Qui Europa

Categoria: COMMISSIONI UE

MACRO AREA 3

  • Semplificazioni Tlc – Ue chiede chiarimenti all’Italia

    Semplificazioni Tlc – Ue chiede chiarimenti all’Italia

    Martedì,  Aprile 10th/ 2012

    Italia / Commissione europea / concorrenza / telecomunicazioni / Lettera / Chiarimenti / Unbundling / Servizi accessori / Liberalizzazionedell'Ultimo Miglio / Telecom Italia / Gestore terzo / Noleggio / Divisione Banda / Agcom / Governo Monti / Decreto Semplificazioni / Camera dei Deputati / Approvazione in via definitiva  

    Servizi Banda Larga – Decreto semplicifazioni: 

    Barroso chiede chiarimenti sull’unbundling

    all’Italia

    Nuova lettera Bruxelles su decreto approvato mercoledì

    alla Camera – Risposta dell'Italia entro due mesi

    Bruxelles – Dopo la lettera dello scorso 16 marzo inviata a Roma al fine di ottenere delucidazioni sulla prima versione del decreto semplificazioni, nelle ultime ore, dalla capitale istituzionale dell’Unione europea, la Commissione di Barroso ha inviato al Professor Monti una nuova lettera per chiedere chiarimenti in relazione alle modifiche apportate al suddetto decreto, approvato mercoledì in via definitiva dalla Camera, con un emendamento nell’occhio del ciclone dei commissari, inerente al cosiddetto “unbundling”, ed inerente all’accesso alla rete delle telecomunicazioni ed ai relativi servizi accessori. Ma la materia presenta molte implicazioni e potrebbe andare a collegarsi – con ripercussioni negative – anche al celeberrimo trattato internazionale noto come ACTA (vedi articoli in archivio in “Qui Europa”) che sarà esaminato e votato il prossimo 11 giugno all’Europarlamento: (vedi articoli pregressi e video in “Galleria Multimediale” in “Qui Europa”). Monti, al fine di accogliere le “indicazioni” dei commissari, ha prontamente deciso di varare un emendamento di modifica del decreto, affidando all’Agcom la facoltà di stabilire – entro i prossimi sei mesi – le modalità di apertura alla concorrenza dei servizi.  L'Italia dovrebbe rispondere alla nuova lettera amministrativa di Bruxelles entro i prossimi due mesi.

     “Unbundling” o "Liberalizzazione dell’ultimo miglio"  

    Con il termine Unbundling, o meglio ULL – Unbundling Local Loop (letteralmente Accesso disaggregato alla rete locale) si indica la possibilità – successiva alla liberalizzazione del mercato delle telecomunicazioni – che hanno i nuovi gestori del settore telefonia, di utilizzare delle infrastrutture esistenti e di  proprietà di altro operatore, per vendere ai clienti servizi propri e magari aggiuntivi, pagando un canone all’operatore legalmente proprietario delle infrastrutture messe a disposizione del terzo gestore. L’ULL è noto anche come “liberalizzazione dell'ultimo miglio”: ovvero dell’ultimo tratto “simbolico” di cavo telefonico che va dalla centrale telefonica alle reti di accesso, ovvero che giunge nelle case degli utilizzatori finali. Nel caso specifico dell’Italia, i cavi telefonici – come noto – sono in gran parte di proprietà di Telecom Italia Rete, che agisce in regime semi-monopolio. Pertanto, come detto, i suddetti cavi possono essere utilizzati per offrire servizi – su noleggio – anche da altri operatori. Con l'ULL, i cavi affittati vengono disconnessi dalle centrali telefoniche Telecom e connessi a quelle del nuovo operatore: nuovo responsabile per i servizi offerti.

      Full unbundling e Shared access  

    Aderire all’ULL full equivale in pratica al cambiamento  di gestore di telefonia fissa, e quindi rompere il contratto con l'operatore precedente (es.: con Telecom Italia). Invece, con lo Shared Access è contemplata la possibilità di mantenere inalterato il contratto con l'operatore dominante (detto “incumbent”) ottenendo però un contratto di connessione diretta del servizio ADSL con altro operatore. La banda è pertanto come se fosse “divisa”. Anche se in alcuni casi oltre all’affitto del cosiddetto “ultimo miglio” della rete vengono presi in affitto anche gli apparati di rete di Telecom.

      Limiti al servizio ULL  

    Il servizio è incompatibile con i servizi di selezione dell'operatore (carrier selection) e preselezione  (carrier pre-selection) e con i servizi di connessione internet tramite modem tradizionale (dial-up) e modem ADSL forniti da operatori diversi da quello prescelto. La normativa vigente ha lasciato la facoltà di poter attivare un servizio in CS o in CPS solo all'operatore Telecom Italia in quanto ex Monopolista.  Pertanto esistono delle limitazioni reali e dirette. Ad esempio, I clienti in ULL hanno accesso ai numeri speciali di emergenza (112,113,115,118), ma non ad altri numeri speciali classici enumerati nell'avantielenco di Pagine Bianche. Ciò perché non esistono accordi commerciali specifici e diretti tra l’operatore telefonico che gestisce l'accesso in ULL (es.: Gestore terzo) e l'operatore proprietario dell’arco di numerazione non raggiungibile. Accordi che invece evidentemente riguardano esclusivamente il rapporto commerciale esistente a priori tra Telecom ed i gestori di tali numerazioni speciali.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Chicago – Motorola sotto inchiesta Ue

