Qui Europa

Categoria: Mercato Interno – Industria – Servizi – Energ. & Sviluppo

  • Barroso – Dalla Repubblica delle Banane a quella delle Banche

    Barroso – Dalla Repubblica delle Banane a quella delle Banche

    Venerdì, Giugno 8th / 2012

    – L'Editoriale, di Sergio Basile e Silvia Laporta  –

    Unione europea / Banche e Finanza / Commissione europea / Commissario al Mercato Interno / Manuel Barroso / Michel Barnier / Banche al potere / Alibi / Ricapitalizzazioni / Repubblica delle Banche / Mario Monti / Commissione Trilaterale / Giorgio Napolitano / Repubblica Italiana / Centocinquantenario / Vuoti festeggiamenti / Interessi delle banche / Operazioni in derivati / Speculazione sul debito pubblico degli stati / Operazioni Over-night / Oerazioni Off-Shore / Dittatura / Controinformazione / Silvia Laporta / Sergio Basile / Qui Europa / Europa 

    Barroso – Dalle Repubbliche delle Banane 

    alla Repubblica delle Banche

    Crisi del sistema bancario europeo: un alibi che

    non convince per nulla

    Il fantasioso provvedimento della "Banda Barroso"

    L'indiretta ammissione di Barnier: "Banche al potere"

    Non pià soli 4.500 miliardi di aiuti. Ora si fa da sé!

    Barroso – Dalle Repubbliche delle Banane alla Repubblica delle Banche

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Bruxelles – La Commissione europea, sta varando un provvedimento “salva banche”, ovvero dei piani di risanamento che  stabiliscano le misure da adottare in caso di deterioramento delle finanze degli istituti europei. Un “collasso finanziario” – per usare un eufemismo – che si "vuole evitare" ma ovviamente  non  nei confronti degli Stati (per far quello basterebbe ritornare a stampare moneta presso il Ministero del Tesoro dei singoli stati o presso le rispettive banche nazionali: magari soggette a provvidenziali quanto urgenti processi di rinazionalizzazione. Ma pare che lassù nessuno ne abbia voglia. Così facendo la pioggia di euro sulle banche cesserebbe di colpo!). Dunque la tecnocrazia – che ora spinge per MES ed eurobond, in pieno stile debtocracy – ha l'unico cruccio di reggere se stessa, cioè le banche che ne controllano a tavolino l'operato, sotto un lacerato ed impresentabile velo di democrazia. Banche – tra l'altro – già con forzieri strapieni solo con gli "spiccioli" del gettito costante apportato dagli interessi maturati sui titoli del debito pubblico degli stati dell'Ue (specie dei Piigs: titoli che, come ormai tristemente noto, garantiscono spread più alti, grazie al rating) tra i quali i "poveri istituti in crisi" hanno attinto a piene mani, al fine – è ovvio – anche di speculare sui disastri altrui e tra la piena indifferenza di Consiglio europeo (Monti, Merkel & Co), Commissione Barroso e Parlamento europeo. Che manna! Come raccogliere euro piovuti dal cielo! 

      Le parole chiave: "Crisi del sistema bancario"  

    Poco male! Le parole chiave dettate ai giornali in questi ultimi giorni sono 4, e precisamente: "crisi del sistema bancario"! Ed allora, ecco che le soluzioni proposte dai tecnocrati di Bruxelles – panacee che ovviamente lasciano largamente a desiderare da tutti i punti divista – mettono ancora una volta al centro delle loro strategie attuative, gli istituti bancari: ricapitalizzati – è bene ricordarlo – con qualcosa come 4.500 miliardi solo negli ultimi  anni! (Ma che fine avranno fatto questi benefici euro?). Ciò, evidentemente, senza pensare nemmeno vagamente di mettere qualche limite alla loro autorità. Anzi! Il liberticida, dittatoriale e mostruoso Mes è ormai alle porte dell'Europa, anche se generato come non cancro, al suo interno! (vedi articolo pubblicato ieri in "Qui Europa")

      I 3 punti del "fantasioso" provvedimento della "Banda Barroso" 

