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Categoria: Eurodeputati

Eurodeputati

  • Rehn, la “Natura giuridica dell’euro” e il signoraggio

    Rehn, la “Natura giuridica dell’euro” e il signoraggio

    Mercoledì, Marzo 21th / 2012 

    – di Sergio Basile –

    Parlamento europeo / Interrogazione / Commissione Ue / Commissione Affari Economici e Monetari / Banche e finanza / Bce / Eurosistema /Sebc / Bankitalia / Modello Fed / Crisi / Sacre Scritture / Mammona / Vangelo / Speculazione internazionale /       Goldman Sachs / Rehn  Sovranità / Paesi Ue / Filini / “Rinascita” / Borghezio / Scurria / Auriti / Diritto di proprietà / Euro-truffa / Dittatura / Università di Teramo / Bank of England

     Rehn, la “Natura giuridica dell’euro” e il

    signoraggio: quando la moneta appartiene

    alle banche

    “Signoraggio bancario”: crisi dell’Eurosistema

    della democrazia europea 

    Le interrogazioni alla Commissione Ue dei deputati Scurria

    e Borghezio, lo spunto di Filini e la denuncia del professor

    Auriti. Il Commissario Rehn non convince nessuno

    Bruxelles, Francoforte – La moneta, fin dai tempi più antichi è stato uno strumento di regolazione del mercato, ma ha avuto sempre una particolarità: il fatto di essere biunivocamente legata a doppio filo con un popolo ed un territorio di riferimento. In tal modo il popolo che la utilizzava ne aveva pieno controllo e si serviva di essa. Oggi, in questa società europea moderna che scimmiotta progresso, e sprizza “regole e rigore” da tutti i pori, la situazione – malgrado il trascorrere dei secoli – si è completamente invertita: è il popolo a servire il dio-danaro. Una nuova divinità pagana servita da un esercito obbediente e cieco d’illuminati tecnocrati. Divinità che nella Sacra Bibbia e nei Vangeli viene identificata come l’alter ego di “Mammona”: l’antagonista per eccellenza di Gesù e del Suo messaggio salvifico, incentrato sulla solidarietà e sull’amore all’uomo, nel pieno rispetto della Sua dignità e delle sue esigenze, materiali e spirituali. Allora, alla luce di questa imprescindibile premessa, ci si accorge quanta superficialità i media nazionali ripongano nell’argomento “natura e fini dell’euro” e quanto sia necessario saperne di più per tirare le giuste conclusioni sull’evolversi dell’attuale crisi che attanaglia ed umilia l’Europa: almeno i ceti meno abbienti, quelli cioè “non siglati dal marchio di Mammona”. In tal senso molto interessante ci è apparso l’articolo di Francesco Filini apparso oggi sul quotidiano “Rinascita” che fa il punto sul risultato dell’interrogazione parlamentare posta alla Commissione europea dall’eurodeputato Marco Scurria – interrogazione con richiesta di risposta scritta E-000302/2012 – circa la natura giuridica dell’euro, seguita – in ordine temporale – all’altra interrogazione presentata dal leghista Mario Borghezio il 16 giugno del 2011. L’esponente del carroccio, in particolare chiedeva alla Commissione Ue “come fosse possibile che l’euro nella fase di emissione appartenesse al “Sebc” o “Eurosistema” (formato da Bce più Banche Centrali Nazionali) mentre nella successiva e conseguente fase di circolazione – quasi come per magia – intervenisse una strana metamorfosi della natura giuridica delle stesse banconote”. Cioè come fosse possibile che esse (le banconote o monete in euro) finissero, poi, stranamente con l’appartenere “al titolare del conto corrente bancario di addebito”. Ora, come noto, le Banche Centrali dei paesi Ue come Bankitalia e Bundesbank, rispettivamente per Italia e Germania, sono oggi istituti di fatto nelle mani di banche ed istituti privati. In Italia, è bene ricordarlo, ciò avvenne il 30 luglio del 1990, con la “discussa quanto silenziosa” e deleteria Legge Carli-Amato. Tali bancheè qui il punto stampano moneta e (come nota altresì Filini – si appropriano sia del loro valore nominale (es.: 100) che del loro valore intrinseco (es.: valore di conio di 0,20). Lo scorso 12 marzo il Commissario agli Affari Monetari, Olli Rehn giustificava questo status-quo sostenendo che dopo l’emissione del Sebc (o meglio la “creazione telematica o elettronica dei valori nominali” e quindi – da notare – a costo zero, ma controllata ed autorizzata dalla Bce) l’emissione è disciplinata dalla “legislazione nazionale vigente al momento del trasferimento al nuovo proprietario del frutto dell’emissione (cioè degli euro)”. In tal modo, dunque, gli utilizzatori della moneta acconsentono inconsapevolmente di indebitarsi, attraverso il fenomeno del “signoraggio bancario”, accettando la proprietà del valore nominale della moneta. Ma in effetti – sottolinea Filini – “nulla giustifica l’indebitamento dei cittadini europei a vantaggio dell’Eurosistema”. Allora – come ben spiega il professor Giacinto Auriti – come possono prestare qualcosa (il danaro) con profitto (a debito) se non hanno la personale proprietà della cosa in questione? In effetti si tratterebbe di un vero e proprio abuso del diritto di proprietà, per non dire una vera e propria “euro-truffa”! Ciò – ci ricorda “Rinascita” di oggi – ha portato lo stesso professore dell’Unversità di Teramo a denunciare Bankitalia per “truffa, associazione a delinquere, usura, falso in bilancio e istigazione al suicidio”: una grave sorta di appropriazione indebita della proprietà della moneta che dovrebbe appartenere al popolo e solo al popolo. Infine – nell’interessantissimo rapporto – Filini ci rammenta la data di origine del male che ha progressivamente incancrenito il mondo facendolo prostrare forzatamente al “dio-danaro”: 1964. Data della costituzione della Bank of England, la prima Banca Centrale della storia.  

