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Tag: EU Crisis

  • Parigi-Berlino – Hollande, Merkel e il fulmine rivelatore

    Parigi-Berlino – Hollande, Merkel e il fulmine rivelatore

    Sabato, Maggio 19th / 2012 

    – di Sergio Basile e Domenico Apicella –

    Francia / Unione europea / Crisi Ue / Crisi Eurozona / Presidenza francese / Eliseo / Arc du Triomphe / Francoise Hollande / Pierre Moscovici / Austerity / Fiscal compact / Crescita che non verrà / Illusioni / Crescita impossibile / Angela Merkel / Consiglio europeo / Strategie politiche / Cristallizzazione politica / Morte dei grandi partiti / Costituzione / Fulmine rivelatore / Qui Europa / Sergio Basile / Domenico Apicella 

    Francia – Austerity: Hollande a lezioni di

    Merkeliano 

    Prima grave contraddizione del neo-Re dell'Eliseo

    sul concetto di "crescita economica"

    Parigi – Una passeggiata lungo les “Champs Elysees” mentre si osserva in lontananza la maestosità de l’ “Arc du Triomphe” e si capisce che la Francia più che un covo di speculatori è un pullulare di arte e magnificenza. O forse no? Fatto sta, che nelle scorse ore, il nuovo ministro dell'Economia francese, Pierre Moscovici, ha ribadito che la Francia  non ratificherà il trattato europeo sulla disciplina di  bilancio (il tanto odiato leviatano denominato  "fiscal compact") che ha già firmato. Ciò, almeno, se non vi sarà aggiunto un "capitolo sulla crescita". Cori di giubilo si sono dunque levati a destra e a manca, salutando la coraggiosa dichiarazione del neo-ministro, come un inconfutabile segno di cambiamento. Come una ferma presa di posizione verso la vergognosa e distruttiva linea imposta da Angela Merkel con il benestare – anche se fortunatamente non unanime – del Consiglio europeo.

      Segni dal cielo – Un provvidenziale fulmine rivelatore   

    Ma il Re bohemien, Francoise Hollande ha subito corretto il tiro, rispolverando un ormai vecchio e rigato disco in vinile rubato dal cassetto della Merkel, e per nulla scosso dal fulmine piovuto dal cielo contro il suo aereo nel suo primo viaggio verso Berlino (episodio che – per la cronaca – lo ha costretto a ritornare in aeroporto e ad imbarcarsi su un altro volo) ha sbottato: “Bisogna combattere il debito pubblico, dobbiamo ridurre i deficit e mettere in sicurezza la situazione della Francia!” Ebbene si! E' stato questo il suo lapidario e "beffardo" commento. Beffardo, almeno, per alcuni milioni di Francesi che si erano illusi che accantonando Sarkò la strada verso la democrazia e l'equità sociale nel Vecchio Continente – sempre più claustrofobicamente incastrato nell'"Unione" – fosse stata ormai spianata. Ma così, evidentemente non sembra.  “E' fondamentale ottenere ciò, perchè – ha continuato Hollande – un paese che si indebita è un paese che si impoverisce”. Ma non erano i paesi a non investire e a non lavorare ad imboccare la strada verso il precipizio della povertà? La storia recente del Giappone, d'altronde, ce lo insegna benissimo: un paese sovrano con un debito pubblico di 4000 miliardi di euro (oltre al doppio di quello italiano, per capirci) che presenta oggi tassi di crescita economica davvero pregevoli, e malgrado il "terremoto nucleare" subito.

