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  • Il Si condizionato della Corte Tedesca all’Esm: porte quasi aperte alla Dittatura europea

    Il Si condizionato della Corte Tedesca all’Esm: porte quasi aperte alla Dittatura europea

    Settembre, Giovedì 13th/ 2012

    – di Mario Luongo e Sergio Basile –

    Eurozona / MES / Germania / Meccanismo Europeo di Stabilità / Fiscal Compact / Corte Costituzionale tedesca / Karlsruhe / Angela Merkel / Mario Monti / Josè Manuel Barroso / Troika / Samaras / Elezioni Parlamento olandese / Crisi immobile / Paesi Bassi / Dittatura / Dominio europeo / Grecia / Olanda / Rutte 

    Il Si di Karlsruhe all'Esm e la

    Dittatura europea

    Dall'8 Ottobre l'Eurozona, tranne

    miracoli, sarà riprecipitata in un

    regime totalitaristico

    e schiavizzante

    Bruxelles, Karlsruhe – Nella giornata di ieri  in Europa si sono prese decisioni che in un modo o nell'altro influenzeranno il futuro dell'Eurozona e dei popoli eurpei forse per sempre, tranne miracoli. In un'Europa così iniquamente "unita", come in un complesso ed enorme domino, ogni cambiamento, ogni decisione politica presa comporterà mutamenti gravi in tutti gli altri. E nella giornata di ieri, di cambiamenti e decisone  importante e determinante – per ora in negativo – ne è giunta una di portata devastante per il futuro della democrazia in Europa: a Karlsruhe la Corte Costituzionale tedesca ha  pronunciato il verdetto favorevole sul dittatoriale e liberticida Esm (o MES) cioè sul Fondo Salva Stati Permanente. Un verdetto che come ovvio avrà ripercussioni (negative) che al di fuori della Germania. Angela Merkel ha dichiarato – come farebbe in questi casi un dittatore che volesse tenere buono le ignare popolazioni di un intero continente – che questa decisione rappresenta un "forte segnale per l'Europa", mentre il ministro tedesco delle Finanze Schaeuble si è detto soddisfatto perchè in questo modo "ognuno può essere certo che l'Esm non viola la costituzione". Anche se – come ampliamente spiegato nei precedenti articoli inerenti al MES dalla redazione di "Qui Europa" – in allegato –  che vi invitiamo caldamente – ciò non corrisponda assolutamente al vero, poiché la formazione e le dotazioni del MES saranno poste completamente a carico, pro quota, dei già tartassati e vessati contribuenti europei. 

     La fregatura del  MES:  Solo altri debiti per gli europei 

    In pratica si utilizzeranno – e malamente – altri fondi pubblici (dalla spremitura dei portafogli già vuoti degli europei) per illudere i cittadini stessi di neutralizzare in tal modo gli effetti deleteri dell'aumento dello spread (differenziale di interesse tra i solidi bund tedeschi e gl altri titoli di stato dei paesi in difficoltà). Ma è una pura e semplice presa per i fondelli: la verità è che piuttosto bisognava riformare il sistema speculativo, delegittimando le agenzie di rating con una semplice legge. D'altra parte, infatti, non trovate strano che i livelli degli interessi passivi a carico dei cittadini (solo 80 miliardi di euro quelli a carico dei cittadini italiani nel 2012) siano lasciati in balia delle bizzarrie degli speculatori e dei "sempici pareri" (in realtà non vincolanti per legge) delle pluri-indagate e pluridenunciate agenzie di rating stanutitensi (Standard & poor's, Moody'e e Fitch)? E una pazzia colossale! E una follia! Una bufala gigantesca alimentata ad arte dai media corrotti ed asserviti ai nuovi dittatori. Un qualcosa che alimenta illegalmente il debito pubblico degli stati, al solo scopo di rendere impagabile lo stesso debito, e quindi di condizionare per sempre il livello di vita dei cittadini europei ribattezzati per l'occasione PIIGS (Porci). E in caso di mancato pagamento, Bruxelles – in virtù delle regole ratificate del MES ratificate prontamente da Mario Monti (il primo in Europa ad approvarle tra il complice silenzio dei media italiani) – potrà sospendere il diritto elettorale dei cittadini. Senza tacere sul fatto che il MES autorizzarà l'Ue alla formazione di una sorta di super-stato autonomo e dotato praticamente di pieni poteri, con la possibilità di richiesta coattiva ed illimitata di fondi agli stati aderenti all'euro, e – tra l'altro – trincerandosi dietro la totale immunità giuridica ed il divieto assoluto di ispezione e controllo dei locali ( e dei relativi registri e documenti ) nei quali avrà sede il famigerato MES. Ribattezzato da "Qui Europa" quale "Fondo Ammazza Stati".

