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  • Soldati in India e Affari Sporchi – Seconda Parte

    Soldati in India e Affari Sporchi – Seconda Parte

    Giovedì,  Marzo 28th/ 2013 

    – L'Approfondimento di C.Alessandro Mauceri –

    India, ministro della Giustizia, Ashwani Kumar, Ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, Napolitano, New Delhi, pena di morte, Alta Corte di Kerala Fucilieri di Marina, atto terroristico, Pil, Financial Times,  Global 500, Stefano Beggiora, Università Ca’ Foscari, India e Nordest: il mercato del terzo Millennio, Forze Armate indiane, Fincantieri, Istituto Oceanografico indiano, Sagar Nidhi, Marina indiana, Mazagon Dock, Mumbai, Garden Reach, Kolkata, Alenia Aeronautica, consorzio Eurofighter, Aeronautica indiana programma MMRCA (Medium Multi-Role Combat Aircraft), Camera di Commercio Indiana per l’Italia, missione commerciale multisettoriale, Fukushima, Jaitapur, Maharashtra, nucleare sperimentazioni cliniche, cavie umane, BBC, The Independent, Washington Post, Sae, Serious Adverse Events, Italia, Roma, Kerala, Marò, India, Guardia Costiera, Kochi, Kerala, peschereccio St. Antony, “Diritto di Bandiera”, Olimpic Flair, Enrica Lexie, guardie armate, pirati, Ros Carabinieri, prova balistica, Onu, Nato, Imo, International maritime organization, Ue, Richard Ashby, funivia del Cermis, Convenzione di Londra, Codice Internazionale di Navigazione, Diritto di Bandiera, Olimpic Flair, Luigi Di Stefano, Strage di Ustica, Catherine Ashton, Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e la Sicurezza, Unione europea, Richard Ashby, Funivia del Cermis, Val di Fiemme, Alessandro Mauceri, Qui Europa 

    Soldati in India e Affari Sporchi – Seconda Parte 

    Le Verità Occultate sul Caso Marò e le Dimissioni del

    Ministro Terzi 

    Ecco cosa blocca la macchina diplomatica e sovrasta

    il Diritto: una fittissima rete di intrecci commerciali

     

    di C.Alessandro Mauceri

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     I Retroscena del "Caso Marò" – Seconda Parte 

    Roma, New Delhi, Kerala, Kochi – Nelle ultime ore sono giunte – era ora – le dimissioni del Ministro degli Esteri  Giulio Terzi, "caduto" non per la linea ambigua (per non dire vergognosa) mantenuta per tutto il 2012 e anche oltre sul "Caso Siria" e – in generale – su tutta la politica estera imperialistica italiana (filo-Nato e filo-Usa), ma proprio sul "Caso Marò", e sul ri-espatrio dei due fucilieri italiani in India, favorito e non osteggiato dallo stesso Terzi. L’annuncio è stato dato, nelle ultime ore, in occasione del suo intervento in Parlamento, nell’aula di Montecitorio. Ma tornando al misterioso incidente diplomatico, cerchiamo ora di comprendere cosa si possa davvero nascondere dietro questa brutta storia, al di là della solita ormai costante cappa mediatica che contraddistingue l'informazione (di regime) nel nostro Paese. 

     Le Dimissioni di Terzi e l'Ennesimo Disastro del "Tecnico" 

    "Secondo gli ultimi dispacci di agenzia, si apprende – sosteneva in sostanza un comunicato governativo della Farnesina – che i due Italiani non rischierebbero la pena di morte. Quanto al carcere, lo potrebbero scontare in Italia". Sono state queste – per sommi capi – le rassicurazioni con le quali il nostro governo ha convinto i due accusati a tornare nel Paese che li aveva arrestati ricorrendo a stratagemmi poco diplomatici e che, forse, se la controparte non fosse stata l’Italia, ma un altro Paese, avrebbero scatenato uno scontro diplomatico di ben altre dimensioni. Ciò era avvenuto dopo aver sostenuto che i nostri militari – coinvolti in un affare internazionale dai risvolti più grandi di loro e non di poco – non sarebbero dovuti rientrare in India. Ma non finisce qui! Al ritorno dei fucilieri in India, il ministro della Giustizia indiano, Ashwani Kumar, ha tenuto a precisare come il governo indiano in realtà non avrebbe fornito alcuna assicurazione all'Italia in merito all'inflizione della pena di morte (che pure non è applicata da molti anni). Ebbene secondo alcuni quotidiani, il Ministro degli Esteri italiano dimissionario, Giulio Terzi, che aveva dato la notizia sbagliata (e, a quanto pare, aveva anche dimenticato di informarne il presidente Napolitano) in un primo momento aveva affermato che la sua era stata solo una “svista” e che non ci pensava proprio a dimettersi.   Poi nelle ultime ore – per cause di forza maggiore – è giunto l'evidente e provvidenziale ripensamento. Terzi – tuttavia – affermava poco prima delle dimissioni, come i due Marò' "non avessero corso rischi, e non sarebbero andati incontro a un destino ignoto", perchè "la situazione si stava normalizzando" visto l'ottenimento da parte dell'Italia della precisa garanzia da New Delhi sull'inapplicabilità della suddetta pena capitale. E così, ancora una volta, alle ripetute affermazioni dei nostri diplomatici in merito a rassicurazioni circa il destino dei nostri soldati,  un giudice dell’Alta Corte di Kerala ha pensato bene di definire la presunta sparatoria attribuita ai Fucilieri di Marina italiani, un atto terroristico. In realtà, questa sarebbe solo l’ultima delle anomalie (per voler usare un eufemismo) nascoste da una vicenda dagli evidenti e grotteschi chiaroscuri.

