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Tag: Giovani

  • Festa dell’Europa – Schulz loda la tecnocrazia

    Festa dell’Europa – Schulz loda la tecnocrazia

    Giovedì, Maggio 10th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Bruxelles /  Dichiarazione Schumann / Festa dell'Europa / Tecnocrazia / Paradossi / Europa / Giovani / Futuro / Martin Schulz / Mario Monti / Sacrifici / Incoerenza  

    Schulz ai giovani:“E’ questa l’Europa che

    volete? Neanche io. Impegniamoci

    a cambiarla”

    Zero coerenza – Il Presidente del Parlamento Europeo

    parla della crisi, monisce i giovani e loda la tecnocrazia

    Bruxelles – Era il 9 maggio del 1950 quando Robert Schuman, allora Ministro degli Esteri francese, a Parigi, pronunciava il suo discorso che celebrava la nascita, per la prima volta nella storia, del concetto d’Europa come unione economica, sociale e, in previsione, anche politica tra i vari Stati europei. La “Dichiarazione Schuman” dava il via anche al processo di integrazione e, soprattutto, al conseguimento dell’obiettivo della pace: il Ministro francese stava compiendo un atto storico di notevole importanza, tendendo la mano ai tedeschi e tentando di porre fine ai risentimenti ed alle avversità causate dalla guerra. Un discorso pieno di speranze e sogni, di ideali, di carisma, di sentimento. Un discorso che, oggi, a distanza di 62 anni, merita di essere ricordato come esempio per la società dei nostri tempi, una società malata e assoggettata alla finanza, all'economia, al mercato ed alla politica malata. Un’Europa diversa da quella disegnata da Schuman, un’Europa non della solidarietà e della cooperazione, ma della finanza.

      Il monito di Martin Schulz  

    E ieri, in occasione del giorno europeo, il presidente del Parlamento di Strasburgo, Martin Schulz, ha rilanciato, dalle pagine della Gazzetta del Mezzogiorno, un’idea di un’Europa nuova, che deve ripartire dai giovani per risorgere  e affermare le idee originarie, quelle di unità politica e solidarietà. Schulz, in merito alla crisi, ha dichiarato  che “essa è stata aggravata da decisioni politiche sbagliate o prese troppo tardi. Questa è anche la crisi sociale dell’Europa ma non dobbiamo mai dimenticare che, in 50 anni di storia, quello europeo rimane il progetto più ambizioso e spero – ha continuato Schulz – che alcuni governi egoisti, alcuni leader miopi e alcuni dirigenti incompetenti abbiano imparato la lezione”.

      L'Elogio – fuori luogo – alla tecnocrazia  

    Secondo il presidente del Parlamento Europeo la colpa del fallimento dell’Europa sta proprio nella cattiva gestione della politica a livello nazionale che viene poi riproposta in un contesto internazionale. E su questo non ci piove: bel discorso, se non fosse che Schulz ha elogiato il lavoro svolto in Italia dal prof. Mario Monti decantando la vena europeista del bocconiano e l’impegno a cambiare direzione per un Continente che ormai è alla deriva. Sul nostro Paese, il primo che ha visitato in qualità di presidente dell’istituzione comunitaria, solo belle parole: ci ha ricordati come fondatori dell’Unione Europea e ha colto nuovamente l’occasione per lodare l’onestà, il rigore e la serietà di coloro che guidano la Nazione. In ultimo un appello ai giovani europei: “Non dovete perdere la fiducia nell’idea che sta alla base della costruzione europea. L’Europa così come è va cambiata, ma non bisogna dimenticare quello che la nostra integrazione ha rappresentato: la fine di guerre secolari e conflitti. L’Unione Europea che avete davanti non vi piace? Neanche a me. Impegniamoci insieme per cambiarla.” 

      Schulz, ti sorridono i Monti! Ma… "le caprette non siamo noi!"  