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • ACTA: La nuova dittatura che minaccia il mondo – Petizione record all’Europarlamento: 12 Giugno 2012, Ue al voto

    ACTA: La nuova dittatura che minaccia il mondo – Petizione record all’Europarlamento: 12 Giugno 2012, Ue al voto

    Mercoledì, Marzo 21th / 2012

    – di Sergio Basile – 

    Parlamento europeo / Petizione popolare / Unione europea / Acta / Accordo anticontraffazione / Accordo liberticida / Multinazionali / Diktat / Diritti / Censura / Web / Europa / Usa / Obama / Fascicolo istituzionale / 11 giugno 2012 / Consiglio  europeo / Ratifica / Sequestro / Confisca / Arresto / Risarcimenti / Apocalisse democratica

    ACTA: petizione all'Europarlamento contro

    l'accordo internazionale "dittatoriale" 

    Ue: 12 Giugno 2012 l'Europa al voto sull'Accordo

    commerciale più discusso di sempre

    Petizione-record sottoscritta dal "Popolo Anti-Acta":

    2,4 milioni di europei contro la censura commerciale e web 

    Bruxelles – L'Acta  (Accordo internazionale anticontraffazione) è stato definito da molti giuristi ed economisti – trovando pienamente d'accordo anche noi di "Qui Europa" – come l'accordo tra stati più liberticida e antidemocratico di sempre. Esso, infatti, va a minare – con lo slogan retorico di una presunta difesa dei consumatori e del diritto d'autore – le principali libertà economiche dei cittadini, così come la libera possibilità di esprimere il proprio pensiero sul web.

