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  • La squadra Renzi, il Gruppo Rothschild e il Ritorno al Passato

    La squadra Renzi, il Gruppo Rothschild e il Ritorno al Passato

    Domenica, Febbraio 23rd/ 2014

    – di C.Alessandro Mauceri e Sergio Basile –

    Governo Renzi, Ministri, Nuova Squadra, Berlusconi, “seconda repubblica”, Renzi, Mani Pulite, Monti, Letta, Ledeen, "New York Post", USA, Israele, Arabia Saudita, Yoram Gutgeld, Marco Carrai, Marco Bernabè, Ugo Sposetti, Massimo D'Alema, Morgan Stanley, Davide Serra, Fedele Confalonieri, Albert Nagel, Diego Della Valle, Vittorio Colao, Leonardo Del Vecchio, Marco Tronchetti Provera, Giorgio Gori, Cesare Romiti, Martina Mondadori, Fabrizio Palenzona,  Claudio Costamagna, Giuliano Poletti, Patrizio Bertelli,  Fabrizio Palenzona, Bruno Valentini,  Briatore, Carlo de Benedetti, Compagnie Finanzière Edmond de Rothschild di Parigi, Michel Curiel, Siotto Pintor, Rothschild, C.Alessandro Mauceri, Sergio Basile 

    La squadra Renzi, il Gruppo Rothschild

    e il Ritorno al Passato 

    Chi ha scelto davvero i nuovi ministri?

    Qual è il copione del momento? 

    Esiste davvero il dissenso?

     

    di C.Alessandro Mauceri e Sergio Basile

    Governo Renzi - La Squadra

     La Misura… della Squadra                                                                                       

    Roma, Palermo, Catanzaro – di C.Alessandro Mauceri e Sergio Basile – Nelle scorse ore, tramite "giuramento", è stata predisposta la "nuova" squadra di governo di Matteo Renzi: 16 ministri, dei quali otto uomini e otto donne. Età media 48 anni. Qualcuno (decisamente la minoranza degli Italiani) ha salutato con fiducia l'avvento del più giovane presidente del Consiglio italiano che la Repubblica abbia mai avuto, posto – ribadiamo illegittimamente – a capo del più giovane esecutivo della controversa storia politica italiana. Il tutto è nato ufficialmente dopo due ore e mezzo di colloquio con Napolitano e dopo il tradizionale giuramento di ieri. E curioso notare – a margine – come siano curiosamente scomparsi i ministeri degli Affari Europei e dell'Integrazione. Forse perchè troppo esposti alle critiche degli Italiani consapevoli e perchè forse ormai tutti – ma proprio tutti – lavorano per l'integrazionismo e per l'imbastardimento proprammato della cultura italica e delle nostre tradizioni e radici cristiane e – sull'altro verso – perchè ormai tutti lavorano instancabilmente per la creazione degli Stati Uniti d'Europa e per la finale disintegrazione politica e reale delle nazioni. Insomma tutti si prodigano per un unico grande e deleterio "omogeneizzato": un ricco e gustoso pasto da confezionare e propinare allegramente alle giovani generazioni di italiani, per la loro "sana crescita" e il loro "nutrimento". Ma andiamo per ordine.

     All'Economia un uomo dell'FMI, BCE e Banca Mondiale                            

    Chi sono i nuovi ministri? Il nome più atteso era quello scelto per il dicastero dell'Economia, al quale è andato Pier Carlo Padoan, il neo-ministro più anziano con i suoi 64 anni suonati, già membro della commissione Affari Costituzionali del Senato e capo economista dell'Ocse, nonché direttore esecutivo per l'Italia del discusso ed iniquo Fondo Monetario Internazionale: la lunga mano del mondialismo contemporaneo. Insomma, un uomo di "garanzia" del sistema. Ma scorrendo il suo nutrito curriculum, salta all'occhio un'altro elemento particolare: Padoan – professore di Economia all'Università La Sapienza di Roma – è anche direttore della chiacchierata fondazione legata a Massimo D'Alema, “Italianieuropei”. Ma non finisce qui: il nuovo reggente vdell'Economia è stato consulente alla Banca Mondiale, della Commissione Europea e addirittura della BCE. Insomma, l'uomo giusto per la "rivoluzione"… 

