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    Robot al posto dell’uomo. Fine del lavoro? Prospettive e soluzioni

    Martedì, 14 Giugno/ 2016

    – di Roberto Pecchioli  – 

    Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, Giacinto Auriti, Proprietà Popolare della moneta, Sete di Giustizia, liberismo, comunismo, robotica, automazione, costo del lavoro, mercatismo, Toni Negri e Michael Hardt, Chesterton, Sergio Basile, Sete di Giustizia, profitti, surplus  

    Robot al posto dell’uomo. Fine del lavoro?

    Prospettive e soluzioni

    Robotizzazione selvaggia: termometro impazzito di un disagio 

    nascosto dietro le folli dinamiche della globalizzazione,

    in un mondo dove l'uomo sembra ormai superfluo

    ►Video in allegato:

    Mondo del lavoro e condizione del sindacato – Secondo Giacinto Auriti

     

    di Roberto Pecchioli

    Introduzione di Sergio Basile / Presidente "Sete di Giustizia"

    Robot al posto dell’uomo. Fine del lavoro

     Introduzione                                                                                                       

    Catanzaro – di Sergio Basile – I concetti di "valore" e quindi di "lavoro" (nobile e necessaria partecipazione umana alla creazione-accrescimento del valore esistente con la Divina Creazione (1)), da tre secoli a questa parte – come vedremo meglio di seguito – sono stati alterati, svuotati e deformati, in quanto è stato messo fuori gioco il "valore convenzionale" incarnato dalla moneta (2). E' stato questo il grande limite (occultato dalla storia, scritta dai vincitori delle guerre mondiali) sia delle scuole marxiste che di quelle liberiste, protese a difendere ciecamente surplus e profitti e legate unicamente ai ceppi del "costo" e del dualismo di classe.

    (1) Vedi qui: Chi genera davvero la Ricchezza? Capirlo è essenziale!

    (2) Vedi qui: Moneta – Limiti dei sindacati e crimini moderni della società strumentale 

    Mistero Marx – Ruolo dei Sindacati e paradosso del Plusvalore secondo Auriti

     Robotizzazione selvaggia: termometro impazzito del disagio globale 

    In questo sistema, viziato in partenza, ovviamente, a farne le spese sono stati, e sono, sia i lavoratori che i datori di lavoro: il terzo a goderne, ovvio, sono il sistema bancario e le sue pertinenze indirette, sia fittiziamente "pubbliche" (mangiatoie stataliste, filo-europeiste, ecc..) che private (multinazionali). L'automazione e la robotizzazione selvaggia sono il termometro impazzito di questo disagio nascosto dietro le dinamiche folli della globalizzazione, in un mondo dove l'uomo sembra ormai superfluo.

    Sergio Basile / Presidente "Sete di Giustizia"

     

    di Roberto Pecchioli

    Robot al posto dell’uomo. Fine del lavoro

     La supremazia dei robot                                                                                   

    Roma  – di Roberto Pecchioli – La notizia non è nuova, e purtroppo non conquista le prime pagine dei giornali: i robot, tra meno di cinque anni, costeranno meno di un lavoratore “umano”. Secondo uno studio molto attendibile, un robot costa oggi mediamente ad un’impresa tra i 18 e i 20 euro orari, contro i 15 di un operatore in carne ed ossa, ma già entro il 2020 il costo per unità dei robot applicati alla logistica  sarà di 100.000 euro, il che, rapportato ad ore di lavoro, corrisponde ad un costo di soli 10 euro, contro  i 19 dell’uomo.  Il mercato dell’automazione, dunque, subirà un ulteriore balzo, oltre al già ragguardevole + 27% realizzato dal 2014. La previsione, per l’Europa, è di un mercato da 40 miliardi di euro l’anno prossimo, con l’ovvia irruzione del capitale di rischio nell’avventura robotica e cibernetica. Crescono anche i presidi chirurgici robotici, mentre in Cina la Foxconn, il gigante che produce gli i-phone, ha già acquistato un milione di robot, che affiancano un analogo numero di operai, e stanno iniziando a sostituirli.

     L'emorragia del "Mondo Nuovo"                                                                    

    La previsione iniziale è la perdita di un milione e mezzo di impieghi in Europa nella sola logistica, ma il problema strutturale è che il lavoro umano verrà reso obsoleto come tale, senza alternative. La velocità e l’ampiezza del fenomeno è, e più ancora sarà senza precedenti storici. Alcuni ipotizzano che oltre il 40 per cento dei lavori attualmente esistenti negli Usa corra un alto rischio di sostituzione robotica, mentre per un altro 20 % il rischio sarebbe medio.  Al di là della precisione predittiva dei cosiddetti esperti, tuttavia, il fatto è immenso, e necessita di essere analizzato nelle sue ricadute sociali, economiche, territoriali, antropologiche, addirittura esistenziali, al fine di predisporre dei paracadute, organizzare contromisure, riorientare la vita degli uomini. Questo, infine, è politica. Il resto è aritmetica, o, al più, amministrazione.