      Petizione da Record  

    La petizione per il blocco dell'Acta è stata sottoscritta – dopo centinaia di manifestazioni in tutta Europa –  da 2,4 milioni di europei ed e' stata ritenuta “ricevibile in via urgente” dalla Commissione parlamentare competente di Bruxelles, presieduta dall'eurodeputata italiana Erminia Mazzoni (Pdl). Tale commissione  ha impiegato meno di un mese ad accogliere la richiesta, dimezzando di fatto i tempi previsti per il rispetto dell'iter tradizionale. L'obiettivo raggiunto, per ora – ed in attesa del voto del Consiglio Ue previsto per il prossimo 11 giugno 2011, sul documento Acta: altrimenti noto come “Fascicolo Istituzionale 23/9/2011 n. 0166” ( per saperne di più vedi video in galleria multimediale di “Qui Europa” o http://www.youtube.com/watch?v=72sxGIfqakg&feature=related) – è stato quello di accelerarne il dibattito parlamentare. Il primo confronto ufficiale sul controverso e “liberticida” documento dovrebbe avvenire il prossimo 27 marzo presso la “Commissione commercio internazionale”. Nella petizione i ricorrenti  sostengono che “l'accordo è stato negoziato in segreto da un piccolo numero di Paesi ricchi e da poteri aziendali forti, e istituendo di fatto un'intesa anticontraffazione che permetterebbe a chi ha interessi privati di sorvegliare tutte le attivita' online e commerciali dei cittadini di tutto il mondo''. 

      I Rischi dell'ACTA  

    E’ doveroso ricordare che le multinazionali con l’Acta godrebbero di una posizione di assoluto vantaggio sui piccoli consumatori e sulle piccole aziende, in forza della semplice esistenza di un brevetto o di un diritto d’autore, tale da permettere di porre in essere spropositate ed ambigue misure di censura e difesa che di fatto potrebbero limitare fortemente le libertà dei singoli, creando una sorta di dittatura commerciale, ed imbavagliando – tra l’altro – una delle poche fonti di informazione rimasta (parzialmente libera): il web. Negli Usa, Obama, avrebbe imposto l’approvazione dell’Acta, senza passare dal Congresso: molti osservatori internazionali hanno bollato questo comportamento come ingiustificabile. Come un atto di prepotenza ed un inaccetabile processo antidemocratico.

      Il Pretesto di Obama   

    Il pretesto del Presidente Usa sarebbe stato quello di aver agito nel tentativo di difendere i diritti d’autore ed i diritti delle aziende titolari di brevetti. Ma Obama non avrebbe replicato alle critiche dei suoi detrattori, in nome di una presunta scelta di difesa della "sicurezza nazionale". Speriamo bene, e speriamo di allontanare presto – con la consapevolezza e la verità intellettuale che dovrebbe animare le azioni e le intenzioni di tutti gli uomini diresponsabilità della Terra – i fantasmi di una nuova “apocalisse democratica”.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Europarlamento, Commissione Trasporti: “avanti con la Tav!”. Ma anche nell’UK cresce il dissenso

    Europarlamento, Commissione Trasporti: “avanti con la Tav!”. Ma anche nell’UK cresce il dissenso

    Martedì, Marzo 20th / 2012

     Parlamento europeo / Italia / Corridoi europei / Tav / No-Tav / Torino – Lione / Trieste / Capodistria / Brian Simpson

    Europarlamento, Commissione Trasporti: "avanti con la Tav!". Ma anche nell'UK cresce il dissenso

