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Categoria: Paesi Europei

Paesi Europei

  • Madrid sotto assedio – Tagli e diktat

    Madrid sotto assedio – Tagli e diktat

    Mercoledì, Aprile 11th/ 2012

    di Sergio Basile – 

    Spagna / Crisi Ue / Eurozona / Euro / Commissione europea / Approvazione tagli / Madrid / Misure di Austerity / Olivier Bailly / Governo Rajoy / Governo Zapatero / Dittatuta del mercato / Democrazia / Spread / Deficit regionale / Eurostat / 

    Dopo Lisbona, nuove lacrime per Madrid

    La commissione Ue soddisfatta dei tagli

    Bruxelles, Madrid – Sembra non batter ciglio la Commissione europea del super-commissario Barroso, che di fatto sta contribuendo a "commissionare" l'Europa, che d'improvviso sembra dover abbandonare per sempre l'idea che sli stati nazionali – fino ad oggi paradigma della cultura politica e dello sviluppo del Vecchio Continente – non servano più a nulla, se non ad essere rimpiazzati progressivamente da un superstato Ue, che si profilerebbe all'orizzonte. Almeno a sentire alcuni dei principali esponenti della tecnocrazia europea. Pertanto, in vista degli ultimi nuovi declassamenti di Madrid, e dei repentivi e "provvidenziali" – si fa per dire – tagli approvati dal governo spagnolo nelle ultime ore Barroso ed i suoi si sonoespressi favorevolmente sulle nuove misure di austerity "stile Grecia e Italia" – per comprenderci – varate dal governo Rajoy. Per Bruxelles – che si è espresso tramite il portavoce della Commissione, Olivier Bailly – "tali tagli vanno nella giusta direzione",  anche se ''tutti gli elementi del budget – ha dichiarato Bailly – sono legati tra loro, non si sa molto ancora sugli altri tagli sul versante delle spese regionali".  Per Bruxelles, infatti – in merito – mancherebbe ancora ''un quadro generale del budget spagnolo'': nodo da sciogliere entro fine mese: il nuovo diktat temporale di Barroso. 

      La solita "scoperta" del deficit regionale  

    Così come accaduto per altri paesi europei – nei quali il deficit pubblico si è accumulato progressivamente dal dopoguerra ad oggi – solo ora improvvisamente la "bomba" sembra essere diventata ingestibile anche per quanto attiene le regioni spagnole. Alquanto strano! Strano sia nelle modalità di gestiomne del suddetto deficit, sia nelle solite responsabilità della politica "scaricate" sui soliti cittadini, sia sulla reale quantificazione economica e strutturale del suddetto deficit, sul quale – cosa che nessuno dice – non poco incide lo spread ed i vertiginosi interessi della speculazione internazionale – gettati tanto per cambiare, indovinate su chi? – come non poco incidono le enormi responsabilità del settore bancario. Ma la via più corta e sempre la stessa: stesso amaro e deleterio copione per tutti i Piigs d'Europa: maiali, carne da macello per qualcuno, lì, nei piani alti dei palazzi del potere. Ma al di là degli aspetti più prettamente "umani" e tornando alla fredda analisi tecnica del deficit –  a senso unico –  per Rajoy – che getta le colpe sul governo Zapatero, sfoggiando il solito politichese tanto amato anche qui in Italia – le regioni restano tra le maggiori cause dell'accumulo del deficit spagnolo. Ciò mentre gli imperativi di breve-medio periodo restano: portare il deficit 2012 al 5,3% (invece del 4,4%) e nel 2013 al 3%, mentre per ora si attendono le prossime stime ufficiali di Eurostat, previste per il prossimo 23 aprile. Intanto la politica sembra essersi completamente adagiata ed asservita ai diktat dello spread, sempre più pazzo, sempre più "sbrigliato" tra la stranissima indifferenza di tecnocrati, "politici puri" e media! Intanto nelle piazze di Madrid la protesta sale di giorno in giorno. 

