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  • Imprese: Natale da dimenticare! – Intanto a Roma va in scena la “Crisi di Governo”

    Imprese: Natale da dimenticare! – Intanto a Roma va in scena la “Crisi di Governo”

    Venerdì, Dicembre 7th/ 2012

    –  di Maria Laura Barbuto –

    Imprese/ Imu / Italia / Roma / Milano / Economia / Crisi / Imprese / Imprenditori / Tredicesime / Licenziamenti / Prestiti / Banche / Stretta Creditizia / Associazione Artigiani e Piccole Imprese CGIA / Giuseppe Bortolussi 

    Per le imprese non sarà un Felice Natale!

    Mancate tredicesime e potenziali licenziamenti: 

    il "rimedio" per sopravvivere alle sabbie mobili 

    della crisi pilotata

    Intanto il Cavaliere minaccia la crisi, ma in ritardo

    di quasi un anno e con all'attivo quasi 50 fiducie.

    Perchè il Pdl appoggiò il Fiscal Compact?

    Roma, Milano – Mentre in queste ore in Italia va in scena l'ennesimo colpo di teatro su una finta crisi di governo, minacciata ma non ancora (?) portata avanti da Berlusconi (lo stesso che appoggiò in tempi non sospetti il Fiscal Compact e le altre misure recessive di Monti, con quasi 50 fiducie votate) l'economia reale italiana è sempre più allo sfascio. Un Berlusconi che evidentemente, in queste ore,  visti  i temi caldi all'attenzione del Parlamento – come l'incandidabilità dei "cattivi" alle prossime elezioni, le novità sull'inapplicabilità della "decadenza", che potrebbero giocare, se approvate, proprio a sfavore del Cavaliere; e la volontà non manifesta di voler portare avanti il "porcellum" – gioca un pò di strategia, nella speranza di portare a casa maggiori garanzie sul suo futuro. Intanto quelli a soffrire davvero, frattanto, sono imprenditori e padri di famiglia. Per i piccoli e medi imprenditori, infatti,   di certo non sarà un Natale ricco di regali e di tavole imbandite: l’atmosfera che si respira nelle varie aziende è più vicina alla fine del mondo predetta dai Maya che non alla slitta del vecchio Babbo Natale che distribuisce presenti e felicità. La crisi indotta ha prosciugato le tasche di tutti i cittadini e continua a metter loro in ginocchio anche sotto il presepe e l’alberello: lo sanno bene le piccole e medie imprese che rischiano di non pagare le tredicesime ai propri dipendenti, visti i numerosi impegni finanziari e le scadenze fiscali previste per il mese di dicembre. La mancanza di liquidità è il problema principale che accomuna tutti gli imprenditori, moltissimi dei quali chiedono aiuti per evitare il fallimento. Lo sa bene il Segretario dell’Associazione Artigiani e Piccole Imprese CGIA di Mestre, Giuseppe Bortolussi, il quale si è detto preoccupato per la situazione. “Le richieste d’aiuto e le segnalazioni giunte presso i vari uffici, negli ultimi giorni – ha dichiarato – sono state davvero numerosissime e non ci sono statistiche in grado di misurare l’entità del fenomeno, già gravissimo di per sé”.  

     La Via dell'Usura 

    Dal mese di dicembre del 2011 a settembre 2012 i prestiti bancari nei confronti delle aziende sono diminuiti addirittura di 26,7 miliardi di euro  e la produzione è scesa del 6, 5%. Si sa, ormai le banche – regine di speculazione  e responsabili di una crisi montata ad hoc – non concedono prestiti senza garanzie e cercano di guadagnare il più possibile con interessi da capogiro e coscienze senza scrupoli.  “I più fortunati – continua Bortolussi – sono riusciti ad ottenere piccoli prestiti perché hanno un negozio o un capannone di proprietà, ma chi non ha questa fortuna deve correre ai ripari con altri rimedi, tra cui probabili licenziamenti.” L'alternativa per molti imprenditori con l'acqua alla gola spesso si chiama purtroppo usura, criminalità organizzata e delinquenza.

     IMU – Il Regalo recessivo del Professore 

    A peggiorare ulteriormente una situazione già drammatica ci pensa l’Imu:  proprio i proprietari di capannoni , quest’anno pagheranno il 154, 4% in più rispetto alla vecchia Ici, con aumenti particolarmente salati per quelli milanesi. Anche a Lucca e Lecce si registrano aumenti tremendi del 131,3% che metteranno in ginocchio tantissimi imprenditori. Eppure c’è chi dice ancora che il Governo attuale, quello del Professorone Mario Monti, sta facendo di tutto per farci uscire dal tunnel della crisi, aumentare la produzione ed abbassare lo spread. Insomma, c’è chi crede ancora a Babbo Natale… che quest’anno, però, non si farà proprio vedere perché non ci sarà alcun regalo da consegnare. L'unico regalo che da parte nostra ci aspettiamo è una legge ad hoc dell'Europa delle lobby protesa a deligittimare il rating, e far cadere tutti gli alibi agli speculatori che giocano con la sorte di 500 milioni di Europei.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

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    Nuovo Ordine Mondiale e Crisi dell’Europa – Una Risposta Cristiana

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    Bruxelles blocca aiuti europei FEG destinati all’Italia e ad altri 6 Paesi, per 25 milioni

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    Sabato, Novembre 17th/  2012   – Redazione Qui Europa – Bruxelles / Parlamento europeo / Fondo di Adeguamento alla Globalizzazione / Italia / Paesi Ue / Spagna / Finlandia / Danimarca / Svezia / Romania / Austria / Consiglio Ue / Commissione Ue / Lobby / Globalizzazione / Feg / Disoccupati / Emilia Romagna / […]

     

  • Roma – Un Eurovertice che elude la crescita

    Roma – Un Eurovertice che elude la crescita

    Sabato, Giugno 23th / 2012

    – di Mario Luongo –     

    Unione europea / Eurozona / Eurodeputato / Francesco Speroni / Lega Nord / Europa della Libertà e della Democrazia / G20 / Elezioni Grecia / Vertice Villa Madama / Angela Merkel / Mario Monti / Francoisa Hollande / Mariano Rajoy / Giorgio Napolitano / Pierluigi Bersani / Silvio Berlusconi / Euroscettici / Christine Lagarde / Fmi  / 1626 Imprese che falliscono ogni giorno in Italia   

    Speroni: Ue vecchia macchina da rottamare

    Lo sfogo dell'eurodeputato dopo il G20, e a ridosso

    del deludente Vertice di Roma, Monti-Merkel

    Hollande-Rajoy

    Bersani: Difesa al oltranza pro-Monti;

    Berlusconi: "Mi ricandido!"