    Chicago – Motorola sotto inchiesta Ue

    Mercoledì, Aprile 4th / 2012

    Commissione europea / Economia e mercati / Commissione sulla Concorrenza / Joaquin Almunia / Motorola / Motorola Mobility / Inchieste / Ingagini / Chicago / Usa / Multinazionali / Apple / Microsoft / Windows / iPhone / iPad / Xbox / Brevetti / Abuso di posizione dominante / Google / 

    Concorrenza – Bruxelles commissiona Chicago: 

    Motorola sotto inchiesta Ue

    La Multinazionale Usa Motorola, indagata dall'Ue per

    abuso di posizione dominante

    Chicago, Bruxelles – la Motorola Mobility – ramo aziendale della multinazionale statunitense di elettronica (con sede a Schaumburg, Chicago) produttrice di microprocessori, telefoni cellulari e componenti elettronici per applicazioni – avrebbe violato le norme comunitarie Ue sulla concorrenza, abusando – tra l’altro – di una posizione dominante. A renderlo noto nelle scorse ore la Commissione alla Concorrenza – per tramite di Antoine Colombani, portavoce del commissario, Joaquin Almunia – che ha ufficializzato l’apertura in merito di due inchieste, accogliendo le istanze delle concorrenti Apple e Microsft, contro le “presunte” azioni con le quali Motorola avrebbe reso impossibile l’utilizzo di brevetti indispensabili per la produzione di sistemi elettronici compatibili con Windows, iPhone, iPad e Xbox. I brevetti della discordia sarebbero la compressione video H.264: Motorola avrebbe preteso il 2,25% per ogni unità licenziata. L’inchiesta, tuttavia, non riguarderà il colosso Google, il cui acquisto di Motorola è stato approvato solo recentemente dalla Commissione europea, ed in fase di perfezionamento.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Nuvole su Lisbona: Pil – 3,25%

    Nuvole su Lisbona: Pil – 3,25%

    Mercoledì, Aprile 4th / 2012

    Commissione europea / Portogallo / Crisi Ue / Crisi Eurozona / Troika / Aiuti / Debito / Riforma del Lavoro / Austerity / Fmi / Fondo Monetario Internazionale / Piigs / Morte del welfare state / Lobby / Liberalizzazioni selvagge / Rerum Novarum  

    Lisbona: la Commissione Ue promuove l'Austerity

    Pil Portogallo: – 3,25% le stime attese per il  2012 

    Muore tra i diktat dei mercati un'altro pezzo d'Europa:

    cala l'economia e aumentano i suicidi, ma le morti

    non saranno sulla coscienza dello "spread"

    Bruxelles – Nelle scorse ore la Commissione europea ha “benedetto” il piano di austerity varato dal governo portoghese (fatto oggetto di una terza revisione) malgrado il riconoscimento di un palese peggioramento delle condizioni generali del mercato del lavoro (presto oggetto di una radicale riforma, seguendo l’”esempio” della Grecia, e sulla via di quanto sta avvenendo anche in Italia) caratterizzato da tassi di disoccupazione altissimi. Il Portogallo, “per far fronte alla crisi” ha ottenuto nel 2011 – in cambio di “collaborazione mansueta” nei programmi di privatizzazione, liberalizzazione, austerity e riforma del lavoro – aiuti “su interesse” per 78 miliardi di euro (con erogazioni trimestrali fino al 2014) da Commissione europea e Fondo Monetario Internazionale. Aiuti che secondo molti analisti, e premi Nobel – trovando pienamente d’accordo l’Osservatorio “Qui Europa” – non serviranno a nulla, se non a peggiorare la situazione, gravando di debiti il Paese.

      L'Austerity "del suicidio" sulla coscienza dei tecnocrati    

    Inoltre la via greca insegna molto, e il cambiamento a quanto pare corrisponderà ad un ridimensionamento, o annientamento reale del Welfare State e dei diritti dei cittadini. Stesso copione per tutti i Piigs. Tutto vertirebbe come sempre sulla maledetta “fiducia dei mercati”: paradigma che ormai non convince più nessuno, tranne evidentemente qualche leader obbediente, la stragrande maggioranza dei media di bandiera (e di stato) e qualche tecnocrate asservito alla logica della distruzione del welfare. Stato sociale che fece grande l’Europa nel dopoguerra e rappresentò da sempre l’anello di congiunzione ideale degli interessi della produzione industriale con quelli dei lavoratori e dei proletari. Modello incentrato non sulla cieca ed ossequiosa obbedienza al mercato ed alle lobby, ma piuttosto sul dialogo aperto tra le parti sociali, lo Stato e la stessa Chiesa, avendo come priorità la tutela della dignità umana. In esso si riconobbe la stessa Rerum Novarum di Papa Leone XIII: che ne gettò le basi ed il riconoscimento morale ed etico. Intanto – e non poteva essere altrimenti – le stime sul Pil 2012 non lasciano dubbi sui reali risultati di queste politiche di austerity per il Portogallo: esso passerà da -3% a -3,25%. Buone invece le stime di crescita dei profitti degli speculatori sui titoli di stato portoghesi: un vero affare! Parola di spread! Intanto anche nella penisola iberica (così come in Italia e Grecia) aumentano i suicidi, tra l’indifferenza delle “aziende politiche” e della Tecnocrazia neo-liberista dominante.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Nasce l’ECI: Iniziativa Legislativa Popolare – Svolta democratica o palliativo?  L’analisi di “Qui Europa”