     MES – Un si "condizionato" 

    Nella sentenza giunta ieri, tuttavia, il "No" della Corte sulla legittimità del MES è stato non automatico, ma condizionato: una magra consolazione davvero! La Germania, cioè, in merito al suo contributo al Fondo – entro il limite di 190 miliardi – dovrà chiedere ed uniformarsi all'eventuale parere positivo del Parlamento per ogni eventuale versamento aggiuntivo che dovesse superare questa soglia. Anche il Bundesrat, il governo federale tedesco, dovrà essere costantemente informato sulle decisioni dell'Esm. Ma non finisce qui: infatti, la Corte costituzionale tedesca dicendo sì all'ESM – che in tal senso sarà operativo dal prossimo 8 ottobre – ha dato in realtà solo "parametri di massima". Pertanto non sarebbe da escludere che altri veicoli, come la famigerata "redenzione del debito", sarebbero incompatibili con la costituzione tedesca. Un'altra sorta di freno allo strapotere del MES potrebbe essese rappresentato dal fatto che la Corte ha reso chiaro che considererà nulla ogni decisione non in linea con una decisione del Bundestag, là dove richiesta. Ogni cavillo dovrà dunque essere incluso nello stesso complesso processo di ratifica dell'ESM da parte della Germania, e non è ancora chiaro come questo avverrà, anche se probabilmente ci vorrà qualche giorno per definire il tutto. Ciò, dunque, non esclude il fatto che il Bundestag (Parlamento tedesco) debba essere nuovamente interpellato quanto a questi ultimi cavilli. 

     L'euforia degli speculatori per il "SI" sul MES  

    La replica al "SI condizionato" della Corte tedesca ha subito suscitato l'euforia dei falchi europei e – in Italia – del governo dei banchieri: felice per questa ennesima vittoria del partito "del Debito" e della speculazione bancaria. "Non penso che la limitazione indicata dalla sentenza segni un freno imprevisto al processo di stabilizzazione dei mercati", ha affermato fiducioso il professor Mario Monti, che si è unito alla sarabanda di pareri e dichiarazioni positivi sulla decisione della corte costituzionale tedesca, da parte dei "mercati". Prime fra tutte quelle delle borse che hanno risposto positivamente, portando anche ad un abbassamento dello spread sui 342 punti differenziali, dopo essere arrivato ad un minimo di 339 punti. Ma sono valutazioni che lasciano il tempo che trovano, visto che ormai è stato abbondantemente dimostrato come lo spread sia uno strumento ingannevole e dittatoriale, da rottamare. Almeno in una Democrazia normale! 

     Le pressioni degli aguzzini della Troika sui Greci 

    D'altra parte, anche Atene sta vivendo giorni di grande fermento, visto lo scontento degli aguzzini della Troika (Ue, Bce e Fmi) verso le "misure di risanamento" (ovvero le misure di distruzione dello stato sociale) adottate forzatamente, a suon di ingerenze esterne, dal governo Samaras verso 10 milioni di malcapitati e "disumanizzati" esseri umani. Lo stesso Samaras, nelle scorse ore, ha fatto capire chiaramente agli emissari della Troika che i Greci hanno ormai raggiunto il limite di angherie e malvessazioni, dichiarando come la Grecia abbia "pagato abbastanza per i suoi (presunti) errori. L'Europa deve aiutare i Paesi del Sud a superare la crisi e non affossarli", ha aggiunto Samaras, cogliendo ed interpretando tutta la disapprovazione del suo popolo, sempre più stanco di quest'Europa usuraia e disumanaizzante.

     La difesa "europeista" di Barroso Strasburgo 

    Ma ieri, a Strasburgo, presso l'Europarlamento, al fine di tentare di smorzare la pesante aria antieuropeista che sta soffiando sempre più convinta su un continente allo sbando, il presidente della Comissione europea, Manuel Barroso, è tornato a blaterare sull'importanza dell'euro (processo a suo dire irreversibile) e sull'unità dell'Ue e dell'Eurozona, accusando di "provincialismo nazionale e nazionalismo" i dissidenti "antieuropeisti", che giustamente non sono più disposti a pagare il sanguinoso prezzo imposto per tirare avanti con una iniqua moneta unica.

     Olandesi caduti nella trappola europeista 

    In Olanda, invece, ieri vi è stata la conferma elettorale del governo europeista  in carica, ovvero quello del partito liberal-conservatore del premier Mark Rutte (Vvd). "Oggi farò il primo passo verso la formazione di un governo", ha dichiarato Rutte. Amara delusione per tutti coloro che speravano in un cambio di registro, timorosi che la crisi dell'Eurozona tra non molto finisca per travolgere anche il Paese dei tulipani e dei mulini.

     Europa – Non tutto è perduto! Dipende da Noi! 