    Intanto in Italia 1626 imprese chiudono ogni giorno

    Roma – Un Euroveritce che elude la Crescita Vera – Le contrastanti posizioni di Bersani e Speroni

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Roma – Mentre dalla capitale giungono voci su una nuova ricandidatura del redivivo Silvio Berlusconi alla guida del nuovo Pdl, (al cattivo gusto – evidentemente – non c'è mai fine) l’eurodeputato Francesco Speroni, capodelegazione all'Europarlamento della Lega Nord, nelle scorse ore, ha rilasciato dichiarazioni al fulmicotone scagliandosi nuovamente contro l’Ue, più precisamente contro il sistema europeo che – come ormai evidente – fa acqua da tutte le parti. Il momento scelto dall’eurodeputato, copresidente del gruppo l’Europa della Libertà e della Democrazia, per questa uscita non è affatto casuale, ma ben preciso, se pensiamo al vertice dei potenti della Terra riunitisi a Los Cabos, in Messico, per il G20 (il cui scopo non è stato quello di “incrementare il benessere di cittadini, bensì rimediare a storture, deficit di bilancio, fallimenti di banche e così via”) e se guardiamo al mini-vertice romano tra Masrio Monti, Angela Merkel, Mariano Rajoy e Francoise Hollande (Italia-Germania-Spagna-Francia) appena conclusosi.

      Speroni: un'uscita pungente  

    Un'uscita, quella di Speroni – non nuovo a questi attacchi: anche all'interno dell'emiciclo di Bruxelles – piuttosto puntuale e precisa, almeno alla luce di quanto sta accadendo dall’inizio della recessione che, nonostante summit, vertici, riunioni varie non ha accennato ad arrestarsi. Forse perchè non si ha nessuna voglia di trovare vere panacee alla situazione, che oggi come oggi torna utile a banche e lobbissti che si arricchiscono giocando con il debito pubblico degli stati. Una vera manna dal cielo! (per loro).

      Ue – Una vecchia auto da rottamare  

    Il colorito discorso sull'Europa di Speroni prosegue – poi – con una metafora per così dire “automobilistica”, paragonando l’Ue in crisi ad una vecchia, sgangherata automobile nella quale si rompono una volta il motore, l’altra i tergicristalli, ancora la centralina, e via discorrendo. A questo punto, secondo l’onorevole, l’unica soluzione plausibile e conveniente per lo sfortunato proprietario dell’automobile, così come per i malcapitati  proprietari dell’ Unione europea (che non dimentichiamo, siamo noi cittadini, non di certo i nostri “rappresentanti”) è quella di “cambiare” il veicolo in questione. In che modo si può cambiare? Ovviamente Speroni non lo dice – almeno in questa sede –  ma le idee avanzate da diversi Paesi dell’Eurozona non sono mancate. Basti pensare all'idea di un ritorno alla dracma ed alle monete nazionali, paventato fino a qualche giorno fa, alle soglie delle elezioni in Grecia; ipotesi rimandata (almeno per ora) dalla vittoria dello schieramento europeista pro-euro di “Nuova Democrazia” di misura contro gli euroscettici di Syriza (che tuttavia hanno incrementato in 3 anni i loro voti del 700%). O anche alla  contestuale e progressiva diffidenza verso le politiche poco chiare della Troika, o delle famigerate (ed indagate) agenzie di rating e del loro ruolo; insomma il concetto dell'eurodeputato, non è assurdo come qualcuno vorrebbe far credere, anzi! Il problema, magari, è che l’ Unione europea non è una macchina che si può rottamare, ma va “revisionata”, migliorata sicuramente e finora le ricette proposte, purtroppo, non sembrano per nulla efficaci. Anzi stanno peggiorando la situazione.

     Eurovertice di Roma – I magnifici 4 dell'Accentramento 

    Le critiche di Speroni sono piovute – come detto – quasi contestualmente al mini Euro-vertice di Roma, conclusosi nelle scorse ore, il summit a 4 tra Monti, Merkel, Holland e Rajoy, in una cornice bellissima (Villa Madama) ma con un quadro non all’altezza. Un incontro nel quale la parola d’ordine è stata “più Europa”. Cioè "più accentramento!" I quattro hanno dichiarato che c’è bisogno di più unione politica, bancaria e fiscale tra i paesi dell’Eurozona, Monti – in particolare – ha aggiunto che  l’ “Euro è irreversibile” e si deve ripartire con un rilancio da 130 miliardi di euro per la crescita, pari all’1% del Pil dell’Ue. A dare un appoggio almeno simbolico alle parole del premier ci pensano il presidente Giorgio Napolitano che tira in ballo la necessaria collaborazione di tutti i paesi, “Nessuno paese europeo si salva da solo” (ha dichiarato) e l’immancabile Pierluigi Bersani che in riferimento ad alcune parole ed atteggiamenti di frau Merkel, dichiara “cerchiamo di non distinguere tra innocenti e colpevoli; di innocente non c’è nessuno”.

      Eurovertice di Roma

     No all'"Anti-Spread"? Dominio lobby sugli stati 

    Ma dall'eurovertice anche una pioggia di miliardi (10) per la Bei (la Banca Europea per gli Investimenti: posta, come noto, nelle mani dell'eurocrazia, la stessa co-responsabile del disastro dell'Eurozona) il ricorso agli eurobond e project-bond (4,5 miliardi di euro) un "secco" ed incredibile "No" allo scudo anti-spread, lasciando alle lobby private la supemazia sugli stati. Quindi la volontà manifesta di continuare ad ingrassare le banche e ad alimentare gli speculatori alla "faccia" dei cittadini. Persistono, invece, le divergenze sul Fondo Salva Stati utilizzato per salvare le banche, che ha trovato pare – almeno per ora – l'opposizione della Merkel: comparsa ieri sera a Danzica – in occasione di Germania-Grecia – sfoggiando uno sgargiante (e, permetteteci, goffo) tailleur verde speranza. La speranza uccisa proprio nel popolo greco: e non solo quello calcistico.

     Lagarde e quei commenti fuori luogo 

    D’altro canto ci sono anche voci importanti e “strategicamente” discordanti con questo quadro (falso) quasi roseo che esce fuori dall’incontro a Roma, prima fra tutte – nientepopodimenoché – quella dell’altra “Lady di ferro” europea, Christine Lagarde (il boss dell’Fmi che sta dissanguando la Grecia) cui discorso è uno di quelli dai toni più cupi mai pronunciati negli ultimi tempi. Madame Lagarde invita i colleghi dell’Ue – infatti – ad agire non solo con politiche a lungo termine, ma anche e soprattutto con azioni a breve termine i cui effetti siano tangibili da subito; questo perché “Nonostante azioni straordinarie i mercati bancari ed il debito sovrano in molti Paesi dell’Europa sono sotto stress, provocando interrogativi sulla sostenibilità dell’unione monetaria”. 