      Lo strano virus che attanaglia l'Europa  

    Ma allora chi ha diffuso il virus della demenza di massa in Europa? Sarà forse stata qualche multinazionale? Magari attraverso Ogm in scatola forniti nel primo pranzo ufficiale all'Eliseo a Re Hollande? Dunque ecco prendere forma la vera faccia del Presidente. D'altra parte sono tutti uguali! Come tutte uguali sono le espressioni dei leader di partiti-dinosauro cristallizzatisi su posizioni di comodo, antipopolari, ma – ancora – ben mascherate. Come dire, firmiamo per bloccare definitivamente – e per Costituzione – la crescita in Europa, ma solo se inseriamo misure per la crescita! Il solito politichese becero. Le solite disarmanti contraddizioni! D'altra parte, è pur vero che la Francia non ha ancora assaporato i bocconi amari della recessione – come hanno fatto, e stanno facendo tutt'ora senza alcuna prospettiva di rilancio, Grecia, Spagna, Italia, Irlanda e Portogallo: i celeberrimi Piigs – e che quindi non  è ancora maturata a pieno, negli elettori d'oltralpe, quella consapevolezza sul reale allarme rosso innescato nell'Eurozona, ed alimentato dai grandi partiti élitari e pachidermici, oggi pronti a sostenere a spada tratta i nuovi dei del liberismo: gli stessi che stanno letteralmente divorando l'Europa con selvagge svendite e privatizzazioni, e gli stessi che la stanno sfiancando con velenosissime "frecciate all'austerity".

      Avanti con strategico ardore!  

    Quale sarà, dunque, l’indirizzo predominante del nuovo governo insediatosi all'Eliseo? Quello più “sbilanciato” (in tutti i sensi) che trapela dall’ “out-out” posto dal ministro Moscovici, oppure quello cosiddetto “prudenziale” delle ultime dichiarazioni del presidente Hollande? Una cosa appare chiara: non sarà – a giudicare dalle ultime uscite del Presidente – una linea vicina alle istanze di cambiamento degli Europei e dei Francesi più disillusi. E pensare che “il disorientamento politico” all’interno della stesso schieramento, per rendere il tutto un pò più goliardico e partecipativo, credevamo fosse un’arma rigorosamente ed esclusivamente fabbricata in Italia. Prima le opere d’arte ed ora anche le strategie politiche: cara Francia, ma inventare qualcosa di tuo “no”?

    Sergio Basile,  Domenico Apicella  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Serbia – partita aperta sul voto

    Serbia – partita aperta sul voto

    Domenica, Maggio 6th/ 2012

    – di Sergio Basile –

    Serbia / Crisi Ue / Elezioni / Incertezza / Vento di cambiamento / Francia / Grecia / Atene / Parigi / Belgrado / Angela Merkel / Nicolà Sarkozy / Euroscettici / democrazia / Rivoluzione democratica / Risposta democratica  

    Serbia al voto – In Europa venti di cambiamento

    Domenica di voto a Belgrado, mentre Atene e Parigi

    lanciano un chiaro messaggio all'europa dei tecnocrati

    Merkel e Monti sempre più soli in Europa

    Belgrado – Stamane in tutta la Serbia – che recentemente ha ottenuto lo status di paese candidato all'ingresso nell'Ue, malgrado lo scarso entusiasmo dimostrato nel referendum indetto sull'apertura a Bruxelles – si sono aperti i seggi  per le attese presidenziali, che vedono fronteggiarsi tra una selva di ben 12 partiti e partitini,  sostanzialmente due grandi schieramenti: quello  euro-entusiasta retto dal presidente in carica, Boris Tadic (Partito democratico -Ds) ; e l'altro orientato su posizioni più attendiste, o addirittura euroscettiche, guidato da Tomislav Nikoliclo, leader del Partito del progresso serbo (Sns). Ma la bagarre elettorale si gioca sul rinnovamento dell'intera classe politica dirigente del Paese. Lo scontro, infatti –  mentre l'Europa tecnocratica è alle prese con una grave crisi identitaria e di credibilità – è aperto anche sul fronte delle legislative e su quello delle municipali.  In questo clima di estrema preoccupazione per le sorti del Vecchio Continente – sempre più in balia dei capricci e delle gravissime ingerenze della finanza sulla politica –  i punti critici affrontati nell'accesa campagna relettorale sono stati quelli economici e sociali: sullo sfondo di una crisi occupazionale storica per il paese, che colpisce oggi il 24% della popolazione attiva.