    Ma alla luce di questi disastri, ci sentiamo di rasserenare l'animo dei nostri lettori, asserendo che non tutto ancora è perso. Qualcosa ancora si può fare, per ristabilire la vera legalità ed il giusto diritto, respingendo questa dittatura assurda dell'euro e dei mercati. Ricordatevi che il debito che stiamo pagando è frutto (al 90%) di speculazioni bancarie, ed è pertanto in gran parte illegale ed in gran parte – dunque – non onorabile. Da parte nostra, per ora, l'impegno concreto che ciascuno di noi può dare alla cuasa della Democrazia vera, della Giustizia e della Libertà, è quello di diffondere il più possibile queste notizie che i media boicottano e censurano vergognosamente come si addice ad un vero regime dittatoriale. Non stancatevi di informare e dire la verità sul MES. Il futuro dell'Europa dei popoli e dei nostri figli dipende da noi! Per favore, accogli l'appello di "Qui Europa": Diffondi a tutti i tuoi conoscenti questo articolo!

    Mario Luongo, Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

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     Giovedì, Agosto 9th/  2012  – L'Editoriale, di Sergio Basile e Silvia Laporta – Crisi / Debito pubblico / Roma / Bruxelles / Berlino / Londra / Referendum anti Ue / Washington / Unione Europea / Germania / Regno Unito / Italia / Corriere della Sera / Giuliano Amato / Franco Bassanini / Costituzione tedesca / Mes […]

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    Lunedì, Maggio 28th  / 2012 – di Sergio Basile e Silvia Laporta –  Eurozona / Ficht / Investitori / MES / Italia / Spagna / Germania / Crisi / Bce / Banche / Debito / Caste partitiche / Bluff / Media / Beppe Grillo / Movimento 5 Stelle / Alternativa / Giulietto Chiesa / Studenti / Cittadini […]

    Basilea 3 e la dittatura della casta bancaria – Vogliono uccidere le Pmi

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    Mercoledì, Maggio 23th / 2012  – di Silvia Laporta – Europa / Unione Europea / Banche / Pmi / Banca d’Italia / Basilea 3 / debito / crisi / tasse / aziende  / Dittatura delle banche / Nazismo bianco / Vogliono uccidere le piccole e medie imprese / Qui Europa / Pmi Supporting Factor  / 66 imprese ogni […]

    Europe – Even prisoners! – The show must go on!

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    Giovedì, Maggio 17th / 2012 – di Domenico Apicella – Unione europea / Eurozona / Parlamento europeo / Crisi Ue / Dittatura europea / Nazismo Bianco / Rating sovrano / Troika / Eba / Redemption Fund / Grecia / Fmi / Cheirtine Lagarde / Barak Obama / Wall Street / Speculazione / Ecofin / Basilea […]

    Catanzaro UMG – Le vere ragioni della crisi che i media nascondono

    Catanzaro UMG – Le vere ragioni della crisi che i media nascondono

    Martedì, Maggio 8th / 2012 – di Maria Laura Barbuto – Italia / Catanzaro / Ateneo Magna Graecia / Regione Calabria / Convegno sulla crisi Sociale ed Economica dell’Ue / Facoltà di Giurisprudenza / Attacco all’Italia / Liberalismo / Liberismo / Speculazione / Bce / Sovranità / Giulietto Chiesa / Mario Caligiuri / Alessandro Morelli […]

     

     

     

  • La Campagna Propagandistica dei Padroni d’Europa

    La Campagna Propagandistica dei Padroni d’Europa

    Venerdì,  Giugno 29th / 2012

    – di Silvia Laporta –

    Unione Europea / Bruxelles / Mes / Fiscal Compact / Viviana Reding / Federazione degli Stati Uniti / Stati Uniti d'Europa / Commissione Europea / debito pubblico / bond / Italia / dittatura / Unione Economica e monetaria Europea / Bce / Piigs / Gendarmeria Europea 

    Il vertice a Bruxelles è iniziato: La

    catastrofe MES si abbatte

    sull’Europa

    Intanto la vice-presidente della Commissione Ue,

    Vivian Reding manda messaggi falsi e

    propagandistici ai popoli europei

    Viviane Reding – Vicepresidente della Commissione europea – Tra le artefici della Propaganda del Superstato Ue

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Bruxelles – Ore decisive per il futuro dell'Europa e per la sua involuzione. Ed ecco che la campagna propagandistica dell'Ue, con precisione (però) svizzera, si attiva tempestivamente, e addirittura dalle pagine del "cattolico" – si fa per dire – quotidiano "Avvenire". Dalle colonne del quotidiano di stamane parla nientepopodimenoché il vicepresidente della Commissione Europea Vivian Reding. Ciò mentre i  leader europei, sono riuniti nella capitale belga per sancire il nostro futuro economico, finanziarion e non solo. La Reding  pensa bene allora di mandare un messaggio fasullo; il solito appello ricco di ipocrisie, bugie, castronerie e chi più ne ha più ne metta.