      Ipocrisie e Amnesie in salsa europea  

    Ma qualcuno dovrebbe ricordare alla smemorata Lagarde che il debito, così come delineato nell’Eurogabbia è un qualcosa che si rigenera in automatico, perché il sistema è stato disegnato proprio dall’Ue (con la complicità del Trattato di Lisbona ratificato in tutta fretta e già bocciato dai popoli quando si chiamava ancora “Costituzione europea”) per favorire la speculazione e tenere a bada le ignare masse. Chissà, dunque, che quella del nostro Speroni non si riveli la mossa azzeccata! D’altronde chi meglio di lui,  uno degli europarlamentari italiani più presenti alle sedute (caso raro visto l’alto tasso di assenteisti) che per di più proprio a Bruxelles ha sostenuto l’esame per l’abilitazione forense perché, parole sue, “in Italia è molto più difficile mentre in Belgio l’esame, non dico sia all’acqua di rose, ma insomma è certamente più facile”.  Insomma, Un simbolo vivente dell’Europa unita a tutti gli effetti!

      Vergogna Italia – 1626 imprese chiudono ogni giorno  

    Intanto nell'ultima ora, una notizia sconcertante ridefinisce i termini drammatici della situazione dell'Eurozona e della "povera Italia": nel Bel Paese grazie alle politiche recessive ed inutili di Mario Monti & Co (malgrado l'inspiegabile difesa ad oltranza di Pierluigi Bersani e dei politici nazionali di prima fascia – sempre più nelle vesti indegne di "avvocati delle cause perse") 1626 imprese chiudono ogni giorno, ed un esecito di nuovi schiavi ogni giorno ingrossa le fila dei disperati.

    Mario Luongo (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Commissione Ue – In arrivo i Super-eroi del Diritto?

    Commissione Ue – In arrivo i Super-eroi del Diritto?

    Giovedì, Giugno 21st / 2012 

    – di Maria Laura Barbuto –

    Unione Europea / Europa / Commissione Europea / Parlamento Europeo / Consiglio Europeo / Bruxelles / Strasburgo / Diritto Penale / Lesgislazione / Società / Manipolazione mercati finanziari / Protezione dell’ambiente / Trattato di Lisbona / Carta dei diritti fondamentali / Esperti diritto penale / Sanzioni / Italia Oggi

    La Commissione Ue interpella 20

    “cavalieri” della giustizia penale

    Nei giorni scorsi la prima riunione del

    gruppo: l’obiettivo è di migliorare il

    campo della legislazione

    Commissione Barroso – 20 Super-eroi del Penale convocati per punire i cattivi nell’Ue

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Bruxelles,  –  Chiaro è che il diritto e le norme giuriche esistano laddove esiste la società e che esse, non essendo immutabili, si modellino sulla base dei cambiamenti della comunità alla quale si riferiscono. Ben lo ha capito l’Unione europea  (o meglio la Commissione di Manuel Barroso) che ha richiamato alla sua “corte” 20 esperti, tra giudici, avvocati e pubblici ministeri, ai quali ha affidato il compito di occuparsi del miglioramento della legislazione penale a seguito delle modifiche del Trattato di Lisbona e della Carta dei Diritti Fondamentali. 20 cervelloni insomma, tra cui l’unico nome italiano è quello del Professor Luigi Foffani dell’Università di Modena, che metteranno insieme le proprie energie intellettuali per raggiungere, primo tra tutti, l’obiettivo della “tutela” dei mercati finanziari affinchè essi possano essere totalmente svincolati da qualsiasi tipo di manipolazione. Inoltre, dovranno trovare una soluzione (?) per proteggere dalle potenziali frodi il denaro dei contribuenti e per una maggiore protezione dell’ambiente. Come fantasia non c'è male! Se non fosse che la vera e colossale frode è quella del debito che resta tale, malgrado la convocazione dei 20 seper-eroi del diritto.

      20 supereroi per un Barroso  

    Il gruppo dei 20 esperti, chiamato in causa dalla Commissione europea, durerà in carica tre anni e può considerarsi già operativo visto che, in settimana, si è ritrovato per la prima riunione nella quale gli argomenti principalmente discussi sono stati relativi all’interazione tra sanzioni amministrative e penali e l’obbligo per tutti gli Stati dell’Unione Europea di prevedere, in campo penale, norme giuriche efficienti e proporzionate. Gli incontri tra gli esperti sono previsti per due volte all’anno ed il prossimo passo previsto sarà  “la collaborazione dell’Europarlamento , del Consiglio e dei singoli Stati, in merito alle novità che saranno introdotte nella legislazione penale al fine di contrastare – come nota il giornalista Paolo Bozzacchi dalle pagine di “Italia Oggi” – un tipo di criminalità divenuto ormai internazionale e complesso.”

      Buon lavoro! Ma i veri auguri li facciamo a noi!  

    Ma riusciranno i 20 cavalieri della giustizia, non remunerati, a portare a termine il loro obiettivo? Il campo della legislazione penale, oltre ad essere vasto, risulta abbastanza complesso: speriamo che il tentativo di miglioramento non rimanga solo un’ipotesi ma si concretizzi quanto prima. Sia pur – nostro malgrado – "marginalmente" rispetto alle vere e terribili priorità dell'Ue, completamente immobilizzata delle paludi di questa crisi indotta. Auguriamo buon lavoro!

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

  • L’Europa e il grande inganno del Debito: come uscirne?

    L’Europa e il grande inganno del Debito: come uscirne?

    Giovedi, Giugno 21th / 2012

    – Reportage-Inchiesta, di Sergio Basile e Silvia Laporta  –

    Italia / Eurozona / Tasse / Federalismo / Regione Veneto / Luca Zaia / Debito / Debito pubblico / Crisi / Banche / Miliardi di euro / Unione Europea/ Germania / Spagna / Grecia / imprese / Piigs / Debito illegale / Economia della truffa / Silvia Laporta / Sergio Basile / Qui Europa / Le reali regioni della Crisi / Italia Spa / SEC / Bretton Wood / Crisi pilotata / Controllo delle masse / Redistribuzione della ricchezza reale / Nuovo Ordine mondiale / Massoneria / Consorterie / P2 

    Debtocracy  –  L'Europa e il grande

    inganno del Debito: come uscirne?

    Italia S.P.A. – Un'azienda in "Bancarotta perenne"

    Cosa si nasconde dietro le Crisi Finanziarie?