    Giusto! Le parole di Schulz sono bellissime, piene di sentimento… ma se il Presidente del Parlamento Europeo elogia, in modo quasi sdolcinato, l’operato di Mario Monti, è meglio che si rassegni all’idea di un’Europa finita. Verrebbe da dire “Schulz, ti sorridono i Monti!” riprendendo il cartone animato Heidi, ma il problema è che “i Monti non sorridono all’Italia” al di là di quello che dice il Presidente del Parlamento europeo. Insomma, “paesaggi” differenti. E poi, nel bel paesaggio alpestre del panzer Schulz, ricordiamogli che "le caprette non siamo noi!"

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Tragedia Greca – l’Olimpo cede agli dei della Troika

    Tragedia Greca – l’Olimpo cede agli dei della Troika

    Venerdì, Aprile 27th/ 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Unione Europea / Grecia / Atene / Ocse / Troika / Crisi / Lavoro / Disoccupazione / Suicidi / Pensione / Tagli / Giovani / Pasok / Chrisoxoidis / Polibos / Metoikidis  / Perdita delle radici cristiane dell'Europa 

    La Grecia nelle sabbie mobili della crisi

    Previsti nuovi tagli per il biennio 2013-2014.

    Che fine farà Atene?

    Atene –  Nikos Polibos, 38enne greco,  aspettava da 2 anni il posto che aveva vinto in concorso pubblico come docente di Geologia presso l’Università di Atene. Ma i tagli previsti per far fronte alla crisi, hanno congelato la sua nomina ed anche la sua vita. Sabbas Metoikidis, 45 anni, maestro, attivista e sindacalista, marito e padre di famiglia, rimasto nell’immaginario collettivo come uomo dotato di grande coraggio perché tre anni prima, circondato dalle forze dell’ordine, si era rivolto ai poliziotti dicendo: “Oggi quanti ne dovete arrestare? Io sono un maestro, vengo io”. Entrambi suicidi, o meglio, entrambi “uccisi”, prima moralmente e poi fisicamente, dalla crisi. E insieme a loro, tantissimi altri nomi di coloro che hanno “preferito” farla finita, chiudere gli occhi davanti un mondo governato da un’economia che mette tutti in ginocchio, fatta eccezione per i potenti.

      Il peso dell'esistenza e il demone che attanaglia la Grecia  

    E intanto, i lavoratori greci sembrano essere destinatari di soli doveri mentre i loro diritti risultano subordinati alle decisioni della politica: secondo quanto affermato dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico, Ocse, in un solo anno, i redditi hanno registrato un calo notevole, compreso tra il 25% ed il 30% e, come se non bastasse, i contratti individuali sostituiscono quelli collettivi. Il lavoro della Troika pare sia stato insuperabile, ma solo sulla carta: nonostante siano stati firmati in 2 mesi oltre 33.000 contratti di lavoro, circa la metà di essi fa riferimento a lavori precari o a orario ridotto. Lavoratori, inoltre, “sottopagati” rispetto a quelli del resto d’Europa: 17,30 euro all’ora contro i 26,9 dell’Unione Europea. Così, su 10 giovani, 7 pensano di lasciarsi alle spalle il proprio paese e partire, emigrare. E gli anziani? Loro non possono neanche pensare di andare all’estero, non possono permetterselo visto che negli ultimi anni la loro pensione ha subito tagli che vanno dal 12% al 40%.

      Previsto campo di concentramento per immigrati  

     Ma ancora non è finita: gli immigrati sono costretti a subire soprusi e maltrattamenti e c’è chi addirittura ha affermato, tra l’altro con grande soddisfazione, che “la settimana prossima sarà aperto il primo campo di concentramento per immigrati per ripulire la città Atene”. Lo ha detto il ministro socialista della Protezione del Cittadino, Chrisoxoidis che continua le “sue” retate per la città e, nel frattempo, in vista delle elezioni, per non farsi mancare nulla, pensa alla sua candidatura tra le file del Pasok.