      Gli Usa – Un Modello antistorico ed Improponibile  

    Ma esaminiamola nei passaggi più "fantasiosi". Il vicepresidente esordisce definendo la grave recessione economica come “una crisi di fiducia”, portando ad esempio da seguire per migliorare la situazione europea, guardacaso, la Federazione degli Stati Uniti. Cioè lo stato massonico per eccellenza che esiste sul pianeta Terra! Un modello improponibile quanto antistorico da tutti i punti di vista. "L’Europa, deve seguire il modello di unione fiscale e politica americana, che a partire dal 1970,  a seguito della recessione avvenuta dopo la Guerra d’Indipendenza, permise di ripartire il debito degli Stati ed emettere nuovi bond garantiti dal tesoro americano, che tuttora ne finanziano il dollaro, come il sistema bancario ed economico degli Stati Uniti". Davvero sconcertante: soprattutto se si pensa – come largamente dimostrato da "Qui Europa" – che gran parte di questo debito è fittizio ed atifizioso! Creato dai mercati in complicità con le istituzioni europee e le agenzie di rating.

      L'inaccettabile proposta di chi ha contribuito al disastro del Debito 

    Seconda la Reding, dunque, nei prossimi anni l’Europa dovrebbe arrivare a un risultato simile. Ma è bene ricordare ai nostri lettori che è stata proprio la signora Reding – rimembriamolo con sconcerto – tra le artefici dell'accantonamento del "Pacchetto Barnier" anti-rating presentato alla Commissione europea circa 6 mesi fa, ma completamente ignorato da Manuel Barroso – assente per altri impegni – & Co. Il pacchetto di misure "urgentissime" la cui inattuazione ha permesso alle agenzie di rating di mettere sotto scacco e declassare completamente indisturbate gli stati, ingigantendo "artificialmente" il loro debito pubblico.

      Anziché rinazionalizzare le Banche Centrali …  

    "I leader europei – continua dalle pagine di "Avvenire" la Reding – stanno lavorando a questo progetto con un’autorità di sorveglianza bancaria unica e un sistema europeo di garanzia dei depositi.  Il modo più efficace per arrivarci, sarebbe trasferire alla Banca Centrale europea, le competenze di sorveglianza si tutte le banche rilevanti per il sistema. I trattati attuali lo consentono". Il cammino che si prospetta è chiaro: nei prossimi anni, bisogna arrivare alla costruzione di un’Unione economica e monetaria in una federazione politica forte; passo dopo passo, seguire questo progetto,  per arrivare al raggiungimento del risultato del 2020. Ovvero al predominio della finanza privata (perchè la BCE è controllata di fatto da banche private) anziché la restituzione monetaria agli stati sovrani ed ai popoli.

      Cara Reding, ci vuol tanta faccia tosta!  

    Ci vuol davvero coraggio e tanta faccia tosta! Tanta faccia tosta al fine di indorare e zuccherare un veleno atroce e potentissimo da farci mandar giù con estrema disinvoltura. Farci bere cioè la storia di una provvidenziale confederazione di stati sotto il pieno controllo delle banche (private) e della tecnocrazia illuminata e non eletta; la storiella di  un vero e proprio regime dittatoriale mascherato, quale panacea a tutti i nostri mali. Ma fino a che punto – ci chiediamo – può essere messa alla prova l'intelligenza (o la stupidità) umana?

      Un affronto all'intelligenza umana  

    Vi siete mai chiesti perché l’Italia da uno dei paesi economicamente più floridi si è trasformato in un paese sull’orlo della forte recessione economica, nonché sociale e valoriale? Sono state le politiche di austerity dettate dall’Unione e il suo riflesso sui cittadini; accompagnate dalla fine dello Stato Sociale, che fin dal dopo guerra, si era contraddistinto per aver rappresentato la garanzia di benessere sociale ed economico europeo. Se il Welfare è morto, i trattati appena approvati ossia  il Mes (Meccanismo Europeo di Stabilità), e quello Coordinazione e governance (TSCG o Fiscal Compact), ne decretano la tumulazione.  La messa  in comune il debito, e l’emissione di nuovi bond, sono la mossa più sbagliata da adottare in questo momento. Certo perché, come vi ripetiamo da tempo, l’emissione di "Nuovo Debito" da destinare ai Piigs, non  è una salvezza, ma il contrario! Certo! Perchè saremo sempre noi a pagare, e perchè il rubinetto del debito è rotto, e qualcuno a Bruxelles ha pensato bene di spanarlo, per farlo defluire a più non posso. Non trovate che sia un vero affronto all'intelligenza umana?