     Tracciamo il cerchio… intorno al resto della squadra                                    

    All'Interno è stato confermato Angelino Alfano; agli Affari Esteri Federica Mogherini (Pd) (già responsabile Esteri e Europa della segreteria Pd, che ha preso il posto della Bonino); alla Giustizia Andrea Orlando (Pd) (ministro dell’Ambiente nell'esecutivo Letta, componente della Commissione Giustizia della Camera); alla Difesa Roberta Pinotti (Pd) (primo ministro della Difesa donna dell'Italia repubblicana); allo Sviluppo Economico Federica Guidi (imprenditrice modenese, figlia di Guidalberto Guidi, storico vicepresidente di Confindustria e proprietario della Ducati Energia); alle Infrastrutture e Trasporti è stato "riconfermato" Maurizio Lupi; alla Salute Beatrice Lorenzin, anch'ella riconfermata evidentemente per "meriti e competenza"… ; alle Politiche Agricole Maurizio Martina (Pd) (tra i fondatori – nel 2007 – del Partito Democratico); all'Ambiente  Gianluca Galletti (Udc) (sottosegretario all'Istruzione con Letta); al Lavoro e Politiche Sociali Giuliano Poletti (già presidente nazionale di Legacoop ed ultimo segretario della federazione di Imola del Partito Comunista); all'Istruzione, Università e Ricerca Stefania Giannini (Sc) (senatrice e segretario di Scelta Civica e già rappresentante per l'Italia nel Comitato di Selezione del programma Erasmus Mundus presso la Commissione Europea fino al 2009); alla Semplificazione e P.A. Marianna Madia (Pd) (già membro "veltroniano" dell'Arel, l'Agenzia di ricerche e legislazione fondata da Nino Andreatta); al dicastero "Beni e attività culturali" ritroviamo Dario Franceschini (Pd) (tra i fondatori della Margherita: Ministro per i Rapporti con il Parlamento con Letta, nonché segretario del Pd prima di Bersani e vice di Veltroni);  alle Riforme e Rapporti con il Parlamento la "renziana" Maria Elena Boschi (Pd) (candidatura in Parlamento nel listino per via diretta, cioè senza passare per le primarie, e già Responsabile Riforme del Pd); agli Affari Regionali Maria Carmela Lanzetta (Pd) (già sindaco di Monasterace, in Calabria: fatta oggetto di alcune presunte intimidazioni mafiose, in tempi non sospetti). Ecco dunque la "Terza Repubblica"! Ma si sa, è un modo di dire… Perchè in fondo non ci crede nessuno: neppure gli stessi ministri, chiamati a recitare la loro parte mantenendo fede ai vecchi copioni scritti all'indomani della Seconda Guerra Mondiale, dall'élite anglo-americana. Copioni ben noti ai reggenti della Prima e della Seconda Repubblica: fase quest'ultima che secondo molti osservatori potrebbe considerarsi chiusa con la definitiva (ma in certi casi questo termine non può essere assoluto) uscita dal Parlamento di Silvio Berlusconi.

     Mani pulite e le "Tre Repubbliche"                                                                       