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Sarajevo: tensioni “vent’anni dopo”

    Sarajevo: tensioni “vent’anni dopo”

    Martedì, Aprile 10th / 2012

    Parlamento Europeo / Unione Europea / Balcani / Bosnia / Jugoslavia / Sarajevo / Guerra / Assedio / Indipendenza / Accordi di Dayton/ Minoranze etniche / Pittella / Corriere del Mezzogiorno  

    Sarajevo: a 20 anni dall’assedio, ancora tensioni

    e divisioni

    L’Europa ricorda le vittime del conflitto bosniaco

    durato 3 anni e mezzo. E sul futuro della Bosnia?

    Il monito del Vicepresidente dell'Europarlamento, 

    Gianni Pittella, da "Il Corriere del Mezzogiorno"

    Sarajevo – A 20 anni di distanza dall’assedio di Sarajevo, cominciato il 6 aprile del 1992, il passato della Bosnia è sempre pronto a ritornare e a rendersi attuale nel ricordare le oltre 11.000 vittime, tra cui 1500 bambini,  causate dalla guerra ed i 50.000 feriti e mutilati, tutti protagonisti di un tragico spettacolo che allora incollò tutto il mondo davanti alla televisione. L’Europa, sconvolta da quella tragedia,  oggi sente il dovere morale di ricordare e commemorare una delle pagine più brutte della sua storia. La proclamazione dell’indipendenza della Bosnia dalla Jugoslavia, per come riconosciuto dall’allora Comunità Europea nel 1992, venne salutata dal rumore delle bombe e dall’assedio di Sarajevo, che durerà per ben tre anni e mezzo, fino alla firma degli accordi di Dayton nel 1995, che se da un lato scriveranno la parola fine alla guerra civile jugoslava, dall’altro divideranno il paese dal punto di vista amministrativo, politico ed etnico. In totale 100.000 morti e più di 2 milioni e mezzo di rifugiati e sfollati interni , davanti ai quali l’Europa è rimasta a guardare impotente, titubante ed inattiva.

      Gli attuali "limiti" dell'Accordo di Dayton  

    L’eco del rumore delle bombe risuona, oggi, nelle coscienze europee e rappresenta lo strascico che la Bosnia continua a portarsi dietro: a 17 anni dalla conclusione del conflitto, il paese non ha raggiunto né la stabilità interna politica, né quella sociale e la lotta tra le diverse fazioni contribuisce ad indebolire le istituzioni create dall’accordo di pace di Dayton che, oggi, si rivela del tutto inadeguato. Già nel 2009, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo aveva stabilito che la Costituzione bosniaca contenesse disposizioni discriminatorie e necessitasse di modifiche per permettere alle minoranze etniche della regione di accedere alle principali cariche istituzionali della Federazione. Quale sarà il futuro della Bosnia quindi? Quali le prospettive democratiche?

      Il monito di Gianni Pittella  

    Il Vicepresidente vicario del Parlamento Europeo, Gianni Pittella, dalle pagine del Corriere del Mezzogiorno, parla di una “Bosnia che ha bisogno di una visione condivisa del suo futuro e il processo di integrazione delle Repubbliche Balcaniche nell’Unione Europea è la risposta più alta che la civiltà europea può dare a quelle barbarie e lo strumento più efficace perché la guerra sia sempre bandita anche da questo lembo di Europa, lasciando spazio alla solidarietà ed alla cooperazione tra i popoli contro ogni rigurgito di razzismo e di discriminazione etnica”. Il 6 aprile scorso, a Sarajevo sulla via Marsala Tita, sono state disposte 11.541 sedie rosse vuote in ricordo delle vittime della guerra, del più lungo assedio che la civiltà moderna possa ricordare.  20 anni di fallimento di coscienza: fallimento che ritrova le sue vittime non solo tra i morti, ma anche e soprattutto tra i sopravvissuti.

