valore

               — ma comunque non inferiore — poi restituito all’estinzione dell’obbligazione.

                                                             In caso contrario

                  il pegno veniva venduto per rimborsare la somma prestata e non restituita.

    Nel Quattrocento fiorirono nelle sole Marche ben ventotto Monti di Pietà, soprattutto, come detto, grazie all’opera del Beato Marco de Marchio da Montegallo e di Fra Domenico da Leonessa. Accanto alla fortunatissima esperienza di Ancona, tra i più noti Monti di Pietà sbocciati come fiori preziosi, ricordiamo quello di San Sepolcro (1464/1466), Macerata e Recanati (1468), Fabriano (1470), Fano e Tolentino (1471), Jesi (16) (1472), Fermo (1478). Famosi anche i monti di Ripatransone (1479), Arcevia (1483), Vicenza (fuori dal territorio marchigiano – 1486) (17). I Monti di Pietà si diffusero provvidenzialmente in tutta la penisola (18) nel Tardo Quattrocento, andando a contrastare in maniera non violenta i deleteri effetti del prestito ad usura (giudaico e non). Un altro eccezionale strumento utile alla causa fu l’istituzione, presso il comune di Macerata (1492), del Monte Frumentario (19), ideato dal cattolico Andrea da Faenza, che

    rendeva possibile l’anticipazione di grano alle famiglie, in periodo di necessità o carestia,

                                  da restituirsi ex-post con il primo raccolto utile.

    Tra i più attivi anche il Beato Francesco Piani da Caldarola (20) (collaboratore di San Bernardino da Feltre) e San Giacomo della Marca (21), fondatore del Monte di Pietà dell’Aquila (1466).

    (16)  Vedi: Giovanni Annibaldi, I banchi degli ebrei ed il Monte di pietà di Jesi, pp. 88-129 — Biblioteca francescana, Falconara M., Ancona, 1972. (17)  Cfr.: Adriano Gattucci, Lo sviluppo dell’Osservanza minoritica (13681517), in AA.VV., Il Francescanesimo nelle Marche. Storia, presenze attualità, Movimento Francescano delle Marche, Ancona, 2000; Cfr.: Anselmo Anselmi, Il Monte di Pietà di Arcevia con gli Statuti del 1470, del 1483 e del 1546 e molte notizie sui Monti di Pietà delle Marche, Foligno 1894; Cfr.: Anselmo Anselmi, Il Monte di Pietà di Arcevia promosso nel 1428 da Lodovico da Camerino, riproposto nel 1470 e fondato nel 1483 da Marco da Montegallo, in “Nuova Rivista Misena”, IV, 1891, pp. 6-14; Cfr.: Anselmo Anselmi, Bolla di Niccolò V approvante il Monte dei Prestiti in Ancona nel 1454, in “Nuova Rivista Misena”, VI, 1893; Cfr.: Anselmo Anselmi, Il Monte di Pietà di Foligno, Foligno 1898; Anselmo Anselmi, Storia del Monte di Pietà di Cingoli fondato da Fra Lorenzo da Roccacontrada, in “Picenum Seraphicum”, 1, 1915; Cfr.: Anselmo Anselmi, Il Monte di Pietà di Arcevia, in “Miscellanea Francescana di Storia, di Lettere, di Arti”, V, 1890, pp. 165-179; VI, 1895, pp. 31-32.  (18) Cfr.: Anna Esposito, Prestito ebraico e Monti di Pietà nei territori pontifici del tardo Quattrocento: il caso di Rieti, in Società italiana degli Storici dell’economia, Credito e sviluppo economico in Italia dal Medioevo all’età contemporanea. Atti del I convegno nazionale 4-6 giugno 1987, Verona, 1988, pp. 97-111.  (19)  Cfr.: Adriano Gattucci, Lo sviluppo dell’Osservanza minoritica (13681517), in AA.VV., Il Francescanesimo nelle Marche. Storia, presenze attualità, Movimento Francescano delle Marche, Ancona, 2000.  (20)  Provenendo dalle Marche, una regione ad economia prevalentemente agricola, Francesco Piani — questo il nome del Beato — conosceva bene le miserie dei lavoratori delle campagne costretti ad indebitarsi e a diventare schiavi degli usurai e a costoro dedicò la sua vita. Francesco fu anche un predicatore ferventissimo che sapeva sedare le frequenti liti nei paesi della sua terra, divisi da lotte violente, tra fazioni ambiziose e famiglie potenti. Il segreto del successo del predicatore di pace era semplice: parlare al popolo di giorno e passare la notte in preghiera (fonte: www.santiebeati.it). (21) San Giacomo della Marca (1393 Monteprandone, Ascoli Piceno – 1476 Napoli). La sua biografia è affidata alla testimonianza di Venanzio da Fabriano (1434-1506), confratello laico che gli fu compagno e segretario fin dal 1463 (Cfr. Marino Sgattoni, La vita di San Giacomo della Marca (13931476) per fra Venanzio da Fabriano (1434-1506)”/ studiata e edita da p. M.S. — Zara, Convento S. Francesco, 1940 (Gubbio, Tip. Oderisi); Cfr.: Tabula Librorum librarie sante Marie de gratia iuxta opidum Montisprandoni, p. 80.