    Nasce l’ECI: Iniziativa Legislativa Popolare – Svolta democratica o palliativo? L’analisi di “Qui Europa”

    Domenica, Aprile 1st / 2012

    Commissione europea / Commissione Rapporti Interistituzionali / Comitato delle Regioni / Democrazia diretta / European Citizens Initiatives / Iniziativa Popolare dei  Cittadini Europei / Parlamento Europeo / Comitato promotore / Ingerenze tecnocratiche / Deficit spending / Deriva tecnocratica / Esercizio democrazia diretta / Legittimazione / Limiti temporali / Limiti numerici/ Giudizio preventivo / Trattato di Lisbona / Clausole di esclusione / Formazine del comitato proponente / Discrezionalità / Ricevimento comitato proponente /  Maros Sefcovic / Mercedes Bresso  

    ECI – Iniziativa Legislativa Popolare Diretta:

    da oggi al via nell'Ue –

    Opportunità, limiti e storture democratiche:

    l'analisi di "Qui Europa"

    Vera democrazia o palliativo tecnocratico?

    Bruxelles – oggi, Domenica 1° aprile, nell’Unione Europea entra in vigore l’Eci (European Citizens Initiatives) un nuovo meccanismo pensato per promuovere leggi europee di iniziativa popolare sulla base della raccolta di un milione di firme. L'iniziativa di primo acchito sembra davvero lodevole ma, entrando più nello specifico della sua disciplina regolamentare, l’Osservatorio “Qui Europa”, analizzando a fondo il funzionamento del nuovo meccanismo “democratico” ha notato la presenza di alcuni elementi contraddittori, o comunque lacunosi,  che di fatto rendono farraginoso l’esercizio di una reale ed efficiente democrazia diretta, e che ci fanno storcere il naso, convincendoci sempre più del fatto che l’Europa stia intraprendendo una marcata china tecnocratica ed a tratti distante da una chiara e lineare tutela della sovranità popolare. Alcuni osservatori internazionali, premi nobel, economisti ed esperti di geopolitica parlano addirittura – trovandoci d'accordo – di "palese deriva tecnocratica".

      Depauperamento della democrazia europea  

    Deriva cui punti di massimo sono stati raggiunti come noto, ma come la stampa nazionale spesso dimentica o sminuisce con assurde giustificazioni – come ad esempio il livello troppo alto dello spread durante il governo Berlusconi: magari dimenticando che con il governo Monti tale livello è stato abbondantemente superato – con la gravissima imposizione di governi tecnici attraverso veri e propri “colpi di stato legalizzati” che hanno depauperato di ogni fondamento le costituzioni di Paesi come Italia e Grecia: eleggendo a paladini della rinascita democratica due ex-banchieri già noti alla tecnocrazia europea e non solo, quali Mario Monti e Lucas Papademos, cui curriculum ci parlano di passati divisi tra Trilateral Commission, Goldman Sachs, board Bce e Commissione Ue. Due premier non eletti da nessuno, che non dovranno rispondere a nessuno del loro operato, ma stranamente salutati come “salvatori della patria” dalla stragrande maggioranza dei leader dei partiti politici di maggioranza (tutti uniti in un grande minestrone a difendere il “golpe” proprio nell’anno delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia) ma che molteplici osservatori internazionali – seri ed intellettualmente onesti – hanno condannato senza mezzi termini. Ciò, tra l’altro, denunciando l’appiattimento del dibattito politico favorito dall’indifferenza e dal silenzio compiaciuto di molti media senza spina dorsale.

      Abolizione antidemocratica del “Deficit spending”  