    Maria Laura Barbuto(Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Nuvole su Lisbona: Pil – 3,25%

    Nuvole su Lisbona: Pil – 3,25%

    Mercoledì, Aprile 4th / 2012

    Commissione europea / Portogallo / Crisi Ue / Crisi Eurozona / Troika / Aiuti / Debito / Riforma del Lavoro / Austerity / Fmi / Fondo Monetario Internazionale / Piigs / Morte del welfare state / Lobby / Liberalizzazioni selvagge / Rerum Novarum  

    Lisbona: la Commissione Ue promuove l'Austerity

    Pil Portogallo: – 3,25% le stime attese per il  2012 

    Muore tra i diktat dei mercati un'altro pezzo d'Europa:

    cala l'economia e aumentano i suicidi, ma le morti

    non saranno sulla coscienza dello "spread"

    Bruxelles – Nelle scorse ore la Commissione europea ha “benedetto” il piano di austerity varato dal governo portoghese (fatto oggetto di una terza revisione) malgrado il riconoscimento di un palese peggioramento delle condizioni generali del mercato del lavoro (presto oggetto di una radicale riforma, seguendo l’”esempio” della Grecia, e sulla via di quanto sta avvenendo anche in Italia) caratterizzato da tassi di disoccupazione altissimi. Il Portogallo, “per far fronte alla crisi” ha ottenuto nel 2011 – in cambio di “collaborazione mansueta” nei programmi di privatizzazione, liberalizzazione, austerity e riforma del lavoro – aiuti “su interesse” per 78 miliardi di euro (con erogazioni trimestrali fino al 2014) da Commissione europea e Fondo Monetario Internazionale. Aiuti che secondo molti analisti, e premi Nobel – trovando pienamente d’accordo l’Osservatorio “Qui Europa” – non serviranno a nulla, se non a peggiorare la situazione, gravando di debiti il Paese.

      L'Austerity "del suicidio" sulla coscienza dei tecnocrati    

    Inoltre la via greca insegna molto, e il cambiamento a quanto pare corrisponderà ad un ridimensionamento, o annientamento reale del Welfare State e dei diritti dei cittadini. Stesso copione per tutti i Piigs. Tutto vertirebbe come sempre sulla maledetta “fiducia dei mercati”: paradigma che ormai non convince più nessuno, tranne evidentemente qualche leader obbediente, la stragrande maggioranza dei media di bandiera (e di stato) e qualche tecnocrate asservito alla logica della distruzione del welfare. Stato sociale che fece grande l’Europa nel dopoguerra e rappresentò da sempre l’anello di congiunzione ideale degli interessi della produzione industriale con quelli dei lavoratori e dei proletari. Modello incentrato non sulla cieca ed ossequiosa obbedienza al mercato ed alle lobby, ma piuttosto sul dialogo aperto tra le parti sociali, lo Stato e la stessa Chiesa, avendo come priorità la tutela della dignità umana. In esso si riconobbe la stessa Rerum Novarum di Papa Leone XIII: che ne gettò le basi ed il riconoscimento morale ed etico. Intanto – e non poteva essere altrimenti – le stime sul Pil 2012 non lasciano dubbi sui reali risultati di queste politiche di austerity per il Portogallo: esso passerà da -3% a -3,25%. Buone invece le stime di crescita dei profitti degli speculatori sui titoli di stato portoghesi: un vero affare! Parola di spread! Intanto anche nella penisola iberica (così come in Italia e Grecia) aumentano i suicidi, tra l’indifferenza delle “aziende politiche” e della Tecnocrazia neo-liberista dominante.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • L’Ue alla Serbia: “Giù le mani dal Kosovo! Altrimenti niente Europa!”

    L’Ue alla Serbia: “Giù le mani dal Kosovo! Altrimenti niente Europa!”

    Sabato, Marzo 31th / 2012

    Allargamento Ue / Unione europea / Corte europea / Bruxelles / Balcani / Kosovo / Serbia / Stefan Fule / Gruppo Internazionale di Supervisione per il Kosovo / Pristina / Belgrado / Riconoscimento  

    Bruxelles a Belgrado: "giù le mani da Pristina!"

    Il monito dell'Ue: "Se la Serbia vuole entrare in Europa

    riconosca l’indipendenza del Kosovo!"