    Da un’analisi storica approfondita ciò che ha caratterizzato il passaggio dalla prima alla seconda repubblica, non è stato il cambio delle ideologie. Anzi! Né la sconfitta della corruzione dei politici a tutti i livelli: questo avrebbe dovuto essere il risultato finale della famosa – e chiacchierata – campagna "Mani Pulite", che avrebbe dovuto dare il colpo di grazia (o la parvenza dello stesso) alla prima repubblica, ma che fu in grado di condannare e portare in galera – guardacaso – pochi, anzi pochissimi politici.  Ciò che davvero caratterizzò il passaggio dalla prima alla seconda repubblica fu il declino di molti uomini politici che vennero sostituiti da imprenditori e industriali. In questo modo non fu più necessario per la gente chiedersi chi c’era dietro a questo o a quel politico o a favore di chi erano state emanate le leggi. Per un ventennio o forse più è apparso evidente che la maggior parte delle leggi varate dal Parlamento (o, a volte direttamente dal governo senza neanche passare dalle Camere) erano finalizzate direttamente o indirettamente  a favorire la crescita economica (e non solo) di un ristretto  numero di persone che non avevano più adoperato i mezzi “necessari” durante la prima repubblica, ma erano  scesi in campo direttamente e avevano deciso di votare in di persona leggi a proprio favore. A volte anche rischiando il ridicolo (come quando un solo personaggio aveva acquisito – con la curiosa e strana complicità della" sinistra ufficiale" – il controllo di quasi tutte le televisioni nazionali). Negli anni della cosiddetta "Prima Repubblica la situazione non era diversa in molte altre parti del mondo. In molti Paesi era evidente che a prendere le decisioni non erano i politici che rappresentavano “democraticamente” il popolo, ma solo alcuni soggetti particolarmente "influenti”. Poi, più di recente, molti di quei soggetti hanno scelto di non essere più costretti a forzare qualcuno a votare leggi a loro comode e hanno preferito scriverle e votarle loro stessi. Ciò mentre l’Italia continuava (e continua) ad essere distrutta dalle misure adottate o imposte dai camerieri dei banchieri: Berlusconi prima, Monti Letta per ultimi.

    Governo Renzi - La Squadra

     Dissenso controllato e falso antagonismo                                                         

    Intanto giornali e telegiornali non fanno altro che parlare di Renzi, del “nuovo” leader politico portando più o meno volontariamente consensi al furbo Grillo urlatore, sempre più "eroe della patria" e del popolo scontento, ma solo sulla carta e nelle intenzioni, tra uno sketch teatrale e l'altro: l'ultimo il bizzarro confronto con Renzi durante le consultazioni per la formazione del nuovo governo, in diretta streamingper tacere sulla comparsata dello stesso Grillo e sul semi-serio assist di Fabio Fazio a Sanremo. Ma – ci chiediamo – possiamo andare avanti con questi siparietti? Possiamo andare avanti con queste forme di dissenso controllato che non portano mai all'attenzione degli italiani i veri cancri che ci stanno distruggendo? La distruzione indotta della famiglia e della morale, l'allontanamento pilotato da Dio e dalle sue eterne leggi e la distruzione dell'economia – e contestuale espropriazione forzata della ricchezza reale degli italaini – mediante l'esercizio di forme di usura che non conoscono limiti e vergogna (vedi qui Padre Quirino e la Verità sulla Crisi – Il Video che sta facendo il giro del Web) sembrano non rientare tra gli argomenti di denuncia né della casta unita, né della cosiddetta "anti-casta" grillina.

     Amici Miei                                                                                                                         

    La verità è che, con la “caduta” (ma non la fine politica)  di Berlusconi e  la contemporanea ascesa al colle di Renzi, non è iniziata la terza repubblica. Anzi – come detto più volte e in più salse (vedi qui Il vero volto di Matteo Renzi, il pupo caro alla Casa Bianca ) a ben vedere non c’è niente di “nuovo”: si è ufficialmente tornati alla "Prima Repubblica": a condizione che si possa ancora parlare con serietà di "fasi repubblicane"!Quanto poi alle parole del “leader politico”, anche su queste ci sarebbe da riflettere. Per rendersene conto basta "rivedere" (vedi articoli in allegato) chi c’è dietro Renzi. Si perché il nuovo leader politico ha mostrato di volere al suo fianco giovani e facce nuove. Ma in realtà – come visto e detto nei giorni scorsi – alle sue spalle ci sono vecchie volpi che non sono certo nuove né al mondo della politica né a un certo modo di fare politica.  Primo fra tutti Ledeen, già consulente strategico per la Cia e per la Casa Bianca (per diversi presidenti) e una delle menti della guerra al terrore da Reagan a Bush, alla Guerra Fredda e alla guerra  in Iraq. In Italia Ledeen è stato consulente del Sismi negli anni della Strategia della tensione. Per tacere – come visto – sull'influenza di De Benedetti & Soci (vedi qui Matteo Renzi verso Palazzo Chigi e lo zampino del Bilderberg ) .