     India – Il Mercato del Terzo Millennio 

    La verità è che i nostri funzionari si sono trovati di fronte una delle maggiori potenze mondiali con un Pil che, a parità di potere d’acquisto, è già ora pari a un quarto di quello di tutti i Paesi della Terra. Un Paese (l'India) con un apparato bellico possente, dotato di testate nucleari e – ciliegina sulla torta – 1,3 milioni di militari regolari. L’India, il cui trend economico è, forse, ancor più robusto di quello della stessa Cina, è un colosso la cui industria manifatturiera è la decima del pianeta. Nella classifica del Financial Times, Global 500, che raggruppa le cinquecento maggiori società del pianeta per capitalizzazione, l’India compare ben 14 volte. E l’Italia? Tralasciando le ovvie considerazioni sulla dimensione economica e sul potenziale militare del nostro Paese confrontati con quello di uno dei colossi globali (comparabile solo con USA e Cina) anche sotto il profilo dei rapporti economici “negli anni del boom economico indiano, l’Italia appare essersi mossa un pò in ritardo” come ha affermato – tra l'altro – il professor Stefano Beggiora, docente di storia dell’India presso l’Università Cà Foscari Venezia, autore del saggio "India e Nordest: il mercato del terzo Millennio".

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Una Questione di "puri" e semplici "Affari Economici" 

    In realtà, sembrerebbe che a destare la preoccupazione delle nostre autorità in questo momento particolare siano gli imprenditori italiani che già detengono (o che vorrebbero stabilire)  rapporti economici con l’India. La paura che deriverebbe dall’indurirsi dei rapporti diplomatici tra i due Paesi, è quella di vedere scoppiare una vera e propria crisi commerciale tra Italia e India che potrebbe mettere a rischio i rapporti commerciali già esistenti e i contratti in opera. E se è vero che il colosso del Sud est asiatico rappresenta al momento solo il sedicesimo partner commerciale dell’Italia, con un valore delle esportazioni che nel 2010 è stato di circa 3,5 miliardi di euro, cioè solo l’1% del totale, c’è da considerare che i dati del 2011, ancora provvisori, dicono che questo valore tenderà a crescere rapidamente. Le esportazioni italiane verso l’India aumentano con un tasso del 21% l'anno. Non solo, ma i rapporti commerciali già istaurati pare riguardino proprio quelle aziende di grandi dimensioni che hanno dimostrato di avere maggiore capacità di influenzare scelte politiche nazionali. Come se non bastasse, anche i clienti cui i nostri prodotti sono destinati non sono soggetti qualunque. Uno dei maggiori clienti delle imprese italiane, ad esempio, sono le Forze Armate Indiane. In pochi anni, le nostre aziende produttrici di materiale bellico sono divenute fornitrici di fiducia di Nuova Delhi. Hanno venduto molto, e molto intendono ancora vendere. Fincantieri nel 2008 ha fornito all’Istituto Oceanografico indiano la nave oceanografica da 5mila tonnellate Sagar Nidhi. Pochi mesi fa è stata consegnata all’India la seconda di due grandi navi rifornitrici di squadra da 27mila 500 tonnellate per la Marina indiana. Un contratto da oltre 300 milioni di euro che si somma a quello per la progettazione di sette fregate da 6mila 200 tonnellate della nuova classe P17A, che hanno fruttato all’industria italiana circa 30 milioni di Euro. Non solo, ma è in ballo l’appalto per la realizzazione di queste navi (ognuna del costo di 900 milioni di dollari) che saranno costruite in due cantieri indiani, il Mazagon Dock di Mumbai e il Garden Reach di Kolkata. Appalto che interessa e non poco Fincantieri che aspira a fornire assistenza e tecnologia nel settore delle costruzioni navali modulari, un know how che i cantieri locali non posseggono ancora. Anche Alenia Aeronautica e altre industrie italiane per molti mesi sono state interessate al mercato indiano. Infatti sono loro che producono alcune parti dei caccia realizzati dal consorzio Eurofighter, che ha partecipato ad una gara internazionale per la vendita di 126 caccia all’Aeronautica indiana, in base al Programma MMRCA (Medium Multi-Role Combat Aircraft) per un costo complessivo di almeno 12 miliardi dollari. (Alla fine la gara è stata vinta, però, da un concorrente anche questo europeo). Anche la Camera di Commercio Indiana per l’Italia è molto attiva, infatti ha in programma di organizzare dal 13 al 18 Aprile 2013 una missione commerciale multisettoriale a Mumbai. Molto probabilmente, la verità è che l’India, oggi, in un mondo caratterizzato da economie inaccessibili e da mercati in calo, desta, con i propri numeri, enormi interessi da parte delle maggiori aziende di tutti i Paesi industrializzati. Come dicevamo l’India è dotata di un proprio arsenale nucleare che nessuno si permette di criticare  (ma – ci chiediamo – che accadrebbe se al posto del colosso asiatico vi fossero l’Iraq, l’Afghanistan, il Mali o anche la Siria?). 