    Bruxelles, Pristina, Belgrado – «La Serbia deve dimostrare la propria serietà nella pacificazione con il Kosovo e applicare alla lettera tutti gli accordi con Pristina, se vuole aprire il negoziato di adesione all'Ue». Lo ha dichiarato nelle scorse ore il Commissario europeo per l'allargamento, Stefan Fule, il quale ha aggiunto che il voto del 6 maggio in Serbia sarà il banco di prova per capire fino a che punto nella Nazione sia sincera la lotta contro la corruzione e l'impegno per l'indipendenza della magistratura. La lotta fra Pristina e Belgrado deve trovare una soluzione in sede europea: sia la Serbia sia il Kosovo infatti aspirano ad entrare nell'Ue, e l'Europa desidera a tutti i costi essere un continente non belligerante: almeno per quanto attiene ai confini interrni. È anche vero che proprio in questi giorni, la questione Kosovo indipendente o meno è tornata attuale. Sono le elezioni legislative e municipali che la Serbia dovrebbe celebrare il 6 maggio a suscitare polemiche: il governo serbo ha infatti espresso l'intenzione di aprire le urne anche in territorio kosovaro, cioè nelle aree settentrionali del Paese, dove la maggioranza della popolazione è serba. Il governo del Kosovo, che si è proclamato indipendente solo nel 2008, è del tutto contrario a questa idea e accusa la Serbia di violare la sua sovranità.

      Riconoscimento dello stato kosovaro  

    Dal 2008 ad oggi il processo di riconoscimento internazionale dello Stato kosovaro non è stato univoco. Gli Stati Uniti e molti governi dell'Europa occidentale, fra cui l’Italia, decisero di appoggiare il Kosovo (vedi foto – bandiera) , mentre, al contrario, gli Stati amici della Serbia (tra cui soprattutto la Russia) hanno adottato una posizione molto dura. Tuttora, i serbi restano inflessibili. D'altra parte lo hanno dimostrato anche al professor Monti, in occasione della sua visita all'inizio del mese. «Non riconosceremo mai lo Stato del Kosovo», aveva detto Tadic al nostro ex-presidente della Bocconi. Tuttavia la Serbia si è appena candidata all'ingresso nell'Unione europea, e questo le impone una condotta più disponibile al dialogo, e soprattutto l’accettazione del fatto che il Kosovo sia ormai uno stato indipendente.

      La posizione di Bruxelles  

    Se davvero Tadic intende arrivare a Bruxelles dovrà evitare ulteriori frizioni: cosa che invece sta succedendo con il voto del 6 maggio. Tanto più che, negli ultimi giorni, la polizia kosovara ha effettuato alcuni arresti di funzionari pubblici serbi, presenti nelle cosiddette "strutture parallele", mantenute dalla Serbia nei confini della ex sua provincia. La posizione di Bruxelles in merito appare ferma. All'inizio di questa settimana, si è riunito a Vienna il Gruppo internazionale di supervisione per il Kosovo (25 membri tra cui l'Italia), il quale ha espresso l'intenzione di far cessare la sorveglianza internazionale sull'indipendenza del Paese. Bruxelles ha dato il suo ok per la realizzazione di uno studio di fattibilità che dovrebbe portare ad un accordo di associazione Ue-Kosovo. Se la Serbia vuole far parte della Ue, a quanto pare, dovrà prendere atto di questa nuova realtà.

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Eurovertice di Copenaghen – Il Fondo Salva Stati guarda alla penisola iberica:  La Troika “raddoppia!”

    Eurovertice di Copenaghen – Il Fondo Salva Stati guarda alla penisola iberica: La Troika “raddoppia!”

    Venerdì,  Marzo 30th/ 2012

    Eurovertice / Eurogruppo / Copenaghen / Spagna / Grecia / Portogallo / Fondo Salva Stati / Esfs / Ue / Bce / Fmi / Impoveriomento  / Merkel / Schiavitù   

    Il Fondo Salva Stati ora guarda alla penisola iberica:

    La Troika "non lascia, raddoppia!" 

    800 miliardi  per "salvare" o "affossare" Spagna e Portogallo:

    "dipende dai punti di vista!"