     Il Clan Rothschild e l'ideologia anti-cristiana dietro i paraventi politici 

    Dietro Renzi, dunque, non ci sono solo “tecnici” e consulenti. Dietro Renzi, addirittura secondo un tabloid come il "New York Post" e secondo le nostre modeste analisi, ci sarebbero (per usare un eufemismo) tutti gli ambienti del partito unico della destra repubblicana Usa e del socialismo democratico del suo idolo Obama: poli legati all'unisono alle lobby pro Israele e pro Arabia Saudita. Interessante  e poi vedere chi sono i consulenti di Renzi e i vip della finanza e dell'industria italiana che lo appoggiano (vedi qui: Il vero volto di Matteo Renzi, il pupo caro alla Casa Bianca ). Quindi, evidentemente, a decidere la candidatura e il successo del “nuovo che avanza” (Renzi e ministri annessi) non sarebbero stati né gli elettori (peraltro Renzi non è mai stato eletto in Parlamento né Napolitano ha ritenuto necessario nominarlo d’urgenza senatore a vita come aveva fatto con Monti)  né quelli che lo hanno votato alle primarie, ma il gruppo economico ispirato dall'intellighenzia mondialista liberal-socialista che, da molti anni, viene indicata come primo attore delle scelte politiche di molti Stati. Lo stesso regime che, non da oggi, ma ormai da oltre un secolo controllerebbe anche l’Italia e le sue politiche finanziarie. Già nel 1863 il senatore Siotto Pintor diceva: “Il malcontento è grave, un senso di malessere si diffonde in tutte le classi della società. Le sorgenti della ricchezza vanno a disseccarsi. Noi facciamo il lavoro di Tantalo o di Penelope. Il signor Rothschild, re del milione, è, finanziariamente parlando, re dell’Italia”  (Atti Parlamentari, Discussioni del Senato, sess. 1863-65, v. IV, p.3091.). Così Siotto Pintor descriveva la devastante influenza che il Clan Rothschild esercitava – ed esercita ancor oggi attraverso il controllo dei pacchetti di maggiornaza dei principali gruppi bancari italiani – sul Bel Paese. Ad avanzare, dunque, non è assolutamente "il nuovo" ma è solo il potere di un gruppo e della sua ideologia di base – anti-cristiana e anti-umana – secondo i soliti copioni. Così come – tra l'altro – non sono nuovi, anzi, gli strumenti adottati per placare l’impeto di alcuni imprenditori di gestire a loro piacimento (con la seconda repubblica) la cosa comune degli italiani. Quello che avanza è il ritorno alla prima repubblica con un ristretto numero di personaggi politici posizionati nei posti chiave per gestire la cosa comune a vantaggio di chi sta alle loro spalle. L’unica differenza, forse, è che mentre prima chi gestiva la cosa comune almeno si sforzava di  rispettare – o fingere di rispettare – la Costituzione e le procedure parlamentari, oggi, chi è stato scelto (non dagli elettori) di gestire l’Italia non si è preso neanche la briga di rispettare certe formalità. Anzi, ha proposto ed ottenuto rapide riforme costituzionali, salvo poi mandare in TV i suoi arieti (comici) di riferimento a decantarne pubblicamente le lodi… (vedi qui PD alla Riscossa – Benigni a caccia di voti, tra Bruxelles e Roma).

    C.Alessandro Mauceri, Sergio Basile (Copyright © 2014 Qui Europa)

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     Uno specchietto per allodole chiamato "Democrazia"                                   

