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  • Soldati in India e Affari Sporchi – Seconda Parte

    Soldati in India e Affari Sporchi – Seconda Parte

    Giovedì,  Marzo 28th/ 2013 

    – L'Approfondimento di C.Alessandro Mauceri 

    India, ministro della Giustizia, Ashwani Kumar, Ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, Napolitano, New Delhi, pena di morte, Alta Corte di Kerala Fucilieri di Marina, atto terroristico, Pil, Financial Times,  Global 500, Stefano Beggiora, Università Ca’ Foscari, India e Nordest: il mercato del terzo Millennio, Forze Armate indiane, Fincantieri, Istituto Oceanografico indiano, Sagar Nidhi, Marina indiana, Mazagon Dock, Mumbai, Garden Reach, Kolkata, Alenia Aeronautica, consorzio Eurofighter, Aeronautica indiana programma MMRCA (Medium Multi-Role Combat Aircraft), Camera di Commercio Indiana per l’Italia, missione commerciale multisettoriale, Fukushima, Jaitapur, Maharashtra, nucleare sperimentazioni cliniche, cavie umane, BBC, The Independent, Washington Post, Sae, Serious Adverse Events, Italia, Roma, Kerala, Marò, India, Guardia Costiera, Kochi, Kerala, peschereccio St. Antony, “Diritto di Bandiera”, Olimpic Flair, Enrica Lexie, guardie armate, pirati, Ros Carabinieri, prova balistica, Onu, Nato, Imo, International maritime organization, Ue, Richard Ashby, funivia del Cermis, Convenzione di Londra, Codice Internazionale di Navigazione, Diritto di Bandiera, Olimpic Flair, Luigi Di Stefano, Strage di Ustica, Catherine Ashton, Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e la Sicurezza, Unione europea, Richard Ashby, Funivia del Cermis, Val di Fiemme, Alessandro Mauceri, Qui Europa 

    Soldati in India e Affari Sporchi – Seconda Parte 

    Le Verità Occultate sul Caso Marò e le Dimissioni del

    Ministro Terzi 

    Ecco cosa blocca la macchina diplomatica e sovrasta

    il Diritto: una fittissima rete di intrecci commerciali

     

    di C.Alessandro Mauceri

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     I Retroscena del "Caso Marò" – Seconda Parte 

    Roma, New Delhi, Kerala, Kochi – Nelle ultime ore sono giunte – era ora – le dimissioni del Ministro degli Esteri  Giulio Terzi, "caduto" non per la linea ambigua (per non dire vergognosa) mantenuta per tutto il 2012 e anche oltre sul "Caso Siria" e – in generale – su tutta la politica estera imperialistica italiana (filo-Nato e filo-Usa), ma proprio sul "Caso Marò", e sul ri-espatrio dei due fucilieri italiani in India, favorito e non osteggiato dallo stesso Terzi. L’annuncio è stato dato, nelle ultime ore, in occasione del suo intervento in Parlamento, nell’aula di MontecitorioMa tornando al misterioso incidente diplomatico, cerchiamo ora di comprendere cosa si possa davvero nascondere dietro questa brutta storia, al di là della solita ormai costante cappa mediatica che contraddistingue l'informazione (di regime) nel nostro Paese. 

     Le Dimissioni di Terzi e l'Ennesimo Disastro del "Tecnico" 