      Un Super-Stato Dittatoriale e non eletto nel cuore dell'Europa  

    Una volta che l’Unione Europea, elargirà un prestito nei confronti, per esempio dell’Italia, come potremmo ripagarlo, se non abbiamo soldi? Saremo costretti a emettere titoli di debito pubblico e quindi farci prestare “gli euro necessari” dalla Banca Europea, a un tasso di interesse altissimo; mentre a loro, quello stesso denaro, è stato fornito a interessi bassissimi, precisamente dell’ 1%. Quindi il debito – come detto e ridetto – continuerà a perpetuarsi all’infinito. Con la creazione degli Stati Uniti d’Europa, saremo obbligati a ripagare questo debito e sottoposti a sanzioni, in caso di remissione. Inoltre avremmo l’obbligo di rimanere nell’Unione Fiscale e Monetaria a vita. E quel che è peggio ci rimarranno anche i nostri figli ed i figli dei nostri figli. Intanto, invece, gli euro-dittatori, godranno di qualsiasi immunità giudiziaria e dell’insidacabilità dei loro documenti.  E saranno anche ben protetti: La Gendarmeria europea (con sede europea a Vicenza, nei pressi dell'altra base Usa di Camp Ederle) riconosciuta in Italia dalla Camera il 14 maggio 2010 (con 442 voti su 442 votanti) assumerà tutte le funzioni delle normali forze dell’ordine (carabinieri e polizia), indagini e arresti compresi. 

      Cosa fare nel concreto?  

    Una catastrofe taciuta da tutti i mezzi di comunicazione, che malgrado il nostro disaccordo, si abbatterà su di noi. Cosa possiamo fare? Mettere sotto pressione i nostri politici e mutare questo sfacelo mandando a casa chi sostiene questo impresentabile governo. Auguri! Ne avremmo davvero bisogno.

    Silvia Laporta  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Bruxelles – Gli Eurodeputati ci costano oltre 190 milioni l’anno

    Bruxelles – Gli Eurodeputati ci costano oltre 190 milioni l’anno

    Mercoledì, Giugno 6th / 2012

    – di Silvia Laporta –

    Parlamento europeo / Unione europea / Casta / Stipendi d'oro / Stipendi degli eurodeputati / Privilegi degli eurodeputati / Indennizzi degli eurodeputati / Eurocasta / Eurologgia / Eurobond / Mes / Fiscal Compact / Ingiustizia sociale / Privilegi da stato assoluto / Cosa fare / Regali alle banche / Loggia / Sede di Strasburgo / Imu / Silvia Laporta / Privilegi da tagliare / Qui Europa / Europa 

    Bruxelles/Strasburgo –  Gli Eurodeputati

    ci costano oltre 190 milioni  l’anno

    E' l’ora dei tagli anche per l'euro-casta

    Eurodeputati – Stipendi d’oro e privilegi in tempo di Crisi

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Bruxelles, Strasburgo – “Chi è senza peccato, scagli la prima pietra!”. A Bruxelles, nel Parlamento Europeo, non ci sarebbe assolutamente rischio di lapidazione. Si, perché mentre l’Italia, la Grecia, la Spagna e molti altri paesi “poveri” dell’Unione, sono in preda alla recessione economica – in seguito ad una crisi pilotata ed indotta dalla speculazione internazionale e con la palese complicità della stessa Unione europea, dei suoi tecnocrati e di molti leader europei compiacenti – nonché ad una sconcertante crisi morale; della sanità, della scuola (senza fondi) e delle piccole imprese che falliscono miseramente giorno dopo giorno (trascinando in un baratro da quarto mondo imprenditori e famiglie) al Parlamento Europeo, se la "divertono" con i nostri soldi. La denuncia è arrivata nelle scorse ore dal think tank Britannico “Open Europe”, che propone dei ragionevoli tagli, agli innumerevoli privilegi degli europarlamentari e degli euro-burocratici.

      Figli  di serie A e figli di serie B  

    Tra stipendi e indennizzi (per non parlare delle attività rimborsate: per le quali esiste un apposito budget annuo a disposizione di ogni eurodeputato) gli europarlamentari, ci costano la colossale, faraonica cifra di 190 milioni di euro l’anno a cui aggiungere pensioni d’oro, per loro e per gli altrii funzionari e scuole pagate per i figli: 169 milioni di euro all’anno, è la cifra che noi contribuenti paghiamo per educare i figli di questi “privilegiati”. Nel frattempo invece ai nostri figli non ci pensa nessuno! Infatti  mentre nelle nostre scuole italiane, ma anche quelle spagnole, greche e del Portogallo, c è un’estrema necessità di fondi – nel senso che spesso mancano anche i banchi – per  i figli degli eurodeputati noi tartassati e beffati contribuenti europei paghiamo 10 milioni di retta all’anno!

