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Categoria: Corte Europea dei Diritti dell’Uomo

Corte Europea dei Diritti dell’Uomo

  • E’ guerra –  Mario Monti denunciato alla Corte europea – Il Mezzogiorno sta morendo!

    E’ guerra – Mario Monti denunciato alla Corte europea – Il Mezzogiorno sta morendo!

    Martedì, Maggio 29th / 2012

    – di Silvia Laporta –

    Italia / Parlamento europeo / Corte europea / Denuncia / Eurodeputati / Mep's / Crisi / Mario Monti / Mezzogiorno d'Italia / imprese / Decreti salva imprese / Crisi / Sud Italia / Nord Italia / Italia in ginocchio / Enzo Rivellini / Casta partitica / Controinformazione / Europa / Calabria / Lazio / Sicilia / Abbruzzo / Molise / Campania / Qui Europa / Silvia Laporta / Il Sud sta morendo / Decreto ammazza Italia / Caste partitiche espressione del volto peggiore dell'Italia  

    Monti esclude il  Sud dai decreti salva-imprese:

    nuovo provvedimento choc, Italia in ginocchio

    Il Mezzogiorno alla canna dell'ossigeno

    Rivellini denuncia Monti alla Corte europea

    E’ guerra alla tecnocrazia – Monti denunciato alla Corte europea – Vuol ucciedere il Mezzogiorno

    Bruxelles, Roma – Arrivano gli attacchi dal Mezzogiorno al governo. L’Europarlamentare Enzo Rivellini, ha presentato ieri una denuncia alla Corte Europea dei diritti contro il premier Mario Monti . Sotto accusa i decreti salva-imprese. Questi 4 provvedimenti, mirano a ridurre i debiti verso la pubblica amministrazione e sbloccare i fondi verso imprese che vantano crediti nei confronti dello stato. E’ particolarmente indigesta, a questo proposito, l’esclusione dalla compensazione tra crediti e debiti con la pubblica amministrazione delle imprese le cui Regioni sono alle prese con il deficit sanitario e con il relativo piano di rientro.  "La discriminazione verso il Sud è palese – dice Rivellini-  il fatto di aver lasciato fuori alcune regioni, tra cui la Campania, penalizza le aziende che operano in quei territori rispetto alle loro concorrenti di pari fatturato, di pari grandezza,di pari campo di lavoro ma che risiedono in altra parte d’Italia".

      Cura Monti – Mezzogiorno tagliato fuori dal mondo  

    La suddetta norma, è stata introdotta dal precedente governo, e non interessa soltanto i paesi del Sud Italia: Campania, Lazio, Sicilia, Calabria, Abruzzo e Molise, sono le regioni che non beneficeranno dei nuovi decreti.  A questo proposito la tensione è avvertita anche in Parlamento, dove Raffaella Calabrò e gli altri senatori Campani del Pdl, hanno deciso di presentare un’interpellanza al professor Monti, per estendere gli ambiti di applicazione dei decreti a tutte le regioni. Sono decisi a far sentire la propria voce, per la parità dei diritti negata alle aziende del Mezzogiorno. Si tratta di un’ingiustizia insostenibile,  per un territorio che è messo in ginocchio dalla crisi ancor più di quanto lo sia il nord del paese. Tanto più che il Sud Italia, storicamente combatte per arginare il divario con le aree del centro e del nord Italia. Se le imprese non dovessero riacquistare la liquidità che gli spetta, le conseguenze non sarebbero certo da sottovalutare. Meno posti di lavoro, incremento del disagio sociale, ma soprattutto una luce alla fine del tunnel, che forse, non si riuscirebbe più a scorgere: un collasso economico in piena regola! 

      L'accusa – Vuol distruggere l'Italia!  

    Dividere Nord e Sud, escludere le regioni del Mezzogiorno (ma non solo) che hanno un piano di rientro, ossia quelle che stanno cercando di mettere a posto la sanità e tutti questi ambiti in cui presentano un forte deficit, equivale a negare loro la possibilità di effettuare la ripresa. Logicamente dovrebbe essere il contrario: perché solo le imprese creditrici dello Stato devono avere maggior respiro? Non dovrebbero essere le imprese in crisi a ricevere più incipit di sviluppo? Non può essere frutto di un interesse nazionale quello di “dividere” i cittadini per aree geografiche. Il governo nazionale ha come compito quello di fornire pari opportunità per tutto il paese, nord e sud; anche perché senza un adeguato sviluppo dell’economia del Mezzogiorno, l’Italia non potrà mai mettersi alla pari dei suoi altri “26” colleghi.