    Panorama europeo, tra l’altro, reso poi ancor “meno democratico” dall’adozione di scelte importanti e cruciali – per 500 milioni di Europei – attraverso il metodo intergovernativo, rilanciato dalla procedura per il Trattato sul Fiscal compact che di fatto ha abolito – sotto un velo di “normalità” ed indifferenza generale dei media e della politica, e senza alcuna autorizzazione dal basso – il deficit spending degli stati dell’Eurozona: ovvero la possibilità di investire a debito da parte degli stati, che il tal modo hanno rinunciato grazie al Prof. Monti – per quanto attiene l’Italia – al ruolo fondamentale finora svolto dallo Stato, cioè all’impiego delle entrate fiscali e del debito per creare ricchezza attraverso gli investimenti. Dunque la stessa funzione redistributiva e moltiplicativa dei gettiti fiscali introitati è stata di fatto affidata al capitale privato: 1) attraverso la sottoscrizione di titoli di Stato a tassi altissimi (grazie al perverso meccanismo del rating e dello spread) da corrispondere – a carico dei cittadini – a speculatori, banche d’affari e sottoscrittori privati, che in tal modo riescono a generare ricchezze sempre più “spropositate” dal nulla; 2) attraverso un ricorso sempre più massiccio al capitale privato diretto ed al contestuale fenomeno delle privatizzazioni che hanno di fatto trasferito i fiori all’occhiello del made in Italy a lobby e multinazionali estere, o Banche d’Affari: soprattutto verso le statunitensi Goldman Sachs e Morgan Stanley. Ciò in nome di una crescita che è di per sé impossibile, visto il drammatico processo di delocalizzazione delle attività produttive all’estero, al fenomeno dell’esportazione della ricchezza prodotta su conti correnti esteri ed alle imbarazzanti strategie distruttive propinate dal Ministro del Lavoro, Elsa Fornero – con il sostegno di leader come Pierferdinando Casini, Angelino Alfano e a ruota Pierluigi Bersani – per “creare precariato” con la modifica dello Statuto dei Lavoratori (Art.18). Per tacere, poi, sulla privatizzazione delle Banche Centrali europee e sul ruolo piuttosto ambiguo giocato oggi dalla Bce di Mario Draghi (vedi precedenti articoli di “Qui Europa” – Categoria “Banche e Finanza”).

      L’iniziativa legislativa europea  

    Allora la Commissione europea, al fine di gettare un pò d’acqua sul fuoco – mentre gli stati dell’Unione, come visto, fanno i conti con la reale perdita della loro sovranità popolare e monetaria – ha promosso da oggi questo tentativo di “democraticizzare le scelte politiche” attraverso una maggiore partecipazione diretta dei cittadini. In merito, nelle scorse ore, il vicepresidente della Commissione Rapporti Interistituzionali, Maros Sefcovic, infatti, ha parlato dell’Eci – utilizzando toni probabilmente troppo trionfalistici – come di ''una espansione senza precedenti della democrazia partecipativa in Europa''. Alle parole di Sefcovic è giunta pronta l’eco di Mercedes Bresso – ex-governatrice del Piemonte, oggi presidente del Comitato delle Regioni a Bruxelles – che ha parlato di “valido sistema per ridurre la distanza tra le istituzioni e la realtà quotidiana dei cittadini”. Ma, ciò – a nostro avviso – non senza impressionanti lacune e voragini liberticide. Vediamo.

      Legittimazione comunitaria  

    Previsto dal Trattato di Lisbona, l' European Citizens Initiatives stabilisce che raccogliendo un milione di firme si possa proporre alla Commissione Ue (che come noto, pur essendo un’istituzione sovranazionale formata da membri non votati democraticamente dai cittadini, ma bensì “nominati”, resta ad oggi l’unica istituzione dotata di diritto di iniziativa legislativa) di legiferare su un qualsiasi argomento di competenza comunitaria.

      Limiti “impliciti” all’iniziativa dei cittadini  

    A poter lanciare l'iniziativa devono essere esclusivamente comitati di cittadini europei composti da almeno sette persone di sette diversi paesi. Non pochi, però, i paletti.1) Preventivo vaglio della Commissione: primo ostacolo, il fatto che le 'iniziative popolari' devono essere preventivamente presentate alla Commissione europea che le valuta e le registra; 2) Clausole di esclusione: sono escluse le materie non di competenza comunitaria, nonché le proposte “manifestamente offensive, frivole o contrarie ai valori dell'Unione europea”. Ora, due domande sorgono spontanee: a) Chi stabilisce i limiti di offensività e l’eventuale contrarità ai valori dell’Ue? b) Può un valore previsto dai Trattati Ue contrastare – a sua volta – con principi di libertà e tutela dei diritti “universalmente riconosciuti” anche se non contemplati nei trattati Ue? In merito va comunque ricordato che il Trattato di Lisbona è stato ratificato con il solo metodo intergovernativo, aggirando di fatto la legittimazione popolare riconosciuta in seguito alle consultazioni referendarie. Ciò dopo le sonanti bocciature intervenute in alcuni stati Ue, tra i quali l’Olanda. 3) Limiti temporali – Poi è necessario che il milione di firme sia raccolto in 12 mesi dal momento della registrazione e in almeno sette diversi paesi. 4) Limiti numerici nella raccolta – Ancora, il minimo di firme valido perché un paese possa essere ammesso è pari a 750 volte il numero di deputati che lo rappresentano nel Parlamento europeo; 5) Discrezionalità – Sull’intera procedura grava comunque l’eventuale veto della Commissione europea che, laddove i cittadini dovessero porre una questione di iniziativa legislativa particolarmente delicata ed importante, non è comunque obbligata a dar seguito alla medesima, potendo di fatto ed in maniera unilaterale opporsi alla sua esecuzione. La procedura in vigore da oggi, prevede che entro tre mesi dal raggiunto obiettivo del milione di firme, la Commissione decida se avviare l'iniziativa o meno; 6) Ricevimento del Comitato proponente – Barroso ed i suoi, inoltre, si sono riservati la facoltà di ricevere “ad appropriato livello” il comitato organizzatore che avrà, comunque – per fortuna – anche il diritto di essere ascoltato in pubblica udienza presso il Parlamento europeo. Francamente – alla luce di questa attenta analisi – l’intenzione di promozione dell’Eci ci sembra ottima, meno la definizione della procedura di attuazione: farraginosa, lenta e soggetta a troppi lacci. Sicuramente la democrazia europea chiede e merita qualcosa di più! 