     Sant'Agostino contro l'usura giudaica                       

    Così come riportato dall’esegesi cristiana tradizionale e come argomentato da personaggi del calibro di San Giovanni Crisostomo, Padre della Chiesa d’Oriente, celebre autore di Omelie contro i giudei (22), e Sant’Agostino, nel suo celebre Trattato contro i Giudei (23), nonché dall’analisi sia pur sommaria dei capitoli salienti della storia economica degli ultimi due millenni — specie di quella medievale — ci si accorge come parte di quegli ebrei votati anima e corpo ai principi talmudici sull’usura, nemici di Cristo e dei Cristiani, legittimarono a ritmi crescenti la pratica feneratizia, al fine di accaparrarsi, attraverso il prestito e il conseguente debito, i beni dei “gentili” (Cristiani), reputati falsari indegni della Terra Promessa. Sant’Agostino dedicò al tema diversi scritti, tra i quali Adversus Judaeos Tractatus e il De Civitate Dei, accusando gli storici controllori del denaro di avversare la fede di Cristo, osteggiandone il percorso con ogni mezzo e senza limiti. Le disgrazie patite dagli ebrei con la distruzione dei due templi e la successiva diaspora, rappresentano per Agostino la testimonianza della validità della religione cristiana e l’erronea interpretazione delle scritture, tutta terrena e legata al sangue e non allo spirito, fornita da scribi, farisei e seguaci di Talmud e Kabbalah.

                           Noi discendiamo da altre genti e tuttavia, imitando la sua virtù,

                                                  siamo divenuti figli di Abramo. (…)

                        Noi siamo dunque fatti discendenti di Abramo per grazia di Dio.

                               Dio non fece suoi eredi i discendenti carnali di Abramo.

                              Anzi questi li ha diseredati per adottare quegli altri (24)

                                                            ( Sant’Agostino )

    Ovviamente è impossibile in tal sede offrire uno squarcio esaustivo e completo sull’immensa eredità in chiave antiusurocratica, lasciata dal Cattolicesimo nel cosiddetto Medioevo; tuttavia, quanto detto è comunque sufficiente a smontare le tesi di quanti vorrebbero in modo superficiale, falso ed anacronistico, bollare come oscurantista un’epoca di gran fermento e pathos spirituale, specie verso la causa dei poveri e degli ultimi e contro le ingiustizie sociali, economiche e giuridiche, perpetrate dai signori dell’inganno monetario. Tuttavia, malgrado l’impegno profuso dai Cristiani nella lotta contro l’usura ebraica, costoro commisero un madornale errore storico, che di seguito cercheremo di ricomporre, in sintesi.

     (22) San Giovanni Crisostomo, Omelie contro i giudei, C.L. Sodalitium, Verrua Savoia (TO) 1997. (23)  S. Agostino, Adversus Judaeos Tractatus (Trattato contro i Giudei). (24) San Agostino, Commento su Giovanni. Discorso XLII. 

      L'usura ebraica e l'errore dei popoli cristiani          

    I Cristiani non riuscirono mai a decifrare in concreto, la chiave di lettura del segreto monetario, infatti essi a conti fatti ebbero il grande demerito storico di non aver carpito a fondo il codice del Deuteronomio e del Libro di Tobia, custodito invece dal popolo ebraico — che ne fu l’atavico depositario — specie attraverso la tradizione orale e la stessa Cabala: strumenti della tradizione che nel tempo sono serviti a difendere gelosamente il segreto dei segreti (25), quello dell’arte regia ed alchemica della “trasformazione della materia in oro”. Mistero meraviglioso e terribile capace di favorire la sottomissione di interi popoli e nazioni,

       innescando processi di demonetizzazione o rarefazione monetaria su scala globale

                                               (crisi economiche e finanziarie).

    Questo segreto rivelato, come visto, muta la comprensione della storia fin dal crollo dell’Impero Romano (26). Il problema delle crisi economiche e della tradizionale e proverbiale usura ebraica nei confronti dei gentili (cristiani e non) è stata spesso e volentieri inquadrata, specie a partire dal Duecento, sotto l’unica prospettiva dell’interesse (da usura). Ma la radice dell’inganno aliena dal mero strumento dell’interesse. La demonetizzazione delle comunità cristiane che abitarono il bacino del Mediterraneo, a partire dalla diaspora, come dimostrato (27), deve essere ricondotta prim’ancora che all’interesse da usura,

      all’uso improprio della ricevuta di credito promosso dal sistema monetario ebraico,

                                  senza volatilizzazione settennale del debito.

