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Tag: Regioni – Hahn

  • Il Porcellum colpisce ancora, e i Danni li Pagano gli Italiani

    Il Porcellum colpisce ancora, e i Danni li Pagano gli Italiani

    Martedì, 26th Febbraio/ 2013

    – di C.Alessandro Mauceri –

    Porcellum, articolo 1, Costituzione italiana, repubblica, res pubblica, democrazia, Chio, governo, Grecia, città-stato, isogoria, isonomia, democratia, oligarchia, diritti politici, Italia, monarchica, legge 21 dicembre 2005 n. 270, sistema proporzionale, proporzionale impuro, elettori, democrazia rappresentativa, partiti, Parlamento, soglie di sbarramento, TAR Lazio, Regioni, Senato, PD, preferenze, elettori votanti, PDL, Camera  dei deputati, C. Alessandro Mauceri 

    Il Porcellum colpisce ancora, e i danni

    li pagano gli Italiani

    Il Risultato delle Elezioni? L'Italia non è una Repubblica!

    E' un sistema anti-costituzionale. Questi sono i risultati!

    Democrazia

    Roma – L’articolo 1 della Costituzione italiana, risultato del referendum del 2 giugno 1946, inizia con le solenni parole “L’Italia è una Repubblica democratica……”. Tralasciando, per il momento le nostre considerazioni sul termine “repubblica”, ovvero, etimologicamente, res pubblica  (“cosa comune” in latino), l’Italia è, prima di ogni altra cosa, una democrazia. O almeno così dovrebbe essere e, invece, non è così! Pare che la democrazia, come modo di gestire la cosa comune, sia nata a Chio, nell’Asia Minore, tra il 7° e il  6° secolo a.C.. E’ lì che si sarebbe avuto il primo caso documentato di gestione in forma assembleare e non dinastica e un primo passo verso un nuovo modo di gestire la cosa comune.

     L'Italia non è una Repubblica!  

    La nuova forma di governo si diffuse rapidamente in Grecia, dove venivano utilizzati due termini per indicare la gestione della città-stato basata sulla parità di governo: isogoria (parità di diritto di prendere la parola durante l'assemblea) e isonomia (uguaglianza di fronte alla legge). L’avvento della democratia, che significa appunto "governo del popolo", comportò una novità enorme rispetto al modo oligarchico (da oligarchia, ovvero governo dei pochi) basato sulla gestione della cosa comune da parte dei pochi proprietari terrieri, utilizzato fino ad allora. Il nuovo sistema di gestione implicò, infatti, il riconoscimento del popolo come autorità legittima di governo. Ciò ebbe una rilevanza storica enorme e comportò una radicale trasformazione delle idee e delle istituzioni politiche. L’estensione dei diritti politici a tutti i cittadini cambiò il modo di considerare la cosa comune: poter decidere del proprio futuro permise alle classi sociali meno abbienti, ma più numerose, di imporsi sulle classi più ricche ma meno rappresentate. In una democrazia, quindi, il potere dovrebbe essere appannaggio  di “tutti” i cittadini. Dopo diversi millenni, pare che la situazione non sia migliorata, anzi, è evidente come gli insegnamenti ricevuti nel corso dei secoli siano andati definitivamente perduti. Le ultime elezioni ci hanno dimostrato, se mai ce ne fosse stato bisogno, che l’Italia non è una repubblica e che non è affatto democratica. 

     Il Paese dei "Porcellum" – Un Sistema Anti-costituzionale 

    I caratteri che dovrebbero distinguere la forma repubblicana dalle altre forme di governo di un Paese, come ad esempio quella monarchica o quella oligarchica, sono soprattutto due: l’elettività e la temporaneità delle cariche pubbliche (e già qui ci sarebbe da discutere visto che alcune delle cariche non sono elettive e neanche temporanee, si pensi ai senatori a vita). Ma non basta. In Italia la legge elettorale vigente, detto “Porcellum” (e tra poco capiremo il perché) è una dimostrazione evidente di come la democrazia non conti nulla. Il sistema attualmente in uso in Italia è entrato in vigore con la legge del 21 dicembre 2005, n. 270, e  prevede  che si adoperi il “sistema proporzionale”. In pratica, agli elettori viene preclusa la possibilità di indicare la preferenza per uno dei candidati, i quali rimangono appannaggio delle segreterie di partito, o delle primarie interne, ammesso che si facciano e che le procedure siano trasparenti (e parlare di trasparenza quando si parla della politica italiana è a dir poco ridicolo). Questo sistema, non a caso definito “proporzionale impuro”, si basa sul principio secondo il quale i seggi vengono assegnati non sulla base delle scelte degli elettori, come dovrebbe avvenire in una “democrazia rappresentativa”, ma dai singoli partiti, favorendo il raggruppamento di questi ultimi in coalizioni. Inoltre, la legge prevede alcune percentuali minime per la distribuzione dei seggi in Parlamento, denominate “soglie di sbarramento”, che differiscono a seconda del ramo parlamentare, della coalizione nella sua interezza, del partito coalizzato o, in alternativa, della lista in corsa solitaria. In questo modo, oltre a violare la Costituzione e il principio di democrazia (non  è un caso che sia in corso un ricorso presentato al TAR Lazio per l’abolizione di tale legge, il cui giudizio è stato “bloccato” proprio alla vigilia delle elezioni), si impedirebbe agli elettori di esprimere la propria opinione in Parlamento indipendentemente dalla propria scelta politica e si costringerebbero i vari partiti minori a effettuare raggruppamenti per favorire una coalizione o un’altra e consentire ai partiti maggioritari di raggiungere la maggioranza.