    Il provvedimento varato dalla “Banda Barroso”, si pone di riscrivere le regole per il settore in modo da arrivare ad un vero e proprio "blocco bancario europeo unico", basandosi su tre punti: 1) le azioni di prevenzione e i piani per "gestire la crisi" (anche se più che gestirla, gli europei chiedono in massa semplicemente di fermarla e non alimentarla!); 2) il rafforzamento della vigilanza: sperando che non sia analogo al sistema di vigilanza della Bce: completamente nelle mani dei banchieri privati che ne affollano il board di Francoforte, e che fanno il bello ed il cattivo tempo col l'euro, a svantaggio dei correntisti e degli stessi stati "sovrani"; 3) Delle azioni di "pseudo-salvataggio" delle banche: "da non realizzare – sempre secondo Barroso e Barnier – con i soldi dei contribuenti, ma con quelli delle banche stesse". Che poi alla fine sono, però, sempre quelle dei contribuenti! Come spiegare allora il rafforzamento dei coefficienti li riserva patrimoniale bancaria (Core Tier) di Basilea 3, ratificati nei giorni scorsi dallo stesso "democratico" Europarlamento? Bella domanda! Soprattutto in virtù della dittatura ad oltranza esercitata dagli stessi istituti di "ex-credito" – ci scuserete  la battuta – attraverso il credit crunch, l'assurda ed ingiustificata, ed aggiungiamo tirannica, stretta del credito che sta "staccando la spina" a migliaia di imprese europee.

      Lo zampino dell'Eba  

    In più vi dovrà essere un'azione congiunta di controlli intensificati da parte dei 27 organismi nazionali di controllo e dell’Eba (Autorità bancaria Europea). L'Eba, cioè l'European Banking Authority, la stessa – diretta dall'taliano Andrea Enria (in questo momento gli italiani all'estero "vanno proprio forte", meno curiosamente in casa – vedi "Super Mario Monti") che avrebbe chiesto alle banche (guarda un pò!) di aumentare le proprie riserve non destinabili al mercato, per capirci! Allora, dopo le doverose spiegazioni, possiamo comprendere come all'interno di questo "perverso ed incontrollabile" sistema-gabbia, le "povere banche in crisi (?)" dovranno creare al loro interno “Fondi cuscinetto” di garanzia pari ad almeno l’1% del totale dei depositi coperti, per assicurarsi liquidità disponibile in caso di necessità. Ma la percentuale è destinata a salire vertiginosamente, visti i parametri di Basilea (vedi archivio "Qui Europa").

      Non più solo 4.500!  

    Michel Barnier, Commissario europeo al Mercato Interno (ex ministro francese delle finanze)  ha  indicato quale  filosofia e ratio del provvedimento, quella di voler "affidare alle banche la responsabilità di pagare per esse", e non ai contribuenti, limitando secondo lui – il ricorso agli aiuti pubblici, soprattutto in tempi di austerità come questo. Che cuore! Barnier, nelle scorse ore, ha poi ricordato che la Commissione – precisamente nel 2008-2011 – ha approvato (come ribadiamo) aiuti di stato a favore delle banche per ben 4.500 miliardi di euro: cifra pari al 37% del Pil dell’Unione europea. Interventi che sono andati ovviamente a discapito nostro, delle famiglie europee  e di tutta la popolazione. Secondo Barnier, dunque, con la nascita della "Repubblica delle banche" tale problema non si ripresentarà più! E certo! Caro Barnier, le banche ora faranno da sé, e la "carta costituzionale" sovrana di Basilea 3 ne è la prova (vedi archivio "Qui Europa").

      Le Repubblica delle Banane e la Repubblica delle Banche  

    Insomma è come riconoscere ufficialmente la nascita di una nuova repubblica: quella delle banche. E ciò proprio nell'anno della fine della sovranità della "Repubblica Italiana" affidata ad un governo di banchieri non eletti, proprio nell'anno del suo 150°  compleanno, e dopo una serie interminabile di – evidentemente – vuoti, vani ed inutili festeggiamenti per il Centocinquantenario. Feste e parate solenni portate avanti dal gran maestro Re Giorgio Napolitano I, con la stessa premura con la quale si è affrettato a chiamare – tra tanti – al Colle proprio un "non politico – non eletto" amico di banche, tecnocrati, organizzazioni occulte e banchieri di prima fascia (vedi Rockefeller: fondatore della celeberrima Trilateral Commission, della quale Monti è stato fino a "ieri" rappresentante di punta dell'Area Continentale Europea). Quanto a su, il primo aggettivo usato, relativo a "festeggiamenti" ("vuoti") è dovuto all'amara constatazione su quale sia stata la triste fine fatta oggi dal glorioso "Dettato Costituzionale" della Repubblica Italiana: modello che tutta l'Europa ci invidiava per misura e portata intrinseca, scritto tra il sangue e l'esperienza di uomini che nel dopoguerra fecero grande l'Italia, ponendola al centro del mondo senza armi e "opinabilissime missioni di pace".Vedi la storia del padre costituente Giorgio La Pira: deputato, costituente, (poi) sindaco di firenze, santo, amante del dialogo e della Pace tra i popoli e dedito all'elemosina ed alle altre virtù cristiane. 