     L'India Nascosta – Dal Nucleare alle Sperimentazioni su Cavie Umane 

    Ma anche sotto il profilo civile le scelte dell’India per il nucleare sembrano non tener conto del disastro verificatosi a Fukushima: tra poco a Jaitapur, nello stato del Maharashtra, verrà costruito il più grande parco nucleare al mondo: 9.900 MW prodotti da 6 reattori. E a niente sono valse le proteste della popolazione per impedire che ciò avvenisse. Ovviamente, molti media internazionali hanno dedicato poca attenzione all’evento, anche perché la tecnologia che ha permesso all’India di accrescere il numero di centrali nucleari sul proprio territorio è stata fornita da imprese europee. In realtà, per poter accedere a questi mercati, fino ad oggi chiusi e resi impossibili grazie a barriere economiche invalicabili anche per industrie di dimensioni (e di potere) ben maggiori di quelle italiane, tutti (e va sottolineato non una, ma due volte, tutti) i Paesi del mondo hanno fatto finta di non vedere cosa stava (e sta) accadendo in quello che da molti viene definito un microcontinente. Nessuno ha visto  il prosperare della potenza missilistica nucleare dell’India. Così come  nessuno sa niente del fatto che in India (come del resto in altri Paesi)  per le sperimentazioni cliniche e farmacologiche si fa ricorso a cavie umane. Eppure sono notizie alcuni magazine internazionali, la BBC, The Independent, il Washington Post, hanno riportato e documentato denunciando un indegno sfruttamento di cavie umane da parte delle industrie del farmaco. Secondo il Washington Post, il fenomeno avrebbe visto una repentina accelerazione dal 2005, in seguito all'introduzione di leggi di semplificazione dei controlli per i test sperimentali nel Paese. The Independent riferisce che un quarto di tutti i dati clinici forniti in Europa alle autorità di controllo sui farmaci proviene dagli esperimenti condotti proprio in Paesi come l’India, la Russia, l’America Latina e la Cina  (BRIC). Va detto come le vittime di questi esperimenti, prelevate in luoghi come i quartieri più poveri delle metropoli, vengano classificate solo con la sigla Sae: Serious Adverse Events (gravi eventi avversi). Del resto l'immissione in commercio di un nuovo farmaco richiederebbe circa 10-15 anni e varie fasi di sperimentazioni con un investimento di diversi miliardi di dollari. Stanziare i test in paesi poveri con un'ampia fetta di popolazione semianalfabeta vuol dire risparmiare fino al 60% il costo dell'investimento. Da pelle d'oca!

     Chi decide davvero del destino dei Marò Italiani? 

    Forse le famiglie dei Marò che sono tornati in India obbedendo agli ordini dei loro superiori, non  è al ministro o all’ambasciatore o al capo del governo (a quello vecchio o a quello  appena incaricato) che dovrebbero rivolgersi per fare tutelare gli interessi e i diritti dei propri congiunti, ma ai capi delle industrie che fanno affari con l’India…..e forse loro risponderebbero. 

    C.Alessandro Mauceri (Copyright © 2013 Qui Europa)

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    Soldati in India e Affari Sporchi – Prima Parte

    Soldati in India e Affari Sporchi – Prima Parte

    Lunedì,  Marzo 25th/ 2013  – L'Approfondimento di C.Alessandro Mauceri – Italia, Roma, Kerala, Marò, India, Guardia Costiera, Kochi, Kerala, peschereccio St. Antony, “Diritto di Bandiera”, Olimpic Flair, Enrica Lexie, guardie armate, pirati, Ros Carabinieri, prova balistica, Onu, Nato, Imo, International maritime organization, Ue, Richard Ashby, funivia del Cermis, Convenzione di Londra, Codice Internazionale di Navigazione, Diritto […]

     

  • Soldati in India e Affari Sporchi – Prima Parte

    Soldati in India e Affari Sporchi – Prima Parte

    Lunedì,  Marzo 25th/ 2013 

    – L'Approfondimento di C.Alessandro Mauceri –

    Italia, Roma, Kerala, Marò, India, Guardia Costiera, Kochi, Kerala, peschereccio St. Antony, “Diritto di Bandiera”, Olimpic Flair, Enrica Lexie, guardie armate, pirati, Ros Carabinieri, prova balistica, Onu, Nato, Imo, International maritime organization, Ue, Richard Ashby, funivia del Cermis, Convenzione di Londra, Codice Internazionale di Navigazione, Diritto di Bandiera, Olimpic Flair, Luigi Di Stefano, Strage di Ustica, Catherine Ashton, Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e la Sicurezza, Unione europea, Richard Ashby, Funivia del Cermis, Val di Fiemme, Alessandro Mauceri, Qui Europa 