      I nuovi faraoni non conoscono crisi e propongono "eurobond"  

    Qualcuno tra i lettori si chiederà a quanto ammontano nel complesso tali stipendi? Presto detto. Attualmente un deputato di Bruxelles-Strasburgo, guadagna un salario lordo di 95.482 euro. Più del 17% di un deputato britannico e del 236%, rispetto a un deputato polacco! Gli stipendi degli europarlamentari sono cresciuti del 77,5 % in sol 7 anni!!! Ogni volta che un nuovo paese entra nell’Unione, ecco che devono essere sborsati più soldi per i politici e i loro portaborse. Open Europe propone dei tagli al bilancio, che potrebbero farci risparmiare un po’ di soldi.  Gi stipendi degli eurodeputati dovrebbero essere ridotti almeno del 15 % per riflettere l’austerità e i sacrifici  (seppur in minimissima parte) che i grandi capi d’Europa, hanno imposto a noi. Beffandoci ancora una volta con panacee "pacco" o "sola" come gli eurobond, il fiscal compact, il Mes (Fondo Salva Stato), le continue "ricapitalizzazioni" regalo alle banche, l'IMU e via dicendo. Ciò attraverso – ovviamente – i "saggi" e "puntuali" parlamentari di casa nostra che affollano le fila delle 3 "caste partitiche di maggioranza" (Pdl, Pd e Udc) che continuano a far finta di nulla ed a sostenere un governo di aguzzini non eletti: e che evidentemente nessun italiano ama e vuole: almeno nessuno tra quelli che hanno compreso a pieno le reali ragioni di questa assurda crisi impacchettata ad arte da questa sorta di euro-casta, o euro-loggia.

      Sprechi e privilegi – Ecco cosa fare! 

    Via la sede di Strasburgo, risparmiando 180 milioni di Euro. Sforbiciare i dipendenti strapagati e le tante agenzie e organismi che fanno lo stesso lavoro: per arrivare a 430 milioni di euro in più! C’è poi anche da mettere mano ai fondi per l’agricoltura che privilegiano solo determinati agricoltori, come quelli francesi. Anche qui si potrebbe risparmiare una cifra importante, ben 23 miliardi  di euro. La speranza è, che questa volta, la voce di "Open Europe" – che poi è la voce della stragrande maggioranza degli Europei, stanchi di questi privilegi da stato assoluto – venga ascoltata, e che si possano porre dei tagli  sostenuti e sensibili ai costi completamente superflui di questa sorta di neo-parassiti di Bruxelles. Queste cifre non fanno altro che raccontare sempre la solita storia: quelle delle ingiustizie sociali, della fine della meritocrazia, dell’egoismo che, guarda caso, viene sempre dai più accecati dal Dio denaro: cioè da quelli che in Vangelo definisce "servi di Mammona" che non "Erediteranno la Terra Celeste". E questa volta, non parliamo di “made in Italy” ma di “made in Bruxelles”, ossia una situazione che fa sentire la sua eco, in tutto il Vecchio Continente.

    Silvia Laporta  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • L’Irlanda cade nel trappolone Ue sul Fiscal Compact – La ratifica in cambio dei Fondi Ue

    L’Irlanda cade nel trappolone Ue sul Fiscal Compact – La ratifica in cambio dei Fondi Ue

    Martedì, Giugno 5th / 2012  

    – di Sergio Basile – 

    Irlanda / Dublino / Unione europea / Referendum / Risultato elettorale / Fiscal Compact / Patto di Bilancio / Ricatto Ue / Astensionismo / Minaccia sospensione fondi europei / Austerità / Eurodeputati / Manuel Barroso / Herman Van Rompuy / Enda Kenny / Leader gruppi parlamentari all'Europarlamento / Trappolone / Mes / Eurobond / Debtocracy  / Consiglio Ue / Eurovertice di Giugno  / Sergio Basile / Qui Europa / Europa / Eurocasta / Nuovo Ordine Europeo / Casta di illuminati tecnocrati / Annientamento della sovranità degli stati dell'Unione 

    Fiscal Compact – L'Irlanda cade nel trappolone Ue:

    "La ratifica in cambio dei Fondi Ue"

    Esulta l'eurocasta: ora avrete fondi Ue e "Aiuti a interesse"

    Il punto nel prossimo Consiglio Ue di Giugno

    Irlanda, – Protesta anti austerity e Fiscal Compact

    Dublino, Bruxelles – Che i referendum sulle questioni europee fossero storicamente freddi e poco partecipati, non era un mistero, ma francamente il 50% di affluenza presso le urne irlandesi non sarà un dato destinato ad entrare nella storia, ed in controtendenza con tale trend. Ciò soprattutto se si considera che si votava sulla ratifica del patto sul pareggio di bilancio nei paesi Ue. Un voto, tuttavia, pesantemente condizionato dalle minacce su presunti tagli sui finanziamenti comunitari avanzate da Bruxelles fin dalle scorse settimane. In ballo, infatti – in caso di rigetto della misura di austerity – c'era addirittura il timore di non potere più usufruire dei suddetti fondi. In parole povere il concetto caldeggiato da Bruxelles era: "se non ci votate, vi tagliamo in viveri!".

