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Categoria: Economisti – La riflessione

Economisti – La riflessione

  • L’Appello di “Qui Europa” – Cara casta gli Italiani pagano troppe Tasse, è ora di Finirla!

    L’Appello di “Qui Europa” – Cara casta gli Italiani pagano troppe Tasse, è ora di Finirla!

    Mercoledì, Giugno 6th /  2012

    – di Silvia Laporta e Sergio Basile –

    Italia / Roma / Governo Monti / Tasse da record / tasse inique / Dittatura / Debtocracy / Casta parlamentare / Appoggio cieco al governo dei banchieri / L'Italia sta morendo / Corte dei conti / Giampaolino / Alfano / Bersani / Casini / Silvia Laporta / Sergio Basile / Appello di Qui Europa / Appello disperato di tutti gli Italiani onesti  

    L'appello di "Qui Europa" – Gli Italiani pagano 

    troppe tasse!  Caro Monti è ora di finirla!

    Casini, Bersani e Alfano: O "staccate la spina" o siete

    corresponsabili della definitiva morte del Paese

    più bello del mondo

    L’Appello di Qui europa. Cara casta gli Italiani pagano tropp Tasse – E’ ora di Finirla

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Roma – "Il pericolo di un avvitamento deve essere attentamente monitorato, disinnescando il circolo vizioso in cui si potrebbe rimanere intrappolati". Lo ha sottolineato nella giornata di ieri la Corte dei Conti nel "Rapporto 2012 sul coordinamento della finanza pubblica". Un rapporto decisamente fosco per l’ Italia: d'altronde è come scoprire un pò l'acqua calda. "L'elevata pressione fiscale – osserva la Corte – rischia di generare impulsi recessivi". Anche se la parola "rischia" ci suona un pò come una presa per i fondelli! Che dite? "Il 2011 – sempre secondo la stessa Corte –  ci ha consegnato la realtà di un sistema impositivo ancora distante dal modello europeo: segnato dalla coesistenza di un'elevata pressione fiscale e di un elevatissimo tasso di evasione". L’Italia soffrirebbe pertanto di una “crescita asfittica”  e correrebbe – sempre secondo la Corte – il serio pericolo di avvitarsi su se stessa.

      Un consiglio fraterno: Buttate il telecomando! E… la Tv  

    Ma in tutta onestà, più avvitata di così! Solo la Grecia sta peggio. Chi è stato il responsabile della distruzione del Bel Paese: il "Giardino d'Europa", il "Paese che tutto il mondo ci invidiava"? A voi la scontata risposta. Gli  “impulsi recessivi” di cui parla la Corte, sarebbero provocati dalla decisione del Governo tecnico di raggiungere il pareggio di bilancio  nel 2013 attraverso una serie di manovre che, per larga parte, fanno forza sulle entrate. L'Italia si trova così in una sorta di "circolo vizioso": troppo rigore e pochi investimenti portano a meno consumi e ad un ulteriore blocco dell’economia. Per la magistratura contabile, infatti,  "l'innalzamento a tempo delle aliquote Iva è potenzialmente gravido di controindicazioni sul piano economico e sociale". Ma la cosa pazzesca e che fino a ieri in tv (e per tv s'intende l'intero ridicolo calderone televisivo italiano: da Sky Tg24 alla Rai, da Mediaset a La7) i vari esponenti della casta-parlamentare di maggioranza (Pdl, Pd e Udc) andavano blaterando che il rigore è stata. è e sarà la strada migliore per la crescita. come dire ad un malato di asma, che la camera a gas è il modo migliore per fare le inalazioni. Forse è giunto il momento – così come suggeriva un vecchio spot tv – di "buttare il telecomando!". Solo però dopo aver provveduto con cura a spegnere la televisione.

      Economia italiana – L'allarme "scontato" della Corte dei Conti  

      Per carità! Ditelo a Monti, Napolitano e alla casta! 

    Il presidente della Corte, Luigi Giampaolino, allora – consentiteci, con un ritardo mostruoso – ha finalmente gettato il sibillino allarme : “ Nel 2011, il Pil è rimasto al di sotto delle previsioni e purtroppo è un fenomeno non occasionale, ma destinato a protrarsi per anni. Rischiamo di rimanere intrappolati; va disinnescato il circolo vizioso”. Tenendo ben presente però un punto:la pressione fiscale è al limite,  i margini per riequilibrare il sistema di prelievo cercando di conciliare rigore, equità e crescita,sono esauriti.”

      La risposta che "non ti aspetti" 

    Tuttavia, secondo la Corte, "uno spazio per agire senza aumentare le tasse c’è ed è enorme: quello della lotta all’evasione fiscale". Dal momento, dunque, che i tartassati Italiani pagano troppo poco, la strada pioù corta è costringerli a pagare fino all'ultimo spicciolo con ferrea disciplina. Alla faccia della casta e dei loro stipendi. Chissà come mai la corruzione, la concussione e il mancato rispetto della Costituzione e dei diritti degli Italiani ormai contano come il due di briscola, rispetto al problema dei problemi: l'evasione fiscale dei contribuenti! E le ricapitalizzazioni bancarie? E il denaro pubblico venduto agli Italiani al 6%? E Basilea 3? Ne vogliamo parlare? Evidentemente tali piaghe vere restano nell'oblio, rispetto all'"evasione fiscale": ciò che la magistratura contabile ha definito nelle swcorse ore come una “piaga pesante” che tra il 2007 e il 2009 è aumentata del 29,3 % per l’Iva e il 19,4% per l’Irap. Una piaga che dilagherebbe soprattutto al Sud e nelle isole. Accompagnano l’evasione fiscale, anche la corruzione e le frodi: sono più di un miliardo gli importi da recuperare per le frodi compiute in Italia a carico dei Fondi Strutturali Europei e nella sanità persistono corruzione e frodi ai danni della collettività. Come allora soprassedere, carissima Corte, sugli aumenti ingiustificati delle accise statali sul carburante (tra le quali paghiamo ancora quelli di 50 anni fa per missioni e calamità ormai cessate da un pezzo – vedi archivio "Qui Europa") o sugli aumenti altrettanto ingiustificati dell'Iva, da parte del governicchio Monti, vche vorrebbe addirittura portare al 23% dopo l'estate? Welcome in Grecia verrebbe da dire! 

      La "bestemmia" di Giampaolino  

    La strada da intraprendere – secondo Giampaolino – sarebbe dunque quella di ridurre la spesa primaria  e per interessi (cioè ridurre i servizi per gli Italiani): per ridurre il debito la Corte suggerisce poi – udite udite – non la rinazionalizzazione delle banche centrali (privatizzate da Amato nel 1992) e la riconquista sacrosanta di una sovranità monetaria rubata in favore dei banchieri privati (fonte primaria del debito che ci chiedono iniquamente di pagare al loro posto) ma la dimissione di quote importanti del patrimonio mobiliare ed immobiliare in mano pubblica. Pazzesco! Ogni altro commento sarebbe inutile. 

      L'appunto "sconclusionato" della Corte dei Conti  

    "Attualmente – nota Giampaolino –  l’Italia è al terzo posto della speciale classifica Ocse degli evasori di Iva, alle spalle di Turchia e Messico. Quei 46 miliardi evasi sarebbero utilissimi per riportare la tassazione su lavoro e impresa a livelli europei. Il problema è – secondo lui – che c'è uno scompenso tra le tasse sul lavoro e quelle sui consumi. "Le prime verrebbero tutte pagate, mentre le seconde non le pagherebbe nessuno". "E' per questo motivo – secondo la lucidissima analisi della Corte dei Conti, e per la gioia delle orecchie di Monti e company –  che l'Italia resta paralizzata". Ma in realtà l'incidenza del debito da evasione e da corruzione – soprattutto dovuta alla collusione tra politica, imprenditoria e gruppi di potere più o meno occulti – non è altro che un decimo rispetto al debito autorigenerante prodotto dall'emissione di carta moneta da parte della Bce, e conseguente rivendita (all'1%) alle banche private che lo rigirano – come noto – ai cittadini europei al 6%. Un regalo del 5% netto che fa la differenza (legalizzato dall'art. 123 del Trattato di Lisbona: trattato che nessun europeo ha votato e – tra l'altro – voluto) e che "illustrissima Corte" contribuisce in maniera determinante a gettarci nel baratro. 

      Il nostro appello, è l'appello di tutti gli Italiani onesti  

    Va bene, dunque, la lotta per l’evasione fiscale (anche se per la verità, per statuto, i servizi pubblici offerti in cambio di questa pazza tassazione sono sempre più prossimi allo zero) indubbiamente una piaga per l’Italia, ma perché non si colpiscono i veri colpevoli della situazione Italiana? Perchè cioè non si colpiscono le caste bancarie? Forse conviene più fare i conti con le tasche degli Italiani che con le proprie? Allora concludiamo con un monito ai vari Bersani, Casini, Alfano: "carissimi politici" staccate la spina ora, per carità, altrimenti sarete ricordati dai posteri come coloro i quali hanno spalleggiato impietosamente i distruttori dell'Italia e dei suoi sogni. Evidentemente colpevoli come loro, se non di più!

    Silvia Laporta, Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Crisi – Il Rating, l’Economia della Truffa e l’Impero del Male

    Crisi – Il Rating, l’Economia della Truffa e l’Impero del Male

    Domenica, Giugno 3rd / 2012

    – L'Editoriale, di Sergio Basile –

    Italia / Banche e Finanza / Agenzie di rating / Procura di Trani / Michele Ruggiero / Adusbef / Standard & Poor's / Moody's / Fitch Ratings / Yann Le Pallec / Deven Sharma / Analisti S&P / Eileen Zhang / Frank Gill / Moritz Kraemer / declassamenti pilotati / Incriminazione / Europa / Kenneth Galbraith / Economia della truffa / Commissione europea /  Speculazione / Bolla speculativa 2008 / Lehman Brothers / Ue / Usa / Ronald Reagan / Reaganomics / Politiche Neoliberiste / Attacco all'Italia / Critiche al sistema europeo / Barack Obama / Mario Monti / Angela Merkel / Washington Consensus / Christine Lagarde / Fondo Monetario Internazionale / Fmi / Europa / Bce / Federal Reserve / Troika / Fmi / Piigs / Grecia  / Silenzio dei media / Collusione dei media / John Fitzgerald Kennedy / Azioni anti-truffa / Sergio Basile / Qui Europa / Ricapitalizzazioni bancarie / Truffe / Too Big To Fail / Troppo grandi per fallire / Rating e Spread  / Giorgio Napolitano  

    Italia – L'Agenzia Standard & Poor's incriminata:

    L'Economia della Truffa e l'arma "Rating"

    La lezione di Galbraith e il vero volto del male:

    quello che giornali e tv celano sulla crisi

    Italiani, svegliamoci dal letargo mortale!