     Il "costo lavoro"                                                                                                  

    Secondo la teoria classica, il lavoro è (era) uno dei tre fattori fondamentali della produzione, con il capitale e la terra, dunque una fonte di ricchezza. Successivamente, si è trasformato in costo, componente del conto economico e non dello stato patrimoniale. Dunque, qualcosa che va ridotto, limitato, risparmiato. Da oggi, siamo oltre: se ne può fare a meno. Il primo pensatore a prendere atto della nuova realtà è stato probabilmente Jeremy Rifkin, con il suo “La fine del lavoro”, che è del 1995, pur se già Joseph Schumpeter aveva osservato come il fenomeno della mancanza di lavoro fosse un prodotto dell’industrializzazione, e quindi, della progressiva tecnologizzazione degli apparati produttivi.  La disoccupazione è un fenomeno moderno, eccetto che per situazioni determinate da catastrofi naturali  o epidemie nelle epoche preindustriali.

    Lavoro e Ricchezza

     L'insufficienza dell'analisi economica                                                           

    Un economista come Larry Summers ha tentato di disegnare lo sfondo di un’estesa e persistente disoccupazione  da tecnologia in uno scenario di stagnazione secolare, ma l’analisi economica, per quanto seria e bene intenzionata, non è sufficiente. Rifkin, che nella Fine del lavoro fu il primo ad esaminare i risvolti del problema da un punto di vista interdisciplinare, nel suo recente “La società a costo marginale zero” fornisce un interessante arsenale di concetti, oltreché una messe di dati interessanti. Innanzitutto, dimostra che l’innovazione tecnologica  ha bruciato molti più posti di lavoro della delocalizzazione degli impianti. Poi certifica un altro dato: nel periodo preso in esame, otto anni all’inizio del millennio, l’industria mondiale ha 22 milioni di addetti in meno, ma ha aumentato la produttività del 30 per cento. Il dato comprende anche la Cina, il cui boom manifatturiero è stato largamente potenziato dall’informatica e dalla robotica.  Negli USA, in cui la produzione industriale è in ripresa, non lo è affatto l’occupazione.

     I limiti antisociali del'economia di mercato                                                 

    Ma il lavoro è stato sempre considerato dall’economia politica (pensiamo a Friedrich List) come un capitale sociale, dunque una società senza lavoro è un mondo in perdita. La distruzione accelerata di professionalità, conoscenze, cultura materiale e tecnica è un esito drammatico, che va evitato ad ogni costo. E’ proprio Rifkin ha fornire una prima chiave di lettura, insistendo sulla necessità di accumulare nuovo capitale sociale sotto forma di formazione  e di autoproduzione. In questo sembra di riconoscere il lato più convincente di talune tesi “decresciste”, come quelle del professor Pallante (distinzione tra beni e merci, recupero e riuso, capacità di autoprodurre). Tuttavia, è senz’altro da respingere il suo ottimismo circa il carattere liberatorio della fine, o della rarefazione del lavoro. L’economia di mercato, infatti, fattasi società di mercato e creatrice di diritto positivo e coercitivo, non ha alcuna intenzione di dividere i suoi profitti con alcuno, tantomeno di organizzare una vita sociale che tenga conto delle nuove condizioni della merce-lavoro, anzi della merce-uomo.

     Un nuovo tornante della storia                                                                       

    Del resto, se le innovazioni tecnologiche saranno in grado, come sembra certo, di sostituire l’obsoleto, poco produttivo e recalcitrante fattore umano non solo nella manifattura, ma anche nei servizi avanzati e persino in quelli alla persona, nonché nell’industria culturale e dell’intrattenimento, il vero problema dei detentori delle macchine e dei proprietari dei nuovi know-how sarà quello di trovare sbocchi di mercato in parti del pianeta dove esista ancora il lavoro pagato, i cui redditi possano alimentare il consumo. Sono davvero lontani i tempi di Henry Ford e della politica degli alti salari, volti alla generalizzazione dei consumi, tanto più in un momento storico in cui la stessa industria automobilistica, storico simbolo di innovazione quanto di occupazione, sta lavorando alla realizzazione dell’auto senza conduttore. Il progetto relativo è condiviso da Fiat Chrysler, dal colosso multinazionale del “car sharing” Uber (in orbita saudita), criptica espressione che significa taxi “alternativi”, e, cosa assai significativa, dal gigante del commercio elettronico Amazon e da Google.  Siamo dunque entrati in uno di quelle fasi della vita economica che si definiscono tornanti della storia, e, se aveva ragione Einstein ad affermare che occorre un "nuovo modo di pensare" per risolvere problemi nuovi, deve mutare il paradigma corrente.

