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Università Italiane – Monitor

  • Roma – Uova e fischi per Draghi, duramente contestato a La Sapienza

    Roma – Uova e fischi per Draghi, duramente contestato a La Sapienza

    Martedì, Maggio 29th  / 2012 

    – di Silvia Laporta –

    Italia / Roma / La Sapienza / Università / Protesta dergli studenti / Mario Draghi / Visco / Bce / Bankitalia / Austerity / Politichese / Dittatura della casta bancaria / I giovani aprono gli occhi / Commemorazione caffè / Mario Monti / Lezione di politichese / Federico caffè / Aula Tanarelli / Draghi emblema di una casta alla frutta / Rinascita 

    Lancio di uova contro il presidente della BCE

    Draghi: lo sdegno dei giovani della Sapienza 

    Roma – Va in scena tra uova e fischi l'ultima tristissima

    pantomima del leader della casta dei banchieri

    I giovani della Sapienza: Draghi e Monti "Go Home!"

    Roma – I Giovani della Sapienza contestano duramente il Presidente della Bce, Mario Draghi

    Roma – Il presidente della Bce, Mario Draghi, e il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco giovedì scorso erano a Roma, precisamente alla Sapienza, in occasione dei 25 anni della scomparsa dell’economista Federico Caffè, di cui sono stati affezionati allievi.  Ad accoglierli fuori dalla Facoltà, che hanno essi stessi frequentato, forse non proprio ciò che si aspettavano. Gruppi di giovani arrabbiati e armati di striscioni, con scritto “Respingiamo il debito, respingiamo Draghi” , “Draghi e Monti bocciati”, “ Non accettiamo lezioni di austerità”. Atenei arrabbiati, collettivi di rivoluzione, distribuivano fac-simili di 500 euro  con la scritta “No alla Bce.No all’austerità”. Volano uova oltre il cordone di forze dell'ordine che aveva blindato l'ingresso nel momento del passaggio dell'auto di Draghi.  Nei corridoi di Economia altri striscioni attendevano il passaggio di Draghi riportando frasi di Federico Caffè: "Da tempo sono convinto che la sovrastruttura finanziario-borsistica favorisca un gioco spregiudicato di tipo predatorio a danno della società". Il dissenso aumenta in un confronto tra polizia e studenti. "Ci sono alcuni studenti lievemente contusi per qualche manganellata" raccontano i ragazzi presenti, che si sono poi riuniti in un  corteo spontaneo e improvviso per le vie attorno alla Sapienza. La redazione di "Qui Europa" ha sentito il dovere di pubblicare la notizia perchè indice eloquente ed emblematico di un malumore ormai palpabile soprattuitto tra le nuove generazioni, che stanno cercando di manifestare puntando l'attenzione ed i riflettori su una sorta di regime (molti osservatori internazionali hanno coniato il termine di "nazismo bianco" dell'euro-casta dei banchieri & Co) che tv e giornali nazionali, in gran parte (ed in maniera grave ed incomprensibile) minimizzano e dipingono con colori inopportuni e tinte "allegre",  sotto i "grigi" di una pura propaganda di facciata pro casta.

      Nell'aula Tanarelli  

    Dentro l’aula Tanarelli, altri studenti e professori, ascoltano le parole di Draghi.“I giovani sono il vero motore dell'economia e non impiegarli non è altro che uno spreco. Il sottoutilizzo delle risorse dei giovani riduce in vari modi la crescita, ciò oltre a ferire l'equità, costituisce uno spreco che non possiamo permetterci. E' vitale per la crescita e l'occupazione che le banche tornino a porsi in condizione di rifinanziare l'economia, le due operazioni di Ltro sono di dimensione tali che ci vorrà tempo affinché dispieghino tutti gli effetti positivi per l'economia europea". Parafrasando insomma, è indispensabile l’uso dei giovani, ma non gli garantiamo un posto di lavoro, le banche devono avere i vostri soldi e  continuate a sopportare in silenzio gli effetti delle nostre infondate manovre!

      Draghi e la sconclusionata lezione di politichese alla Sapienza  

    Nascosto dietro uno strano “politichese”, difficilmente comprensibile Draghi continua: "Le misure straordinarie varate dalla Bce ci hanno fatto guadagnare tempo, preservando la funzionalità della politica monetaria, impedendo un collasso dei mercati bancari che avrebbe avuto effetti su produttività e lavoro di gran lunga più pesanti di quelli che ci sono stati. Superata l'emergenza, occorre che il consolidamento fiscale sul quale i governi dell'euro hanno compiuto straordinari progressi, si riqualifichi con una diminuzione della spesa corrente e del prelievo fiscale". Aggiunge infine che al fiscal compact va affiancato un patto per la crescita.

