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  • Turchia – Le Lunghe Ombre Nere oltre gli Alberi di Gezi Park

    Turchia – Le Lunghe Ombre Nere oltre gli Alberi di Gezi Park

    Lunedì, Giugno 17th/2013

    – di C.Alessandro Mauceri  e Sergio Basile – 

    Turchia, presidente del Consiglio di Stato turco, Huseyin Karakullukcu, Hurriyet, Gezi, Istanbul, Recep Tayyip Erdogan, Bosforo, Sulim I, Çhd (Associazione degli avvocati progressisti), Caglayan, Akp, vicesegretario generale del Consiglio d'Europa, Gabriella Battaini Dragoni, agenzia Anadolu, Amnesty International, Casa Bianca, ministro degli Esteri, Emma Bonino, Abdullah Gül, Fethullah Gülen, Zaman, Berlino, Salonicco 

     

    Le Lunghe Ombre Nere oltre gli Alberi di

    Gezi Park

    Turchia – Spuntano le ombre nere di Otpor e Soros

    A poche settimane dal saldo dell'ultima rata di debito

    all'FMI, Erdogan mollato dai suoi colleghi atlantisti. 

    Come mai? Che si profila all'orizzonte?

    L'Analisi di Qui Europa

    Il Premier chiama a raccolta i suoi e ammonisce: "Paese 

    sotto attacco di una banda di sediziosi golpisti!"

     

    di C.Alessandro Mauceri e Sergio Basile

    Otpor - Erdogan - Turkey

    Istanbul, Ankara, Salonicco – Nelle ultime ore, il premier Erdogan rispolverando l'inconsueta "divisa" di paladino della democrazia e della giustizia (che aveva completamente e clamorosamente dismesso nei rapporti di "buon vicinato con la vicina Siria) ha invitato i manifestanti – che da due settimane protestato in centinaia di piazze turche – a rientrare nei ranghi, rilanciando precise accuse verso quella che ha bollato come una minoranza di sediziosi golpisti. Lo ha fatto chiamando a raccolta migliaia di fedelissimi dell'Akp, accorsi tempestivamente da tutto il Paese. Il premier ha parlato letteralmente di "golpe" ai danni del suo esecutivo,  esortando la popolazione:  “non lasciatevi ingannare, non cascate nella loro trappola se io sono qui è per servire il Paese!". Ma c'è evidentememte di più! Qualcosa che sfugge all'indiscreto occhio digitale dei media occidentali. Vediamo!

     Strani Movimenti in Turchia… Olezzo di Primavera Turca…                       

    Nei giorni scorsi le prime pagine di quasi tutti i notiziari sono state riempite di articoli circa gli scontri tra manifestanti e forse dell’ordine in Turchia. Si è parlato anche del presunto uso di armi chimiche non convenzionali… Qui Europa ha seguito da vicino gli eventi, con ampi reportage e foto. Come al solito, però, in molti TG e quotidiani (di regime) poche volte si è andati al di là della notizia da copertina per approfondire la vicenda. Sarebbe bene, invece, cercare di comprendere quali siano le reali cause della protesta almeno ora le il puzzle appare più chiaro. Che senso avrebbe una sommossa popolare iniziata il 27 maggio solo per difendere un centinaio di alberi e ancora in corso dopo due settimane e per di più con ripercussioni internazionali non indifferenti? Se così fosse sarebbero poco giustificate le frasi bellicose pronunciate da Erdoğan di fronte al suo gruppo parlamentare: «Taglieremo gli alberi di quel parco, saranno ripiantati in un altro posto». E, per farlo, per far sgombrare la piazza perché mandare forze dell’ordine che, come visto nei filmati, sparano ad altezza d’uomo? Se oggetto del contendere fosse stato solo il parco (come dimostrato nei pregressi articoli: vedi allegati) sarebbe strana la durezza del premier. Specie in considerazione del fatto (riportato da pochi media, ma determinante in questa situazione) che il presidente del Consiglio di Stato turco, Huseyin Karakullukcu, citato dal quotidiano Hurriyet, ha affermato che esiste già una sentenza del 31 maggio che boccia il progetto del governo per le modifiche al parco!  