       Sistema, questo, capace alla lunga di attrarre e far proprie le immense ricchezze

                      in oro, argento e bronzo accumulate dall’impero romano,

                                       d’improvviso volatilizzatesi nel nulla.

    In questo processo può cogliersi una sorta di vendetta del popolo ebraico d’ispirazione talmudica, verso i dominatori romani, che nel 70 d.C. occuparono e distrussero Gerusalemme, costringendo il popolo alla diaspora. I popoli cristiani e pagani del bacino del Mediterraneo, infatti, furono costretti ad utilizzare una moneta cartacea (ricevuta di credito) che poneva gli speculatori ebraici in una posizione di vantaggio e privilegio, consentendo loro di monetizzare il mercato, avvelenandolo con una moneta che era, invero, un tributo (28).

    (25) Cfr. Cap. 4.2.4.; (26) Ibidem; (27) Ibidem; (28) Cit. La Rivolta del Popolo, anno IX, n. 1, 15 gennaio 1969;

     Nominalismo: la grande opera degli "eletti"         

    La comunità mondiale, a causa del nominalismo (la cosiddetta Grande Opera degli eletti) fu quindi ben presto asservita ad una cerchia di privilegiati, promotori di un sistema tributario-monetario iniquo, generatore di debito indotto, orientato all’espropriazione dei beni reali degli “infedeli”. Più centri triangolari di irradiazione ed emissione di questi assegni in bianco si crearono, e si creano ancora oggi, maggiore fu, ed è, la capacità di attrazione di ricchezza reale e il controllo delle masse e delle regioni. Fu questa l’essenza del segreto dei segreti nascosto alle genti nelle pieghe della storia.

                           Il Sistema Bancario Internazionale dei “nuovi antichi eletti”

                                        si è, dunque, surrogato a quello di Mosè.

    Il non aver compreso questo sottile inganno (quella che potremmo definire come la più colossale opera satanica della storia) è, di sicuro, l’errore più grossolano mai compiuto dai popoli cristiani. L’Illuminismo, di seguito, appose i sigilli ad un modello economico-sociale e culturale tutto orientato ad occultare queste verità e proteso, per statuto, a denigrare quanti si fossero opposti al nuovo sistema di pensiero nascente, un complesso sistema di relazioni tra intellighenzia illuminata ed élite giudeomassonico-bancaria, fondato sull’usura e sull’istituzionalizzazione del sistema bancario del debito, su scala continentale.

     B.A.R.: risposta odierna all'usura legalizzata        

    Oggi, in tempo di rarefazione monetaria indotta ed usura legalizzata, in tempo di spread e moneta-debito creata dal nulla (e senza riserva), la storia si ripete. I veri cattolici non possono stare a guardare e devono riscoprire il nobile ed antico esempio della Chiesa Cattolica, orientato sulla resistenza non violenta e sulla proposta attiva ed alternativa, ricalcando le orme dei loro avi. Oggi urge trasformare le comunità sociali (a partire dai comuni) in cooperative di credito solidali e orientate al mutuo soccorso, proprio com'era al tempo di Mosé (mille e duecento anni prima dell'Incarnazione di Cristo) ed al tempo dei santi francescani (Mille e Duecento / Mille e Quattrocento), durante il "bistrattato" Medioevo. La Dottrina Sociale della Chiesa attende giustizia e vuol ririvere sia nell'anima dei credenti che nelle loro opere. Il grande Professor Giacinto Auriti, padre della Teoria del Valore Indotto della Moneta e del SIMEC, lo aveva capito realizzando tale "Dottrina" attraverso l'immissione nel circuito economico-sociale di valori monetari convenzionali a credito e di proprietà del portatore (e non degli usurai). Egli ideando e promuovendo il SIMEC realizzò un vero e proprio miracolo economico-sociale nel comune di Guardiagrele, fino ad allora tra i centri italiani più colpiti dalla piaga del suicidio da insolvenza. Oggi si può e si deve agire con convinzione e determinazione: le armi di mutuo soccorso esistono, basta utilizzarle.

             Non farlo vorrebbe dire rientrare nella categoria degli stupidi e degli sprovveduti;

                    non rendere giustizia al nostro glorioso passato, alla nostra Fede e a Dio,

                alla storica battaglia contro l'usura ebraica posta in essere dai santi medievali

                                                          e dalla Chiesa Cattolica.