    Robot al posto dell’uomo. Fine del lavoro

     Quarta rivoluzione industriale                                                                        

    Tornare ai principi, tornare alla persona, restituire al mercato il suo ruolo di strumento al servizio dell’uomo. Sarà durissima, ma non esistono scorciatoie. In un mondo dove milioni di esseri umani saranno sostituiti nelle loro funzioni da apparati informatici, la strada obbligata è il recupero dello spazio pubblico e comunitario, anche nella sua aspetto di potere. C’è bisogno dello Stato-comunità, con le sue articolazioni, e va ridisegnato anche il principio di sussidiarietà, in senso verticale, poiché è lo Stato stesso che deve riassumere iniziative in campo economico, a tutela della coesione sociale e della sua stessa permanenza come istituzione. La quarta rivoluzione industriale, che è in pieno svolgimento, si avvia a liquidare il lavoro salariato nelle industrie e nei servizi, oltre al lavoro professionale in molti altri ambiti, anche di elevata qualificazione: si è rotto il legame tra produttività ed occupazione. Debole, ancorché suggestiva, appare la proposta di incrementare i cosiddetti prosumers, ovvero i produttori consumatori che potranno fare da sé, proprio attraverso la generalizzazione delle tecnologie cibernetiche e robotiche , le merci che consumeranno. Tuttavia, applicando le vecchie acquisizioni del marginalismo di Jevons e Marshall, se il costo marginale dei prodotti si avvicinerà allo zero, anche l’impresa tradizionale dovrà cambiare profondamente. Forse reggeranno solo le imprese cooperative, nella più vasta accezione del termine, ed il mercato restringerà il proprio raggio d’azione. Forse, giacché l’economia di mercato ci ha abituato alla sua enorme capacità rigenerativa, mimetica ed adattiva.

     I falsi profeti del liberismo globale                                                                 

    La speranza (e probabilmente la necessità) è che nasca un’economia policentrica, condivisa, nel senso della ripresa di iniziativa delle pubbliche istituzioni e di tutti noi, proprietari , difensori e utilizzatori dei beni comuni. Un piccolo esempio è la fiorente economia generata dalla custodia ed utilizzo delle risorse forestali in Val di Fiemme, affidata alle comunità locali che ne traggono benessere economico, gestione attiva del territorio, conservazione e rilancio di attività e conoscenza antiche, rielaborate con tecniche e strumenti contemporanei.  Il lavoro, dunque, torna ad essere ricchezza per l’intera comunità, a patto di considerarlo, finalmente, per quello che è, una risorsa preziosa. Il giornalista economico Giorgio Arfaras ha indicato recentemente, in un articolo su La Stampa, una ulteriore, grande questione, ovvero quella della distruzione non più di impieghi operai, come nelle fasi precedenti dell’economia industriale, ma di innumerevoli  professioni impiegatizie e dei servizi: turismo, credito, assicurazioni, presto anche il settore pubblico. Per parafrasare Karl Polanyi, un nuovo , decisivo capitolo della “Grande Trasformazione”. Arfaras, uomo del liberismo globale, teme “ la soluzione più semplice, quella di erigere muri o tornare al protezionismo”. Non si chiede affatto quale ruolo – o sacrificio – debba essere attribuito ai grandi gruppi economici, prigioniero della bibbia liberale internazionalista di cui è stipendiato corista.

    Robot al posto dell’uomo. Fine del lavoro

     Distruzione dei consumi e redistribuzione dei redditi                               

    Indubbiamente, se duramente colpiti, ceti importanti, oggi schierati con l’universo liberale, potrebbero ritirare il loro appoggio – od acquiescenza – al sistema vigente, ma la domanda è quella accennata all’inizio: chi mai comprerà i prodotti realizzati nell’industria robotizzata? Il mercatismo terminale, aggrappato al dogma della scarsità monetaria, felice del “dumping” salariale , in brodo di giuggiole per la possibilità di scacciare da fabbriche ed uffici gli umani non più ricollocabili, continuerà a soffocare la domanda aggregata, cioè i consumi, di beni e servizi. Continuerà a segare l’albero su cui prospera alle spalle di miliardi di persone. Vorrà cambiare? In attesa della risposta, che arriverà comunque in ritardo sui tempi della vita, occorrerà immaginare, e realizzare, forme di redistribuzione della proprietà e del reddito.