    Soldati in India e Affari Sporchi. Oltre la Verità

    Ufficiale: I Misteri del Caso Marò – Prima Parte

    Versioni diverse, Corpi spariti, Dati discordanti

    La Strana paralisi dell'Ue e degli Organismi Internazionali 

    Oltre la Cappa Mediatica – L'Analisi di "Qui Europa"

     

    di C.Alessandro Mauceri

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     I Retroscena del "Caso Marò" – Dietro la "verità ufficiale" 

    Roma, New Delhi, Kerala, Kochi – Nelle ultime ore, Il ministro della Difesa indiano A.K. Antony – all'Agenzia di stampa PTI – ha sostenuto che i due marò italiani sono ritornati in India grazie all' "atteggiamento deciso" della Corte Suprema e del governo del Paese."La questione è stata risolta – ha dichiarato – senza molti problemi con il deciso atteggiamento assunto dalla Corte Suprema e il suo energico intervento. Anche il governo – ha aggiunto – ha lavorato sulla stessa lunghezza d'onda ottenendo che i marò tornassero qui per essere sottoposti a processo. E su questo – ha concluso – le autorità di New Delhi hanno sostenuto i sentimenti del governo del Kerala, dove l'incidente é avvenuto il 15 febbraio 2012, con la morte di due pescatori". Secondo un noto costituzionalista indiano, Fali Sam nariman, i due italiani non correrebbero rischi di pena capitale, ma la certezza in questi casi è un qualcosa di inafferrabile e altamente aleatorio.

     Enrica Lexie – La Realtà potrebbe essere ben diversa 

    Da oltre un anno,  ormai, la cronaca internazionale non lascia passare giorno senza raccontare ciò che avviene ai nostri due connazionali accusati di omicidio dal governo indiano. In realtà, dietro tutta questa faccenda, che dura ormai da troppo tempo, la realtà potrebbe essere ben diversa da quella che apparirebbe semplicemente ascoltando i telegiornali. Innanzitutto, i fatti. Ebbene da una disamina anche solo un tantino meno superficiale, rispetto a quanto fatto da chi si è limitato a riportare comunicati stampa, degli atti e delle dichiarazioni ufficiali della Polizia, della Guardia Costiera di Kochi, dei testimoni locali e dei giudici di Kerala emergono molte anomalie. Anomalie che i legali dei due Marò detenuti in India avrebbero dovuto far rilevare e far valere  e che, invece, chissà perché sono state dimenticate.  Cominciamo dall’inizio. I verbali della polizia e della Guardia Costiera di Kochi riportano che il peschereccio St. Antony con le due vittime a bordo sarebbe rientrato in porto alle 18:20, quando il sole era alto (quel giorno stando ai dati ufficiali è tramontato alle 19:47). Eppure i filmati delle televisioni locali mostrano che il rientro della nave sarebbe avvenuto molto più tardi quando era già buio pesto.

      Diverse versioni e dati discordanti 

    Andiamo avanti. Sempre secondo la Guardia Costiera, il peschereccio indiano sarebbe rientrato in porto, quasi cinque ore prima della nave Enrica Lexie su cui si trovavano i due Marò e ciò nonostante la sua velocità massima sia nettamente inferiore a quella della nave italiana. I pescatori, appena a terra, avrebbero dichiarato di non aver visto nulla, in quanto tutti sotto coperta e in sonno pieno, ad eccezione dei due colleghi colpiti e deceduti e che quindi non possono testimoniare. Solo pochi giorni dopo, questa dichiarazione sarebbe stata cambiata e i pescatori avrebbero fornito i dati per il riconoscimento della nave. Cambiamento che tuttavia non sarebbe decisivo per l’accusa: i colori della nave italiana, infatti, sono simili a quelli di molte altre navi in quel momento presenti nella zona, almeno quattro.

     Una curiosa omissione – Perchè? 

    Anche le procedure di rientro in porto sarebbero, a dir poco, anomale. In base agli accordi internazionali, come il Codice Internazionale della Navigazione, e agli Accordi Nato (di cui sia India che Italia farebbero parte e che coprono l’operato dei militari all’estero, in base al cosiddetto “Diritto di Bandiera”) il governo indiano non avrebbe dovuto chiedere il rientro in porto della nave italiana omettendo di informarla che erano indagati: la Guardia Costiera, infatti, ha chiamato via radio tutte le navi in zona invitandole a rientrare a Kochi per “identificare una barca di pirati” che aveva già catturato.

     Spunta l'Olimpic Flair – Vi fu un altro conflitto in mare?  