      La posta in ballo  

    Cifra notevole ma quasi accettabile, rispetto allo sfacelo greco. In ballo vi sono i passi avanti  afferenti alle prospettive serbe di integrazione, che poi sono – più che altro – quelle del suo presidente Tadic. Prospettive oggi non più così rosee. Almeno non dopo gli ultimi declassamenti e disastri intervenuti nella stessa Grecia, ma anche in paesi quali Spagna, Italia, Olanda e nella stessa Francia, ed in virtù del sorgere spontaneo e del proliferare, a macchia d'olio, di nuovi movimenti popolari di protesta, anti-euro ed anti rigoristi. Fenomeni che ormai interessano anche la stessa Germania, sotto l'egida di una Merkel infastidita dalla discreta popolarità riscossa da un nuovo movimento di "protresta anti-tecnocratica" noto come "pirati".  

      Venti di cambiamento   

    Gli ultimi sondaggi darebbero Tadic leggermente in vantaggio, ma a detta di tutti decisivo sarà il ballottaggio che avrebbe luogo – se tale tendenza dovesse essere confermata – il prossimo 20 maggio. In tal caso la ricerca di alleati sarebbe più difficoltosa per  Nikolic. Tale dato non scoraggerebbe, tuttavia, l'Sns che negli ultimi giorni di campagna ha cavalcato con successo la crescente insoddisfazione popolare generata dalla crisi, figlia di un liberismo che sembra essere imploso su se stesso, e di un modello capitalistico tecniamete fallito, e chiamato ad una dura e cruda resa dei conti con la storia. intanto ad Atene crollano inesorabilmente i partiti pro-euro vicini al governo tecnico di Lucas Papademos, mentre da Parigi, si applaude alla vittoria di Francoise Hollande, che ha fatto della politica revisionista sul fiscal-compact, il suo cavallo di battaglia, pur riconoscendosi quale europeista convinto, seguace di Mitterand e Delors. Un Hollande festeggiato da un enorme folla tricolore al grido irridente "Sarkozy c'est finì". Eloquente segno dei tempi ed indice che gli Europei vogliono un'altra Europa più umana e democratica, stanchi di diktat e assurde ingerenze liberticide. Lo spettro del 2005, dall'alto della Tour Eiffel, potrebbe tornare a minacciare i profeti di un'integrazione rigida ed antidemocratica. Una cosa è sicura: da domani Angela Merkel e Mario Monti, saranno un pò più soli nell'Europa del rigore.

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Farmaci generici: crisi favorisce invasione cinese

    Farmaci generici: crisi favorisce invasione cinese

    Sabato, Aprile 28th / 2012

    – di Sergio Basile –

    Italia / Crisi Ue / Sanità / Holding farmaceutiche / Sigma-Tau / Cassa integrazione / Giochi contabili / Delocalizzazione / Globalizzazione  

    Farmaci generici: crisi e politiche Ue

    favoriscono invasione cinese ed indiana

    Travolta La holding farmaceutica Sigma-Tau: 569

    dipendenti, in cassa integrazione da febbraio 

    Chiusi da mesi centri di ricerca di Settimo Milanese e Caserta:

    Intanto la globalizzazione dei farmaci favorisce le lobby

    indiane e cinesi

    Roma, Settimo Milanese, Caserta – I dipendenti della Sigma-Tau parlano ormai da mesi di crisi studiata a tavolino – per avviare le aziende italiane alla liquidazione – da avvoltoi pronti a banchettare con i resti del Bel Paese, e malgrado i titoli di (tuttosommato)  disarmante normalità ostentata con coraggio ed un briciolo di pazzia sui quotidiani di bandiera: quotidiani del calibro del Corsera o Repubblica (giusto per fare qualche nome) che all'improvviso vedono nel liberalismo e nel progressivo ed inesorabile smantellamento del welfare state (è questo che Monti sta facendo, trovando un valido appoggio in tali media e Tv)  la soluzione ai mali del Paese. Ma oramai gli Italiani hanno in gran parte compreso le magagne! Ma intanto giù con privatizzazioni selvagge ed indiscriminate, attraverso trasferimenti commerciali ad hoc, ai danni dell'economia nazionale. Infatti – secondo quanto dichiarato dai manifestanti dell'azienda farmaceutica – “due aziende sotto la stessa holding possono scambiarsi utili e perdite”. Come dargli torto!