      Il Consiglio – Lascia perdere! Non siete più credibili! 

    Collasso dei mercati bancari? Consolidamento fiscale? Vuole ancora darcela a bere! Il Fiscal Compact non ha fatto altro che accordare le regole di bilancio tra gli stati dell’Euro su criteri stringenti,controlli severi e sanzioni per i paesi che violano le regole, con l’obbiettivo di abbassare il deficit pubblico al prezzo di gonfiare le casse delle banche! Continua Draghi: “ In Italia la debolezza degli ammortizzatori sociali si accompagna con una protezione relativamente elevata del posto di lavoro e a fronte di un'incidenza della spesa sociale sul Pil in linea con quella Ue, quella di sostegno ai disoccupati alle famiglie, in particolare quelle a rischio povertà, è su livelli pari a meno della metà rispetto a quelli europei, mentre la spesa pensionistica è nettamente superiore. Riforme del mercato del lavoro che sappiano coniugare flessibilità e mobilità, con l'equità e con l'inclusione sociale sono essenziali". 

      Mario Draghi – Emblema ci una casta dittatoriale alla frutta  

    Questo sarebbe il messaggio che Draghi vuole trasmettere ai giovani? Dove si trova “l’eccessiva protezione del posto di lavoro” in un ragazzo che lavora come precario al call center per 5 euro lorde al giorno? Anche  il prof. Monti con i suoi  recenti 17 secondi di silenzio, durante l’intervista alla trasmissione televisiva Agorà, in seguito a una domanda sulle prospettive di lavoro dei giovani, si è fermato a pensare prima di dire una castroneria simile! E invece riguardo alla  “la spesa pensionistica superiore”, forse dovremmo chiederlo a quel signore 77enne di Bergamo che è stato denunciato per aver rubato 11 euro, tra generi alimentari, perché la pensione non gli bastava per fare la spesa?

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Catanzaro UMG – Le vere ragioni della crisi che i media nascondono

    Catanzaro UMG – Le vere ragioni della crisi che i media nascondono

    Martedì, Maggio 8th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Italia / Catanzaro / Ateneo Magna Graecia / Regione Calabria / Convegno sulla crisi Sociale ed Economica dell’Ue / Facoltà di Giurisprudenza / Attacco all’Italia / Liberalismo / Liberismo / Speculazione / Bce / Sovranità / Giulietto Chiesa / Mario Caligiuri / Alessandro Morelli / Vittorio Daniele / Mons. Raffaele Facciolo / Paolo Romano / Sergio Basile / Qui Europa / Problema delle risorse / Giovanni paolo II / Rerum Novarum / Populorum Progressio / Capitalismo / Comunismo / Mali del Novecento / Keynes / Galbraith / Chomsky / Giraffe keynesiane / Cina / Brics / Spread / Rating / Neo-liberismo / Neo-colonialismo / Smantellamento del welfare / Accaparramento delle risorse / Nazismo bianco / Debito pubblico / Trattato di Lisbona / Fed / Lehman Brothers / Bolla Usa 2007  / Articolo 123 del Trattato di Lisbona / rifinanziamento obbligato sui mercati internazionali  

    Catanzaro – Le Vere Origini e Motivazioni della

    Crisi esposte presso l’Unicz

    Un convegno, promosso da "Qui Europa", destinato a

    lasciare il segno tra le giovani generazioni

    Mattatore del convegno, il giornalista e scrittore Giulietto Chiesa

    Catanzaro – Ogni giorno tutti noi, cittadini europei, sentiamo parlare della crisi, ci confrontiamo e facciamo i conti in tasca per capire se arriveremo o meno a fine mese. Un bombardamento mediatico che risuona nelle orecchie come una fastidiosa eco che ripete di continuo la stessa parola: “crisi”. Nonostante ne parlino tv, giornali, radio ed internet, nessuno ci ha spiegato il perché, nessuno ha identificato le cause di una situazione drammatica che pesa “solo” sulle spalle di tutti i cittadini europei. Abbiamo provato a farlo noi di “Qui Europa”, nel nostro piccolo, (in collaborazione con l’Osservatorio Giuridico della Conferenza Episcopale Calabra, diretto da Alberto Scerbo; l’Ufficio Direct Europe, diretto da Paolo Romano; e con l’Ufficio per le Autonomie Territoriali dell’Unicz) nel tentativo di cominciare a sensibilizzare le coscienze partendo dalla Calabria, dall’Università Magna Graecia di Catanzaro, dal Campus di Germaneto, e dall’aula intitolata a Giovanni Paolo II. Proprio lui, il Papa-Santo che in tempi non sospetti, all’indomani della caduta del Muro di Berlino, non esitò a denunciare tra i grandi mali dell’era moderna, oltre al “Comunismo ateo e materialistico” ed agli assolutismi, anche l’altrettanto grande nemico della storia, dell’Europa e dell’umanità intera: il “Capitalismo Neo-liberista”, e tutti i suoi eccessi, che oggi – purtroppo – sono sotto gli occhi di tutti.