      Un'ammissione indiretta: "banche al potere!"  

    Nel suo discorso , Barnier, ha lasciato intendere in sintesi come al comando di Bruxelles ci siano gli interessi delle banche e come gli altri commissari, come lui, abbiano una scarsa rilevanza, rispetto a questo obiettivo “superiore”. Egli,  analizza la possibilità di smembrare la banca (in eventuale difficoltà) in due parti: una “good” e una “bad” company, nella quale mettere i titoli deteriorati per poi essere liquidata.

      Il Vero nodo dell'immorale sistema bancario  

    Quella di Barnier è una mezza verità che però non ci convince per nulla: in realtà la direttiva di Bruxelles non va alla radice del problema poiché non pone barriere per impedire "disastri futuri" e "future speculazioni sul debito pubblico a danno dei contribuenti": chiamati a pagare a suon di finanziarie gli interessi alla banche: 80 miliardi circa, la quota d'interessi sui titoli di stato, pagata solo quest'anno dai contribuenti italiani. Inoltre il provvedimento  non elimina la possibilità (o l'alibi)  per le banche, di mettere in atto operazioni a lungo termine qualora non disponessero di risorse reali e proprie; né tantomeno bandisce le famigerate operazioni in derivati, quelle over-night (inique ed immorali – vedi archivio "Qui Europa") e non pone sotto controllo le cosiddette operazioni "off-shore": tra le cause principali del dissesto economico-finanziario a livello mondile. I liquidi detenuti dalle Banche europee – che rappresentano i risparmi di chiunque li abbia depositati, e quindi non sono di proprietà delle Banche – vengono usati da queste ultime, sia per i prestiti ma anche per acquistare titoli che consentano loro di diventare azioniste di altre banche e altre imprese, creando azioni di tipo speculativo, o di speculare sulle disgrazie recenti delle famiglie italiane, greche, spagnole, portoghesi, irlandesi e – pare – anche cipriote. L'ultimo paese sotto attacco dei mercati: il quarto che potrebbe subire l'onta barbara della Troika (Ue, Bce e Fmi).

    Sergio Basile, Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Merkel esce allo scoperto: “Lavoriamo per l’accentramento!”

    Merkel esce allo scoperto: “Lavoriamo per l’accentramento!”

    Giovedì, Giugno 7th / 2012

    – di Sergio Basile –

    Unione Europea / Commissione europea / Commissario al Mercato Interno / Germania / Angela Merkel / Manbuel Barroso / Michel Barnier / Belgio / Berlino / Francoforte / Bruxelles / Accentramento del sistema bancario / Accentramento politico / Stati Uniti d'Europa / Nuovo Leviatano / Perdita definitiva della sovranità statale / Soluzioni liberticide / Trattato di Lisbona / Tecnocrazia dominante / Impero tecnocratico / Mario Monti / Surrogato di Costituzione / Morte della Democrazia / Monarchi non eletti / Europa a due velocità / Serie A / Serie B / Pigs / Italia / Sergio Basile / Qui Europa/ Europa / Futuro / Non è questa l'Europa che vogliamo  

    Anche Lady Merkel esce allo scoperto: "stiamo

    lavorando per l'accentramento europeo!"