      Quei giri di soldi "poco liberali" e molto "recessivi"  

    A confermare le accuse, una indagine portata avanti in febbraio dall’Ufficio delle Entrate, che ha notato effettivi trasferimenti di fatturato da Roma a Madeira: nota zona franca portoghese, assoggettata ad un regime di tassazione privilegiato. Così mentre capitalisti senza scrupoli continuano a fare i loro comodi (sotto il naso dell'Ue che sembra piuttosto indifferente alla   un esercito di nuovi disoccupati invade le italiche strade, tra Settimo Milanese (Lombardia) e Caserta (Campania): “inoccupati” che fino a febbraio scorso occupavano invece onorevoli posti in due dei più efficienti poli – ex fiori all’occhiello – della ricerca farmaceutica nazionale. Ma la nota appare ancor più stonata se si considera che la stessa Sigma-Tau era stata beneficiaria, nei mesi scorsi, di ingenti capitali pubblici per la ricerca: ovviamente dematerializzati! Ciò mentre i tagli del governo Monti alla spesa sanitaria hanno finito per causare l’invasione del mercato da parte di farmaci generici asiatici: India e Cina in testa. E’ il paradosso dei nostri giorni, caratterizzato da risparmi e disoccupazione galoppante. L’inquietante ombra del “fantasma greco”, già da mesi, è alle porte della "Povera e svenduta Italia", per un nuovo regimento di “inoccupati farmaceutici”. L’ennesima specie evolutiva del disoccupato italico 2012. Intanto le grandi lobby dei farmaci made in India e China guadagnano terreno in Italia come in Europa, aiutate e confortate dalle politiche iperlibesiste dell'Ue.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Crisi – Napoli, assicurazioni da record

    Crisi – Napoli, assicurazioni da record

    Giovedì, Aprile 26th / 2012

    – di Mirella Fuccella –

    Italia / Assicurazioni / Napoli /  Carovita / Ingiustizia / Mezzogiorno  / Decreto liberalizzazioni / Governo Monti  

    Niente di nuovo sotto il sole di Napoli

    Le assicurazioni restano le più alte d’Italia

    Napoli – Dopo tante inutili promesse, ancora un nulla di fatto per la tariffa Rc auto unica Nord-Sud. Gli automobilisti virtuosi di Napoli e di tante città del Mezzogiorno si mettano pure l’anima in pace: l’articolo del decreto liberalizzazioni che doveva eliminare le enormi disparità di prezzo esistenti in Italia è stato reinterpretato in chiave anti-unitaria, per cui: “una ragionevole e legittima interpretazione della norma dovrebbe includere nelle differenziazioni tariffarie quelle legate alle oggettive differenze delle condizioni di rischio rilevate nei singoli territori”.

      Caro-polizze: +240% la media partenopea rispetto al Nord  

    Gli automobilisti napoletani dunque, poiché vivono nella città “a più alta sinistrosità” d’Italia, se riescono a non commettere incidenti, invece di essere premiati resteranno penalizzati. Un assicurato di Napoli, infatti, in prima classe di merito e senza incidenti negli ultimi 5 anni paga oltre mille euro, il 240 per cento in più di un assicurato di Padova o di Milano. La città in cui le assicurazioni costano meno è appunto Padova, dove il prezzo medio per il profilo considerato è pari a circa 310 euro, seguita da Milano con un costo di circa 316 euro. La maglia nera spetta invece a Napoli, dove per la stessa polizza si arriva a 1.072 euro. Anche a Bari la polizza Rc auto ha un costo elevato, circa 835 euro. Sono invece più omogenei i costi assicurativi nelle altre città considerate: Bologna, Firenze, Roma, Torino, tutte sui 400 euro. Sull’interpretazione del ministero dello Sviluppo piovono le polemiche: “Aver fatto saltare dal testo delle liberalizzazioni la tariffa unica virtuosa per le rc auto è un’autentica vergogna” ritiene l’eurodeputato del Pd Andrea Cozzolino.