     Il Problema delle candidature e la spartizione dei seggi 

    Come se non bastasse, in questo sistema viene assegnato un peso diverso alle varie candidature, dal momento che la spartizione dei seggi avviene su base regionale e che quindi  potrebbe accadere, come è appunto accaduto in queste elezioni che gli elettori delle Regioni più popolose avessero un “peso” maggiore degli altri all’atto dell’assegnazione dei seggi. E non basta, sulla base di questo sistema può avvenire che un candidato che riceve un numero di voti maggiore di un altro candidato, facente parte di un diverso schieramento, non venga eletto, violando in tal modo, ancora una volta, il diritto di chi lo ha scelto di essere rappresentato. Per capire quanto sia assurdo il sistema e a quali risultati porti, basta vedere i risultati delle elezioni. Al Senato, il “gruppo” facente capo al PD, pur avendo ricevuto  9.686.398 voti e una percentuale delle preferenze pari al 31,63% degli elettori votanti, ha ricevuto 113 seggi. Per contro, il “gruppo” facente capo al PDL, che ha ricevuto 9.405.786 voti, equivalenti al 30,72% delle preferenze dei  votanti, ricoprirà 116 seggi. Ovvero, chi ha ricevuto meno voti avrà una rappresentanza maggiore in Parlamento. Diversa la situazione alla Camera  dei deputati, dove, grazie alla diversa metodologia di ripartizione dei seggi, le stesse coalizioni, pur avendo ricevuto una differenza di voti intorno allo 0,35% (10.047.603 pari al 29,54% il gruppo che ha come capofila il PD contro 9.923.109 29,18% del gruppo che ha come capofila il PDL) si sono visti assegnare rispettivamente 340 seggi la prima e 124 seggi l’altra. Ovvero una differenza delle preferenze elettorali minima (meno dello 0,5%) ha fatto sì che una coalizione ricevesse un numero di seggi maggiore del 270%, quasi il triplo. E questo alla faccia della democrazia e della “cosa pubblica gestita dal popolo” (che sulla Costituzione fa “repubblica democratica”)…

    C.Alessandro Mauceri  (Copyright © 2013 Qui Europa)

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  • Concessioni Balneari: a rischio 100 mila posti di lavoro per la Direttiva Bolkestein

    Concessioni Balneari: a rischio 100 mila posti di lavoro per la Direttiva Bolkestein

    Giovedì,  Novembre  8th/ 2012

    – di Silvia Laporta –

    Direttiva Bolkestein / concessioni balneari all'asta/ spiagge / porti / Unione Europea/ commissione europea/ esecutivo / Regioni / Province/ Parlmento europeo/ Italia / Moavero / Gnudi / modifica decreto / sindacati  

    Concessioni Balneari: L'Ue pretende che siano

    messe all'asta

    A rischio 100 mila posti di lavoro. I gestori chiedono

    delle revoche

    La direttiva Bolkestein per l'affidamento di spiagge

    e litorali avvantaggia lo Stato e, ovviamente, uccide  

    i loro interessi

    Bruxelles, Roma – La direttica comunitaria Bolkestein per le concessioni balneari – come tristemente noto – prevede che le suddette concessioni demaniali marittime vadano assegnate "a gara ",  e che la durata sia non inferiore ai 6 anni e non superiore ai 25 per le spiagge, mentre per i porti prescrive che sia non inferiore ai 30 e non superiore ai 50 anni. Una disposizione che mette l'Italia , con i suoi 7458 km di spiaggia, fuori dalle regole Ue, tanto che il governo ha già preparato un decreto per il varo di nuovi bandi per l'affidamento delle concessioni.  Ma – e Di Finizio, l'arrampicatore del Cupolone, insegna – la cosa più preoccupante è che questa disposizione va contro anche tutti gli interessi dei gestori di lidi italiani: si prevede che saranno 100 mila i posti di lavoro a rischio; senza contare l'ennesimo comportamento dittatoriale dell'esecutivo che ha ben pensato di non prendere in considerazione l'opinione di altre istituzioni autorevoli e fondamentali come Comuni, Province e Regioni, che non sono state consultate sul tema ma hanno visto questa decisione abbattersi violentemente sui propri destini e su quelli dei propri conterranei ed elettori. Che novità!