    La rivelazione choc – L'Eurocasta vuole un'unione politica,

    economica e bancaria dell'Ue: parola di

    Merklel, Barroso e Barnier

    EuroAccentramento

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Berlino, Bruxelles  – La notizia dell’ultim’ora è di quelle che ci aiutano meglio a capire quale sia il reale piano al quale stanno lavorando con abnegazione, e da tempo, i leader europei: creare gli Stati Uniti d’Europa. Così, dopo le pesanti dichiarazioni di Mario Draghi ed Herman Van Rompuy sull’unione bancaria e sugli eurobond – rese a ridosso dello scorso fine settimana – anche il discusso panzer tedesco, Lady Angela Merkel, ieri sera è uscita  allo scoperto dichiarando – alla tv pubblica tedesca – di “voler lavorare per una unione politica in Europa, anche se ciò dovesse comportare la creazione di una Europa a due velocità, qualora alcuni paesi dovessero rallentano il definitivo processo d’integrazione dell'Ue”. Leggendo tra le righe, traspare chiaro a questo punto l’obiettivo reale che è quello dell’accentramento di tutte le prerogative “ex-statali” nelle mani di un unico superstato nelle mani della tecnocrazia dominante di Barroso & Co: cioè di gente non eletta. E’ la morte della democrazia? Pensiamo proprio di si. E lo si vede anche dall’ipotesi di creare una Europa di serie A contrapposta ad una di serie B (fatta evidentemente dai Pigs più l’Italia: ma fino a qualche mese fa, non eravamo forse la settima economia del mondo?).

      La morte della Democrazia?  

    Per la Merkel, in tal senso, l’eurovertice di giugno potrebbe essere visto solo come un piccolo passo verso tal direzione. Ma ciò, è ovvio, a discapito sempre della volontà di maggior democrazia e più diritti rivendicata da 500 milioni di Europei, o almeno – per il momento – da quelli del Sud, che dovrebbero assistere inermi alla nascita di quello che Alexis De Tocqueville – l’autore de “La Democrazia in America” – avrebbe chiamato con l’appellativo di “grande e mostruoso Leviatano”. “Abbiamo bisogno di più Europa! Abbiamo bisogno di un’unione di bilancio, ma prima di tutto di una unione politia!”: sono state le lapidarie e chiare parole del leader tedesco. Ma probabilmente Angela Merkel con l’espressione “Noi abbiamo bisogno”, intendeva “Noi casta”.

      Surrogato di Costituzione e Superstato che nessuno vuole  

    Chi infatti tra i tartassati e bistrattati europei potrebbe augurarsi la definitiva e totale cessione di sovranità popolare e statale verso questa specie di euro-monarchi: gli stessi che ci hanno propinato un “Trattato di Lisbona” (che in realtà sarebbe un surrogato di costituzione europea) fattoci passare per buono e giusto, in tutta fretta, e dietro una semplice ratifica di una manciata di leader, alle spalle ed alla faccia degli Olandesi, dei Francesi e degli Irlandesi – nonché di altri milioni di europei – che si erano espressi direttamente (con referendum) o indirettamente (nei sondaggi) contro questo tipo di “euro-fregatura”.

      Nel cuore dell’Europa imperiale  

    “Passo passo dobbiamo cedere delle competenze all'Europa – ha concluso con estrema e disarmante disinvoltura la Merkel – e non dobbiamo restare immobili se l’uno o l’altro paese non può ancora venirci dietro”. Tanto – avrebbe potuto aggiungere – a comandare saremo sempre noi, in compagnia della Bce e della Bundesbank (entrambe curiosamente posizionate nel cuore della “Germania imperiale”: Berlino e Francoforte).

      La scusa della crisi  all’altro lato dell’impero stessa musica

    Nel contempo, è giunta con una puntualità “svizzera”, dall’altro versante dell’impero tecnocratico – quello belga – l’eco della Commissione europea, che nelle scorse ore ha approvato la proposta di direttiva verso una “repentina unione bancaria” protesa – come detto – all’analogo prima occulto, ora dichiarato, piano di accentramento. Barroso ed i suoi, infatti – per la gioia di Monti, Merkel e Draghi, tra tutti – vanno per loro stessa ammissione verso la definizione di un “nuovo quadro normativo bancario di lungo periodo”. Ciò con la malcelata scusante di “far fronte alla crisi bancaria”. Ma non erano i cittadini in crisi? E' forse questa l'ultima direttiva impartita in gran segreto nei grigi e occulti salotti del Bilderberg e della Commissione Trilaterale?  Dunque un giovedì europeo che si apre all’insegna delle barzellette. Ma a ricordarci la tristissima situazione assistenzialista circa la casta dei banchieri ci ha pensato a stretto giro il collega di Barroso – al Mercato Interno – Michel Barnier, il quale ha dichiarato come tra il 2008 e il 2011 gli Stati Ue (e quindi gli stessi contribuenti europei, non dimentichiamolo) hanno dirottato verso le “povere banche” aiuti di stato per qualcosa come 4.500 miliardi. Una cifra che da sola potrebbe ovviare al problema del precariato e delle pensioni per intere generazioni di europei.