    Copenaghen, Lisbona, Madrid – Ammonta a 800 miliardi l’ allocazione di fondi – messi a disposizione dai contribuenti degli stati Ue, attraverso i propri "rappresentanti" di governo: più o meno eletti – per il presunto "salvataggio" delle due economie europee maggiormente esposte dopo la Grecia: Spagna e Portogallo. L’annuncio era arrivato ieri non di meno che dal Governo tedesco, che pare aver ceduto alle richieste di altri membri Ue su un aumento dell'European Financial Stability Facility, il cosiddetto – forse con un pizzico di amaro sarcasmo – “Fondo Salva Stati”. La conferma è arrivata oggi al vertice Ue di Copenaghen. A preoccupare, stavolta, è la dimensione delle economie chiamate in causa. Il Portogallo è per caratterstiche e popolazione simile alla Grecia, ma nel caso della Spagna stiamo parlando di circa 40 milioni di abitanti, del 25% di disoccupazione, che sotto i 25 anni sfiora il 50% e, comunque, di un’intera area dell’Europa che sta vedendo le migliori risorse umane, per lo più giovani, dirigersi Oltreoceano o, addirittura, verso le ex colonie portoghesi africane. La spagna è indebitata per 51 miliardi di dollari con le banche britanniche, 187 verso quelle statunitensi, 224 verso quelle francesi e 244 verso quelle tedesche. Sommando tutto, si arriva a 600 miliardi di euro per la Spagna e il restante per il Portogallo confermati con l’ok agli 800 miliardi per l’EFSF. Che la roccaforte tedesca stia per cedere? Fatto sta che a guadagnarci dalla pseudo-crisi del debito sovrano Ue sono come sempre le banche e i banchieri: per loro la crisi – malgrado quello che sostengano Bce ed Eba – non arriva mai. Ma quanto reggerà questo marchingegno infernale chiamato "Eurozona"? Quando la stampa ufficiale ed i TG di bandiera comincieranno a chiamare le cose col nome giusto? Gli Europei ne hanno davvero le tasche… vuote!

    Alessandro Pavanati (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Polonia: sesta economia in Europa, niente Euro e niente crisi

    Polonia: sesta economia in Europa, niente Euro e niente crisi

    Mercoledì, Marzo 28th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Unione Europea / Economia / Polonia / Varsavia / Crisi / Boom Economico / Zloty / Loszewki / Halesiak / Stanczac 

    Polonia – Sesta economia in Europa:

    niente Euro e niente crisi

    Una Nazione che cambia volto:

    il miracolo polacco

    Varsavia –  Una voce fuori dal coro quella della Polonia che, in un momento di crisi globale come quello che stiamo attraversando, ha chiuso il 2011 con una crescita del 4,3% andando controcorrente rispetto agli altri paesi europei. Alla faccia di chi argomento sui progressi dell'Euro e sulla natura debitoria della crisi. Va ricordato infatti che l'avanzo primario italiano è di gran linga maggiore a quello polacco. Cioè noi in teoria "stiamo meglio dei nostri cugini dell'est", avendo un miglior saldo tra entrate fiscali e spesa pubblica. Ma a parte ciò, tornando alla Polonia, va detto che Varsavia sorprende tutti perché, ormai lasciati alle spalle gli anni Ottanta, oggi rappresenta la sesta economia dell’Unione Europea e accanto alla Germania, quello polacco è l’unico Stato caratterizzato da forte dinamismo. Una Polonia che cambia faccia, dunque, che ha evitato la recessione mondiale nel 2008 e non ha avuto problemi di debito pubblico ma, al contrario, si è resa protagonista di progressi notevoli ed è riuscita a garantire un benessere diffuso tra i suoi cittadini. Secondo i dati raccolti e resi noti dal Ministero delle Finanze, il prodotto interno lordo polacco è cresciuto di circa il 16% negli ultimi 4 anni e le spese destinate alle infrastrutture, lo scorso anno, hanno registrato un +7%. Grattacieli, ristoranti, bar, centri commerciali e negozi di lusso si ritrovano, ormai, in ogni angolo delle città anche se ancora c’è molto da fare: strade e ferrovie sono, infatti, le stesse degli anni ’80 e risulta, ovviamente, necessaria ed urgente una modernizzazione delle stesse. “Tra le ragioni del boom economico polacco – secondo il direttore generale del Ministero delle Finanze, Patryk Loszewski – rientra il fattore psicologico, ovvero la predisposizione della nostra forza lavoro ed imprenditoriale ad affrontare le difficoltà senza scoraggiarsi”. Loszewki è tornato indietro nel tempo parlando della pesante eredità lasciata dal comunismo che ha abituato il popolo polacco al sacrificio e lo ha portato a credere nel libero mercato, tanto è vero che se, nel 2004, quando la Polonia è entrata a far parte dell’Ue, sono stati 2 milioni i giovani che hanno lasciato il Paese per cercare fortuna altrove, la maggior parte di loro, a distanza di tempo, è tornata in Polonia e ha investito i propri guadagni per avviare numerose attività. Il capo degli analisti macroeconomici di Pekao, Andrzej Halesiak, ha rintracciato le motivazioni della costante crescita polacca nel cambio fluttuante della moneta nazionale, lo zloty, che ha sempre garantito alla nazione grande competitività anche quando le esportazioni erano minacciate dalla crisi, e nel fatto che solo il 40% del prodotto polacco è destinato all’estero, di cui il 26% raggiunge la Germania, della quale la Polonia, è partner commerciale di estrema importanza. Ma Varsavia, a causa della crisi, ha deciso di rinviare di qualche tempo (fortunatamente per loro) l’adozione della moneta unica prevista per quest’anno, garantendo la sua partecipazione ad una politica monetaria comune a partire dal 2015, nel pieno rispetto dei parametri di Maastricht. “I problemi, ovviamente, ci sono – per come afferma la direttrice della sede locale della Banca Europea per la ricostruzione  e lo sviluppo, Lucyna Stanczak – in quanto la disoccupazione resta alta, intorno al 13%. Ma, secondo quanto riportato nel suo ultimo rapporto dalla Commissione Europea , “investimenti e consumi privati continueranno  a crescere”. Pertanto, ci serva da insegnamento il cammino di sacrificio della Polonia che ha preferito “arricchire” i suoi cittadini e non le banche di tutta Europa. Che non sia questa la via da seguire? Mgari senza euro? 

