Venerdì, maggio 25th / 2012
Tag: Youth Unemployment
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Un piano Marshall per l’Europa
Venerdì, Maggio 4th / 2012
– di Franco De Domenico –
Europa / Italia / Crisi / Piano Marshall / Keynes / Fondi statali / Disoccupazione giovanile
Il Titanic – Europa vuole un salvagente
Un piano Marshall, ma i fondi mancano
Bruxelles – I piani ci sono, sono pronte le strategie, come si diceva negli anni '80; ma mancano i fondi per un vero e proprio piano Marshall europeo, che salvi il Titanic dal naufragio. Si tratta del documento "Strategia 2020", un'agenda che dovrebbe programmare lo sviluppo per il prossimo decennio in tutta Europa, all'insegna di cinque obiettivi: occupazione, innovazione, istruzione, integrazione sociale e difesa del clima. Questo documento – almeno dai proclami più o meno retorici piovuti nelle ultime ore da Bruxelles – conterrebbe, in via sotterranea, un rinnegamento della via liberista e monetarista che finora ha delineato le scelte europee. Al contrario, è il buon vecchio John Maynard Keynes che fa capolino e torna a far scuola, dalle coraggiose, costose e risolutive scelte che l'economista di Cambridge dettò al presidente Roosvelt, per fronteggiare la crisi del '29, la Madre di tutte le crisi.
La via Keynesiana e l'inizio del Welfare State
Ricordiamo che in "Esortazioni e profezie", il suo libro più osannato, Keynes insegnava qualcosa che allora era assolutamente nuovo: un'entrata massiccia dello Stato nell'economia, per finanziare il lavoro e superare la disoccupazione, a costo di far lavorare "operai che scavano buche per colmare altre buche". Fu l'inizio del welfare state, lo sappiamo quasi tutti e il lettore non si offenda se ricordiamo come tutto iniziò. Poi le cose cominciarono a funzionare in altri modi, si proposero nuovi liberismi, il reaganismo, il tatcherismo, a sancire un'uscita progressiva dello Stato dai mercati.
Verso un nuovo Marshall?
Oggi, sembra curioso ma è forse di nuovo la soluzione radicale, si invoca un nuovo – e ancora una volta keynesiano – piano Marshall per uscire dalla crisi più grave e più lunga dal '29 che il capitalismo ricordi. Manca, però, lo spiegamento di forze e di finanziamenti massicci che gli USA schierarono nel secondo dopoguerra. Mentre si prendono queste importanti decisioni – "senza decidere" realmente – la disoccupazione giovanile, in Italia, sale statisticamente al 32%; l'Istat cioè sancisce quello che sapevamo già, che un giovane su due ha già un vissuto di ricerca del lavoro incerto o dalle porte chiuse, e nel Sud la stragrande maggioranza ha pochissime speranze di trovare lavoro. E', presumibilmente, anche il risultato dell'annunciata riforma del lavoro, che non ha avuto un grande effetto positivo sul mercato delle "risorse". Ecco che, a furia di chiamarle "risorse", "risorse umane", si è perso il senso dell'umanità, e servono sul serio risorse economiche per aiutare soprattutto i giovani.
Il paradosso dei paradossi, nella crisi
Intanto, mentre si parla di un probabile stanziamento di alcune decine di miliardi di euro per rifinanziare la crescita, stona e di molto la consapevolezza che tale misura è in relatà una risposta flebile ed insufficiente rispetto ad un problema di proporzioni apocalittiche che passa sempre dalla speculazione finanziaria – anche se la tecnocrazia dominante continua a restare in un inaccattabile immobilismo – e che comunque non giustifica il regtalo di 1000 miliardi di euro che la Bce ha fatto alle banche private ad un tasso dell'1% in tre anni: regalo al quale presumibilmente si uniranno altri regali simili in un futuro prossimo. Pazzesco!
Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)
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Krugman- Il Suicidio dell’Europa dell’Austerity
Venerdì, Aprile 27th / 2012
– di Silvia Laporta –
Unione europea / Crisi Ue / Recessione / George Soros / Paul Krugman / Disoccupazione giovanile / Spagna / Italia / Germania / Angela Mrekel / Mario Monti / Depressione Usa degli Anni '30 / Politica Monetaria Inflazionistica / Piigs / Pressione fiscale / Distruzione del Welfare / Suisidio economico dell'Ue
Crisi Europea: le politiche economiche
espansionistiche contro il suicidio
nell’Europa austera
Le false promesse dell'equità e il gioco sporco
della tecnocrazia europea
Bruxelles, Francoforte, Berlino, Roma, Madrid – La situazione di crisi europea ha conosciuto un allargamento soprattutto nell’ultimo biennio, colpendo le finanze pubbliche di molti paesi, in molti casi salvate in extremis dal rischio di insolvenza. La crisi finanziaria globale, come visto, ha causato un aumento vertiginoso del debito pubblico nelle economie avanzate. La preoccupazione crescente ha innescato vari dibattiti su come risolvere il problema. Nelle economie avanzate in media il rapporto debito/Pil è oggi vicino a livelli del 100%, i più alti dal dopoguerra, e sembra oltretutto destinato ad aumentare ancora. L’aggiustamento fiscale richiesto è senza precedenti: serviranno molti anni per ridurre il debito e riportarlo a livelli accettabili, e secondo molti analisti potrebbe non servire, visto che nulla si è fatto per imbrigliare la finanza internazionale e la speculazione. Ma con quale politica l’Unione Europea sta decidendo di affrontare questa gravosa situazione?