     La terza via                                                                                                          

    Ritornano nell’agenda del possibile i principi della partecipazione alla proprietà industriale, nella forma della “public company”, dell’autogestione, dell’impresa cooperativa, della comproprietà, della stessa cogestione, negati i quali si rifaranno avanti forme nuove di collettivismo, rimedio peggiore del male, che già echeggiano nelle tesi di Toni Negri e Michael Hardt (Moltitudine) o in alcuni passi dell’economista à la page Thomas Piketty. Viene in mente il salutare distributismo di uno scrittore come Gilbert Chesterton (1) la stessa dottrina sociale abbandonata dal mondo cattolico in favore del salto nel buio in salsa sudamericana di Bergoglio, e naturalmente l’idea socializzatrice dell’ultimo fascismo. Per allargare gli orizzonti, potremmo citare Piotr Stolypin. Il grande ministro ed economista russo ucciso da un estremista ebreo prima della Rivoluzione, ispiratore di Putin, e persino Muhammad Yunus, per l’idea e la struttura organizzativa del microcredito a favore degli aspiranti nuovi proprietari investitori. Patriottismo sociale e automazione come opportunità per trasformare i complessi produttivi in grandi ambiti di comproprietà per persone fisiche, comunità locali, libere associazioni. Condividere, diffondendo al massimo la proprietà, che significa responsabilità, decisione, partecipazione alla “polis”.

    (1) Vedi qui curiosità e approfondimenti: Finalmente Radio Maria parla di Signoraggio

    auriti - marx - sindacati - caso alitalia

     Il nodo cruciale: la conquista della sovranità monetaria                           

    Naturalmente, non potranno che essere sperimentate forme di reddito sociale o di cittadinanza, e di credito sociale. La premessa, tuttavia, e dovrà essere la grande battaglia da attivare fin da oggi, è quella della conquista della sovranità economica e monetaria: prerogativa assolutamente disconosciuta alle economie europee e mondiali, da tre secoli a questa parte, cioé dall'istituzionalizzazione della Banca d'Inghilterra, ad pggi (Ndr). Moneta legale e moneta bancaria devono essere espressione delle comunità nazionali, con il pieno controllo politico del popolo, attraverso specifici organi di sorveglianza. Ma questo è impossibile senza la realizzazione di una "democrazia integrale" incentrata sul riconoscimento della "proprietà popolare della moneta": panacea contemplata del grande Prof. Giacinto Auriti.

     Moneta, sangue dell'economia                                                                        

    La moneta è il sangue dell’economia: nessuno può immaginare o augurarsi che il proprio sangue possa essere controllato da un estraneo, e che questi ne rivendichi, codici alla mano, la proprietà. Le idee in materia sono molte, gli studiosi fuori dal coro stanno diventando numerosi. Il dibattito va aperto e non deve essere svilito da futili ostilità che possano vedere la supremazia dell'economia in senso stretto sul diritto e sulle politiche monetarie di nuova concezione. I cardini non possono che essere l’emissione monetaria pubblica della "proprietà popolare della moneta"; il riconoscimento di un contestuale "reddito di cittadinanza a credito dei popoli"; la diffusione ampia della proprietà privata (fondiaria, immobiliare, dei “mezzi di produzione”), la definizione prima, la difesa poi dei beni comuni e di quelle attività (energia, credito, sanità, reti informatiche e di comunicazione) il cui controllo deve rimanere pubblico; il ripristino di un mercato aperto nemico dei monopoli, l’istituzione di un ragionevole spazio di assistenza per chi ha più bisogno, ripristinando logiche economico-sociali inclusive e organiche (irrealizzabili in una società usurocratica qual è quella odierna – (2)). Il resto verrà, e qualcuno porterà nella discussione scientifica e politica le grandi scoperte di uomini come Giacinto Auriti.  Se non ora, quando?

    (2) Vedi qui: 

    Moneta – Limiti dei sindacati e crimini moderni della società strumentale 

    Mistero Marx – Ruolo dei Sindacati e paradosso del Plusvalore secondo Auriti

    Mondo del lavoro e condizione del sindacato – Secondo Auriti

     

    Roberto Pecchioli (Copyright © 2016 Qui Europa)
     
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     Video in allegato – Auriti su lavoro, sindacato e multinazionali                   

    Mondo del lavoro e condizione del sindacato – Secondo Auriti

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    Giovedì, 9 Giugno/ 2016 – di Roberto Pecchioli, con contributi di Sergio Basile  –  Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, Sergio Basile, Giacinto Auriti, John Maynard Keynes, Sete di Giustizia, oligarchia europea, Trattati di Maastricht e Lisbona, Vienna, Massoneria, Tolleranza, Voto e disinformazione, mercatismo, TTIP, TISA  Oligarchie per popoli molesti – 3 – Come raggiungere la sovranità reale? Le priorità economico-sociali da difendere per il […]

    Finalmente Radio Maria parla di Signoraggio

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    Lunedì, Maggio 24th, 2015 – di Alberto Medici / Redazione Losai – Redazione Quieuropa,  Alberto Medici, Redazione Losai, Radio Maria, Padre Livio, Signoraggio, distributismo, Rerum Novarum, Leone XIII, dottrina sociale della Chiesa, Gilbert Keith Chesterton, padre Vincent McNabb, Hilaire Belloc, esperienza benedettina  Banche, moneta-debito e modelli capital-socialisti sotto accusa Finalmente Radio Maria parla di Signoraggio Radio Maria finalmente parla della schiavitù del […]