      L'eurodeputato Cozzolino critico sul "Decreto liberalizzazioni"  

    Secondo Cozzolino, questa interpretazione, “è una discriminazione a danno – guarda un po’ – sempre e solo dei cittadini virtuosi ed onesti (la stragrande maggioranza) del Sud che, senza alcuna motivazione giuridica ed economica, continueranno a pagare molto di più la loro Rc auto rispetto ai cittadini del Nord”. Di recente, grazie alla mobilitazione dell’associazione ‘Mo’ bast’ e all’interessamento di tanti, c’era stata l’illusione che qualcosa sarebbe cambiato. Il Governo, però, finora ha approvato solo aumenti di prezzi e di tasse, dunque sarebbe stato davvero troppo chiedere maggiore equità nelle tariffe assicurative, sebbene si trattasse solo di quelle degli automobilisti virtuosi. 

      Il palliativo: la Mobilità sostenibile  

    Non sono poche le persone che in Campania hanno rinunciato ad avere in famiglia una seconda auto proprio per l’eccessivo prezzo delle polizze assicurative. A questo punto, allora, ricordiamo, per chi non lo sapesse, che esiste una possibilità concreta per risparmiare sulle assicurazioni e sull’auto: si tratta della mobilità sostenibile, che a quanto pare nel Mezzogiorno d’Italia viene largamente snobbata. Il “car sharing” ad esempio è un sistema di trasporto che consiste nell'usare l’auto in condivisione, con disponibilità di 24 ore al giorno, a tariffe privilegiate e senza costi di manutenzione e di assicurazione: in pratica si compra l'uso effettivo del mezzo invece del mezzo stesso. I napoletani ci pensino e si organizzino. Il mondo non cambia, siamo noi a doverlo cambiare. Ma è anche vero che tali piccoli palliativi non ovviano ad un problema strutturale che la crisi e le manovre recessive del governo Monti hanno contribuito ad alimentare in maniera abnorme e del tutto ingiustificata. 

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Istat – Risparmi italiani KO! Le colpe di Monti

    Istat – Risparmi italiani KO! Le colpe di Monti

    Giovedì, Aprile 5th/ 2012

    Italia / Crisi Ue / Crisi Eurozona / Risparmio / Istat / Avanzo primario / Distruzione del risparmio delle famiglie / Governo tecnico  Monti / Speculazione internazionale / Pagamento interessi da usura / Drastica riduzione propensione al risparmio / Strategia dello spread / Mezzogiorno / Imprese e famiglie  

    Istat – Risparmio in caduta libera: Italia KO

    Il Paese delle formiche si scopre terra delle cicale.

    Che fine ha fatto il nostro tesoro?

    Nel 2011 Crolla il risparmio delle famiglie:

    50 miliardi l'anno solo per pagare interessi su BTP

    alla speculazione internazionale

    Roma – In un Ecofin estivo di qualche mese fa, l’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ricordava che l’Italia era uno dei pochi paesi in Europa ad avere un saldo primario (differenza tre entrate e spese dello Stato) attivo e in crescita, più solido anche della osannata Germania.  Ma che fine ha fatto tutto ciò in pochi mesi? Perché le agenzie di rating hanno preso di mira l’Italia? Perché alimentare bolle speculative succhia soldi e succhia risparmi? Domande sulle quali vi invito seriamente a riflettere, prima che sia troppo tardi. Domande da girare ai nostri politici in occasione, magari, dei comizi elettorali imminenti, e connessi alle prossime elezioni. Ma allora se il nostro Paese è in salute finanziaria (eccetto il debito accumulato: che comunque è largamente inferiore a quello del “Grande Giappone”. Paese in crescita record malgrado i debiti e gli strascichi dello Tsunami nucleare) allora perché tutti comprano titoli tedeschi e non italiani? Perchè il celeberrimo “spread” tra i nostri titoli e i loro cresce a dismisura? Perché annientare i risparmi delle nostre famiglie per pagare interessi a banche e speculatori internazionali che fanno incetta di Btp e Bot a tassi d’interesse da usura? Qualcosa o – evidentemente – qualcuno è impazzito! Malgrado la nauseante normalità ostentata dai media ammiragli che continuano come un disco rotto a parlare del “livello dello spread”, senza dire che è anticostituzionale assoggettare stati sovrani a guidizi parziali di semplici aziende private vicine alle lobby.

