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Categoria: Italia – Diario della Crisi

Diario della crisi – Ita

  • Italia: mercato del lavoro da riformare?

    Italia: mercato del lavoro da riformare?

    Mercoledì, Febbraio 22th / 2012

    Italia / Riforme / Lavoro / Monti / Partiti / Sindacati

    Italia: mercato del lavoro da riformare?

    Qualcuno spieghi a Monti come funziona

    in democrazia

    Roma – Monti vuol fare la riforma del mercato del lavoro “con o senza intesa con i sindacati”. Su quale maggioranza conti non è ben chiaro. Da una parte c’è il Pdl che, dopo le tanto sofferte “liberalizzazioni”, per la legge del contrappasso, vorrebbe che adesso a pagarla siano i lavoratori tutti! Dall’altra c’è il Pd, che senza l’ok di Cgl, Cisl e Uil probabilmente non firmerà alcuna riforma. Nel mezzo ci sono gli interessi di tante persone, variamente rappresentate nel confuso panorama politico italiano. Potranno mai essere la Lega Nord o le varie sinistre a mettersi contro l’elettorato dei lavoratori? Non ora, non dopo la “indefinibile” riforma del sistema pensionistico, che ha fatto diventare sovversive perfino le vecchiette. Per non parlare delle persone di una certa età, quelle che insomma dopo circa quarant’anni di contributi si accingevano a sognare la pensione e se la sono vista soffiare sotto il naso. Insomma, a questo punto Monti la riforma del mercato del lavoro conta di farsela da solo, senza accordi con le parti sociali, con i partiti, con i sindacati. Tanto lui non deve mantenere il consenso, visto che nessuno lo ha mai eletto. Ed i partiti, invece, davvero saranno disposti a vendergli l’anima?

    Redazione QE (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Monti-Obama: incontro per la “crescita” o spot neo-liberal?

    Monti-Obama: incontro per la “crescita” o spot neo-liberal?

    Venerdì, Febbraio 10th / 2012

    – di Sergio Basile –

    Italia / Usa / Crisi Ue / Washington / Monti / Obama / Peterson Institute / Opinione Pubblica / Mercati / Trilateral Commission / Bilderberg Club / Poteri occulti / Tempio pagano finanza 

    Monti-Obama: incontro per la “crescita

    o spot neo-liberal?

    Domani, Monti a Wall Street, nel tempio pagano

    del “dio della finanza”:

    l'ottimismo cieco di "Repubblica" e "Corsera"

    Washington – Nelle scorse ore si è tenuto l’atteso incontro tra Mario Monti e Barack Obama: vertice che giunge in uno dei momenti più bui della storia moderna, nel pieno di una crisi non provocata dai popoli, ma aggravata certamente dall’assenza di spirito critico dell’opinione pubblica occidentale e nazionale, degli organi di stampa e della società civile tutta: lavoratori, padri di famiglia, giovani, studenti, professori, economisti. L’immagine dell’Italia negli Usa è oggi quella di una provincia del mondo, nelle mani di tecno-apparati retti da lobbisti, speculatori finanziari e bancari. “La Repubblica " parla invece dell’incontro tra leader come di “patto per la crescita”, titolo piuttosto surreale vista la devastante involuzione economica delle manovre portate avanti fin qui dal professore. Qualcun altro parla ironicamente di incontro “tra illuminati” o “rappresentanti di vertice di poteri forti e occulti” (vedi Trilateral Commission e Bilderberg Club, sono per citarne alcune) ma questa è un’altra storia… Per Monti “Ora l'Italia ha un’altra faccia”: questo e poco ma sicuro! Peccato che gran parte degli Italiani preferivano la prima. Quando si dice: “si stava meglio quando si stava peggio”!… Ma peggio di così si muore. Vedi il tragico epilogo dei cugini greci. Ancora più ottimista la linea del Corsera, dell'amico "ventennale" del professore, Ferruccio De Bortoli: “Obama: Usa e Italia mai così vicini … Monti porterà l’Italia fuori dalla tempesta”.