    Otpor - Erdogan - Turkey

     L'orizzonte al di là degli alberi…                                                                             

    In realtà, probabilmente, la ragione di una simile ostinazione da entrambe le parti è da cercare altrove. Forse nello stato di estremo disagio della popolazione non solo di Istanbul, ma di tutte le grandi città turche, che ha fatto da detonatore ad una diffusa insoddisfazione per un potere islamico che non nasconde la voglia di trasformare l’egemonia politica in egemonia culturale contro la forte opinione pubblica laica turca. Il parco di Gezi, che si trova nella parte “europea” di Istanbul, al centro di un distretto turistico famoso per i suoi ristoranti e negozi sarebbe  solo il centro della protesta. E l’abbattimento degli alberi doveva servire non a migliorare il parco, ma a realizzare (come visto) edifici pubblici e centri commerciali, la “giusta causa”. Forse quindi, a ben vedere, la protesta dei partecipanti è diretta contro politiche sempre più autoritarie del governo guidato dal primo ministro Recep Tayyip Erdogan, che la settimana scorsa ha fatto approvare due leggi: la prima vieta i baci in pubblico, la seconda la vendita di alcool all'aperto e in assoluto dopo le 22 e, al tempo stesso, varava iniziative come la costruzione del terzo ponte sul Bosforo (che comporterà la distruzione di molte delle poche zone verdi nella città) dedicandolo al sultano ottomano Sulim I, passato alla storia per aver ordinato un massacro di membri di una minoranza sciita. Per tacere sulle politiche imperialiste e coloniali filo-Nato perseguite in Siria.

     L'involuzione                                                                                                                

    Anche l’atteggiamento del premier è apparso strano quando dopo aver affermato (1) che "i piani per la distruzione del Gezi Park andranno avanti. e (2) "Segheremo gli alberi di quel parco e li ripianteremo in un altro posto", ha aggiunto  (3) riferendosi ai manifestanti, che si procederà "indipendentemente da quello che loro faranno". E, infatti, la polizia turca non solo ha arrestato numerosi manifestanti, ma anche almeno 73 avvocati che si erano messi a disposizione per difendere i loro diritti. Lo riferisce la Çhd (Associazione degli avvocati progressisti). I legali sono stati fermati dall'unità speciale della polizia nel tribunale di Caglayan. Anche dei giornalisti (della CNN) pare siano stati colpiti durante le azioni della polizia. In totale – come visto – sarebbero oltre 1.000 i feriti durante gli scontri: a riferirlo è l'Associazione dei medici turchi, che ha sottolineato la durezza delle azioni portate avanti dalle forze antisommossa affermando che almeno 4 persone hanno perso la vista dopo essere stati centrati dai candelotti lacrimogeni sparati dagli agenti mentre altri 4 sono curati per fratture al cranio. Ma altre fonti (come visto – vedi articolo in allegato) asseriscono addrittura che i feriti sarebbero oltre 6000. E questo solo per un centinaio di alberi?

     La strana reazione dell'atlantista Ue                                                                 

    Intanto è venuto fuori che quattro persone, tre manifestanti e un poliziotto, sarebbero morte nelle proteste antigovernative iniziate pochi giorni fa. A renderlo noto è stato proprio il premier Recep Tayyip Erdoğan. Eppure uno dei motivi che aveva portato Erdoğan a essere eletto era stato il fatto che il suo partito, l’Akp, fosse stato da sempre considerato "storicamente" un partito (per così dire) "moderato". E allora perché questa improvvisa durezza? Durezza che non poteva passare inosservata e che non poteva essere accettata da un Paese democratico. Infatti, sono arrivate da più parti, in Europa, forti condanne nei confronti della Turchia. "E' chiaro che una polizia che interviene in modo così violento per noi è totalmente inaccettabile, che avvenga in Turchia o in qualsiasi altro Paese". A sostenerlo è stato il vicesegretario generale del Consiglio d'Europa, Gabriella Battaini Dragoni, manifestando preoccupazione per una reazione "che viene fatta contro il cittadino che vuole legittimamente esprimersi e non per oltraggiare i beni pubblici e privati. Bisogna lasciare che la gente manifesti". La risposta del premier turco è stata netta: “Non riconosco alcuna decisione presa sulla Turchia dall’ Europarlamento”. Citato dall’agenzia Anadolu, Erdoğan ha anche aggiunto che “coloro che hanno approvato questa risoluzione dovrebbero guardare alla Grecia, alle proteste e alla risposta della polizia lì”. Amnesty International ha parlato di "violenza brutale e vergognosa". Anche la Casa Bianca (???) ha espresso preoccupazione per quanto sta accadendo, esigendo il rispetto della libertà di espressione, di assemblea e di associazione, e di avere (da che pulpito) “una stampa libera e indipendente” (certo che, dopo quello che è venuto alla luce in America circa la libertà di stampa e il rispetto dei diritti dei cittadini le parole di Obama suonano a dir poco strane). Ma come mai questo improvviso distacco dal "fedelissimo" Erdogan?