  • Moneta – Limiti dei sindacati e crimini moderni della società strumentale

    Moneta – Limiti dei sindacati e crimini moderni della società strumentale

    Sabato,  Marzo 28th/ 2015

    – di Sergio Basile, Presidente "Sete di Giustizia"– 

    Redazione Quieuropa, Sete di Giustizia, Giacinto Auriti, Sergio Basile, Maurizio Landini, logiche di partito, società organica e società Strumentale, sistema bancario, ruolo dei sindacati, surplus, Banca d'Inghilterra, logica tomista, San Tommaso d'Aquino, Hegel, Jobs Act, proprietà popolare della moneta, massoneria, uomini schiavi della moneta 

    San Tommaso d'Aquino contro Hegel: L'alterco filosofico che sta

    dietro l'attuale deriva usurocratica, nel pensiero auritiano

    Moneta – Limiti dei sindacati e crimini moderni della

    società strumentalizzante

    Società strumentale contro società organica: il mito hegeliano 

    ( dei fantasmi giuridici ) contro la società organica

    Video in allegato

    Giacinto Auriti: Società Strumentale contro Società Organica

     

    di Sergio Basile, Presidente "Sete di Giustizia"

    Giacinto Auriti - Moneta, Massoneria e Società Organica

     Limiti di Landini e Crimini moderni della Società Strumentale              ​

    Roma  – di Sergio Basile, Presidente "Sete di Giustizia" – E' tutto pronto, nella capitale, per la manifestazione nazionale della Fiom  contro il Jobs act, per "i diritti, il lavoro, la democrazia". I lavoratori scendono il piazza "perché noi vogliamo unire tutto quello che il governo sta dividendo". A dichiararlo, nelle ultime ore, il leader dei metalmeccanici della Cgil e della "coalizione sociale", Maurizio Landini. Tuttavia Landini non dice su quale vero punto i lavoratori e gli stessi imprenditori (annientati e umiliati dall'inganno della "crisi") dovrebbero unirsi. Questo perchè Landini evidentemente finge di non conoscere l'ormai ben nota "teoria auritiana"; come finge di non comprendere i crimini moderni della "società strumentale", della quale i sindacati al servizio delle logiche di partito – e, come ci insegna Ezra Loomis Pound, indirettamente al servizio del sistema bancario – sono ingranaggi essenziali per frenare la libera consapevolezza dei popoli. Il problema, quindi, prima che sul piano politco ed economico, va affrontato sul piano monetario.

     Capire in che tipo di società viviamo, per capire chi è il nemico              ​

    La geniale scoperta auritiana della "Teoria del Valore indotto della Moneta" ha dimostrato inconfutabilmente il fatto che a creare il valore della monera siamo noi collettività, mediante la semplice accettazione di un "pezzo di carta", cioè di un semplice contenitore vuoto (vedi qui Il Contenitore – Una truffa oltre il dualismo lira/euro). La "Teoria del Valore indotto della Moneta" è strettamente connessa al riconoscimento della "Proprietà Popolare della Moneta" (vedi qui Proprietà Popolare della Moneta – Come uscire dalla crisi-truffa e riprendersi i propri soldi e qui Proprietà popolare della moneta) ed entrambi traggono la propria giustificazione ideale dal riconoscimento di un insanabile contrasto di natura filosofica.

    Giacinto Auriti - Moneta, Massoneria e Società Organica

     Il grande duello filosofico alla base della teoria auritiana                         ​

    Il duello drammatico ed evidente si disputa oggi, come notato dal Professor Giacinto Auriti, tra i fautori di un modello di società strumentale/società di persone giuridiche (dotate di soggettività strumentale: caratteristica che spinge l'organo a servirsi della collettività) da un lato e, dall'altra parte della barricata, in aperta contrapposizione, tra i difensori di un modello di società organica (quella fatta di uomini vivi e legata da rapporti organici di mutuo soccorso e solidarietà senza alcun particolarismo). Nella società organica il bene comune, cioè quello realizzato a vantaggio dell'intera collettività nel suo complesso, prevale sul bene dell'élite e quindi sul mitico "interesse di parte" dello stato, della banca, della s.p.a., della borsa, del sindacato di partito, delle società anonime (vedi qui Modello Blackrock e Accentramento Mondiale – La Profezia di Giacinto Auriti e qui Il Trucco delle multinazionali svelato da Auriti e l’inganno della borsa) o delle altre entità che lo stesso Auriti definisce con l'emblematica espressione di "fantasmi giuridici".