    "Secondo gli ultimi dispacci di agenzia, si apprende – sosteneva in sostanza un comunicato governativo della Farnesinache i due Italiani non rischierebbero la pena di morte. Quanto al carcere, lo potrebbero scontare in Italia". Sono state queste – per sommi capi – le rassicurazioni con le quali il nostro governo ha convinto i due accusati a tornare nel Paese che li aveva arrestati ricorrendo a stratagemmi poco diplomatici e che, forse, se la controparte non fosse stata l’Italia, ma un altro Paese, avrebbero scatenato uno scontro diplomatico di ben altre dimensioni. Ciò era avvenuto dopo aver sostenuto che i nostri militari – coinvolti in un affare internazionale dai risvolti più grandi di loro e non di poco – non sarebbero dovuti rientrare in India. Ma non finisce qui! Al ritorno dei fucilieri in India, il ministro della Giustizia indiano, Ashwani Kumar, ha tenuto a precisare come il governo indiano in realtà non avrebbe fornito alcuna assicurazione all'Italia in merito all'inflizione della pena di morte (che pure non è applicata da molti anni). Ebbene secondo alcuni quotidiani, il Ministro degli Esteri italiano dimissionario, Giulio Terzi, che aveva dato la notizia sbagliata (e, a quanto pare, aveva anche dimenticato di informarne il presidente Napolitano) in un primo momento aveva affermato che la sua era stata solo una “svista” e che non ci pensava proprio a dimettersi.   Poi nelle ultime ore – per cause di forza maggiore – è giunto l'evidente e provvidenziale ripensamento. Terzi – tuttavia – affermava poco prima delle dimissioni, come i due Marò' "non avessero corso rischi, e non sarebbero andati incontro a un destino ignoto", perchè "la situazione si stava normalizzando" visto l'ottenimento da parte dell'Italia della precisa garanzia da New Delhi sull'inapplicabilità della suddetta pena capitale. E così, ancora una volta, alle ripetute affermazioni dei nostri diplomatici in merito a rassicurazioni circa il destino dei nostri soldati,  un giudice dell’Alta Corte di Kerala ha pensato bene di definire la presunta sparatoria attribuita ai Fucilieri di Marina italiani, un atto terroristicoIn realtà, questa sarebbe solo l’ultima delle anomalie (per voler usare un eufemismo) nascoste da una vicenda dagli evidenti e grotteschi chiaroscuri.

     India – Il Mercato del Terzo Millennio 

    La verità è che i nostri funzionari si sono trovati di fronte una delle maggiori potenze mondiali con un Pil che, a parità di potere d’acquisto, è già ora pari a un quarto di quello di tutti i Paesi della Terra. Un Paese (l'India) con un apparato bellico possente, dotato di testate nucleari e – ciliegina sulla torta – 1,3 milioni di militari regolariL’India, il cui trend economico è, forse, ancor più robusto di quello della stessa Cina, è un colosso la cui industria manifatturiera è la decima del pianeta. Nella classifica del Financial Times, Global 500, che raggruppa le cinquecento maggiori società del pianeta per capitalizzazione, l’India compare ben 14 volteE l’Italia? Tralasciando le ovvie considerazioni sulla dimensione economica e sul potenziale militare del nostro Paese confrontati con quello di uno dei colossi globali (comparabile solo con USA e Cina) anche sotto il profilo dei rapporti economici “negli anni del boom economico indiano, l’Italia appare essersi mossa un pò in ritardo” come ha affermato – tra l'altro – il professor Stefano Beggiora, docente di storia dell’India presso l’Università Cà Foscari Venezia, autore del saggio "India e Nordest: il mercato del terzo Millennio".

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Una Questione di "puri" e semplici "Affari Economici" 