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Aiuti PAC:  dall’Ue 30 miliardi in meno dal 2013 – Con il “greening” si va verso limitazioni e diversificazioni colturali

    Aiuti PAC: dall’Ue 30 miliardi in meno dal 2013 – Con il “greening” si va verso limitazioni e diversificazioni colturali

    Giovedì, Marzo 29th/ 2012

    Commissione europea / Politica Agricola Comune / Pac / 2013 / Tagli / Settore primario / Greening / Limitazioni colturali / Diversificazioni colturali / Globalizzazione / Bilanci aziende agricole 

    PAC – Politica Agricola Comune:

    dall'Ue 30 miliardi in meno dal 2013 –

    Con il vincolo del "greening" l'Ue introdurrà limitazioni e

    diversificazioni colturali – Pesi maggiori ai coltivatori

    Bruxelles – Le ultime indicazioni da Bruxelles in merito alla PAC, la Politica Agricola Comune dell'Unione europea,  preannunciano vacche meno grasse dal 2013. Infatti, secondo la Commissione europea – che lo scorso 12 Ottobre  ha presentato delle proposte regolamentari per la riforma del settore, che Eurocamera e Consiglio Ue esamineranno nei prossimi mesi – si andrà incontro a tagli per circa 30 miliardi di euro. A quanto pare dovrebbe passare il taglio dagli attuali 413 miliardi, a  382,9 miliardi di euro. Un'enormità nel fiume comunque in piena dei finanziamenti diretti all'agricoltura elargiti dall'Ue – in base ad un sistema tariffario – che rappresenta addirittura il 40% del budget dell'intera Unione, proteso ad integrare i mancati guadagni o comunque a compensare le mancate vendite dovute alla forte concorrenza degli altri Paesi del Mediterraneo, che spesso – anzi in pratica sempre – hanno costi di produzione inferiori a quelli nazionali. Gli aiuti Ue in tal senso rappresentano una sorta di salvagente che pone in una situazione concorrenziale il mercato. Anomalia creata comunque dalla globalizzazione, che – sulle ali di un neo-liberismo incalzante – ha praticamente portato al minimo le barriere commerciali all'ingresso di prodotti "fuori mercato" nel mercato comune europeo. A quanto pare inoltre, assieme ai preannunciati tagli, i beneficiari dei contributi (o, come chiamata in gergo, dell'integrazione) dovranno confrontarsi con il cosiddetto "greening": il sostegno alla produzione di beni pubblici ambientali ed il progressivo abbandono del sistema di contribuzione diretta, o classica. L'elemento del "greening"  diverrà indispensabile per l'acquisizione dei contributi supplementari, quantificabili dagli 80 ai 110 euro per ettaro: per un totale annuo di 1,2 miliardi. 

     Cosa cambia con il "Greening" 

    Se dovesse essere accolta – da Consiglio Ue ed Europarlamento – la proposta di riforma della PAC della Commissione europea, dal 2013, l'agricoltore "attivo" beneficiario delle quote di contributi Ue, possidente di un terreno di almeno 3 ettari di seminativo, dovrà – al fine di ottenere questo "elemento aggiuntivo di integrazione economica " rispetto ai contributi tradizionali – diversificare le coltivazioni, impiantando almeno 3 varietà colturali differenti, e rispettando i seguenti parametri: 1) la coltura principale (es.: orzo) non potrà superare il 70% del totale coltivato; 2) La coltura minore (es.: soia) non dovrà, invece, essere inferiore al 5% del totale; 3) Tali parametri non si applicano per i terreni coltivati interamente ad erba (o erba mista) e riso; 4) La diversificazione annuale è obbligatoria, anche se l'Ue lascerà libero l'agricoltore di effettuare le rotazioni come meglio crede; 5) Il 7% del terreno coltivabile sarà lasciato a riposo (terreni cosiddetti "set-aside") o destinato a: terrazzamenti, rimboschimento, abbellimento paesaggistico e territoriale. Ciò non dovrebbe applicarsi in caso di prati permanenti. Pertanto tali misure si preannunciano sicuramente più complesse e gravose per il bilancio delle aziende agricole beneficiarie degli aiuti PAC.