      Grecia – La sovranità  appartiene… alla Troika… Che la esercita?  

    Mentre l’intera Grecia affonda nelle sabbie mobili della crisi, si ha anche il coraggio di parlare di elezioni: tanto lo si sa, la sovranità non appartiene più al popolo che se l’è vista strappare via dalla Troika, la quale ha già annunciato che tra il 15 ed il 21 maggio, sarà presente nella capitale greca per conoscere i nuovi rappresentanti e – soprattutto, aggiungiamo noi – per stabilire i nuovi tagli previsti per il biennio 2013-2014. La situazione della Grecia non fa altro che riflettere un’anima europea, ormai venale, che ha perso il suo spirito e le sue radici cristiane, privilegiando una politica che valuta il “sociale” sempre sulla base del denaro e dell’economia. Ma adesso quali sacrifici chiederanno ai cittadini greci? Forse chiederanno l’anima e, tra l’altro, di molti se la sono già presa nel vero senso della parola.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Fornero “indora la pillola”: li chiama “esodati”

    Fornero “indora la pillola”: li chiama “esodati”

     

    Lunedì, Aprile 23th / 2012

    – di Franco De Domenico –

    Italia / Crisi Ue / Disoccupati / Inattivi / Giovani / Esodati / Disoccupati / Istat / Linguaggio / Una crisi figlia del liberismo / Elsa Fornero / Mezzogiorno carne da macello  

    Madamina, il catalogo è questo!

    In Italia quasi 3 milioni gli “inattivi”

    Fornero "indora la pillola": li chiama "esodati"

    per non dire "rovinati"!

    Roma – L’Istat, nell’ultimo rapporto, li definisce “inattivi”: sono i giovani che non solo non hanno un lavoro, quindi figurano nelle statistiche tra i disoccupati, ma hanno anche rinunciato a cercarlo. E’ un drammatico fenomeno sociale ed esistenziale, che mette in difficoltà le famiglie, chiamate a fare da proverbiale ma provvidenziale ammortizzatore sociale; e i media non possono fare altro, a mo’ di avvoltoi, che “nominare” il problema, come il ministro Fornero ha insegnato. Ci sono tanti lavoratori che sono usciti dal mondo del lavoro, sono in cassa integrazione o hanno perso la sicurezza della loro busta – paga in età avanzata? Bisogna chiamarli “esodati”, parola che prima non esisteva, ma che suona bene, come un accordo musicale dissonante, evoca un dramma ma lo nomina, lo esorcizza in qualche modo, ne diminuisce l’impatto perché c’è uno scenario, un teatro, dei personaggi, con un nuovo nome.

      E Fornero inventò gli "esodati"  

    “Esodati”, e ora “inattivi”, ecco che l’Istat mette quasi sulle spalle dei giovani – in grandissima parte nel Sud, in grandissima parte donne – un nome che vorrebbe alleviare la pena della loro disoccupazione. Quanti sono questi giovani non più in cerca di prima occupazione, ma definiti anche, in questo arrembaggio linguistico, “sfiduciati”? Lorsignori son serviti, direbbe Leporello, servo di Don Giovanni: Madamina, il catalogo è questo, il mio signore Don Giovanni La Crisi, ne amò 3 milioni, di giovani infelici. Gli “inattivi” rappresentano l'11,6% della forza lavoro complessiva nella penisola, una cifra che supera di almeno tre volte la media negli altri paesi dell'Unione Europea. I soggetti che teoricamente sono disponibili a lavorare, ma che effettivamente non si attivano per trovare un impiego, sono ormai quasi 3 milioni, dei quali una buona parte è composta da esponenti del sesso debole, sfiduciate nella ricerca di lavoro a causa delle difficoltà di conciliazione lavoro famiglia, tanto da rappresentare ben il 16,8% dell'intera forza lavoro femminile.