    A tal fine è stato creato il B.A.R. – Buono Comunale di Agevolazione Reddituale, uno strumento capace di dare ai sindaci la possibilità di prendere in mano il destino dei propri cittadini. Un'arma non violenta capace di mettere in moto la macchina economica della propria comunità sociale con efficienza e semplicità. Che ciascuno torni ad essere proprietario dei propri valori monetari, altrimenti l'usura indotta farà piazza pulita dei nostri cari, delle nostre famiglie e della nostra civiltà, costringendoci al suicidio, all'espatrio o alla disperazione. Non facciamoci complici dei grandi usurai e storici padroni oscuri della moneta-debito, nemici di Cristo e dell'umanità: l'immobilismo è un suicidio annunziato! L'immobilismo, una volta compreso il male e trovata la panacea, è un crimine ancor più grande!

    Sergio Basile (Copyright © 2018 Qui Europa)

    Tratto da: Sergio Basile, "Il Prezzo della Libertà. La Grande Truffa della Moneta in 5 Mosse", Ed. Solfanelli, 2018

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     Video correlato – B.A.R. e sovranità monetaria   

    Intervista B.A.R. Sergio Basile e Nicola Arena – YouTube

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  • 10 Ottobre – Un compleanno davvero particolare

    10 Ottobre – Un compleanno davvero particolare

    Venerdì, 10 ottobre /2015

     – di Sergio Basile – 

    Direttore "Qui Europa", Presidente "Sete di Giustizia"

     Redazione Quieuropa,  Sete di Giustizia, Sergio Basile, Giacinto Auriti, Un giorno particolare  

    10 Ottobre – Un compleanno davvero particolare

    Come oggi, nell'Ottobre del 1923, nasceva Giacinto Auriti,

    il Padre della Teoria del Valore Indotto della Moneta

     

                Profilo del Professor Giacinto Auriti: da Fatima alla rivoluzione

                        monetaria, sotto il manto della SS. Vergine Maria

     

    di Sergio Basile,

    Direttore Qui Europa, Presidente "Sete di Giustizia"

    Buon Compleanno Auriti

     Profilo del Professor Giacinto Auriti – Lettera ad un'amica                      

    Roma, Guardiagrele – di Sergio Basile (1) –  Carissima, oggi guardando il calendario mi sono accorto che è il compleanno del professor Giacinto Auriti, classe 1923. Il Professore avrebbe compiuto 92 anni (un anno in meno del mio papà..). Tu gli saresti piaciuta… sei tenace e sorridente, prerogative essenziali nella quotidiana lotta della vita, in un mare di mediocrità e finzione. Parlarti di lui in questo giorno, mia cara, è un piccolo regalo che mi sento di fargli e di farti, non potendo fare altro… se non ricordarlo, vivere il suo messaggio e pregare per la Sua anima. Sergio.

    (1) Tratto da S. Basile, Il Prezzo della Libertà, La Grande Truffa della Moneta in 5 Mosse, Introduzione

     Galantuomo d'altri tempi….                                                                            

    L’identikit del Professor Auriti (2) corrisponde a quello di una persona onesta, schietta e concreta, corrisponde alla figura di quel che si dice un “classico galantuomo d’altri tempi”. Egli fu colui il quale, per primo e meglio di chiunque altro, seppe indicare all’Italia e al mondo l’unica via possibile per la realizzazione della cosiddetta democrazia integrale, mediante la sua originale proposta di socializzazione dello strumento monetarioIl suo apporto scientifico all’umanità fu incommensurabile, anche se assolutamente filtrato e soffocato da una forza misteriosa che oggi domina la stragrande maggioranza dei media e dei centri di irradiazione di quell’indottrinamento di massa spacciato per “sapere.

    (2) Guardiagrele (Chieti) 10 ottobre 1923; Roma 11 agosto 2006.

     Tsunami culturale                                                                                             

    In Auriti trova sintesi un vero e proprio tsunami culturale, capace di rimettere in discussione secoli di storiografia ufficiale e l’intero impianto ideologico e concettuale sul quale si ergono l’economia classica e quella neoclassicaEgli comprese la reale portata dello strumento monetario nell’involuzione della società moderna e nell’ambito di ogni sfera sociale ed economica. Auriti palesò meglio di tutti la truffa della moneta-debito e del sistema bancario internazionale, enunciando, dopo oltre trent'anni di studi giuridici e monetari, precise teorie rimaste insuperate e che hanno ispirato centinaia di studiosi sparsi ai quattro angoli della TerraEgli fu insigne docente universitario, ideologo cattolico, avvocato e giurista di acclarata fama, anche se amava definirsi semplicemente

                                         "Un agricoltore che per hobby

                                      faceva il professore universitario".