    Standard & Poor’s – L’Economia della Truffa e L’Impero del Male

    Trani  – Nella settimana appena conclusasi, il pm Michele Ruggiero della Procura di Trani ha chiuso le indagini sulla discussa agenzia di rating Standard & Poor's. Il procedimento in questione era stato aperto nell'estate del 2010, in seguito alla denuncia presentata da Adusbef e Federconsumatori sull'operato dell'altra sorella del rating, Moody's: agenzia che in un "ambiguo" report (datato 6 maggio 2010) definiva l'Italia, sulla base di elementi infondati, un "Paese a rischio". Successivamente i riflettori sono stati aperti, proprio su Standard & Poor's, agenzia "controllata da lobbies private", più volte finita – assieme alle altre sorelle Moody's e Fitch – nell'occhio del ciclone per accuse di irregolarità ed abusi nell'ambito della tradizionale attività di monitoraggio dei mercati, e degli stessi stati. Attività quest'ultima "relativamente nuova", che ha causato incomprensibili e arbitrari declassamenti anche a paesi economicamente robusti, come l'Italia, con lo scopo di destabilizzarne l'economia ed aprire la porta alla speculazione internazionale sui titoli del debito pubblico. Ciò, tra l'altro, con ulteriori gravi conseguenze sull'andamento delle borse: confronta archivio "Qui Europa" https://www.quieuropa.it/2012/05/catanzaro-le-vere-ragioni-della-crisi-nel-convegno-allateneo-magna-graecia/ ).

      L'accusa per Standard & Poor's  

    Nello specifico l'agenzia di rating newyorkese, nelle scorse ore, è stata ufficialmente imputata "per manipolazione di mercato pluriaggravata e continuata": ciò potrebbe impedire alla stessa di poter continuare ad operare in Italia. Nella calda lista degli indagati sono finiti gli analisti di S&P,  l'ex presidente Deven Sharma, ed il  responsabile dell'agenzia per l'Europa, il falco Yann Le Pallec.  Secondo l'Adusbef "Sharma e Le Pallec devono rispondere di manipolazione di mercato pluriaggravata e continuata insieme ai tre analisti Eileen Zhang, Frank Gill e Moritz Kraemer, già indagati per i report del maggio e luglio 2011 e per il declassamento del 13 gennaio scorso". L'indiano Sharma – si legge nel comunicato dell'Adusbef – "si è dimesso, nell' agosto 2011, dal suo incarico di guida internazionale dell'agenzia dopo le polemiche seguite al declassamento del debito Usa. Ma l'avviso di conclusione delle indagini della procura di Trani, che da un anno ha puntato  l'agezia, ieri mattina ha riguardato anche lui per via dei declassamenti operati all'Italia, oltre che a diversi Paesi europei. Gli sono state imputate, dunque,  le valutazioni sospette del 20 maggio e dell' 1 luglio 2011".

      S&P – Quegli strani declassamenti  

    S&P quel fatidico 20 maggio in un report che si abbattè sul sistema economico del Bel Paese (che Tremonti – ricordiamo – in quel periodo dava per sano ed in crescita moderata ma costante) come un fulmine a ciel sereno, bocciò l'Italia ed il suo stato di salute economico, declassandolo da stabile a negativo, innescando un contestuale e repentino terremoto in borsa: cui fecero eco miliardi di perdite azionarie ed obbligazionarie, soprattutto per ciò che attiene ai titoli del debito pubblico di stato.  Ma la strategia del rating "pilotato" era solo all'inizio. Poco più di un mese dopo, infatti – in data 1° luglio – sul banco degli imputati degli "onnipotenti" analisti finì addirittura la manovra finanziaria in "corso di attuazione" del governo italiano (ingerenza grave e tollerata dall'Ue)  con contestuali e ovvi disastri sui mercati azionari e ancora una volta sul debito dell'Italia. Da allora l'emorragia dello spread (differenziale d'interesse sui titoli italiani rispetto a quelli tedeschi) iniziò a crescere senza sosta, innescando un vero e proprio terremoto, un vortice speculativo di dimensioni ciclopiche, che diede vita – tra l'altro – alla spirale delle privatizzazioni selvagge ed a quella altrettanto selvaggia, della svendita del patrimonio statale. Giusto per  completezza – è bene ricordarlo – in quei giorni gli occhi dell'opinione pubblica erano rivolti alla questione della privatizzazione dell'acqua, che le statistiche davano come largamente rigettata da una popolazione fortemente avversa a questa bizzarra proposta mercatista e neo-liberista. Ma la ciliegina sulla torta, poi, S&P la confezionò in data  13 gennaio 2012: l'Italia (Paese con la terza riserva aurea del mondo; con uno dei migliori tassi di risparmio privato delle famiglie, al mondo; e con il debito medio pro-capite d'impresa tra i più bassi d'Europa: solo 40 miliardi di euro, contro gli 8.000 – ottomila – miliardi delle imprese francesi)  fu nuovamente declassata in maniera ambigua ed arbitraria da A a BBB+.

      S&P – Il Declassamento? Porte aperte a Monti ed alla speculazione  

    Lo stesso Pm dichiarò nel verbale quel declassamento – che legittimò le perquisizioni che scattarono nelle ore successive presso la sede italiana dell'agenzia – come "incongruo e incoerente, tendente a frodare migliaia di risparmiatori e la stessa Nazione". Nazione che con la sottile e ben celata (dai media) complicità di quel perverso meccanismo  piombò in una insensata crisi "pilotata", che la casta politica – in stragrande maggioranza – coprì e legittimò, o per ignoranza (cosa che in paesi normali avrebbe comportato una dimissione di massa degli esponenti politici rei di tale obrobrio) o per malafede: ipotesi più plausibile, quanto grave. Ma la cosa pazzesca e che il professor Monti, forte di tali giudizi "a dir poco immorali" iniziò – grazie al portone apertogli da Giorgio Napolitano, con la complicità ed il "conforto parlamentare" dei vari Alfano, Bersani e Casini, e con il  benestare delle lobbies mediatiche nazionali – ad attuare le sue insenstate manovre "lacrime e sangue" (inique quanto crudeli e vane, vista la capacità del debito nazionale di autorigenerarsi proprio grazie a questa diabolica accoppiata di rating e spread: miscela protesa a gonfiare gli interessi – circa 80 miliardi di euro all'anno – sul debito da corrispondere ai falchi della speculazione: banche e speculatori privati). Ciò per tacere sui miliardi di euro bruciati in borsa, a vantaggio di pochi soliti noti. 

      Declassamenti ad hoc – Un storia vergognosa che i media tacciono  

    Da allora, d'improvviso, suonano familiari e felici le note di espressioni forti di personaggi del calibro di Alfred Marshall, secondo il quale "l’economia non è una scienza, ma un vano tentativo di narrare la psicologia"; e Honoré de Balzac, secondo il quale "Esistono due storie: la storia ufficiale, menzognera, che ci viene insegnata – la storia ad usum delphini – e poi la storia segreta, dove si trovano le vere cause degli avvenimenti, una storia vergognosa".

      Tacere! – La "dorata" via dell'ignoranza  

    Ma su cosa poggia questo vergognoso ed iniquo sistema? Perchè non sviene svelato ed i media sembrano disinteressarsene completamente. Effettivamente è un calderone troppo grande e marcio. Probabilmente vi finirebbero dentro personaggi troppo esposti. Meglio dunque continuare a tacere e a prendere in giro milioni di Italiani, pronti solo ad obbedire ciecamente, ad aprire i portafogli, stringere la cinghia e pagare, pagare  e ancora pagare. Unico break "pubblicitario" alcuni vuoti e falsi proclami su una crescita che non arriverà, blaterati a fasi regolari dal professor Monti (per noi infatti – da Costituzione – i premier restano quelli regolarmente eletti) e dalla combricola parlamentare: in stragrande maggioranza tra le più vergognose e meschine che la storia della Repubblica Italiana ricordi.

      Il vero volto di Satana?  Ce lo svela Galbraith  

    Per comprendere i lati oscuri della vicenda, il vero e spaventoso volto del demone moderno che giornali e tv si guardano bene dal rivelare (ma che noi di "Qui Europa" portiamo alla luce, come una delle nostre missioni essenziali) è utilissimo rileggere e riscoprire gli scritti di uno dei maggiori economisti del Novecento, John Kenneth Galbraith (l'autore – tra l'altro – dell'opera "L'Economia della Truffa") nato negli Usa ad inizio Novecento (nel 1908) e passato a miglio vita sempre negli Usa (a Boston) alla veneranda età di 98 anni, il 29 aprile 2006. Il nostro autore, economista e insigne cattedratico universitario, tra i maggior critici della teoria capitalista, sostenne – tra l'altro – John Fitzgerald Kennedy (uno che evidentemente aveva capito e denunciato con forza quanto stava accadendo) ricoprendo alcuni incarichi pubblici sotto la sua presidenza Usa. 

      Galbraith – Altro che crisi, debito e tasse! E' Tutta una truffa!  

    Galbraith, nei suoi preziosi scritti (vedi soprattutto la già citata opera "L'Economia della Trufa") ci spiega con coraggio ed altissima onestà intellettuale (quella che in questo tempo manca a moltissimi giornalisti italiani ed europei nello spiegare le ragioni della crisi: evidentemente interessati solo ed esclusivamente a portare lo stipendio a casa senza alcuna rogna) come la società moderna sia in realtà immersa in un sistema economico fondato sul nulla, ovvero su una vera e propria truffa ai danni dei popoli. Egli parla senza mezzi termini di "epoca di falsa prosperità", mistificata dalla produzione di carta moneta non vincolata alla creazione di ricchezza reale. In effetti, non è difficile capire – per gli esperti di economia e non solo – come  le borse mondiali oggi capitalizzino e creino ricchezza fittizia, gonfiata, corrispondente – come ci spiega l'autore – a 10 volte il pil del mondo. Cioè, per ogni euro generato dalla produzione e vendita reale di beni e servizi, ce ne sono altri 9 – nel circuito – artefatti, artifiziosi e dunque irreali, creati ad arte (e con la complicità di molti capi di stato senza scrupoli e di zone franche create ad hoc dal sistema, quali i cosiddetti "paradisi fiscali") sotto la regia delle grandi lobbies bancarie ed assicurative: le dirette responsabili della crisi del 2008 e della bancarotta pianificata di innumerevoli e "robuste" (solo in teoria) banche. Vedi Lehman Brothers.  Alla base di tutto sempre loro, le solite agenzie di rating: nei quali board (consigli di amministrazione) siedono ancora oggi come nel 2008 gli stessi iniqui personaggi: i rappresentanti di lobby e multinazionali, evidentemente in palese conflitto d'interessi.