     Aiuti PAC allo "Sviluppo rurale" – 2° pilastro  

    Si dovrebbe passare dagli attuali 96 miliardi di euro ad 89,9 miliardi. Gli altri settori correlati dovrebbero invese ricevere i seguenti trattamenti finanziari: a) Ricerca e innovazione: 4,5 mld; b) Sicurezza alimentare: 2,2 mld; c) Riserve di crisi: 3,5 mld; d) Aiuti agli indigenti: 2,5 mld; e) Fondo per la globalizzazione: 2,5 mld.

      La critica  

    Il meccanismo degli aiuti PAC, ormai consolidato negli anni, è indubbiamente utile ad integrare l'economia delle zone più disagiate o comunque a vocazione agricola, ed in balia della forte concorrenza dei prodotti agricoli provenienti – soprattutto – dall'Area del Mediterraneo. Anche se il meccanismo premia a dismisura i grandi latifondisti, e le caste terriere che – nei primi anni del 2000 – hanno provveduto a fare incetta di quote, spesso a danno degli ignari reali proprietari dei fondi, che pur vantando la proprietà di un terreno, non avendolo magari lavorato nel periodo particolare di richiesta delle quote (2002) hanno letteralmente perso i diritto ad "ottenere dall'alto" la preziosissima "manna verde", con il risultato che alcuni piccoli proprietari non riescono ad arrivare a fine mese mentri altri più furbi – preventivamente informati o organizzati – hanno approfittato della situazione per fare incetta di quote prendendo in gestione grandi appezzamenti di terreno nel suddetto periodo, arrivando ad ottenere contributi che nei casi migliori possono superare i 100.000 euro annui, Un'altra critica è doverosa nei confronti di un sistema tariffario che finora non è servito da volano per la reale ed equilibrata crescita del settore e per la sua modernizzazione e competitività rispetto all'estero. Molti agricoltori, infatti, si sono adagiati sulle quote annue "sicure", senza investire più di tanto in competitività e sistemi agricoli concorrenziali. Inoltre una nota critica la merita anche il cosiddetto "Fondo per la globalizzazione": infatti è piuttosto paradossale parlare di aiuti all'agricoltutra, mentre contestualmente l'Ue manda avanti la logica della globalizzazione senza porvi reali freni: quasi come se favorire i grandi gruppi di lobbies agricole e multinazionali – a discapito dei piccoli proprietari terrieri – possa essere almeno concettualmente un elemento da promuovere. Pertanto l'Ue con una mano elargisce in aiuti il 40% del budget dell'Unione, mentre con l'altra apre in maniera indiscriminata ai prodotti agricoli di paesi extra-Ue – come, ad esempio, Tunisia o Algeria – che invadono il merato europeo e – soprattutto i paesi del Sud Europa – esportando arance e olio a prezzi letteralmente dimezzati. Essa causa con questa bizzarra strategia la stasi del mercato dei Paesi Ue come l'Italia, che di fatto – vedi Calabria e Sicilia – vivono per lo più di Agricoltura, sostenendo però costi di manodopera, costi fiscali e di gestione dei mezzi agricoli, ben più esosi dei "cugini africani". in fondo anziché elargire denaro per attenuare la globalizzazione favorendo le lobbies -che trovano nell'Africa e nel libero mercato un vero paradiso da spremere ed usare – sarebbe auspicabile che la Riforma della Pac possa finalmente frenare il processo di globalizzazione che ha già costretto alla chiusura centinaia di aziende, e che con la crisi aggraverà ancor di più la sorte di quelle ancora in piedi.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Aiuti di Stato: modifiche e novità  – L’impresa come attività economica

    Aiuti di Stato: modifiche e novità – L’impresa come attività economica

    Mercoledì, Marzo 28th / 2012

     Unione Europea /Commissione europea / Aiuti di Stato / Imprese / Assonime / Sieg / Notifiche 

    Aiuti di Stato: modifiche e novità

    L’impresa come attività economica.

    Bruxelles, Strasburgo – Il controllo degli aiuti di Stato nell’Unione Europea è l’argomento di discussione delle ultime ore: ogni impresa è un’attività economica che offre beni e servizi in un mercato. A questi fini, quindi, il concetto giuridico di impresa viene esteso anche alle scuole, agli ospedali, agli asili e ad associazioni varie che potranno essere soggette alle limitazioni previste dalla normativa sugli aiuti di Stato. Questo è quanto emerge dalla circolare n° 7 del 23 marzo di Assonime che relativamente alle nuove regole europee, stabilisce le condizioni per le quali non vi è l’obbligo di notifica. Dalla circolare si apprende anche che il limite minimo per il quale non è previsto obbligo di notifica passa dai 200.000 euro ai 500.000 euro nel triennio, mentre la soglia massima degli aiuti viene ridotta da 30 milioni di euro a 15 milioni di euro, nel caso in cui si faccia riferimento a servizi di interesse economico che, quindi, deve essere notificata. Dal documento viene reso noto che la Commissione Europea, a partire dal 20 dicembre del 2011, ha adottato nuove regole tenendo fede ai principi di chiarezza, semplificazione e flessibilità del quadro normativo. Non è né lo status giuridico, né tantomeno la modalità di finanziamento a definire l’esistenza di un’impresa, ma la natura dell’attività specifica che viene svolta. Come si può leggere tra le pagine di Italia Oggi, nel caso in cui vengano svolte dalla stessa impresa sia attività a carattere economico che non economico, nel rispetto della normativa, saranno considerate solo ed esclusivamente le prime. Il documento redatto dalla Commissione europea, oltre a sostituire il cosiddetto Pacchetto Monti – Kroes del 2005, chiarisce concetti importanti come quelli di aiuto, Sieg e attività economica e stabilisce, ai sensi del paragrafo 1 dell’articolo 107 del Trattato, se la compensazione costituisca o meno aiuto di stato.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Art.18 – Il commissario Ue, Andor: “Ha ragione Monti, ma anche la Cgil!”