    Il controllo sui cittadini e l'inganno del

    "Debito Illegale"

    La proposta Zaia sul "Debito federale" può funzionare

    nell'Ue? L'analisi di "Qui Europa"

    Schiavi di Debtocracy – Ignoranza, Indifferenza e Consenso, 3 Armi del potere per Schiavizzarci

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Una doverosa premessa storica  

    Nel 1933 molti ignorano come il fluire della storia moderna – in Europa e nel mondo – abbia subito una brusca e controllata svolta. Lo ignorano pioichè ovviamente è una notizia trattata in maniera molto marginale nei libri di storia. Gli stati del mondo sono andati in pratica verso una bancarotta generale e concordata dai leader delle nazioni che hanno azzerato i propri rispettivi debiti. Ma a prezzo di chè?  Della incontrovertibilità della carta moneta in oro, e della concentrazione dell'oro mondiale (principale bene rifugio) nei caveau degli stessi stati, ed arrivando alla creazione concordata di un fondo globale e di una banca ad hoc incaricata di controllare e gestire il suddetto fondo mediante il controllo accentrato delle transazioni internazionali. Nacque così la "Bank for International Settlement" (BIS).  con sede a Basilea, in Svizzera: nell'indipendente e segretissima Svizzera. E proprio a Basilea: la stessa città – e non a caso – dei famigerati accordi bancari Ue con i quali sono stati decisi gli aumenti dei coefficienti obbligatori di riserva patrimoniale  delle banche, cioè la quantità di danaro sui depositi che gli istituti devono "trattenere" per – nella versione ufficiale – irrobustire la loro "solidità": a discapito – ovvio – dei cittadini.

     La "Bancarotta del secolo" e la "Privatizzazione degli Stati"

    Dopo la decisione di questa bancarotta controllata, e della concentrazione dell’oro mondiale nella BIS,  le nazioni divennero in pratica società di diritto privato registrate presso la SEC (Securityand Exchange Commission) di New York (l'equivalente della Consob italiana: organismo che ha il compito di vigilare sulla Borsa Valori). Le costituzioni formalmente continuarono a considerare gli stati come repubbliche sovrane presidenziali, semipresidenziali, ecc.., ma in sostanza esse divennero delle aziende private a tutti gli effetti.  In effetti, andando sul sito della SEC ( al seguente link http://www.sec.gov/cgi-bin/browse-edgar?action=getcompany&CIK=0000052782 ) troviamo proprio l'iscrizione della "Società Italia" a nome del Ministero dell'Economia.

      Italia S.p.a.  

    Dato di importanza cruciale – e che il sistema si guarda bene dal rivelare e diffondere – al fine di comprendere il ruolo reale che i cittadini assumono in questo sistema aziendale e nella stessa questione del debito. La registrazione proverebbe quindi che l'Italia non è una "Repubblica costituzionale fondata sul lavoro" ma una semplice Società Privata registrata presso la S.E.C., negli Usa. E poi, se ci pensate, come può essere fondata sul lavoro una Repubblica che per statuto (Es.: ultima modifica all'Art.18 dello Statuto dei Lavoratori) lascia senza lavoro e futuro milioni di cittadini? E in nome della crescita poi!

      Burattini senza cervello e coscienza critica  

    Ma la cosa ancor più grave e che molti cittadini completamente travolti dalla disinformazione dei media e paralizzati da una "mostruosa apatia" che li lascia da soli in un abisso di ignoranza, sono incapaci di maturare una coscienza critica in merito, continuando a recitare il ruolo di perfetti burattini senza cervello.

      Le vere ragioni di una crisi creata ad arte  

    I Grandi della terra Riuniti a Bretton Wood

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Ma allora perchè continuare a traumatizzare l'azienda Italia – e tutta l'Eurozona dell'infausto euro – con una  crisi indotta, creata ad arte (come dimostrato in decine di articoli da "Qui Europa") e pilotata dai mercati e dai grandi banchieri con la complicità delle agenzie di rating e dell'Ue? La grande crisi finanziaria nella quale siamo avvinti serve solo ad arricchire i banchieri e gli speculatori o c'è dell'altro? Analizziamo il problema partendo dalla Bce (Banca Centrale Europea che emette l'euro e che è nelle mani dei privati) istituto che può a piacimento aumentare o diminuire il livello di moneta in circolazione. Possiamo giungere a facili constatazioni. In effetti il denaro stampato non sarebbe nulla se non per la legittimità ed il valore che ciascuno di noi da. Dopo gli accordi di  Bretton Woods del 1944 – con l'incontrovertibilità dei biglietti nel corrispetivo in oro – poi, il "bene fittizio moneta" è diventato uno strumento di controllo di massa. Perchè? Semplice! Ciò che conta sono i beni reali: oro, case, terreni, appartamenti, pietre preziose, ecc.. Questa è la "ricchezza reale" dell'economia reale. La moneta e gli strumenti finanziari non sono altro che strumenti per spostare la ricchezza reale e destabilizzare i sistemi economici attraverso il debito ed attraverso le crisi.

      Una truffa perversa  

    La crisi e le misure recessive connesse ed applicate (vedi ad esempio la "Reaganomics" del Presidente Reagan negli Anni '80 negli Usa; Crisi dei Mutui Sub-Prime Usa del 2007;  o l'attuale Crisi dell'Eurozona) servono dunque non solo a speculare, ma anche a privatizzare e a far indebitare i cittadini (caso emblematico la vendita "necessaria" dell'oro conservato da pensionati e disoccupati) facendo arricchire i proprietari delle grandi banche mondiali e le multinazionali: che in cambio di "erogazioni e prestiti di beni fittizi" (costosissimi mutui basati su carta moneta stampata a costo "praticamente zero" dalla BCE) e non più onorabili, mettono le loro mani sui beni reali, come le case e l'oro. Dunque, una tutt'altro che democratica “redistribuzione delle ricchezze planetarie" – ricordiamolo – limitate. Negli Usa del Presidente Reagan il 2% dei cittadini in pochi anni mise le mani sull'80% della ricchezza della nazione. Ciò fu propagandato da liberali e liberalisti come crescita e "progresso". Certo, dell'élite bancaria! La fotografia di ciò che sta accadendo nell'Eurozona – complice l'euro – oggi sotto il nostro naso. 

      Lo stratagemma del debito   

    Alla fine, essendo la nostra economia basata prevalentemente sul debito – che accumuliano addirittura ancor prima di nascere – l’effetto diretto della creazione delle crisi finanziaria – non solo quella odierna – è, e sarà lo spossessamento dei beni reali dei cittadini – impossibilitati a coprire i costi dei mutui – in favore di una élite che si ritroverà proprietaria di terre e case, comprimendo sempre più i diritti ed il benessere della popolazione, e senza alcun bisogno di conflitti armati ed eserciti. 