    Riconosciuto come il padre della Teoria del Valore Indotto della Moneta, insegnò nelle Università di Roma e Teramo, Filosofia del Diritto, Diritto Internazionale e Diritto della Navigazione; ricoprì la carica di presidente in diverse commissioni internazionali, curando la parte commerciale del Codice Civile Greco.

     Oltre l'economia                                                                                                 

    Per comprendere davvero lo spessore del personaggio e la portata rivoluzionaria della sua teoria monetaria non si può prescindere dall'indagare la sua profonda sensibilità cristiana:

                                             “Se non avessi questa fede (cristiana)

             questi discorsi sulla proprietà della moneta non li avrei neanche iniziati.

                                     Su queste cose vie di mezzo non ce ne sono!

      Questa è la differenza che c'è tra la nostra scelta e quella della cultura corrente.

               Sappiamo che stiamo rischiando,  però sentiamo il dovere di farlo,

                perché altrimenti le nuove generazioni non avranno altra scelta

                                                 che il suicidio e la disperazione…

                                  La verità vi fa liberi! Ecco le parole di Cristo!

                     Avendo scoperto certe verità abbiamo il dovere di dirlo…

     io non ho solamente il presagio, ma molto di più: ho la certezza della vittoria…" (3)

                                                                     Giacinto Auriti

    (3) Cfr.:  S. Basile, R. Carbone, “Pasqua: il cuore del presupposto auritiano” – www.quieuropa.it – art. dell’8 Aprile 2015.

     Senza Fatima non è possibile capire Giacinto Auriti                                  

    Non va neppure dato per scontato lo speciale legame che lo unì sempre al messaggio di Fatima, anzi, possiamo affermare che "senza Fatima non è possibile comprendere Auriti". Infatti, la guerra monetaria all'ultimo sangue tra i poteri occulti e l'umanità intera, scatenata dalle forze luciferine – specie all'indomani della fondazione della Banca d'Inghilterra (4) (1694) e della privatizzazione della Banca Centrale Russa (5), (1935) da parte del satanista e social-comunista, d’origine ebraica, Stalin – non è altro (…) che una delle tappe dello scontro finale tra male e bene di cui parla l'Apocalisse.

    (4) Cfr.: Giacinto Auriti, “La Schiavitù Monetaria: una mostruosità storica dal 1694” – www.quieuropa.it – art. ripubblicato in data 9 Marzo 2015.

    (5)  Cfr.: Sergio Basile, Il Trucco delle multinazionali svelato da Auriti e l’inganno della borsa – www.quieuropa.it – art. del 28 Luglio 2014.

     Moneta-Debito – La personificazione più diretta del male                        

    Ciò illustrando, ad esempio, l’immagine delle due bestie (Cap. 13, 1-18 (6)) in lotta contro Cristo e la Chiesa: tesi che nel corso della trattazione (Cfr.: S. Basile, Il Prezzo della Libertà) scopriremo condivisibile e molto illuminante, dal momento che la moneta – o moneta-debito – è stata storicamente il mezzo per eccellenza che lo stesso male personificato (Satana) ha usato per sottomettere l'umanità, per renderla schiava e per cercare di annientarla spiritualmente e fisicamente. Infatti, come noto, lo slogan più comune usato nei secoli per simboleggiare la moneta è stato ed è “sterco di Satana”. Gesù, il Cristo, il Figlio di Dio incarnato, il Messia prefigurato dai profeti nell’Antico Testamento, non a caso, quando parla di Satana lo identifica in Mammona (7), alter ego del denaro, e viceversa:

                          “Nessuno può servire due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro,

              o preferirà l'uno e disprezzerà l'altro: non potete servire Dio e Mammona” (8)

    (6)  Apocalisse 13, 1-18: “Vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste (…) Il drago le diede la sua forza, il suo trono e la sua potestà grande (…)  Allora la terra intera presa d'ammirazione, andò dietro alla bestia e gli uomini adorarono il drago perché aveva dato il potere alla bestia e adorarono la bestia (…) le fu dato potere sopra ogni stirpe, popolo, lingua e nazione. (…) Vidi poi salire dalla terra un'altra bestia, che aveva due corna, simili a quelle di un agnello, che però parlava come un drago. (…) sedusse gli abitanti della terra. (…) Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d'uomo. E tal cifra è seicentosessantasei. (7) Il termine Mammona, in aramaico ed ebraico (Mamon: "tesoro sotterrato") significa ciò che dà sicurezza e concerne, pertanto, tutto quello su cui si può contare, che dà fiducia e certezza "terrena": l'accumulo dei beni, la ricchezza, il denaro. Accumulo che chiude gli orizzonti del cielo e nasconde al cuore dell'uomo il vero tesoro: quello spirituale della Vita Eterna. "Il termine Mammona – leggiamo in Wikipedia – viene usato nel Nuovo Testamento per personificare il profitto, il guadagno e la ricchezza materiale, generalmente con connotazioni negative, e cioè accumulato in maniera rapida e disonesta (…). Nell'antichità lo si fa risalire ad un demonio, genericamente nella mitologia caldeo-siriaca, quindi greca e romana, arrivando poi alla citazione di Gesù nel Vangelo". (8)  Vangelo secondo San Matteo, Cap. 6,24.