    Art.18 – Il commissario Ue, Andor: “Ha ragione Monti, ma anche la Cgil!”

    Venerdì, Marzo 23th / 20

    Italia / Commissione europea / Commissione Affari Sociali / Riforma del lavoro / Laszlo Andor / Pd / Parti sociali
     
    Art.18 – Il commissario Ue, Andor:
     
    "Ha ragione Monti, ma anche la Cgil!"
     
    Statuto dei Lavoratori:  Andor ci ripensa 
     

    Bruxelles – Il Commissario europeo agli Affari sociali, Laszlo Andor, ha affermato che è stata "un'ottima cosa investire un sacco di tempo, e anche di più, impegnando il dialogo con le parti sociali" per la riforma del mercato del lavoro in Italia, "altrimenti non sarebbe stata una buona pratica". Quanto al merito della riforma, il commissario ha detto di non poter dare ancora un giudizio, "perchè la discussione è ancora in corso al Parlamento" ma, ha sottolineato, che la riforma "va in una direzione che sostengo". Un appoggio completo a Monti e Fornero? No, perché, dopo queste dichiarazioni molto ottimistiche, il Pd ha protestato, ed è giunta una rettifica. Laszlo Andor ha confermato che non può ancora dire la sua sul merito dell’accordo, e spera che “le autorità italiane e le parti sociali continuino a lavorare insieme” per migliorarlo.  Un modo un po’ pilatesco di commentare, che equivale a dire: obbedite a chi governa, chiunque sia, ma potete chiedere delle aggiustatine qua e là! Chissà se la CGIL, in odore di sciopero generale, si accontenterà degli ottimismi magnifici e progressivi di Andor. Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)
     

     

  • Esteri Ue – Lady Ashton: è quasi incidente diplomatico su paragoni Tolosa-Gaza

    Esteri Ue – Lady Ashton: è quasi incidente diplomatico su paragoni Tolosa-Gaza

    Mercoledì, Marzo 21th / 2012
    Commissione Esteri / Europa / Politica estera / Catherine Ashton / Israele / Gaza / Tolosa

    Esteri Ue – Lady Ashton: è quasi incidente diplomatico su paragoni Tolosa-Gaza
    Israele: la Ashton non è politicamente corretta

    Bruxelles – I morti, si sa, non sono tutti uguali! Neanche quando sono bambini innocenti. Non se ne era accorta Catherine Ashton, capo della diplomazia europea, che in un intervento all’Unrwa, – agenzia Onu per i profughi palestinesi – lunedì scorso, ha osato ricordare le vittime di Tolosa insieme a quelle in Norvegia, in Siria, e a Gaza. Apriti cielo! Gli israeliani Lieberman, ministro degli Esteri, e Benjamin Netanyahu, hanno protestato energicamente. Vietato fare paragoni simili. La precisazione è questa: a Tolosa ha agito un criminale con efferatezza razzista, contro un rabbino e dei bambini in quanto ebrei. Invece a Gaza, l’esercito israeliano agisce “con precisione chirurgica” in azioni difensive, contro terroristi che si fanno scudo con bambini. Israele ha le sue ragioni, la strage di Tolosa è recente e il razzismo antisemita è una cosa orribile. La Ashton ha dovuto scusarsi, dicendo che “le sue parole sono state distorte”, e che ha trascorso “ore angoscianti” a causa dell’incidente. Ma è sconcertante vedere  quanto il “politicamente corretto”, ormai tristemente noto, invade anche i sentimenti di lutto e di condanna per le sofferenze umane. Sentimenti che dovrebbero essere universali, e invece diventano di parte. Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa) 

     

  • Rehn, la “Natura giuridica dell’euro” e il signoraggio

    Rehn, la “Natura giuridica dell’euro” e il signoraggio

    Mercoledì, Marzo 21th / 2012 

    – di Sergio Basile –

    Parlamento europeo / Interrogazione / Commissione Ue / Commissione Affari Economici e Monetari / Banche e finanza / Bce / Eurosistema /Sebc / Bankitalia / Modello Fed / Crisi / Sacre Scritture / Mammona / Vangelo / Speculazione internazionale /       Goldman Sachs / Rehn  Sovranità / Paesi Ue / Filini / “Rinascita” / Borghezio / Scurria / Auriti / Diritto di proprietà / Euro-truffa / Dittatura / Università di Teramo / Bank of England