       Le illusioni del G20 del 2009  sulla fine della crisi  

    Peccato che il Corriere riportava un titolo simile all’indomani del G20 dell’Aprile 2009, quando i grandi della Terra sostenevano l’imminente fine di una famelica crisi, che in realtà si sarebbe rivelata poi solo all’antipasto: ed il cibo di lì a poco sarebbero stati poveri, proletari, giovani e pensionati. Degna di nota anche la dichiarazione di Monti riportata con un titolone ridondante e trionfalistico dal Corsera (Pag.3) “Monti: Dovremo cambiare il nostro stile di vita”. In effetti lo stile è già cambiato, ed a farne le spese è stato il Welfare, ormai rilegato all’angolo della storia, dopo aver contribuito allo sviluppo di un “sistema Italia” che il mondo ci invidiava, ora svenduto in nome della famigerata “crescita”. Ma la passerella Usa, non si è limitata all’incontro a due Monti-Obama. Nelle scorse ore è stata la volta dell’analisi economica di Monti al Peterson Institute, sulla “crescita liberale” dell’Italia e dell’Ue. Infine il tour troverà consacrazione finale nella giornata di domani a Wall Street, tempio pagano della finanza mondiale, con le interviste di rito a New York Times, Bloomberg, CBNC e New York Stock Exchange. Parola d’ordine dell’operazione mediatica: fiducia. Ma in cosa?

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • La critica popolar-marxista al governo Monti: rimandato!

    Mercoledì, Febbraio 1th / 2012

    – di Franco De Domenico –

    Italia / Crisi Ue / Sinistra  / Capitalismo / Monti / Berlusconi 

    La critica popolar-marxista al governo

    Monti: rimandato!

    Democrazia sospesa, golpe dei tecnocrati

    o commedia all’italiana?

    Roma – C’è stata perfino una continuità tra Berlusconi e Monti: lo ha scritto sul Manifesto Rossana Rossanda, storica voce della sinistra italiana. I due governi sarebbero solo due forme diverse di una stessa politica. Ma Alberto Leiss, sempre dalle colonne del Manifesto, risponde ricordando che, per l’esecutivo in carica, la democrazia non è stata affatto sospesa. Ricorda che il precedente governo aveva perso la maggioranza 3 volte, e Monti ha comunque ottenuto il voto dei partiti. Le vicende “private” di Berlusconi, poi,  ne avevano già compromesso l’immagine. La sinistra, secondo Leiss, ha avuto il torto di non saper proporre più un mondo alternativo a quello di Berlusconi, che comunque diceva la verità su se stesso e sul modello di società “da lui spettacolarmente incarnato”, compreso il mito del mercato che si auto-regolamenta. Leiss propone due indirizzi per il cambiamento: l’Europa e il movimento delle donne. La destra, dice, è sempre stata tiepida sull’europeismo, che si è storicamente realizzato nella “struttura” economica, non nella “sovrastruttura” politica: è giunto il tempo della politica, di un nuovo europeismo senza cui le nazioni sono lasciate a se stesse. E il movimento femminista sembra l’unico, per Leiss, a indicare le vie di uscita dalla centralità del lavoro, dal patriarcato, da questo “capitalismo impazzito”. Ma i fatti danno ragione a quanti parlano di golpe antidemocratico: la Costituzione non prevede avvicendamenti tecnici imposti da Bce o Ue. E Giorgio Napolitano dovrebbe saperlo bene, quale “garante della Costituzione”.

    Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Istat: disoccupazione giovanile al 31%

    Mercoledì, Febbraio 1st / 2012

    – di Mirella Fuccella –

    Italia / Istat / Disoccupazione / Giovani / Fondi Europei / Incentivi

    Istat: disoccupazione giovanile al 31%

    8 miliardi di fondi europei per incentivare

    il lavoro dei giovani

     

    Roma – La disoccupazione in Italia è salita al 9% e questo elemento, per molti, già rappresenta un allarme. Quella giovanile, però è del 31%: dato “medio” che riguarda tutto il Paese. Se analizziamo i dati regione per regione, si scopre – ad esempio – che in Campania è regolarmente occupato solo il 40% della popolazione attiva. Naturalmente tutto ciò non considera tutte quelle occupazioni che fanno parte “dell’arte di arrangiarsi” tipica del popolo campano. La buona notizia è che, però, il 31% per cento di disoccupazione giovanile ha finalmente iniziato a preoccupare i politici, primo fra tutti il Presidente del Consiglio, che ha deciso di destinare 8 miliardi di fondi europei agli incentivi per il lavoro giovanile. Si tratta di fondi già assegnati, ma che finora non sono stati spesi. E mentre impazza la polemica sull’articolo 18, c’è da chiedersi: come si può sperare di dare un futuro ai giovani se, al tempo stesso, gli si toglie ogni certezza? Otto miliardi non sono pochi, e magari si riuscirà finalmente a spenderli nel modo giusto. Ma la sicurezza psicologica di sapere che non avrai per tutta la vita un lavoro da schiavo precario, sarebbe un incentivo molti miliardi di volte più “consistente” per i giovani in cerca di occupazione. Un’alternativa reale al precariato, che poi al Sud significa arrangiarsi, insomma!

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)