     Sommersi nell'Economia della truffa!  

    Come noto, nel 2008 tale truffa è venuta a galla, ma le banche l'hanno fatta franca, seguendo strettamente un diabolico copione, scritto evidentemente dal diavolo in persona. 1) Facendo letteralmente sparire i contenuti dei loro caveau – forse in Svizzera o ad Hong Kong – 2) Scommettendo sottobanco sul fallimento delle stesse banche; 3) Contribuendo attivamente allo scoppio della bolla ed al fallimento degli stessi istituti sui quali avevano scommesso; 4) Uscendo (nel pieno della crisi) dall'inferno provocato (con l'aiuto delle agenzie di rating) con una semplice dichiarazione di fallimento; 5) Ottenendo – come si dice, dopo il danno la beffa – una provvidenziale "salvezza" (o "miracolistica resurrezione") grazie a mirate e faraoniche ricapitalizzazioni.   La parola magica per molte di esse è consistita nella formula alchimistica "Too Big To Fail!": cioè "aiutate" con il denaro dei contribuenti poichè troppo grandi per poter essere abbandonate  e fallire! Così "i ladri dei popoli", oltre ad assicurarsi un lauto bottino (la storia si ripete anche nell'Eurozona) sono stati rifinanziati – e continuanao ad esserlo – dai governi con migliaia di miliardi prestati a tasso zero. O come è accaduto nei mesi scorsi alla Bce di Draghi, all'1%, per poi essere "rivenduti" agli stessi stati (in virtù della ligittimazione gratuita e vergognosa offerta dall'Ue con l'art. 123 del Trattato di Lisbona) e ai privati al tasso del 6%. Con guadagni netti del 5% e senza battere ciglio: trovandosi ad avere come "clienti" (grazie all'Ue) sia privati e imprese, che – evidentemente – gli stessi  stati: ingiustamente privati della propria sovranità monetaria, e costretti ad acquistare ad interessi da usura il loro stesso denaro da "banche private".  

     La storia si ripete anche in Europa – Stesso copione  

    Ciò, in continuazione della più colossale truffa globale mai orchestrata dalla speculazione finanziaria e dalle sue pedine strategiche pescate qua e la in prestigiose università occidentali d'impostazione neo-liberista. Gli stessi attori speculativi  che – una volta rifinanziate le care banche con migliaia di miliardi dagli stessi governi, per l'intermezzo di Federal Reserve e Bce – adesso attaccano gli stessi stati finanziatori e "sovrani" (ed in particolare Grecia, Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda: quelli cioè da sempre avversi al neo-liberismo ed al mercatismo)  colpendoli con l'arma del rating e dello spread, con assurdi aiuti targati Troika (Fmi, Ue e Bce); con lo smantellamento dello stato sociale e con privatizzazioni selvagge. Vedi ricetta Reagan negli Usa degli anni Ottanta: tristemente nota come Reaganomics. In quegli anni Ronald Reagan e il suo gabinetto di massoni, provocarono di fatto lo spostamento della ricchezza reale degli Usa nelle mani di una mera élite di noti personaggi. l'80% della ricchezza degli States finì nelle mani del 1% della popolazione. Esattamente ciò che sta accadendo oggi nell'Eurozona ed in Italia. Cambiano i nomi, ma le dinamiche sono le stesse: ingenerare crisi per ottenere potere e profitti illimitati: delegittimando la democrazia e la sovranità di 500 milioni di europei.

       Azioni anti-truffa: Cosa fare nel concreto   

    Per ovviare a questa "crisi-truffaldina", in effetti, basterebbe relativamente poco: 1) un semplicissimo provvedimento dell'Ue tendente a delegittimare le incriminate e colluse agenzie di rating, sollevandole dalla possibilità di giudicare gli stati (ma Barroso in questo nei mesi scorsi non ha reputato opportuno prendere provvedimenti e mandare avanti, in Commissione, il "Pacchetto Barnier" anti-rating: ma guarda un pò che combinazione!); 2) rinazionalizzare le Banche Centrali; 3)  bandire paradisi fiscali, operazioni off-shore ed operazioni in derivati. Ma ciò non sembra interessare né al nostro professor Monti, né ad Obama, né ai vari Draghi, Barroso, Merkel e Van Rompuy. L'importante – si sa – è continuare ad impoverire gli Europei (per ora del Sud, poi evidentemente anche del Centro e del Nord) e continuare a raccontare grossolane balle in tv, reggerendo il moccolo al sistema del male.

       Letargo Mortale?  – E' tempo di Svegliare le Coscienze   

    Ciò almeno fino a quando l'ultimo spicciolo non sarà versato nelle tasche degli speculatori. Ciò almeno finchè esisteranno disoccupati e pensionati che vagheranno nell'oblio dell'ignoranza e della disinformazione; fino a quando giovani disoccupati continueranno a far finta di niente (a vivere e vegetare, spesso e volentieri, in stato di perenne mesturbazione mentale davanti alla tv; cercando inutili svaghi  ludici su facebook o alla play-station, o nelle chiassose sale di una discoteca: tutti strumenti utili, ma che possono diventare, sempre più, sottili e deleterie armi di "distrazione" di massa)  a non occuparsi seriamente del problema (parlandone con amici e colleghi) e a demandare a personaggi impresentabili le loro istanze di giustizia, nonché la risoluzione dei propri problemi economici e lavorativi. Ciò, almeno, fino a quanto l'Italia non sarà ridotta come la Grecia e fino a quando i nostri cari politicanti di Montecitorio non siano spazzati via da un nuovo orgoglio elettorale. Fino ad allora dovremo continuare ad ascoltare ed a sorbirci la nostra razione quotidiana di falsità ed imbarazzanti dichiarazioni dai salotti di Bruno Vespa, sulle frequenze di Radio24 (sotto l'egida del privatizzatore neo-liberal Oscar Giannino: tra i migliori sponsor viventi dell'Istituto Bruno Leoni); così come dai tg di Sky, Rai, La7 e Canale 5 e dalle colonne dei principali quotidiani italiani.  Palma d'oro (in negativo) sentiamo di assegnarla simbolicamente al "Corriere delle Banche", a "La Repubblica" (delle banane) e all'Avvenire, di un contraddittorio Marco Tarquinio: finora dimostratosi – non ce ne voglia – ossequioso e devoto scrivano nelle mani del sistema bancario, sempre pronto ad accodarsi ad un'unica e disinformativa linea mediatica dominante, ed a ratificarla. Ma non doveva rappresentare le istanze di giustizia dell'intellighenzia cattolica? Bella domanda! Meno male che a controbilanciare questo vuoto c'è Benedetto XVI, che nelle scorse ore da Milano, è tornato a tuonare contro il predominio del mercato e delle sue logiche utilitaristiche, a discapito della famiglia: sempre più abbandonata a se stessa ed alla "crisi", in una società atea, mercatista, consumistica, senza valori e senza Dio. Ma la storia non può fermarsi, e solo questione di mesi: d'altra parte il bel tempo è arrivato, e forse potrebbe darsi che gli Italiani – a ridosso dell'estate 2012 – finalmente decidano di svegliarsi da questo mortale letargo. Malgrado tutto!

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Catanzaro UMG – Le vere ragioni della crisi che i media nascondono

    Catanzaro UMG – Le vere ragioni della crisi che i media nascondono

    Martedì, Maggio 8th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Italia / Catanzaro / Ateneo Magna Graecia / Regione Calabria / Convegno sulla crisi Sociale ed Economica dell’Ue / Facoltà di Giurisprudenza / Attacco all’Italia / Liberalismo / Liberismo / Speculazione / Bce / Sovranità / Giulietto Chiesa / Mario Caligiuri / Alessandro Morelli / Vittorio Daniele / Mons. Raffaele Facciolo / Paolo Romano / Sergio Basile / Qui Europa / Problema delle risorse / Giovanni paolo II / Rerum Novarum / Populorum Progressio / Capitalismo / Comunismo / Mali del Novecento / Keynes / Galbraith / Chomsky / Giraffe keynesiane / Cina / Brics / Spread / Rating / Neo-liberismo / Neo-colonialismo / Smantellamento del welfare / Accaparramento delle risorse / Nazismo bianco / Debito pubblico / Trattato di Lisbona / Fed / Lehman Brothers / Bolla Usa 2007  / Articolo 123 del Trattato di Lisbona / rifinanziamento obbligato sui mercati internazionali  

    Catanzaro – Le Vere Origini e Motivazioni della

    Crisi esposte presso l’Unicz

    Un convegno, promosso da "Qui Europa", destinato a

    lasciare il segno tra le giovani generazioni

    Mattatore del convegno, il giornalista e scrittore Giulietto Chiesa

    Catanzaro – Ogni giorno tutti noi, cittadini europei, sentiamo parlare della crisi, ci confrontiamo e facciamo i conti in tasca per capire se arriveremo o meno a fine mese. Un bombardamento mediatico che risuona nelle orecchie come una fastidiosa eco che ripete di continuo la stessa parola: “crisi”. Nonostante ne parlino tv, giornali, radio ed internet, nessuno ci ha spiegato il perché, nessuno ha identificato le cause di una situazione drammatica che pesa “solo” sulle spalle di tutti i cittadini europei. Abbiamo provato a farlo noi di “Qui Europa”, nel nostro piccolo, (in collaborazione con l’Osservatorio Giuridico della Conferenza Episcopale Calabra, diretto da Alberto Scerbo; l’Ufficio Direct Europe, diretto da Paolo Romano; e con l’Ufficio per le Autonomie Territoriali dell’Unicz) nel tentativo di cominciare a sensibilizzare le coscienze partendo dalla Calabria, dall’Università Magna Graecia di Catanzaro, dal Campus di Germaneto, e dall’aula intitolata a Giovanni Paolo II. Proprio lui, il Papa-Santo che in tempi non sospetti, all’indomani della caduta del Muro di Berlino, non esitò a denunciare tra i grandi mali dell’era moderna, oltre al “Comunismo ateo e materialistico” ed agli assolutismi, anche l’altrettanto grande nemico della storia, dell’Europa e dell’umanità intera: il “Capitalismo Neo-liberista”, e tutti i suoi eccessi, che oggi – purtroppo – sono sotto gli occhi di tutti.