      Carne da macello – Nel Sud Italia il record degli "inattivi-sfiduciati"  

    Sul fronte dell'occupazione giovanile, invece, l’Istat annota un incremento degli inattivi di circa 3 punti percentuale: se nel 2010 gli under 24 disposti ad accettare un impiego ma restii a cercarlo erano il 30,9%, nel 2011 hanno raggiunto il 33,9%. In questo caso l'istituto di ricerca mette in evidenza, naturalmente, una grande differenza tra le cifre che riguardano le Regioni del Nord e il Mezzogiorno, dove il numero degli “inattivi” è di ben sei volte superiore. "Madamina, il catalogo è questo: in Italia, quasi 3 milioni".

    Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • N.O.W. – Giovani-Lavoro: connubio proibito

    N.O.W. – Giovani-Lavoro: connubio proibito

    Venerdì, Aprile 20th/ 2012

    – di Maria Laura Barbuto e Sergio Basile –

    Unione Europea / Fondo Monetario Internazionale / Fmi / Spagna / Francia / Italia / Grecia / Crisi /Lavoro / Occupazione / Giovani / Christine Lagarde   

    Giovani europei-lavoro: "connubio proibito?"

    Le "preoccupazioni facili" di Christine Lagarde (Fmi)

    ed i "paradossi affaristici" che destabilizzano l'Europa

    Bruxelles, Parigi, Madrid, Roma –  Un mercato del lavoro, quello europeo,  che rischia di perdere una generazione: quella dei giovani. La disoccupazione ha, ormai, raggiunto livelli altissimi, direi storici, e la crisi ha portato, secondo dati ufficiali resi noti nelle scorse ore,  "addirittura" 3 milioni di persone a rinunciare alla ricerca di un’occupazione.  “Questa è la mia vera preoccupazione – ha affermato il presidente del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde (che sembra scordare d'un colpo le pur grandi colpe in seno all'Istituto Interrnazionale che dirige, il FMI per l'appunto: tra i co-responsabili indiretti del disastro greco) – e non possiamo lasciare che vengano mandate in fumo le speranze e le aspettative dei nostri giovani”. Ma la crisi europea non guarda in faccia nessuno al contrario di quanto possano affermare i leader dei diversi Stati membri. Nessuno è salvo, neanche l’Olanda che, fino a ieri “pluridecorata”, ora rischia di perdere la tripla A: chiave passepartout (duplicata ad hoc dalla politica internazionale, d'intesa con la finanza internazionalee le grandi lobbies) per il club esclusivo delle “migliori d’Europa”, al quale hanno libero accesso, ad oggi, solo Germania, Lussemburgo e Finlandia. E ciò anche grazie alla debolezza cronica e genetica dell'euro. 

      Il paradosso delle pagelle del rating  

    Ma, nonostante tutto, neanche la triade delle “tre A” è completamente al riparo dai conti in rosso dell’Unione Europea. Per la serie “Non è vero ma ci credo”, pare che la profezia dei Maya sulla fine del mondo nel 2012 trovi riscontro partendo proprio dal Vecchio Continente: mentre i cittadini greci stanno pagando sulla propria pelle le conseguenze della recessione e sono stati costretti a svendere la propria sovranità, i francesi sono prossimi alle elezioni che rivelano un futuro incerto per il Presidente Sarkozy e sono tornati nel limbo salutando, già da tempo, la tripla A. L'’Italia, dal canto suo, assiste agli sbalzi dello spread al quale affida le proprie sorti e gli spagnoli – idem con patate – si ritrovano nel vortice della speculazione che, probabilmente, inciderà sul futuro della moneta unica.