    Proprio in quelle ore, infatti, pare che si sia verificato un altro conflitto a fuoco tra una nave greca, la Olimpic Flair, molto simile alla Enrica Lexie e con a bordo guardie armate, e una nave di presunti “pirati”. Del resto, gli scontri armati in quelle acque pare siano all’ordine del giorno, oltre che per la presenza di pirati anche per la presenza di navi da guerra essendo l’India, di fatto, in guerra con altri Paesi. Resta il fatto che delle cinque navi presenti nella zona, quattro si sarebbero dileguate al largo. L’unica a rientrare sarebbe stata quella italiana. Singolare anche lo slancio nel "perseguitare" (?) i due militari italiani, spintosi fino al punto di proibire ai tecnici del Ros (Carabinieri) di essere presenti alla prova balistica. Non a caso l’analisi balistica sui progetti avrebbe identificato armi diverse da quelle in dotazione ai nostri militari.

     Corpi spariti – Una cremazione lampo 

    Anche le procedure successive sarebbero state, a dir poco, anomale. Le uniche indicazioni interessanti potevano provenire da un esame autoptico dei corpi delle due vittime, ma questa possibilità è stata negata alla difesa, visto che gli stessi sono stati cremati nel giro di poche ore. Perchè – ci chiediamo – cremare dei corpi di reato che coinvolge due diversi Paesi e dove quindi le controversie potrebbero richiedere un approfondimento di indagini? La stessa  nave italiana sarebbe stata in base ai rilievi del radar in posizione diversa da quella in cui il peschereccio indiano è stato attaccato. Chi volesse conferma di ciò può leggere l’analisi della vicenda effettuata dall’Ingegner Luigi Di Stefano (disponibile sul sito http://www.seeninside.net/piracy/index.htm) perito – pare – di chiara fama che, tra l’atro, ha collaborato nel corso del processo sulla strage di Ustica.

     Siria – Tacete! Altrimenti è la Morte 

    Anche il coinvolgimento di Onu e Nato in questa vicenda pare essere, a dir poco, anomalo. La presenza di militari armati a bordo di navi mercantili, deriva infatti (ma di questo i media non parlano) non da una scelta arbitraria e eccessiva del nostro Paese, ma dalle linee guida dell’IMO (International Maritime Organization: organismo dell’Onu preposto alla disciplina dei traffici marittimi) e dalle disposizioni Ue e Nato in materia di contrasto alla pirateria nelle acque vicine. Ebbene, nessuna di queste organizzazioni ha proferito parola in merito a quanto avvenuto o è intervenuta imponendo il rispetto dei trattati sottoscritti da Italia e India. Ma allora – ci chiediamo – a che servono questi accordi? L’unico intervento è stato quello di Catherine Ashton, l'Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza dell'Unione Europea. Intervento blando e a tutt’oggi, come dimostrano i fatti, assolutamente inutile. Come spesso accade!

     Val di Fiemme, Italia – Nel 1998 andò diversamente 

    Eppure, in altri casi, le cose erano andate diversamente. Nel 1998 un aereo militare statunitense pilotato Richard Ashby, decollato dalla base aerea di Aviano, per una bravata del pilota in violazione di tutte le norme di volo, tranciò le funi che reggevano la funivia del Cermis, in Val di Fiemme. La cabina precipitò da un'altezza di circa 150 metri schiantandosi al suolo. Nella strage morirono venti persone di diverse nazionalità. I pubblici ministeri italiani richiesero di processare i quattro marine in Italia, ma il giudice per le indagini preliminari impose che, in forza della Convenzione di Londra del 19 giugno 1951 sullo statuto dei militari Nato, la giurisdizione sul caso dovesse riconoscersi alla giustizia militare statunitense. Nel giro di pochi giorni i militari statunitensi rientrarono i patria e, alla fine, solo il pilota e il suo navigatore furono chiamati a comparire davanti a un tribunale militare americano e solo per rispondere dell'accusa di omicidio colposo. Nel 1999 la giuria assolse Ashby e anche le accuse di omicidio colposo nei confronti di Schweitzer non ebbero seguito. Nel maggio del 1999 entrambi furono degradati e rimossi dal servizio e il pilota fu condannato a sei mesi di detenzione (poi addirittura  scesi a quattro) per intralcio alla giustizia (avevano distrutto il nastro che dimostrava la loro colpevolezza).