    I pro e i contro del corridoio "Torino – Lione" caldeggiato dall’Ue

    Trieste – Il presidente della Commissione Trasporti del Parlamento Europeo, Brian Simpson, ha affermato che “bisogna ascoltare il dissenso”, ma che la Torino – Lione è un’opera fondamentale, caldeggiando il governo italiano a decidere in fretta per il bene del Paese. Ma Simpson si è spinto oltre, fino a parlare del collegamento tra Adriatico– Baltico: "L’alta velocità – ha garantito – dovrà arrivare fino al confine più orientale d’Italia. Trieste è un porto e una città principale e quindi deve essere parte della rete". Del resto, per Simpson, l’alta velocità non sarà «la risposta a tutto», ma è «un elemento importante per la rigenerazione economica e l’inclusione sociale. Tutte le città principali devono essere collegate dall’alta velocità, e poi ci deve essere un sistema locale ramificato, e non una rete locale – spazzatura». Si ipotizza, quindi, una rete Tav Trieste–Capodistria. Non se ne conosce ancora il percorso, e potrebbe passare anche per l’Austria. Simpson ha detto che anche nelregno Unito si sta levando alto il grido dei No-tav, ma l’importante per il deputato è "trovare un equilibrio tra protezione dell’ambiente, delle persone, e sviluppo delle moderne infrastrutture". In Italia, è anche una difficile ricerca del dialogo politico e sociale. Dall’Ue ci prospettano una quadratura del cerchio: ambiente pulito, cittadini contenti, e treni veloci. Un teorema certo non impossibe, ma al momento di ardua soluzione. Soprattutto perchè ancora ribuste ci sembrano, francamente, le ragioni del popolo No-Tav, e troppi alti i costi di un'opera faraonica destinata ad avere rispercussion pesanti sia sull'ambiente che sulla salute dei cittadini: oltre che sui portagofli degli europei. Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)      

     

     

  • Sconcerto a Strasburgo: Famiglia tradizionale? Concetto restrittivo!

    Sconcerto a Strasburgo: Famiglia tradizionale? Concetto restrittivo!

    Mercoledì, Marzo 16th/ 2012

    – di Sergio Basile – 

    Strasburgo: Famiglia tradizionale, Concetto restrittivo!  / Parlamento Europeo / Strasburgo / Famiglia / Veld / Matrimoni Gay / Cassazione / Italia / Mauro 

    Strasburgo – Famiglia tradizionale, concetto

    restrittivo! Sconcerto di PPE, Comunità

    Cristiane e Giuristi del "Diritto di Famiglia"

    Dall'Europarlamento: no a definizioni restrittive

    di idea "famiglia". La cellula della società in pericolo

    Ad orologeria, dalla Cassazione spunta una

    sentenza che compiace Bruxelles Avvenire:

    "sentenza creativa!"

    Strasburgo, Roma – A sorpresa, all'Europarlamento, mercoledì scorso, la Destra è stata battuta in plenaria sul controverso tema dei matrimoni gay. I governi europei, secondo il Parlamento europeo – o almeno la maggiornaza dei deputati – non devono predefinire o mantenere ''definizioni restrittive di famiglia''. Ciò allo scopo di negare o limitare – evidentemente – la protezione alle "coppie tradizionali". E' questo il sunto della posizione espressa nel "Rapporto sulla parita' di diritti uomo-donna" presentato dalla radicale di sinistra olandese Sophie in't Veld e passato con lo stupore di molti. Tra i più delusi, l'eurodeputato italiano Mario Mauro, del Ppe. Il Partito Popolare Europeo voleva cancellare con un emendamento (poi bocciato per una manciata di voti) la proposta. Tuttavia la Veld non si è fermata qui, richiedendo alla Commissione europea una sorta di "imposizione forzata" del riconoscimento reciproco delle unioni omosessuali all'interno dei diversi stati Ue: e ciò in base ad una quanto mai fantasiosa interpretazione del principio di "uguale trattamento senza distinzione di religione o credo, disabilita', eta' o orientamento sessuale''. Il quotidiano "Avvenire" ha dedicato alla notizia molto spazio,  e stamane – quasi a farlo apposta – la notizia che, in merito, la Cassazione nella giornata di ieri ha depositato una sentenza (n. 4184) nella quale equipara i diritti delle famiglie normali a quelle gay. La notizia ha lasciato sgomento non solo i cattolici ed i sostenitori – non cattolici – del modello di famiglia tradizionale, ma anche il mondo giuridico. Cesare Mirabelli – ex presidente della Corte costituzionale – e il giurista Alberto Gambino hanno infatti preso posizione molto nette contro tale sentenza che addirittura bolla come "radicalmente superata la concezione secondo cui la differenza di sessi non è presupposto indispensabile al matrimonio". Entrambi i giuristi l'hanno definita quale uno “strappo con l’ordinamento vigente in aperta antitesi con il diritto di famiglia”.  Ciò "a meno che – sostiene dalle pagine di Avvenire Gambino –  non si voglia intendere che la vita familiare sia ormai diventata sinonimo di qualunque forma aggregativa, dai club sportivi, alle famiglie aziendali, per passare ai vincoli solidaristici delle associazioni di tendenza”.  Forse sarebbe il caso che i giudici della Cassazione tornino a riguardare qualche vecchia foto famiglia dei loro nonni.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

    
    

     

  • Strasburgo contro il sito dell’antieuropeista olandese Geert Wilders: “sfiorerebbe la xenofobia!”