      Ue: "Miracolati della speculazione" e "Santi addormentati"  

    Un’Europa da resuscitare insomma: il problema è che tra i rappresentanti politici nessuno può fare i miracoli (e forse in fondo nessuno a voglia di imparare a farli, o a votarsi a qualche santo) ma di certo sono tutti dei buoni predicatori. Peccato che contino i fatti e non le parole! Ne è la prova che nessuno muove un dito per contrastare la grande speculazione con una eventuale e provvidenziale "Tobin Tax"; che gli stati – come se nulla fosse – continuino ad essere obbligati dal Trattato di Lisbona a rifinanziarsi sui mercati intrernazionali (paradosso dei paradossi) e che le multinazionali che siedono nei consigli di amministrazione delle agenzie di rating continuino a fare il bello ed il cattivo tempo all'interno dei mercati, divertendosi con il rating a far schizzare lo spread come se fosse una palla impazzita in un'Europa di matti. Oppure – usando un'espressione cara ai "teorici del complotto" – potremmo parlare di un'enorme palla impazzita che vaga sospinta da una misteriosa e sinistra forza in quello che qualcuno chiamerà un N.O.W.: un "Nuovo Ordine Mondiale", che poi è disordine allo stato puro!

    Maria Laura Barbuto, Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Crisi – Europarlamento: la difesa di Barroso

    Crisi – Europarlamento: la difesa di Barroso

    Giovedì, Aprile 19th/ 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Unione Europea / Commissione Europea / Strasburgo / Occupazione / Lavoro / Crisi /Povertà / Giovani / Donne /Anziani / Disoccupati / Eurobond / Fondo di riscatto / Barroso /Andor / Rehn / Arigho / Monti / Maria Laura Barbuto  

    "All in" dell’Europa per crescita e occupazione.

    Che non sia un bluff?

    Barroso a Strasburgo – “Nuovi posti di lavoro:

    investiamo su Economia verde, assistenza sanitaria e sociale

    e telecomunicazioni.

    Bruxelles, Strasburgo –  L’Unione Europea gioca la carta “occupazione e crescita economica” con un tris di misure che punta allo sviluppo dei settori dell’economia verde, dell’assistenza sanitaria e sociale e delle telecomunicazioni, nel tentativo di creare, entro il 2020, 17.600.000 posti di lavoro e raggiungere, così, l’obiettivo del 75% di occupazione nel mercato del lavoro internazionale. La Commissione Europea cala il poker “vincente” mirando a coniugare la flessibilità dell’impiego con un salario minimo, sussidi e dialogo sociale per come esposto nella comunicazione “Verso una ripresa ricca di lavoro”, presentata e discussa questa mattina, al Parlamento di Strasburgo, dal presidente della Commissione Josè Manuel Barroso e dai commissari alle politiche sociali e all’economia, Laszlo Andor ed Olly Rehn. Nella relazione imposta all’attenzione degli europarlamentari vengono tracciate linee guida che dovrebbero “rappresentare una pietra miliare nella costruzione di un dinamico mercato di lavoro”, per come ha affermato Barroso, e che fanno riferimento ad un salario minimo adeguato e a sussidi di inserimento per le categorie “svantaggiate” come quelle dei giovani, delle donne, lavoratori anziani e disoccupati da lungo tempo. La portavoce di Andor, Cristina Arigho, ha specificato che “La Commissione non mira ad imporre una soglia europea di salario, ma i salari minimi svolgono un ruolo importante nella lotta alla povertà” che riguarda l’8% dei cittadini europei.

      Barroso si difende con gli Eurobond  

    Ma se da un lato la buona volontà dell’Unione Europea cerca di mettere una toppa “ideale ed ipotetica” alla crisi del mercato del lavoro, dall’altro l’Europarlamento non subisce passivamente i buoni propositi della Commissione, che pone sotto accusa insieme ai vari governi, per aver ignorato gli stimoli per la crescita e abbracciato misure di austerità troppo pesanti per i bilanci pubblici. Barroso, davanti al Parlamento europeo riunito in seduta plenaria, ha affermato di “non aver mai dichiarato che la crisi è passata” e ha invitato gli europarlamentari a “riconsiderare gli Eurobond o il fondo di riscatto per mutualizzare il debito pubblico europeo”. Rimane solo da chiedersi se, per il problema del mercato del lavoro, quello dell’Unione Europea  sarà un “All in” vincente oppure un grande Bluff? E intanto, in Italia, il caro Prof. Monti, pensa ancora all’articolo 18 ma, qualora lo avesse dimenticato, gli ricordiamo che non si può  vincere sempre bluffando!