    In realtà, sembrerebbe che a destare la preoccupazione delle nostre autorità in questo momento particolare siano gli imprenditori italiani che già detengono (o che vorrebbero stabilire)  rapporti economici con l’India. La paura che deriverebbe dall’indurirsi dei rapporti diplomatici tra i due Paesi, è quella di vedere scoppiare una vera e propria crisi commerciale tra Italia e India che potrebbe mettere a rischio i rapporti commerciali già esistenti e i contratti in opera. E se è vero che il colosso del Sud est asiatico rappresenta al momento solo il sedicesimo partner commerciale dell’Italia, con un valore delle esportazioni che nel 2010 è stato di circa 3,5 miliardi di euro, cioè solo l’1% del totale, c’è da considerare che i dati del 2011, ancora provvisori, dicono che questo valore tenderà a crescere rapidamente. Le esportazioni italiane verso l’India aumentano con un tasso del 21% l'anno. Non solo, ma i rapporti commerciali già istaurati pare riguardino proprio quelle aziende di grandi dimensioni che hanno dimostrato di avere maggiore capacità di influenzare scelte politiche nazionali. Come se non bastasse, anche i clienti cui i nostri prodotti sono destinati non sono soggetti qualunque. Uno dei maggiori clienti delle imprese italiane, ad esempio, sono le Forze Armate Indiane. In pochi anni, le nostre aziende produttrici di materiale bellico sono divenute fornitrici di fiducia di Nuova Delhi. Hanno venduto molto, e molto intendono ancora vendere. Fincantieri nel 2008 ha fornito all’Istituto Oceanografico indiano la nave oceanografica da 5mila tonnellate Sagar Nidhi. Pochi mesi fa è stata consegnata all’India la seconda di due grandi navi rifornitrici di squadra da 27mila 500 tonnellate per la Marina indiana. Un contratto da oltre 300 milioni di euro che si somma a quello per la progettazione di sette fregate da 6mila 200 tonnellate della nuova classe P17A, che hanno fruttato all’industria italiana circa 30 milioni di Euro. Non solo, ma è in ballo l’appalto per la realizzazione di queste navi (ognuna del costo di 900 milioni di dollari) che saranno costruite in due cantieri indiani, il Mazagon Dock di Mumbai e il Garden Reach di Kolkata. Appalto che interessa e non poco Fincantieri che aspira a fornire assistenza e tecnologia nel settore delle costruzioni navali modulari, un know how che i cantieri locali non posseggono ancora. Anche Alenia Aeronautica e altre industrie italiane per molti mesi sono state interessate al mercato indiano. Infatti sono loro che producono alcune parti dei caccia realizzati dal consorzio Eurofighter, che ha partecipato ad una gara internazionale per la vendita di 126 caccia all’Aeronautica indiana, in base al Programma MMRCA (Medium Multi-Role Combat Aircraft) per un costo complessivo di almeno 12 miliardi dollari. (Alla fine la gara è stata vinta, però, da un concorrente anche questo europeo). Anche la Camera di Commercio Indiana per l’Italia è molto attiva, infatti ha in programma di organizzare dal 13 al 18 Aprile 2013 una missione commerciale multisettoriale a Mumbai. Molto probabilmente, la verità è che l’India, oggi, in un mondo caratterizzato da economie inaccessibili e da mercati in calo, desta, con i propri numeri, enormi interessi da parte delle maggiori aziende di tutti i Paesi industrializzati. Come dicevamo l’India è dotata di un proprio arsenale nucleare che nessuno si permette di criticare  (ma – ci chiediamo – che accadrebbe se al posto del colosso asiatico vi fossero l’Iraq, l’Afghanistan, il Mali o anche la Siria?). 

     L'India Nascosta – Dal Nucleare alle Sperimentazioni su Cavie Umane 

    Ma anche sotto il profilo civile le scelte dell’India per il nucleare sembrano non tener conto del disastro verificatosi a Fukushima: tra poco a Jaitapur, nello stato del Maharashtra, verrà costruito il più grande parco nucleare al mondo: 9.900 MW prodotti da 6 reattori. E a niente sono valse le proteste della popolazione per impedire che ciò avvenisse. Ovviamente, molti media internazionali hanno dedicato poca attenzione all’evento, anche perché la tecnologia che ha permesso all’India di accrescere il numero di centrali nucleari sul proprio territorio è stata fornita da imprese europeeIn realtà, per poter accedere a questi mercati, fino ad oggi chiusi e resi impossibili grazie a barriere economiche invalicabili anche per industrie di dimensioni (e di potere) ben maggiori di quelle italiane, tutti (e va sottolineato non una, ma due volte, tutti) i Paesi del mondo hanno fatto finta di non vedere cosa stava (e sta) accadendo in quello che da molti viene definito un microcontinente. Nessuno ha visto  il prosperare della potenza missilistica nucleare dell’India. Così come  nessuno sa niente del fatto che in India (come del resto in altri Paesi)  per le sperimentazioni cliniche e farmacologiche si fa ricorso a cavie umane. Eppure sono notizie alcuni magazine internazionali, la BBC, The Independent, il Washington Post, hanno riportato e documentato denunciando un indegno sfruttamento di cavie umane da parte delle industrie del farmaco. Secondo il Washington Post, il fenomeno avrebbe visto una repentina accelerazione dal 2005, in seguito all'introduzione di leggi di semplificazione dei controlli per i test sperimentali nel Paese. The Independent riferisce che un quarto di tutti i dati clinici forniti in Europa alle autorità di controllo sui farmaci proviene dagli esperimenti condotti proprio in Paesi come l’India, la Russia, l’America Latina e la Cina  (BRIC). Va detto come le vittime di questi esperimenti, prelevate in luoghi come i quartieri più poveri delle metropoli, vengano classificate solo con la sigla Sae: Serious Adverse Events (gravi eventi avversi). Del resto l'immissione in commercio di un nuovo farmaco richiederebbe circa 10-15 anni e varie fasi di sperimentazioni con un investimento di diversi miliardi di dollari. Stanziare i test in paesi poveri con un'ampia fetta di popolazione semianalfabeta vuol dire risparmiare fino al 60% il costo dell'investimento. Da pelle d'oca!