      Crisi – Studenti alla ricerca di consapevolezza  

    Un’aula gremita di studenti di tutte le età, (circa 400) studenti provenienti dagli istituti superiori del Capoluogo calabrese e dalla provincia, nonché comuni  cittadini e studenti universitari di svariate facoltà, da giurisprudenza, a medicina e scienze motorie. Un convegno partecipato, sentito, che ci ha permesso di inseguire e realizzare un obiettivo: quello di creare consapevolezza sulla nostra identità nazionale ed europea e soprattutto sulla nostra sovranità nazionale, umana, economica, monetaria e (forse la più importante di tutte) spirituale.  La preziosa presenza degli ospiti ci ha aiutato a far venire al pettine molti nodi, ci ha permesso di aprire una finestra sulle reali ragioni della crisi, quanto sulle sue cause. Ciò per comprendere (una volta individuata chiaramente la malattia) quali cure apportare. Ad aprire il convegno è stato il responsabile dell'Ufficio Europe Direct dell'Ateneto Magna Graecia di Catanzaro, Paolo Romano, che nel presentare ufficialmente la nuova sede dell'ufficio (inter-universitario) ha ricordato – in occasione dell'imminente festa dell'Europa – l'importanza di creare una cultura europea trasparente e non alimentata da vane propagande e vuoti slogan retorici.

     Mario Caligiuri – Crisi: Il Ruolo dei Media  

     La Crisi tra proclami, frammentarietà informativa e disinformazione

    La crisi economica e sociale dell’Unione Europea: analisi e prospettive”: dell’apertura del tema trattato  se n’è occupato l’assessore all’Istruzione, Università, Cultura e Ricerca, della Regione Calabria, Mario  Caligiuri,  che ha sottolineato l’importanza della comunicazione in Europa ed all'interno del territorio nazionale, al fine di capire quali siano i reali vantaggi dell’appartenenza all’Ue, quali i vincoli , quali i rapporti tra gli Stati membri.  Caligiuri, che ha ricordato come l’informazione non sia un linguaggio “neutro” – ma, anzi, come essa abbia la capacità di incidere fortemente come nessun altro strumento sulla metamorfosi del pensiero dell'opinione pubblica – ha puntato il dito sulle colpe e responsabilità dei media élitari di bandiera (che tutti gli altri sono pronti ciecamente a seguire a ruota, come una sorta di sudditi fedeli, uniformando in maniera spesso sconcertante le proprie idee) rei di promuovere una grave frammentarietà informativa che non aiuta a comprendere il reale addivenire delle cose. Oggi, però – ha continuato Caligiuri – nel mondo frenetico in cui  viviamo, l’informazione assume determinate caratteristiche: deve essere immediata, rapida e tempestiva. “Ma la nostra non è più la società dell’informazione, bensì quella della disinformazione!”, ha sbottato l’assessore. Caligiuri, come supporto al suo pensiero sulla comunicazione,  ha più volte citato Noam Chomsky, uno dei più grandi linguisti – fondatore della grammatica generativo-trasformazionale – e ha ricordato che per la prima volta nella storia, l’Europa si è resa protagonista di un’unione monetaria che ha preceduto quella politica.  Le sue conclusioni hanno fatto riferimento, poi, al fatto che la Costituzione europea non contempli il riconoscimento  delle radici cristiane del Vecchio Continente, con tutti gli accidenti connessi a questa sorta di tradimento storico. 

      La lezione di Daniele e le giraffe keynesiane  

    Alla domanda “Quali sono i rapporti tra la crisi economica e l’Europa?”  ha cercato di rispondere – in maniera molto esaustiva e puntuale – Vittorio Daniele, docente di Economia Politica e Politica Economica presso l’Ateneo di Catanzaro, il quale, facendo un excursus storico, ha analizzato le origini della crisi – o meglio, alcune di esse – partendo dalla bolla Usa del 2007, quando – prima del fallimento di Lehman Brothers, e dello scoppio della bolla sui mutui casa – essa, la crisi, riguardava solo una parte ristretta del mercato finanziario americano e che, pertanto, non colpiva direttamente i redditi delle famiglie. Daniele ha spiegato come negli anni 2000 in America si sviluppò in modo esponenziale il mercato immobiliare, tanto che le banche cominciarono a concedere mutui anche a coloro che non offrivano garanzie totali a causa di “redditi incerti”. A lungo andare, il baricentro economico del mondo – secondo il docente – si è spostato dall’Occidente – che continua a perdere posti di lavoro, in una emorragia senza fine – all’Oriente dove si registra il boom di Cina, India e Giappone. Lo scoppio della bolla immobiliare negli Usa ha avuto ripercussioni in tutto il mondo, arrivando a colpire, ovviamente, anche l’Europa. Nel caso della nostra penisola, il docente ha precisato che se ci chiedessimo se il debito pubblico italiano è alto, non potremmo rispondere in senso assoluto, ma potremmo dire che è alto rispetto al pil solo perché pari al 120%. Il confronto con il resto del mondo è d’obbligo se pensiamo che il Giappone presenta un debito pubblico di oltre il 200%, la Germania dell’81% e la Spagna del 73%. Ma per quale motivo il Giappone è una potenza a livello mondiale? “Semplicemente perché – ha spiegato – è un paese che ha grandi capacità di produzione e di crescita che, in prospettiva, permetteranno agli asiatici di creare nuovi posti di lavoro, quindi nuovi redditi che porteranno, probabilmente – secondo l'economista – ad estinguere il debito. Ma soprattutto – ha poi continuato –  i nipponici hanno una banca centrale, mentre gli europei si sono imbrigliati nell’affidare i poteri nazionali alla Bce”. Secondo Daniele, Keynes  in modo efficacissimo spiegava che se lo scopo della vita era quello di cogliere le foglie che si trovavano sui rami più alti degli alberi, il miglior modo per raggiungere l’obiettivo sarebbe stato quello di lasciare che le giraffe più alte e con il collo più lungo, potessero mangiare le foglie, lasciando morire di fame quelle dal collo più corto.  “Se abbiamo a cuore il benessere di tutte le giraffe – ha continuato – non dobbiamo trascurare le sofferenze di quelle che hanno il collo più corto e muoiono di fame, o le foglie succulente che cadono a terra e vengono calpestate nella lotta, o l’eccesso di nutrimento degli esemplari dal collo lungo, o la triste espressione di ansia e di combattiva avidità stampata sui miti musi della mandria”. Tradotto in termini politici: se i potenti hanno a cuore il benessere della collettività , devono necessariamente invertire la rotta, perché in questo momento essi sono le giraffe dai colli più lunghi.

    Alessandro Morelli – "Costituzionalismo e Sovranità”

    L’Unione Europea è un ibrido – ha spiegato Alessandro Morelli, docente in Diritto Costituzionale presso l’Ateneo Magna Graecia, poi subentrato  come relatore a Daniele – non è né una confederazione di Stati perché i paesi membri non mantengono completamente la sovranità propria, né una federazione di Stati. Il fulcro e la sintesi della relazione del docente è in effetti riconducibile alla seguente espressione: “La cosa principale – ha indicato – è comprendere che la comunità deve riprendere in mano le sorti della Costituzione che ha subito una battuta d’arresto, ricordando, tuttavia, che la libertà e l’uguaglianza sono strettamente collegate tra loro, mai in contrapposizione. Ciò  perché solo se si è completamente uguali si è liberi, e viceversa”.

      Sergio Basile – L’Italia? Non era un paese in crisi!  

      Italia: Vittima di una gravissima montatuta mediatica  

    Degno di nota anche lo spunto di Sergio Basile – direttore di “Qui Europa”, co-promotore e moderatore del convegno – che, analizzando una serie di fattori economici afferenti al “Bel Paese”, ha ricordato che l’Italia possedeva (fino all’avvento del governo Monti) tutti i requisiti propri di un paese ricco, ed in parte “secondi” solo a quelli espressi dall’economia della ricca Germania. Un avanzo primario di primo livello (differenza tra le entrate fiscali e la spesa pubblica); Un risparmio delle famiglie da prima della classe (frutto del laborioso lavoro di intere generazioni di Italiani); La terza riserva aurea del mondo; un bassissimo livello di indebitamento delle imprese privare (imprese che, assieme alle famiglie, sono le vere vittime di questa "gravissima montatura mediatica" chiamata crisi) pari ad appena 40 miliardi di euro (una bazzecola rispetto ai 7000 miliardi di euro delle imprese francesi: da notare che la Francia è considerato un paese semi-virtuoso); ed un debito pubblico (pur se alto: il terzo del mondo dopo Giappone e Usa) pari, comunque, alla metà del debito pubblico giapponese. Da notare che il Giappone, malgrado questo faraonico debito, ad oggi è un Paese in netta crescita e non è assolutamente considerato un Paese in crisi. Ciò malgrado i suoi 4000 miliardi di euro di debito. Basile, ha inoltre ricordato come l’Italia – fin a prima dell’estate – poteva godere della più fitta, larga  robusta rete di Pmi, a livello europeo. Va ricordato, in tal senso – ed a supporto di quanto asserito – che l’area “padana” del Nord Italia, è stata considerata negli ultimi decenni come la regione europea più ricca in assoluto: da far impallidire perfino la potente ed organizzata Germania. Infine Basile ha ricordato come l’Ue continui a far orecchie da mercante su una sistematica ed urgente riforma del sistema del rating e delle agenzie di rating: legittimate dalla politica – in maniera dissennata e grave – a porre voti anche agli stati sovrani, ed in base a valutazioni spesso infondate e sballate, ridicolizzandone ed usurpandone la sovranità nazionale, ed alimentando in maniera deleteria e destabilizzante (per l’intera economia europea e non solo) la forbice dello spread. Anticamera della speculazione internazionale e del debito.