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Paradosso Monti: La crisi è finita! Dalla Cina con stupore

    Paradosso Monti: La crisi è finita! Dalla Cina con stupore

    Martedì, Aprile 3rd / 2012

    – di Sergio Basile –

    Italia / Crisi Ue / Esteri / Crisi Eurozona / Cina / Asia / Investitori / Vertice / Mario Monti / Interessi privati / Liberismo / Neo-liberismo / Debito pubblico / Eni / Imprese in crisi / delocalizzazione delle imprese / Svendita dell'Italia / Terra del Gragone / De Tomaspo / Groppo Ferretti / Gruppo Gancia / Picasso / Giovani / Incapacità della classe politica / Media / Apocalisse / Suicidi / Licenziamenti / Tranquillità ostentata / Missione / Appoggio politico  / Leader politici scoppiati  

    Dalla Cina con stupore! Monti: “La crisi è finita!”    

    Il Prof. “regala l’Italia ai Cinesi” e ignora

    l’Apocalisse italiana

    Privatizzazioni e liberalizzazioni selvagge:

    continua la svendita dei gioielli di famiglia all'estero

    Addio anche a De Tomaso, Ferretti e Gancia

    Roma, Pechino – Conclusosi il tour asiatico del Prof. Monti è tempo di bilanci, ma a pesar le parole del “salvatore tecnico” della Patria assieme alle sue azioni, c’è qualcosa che no torna, qualcosa – lo capiranno anche gli Italiani più acerbi e indifferenti alla politica – di estremamente contraddittorio e grave che ci lascia sempre più perplessi, malgrado l’assurdo velo di fiducia e normalità calato da alcuni colossi mediatici nazionali. Qualcosa che oscilla tra il sadico e l’irrispettoso. Infatti il nostro caro professore, partito per la Terra del Dragone – forse sarebbe stato meglio a Lourdes – in cerca di “acquirenti” o “generosi investitori” che come per miracolo “potessero risollevare le sorti economiche di noi Italiani”, ha dipinto un quadretto del Bel Paese ispirato forse a Picasso: strano, fantasioso, irreale, alquanto illogico! “La crisi è finita!”:  ha dichiarato compiaciuto ai leader asiatici presenti.

      Non è un film  

    Allora, come in un film dal finale incerto, noi “divertiti” spettatori italiani avremmo sperato che il protagonista della storia (suo malgrado, e per gentile concessione del neo-regista Giorgio Napolitano) il freddo Prof. Monti-San, d’improvviso si fosse destato dal sogno – abile montatura di un fantasioso direttore artistico – permettendo ai telespettatori di riprendere fiato, ed avesse magari dichiarato tutto il contrario di quanto detto. Cioè che in Italia (fino a qualche tempo fa, la settima economia del mondo ed una delle mete turistiche più ambite) la recessione sta distruggendo, ora dopo ora, l’economia del Paese in una spirale irreversibile; che la disoccupazione sta uccidendo più che la peste nella Milano manzoniana dei monatti, e che gli imprenditori – con grande equilibrio, da Nord sa Sud – si stanno suicidando a dozzine. Cose cioè finora assolutamente impossibili, impensabili fino alla dichiarazione di guerra dei mercati, dello spread e delle agenzie di rating. Ma per il nostro carissimo e beneamato professore (come si è autodefinito di fronte ai colleghi asiatici, dicendo che “oltre ad avere una solida maggioranza politica al suo fianco” gode anche di un “larghissimo consenso pubblico”) tutto procede a gonfie vele: “L’Italia è in ottime mani! Non c’è da preoccuparsi! L’Italia ha imboccato un terreno solido!” Solo per citare alcune delle sue esternazioni  “marziane”. Ma solido per chi? Non ci è dato di saperlo, e non ci è dato di capirlo.