     Società strumentale Vs Società organica. Hegel Vs Tommaso d'Aquino 

    Su questo piano filosofico, che riaccende il grande contrasto tra la filosofia tomista e il monismo hegeliano – cioè tra San Tommaso d'Aquino ed Hegel – si gioca dunque la stessa guerra economica e sociale tra mito massonico della "Stato Sociale" e/o della "Società Strumentalizzante" (ma anche dello stato socialista, ecc..) e la realtà del "bene comune" della collettività, identificata nella cosiddetta "società organica".

    auriti - marx - sindacati - caso alitalia

     Affermazione del modello massonico "strumentalizzante"                      ​

    Questo sommo alterco ideologico porta Auriti ad elaborare le sue teorie monetarie di liberazione sociale ed economica e di riscatto della dignità umana, nella consapevolezza delle drammatiche conseguenze affermatesi con la nascita della truffa monetaria importata nel 1694 dalla fondazione della privatissima Banca d'inghilterra (vedi qui La Schiavitù Monetaria: una mostruosità storica dal 1694) e con la stessa rivoluzione massonica settecentesca nota come "Rivoluzione Francese". Auriti comprende, dunque, come la massoneria sia la società che strumentalizza lo stato costituzionale; la classe dominante sia la società strumentalizzante lo stato socialista; il sindacato di maggioranza degli azionisti sia la società strumentalizzante la società anonima o la multinazionale; la corrente sia l'elemento strumentalizzante il partito politico.. ed a sua volta quest'ultimo sia l'ente che strumentalizza lo stesso sindacato dei lavoratori: realtà "mitica" nata per rivendicare e – presumibilmente – difendere dei diritti, ma storicamente mai avversa al sistema bancario,  essenzialmente protesa ad innescare un eterno e fuorviante scontro con la classe imprenditoriale per l'accaparramento di un surplus già rubato a monte dai grandi controllori dell'emissione della moneta-debito (vedi qui Mistero Marx – Ruolo dei Sindacati e paradosso del Plusvalore secondo Auriti).

     Lo stato diventa Dio e la Moneta il nuovo Moloch da servire                  ​

    Tra le discriminanti che ci aiutano a comprendere questa drammatica realtà e che ribaltano completamente l'etica di una nazione vi è, dunque, proprio la moneta: strumento nato come utile mezzo di mutuo soccorso, nella società organica antica e pre-illuministica, ma che nella società strumentale viene innalzata a mito e idolo. In quest'ottica perversa gli uomini divengono schiavi della moneta (mero oggetto trasformato in soggetto, e dunque personificato e idolatrato) secondo il principio hegeliano dell'immanenza, che non tiene assolutamente in considerazione il "Principio di non contraddizione", relativizzando tutto e confondendo la stessa libertà umana con la schiavitù più cieca e subdola. L'oggetto hegeliano diventa soggetto da servire; lo strumento diventa il fine. Lo stato diviene Dio. La norma giuridica e la "legge parlamentare" divengono superiori al diritto naturale e strumenti di "giustizia" in assoluto e a prescindere dal buon senso. La moneta-debito (sterco di Satana) diventa un Moloch da servire ed al quale offrire sacrifici umani, immolare vittime. Quanti suicidi per insolvenza oggi?

    Giacinto Auriti - Moneta, Massoneria e Società Organica

     L'emblematica e metodica censura                                                                ​

    Alla luce di questa riflessione comprendiamo ancor meglio il vuoto assoluto del dibattito politico da "Talk-show" che quotidianamente infesta le nostre case. La metodica censura applicata alla teoria auritiana ci fa comprendere la portata rivoluzionaria della stessa. Solo se la società civile saprà trovare gli spazi, la forza e la volontà per comprendere e attuare la "Proprietà Popolare della Moneta" i popoli potranno liberarsi dai fantasmi di crisi, miseria e decadenza. Ci auguriamo che qualche "amico" e "simpatizzante" di Landini & company lo faccia presente allo stesso sindacalista, nonché agli urlatori della politica e del mondo sindacale. D'altronde prima o poi tutti i nodi vengono al pettine. O no?

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Giacinto Auriti - Moneta, Massoneria e Società Organica

     Dalla società strumentale alla società organica                                           ​

    Concludiamo, riproponendo le vive parole del professor Giacinto Auriti:"…Quando noi diamo ai cittadini i soldi… li spendono o per beni di consumo o per beni di produzione…sollecitiamo la produzione…secondo la logica della legge di natura… perchè l'abbiamo visto ormai che cosa è questo sistema… Noi abbiamo due sistemi di società. Quando io ho una società organica in cui la società è intesa come contenuto umano l'interesse sociale coincide con quello dei soci; quando invece è uno strumento, un fantasma giuridico, di uno strumento me ne servo… Il principio del "conviene essere giusti" degenera nel "è giusto quello che conviene",   come oggi è avvenuto. Tempi di decadenza sono nati con i fantasmi giuridici. Allora noi dobbiamo correggere il sistema dello stato costituzionale… La prima cosa da fared è quella di inserire nella Costituzione la funzione della SOVRANITA' MONETARIA dichiarando la moneta di PROPRIETA' dei CITTADINI italiani  (vedi qui La moneta Proprietà, come volano dell’economia e qui Proprietà popolare della moneta). Quello che da la forza alla banca centrale, infatti, è che all'atto dell'emissine si frega la proprietà perchè emette prestando, mentre deve emettere accreditando perchè la moneta nasce di proprietà dei cittadini… La banca centrale non deve prestare (non ne ha la titolarità – Ndr)! E' tutta li la truffa!!".