    Strasburgo contro il sito dell’antieuropeista olandese Geert Wilders: “sfiorerebbe la xenofobia!”

     

    Venerdì, Marzo 16th/ 2012

    Parlamento europeo / Olanda / Xenofobia / Rivincita / Antieuropeismo / Schengen / Costituzione Ue / Geert Wilders

    Strasburgo contro il sito dell'antieuropeista olandese Geert Wilders: "sfiorerebbe la xenofobia!"

    Sgarro, Rivincita dei federalisti europei o reale slancio antisemita?

    Strasburgo, Amsterdam – Il Parlamento europeo nelle scorse ore ha preso le distanze dal sito web del PVV (Partito per la libertà olandese o “Partij voor de Vrijheid”) che, dimostrando presunti slanci antisemiti, esorterebbe – a detta della maggior parte dei deputati – a denunciare, dalle pagine del suo blog, i lavoratori dell’est Europa. Il Parlamento ha altresì invitato ufficialmente il premier olandese Mark Rutte a fare altrettanto. Non si è fatta attendere la risposta del premier, che – deludendo le aspettative di Strasburgo – al contrario si è rifiutato di condannare il sito ed il suo leader ispiratore. Hannes Swoboda (leader dei socialisti europei)  ha commentato l’accaduto dicendosi fermamente ‘‘contrario al semplice oscuramento del sito, perchè questo farebbe del signor Geert Wilders – il responsabile – un eroe, una sorta di martire, correndo il rischio di aumentare i suoi seguaci”. Parole di disapprovazione contro Wilders anche dal leader dei liberali Guy Verhofstadt, il quale tuttavia ha precisato che non si contesta, nello specifico un comportamento xenofobo, ma semplicemente la volontà dei liberali europei era quella di "non rinnegare Schengen" e la libera circolazione di cittadini sancita già con i “Trattati di Roma” del 1957. D’altra parte si sa! Tra i sostenitori del progetto d’integrazione europea di Lisbona e Geert Wilders, non è corso mai buon sangue. Al fine di comprendere meglio i contorni della vicenda, va ricordato infatti che il PVV nacque ufficialmente nel 2006 ad opera dello stesso “antieuropeista” Geert Wilders, che nel 2004 abbandonò il Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia, creando un proprio gruppo parlamentare. Wilders, come logico, non condivise la posizione filoeuropeista del VVD, oltre che l’apertura del partito europeista all’ingresso della Turchia in Europa. Sempre Wilders, nel 2005, si impegnò – vincendo la battaglia – per il “No” al referendum sull’accettazione di una Costituzione Europea, poi comunque fatta rientrare dalla finestra sotto forma di “Trattato”, per l’entrata in vigore del quale fu sufficiente una semplice ratifica internazionale dei capi di stato, anziché una farraginosa e pericolosa – quanto democratica – accettazione mediante referendum e riforma costituzionale. Molti osservatori parlano – forse impropriamente, ma con una matura convinzione – di “rivincita” o “sgarro” dei federalisti europei contro gli euroscettici e gli “antieuropeisti”, che potrebbero minare dalle fondamenta Bruxelles e i suoi palazzi. Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Europarlamento: Rinaldi (Idv) sposa la causa del “gelato artigianale”

    Europarlamento: Rinaldi (Idv) sposa la causa del “gelato artigianale”

     