      Analisi del dato Istat – Il risparmio degli italiani nel 2011  

    Allora non ci stupiamo per i dati che stamane l’Istat ha reso noto in merito al livello del risparmio degli Italiani nel 2011. Ne emerge – come ovvio che sia dall’analisi dei principali fatti economici dell’ultimo semestre – una situazione gravissima per il “Bel Paese”, che d’improvviso non si scopre più tale, come l’isola felice dei risparmiatori, ma al contrario – in pochissimo tempo – una Nazione in emergenza da codice rosso, con una propensione al risparmio “media” delle famiglie attestatasi intorno al 12% –  il valore più basso dal 1995 – con una diminuzione – secondo quanto sostiene l’Istituto Nazionale di Statistica – di 0,7 punti percentuali rispetto al 2010.  Ma la fotografia reale è invero ancor più drammatica di quanto dipinge l’Istat. Infatti il dato reso noto, relativo all’anno scorso, è solo il dato medio: ma l’economia ci insegna che in alcune aree del Paese – come il Mezzogiorno – caratterizzate dalla simultanea presenza di molteplici fattori recessivi e destabilizzanti i tesoretti accumulati in decenni di duro lavoro sono svaniti nel nulla, per fronteggiare la durissima lotta alla sopravvivenza che il vivere quotidiano offre, anzi impone. Un indice significativo – che non sottovalutiamo – è anche l’altissimo numero di universitari costretti a lasciare gli studi.  Inoltre il dato rispecchia la situazione del periodo che ha preceduto l’ascesa al potere del tecnico Mario Monti. Quindi il dato reale odierno non emerge con chiarezza dalle “stime medie”, che assorbono – in aggiunta – anche le prerogative e le attitudini al risparmio di quel 10% delle famiglie italiane che vive nel lusso. Pessima, inoltre, anche la “foto ufficiale” dei profitti delle imprese italiane: nel quarto trimestre calati di un ulteriore 0,6% rispetto al trimestre precedente e dello 0,9% rispetto al corrispondente periodo del 2010.

      L’avvento del Prof. Monti – Famiglie: nuovi ammortizzatori sociali  

    A rincarare la dose – qualora ce ne fosse stato bisogno – i dati Bankitalia ufficializzati dal vice direttore generale di Bankitalia, Anna Maria Tarantola, nel suo intervento nel convegno a Genova "La famiglia un pilastro per l'economia del Paese". Secondo Tarantola le famiglie italiane hanno svolto un'importante funzione di ammortizzatore sociale fin dal 2008 – anno di intensificazione della crisi scoppiata nel 2007 – che continuerà anche nel corrente anno. E proprio questa funzione che un tempo era dello stato, ha finito per distruggere i risparmi degli Italiani. E Lo stato? Oggi di fatto è sospeso! Sostituito da un “antidemocratico” governo tecnico d’estrazione fortemente bancaria e lobbistica, che sta portando avanti un gioco che non piace più a nessuno, se non a pochi eletti e gruppi élitari: annientare il welfare state – gettandone il peso sulle famiglie: come detto il nuovo “ammortizzatore sociale ufficiale” – disintegrare con l’assurdo “Fiscal Compact” il “deficit spending”– cioè quel meccanismo di investimento statale a debito proteso a creare servizi e moltiplicare la ricchezza nazionale. Ciò che in effetti dovrebbe giustificare il pagamento delle tasse da parte dei cittadini: la creazione di servizi – e tassare ogni singola sfera di “redditi” o “entrate”, sia strettamente economici che sociali. Compresi energia e carburanti: con accise su benzina e diesel da record. Quando la gente si ribellerà a tutto quresto, ecco pronta la soluzione: Privatizziamo! Tutto ciò in nome della crescita. Quindi addio risparmi, e porte aperte a banchieri e lobby: i nuovi padroni dell’Italia, l’ex “Bel Paese”. Ma una speranza esiste ancora! Affidarsi a Dio ed alla giustizia Divina (per i credenti) ed inoltre ( per tutti) spegnere le TV compiacenti, non acquistare i giornali che non informano sulle reali responsabilità della crisi-indotta e dare consapevolezza del problema a tutti tramite la rete e il passaparola. Auguri!