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Rio – Testo Onu: no al “diritto all’acqua” di UK e Danimarca

    Rio – Testo Onu: no al “diritto all’acqua” di UK e Danimarca

    Mercoledì, Marzo 21th / 2012

    Parlamento Europeo / Sviluppo sostenibile / Onu / Diritti / Rio +20 / Nazioni Unite / Acqua / Diritto / Multinazionali

    Rio de Janeiro – Vertice mondiale sviluppo sostenibile.

    Giù le mani dai diritti umani e dall'acqua

    Testo Onu: no al "diritto all'acqua" di UK e Danimarca

    La risposta dell'Europarlamento

    L’acqua è un bene comune, non una merce!

    Bruxelles, Rio De Janeiro – Il nuovo vertice fra gli Stati del mondo si terrà, quest’anno come venti anni fa, a Rio De Janeiro, dal 20 al 22 giugno prossimo. Si parlerà di sviluppo sostenibile, di lotta alle povertà, della crisi economica ed ambientale. Nel testo che l‘Onu presenterà in quella occasione è contenuto un importante riferimento sul “diritto all’acqua”, da considerarsi come bene comune per tutti gli esseri umani. Tuttavia alcune nazioni europee, fra cui Gran Bretagna e Danimarca, hanno chiesto la cancellazione di questo riferimento, preferendo parlare genericamente dell’importanza dell’accesso ai servizi idrici e dell’impegno degli Stati di garantire tale accesso entro il 2030. Ben 16 Stati europei dinanzi a questa proposta di mistificazione si sono astenuti, nonostante il Parlamento Europeo abbia invece di recente affermato in una risoluzione del 15 marzo di salutare “il riconoscimento da parte delle Nazioni Unite del diritto umano all’acqua potabile ed ai servizi igienico-sanitari”.

     Acqua-merce? 

    Questa volontà di ridurre l’acqua a merce da parte di molti Paesi europei fa riflettere sulla deriva a cui può condurre soltanto il desiderio sfrenato di ricchezze, che induce perfino a voler cancellare i diritti umani. Ma naturalmente tutto ciò non stupisce perché già ogni giorno le multinazionali farmaceutiche calpestano il diritto alla salute con il consenso degli Stati e quasi in tutto il mondo è disconosciuto il diritto alla vita dei bambini nel grembo materno, così come quello degli ammalati in fase terminale. Nel caso dell’acqua, tuttavia, si tratta di una risorsa che interessa la popolazione dell’intero pianeta, quindi si spera che un simile passo indietro sia scongiurato dal buonsenso, e dalla volontà dello stesso Parlamento Europeo di tutelare i 500 milioni di cittadini che vivono all’interno dei propri confini. Gli interessi economici e finanziari siano per una volta accantonati in nome del bene comune. Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Tunnel di Sierre: in Svizzera e Belgio è lutto nazionale – commossa folla a salutare i “nuovi angeli”