     S.E.Raffaele Facciolo – Dottrina sociale della Chiesa ed economia etica 

    Monsignor Raffaele Facciolo, vicario episcopale dell’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, nel suo intervento, ha riproposto – di seguito – l’importanza della Rerum Novarum (l'enciclina di Papa Leone XIII, oggi presto accantonata da uno spavaldo ed antisociale liberismo mercatista, e dai servi ossequiosi di quest'ultimo) che ha rivoluzionato il mondo cattolico e ha sempre messo l’uomo al centro della società, e della stessa “Populorum Progressio” di Papa Paolo VI, che ne riprendeva le fila. “Oggi – nota Monsignor Facciolo – si assiste alla spersonalizzazione dell’individuo che viene considerato secondario al mondo economico. La Chiesa è sempre attenta a queste problematiche – ha ricordato – e già nel 1981, Giovanni Paolo II parlò della crisi occidentale, così come ne ha parlato Benedetto XVI riprendendo gli insegnamenti di Paolo VI, facendo riferimento alla “pianificazione” dell’umanità che deve passare dalla massificazione alla personalizzazione, il solo processo in grado di riportare l’uomo al centro della società. Diversi sono gli ambiti in cui operare – ha concluso – il primo quello della famiglia e del matrimonio tradizionale, il secondo riguarda l’autenticità del cristiano che deve aprirsi al dialogo interreligioso, il terzo relativo alla solidarietà perché non viviamo da soli, ma è nella diversità che rintracciamo la ricchezza ed un ultimo ambito che riguarda il rispetto del Creato”.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Napolitano e Monti denunciati per attentato alla Costituzione

    Napolitano e Monti denunciati per attentato alla Costituzione

    Martedì, Maggio 8th / 2012

    – di Sergio Basile –

    Italia / Crisi Ue / Sovranità popolare / Sovranità monetaria / Sovranità fiscale / Denuncia alla Procura della Repubblica / Costituzione Italiana / Vertici dello stato denunciati / Giorgio Napolitano / Mario Monti / Parlamento / Governo Monti / Paola Musu / Procura di Cagliari / Paolo Barnard / Bce / La sovranità appartiene al popolo / Popolo di facebook / Appello / Denuncia / L'Italia s'è desta / Sergio Basile / Qui Europa 

    Da Facebook cresce l'adesione alla petizione

    contro Napolitano e Monti, per attentato

    alla Costituzione

    Migliaia di adesioni spontanee a sostegno

    della denuncia dell'avvocato Paola Musu

    Gli Italiani e la Sovranità: un nodo da sciogliere!

     

    di Sergio Basile

    Roma – Cresce su Facebook, a ritmi impressionanti,  l'adesione alla petizione on-line contro il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il professor Mario Monti, il suo governo di nominati e lo stesso Parlamento Italiano, per attentato alla Consituzione ed altre accuse inerenti ad un presunto accordo segreto tendente a destabilizzare lo stato (proprio nel bel mezzo dei festeggiamenti – appena coclusisi – in onore del suo 150° compleanno) privandolo della sua sovranità. La petizione è portata avanti, coraggiosamente, da due gruppi,  che contano già migliaia di iscritti, nati spontaneamente, ed emuli dell'avvocato Paola Musu. La Musu, legale cagliaritano, il 2 aprile scorso, infatti – come pochi sanno (in quanto la notizia è passata come al solito in sordina – o addirittura censurata – presso tutti i principali media nazionali) si è presentata nella Procura nella sua città e ha denunciato i vertici dello Stato Italiano e l'intero Parlamento per – si legge nella denuncia – "attentato contro l'integrità, l'indipendenza e l'unità dello Stato italiano; associazione sovversiva; attentato contro la Costituzione; usurpazione di potere politico; attentato contro gli organi costituzionali e i diritti del cittadino; cospirazione politica mediante accordo e mediante associazione". 

       La denuncia                                                               

    In particolare, secondo l'avvocato Musu, con il singolare avvento di questo bizzarro governo tecnico, favorito da Re Giorgio Napolitano, si è realizzata – ai danni di tutti gli Italiani – un'usurpazione di fatto. Ovvero, si è violato il primo articolo della Costituzione Italiana, quello più importante di tutti – l'articolo basilare – che recita: "la sovranità appartiene al popolo". Come ribadisce, nel corpo della denuncia, la Musu, "Contenuto essenziale della sovranità di un popolo è dato dalla propria sovranità in materia di politica monetaria, economica e fiscale.  Svuotare un popolo e la sua sovranità di quello specifico contenuto significa, e comporta, privarlo della sovranità stessa, in quanto lo si priva della facoltà e del potere di determinare il proprio destino ed il proprio stesso "essere", compromettendone la sua stessa esistenza". 

      La sovranità appartiene… A chi?                         

    Napolitano, Monti e gli altri denunciati avrebbero pertanto "consegnato la sovranità del popolo italiano in materia di politica monetaria, economica e fiscale (…) e, con essa, la sostanza essenziale ed intangibile della sovranità popolare, nelle mani di organismi esterni alla Repubblica (quali Bce – una banca nella sostanza privata –  Sebc, Commissione europea: una élite di nominati, e non eletti), di struttura e composizione prettamente oligarchica e privi di ogni fondamento democratico e, tanto meno, repubblicano e senza che il popolo vi abbia mai manifestato espresso e formale consenso". Situazione davvero paradossale! Molti osservatori internazionali hanno addirittura coniato il termine nuovo e sconcertante di "nazismo bianco". Altri invece prospettano un ritorno dei fantasmi dello stalinismo più bieco ed asfissiante. Fatto sta che si tratta di un golpe!

      L'Italia s'è desta!                                                       

    Iniziativa coraggiosa, quella della Musu, che da ha subito trovato inaspettati e spontanei consensi tra migliaia di internauti di facebook – tra i quali la "crociata anti-politica" – e che   si sta rapidamente diffondendo a macchia d'olio.  Numerosi osservatori, concordi alla linea della Musu, hanno caldeggiato l'ipotesi di portare la questione davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo. Da notare, comuque, il grave silenzio mediatico che si è posato come un velo di polvere sulla straordinaria e sintomatica vicenda. Indice e segno inequivocabile dell'esistenza di un popolo consapevole – quello italiano – che vuol riprendersi la propria sovranità, e il proprio futuro! Malgrado tutto e tutti! 

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

    Internet  –

    I passati poco noti del professor Mario Monti

    nell'azione dei precedenti governi italiani.

    Sul web (Facebook) sta spopolando da giorni un documento dalla portata dirompente, che riporta alcune informazioni completamente taciute dai media nazionali, relative al passato del professor Mario Monti, ed alle sue attività di "consulenza" nell'ambito dei precedenti governi. "Qui Europa", vista la portata del documento, e l'inconsueta e straordinaria mobilitazione che esso ha crato sulla rete, ha deciso – anche e soprattutto per amor di cronaca, ed in nome della libertà di espressione, sancita e tutelata dalla Costituzione – di pubblicare in forma integrale il documento medesimo. Ovviamente tutta la redazione di "Qui Europa" prende le distanze dai commenti alla notizia, rimettendo ogni responsabilità in merito alla portata dei medesimi, che pertanto ricade interamente sui relativi sottoscrittori di essi. Tuttavia, "Qui Europa", per amore alla verità di cronaca e colmando un vergognoso gap informativo che spesso caratterizza gran parte dei giornali e dei media di bandiera, e di respiro nazionale, ritiene sia giusto – a nome del suo direttore – pubblicare i contenuti integrali dello stesso.

    Il Documento proposto di seguito è integralmente

    reperito su Facebook – Di contenuto e rilevanza pubblici – Esso 

    non è frutto di alcuna elaborazione della redazione di  "Qui Europa"

    Quello che viene taciuto per

    evitare una sommossa

    "Nel giugno 1981, una commissione di studio, presieduta da Paolo Baffi, direttore generale di Bankitalia, deliberò di seguire lo schema d'un giovanotto, molto stimato dai Rothschild, tale Mario Monti, il quale propose l'emissione di titoli a lungo termine, con aste mensili e quindicinali, in modo… che il rendimento cedolare fosse fissato dal mercato, con scadenze tra i 5 e i 7 anni. Il che, a detta del professorino, garantiva il potere d'acquisto e, secondo gli esiti delle aste, un piccolo rendimento dell'1-2%. Il Tesoro, zufolò Monti, avrebbe avuto da 5 a 7 anni per programmare e finanziare meglio la spesa pubblica. La proposta passò con standing ovation. Il deficit andò su come un proiettile. Le spese aumentarono invece di diminuire. Mentre Mario Monti procurava il credito a tassi impossibili, aumentarono tasse e benzina, le spese sanitarie sfondarono di mille miliardi di lirette il finanziamento statale. "

    http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=1768757&codiciTestate=1&sez=hgiornali&testo&titolo=Lemme+lemme+la+Germania+si+sta+acquistando+la+Sicilia

    Si ripresenta, come una "zecca" appassionata dalla propria

    infezione, nel 1989 come "consulente esperto" del ministro

    del bilancio Cirino Pomicino:

    "… Eppure,il premier Mario Monti, chiamato a salvare l'Italia dai gorghi del default, tra il 1989 e il 1992, erano i tempi del sesto e settimo governo Andreotti, non riuscì a impedire il peggio. Cioè l'esplosione del rapporto tra debito e pil preludio della grande tempesta finanziaria che al principio degli anni Novanta costrinse Giuliano Amato alla manovra da 103.000 miliardi di vecchie lire. In quei tre anni il peso del debito balzò dal 93,1% del 1989 al 98% del 1991 e al 105,2% del 1992. Un vero boom, insomma, pari al 12,9% in termini relativi e al 44,5% in cifre assolute, da 533,14 miliardi di euro a 799,5 "

    http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp preview=false&accessMode=FA&id=1747516&codiciTestate=1

    Ed ora, secondo voi, dal novembre 2011,

    chiamato quasi d'imperio da "o re" Napolitano,

    Monti Mario è advenuto a noi quale "nume tutelare"

    della nostra economia per un nuovo "cresci italia",

    o come "accabadora nazionale" per accompagnare

    nella via dell'"euro senza speranza" gli ultimi

    "singulti" convulsi e ferali della nostra italica dignità

    ed indipendenza ???

    "… In termini di Teoria dei Mass Media, sintetizzata, sarebbe questa la fase due dell’attuale governo italiano, quella succeduta al “Decreto salva-Italia”??? Si sono dimenticati di spiegare chi ha salvato chi (come, dove, quando e per quanto) e che il nostro baldo ragionier Mario Monti, a metà gennaio, ebbe la sfrontatezza di definire questa in corso come “la fase della crescita e dello sviluppo”.