    Il mondo produttivo  contro il disastroso tecnocrate  caro a Napolitano

    Il presidente della regione Campania Stefano Caldoro, esterna il suo disappunto, appoggiato dal Pdl. Anche il mondo produttivo si mobilita: Unione Industrili, LegaCoop, Acen, Agc Campania, Api, Casartigiani, Claai,Cna, Compagnia delle Opere, Confagricoltura, Confartigianato, ConfCommercio, Confcooperative, Cnonfesercenti e Unimpresa, parlano di “misure intollerabili che comporterà la perdita di migliaia di posti di lavoro”. Rimangono tutti uniti per mandare avanti un giusto appello: quello contro un’esclusione che comporterà sicuramente il collasso totale del sistema. Nessuno vuole stare a guardare mentre il governo nega la possibilità di ripresa alle regioni in via di sviluppo. Gli strumenti si possono e si devono cambiare. Caro professor Monti, per il bene di un Paese che non ami e non rispetti,  forse sarebbe davvero ora di andare a casa, possibilmente negli Usa: magari ospite dei tuoi cari amici banchieri della Morgan Stanley o della Goldman Sachs. Segui il consiglio degli Italiani: le caste partitiche ti appoggiano, ma loro non sono l'Itaia, sono solo la tragica parodia del suo volto peggiore, un volto che vogliamom lasciarci alle spalle per sempre.

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

  • Fecondazione eterologa – La Corte Europea dice No ai figli in provetta

    Fecondazione eterologa – La Corte Europea dice No ai figli in provetta

    Mercoledì, Maggio 23th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto – 

    Corte Europea / Strasburgo / Grande Chambre / Convenzione dei diritti dell’Uomo / Austria / Milano / Firenze / Catania / Tibunali / Figli / Provette / Fecondazione eterologa / Genitori /Sentenze / Corte Costituzionale / Movimento  per la Vita / Legge 40 del 2004 / Vita in provetta / Vita / Scienza & Vita / Carlo Casini / Gabriella Palmieri / Lucio Romano 

    No ai figli in provetta: così è stabilito!

    Il divieto di fecondazione eterologa stabilito dalla

    Corte Europea dei diritti dell’Uomo è il “rispetto

    della certezza delle relazioni familiari”

    Vita – Dono Sacro del Creatore

    Strasburgo, Roma – “No” ai figli in provetta: il divieto di fecondazione eterologa non viola la Convenzione dei diritti dell’uomo. A stabilirlo è la sentenza della Grande Chambre della Corte Europea dei diritti dell’uomo del 3 novembre 2011 che,  a seguito della richiesta avanzata da una coppia austriaca in merito alla fecondazione assistita con ovociti o gameti non appartenenti ai potenziali futuri genitori, si è così espressa.  La “polemica” , partita dall’Austria, aveva trovato spazio, in precedenza, anche nelle aule dei Tribunali di Catania, Firenze e Milano ai quali si erano appellate 3 coppie sterili. La questione era stata rimandata ai piani alti per presunta illegittimità e discriminazione dell’articolo 4 della legge 40 del 2004 e, ieri, la sentenza con la quale si è pronunciata la Corte Costituzionale, oltre a rispedire gli atti al mittente, ha ribadito il divieto dei “bimbi precofenzionati” e, soprattutto, ha frenato gli entusiasmi facili dei sostenitori della “vita in provetta”. Il presidente del Movimento per la Vita, Carlo Casini, si è detto pienamente soddisfatto per la decisione della Corte Europea di “lasciare agli Stati la libertà di decidere sulla fecondazione medicalmente assistita e, per questo, l’Italia prende a modello la legge 40 che – continua Casini – così come l’articolo 3 della Convenzione sui Diritti del Fanciullo, considera che l’interesse del minore debba avere precedenza rispetto ai desideri degli adulti”.