     

     

     
     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Giacinto Auriti - Moneta, Massoneria e Società Organica

     La forza del numero – Allora i magistrati inizieranno a fare giustizia     ​

    Ci dobbiamo contare adesso, ci dobbiamo organizzare, conoscere, crescere. Infatti della forza del numero noi abbiamo bisogno… Allora i magistrati cominceranno a fare giustizia, perchè cominceranno a capire… Essi oggi agiscono per un credito che manca della certezza giuridica… Infatti la legge non dice chi è il proprietario della moneta! Fin tanto che non si chiarisca questo punto e non si comprenda quanti imprenditori sono stati spogliati e rovinati per l'usura fatta dal sistema bancario non cambierà nulla!" (Giacinto Auriti)

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    Sergio Basile, Presidente "Sete di Giustizia" (Copyright © 2015 Qui Europa)

    Partecipa al dibattito – Redazione Quieuropa – infounicz.europa@gmail.com

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     Mission di "Qui Europa" / "Sete di Giustizia" / SAUS TV                             

    NOI  SIAMO  PER LA PROPRIETÀ  POPOLARE DELLA   MONETA – Oggi la moneta nasce di proprietà della banca che la emette prestandola ai cittadini. Noi vogliamo che nasca di proprietà dei cittadini e che sia accreditata  ad ognuno come " REDDITO di CITTADINANZA ". DISEGNO DI LEGGE N°1282 SENATO XII LEGISLATURA / DIS. LEGGE N°1889 SENATO XIII LEGISLATURA / Disegno di Legge proposto dal Sindacato Anti USura – Segretario Generale  avv. prof. Giacinto Auriti Info www.simec.org / Sete di Giustizia Facebook / Qui Europa

    Proprietà Popolare della Moneta – DDL Auriti

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    Grecia – L’era del “Nazismo Bianco” o dello “Stalinismo Rosso”?

    Giovedì, Maggio 10th / 2012

    – di Sergio Basile e Franco De Domenico – 

    Europa / Germania / Grecia / Francia / Euro / Mario Monti / Romano Prodi / Surplus / Nicolas Sarkozy / Crisi / Lira / Marco / Nazismo Bianco /  Lucas Papademos / Armamenti / Industria bellicas / Scandali / Perdita di diritti / G20 / Trilateral Commission / Alexis de Tocqueville / La Democrazia in America  / You Tube  / Qui Europa / Adriano Celentano / Wall Street Journal  

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    Bene anche l'industria bellica: ai danni della Grecia

    E' l'era del "Nazismo Bianco" o dello "Stalinismo Rosso"?

    Berlino – Lo sapevate che l’aeroporto di Atene sarà per 100 anni di “proprietà” tedesca e che la Germania non pagherà un euro di Iva alla popolazione ellenica? Questa è solo una delle molteplici tristi storie che “Qui Europa” vuole raccontare ai suoi lettori, al fine di creare consapevolezza sulla reale sorte della Democrazia in Europa. Roba che farebbe rivoltare nella tomba lo stesso Alexis de Tocqueville, mitico autore de “La Democrazia in America”. Ma non è finita!Una nuova leggenda metropolitana, diffusa nell'era Monti – ribadita con spudorato coraggio nelle scorse ore dal professore, e rimpallata da firenze a Bruxelles, e da Bruxelles a Berlino – è quella che la Germania ci imporrebbe vincoli, tasse e pareggio del bilancio per farci del bene, e lei stessa non ci guadagnerebbe nulla, ma anzi, ci rimetterebbe. Non è proprio così, e lo dice in un'intervista disponibile su YouTube uno dei padri stessi dell'euro, Romano Prodi. Ci informa, l'ex premier italiano che, ricordiamo con nostro impegno e sacrificio di tutti, ci traghettò nella – ormai possiamo dirlo, perlomeno controversa e criticata, per non dire "fallimentare" e "scellerata" –  moneta unica. Dati alla mano, dunque, ci si accorge che la ricca ed organizzata Germania, udite udite, ha accumulato – da quando l'euro stesso esiste – ben 200 miliardi di surplus.  Mentre l'economia tedesca, prima dell'euro, non riusciva a creare surplus, quindi non era in credito. Dobbiamo noi ringraziare i potenti creditori tedeschi, ormai banchieri d'Europa, o devono loro ringraziare noi, per i lauti guadagni che stanno incamerando? La risposta la lasciamo a voi, ed ai poveri pensionati o disoccupati greci! 