    Stanno lanciando la moda della “sistematica

    produzione di falsi”.

    Avendo capito di non essere assolutamente in grado né di gestire l’attuale travaglio del paese, né tantomeno sviluppare delle idee creative per il bene comune della nazione, dando fiato all’economia, rilanciando gli investimenti e allargando l’occupazione aprendo il mercato del lavoro, il governo si dedica ormai sistematicamente alla produzione di falsi. Dimostrati e dimostrabili anche da un bambino."

    http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2012/04/il-governo-monti-dice-bugie diffondono.html 

  • Krugman- Il Suicidio dell’Europa dell’Austerity

    Krugman- Il Suicidio dell’Europa dell’Austerity

    Venerdì, Aprile 27th / 2012

    – di Silvia Laporta –

    Unione europea / Crisi Ue / Recessione / George Soros / Paul Krugman / Disoccupazione giovanile / Spagna / Italia / Germania / Angela Mrekel / Mario Monti / Depressione Usa degli Anni '30 / Politica Monetaria Inflazionistica / Piigs / Pressione fiscale / Distruzione del Welfare / Suisidio economico dell'Ue  

    Crisi Europea: le politiche economiche

    espansionistiche contro il suicidio

    nell’Europa austera

    Le false promesse dell'equità e il gioco sporco

    della tecnocrazia europea

    Bruxelles, Francoforte, Berlino, Roma, Madrid – La situazione di crisi europea ha conosciuto un allargamento soprattutto nell’ultimo biennio, colpendo le finanze pubbliche di molti paesi, in molti casi salvate in extremis dal rischio di insolvenza. La crisi finanziaria globale, come visto, ha causato un aumento vertiginoso del debito pubblico nelle economie avanzate. La preoccupazione crescente ha innescato vari dibattiti su come risolvere il problema. Nelle economie avanzate in media il rapporto debito/Pil è oggi vicino a livelli del 100%, i più alti dal dopoguerra, e sembra oltretutto destinato ad aumentare ancora. L’aggiustamento fiscale richiesto è senza precedenti: serviranno molti anni per ridurre il debito e riportarlo a livelli accettabili, e secondo molti analisti potrebbe non servire, visto che nulla si è fatto per imbrigliare la finanza internazionale e la speculazione. Ma con quale politica l’Unione Europea sta decidendo di affrontare questa gravosa situazione?

     Suicidio Economico – Il punto di Soros e Krugman  

    Secondo il parere di un maestri del pensiero finanziario ed economico americano, Paul Krugman, le strategie adottate in merito dall’Ue non sono annoverabili tra le più efficaci. Anzi! Secondo Krugman, Nobel per l’economia 2008, con l’attuale politica, l’Europa, sta andando verso il suicidio economico. Il problema è rilevabile in una scelta che inizialmente poteva rivelarsi giusta, ma adesso inevitabilmente sbagliata: quella dell’estrema austerity. Anziché  cercare di allargare il credito e investire massicciamente, in modo da rilanciare l’economia creando nuovi posti di lavoro e aumentare i consumi, l’Europa si sta basando su una politica sbagliata che non la porterà verso una concreta risoluzione della crisi. Krugman usa la stessa metafora: "Si esce dalla trappola del debito sovrano e del deficit di bilancio con la crescita, non con la recessione economica imposta dall'austerity"

     Situazione più grave della depressione Usa degli Anni '30   

    Secondo Krugman i cosiddetti “Piigs”, (i paesi europei più indebitati ossia Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna), non devono cercare di risolvere la loro situazione con un’estrema austerity se non vogliono andare incontro a un vero e proprio collasso economico. La situazione è più grave di quanto si pensi. In Spagna si è raggiunto il 24% di disoccupazione e il 50% di disoccupazione giovanile, percentuali vicine a quelle della grande depressione degli anni ’30 negli Stati Uniti. Se all’attuale austerity, non seguirà una politica finanziaria incentrata a massicci stimoli pubblici e privati all’economia, si rischia seriamente un collasso, che coinvolgerà anche l’euro, facendo sentire il suo peso a livello mondiale.

      Le priorità – Politica Monetaria Espansionistica e Pressione Fiscale   

    Ciò che viene proposto dai due economi statunitensi è una politica finanziaria molto oculata: la Banca Centrale Europea deve adottare una politica monetaria espansionistica annunciando che tollererà un inflazione più elevata dell’attuale, mentre la Germania deve approvare un bilancio che serva a riequilibrare  quelli del Piigs. Gli altri paesi , Italia compresa, devono allentare la pressione fiscale e incentivare la ripresa economica; mentre le Istituzioni internazionali come il Fondo Monetario devono fornire aiuti agli Stati che ne hanno bisogno. Anche seguendo questo schema di direttive, ci vorranno molti anni per uscire dalla crisi europea, ma almeno si potranno evitare gravi torbidi sociali.

      La falsa promessa dell'equità  e la distruzione del Welfare  

    L’equità di cui hanno parlato i governanti e i politici europei non è mai stata osservata, escludendo dagli enormi sacrifici economici richiesti i ceti più abbienti e imponendoli violentemente a quelli a quelli medi e bassi. L’Europa, si sta inevitabilmente allontanando dai precetti fondamentali del Welfare State. La tutela degli interessi finanziari, non può andare a discapito di quella degli interessi del cittadino. E’ per questo che il dibattito su come risolvere la crisi diventa tanto importante, nella misura in cui la sua portata diventi trasversale a ogni ambito della vita di uno Stato.

    Silvia Laporta  (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

  • Crisi – Le colpe dei “profeti” del Liberismo

    Crisi – Le colpe dei “profeti” del Liberismo

    Mercoledì, Aprile 18th / 2012

    – EDITORIALE di Franco de Domenico e Sergio Basile –

    Europa / Spd / Sigmar Gabriel / Liberismo / Liberalismo / Austerità / John Locke / Oscar Giannino / Bruno Leoni / Ibl  / Gaetano Mosca / Giovanni Agnelli / Luigi Einaudi / Bruno Leoni /  Mario Pannunzio / Giovanni Malagodi /  Gianfranco Miglio / Governo Ciampi / Giuliano Amato / Romano Prodi / Massimo D'alema /  Porter  / Bastiat / Spooner / Rothbard / Woods / Block / Hoppe  / Mario Monti / Ronald Reagan / Mario Draghi / Suicidi / Lavoratori scoraggiati / Recessione / Mercatismo / Dominio della Finanza / Democrazia al laccio / Laissez Faire /  Amartya Sen / Nobel / Impossibilità del rispetto contemporaneo dell'efficienza paretiana e del liberismo  / Golden Share / IRI / Telecom / Britannia / Regina d'Inghilterra  / Sergio Basile / Franco De Domenico  

    Crisi e teologi del "laissez-faire"

    Una crisi figlia del liberismo 

    Berlino – Sigmar Gabriel, segretario del Spd, dalle colonne dell’Unità ha ammonito contro l’austerità attuale, nuova faccia del liberismo che ci ha portato alla crisi. Così, secondo l’analisi del politico tedesco, i “teologi” dell’economia liberista, che proclamavano dogmi di fede, per quasi trent’anni hanno raccontato che solo la libertà dei mercati avrebbe reso possibile il progresso della società: ma il crollo dei mercati del 2009 li ha fermati. Ora è Angela Merkel, naturalmente, nel mirino dell’esponente socialdemocratico: la Cancelliera dice che quello di cui si discute oggi è di «democrazie adeguate al mercato», così, dice Gabriel, “si smaschera da sola e mostra come lei, e i suoi colleghi conservatori, continuino a non cogliere la profondità del cambiamento.

      L'Europa agli Europei  

    Gabriel ha l’ambizione di proporre un riformismo economico che guardi al bene dei cittadini, allo sviluppo dei ceti sociali, non solo al bilancio degli Stati. La sinistra europea lo sta ripetendo spesso, e le sue ammonizioni suonano addirittura in rima con quelle della Chiesa: l’uomo non è solo l’economia, solo un profitto da far valere, ma ha una serie di valori da non perdere, anzi da valorizzare per il futuro. E Gabriel ha invocato per l’Europa un ruolo non più solo di potentato economico, di controllo degli affari, ma di unione politica e storica: l’Europa agli europei.

      Stanchi, traditi e scoraggiati  

    Intanto mentre gli adoratori del “dio-mercato” oggi guidati dal bocconiano professor Monti (che nelle scorse ore è tornato a puntare il dito sulla “burocrazia statale” quale concausa della de-crescita recessiva) continuano a ignorare la situazione di drammatica precarietà sociale; mentre in Italia aumentano i lavoratori inattivi (circa 200.000 giovani che hanno deciso di rinunciare a cercare un lavoro solo negli ultimi due mesi: 3 milioni in totale sono ad oggi i cosiddeti inattivi che non entrano nelle statistiche ufficiali Istat della disoccupazione)  e mentre in Italia i suicidi aumentano all’apocalittica ed emergenziale cifra di 17.000 unità (record storico mai raggiunto prima) nel Paese cresce a macchia d’olio (tra la completa, strana ed anomala ignoranza di alcuni media nazionali) la reale consapevolezza circa il totale fallimento di quelle politiche liberiste, fatte di tagli al welfare e pareggi di bilancio (sigillati con l’assurdo fiscal compact dal Consiglio Ue su contributo dello stesso Monti), che stanno mettendo in crisi persino le gloriose fondamenta democratiche dell’intero Occidente. Un vero e proprio esercito popolare critico, stanco e sofferente, che però è di fatto, ad oggi, orfano di qualsiasi riferimento politico-partitico in grado di recepirne le trepidanti e disperate istanze di equità e giustizia. Un popolo costretto ad adorare un dio minore che non ci appartiene, noto come “mercato”.

      Un gioco assurdo ed irrazionale  

    Intanto il professor Monti ed i suoi affezionati colleghi tecnocrati, continuano ad avere pieno appoggio da tutti i leader dei principali partiti (Bersani, Casini e Alfano) ignorando la stragrande maggioranza degli Italiani, in un gioco assurdo che non ha più nulla di razionale: quasi come se d’un colpo l’Italia, dopo aver festeggiato con una infinita, sfibrante  e pomposa carrellata di eventi il suo 150° compleanno, si ritrovi nell’angolo della storia a raccogliere i cocci di uno stato sovrano frantumato in mille pezzi, ed in soli pochi mesi. Assurdo!