      La tutela dei diritti del nascituro  

    L’avvocato dello Stato, Gabriella Palmieri, ha fatto riferimento anche al fatto che su questa tematica sarebbe importante una consultazione parlamentare, in quanto solo l’istituzione in questione può decidere sul divieto della fecondazione eterologa, decisione che non può essere determinata da nessun giudice. Rendere nulla la legge 40, significherebbe creare anche un vuoto normativo di profondità considerevole, aspetto, questo, che non può e non deve essere sottovalutato. Quindi, vince “l’esigenza di garantire il diritto del nascituro a riconoscere i propri genitori – afferma il presidente dell’Associazione Scienza & Vita, Lucio Romano – in rispetto del principio di certezza delle relazioni familiari”. E a proposito di relazioni familiari, in ogni nucleo familiare che si rispetti, ci sono, o ci sono stati, 2 genitori responsabili della procreazione che nel caso della fecondazione eterologa diventerebbero 3 o 4.

      La vita è un dono sacro del Creratore, non un capriccio  

    Diventare genitori sarà un grandissimo desiderio per tantissime persone ma non dobbiamo mai dimenticare che gli impulsi ed i bisogni umani non sono una giustificazione per chi pensa di “comandare” sulla natura e sulla vita. La fecondazione assistita, tra l’altro, prevede diversi tentativi, ognuno dei quali corrisponde ad un figlio in provetta: tentativi che, qualora fossero fallimentari, come avviene spessissimo, saranno cestinati pur essendo, ormai, vita. Non lasciamo che i nostri figli, non siano solo “nostri”. Non rendiamoci complici della sfida contro la natura e , soprattutto, contro la volontà di chi ci ha creato, l’unico che può essere e che è davvero Padre di tutti.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Kinder-Ferrero – Corte Ue salva marchio

    Kinder-Ferrero – Corte Ue salva marchio

    Giovedì, Maggio 17th / 2012

    – di Silvia Laporta –

    Italia / Corte Ue / Kinder Ferrero / Azienda italiana / Made in Italy / Wohlfahrt / Contenzioso / Cioccolato / Nutella 

    Di Kinder ce n’è una: la sentenza della Corte Ue

    salva l’esclusivita’ del marchio.

    La Kinder resiste agli attacchi esteri, e Ferrero

    si consola con pane e Nutella

     

    Lussemburgo, Bruxelles, Alba – Il marchio 'Kinder' non si tocca, deve restare unico e non avere simili, nemmeno in settori diversi  da quello del mercato alimentare. La dolce barretta al cioccolato che tutti ricordiamo, deve restare un’icona italiana per le generazioni passate e quelle a venire. A deciderlo, è stata la Corte di giustizia Ue del Lussemburgo: “Il nome Kinder  distingue per più di una generazione di italiani un'intera famiglia di prodotti della Ferrero e quindi non e' possibile registrare in Europa un marchio simile come 'Kindertraum' perche' potrebbe generare confusione nel pubblico. Questo il significato della sentenza adottata oggi dal Tribunale. Il contenzioso e' approdato davanti ai giudici europei dopo essere gia' stato esaminato dall'Uami, l'ufficio per l'armonizzazione nel mercato unico di marchi, disegni e modelli.  A questo ufficio si era rivolto qualche anno fa un signore  tedesco, il signor Harald Wohlfahrt, per registrare il marchio denominativo 'Kindertraum' (che significa 'sogno dei bambini') per prodotti del settore cartario (cartoncini, prodotti da cartoleria, decorazioni natalizie). Ma cogliendo l'opportunità offerta nell'ambito della normale procedura di registrazione di un marchio la Ferrero si era opposta, poiché che di marchi registrati contenenti la parola kinder ne ha ben in 32 anche in classi 16 e 18 (quelle della cartoleria e decorazioni natalizie.)

      Il responso della Corte Ue  

    Nel 2009 l'Uami aveva dato ragione al gruppo italiano, giudizio poi ribadito nel 2010 dalla Commissione per i ricorsi della stessa Uami. Il signor Wohlfahrt aveva ha quindi deciso di presentare ricorso al Tribunale Ue per chiedere l'annullamento della decisione dell'Uami, sostenendo che il rischio di confusione tra i due marchi non sussiteva. I giudici comunitari hanno però stabilito ora che il marchio 'Kinder' non ha carattere descrittivo, bensì distintivo, per il pubblico italiano, e proprio questo specifico carattere ''impedisce la registrazione di marchi simili''.  La diversità tra le parole “Kinder”e “Kindertraum” non rende la parola salva dalla confusione che potrebbe facilmente  generare, in particolar modo nella somiglianza dei segni e dei prodotti e dei servizi , proprio poiché appartengono alla stessa categoria. Questo  dettaglio è importante poiché la ditta tedesca potrebbe voler sfruttare la similitudine del nome  per provare ad avvantaggiarsi sul mercato,  sperando probabilmente in qualche "miracolo" legislativo dovuto proprio ad una mancanza di certezze tipica di questo campo.