      Crisi – Studenti alla ricerca di consapevolezza  

    Un’aula gremita di studenti di tutte le età, (circa 400) studenti provenienti dagli istituti superiori del Capoluogo calabrese e dalla provincia, nonché comuni  cittadini e studenti universitari di svariate facoltà, da giurisprudenza, a medicina e scienze motorie. Un convegno partecipato, sentito, che ci ha permesso di inseguire e realizzare un obiettivo: quello di creare consapevolezza sulla nostra identità nazionale ed europea e soprattutto sulla nostra sovranità nazionale, umana, economica, monetaria e (forse la più importante di tutte) spirituale.  La preziosa presenza degli ospiti ci ha aiutato a far venire al pettine molti nodi, ci ha permesso di aprire una finestra sulle reali ragioni della crisi, quanto sulle sue cause. Ciò per comprendere (una volta individuata chiaramente la malattia) quali cure apportare. Ad aprire il convegno è stato il responsabile dell'Ufficio Europe Direct dell'Ateneto Magna Graecia di Catanzaro, Paolo Romano, che nel presentare ufficialmente la nuova sede dell'ufficio (inter-universitario) ha ricordato – in occasione dell'imminente festa dell'Europa – l'importanza di creare una cultura europea trasparente e non alimentata da vane propagande e vuoti slogan retorici.

     Mario Caligiuri – Crisi: Il Ruolo dei Media  

     La Crisi tra proclami, frammentarietà informativa e disinformazione

    “La crisi economica e sociale dell’Unione Europea: analisi e prospettive”: dell’apertura del tema trattato  se n’è occupato l’assessore all’Istruzione, Università, Cultura e Ricerca, della Regione Calabria, Mario  Caligiuri,  che ha sottolineato l’importanza della comunicazione in Europa ed all'interno del territorio nazionale, al fine di capire quali siano i reali vantaggi dell’appartenenza all’Ue, quali i vincoli , quali i rapporti tra gli Stati membri.  Caligiuri, che ha ricordato come l’informazione non sia un linguaggio “neutro” – ma, anzi, come essa abbia la capacità di incidere fortemente come nessun altro strumento sulla metamorfosi del pensiero dell'opinione pubblica – ha puntato il dito sulle colpe e responsabilità dei media élitari di bandiera (che tutti gli altri sono pronti ciecamente a seguire a ruota, come una sorta di sudditi fedeli, uniformando in maniera spesso sconcertante le proprie idee) rei di promuovere una grave frammentarietà informativa che non aiuta a comprendere il reale addivenire delle cose. Oggi, però – ha continuato Caligiuri – nel mondo frenetico in cui  viviamo, l’informazione assume determinate caratteristiche: deve essere immediata, rapida e tempestiva. “Ma la nostra non è più la società dell’informazione, bensì quella della disinformazione!”, ha sbottato l’assessore. Caligiuri, come supporto al suo pensiero sulla comunicazione,  ha più volte citato Noam Chomsky, uno dei più grandi linguisti – fondatore della grammatica generativo-trasformazionale – e ha ricordato che per la prima volta nella storia, l’Europa si è resa protagonista di un’unione monetaria che ha preceduto quella politica.  Le sue conclusioni hanno fatto riferimento, poi, al fatto che la Costituzione europea non contempli il riconoscimento  delle radici cristiane del Vecchio Continente, con tutti gli accidenti connessi a questa sorta di tradimento storico. 