     I Balneari e il Morbo liberista – Chiesta Revoca alla Direttiva Ue 

    Nei prossimi giorni i ministri Enzo Moavero e Piero Gnudi dovrebbero recarsi a Bruxelles per un faccia a faccia con la Commissione europea; subito dopo il decreto verrà portato in consiglio dei ministri. La reazione nelle cittadine balneari è stata ed è durissima. Le associazioni di categoria pretendono che il Governo chieda all'Unione europea una deroga dalla Direttiva, seguendo le orme della Spagna che ha appunto ottenuto delle modiche al regolamento. Tutti i sindacati dei balneari – Fb Confcommercio, Fiba Confesercenti, Assobalneari Italia Confindustria – hanno chiesto al Parlmento Italiano l'immediata revoca della delega al Governo per la disciplina della materia così negligentemente esercitata, per cercare di ottenere quella tutela delle imprese  balneari che è stata sancita più volte dal Parlamento stesso, ma d'improvviso svanita col diffondersi a macchia d'olio del cruento e micidiale morbo liberista.

     Il contrasto con la risoluzione dell'Europarlamento 

    Il testo al centro della contesa è composto da 2 articoli e prevede che entro il 31 Dicembre 2014 le Regioni pubblichino i nuovi bandi. Chi parteciperà alle gare non dovrà avere a suo carico pendenze gravi con il fisco, nè infrazioni su versamenti di contributi e dei canoni di locazione. Il rispetto delle regole avrà il suo peso nella determinazione dell'indennizzo che sarà versato obbligatoriamente ai concessionari che decidono di non partecipare alla gara. Come finirà? Passerà questo decreto? Una cosa è certa: il decreto è in contrasto con la risoluzione approvata all'unanimità dal Parlamento europeo il 27 settembre 2011 che ha chiesto l'adozione da parte degli stati di adeguate misure compensative a tutela dei diritti delle imprese balneari. Sembra proprio che questi diritti non siano stati minimamente considerati. 100 mila posti di lavoro in meno, dovrebbero essere già una motivazione sufficiente per ripensare all'assetto di questo decreto e capire quanto sia giusto modificarlo. Ma di cosa ci stupiamo? Un'ennesima dimostrazione della morte del Welfare e del dominio del mercatismo e delle grandi lobby sul buon senso e sulla pelle di migliaia di famiglie, che magari in quei lidi hanno investito fino all'ultimo spicciolo, facendone la propria vita.

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

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    Giovedì, Ottobre 11th/ 2012 – di Sergio Basile e Federica Santoro – Italia / Unione europea / procedure d'infrazione /  Joaquin Almunia / Mario Monti / Innalzamento aliquota IVA / Romano Prodi / Commissione Prodi / Direttiva Bolkestein /  Ici / Imu / Chiesa cattolica / Principio di Sussidiarietà / Politiche liberiste / Politiche neoliberiste […]

     

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    Venerdì, Ottobre 5th/  2012   – di Sergio Basile – Mario Monti / Proteste studentesche / Roma / Torino / Proteste studenti / Elsa Fornero / Profumo / Austerity / Rivoluzione sudentesca / Unione europea / Palermo / Milano  Studenti, l'Ora della protesta. Scoppia l'Autunno Caldo: loro, il futuro dell'Italia Studenti in piazza in tutte le maggiori città […]

  • Mezzogiorno–Lavoro: Agevolazioni rimandate

    Mezzogiorno–Lavoro: Agevolazioni rimandate

    Giovedì, Aprile 12th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Italia / Unione europea / Mezzogiorno / Incentivi / Agevolazioni / Stato / Regioni / Occupazione / Lavoro 