      Almeno 3 buoni motivi per dire "No"  

    Secondo Barnier “le nuove norme, una volta entrate in vigore consentiranno di non scaricare più sulle spalle degli Stati, e quindi dei contribuenti, il peso dei salvataggi degli istituti di credito in crisi”. Ma questa spiegazione non ci convince per nulla. 1) perché le risorse che si sottrarranno al sistema in favore delle banche vanno comunque scomputate dalle disponibilità che potevano essere indirizzate in maniera più etica e morale verso altri settori economici arretrati ed in crisi; 2) perché così facendo si vuol far passare il concetto che le banche vanno sistematicamente in crisi, ma mai nessuno in realtà ci ha offerto controprove credibili di ciò; 3) perchè sarebbe molto più semplice – anziché cavarsela con perentorie ed azzardate uscite tv – deligittimare la macchina del debito e far ripartire l’economia con un semplicissimo provvedimento anti-rating ed anti-spread. Ma evidentemente la volontà è proprio quella di causare crisi per avere il pretesto di risolverle in “casa” con proposte liberticide.

      L'Europa che non augureremmo mai ai nostri figli  

    Scusateci tanto, ma non è proprio questa l’Europa che vogliamo lasciare in eredità ai nostri figli. Figli che fin dalla nascita avranno una certezza: di giocare in una serie inferiore. Ma almeno, cara euro-casta, avrebbero – grazie a voi – la certezza di avere a disposizione un settore bancario robustissimo e di primo livello. Peccato solo che non ci saranno più le disponibilità economiche da conservare nei loro spaziosissimi e dorati caveau. Non stiamo a guardare! La storia si può ancora cambiare: tutti gli imperi, anche i più liberticidi sono caduti. L’interessante e chiedersi da che parte stiamo e agire di conseguenza!

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Bruxelles – Presentato piano Ue per rilancio mercato auto

    Bruxelles – Presentato piano Ue per rilancio mercato auto

    Mercoledì, Giugno 6th / 2012 

    – di Silvia Laporta – 

    Commissione europea / Commissione Ue / Commissione Industria / Antonio Tajani / Industria dell'auto / Rilancio del mercato dell'auto in Europa / Cars21 / Crisi economica / Crisi del setore automobilistico / 80 miliardi di euro / Barriere doganali / Liberismo economico / Qui Europa / Europa / Silvia Laporta / Innovazione / Apertura dei mercati / Regolamentazione intelligente 

    Il Commissario  Tajani presenta il piano Ue

    per il rilancio del mercato dell'auto

    "Liberalizziamo tutto!" La principale ricetta Ue 

    per rilanciare il mercato dell'auto

    Cars21 – Piano Ue di rilancio del mercato dell’Auto in Europa

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Bruxelles – La Commissione Europea, punta a sostenere un settore chiave dell’economia del “Vecchio Continente”, il mercato delle auto. Si chiama Cars21 il foro voluto dall’esecutivo Ue, che riunisce gruppi automobilistici e associazioni imprenditoriali. Il promotore, Antonio Tajani, commissario dell’industria, nonché promotore del progetto, vuole proporre un progetto ambizioso che miri al superamento della crisi nel settore automobilistico degli ultimi tempi. Questo settore, è uno dei più rilevanti a livello europeo, dando lavoro a 12 milioni di persone e investendo ogni anni circa 28 miliardi di euro. E’ fonte di profitti, grazie alla domanda in crescita nei paesi emergenti e Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) , ma anche grazie al mercato di esportazione: si preannuncia infatti, una crescita del mercato cinese da 41 a 125 auto ogni mille abitanti, nel 2020. Nello stesso tempo, troppe aziende e troppe fabbriche, nel settore delle utilitarie, danno luogo a un preoccupante sovraccarico.