    Mercoledì, Marzo 14th / 2012

    Parlamento Europeo / Consumatori / Alimenti / Gelato /  Rinaldi

    Europarlamento: Rinaldi (Idv) sposa la causa del "gelato artigianale"

    Serve normativa europea per tutelare consumatori

    Strasburgo – Nelle scorse ore all'Europarlamento "dolce interrogazione" del deputato Idv Niccolo' Rinaldi, che ha chiesto alla Commissione Ue di difendere con esplicita dicitura il ''gelato artigianale'': passo importante per la difesa di uno dei migliori prodotti del made in Italy sia all'interno dei confini nazionali che nel mondo. Secondo il deputato, oggi, la normazione europea in merito ai criteri di riferimento e preparazione è scarsa e gli abusi sarebbero in tal senso favoriti, moltiplicando i casi di edulcorazioni del prodotto.  In mancanza di tale legislazione – ha dichiarato Rinaldi – "c'e' il rischio che il consumatore sia tratto in inganno sulla reale qualita' del prodotto e che i veri artigiani del gelato siano esposti a concorrenza sleale''. La questione non poteva che essere sollevata da un italiano, visto che il gelato trae origine proprio dal nostro Paese. Come ci insegna la tradizione, infatti, nel 1686 fu un cuoco siciliano Francesco Procopio dei Coltelli (pare in disputa di paternità con un altro italiano, il macellaio toscano Ruggeri di Firenze) ad inventare questa straordinaria combinazione di  gusto, sostanza e colore, realizzando una miscela rivoluzionaria. Il cuoco successivamente introdusse il “gelato” presso la corte di Francia, presso il Café Procope di Parigi e progressivamente nel resto della Paese. Quindi a Strasburgo si tratta in fondo di un dolce ricorso storico. Sergio Basile (Copyright © 2011 Qui Europa)

  • L’Ue si schiera dalla parte dei marò

    L’Ue si schiera dalla parte dei marò

    Mercoledì, Marzo 14th / 2012

    Unione Europea / Parlamento europeo / Italia / India / Marò / Monti / Asthon 

    L’Ue si schiera dalla parte dei marò

    Incontro tra Monti e la Ashton a Bruxelles. Impegno per i militari italiani.

    Bruxelles  – L’Unione Europea scende in “campo” per i marò italiani arrestati in India, ma non senza gaffe.  Dopo contatti informali, è avvenuto ieri  l’incontro ufficiale tra il premier italiano Mario Monti, presente a Bruxelles per partecipare all’Ecofin, e l’Alto Rappresentante per la politica estera Ue, Catherine Ashton. La Ashton  si è pronunciata sull’impegno, nei confronti dei nostri connazionali, che l’Ue sta portando avanti  a Nuova Delhi e si è detta “disposta ad intraprendere qualsiasi possibile ed ulteriore passo per trovare una soluzione a questa situazione” per come si legge in un comunicato diramato a Palazzo Chigi. Nella prima versione del comunicato si parlava, però, di “contractor”, una sorta di militari mercenari che svolgono il  loro lavoro a scopo di lucro. A questo è dovuto qualche dubbio sulla conoscenza, da parte della Ashton, del dossier sui due marò. Ma, gaffe a parte, la portavoce dell’Alto rappresentante per la  politica estera Ue ha dichiarato “la necessità di inquadrare questo incidente nel contesto della cooperazione internazionale nella lotta contro la pirateria per giungere alla definizione di regole internazionali sulla presenza di personale delle forze armate a bordo di navi mercantili”. Proprio in queste ore, a Strasburgo, Roberta Angelilli, vicepresidente del Parlamento europeo, sta presiedendo la seduta plenaria, indossando una maglia con le foto dei militari di Marina italiani e una scritta significativa “siamo dalla vostra parte”, affinchè venga posto termine al “silenzio assordante” di cui era stata accusata l’Ue. Ma se il “rumore” viene dopo il silenzio, ci tocca sperare che non sia troppo tardi per “alzare la voce” e far valere le proprie ragioni.Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Nuovo regolamento europeo sulle successioni