     La 2° Ragione della Crisi

      Renderci Schiavi ignoranti, inconsapevoli  e "non pensanti"  

    Schiavi del Debito

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Comprendiamo allora la seconda – ma fondamentale – ragione della crisi: il controllo delle masse. Perchè élite multimiliardarie sono in perenne ricerca di nuove ricchezze? Semplice, perchè non è la sola ricchezza (e il connesso grado di potere) che cercano (anche se è un elemento da non sottovalutare, vista la "limitatezza delle risorse naturali", in gran parte distrutte e inquinate dall'uomo: con CO2, sostanze tossiche, semi e cibi OGM, ec..) ma la cosa principale è subordinare i popoli, annullando completamente i cittadini, rinchiudendoli come uno stupido gregge in un recinto fatto ad arte. Se aumentano le aree di benessere e la ricchezza diffusa, infatti, aumentano le persone che si informano, che acquisiscono consapevolezza , che hanno tempo per pensare, collegare eventi, organizzarsi in associazioni, parlare, confrontarsi, democraticizzare la società. E' la logica opposta a quella dei club esclusivi di stampo liberale (come i Rotary Club ed i Lions Club: che agiscono a trecentosessanta gradi e non solo portando avanti iniziative – per così dire – "sociali") e delle stesse logge massoniche, che cercano la crescita e l'evoluzione di pochi a discapito di molti, e con mezzi, leggi interne, giuramenti e decisioni spesso molto discutibili. Al contrario, dunque, in una situazione di crisi la gente ingabbiata dal lavoro e dalle scadenze ha meno tempo per riposarsi, pensare, crescere e cambiare il sistema, che in tal modo si autoconserva.  La crisi, in tal senso – in una società senza Dio e che accantona gli insegnamenti evangelici della carità e dell'amore reciproco – finisce per aumentare lo stato di sudditanza dei cittadini nei confronti dei “padroni”: il bisogno di affidamento e sicurezza; le raccomandazioni politiche verso il potente (feudatario) di turno. Tutte cose che rendono l'uomo – spesso a sua insaputa – ancora più schiavo.

      Le consorterie e il programma della P2  

    Oltre al debito, le élite capitalistiche, bancarie e le consorterie occulte di respiro internazionale, alle quali i potenti appartengono (quasi come se si trattasse di una rigida equazione matematica) utilizzano, come noto, altri strumenti come il controllo pressocché totale dei giornali e dei media; la separazione delle carriere nella magistratura; la riforma dei rapporti stato-regione; il sistema partitico bipolare; il blocco ed il preconfezionamento delle liste elettorali; la diminuizione del numero dei parlamentari (con la scusante dei tagli agli sprechi: al fine di aver un maggior controllo sulla formazione delle leggi e sulla votazione dei decreti). Questioni da sempre in Italia, come noto, al centro del "Programma di Rinascita Democratica" della loggia massonica P2 del Gran Maestro Licio Gelli: cui molti degli ex-aderenti (guarda caso)  occupano oggi i vertici del potere statale.  Un caso tra tanti, è quello di Silvio Berlusconi – tessera P2 N. 1816 –  iscrizione avvenuta – come ormai risaputo e diffuso su centinaia di blog e reportage – il giorno 26 gennaio 1978 presso la sede muratoria di Via Condotti a Roma. 

     Una Crisi evitabile 

    Allara capiamo come questa distruttiva crisi poteva essere evitata: e magari senza neanche essere premi nobel o geni dell'economia. Sarebbe bastato applicare facili concetti economici acquisiti dai nostri politici di prima fascia presso le loro prestigiose università. Sarebbe bastato avvisare dei pericoli verso i quali l'Europa ed il mondo stava andando, in nome – almeno – della difesa dei diritti d'informazione e libertà sanciti dalla Carta Costituzionale.  Si poteva evitare la crisi in molteplici modi e applicando davvero pochi correttivi: tra i quali un maggiore controllo dei prodotti finanziari e dei "derivati" da parte delle banche. Da anni centinaia di economisti "intellettualmente onesti" e studiosi cosiddetti "complottisti" esaminando le mosse della grande finanza avevavo largamente preannunciato il dilagare di una epocale crisi finanziaria, con contestuale collasso economico. In realtà nei centri del potere economico e finanziario, ed in molte logge di livello superiore, queste cose erano risapute ed attese da anni. Ma nulla è stato fatto – ad esempio – per de-privatizzare le banche centrali, anzi il Trattato di Lisbona (con l'Art. 123) ha istituzionalizzato il latrocinio della sovranità monetaria delle nazioni, obbligando – come già trattato da "Qui Europa" – gli stessi stati (e dunque i cittadini) ad acquistare il "proprio denaro" a tassi da usura presso le banche private. 

     Debito – L'infondatezza della legittimazione  

    Una volta toccati e digeriti i suddetti temi, possiamo capire come tutte le manovre per trovare i fondi per pagare questo "maledetto debito autorigenerante" o delineare nuovi sistemi di ripartizione del debito e di responsabilità pubblica, siano aria fritta. In merito poniamo il caso intervenuto lo scorso 8 Giugno, in Italia.  Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, davanti agli imprenditori trevigiani, ha recriminato 1,3 milioni di euro appartenenti alla sua Regione, tutt'ora bloccati da Mario Monti presso la tesoreria unica, quella di Roma. Questi fondi, ad oggi, non possono essere utilizzati dal presidente al fine di saldare i propri debiti, in molti casi verso imprese che ne avrebbero urgente bisogno, o che si trovano sull’orlo del fallimento. Quindi ha proposto Zaia: “La tassazione, serve a pagare un debito pubblico che non ha creato il Veneto: 1928 miliardi di euro di debito pubblico, che costano agli italiani circa 80 miliardi all’anno di interessi. Noi diciamo che, se si vuole fare una scelta abbastanza coraggiosa, è quella di regionalizzare il debito e pari meriti dare autonomia e federalismo estremo ad ogni regione. Questo vorrebbe dire allocare la responsabilità su quelle comunità che fin’ora hanno sempre sprecato.” La provocazione di Zaia, come si comprende chiaramente, mira a un messaggio chiaro e semplice: ciascuno aiuti l’Italia, pagando il “proprio” debito; ossia quello relativo alla propria regione. Ma francamente questa è una proposta insostenibile: malgrado la "buona fede" del propositivo Zaia. Una proposta che non ci sentiamo di far nostra – come visto – per una serie infinita di fattori contingenti, e per il semplice fatto che la maggior parte di questo pseudo debito, come detto su, è illegittimo, nonché illegale ed anticostituzionale, provocato artifiziosamente dallo scellerato connubbio tra finanza, banche e tecnocrazia politica. Pertanto esso non è –  semplicemente – legittimo ed onorabile! 