    Buon Compleanno Auriti

     Devoto della Santa Vergine di Fatima                                                            

    Auriti fu un grande devoto sia della Madonna di Fatima che di San Bernardino da Siena (9), il santo anti-usura per eccellenza che, a cavallo tra Trecento e Quattrocento, lottò con metodi non violenti ma efficaci contro la piaga feneratizia amplificata dai gestori ebrei dei banchi di cambio e prestito (primi prototipi di quelle che sarebbero divenute le future banche). In onore della Vergine di Fatima egli compose una meravigliosa supplica (vedi appendice – Allegato) e fece edificare una chiesa in Sant’Eusanio del Sangro (Chieti), presso località Brecciaio (vedi foto (10)). Ciò avvenne seguendo un corso che in molti reputano prodigioso e profetico.

    (9) (1380-1444).

    (10) Sant’Eusanio, 13/5/2015. In foto da sinistra: il giornalista Gino Di Tizio, Raffaele Verratti, sindaco di Sant’Eusanio del Sangro e Sergio Basile, Direttore “Qui Europa, Pres. “Sete di Giustizia”.

     Dal 10 Ottobre 1923  al 13 Maggio 1977                                                          

    La decisione di edificare la chiesa (sorta in data 13 maggio 1977) maturò, infatti, in seguito a due curiosissime “circostanze”: 1) il ritrovamento di un fondo di bottiglia (11) recante impresse le cifre “13.5.69”: sequenza poi collegata all’anniversario dell’apparizione di Fatima del 1917. Il coccio fu rinvenuto casualmente sulla spiaggia di Casalbordino (Chieti) mentre il professor Auriti passeggiava con la moglie  (12); 2) il sogno di un’anziana signora residente a Sant’Eusanio, tale Palmina Verratti, che il giorno dopo – e quindi, curiosamente, proprio in concomitanza al ritrovamento del fondo di bottiglia – descrisse al Professore il contenuto della sua rivelazione onirica, illustrando l’immagine di ciò che da lì a poco sarebbe accaduto: la costruzione della chiesa, espressamente richiesta in sogno dalla Madonna. Il tempio fu edificato da Auriti alla Santa Vergine di Fatima anche su suggerimento di un frate, all'epoca in forza al Santuario dei Miracoli di Casalbordino – tale Padre Colombano (13)al secolo Alfredo Tiberio – che diede la sua interpretazione dei fatti, notando la corrispondenza tra la data impressa sul coccio, la ricorrenza dell’apparizione di Fatima e il sogno della Verratti.

    (11) Fondo di una bottiglia di latte. (12) L'apparizione di Fatima del 13 Maggio 1917, avvenne a ridosso della Rivoluzione d'Ottobre che avrebbe sancito la diffusione degli errori ed orrori del Comunismo in tutto il mondo, come preannunciato dalla stessa Vergine ai tre pastorelli, quale conseguenza del peccato degli uomini, allontanatisi da Dio. Poco prima dell'apparizione in questione Papa Leone XIII ebbe una esperienza inquietante: udì Satana chiedere a Gesù di potersi "scatenare" per cento anni. Non a caso il Novecento è stato, fino ad ora, il secolo più oscuro e terribile della storia; ciò che accade oggi non è altro che il naturale strascico di questo episodio e dello scatenamento del male in ogni ambito sociale ed economico. (13) Auriti conobbe Padre Colombano in un pomeriggio d’estate, presso il "Santuario dei Miracoli", durante una messa nella quale il professore s’improvvisò chierichetto, come spesso accadeva (da una testimonianza di Rocco Carbone: amico del professor Giacinto Auriti, membro della sua scuola e vice-presidente, nonché fondatore, di Sete di Giustizia).