      La lezione di Daniele e le giraffe keynesiane  

    Alla domanda “Quali sono i rapporti tra la crisi economica e l’Europa?”  ha cercato di rispondere – in maniera molto esaustiva e puntuale – Vittorio Daniele, docente di Economia Politica e Politica Economica presso l’Ateneo di Catanzaro, il quale, facendo un excursus storico, ha analizzato le origini della crisi – o meglio, alcune di esse – partendo dalla bolla Usa del 2007, quando – prima del fallimento di Lehman Brothers, e dello scoppio della bolla sui mutui casa – essa, la crisi, riguardava solo una parte ristretta del mercato finanziario americano e che, pertanto, non colpiva direttamente i redditi delle famiglie. Daniele ha spiegato come negli anni 2000 in America si sviluppò in modo esponenziale il mercato immobiliare, tanto che le banche cominciarono a concedere mutui anche a coloro che non offrivano garanzie totali a causa di “redditi incerti”. A lungo andare, il baricentro economico del mondo – secondo il docente – si è spostato dall’Occidente – che continua a perdere posti di lavoro, in una emorragia senza fine – all’Oriente dove si registra il boom di Cina, India e Giappone. Lo scoppio della bolla immobiliare negli Usa ha avuto ripercussioni in tutto il mondo, arrivando a colpire, ovviamente, anche l’Europa. Nel caso della nostra penisola, il docente ha precisato che se ci chiedessimo se il debito pubblico italiano è alto, non potremmo rispondere in senso assoluto, ma potremmo dire che è alto rispetto al pil solo perché pari al 120%. Il confronto con il resto del mondo è d’obbligo se pensiamo che il Giappone presenta un debito pubblico di oltre il 200%, la Germania dell’81% e la Spagna del 73%. Ma per quale motivo il Giappone è una potenza a livello mondiale? “Semplicemente perché – ha spiegato – è un paese che ha grandi capacità di produzione e di crescita che, in prospettiva, permetteranno agli asiatici di creare nuovi posti di lavoro, quindi nuovi redditi che porteranno, probabilmente – secondo l'economista – ad estinguere il debito. Ma soprattutto – ha poi continuato –  i nipponici hanno una banca centrale, mentre gli europei si sono imbrigliati nell’affidare i poteri nazionali alla Bce”. Secondo Daniele, Keynes  in modo efficacissimo spiegava che se lo scopo della vita era quello di cogliere le foglie che si trovavano sui rami più alti degli alberi, il miglior modo per raggiungere l’obiettivo sarebbe stato quello di lasciare che le giraffe più alte e con il collo più lungo, potessero mangiare le foglie, lasciando morire di fame quelle dal collo più corto.  “Se abbiamo a cuore il benessere di tutte le giraffe – ha continuato – non dobbiamo trascurare le sofferenze di quelle che hanno il collo più corto e muoiono di fame, o le foglie succulente che cadono a terra e vengono calpestate nella lotta, o l’eccesso di nutrimento degli esemplari dal collo lungo, o la triste espressione di ansia e di combattiva avidità stampata sui miti musi della mandria”. Tradotto in termini politici: se i potenti hanno a cuore il benessere della collettività , devono necessariamente invertire la rotta, perché in questo momento essi sono le giraffe dai colli più lunghi.

    Alessandro Morelli – "Costituzionalismo e Sovranità”

    L’Unione Europea è un ibrido – ha spiegato Alessandro Morelli, docente in Diritto Costituzionale presso l’Ateneo Magna Graecia, poi subentrato  come relatore a Daniele – non è né una confederazione di Stati perché i paesi membri non mantengono completamente la sovranità propria, né una federazione di Stati. Il fulcro e la sintesi della relazione del docente è in effetti riconducibile alla seguente espressione: “La cosa principale – ha indicato – è comprendere che la comunità deve riprendere in mano le sorti della Costituzione che ha subito una battuta d’arresto, ricordando, tuttavia, che la libertà e l’uguaglianza sono strettamente collegate tra loro, mai in contrapposizione. Ciò  perché solo se si è completamente uguali si è liberi, e viceversa”.

      Sergio Basile – L’Italia? Non era un paese in crisi!  

      Italia: Vittima di una gravissima montatuta mediatica  

    Degno di nota anche lo spunto di Sergio Basile – direttore di “Qui Europa”, co-promotore e moderatore del convegno – che, analizzando una serie di fattori economici afferenti al “Bel Paese”, ha ricordato che l’Italia possedeva (fino all’avvento del governo Monti) tutti i requisiti propri di un paese ricco, ed in parte “secondi” solo a quelli espressi dall’economia della ricca Germania. Un avanzo primario di primo livello (differenza tra le entrate fiscali e la spesa pubblica); Un risparmio delle famiglie da prima della classe (frutto del laborioso lavoro di intere generazioni di Italiani); La terza riserva aurea del mondo; un bassissimo livello di indebitamento delle imprese privare (imprese che, assieme alle famiglie, sono le vere vittime di questa "gravissima montatura mediatica" chiamata crisi) pari ad appena 40 miliardi di euro (una bazzecola rispetto ai 7000 miliardi di euro delle imprese francesi: da notare che la Francia è considerato un paese semi-virtuoso); ed un debito pubblico (pur se alto: il terzo del mondo dopo Giappone e Usa) pari, comunque, alla metà del debito pubblico giapponese. Da notare che il Giappone, malgrado questo faraonico debito, ad oggi è un Paese in netta crescita e non è assolutamente considerato un Paese in crisi. Ciò malgrado i suoi 4000 miliardi di euro di debito. Basile, ha inoltre ricordato come l’Italia – fin a prima dell’estate – poteva godere della più fitta, larga  robusta rete di Pmi, a livello europeo. Va ricordato, in tal senso – ed a supporto di quanto asserito – che l’area “padana” del Nord Italia, è stata considerata negli ultimi decenni come la regione europea più ricca in assoluto: da far impallidire perfino la potente ed organizzata Germania. Infine Basile ha ricordato come l’Ue continui a far orecchie da mercante su una sistematica ed urgente riforma del sistema del rating e delle agenzie di rating: legittimate dalla politica – in maniera dissennata e grave – a porre voti anche agli stati sovrani, ed in base a valutazioni spesso infondate e sballate, ridicolizzandone ed usurpandone la sovranità nazionale, ed alimentando in maniera deleteria e destabilizzante (per l’intera economia europea e non solo) la forbice dello spread. Anticamera della speculazione internazionale e del debito.