      Europa – Alcune riflessioni finali  

    Per quanto opinabile sia questa affermazione, se ci muoviamo dal livello Italiano, per spostarci a quello comunitario, potremmo – tuttavia – fare altre importanti riflessioni. La regionalizzazione e gli eurobond secondo molti economisti italiani – apertamente vicini e grandi sostenitori delle politiche comunitarie – non sarebbero opposti inconciliabili. In parte è vero! La regionalizzazione del debito, sarebbe dunque un richiamo alla responsabilità, perchè implica che, di fronte a un prestito, il beneficiario,  debba porsi il problema "morale" di come restituirlo (peccato che finora non se lo siano posto nella maniera più assoluta i nostri governanti).  L’eurobond, dunque, in teoria dovrebbe rispondere a questa logica: ripagare il debito, mantenendo tassi d’interesse a un livello ragionevole e non un livello schiacciante, che oggi, in Europa,  scorgiamo con grande sconcerto nei casi di Grecia, Spagna e Italia.

      E' un debito truffaldino che non devono pagare i cittadini 

    Eurozona – Un Vortice che sta Risucchiando i Paesi Piigs in un Pozzo senza Fondo

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Tutto bene e legittimo se non fosse per tre piccolissimi particolari: 1) Il debito è illegale: non l'hanno fatto gli Italiani, ma bensì (in parte abbondante, ma relativamente minore) gli scellerati governi che si sono alternati (compreso l'attuale) e le banche (la fetta più grossa) grazie all'Europa e – come abbiamo visto – al Trattato di Lisbona (Art. 123); 2) La regionalizzazione del debito sarebbe inapplicabile poichè non è possibile definire con certezza la parte "onorabile" da quella "illegittima" imputabile a ciascuno stato o regione; 3) Il debito non è qualcosa di definito ma aumenta a "volontà" e "assoluta discrezione" dei privati: banche e società (agenzie private) di rating, attraverso declassamenti spesso insensati o addirittura sballati, capaci di far schizzare lo spread e la stessa quota pro-capite che ogni cittadino di uno stato o di una regione sarebbe tenuto a pagare (vedi paradosso della non definibilità della seconda rata dell'IMU). Ciò almeno finché saremo richiusi in questa asfissiante eurobabbia!

      Se il debito fosse legale… 

    In effetti, dunque, se il debito fosse "legale", i paesi, cosidetti Piigs (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna) che hanno un debito importante, dovrebbero accettare a "buon viso" di dover “stringere un pò la cinghia” ed aprire i loro portafogli. Ma, evidentemente, non di sicuro ai livelli di dover patire la fame, di dover tentare addirittura  il suicidio (in un attimo di follia e smarrimento) e di veder fallire le proprie imprese, custruite col sudore della propria fronte: come invece stiamo vedendo accadere quotidianamente in Italia e nell'Eurozona. L’Europa, dal canto suo, dovrebbe pertanto smetterla di mantenere un atteggiamento da "doppiogiochista puro", e decidersi ad offrire una protezione che  rafforzi e difenda i cittadini dallo sfruttamento da parte della finanza globale abolendo derivati e depositi over-night (per esempio – Cerca articoli in archivio).

      100 miliardi buttati nel mare della speculazione 

    Per le Banche della Spagna (come noi di "Qui Europa" abbiamo già trattato) nei giorni scorsi sono stati versati 100 miliardi di euro.  Facendo un rapito conto, corrisponderebbero a 2500 euro a cittadino spagnolo. Se questi soldi fossero stati “versati” nelle mani dei contribuenti e non delle casse delle Banche, sicuramente l’incentivo alla crescita – sia pur minimo, è ovvio! – ci sarebbe stato sul serio! Immaginiamo che a ogni famiglia di 4 persone fossero stati versati 10.000 euro: il risultato in termini di crescita, non sarebbe sicuramente mancato. Invece quei 100 miliardi di euro, sono finiti dritti dritti ad autoalimentare il debito pubblico.  Ed è bene sottolineare la parola autoalimentarlo, perché  quegli stessi soldi, saranno divorati dall’aumento dei tassi d’interesse, come un cane che si morde la coda. Un circolo vizioso che non avrà mai fine. Un inganno alla faccia degli onesti!

      Padri e Madri di figli "schiavi" ma non ancora nati  

    E allora è inutile fare della “facile” retorica. Parlare ai cittadini spagnoli, agli Italiani ed ai Greci chiedendo loro di fare dei sacrifici per la crescita dal paese, quando questa crescita – se la matematica non è un’opinione – non potrà mai avvenire. Torniamo indietro di 4 anni. La Spagna, era uno dei paesi fiscalmente più prudenti dell’Unione ; ancora oggi, in proporzione al Prodotto Interno Lordo, il suo debito è inferiore a quello della Germania. Ma perché la Germania allora detiene un dominio unilaterale e incontrollato?  Perchè la stessa Germania che fino all'ingresso nell'Eurozona non riusciva a creare surplus non ha avuto in sorte i meschini declassamenti riservati ai cugini del Sud Europa? C’è chi sceglie per noi, chi si diverte a prendere delle decisioni che non ci appartengono e, purtroppo, se non decidiamo di svegliarci, raggiungeremo ben presto le nostre “colleghe” Grecia e Spagna. Il nostro torpore morale e la nostra indifferenza la pagheranno, allora, i nostri figli ed i nostri nipoti: schiavi del sistema ancor prima di nascere e già debitori verso un'Europa che neppure conoscono! Sveglia!

      Cosa fare nel concreto  

    La prima cosa da fare è vincere l'apatia e la rassegnazione, leggere e diffondere queste notizie ai nostri amici, colleghi e familiari. Confrontarci il più possibile ed informarci a vicenda. Conoscendo la "vera storia" e le leggi, possiamo spiazzare i politici ciechi e doppiogiochisti mandandoli a "casa",  inducendo i rappresentanti politici che prenderanno il loro posto – e che non siano legati a nessun vecchio carrozzone parlamentare, s'intende – a votare leggi che permettano la realizzazione di quanto detto finora. A volte, paradossalmente anche la "non partecipazione" ad eventi "di politica-teatro" della casta potrebbe rivelarsi vincente. Fondamentale, inoltre, riscoprire per quanti si dicono cristiani, il senso più autentico e vero  del Messaggio di Gesù, incentrato sulla carità, sull'Amore reciproco e sul dono di sé, riaccostandosi ai Sacramenti, all'ascolto della Parola di Dio, alla Messa Domenicale ed all'assistenza disinteressata del nostro prossimo e dei poveri. Farlo incessantemente – e senza giudizi – nel nostro viver quotidiano rinnegando ogni logica di potere, speculazione e dominio sull'altro. Fuggendo dai luoghi dove ciò si pratica per "statuto" e seguendo l'esempio lasciatoci da personaggi come Giorgio La Pira (il politico santo capace di offrire interamente il suo stipendio ai poveri) e Giovanni Paolo II. Ma soprattutto non scordare mai che “Affinché trionfi il male è sufficiente una sola cosa: che le persone per bene  non facciano nulla!"