    Otpor - Erdogan - Turkey

     Anche il partner italiano stranamente storce il naso …                                 

    Pure in Italia si sono levate voci di protesta. Per  questo motivo il ministro degli Esteri, Emma Bonino, in una informativa alla Camera ha riferito che "Piazza Taksim non è piazza Tahrir. E i turchi non sono arabi", precisando che le manifestazioni di Istanbul ricordano più le piazze italiane o quelle di Occupy Wall Street che quelle che furono centro, in Egitto, della rivolta contro il presidente Mubarak quando, il 25 gennaio del 2011, i manifestanti occuparono la piazza. In breve però il loro numero crebbe e arrivò a 1 milione fino a quando, il 2 febbraio,  non esplose la violenza fra i sostenitori di Mubarak e gli oppositori del regime. Sarà, certo è che, stranamente, i segnali che provengono dalla Turchia diventano di giorno in giorno più chiari. Drammaticamente più chiari…

     Il Silenzio del "Presidente Turco" verso il "Primo Ministro" Erdogan     

    A molti è sembrato strano che il presidente Abdullah Gül, da quando Erdogan è rientrato ad Ankara, abbia mantenuto un silenzio impenetrabile. E ancora più strano è parso essere il silenzio di Fethullah Gülen, uno dei principali protagonisti degli ultimi decenni della politica in Turchia. Gülen è stato ed è tuttora uno degli attori principali della scena politica turca e della direzione dell’Akp. Multimiliardario (in dollari), considerato da Time tra i 100 uomini più influenti del pianeta, dalla Pennsylvania, dove vive da anni, controlla centinaia di moschee in Turchia e nel mondo e, attraverso una complessa rete di finanziarie, è proprietario di un grande impero mediatico (il quotidiano Zaman e varie emittenti radio e televisive) che gli permette di giocare un ruolo cruciale nelle campagne elettorali (Erdogan gli è debitore per i suoi straordinari successi) e quindi di avere una enorme influenza sull’Akp. Eppure tace dopo la violenza degli scontri.

    Otpor - Erdogan - Turkey

     Open Society Foundation – Lo zampino del mondialista George Soros  

    Pochi hanno notato l’atteggiamento in questi giorni del magnate (mondialista per eccellenza e padre di Otpor) George Soros, fondatore di numerosi progetti (per così dire) "filantropici" e dichiarato sostenitore e finanziatore di gruppi "pro-democrazia" (gli stessi che hanno iniziato le manifestazioni antigovernative in Turchia: gli stessi che hanno fomentato le cosiddette falsissime e celeberrime Primavere Colorate e Primavere Arabe). Già nel 2011, Lisa Graas del David Horowitz Freedom Center evidenziava “l’influenza manifesta” di Soros in Turchia tramite la sua Open Society Foundation. Secondo il giornalista e scrittore Richard Poe, ogni volta che Soros cerca di destabilizzare un’area applica lo stesso schema, composto da sette punti. E il sesto punto è l’occupazione delle strade (se è vero che si sta adottando questo schema, il prossimo passo saranno le dimissioni di Erdoğan per timore di un intervento NATO). Se ciò dovesse verificarsi, ciò equivarrebbe allo "scaricamento" ufficiale dei membri del club mondial-colonialista (Usa-Nato) ai danni di un loro stesso carissimo e fidato "collega".