    Roma, Firenze, Washington – Circa duemila anni fa nel nome della "Democrazia" (o almeno di chi gridava più forte, perchè magari ben pagato e sostenuto) i Romani avallarono le ipocrite macchinazioni degli scribi e dei farisei e condannarono a morte un innocente al posto di un ladro e brigante di nome Barabba. Perciò il vero Re fu messo a morte e il ladro ed i suoi compari raggiunsero il loro obiettivo. Già fin dai tempi di Gesù, dunque, la democrazia di piazza dimostrò tutti i suoi limiti e la sua inadeguatezza ed iniziarono i primi scaricabarile tra partiti e gruppi di potere. Di chi fu alla fine la responsabilità dell'omicidio più noto della storia? Ma dopo duemila anni, ci chiediamo: la razza umana ha imparato la lezione? Beh, francamente, pare di no. Anzi! Oggi in Italia i romani (italiani) sembrano aver perso definitivamente la bussola, accettando ogni stravolgimento politico senza passare più neppure dalle criticabili piazze e dal pubblico, e spesso sommario, volere. A decidere non è più il "popolo" (con tutte le riserve del caso) ma addirittura direttamente una stretta cerchia di eletti e banchieri. Anni, secoli di studi su costituzionalismo e tripartizione dei poteri sono andati in fumo in soli 3 anni. E' bastata una letterina firmata Draghi-Trichet per mandare tutto a monte ed inaugurare l'andazzo al di fuori di ogni principio costituzionale. Ma per i media tutto fa brodo. Come lo è per molti italiani che continuano a recarsi imperterriti alle disarmanti "primarie" – regionali e nazionali – del PD, ad esempio.

     L'Assist del Corsera (Mediobanca)                                                                      

    L'assist al terzo golpe sotto il regno di Napolitano, questa volta è partito – come notavamo nel nostro ultimo editoriale, vedi qui Friedman, il Complotto e la Consistenza della Mozzarelle di Bufala – dal quotidiano di regime targato Mediobanca, “Il Corriere della Sera”: il primo a sdoganare il presunto e penoso scoop  di Alan Friedman su Monti e Napolitano, aprendo nell'opinione pubblica la "provvidenziale possibilità Renzi", il rottamatore, il salvatore della patria e l' "uomo nuovo della politica dal volto pulito". Ma chi è davvero l'ex ragazzo prodigio, prima donna del palcoscenico fiorentino, invocato come nuovo salvatore dai media e da tutti i maggiori esponenti dei poteri forti del Bel Paese? Una cosa è certa l'Italia, "che conta" lo appoggia stranamente in tutto e per tutto. Basta vedere le copiose dichiarazioni ed interviste rilasciate su dozzine di quotidiani, in primis da Confalonieri (Mediaset) e da De Benedetti (Espresso-Repubblica, ecc., ecc..). Quest'ultimo, ebreo sionista e primo artefice della svendita e privatizzazione del nostro patrimonio nazionale e dell'apertura alla speculazione internazionale, in merito dichiarò: "I partiti hanno perduto il contatto con la gente, lui invece (Renzi) quel contatto ce l’ha" (da l'Espresso). Ma la lista dei supporters è lunga: Della Valle (Tod's); Colao (Vodafone); Del Vecchio (Luxottica); Tronchetti Provera (Pirelli); Gori (Canale 5); Poletti (Lega Coop); Bertelli (Prada); Scaroni (Generali); Palenzona (Unicredit); Valentini (MPS); Nagel (Mediobanca). Sul carrozzone, in tempi non sospetti, sono saliti anche personaggi del calibro di Caltagirone, Romiti, Martina Mondadori, Barbara Berlusconi, lo stesso Silvio e Franco Bernabè (già ENI e Telecom, noto membro del Gruppo Bilderberg ed ex-prodiano doc) cui figlio Marco ha forti legami con Tel Aviv, attraverso il fondo speculativo Wadi Ventures. Ma come mai tutta questa attenzione per il giovane Matteo? E poi chi è davvero Matteo Renzi? Vediamo.