     Oltre la Verità Ufficiale – I Misteri del Caso Marò 

    Forse sarebbe stato meglio che i nostri Marò avessero chiesto assistenza agli stessi legali dei due militari americani, perché quelli che li assistono pare abbiano dimenticato che esistono precise leggi e accordi internazionali che tutelano i diritti dei nostri militari. A prescindere – ovviamente dalla loro presunta colpevolezza o innocenza – Di certo poi, a rinfrescare loro la memoria non sono intervenuti né i responsabili di organismi internazionali come ONU e Nato, in primis, né i nostri politici. Ma, allora, perché tutto ciò?  Forse, la verità e le cause di tutto questo sono da cercare altrove. Forse non servirebbe a far tornare immediatamente i nostri soldati in Italia, ma, almeno, servirebbe a far capire alle famiglie dei nostri Marò per quale motivo i loro congiunti, da oltre un anno ormai, fanno avanti e indietro dall’India, con il rischio di essere “condannati a morte pur – è un'ipotesi – non avendo commesso il fatto”. Anche la beffa dei nostri diplomatici, che avevano assicurato che non esisteva per loro il rischio di una condanna a morte, è stata immediatamente smentita dalle autorità indiane: il rischio esiste, eccome. Forse, sapere che il sacrificio dei loro congiunti (perché di questo potrebbe trattarsi fino a prova contraria) potrebbe servire al Paese al quale loro hanno giurato fedeltà, renderebbe meno amara la medicina che stanno cercando di mandare giù. Ma forse il problema è proprio questo: siamo certi che tutto ciò davvero serva al nostro Paese? E cosa accadrebbe se venisse detto ai nostri soldati che la situazione in cui si trovano, non è conseguenza del fatto che loro hanno giurato di servire l’Italia, ma serve a permettere a “qualcun altro” di fare qualcosa? (Continua…)

    C.Alessandro Mauceri (Copyright © 2013 Qui Europa)

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    Marò – Da Kerala, il Ministro della Difesa indiano avverte:

    l'India vuole dare un monito a tutti, chi sbaglia paga!

    Kerala, Taranto, Strasburgo –  Tornano a casa i quattro fucilieri  italiani, più precisamente pugliesi, del reggimento San Marco imbarcati sulla petroliera Enrica Lexie, e rimasti per 86 giorni a bordo della nave in attesa di poter ripartire. Il sergente Renato Voglino di Brindisi, il sottocapo di seconda classe Massimo Andronico di Surbo (Lecce) e i sottocapi di terza classe Antonio Fontana e Alessandro Conte, rispettivamente di Vico del Gargano (Foggia) e di Pulsano (Taranto) oggi, hanno finalmente potuto riabbracciare le proprie famiglie. Facevano parte dello stesso team di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, che invece restano in carcere a Trivandrum, in India, con l’accusa – come noto, e come ampliamente trattato da "Qui Europa"  – di aver ucciso due pescatori in mare aperto durante  – pare – un’azione antipirateria, ed ormai bloccati in India da metà Febbraio. In attesa di conoscere le decisioni dell’Alta corte del Kerala sulla giurisdizione, i quattro “superstiti” tornati in Italia, sono stati  interrogati a lungo sia dalla magistratura civile che da quella militare, ricevendo poi la consegna del “silenzio”. Intanto da Kerala, il Ministro della Difesa indiano, A.K. Antony (vedi foto), ha ribadito l'intenzione della magistratura indiana di andare fino in fondo alla vicenda utilizzando in massimo rigore, al fine di fare chiarezza sull'accaduto. "Quello che sta accadendo sulla questione dei militari italiani, e l'impegno dimostrato dal governo indiano – ha dichiarato – vuole essere un monito per tutti! Infatti qualunque cosa sia accaduta sulla nave Alexis, è stato un qualcosa di contrario alle leggi ed alle norme!"

      La pronuncia dell'Assemblea plenaria di Strasburgo  

    "In alto mare, quindi anche nel caso di interventi di lotta alla pirateria  si applica sempre alle navi e al personale militare a bordo, la giurisdizione nazionale dello Stato di bandiera. Ed è importante evidenziare che nessuna autorità diversa da quella dello Stato di bandiera può ordinare provvedimenti di arresto o di blocco di una nave, neanche se si tratta di misure investigative". Lo ha ribadito nelle scorse ore l’assemblea plenaria di Strasburgo nell'ambito dell'ordine del giorno afferente alle operazioni dell'Ue contro la pirateria marittima “Naftor Atalanta”. La pronuncia medesima di fatto sostiene la tesi italiana che rivendica la giurisdizione sul caso dei due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone,detenuti ancora in India dopo un mare di polemiche e tensioni tra Italia ed India, che hanno sfiorato l'incidente internazionale.

      India – Rifiuto di trasferimento in "Guest-house"  

    Lo scorso 5 marzo, il magistrato di Kollam aveva deciso l’incarcerazione dei due marò lasciando  però la scelta alla  Polizia e Direzione delle carceri del Kerala, di studiare una collocazione “diversa” da quella offerta dal penitenziario di Trivandrum. Nonostante le insistenze e l’impegno  di parte italiana, da allora non si è arrivato però ad alcuna soluzione alternativa. Il rappresentante del Kerala, Gopal Subramaniam, ha respinto le richieste di il trasferimento dei due italiani in una “guest-house”, come richiesto da parte nostra  in considerazione dello status dei due marò, giustificandosi col fatto che “richiede tempo trovare un’adeguata sistemazione con le necessarie misure di sicurezza”.