     Chi decide davvero del destino dei Marò Italiani? 

    Forse le famiglie dei Marò che sono tornati in India obbedendo agli ordini dei loro superiori, non  è al ministro o all’ambasciatore o al capo del governo (a quello vecchio o a quello  appena incaricato) che dovrebbero rivolgersi per fare tutelare gli interessi e i diritti dei propri congiunti, ma ai capi delle industrie che fanno affari con l’India…..e forse loro risponderebbero. 

    C.Alessandro Mauceri (Copyright © 2013 Qui Europa)

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    Soldati in India e Affari Sporchi – Prima Parte

    Soldati in India e Affari Sporchi – Prima Parte

    Lunedì,  Marzo 25th/ 2013  – L'Approfondimento di C.Alessandro Mauceri – Italia, Roma, Kerala, Marò, India, Guardia Costiera, Kochi, Kerala, peschereccio St. Antony, “Diritto di Bandiera”, Olimpic Flair, Enrica Lexie, guardie armate, pirati, Ros Carabinieri, prova balistica, Onu, Nato, Imo, International maritime organization, Ue, Richard Ashby, funivia del Cermis, Convenzione di Londra, Codice Internazionale di Navigazione, Diritto […]

     

  • Soldati in India e Affari Sporchi – Prima Parte

    Soldati in India e Affari Sporchi – Prima Parte

    Lunedì,  Marzo 25th/ 2013 

    – L'Approfondimento di C.Alessandro Mauceri 

    Italia, Roma, Kerala, Marò, India, Guardia Costiera, Kochi, Kerala, peschereccio St. Antony, “Diritto di Bandiera”, Olimpic Flair, Enrica Lexie, guardie armate, pirati, Ros Carabinieri, prova balistica, Onu, Nato, Imo, International maritime organization, Ue, Richard Ashby, funivia del Cermis, Convenzione di Londra, Codice Internazionale di Navigazione, Diritto di Bandiera, Olimpic Flair, Luigi Di Stefano, Strage di Ustica, Catherine Ashton, Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e la Sicurezza, Unione europea, Richard Ashby, Funivia del Cermis, Val di Fiemme, Alessandro Mauceri, Qui Europa 

    Soldati in India e Affari Sporchi. Oltre la Verità

    Ufficiale: I Misteri del Caso Marò – Prima Parte

    Versioni diverse, Corpi spariti, Dati discordanti

    La Strana paralisi dell'Ue e degli Organismi Internazionali 

    Oltre la Cappa Mediatica – L'Analisi di "Qui Europa"

     

    di C.Alessandro Mauceri

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     I Retroscena del "Caso Marò" – Dietro la "verità ufficiale" 

    Roma, New Delhi, Kerala, Kochi – Nelle ultime ore, Il ministro della Difesa indiano A.K. Antony – all'Agenzia di stampa PTI – ha sostenuto che i due marò italiani sono ritornati in India grazie all' "atteggiamento deciso" della Corte Suprema e del governo del Paese."La questione è stata risolta – ha dichiarato – senza molti problemi con il deciso atteggiamento assunto dalla Corte Suprema e il suo energico intervento. Anche il governo – ha aggiunto – ha lavorato sulla stessa lunghezza d'onda ottenendo che i marò tornassero qui per essere sottoposti a processo. E su questo – ha concluso – le autorità di New Delhi hanno sostenuto i sentimenti del governo del Kerala, dove l'incidente é avvenuto il 15 febbraio 2012, con la morte di due pescatori". Secondo un noto costituzionalista indiano, Fali Sam nariman, i due italiani non correrebbero rischi di pena capitale, ma la certezza in questi casi è un qualcosa di inafferrabile e altamente aleatorio.