     Renzi Matteo – Il volto pulito della politica italiana                                       

    Il prossimo premier filoamericanista e liberista doc (nonché di sinistra) è figlio di Tiziano Renzi, ex parlamentare Dc in odore di massoneria molto chiacchierato per il fallimento e la gestione dell'azienda di famiglia, la "Chil S.r.l.": azienda poi ceduta repentinamente ad un imprenditore ligure che non esitò ad assumere il rottamatore (anno 2003) a 11 giorni dalla sua discesa in campo per l’elezione a presidente della Provincia di Firenze.  Renzi, "fu assunto come dirigente della società, appena dopo averne ceduto il 40% delle quote". Ma non finisce qui, anzi, siamo solo all'inizio. Da Presidente della Provincia di Firenze – vedi Wallstreetitalia del 19 Ottobre 2012 –  "il sedicente rottamatore della vecchia guardia politica, Matteo Renzi, avrebbe sperperato in giro per l'Italia e il mondo 20 milioni di euro, tra viaggi negli Stati Uniti, cene in ristoranti di carne e di pesce, pagando sia per sé sia per i suoi fortunati invitati. E facendolo spesso e volentieri attingendo dai fondi della Provincia tramite la carta di credito avuta in dotazione". Tra le altre accuse mosse in seguito al "ragazzo pulito" della politica italiana, anche quella di "aver assunto personale al Comune di Firenze senza concorso pubblico". In merito alla vicenda, va aggiunto che Alessandro Maiorano – storico dipendente del Comune di Firenze poi "utilizzato" da Beppe Grillo nel suo blog –  presentò un resoconto sui "bancomat di Renzi" corredato da prove e fatture. Il report parlava espressamente di "20 milioni di fatture che Renzi aveva preso dalla provincia di Firenze, tra donazioni, fiori, viaggi, cene". insomma, pare che i Fiorito non siano poi così rari… anche tra i rottamatori. Ma Maiorano presso la Guardia di Finanza fece di più, denunciando la particolare situazione patrimoniale della stessa Chil Srl. Successivamente la Corte dei Conti fu chiamata a far chiarezza su "9,2 milioni di euro spesi dalla Provincia per concedere servizi irregolarmente alla società in-house voluta dal sindaco di Firenze". Inoltre, sulla scia di altri filoni d'inchiesta, ci giunge notizia che Renzi avrebbe fatto "nominare soggetti in aspettativa nello stesso ente". In particolare – racconta Maiorano – "si tratta di quattro dirigenti o funzionari che erano andati in pensione, ma che sono stati riassunti con denaro pubblico da Renzi". Ma in tempi non sospetti – probabilmente per accattivarsi le simpatie dei suoi supporters oltre atlantico – il giovane Renzi fu anche il bizzarro autore di un libro tutto proteso a tessere le beate lodi delle liberalizzazioni, della privatizzazione della Rai, nonché a riconoscere clemenza per quei politici colti in flagranza di reato e disposti ad abbandonare il campo…

     Il rapporto con l'establishment mondialista                                                    

    Ma dopo aver fatto luce su alcuni punti poco noti del pupo Renzi il vero punto da chiarire è un altro: chi è davvero Matteo Renzi per l'establishment mondialista? Perchè l'élite internazionale ne ha voluto una così rapida ascesa? Perchè ha rimpiazzato in maniera "ottimale" e repentina un personaggio di "acclarata fama"del calibro di Enrico Letta, molto noto nell'ambito dei più segreti circoli mondialisti? Beh forse per avere la risposta giusta dovremmo guardare ancora una volta al cuore dell'impero mondiale unico nascente: Washington. Una città che Matteo Renzi sembra amare particolarmente, come dimostrano i suoi curiosi viaggi negli States, specie dal 2007 in poi. A condurci su questa pista, oltre lo stranissimo volo di Renzi negli Usa, datato 2007 – era l'anno del Cinquantenario dell'UE e dei trattati di Roma, festeggiato in pompa magna proprio tra Roma e Firenze – anche un rapporto di simpatia reciproca con il Segretario di Stato Usa, John Kerry e un legame davvero particolare che lo legherebbe a Michael Ledeen, uomo di primo piano della CIA e già consulente dei Bush e di Ronald Reagan (e del suo celeberrimo gabinetto di massoni all'interno della Casa Bianca). Ma analizzando il suo ricco curriculum, non sfugge il fatto che Ledeen sia stato anche consulente del Sismi negli anni della Strategia della tensione, nonché uno dei consulenti di primo piano del governo israelinao (in particolare del ministero degli Esteri). Stranamente molto vicini all'asse Usa-Israele – curiosa coincidenza – sono i noti "consulenti renziani" Davide Serra, Marco Carrai e Yoram Gutgeld. Partiamo da quest'ultimo.