    Nuovo regolamento europeo sulle successioni

    Mercoledì, Marzo 14th / 2012

    Parlamento europeo  / Leggi e regolamenti / Riforme / Successioni

    Nuovo regolamento europeo sulle successioni

    Mai più processi lunghi e costosi

    Bruxelles – Il Parlamento Europeo ha appena approvato un nuovo regolamento in materia di successioni, quando si tratta di persona deceduta all’estero, ed il cui testamento implichi il coinvolgimento di legislazioni differenti in materia testamentaria. Si tratta di una situazione che riguarda circa 450 mila successioni all’anno, cioè il 10 per cento delle successioni in Europa, per un valore di circa 123 miliardi di euro. Il nuovo regolamento non riguarda – naturalmente – che le persone che siano rimaste a vivere nel proprio paese di origine, in quanto esso non modifica le legislazioni nazionali, ma si limita ad integrarle. Le nuove regole introducono anche un Certificato successorio europeo, che intende facilitare le procedure legali, garantire il rispetto dei diritti degli eredi, e degli eventuali creditori. Il nuovo regolamento avrà il vantaggio di facilitare l’esecuzione delle volontà testamentarie ed eviterà i lunghi e costosi processi che si verificavano, invece, in questo ambito, quando risultavano coinvolte le legislazioni di paesi differenti. Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Strasburgo: Europarlamento chiede imposizione del riconoscimento “famiglie omosessuali”

    Strasburgo: Europarlamento chiede imposizione del riconoscimento “famiglie omosessuali”

    Mercoledì, Marzo 14th / 2012

    Parlamento europeo / Famiglia / Parità  / Omosessuali / Veld /  Sschmidt

    Strasburgo: Europarlamento chiede imposizione del riconoscimento “famiglie omosessuali”

    Dopo le sovranità nazionali l’Europa pensa a distruggere la famiglia e il suo ruolo etico

    Strasburgo – Promuovere il riconoscimento delle coppie omosessuali superando la definizione di famiglia tradizionale, intesa come unione tra uomo e donna: questo il contenuto della risoluzione approvata, nelle scorse ore, al Parlamento europeo di Strasburgo. Ma l’ambiguità è rintracciabile già nel titolo della proposta “Risoluzione sulla parità tra donne e uomini nell’Unione Europea”. Donne e uomini, nient’altro. Un contesto universalmente condivisibile, nel quale, però, vengono inseriti paragrafi che modellano il senso generale dell’intera risoluzione. È il caso del paragrafo 5, in cui “la Commissione e gli Stati membri vengono invitati ad elaborare proposte per il riconoscimento reciproco delle unioni civili e delle famiglie omosessuali a livello europeo nei Paesi in cui già vige una legislazione in materia, al fine di garantire un trattamento equo per quanto riguarda il lavoro, la libera circolazione, l’imposizione fiscale e la previdenza sociale, la protezione dei redditi familiari e la tutela dei bambini”. Al paragrafo 7 viene contestata la definizione di “famiglia tradizionale” utilizzata da diversi rappresentanti di Stati membri, perché considerata restrittiva e come concetto che nega la tutela giuridica a coppie composte da persone dello stesso sesso e ai loro figli. Figli? Quali? La natura non prevede che coppie omosessuali possano generare vita, obiettivo primo e di estremo valore che, invece , rientra nel concetto di quella “famiglia in senso ristretto”. Alla proposta avanzata dall’europarlamentare olandese del gruppo Alde, dei Liberal-radicali, Sophia in’t Veld, si aggiunge la notizia che in Danimarca, dal 15 giugno prossimo, le unioni omosessuali potranno essere celebrate in chiesa. Per  la premier  Helle Thorning Schmidt si va verso una Danimarca moderna. Moderna non si sa per cosa. La vera ambiguità è quella contenuta nella risoluzione che da un titolo generico e condivisibile, inganna poi con passaggi specifici e dettagliati che, a detta nostra, non contribuiscono ad allargare il concetto di famiglia tradizionale ma, al contrario, tendono a restringerlo.  Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)