     S.E.Raffaele Facciolo – Dottrina sociale della Chiesa ed economia etica 

    Monsignor Raffaele Facciolo, vicario episcopale dell’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, nel suo intervento, ha riproposto – di seguito – l’importanza della Rerum Novarum (l'enciclina di Papa Leone XIII, oggi presto accantonata da uno spavaldo ed antisociale liberismo mercatista, e dai servi ossequiosi di quest'ultimo) che ha rivoluzionato il mondo cattolico e ha sempre messo l’uomo al centro della società, e della stessa “Populorum Progressio” di Papa Paolo VI, che ne riprendeva le fila. “Oggi – nota Monsignor Facciolo – si assiste alla spersonalizzazione dell’individuo che viene considerato secondario al mondo economico. La Chiesa è sempre attenta a queste problematiche – ha ricordato – e già nel 1981, Giovanni Paolo II parlò della crisi occidentale, così come ne ha parlato Benedetto XVI riprendendo gli insegnamenti di Paolo VI, facendo riferimento alla “pianificazione” dell’umanità che deve passare dalla massificazione alla personalizzazione, il solo processo in grado di riportare l’uomo al centro della società. Diversi sono gli ambiti in cui operare – ha concluso – il primo quello della famiglia e del matrimonio tradizionale, il secondo riguarda l’autenticità del cristiano che deve aprirsi al dialogo interreligioso, il terzo relativo alla solidarietà perché non viviamo da soli, ma è nella diversità che rintracciamo la ricchezza ed un ultimo ambito che riguarda il rispetto del Creato”.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Rehn, la “Natura giuridica dell’euro” e il signoraggio

    Rehn, la “Natura giuridica dell’euro” e il signoraggio

    Mercoledì, Marzo 21th / 2012 

    – di Sergio Basile –

    Parlamento europeo / Interrogazione / Commissione Ue / Commissione Affari Economici e Monetari / Banche e finanza / Bce / Eurosistema /Sebc / Bankitalia / Modello Fed / Crisi / Sacre Scritture / Mammona / Vangelo / Speculazione internazionale /       Goldman Sachs / Rehn  Sovranità / Paesi Ue / Filini / “Rinascita” / Borghezio / Scurria / Auriti / Diritto di proprietà / Euro-truffa / Dittatura / Università di Teramo / Bank of England