     Rehn, la “Natura giuridica dell’euro” e il

    signoraggio: quando la moneta appartiene

    alle banche

    “Signoraggio bancario”: crisi dell’Eurosistema

    e della democrazia europea 

    Le interrogazioni alla Commissione Ue dei deputati Scurria

    e Borghezio, lo spunto di Filini e la denuncia del professor

    Auriti. Il Commissario Rehn non convince nessuno

    Bruxelles, Francoforte – La moneta, fin dai tempi più antichi è stato uno strumento di regolazione del mercato, ma ha avuto sempre una particolarità: il fatto di essere biunivocamente legata a doppio filo con un popolo ed un territorio di riferimento. In tal modo il popolo che la utilizzava ne aveva pieno controllo e si serviva di essa. Oggi, in questa società europea moderna che scimmiotta progresso, e sprizza “regole e rigore” da tutti i pori, la situazione – malgrado il trascorrere dei secoli – si è completamente invertita: è il popolo a servire il dio-danaro. Una nuova divinità pagana servita da un esercito obbediente e cieco d’illuminati tecnocrati. Divinità che nella Sacra Bibbia e nei Vangeli viene identificata come l’alter ego di “Mammona”: l’antagonista per eccellenza di Gesù e del Suo messaggio salvifico, incentrato sulla solidarietà e sull’amore all’uomo, nel pieno rispetto della Sua dignità e delle sue esigenze, materiali e spirituali. Allora, alla luce di questa imprescindibile premessa, ci si accorge quanta superficialità i media nazionali ripongano nell’argomento “natura e fini dell’euro” e quanto sia necessario saperne di più per tirare le giuste conclusioni sull’evolversi dell’attuale crisi che attanaglia ed umilia l’Europa: almeno i ceti meno abbienti, quelli cioè “non siglati dal marchio di Mammona”. In tal senso molto interessante ci è apparso l’articolo di Francesco Filini apparso oggi sul quotidiano “Rinascita” che fa il punto sul risultato dell’interrogazione parlamentare posta alla Commissione europea dall’eurodeputato Marco Scurria – interrogazione con richiesta di risposta scritta E-000302/2012 – circa la natura giuridica dell’euro, seguita – in ordine temporale – all’altra interrogazione presentata dal leghista Mario Borghezio il 16 giugno del 2011. L’esponente del carroccio, in particolare chiedeva alla Commissione Ue “come fosse possibile che l’euro nella fase di emissione appartenesse al “Sebc” o “Eurosistema” (formato da Bce più Banche Centrali Nazionali) mentre nella successiva e conseguente fase di circolazione – quasi come per magia – intervenisse una strana metamorfosi della natura giuridica delle stesse banconote”. Cioè come fosse possibile che esse (le banconote o monete in euro) finissero, poi, stranamente con l’appartenere “al titolare del conto corrente bancario di addebito”. Ora, come noto, le Banche Centrali dei paesi Ue come Bankitalia e Bundesbank, rispettivamente per Italia e Germania, sono oggi istituti di fatto nelle mani di banche ed istituti privati. In Italia, è bene ricordarlo, ciò avvenne il 30 luglio del 1990, con la “discussa quanto silenziosa” e deleteria Legge Carli-Amato. Tali banche – è qui il punto – stampano moneta e (come nota altresì Filini – si appropriano sia del loro valore nominale (es.: 100) che del loro valore intrinseco (es.: valore di conio di 0,20). Lo scorso 12 marzo il Commissario agli Affari Monetari, Olli Rehn giustificava questo status-quo sostenendo che dopo l’emissione del Sebc (o meglio la “creazione telematica o elettronica dei valori nominali” e quindi – da notare – a costo zero, ma controllata ed autorizzata dalla Bce) l’emissione è disciplinata dalla “legislazione nazionale vigente al momento del trasferimento al nuovo proprietario del frutto dell’emissione (cioè degli euro)”. In tal modo, dunque, gli utilizzatori della moneta acconsentono inconsapevolmente di indebitarsi, attraverso il fenomeno del “signoraggio bancario”, accettando la proprietà del valore nominale della moneta. Ma in effetti – sottolinea Filini – “nulla giustifica l’indebitamento dei cittadini europei a vantaggio dell’Eurosistema”. Allora – come ben spiega il professor Giacinto Auriti – come possono prestare qualcosa (il danaro) con profitto (a debito) se non hanno la personale proprietà della cosa in questione? In effetti si tratterebbe di un vero e proprio abuso del diritto di proprietà, per non dire una vera e propria “euro-truffa”! Ciò – ci ricorda “Rinascita” di oggi – ha portato lo stesso professore dell’Unversità di Teramo a denunciare Bankitalia per “truffa, associazione a delinquere, usura, falso in bilancio e istigazione al suicidio”: una grave sorta di appropriazione indebita della proprietà della moneta che dovrebbe appartenere al popolo e solo al popolo. Infine – nell’interessantissimo rapporto – Filini ci rammenta la data di origine del male che ha progressivamente incancrenito il mondo facendolo prostrare forzatamente al “dio-danaro”: 1964. Data della costituzione della Bank of England, la prima Banca Centrale della storia.  

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)