     Il ritiro dei capitali investiti in Turchia                                                               

    Ma più di ogni altra cosa dovrebbe essere sintomatico il forte ritiro di capitali esteri investiti in Turchia. La borsa di Istanbul ha perso più del 10% la settimana scorsa (-20% per indice Bist 100 dai massimi dello scorso 22 maggio), bruciando miliardi di dollari e la banca centrale ha dovuto intervenire per sostenere la moneta turca, la lira, caduta ai livelli più bassi rispetto al dollaro dall'ottobre 2011. E la protesta si sta estendendo ad altre città, da Berlino a Salonicco (che è proprio al confine con la Turchia) dove migliaia di persone hanno marciato verso l’ambasciata turca. Altre 7mila persone hanno manifestato ad Ankara, dove ci sono stati scontri tra i dimostranti che tentavano di raggiungere gli uffici del primo ministro e la Polizia. I primi hanno alzato barricate con materiale raccolto in strada e lanciato bombe incendiarie, gli agenti hanno risposto con gas lacrimogeni. E questo solo per un centinaio di alberi? Sarà, ma, a ben guardare i fatti, è difficile da credere.

     Dalle stanze dell'FMI a quelle di Washington                                                 

    Specie dopo la notizia bomba trapelata nelle ultime settimane, secondo la quale la Turchia di Erdogan avrebbe da pochissimo finito di corrispondere l'ultima rata di debito al Fondo Monetario Internazionale. Una cosa è certa amici: Erdogan è l'incarnazione dell'imperialismo ottomano più estremo e buio (vedi caso Siria), ma qualcuno sta cercando di pilotare la sua roccambolesca uscita di scena a proprio favore, magari favorendo la salita al trono di un'altra testa di legno, stile Italia o Grecia, per continuare ad esercitare il proprio monopolio su siffatti prototipi (o modelli) coloniali. La risposta forse potrebbe trovarsi proprio a Washington, tra le austere e "eteree" stanze della White House. E' un'ipotesi… Che dite? Ma soprattutto – c'è da chiedersi – chi sarà il prossimo fortunato, post-rottamazione? Di sicuro un pezzo da Novanta! Almeno a giudicare dalla tabella di marcia del New World Order in quella strategica e particolarissima scacchiera che è il Medioriente e nel luogo nel quale un tempo crebbe l'oscura fama  dell'imperatrice Teodora e dei suoi apocalittici retaggi.

    C. Alessandro Mauceri, Sergio Basile (Copyright © 2013 Qui Europa)

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  • Così Francia e Turchia tentano di Incastrare la Siria: le balle sulle armi chimiche

    Così Francia e Turchia tentano di Incastrare la Siria: le balle sulle armi chimiche

    Mercoledì, Giugno 5th/ 2013

    – Redazione Qui Europa  

    Siria, Hezbollah, Governo Siriano, Ribelli Nato, Nato, Integralismi islamici, Armi chimiche, Turchia, ONU, Italia, Laurent Fabious, Zaman, Francia, Bilderberg Club, Milano, Bruxelles, Ambasciata Israeliana, Consolato degli Stati Uniti, Nuovo Ordine Mondiale 

    Così Francia e Turchia tentano di Incastrare

    la Siria: le balle sulle armi chimiche

    Le strategiche bugie sul gas sarin e le diaboliche

    mosse dei nemici della Siria

    Le Manifestazioni per La Pace in Siria del 6 ed 8 Giugno

    di Bruxelles e Milano, presso l'Ambasciata Israeliana

    e il Consolato USA. Fermiamo l'imperialismo del NWO

     
    Redazione Qui Europa 
     
    Le Balle sulle Armi chimiche per incastare Assad e la Siria
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     La Francia, i Signori della Guerra e le Balle sulle Armi chimiche               
     