     Rehn, la “Natura giuridica dell’euro” e il

    signoraggio: quando la moneta appartiene

    alle banche

    “Signoraggio bancario”: crisi dell’Eurosistema

    e della democrazia europea 

    Le interrogazioni alla Commissione Ue dei deputati Scurria

    e Borghezio, lo spunto di Filini e la denuncia del professor

    Auriti. Il Commissario Rehn non convince nessuno

    Bruxelles, Francoforte – La moneta, fin dai tempi più antichi è stato uno strumento di regolazione del mercato, ma ha avuto sempre una particolarità: il fatto di essere biunivocamente legata a doppio filo con un popolo ed un territorio di riferimento. In tal modo il popolo che la utilizzava ne aveva pieno controllo e si serviva di essa. Oggi, in questa società europea moderna che scimmiotta progresso, e sprizza “regole e rigore” da tutti i pori, la situazione – malgrado il trascorrere dei secoli – si è completamente invertita: è il popolo a servire il dio-danaro. Una nuova divinità pagana servita da un esercito obbediente e cieco d’illuminati tecnocrati. Divinità che nella Sacra Bibbia e nei Vangeli viene identificata come l’alter ego di “Mammona”: l’antagonista per eccellenza di Gesù e del Suo messaggio salvifico, incentrato sulla solidarietà e sull’amore all’uomo, nel pieno rispetto della Sua dignità e delle sue esigenze, materiali e spirituali. Allora, alla luce di questa imprescindibile premessa, ci si accorge quanta superficialità i media nazionali ripongano nell’argomento “natura e fini dell’euro” e quanto sia necessario saperne di più per tirare le giuste conclusioni sull’evolversi dell’attuale crisi che attanaglia ed umilia l’Europa: almeno i ceti meno abbienti, quelli cioè “non siglati dal marchio di Mammona”. In tal senso molto interessante ci è apparso l’articolo di Francesco Filini apparso oggi sul quotidiano “Rinascita” che fa il punto sul risultato dell’interrogazione parlamentare posta alla Commissione europea dall’eurodeputato Marco Scurria – interrogazione con richiesta di risposta scritta E-000302/2012 – circa la natura giuridica dell’euro, seguita – in ordine temporale – all’altra interrogazione presentata dal leghista Mario Borghezio il 16 giugno del 2011. L’esponente del carroccio, in particolare chiedeva alla Commissione Ue “come fosse possibile che l’euro nella fase di emissione appartenesse al “Sebc” o “Eurosistema” (formato da Bce più Banche Centrali Nazionali) mentre nella successiva e conseguente fase di circolazione – quasi come per magia – intervenisse una strana metamorfosi della natura giuridica delle stesse banconote”. Cioè come fosse possibile che esse (le banconote o monete in euro) finissero, poi, stranamente con l’appartenere “al titolare del conto corrente bancario di addebito”. Ora, come noto, le Banche Centrali dei paesi Ue come Bankitalia e Bundesbank, rispettivamente per Italia e Germania, sono oggi istituti di fatto nelle mani di banche ed istituti privati. In Italia, è bene ricordarlo, ciò avvenne il 30 luglio del 1990, con la “discussa quanto silenziosa” e deleteria Legge Carli-Amato. Tali banche – è qui il punto – stampano moneta e (come nota altresì Filini – si appropriano sia del loro valore nominale (es.: 100) che del loro valore intrinseco (es.: valore di conio di 0,20). Lo scorso 12 marzo il Commissario agli Affari Monetari, Olli Rehn giustificava questo status-quo sostenendo che dopo l’emissione del Sebc (o meglio la “creazione telematica o elettronica dei valori nominali” e quindi – da notare – a costo zero, ma controllata ed autorizzata dalla Bce) l’emissione è disciplinata dalla “legislazione nazionale vigente al momento del trasferimento al nuovo proprietario del frutto dell’emissione (cioè degli euro)”. In tal modo, dunque, gli utilizzatori della moneta acconsentono inconsapevolmente di indebitarsi, attraverso il fenomeno del “signoraggio bancario”, accettando la proprietà del valore nominale della moneta. Ma in effetti – sottolinea Filini – “nulla giustifica l’indebitamento dei cittadini europei a vantaggio dell’Eurosistema”. Allora – come ben spiega il professor Giacinto Auriti – come possono prestare qualcosa (il danaro) con profitto (a debito) se non hanno la personale proprietà della cosa in questione? In effetti si tratterebbe di un vero e proprio abuso del diritto di proprietà, per non dire una vera e propria “euro-truffa”! Ciò – ci ricorda “Rinascita” di oggi – ha portato lo stesso professore dell’Unversità di Teramo a denunciare Bankitalia per “truffa, associazione a delinquere, usura, falso in bilancio e istigazione al suicidio”: una grave sorta di appropriazione indebita della proprietà della moneta che dovrebbe appartenere al popolo e solo al popolo. Infine – nell’interessantissimo rapporto – Filini ci rammenta la data di origine del male che ha progressivamente incancrenito il mondo facendolo prostrare forzatamente al “dio-danaro”: 1964. Data della costituzione della Bank of England, la prima Banca Centrale della storia.  

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Strasburgo: si a “Università europea”. Luci e ombre sul “Processo di Bologna”

    Strasburgo: si a “Università europea”. Luci e ombre sul “Processo di Bologna”

     

    Mercoledì, Marzo 14th / 2012

    Parlamento Europeo / Italia / Processo di Bologna / Università / Berlinguer

    Strasburgo: si a "Università europea". Luci e ombre sul "Processo di Bologna"

    Casta neo-liberista o processo consapevole di  sviluppo solidale? Gli interrogativi aperti sul futuro dell'istruzione in Europa