     Enrica Lexie – La Realtà potrebbe essere ben diversa 

    Da oltre un anno,  ormai, la cronaca internazionale non lascia passare giorno senza raccontare ciò che avviene ai nostri due connazionali accusati di omicidio dal governo indiano. In realtà, dietro tutta questa faccenda, che dura ormai da troppo tempo, la realtà potrebbe essere ben diversa da quella che apparirebbe semplicemente ascoltando i telegiornali. Innanzitutto, i fatti. Ebbene da una disamina anche solo un tantino meno superficiale, rispetto a quanto fatto da chi si è limitato a riportare comunicati stampa, degli atti e delle dichiarazioni ufficiali della Polizia, della Guardia Costiera di Kochi, dei testimoni locali e dei giudici di Kerala emergono molte anomalie. Anomalie che i legali dei due Marò detenuti in India avrebbero dovuto far rilevare e far valere  e che, invece, chissà perché sono state dimenticate.  Cominciamo dall’inizio. I verbali della polizia e della Guardia Costiera di Kochi riportano che il peschereccio St. Antony con le due vittime a bordo sarebbe rientrato in porto alle 18:20, quando il sole era alto (quel giorno stando ai dati ufficiali è tramontato alle 19:47). Eppure i filmati delle televisioni locali mostrano che il rientro della nave sarebbe avvenuto molto più tardi quando era già buio pesto.

      Diverse versioni e dati discordanti 

    Andiamo avanti. Sempre secondo la Guardia Costiera, il peschereccio indiano sarebbe rientrato in porto, quasi cinque ore prima della nave Enrica Lexie su cui si trovavano i due Marò e ciò nonostante la sua velocità massima sia nettamente inferiore a quella della nave italiana. I pescatori, appena a terra, avrebbero dichiarato di non aver visto nulla, in quanto tutti sotto coperta e in sonno pieno, ad eccezione dei due colleghi colpiti e deceduti e che quindi non possono testimoniare. Solo pochi giorni dopo, questa dichiarazione sarebbe stata cambiata e i pescatori avrebbero fornito i dati per il riconoscimento della nave. Cambiamento che tuttavia non sarebbe decisivo per l’accusa: i colori della nave italiana, infatti, sono simili a quelli di molte altre navi in quel momento presenti nella zona, almeno quattro.

     Una curiosa omissione – Perchè? 

    Anche le procedure di rientro in porto sarebbero, a dir poco, anomale. In base agli accordi internazionali, come il Codice Internazionale della Navigazione, e agli Accordi Nato (di cui sia India che Italia farebbero parte e che coprono l’operato dei militari all’estero, in base al cosiddetto “Diritto di Bandiera”) il governo indiano non avrebbe dovuto chiedere il rientro in porto della nave italiana omettendo di informarla che erano indagati: la Guardia Costiera, infatti, ha chiamato via radio tutte le navi in zona invitandole a rientrare a Kochi per “identificare una barca di pirati” che aveva già catturato.

     Spunta l'Olimpic Flair – Vi fu un altro conflitto in mare?  

    Proprio in quelle ore, infatti, pare che si sia verificato un altro conflitto a fuoco tra una nave greca, la Olimpic Flair, molto simile alla Enrica Lexie e con a bordo guardie armate, e una nave di presunti “pirati”. Del resto, gli scontri armati in quelle acque pare siano all’ordine del giorno, oltre che per la presenza di pirati anche per la presenza di navi da guerra essendo l’India, di fatto, in guerra con altri Paesi. Resta il fatto che delle cinque navi presenti nella zona, quattro si sarebbero dileguate al largo. L’unica a rientrare sarebbe stata quella italiana. Singolare anche lo slancio nel "perseguitare" (?) i due militari italiani, spintosi fino al punto di proibire ai tecnici del Ros (Carabinieri) di essere presenti alla prova balistica. Non a caso l’analisi balistica sui progetti avrebbe identificato armi diverse da quelle in dotazione ai nostri militari.

     Corpi spariti – Una cremazione lampo 

    Anche le procedure successive sarebbero state, a dir poco, anomale. Le uniche indicazioni interessanti potevano provenire da un esame autoptico dei corpi delle due vittime, ma questa possibilità è stata negata alla difesa, visto che gli stessi sono stati cremati nel giro di poche ore. Perchè – ci chiediamo – cremare dei corpi di reato che coinvolge due diversi Paesi e dove quindi le controversie potrebbero richiedere un approfondimento di indagini? La stessa  nave italiana sarebbe stata in base ai rilievi del radar in posizione diversa da quella in cui il peschereccio indiano è stato attaccato. Chi volesse conferma di ciò può leggere l’analisi della vicenda effettuata dall’Ingegner Luigi Di Stefano (disponibile sul sito http://www.seeninside.net/piracy/index.htm) perito – pare – di chiara fama che, tra l’atro, ha collaborato nel corso del processo sulla strage di Ustica.