       Grecia: da "patria del diritto" a "terra senza diritti"   

    D’altra parte, a prova di ciò, non dobbiamo dimenticare che la Troika (Bce-Fmi-Ue) in perfetta linea con la "strategia Merkel" sta riducendo la Grecia – come arcinoto – letteralmente alla fame, con misure mai viste a memoria d’uomo. Per contro – ed i giornali italiani in questo sembrano essere colpiti da una strana amnesia – abbiamo l’obbligo morale, nonché il dovere civile e cristiano,  di ricordare che entro la fine del 2012 la povera e disperata Grecia, spenderà – come ci racconta il Corsera in un articolo dello scorso 13 febbraio – 7 miliardi di euro (il 3% del suo già risicatissimo Pil) in armi (carri armati, sottomarini, navi da guerra e caccia) gentilmente fornite dalle industrie  tedesche e francesi: prezzo da pagare alla caritatevole e prodigale Angela Merkel ed allo stesso governo francese, per avere in cambio degli "aiuti" inutili e costosissimi.

      Nazismo Bianco o Stalinismo Rosso? 

    Molti osservatori internazionali hanno ribattezzato questo status quo, con il termine di “nazismo bianco”, altri di "Stalinismo Rosso". In effetti, tali barbare ingerenze liberticide di Berlino (e Parigi) su Atene sono state denunciate in tempi non sospetti dalla stessa allibita e sconcertata stampa tedesca, la quale ha puntato il dito sullo smisurato cinismo della Merkel: capace di imporre sacrifici ai cittadini ellenici, favorendo nel contempo l'industria bellica della Germania. Roba che Freddy Krueger al pari è un dilettante! Come ci ricorda Adriano Celentano in uno dei suoi pezzi più belli dell’ultimo album: “Quando ero giovane ho visto altri mondi. Un’altra razza di esseri umani!”. Come dargli torto? In pratica 11 milioni di persone ridotte in schiavitù dall’avvento di organismi parassitari esterni e dall'asse franco-tedesco, le cui banche – ricordiamolo – hanno in portafoglio rispettivamente 47,9 e 18,6 miliardi di dollari di titoli del debito greco. C’è di nuovo che gli esiti delle elezioni europee ed il voto ellenico hanno rispostato il baricentro della questione verso le ansiose istanze democratiche del popolo. Ma di fatto oggi la Grecia è un Paese commissariato dall'Europa: metodo molto simile a quello utilizzato da Stalin nell'Unione Sovietica.

      Nulla di nuovo sotto il sole di Atene  

    Inoltre, andando a spulciare nelle pagine più curiose della recente storia di Grecia e Germania, ci si accorge che fino al 2009 – cioè sino alla fine del mandato del governo Karamanlis (centrodestra) – l’industria bellica tedesca è stata una dei principali motori del Pil germanico. L’industria bellica ha infatti guadagnato miliardi di euro: anche grazie alla dismissione e successiva vendita di armamenti obsoleti. Davvero Nobile! Nel 2008 la Grecia si posizionò al quinto posto – dato facilmente riscontrabile del sito ufficiale della difesa ellenica, o comunque sul web – nel mondo come nazione importatrice di strumenti bellici. Molto scalpore, in merito, fecero i 4 sottomarini prodotti dalla ThyssenKrupp, che Karamanlis chiese alla Germania quale sorta di ultimo riconoscente regalo. Operazione, poi, comunque bloccata dal governo Papandreou. Ciò, almeno, fino alla scorsa estate, quando il Wall Street Journal pubblicava – tra lo sconcerto generale – la notizia che Angela Merkel e Nicolas Sarkozy avevano preteso l'acquisto degli armamenti (e non solo i sottomarini: poi ridotti a due, ed acquistati  al modico prezzo di 1,3 miliardi di euro) quale condizione per approvare il piano di “salvataggio” (o sarebbe meglio dire, di affossamento definitivo) della Grecia. Diabolico! Come diabolico è stato il “consiglio di acquisto” dell’ex Re dell’Eliseo, Nicolas Sarkozy, che convinse il primo ministro greco – per amor di patria – ad acquistare 6 fregate, 15 elicotteri e svariate motovedette, per l’altrettanto irrisorio prezzo di 4,400 miliardi di euro. Ciò in attesa della rapida liquidazione del fastidioso politico, poi – come noto – sostituito da un membro della Trilateral – ed ex Bce – quale Lucas Papademos. Fantastico! Così va la geopolitica in questo pazzo e miserabile mondo delle lobby e senza Dio. Così accade che, mentre milioni di uomini muoiono agni anno di fame e stenti, nel mondo del “disarmo nucleare” e del “G20”, le spese militari crescono come per magia a ritmi assurdi. 1800 miliardi di dollari solo nel 2011: il 50% in più rispetto a dieci anni prima. Ma è davvero questa l’Europa che vogliamo?

    Sergio Basile, Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)