      Ferrero: la nutella resiste agli attacchi esteri  

    Quale bambino italiano non conosce un prodotto della famiglia Ferrero?  E chi di noi non associa almeno uno di questi prodotti alla propria infanzia? Il marchio Kinder è diventato un’icona  e la popolazione italiana vi è così affezionata, che anche in periodo di crisi, non sono i maggiori prodotti della famiglia Ferrero ad essere esclusi dai carrelli della spesa. Per esempio la Nutella detiene l’86% della quota di mercato nelle creme spalmabili a base cioccolato. Forse gli italiani addolciscono gli effetti della recessione con cucchiaiate di pane e Nutella!

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Dominio europeo “.eu” solo per imprese residenti

    Dominio europeo “.eu” solo per imprese residenti

    Lunedì, Maggio 7th/ 2012

    – di Silvia Laporta –

    Corte di Giustizia / Unione europea / Dominio web / Valenza esclusiva per le imprese residenti nell'Unione / Silvia Laporta / Qui Europa  

    Dominio europeo “.eu” solo per

    imprese residenti

    La decisione della Corte di Giustizia Ue

    Lussemburgo – Cosi parla Trstenjak , l’avvocato generale in Corte di giustizia : “ Un impresa può chiedere la registrazione dei propri marchi come nomi di dominio “eu”, soltanto qualora essa abbia sede nell'Ue. Ma facciamo un passo indietro: tutto risale a quanto fatto dalla società americana Walsh Optical nel 2005, quando l’azienda riuscì ad ottenere la tutela del termine Lensworld, nome con cui vengono identificati occhiali e lenti a contatto che sono il core business del gruppo, come marchio del Benelux, registrando al tempo stesso il dominio “lensworld.eu“.

      Il discusso precedente  

    Nel 2006, quindi circa un anno dopo, è stata la volta della società Pie Optiek, anch’essa attiva nel settore degli occhiali e delle lenti a contatto, che si è dimostrata interessata a registrare il dominio lensworld.eu non riuscendo però nell’impresa in quanto già fatto proprio dalla concorrente americana. Ne è nata pertanto una disputa legale contro la Bureau Gevers, la società di consulenza che si era occupata di far avere il dominio contestato alla Walsh Optical, arrivando quindi alla Corte d’Appello di Bruxelles, che ha a sua volta chiesto chiarimenti alla Corte di Giustizia europea ottenendo una tesi secondo la quale solo le imprese e le organizzazioni che abbiano la sede in uno degli stati dell’UE possono richiedere la registrazione di un dominio .eu, tanto da paventare anche una possibile revoca della concessione del dominio alla società americana, la quale, a quanto pare, non ne avrebbe il diritto non avendo sede nell’Unione Europea.

      La "corsa al dominio"  

    Nel 2007 prese il via la corsa per  la registrazione dei nomi di dominio internet sotto il dominio di primo livello “eu”. Questa registrazione, veniva effettuata sulla base del principio “ primo arrivato, primo servito”, ossia la domanda che arriva per prima, ha la precedenza. Tuttavia, durante i primi quattro mesi, ossia durante il cosiddetto  periodo “sunrise”, erano legittimati a presentare la domanda di registrazione soltanto i titolari di diritti preesistenti e gli organismi pubblici, con un ulteriore differenziazione: i primi due mesi erano riservati ai titolari di marchi nazionali, di marchi comunitari e di indicazioni geografiche, permettendo anche ai licenziatari di tali soggetti di chiedere lo stesso trattamento privilegiato.