    Tunnel di Sierre: in Svizzera e Belgio è lutto nazionale – commossa folla a salutare i “nuovi angeli”

    Venerdì, Marzo 16th/ 2012

    Belgio / Svizzera / Tunnel di Sierre / Morte scolari / Lutto nazionale / Angeli

    Tunnel di Sierre: in Svizzera e Belgio è lutto nazionale – commossa folla a salutare i "nuovi angeli"

    Le famiglie delle vittime sentono l'abbraccio degli europei

    Lommel, Heverlee – Fin dalle prime luci dell’alba un fiume di gente è confluito davanti alla scuola che custodiva i sogni ed i passi delle piccole vittime “dodicenni”  stroncate nell’incidente stradale del tunnel dell’autostrada A9  Sierre-Sion, in Svizzera, per rendere loro omaggio e pregare. Piccoli, cui salme sono ora custodite nell’obitorio di Sion, dove in serata sono giunti i genitori. Intanto gli inquirenti cercano di indagare sulle cause che hanno portato l’autobus belga a schiantarsi nell’ormai celeberrima galleria della morte. Ciò mentre ancora tre passeggeri lottano tra la vita e la morte, con gravi lesioni interne, sia cerebrali che toraciche. Ma il giallo si infittisce. Infatti secondo le prime ricostruzioni ufficiali trapelate alla stampa, apparentemente filava tutto per il verso giusto: velocità di marcia moderata e visibilità in galleria ottimale. Tuttavia, finora le cause dell’incidente ruotano intorno a tre ipotesi: disguido tecnico di qualcheimpianto meccanico dell’autobus; un malore o colpo di sonno del conducente (si aspettano gli esiti dell’autopsia) o un mero errore umano. Intanto in Svizzera e Belgio è lutto nazionale, per i nuovi angeli volati in cielo. Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Allargamento Ue: “idea Serbia”

    Allargamento Ue: “idea Serbia”

    Lunedì, Marzo 5th /2012

    Consiglio Europeo / Allargamento Ue / Serbia / Belgrado / Status / Candidata

    Allargamento Ue: “idea Serbia

    Status di candidata per Belgrado, malgrado l’ostacolo rumeno

    Belgrado, Bruxelles  –  Accogliendo una risoluzione della Commissione esteri dell'Europarlamento, nella serata di ieri il Consiglio europeo ha concesso alla Serbia lo status di candidato ad entrare nell’Unione. Ciò è avvenuto dopo estenuanti ore di negoziato – tra i meriti riconosciuti al Paese, quello di esser riuscito a stabilizzare le relazioni con il Kosovo pur senza accettarne l'indipendenza – e malgrado  i  tentennamenti espressi dalla Romania: protesa a porre sul piato dell’allargamento, in contropartita, la questione dell’integrazione problematica della minoranza  dei  valacchi  in Serbia.. Venerdì scorso il Dialogo Pristina-Belgrado, condotto sotto l'egida della Ue, si è concluso con un accordo sulla gestione integrata dei confini del Kosovo del nord e con il riconoscimento del diritto dell'ex provincia di partecipare ai Forum regionali. La Germania ha fatto cadere le sue obiezioni. Italia, Francia e Austria hanno inviato una lettera di forte sostegno a Belgrado. Tutti gli altri partner hanno spinto per inviare un chiaro segnale alla Serbia. E presto anche le obiezioni della Romania sono state superate. La Serbia si affianca così a Montenegro e Macedonia che hanno già ottenuto lo status e sono ora in attesa di una data per l'avvio dei negoziati. La Bosnia non ha fatto alcuna domanda di ingresso, mentre la Croazia ha ultimato tutti gli esami ed entrerà il primo luglio 2013, raggiungendo così la Slovenia, la prima dei paesi dell'ex Jugoslavia ad entrare nella Ue nel 2004. Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)