     Siria – Tacete! Altrimenti è la Morte 

    Anche il coinvolgimento di Onu e Nato in questa vicenda pare essere, a dir poco, anomalo. La presenza di militari armati a bordo di navi mercantili, deriva infatti (ma di questo i media non parlano) non da una scelta arbitraria e eccessiva del nostro Paese, ma dalle linee guida dell’IMO (International Maritime Organization: organismo dell’Onu preposto alla disciplina dei traffici marittimi) e dalle disposizioni Ue e Nato in materia di contrasto alla pirateria nelle acque vicine. Ebbene, nessuna di queste organizzazioni ha proferito parola in merito a quanto avvenuto o è intervenuta imponendo il rispetto dei trattati sottoscritti da Italia e India. Ma allora – ci chiediamo – a che servono questi accordi? L’unico intervento è stato quello di Catherine Ashton, l'Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza dell'Unione Europea. Intervento blando e a tutt’oggi, come dimostrano i fatti, assolutamente inutile. Come spesso accade!

     Val di Fiemme, Italia – Nel 1998 andò diversamente 

    Eppure, in altri casi, le cose erano andate diversamente. Nel 1998 un aereo militare statunitense pilotato Richard Ashby, decollato dalla base aerea di Aviano, per una bravata del pilota in violazione di tutte le norme di volo, tranciò le funi che reggevano la funivia del Cermis, in Val di Fiemme. La cabina precipitò da un'altezza di circa 150 metri schiantandosi al suolo. Nella strage morirono venti persone di diverse nazionalità. I pubblici ministeri italiani richiesero di processare i quattro marine in Italia, ma il giudice per le indagini preliminari impose che, in forza della Convenzione di Londra del 19 giugno 1951 sullo statuto dei militari Nato, la giurisdizione sul caso dovesse riconoscersi alla giustizia militare statunitense. Nel giro di pochi giorni i militari statunitensi rientrarono i patria e, alla fine, solo il pilota e il suo navigatore furono chiamati a comparire davanti a un tribunale militare americano e solo per rispondere dell'accusa di omicidio colposo. Nel 1999 la giuria assolse Ashby e anche le accuse di omicidio colposo nei confronti di Schweitzer non ebbero seguito. Nel maggio del 1999 entrambi furono degradati e rimossi dal servizio e il pilota fu condannato a sei mesi di detenzione (poi addirittura  scesi a quattro) per intralcio alla giustizia (avevano distrutto il nastro che dimostrava la loro colpevolezza).

     Oltre la Verità Ufficiale – I Misteri del Caso Marò 

    Forse sarebbe stato meglio che i nostri Marò avessero chiesto assistenza agli stessi legali dei due militari americani, perché quelli che li assistono pare abbiano dimenticato che esistono precise leggi e accordi internazionali che tutelano i diritti dei nostri militari. A prescindere – ovviamente dalla loro presunta colpevolezza o innocenza – Di certo poi, a rinfrescare loro la memoria non sono intervenuti né i responsabili di organismi internazionali come ONU e Nato, in primis, né i nostri politici. Ma, allora, perché tutto ciò?  Forse, la verità e le cause di tutto questo sono da cercare altrove. Forse non servirebbe a far tornare immediatamente i nostri soldati in Italia, ma, almeno, servirebbe a far capire alle famiglie dei nostri Marò per quale motivo i loro congiunti, da oltre un anno ormai, fanno avanti e indietro dall’India, con il rischio di essere “condannati a morte pur – è un'ipotesi – non avendo commesso il fatto”. Anche la beffa dei nostri diplomatici, che avevano assicurato che non esisteva per loro il rischio di una condanna a morte, è stata immediatamente smentita dalle autorità indiane: il rischio esiste, eccome. Forse, sapere che il sacrificio dei loro congiunti (perché di questo potrebbe trattarsi fino a prova contraria) potrebbe servire al Paese al quale loro hanno giurato fedeltà, renderebbe meno amara la medicina che stanno cercando di mandare giù. Ma forse il problema è proprio questo: siamo certi che tutto ciò davvero serva al nostro Paese? E cosa accadrebbe se venisse detto ai nostri soldati che la situazione in cui si trovano, non è conseguenza del fatto che loro hanno giurato di servire l’Italia, ma serve a permettere a “qualcun altro” di fare qualcosa? (Continua…)

    C.Alessandro Mauceri (Copyright © 2013 Qui Europa)

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    Una nuova brezza politica soffia sull'Europa dei Popoli.