      Il dominio della Finanza – Democrazia al laccio  

    Negli ultimi mesi l’Europa tutta, ed in particolare i “Poveri Piigs” (ci chiamano anche maiali) Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna a uqlcosa questa crisi indotta sarà servita: se non altro a far comprendere chiaramente a tutto il mondo e con estrema eloquenza, come il modello turbocapitalista, mercatista  e liberista sia definitivamente entrato in crisi, mostrando il suo volto nero e truce. E’ l’immagine impietosa della democrazia al guinzaglio del mercato, e dello stesso mercato al guinzaglio della peggior finanza speculativa, verso il quale la politica italiana non si decide a prendere le distanze, cullandosi in mediocri e frivole ambizioni, e nascondendosi impietosamente e paradossalmente dietro il dito dello spread. Ma cosa c’è sotto? Qualcosa di sicuro! E la storia che ce lo dirà!   

      Partiti malati di “Montismo”  

    Per ora il paradigma liberista continua a tenere in ostaggio anche partiti “almeno esteriormente” progressisti come il Pd di Bersani, o il Cdu di un “democtatico” Casini (ex-democratico cristiano!?): tutti comunque afflitti da una forma incurabile e grave di montismo. Malattia che attacca gli apparati respiratori dello Stato Sociale, portandolo – a quanto pare con estrema chiarezza – lentamente alla morte.

      Ci avevano avvisato – La “sterile politica” torni a studiare!  

    I limiti dell’attuale sistema liberista erano stati già ampliamente testati, d’altra parte, già negli Usa degli Anni ’80 – solo per fare uno tra gli esempi più emblematici – durante la celeberrima “Raganomics” del “presidente-attore” o “attore-presidente” Ronald Reagan: fautore ed artefice di enormi tagli sociali e di un discutibilissimo processo di redistribuzione economica e finanziaria, che a distanza di anni spostò di fatto la gran parte della ricchezza degli Usa nelle mani di circoscritte élite rappresentanti del 2% della popolazione statunitense. La stessa ricetta uscita dai college universitari Usa, cari al nostro professor Mario Monti. Tra le tante infinite critiche al modello sotto accusa piovute in tempi non sospetti da molti economisti e Nobel di fama internazionale, riteniamo opportuno porre all’attenzione del lettore l’analisi dell’economista Amartya Sen, il quale avrebbe dimostrato (aggiudicandosi un Nobel) l'impossibilità del rispetto contemporaneo dell'efficienza paretiana e del liberismo: mandando in frantumi uno dei baluardi teorici dei liberisti e degli stessi esponenti del turbocapitalismo o “anarco-capitalismo” (termine che in sé già dice tutto) tra i quali Rothbard, Woods, Block, Hoppe, Spooner, Bastiat e l’italiano Bruno Leoni (da cui prende ispirazione l’omonimo istituto IBL, che – una curiosità – annovera tra i suoi sostenitori, tra l’altro,  il noto giornalista Oscar Giannino: nel 2011 presidente di uno dei comitati per il No ai due referendum sui servizi pubblici e sulla tariffa del servizio idrico del 12 e 13 giugno 2011; attualmente – tra l’altro – membro del comitato scientifico della Fondazione Italia USA, Senior Fellow dell'Istituto Bruno Leoni, editorialista per diversi quotidiani e settimanali nazionali, nonché per Radio24).

      Critiche – L’Interesse a colludere  

    Tra le principali critiche mosse al sistema liberale, e più in particolare al liberismo economico – incentrato come noto sul predominio del laissez-faire e del “culto al mercato” – vi è senz’altro quella teorizzata da dozzine di economisti, politologi, filosofi e sociologi (tra i quali il grande ed indimenticato  Norberto Bobbio) del pericoloso e plausibile “interesse a colludere” del settore privato. È scientificamente dimostrato, infatti, che le imprese hanno interesse e propensione a colludere. Ne è prova il fatto che il profitto del monopolista – come noto – si colloca più in alto del duopolio, seguito dall'oligopolio e dalla concorrenza monopolistica, mentre la concorrenza è associata ai profitti più bassi. Ora, secondo voi,  quale impresa o multinazionale che sia è naturalmente protesa ad operare con il fine dell’ottenimento di profitti minori? Semplice! Nessuna! D’altra parte lo stesso Porter – nel suo modello delle “5 forze competitive” –  afferma che “l'asprezza della competizione è data dal numero di concorrenti ed è collegata ad una contrazione dei profitti”. E ovvio che se l'impresa tende a ottimizzare il profitto, tenderà naturalmente ad un comportamento anticoncorrenziale, volto cioè a ridimensionare il numero di concorrenti sul mercato, e – qualora fosse possibile – ad arrivare ad una situazione di controllo, mediante il monopolio.  “Se questo non le è possibile – ci insegna Porter – la collusione di prezzo e quantità prodotta, garantisce un profitto maggiore del libero mercato, anche fra un numero elevato di imprese”. E’ il caso di ciò che avviene nei ben noti “cartelli”(vedi compagnie petrolifere o energetiche) ed in regime di concorrenza perfetta: regime incentrato su due ipotesi: la razionalità e la simmetria informativa. Entrambi questi fattori garantiscono – spesso e volentieri – che i produttori,  anche se numerosi, non abbiano particolari difficoltà a conoscere i prezzi dei concorrenti e a colludere, allineandosi con quello più alto presente sul mercato: basta guardare quotidianamente la pagina economica di un Tg per capirlo e giungere a siffatte osservazioni.

      Il muro capitalistico dopo il “Muro di Berlino”  

    Il disegno liberista in Europa ha subito una netta impennata a partire dal 1989,  cioè a partire dalla caduta del muro di Berlino:  anni nei quali andò diffondendosi a partire dai college universitari Usa di maggior prestigio – Come Yale – il “mito” mai dimostrato che le liberalizzazioni e privatizzazioni avrebbero favorito ed avvantaggiato l’economia dei consumatori, grazie alla discesa dei prezzi provocata dalla concorrenza.

      Italia – L’esercito liberista in azione: privatizzazioni selvagge   

    La parola liberismo, indicante un preciso sistema economico, in Italia fu usata per primo dal politologo Giovanni Sartori che tipizzò – suo malgrado – gli esponenti della teoria economico di spicco nel nostro Paese, tra i quali ricordiamo: Gaetano Mosca (1858 – 1941: politico e filosofo  sostenitore di un liberismo moderato); Giovanni Agnelli (1866-1945: imprenditore industriale); Luigi Einaudi (1874 – 1961: secondo Presidente della Repubblica Italiana, dal 1948 al 1955); Bruno Leoni (1913 – 1967: filosofo del diritto ed editorialista, apprezzato e noto soprattutto negli Stati Uniti); Mario Pannunzio (1910 – 1968: giornalista e politico); Giovanni Malagodi (1904 – 1991: economista e politico); Gianfranco Miglio (1918 – 2001: giurista, politologo, politico, sostenitore di idee liberali e federaliste). Seguendo la scia degli insegnamenti dei padri del liberalismo italiano, fin dai primi anni Novanta – anche nel nostro Paese con i governi Ciampi, Amato, Prodi, D’Alema, ecc.. – si privatizzarono e liberalizzarono – anche con contributo di governi di sinistra o pseudo-tali – molti settori cosiddetti "a domanda rigida". Mercati nei quali è l'offerta che fa il prezzo mentre la domanda subisce il prezzo, comportando smisurati guadagni per gli offerenti e grandi disagi per il resto della collettività. Si pensi ad esempio al settore dell’energia o alla stessa privatizzazione della Banca d’Italia in seguito all’approvazionde della Legge Carli-Amato: mossa che di fatto spossessò definitivamente gli Italiani della loro sovranità monetaria, regalando Bankitalia nelle mani dei grandi gruppi bancari nazionali, come Intesa ed Unicredit. Nell’occasione appena il 4% dell’Istituto fu lasciato nelle mani dello Stato, mediante partecipazioni Inps. Ma lo sfacelo delle liberalizzazioni – accelerato sul famoso meeting avvenuto al largo di Civitavecchia, sul panfilo “Britannia” della Regina d’Inghilterra: alla presenza del gota ristretto della politica e dell’economia italiana, tra i quali l’attuale capo della Bce, Mario Draghi – andò avanti anche in altri settori strategici a cosiddetta domanda rigida. Alcuni esempi: la liberalizzazione del prezzo della benzina; la liberalizzazione delle assicurazioni per responsabilità civile; la liberalizzazione del sistema bancario; la privatizzazione dell'energia elettrica (con suddivisione tra produzione e distribuzione); la privatizzazione delle infrastrutture, autostrade in primis (queste ultime dominate, in Italia, dalla famiglia Benetton). Ciò con le conseguenze e gli spropositati rincari che sono sotto il naso di tutti. Ma di montismo, evidentemente, soffrivano – ancor prima che il male fosse tipizzato – anche altri uomini di “sinistra” della cosiddetta Prima Repubblica come l’ex comunista Massimo D'Alema e l’uomo della sinistra moderata Romano Prodi. Il primo artefice e responsabile della scalata di un gruppo ex pubblico come Telecom Italia (per la quale non si ritenne opportuno far uso della golden share statale, allora a disposizione del ministero del Tesoro: strumento democratico che sarebbe dovuto servire ad evitare lo smantellamento di un colosso d’interesse pubblico come Telecom, nelle mani di privati.);  il secondo distintosi per lo zelo in colossali e discusse opere di liberalizzazione e privatizzazione, che coinvolsero come noto, anche l’IRI.

    Franco De Domenico, Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Ocse – Si al Fondo Salva Stati.  Addio a Sovranità e Libertà

    Ocse – Si al Fondo Salva Stati. Addio a Sovranità e Libertà

    Martedì, Marzo 27th / 2012

    – di Sergio Basile –

    Unione Europea / Parlamento europeo / Eurozona / Ocse / Esm / Sme / Fondo Salva Stati / Italia / Debito / Dittatura / Commissione Trilaterale / Bilderberg Club / Mario Monti / Sovranità nazionale / Guerra mondiale  / Agenzie di rating / Rating / Spread 

    ESM – Verso la dittatura del debito? – L’Ocse  

    promuove  l’aumento del Fondo Salva Stati.

    I detrattori del Fondo: "Addio a Sovranità

    e Libertà!"