    Mezzogiorno–Lavoro: Agevolazioni rimandate

    Creazione di 40.000 posti di lavoro

    subordinata ad accordo da raggiungere

    in Conferenza Stato-Regioni

    Roma –  Un incentivo da 500 milioni di euro  per la creazione di 40 mila posti di lavoro nel Mezzogiorno: un tema che mette tutti d’accordo e infonde tante speranze che, però, dovranno essere subordinate ad un accordo da raggiungere nella Conferenza Stato–Regioni, che stabilirà come verranno gestiti tali fondi destinati all’agevolazione e quali saranno le quote previste per ciascuna regione del Mezzogiorno. Di Certo una buona notizia, se non fosse che questo argomento della distribuzione dei fondi non è mai stato discusso in nessuna Conferenza Stato–Regioni. Si preferisce discutere della regolamentazione del mercato del lavoro, piuttosto che della possibilità concreta di agevolare lavoratori e imprese, tema sul quale, tra l’altro, tutti, indipendentemente dal colore politico, concordano pienamente. Sarà che le cose buone, ormai, non fanno più notizia? 

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Lega nord: la Ue tolga fondi a regioni inadempienti

    Sabato, Febbraio 9th / 2012

     Italia / Ue / Commissione europea / Regioni / Fondi Ue / Finanziamenti / Blocco / Inadempimenti / Ritardi / Lega Nord 

    Lega nord: la Ue tolga fondi a regioni inadempienti

    Interrogazione parlamentare: riassegnarli a Regioni virtuose

     Bruxelles – La Commissione europea deve rivedere il metodo di ripartizione dei finanziamenti Ue tra le regioni, ''riassegnando i fondi delle regioni inadempienti a quelle più virtuose che hanno raggiunto gli obiettivi richiesti per l'attuazione dei progetti''. Lo ha chiesto l'europarlamentare della Lega Nord, Oreste Rossi(foto), in un'interrogazione parlamentare urgente presentata dopo la decisione dell'Ue di congelare 220 milioni di euro di rimborso per cantieri già finanziati alla Sicilia. ''Le mie perplessità in merito al sistema di ripartizione dei fondi – ha indicato Rossi – trovano conferma nelle parole del ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, il quale ha detto che l'Italia, lo scorso anno, ha perso il 50% dei fondi Ue disponibili, in quanto non utilizzati''. Insomma, per la Lega Nord la priorità e sempre la stessa: prendere soldi dal Sud per darli al Nord. Proporre soluzioni per utilizzare al meglio quei fondi esattamente nelle regioni in cui erano stati assegnati: no, eh? Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Che fine ha fatto l’accordo Governo-Regioni?

    Che fine ha fatto l’accordo Governo-Regioni?

    Mercoledì, Febbraio 1st / 2012

    – di Sergio Basile –

    Italia / Sviluppo / Regioni / Sud / Fondi  europei / Imprese / Decreto Sviluppo 

    Che fine ha fatto l’accordo

    Governo-Regioni?

    Prorogato il termine per le

    assunzioni agevolate

    Roma – Nel maggio 2011 nasceva il decreto “Sviluppo”, che ricordava i «notevoli ritardi accumulati» nell'impiego dei fondi strutturali europei, e decideva di dirottare queste risorse agli incentivi fiscali per le imprese del Sud che assumono. L'Europa, a ottobre, aveva dato il via libera al bonus, sotto forma di credito d'imposta. Il decreto «semplificazioni» approvato venerdì scorso dal Consiglio dei ministri ha poi prorogato l'incentivo fino al maggio 2013. C'è solo un piccolo problema: per partire davvero, l'incentivo ha bisogno di un accordo fra Governo e Regioni per individuare la quota di fondi strutturali (circa 500 milioni secondo la Ragioneria dello Stato) da dedicare alle assunzioni al Sud, e decidere quanto assegnare in ogni Regione. Ma in otto mesi il tema in Conferenza Stato-Regioni non si è mai affacciato. Nel frattempo negli ordini del giorno della Conferenza, scritti dal Governo, si è visto di tutto: dal «riconoscimento dei panel di assaggiatori per l'olio d'oliva» alle nomine della «Commissione consultiva per lo spettacolo dal vivo». Ma del bonus assunzioni nemmeno l'ombra, nonostante il peggioramento continuo dei dati Istat sull'occupazione. Peccato, perché l'aiuto è rivolto alle Regioni del Sud e, al loro interno, alle categorie più in difficoltà. L'incentivo permetterebbe la creazione di 42.300 nuovi posti di lavoro. L'aiuto è un credito d'imposta: 50% dei costi salariali del primo anno, o dei primi due anni nel caso di lavoratori «particolarmente svantaggiati» in base alle regole comunitarie. A questo punto il termine per le assunzioni «agevolate» scade a maggio 2013 e non più a maggio 2012: resta comunque l'urgenza di trovare il prima possibile regole certe per far partire davvero l'aiuto.

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)