      Il sogno, il coccio, la chiesa                                                                             

    Auriti cercò subito di attuare quello che sarebbe stato il volere della Santa Vergine – almeno come rivelato dall'anziana signora Verratti e come interpretato da Padre Colombano (14) – e disse alla moglie di giocare al lotto diecimila lire dell’epoca nelle cifre in questione: 13, 5 e 69Quest’ultima in un primo momento non diede molto peso alla storia e impiegò una somma irrisoria (15); tuttavia, grande fu la sorpresa della donna quando vide che i numeri giocati erano stati estratti. La vincita, evidentemente, non era sufficiente a coprire i costi per l'edificazione del santuarioAuriti lesse in questa mancanza di fiducia da parte della moglie un segno di cambiamento, comprendendo che non doveva essere “il gioco” la strada per rendere omaggio alla Madonna: i soldi da impiegare non dovevano essere frutto di un volgare azzardo; piuttosto di lavoro e sacrifici personali. Così avvenne che in data 13 Maggio 1977 – data del 60° anniversario dell’apparizione della Madonna di Fatima – fu posta la prima pietra del tempio: il sogno della Verratti era divenuto realtà.

    (14) Da una Testimonianza diretta dell’11 Agosto 2015, resa dallo stesso Padre Colombano – vedi video “Sulle Orme di Giacinto Auriti – 11 Agosto 2015” (Youtube). (15)  Mille lire.

     Dimensione spirituale della missione auritiana                                         

    Da quel momento gli studiosi auritiani, fedeli alla sua eredità, non possono fare a meno di cogliere la portata soprannaturale della missione; cioè la dimensione extra-materiale della sua guerra allo sterco di Satana, nata sotto il manto provvidenziale della Vergine Maria e concernente un percorso di liberazione dalla più grande schiavitù mai esistitaIl “combattimento”, evidentemente, non si riduce ad una mera questione economica, ma assume i contorni di una vera e propria lotta tra bene e male in chiave apocalitticaLa storia e le più grandi tragedie succedutesi dal Settecento ad oggi, nonché il contributo essenziale che i banchieri diedero storicamente al crollo delle monarchie cattoliche, alle più sanguinose rivoluzioni massoniche (anti-cristiane) e al sorgere delle più spietate ideologie totalitarie, chiudono in maniera esemplare la portata soprannaturale del cerchio auritiano rapportato all'esperienza di Fatima e ai segreti rivelati ai tre pastorelli, Lucia, Giacinta e Francesco (vedi foto sotto).

     Spirito e materia, nell’impetuoso fiume della storia                                   

    Lo studio monetario e il resoconto storico che seguiranno, e che dettano quotidianamente l'incedere timoroso ma costante dei tratti della nostra penna (Cfr.: S. Basile, Il Prezzo della Libertà possono essere considerati come una vera e propria analisi logica dell’inganno meglio orchestrato di tutti i tempiSi tratta di un’indagine che, pur non trovando spazio adeguato nella storiografia ufficiale, per ovvi motivi che il lettore carpirà pian piano nel corso della trattazione (Cfr.: S. Basile, Il Prezzo della Libertà), sarà portata avanti con prove oggettive attraverso cinque concetti chiave: ricchezza/valore, diritto, strumento, tempo e popoloEssa, allineata agli insegnamenti ed allo spirito del Professore, intrigherà di certo il neofita in materia monetaria, infrangendo diversi tabù e luoghi comuni e introducendo gradualmente lo stesso nei meandri più oscuri del “Segreto della moneta” (o “Segreto dei Segreti”), smascherandone gli atavici custodi. Ripercorreremo assieme, dunque, anche nei prossimi mesi (questa è la mission degli aderenti a "Sete di Giustizia") un appassionante viaggio che, come sarà svelato passo passo, farà confluire nell’impetuoso fiume della storia prerogative spirituali e materiali, confondendole in un unico indissolubile abbraccio.

     Grazie Professore e Buon Compleanno                                                             

    Un abbraccio unico ed atavico che da lassù, tra le beatitudini, il nostro Professore starà sperimentando in maniera piena, guardando con una certa perplessità, ma anche con la sua classica fiducia, ai passi che l'umanità porta oggi nel difficile cammino della storia. Allora, malgrado le stonature terrene, tipiche della cecità congenita alla società dell'usura, non ci resta che dire Grazie Professore, Buon Compleanno e Arrivederci!

    Sergio Basile – Direttore Qui Europa / Presidente Sete di Giustizia 

    (Copyright © 2015 Qui Europa)   

    Partecipa al dibattito – Redazione Quieuropa – infounicz.europa@gmail.com

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     Allegati                                                                                                               
     

    Supplica alla Madonna di Fatima contro la grande usura

    composta dal Professor Giacinto Auriti nel 2002

     

    Madre Santissima, 

    oggi i popoli del mondo sono soffocati e oppressi sotto il peso della grande usura

    che li espropria del loro denaro e dei loro beni.

    I popoli del terzo mondo, prima di essere dilaniati dalla fame, sono dilaniati dal debito. 

    Noi ti supplichiamo, Madre di Dio e Madre nostra,

    di intercedere presso il Tuo Santissimo Figlio perché liberi l’umanità dall’angoscia

    imposta dai padroni del denaro.