    Il reportage di "Qui Europa" sul discusso Fondo

    destinato a cambiare la vita economica di

    500 milioni di europei

    Parigi, Bruxelles, Roma – Nelle ultime ore è stato reso noto il Rapporto dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse) sull'Eurozona, nel quale l’ente con sede a Parigi –  Château de la Muette (vedi foto) – consiglia ai Paesi  che si trovano sotto stretto scrutinio dei mercati – per non dire egemonia – di rispettare i target di bilancio ed essere pronti a nuove misure di consolidamento”. Un modo per addolcire un po’ una pillola indubbiamente troppo amara per Italia, Grecia e Piigs e soprattutto di dubbia (o contraria) efficacia. Per l’Ocse  serviranno molti anni per raggiungere un livello "prudente di debito/pil'', ma francamente è un’analisi che non ci trova per niente d’accordo. Il Paese, a nostro avviso – anche guardando a valutazioni economiche e studi fatti negli ultimi mesi da numerosi Nobel ed economisti intellettualmente onesti –  non merita declassamenti di rating tali da giustificare livelli di spread tanto alti, e pertanto di debito pubblico tanto alto: ricordiamo che gli intressi pagati sui titoli del debito dipendono dallo spread e dal rating dello stato emittente. Non scordiamo che l’Italia gode di un avanzo primario di primo livello, e che altri Paesi non appartenenti all’Eurozona – vedi Giappone – hanno un debito pubblico doppio rispetto al nostro, ma riescono comunque a crescere a ritmi ragguardevoli, senza essere minimamente a rischio di default: come qualcuno vorrebbe, invece, farci credere per l'Italia. Ma l’Ocse ha rincarato la sua dose di “saggi consigli”, dichiarando,  per bocca del suo segretario generale, Angel Gurria, che “gli squilibri economici nella zona Euro sono stati affrontati in modo incompleto, rendendo indispensabile l’aumento del fondo salva-Stati per fornire sostegno credibile ai Paesi vulnerabili”.

     Plauso sull'Art. 18 

    Ciliegina sulla torta, infine, Gurria la riserva a Monti ed alle sue misure anti-sociali e anti-welfare sull’articolo 18: “mirure – a suo dire – utili a risanare i conti dell’Italia e l'attuale assetto del mondo del lavoro del Bel Paese, anche se però non spiega come! "Ma – riconosce Gurria – le sfide restano ancora spaventose”. E su questo non avevamo dubbi! 

     La critica 

    L'Ocse, dunque, sembra non preoccuparsi più di tanto della disoccupazione italiana da record e dell’esercito degli scoraggiati (ovvero di tutti quei giovani rassegnati e che non cercano più lavoro) sulla base di rilevazioni a campione superficiali che considerano occupati anche chi magari lavorava per un breve tempo durante la rilevazione delle stime, ma che oggi è allo sbando. Ciò, in aggiunta, in un mercato dove gli stipendi sono i più bassi d'Europa e la tassazione generale dei contribuenti è di gran lunga superiore a quella dell’Eurozona, come a quella degli stessi Usa.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

     Cos’è l’Ocse 

    L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) o Organisation for Economic Co-operation and Development – con  sede a Parigi, presso Le Château de la Muette (foto sopra) – è un'organizzazione internazionale di studi economici per i paesi membri, paesi sviluppati aventi in comune un sistema di governo di tipo “cosiddetto” democratico ed un’economia di mercato. L'organizzazione – finanziata dai 34 stati che vi fanno parte, tra cui l’Italia di Monti – esplica un mero ruolo consultivo che consente il confronto delle esperienze politiche, per la risoluzione dei problemi comuni, economici, giuridici e politici, nonché l'identificazione di pratiche commerciali ed il coordinamento delle politiche locali ed internazionali. 

     ESM – Critiche e limite del Fondo Permanente di Salvataggio 

    Accanto ai sostenitori accaniti dell’ESM (European Stability Mechanism) numerosi – tra Nobel, economisti e professori universitari – sono i detrattori dello strumento “Salva Stati”. Secondo tali critici, Monti sarebbe stato posto a capo del Governo Italiano – tra l’altro – apposta per ratificare questo ultimo accordo che ci porterà alla rovina senza uscita. Con l'ESM infatti l’Italia e gli altri 16 stati dell’Eurozona, cederanno completamente la propria sovranità popolare (una sorta di processo di nascita della Confederazione Usa, ma al contrario) a questo organismo, che a quanto pare godrà di una piena immunità. Molti studiosi (economisti, sociologi ed esperti di geopolitica) puntano il dito sulla pressione mediatica dei poteri forti (Commissione Trilaterale e il Bilderberg Club) dei quali lo stesso “Supermario” fa o comunque avrebbe fatto parte: accusando l’attuale élite tecnocratica che domina l’Europa di condizionare con quest’ennesima ingerenza legale ed economico-finanziaria le sorti economiche del mondo e dell’Italia, nonché – in maniera dirwetta – di 500 milioni di europei.

     Critica al ESM – Annullamento della sovranità degli Stati?  

    La maggiore critica mossa verso il “Fondo Salva Stati” – taciuta da gran parte dei media nazionali – consta nel fatto che esso sarebbe un vero e proprio ente sovrano: cioè un ente che letteralmente sovrasterebbe la Costituzione Italiana (o quel che ne resta dopo l’imposizione di una Repubbòlica Tecnocratica) e le Carte Costituzionali dei Paesi dell’Eurozona (17) con poteri illimitati e immunità totale, annientando di fatto le già ridimensionate facoltà del Parlamento Europeo. Un super-organismo dotato di personalità giuridica propria capace di assoggettare i paesi europei aderenti all’euro, grazie alla creazione di un sistema (incentrato sul rating, sul declassamento, sullo strapotere della Bce e sulla delegittimazione del potere popolare: già privato della propria sovranità monetaria – leggi ultimi articoli “Qui Europa”) che di fatto crea un sotto-sistema di deficit perenne, con debiti pubblici inestinguibili. Insomma, sembra che in realtà dalla “crisi” o “pseudo-tale” non se ne uscirà mai!

     ESM: Europa sotto scacco perenne? 

    I detrattori del dell'ESM ( o MES) dipingono dunque i contorni di un’Europa sotto la dittatura della finanza e delle banche internazionali: una sorta di grande loggia che controlla con la scusa del debito gli Stati sovrani, svuotandoli di poteri, autonomia e senso. Secondo gli economisti critici, dunque, in tal modo la ricchezza del paese verrebbe acquistata da coloro che la crisi l'hanno creata, che ovviamente controllerebbero  anche l'andamento del mercato con l’assurdo meccanismo dello spread: dipendente dal rating assegnato da – ricordiamolo bene – “aziende private” agli stati ex-sovrani.  lo spread ed il livello del debito degli stati, dunque, lo decidono loro: vedi precedenti articoli “Qui Europa”. Pazzesco! Seguendo quest’ottica di analisi, dunque, tali speculatori punterebbero a tutto quello che possiede un paese, oro compreso. C’è da dire in merito che l’Italia è il 4° paese nel mondo a possederne di più ! Insomma la Terza Guerra Mondiale si preannuncia giocata ancora una volta in Europa, e questa volta non sulle armi o sulle guerre militari, ma bensì sui diritti e sul filo della legalità di regolamenti e leggi, a discapito della sovranità popolare. A quanto pare una guerra più subdola, e con la comlicità di molti media, completamente schierati, a priori, dalla parte del più forte.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Grecia e Italia (ma non solo) condannati alla povertà?

    Grecia e Italia (ma non solo) condannati alla povertà?

    Venerdì,  Marzo 9th/ 2012

    Grecia / Italia / povertà / Unione Europea / Germania / Bce

    Grecia e Italia (ma non solo) condannati alla povertà?

    Ue e Bce rinviano il problema, non lo risolvono

    Roma – Come ha scritto in questi giorni Marcello Veneziani sul Giornale, siamo nel baratro ma con la lode. E come illustrato dal Martin Wolf in un suo editoriale, la gabbia imposta dalla Germania rischia di soffocare non solo la Grecia. La quadratura dei conti matematici non rappresenta la soluzione ai problemi di un Paese. Il principio tedesco del rigore estremo funziona bene, ma nel contesto tedesco. Ogni Paese ha un suo trascorso e una sua situazione oggettiva all’interno dello scacchiere internazionale. Il semplice fatto che ciascun membro dell’UE abbia una politica interna, estera ed economica di fatto autonoma crea una discrepanza incolmabile rispetto alla pretesa di attuare una stessa politica monetaria. In questa situazione, il rischio è quello di un impoverimento progressivo contagioso di tutto il Vecchio Continente, che potrebbe non essere più in grado di controllare le prove di forza reciproche delle grandi economie emergenti, con conseguenze che nel medio periodo potrebbero essere alquanto infauste. E l’eccesso di rigore sta già uccidendo i migliori propositi di rilancio economico. Dal rischio non è immune nemmeno l’asse franco-tedesco, che non trarrebbe certo giovamento dall’essere circondato dai fratelli poveri. Alessandro Pavanati (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Record disoccupazione e stagflazione: più lavoro per rilanciare l’economia

    Record disoccupazione e stagflazione: più lavoro per rilanciare l’economia

    Venerdì, Marzo 9th / 2012

    – di Franco De Domenico –

    Unione Europea / Crisi Ue / Economia / Financial Times / Martin Wolf / Spagna

    Record disoccupazione e stagflazione:

    più lavoro per rilanciare l’economia

    Gli errori della ricetta tedesca del rigore per

    l’Unione europea

    Londra – Martin Wolf, dalle colonne del Financial Times – divulgate in Italia dal Sole 24 ore – non crede che il debito pubblico degli Stati sia l’unico problema, e che quella tedesca, con conti “blindati”, sia l’unica soluzione. I provvedimenti europei non hanno evitato la stagflazione, cioè l’unione di stagnazione più inflazione, causando disoccupazione ai massimi livelli e crisi finanziaria che si aggiunge alla crisi economica. Wolf si dice molto scettico sul fatto che la crisi attuale sia davvero governabile con la disciplina di bilancio: questa, per lui, sarebbe una tesi da dogmatico filosofo scolastico made in Germany.  In particolare per la Spagna “le sue difficoltà di bilancio sono una conseguenza della crisi, non una causa”. Così, costringere gli iberici a una drastica riduzione del debito pubblico, senza un incremento della spesa nel settore privato, porterà a una recessione molto più grave.  Wolf sorvola sull’Italia, ma la sua ricetta sembra un’altra: indebitatevi pure, purché ci siano lavoro e sviluppo.

    Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)