      Liberalizzazioni selvagge e colpe della classe politica italiana   

    E’ il solito politichese di chi vive in un altro mondo, e che purtroppo gode della “stima” di leader politici scoppiati – usando un’espressione cara a Matteo Renzi – “da rottamare”, aggiungiamo – non ce ne voglia Renzi – “da rottamare in massa”. Politici capaci solo di compiacere il loro tecnocrate di turno, chiamato ad ottemperare ad una “fulminea missione tecnica” (o strategica) che – purtroppo – sta assumendo i contorni sempre più chiari della disfatta. E Monti, malgrado una innaturale ostentazione di tranquillità e normalità, lo sa bene. Ma fino a quando potrà continuare questo gioco al massacro? Quali attori politici “credibili” oggi potranno rispondere a quello che quotidianamente la maggioranza degli Italiani onesti si chiede nei mercati, alla fermata dell’autobus,  sui treni e nelle lunghissime code dinnanzi agli uffici di collocamento? Pare davvero nessuno! “La giustizia – come si suol dire –  è dell’altro Mondo”! E questo per ora è ciò che ci conforta.

      La vera risposta alla crisi  

    Forse, tuttavia, l’unica vera “risposta” a tali interrogativi restano i giovani: i disinteressati e puliti giovani, capaci di guardare al futuro con gli occhi consapevoli di chi non crede più al teatrino della politica e crede ancora meno ai trucchi di un libero mercato che oggi ci tradisce con lo spread e col debito,  e domani ci “regala” ai cinesi (che per ora possiedono già il 13% del nostro debito). Mercatismo senza regole e confini che tra poco – magari – regalerà ai nuovi voraci padroni asiatici uno dei nostri gioielli di famiglia più preziosi l’Eni (primo competitor dei colossi energetici cinesi in Africa, nonché uno dei pochi “gioielli di lusso” non ancora svenduti all’estero dall’insana logica neo-liberista) dopo aver perso – di recente – altre tre perle italiane come la casa automobilistica De Tomaso, il Gruppo Ferretti e la casa vinicola Gancia. Ciò fino a quando, magari, non saremo costretti ad alienare anche il 100% della nostra dignità italica. Svegliamoci Ora! Per l’Amor del Cielo!

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

     

     

  • Acta-Internet : giovani europei in rivolta contro il “grande bavaglio web”

    Sabato, Febbraio 11th / 2012

    Ue / Accodo Ue-Usa / Internet / Proteste / Bavaglio / Giovani / Anti Counterfeiting Trade Agreement

    Acta-Internet : giovani europei in rivolta

    contro il “grande bavaglio web" 