    Milano Parigi, Ankara, Damasco, Bruxelles – "Oltre ogni ragionevole dubbio. Il regime siriano ha fatto uso di gas Sarin". E' la curiosa dichiarazione del Ministro degli Esteri francese Laurent Fabius che ha citato, in merito dei presunti risultati delle analisi effettuate da Parigi su – pare – campioni di materia organica prelevata in Siria, presso la città si Saraqab. “Da un lato il vostro collega di Le Monde a cui vanno i nostri complimenti – ha continuato il fedelissimo del Bilderberg-Man Hollande, Laurent Fabiousci ha fornito dei campioni che abbiamo fatto analizzare (…) la conclusione del laboratorio è chiara: c’era del gas Sarin". Gas cui utilizzo l'Eliseo ha attribuito al governo Bashar Al-Assad. Anche l'ONU nelle ultime ore ci ha messo del suo, parlando di “fondati motivi per ritenere che nel conflitto si sia fatto uso di armi chimiche". Medesima – guarda un pò! – la conclusione  del magistrato ONU incaricato, Carla Del Ponte, resa nota lo scorso 5 maggio, per la gioia del guerrafondaio Barack Obama e dei suoi complici NATO. Francia, Regno Unito ed Italia in testa. Almeno è questa la posizione che lascia intendere la Bilderberg-Woman Emma Bonino (vedi articolo in allegato).  Ma qualcosa davvero non quadra. vediamo perchè!

    Le Balle sulle Armi chimiche per incastare Assad e la Siria

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Turchia – Armi chimiche: le strategie per infangare Damasco                   

    Il giornale Turco “Zaman” (anche, tra l'altro, pro-regime) mercoledì scorso ha annunciato una scoperta alquanto imbarazzante e scomoda per i signori occidentali e gli integralisti islamici del Nuovo Ordine Mondiale in chiave anti-Siriana ed anti-cristiana. La polizia ha infatti trovato 4 kg di gas  Sarin con i guerrieri di Al Nousra in Adana (Sud Turchia) intenzionati evidentemente ad entrare con questo gas in Siria per commettere attentati e/o altre strategie per inasprire gli animi e fomentare la guerra, dando il pretesto per attaccare ad ONU, Nato, Usa e alleati. Un assist perfetto per fomentare insomma una Terza Guerra Mondiale, con Russia, Iran e Cina che di certo non starebbero a guardare in caso di illegittimo attacco alla Siria.

    Le Balle sulle Armi chimiche per incastare Assad e la Siria

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Forza Siria – Fermiamo l'imperialismo: le manifestazioni di Bruxelles e Milano    

    D'altra parte un collegamento a questo punto è doveroso: le suore di San Giuseppe dell’ospedale San Luigi in Aleppo avevano allertato e paventato questa strategia già da tempo. Da mesi , secondo le sorelle, dalla Turchia venivano esportate (introdotte illegittimamente) ed usate armi chimiche in Siria. Ma la realtà dipinta dai giornali e dalle TV di regime e totalmente diversa ed irreale: essi continuano ad accusare la Siria di usare armi chimiche! Fatto sta che per quanti ancora credono alle favolette sulla "Democrazia Occidentale" e si ostinano a nascondersi dietro una benda sarebbe meglio domani, fare un giro a Bruxelles e portarsi per le ore 14,00 all'altezza dell'Ambasciata Israeliana dove avrà luogo una dimostrazione di protesta dal titolo molto emblematico: Israele, l’Esercito Libero Siriano e al Nousra sono una sola cosa (= una sola forza armata). probabilmente in quest'occasione saranno fornite tutte le informazioni ed i documenti necessari a chiarirsi le idee una volta per tutte. Un altro appuntamento da annotare in agenda è la manifestazione che si terrà a Milano il prossimo 8 giugno contro l’aggressione alla Siria: ore 17.00, presso Largo Donegani, davanti al Consolato degli Stati Uniti. Una manifestazione contro l' aggressione alla Siria da parte della Nato e dei suoi alleati, organizzata dal Comitato contro la Guerra di Milano.  L'appello è disponibile in forma integrale sul sito http://comitatocontrolaguerramilano.wordpress.com/Intanto, sul fronte siriano, giunge notizia secondo cui le forze fedeli a Bashar al Assad, con il sostegno determinante degli Hezbollah libanesi, hanno rovesciato i rapporti di forza e costretto gli insorti alla ritirata. Centinaia sarebbero i morti rimasti sul campo nelle ultime 24 ore. Qusair – secondo i maggiori esperti di geopolitica e strategia militare – è una città strategica e può cambiare il destino del conflitto. 

    Redazione Qui Europa (Copyright © 2013 Qui Europa)

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