     Lo sfruttamento legittimo del marchio  

    Trstenjak, si esprime a proposito  del contenzioso C-376/11 circa le condizioni della causa che divide la società belga Pie  Optiek e l’impresa americana Walsh Optical. Secondo l’avvocato dell’ UE   un licenziatario residente in Europa può procedere alla registrazione “ue” e può anche  approfittare della registrazione privilegiata durante il periodo “sunrise”, ma per “licenziatario” deve intendersi soltanto “ il soggetto legittimato in prima persona allo sfruttamento commerciale del marchio”. Secondo quanto enunciato dalla normativa pertinente, l’ufficio competente per la registrazione (Eurid),  deve registrare i nomi di dominio richiesti da un’impresa avente sede  nella Ue. Questa decisione della Corte di giustizia,per quanto non vincolante, potrebbe rappresentare un precedente importante per quanto riguarda la questione dei domini internet: dare la precedenza alle “nostre” imprese, quelle europee.

     Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • L’Italia non rispetta i diritti umani

    L’Italia non rispetta i diritti umani

    Venerdì, Maggio 4th / 2012

    Unione europea / Italia / Diritti / Corte europea / Carceri / Giustizia lenta / Sovraffollamento  / Record di ricorsi / Amnistie / Irragionevole durata dei procedimenti / Credibilità internazionale / Durata dei procedimenti / Inefficienze sistematiche / Sovraffollamento delle carceri / Credibilità internazionale / Margine di valutazione nazionale / Riforma del sistema giustizia / Mirella Fuccella / Qui Europa  

    L’Italia non rispetta i diritti umani

    Una valanga di ricorsi intasano la Corte europea

    Strasburgo – Il presidente della Corte europea dei diritti dell'uomo, il giudice britannico Nicolas Bratza, tiene periodicamente alcune visite presso ciascuno dei quarantasette Paesi del Consiglio d’Europa. Ieri è toccato all'Italia. Non si è trattato certo di una ispezione, ma gli incontri che il presidente della Corte europea ha tenuto ieri in Italia con il Presidente della Repubblica e il ministro della Giustizia sono stati l’occasione per chiarire alcuni punti critici. L’Italia ha molti conti in sospeso rispetto all’obbligo di protezione dei diritti e delle libertà assicurati dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. In primo luogo vi è la questione dell’inefficienza del nostro sistema giudiziario, con le sue complesse norme procedurali, l’uso che viene fatto delle risorse a disposizione, l’incidenza dell’imponente avvocatura italiana.

      "Irragionevole" durata dei procedimenti  e  inefficienze sistematiche  

    Da quasi trent’anni la Corte segnala il grave problema, condannando l’Italia per la continua violazione del diritto alla ragionevole durata dei procedimenti. Non solo tali condanne cadono nel vuoto, ma addirittura da qualche tempo l’Italia compie nuove violazioni, ritardando il pagamento delle somme che le Corti di appello assegnano ai ricorrenti per riparare la violazione del loro diritto. Un altro grave problema riguarda le condizioni dei detenuti, che per il sovraffollamento delle carceri sono spesso tali da poter essere definite come “trattamento inumano e degradante”.

      Questione di credibilità  

    Sono temi ormai improrogabili, che danneggiano anche la credibilità internazionale del nostro Paese. Già il governo precedente aveva dato luogo a forti proteste da parte del Consiglio d’Europa, per aver ignorato le disposizioni della Corte di non espellere alcune persone in Tunisia, dove sarebbero state esposte a rischio di torture. Si trattava di condannati in Italia per "presunte" attività di sostegno a "presunte" reti terroristiche, ma il divieto di tortura garantisce tutti ed è inderogabile. Tali violazioni commesse dall’Italia sono passate da noi quasi inosservate, ma in ambito europeo hanno leso fortemente la reputazione dell’Italia.

      "Inflazione" da ricorsi   

    I ricorsi provenienti dal nostro Paese superano la cifra di 50.000 all’anno. Tutto questo schiaccia le strutture della Corte, causando un forte ritardo nelle decisioni. Il Regno Unito, dunque, spingeva perché si inserisse nella Convenzione una disposizione che obbligasse la Corte a riconoscere agli Stati un largo margine di valutazione nazionale nell’adempiere gli obblighi. Qui però si parla di diritti inderogabili, come la libertà personale, il divieto di tortura o di trattamenti degradanti. Il tentativo del regno Unito, dunque, – per fortuna – non è andato in porto. Sarà ancora compito della Corte elaborare la propria giurisprudenza in merito, senza cedere agli interessi dei governi a danno della protezione dei singoli. Ci auguriamo che tutto questo porti finalmente ad una seria riforma del sistema giudiziario italiano, studiata in modo da rendere finalmente più “umani” i tempi della giustizia: di certo una parte del sovraffollamento delle carceri è dovuto proprio alla presenza di un gran numero di detenuti in attesa di giudizio. La vera soluzione al problema, infatti, non possono essere le periodiche amnistie, che spesso mettono in libertà indistintamente innocenti e colpevoli.