    In netto calo di popolarità la triade Monti-Sarkozy-Merkel:

    cresce il partito degli "Euroscettici"

    Bruxelles, Milano, Francoforte, Parigi – La repentina caduta delle borse, intervenuta negli ultimi giorni, ha gettato nel panico gli investitori di mezz'Europa, ridimensionando e rimettendo in discussione il valore assoluto di alcuni pilastri finanziari nell'economia, come dell'intero castello della globalizzazione: foriero di importanti e sensibili squilibri internazionali. Ciò ha finito per accrescere, negli Europei, la consapevolezza che parametri come quelli della borsa, del rating e dello spread siano ormai paradigmi datati e da rottamatre al più presto, poichè destabilizzanti del sistema economico e dell'intera società, in tutti i suoi più disparati ambiti, con ingerenze gravi ed imperdonabili.  

      Il Discorso sul Pil di Bob Kennedy  

    Nel 1968 lo stesso Bob Kennedy, tra l'altro, metteva già in discussione (nel suo celebre "Discorso sul Pil delle Nazioni", pronunziato tre mesi prima di essere ucciso) un parametro come lo stesso Prodotto interno Lordo. Sua "maestà" il Pil. ciò riconoscendone l'ambiguità e l'incapacità, in valore assoluto, di misurare la reale ricchezza di una nazione, in quanto incapace di ponderare elementi non dotati di consistenza economica, ma assolutamente importanti come la devozione, l'educazione, l'amore ed il rispetto per gli altri: solo per ricordare alcune delle categorie citate dallo statista Usa. Elementi astratti che il "dio-mercato" giudicherebbe troppo repentinamente – come ormai traspare con cruda e sconcertante chiarezza – secondari o vani.

      La disumanizzazione dell'individuo: il capitalismo come il marxismo  

    Per certi versi, ed in merito a quanto detto, possiamo notare che il tentativo di omologare tutte le prerogative sociali ed umane ad un puro calcolo di vantaggio economico e di opportunità utilitaristica, possa essere considerato, a ragione, il punto critico di contatto tra due estremi: la propaganda marxista e il deleterio capitalismo neoliberista. Mali che dopo la caduta del Muro di Berlino lo stesso indimenticato e "grande" Papa Giovanni Paolo II giudicò pericolosi alla stregua degli altri grandi mali del Novecento. Nel tentativo di subordinare l'anima e le prerogative spirituali, sentimentali, morali ed etiche (che poi sono sostanzialmente quelle che rendono "eterno" l'essere umano, riscattandolo dalla pura materia e dall'effimera dimensione "animale" e "terrestre") all'economia ed al mercato, il marxismo (dunque) s'interseca al capitalismo: entrambi insensatamente sono infatti portati a disumanizzare l'essere umano. Il primo con la pericolosa subalternanza concettuale della dicotomia tra struttura (categoria che vede posta in posizione di primato l'economia ed i suoi accidenti) e sovrastruttura (nella quale ricadono per forzatura e difetto tutte le altre categorie non comprese nella prima); il secondo, il capitalismo – con le sue pericolose e più subdole derivazioni filosofico-economiche come gli stessi, e tanto (troppo frettolosamente) osannati, "liberalismo" e "liberismo" – che protende incondizionatamente al profitto, all'economicità dei processi ed alla ottimizzazione delle performances economiche, a discapito (come si realizza nello stesso marxismo) dell'uomo e del suo essere in senso lato ed assoluto. Entrambi (capitalismo e marxismo) riducono l'uomo, dunque, ad un mero involucro di materia. Ad un mero "essere economico", e pertanto lo disumanizzano per concezione e derivazione. 

      Primato del Mercato e Sospensione della Democrazia Reale  

    Alla luce di questa doverosa premessa possiamo comprendere la gravità di quanto sta accadendo in Europa. Il mercato ha preso il posto del cittadino, e le leggi di mercato neoliberiste hanno soppiantato la democrazia reale. Ma la crisi (indotta e fittizia) dei Paesi dell'Eurozona e lo squilibrio dei parametri economici, di cui sopra, parlano oggi con eloquenza all'orecchio della storia, gridando a gran voce una inconfutabile verità: il concetto mitico della globalizzazione è stato definitivamente adombrato da nuove visioni antropologiche dell'economia, che stanno ridisegnando – con palesi discostamenti dei tradizionali e confermati equilibri goepolitici – i rapporti internazionali, malgrado il tentativo dei poteri forti ed occulti, che dominano le dinamiche evolutive dell'economia mondiale, di conservare lo status quo con mezzi più o meno coercitivi e dittatoriali.