     Sergio Basile, Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • E’ guerra –  Mario Monti denunciato alla Corte europea – Il Mezzogiorno sta morendo!

    E’ guerra – Mario Monti denunciato alla Corte europea – Il Mezzogiorno sta morendo!

    Martedì, Maggio 29th / 2012

    – di Silvia Laporta –

    Italia / Parlamento europeo / Corte europea / Denuncia / Eurodeputati / Mep's / Crisi / Mario Monti / Mezzogiorno d'Italia / imprese / Decreti salva imprese / Crisi / Sud Italia / Nord Italia / Italia in ginocchio / Enzo Rivellini / Casta partitica / Controinformazione / Europa / Calabria / Lazio / Sicilia / Abbruzzo / Molise / Campania / Qui Europa / Silvia Laporta / Il Sud sta morendo / Decreto ammazza Italia / Caste partitiche espressione del volto peggiore dell'Italia  

    Monti esclude il  Sud dai decreti salva-imprese:

    nuovo provvedimento choc, Italia in ginocchio

    Il Mezzogiorno alla canna dell'ossigeno

    Rivellini denuncia Monti alla Corte europea

    E’ guerra alla tecnocrazia – Monti denunciato alla Corte europea – Vuol ucciedere il Mezzogiorno

    Bruxelles, Roma – Arrivano gli attacchi dal Mezzogiorno al governo. L’Europarlamentare Enzo Rivellini, ha presentato ieri una denuncia alla Corte Europea dei diritti contro il premier Mario Monti . Sotto accusa i decreti salva-imprese. Questi 4 provvedimenti, mirano a ridurre i debiti verso la pubblica amministrazione e sbloccare i fondi verso imprese che vantano crediti nei confronti dello stato. E’ particolarmente indigesta, a questo proposito, l’esclusione dalla compensazione tra crediti e debiti con la pubblica amministrazione delle imprese le cui Regioni sono alle prese con il deficit sanitario e con il relativo piano di rientro.  "La discriminazione verso il Sud è palese – dice Rivellini-  il fatto di aver lasciato fuori alcune regioni, tra cui la Campania, penalizza le aziende che operano in quei territori rispetto alle loro concorrenti di pari fatturato, di pari grandezza,di pari campo di lavoro ma che risiedono in altra parte d’Italia".

      Cura Monti – Mezzogiorno tagliato fuori dal mondo  

    La suddetta norma, è stata introdotta dal precedente governo, e non interessa soltanto i paesi del Sud Italia: Campania, Lazio, Sicilia, Calabria, Abruzzo e Molise, sono le regioni che non beneficeranno dei nuovi decreti.  A questo proposito la tensione è avvertita anche in Parlamento, dove Raffaella Calabrò e gli altri senatori Campani del Pdl, hanno deciso di presentare un’interpellanza al professor Monti, per estendere gli ambiti di applicazione dei decreti a tutte le regioni. Sono decisi a far sentire la propria voce, per la parità dei diritti negata alle aziende del Mezzogiorno. Si tratta di un’ingiustizia insostenibile,  per un territorio che è messo in ginocchio dalla crisi ancor più di quanto lo sia il nord del paese. Tanto più che il Sud Italia, storicamente combatte per arginare il divario con le aree del centro e del nord Italia. Se le imprese non dovessero riacquistare la liquidità che gli spetta, le conseguenze non sarebbero certo da sottovalutare. Meno posti di lavoro, incremento del disagio sociale, ma soprattutto una luce alla fine del tunnel, che forse, non si riuscirebbe più a scorgere: un collasso economico in piena regola! 

      L'accusa – Vuol distruggere l'Italia!  

    Dividere Nord e Sud, escludere le regioni del Mezzogiorno (ma non solo) che hanno un piano di rientro, ossia quelle che stanno cercando di mettere a posto la sanità e tutti questi ambiti in cui presentano un forte deficit, equivale a negare loro la possibilità di effettuare la ripresa. Logicamente dovrebbe essere il contrario: perché solo le imprese creditrici dello Stato devono avere maggior respiro? Non dovrebbero essere le imprese in crisi a ricevere più incipit di sviluppo? Non può essere frutto di un interesse nazionale quello di “dividere” i cittadini per aree geografiche. Il governo nazionale ha come compito quello di fornire pari opportunità per tutto il paese, nord e sud; anche perché senza un adeguato sviluppo dell’economia del Mezzogiorno, l’Italia non potrà mai mettersi alla pari dei suoi altri “26” colleghi.

    Il mondo produttivo  contro il disastroso tecnocrate  caro a Napolitano

    Il presidente della regione Campania Stefano Caldoro, esterna il suo disappunto, appoggiato dal Pdl. Anche il mondo produttivo si mobilita: Unione Industrili, LegaCoop, Acen, Agc Campania, Api, Casartigiani, Claai,Cna, Compagnia delle Opere, Confagricoltura, Confartigianato, ConfCommercio, Confcooperative, Cnonfesercenti e Unimpresa, parlano di “misure intollerabili che comporterà la perdita di migliaia di posti di lavoro”. Rimangono tutti uniti per mandare avanti un giusto appello: quello contro un’esclusione che comporterà sicuramente il collasso totale del sistema. Nessuno vuole stare a guardare mentre il governo nega la possibilità di ripresa alle regioni in via di sviluppo. Gli strumenti si possono e si devono cambiare. Caro professor Monti, per il bene di un Paese che non ami e non rispetti,  forse sarebbe davvero ora di andare a casa, possibilmente negli Usa: magari ospite dei tuoi cari amici banchieri della Morgan Stanley o della Goldman Sachs. Segui il consiglio degli Italiani: le caste partitiche ti appoggiano, ma loro non sono l'Itaia, sono solo la tragica parodia del suo volto peggiore, un volto che vogliamom lasciarci alle spalle per sempre.

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

  • Italia: Cercasi sindacati!

    Italia: Cercasi sindacati!