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Ogm – Vietato vietare!

    Ogm – Vietato vietare!

    Venerdì, Aprile 27th / 2012

    – di Franco De Domenico –

    Europa / Italia / Ogm / Corte di giustizia europea / Mario Catania / Crisi figlia del liberismo / Franco De Domenico / Qui Europa  / Stati impotenti per statuto / Ogm impoosti per decreto / Sovranità statale / Ingerenze Ue  

    Ogm, vietato vietare

    L’avvocato dell’Ue contro le restrizioni

    sui prodotti transgenici

    Bruxelles, Lussemburgo – Il linguaggio giuridico, come sempre, non parla proprio chiaro, ma il significato è, alla fine, inequivocabile: “Non possono essere sottoposti ad una procedura di autorizzazione nazionale, organismi geneticamente modificati” , come quelli presi in esame a Bruxelles. Nella fattispecie, ibridi di mais. In soldoni: uno Stato sovrano non può regolamentare sugli Ogm. E’ quanto suggerisce alla Corte di Giustizia europea, oggi a Lussemburgo, l’avvocato generale Yves Bot, nella causa tra Pioneer Hi Bred Italia e il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali.

      Ogm – Stati impotenti per statuto  

    Secondo l’avvocato generale – le cui conclusioni, peraltro, non sono vincolanti per la Corte –  “la direttiva Ue 18 del 2001 sull’emissione deliberata nell’ambiente di Ogm impedisce che uno Stato membro, nelle more dell’adozione – a livello nazionale, regionale o locale – di misure volte a evitare la presenza involontaria di Ogm in altre colture, si opponga alla coltivazione sul suo territorio di quegli Ogm”. E aggiunge: “gli Stati membri hanno la facoltà di adottare tutte le misure opportune per evitare la presenza involontaria di Ogm in altri prodotti tramite misure di coesistenza, ma non possono invocarla per impedire in maniera generalizzata la messa in coltura sul loro territorio di un Ogm già autorizzato nell’Unione e iscritto nel catalogo comune”. Ora la sentenza spetta ai giudici europei. La reazione del ministro Mario Catania, titolare del dicastero delle Politiche ambientali, è di attesa per la sentenza della Corte di Giustizia europea. Il ministro Catania ha affermato che solo la sentenza scioglierà il caso, ed è una materia delicata, visto che molti vedono  in tema – ed a piena ragione: vedi articoli già pubblicati in "Qui Europa" –  di occhio non buono la presenza di Ogm nel nostro territorio, visti e considerati i deleteri effetti sull'ecosistema e sulla salute. 

      Ogm – Imposti per Decreto  

    Pertanto, il fatto che gli Ogm siano imposti per decreto Ue – con un discusso ed indiretto vantaggio per le multinazionali operanti nel settore primario – suscita molte perplessità, soprattutto se un Paese sovrano intende limitare i danni all’ambiente e ai cittadini consumatori, che i prodotti Ogm possono – come detto e dimostrato – più o meno pesantemente comportare: compresi effetti imprevisti e non ancora del tutto chiari sulla variazione dello stesso Dna umano. Roba da film horror! Si tratta di equilibri economici, e naturalmente anche politici, di una grande fragilità, su cui si gioca anche la libertà di noi cittadini: quanto della nostra sovranità stiamo cedendo all’Ue, in quanto appartenenti a Paesi con non molta voce? E quanto è giusto che l’Europa si pronunci, e legiferi, su questioni di competenza nazionale, perfino regionale? Una domanda che noi della redazione di "Qui Europa" gireremo presto ai nostri rappresentanti all'Eurocamera.

    Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)       

  • Caso “Alitalia” – Tribunale Ue da ragione a Commissione Ue:  respinto il ricorso di Ryanair

    Caso “Alitalia” – Tribunale Ue da ragione a Commissione Ue: respinto il ricorso di Ryanair

    Mercoledì, Febbraio 1th / 2012

    Corte europea / Commissione europea / Ryanair / Alitalia / Cessione / Ricorso / Decisione 

    Caso "Alitalia" – Tribunale Ue da ragione a Commissione Ue:

    respinto il ricorso di Ryanair

    Dal Tribunale: "La Commissione agì correttamente"

    Bruxelles – Nei mesi scorsi la compagnia low cost spagnola Ryanair aveva fatto ricorso presso la Corte Europea contro la decisione della Commissione Ue che, nell'ambito del "caso Alitalia" ritenne illegittimo il prestito di Stato alla compagnia di bandiera italiana,  autorizzandone tuttavia la vendita dei beni. Nelle scorse ore è maturata la decisione della Corte, rivelatasi favorevole all'esecutivo di Bruxelles: secondo la sentenza, infatti, la Commissione avrebbe agito correttamente, avendo maturato la certezza che la vendita di Alitalia sarebbe stata realizzata secondo il prezzo di mercato. Ryanair lamentava, inoltre, il fatto che la Commissione avesse effettuato un esame insufficiente sull'incartamento di Alitalia, sia in fase di esame preliminare che nella successiva vendita dei beni, per tracciare strade utili ed alternative a tale vendita. Inoltre, secondo la Corte, la Commissione avrebbe correttamente presupposto l'inesistenza di continuita' economica tra Alitalia e la cordata CAI e che "quest'ultima non avesse beneficiato di alcun vantaggio", dal momento che "sarebbero state adottate tutte le misure affinchè la cessione avvenisse ad un prezzo non inferiore a quello di mercato".

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • ACTA: Censura su diritti web e commercio –  La decisione sul più discusso Trattato internazionale sarà del Parlamento europeo. No a scorciatoia “Corte di Giustizia” Ue

    ACTA: Censura su diritti web e commercio – La decisione sul più discusso Trattato internazionale sarà del Parlamento europeo. No a scorciatoia “Corte di Giustizia” Ue

    Mercoledì, Marzo 7th / 2012

    – di Sergio Basile –

    Parlamento Europeo / Commissione Commercio Internazionale / ACTA / Corte europea / Rinvio / Opposizione / Trattato commercisale / Diritti/ Web / Copyrigth / Accordo anticontraffazione / Multinazionali / Inganno / David Martin / Maggio / Giugno / Voto / Libertà / Censura / Minaccia

    Diritti Web e commercio – ACTA

    La decisione sull’Acta sarà del Parlamento europeo:

    no a scorciatoia “Corte di Giustizia” Ue

    La bocciatura del Trattato più “liberticida” di sempre non sembra utopia

    Bruxelles – Nelle scorse ore la Commissione commercio internazionale del Parlamento europeo si è opposta (con voto sostenuto da un'ampia maggioranza: 21 contrari al rinvio, 5 favorevoli, 2 astenuti) al rinvio alla Corte di Giustizia dei diritti dell'Uomo dell'ACTA, l'accordo commerciale più discusso e liberticida di sempre: etichettato "addirittura", con fantasia vera, come "accordo anti-contraffazione". Rinvio che era stato proposto dal laburista britannico David Martin, quale – probabilmente – possibile scorciatoia alla ratifica del prossimo 11 giugno 2012. Martin si è comunque giustificando tenedo a ribadire che in realtà la sua proposta fosse stata fraintesa, e scambiata come un trucco politico per ritardare la decisione. Secondo l'eurodeputato britannico – piuttosto – la proposta del rinvio alla Corte poteva leggersi come una strada percorribile al fine di coadiuvare nelle attività proprie gli eurodeputati chiamati prossimamente al voto,  spronandoli a ricercare la soluzione più valida. una posizione in merito''. Inoltre secondo il britannico la stessa decisione pervenuta nelle ultime ore – di respingere il ricorso alla Corte – sarebbe in effetti il primo segnale che l'Europarlamento non ratificherà il temuto e rivoluzionario – quanto censorio – accordo e reso -tra l'altro – di voler imbavagliare e ridimensionare il ruolo di libera espressione del web: forse l'ultimo baluardo della democrazia indiretta di questo terzo millennio.  Ora trepidanti tutti aspettano il voto della commissione commercio internazionale: in programma  tra il 29 e il 30 maggio.L'ultima parola come noto, resterà al Parlamento europeo riunito in seduta plenaria nel prossimo mese di giugno. (Per approfondimenti e capirne di più: vedi video in "Galleria Multimediale" – Qui Europa: ACTA – L'accordo più liberticida.).

     Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)