    Su Facebook alla voce "Anti-Acta" 60.000 iscritti

    in poche settimane

    Varsavia, Praga, Berlino, Vienna, Stoccolma, Sofia – Dalla polonia, cuore d’Europa, la protesta contro la legge-bavaglio del web, fin dalle scorse ore, sta dilagando a macchia d’olio – malgrado l’indifferenza dei media italiani – in tutto il Vecchio Continente. La norma della discordia è l’Acta (Anti Counterfeiting Trade Agreement) ovvero – nella versione ufficiale – l’accordo o trattato internazionale anti-contraffazione per la protezione della proprietà intellettuale su beni, servizi e prodotti immateriali, disponibili ora anche attraverso il web: appoggiata da major cinematografiche e discografiche e dalle lobby dell’hi-tech. La legge entro giugno sarà "probabilmente" ratificata dal Parlamento Europeo dopo l’approvazione dei governi di 4 paesi tra i quali Usa (dove le simili Pipa e Sopa sono per ora sospese in seguito a forti pubbliche proteste) Australia, Nuova Zelanda, Canada, Corea del Sud, Giappone. L’Acta sarebbe reo di provocare palesi e gravi ingerenze nei rapporti tra i titolari del diritto d’autore e i soggetti che si ritiene violino tali diritti, nonché di generare misure fortemente restrittive per il web, in relazione alla libera circolazione delle idee ed all’accesso alle informazioni sul web. In virtù di ciò i titolari possono ottenere dai provider i nominativi di chi sta trasgredendo senza passare per l’Autorità giudiziaria.

      Su Facebook il popolo Anti-Acta si organizza  

    Su facebook, alla voce "Anti-Acta”, si sono già iscritte più di 60mila persone. Ieri, malgrado il gelo polare, un immenso esercito di cibernauti  in protesta pacifica ha sfilato per le vie di alcune tra le maggiori capitali europee, tra le quali Berlino, Stoccolma, Praga, Varsavia, Sofia, Vienna. Gennaio La comunità di Twitter si mobilita contro la decisione del social network di bloccare la pubblicazione di alcuni messaggi se la legislazione di certi Paesi lo richiede. Sul web si è scatenato un movimento popolare che ha portato gli utenti a optare per un blackout, oggi, del sito di microblogging, accusato di essere disposto a piegarsi alla censura, pur di conquistarsi nuovi mercati: Jeff Jarvis, esperto di social media spiega: “Temo sia l’inizio di una censura. Il problema della censura sul web fu avvertito pesantemente già nel gennaio scorso, in relazione al Social Network Twitter (che conta ormai un miliardo di utenti) in Cina. Il paese del dragone è un mercato che fa gola a molti colossi di internet, disposti a far concessioni alla censura pur di entrarvi. Comunque visto il pesante asservimento di buona parte dei media ufficiali ai poteri forti, il web resta l’unico terreno ancora in parte vergine, ma da difendere con le unghie.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Istat: disoccupazione giovanile al 31%

    Mercoledì, Febbraio 1st / 2012

    – di Mirella Fuccella –

    Italia / Istat / Disoccupazione / Giovani / Fondi Europei / Incentivi

    Istat: disoccupazione giovanile al 31%

    8 miliardi di fondi europei per incentivare

    il lavoro dei giovani

     

    Roma – La disoccupazione in Italia è salita al 9% e questo elemento, per molti, già rappresenta un allarme. Quella giovanile, però è del 31%: dato “medio” che riguarda tutto il Paese. Se analizziamo i dati regione per regione, si scopre – ad esempio – che in Campania è regolarmente occupato solo il 40% della popolazione attiva. Naturalmente tutto ciò non considera tutte quelle occupazioni che fanno parte “dell’arte di arrangiarsi” tipica del popolo campano. La buona notizia è che, però, il 31% per cento di disoccupazione giovanile ha finalmente iniziato a preoccupare i politici, primo fra tutti il Presidente del Consiglio, che ha deciso di destinare 8 miliardi di fondi europei agli incentivi per il lavoro giovanile. Si tratta di fondi già assegnati, ma che finora non sono stati spesi. E mentre impazza la polemica sull’articolo 18, c’è da chiedersi: come si può sperare di dare un futuro ai giovani se, al tempo stesso, gli si toglie ogni certezza? Otto miliardi non sono pochi, e magari si riuscirà finalmente a spenderli nel modo giusto. Ma la sicurezza psicologica di sapere che non avrai per tutta la vita un lavoro da schiavo precario, sarebbe un incentivo molti miliardi di volte più “consistente” per i giovani in cerca di occupazione. Un’alternativa reale al precariato, che poi al Sud significa arrangiarsi, insomma!

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)