    Giovedì, Maggio 17th / 2012

    – di Domenico Apicella –

    Italia / Roma / Finmeccanica / Ansaldo Energia / Crisi / Svendita / Lavoro / Disoccupazione / Investimenti / Sindacati / Azienda / Governo / Cgil / Fiom / Orsi / Cofferati / Sindacati / Forze sociali  

    Italy – Aaa… Rappresentanza sindacale Cercasi

    Il monito di Cofferati e il sonno dei sindacalisti

    Intanto, tra i silenzi, oscure mani si allungano

    su Finmeccanica

    Roma – Finmeccanica  è un baluardo 100% made in italy, è un colosso che negli  ultimi decenni ha assorbito quasi tutte le aziende italiane attive nei settori dell’aerospazio e della difesa; è una grande famiglia che ha regalato, in modo significativo al sud, il sogno di un’Italia all’avanguardia che non ha bisogno di lezioni serali per ottenere il diploma delle “capacità” (quelle sono insite nel nostro Dna). Sergio Cofferati, attuale eurodeputato in forza al Pd, ha scagliato un’offensiva contro il governo Monti, ribadendo con forza  il  prestigio mondiale di Finmeccanica ed il ruolo “sostanziale” che ricopre nel “Bel Paese”; “Sarebbe – continua Cofferati- utile utilizzare le attività di Finmeccanica per porre in essere una crescita nel paese, non per fare cassa – ed ancora – il governo Monti deve rendersi conto che gli impegni annunciati per la crescita non saranno credibili se, nel frattempo, si lasceranno smembrare importanti campioni dell'industria nazionale. Glielo chiedono i lavoratori in lotta, glielo chiedono le istituzioni ma, ancor prima, lo rivendicano il buon senso e la coerenza''. 

      Aaa… Sindacati cercasi  

    Il nostro caro Cofferati, ex Segretario Generale Cgil, pochi anni fa esigeva il rispetto della categoria dei lavoratori attraverso manifestazioni di piazza, come dimenticare infatti, quella memorabile tenutasi al circo massimo il 23 marzo del 2002 con milioni di persone che difendevano “l’Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori”. Oggi invece, quasi furtivamente, rintracciamo qualche commento sparuto, estemporaneo dei nostri sindacalisti, che non hanno una direzione, non indicano la strada da percorrere ma pongono semplicemente il problema, qualche manifestazione di tanto in tanto, ed il lavoro è bello e fatto. Grazie per le belle parole, ma né abbiamo sentite tante, troppe. Dove sono i sindacati di una volta? Dove sono i sindacalisti di una volta? La verità, signori e signore, è che in Italia non manca solo la politica, in Italia manca una vera rappresentanza sindacale che ha dato tanto ma che da tempo da poco o niente.

    Domenico Apicella  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Sconcerto Finmeccanica: il silenzio del Governo

    Sconcerto Finmeccanica: il silenzio del Governo

    Giovedì, Maggio 17th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Italia / Roma / Finmeccanica / Ansaldo Energia / Crisi / Svendita / Lavoro / Disoccupazione / Investimenti / Sindacati / Azienda / Governo / Cgil / Fiom / Orsi / Cofferati / Manganaro 

    Finmeccanica: il silenzio del Governo davanti

    a 3000 posti di lavoro a rischio

    La società italiana sarà svenduta pur essendo sana.

    L’ira dei sindacati che accusano l’esecutivo.

    Roma – Non sarà di certo un bel discorso, preparato probabilmente a tavolino e nei minimi particolari, a smontare certezze e convinzioni circa la situazione di Finmeccanica: la società, a seguito della pseudo-crisi (pilotata) che sta attraversando, sarà, in pratica, svenduta, anche se a questo termine viene preferito, dal presidente e amministratore delegato del gruppo, Giuseppe Orsi, quello di “dismissione delle attività con minore valenza strategica, ovvero quelle civili”. In parole povere, si avrà una notevole riduzione dei posti di lavoro. Ciò che loro dicono in modo tecnico, noi lo diciamo in modo semplice e, soprattutto, comprensibile. Sono oltre 3000 i posti di lavoro a rischio, soprattutto nelle città di Genova, dove ha sede, da sempre, la ditta “Ansaldo Energia” che ha in mano le sorti di circa 2000 operai che, probabilmente, da un giorno all’altro, si ritroveranno ad essere disoccupati. Tutto questo viene giustificato dalla “necessità di investimenti più selettivi capaci di ingrossare le casse della società, attualmente tutt’altro che piene”: questo è quanto emerso, ieri,  dall’assemblea degli azionisti di Finmeccanica, al termine della quale non c’è stata la solita conferenza stampa, ma solo un saluto di rispetto e “contentino” ai colleghi giornalisti da parte delle personalità di vertice dell’azienda. Giustamente, non avrebbero avuto nient’altro da aggiungere e, probabilmente,  hanno preferito evitare la “fossa dei leoni”, prediligendo il “sentiero dei conigli”.

      Il monito di Cofferati  

    Un buco di oltre 2 miliardi di euro mette in ginocchio, non tanto la società, che corre ai ripari con i licenziamenti ed investimenti mirati, ma 3000 famiglie italiane. La reazione dei sindacati non si è fatta aspettare e, furiosa, ha chiamato in causa il Governo italiano ed il silenzio dei suoi tecnici bocconiani di “altissimo livello”:  “Il Governo – dice l'eurodeputato Pd ed ex segretario Cgil, Sergio Cofferati – deve mettere la parola fine allo stato di incertezza che grava su Finmeccanica. Le attività del gruppo devono essere rilanciate tutte, senza esclusione e deve essere abbandonata ogni ipotesi di cessione. In una congiuntura negativa come quella che sta attraversando la nostra economia, le attività di Finmeccanica sono ancor più preziose e devono essere utilizzate per favorire la crescita e non certo per far cassa”.  Dello stesso avviso è Bruno Manganaro, della segreteria della Fiom, che accusa Monti ed i suoi seguaci affermando che “è tutto quanto molto strano: che credibilità può avere questo Governo se dice di voler promuovere  iniziative di ripresa e crescita e poi tace davanti alla vendita di un’azienda sana?” . Sembra che lo smembramento di importanti industrie nazionali sia ormai alle porte e, come al solito, a pagarne il prezzo più alto sono i lavoratori. Lo stesso Cofferati sollecita a gran voce un intervento immediato dell’esecutivo, ricordando che lo stesso è richiesto dai lavoratori in lotta, dalle istituzioni ma, ancor prima, è rivendicato dal buon senso e dalla coerenza.  Sì, ma a parlare di buon senso e coerenza bisogna fare attenzione: il Governo, probabilmente, non capirebbe! 

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)