      La risposta di Facebook al caso Marò   

    A quasi tre mesi dall’accaduto, resta comunque vivo l’interesse per la vicenda. Mentre la pagina di Facebook dal titolo “Ridateci i nostri leoni” ha raggiunto le 65000 adesioni, tra le varie iniziative legate al caso marò, è da segnalare la fiaccolata di solidarietà promossa dalle famiglie di Girone e Latorre. La sera del 12 Maggio, il corteo partirà dalla Bocca della Verità alle 20, per poi concludersi in piazza SS. Apostoli. Tra gli aderenti all’iniziativa, il sindaco di Roma Gianni Alemanno. "Il nostro intento è quello di accendere i riflettori sulla situazione dei nostri due marò, detenuti da tre mesi, in balia di continui rinvii da parte dei giudici indiani", sostiene il nipote di Massimiliano Latorre, Christian D'Addario.

     Silvia Laporta  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • L’Ue si schiera dalla parte dei marò

    L’Ue si schiera dalla parte dei marò

    Mercoledì, Marzo 14th / 2012

    Unione Europea / Parlamento europeo / Italia / India / Marò / Monti / Asthon 

    L’Ue si schiera dalla parte dei marò

    Incontro tra Monti e la Ashton a Bruxelles. Impegno per i militari italiani.

    Bruxelles  – L’Unione Europea scende in “campo” per i marò italiani arrestati in India, ma non senza gaffe.  Dopo contatti informali, è avvenuto ieri  l’incontro ufficiale tra il premier italiano Mario Monti, presente a Bruxelles per partecipare all’Ecofin, e l’Alto Rappresentante per la politica estera Ue, Catherine Ashton. La Ashton  si è pronunciata sull’impegno, nei confronti dei nostri connazionali, che l’Ue sta portando avanti  a Nuova Delhi e si è detta “disposta ad intraprendere qualsiasi possibile ed ulteriore passo per trovare una soluzione a questa situazione” per come si legge in un comunicato diramato a Palazzo Chigi. Nella prima versione del comunicato si parlava, però, di “contractor”, una sorta di militari mercenari che svolgono il  loro lavoro a scopo di lucro. A questo è dovuto qualche dubbio sulla conoscenza, da parte della Ashton, del dossier sui due marò. Ma, gaffe a parte, la portavoce dell’Alto rappresentante per la  politica estera Ue ha dichiarato “la necessità di inquadrare questo incidente nel contesto della cooperazione internazionale nella lotta contro la pirateria per giungere alla definizione di regole internazionali sulla presenza di personale delle forze armate a bordo di navi mercantili”. Proprio in queste ore, a Strasburgo, Roberta Angelilli, vicepresidente del Parlamento europeo, sta presiedendo la seduta plenaria, indossando una maglia con le foto dei militari di Marina italiani e una scritta significativa “siamo dalla vostra parte”, affinchè venga posto termine al “silenzio assordante” di cui era stata accusata l’Ue. Ma se il “rumore” viene dopo il silenzio, ci tocca sperare che non sia troppo tardi per “alzare la voce” e far valere le proprie ragioni.Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Milano: solidarietà in piazza della Scala per i Marò

    Milano: solidarietà in piazza della Scala per i Marò

    Martedì, Marzo 13th / 2012

    Italia / Esteri / Palazzo Marino / Piazza della Scala /Solidarietà / Marò / Pisapia

    Milano: solidarietà in piazza della Scala per i Marò

    Bagarre a Palazzo Marino: solidarietà o cos'altro?

    Milano – Per esprimere la solidarietà nei confronti dei marò italiani prigionieri in India, a Milano, in piazza della Scala sarà esposto un totem con le foto dei nostri connazionali Massimiliano Latorre e Salvatore Girono. A dirla così sembra cosa facile, ma  questa decisione è frutto di “un dietro le quinte” movimentato e confuso sul palcoscenico di Palazzo Marino. Mancava il sipario ma è andata in onda una commedia tragicomica della durata di circa tre ore. Carmela Rozza, capogruppo del Pd, ha presentato alle 17.33 la mozione condivisa, siglata anche dal centrodestra, che avrebbe dovuto mettere tutti d’accordo. Infatti, conteneva disposizioni che prevedevano l’esposizione dello striscione con le foto dei due militari sulla facciata di Palazzo Marino, come aveva chiesto il centrodestra,  la frase “Riconsegnate Massimiliano Latorre e Salvatore Girono allo stato italiano”, per come voluto dal centrosinistra e la richiesta che i nostri connazionali fossero giudicati dalla giustizia italiana, per come chiesto dal sindaco Giuliano Pisapia. E proprio nel momento in cui mancava solo il “si”, si è consumata la bagarre: prima il Pdl chiede di anticipare il voto, poi la Sinistra Ecologica e Libertà si oppone e presenta una nuova mozione ed il Pdl ripesca il “vecchio” ordine del giorno. Ancora, Anna Scavuzzo della Lista per Pisapia, dopo aver firmato la mozione condivisa, presenta un subemendamento, in cui chiede che lo striscione per i due marò venga sostituito con un totem che deve necessariamente essere esposto all’interno di Palazzo Marino. Polemiche da parte del centrodestra e Pisapia affida la decisione al voto dell’aula. Mentre Ignazio La Russa dichiarava che “la sinistra è stata costretta  a cedere e, pertanto, ci sarà un atto di solidarietà da parte del Comune nei confronti dei militari”, il Pdl annunciava il proprio voto contrario e ne chiedeva, paradossalmente,  la posticipazione considerando necessaria la partecipazione di Pisapia in aula.  Il sindaco torna in aula e intanto arriva un altro subemendamento proposto dal socialista Roberto Biscardini  in cui si chiede che il totem trovi posto in piazza della Scala. “Che il totem sia alto, verde per sottolineare l’importanza e dare la speranza” è la provocazione in rima che arriva dalla lega e l’europarlamentare Matteo Salvini parla di “uno spettacolo squallido creato sulla pelle di due persone” e chiede la sospensione della seduta a cui segue l’abbandono dell’aula da parte dei leghisti. L’atmosfera viene inasprita dalle parole di Pisapia il quale sperava che la decisione fosse unitaria, ma si è detto “preoccupato per la paura di una strumentalizzazione di una vicenda così delicata”. Il sindaco accusa il consigliere Riccardo De Corato di essersi nascosto dietro l’immunità parlamentare per far appendere lo striscione in Galleria. Accusa alla quale il pidiellino, ex vicesindaco, risponde a tono “Ho usato le mie prerogative solo perché si evitasse un sopruso: quello che i nostri marò non avessero alcun riconoscimento”. Poco dopo le 20, dietro richiesta della Rozzo, si ritorna al voto della mozione condivisa: la lega non era in aula così come la sinistra, Pdl e Pd votano a favore, così come Pisapia. Totem in piazza della Scala: questa la decisione finale. E meno male che doveva essere un’iniziativa di solidarietà: a Palazzo Marino, ne hanno dato proprio un bell’esempio. Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • L’India, Lady Ashton e la politica della lumaca