    Strasburgo – Stamane, presso la sede francese dell'Europarlamento, il deputato Luigi Berlinguer (del gruppo S&D) ha relazionato sul processo di rilancio dell'Università Europea, presentando un provvedimento – votato a maggioranza bulgara – afferente al cosiddetto '"Processo di Bologna": ovvero a quel processo di riforma internazionale dei sistemi di istruzione superiore – che oggi coinvolge 46 paesi – nato nell'antica città italiana tra il 18 e il 19 giugno del 1999, in seguito all'incontro di 29 ministri dell'istruzione europei. Tra gli obiettivi fissati, primo fra tutti, l'ambiziosa idea di realizzare – per la verità ciò sarebbe dovuto avvenire già entro il 2010 – lo "Spazio Europeo dell'Istruzione Superiore più competitivo al mondo", raccogliendo l'eredità portata avanti negli anni già con l'accordo della Sorbona del 1998, sigillato dall'omonima "Dichiarazione". Secondo il deputato, tale provvedimento favorirà il ripensamento dei sistema di istruzione dei paesi membri Ue, verso la creazione di un unico titolo di laurea valido in tutto il Vecchio Continente, e non solo. Problema, quello della discrepanza dei titoli, avvertito soprattutto in Italia: paese Ue che si discosta dalla maggior parte degli altri paesi europei quanto ai criteri seguiti nell'attribuzione dei titoli e delle denominazioni, e tale da non facilitare l'interpretazione degli stessi titoli accademici conseguiti, al di fuori del territorio nazionale, con grossi problemi d'inserimento per neolaureati e ricercatori. Tuttavia, l'Italia, ci sembra giusto ricordarlo, è stata uno dei primissimi paesi ad adattare il proprio sistema universitario al nuovo sistema generato nel processo di Bologna (in alcune università e limitatamente ad alcuni corsi di studio la riforma – infatti – è partita già nell'anno accademico 1998/1999). Ma accanto ai soddisfatti deputati, ed ai trionfalistici proclami di rinascita culturale dell'Ue, non sono mancate le aspre critiche di quanti invece sostengono l'esistenza di reconditi obiettivi perseguiti dal "Processo", addirittura in palese contrasto con i principi di equità e libera diffusione del sapere.  Secondo altre correnti di pensiero , infatti, il vero obiettivo del Processo di Bologna sarebbe quello di "rendere le riforme europee neo-liberali, in materia di istruzione universitaria, "piu’ accettabili" alle classi subalterne e protendere al progressivo smantellamento dell’istruzione pubblica, dando vita a nuove caste per il controllo della conoscenza, al fine  di accelerare l’egemonia economica dei popoli. Dunque, in antitesi con quanto dichiarato stamane da Berlinguer, il "Processo di Bologna" nulla avrebbe a che fare con il libero sapere, la libera scelta di studiare e l'equita’ sociale. Tutto mascherato – secondo i detrattori del "Processo" – dietro il velo della retorica e del marketing. Certo, analizzando attentamente entrambe le posizioni, così lontate ed antitetiche, si resta piuttosto disorientati. D'altra parte, non sarebbe intellettualmente onesto non ammettere la possibilità dell'esistenza di sistemi educativi egemoni di carattere neoliberista pianificati ad hoc. Lo si evince chiaramente dalla china intrapresa da molti economisti che – in numerose società industriali moderne – hanno favorito la diffusione di teorie economiche e finanziarie che hanno portato agli attuali squilibri sistemici, che qualcuno chiama "crisi economica". Molte di esse, come noto, furono incubate in noti e prestigiosi Atenei Anglo-Americani, che – a partire dagli anni Ottanta – favorirono processi di iper-privatizzazione a discapito dello stato sociale.  Allora una buona domanda può essere: in Europa è il capitale finalizzato all’istruzione, o è quest'ultima al servizio del capitale, per rinforzare l’egemonia culturale, politica ed economica della stessa "Europa"? Sergio Basile (Copyright © 2011 Qui Europa)

     

  • Dall’Europa pioggia di euro per i giovani, ma qualcosa non torna: la disoccupazione nell’Ue aumenta

    Lunedì, Marzo 5th / 2012

    Commissione Ue / Programmi formativi / Fondi Ue / Disoccupazione / Crisi / Mobilità 

    Dall’Europa pioggia di euro per i giovani, ma qualcosa non torna: la disoccupazione nell’Ue aumenta