      La trappola – Sulla via di una crescita impossibile  

    E alla fine il partito dell'austerity e del taglio dei servizi statali ha vinto, sia pur lasciando con l'amaro in bocca milioni di cittadini che, non solo non riescono e non riusciranno ad accedere ai fondi, per motivi burocratici o di sostenibilità progettuale, ma che – a quanto pare – quando il Consiglio Ue avrà incamerato altri nulla-osta in merito, dovranno accettare senza alcuna forma di rivendicazione, l'istituzionalizzazione del pareggio di bilancio, con tutti gli annessi e connessi effetti collaterali: abbassamento radicale del livello dei servizi statali forniti; abolizione sostanziale del deficit spending e tassazione progressiva che andrà a sormontare il livello di "benefici e servizi" che lo stato centrale andrà via via elargendo a ritmi sempre più blandi. A promunziarsi per il si – dietro le promesse di una "miracolistica" (quanto improbabile) crescita piovute con abbondanza dalla maggior parte dei media nazionali, e dallo stesso partito retto dal premier irlandese di centro-destra, Enda Kenny – circa 800 mila elettori. Il voto favorevole al fiscal compact ha trovato ovviamente il plauso del Parlamento europeo. Ma facili entusiasmi a parte – o cocenti delusioni: dipende dai punti di vista – ora sarà interessante vedere come il Consiglio europeo riuscirà a sposare il taglio del deficit spending incorporato nel fiscal compact con le misure per la crescita economica e senza pesare ulteriormente sulle già dissestate economie familiari. Dunque all'orizzonte va delineandosi un panorama di "lacrime e sangue" anche per gli amici Irlandesi. E la Grecia ne è un valido esempio. 

      La trappola – Facili entusiasmi e simpatie mercatiste  

    Grande entusiasmo – ispirato evidentemente da innegabili ed evidenti simpatie mercatiste – è stato espresso – in particolare – dal presidente del Partito Popolare Europeo (Ppe), l'eurodeputato Wilfried Martens, secondo il quale ''l'adozione del Trattato darà una significativa spinta alla ripresa dell'economia dal momento che molti investitori vedono in esso la base per la stabilità  dell'ambiente del business: una vera e propria  sicurezza per gli investimenti di lungo termine''. Dunque pare già tutto scritto per la costruzione di una nuova Europa ad immagine e somiglianza del dio mercato. Viste le premesse c'è da stare davvero tranquilli, almeno ciòsarà ana magra ed agro-dolce consolazione per gli amici greci, che ben presto saranno in "buona compagnia".

      La crescita? Dovrà dipendere solo dal mercato. Stato addio  

    Contraddittori anche i commenti dei capogruppi dei socialisti-democratici (S&D), e dei liberal-democratici (Alde) – rispettivamente Hannes Swoboda e Guy Verhofstadt – che dopo aver osannato il responso referendario irlandese, parlando esplicitamente di ''scelta responsabile'' hanno auspicato che i 27  leader Ue, nel prossimo Consiglio europeo di Giugno possano invertire la direzione verso la pericolosa china presa dall'Eurozona,  puntando verso crescita e lavoro. Una crescita che però, per statuto ( e per decisione dello stesso "Fiscal Compact") non potrà più venire dalla macchina statale (mandata nei fatti in pensione forzata) ma bensì dalla sola speculazione privata. Sembra che la Reaganomics Usa, dopo 30 anni, sia giunta prepotentemente anche nel Vecchio Continente.

      Nell'Eurovertice di giugno Debtocracy sarà una certezza  

    Ciliegina sulla torta di questo "Nuovo Ordine Europeo", saranno presumibilmente gli eurobond (o project-bond: giusto per creare nuove esplosive cambiali a scadenza) nonché l'istituzionalizzazione dell'accesso all'Esm (Fondo Salva stati permanente o Mes): trappolone del quale i giornalisti della redazione di "Qui Europa" hanno ampliamente parlato (vedi articoli in archivio, e video in Galleria Multimediale) che stando ai "proclami propagandistici dell'euro-casta" dovrebbe constare nella richiesta e  nell'ottenimento – ad un tasso di interesse ben definito e tutt'altro che irrisorio, s'intende –  di aiuti per far fronte alla (dilagante ed assurda) crisi (come ampliamente dimostrato "pilotata" – vedi articolo sul rating pubblicato Domenica 3 giugno) dell'Eurozona. Ma che nei fatti si traduce in una sostanziale e rivoluzionaria compressione dell'autonomia finanziaria, fiscale ed economica degli Stati ormai non più sovrani e degli stessi cittadini, in un "Vecchio Continente" ribattezzato "Debtocracy", a retto da una casta di "illuminati"  tecnocrati. Alla luce di ciò possiamo considerare il voto irlandese – che poi nei fatti ha stranamente disatteso i sondaggi iniziali e la voglia di autonomia del glorioso popolo d'Irlanda – come una grossa opportunità mancata: un appuntamento con la storia, mancato. Vedremo ora cosa accadrà con i "capitoli" eurobond e MES: gli ultimi nastrini colorati ad un "euro-pacco" già confezionato ad arte.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Dublino – Stasera l’esito del voto anti-austerity ed anti-eurocasta