    Matteo Renzi e l'establishment mondialista

     Yoram Gutgeld, il guru della McKinsey                                                              

    Laureatosi presso l'Università Ebraica di Gerusalemme nel 1984, Gutgeld fu anche studente presso l'Università della California e già uomo di punta della  misteriosa multinazionale statunitense McKinsey & Company: leader indiscussa della consulenza aziendale a livello planetario e nota per la straordinaria carriera dei suoi ex-consulenti. Newsweek ha definito la McKinsey & Company come “la società di consulenza di gran lunga più influente al mondo”; Il Financial Times l'ha invece dipinta come “la società di consulenza manageriale leader nel mondo”. Da notare come clienti dell'azienda leader nella consulenza aziendale siano stati multinazionali del calibro di Enron, Swissair, GM, Ford. Da notare, ancora, che consulenti della McKinsey sono inoltre soggetti alla pratica dell'"up or out": essi devono – sotto pressione e minaccia di licenziamento – svolgere avanzamenti di carriera entro dei dati limiti temporali, altrimenti essi vengono invitati a lasciare l'azienda. Un  altro aspetto particolare del modus operandi della McKinsey è, inoltre, il suo "non vincolarsi in esclusiva con un cliente", con la possibilità di andare incontro a ciclopici ed impuniti conflitti d'interesse. Il supporto di Gutgeld si dimostra, in tal senso, molto più prezioso di quanto possa apparire per il prossimo "premier".

     Marco Carrai, l'uomo che sussurra a Renzi                                                       

    Altra punta di diamante all'interno del carrozzone renziano è Marco Carrai, suo consigliere economico, eletto nel 2013 deputato in quota al PD in Abruzzo. A Carrai, imprenditore di Greve in Chianti –  membro del consiglio della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze – fa riferimento la Cambridge Management Consulting di cui socio è l’Fb Group di Franco Bernabè (Bilderberg Club), il cui figlio Marco è pure entrato nel consiglio d’amministrazione dell'azienda di consulenza aziendale Newco. Luigi Bisignanicome apprendiamo da un articolo apparso su "L'Espresso" dello scorso 4 Novembre 2013, di Marco Damilano – lo descrive come "l’uomo che sussurra a Renzi", uno scapolo di 38 anni che si sposta a Firenze su una vecchia Fiat Punto, "pur collezionando partecipazioni azionarie e presidenze di municipalizzate, società e consigli di amministrazione". Carriera straordinaria che ha trovato un'insolita impennata a partire dal 2009, anno in cui l’amicone Matteo passò dalla Provincia di Firenze al Comune. E' interessare notare come Carrai abbia interessi particolari anche in Israele nel settore delle nuove tecnologie. Anche questo merito del suo santo di riferimento?

     Renzi e la grave dimenticanza di Massimo D'Alema                                      

     Massimo D’Alema, in una recente intervista ha parlato di Matteo Renzi come del "terminale di quei poteri forti che vogliono liquidare la sinistra". Anche se D'Alema evidentemente finge di non sapere (o di dimenticare) come dal '45 ad oggi la sinistra abbia di fatto retto incondizionatamente il moccolo agli USA nella sua lenta ed inesorabile azione di colonizzazione del Bel Paese… e dimentica, altresì, ciò che la stampa internazionale indipendente dice da anni sul conto degli Usa e del socialista democratico Barack Obama (modello renziano doc di riferimento), paragonando la Casa Bianca al Cremlino di Stalin. Chissà come mai! 