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Nuvole su Lisbona: Pil – 3,25%

    Nuvole su Lisbona: Pil – 3,25%

    Mercoledì, Aprile 4th / 2012

    Commissione europea / Portogallo / Crisi Ue / Crisi Eurozona / Troika / Aiuti / Debito / Riforma del Lavoro / Austerity / Fmi / Fondo Monetario Internazionale / Piigs / Morte del welfare state / Lobby / Liberalizzazioni selvagge / Rerum Novarum  

    Lisbona: la Commissione Ue promuove l'Austerity

    Pil Portogallo: – 3,25% le stime attese per il  2012 

    Muore tra i diktat dei mercati un'altro pezzo d'Europa:

    cala l'economia e aumentano i suicidi, ma le morti

    non saranno sulla coscienza dello "spread"

    Bruxelles – Nelle scorse ore la Commissione europea ha “benedetto” il piano di austerity varato dal governo portoghese (fatto oggetto di una terza revisione) malgrado il riconoscimento di un palese peggioramento delle condizioni generali del mercato del lavoro (presto oggetto di una radicale riforma, seguendo l’”esempio” della Grecia, e sulla via di quanto sta avvenendo anche in Italia) caratterizzato da tassi di disoccupazione altissimi. Il Portogallo, “per far fronte alla crisi” ha ottenuto nel 2011 – in cambio di “collaborazione mansueta” nei programmi di privatizzazione, liberalizzazione, austerity e riforma del lavoro – aiuti “su interesse” per 78 miliardi di euro (con erogazioni trimestrali fino al 2014) da Commissione europea e Fondo Monetario Internazionale. Aiuti che secondo molti analisti, e premi Nobel – trovando pienamente d’accordo l’Osservatorio “Qui Europa” – non serviranno a nulla, se non a peggiorare la situazione, gravando di debiti il Paese.

      L'Austerity "del suicidio" sulla coscienza dei tecnocrati    

    Inoltre la via greca insegna molto, e il cambiamento a quanto pare corrisponderà ad un ridimensionamento, o annientamento reale del Welfare State e dei diritti dei cittadini. Stesso copione per tutti i Piigs. Tutto vertirebbe come sempre sulla maledetta “fiducia dei mercati”: paradigma che ormai non convince più nessuno, tranne evidentemente qualche leader obbediente, la stragrande maggioranza dei media di bandiera (e di stato) e qualche tecnocrate asservito alla logica della distruzione del welfare. Stato sociale che fece grande l’Europa nel dopoguerra e rappresentò da sempre l’anello di congiunzione ideale degli interessi della produzione industriale con quelli dei lavoratori e dei proletari. Modello incentrato non sulla cieca ed ossequiosa obbedienza al mercato ed alle lobby, ma piuttosto sul dialogo aperto tra le parti sociali, lo Stato e la stessa Chiesa, avendo come priorità la tutela della dignità umana. In esso si riconobbe la stessa Rerum Novarum di Papa Leone XIII: che ne gettò le basi ed il riconoscimento morale ed etico. Intanto – e non poteva essere altrimenti – le stime sul Pil 2012 non lasciano dubbi sui reali risultati di queste politiche di austerity per il Portogallo: esso passerà da -3% a -3,25%. Buone invece le stime di crescita dei profitti degli speculatori sui titoli di stato portoghesi: un vero affare! Parola di spread! Intanto anche nella penisola iberica (così come in Italia e Grecia) aumentano i suicidi, tra l’indifferenza delle “aziende politiche” e della Tecnocrazia neo-liberista dominante.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)