    Dublino – Stasera l’esito del voto anti-austerity ed anti-eurocasta

    Venerdì, Giugno 1st / 2012

    – di Silvia Laporta – 

    Irlanda / Dublino / Eurozona / Unione europea / Referendum / Fiscal compact / Angela Merkel / Germania / Ue / Debito / Crisi / Irlandesi / Banche / Debtocracy / Voto / Referendum / Fiscal Compact / Fmi / Ue / Troika / MES / Fondo Salva Stati / Democrazia / Controinformazione / Rinascita / Silvia Laporta / Qui Europa / Controinformazione / Europa / Fondo Monetario Internazionale  

    Gli Irlandesi vogliono “cavarsela da soli” 

    Bassa affluenza al referendum, stasera l'esito!

    Dublino – Stasera l’esito del voto anti-austerity ed anti-eurocasta

    Dublino –  Tensioni politiche e aspettative differenti a proposito del referendum (Anti-Troika) sul Fiscal Compact che, nel suo primo giorno, si è chiuso ieri sera alle 22 (le 23 in Italia).  Al seggio, situato nel complesso che accoglie il Dipartimento dell’Istruzione, a  Malborought Street, solo il 50% degli Irlandesi si sono recati a votare a favore o contro  la modifica costituzionale tesa a rendere vincolante il pareggio di bilancio pubblico: istituzionalizzato dal "Fiscal Compact". Un interesse “relativo” abbinato all’importanza “relativa” dello stesso Referendum: basta infatti che i 12 Paesi su 25 firmatari, (finora sono 5), ratifichino il Trattato perché questo entri in vigore, quindi il voto irlandese non può bloccarlo. Ma un eventuale “no” si colorerebbe di sensibili e vivaci sfumature politiche. Questo referendum è stato fatto soprattutto per riflettere l’opinione pubblica dell’Irlanda sulla dissennata strategia che i governi  sotto la spinata della tecnocrazia dominante si sono dati per affrontare la crisi del debito. Qualora vincessero i si, la cancelliera  tedesca Merkel potrà dire di aver portato a casa un piccolo successo. L’idea del Fiscal Compact, e dei suoi “meccanismi automatici” di riduzione del deficit, con contestuale annientamento di importanti armi statali di sviluppo, quali tra tutte il deficit spending (vedi articoli precedenti nel motore di ricerca di Qui Europa) è tutta made in Germany, ma anche – evidentemente – made in Italy, o meglio made in Bocconi! Qualora l’esito fosse un “no”, salterebbe chiaro agli occhi, come le misure di austerity promosse dalla cancelliera, non siano poi cosi “benviste”o “utili” per la  popolazione. Tra i sostenitori della politica anti-austerity dell'eurocasta, anche Sinn Fèin, l’ex braccio politico dell’Iraq.

      Un secco "No" alla trappola dell'Austerity e a "Debtocracy"  

    Dall’altro lato, la paura  di molti Irlandesi è quella di dover occupare una posizione ai margini dell’Europa. A seguito di un “no”, infatti, non  potrebbero  più contare – stando all'euro-ricatto lanciato a mò di minaccia  da Bruxelles – sui finanziamenti a basso costo dell’Esm (Fondo Salva Stati) ma solo sulle proprie forze. Ciò diventa preoccupante per i cittadini in un momento di estrema crisi economica, in cui per far fronte al crack bancario , l’Irlanda,  è sotto programma Ue-Fmi, in cambio di un prestito di 67,5 miliardi. Ma alla fine è senz'altro la scelta giusta: dire no a "Debtocracy" ed ai suoi servi tecnocratici.

      Irlanda – Un nobile monito per tutti gli Europei? Forse si!  

    Comunque vada, la popolazione sa di star andando incontro a un periodo di crisi e povertà in cui toccherà “stringere i denti” per poter andare avanti e risollevare la situazione. Nonostante i pareri discordanti divisi tra gli euro-scettici – una maggioranza decisa a voler abbandonare le misure di austerity – e gli europeisti – in minoranza – che evidenziano, al contrario, il bisogno e la stretta dipendenza dall’Unione dei tecnocrati e dei suoi finanziamenti, bisognerà aspettare questa sera per conoscere l’esito. Un esito che, ricordiamo, non sarà estremamente vincolante a livello decisionale ma esprimerà solo l’idea politica del Paese. Alle decisioni ci pensa la Merkell, purtroppo! Ma ancora non è detto. Intanto l'Europa della Democrazia sembra voler alzare la testa e riprendersi la propria sovranità.

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)