    La politica del gambero dell’Ue, tra investimenti e assurde paralisi

    Bruxelles – L’Ue, in tempo di crisi, con disoccupazione alle stelle, pensioni da fame, pressione fiscale in continua progressione – oltre la soglia del 40% – costo della benzina e tariffe assicurative impazzite, sceglie la strada più lunga per ottenere il minor risultato. Infatti anziché puntare sulla delegittimazione delle agenzie di rating – al fine di bloccare l’insulso meccanismo dello spread – cerca di avventurarsi in strade “di crescita e sviluppo” che finora comunque – in decenni – hanno prodotto poco o nulla. Nelle scorse ore, dunque, si è tornati a parlare di uso più efficiente dei fondi – si pensi che regioni come Calabria, Campania e Sicilia hanno dilapidato nell’ultima tornata di finanziamenti centinaia di miliardi di euro per l’incapacità della classe politica meridionale – e soprattutto di “schemi innovativi per favorire il passaggio tra scuola e lavoro”, nonché di “aiuti alla mobilità tra uno Stato e l'altro”: come se la mobilità europea (o meglio il processo migratorio forzato tra uno stato e l’altro dell’Europa, alla disperata cerca di un posto di lavoro a quarant’anni o più) non fosse già abbastanza. Allora tali misure e tali slogan – come quello che recita: “l'Unione europea scende in campo per contrastare la disoccupazione giovanile, male che afflige decine di milioni di cittadini europei” – suonano un po’ distorti.  Come insipido appare l’ennesimo slogan – l’ultimo di una interminabile serie – che invita gli Stati dell’Ue e le regioni più disastrate – o magari incoscienti – a “spendere i fondi strutturali residui – oltre 82 miliardi, di cui 8 in Italia – per sostenere l'occupazione giovanile e le Pmi”. Così, mentre le direttrici tracciate da Bruxelles a suon di slogan e finanziamenti a progetto puntano a ridurre la dispersione scolastica, sostenendo nel contempo tirocini e contratti di apprendistato – attraverso i vari Erasmus (anche per imprenditori) e Leonardo da Vinci – d’altra parte l’inconsistenza delle misure economiche e le politiche iper-liberiste praticate, mettono in crisi – sempre di più – interi settori economici: dalla pesca all’agricoltura (vedi accordi con aziende agricole africane, a prezzi stracciati, a discapito delle aziende agricole del Mezzogiorno). Ma a parte questa digressione critica, andando a spiare nel paniere della formazione, certamente non può non saltare all’occhio l’ingente investimento di Bruxelles sulla cultura, o meglio su “mirati” progetti culturali: 25 milioni – ad esempio – destinati solamente all'Italia per il 2012 per il finanziamento del “Leonardo”, e per la promozione di stage in imprese o istituti di formazione per studenti e disoccupati; 4 milioni ai giovani costretti a lasciare preventivamente gli studi per aiutarli a riprenderli, o – in alternativa – un percorso professionale che offra competenze spendibili sul mercato: a condizione – perdonateci un eccesso di ironia o sarcasmo – che si trovino ancora in giro aziende disposte ad assumere qualcuno. Alla luce di quanto detto, le richieste di Bruxelles ai Paesi dell’Unione, affinché mettano a punto“meccanismi per assicurare che i giovani, entro 4 mesi dalla fine del percorso scolastico, abbiano un lavoro, proseguano gli studi o si iscrivano a un altro corso di formazione” ci sembrano pertanto un pochino retoriche, o comunque spesso disconnesse dalla realtà, e da una quotidianità sempre più nera. Ciò fin quando la Commissione e il Consiglio – con la collaborazione dell’Europarlamento – non rimettano al centro del dialogo politico l’individuo, anziché il mercato: anche osando andare contro i diktat delle lobby internazionali. Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Ventotto anni per una “lauretta” nella “Repubblica della sfiga”

    Mercoledì, Febbraio 1st / 2012

    – di Sergio Basile –

    Italia / Istruzione / laurea / universitari / Sfigati / Valore titoli di studio / Martone / Monti  

    Ventotto anni per una “lauretta” nella

    "Repubblica della sfiga"

    Minacce di annullamento del valore legale

    delle lauree

    Roma  – Nelle scorse è giunto il monito da parte della VII commissione al Senato sui dubbi relativi alle “minacce di annullamento” del valore legale della laurea, successiva – tra l’altro – alla gravissima e clamorosa gaffe del viceministro “tecnico” al Lavoro Michel Martone (foto) che lo scorso 24 gennaio ha bollato senza mezze misure come “sfigati” coloro i quali si laureano dopo i 28 anni di età.  Secondo la commissione medesima, quella perpetrata dal governo Monti sarebbe – in effetti – un’ennesima ingerenza: il tentativo antistorico di imporre “un modello liberista anglo-americano, in una realtà come quella Italiana che ha una forte tradizione statalista”. Malgrado tutto il Thatcheriano premier Mario Monti ha dichiarato in merito l’avvio di una pubblica consultazione sul sito del MIUR. Propenso, tuttavia, a dare attuazione alla suddetta abolizione che probabilmente spetterebbe ad un governo politico, diretta espressione della volontà popolare. Infatti secondo Mario Monti (Dalle pagine de “La Repubblica”) “l’abolizione del valore legale del titolo di studio poggerà tutta sul sistema di valutazione delle università che sta mettendo a punto il Ministro Profumo”. Speriamo che non annullino anche la laurea del Premier: anche se in effetti  i tecnici nominati dall’alto non dovrebbero correre pericoli di sorta.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)