Suicidio Economico – Il punto di Soros e Krugman
Secondo il parere di un maestri del pensiero finanziario ed economico americano, Paul Krugman, le strategie adottate in merito dall’Ue non sono annoverabili tra le più efficaci. Anzi! Secondo Krugman, Nobel per l’economia 2008, con l’attuale politica, l’Europa, sta andando verso il suicidio economico. Il problema è rilevabile in una scelta che inizialmente poteva rivelarsi giusta, ma adesso inevitabilmente sbagliata: quella dell’estrema austerity. Anziché cercare di allargare il credito e investire massicciamente, in modo da rilanciare l’economia creando nuovi posti di lavoro e aumentare i consumi, l’Europa si sta basando su una politica sbagliata che non la porterà verso una concreta risoluzione della crisi. Krugman usa la stessa metafora: "Si esce dalla trappola del debito sovrano e del deficit di bilancio con la crescita, non con la recessione economica imposta dall'austerity"
Situazione più grave della depressione Usa degli Anni '30
Secondo Krugman i cosiddetti “Piigs”, (i paesi europei più indebitati ossia Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna), non devono cercare di risolvere la loro situazione con un’estrema austerity se non vogliono andare incontro a un vero e proprio collasso economico. La situazione è più grave di quanto si pensi. In Spagna si è raggiunto il 24% di disoccupazione e il 50% di disoccupazione giovanile, percentuali vicine a quelle della grande depressione degli anni ’30 negli Stati Uniti. Se all’attuale austerity, non seguirà una politica finanziaria incentrata a massicci stimoli pubblici e privati all’economia, si rischia seriamente un collasso, che coinvolgerà anche l’euro, facendo sentire il suo peso a livello mondiale.
Le priorità – Politica Monetaria Espansionistica e Pressione Fiscale
Ciò che viene proposto dai due economi statunitensi è una politica finanziaria molto oculata: la Banca Centrale Europea deve adottare una politica monetaria espansionistica annunciando che tollererà un inflazione più elevata dell’attuale, mentre la Germania deve approvare un bilancio che serva a riequilibrare quelli del Piigs. Gli altri paesi , Italia compresa, devono allentare la pressione fiscale e incentivare la ripresa economica; mentre le Istituzioni internazionali come il Fondo Monetario devono fornire aiuti agli Stati che ne hanno bisogno. Anche seguendo questo schema di direttive, ci vorranno molti anni per uscire dalla crisi europea, ma almeno si potranno evitare gravi torbidi sociali.
La falsa promessa dell'equità e la distruzione del Welfare
L’equità di cui hanno parlato i governanti e i politici europei non è mai stata osservata, escludendo dagli enormi sacrifici economici richiesti i ceti più abbienti e imponendoli violentemente a quelli a quelli medi e bassi. L’Europa, si sta inevitabilmente allontanando dai precetti fondamentali del Welfare State. La tutela degli interessi finanziari, non può andare a discapito di quella degli interessi del cittadino. E’ per questo che il dibattito su come risolvere la crisi diventa tanto importante, nella misura in cui la sua portata diventi trasversale a ogni ambito della vita di uno Stato.
Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)
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Lavoro – Giovani: i dimenticati d’Europa
Martedì, Aprile 10th / 2012
– di Franco De Domenico –
Europa / Italia / Economia / Crisi / Disoccupazione / Disoccupazione giovanile / Roosvelt / Europeo / Unione politica / Commissione europea / Westerwelle / Unità europeaTi mando a non–lavorare! Giovanee disoccupato: ecco l’individuodimenticato in Europa"Non è un paese per giovani!": In Italia unmilione di "ragazzi" hanno perso il postoRoma – Un tempo si minacciava: Ti mando a lavorare… E i giovani, addirittura i ragazzini “svogliati” o più poveri erano costretti a entrare precocemente nel mondo del lavoro. Ma oggi, in quel mondo c’è poco posto per i giovani, e in Italia, dal 2008, si sono persi più di un milione di posti di lavoro giovanili, esattamente la cifra che invece prometteva, invano, Berlusconi. Ma sia con il suo governo, sia con quello tecnico, sembra che l’Italia e l’Europa non siano un Paese per giovani, e che le politiche economiche, finanziarie, monetarie, siano decise da élites che devono rispondere a elettorati sindacalizzati, “garantiti”, o che vogliono difendere un lavoro già esistente, e piuttosto anziani.L'analisi di Amity Schlaes in “The forgotten man”Questa l’analisi di Amity Schlaes, la storica americana autrice di “The forgotten man”, l’Uomo dimenticato, edito da Feltrinelli in Italia, saggio che analizza le crisi – quella del ’29 come quella odierna – a partire dagli ultimi, dai non classificati, come appunto il giovane e disoccupato. La ricetta che propone la Schlaes non è quella keynesiana e interventista di Roosvelt, né quella recessiva alla Merkel–Monti; ma quella del dimenticato, anche lui, presidente Calvin Coolidge, che affrontò un’altra crisi, quella del ’20 e ’21 negli Stati Uniti. Coolidge alzò il tasso di interesse del dollaro, e contemporaneamente dimezzò il bilancio federale: risultato, la sua crisi fu risolta in modo rapido. Oggi però, forse non abbiamo bisogno di ricette, ma di rinnovamento e speranza, soprattutto per i giovani, nonché di riconquistare la centralità dell'individuo e della sua dignità, troppo repentinamente surrogata e rimpiazzata dalla centralità del "dio-mercato".Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)