      Nasce Cars21 – Le 3 linee guida per il rilancio dell'auto nell'Ue 

     Innovazione, Liberalizzazioni e Regolamentazione intelligente 

     Da qui, Cars 21. Sotto la promozione del ministro Tajani, il progetto si basa su tre linee guida principali: l’ innovazione, l’apertura dei mercati, e una “regolamentazione intelligente” che non pesi ingiustamente sull’industria. Nel campo dell’innovazione, la Commissione metterà a disposizione nuovi fondi: circa 80 miliardi di euro, nel bilancio comunitario 2014/2020, “ di cui almeno un miliardo a disposizione del settore auto”, precisa il Commissario dell’industria. Il motore a caldo rimarrà il più diffuso nel prossimo decennio. Va migliorato, reso meno inquinante e meno costoso. Nel frattempo, le imprese europee devono poter cavalcare il futuro, vale a dire il motore elettrico e il motore ibrido. . In questo contesto, Tajani vuole che la Commissione applichi una filosofia della regolamentazione che sia “selettiva e intelligente”.

     Sarà la giusta strada per rilanciare il settore?  

    "Un eccesso di norme in un momento di recessione economica, unita a una forte concorrenza internazionale – secondo il Vicepresidente della Commissione europea – rischierebbe di compromettere gli sforzi del mercato europeo". "Toccherà anche – ha dichiarato nelle swcorse ore –  trovare un sottile equilibrio che tenga conto delle prerogative industriali, ma anche di quelle ambientali". Tajani sostiene che dopo una prima fase definibile “greener” – più verdi: ocioè con una particolare attenzione all'ambiente – bisognerà entrare nella fase “green”: cioè più incentrata sulle posizioni economiche. Infine, per quanto riguarda le “regolamentazioni intelligenti”, anche per evitare – secondo la commissione -barriere doganali surrettizie in alcuni paesi, Tajani vuole puntare su accordi internazionali nel campo della regolamentazione e degli standard tecnici. Sperando però, aggiungiamo, che le "solite liberalizzaziooni" del mercato non ci portino a competere – così come avviene negli altri settori, soprattutto quello manifatturiero – con gli altri mercati (soprattutto la Cina) a condizioni inique e palesemente impari. D'altro canto le politiche liberiste fin qui selvaggiamente praticate dall'Europa non hanno fatto altro che danneggiare le piccole aziende, in favore delle solite multinazionali. Sarà questo il metodo per rilanciare il mercato dell'auto europeo? Non sarebbe necessario incrementare prima i livelli reddituali dei cittadini? Come si può infatti  investire nel settore e  acquistare auto quando manca, spesso e volentieri, il necessario per vivere? A voi la scontata risposta!

    Silvia Laporta  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Nucleare: si rispetti la volontà popolare!

    Martedì, Febbraio 7th / 2012

    Italia / Commissione Europea / Commissione Industria / Nucleare / Tajani / Intervista / Green Economy / Rifiuti / Smaltimento / Referendum 

    Nucleare: si rispetti la volontà popolare!

    Sull’energia atomica non si discuta più!

    Milano – Il Vicepresidente della Commissione Ue, Antonio Tajani, intervistato dal sole 24 ore, avrebbe affermato che si intende “riaprire all’energia nucleare”. Questo è quanto si evince dal titolo della sua intervista. Però le parole di Tajani suonano poi abbastanza diverse. Egli, infatti, da un lato afferma che il dibattito sul nucleare sia stato “chiuso troppo in fretta”, dall’altro parla anche di diversificazione delle fonti di energia e di apertura alla Green Economy. L’obiettivo sarebbe quello di avere un mercato unico europeo dell’energia entro il 2014. Questo senza dubbio non farebbe male all’Italia, che attualmente paga prezzi molto alti per l’energia, più degli altri partner europei. Al tempo stesso la Cina ha prezzi energetici più bassi del 200% rispetto alla Ue. In ogni caso la Commissione Europea, a detta di Tajani, ha una posizione “neutrale” sul nucleare, in quanto sono i singoli stati a dover decidere in materia. E ci mancherebbe altro! Come imporre una scelta di tale portata? In un Paese nel quale è un problema lo smaltimento dei rifiuti domestici, si può pensare di poter avere a che fare con le scorie nucleari? Gli italiani hanno scelto votando in massa contro il nucleare. E questa volta la volontà popolare non può essere in alcun modo ignorata. Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)