     Davide Serra, lo squalo della finanza caro a Morgan Stanley                      

    Altra figura piuttosto ambigua è Davide Serra (speculatore finanziario e braccio destro di Renzi per l'economia, fondatore della fondazione Metropolis). Di casa presso la City di Londra che terrà ben d'occhio dal suo lussuoso appartamento londinese di Mayfair, Serra, oggi si guadagna da vivere con mille attività, ma probabilmente la più redditizia resta quella afferente alle scommesse sui ribassi in Borsa. D'altronde si sa, il mondo bancario è l'isola felice del renziano. L'enfant prodige è altresì di casa presso la Morgan Stanley, una delle banche d’affari più attive nelle speculazioni finanziarie e tanto cara allo stesso ex-ex-premier tecnico Mario Monti: ricordiamo come Giovanni Monti (figlio di Mario) fu nominato Vice President proprio presso Morgan Stanley. Va ricordato anche come lo stesso Monti appena chiamato a "salvare l'Italia" fece un gran regalo d’Epifania proprio all’amata banca newyorkese: un regalino di 2 miliardi e 567 milioni di euro tempestivamente dirottati dalle casse del Tesoro a quelle della banca, come rimborso su "corsia preferenziale" di interessi su operazioni sul debito pubblico nazionale. Il tutto all’insaputa degli organi di informazione italiani, evidentemente poco propensi – non si comprende per quale recondito motivo – a quel tempo ad occuparsi della faccenda. Ma torniamo al consulente. Davide Serra come per magia in Morgan Stanley (anno 2001) fece subito una gran carriera, scalando posizioni su posizioni, in un quinquennio che lo condusse a diventare direttore generale e capo degli analisti bancari, stringendo ben presto importanti contatti con personaggi come Profumo (Unicredit) e Passera (Intesa-San Paolo). Altro miracolo Serra lo compì nel 2006: diede genesi all'apocalittica creatura finanziaria (hedge fund) "Algebris Investments", capace in un solo anno di passare da 700 milioni a quasi 2 miliardi di dollari gestiti. Ma egli, intorno al 2007, fu anche il "coraggioso" pioniere della scalata al colosso bancario olandese Abn Amro: la più importante di sempre. Poco dopo il "broker" dei miracoli spodesto Antoine Bernheim alla presidenza di Generali, entrando in Mediobanca. Ma tutto questo ovviamente Renzi, il rottamatore di Palazzo Chigi, non poteva saperlo…

     Renzi premier? Ora sembra tutto un pò più chiaro                                        

    Allora, forse, oggi capiamo con maggior chiarezza perchè avvenga che lmaggioranza della direzione di un partito di minoranza chiamato PD  (maggioranza tra l'altro emersa in maniera roccambolesca nell'ambito di primarie interne molto contestate per presunti brogli tra i contendenti) decida per tutti la leadership del Paese e con il nulla osta della politica, dei poteri forti e – ovvio – del Quirinale. Oggi, dunque, dopo le dimissioni del tecnico-Letta ecco un altro pargolo illuminato presentarsi per il giuramnento: oggi è stato il giorno dell’incarico a Matteo Renzi, convocato ieri dal Capo dello Stato al Quirinale. Domani (Martedì) lo stesso prossimo neo-premier dovrebbe dare il via alle consultazioni (…) Il giuramento e la consueta cerimonia del Campanello a Palazzo Chigi, con il passaggio delle consegne da Letta, potrebbe avvenire giovedì. Venerdì il nuovo presidente del Consiglio dovrebbe andare in Senato e chiedere la fiducia, sabato invece il passaggio alla Camera. Solo per la cronaca piuttosto animoso si annuncia il totoministri: Fabrizio Barca potrebbe essere il nuovo console nominato al posto di Saccomanni, all'Economia. Un posto d'onore (probabilmente per il buon lavoro svolto finora ) potrebbe andare anche al Presidente dell’Istat, Pier Carlo PadoanGraziano Delrio potrebbe essere invece il prossimo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Ai Beni Culturali potrebbe ritrovarsi il "fedele" Dario Franceschini, mentre all’Istruzione la montiana Stefania Giannini. Insomma una vera "rivoluzione democratica".  Ma visto quel che accade, francamente poco ci interessa … Tanto si passa come al solito dalla padella alla brace, e viceversa. Per ora gli unici davvero felici delle ghiotte novità che rimbalzano da Palazzo Chigi, magari intenti a festeggiare con champagne e caviale – ci scommetterei la camicia – oltre ai sudditi italioti sono gli inquilini della White House a Washington.

    Sergio Basile (Copyright © 2014 Qui Europa)

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