      La nuova Consapevolezza Popolare  

    Allora possiamo comprendere la dura presa di posizione popolare contro i diktat dei tecnocrati di Bruxelles e Francorte, che dal web si sta pian piano spostando sul terreno della politica reale ed attiva. Ciò andando a gonfiare e spingere in su i cosensi elettorali di movimenti politici relativamente o assolutamente nuovi nella scena politica  europea: decisamente avversi alle disastrose e grette politiche neolberiste e rigoriste dominanti. 

      Le promesse di Hollande e la "virata" sul "Fiscal Compact"  

    Allora (ancora non sappiamo e capiamo bene se per puro e semplice opportunismo elettorale o per reale convinzione) può accadere che le pressioni dell'opinione pubblica francese abbiano spinto il candidato Hollande – antagonista all'Eliseo, del premier in carica Sarkozy – ad incentrare la sua campagna elettorale sulla volontà – in caso di vittoria – di riconsiderare l'opportunità del "fiscal compact" riconoscendo tutta la sua portata distruttiva ed i suoi effetti distorsivi sulla funzione "imprenditoriale dello Stato" e sull'abolizione (grave ed ingiustifica) di uno strumento imprescindibile per lo sviluppo sano ed equilibrato degli stati, qual'è  il deficit spending: preziosa freccia nella faretra dello stato-impresa, concernente la sacrosanta e basilare possibilità per gli stati di "investire a debito" al fine di mandare avanti la macchina pubblica statale, garantire una serie di servizi fondamentali e primari (assolutamente non delegabili ai privati) e far girar l'economia di un Paese grazie all'implementazione del meccanismo del moltiplicatore economico. Cosa oggi di fatto sospesa con l'adozione del "fiscal compact", per l'appunto. Strumento "fiscale" che oggi il Consiglio europeo vorrebbe "costituzionalizzare", e che riconduce (paradossalmente) la possibilità di finanziare la macchina statale solo ed esclusivamente col ricorso al capitale  privato  e – aggiungiamo – aprendo le porte alla speculazione internazionale.

      Francia – La stretta di Melenchon e la sconfitta di "Mercozy"  

    A convincere Froncoise Hollande dell'opportunità di un cambio di rotta sul "Fiscal Compact" , nel Consiglio europeo, anche la posizione "anti-mercatista" del leader della sinistra Jean-Luc Melenchon: personaggio avverso al mercato ed ai suoi profeti, e utile – i termini di voti – in caso di eventuali ballottaggi. Finora, con Hollande dato in vantaggio sul premier Sarkozy, la politica "antirigorista" sembra aver avuto la meglio: un triste presagio per i sogni di gloria della strana coppia Merkel-Sarkozy, e ( al contrario ) una buona notizia per il fronte "euroscettico" ed "antieuropeista", o almeno per ilm partito "antirigorista" che si sta estendendo a macchia d'olio in tutta Europa. 

      Il crescente consenso politico degli "antirigoristi" in Italia ed Europa  

    Ne sono un esempio tangibile i crescenti consensi ottenuti in termini statistici negli ultimi mesi dal "Movimento 5 Stelle" di Beppe grillo  e dal movimento politico  "Alternativa", di Giulietto Chiesa. O ancora (per restare in Italia) di "Io Amo l'Italia" dell'eurodeputato "euroscettico" Cristiano Magdi Allam, cui sede centrale  è stata inaugurata di recente a Milano. Ma le fila del "Partito Anti Monti-Merkel-Sarkozy" si stanno ingrossando anche nella stessa patria del panzer tedesco, dove è in costante aumento il "rating" del partito dei cosiddetti "Pirati". Così come avviene in altri paesi Ue come l'Olanda (col movimento degli anti-rigoristi di Geert Widers), e nella stessa Danimarca: Paese nel quale nelle scorse ore la società Ny Credit (compagnia leader nei servizi finanziari) ha levato la testa ribellandosi con un duro monito alle continue ingerenze delle agenzie di rating. Qualcosa insomma, in Europa, sembra cambiare: nel sociale, nella politica e nello stesso dorato mondo della finanza. Non è mai troppo tardi. l'importante è crederci!

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)