    Fa che sin dall’emissione ogni popolo sia riconosciuto proprietario

    e non debitore del suo denaro. 

    Fa che si sostituisca finalmente alla moneta-debito la moneta proprietà,

    al numero della bestia il numero dell’uomo,

    e che l’ umanità possa vivere tempi nuovi a dimensione umana".

    ( Giacinto Auriti )

    Supplica alla Madonna di Fatima per la difesa dalla grande usura. Con approvazione ecclesiastica – Imola, 1° Ottobre 2002

    Sant’Eusanio dedica al Prof. Auriti la Piazza dinanzi la Chiesa della Madonna di Fatima

    Sant’Eusanio dedica al Prof. Auriti la Piazza dinanzi la Chiesa della Madonna di Fatima

    – di Gino Di Tizio – Redazione Quieuropa,  Giacinto Auriti, Gino Di Tizio, Sergio Basile, Madonna di Fatima, 13 Maggio, Sant'Eusanio del Sangro, Guardiagrele, Giacinto Auriti, Supplica alla Madonna di Fatima, Mamma Rosa, Filippo Auriti, Michela Auriti, Mamma Rosa, sogno, pranzo offerto, un sogno particolare  13 Maggio – Una piazza dedicata al Professor Giacinto Auriti Sant'Eusanio dedica al Prof. Auriti la […]

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    Lunedì,  Luglio 20th/ 2015     – di Patrizia Stella – Redazione Quieuropa, Patrizia Stella, Bruxelles, Unione europea, Grecia, sistema bancario, Massoneria, debiti fittizi, cibi, uomo, rapporti, Nuovo Ordine Mondiale, Papa Bergoglio, schiavi nell'Unione europea, Satana, servitori di Satana, L'eletta del Dragone, satanisti in azione  Economia e Società / Le "Riforme" europeiste della matrigna Ue L'Europa che ci rovina Debiti fittizi […]

    Adam Weishaupt, l’Ordine degli Illuminati e il Piano per il Governo Mondiale nell’ora presente

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    Giovedì,  Luglio 2nd/ 2015       – di Sete di Giustizia Lamezia Terme e Sergio Basile – Redazione Quieuropa, Sete di Giustizia Lamezia Terme, Adam Weishaupt, illuminati, Matteo Renzi, Giuseppa Mazzini, Albert Pike, Satanasso, Satana, Giudeo-Massoneria, Illuminati di Baviera, Protocolli dei Savi di Sion, Rivoluzione Francese, Rivoluzione Bolscevica  Giudeo-Massoneria e Sovversione Sociale – All'origine del caos presente Adam […]

    Grecia Gabbia Sociale – Il lavoro imposto tramite il ricatto monetario

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    Mercoledì,  Luglio 1st/ 2015       – di Nicola Arena, Sete di Giustizia Anguillara Sabazia – Redazione Quieuropa, Sete di giustizia, Nicola Arena, Anguillare Sabazia, Giacinto Auriti, guerra terrorismo, Grecia, sistema bancario, Scuola di Francoforte, ricatto monetario, moneta debito, Grande Menzogna della Tassazione, Tsipras, Caso Grecia, usura, FMI  Società, Economia e Moneta – E' necessario un cambiamento di rotta […]

    La Terza Fase del Piano Kalergi – Comprare l’assenso alla paneuropeizzazione programmata

    La Terza Fase del Piano Kalergi – Comprare l’assenso alla paneuropeizzazione programmata

    Sabato, Giugno 13rd, 2015 – L'editoriale di Sergio Basile, Direttore "Qui Europa"  –  Redazione Quieuropa,  Sergio Basile, Piano Kalergi, iper immigrazione programmata, capo treno accoltellato a Milano, delinquenza in aumento, annullamento dell'identità di una nazione, promesse e strategie di Matteo Renzi, Massoneria, Cristianesimo, attacco al cuore del Cristianesimo  Società, Delinquenza e Iper-immigrazione programmata La Terza Fase del Piano Kalergi – Comprare […]

    Immigrazione – Lettera alla Redazione – Da un cittadino qualunque che non vuol più farsi prendere in giro

    Immigrazione – Lettera alla Redazione – Da un cittadino qualunque che non vuol più farsi prendere in giro

    Venerdì,  Giugno 26th/ 2015       – di Vincenzo Mannello / Lettera alla Redazione – Redazione Quieuropa, Vincenzo Mannello, Matteo Renzi, iper immigrazione, lettera alla redazione, battaglia degli immigrati, guerra aperta, Mar Mediterraneo, Piano Kalergi  Massoneria, Società e Costume – Piano Kalergi e iper immigrazione Immigrazione – Lettera alla Redazione – Da un cittadino qualunque che non vuol […]