    L’India, Lady Ashton e la politica della lumaca

    Mercoledì, Marzo 7th / 2012

    Parlamento Europeo / Esteri / India / Marò /  Ashton / Eurodeputati italiani

    L’India, Lady Ashton e la politica della lumaca

    Gli eurodeputati italiani scendono in campo per il caso Marò

    Bruxelles – La baronessa Catherine Ashton, Alto Rappresentante agli Esteri dell’Ue, finora – così come accaduto nel post terremoto ad Haiti e nei mesi scorsi dopo gli sbarchi dei disperati libici sulle coste italiane – non ha brillato quanto a tempismo, continuando a dimostrare una palese  incertezza diplomatica anche in merito alla vicenda dei marò arrestati in India. Ciò, nelle scorse ore, ha portato i rappresentanti italiani dei diversi gruppi dell’Europarlamento, a chiedere ufficialmente ed all’unisono l'intervento dell'Ue al fianco dell'Italia.  I deputati chiedono adeguate indagini ed un eventuale giusto processo con l’affidamento dei due militari – ufficialmente in “missionedi pace” in India – alle autorità italiane. Tra gli aderenti, la vicepresidente del Parlamento europeo Roberta Angelilli il capogruppo del Pdl – ed ex vicepresidente dell’assemblea europea – Mario Mauro, il leghista Mario Borghezio, la pidiellina Elisabetta Gardini. I deputati nella giornata di ieri hanno mostrato all' ingresso dell'emiciclo di Bruxelles, manifesti con una foto dei due soldati prigionieri e la scritta “salviamo i nostri maro”. “La Ashton – ha sbottato la Angelilli – ha liquidato la questione come bilaterale. Ma sorge legittima la domanda: cosa ci sta a fare? Tutta questa grande organizzazione del servizio diplomatico europeo – ha continuato il vicepresidente – non ha prodotto e non produce nulla. Se non serve a niente – conclude – è ora di dire basta a questo circo!''. Come darle torto? Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Pittella: Commissione Ue intervenga su caso India-Marò!

    Pittella: Commissione Ue intervenga su caso India-Marò!

     

    Martedì, Marzo 6th / 2012

    Europarlamento / Commissione Ue / Esteri / India / Marò / Pittella / Ashton

    Pittella: Commissione Ue intervenga su caso India-Marò!

    Coinvolgimento Lady Ashton urgente: Pittella carica la sveglia alla baronessa!

    Bruxelles – Nelle scorse ore, il vicepresidente del Parlamento europeo, Gianni Pittella, dai microfoni di Sky-Tg24, ha dichiarato che “l'Ue deve intervenire direttamente e in modo ufficiale sul governo indiano, tramite la commissaria Catherine Ashton, affinché le azioni poste in essere dall' India nei confronti dei due militari italiani siano conformi ai trattati internazionali e che tutte le misure volte alla soluzione del contenzioso siano conformi ai principi di equità, giustizia e pieno rispetto dei diritti fondamentali''. Per Pittella il coinvolgimento europeo in difesa del rispetto della normativa internazionale è logico nell’ambito della cosiddetta “Operazione Atlanta”:  missione diplomatico-militare dell'Ue finanziata allo scopo di prevenire e reprimere gli atti di pirateria”. Almeno finora, però, prima della sveglia caricata e suonata dall’Europarlamento, Lady Ashton – la “baronessa” – ha scelto la strada facile del letargo diplomatico. Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)